
XIII^ LEGISLATURA
RESOCONTO
INTEGRALE
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N. 10
SEDUTA DI lunedì 8 giugno 2026
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SALVATORE CIRILLO
E DEL VICEPRESIDENTE GIACOMO PIETRO CRINÒ
Inizio
lavori h. 11,34
Fine
lavori h. 18,14
Presidenza del presidente Salvatore
Cirillo
La seduta inizia alle 11.34
Dà avvio ai lavori, invitando il Segretario
questore a dare lettura del verbale della seduta precedente.
Dà lettura del verbale della seduta precedente.
(È approvato senza
osservazioni)
Dà lettura delle comunicazioni.
Apriamo questa seduta del
Consiglio regionale con un punto all'ordine del giorno, in adesione all'invito
del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sul gravissimo episodio
accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara che ha scosso profondamente l'intera
comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità, a
un'azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento
lavorativo e della tutela e della dignità delle persone.
Mi auguro che dal dibattito
odierno in Aula possa emergere una risposta condivisa, chiara e ferma, un
segnale concreto e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità,
del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani.
Prima di avviare la
discussione chiedo all'Aula e a tutti i presenti di alzarsi in piedi e
osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime.
(I consiglieri e i presenti in
Aula si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio)
Grazie. Dunque, avviamo i
lavori con il primo punto all'ordine del giorno, recante: “Discussione sulle
misure di contrasto al caporalato, allo sfruttamento del lavoro e alle
condizioni dei lavoratori migranti in Calabria”.
Ha chiesto di intervenire il
consigliere Laghi. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente.
Le crudelissime immagini dei
caporali che spingono le portiere dell'auto in fiamme, per impedirne l'apertura
da parte dei ragazzi che stanno bruciando vivi, credo rimarranno incancellabili
negli occhi e nel cuore di quanti le hanno viste.
Ma non ci si può fermare ad
una valutazione solo emotiva dell'accaduto. Bisogna approfondire fatti, cause,
fattori di contesto per far sì che tali tragedie non si ripetano.
È necessario intervenire
anzitutto a livello di controllo e cioè sulla fase ispettiva.
L'Ispettorato del lavoro nasce
con il Jobs Act nell'ambito di una
riforma “a costo zero” senza risorse economiche dedicate e continua ad essere
privo di investimenti.
Secondo le stime
dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro e le analisi del Sole 24 Ore, in Italia
mancano tra 3.600 e 5.900 ispettori del lavoro e tecnici della prevenzione.
Solo per i controlli amministrativi e tecnici, la carenza supera i 2.600
addetti, il numero delle irregolarità lavorative in Calabria ha il tasso più
alto d'Italia: il 27,8 per cento.
Ma non basta solo incrementare
l'organico, comunque carente, serve aumentare le retribuzioni, riconoscere
un'indennità di polizia giudiziaria agli ispettori, pagarli in modo
proporzionato alle responsabilità; un numero altissimo di vincitori dei recenti
concorsi, infatti, si sono dimessi per gli stipendi troppo bassi. Quella
dell'ispettore del lavoro è, ad oggi, una figura professionale “non
appetibile”.
I controlli, poi, devono
essere mirati, è necessario intercettare i fenomeni di vera macro-illegalità,
creando un sistema di banche dati integrato di tutti gli Enti che lavorano nel
settore (Ispettorato INPS, INAIL, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate);
oggi ogni Ente vede solo le banche dati di propria competenza e quelle
integrate, di fatto, non sono mai partite.
Le funzioni degli ispettori,
infine, sono troppo burocratizzate, troppi adempimenti amministrativi dovuti
anche ad una pessima digitalizzazione e alla carenza di funzionari
amministrativi: gli ispettori devono stare nei luoghi di lavoro e non “a
sistemare carte”.
Ma oltre ai controlli, bisogna
considerare anche gli aspetti legislativi, quelli organizzativi e quelli
repressivi.
Diciamo subito che, per quanto
riguarda il caporalato, le norme ci sono, mancano gli strumenti investigativi,
l'intelligence preventiva e i
controlli integrati.
La legge numero 199 del 2016
ha rivoluzionato il contrasto al caporalato, introducendo la responsabilità
penale diretta anche per i datori di lavoro che sfruttino i dipendenti. La
norma colpisce l'illegalità attraverso la confisca dei beni, il controllo
giudiziario delle aziende e il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di
qualità.
La Calabria, da parte sua, ha
la legge regionale numero 3 del 2016 con una sezione dedicata alla tutela del
lavoro e alla prevenzione e contrasto al lavoro sommerso, comprese le funzioni
dei Centri per l'impiego con il relativo impatto sul reclutamento.
Passando ai problemi
organizzativi, poi, fattori fondamentali sono il trasporto e le difficoltà
linguistiche: questi lavoratori di norma non hanno mezzi di trasporto propri
né, tantomeno la patente. Come si superano questi problemi senza lasciarli
nelle rapaci mani dei caporali? Si superano con una organizzazione di rete che
si basi sull'alleanza di più attori, in primo luogo le amministrazioni e le
associazioni di volontariato del Terzo settore. Ne sono esempio positivo,
nell'ambito del mio territorio del Pollino-Sibaritide, per esempio, l'Associazione
Cives di Cassano Jonio, che si è dotata di un pulmino
di 20 posti, guidato da un autista del Comune. L'Associazione si propone dunque
come mediatrice a cui gli imprenditori possono rivolgersi direttamente. E, a
proposito di mediazioni, stante la platea dei lavoratori di cui parliamo,
l'opera di mediatori culturali si propone come potente strumento operativo
tutt'altro che secondario.
Le associazioni datoriali
devono, per parte loro, assumersi le responsabilità che loro competono, che nel
caso specifico sono certamente maggiori di quelle legate alla fase distributiva
dei prodotti agricoli. Assai importante sarebbe fare costante riferimento ad un
indice di congruità, che incroci le risultanze obiettive dell'attività di
un'azienda, i risultati economici ottenuti e la forza lavoro utilizzata; ciò
può contribuire all'emersione del lavoro nero e ad una migliore condizione
lavorativa degli addetti.
Infine, la fase repressiva.
I troppo frequenti incidenti
sul lavoro e i fatti di Amendolara suggeriscono, anzi, a mio parere, impongono,
anche una forte azione repressiva, non solo verso i caporali ma anche verso
quelle aziende che dovessero subordinare la massimizzazione dei guadagni alla
sicurezza e al rispetto della dignità dei lavoratori.
Bisogna favorire e
incentivare, al contrario, la reiterazione del lavoro: quelle condizioni
lavorative, cioè, che consentano di accompagnare il lavoratore dalla prima
occupazione alla pensione, ove lui lo desideri, ovviamente. E, sempre sul mio
territorio, realtà del genere già esistono.
In conclusione, la
manifestazione di sabato ad Amendolara, a cui ho partecipato assieme alla mia associazione,
Solidarietà e Partecipazione, è stata di testimonianza, di mobilitazione e di
lotta.
L'atroce vicenda che ha
portato tre ragazzi afgani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani,
rispettivamente di 19, 27 e 28 anni, e Waseem Khan, un giovane pachistano di 29
anni, a morire arsi vivi per mano dei “caporali” che li sfruttavano e volevano
dare un “esempio” per tacitare le loro soltanto timide e minimali richieste, è
soltanto la classica punta di un iceberg,
ma un iceberg contro cui si fa
davvero troppo poco.
Le condizioni ignobili nelle
quali vengono normalmente tenuti questi lavoratori, in Calabria, come in tante,
troppe altre regioni, sono ben note all'opinione pubblica anche per i tanti
servizi giornalistici che se ne sono occupati, senza, però, che nulla sia
cambiato. Ho usato il termine improprio di lavoratori: forse, e senza forse,
quello più corretto è definirli “schiavi”.
L'auspicio che il tragico rogo
di Amendolara segni una inversione di tendenza rispetto a questa deriva civile
e umana resterà solo un semplice auspicio se ogni giorno, tutti, a cominciare
da politica e Istituzioni - non solo loro, perché nessuno si può chiamare fuori
- non lavoreranno duramente e in sinergia, non per restare, ma per tornare
umani.
Chiudo, ringraziando Graziella
Secreti e Federica Pietramala della CGIL per il loro contributo di preziose
informazioni che hanno voluto condividere con me, ma ancor più per il lavoro
che svolgono quotidianamente con competenza e passione. E ringrazio anche
Silvano Lanciano, anche lui della CGIL, per la quantità e qualità del suo
lavoro, da sempre caratterizzato dall'attenzione verso i più deboli, a tutela
dei loro diritti e della loro dignità. Grazie.
Grazie, collega Laghi. Ha chiesto di
intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Grazie, signor Presidente.
Anche io, come il collega
Laghi, ho partecipato, insieme ad altri colleghi della minoranza, alla
manifestazione di Amendolara. Devo dire subito che mi è dispiaciuto non notare
- se sbaglio, correggetemi - la presenza dei colleghi della maggioranza perché
era un momento di testimonianza al quale si poteva, sicuramente, partecipare, e
avremmo dato anche un’immagine, secondo me, più coesa e più bella della nostra
Regione su un tema che colpisce tutti.
E devo dire con grande onestà
che io in quella manifestazione mi sono sentito a disagio. Mi sono sentito
molto a disagio perché sento sulle mie spalle anche un pezzo di responsabilità
per quello che è accaduto. Non ero lì in qualità di libero cittadino o di
passante, ero lì nella qualità di consigliere regionale di una delle regioni,
purtroppo, che vive il dramma del caporalato e che, forse, probabilmente,
troppo poco ha fatto in questi anni per provare a sradicare questo problema,
tranne qualche iniziativa che parte dall’Unione europea, passa dal Ministero, e
cerca di dare una spinta alla nostra Regione su questo tema, ma che nei fatti
si è tradotta in ben poco. Questa responsabilità, quindi, sento di condividerla
con chi, in questi anni, come me, ha svolto il ruolo di consigliere regionale.
Molto spesso, invece, siamo
presenti in tante fiere, in tanti eventi che la nostra Regione realizza, ai
quali partecipa, facendo bene; l'ho sottolineato più di una volta qui in
quest'Aula, quanto si stia facendo nel comparto agroalimentare, quanto la
nostra Regione stia crescendo, ma, forse, troppo poche volte ci siamo chiesti cosa
nascondano quei prodotti eccellenti della nostra Regione che pubblicizziamo e
sponsorizziamo. Da dove arrivano? Quanto sudore c’è dietro? Quali e quanti
sacrifici? Questi prodotti, poi, vengono portati sulle tavole dei calabresi, ma
potrei dire di tutto il mondo, e probabilmente, questo ci trascina in uno
scollamento tra il mondo reale, ciò che veramente avviene nella nostra Regione,
e quello che si vede, invece, solamente sui cellulari, in un mondo virtuale nel
quale spesso noi ci immergiamo per troppo tempo, con uno scollamento rispetto alla
realtà.
Credo che in maniera sobria e
con senso di responsabilità tutti quanti noi dovremmo rimmergerci un po' di più
nel mondo reale e in ciò che veramente avviene sui nostri territori. Si fa
tanta fatica a risalire la china.
“Calabria straordinaria.” Si
prova a dare un'immagine più bella della nostra Regione, e su questo dobbiamo
essere tutti quanti uniti, perché tutti quanti noi vogliamo che si parli in
positivo della nostra Regione. Bastano però 30 secondi sui vari TG nazionali perché
quell'immagine patinata della nostra Regione sia messa in discussione. Credo
che non ce lo meritiamo e per evitarlo dovremmo lavorare un po' di più sulle
tematiche più sommerse, più silenti, che però, poi, compaiono all'improvviso e
rischiano di vanificare il lavoro che questa Giunta e tutti quanti noi vogliamo
portare in avanti.
Chiudo il mio intervento con
una proposta. Ho dato uno sguardo a quello che si fa anche in altre Regioni, in
altri contesti, e si può mettere in campo uno strumento molto semplice come
stanno facendo in qualche altra Regione: la certificazione di qualità dei
prodotti e delle aziende che commercializzano quei prodotti; istituti pubblici
o privati certificano che un dato prodotto, che in questo caso la Regione
Calabria promuove in tutto il mondo, è frutto del lavoro di un'azienda che,
oltre a rispettare l'ambiente e la qualità del prodotto dal punto di vista
della tempistica, si avvale di lavoratori regolari, che prestano servizio in
maniera regolare.
Pretendere che le nostre
aziende, per le quali noi spendiamo tanti soldi e portiamo in giro per le fiere
di tutto il mondo, possano avere una certificazione di qualità anche sul
rispetto delle regole e dei lavoratori, credo che sia un bel passo in avanti,
un segnale importante che la Calabria in questo caso può e deve dare. Grazie.
Grazie, collega Alecci. Ha chiesto di
intervenire il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente.
Vivo questo momento con
angoscia, disagio, perché parlare di una realtà sotto gli occhi di tutti, 365
giorni all'anno, per decenni, e discutere di questa vicenda dopo l'uccisione di
quattro immigrati, rappresenta una responsabilità evidente di ognuno di noi, e
in me c'è un profondo disagio.
Bisogna aspettare la prossima
tragedia per renderci conto, caro Presidente, che abbiamo le migliori leggi. Anche
quella regionale è una delle più avanzate nel contrasto al caporalato in
Calabria e capace di sottrarre alla 'ndrangheta il livello di intermediazione
tra le aziende e gli immigrati. Basta guardare l'articolo 37 della legge regionale
numero 9 del 2018 per renderci conto come questa legge non sia applicata da
tanti.
Basta leggere tre punti
fondamentali che sono i tre “cappi al collo” degli immigrati: i trasporti,
l'intermediazione per trovare il lavoro, le abitazioni e, soprattutto, essere
censiti.
Noi abbiamo un popolo di
invisibili. Questo popolo di invisibili chi lo deve censire? Chi deve rendere
conto che c'è una legge che va applicata?
Stamattina ho scritto una
lettera al mio Presidente della Commissione anti ‘ndrangheta regionale, perché
è necessario investire il Consiglio, e la Commissione anti ‘ndrangheta
regionale è uno strumento nelle mani del Consiglio. Dato che la Commissione
anti ‘ndrangheta si chiama anche “contro la corruzione e contro l'illegalità
diffusa”, ditemi voi: chi si deve occupare di una roba di questo tipo?
La drammatica vicenda di
Amendolara, che ha provocato la morte di quattro lavoratori stranieri, impone
una riflessione che ritengo non possa fermarsi al pur doveroso cordoglio né
limitarsi all'accertamento delle responsabilità penali che spetta alla Magistratura.
Di fronte a una tragedia di
tale portata, credo sia necessario che il Consiglio regionale faccia la propria
parte, esercitando quella funzione di conoscenza, approfondimento e proposta
che gli compete.
Per
questa ragione e per quelle indicate prima, chiedo di convocare una seduta
urgente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta,
della corruzione e dell’illegalità diffusa dedicata alla condizione dei
lavoratori migranti presenti nella nostra regione e, più in generale, ai
fenomeni di sfruttamento, marginalità sociale e irregolarità che interessano il
comparto agricolo calabrese e non solo.
Ritengo
che il tema investa direttamente le competenze della nostra Commissione e
quindi del Consiglio. Quando si parla di illegalità diffusa si pensa spesso
esclusivamente a comportamenti individuali o a fenomeni criminali
immediatamente riconoscibili, ma esiste una dimensione più profonda
dell'illegalità che riguarda intere aree sociali nelle quali diritti, tutele e
dignità delle persone risultano fortemente compromessi.
