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Corte di Cassazione - Sentenza n. 16335/2019
Revoca da parte del Sindaco neoeletto degli amministratori di una società partecipata dal Comune - presupposti per l'emanazione dell'atto in base al sistema dello spoil system - sussistenza

L'atto con cui il Sindaco, nell'esercizio dei poteri di nomina, designazione e revoca dei rappresentanti del Comune presso le aziende partecipate attribuiti dall'art. 50, commi 8 e 9 TUEL, revoca gli amministratori di una società per azioni controllata dall'Ente deve ritenersi giustificato dal semplice venir meno del rapporto fiduciario, onde evitare che la nuova maggioranza politica sia vincolata dalla scelta non condivisa compiuta da quella precedente.

Infatti, è innegabile che nella designazione degli amministratori operata intuitus personae dal Comune, pur subordinata al possesso di determinati requisiti oggettivi, abbia valenza preponderante la valutazione dell'attitudine dei prescelti a conformare le loro scelte imprenditoriali all'indirizzo politico espresso dall'ente ed a perseguire gli obiettivi di gestione individuati, cosicchè qualora, a seguito di nuove elezioni, venga a mutare il quadro politico-amministrativo, il rapporto fiduciario viene necessariamente meno.

Il c.d. sistema dello spoil system, peraltro, ha ricevuto l'avallo della Corte costituzionale, che - sia pur scrutinando questioni di legittimità costituzionale di articoli di leggi regionali che lo prevedono - l'ha ritenuto compatibile con l'art. 97 Cost. qualora riferito a soggetti che: a) siano titolari di organi di vertice dell'amministrazione; b) debbano essere nominati intuitu personae, cioè sulla base di valutazioni personali coerenti all'indirizzo politico (regionale) (Corte costituzionale nn. 233 del 2006 e 34 del 2010).

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 4047/2019 [Enti locali]
Decadenza dalla carica di consigliere comunale per mancata partecipazione alle sedute consiliari - giustificazione delle assenze successiva alla contestazione - legittimità

Le assenze per mancato intervento dei consiglieri dalle sedute del consiglio comunale non devono essere giustificate preventivamente di volta in volta. Le giustificazioni possono invece essere fornite successivamente, anche dopo la notificazione all'interessato della proposta di decadenza, ferma restando l'ampia facoltà di apprezzamento del Consiglio comunale in ordine alla fondatezza e serietà ed alla rilevanza delle circostanze addotte a giustificazione delle assenze (v. Cons. Stato, V 20 febbraio 2017, n. 743).

Le assenze, inoltre, danno luogo a revoca quando mostrano con ragionevole deduzione un atteggiamento di disinteresse per motivi futili o inadeguati rispetto agli impegni assunti con l'incarico pubblico elettivo (cfr. Cons. Stato, V, 9 ottobre 2007, n. 5277).

Nel caso in cui il consigliere comunale contesti tra l'altro la tardiva comunicazione dell'avviso di convocazione della seduta consiliare (nella fattispecie, l'avviso andava consegnato almeno cinque giorni prima della riunione), si deve ritenere che i termini previsti nei regolamenti comunali per la suddetta comunicazione siano termini "liberi", nel senso che vanno computati come giorni che devono interamente decorrere prima dello svolgimento dell'attività cui sono preordinati e tale da non comprendere né il giorno iniziale della convocazione né quello finale dell'adunanza, in conformità alla giurisprudenza che ha chiarito che ciò garantisce lo svolgimento con pienezza di funzioni del ruolo elettivo da parte del consigliere, garantendo effettiva e consapevole partecipazione ad ogni attività del Consiglio (cfr. pareri Cons. Stato, I, 15 gennaio 2014, n. 461/2014; Cons. Stato, I, 22 gennaio 2010, n. 2261/2009).

 

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 3029/2019 [Questioni elettorali]
Incandidabilità alla carica di Sindaco e/o di consigliere regionale - durata - applicabilità dei limiti temporali previsti dalla legge n. 235/2012 per deputati, senatori e membri del Parlamento europeo - esclusione.

L'art.13 del D.lgs. n. 235/2012 (che limita temporalmente gli effetti dell'incandidabilità) è pacificamente riferibile - secondo il dato testuale della norma - ai soli candidati alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento europeo, e la sua applicazione non può essere estesa anche ai candidati alla carica di Sindaco/consigliere comunale e consigliere regionale.

