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Consiglio di Stato - Sentenza n. 2305/2020 [Ricorso elettorale]
Elezioni regionali - presentazione delle liste - alternativa alla raccolta di sottoscrizioni prevista dalla legge elettorale regionale - criterio di interpretazione - limiti al sindacato del g.a.

In base alla costante e pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato, con riferimento alle disposizioni regolanti il procedimento elettorale, occorre operare un'interpretazione ed applicazione rigidamente ancorata al dato letterale al fine di evitare travisamenti e strumentalizzazioni, in quanto diversamente si finirebbe per esulare dal piano strettamente giuridico, che è l'unico sindacabile dal giudice.

In particolare, nella fattispecie, una volta che il legislatore regionale, con valutazione discrezionale, abbia individuato gli elementi di fatto, indici di adeguata rappresentatività, e perciò idonei a giustificare l'esonero dall'obbligo di raccolta delle firme di presentazione, compito dell'interprete è verificare che tali enunciati costituiscano "di per sé fatti indicativi di una certa rappresentatività della lista che intende partecipare alla competizione elettorale, sufficienti ad integrare gli estremi del paradigma normativo, senza che sia necessario, per giustificare l'esonero dall'obbligo della raccolta delle firme di presentazione, postulare implicitamente anche l'ulteriore esistenza di un legame (collegamento), più o meno intenso, con il partito politico od il gruppo politico cui fanno "politicamente" riferimento".

 

A cura dell'Area Processo Legislativo e Assistenza Giuridica

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 681/2020 [Appalti pubblici]
Affidamento dei servizi informatici di interesse regionale a società in house - revoca di uno specifico servizio per esternalizzazione e ricorso al mercato - legittimità

L'attribuzione generalizzata dei servizi informatici di interesse regionale ad una società in house interamente partecipata dalla Regione non preclude all'amministrazione stessa il ricorso all'esternalizzazione dello specifico servizio di manutenzione del sistema di gestione delibere e determine, nel rispetto delle regole dell'evidenza pubblica, una volta rinvenute sul mercato condizioni più favorevoli e vantaggiose.

In base a giurisprudenza consolidata, infatti, l'in house providing riveste carattere eccezionale ripsetto all'ordinaria modalità di scelta del contraente ed è possibile solo qualora sussista per l'amministrazione una reale convenienza rispetto alle condizioni economiche offerte dal mercato.

 

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Consiglio di Stato - Sentenza n. 600/2020 [Pubblico impiego]
Impiego pubblico privatizzato - procedura selettiva interna per la progressione verticale - annullamento in autotutela per mancata applicazione del principio di selettività - legittimità

E' da ritenersi legittimo l'annullamento in autotutela di una procedura concorsuale interna finalizzata alla progressione verticale, disposto dall'Amministrazione per la mancanza di effettiva selezione, dovuta alla partecipazione alla suddetta procedura di un unico candidato.

Invero, il "principio di selettività" connota l'essenza e la sostanza delle procedure concorsuali, quand'anche preordinate alla mera progressione interna all'interno della medesima area a fascia di appartenenza. A maggior ragione, il principio (che ha diretto fondamento costituzionale: cfr. artt. 3, 51 e 97 Cost.) deve operare nei casi, come quello di specie, in cui si è in presenza di una procedura selettiva preordinata alla progressione verticale ed alla conseguente attribuzione di una qualifica superiore, con novazione oggettiva del rapporto di lavoro: procedura che impone al candidato che auspichi il transito in un'area o una fascia di livello superiore una concreta ed effettiva verifica delle attitudini e delle capacità richieste dal nuovo profilo professionale.

Il principio vale, altresì, anche nelle ipotesi di concorso per soli titoli: i quali, rilevando in una prima fase come meri requisiti di ammissione, non possono essere sottratti, pena un merito ed acritico meccanismo promozionale, al vaglio selettivo (se non propriamente comparativo) preordinato al concreto ed effettivo apprezzamento di idoneità allo svolgimento dei nuovi compiti professionali. Diversamente, la procedura selettiva, tradendo la sua natura e finalità, si risolverebbe, in presenza di un unico candidato, nella mera ed implausibile certificazione di una sorta di "vittoria annunciata".

 

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Tar Valle D'Aosta - Sentenza n. 20/2020 [Competenze legislative]
Licenza per attività di sale da gioco - revoca - legittimità - distanza minima dai luoghi c.d. sensibili - riparto di competenza tra Stato e Regioni

Secondo il recente orientamento della Corte costituzionale (sentenza 27 febbraio 2019, n. 27), non ogni aspetto concernente la disciplina dei giochi leciti ricade nella competenza statale, ben potendo le Regioni intervenire con misure tese a inibire l'esercizio di sale da gioco e di attrazione ubicate al di sotto di una distanza minima da luoghi considerati "sensibili", al fine di prevenire il fenomeno della "ludopatia". Disposizioni del genere intendono, in particolare, tutelare i soggetti considerati più deboli ed esposti al rischio, nonché evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano, la viabilità e la quiete pubblica, e sono ascrivibili alle materie «tutela della salute» (art. 117, terzo comma, Cost.), e «governo del territorio», nelle quali spetta alle Regioni e alle Province autonome una potestà legislativa concorrente .
Il quadro normativo e giurisprudenziale, pertanto, consente espressamente alle Regioni d'intervenire in materia, prevedendo distanze minime dai luoghi sensibili per l'esercizio delle attività legate ai giochi leciti, anche individuando luoghi diversi da quelli indicati dal d.l. n. 158 del 2012, come convertito. (Corte costituzionale, sentenza 11 maggio 2017 n. 108).

Deve quindi ritenersi legittima la revoca della licenza ex art. 88 TULPS, che sia stata disposta in applicazione della normativa regionale di settore, dovendo comunque il titolare essere indennizzato dall'Amministrazione in relazione al pregiudizio da lui incolpevolmente subito a seguito delle intervenute modifiche legislative.

 

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Tar Valle D'Aosta - Sentenza n. 1/2020
Impiego pubblico privatizzato - diritto di godimento delle ferie - mancata fruizione volontaria - perdita

Presupposto imprescindibile per la perdita della possibilità di godimento delle ferie al di là di una determinata scadenza temporale è che il lavoratore non ne abbia goduto liberamente e consapevolmente.

La ratio del diritto di ogni lavoratore alle ferie annuali retribuite è quella di consentire al dipendente di riposarsi dall'esecuzione dei compiti attribuiti, godendo di un periodo di relax e svago.

Dal canto suo, il datore di lavoro ha l'onere di assicurarsi concretamente che il lavoratore sia effettivamente in grado di godere delle ferie, invitandolo - anche formalmente - a farlo e nel contempo informandolo, in modo accurato e in tempo utile, del fatto che se egli non ne fruisce, tali ferie andranno perse al termine del periodo di riferimento.

Il datore di lavoro, tuttavia, non può spingersi fino al punto di imporre ai suoi lavoratori di fruire effettivamente delle ferie annuali retribuite.

 

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