La
tragedia di Amendolara ci pone davanti a interrogativi che non possiamo
eludere.
Quanti
sono i lavoratori migranti impiegati nelle campagne calabresi?
In
quali condizioni vivono? Qual è il livello di regolarità dei rapporti di
lavoro?
Quali
sono le condizioni abitative nelle quali trascorrono la propria esistenza?
Quali
forme di intermediazione governano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro?
Quale
grado di vulnerabilità caratterizza queste persone?
Tutti
interrogativi che in quest'Aula dobbiamo porci. Sono domande che riguardano
concretamente il lavoro ma che riguardano anche la legalità e la qualità della
nostra democrazia e del vivere civile in Calabria.
Quando
migliaia di persone vivono in una zona grigia, fatta di precarietà, lavoro
irregolare, salari insufficienti, assenza di tutele, difficoltà di accesso ai
servizi essenziali e condizioni abitative spesso indegne di un Paese civile,
non siamo soltanto di fronte a una questione sociale. Siamo di fronte a un
contesto che può diventare terreno fertile per forme di sfruttamento, controllo
e condizionamento da parte della 'ndrangheta che prospera proprio nelle aree
dove i diritti arretrano e la presenza dello Stato si indebolisce.
La
storia del Mezzogiorno ci insegna che la 'ndrangheta trova spazio non soltanto
attraverso la violenza o le attività illecite tradizionali, ma anche attraverso
la gestione delle fragilità sociali, dei bisogni e delle condizioni di
ricattabilità delle persone.
Per
questo motivo ritengo che la Commissione debba interrogarsi sulla dimensione
strutturale del fenomeno e non soltanto sugli aspetti emergenziali.
I
lavoratori migranti sono spesso le prime vittime di sistemi di sfruttamento,
esclusione e ricatto. Per questo il Consiglio, attraverso la Commissione, deve
interrogarsi su quanto le condizioni di irregolarità, precarietà e invisibilità
sociale rappresentano lo spazio ideale nel quale si insinuano interessi
criminali.
La
‘ndrangheta ha storicamente dimostrato una straordinaria capacità di occupare
gli spazi lasciati scoperti dallo Stato, intercettando bisogni, controllando
segmenti dell'economia e costruendo consenso e potere laddove esistono
fragilità sociali. Dove ci sono lavoratori privi di tutele, facilmente
ricattabili e costretti a vivere ai margini, esiste un problema che non
riguarda soltanto il lavoro o i diritti umani, ma riguarda direttamente la
legalità democratica e la capacità delle istituzioni di presidiare il
territorio.
È per
questo che considero riduttivo affrontare la tragedia di Amendolara
esclusivamente come un fatto di cronaca o come una vicenda confinata ai
rapporti di lavoro. Dietro queste situazioni possono annidarsi dinamiche che
riguardano il controllo della manodopera, l'intermediazione illegale,
l'economia sommersa e quei meccanismi di assoggettamento che rappresentano da
sempre uno degli strumenti attraverso cui la criminalità organizzata consolida
la propria influenza.
Per
queste ragioni, ritengo utile promuovere un ciclo di audizioni coinvolgendo i
Prefetti delle province calabresi, le forze dell'ordine, l'Ispettorato del
lavoro - tutte Istituzioni che sono coinvolte dalla legge numero 9 del 2018 - i
sindacati, le associazioni impegnate nell'assistenza ai lavoratori migranti e
tutti i soggetti che possono contribuire a fornire un quadro aggiornato e
realistico del fenomeno.
Vorrei
che il Consiglio, attraverso la Commissione, verificasse se e in quale misura
esistano oggi in Calabria aree nelle quali sfruttamento lavorativo, lavoro
irregolare, disagio abitativo e marginalità sociale costituiscono un ecosistema
favorevole alla penetrazione degli interessi criminali. È una domanda che non
possiamo eludere, perché riguarda il futuro di intere comunità e il ruolo che
la Regione intende svolgere nel contrasto all'illegalità diffusa.
Se
esistono migliaia di persone che vivono e lavorano in condizioni di
invisibilità, il problema non riguarda soltanto loro. Riguarda tutti noi.
Riguarda il mondo civile o cosiddetto civile, se questa è la situazione, perché
ogni spazio sottratto ai diritti, alla dignità e alla presenza dello Stato
rischia di trasformarsi in uno spazio disponibile per l'arbitrio, lo
sfruttamento e il potere criminale della 'ndrangheta.
Credo
che il modo migliore per onorare la memoria delle vittime di Amendolara sia
evitare che quella tragedia venga archiviata come un episodio isolato.
La
denuncia è fondamentale e plaudo all'iniziativa della CGIL e del mondo
sindacale che sabato ha promosso la manifestazione ad Amendolara, suscitando
una grande reazione positiva della società calabrese.
La
Calabria non può ricordarsi di questi lavoratori soltanto quando diventano
vittime. Ha il dovere di conoscere come vivono, come lavorano e quali siano le
condizioni che caratterizzano la loro presenza nel nostro territorio.
Portare
alla luce questa realtà significa contrastare lo sfruttamento, ma significa
anche colpire quelle aree di opacità e di illegalità diffusa che rappresentano
uno dei terreni più favorevoli per l'espansione del potere criminale.
Confidando
nella sensibilità della Presidenza del Consiglio, della Presidenza della
Commissione contro il fenomeno della 'ndrangheta, della corruzione e
dell'illegalità diffusa - è fondamentale la denominazione di tale Commissione,
della quale io mi onoro di essere Vicepresidente – chiedo che quest’ultima sia
immediatamente convocata per iniziare un percorso conoscitivo che la Calabria
si attende da noi, altrimenti non avrebbe senso una Commissione per lo studio
di questo fenomeno.
Vi
ringrazio per l'attenzione e rimango a disposizione per dare un contributo
fattivo affinché questi episodi non si verifichino più.
Grazie,
consigliere Bruno. Ha chiesto di intervenire la consigliera Santoianni. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente.
La
tragedia di Amendolara ha sconvolto tutti noi. Quattro giovani vite spezzate in
circostanze drammatiche impongono silenzio, rispetto e una profonda
riflessione.
Il
primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a chi, oggi, porta sulle
spalle un dolore che nessuna parola potrà mai alleviare. Di fronte a fatti così
gravi, il compito delle Istituzioni non è alimentare divisioni o polemiche, ma
assumersi fino in fondo la responsabilità di ascoltare, comprendere e agire.
Per
questo, nella qualità di Presidente della Sesta Commissione agricoltura, ho
ritenuto doveroso convocare una seduta straordinaria dedicata al tema del
caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela dei lavoratori
agricoli.
Una
seduta alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali, le
rappresentanze del comparto agricolo, l'assessore regionale all'agricoltura e
il Presidente del Consiglio regionale, dando vita ad un confronto serio, franco
e costruttivo.
Da
quel confronto è emersa una convinzione comune: la Calabria deve contrastare
con fermezza ogni forma di sfruttamento e illegalità.
Ma con
la stessa chiarezza abbiamo affermato che la Calabria non è il caporalato.
La
stragrande maggioranza delle aziende agricole calabresi opera nella legalità,
applica i contratti di lavoro, garantisce diritti e rappresenta un patrimonio
economico e sociale fondamentale per questa regione.
Chi
sfrutta il lavoro non rappresenta l'agricoltura calabrese, ma ne tradisce i
valori, ne compromette l'immagine e mette a rischio il futuro e tutto il lavoro
svolto fino ad oggi.
Vorrei
ricordare che la Calabria - lo diceva il consigliere Bruno - ha già una legge
regionale, la numero 9 del 2018. In questi giorni si è un po' strumentalizzato
dicendo che era stata presentata negli anni scorsi una legge giacente, in
realtà noi abbiamo già una legge importante, quella menzionata, che negli
articoli 36 e 37 parla del contrasto al fenomeno del caporalato. Una legge
fatta bene che, alla luce di quanto accaduto e delle nuove esigenze emerse
negli ultimi anni, può essere ulteriormente rafforzata, aggiornata e migliorata
con l'aiuto di tutto il Consiglio regionale.
Oggi
la Calabria ha il dovere di dare una risposta all'altezza della gravità dei
fatti che hanno colpito Amendolara. Da questa vicenda deve emergere un
messaggio chiaro: la Calabria è dalla parte della dignità del lavoro, della
legalità e delle imprese sane che, ancora oggi, riescono a fare agricoltura e
produzione in modo serio. Grazie, Presidente.
Grazie,
consigliera Santoianni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Greco. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Saluto il presidente Occhiuto, tutta la Giunta e i colleghi.
Oggi è
veramente difficile parlare perché questa seduta di Consiglio sicuramente
verrà, come già è stato fatto da alcuni giornalisti, strumentalizzata perché è
come se ci parlassimo sempre addosso. Effettivamente tutto quello che viene
detto, tutto quello che è stato detto prima di me, sicuramente anche quello che
verrà detto dopo di me, non è solo condivisibile e sottoscrivibile, ma è un
qualcosa che tutti noi pensiamo. Mi riferisco a quello che hanno detto i
colleghi Laghi, Bruno, eccetera eccetera.
Io non
ho partecipato alla manifestazione di Amendolara, non ho partecipato perché, al
pari del collega Alecci – ha detto di essersi sentito in imbarazzo là – mi sono
sentita in imbarazzo ancora prima perché penso che la politica debba dare le
risposte all'interno delle istituzioni e non limitarsi ad andare, poi, a
testimoniare e offrire solidarietà quando si verificano delle tragedie. Magari
si può trasmettere un senso di vicinanza e, forse, in questo ho sbagliato,
avrei dovuto essere presente pure io, però, sinceramente, mi sono sentita male
a pensare di andare a partecipare lì in una situazione del genere, quando
invece ci sono delle leggi che purtroppo - dico purtroppo - non sono ancora
applicate.
Esiste
una legge, approvata dal Governo Renzi e già citata, la legge numero 199 del
2016, in cui inizialmente si prevedevano le sanzioni soltanto per i caporali a
cui si sono aggiunte le sanzioni anche per gli imprenditori. Però, la legge non
parlava soltanto di sanzioni, quindi non soltanto di repressione penale, ma
puntava alla prevenzione, puntava alla rete del lavoro agricolo di qualità, al
coordinamento tra istituzioni e alla tutela delle vittime.
Anche
in Calabria c'erano degli strumenti che non sono stati utilizzati fino in
fondo: c'è la Commissione regionale per l'emersione del lavoro non regolare, la
centrale di allarme emersione, l'Osservatorio regionale sul lavoro sommerso,
già un Tavolo regionale per il caporalato. C'era anche quella proposta di legge
di cui parlava la collega Santoianni, la mia Presidente di Commissione. È vero
quello che dice la collega Santoianni: c’è una legge del 2018 che in alcuni
articoli prevede la possibilità di contrastare questo fenomeno.
Però,
Presidente, la legge che è stata proposta dai già consiglieri regionali
Tavernise, Muraca e Gentile, primo firmatario Tavernise, è stata proposta nel
2024, sono state fatte varie sedute di Commissione, nelle quali hanno
partecipato i Dipartimenti e i direttori generali dei Dipartimenti hanno
dichiarato che era una legge importantissima, che era una legge che bisognava
portare avanti e sono state fatte varie sedute di Commissione. Poi, a un certo
punto, il dirigente del Dipartimento agricoltura – ho letto tutte le
trascrizioni delle sedute della Commissione - ha detto che c'era la legge della
Regione Lazio, che era una legge molto importante, capace di risolvere
tantissimi problemi; di conseguenza, la proposta è stata ritirata dai
firmatari, parte dell'opposizione, per portare avanti una proposta simile alla
legge regionale del Lazio. Così non è stato però. Cioè, non è stato presentato
null'altro e di null'altro si è parlato negli ultimi due anni.
Il
problema, quindi, non è stabilire se gli strumenti esistono.
Gli
strumenti esistono. Il problema è capire quanto siano stati utilizzati, quali
risultati abbiano prodotto, quante riunioni siano state convocate di questi
tavoli e osservatori; quali monitoraggi siano stati effettuati, quali criticità
siano state segnalate, quali interventi concreti siano stati realizzati nei
territori maggiormente esposti allo sfruttamento.
Lo
sappiamo che lo sfruttamento lavorativo esiste, soprattutto, in determinate
zone - ovviamente, si ha dappertutto – e in determinati periodi dell'anno per
la raccolta di determinati prodotti. Se, dopo anni di norme, di tavoli, di
osservatori, di organismi di coordinamento, si è ancora qui a commentare delle
tragedie come quella di Amendolara, allora abbiamo il dovere di interrogarci
non soltanto sulle norme che mancano, ma soprattutto sull'attuazione di quelle
che già esistono.
Nel
corso dell’audizione, è vero, hanno parlato tutti, ovviamente tutte le
organizzazioni sindacali, tutte quante le organizzazioni di categoria, però
penso che si debba cominciare a capire che non possiamo continuare a fare
fiaccolate e manifestazioni ogni volta che succede una tragedia come quella di
Amendolara e, poi, tra un evento nefasto e l'altro, fare pochissimo.
Credo
che dobbiamo avere il coraggio di fare un ragionamento più profondo che va al
di là, perché fino adesso abbiamo parlato di lavoro irregolare, ma purtroppo
dobbiamo prendere atto che è emerso che - se confermato, sarebbe una cosa
veramente molto grave - le vittime fossero lavoratori
regolarmente assunti e regolarmente pagati. Persone, quindi, che avevano un
contratto. Penso che in questo momento sia cambiato completamente il paradigma:
persone che formalmente risultavano occupate, secondo quanto emerso, sarebbero
state inserite in un sistema di sfruttamento. Se questo fosse confermato,
allora dovremmo prendere atto che il problema non è più il caporalato
tradizionale, c’è un'altra forma di sfruttamento. Non stiamo parlando soltanto
di lavoro nero, non stiamo parlando soltanto di reclutamento illegale di
manodopera, ma stiamo parlando di forme di sfruttamento che riescono ad
insinuarsi anche dentro rapporti di lavoro formalmente regolari e questo cambia
completamente la prospettiva.
Per
anni abbiamo pensato al caporalato come ad un problema che riguardava
esclusivamente alcuni comparti, soprattutto quelli dell'agricoltura. Ma oggi
sappiamo che ci sono dei grandi imprenditori e che il tema è molto più ampio:
riguarda l'edilizia, riguarda la logistica, riguarda la ristorazione, riguarda
l'accoglienza, riguarda l'assistenza alle persone. Per questo credo che la
risposta non possa essere soltanto repressiva. Certo, ci devono essere
controlli, ci devono anche essere ispezioni, ci devono essere sanzioni, ma non
basta secondo me. Ed è qui il cambio, Presidente, che dobbiamo cercare di fare
e di sostenere: parlare di responsabilità sociale dell'impresa e di
responsabilità sociale dell'impresa non solo in senso ideologico, non solo in
senso paternalistico, ma nel senso più concreto possibile. Chi trae profitto dal
lavoro delle persone deve preoccuparsi anche delle condizioni che consentono a
quel lavoro di svolgersi in maniera dignitosa.
La
qualità del lavoro non si deve misurare soltanto dalla busta paga. Si deve
misurare anche dalla qualità della vita. E qui voglio essere chiara: nella
seduta di Commissione agricoltura che abbiamo avuto venerdì, è emerso quello
che si diceva prima e cioè che le problematiche che portano a delle forme di
sfruttamento degli immigrati in materia lavorativa sono soprattutto tre: i
trasporti, le difficoltà linguistiche e l'abitazione.
