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Consiglio di Stato - Sentenza n. 2518/2022 [Appalti pubblici]
Procedure di affidamento - impugnabilità degli atti relativi - ricorso straordinario al Capo dello Stato - ammissibilità - esclusione.

In materia di procedure di affidamento di contratti pubblici, a norma dell'art. 120, comma 1, c.p.a., il rimedio giurisdizionale avverso gli atti illegittimi facenti parte delle relative procedure è unico, e si riduce al solo ricorso al Tribunale amministrativo regionale competente, con esclusione, quindi, del ricorso straordinario al Capo dello Stato.

La scelta del legislatore di escludere l'uso degli strumenti di tutela giustiziale, come il ricorso straordinario, trova giustificazione nella complessiva ratio che sorregge la disciplina dettata dal codice del processo amministrativo per tale tipo di controversie, cadenzata da tempi processuali serrati e stringenti, il cui rispetto sarebbe certamente pregiudicato dallo svolgimento di una fase contenziosa da svolgersi davanti all'amministrazione.

Infatti, l'esigenza di una tutela da concludere in tempi rapidi non sarebbe compatibile con la possibilità, per l'interessato, di attivare un contenzioso dopo centoventi giorni dall'emanazione dei provvedimenti impugnati; con ulteriore allungamento dei tempi nell'ipotesi di istanza di trasposizione proposta dall'amministrazione appaltante o dai controinteressati.

 

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 2019/2022 [Diritto di accesso]
Accesso civico generalizzato di cui all'art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013 - presupposti e limiti - differenze con l'accesso documentale di cui alla legge n. 241 del 1990

Il c.d. accesso civico generalizzato, previsto dall'art. 5, comma 2, d.lgs. n. 33/2013, risponde all'intento di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche, nonchè di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

Sebbene il legislatore, a differenza di quanto stabilito con riguardo all'accesso documentale di cui alla l. n. 241/1990, non subordini l'esercizio del diritto di accesso civico ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente nè richieda per esso una specifica motivazione a supporto, ciò non rende l'istituto uno strumento atto a legittimare un accesso civico indiscriminato ai dati, alle informazioni ed ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni.

In particolare, nella fattispecie di un'istanza ostensiva avanzata da un'associazione sindacale finalizzata a conoscere - tra l'altro - l'appartenenza sindacale di soggetti più o meno determinati, sussiste la necessità di verificare la compatibilità dell'accesso con le eccezioni relative previste dall'art. 5 bis, commi 1 e 2, d.lgs. n. 33/2013 a tutela degli interessi-limite, pubblici e privati, contemplati da tale disposizione, nel bilanciamento tra il valore della trasparenza e quello della riservatezza.

Presupposto imprescindibile dell'ammissibilità dello strumento in esame, dunque, è la sua strumentalità alla tutela di un interesse generale, come previsto dal Regolamento n. 2016/679/UE: esso può essere utilizzato solo per evidenti ed esclusive ragioni di tutela di interessi propri della collettività generale dei cittadini, non anche a favore di interessi riferibili, nel caso concreto, a singoli individui od enti associativi particolari.

 

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TAR Lombardia - Sentenza n. 325/2022 [Appalti pubblici]
Procedure ad evidenza pubblica - fase compresa tra aggiudicazione e stipulazione del contratto - mancata stipulazione del contratto per causa imputabile all'impresa aggiudicataria - responsabilità precontrattuale - giurisdizione esclusiva del g.a. - sussiste

In materia di procedure ad evidenza pubblica, la fase intermedia compresa tra l'aggiudicazione della gara e la stipulazione del contratto va ricondotta nell'ambito della procedura selettiva, in considerazione della natura pubblicistica ed autoritativa dei poteri di controllo ed autotutela in essa esercitati dalla P.A., come è possibile argomentare dalla disciplina dettata dall'art. 32 del d.lgs. n.50 del 2016.

Pertanto, devono farsi rientrare nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, di cui alla lettera e), comma 1, dell'art. 133 c.p.a., anche le controversie risarcitorie da responsabilità precontrattuale, relative ai danni derivati alla P.A., in qualità di stazione appaltante, dalla mancata stipulazione del contratto imputabile all'aggiudicatario, che si collocano in una fase successiva all'aggiudicazione, ma antecedente alla conclusione del contratto oggetto della gara.

La giurisprudenza ha altresì chiarito che la cauzione prevista nelle procedure selettive del contraente della P.A. non ha natura di clausola penale (che avrebbe comportato la non risarcibilità del maggior danno, in difetto di specifica previsione, ex art. 1382 c.c.), bensì di caparra confirmatoria, con conseguente diritto della parte pregiudicata, oltre che a trattenere la suddetta cauzione, ad ottenere il risarcimento del maggior danno subito.

 

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TAR Lombardia - Sentenza n. 245/2022 [Pubblico impiego]
Procedura di mobilità compartimentale - natura ed effetti - giurisdizione del Giudice Amministrativo - non sussiste

Delle controversie che originano da una procedura di mobilità compartimentale, conosce il Giudice ordinario in funzione di Giudice del lavoro e non il Giudice amministrativo.