Invero, non è apprezzabile un profilo di irragionevolezza collegato alla mancata previsione, sia per le elezioni comunali sia per quelle regionali, di un limite analogo a quello fissato dall'art.13 con riferimento all'incandidabilità alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento europeo, stante la diversità di elezioni e di cariche che escludono la sindacabilità dell'apprezzamento discrezionale operato sul punto dal legislatore.

La ragionevolezza complessiva della disciplina in tema di incandidabilità (con riferimento al limite temporale, escluso per le cariche di livello regionale e locale) è assicurata dal meccanismo di cui all'art. 15, II comma, d.lgs. n. 235/2012, che rende possibile la rimozione del limite all'esercizio del diritto di elettorato passivo mediante l'istituto della riabilitazione.

 

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 1321/2019 [Esecuzione giudicato]
Discrezionalità amministrativa della P.A.- vincoli derivanti dal giudicato e conseguente riduzione dei poteri dell'amministrazione - effetti

Sebbene l'efficacia oggettiva del giudicato amministrativo, pur in presenza di una pronuncia favorevole di annullamento, non escluda in assoluto la possibilità di riedizione sfavorevole del potere (v. Ad.pl. n. 2/2013 e n.11/2016), il rispetto del principio di effettività della tutela è comunque assicurato dal sistema attraverso la "riduzione progressiva della discrezionalità amministrativa", che può realizzarsi in via sostanziale (attraverso la fissazione di parametri rigidi per l'esercizio del potere) o processuale (tramite meccanismi giudiziari che inducano la P.A. a compiere una volta per tutte ogni valutazione sulla vicenda in rilievo).Attraverso questi dispositivi, l'ambito di discrezionalità tecnica rimessa all'Amministrazione viene progressivamente ridotto sino a svuotarsi del tutto, con la conseguenza di rendere vincolante per la P.A. l'accoglimento della richiesta del cittadino.

Nel caso di specie, dove il G.A. ha annullato per ben tre volte il diniego di conseguimento di un'abilitazione scientifica, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l'ambito di discrezionalità esistente in capo alla P.A. si fosse progressivamente esaurito ed ha, pertanto, ordinato al Ministero resistente di rilasciare l'abilitazione in favore del candidato ricorrente.

TAR Lombardia - Sentenza n. 797/2019 [Pubblico impiego]
Divieto di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza - soggetto titolare di vitalizio in qualità di ex consigliere regionale - inapplicabilità

Il divieto di conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza, previsto dall'art. 5, comma 9, d.l. n. 95/2012, non può applicarsi agli ex consiglieri regionali in quanto titolari e percettori di vitalizio per la carica ricoperta. Tra la situazione del titolare di assegno vitalizio goduto in conseguenza della cessazione di una determinata carica e quella del titolare di pensione derivante da un rapporto di pubblico impiego non sussiste una identità nè di natura nè di regime giuridico. Invero, i consiglieri regionali non sono prestatori di lavoro, ma titolari di un munus previsto dalla Costituzione: essi non sono equiparabili agli ex dipendenti, sicchè non è loro applicabile il divieto espressamente previsto per questi ultimi.

 

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TAR Toscana - Sentenza n. 577/2019 [Diritto di accesso]
Appalti pubblici - istanza di accesso agli atti relativi alla fase esecutiva del contratto - rapporti tra la disciplina dell'accesso ordinario di cui agli articoli 22 e ss. legge n. 241/1990 e quella dell'accesso civico di cui all'art. 5bis, comma 3, d.lgs. n. 33/2013

Nel settore speciale dei pubblici appalti, il diritto di accesso è regolato sulla base di una disciplina complessa, risultante dall'applicazione dei diversi istituti dell'accesso ordinario e di quello c.d. civico, che hanno un diverso ambito di operatività e grado di profondità con effetti diversificati.

Più precisamente, per quanto riguarda gli atti e documenti della fase pubblicistica del procedimento di gara, oltre all'accesso ordinario è consentito anche l'accesso civico generalizzato (art. 5 d.lgs. n. 33/2013), "allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico"; per quanto riguarda atti e documenti della fase esecutiva del rapporto contrattuale tra stazione appaltante ed aggiudicataria, invece, l'accesso ordinario è consentito ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge n. 241/1990 e nel rispetto delle condizioni e dei limiti individuati dalla giurisprudenza.

 

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