Per
quanto riguarda le abitazioni, è venuta fuori la richiesta di aiutare le
aziende agricole a costruire delle abitazioni all'interno delle proprie aziende
per poter far alloggiare i propri collaboratori. La soluzione però, secondo me,
non può essere quella di costruire dei dormitori dentro le aziende agricole o
grandi insediamenti dedicati esclusivamente ai lavoratori. La storia ci insegna
che quando il luogo di lavoro, il luogo di vita e il luogo delle relazioni
sociali coincidono nello stesso spazio, il rischio è quello di creare delle
forme di segregazione ancora peggiori. I ghetti non si combattono costruendo i
ghetti più belli, i ghetti si combattono costruendo inclusione.
Il
lavoratore non deve essere confinato all'interno dell'azienda, deve essere
parte della comunità che lo accoglie, deve essere un cittadino del territorio.
Per questo dovremmo investire di più sul recupero degli immobili pubblici
inutilizzati, sui beni confiscati alla mafia, dovremmo favorire programmi di housing
sociale diffuso nei centri abitati, dovremmo rafforzare il trasporto pubblico
verso le aree agricole, dovremmo costruire accordi tra Comuni, imprese e
associazioni di Terzo settore; alcune forme virtuose già ci sono - lo diceva
prima il collega Laghi - dovremmo condividere servizi e responsabilità.
In
altre parole, non dobbiamo portare i lavoratori dentro l'azienda. Dobbiamo
portare le aziende dentro una rete territoriale di responsabilità sociale. A
mio avviso, questa è veramente la sfida che abbiamo davanti, perché se questa
tragedia ci insegna qualcosa è che il contrasto allo sfruttamento non può
limitarsi al controllo delle buste paga o dei contratti. Dobbiamo chiederci
come vivono queste persone, come si spostano, dove abitano, quali servizi
ricevono, quale rapporto hanno con le comunità che le ospitano.
La
dignità al lavoro non finisce all'uscita dei campi, dei cantieri, dei
ristoranti o dei luoghi di lavoro in generale. La dignità del lavoro coincide
con la dignità delle persone ed è su questo terreno che si misurerà la capacità
della Calabria di trasformare questa tragedia di Amendolara in un cambiamento
reale.
Attenzione,
però: quando parliamo di sfruttamento lavorativo non possiamo scaricare le
responsabilità esclusivamente sulle imprese. Esistono certamente imprenditori -
io direi più prenditori - che violano le regole e devono essere perseguiti
senza esitazione, ma esiste anche una grande parte dell'agricoltura calabrese -
lo diceva prima la presidente Santoianni - che opera correttamente, che spesso
viene lasciata sola ad affrontare problemi enormi. Per questo la politica deve
fare la propria parte.
Le
imprese devono garantire la legalità, la sicurezza, trasporti dignitosi,
inclusione sociale dei lavoratori, ma la politica deve fornire loro strumenti
concreti per raggiungere questi obiettivi. Non basta chiedere, bisogna
accompagnare.
In
questi anni sono stati finanziati progetti importanti come Su.Pr.Eme. e Su.Pr.Eme.
Italia - lo diceva anche l'assessore Gallo l'altro giorno - nati proprio per
contrastare lo sfruttamento dei lavoratori migranti e favorire percorsi di
inclusione. Sarebbe però utile sapere quanti di questi strumenti sono stati
realmente utilizzati in Calabria, quante aziende abbiano beneficiato di questa
misura, quanti abbiano richiesto contributi per il trasporto dei lavoratori,
quanti mezzi siano stati acquistati, quanti lavoratori siano stati raggiunti da
questi servizi e soprattutto quali risultati concreti siano stati ottenuti in
quelle zone, perché la vera domanda non è soltanto come punire chi sfrutta, la
vera domanda è come aiutare chi vuole rispettare le regole.
Un
imprenditore che assume regolarmente, che applica i contratti collettivi, che
garantisce sicurezza sul lavoro, che organizza il trasporto dei lavoratori, che
investe nella sostenibilità ambientale e sociale, che aderisce alla rete del
lavoro agricolo di qualità, deve sentire la Regione e le istituzioni al proprio
fianco, deve avere, sì, incentivi, deve avere premialità, deve avere procedure
semplificate, deve avere accesso a strumenti di sostegno, perché oggi le
imprese che operano nella piena legalità e che puntano alla qualità e
all'eccellenza non solo del lavoro ma anche dei prodotti che producono, si
trovano spesso a competere in condizioni di evidente svantaggio. Subiscono una
concorrenza sleale fortissima da parte di chi riduce artificialmente i costi
attraverso il lavoro irregolare, l'evasione contributiva, l'elusione delle
norme sulla sicurezza, il mancato rispetto dei contratti e, in alcuni casi,
attraverso pratiche commerciali e produttive che non rispettano gli stessi
standard di qualità, sostenibilità e tracciabilità richiesti alle imprese
corrette.
Non
possiamo chiedere alle aziende di essere più giuste, più sicure, più
sostenibili, senza creare le condizioni affinché possano rimanere competitive
sul mercato. E questo non vale solo per l'agricoltura. Questo vale per
l'edilizia, per la logistica, per il turismo, per la ristorazione, per
l'accoglienza e per tutti quei settori nei quali le imprese che rispettano le
regole si trovano troppo spesso a competere con chi riduce i costi attraverso
le irregolarità, l'elusione delle norme o forme più o meno evidenti di
sfruttamento del lavoro.
Per
questo noi dobbiamo creare, Presidente e assessore, un sistema che dia sostegno
a queste imprese che operano nella legalità. Dobbiamo rendere la legalità più
appetibile e più forte, far sentire alle aziende che la politica c'è, che i
sostegni ci sono e che operare nella legalità è un vantaggio e non uno
svantaggio.
Grazie,
consigliera Greco. Ha chiesto di intervenire il consigliere Mattiani. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Buongiorno, anche al presidente Occhiuto, alla Giunta, ai colleghi
consiglieri.
Grazie
per la sua sensibilità, presidente Cirillo, per aver inserito all'ordine del
giorno il tema del caporalato, sullo sfruttamento del lavoro e sulla condizione
dei migranti.
Presidente,
oggi siamo tutti sconvolti per l'accaduto di Amendolara. Purtroppo la Calabria
è balzata agli onori della cronaca non come accade solitamente per rivendicare
le bellezze del nostro territorio e per le azioni che abbiamo messo in campo
per rilanciare la nostra meravigliosa terra, bensì per l'uccisione in maniera
brutale di quattro giovani cittadini pakistani che chiedevano ai loro aguzzini
solo ed esclusivamente i loro diritti: il diritto di una retribuzione, il
diritto di un lavoro dignitoso e solo per questo, dopo ore e ore passate nei
campi di lavoro, sono stati brutalmente uccisi.
Credo
che su questo sia necessario lavorare tutti insieme, senza indossare delle
casacche di partito e ognuno con i propri modi, con le proprie azioni e nelle proprie
attività, deve cercare di collaborare per raggiungere degli obiettivi insieme,
tenendo in considerazione che sono gli organi addetti al controllo, le forze
dell'ordine, che devono soprattutto svolgere questa azione di lotta e di
contrasto alla criminalità organizzata, al caporalato, che purtroppo è presente
in alcune aziende, non soltanto in Calabria, ma in Italia, in Europa e nel
mondo.
Credo
che la soluzione non sia quella di tollerare una immigrazione incontrollata dei
clandestini. Credo che la soluzione non sia quella della politica delle porte
aperte all'immigrazione.
Sì, a
una immigrazione controllata.
No, a
una immigrazione incontrollata, che comporta che, quando arrivano sul nostro
territorio i tanti immigrati, senza un euro e senza riuscire a trovare un posto
di lavoro legale, diventano braccio armato della criminalità o del caporalato.
No, a
una immigrazione irregolare. Sì, a una immigrazione controllata.
Sì, a
una immigrazione che parla di integrazione secondo i principi italiani, nel
rispetto della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni.
Sì
all'azione attuata dal governo Occhiuto e dal presidente Occhiuto, con i centri
per l'impiego sulla Tunisia e in Albania, che assicureranno ai lavoratori che
verranno a lavorare in Calabria dignità e, sicuramente, tutto quello che
servirà per poter lavorare in maniera rigorosa e valorizzare le nostre aziende,
le nostre imprese, nel rispetto delle norme, delle persone e del lavoro. E,
poi, stiamo attenti, colleghi, a quello che diciamo in quest'Aula, perché ci
sentono e ci ascoltano migliaia di calabresi.
Non
possiamo immaginare di criminalizzare tutte le nostre aziende agroalimentari.
Le nostre aziende che si occupano di agroalimentare sono aziende sane per il
99%. Certo, c'è anche l'azienda che, purtroppo, svolge attività di caporalato
al suo interno, ma ricordiamoci che il settore agroalimentare rappresenta oggi
per noi un assetto fondamentale del rilancio del nostro territorio;
ricordiamoci che la Calabria è prima nell'Expo nazionale e internazionale
nell'ambito dell'agroalimentare. E, allora, tuteliamo, anche con le parole che
utilizziamo in questo Consiglio regionale, le nostre aziende e i nostri
imprenditori, perché le nostre aziende e i nostri imprenditori non sono tutti
illegali. Può capitare che ci sia qualcuno che agisce nell’illegalità e allora va
punito e perseguito con tutti gli strumenti che ci sono a disposizione. Vanno
bene le Commissioni, ascoltare, va bene tutto quello che noi vogliamo fare e
che possiamo fare, le nostre proposte di legge, però poi ci sono gli organi
preposti che devono occuparsi di risolvere, eliminare il problema e combattere
questo gravissimo reato che è il caporalato.
Quello di
oggi è un momento molto importante, perché il Consiglio regionale discute di
una problematica seria e importante quale quella del caporalato. È un momento
anche di cordoglio dell'intera Calabria e siamo vicini ai familiari delle
quattro vittime che sono state in maniera disumana uccise da aguzzini loro
connazionali; il mio auspicio, allora, è quello che insieme si lavori con una
prospettiva e con un piglio costruttivo per combattere l'illegalità e tutelare
allo stesso tempo le nostre aziende e il nostro settore agroalimentare. Grazie.
Grazie,
collega Mattiani. Ha chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Un saluto a lei e ai colleghi consiglieri, un saluto al presidente
Occhiuto e alla sua Giunta, al Segretario generale e a tutti i dipendenti.
L'immane
tragedia umana che abbiamo vissuto ad Amendolara non dà solo la misura della
sfrontatezza e dell'efferatezza di un crimine che non guarda in faccia a
nessuno, ma credo che sia giusto chiamarla con il nome che ha: strage di
caporalato annunciata.
È vero, come
è stato detto nella Commissione agricoltura - ringrazio la Presidente della
Commissione per aver avuto subito la prontezza di volerla riunire e di
ascoltare e audire coloro che sono i veri attori del mondo dell'agricoltura
calabrese - che l'agricoltura non è solo caporalato; è vero, assessore Gallo,
perché in Calabria ci sono tante aziende che con fatica, impegno e dedizione
ogni giorno cercano di portare i prodotti della nostra terra, di farli
veicolare nei mercati nazionali e internazionali, con le grandi difficoltà sia
logistiche sia strutturali. Purtroppo, però, è anche caporalato, è anche questo
perché di fatto esiste, se esistono delle storie come queste! Sono storie
annunciate, perché il fatto che esistano 12.000
persone che lavorano da irregolari nella nostra regione è un fatto reale sul
quale ci dobbiamo misurare.
Sono stata
molto fiera di essere sia venerdì in Commissione sia sabato alla manifestazione
di Amendolara. Fiera perché non è vero che abbiamo tutti le stesse
responsabilità, fiera perché c'è una parte della politica che chiede da anni
l'abolizione della Legge Bossi-Fini e chiede di riscrivere una legge a favore
del lavoro regolare e a favore di coloro che vengono dall'altra parte del mondo
per cercare qui una collocazione lavorativa.
Non è vero
che abbiamo tutti le stesse responsabilità.
Francamente
rifuggo dalle cose dette perché si va sull'onda emozionale e credo che dobbiamo
agire in maniera razionale. In Commissione agricoltura sono state ascoltate
diverse voci, le voci del mondo dell'agricoltura che a gran voce dicono: “È
vero, ci sono delle aziende virtuose”. Allora queste aziende virtuose devono
essere premiate, come è anche giusto che chi sbaglia debba essere punito.
È vero che ci
sono delle difficoltà perché ci troviamo in un periodo in cui i crimini,
nonostante per il quarto anno consecutivo il governo Meloni abbia emanato un
decreto sicurezza - abbiamo quattro decreti sicurezza - continuano ad aumentare
e non si sa come dividere il personale e le forze di polizia. I problemi,
quindi, ci sono e vanno affrontati.
Ripercorrendo
quello che nella prima seduta di Consiglio regionale il presidente Occhiuto,
appena rieletto e riconfermato alla guida di questa Regione, diceva e cioè che
il Consiglio regionale deve essere ambizioso, Presidente, chiedo che lo sia
anche rispetto a questo.
Se esiste la
legge che qualcuno dei miei colleghi ha sottolineato in quest'Aula, se questa
legge c'è, evidentemente, però, qualcosa non ha funzionato, dobbiamo dirlo.
Chiaramente c'è un problema reale rispetto al quale il Consiglio regionale si
deve muovere, nell’ambito di quello che può fare, quindi ci deve essere più
controllo, più voglia di fare qualcosa in maniera reale e concreta e non
bisogna dire “no” alle prese di posizione importanti come quelle che ci sono
state sabato e pensare che siano solamente delle passerelle, altrimenti non
dovremmo andare alle fiaccolate, non dovremmo andare alle altre manifestazioni.
Se il
dissenso va manifestato, va manifestato sempre! Non ci sono corsie
preferenziali e vittime di serie A e di serie B. Bisogna dire se si è, per
esempio, contrari e se si è a favore della lotta alla violenza di genere e,
allora, per esempio, bisogna immaginare che sia necessario fare della
prevenzione. E la prevenzione come si fa? La prevenzione, per esempio, si fa
con l'educazione affettiva nelle scuole. Noi abbiamo un'idea di Italia che è
diversa da quella che governa in questo momento la Regione Calabria, però
rispetto a questo noi ci siamo e siamo pronti a prendere la nostra parte di
responsabilità.
Il Partito
Democratico, rispetto alla questione tavolo, si è espresso anche attraverso la
mia presenza in seno alla Commissione agricoltura. Diciamo anche sì al tavolo,
però da solo il tavolo non basta se non è assolutamente affiancato ad un
percorso legislativo serio che porti effettivamente a dei risultati.
Possiamo
prendere in considerazione la proposta di legge presentata dalla collega
Barbuto che, tra l'altro, ricalca quella che era stata già presentata
dall'onorevole Tavernise nella scorsa Legislatura; può essere assolutamente una
ottima base di partenza perché noi siamo certi che le leggi, se fatte con
metodo e condivisione, possano essere intanto più forti e possano portare a dei
risultati che siano risolutivi per tutti. E di questo in questo momento abbiamo
bisogno. Non abbiamo bisogno di nascondere la polvere sotto il tappeto, perché
è vero che la Calabria non è solo caporalato, ma è anche caporalato.
La
risoluzione dei problemi passa attraverso la consapevolezza dei problemi reali
per come sono. Questo non significa che l'agricoltura non sia un'agricoltura
moderna, efficiente, che si impegna; non vuol dire che le aziende non sono
virtuose, però vuol dire che ci sono persone che delinquono e quelle persone
che delinquono meritano di essere assolutamente isolate. Grazie.