Nel caso di rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, infatti, la giurisdizione del Giudice amministrativo è limitata alle controversie che hanno ad oggetto le procedure concorsuali prodromiche alla instaurazione del rapporto di lavoro o alla novazione oggettiva del rapporto già esistente. Tra questi casi non rientra la procedura di mobilità, la quale non dà luogo a un nuovo rapporto di lavoro, ma a una cessione del contratto già in essere.

Precisamente, per effetto della mobilità il rapporto di pubblico impiego non si instaura ex novo in seguito ad un diverso inquadramento del lavoratore già dipendente, ma è il medesimo rapporto di lavoro che prosegue con l'Amministrazione cessionaria.

 

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Tar Campania- Salerno - Sentenza n. 113/2022 [Contratti della P.A.]
Concessioni demaniali marittime - atti amministrativi di proroga - efficacia - principi di diritto affermati dall'Adunanza Plenaria - applicazione

In tema di concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, la sentenza n. 17/2021 dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha affermato che le norme legislative nazionali che hanno disposto la loro proroga automatica - compresa la moratoria introdotta in correlazione con l'emergenza epidemiologica da Covid-19 dall'articolo 182, comma 2, del Dl n. 34 del 2020, convertito dalla legge n. 77 del 2020 -sono in contrasto con il diritto eurounitario e, pertanto, non devono essere applicate né dai giudici né dalla Pubblica amministrazione.

Ne consegue che, anche quando siano intervenuti atti di proroga delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, rilasciati dalla PA, deve escludersi la sussistenza, in capo agli attuali concessionari, di un diritto alla prosecuzione del rapporto, avendo stabilito la suddetta decisione dell'Adunanza Plenaria che le concessioni in corso abbiano efficacia solo sino al 31 dicembre 2023.

 

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Tar Sardegna - Sentenza n. 99/2022 [Procedimento Amministrativo]
Procedimento amministrativo - preavviso di rigetto ex art. 10bis L. n.241/1990 - osservazioni formulate dal privato - comunicazione tramite PEC - mancata consegna all'Amministrazione - conseguenze

A norma dell'art. 3 del Codice dell'Amministrazione digitale (D.lgs. n.82/2005), sussiste un diritto dei cittadini all'uso delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni con le pubbliche Amministrazioni, a fronte del quale vi è un dovere di queste ultime di consentire che tale uso sia effettivamente garantito adottando tutti i comportamenti necessari, tra cui la cura della casella di posta elettronica onde evitare che risulti piena. La violazione di tali doveri, tuttavia, non può comportare, almeno in assenza di una espressa previsione di legge, una presunzione di conoscenza del contenuto di documenti che non erano pervenuti all'Amministrazione.

Nella fattispecie, relativa all'invio tramite PEC da parte di un cittadino ad un'Amministrazione comunale di osservazioni formulate, nell'ambito di un procedimento amministrativo, ai sensi dell'art. 10bis della legge 241/90, il privato è incorso, a sua volta, in una violazione dei canoni comportamentali della correttezza e della buona fede, in quanto pur avendo ricevuto il messaggio del gestore della posta elettronica che gli comunicava la mancata consegna all'Amministrazione delle osservazioni da lui inviate e, dunque, pur avendo avuto piena contezza dell'impossibilità per l'Amministrazione di conoscerne il contenuto, non si è ulteriormente attivato per mettere nella effettiva disponibilità dell'Amministrazione le sue osservazioni.

 

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 1/2022 [Enti locali]
Enti locali - Dissesto finanziario - Debiti correlati ad atti e fatti di gestione temporalmente precedenti all'ipotesi di bilancio riequilibrato ma accertati successivamente - competenza dell'organo straordinario di liquidazione - sussiste.

Le norme sul dissesto finanziario degli Enti Locali, contenute nel Titolo VIII, Capi II-IV del TUEL, sono preordinate al ripristino degli equilibri di bilancio degli enti locali in crisi, mediante un'apposita procedura di risanamento, delineando una netta separazione di compiti e competenze tra la gestione passata e quella corrente, a tutela della gestione corrente, che sarebbe pregiudicata se in essa confluissero debiti sostanzialmente imputabili alle precedenti gestioni amministrative. A tal fine, l'art. 252, comma 4, d.lgs. n. 267-2000 stabilisce che "l'organo straordinario di liquidazione ha competenza relativamente a fatti ed atti di gestione verificatisi entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello dell'ipotesi di bilancio riequilibrato".

Il principio generale è costituito dalla creazione di una massa separata affidata alla gestione di un organo straordinario, distinto dagli organi istituzionali dell'ente locale. Tale disciplina normativa può produrre effetti positivi soltanto se tutte le poste passive riferibili a fatti antecedenti al riequilibrio del bilancio dell'ente possono essere attratte alla predetta gestione, benché il relativo accertamento giurisdizionale o amministrativo sia successivo. L'unico limite è rappresentato dall'approvazione del rendiconto della gestione, che segna la chiusura della Gestione Liquidatoria; dopo tale data, infatti, non sarà più possibile imputare alcunché a tale organo, in quanto, dal punto di vista giuridico, esso ha cessato la sua esistenza.

Pertanto, può affermarsi che le caratteristiche del procedimento di dissesto sono espressive di un equilibrato e razionale bilanciamento, a livello normativo, con la necessità, da un lato, di ripristinare la continuità di esercizio dell'ente locale incapace di assolvere alle funzioni e i servizi indispensabili per la comunità locale, e, dall'altro lato, di tutelare i creditori.

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