Grazie,
collega Madeo. Ha chiesto di intervenire il consigliere Polimeni. Ne ha
facoltà.
Signor
Presidente, desidero innanzitutto ringraziarla per la tempestività con la quale
questo Consiglio ha deciso di trattare la tematica, così come ringrazio la
presidente Santoianni per aver promosso e guidato i lavori della Commissione
agricoltura che si è svolta nei giorni scorsi su una vicenda che ha
profondamente colpito tutti noi e rispetto alla quale probabilmente ho compreso
anche il messaggio che ha voluto mandare il consigliere Alecci: dobbiamo un po'
sentirci responsabili come classe politica. Ovviamente, poi, le responsabilità
sono ascrivibili più o meno ad ognuno di noi, ma investirci della problematica
come classe politica penso sia doveroso.
Rivolgo,
inoltre, un sincero apprezzamento all’assessore Gianluca Gallo, al presidente
Occhiuto, al presidente Cirillo per la sensibilità istituzionale e l'attenzione
che, ancora una volta, hanno dimostrato su un tema che riguarda la tutela della
vita e la dignità dei lavoratori. Ognuno di loro ha testimoniato, a seconda del
proprio ruolo, la volontà delle istituzioni regionali di affrontare con serietà
questioni che interrogano la coscienza e la nostra comunità.
I tragici
fatti di Amendolara ci impongono anzitutto un momento di riflessione, di
rispetto, ma ci pongono anche di fronte al dovere di intervenire affinché
simili episodi non abbiano più a ripetersi o vengano fortemente limitati.
L'agricoltura
rappresenta uno dei pilastri dell'economia calabrese, ma non può esserci
sviluppo senza sicurezza, legalità e piena tutela della dignità delle persone
che ogni giorno lavorano nelle nostre campagne.
Dalla seduta
di Commissione agricoltura di venerdì è emersa una condanna unanime a quanto è
accaduto, ma anche la volontà di tradurre l'indignazione in azioni concrete. In
questa direzione abbiamo accolto con convinzione la proposta di Elisabetta
Santoianni di istituire un tavolo permanente sulla sicurezza del lavoro
agricolo. Si tratta di un'iniziativa importante che consentirebbe di mettere
attorno allo stesso tavolo organizzazioni sindacali, associazioni datoriali,
ASP, ispettorato del lavoro, INAIL e tutti i soggetti competenti, al fine di
monitorare le criticità, coordinare gli interventi e costruire una strategia
regionale stabile di prevenzione. Allo stesso tempo ritengo opportuno - mi
rivolgo all'assessore Gallo - di valutare l'introduzione di premialità nei
bandi regionali destinati alle aziende agricole che investono in sicurezza, in
formazione dei lavoratori, innovazione tecnologica finalizzata alla prevenzione
degli infortuni, così come appare necessario rafforzare gli strumenti di
controllo e vigilanza, sostenendo l'attività degli ispettorati del lavoro e di
tutti gli organismi chiamati a contrastare fenomeni di sfruttamento del lavoro
irregolare. E potrebbe essere un'idea positiva quella di predisporre un
rapporto annuale regionale sulla sicurezza in agricoltura da presentare al
Consiglio, contenente i dati sugli infortuni, le analisi delle criticità
territoriali e la verifica delle misure adottate. Per affrontare problemi
complessi servono conoscenza, monitoraggio e confronto istituzionale.
La Regione
negli anni si è dotata di strumenti normativi importanti per il contrasto al
caporalato e allo sfruttamento lavorativo, affermando con chiarezza il
principio secondo cui legalità, diritti e sviluppo devono procedere insieme. È
un patrimonio normativo che va attuato, sicuramente rafforzato attraverso un
costante monitoraggio e una sempre più efficace collaborazione tra istituzioni,
forze sociali e autorità competenti. Lo si deve fare mettendo
in campo un lavoro animato da sensibilità, solidarietà e in totale
assenza, consigliere Bruno, di steccati ideologici. Di fronte a queste
tragedie, la politica regionale non può permettersi divisioni o
strumentalizzazioni di alcun tipo, esattamente come abbiamo inteso in questi
mesi guidare la Commissione contro la ‘ndrangheta. Perciò colgo con piacere la
proposta del consigliere Enzo Bruno, anche se a dire il vero già durante la
Commissione di venerdì, quella guidata dalla presidente Elisabetta Santoianni,
avevamo anticipato che comunque avremmo poi continuato a sviscerare la tematica
e a confrontarci sulla questione del caporalato anche in Commissione contro la
‘ndrangheta. Per queste ragioni ritengo che il tema debba essere approfondito
anche nella Commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, affinché si
possano esaminare con maggiore attenzione le possibili connessioni tra lo
sfruttamento del lavoro e il caporalato, in quel rapporto sinallagmatico che
sta diventando sempre di più uno scambio di servizi e possibilità di controllo
del territorio reciprocamente gestito dalla criminalità organizzata e dal
caporalato.
La tutela dei
lavoratori e l'affermazione della legalità rappresentano infatti due facce
della stessa battaglia civile.
La Calabria
deve essere una terra capace di produrre eccellenze agricole, ma deve essere
soprattutto una terra che tutela la vita di chi lavora. Questo è il dovere che
abbiamo oggi e il messaggio che dobbiamo consegnare ai lavoratori e alle loro
famiglie a tutela di tutta la nostra comunità, perché nulla vale più di una
vita umana. Grazie
Grazie,
collega Polimeni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Scutellà. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Oggi parliamo della tragedia di Amendolara.
Dal mio
modestissimo punto di vista, penso che sia un grave errore limitarsi a
comunicati stampa, a un mero momento di cordoglio che, per carità, legittimo,
sacrosanto, ci deve essere, ma bisogna andare avanti.
Penso di
rappresentare un po' le parole e il pensiero di coloro che hanno la bontà e la
pazienza di ascoltarci e di seguire i nostri lavori quando dico che ci siamo un
po' seccati, stancati di questi “faremo”, “vedremo”, “istituiremo”, aspettando
che, come si suol dire, ci scappi il morto. Cerchiamo di agire in maniera
concreta e pragmatica, almeno tentiamo di farlo tutti insieme.
Il
caporalato, perché di questo stiamo parlando, è un fenomeno strutturale nel
mercato agricolo, nel mercato del lavoro, che va ad inficiare anche le imprese
che lavorano per bene, perché va a destabilizzare degli equilibri; ci sono
tantissime imprese nel mondo calabrese, imprese agricole oneste che lavorano,
imprenditori che lavorano con il sudore della fronte e che vedono inficiato il
loro lavoro a causa di fenomeni come quelli del caporalato.
E allora,
dove sta il problema? Ho sentito in questo dibattito, da chi mi ha preceduto,
nominare diverse proposte di legge da ogni parte, maggioranza e opposizione,
ma, signori, se le proposte di legge ci sono e oggi noi stiamo parlando di
questa strage, vuol dire che qualcosa non funziona. E qual è il problema? Nella
nostra Calabria le leggi vengono applicate tutte quante? Nella nostra Calabria
i contratti vengono fatti come dovrebbero essere fatti? Evidentemente no.
Quindi mancano un momento di controllo e di vigilanza.
Un altro
problema: i flussi migratori.
Presidente,
sono stata 8 anni in Parlamento a Roma e ho sentito
parlare di immigrazione spesso e volentieri a ridosso di ogni elezione
politica. L'ha fatto Salvini, oggi lo fa Vannacci e mi dispiace che nessuno si
sia mai posto il problema se i flussi migratori, specialmente nella nostra
regione, siano stati gestiti in maniera giusta e corretta, cioè se quelle
persone sono state direzionate verso il mondo del lavoro con legalità, con
onestà, con i percorsi che devono essere realizzati. Sfruttare questo tema per
del consenso politico è veramente misero.
Fare oggi,
collega Mattiani, quasi un comizio sull'immigrazione lo trovo inappropriato. So
che lei deve rivendicare i muscoli della Lega, visto che in Calabria siete
rimasti in due, mi sembra, però lo trovo davvero inappropriato.
Altro punto:
i prodotti calabresi. Apprendo sempre attraverso i reel - oramai ho
capito essere il canale ufficiale – di quando andiamo ad esporre nelle fiere e
si fa una narrazione della Calabria Straordinaria pubblicizzando i prodotti
della nostra Calabria. Sono d'accordo, va benissimo, dobbiamo far vedere le
cose belle, nessuno qui è contrario o vuole male alla Calabria se non utilizza
l'aggettivo straordinario, ma quando si propongono e si mettono in vetrina quei
prodotti ci si chiede se tutta la filiera istituzionale è stata rispettata? Se
tutta la filiera che c'è dietro sia rispettata.
Mi spiego
meglio: dietro a quel prodotto, i lavoratori che ci sono dietro a quel prodotto
vengono trattati come devono essere trattati o hanno paura di andare contro chi
sta sopra di loro? Se chiedono 5 euro in più possono essere bruciati vivi?
Queste sono le domande che dovremmo porci.
Un altro
punto: PNRR e fondi di inclusione. Sono stati spesi realmente tutti per gestire
i flussi migratori e combattere quello che è il fenomeno del caporalato?
Evidentemente no.
Chiudo con un
tema che mi è molto caro, che è intimamente legato a quello del caporalato.
Qualche giorno fa leggevo con interesse un editoriale, ora non ricordo da dove
provenisse, mi perdoneranno i giornalisti, in cui si diceva che in Calabria non
si parla di 'ndrangheta, o meglio, scusatemi, la politica calabrese non parla
di 'ndrangheta. Allora, siccome io ho un vizio strano, però ognuno ha i suoi, e
cioè che vado a verificare le cose, mi sono presa il lusso di andare a vedere
quante volte è stata convocata la Commissione contro il fenomeno della
'ndrangheta in questa Legislatura: una volta, se consideriamo che la prima è
quella di insediamento.
Allora, delle
volte chi non vive in una regione come la nostra - noi ci viviamo e sappiamo le
cose - per puro e mero consenso, si riempie la bocca di 'ndrangheta e, poi, noi
qua non siamo capaci di lavorare e di affrontare il problema. Allora
bisognerebbe fare una riflessione maggiore e mettersi a lavorare. E, ripeto,
gli strumenti ci sono tutti. Ci sono leggi, c'è tutto quello che ci serve,
fondi, tutto. Bisogna semplicemente mettere in atto quello che c'è. Grazie.
Grazie,
collega Scutellà. Ha chiesto di intervenire il consigliere Rosa. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Con
riferimento ai fatti di Amendolara, penso che prima ancora di parlare di
caporalato si debba parlare di quello che è accaduto: un omicidio plurimo,
aggravato, che ha creato un disastro. Un disastro dal punto di vista culturale,
un disastro dal punto di vista della gestione di tante problematiche che sono
connesse ai flussi dell'immigrazione e all'impiego di persone, i cosiddetti
invisibili della società, nel settore dell'agricoltura. Però facciamo
attenzione, facciamo attenzione perché il fatto è avvenuto ad Amendolara, ma
non ci sono risultanze di indagine atte a corroborare qualsivoglia riferimento
all'impiego di queste persone, di questi agricoltori nel mondo e nel panorama
delle aziende agricole calabresi, perché da quelle che sono le prime indiscrezioni
che stanno emergendo dalle indagini queste persone non lavoravano presso
aziende calabresi. Quindi, nel momento in cui dall'opposizione si fa
riferimento al sistema fieristico, alle scaffalature, ai prodotti, fate molta
attenzione, perché nulla di quello che è accaduto pone ombre su quella che è la
gestione dell'agricoltura in Calabria.
Sul
caporalato esistono delle norme approvate dal Consiglio regionale. C'è la legge
regionale del 26 aprile 2018, la numero 9, che all'articolo 37 espressamente
pone delle indicazioni di natura amministrativa contro il caporalato e anche
contro i trasporti, che ritengo siano elemento centrale in questa vicenda, quei
furgoncini che girano e che portano manodopera nelle aziende agricole. Ma in
quali aziende agricole? Perché nel fatto concreto che è accaduto non si tratta
di aziende agricole calabresi. Ditemi se lavoravano in un'azienda calabrese
queste persone!
E, allora,
stiamo molto attenti a politicizzare una tragedia del genere con manifestazioni
in Calabria e con dichiarazioni che pongono delle ombre sul sistema della
produttività agricola e agroalimentare calabrese, in un momento in cui la
Regione Calabria ha investito tantissimo sull'agricoltura, in un momento in cui
le aziende hanno aumentato l'export, in un momento in cui, nel sistema di fiere
che voi tanto citate, le aziende calabresi sono esaltate, sottoscrivono
contratti, portano non solo prodotti genuini che hanno un'importanza dal punto
di vista commerciale, ma portano anche storie di tanti coltivatori, di tante
aziende che in Calabria operano nella legalità.
Non è giusto
che questo evento ponga ombre sul marketing territoriale calabrese, sul sistema
dell'agroalimentare! In questo dobbiamo essere attenti noi della maggioranza,
ma anche voi dell'opposizione, perché, nel momento in cui tramite comunicati
stampa e qui in Consiglio fate riferimenti chiari alla partecipazione di
aziende calabresi al sistema fieristico internazionale, voi offendete chi in
Calabria opera nella legalità, chi in Calabria produce con legalità e chi in
Calabria non sfrutta nessuno.
Quindi, state
molto attenti quando toccate questo argomento perché non tutto è illegale in
Calabria, non tutto è 'ndrangheta, ma c'è tanta onestà e tanta gente che
rispetta le leggi. Grazie.
Grazie,
collega Rosa. Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbuto. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente. Sono francamente imbarazzata, prendendo la parola quasi a
conclusione degli interventi, perché mi sento di condividere tutto quello che
hanno detto i colleghi e vorrei contestare il collega Rosa perché mi pare che
nessuno qui abbia avanzato o abbia ipotizzato che esistano ipotesi
investigative che possano condurre sicuramente e certamente alla responsabilità
di aziende calabresi. Un dato oggettivo, però, c'è: il fatto si è verificato ad
Amendolara, in Calabria, e l'abbiamo visto tutti ed è stata una cosa atroce.
Credo che chiunque abbia visto quelle immagini non abbia potuto rimanere
insensibile.
Si è parlato
tanto. Ho depositato nei giorni scorsi anche una proposta di legge, che ho
mutuato, grazie al mio staff, insieme al già collega Davide Tavernise, da una
sua proposta che aveva presentato nella precedente Legislatura e che è stata
oggetto di ostruzionismo al punto che è stata alla fine ritirata. Il problema è
che il problema non riusciamo a vederlo se non quando si verificano queste
tragedie. Il problema è la prevenzione: noi non siamo in grado di fare
prevenzione. Non siamo in grado. Non siamo in grado di offrire sicurezza a
queste persone. Non siamo in grado di offrire il salario minimo. Io stessa ho
presentato una proposta di legge pure sul salario minimo che dovrebbe garantire
queste persone, ma non è stato fatto niente.
E poi
vogliamo parlare del PNRR che la collega Scutellà ricordava? Il 30 giugno si è
chiuso il PNRR. Molti comuni, molti enti locali non potranno più andare a dire
determinate cose, ma anche la situazione abitativa indignitosa di queste
persone non si può assolutamente tollerare.
Ricordo,
peraltro, che un minimo di sensibilità occorre anche averla nei confronti dei
lavoratori.
L'anno scorso, di questi tempi, per esempio, il presidente Occhiuto
aveva già emanato un'ordinanza che riguardava proprio il divieto di lavorare in
determinati orari. Credo di potermi permettere di sollecitare di valutare la
reiterazione di questo provvedimento che credo che sia più che sacrosanto;
significa veramente molto.
Ripeto: l'unica cosa che vorrei che venisse evitata e che venisse
affrontata invece in un sano confronto tra di noi è quella di mettere da parte
la distrazione e l'ipocrisia nei confronti delle persone perché non ci si può
commuovere per delle immagini atroci e poi voltarsi dall'altra parte e
continuare.
Sono andata per due anni a scuola a Pisticci, ho attraversato la Strada
Statale 106 e vedevo puntualmente, alzandomi prestissimo, i pulmini raccogliere
questi poveri sciagurati. Non è possibile assistere e voltarsi dall'altra
parte, poi indignarsi, partecipare. Io non ho potuto partecipare per motivi
personali alla manifestazione di sabato, però vi garantisco che non è bello
voltarsi dall'altra parte quando si vedono le persone che stanno soffrendo. E
che non hanno sofferto solamente nel momento in cui veniva commesso questo
tragico omicidio; soffrono ogni giorno, la sera, pensando eventualmente anche
alla loro terra che hanno dovuto abbandonare, non certamente per motivi di
piacere, ma per motivi di necessità e di bisogno. Vi ringrazio, scusate.
Grazie, collega Barbuto. Ha chiesto di intervenire il consigliere
Ranuccio. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, buongiorno a lei e a tutti i colleghi consiglieri.
Presumo che il mio sarà un intervento breve, atteso che gran parte di ogni
possibile dissertazione è stata già effettuata, praticata, snocciolata in
questo ampio e ancora non concluso dibattito. Però alcune considerazioni ci
tenevo a farle in Aula, partendo dal presupposto che, come è già stato detto,
ovviamente, quanto verificatosi è un fatto di una gravità e di una crudeltà
inaudita e, probabilmente, anche per certi aspetti inimmaginabile alle nostre
latitudini; potrà apparire anche superfluo, però ci tengo ancora una volta a
sgomberare il campo da ogni possibile interpretazione malevola o maligna o
anche equivoca, visto che comunque è un dibattito politico che ci vede su
schieramenti opposti: nessuno o, meglio, sicuramente il sottoscritto non
intende né direttamente né indirettamente attribuire una responsabilità al
governatore Occhiuto, così come al Governo nazionale; allo stesso tempo nessuno
di noi si è permesso - lo ribadisco ancora - di dire che tutte le imprese sono
mafiose e sfruttano i lavoratori.
Però, il problema del caporalato o di questa schiavitù, per meglio
identificarla, che continua ad essere praticata, che esiste da decenni, non
solo in Calabria - è bene anche qui evidenziarlo - ma in molta parte
dell'Italia, sicuramente in tutto il centro-sud, è una piaga sociale che c'è;
come nessuno di noi può dire che non conosce il fenomeno, che non ha contezza,
allo stesso tempo nessuno di noi può dirsi esente, seppur in minima parte,
della responsabilità. Sicuramente qualcosa in più poteva essere fatto, qualche
misura di contrasto e di controllo poteva essere introdotta.
È stato già detto: c'è una Legge nazionale, c'è anche una legge
regionale che, se la memoria non mi tradisce, è stata approvata proprio su
proposta del gruppo del Partito Democratico nel 2018, come veniva ricordato. Il
problema è che quasi mai o quasi per nulla queste leggi hanno trovato
applicazione, altrimenti non ci troveremmo qui a commentare ancora questi
tragici episodi.
Questo omicidio efferato è la punta dell'iceberg di un fenomeno che c'è
da anni e che attiene sicuramente allo sfruttamento di questi lavoratori, a
migliaia, ma che abbraccia tematiche più complesse che sono la violazione della
dignità di queste persone, che fuggono appunto alla ricerca di una vita
migliore, mettendo a repentaglio tutto - lo sapete - vita, famiglia, e si
ritrovano poi ad essere veri e propri schiavi. Persone che non sono più
considerate tali ma delle vere e proprie cose, carne da macello da utilizzare,
che vivono in condizioni assolutamente pietose.
Apro una piccola parentesi anche su questo: qualche giorno fa ho
presentato un'apposita interrogazione rispetto ad un tema che è strettamente
connesso, che è quello dell'alloggio, qui da noi le cosiddette baraccopoli;
faccio riferimento per ora solo esclusivamente alle aree che più conosco da
vicino: penso a quella famosa, purtroppo, di San Ferdinando. Anche qui, non solo
- lo ricordava la collega Scutellà - dei 200 milioni di euro pare siano stati
utilizzati solo circa il 10% - si tratta di fondi PNRR, peraltro con una
scadenza fissata al 30 giugno, salvo proroghe, che rischiano di andare perduti
- ma anche rispetto alle azioni messe in campo da
questo governo regionale, circa 15 milioni di euro, ancora non si è ben capito
destinati a farne cosa. L'idea è quella di trasferire di fatto la tendopoli di
oggi tra San Ferdinando e Rosarno. Per farne cosa? Perché il rischio concreto è
che noi chiudiamo e demoliamo un ghetto per farne un altro. Uno per farne due,
uno a Gioia Tauro e uno nuovo a San Ferdinando, con delle denominazioni
particolari in degli edifici che però mancano dei requisiti minimi strutturali;
è bene ricordare che questi migranti, che sono persone, vivono - lo sappiamo
tutti - in condizioni veramente disumane: senza luce, senza acqua, senza gas;
dieci o quindici persone in pochi metri quadrati, ammassati l'uno sull'altro,
senza alcun diritto, senza alcuna prospettiva di miglioramento della propria
condizione familiare, con l'aggravante che, quando qualcuno si permette, non di
alzare la testa, ma di rivendicare un diritto elementare, basilare, addirittura
poi assistiamo a scene come quelle a cui abbiamo assistito. E, quindi, c'è da
affrontare anche questo tema. Ma non voglio dilungarmi perché ho presentato
un'interrogazione e aspetto la risposta che, come è giusto, arriverà. L'Assessore
mi rassicura, ma non ho dubbi perché alle mie interrogazioni ho sempre ricevuto
risposta puntuale, condivisibile o meno che fosse il merito della risposta.
È sicuramente un tema da affrontare anche con la condivisione di tante
realtà associative che da sempre si impegnano nel campo dei diritti umani, ma
anche degli amministratori, sui cui territori poi ricadranno le scelte di
questo governo regionale e del Governo nazionale. Sicuramente, come evidenziava
qualche collega, è un tema quello dell'immigrazione che non può essere
sottaciuto o negato, al di là degli spot, e voglio un attimo alzare il respiro
della discussione e farne una disamina nazionale.
Da anni ormai assistiamo agli slogan del Governo di destra e
centrodestra che si dice contrario all’immigrazione clandestina; anche io sono
contrario all'immigrazione clandestina, però nei fatti nessuna azione concreta
è stata messa in campo, atteso che i numeri continuano
a dirci che gli immigrati clandestini continuano ad aumentare, ad arrivare in
maniera sempre più importante nel nostro territorio.
È un po' lo stesso ritornello che avviene sul tema della sicurezza - lo
ricordava la collega Madeo: dite di essere un Governo di destra - parlo a
livello nazionale - e quindi di contrastare le forme di insicurezza, siamo
tutti per la legalità, però la percezione della sicurezza è sempre meno,
soprattutto nelle grosse città.
Lo stesso esempio potrei farlo sul tema delle tasse e della pressione
fiscale. Accusate noi di voler mettere le tasse, siete al Governo da oltre
quattro anni e la pressione fiscale è ai massimi storici. La verità è che
questo fenomeno della schiavitù, del caporalato, così come tutta la filiera
agroalimentare, quella parte illecita, quella parte viziata dal malaffare deve
essere regolamentata e noi, attraverso questo tavolo che andremo con molta
umiltà ad istituire, ci faremo anche promotori di qualche proposta.
Una prima proposta, che può apparire banale, ma potrebbe in qualche
misura aiutare a dare una certa stabilità e a regolarizzare tutto il fenomeno,
è quella di una piccola contribuzione, anche di un centesimo al chilo, che
possa servire alle imprese, innanzitutto per dare, per esempio, una casa degna
agli operatori per poi regolarizzare il trasporto e quello che viene messo in campo. Misure che si aggiungono a quelle già
previste, come, ad esempio, quelle della premialità. La verità però è che se
non vogliamo - e vado a chiudere - ritrovarci tra qualche mese, tra qualche
settimana o tra qualche anno a dover commentare l'ennesimo spiacevolissimo
episodio, è il caso di mettere da parte le chiacchiere, le passerelle -
qualcuno le definisce invece manifestazioni importanti - come quella alla quale
anche io ho partecipato, per dare innanzitutto attuazione concreta agli
strumenti normativi che già ci sono; ripeto: c'è una Legge nazionale, una legge
regionale, si possono per carità presentare nuove proposte di legge, nuove
modifiche alla legislazione attuale, però occorre spingere innanzitutto sul
nuovo approccio culturale al tema, anche risolvendo qualche diversità di
veduta.
Caro Presidente, io sono d'accordo con lei, anche col nuovo Sindaco di
Reggio, quando dice che è giusto aprirsi a nuove frontiere; penso
all’iniziativa del governo regionale sui centri per l'impiego in Tunisia, per
importare manodopera regolare, formata, che possa dare un contributo alle
nostre imprese, anche perché, senza prenderci in giro, gli italiani purtroppo
molti lavori ormai non vogliono più farli, quindi è
bene regolarizzare e dare un futuro stabile ai nostri imprenditori.
Però, mettetevi d'accordo perché c'è qualche altro grande esponente,
penso al leader della Lega - non voglio parlare per ora di Vannacci perché
rabbrividisco solo all'idea - che invece dice che non dobbiamo importare in
Calabria il terzo mondo; questa è una dicotomia profonda che avete al vostro
interno.
Noi siamo per l'integrazione regolare, siamo per legalizzare chi presta
un'opera lavorativa fondamentale per tutto il comparto agroalimentare, siamo
per i controlli, i controlli che non devono partire però dopo la tragedia con
l'ennesimo tavolo in prefettura, dopo che ormai si è consumato il fatto o il
danno. Servono controlli, serve potenziare l'ispettorato del lavoro, perché
veramente operi continuamente su tutti i nostri territori, e serve anche una
forte opera di repressione, che in questo caso non è una brutta parola, proprio
per evitare di dover commentare e parlarci addosso su fatti di così grave
entità.
Grazie, collega Ranuccio. Ha chiesto di intervenire il consigliere
Ferrari. Ne ha facoltà.
Grazie, signor Presidente. Intanto, la ringrazio per aver inserito
all'ordine del giorno questo importante punto che ci consente una riflessione e
di avere un momento di confronto su un tema importante; esprimiamo intanto una
ferma condanna per quanto è accaduto e contestualmente cordoglio, vicinanza e
solidarietà alle famiglie e a tutta la comunità di Amendolara; si tratta di un
episodio che riporta con drammaticità al centro dell'attenzione una realtà che
non possiamo considerare certamente episodica: le condizioni di grave
marginalità e le violenze connesse al caporalato.
Il contrasto al caporalato e lo sfruttamento del lavoro, in particolare
nei confronti dei lavoratori migranti, non è certo un tema settoriale. È una
questione che riguarda insieme la legalità, la dignità del lavoro e la qualità
del nostro sistema produttivo. Parliamo di un fenomeno che, come evidenziano i
dati ufficiali del Ministero del Lavoro, si manifesta attraverso forme illegali
di intermediazione della manodopera, accompagnate da violazioni sistematiche
dei diritti fondamentali: salari non adeguati, orari fuori da ogni regola,
condizioni di sicurezza spesso inesistenti. È un fenomeno che colpisce in modo
prevalente i lavoratori migranti, perché probabilmente e certamente più esposti
sotto il profilo sociale, abitativo e in molti casi anche giuridico. Bisogna
evidenziare che non siamo assolutamente di fronte ad episodi isolati.
I dati recenti ci parlano di un problema strutturale. Sono molti i casi
riconducibili a lavoratori in nero e a condizioni di sfruttamento. Allo stesso
tempo, però, io oggi vorrei evidenziare con chiarezza e ricordare un aspetto
importante: i lavoratori stranieri rappresentano una componente essenziale nel
nostro sistema economico; parliamo di milioni di persone che contribuiscono in
maniera significativa alla produzione di ricchezza e al funzionamento di intere
filiere, a partire da quella agricola. Questa penso sia una riflessione
importante alla quale tutti noi siamo chiamati, perché è evidente che fa
emergere una contraddizione: da un lato, il bisogno reale di manodopera,
dall'altra, la presenza di circuiti illegali che trasformano quel bisogno in
occasione di sfruttamento. E non possiamo per niente ignorare che in alcuni
casi questi fenomeni si intrecciano con contesti di illegalità più ampi,
arrivando a produrre situazioni di grave marginalità e talvolta episodi
drammatici che colpiscono profondamente le nostre comunità, come purtroppo è
avvenuto.
Nonostante il nostro ordinamento si sia dotato negli anni di strumenti
importanti, strumenti repressivi, strumenti preventivi e di governance,
politiche di inclusione sociale, che certamente dopo di me saranno evidenziate,
tuttavia, dobbiamo con onestà dire che questi interventi evidentemente, seppur
importantissimi, non sono bastevoli, non sono sufficienti visti i dati e visti
gli accadimenti. Il fenomeno continua a esistere perché trova spazi in
squilibri reali tra domanda e offerta di lavoro, tra legalità e convenienza
economica, tra bisogni produttivi e fragilità sociali.
Il contrasto al caporalato non è soltanto una battaglia contro
l'illegalità, riguarda la qualità del lavoro, la tenuta del nostro sistema
produttivo e, prima ancora, la dignità della persona. Per la Calabria è una
sfida che incrocia sviluppo, coesione sociale e governo del territorio. È
necessario sempre di più un approccio integrato che superi la sola dimensione
repressiva e punti su prevenzione, inclusione e responsabilità delle filiere
produttive. Solo così sarà possibile coniugare sviluppo economico e diritti,
rafforzando la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini. La
nostra è, in definitiva, una sfida in linea con il modello di sviluppo che
vogliamo costruire per la nostra regione. Una Calabria che cresce, come sta
crescendo, non può permettersi che da una parte del suo sistema produttivo,
seppur da una piccola parte, ci si regga su condizioni di sfruttamento e non
può accettare che il lavoro, anziché essere strumento di emancipazione, diventi
fattore di marginalità. Nell'evidenziare e ringraziare l'elevato numero di
imprenditori agricoli che in Calabria operano nella legalità, nel rispetto del
contratto collettivo nazionale e delle norme di settore, ritengo sia sempre più
necessario un impegno condiviso, concreto e continuo.
È su questo terreno che siamo chiamati a lavorare con responsabilità
istituzionale, ma anche con la consapevolezza che dietro i numeri e gli episodi
ci sono persone, ci sono storie, ci sono comunità. E sono proprio queste
comunità che ci chiedono in maniera sempre più forte risposte credibili
all'altezza della complessità del problema, in applicazione certamente della
normativa vigente, ma soprattutto con un impegno condiviso e sinergico da parte
di tutte le istituzioni, ognuno per la propria parte. Grazie.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.
Grazie, buongiorno Presidente, Giunta, colleghi consiglieri. Ho
ascoltato con molto interesse gli interventi dei colleghi che mi hanno
preceduto. È evidente che siamo ancora tutti molto scossi e molto provati per
quello che è successo qualche giorno fa ad Amendolara; è altrettanto evidente,
quindi, che il dibattito di cui oggi ci occupiamo deve tenere un comportamento
che sia rispettoso della tragedia che ha colpito i quattro lavoratori e che più
in generale ha colpito la nostra regione. Questo non significa però tacere
delle responsabilità che ci sono dietro questa tragedia, tacere delle
responsabilità che hanno visto morire delle persone sfruttate e ridotte in
schiavitù, persone che purtroppo diventano visibili soltanto dopo morte.
Non possiamo cioè fare finta di scoprire quello che accade intorno a noi
soltanto dopo che si verifica l'ennesima atrocità. È un “mai più”, Presidente,
che ci ripetiamo da circa quarant'anni, dalla prima morte che fece scalpore,
quella di Jerry Essan Masslo. Da allora sono passati quarant'anni, eppure
continuiamo a fare finta di niente di fronte a storie che, in qualche modo, si
somigliano tutte le une con le altre. Si inizia con le minacce, i ricatti, poi
arrivano le botte, i salari da fame, le giornate di lavoro cancellate. Eppure,
si continua a far finta di non vedere, come se non sapessimo dell'esistenza
delle baraccopoli, come se non conoscessimo dove si trovano le baraccopoli,
come se non esistessero fiumi di denunce, di inchieste giudiziarie, di relazioni
parlamentari, di appelli da parte delle associazioni e da parte dei sindacati.
Sapevate tutto, e il dibattito oggi non si può ridurre a un elogio
dell'imprenditoria sana e onesta calabrese. Di fronte a quattro persone
bruciate vive, il dibattito in quest'Aula non può essere l'elogio
dell'imprenditoria sana e onesta calabrese. È troppo comodo, lo dico anch'io.
Anche io mi iscrivo tra coloro che elogiano l'imprenditoria sana e onesta della
nostra regione. Però non possiamo continuare a fare finta di non vedere, perché
anche voi sapete benissimo che esistono imprese e aziende nella nostra regione
che costruiscono la loro competitività sullo sfruttamento.
Sapete benissimo che probabilmente il caporalato o padronato non
esisterebbe se non ci fosse la complicità di parte dell'imprenditoria regionale
calabrese. Forse sono cose che non conoscete da quarant'anni. Forse sono cose
che non conoscete neanche dall'approvazione della prima legge nazionale di
contrasto al caporalato, la numero 199 del 2016. Senza dubbio lo sapete - in
molti l'avete citata - dal 26 aprile 2018, quando il Consiglio regionale, su
proposta del consigliere Arturo Bova, licenziò la legge numero 9. In molti
avete citato l'articolo 37, in pochi avete detto cosa c'è scritto in questo
articolo 37. È importante che ricordiamo a cosa si è vincolata la Regione
Calabria dall'aprile del 2018. Si prevedevano misure di semplificazione
amministrativa per valorizzare e incentivare le attività economiche del settore
agricolo, delle imprese che scelgono di operare con legalità e sicurezza,
contrastando ogni forma di caporalato e sfruttamento; si prevedeva la
concessione in via prioritaria di beni a destinazione agricola a coloro che
svolgono attività di agricoltura sociale; si prevedeva la stipula di convenzioni
per l'introduzione del servizio di trasporto gratuito per le lavoratrici e i
lavoratori agricoli che coprisse l'intero itinerario casa-lavoro.
Parliamo di persone bruciate vive dentro il furgone dei loro padroni,
dei loro caporali che le hanno chiuse lì dentro, togliendo le maniglie per
evitare che potessero uscire.
Si prevedeva l'istituzione di presidi medico sanitari mobili per
assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso; contributi agli enti
locali e alle organizzazioni non profit, concessionarie di beni per realizzare
centri di servizio e di assistenza sociosanitaria. Si prevedeva, finanche, la
distribuzione gratuita di acqua e viveri di prima necessità per i lavoratori
stagionali, oltre al potenziamento delle attività di tutela e informazione dei
lavoratori, attivazione di sportelli informativi e istituzione di corsi di
lingua italiana e formazione lavoro. Bene, ho verificato, questa legge è ancora
in vigore, non è stata modificata, anzi la Regione ha rilanciato le attività e
l'impegno di contrasto al caporalato perché nel 2022, l'allora assessore alle
politiche sociali, Minasi, gioiva giustamente per, cito testualmente,
“l'approvazione su sua proposta del tavolo regionale di contrasto al caporalato
in attuazione del programma Su.Pr.Eme, Sud,
protagonista nel superamento delle emergenze, attivato con i fondi comunitari
della programmazione FAMI, ovvero Fondo Asilo Migranti e Integrazione”. Questo
tavolo doveva servire a favorire il confronto e lo scambio di informazioni e,
nelle intenzioni dell'allora assessore della Giunta, doveva rappresentare un
passaggio significativo per il contrasto dello sfruttamento lavorativo e del
caporalato, obiettivo prioritario e non più procrastinabile della Regione
Calabria; tanto è vero che si prevedeva che questo tavolo rimanesse attivo in
maniera permanente fino al 31 dicembre del 2027, in concomitanza con la
scadenza della programmazione comunitaria ad esso collegata. Noi non abbiamo
contezza degli esiti di questo tavolo, di quante volte si sia riunito, dei
dossier che doveva produrre rispetto al caporalato. Facendoci un'idea,
probabilmente non ce ne sono stati di questi risultati, non sono stati
raggiunti questi obiettivi, atteso che, quattro anni dopo, esattamente lo
scorso 1° maggio, l'attuale assessore Pasqualina Straface, intervenendo al
primo incontro del tavolo regionale di contrasto al caporalato, dichiarava che
“il tavolo non rappresenta un adempimento formale, ma uno strumento concreto di
responsabilità istituzionale fondato su responsabilità collettiva, ascolto e
programmazione”. Si potrebbe pensare che si tratti di un altro tavolo. In
realtà no, perché anche questo si inserisce nella strategia Su.Pr.Eme. È lo stesso identico tavolo che doveva - cito
testualmente – “cambiare definitivamente paradigma, superando l'approccio
emergenziale”. Come se non bastasse - lo ha ripetuto anche oggi intervenendo in
Consiglio - la Presidente della sesta Commissione, Santoianni, decideva di
“avviare una riflessione seria e individuare ogni possibile iniziativa utile a
rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto al caporalato, attraverso
un tavolo di confronto permanente”.
Presidente, ho perso il numero e il conto dei tavoli. C'è una vasta
gamma di scelta di tavoli da fare invidia all'Ikea. Faccio una proposta io:
uniteli questi tavoli, sintetizzateli in un tavolo, in un tavolo soltanto.
Ma il problema non è neanche questo, perché è chiaro che tra di voi non
vi parlate e la programmazione viene fatta a compartimenti stagni. Il punto,
Presidente, è un altro. Il punto è che le misure esistevano, le leggi
esistevano e voi purtroppo siete rimasti fermi, inerti!
Questo è il riflesso di un Paese che si indigna per due giorni e
dimentica per anni, lo specchio di un governo che discute in maniera ossessiva
e ossessionata di immigrazione – da qualche tempo anche di remigrazione – e non
discute quasi mai di sfruttamento.
Un Governo nazionale che sbraita quando si parla degli sbarchi e tace
quando si tratta di schiavitù.
Vi indignate quando vedete i furgoni bruciati e non dite nulla di fronte
ai tre euro l'ora percepiti dai lavoratori!
Piangete di fronte alle bare con dentro i corpi carbonizzati e non dite
nulla di fronte ai contratti falsi, alle violenze fisiche e verbali, al racket
degli alloggi, ai furgoni con dentro stipati esseri umani!
Altro che responsabilità condivisa! Altro che costituzione di parte
civile!
Avete le mani sporche di sangue!
Questa tragedia poteva essere evitata semplicemente applicando la legge
regionale che questa stessa Regione ha approvato.
Se fossero stati attuati gli strumenti di cui questa stessa Regione si è
dotata, probabilmente oggi non staremmo commentando l'ennesimo delitto,
l'ennesimo crimine, l'ennesima atrocità che inizia da lontano, che parte con le
minacce, con le botte, con i salari da fame e arriva a calpestare, giorno dopo
giorno, passo dopo passo, un pezzettino alla volta, la dignità dell'essere
umano.
Come recitava Fabrizio De Andrè: “Per quanto vi crediate assolti, siete
per sempre coinvolti”.
Mentre oggi discutiamo, lanciamo proposte, facciamo un minuto di
silenzio per ricordare le quattro vittime di Amendolara, anche stamattina, come
ogni mattina alle quattro, oltre 30 mila lavoratori si sono alzati, si sono
recati nei campi con mezzi di fortuna e hanno lavorato per portare sulle nostre
tavole – anche sulle nostre tavole – i prodotti della nostra terra e tra
qualche ora, forse, faranno ritorno a casa, se casa si possono definire gli
stanzoni nei quali sono costretti a vivere; e lo faranno ancora una volta in
solitudine, senza certezze, senza tutele, soltanto con la speranza di
sopravvivere un giorno in più. Grazie.
Grazie, consigliere Falcomatà. Ha chiesto di intervenire il consigliere
Giannetta. Ne ha facoltà.
Grazie. Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Presidente della
Giunta regionale, assessori, prima di ogni considerazione politica o di ogni
valutazione istituzionale, desidero in quest'Aula rivolgere un pensiero alle
vittime della strage di Amendolara.
Quattro ragazzi, quattro giovani vite spezzate, tra i 19 e i 29 anni che
erano venuti in Italia per lavorare, raccoglievano fragole nei campi, cercavano
un'opportunità per migliorare sé stessi e le loro famiglie, ma sono morti
carbonizzati.
Non si può morire così, non si può perdere la vita in modo così atroce,
disumano e inaccettabile.
Di fronte a una tragedia di tale portata non esistono appartenenze
politiche, ma soltanto il dovere delle Istituzioni di stringersi attorno alle
famiglie delle vittime e di affermare con forza che la dignità della persona e
del lavoro vengono prima di ogni cosa.
La Magistratura accerterà responsabilità, moventi e connivenze; sarà
compito degli inquirenti fare chiarezza sull’accaduto e sugli interessi che si
nascondono dietro una vicenda così drammatica.
Ciò che oggi possiamo dire è che questa strage ha acceso i riflettori
sul dramma dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, uno sfruttamento che
può annidarsi nei campi dove si raccolgono fragole, pomodori, agrumi e altri
prodotti agricoli.
Uno sfruttamento che non appartiene alla Calabria e che non può essere
attribuito a una singola terra, ma che si manifesta ovunque attecchiscono
organizzazioni criminali spietate, ovunque la vita umana venga considerata un
mezzo e non un fine, ovunque il valore della persona venga ridotto a zero.
La vita di questi quattro ragazzi è stata spezzata da una violenza
feroce che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe maturata all'interno
dello stesso contesto di provenienza delle vittime.
Circostanze che dovranno essere rigorosamente accertate, così come
dovranno essere accertate eventuali connivenze e responsabilità criminali
legate agli ambienti dello sfruttamento.
Proprio per questo oggi dobbiamo essere chiari.
La Calabria non è questo! La Calabria non può essere identificata con
chi sfrutta, con chi minaccia, con chi ricatta o riduce il lavoro a schiavitù,
e non può nemmeno tacere di fronte a simili atrocità. Per questo, la Calabria
si unisce nel dolore e nel cordoglio, ma anche nella difesa del diritto di ogni
lavoratore, italiano o straniero che sia, a svolgere il proprio lavoro in
condizioni di sicurezza, legalità e dignità.
Per questa ragione condividiamo la scelta annunciata dal presidente
Occhiuto di costituire la Regione Calabria parte civile nei procedimenti che
nasceranno dalla vicenda di Amendolara, reputandola una scelta giusta, che
afferma un principio semplice, ma fondamentale: la Calabria sta dalla parte
delle vittime, della legalità e del lavoro regolare.
Per affermare la verità, bisogna evitare semplificazioni e
generalizzazioni.
Il caporalato è un fenomeno diffuso a livello nazionale, con un
epicentro storico e quantitativo concentrato nel Mezzogiorno, in particolare in
Puglia, Calabria, Campania e Sicilia.
Un fenomeno in forte crescita anche nelle regioni del centro nord,
specialmente in Lombardia, Veneto, Piemonte, all'interno di filiere agricole ad
alto profitto.
Non consentiremo che quanto accaduto venga utilizzato per rappresentare
la Calabria come terra di sfruttamento o per infangare un intero comparto
produttivo.
Sappiamo che l'agricoltura calabrese non è questa, che migliaia di
imprenditori agricoli ogni giorno rispettano le regole, investono, producono
qualità, garantiscono occupazione e tengono in piedi uno dei settori più
importanti dell'economia calabrese: chi sfrutta, utilizza il lavoro nero e
lucra sulla disperazione delle persone è un nemico dei lavoratori, ma anche un
nemico degli imprenditori onesti perché altera il mercato, pratica concorrenza
sleale e danneggia l'immagine delle produzioni calabresi.
Per questo la battaglia contro il caporalato non è una battaglia
“contro” l'agricoltura, ma “per” l'agricoltura; una battaglia per difendere il
lavoro regolare, la dignità della persona e la credibilità delle imprese.
Bisogna però avere anche la consapevolezza che il caporalato non è
soltanto un problema di ordine pubblico, una questione che riguarda le Procure,
le forze dell'ordine o le aule dei Tribunali, bensì un fenomeno complesso che
si alimenta della vulnerabilità delle persone, dell'isolamento sociale, della
mancanza di servizi, dell'assenza di trasporti adeguati, delle condizioni
abitative degradate e talvolta anche degli squilibri che attraversano la
filiera agroalimentare.
In Italia il fenomeno sta cambiando forma, passando dai grandi ghetti
visibili a forme di caporalato diffuso e lavoro grigio, in cui i lavoratori
vengono formalmente contrattualizzati, ma per un numero di giornate reali
nettamente superiori a quelle dichiarate nella busta paga. Questo fenomeno si
intensifica in contesti in cui il valore del prodotto agricolo viene compresso
eccessivamente.
Quando i margini si riducono lungo la filiera, il rischio è che il costo
del lavoro diventi la variabile sulla quale qualcuno tenta di scaricare queste
pressioni e per questo la risposta deve essere ferma contro chi sfrutta, ma
deve essere anche lungimirante e strutturale.
La Regione Calabria, grazie agli assessori Calabrese e Gallo, attraverso
attente politiche attive del lavoro e azioni politiche mirate per il comparto
agricolo non è stata ferma, ma ha affrontato queste urgenze con iniziative
mirate ad aiutare la regolarità nella conduzione delle imprese, favorire
l'inclusione e l'accoglienza temporanea di chi vive e viene in Calabria a
lavorare nei campi.
La Regione Calabria, come sappiamo, non ha funzioni ispettive o di
ordine pubblico, ma sta contrastando lo sfruttamento e l'emarginazione del
settore agricolo attraverso i progetti europei “FAMI”, “Su.Pr.Eme”
e “IN.C.I.P.I.T.” – li cito solamente perché sono sicuro che entreremo nel
merito della questione – e ha intrapreso azioni di contrasto al caporalato
attraverso il coordinamento tra Istituzioni, Prefetture, parti sociali e
organismi di controllo per rafforzare le politiche di prevenzione e
integrazione dei lavoratori.
Parallelamente, sul comparto agricolo sta portando avanti un immane
lavoro di valorizzazione delle produzioni agricole con politiche mirate a
restituire dignità al lavoro agricolo. Ne sono testimonianza i dati
incontrovertibili di una Calabria che incrementa le produzioni, che è presente
nei mercati, che è prima nel biologico in Europa e che orienta i giovani a
investire nel comparto agroalimentare.
Certo, ciò non è bastato a sconfiggere la disumanità che genera morte, e
dice bene il presidente Occhiuto, riporto le sue parole in modo tale che possa
essere chiaro: “Il caporalato è la tragica conseguenza dei flussi migratori di
massa favoriti per anni dalle forze politiche di centrosinistra”.
Con l'attuale governo Meloni i flussi sono stati notevolmente ridotti e
tanto lavoro è stato fatto per contenere la criminalità generata
dall'immigrazione clandestina.
Gli sbarchi di massa hanno alimentato un giro d'affari miliardario per
la criminalità organizzata internazionale basato sul traffico di esseri umani,
generando reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento
lavorativo, caporalato e tratta di persone.
A livello locale, l'afflusso continuo non rende semplici le operazioni
di controllo capillare del territorio, figuriamoci nei campi.
Certamente occorre rafforzare i controlli e colpire chi opera
nell'illegalità, ma allo stesso tempo bisogna continuare a valorizzare le
aziende sane, sostenere le filiere trasparenti, promuovere marchi di qualità,
che distinguono le imprese virtuose, e difendere il giusto prezzo dei prodotti
agricoli e del lavoro di tutta la filiera.
L'etica, la sostenibilità, la legalità devono essere infatti garantite
in tutta la filiera.
Se il lavoro viene pagato il giusto, il valore del prodotto equamente
distribuito e le imprese sostenute nel rispetto delle regole, lo spazio per lo
sfruttamento si riduce notevolmente.
La vera sfida non è soltanto reprimere il caporalato quando emerge,
bensì costruire un sistema agricolo nel quale il caporalato non trovi più
spazio.
In questo senso, considero particolarmente importante ciò che è accaduto
venerdì nella nostra Città: da un lato, il vertice straordinario in Prefettura
alla presenza del Ministro del lavoro, dei Sottosegretari di Governo nazionale,
del Presidente della Giunta regionale, Occhiuto, degli assessori regionali
Gallo e Calabrese, ai margini della Festa dell'Arma dei Carabinieri che si è
svolta a Reggio Calabria alla presenza della Presidente del Consiglio dei
ministri, Giorgia Meloni; dall’altro, il lavoro svolto dalla Commissione
agricoltura - faccio i complimenti alla presidente Santoianni che ha ascoltato
le organizzazioni sindacali per raccogliere proposte e indicazioni concrete -
non è da meno.
Da quell'audizione è emerso un dato importante su alcune priorità
fondamentali: esiste una larga convergenza. I sindacati hanno indicato
questioni che riguardano la prevenzione primaria ancora prima della
repressione.
Penso al tema dei trasporti: in molte aree agricole il caporale diventa
indispensabile perché è l'unico a garantire il collegamento tra i luoghi di
residenza e i campi. Spezzare questo monopolio significa restituire libertà e
autonomia ai lavoratori, anche se non è facile, considerato che la maggior
parte delle imprese agricole hanno da tre a quattro lavoratori, quindi,
immaginate quanti pulmini, ad esempio, dovremmo avere per andare in giro in
tutta la regione.
Penso al tema degli alloggi sociali e delle soluzioni abitative
dignitose per i lavoratori stagionali; dove esistono ghetti, baraccopoli e
condizioni di marginalità, il terreno dello sfruttamento diventa
inevitabilmente più fertile.
Penso alla proposta di valorizzare le aziende virtuose attraverso marchi
di qualità e strumenti di premialità che consentono ai consumatori di
riconoscere chi produce nel rispetto dei contratti, della sicurezza e della
dignità del lavoro.
Sono tutte proposte concrete, equilibrate e condivisibili.
Proposte sulle quali la Regione Calabria è già in prima linea, così come
lo è già per rafforzare l'applicazione delle leggi esistenti che richiedono la
collaborazione di tutti.
Ecco perché guardiamo con favore alla proposta, emersa nel corso dei
lavori della Commissione, di istituire presso il Dipartimento agricoltura della
Regione Calabria un tavolo tecnico permanente che coinvolga Istituzioni,
organizzazioni datoriali, sindacati e tutti i soggetti interessati.
Ben venga una sede stabile di confronto, un rafforzamento della
strategia regionale che tenga insieme legalità, trasporti, accoglienza,
politiche del lavoro e sostegno delle imprese sane.
Da accogliere con grande favore anche la decisione assunta dal Ministero
del lavoro e del Governo nazionale, riunito in Prefettura a Reggio Calabria, di
dichiarare guerra al caporalato con una campagna di ispezioni aggiuntive per
tutta l'estate su tutto il territorio nazionale e su tutto il comparto agricolo
per contrastare lo sfruttamento, ma ancor di più per consentire ai lavoratori e
imprenditori onesti di ribadire la propria scelta di qualità. Perché è vero che
il caporalato non si combatte soltanto nelle aule dei Tribunali, ma si combatte
anche costruendo alternative, rendendo più semplice il lavoro regolare e più
difficile quello illegale, rafforzando i controlli, ma anche eliminando quelle
condizioni di vulnerabilità che consentono ai caporali di esercitare il proprio
potere.
È necessario poi prendere atto che questa battaglia, in particolare nel
comparto agroalimentare, si può vincere facendo squadra con le imprese sane
che, non dimentichiamo, sono anch'esse vittime dell'attività illecita del
caporale, subendo una concorrenza sleale che si ripercuote sul prezzo finale
dei prodotti venduti.
Concludendo, mi auguro e sono certo che la Calabria saprà trasformare il
dolore e l'indignazione di questi giorni in un'occasione per rafforzare la rete
di protezione delle proprie imprese agricole e del lavoro regolare. Lo dobbiamo
alle vittime di Amendolara, ai lavoratori sfruttati, agli imprenditori onesti,
alla reputazione della nostra terra.
La risposta delle Istituzioni deve essere inflessibile contro chi
sfrutta e altrettanto forte nel sostenere chi produce rispettando le regole.
Questa è la Calabria che vogliamo: una Calabria che non nega i problemi
ma li affronta, che non si arrende all'illegalità, che difende insieme lavoro,
impresa, sicurezza e dignità della persona. Grazie.
Grazie, consigliere Giannetta. Ha chiesto di intervenire la consigliera
Iiriti. Ne ha facoltà.
Buongiorno, Presidente, grazie. Un saluto al presidente Occhiuto, alla
Giunta regionale e a tutti i colleghi.
Si è detto già molto rispetto al tema del caporalato. Il mio intervento
sarà breve, però ritengo che alcune precisazioni siano doverose.
Innanzitutto, vorrei rivolgermi al consigliere Falcomatà, perché ritengo
che si scuotano le coscienze enfatizzando un fatto di una gravità estrema.
Le nostre coscienze sono già state scosse da una tragedia immane, che
veramente ha segnato non solo la Calabria, ma tutta l'Italia.
Il fenomeno del caporalato non è presente solo in Calabria ma, come
diceva anche il consigliere Bruno, affonda radici lontane, quindi, ritengo
gravissimo quanto detto dal consigliere Falcomatà quando ha dichiarato: “Voi
avete le mani sporche di sangue”.
Le mani sporche di sangue forse le abbiamo tutti allora, perché la
riflessione, caro consigliere Falcomatà, è doverosa.
Il caporalato, affondando radici lontane, evidentemente è un tema che
cerca risoluzione fin dalla notte dei tempi e trovo profondamente sbagliato che
si pongano sullo stesso piano la Calabria straordinaria con la Calabria del
caporalato, così come in tutta Italia.
La Calabria straordinaria è sintomatica di una politica sana e di
aziende sane che sanno lavorare, che rispettano le regole.
Nessuno in quest'Aula ha negato che esista in Calabria come in Italia il
fenomeno del caporalato. Nessuno lo sta negando; anzi, ritengo che proprio
dagli scranni di quest'Aula e della maggioranza si debba alzare un grido forte
contro il caporalato.
Nessuno sta negando questo fenomeno, anzi, noi lo contrasteremo perché,
qualora vi fossero aziende che volessero sfruttare avvalendosi del lavoro nero
per fare guadagni, noi non lo consentiremo e lotteremo con tutti gli strumenti
possibili affinché questo non avvenga.
Se qualcosa non ha funzionato, un interrogativo ce lo dovremmo porre
tutti, in primis la politica, certamente, di destra e di sinistra, anche se
negli ultimi periodi molto è stato fatto dal governo Meloni, come ribadito
anche in occasione del vertice in Prefettura dalla ministra del lavoro
Calderone, la quale addirittura con il decreto-legge numero 145 all'articolo
18-ter, prevede anche un assegno di inclusione e un permesso di
soggiorno a tutti i lavoratori che riescano a denunciare le condizioni di
sfruttamento.
Certamente molto si deve fare e ne siamo consapevoli, ma ritengo che la
responsabilità sia diffusa, perché non dobbiamo pensare sempre e solo alla
politica. Ci sono gli organi di stampa, i sindacati, gli ispettorati del
lavoro; è chiaro che qualcosa non funziona anche nel livello del controllo ed è
per questo che richiamiamo prima di tutto noi stessi, ma anche tutti gli organi
che hanno poteri ispettivi e di controllo; i sindacati che hanno il potere
anche di recarsi sui luoghi di lavoro e di non rimanere negli uffici.
Chiaramente, questo problema ci deve vedere su un fronte comune. Consigliere
Falcomatà, non è additando che si risolvono le problematiche!
Anche San Ferdinando è stato un luogo di sfruttamento, lo è tuttora, e
non mi pare che lei non avesse alcun ruolo perché lei è stato Sindaco della
Città metropolitana.
Ognuno cerca di fare quello che può e riteniamo che quanto fatto sia
stato insufficiente, tant'è che la convocazione urgente della Sesta Commissione
- ringrazio la presidente Santoianni - ha rappresentato un passo importante, di
solerzia, in cui sono stati invitati principalmente i sindacalisti di
categoria, perché solo insieme e unendo le forze si può sconfiggere un fenomeno
così grave, così brutale.
Sicuramente dovremmo muoverci anche sul piano del controllo e sono
d'accordo con il consigliere Bruno quando dice che anche la Commissione contro
il fenomeno della 'ndrangheta si dovrà riunire. Non sono d'accordo con la
consigliera Scutellà perché non si possono gettare ombre riducendo la lotta
alla 'ndrangheta con il numero delle sedute di Commissione convocate.
Mi dispiace, non ci sto!
Qui si lotta contro la 'ndrangheta, contro il caporalato con tutte le
nostre forze perché vogliamo una Calabria che sia veramente sana.
Non reputo costruttivo l'additamento a una parte politica.
Ho apprezzato, invece, l'atteggiamento in Sesta Commissione della
consigliera Madeo, con la quale si è fatto un discorso veramente comune perché
non ci possono essere steccati ideologici su temi di estrema gravità.
Non si può approfittare delle condizioni di vulnerabilità per ledere la
libertà degli uomini.
Per questo dovremo cercare, attraverso il tavolo tecnico che, per
esempio, è stato istituito all'interno della Sesta Commissione, ma anche
attraverso il contributo di tutti, di sconfiggere un fenomeno così grave.
Il mondo dell'agricoltura, ma anche quello dell'edilizia, è alquanto
complesso e articolato, quindi, serve veramente un'azione interforze per
riuscire a ottenere dei risultati importanti, perché il fenomeno potrebbe
essere anche in espansione.
Abbiamo sentito gli ultimi fatti che sono accaduti, purtroppo non solo
in Calabria, ma in Lombardia, in Puglia.
La criminalizzazione delle aziende non è un fatto positivo. Noi
stigmatizziamo quelli che sono i comportamenti insani delle aziende, perché
avvalersi di caporali per il reclutamento di manodopera è gravissimo e, quindi,
lotteremo qui in questa sede a livello legislativo con ispezioni.
Come preannunciato anche dalla ministra Calderone, ci saranno dei
rafforzamenti sui controlli per tutti i mesi estivi e speriamo di aumentare
anche gli organici di coloro che sono deputati al controllo.
Ben venga il tavolo in Prefettura, la convocazione di questi organi,
perché è chiaro che le responsabilità sono diffuse anche rispetto a questi
organi di controllo.
Noi stiamo già lavorando per ampliare strumenti di contrasto, ad
esempio, per un'asseverazione di conformità dei rapporti di lavoro con una
certificazione che potrebbe rafforzare l'affidabilità e la reputazione delle
aziende.
Rispetto poi alla manifestazione: ben vengano le manifestazioni - ci
mancherebbe pure - per esprimere la solidarietà, ma non mi pare che le
manifestazioni abbiano un carattere preventivo, tant'è che Maurizio Landini ha
organizzato una manifestazione all'indomani del verificarsi di un episodio di
questa gravità.
Seppur sia una libera scelta, non è partecipando alle manifestazioni che
si concretizza la lotta al caporalato.
Noi ci siamo e ci saremo su tutti i fronti, perché è interesse di tutti
non ridurre la narrazione della Calabria al caporalato.
La Calabria non è solo caporalato e contro di esso porrà
in essere tutti gli strumenti a disposizione.
Pertanto, invito la minoranza a collaborare con serietà, senza
stigmatizzazioni e senza andare alla ricerca di responsabilità.
Qui non si parla di bilancio, ma di uomini, e nessuna cosa può valere
più della vita degli uomini.
L'uomo non è solo braccia, ma deve essere considerato nella sua
totalità, nella sua dignità e nel suo valore assoluto. Grazie.
Grazie, consigliera Iiriti. Ha chiesto di intervenire l’assessora
Straface. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, colleghi consiglieri, Giunta regionale.
Intanto, vorrei esprimere un sentimento di cordoglio verso le vittime
della tragedia che ha colpito il territorio di Amendolara.
Una tragedia disumana che ha scosso le coscienze di tutti e che richiama
a un senso di responsabilità, di verità e di azione concreta.
Dietro questa tragedia sicuramente non ci sono numeri né statistiche, ma
persone che hanno lasciato la loro terra, i propri affetti, le famiglie per
trovare un futuro migliore e che invece si ritrovano in una situazione di
vulnerabilità, di precarietà e di sfruttamento.
Come è stato detto, certamente il caporalato non nasce oggi, non nasce
ad Amendolara e non riguarda soltanto la Calabria, bensì più regioni d’Italia,
e si inserisce in contesti che non sono solo legati all'agricoltura, ma anche
all'edilizia, alla logistica, ai servizi.
Basti vedere quello che è successo a Prato nell'industria tessile, ed è
un fattore così complesso e così multidimensionale che, sicuramente, non va
ricercato in una sola causa o non va combattuto con un solo strumento.
Il caporalato non è soltanto intermediazione illegale di manodopera: si
rivolgono al caporale anche per l'abitazione e per il trasporto. Per questo
siamo di fronte ad una responsabilità collettiva ed è proprio in questa
direzione che, come Regione Calabria, su impulso del presidente Roberto
Occhiuto, abbiamo voluto riattivare subito il Tavolo anti-caporalato e lo
abbiamo fatto il 30 di aprile, con la presenza dei Prefetti, della Direzione
regionale dell'INPS, della Direzione regionale dell'Ispettorato del lavoro,
dell'ANCI, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria,
degli Enti locali e del Terzo settore.
Proprio in quell'incontro, nel quale abbiamo riattivato il Tavolo, è
nata l'idea di istituire una cabina di regia permanente, che potesse monitorare
il fenomeno, con lo scambio di informazioni e un coordinamento di azioni, per
intercettare quello che è il vero sfruttamento, ma non solo questo: avviare
anche un Piano abitativo dignitoso e un Piano di trasporti.
Oltre al Tavolo anti-caporalato abbiamo riattivato progetti importanti e
mi riferisco al progetto “Su.Pr.Eme.2”, un progetto
che nasce per la prevenzione, per il contrasto al lavoro sommerso e al
caporalato.
Sono tre linee di intervento: una prima linea riguarda interventi
socioassistenziali, una seconda linea riguarda l’Agenzia sociale dell'abitare e
una terza linea riguarda delle unità mobili che possono trasferire i migranti
dai loro luoghi di vita ai luoghi di lavoro.
Il progetto, che è già attivo – ripeto, è già attivo – in Calabria,
riguarda due aree territoriali: la Piana di Gioia Tauro – in particolare, i
Comuni di Rosarno, San Ferdinando e Taurianova – e la Piana della Sibaritide
con due Comuni, il Comune di Corigliano Rossano e quello di Cassano. Anche
nella Piana di Gioia Tauro sono previsti dei presìdi, degli hub sociali con un’equipe
multidisciplinare, che già sta operando sui territori, con la presenza di
assistenti sociali, psicologi, operatori legali e mediatori culturali.
Mi vorrei soffermare sulla questione della tendopoli di San Ferdinando.
Da subito, ho riattivato il Tavolo con la presenza dei tre sindaci e del
Prefetto di Reggio Calabria. Non si tratta di una deportazione o di trasferire
delle persone, ma, piuttosto, di andare ad agire sulla fotografia di quello
che, per anni, è stato il degrado sociale e lo sfruttamento che si è consumato
in quella tendopoli. Posso comunicare, insieme ai sindaci e al Prefetto di
Reggio Calabria, che siamo prossimi allo sgombero e allo smantellamento della
tendopoli di San Ferdinando.
All'interno degli alloggi, verrà istituito un presidio con la presenza
di assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali e operatori legali, che
sarà attivo dalle 8 del mattino alle 22 di sera. C'è il problema delle utenze
che stiamo risolvendo con una rimodulazione del progetto, ma c'è tanta
collaborazione che parte soprattutto dai sindaci di queste tre aree. L’11
giugno sarò direttamente alla tendopoli di San Ferdinando e faremo un incontro
nel Comune di Taurianova, che servirà per avviare tutte le procedure per lo
sgombero e per il trasferimento negli alloggi, che sono previsti a Rosarno.
Un altro presidio è previsto nella Piana della Sibaritide. Anche qui la
presenza di un hub sociale e, come nel Comune di Cassano, è previsto il
trasporto con delle unità mobili che vanno ad intercettare lo sfruttamento dai
luoghi di vita ai luoghi di lavoro. Sono misure già attive e ho preteso dal
Terzo settore un monitoraggio che oggi agisce su queste parti di territorio.
Dal mese di febbraio a maggio 2026 c'è stata una presa in carico di 416
migranti; presa in carico significa orientamento, accoglienza e soprattutto
inserimento, integrazione ed inclusione sociale. Sono attivi due avvisi nel
Comune di Corigliano-Rossano, nella Piana di Gioia Tauro e nel Comune di
Cassano per quanto riguarda l'autonomia abitativa. Provengo da una realtà
territoriale - parlo della Sibaritide – in cui, a volte, i sindaci girano la
testa dall'altra parte perché ci sono magazzini nei quali vivono 10, 20
persone, che pagano 100 euro ciascuno.
Gli avvisi stanno andando deserti, ma ci auguriamo che anche con la
sensibilizzazione da parte dei sindaci e degli Enti locali si possano costruire
soluzioni abitative autonome. Insieme a questo, abbiamo già avviato il progetto
“IN.C.I.P.I.T.”, anche questo un intervento importante. Stiamo collaborando con
la Procura di Reggio Calabria per un progetto che riguarda la tratta di esseri
umani e sono stati raggiunti 80 migranti, che entrano a far parte di una rete
nazionale di protezione con accoglienza, formazione, orientamento e tutto ciò
che è necessario per poterli integrare nei nostri tessuti urbani.
Nei prossimi giorni firmeremo un avviso che è stato pubblicato
attraverso un ATS (Ambito territoriale sociale), che prevede Enti del Terzo
settore, con lo stanziamento di 1.700.000 euro e si firmeranno le convenzioni
che prevedono l’avvio di un affiancamento con i centri per l'impiego per tutto
ciò che riguarda formazione ed inclusione lavorativa.
È stato pubblicato un altro bando nel quale sono stati individuati 7 Comuni calabresi: anche in questo caso, siamo pronti alla
firma delle convenzioni, che prevedono l’apertura di strutture di accoglienza,
di sportelli informativi e di tutto ciò che stiamo portando avanti da un punto
di vista di welfare e inclusione sociale.
Mi auguro che la discussione che si è consumata oggi, con gli interventi
di tutti e dove ognuno ha voluto portare il proprio contributo, possa
continuare. Naturalmente, come Dipartimento welfare, siamo pronti a
confronti, a consigli e a tutto ciò che possa arricchire l'inclusione di
migranti che oggi rappresentano il 5% della popolazione calabrese.
Grazie, assessore Pasqualina Straface. Ha chiesto di intervenire
l’assessore Gallo. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, Presidente della Giunta, colleghi della Giunta,
colleghi consiglieri regionali.
Credo che abbia fatto molto bene lei, Presidente, ad inserire in maniera
tempestiva, all'ordine del giorno di questa seduta di Consiglio, la discussione
su un tema di strettissima attualità, che ha portato ancora una volta la nostra
regione alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale, con un evento,
un crimine efferato, che non ha riguardato conterranei calabresi, ma si è
svolto, come teatro, all'interno del territorio della nostra regione – ahimè ad
Amendolara – e ha riguardato lavoratori che abitavano in quel di Villapiana.
Comunque, come è stato accertato dagli inquirenti, siamo in un contesto
generale di indagini che ancora deve ricevere i chiarimenti necessari – lo
hanno detto il Procuratore della Repubblica e i Prefetti presenti e lo hanno
ribadito nella riunione convocata qualche giorno fa dal ministro Calderone in
Prefettura a Reggio Calabria – e in un quadro investigativo ancora non del
tutto chiaro.
I migranti, comunque, operavano e lavoravano all'interno di aziende
agricole della Piana del Metapontino, erano dedicati alla raccolta di fragole
e, quotidianamente, si spostavano verso la vicina Basilicata.
Certamente, la Calabria non può voltarsi dall'altra parte, ma,
certamente, credo che in questo Consiglio regionale ci sia, comunque, stato un
dibattito aperto, giusto e quasi equilibrato da parte di tutti. Comunque, ho
notato anche tanta responsabilità e tanta azione politica, sia pure partendo,
magari, da visioni diverse delle gestioni di questi fenomeni.
In ogni caso, credo che non dobbiamo cedere alla tentazione di
criminalizzare la nostra regione che, troppo spesso, nel corso della propria
storia, ha subito atti di questo genere da parte dei mass media nazionali.
Questi episodi si verificano anche altrove. Quando si è verificato un
episodio di questa natura, ancora più grave, che ha coinvolto nostri
connazionali – ricordate a Fondi, in Provincia di Latina, quando un operaio
migrante ha avuto il braccio tranciato durante le operazioni di lavoro, non è
stato soccorso dal proprio datore di lavoro, nostro connazionale, è stato
lasciato davanti ad un pronto soccorso e poi è deceduto – non è stata
criminalizzata quella regione e l'agricoltura di quella regione. È stato un
episodio – qualcuno tra di voi che ha la laurea in giurisprudenza dovrebbe
saperlo – che ha riguardato, come previsto dal nostro Codice penale, soggetti
che hanno una responsabilità penale individuale.
Il tentativo di criminalizzazione della nostra agricoltura, del nostro
settore agricolo, del sistema delle imprese, è una tentazione alla quale, devo
dire, nella quasi totalità, questo Consiglio regionale non ha ceduto.
Un’altra tentazione – devo riconoscere che gran parte della minoranza
non ha avuto nemmeno questa – è quella della strumentalizzazione.
In questi casi, la strumentalizzazione può essere altro elemento
divisivo rispetto anche ad Istituzioni che in questa sede, la massima Assise
calabrese, devono assolutamente trovare delle soluzioni e individuare delle
possibilità per evitare che possano verificarsi in futuro determinati episodi,
sia pure ascrivibili a responsabilità individuali.
Il pericolo è proprio quello della strumentalizzazione, nella quale,
magari, chi dice che abbiamo le mani sporche di sangue potrebbe essere colui il
quale è stato – lo ha ricordato la consigliera Iiriti – anche, Presidente,
sindaco metropolitano, ha gestito territori interi e ha avuto responsabilità di
governo. Credo, quindi, che il richiamo alla responsabilità debba essere
comune, non debba riguardare gli altri, ma ognuno di noi.
Tutto questo, consigliere Falcomatà, è, certamente, figlio di politiche
in cui l'Europa ha forse volutamente lasciato nel suo isolamento il nostro
Paese, che la sua parte politica ha rappresentato anche in Europa, attraverso i
Presidenti del Consiglio.
In Europa, molto spesso si è guardato all'Italia come Paese che avesse
da solo la possibilità di gestire questi fenomeni: il fenomeno degli sbarchi,
tantissimi sbarchi, il fenomeno delle tendopoli, che erano proprio in questa
provincia, nelle quali i lavoratori erano e continuano ad essere, fino
all’azione di smantellamento, voluta fortemente dal presidente Occhiuto, da
questo governo regionale e alla quale sta lavorando anche l'assessore al welfare.
È stato ricordato in quest'Aula che lo smantellamento di queste
tendopoli è stato un problema che non ha riguardato chi, all'interno dei
territori, aveva la responsabilità anche di politiche che riguardavano il welfare
e, naturalmente, una corretta individuazione di strumenti per fare in modo che
questi esseri umani – dei quali non dobbiamo ricordarci soltanto quando
accadono episodi come quello di Amendolara – avessero condizioni minime di
qualità della vita e non fossero soltanto degli schiavi, perché quando si vive
in quelle tendopoli si è come gli schiavi.
Nel corso di questi anni, comunque, ci sono state delle reazioni da
sinistra e da destra. C'è stata una legge, come quella sul caporalato, che è
stata votata in Parlamento – mi riferisco alle colleghe Scutellà e Barbuto, non
so, poi, come si siano articolate le azioni dei gruppi parlamentari – che
prevede la confisca dei terreni per i proprietari terrieri, laddove sia
accertata, attraverso l'azione degli Ispettorati del lavoro, la presenza di
lavoratori vittime di caporalato.
Chiaramente, questa misura ha spostato le illegittimità e le illegalità
verso altre azioni e operazioni che si agitano nel sottobosco attorno a questi
lavoratori.
È chiaro che, quando, proprio in quelle giornate, viene intervistato
l'imprenditore agricolo della Piana del Metapontino, datore di lavoro di quei
lavoratori, dice che essi avevano un regolare contratto di lavoro ed erano
pagati attraverso un bonifico bancario. È chiaro che questi lavoratori avessero
anche addirittura partecipato ai corsi di formazione preventivi delle tre
giornate previsti dalla normativa, ma tutto si sposta più a valle in una azione
di sottobosco di illegalità e di illegittimità che, naturalmente, va scovata e
stanata.
Ho sentito anche più volte fare un richiamo all'azione di promozione che
stiamo conducendo e che, in questi anni, ha portato la nostra agricoltura a
crescere nell'export, il nostro settore agroalimentare a raddoppiare i suoi
numeri, alla crescita del PIL e all’essere considerati, nel 2025, anche regione
sorpresa sul turismo enogastronomico, che genera aumento anche degli introiti
delle nostre aziende e, quindi, maggiore possibilità per le stesse di essere
affrancate da questi sistemi.
Peraltro, il nostro – lo voglio ricordare – è un sistema di piccole e
medie imprese, soprattutto nel settore agroalimentare, mentre i fenomeni del
caporalato, che sono, comunque, in parte arginati per le motivazioni che stavo
raccontando, riguardano le grosse imprese, soltanto il settore primario e non
anche quello agroalimentare, che spesso promuoviamo con le aziende che, come
dico spesso, fanno bene i compiti a casa.
Qual è, allora, anche il significato dell’azione che stiamo conducendo e
che non è soltanto quella della promozione?
Spesso diciamo alle nostre aziende che è necessario anche elevare
l'asticella su metodi come quello della formazione, dell'innovazione, della
cooperazione – quindi, lo stare insieme – e non solo della comunicazione,
dell'orgoglio, della consapevolezza e dell'ambizione della qualità. Quando
parliamo di ambizione della qualità, non facciamo riferimento soltanto alla
produzione, ma chiediamo a un sistema delle imprese che sia sempre più maturo e
che abbia maggiore consapevolezza del rispetto delle regole etiche – non solo
quelle della sostenibilità ambientale – e della capacità di reagire rispetto a
questi fenomeni.
Tanto è vero che la Calabria, rispetto ad altre regioni, ha aderito ai
Protocolli del lavoro agricolo di qualità. Come sapete, esiste una piattaforma,
creata dalla normativa nazionale, che prevede che le aziende che vi aderiscono
debbano rispondere ad alcuni criteri di qualità nei rapporti di lavoro valutati
dall'INPS. In ogni bando, alle aziende che si candidano ad essere sostenute
attraverso le misure strutturali della programmazione CSR (Complemento di
sviluppo rurale) 2023-2027, come Regione avanguardista, anche rispetto ad altre
Regioni, garantiamo ben quattro punti in più nelle valutazioni all'interno
delle graduatorie e chi conosce i sistemi di valutazione sa bene che quattro
punti sono importanti per prevalere rispetto ad altre aziende.
Mi rivolgo ai colleghi della minoranza che, nella stragrande
maggioranza, hanno inteso anche il significato di questa giornata. La politica
deve servire a questo, a discutere, a ragionare e a confrontarsi in questa
sede, sia pure da visioni diverse, ma trovando delle sintesi e delle occasioni
per corroborare ulteriormente le azioni avviate che, in questi anni, ci sono
state e sono state anche abbastanza evidenti.
Questo fenomeno non è solo calabrese e non riguarda solo il Mezzogiorno,
ma tutto un Paese che, nel corso degli anni, non ha investito su sé stesso e ha
bisogno di questi lavoratori per andare avanti.
Avete citato tantissimi casi: come me, siete spesso al di fuori dei
confini della nostra regione e, come me, vedete che all'interno di ogni
ristorante che sia a Roma, a Milano o in altre città non ci sono lavoratori
connazionali e lo stesso – mi pare lo ricordasse qualcuno fra di noi – vale per
gli alberghi, per il tessile e per altri settori.
Troviamo, allora, il modo di gestire questi fenomeni da Paese civile.
Credo che la sensibilità di ognuno di voi debba accomunarci rispetto a queste
battaglie. È un evento atroce che ha riguardato, ahimè, la nostra regione e
persone che non sono nostri connazionali, ma ha riguardato esseri umani dei
quali dobbiamo avere rispetto.
Non credo che a questa parte politica, a me, al presidente Occhiuto e ad
altri, che proveniamo da una storia e da una tradizione che pone nel rispetto
dell'altro uno dei princìpi fondamentali, si possa dire che ci sia scarsa
sensibilità verso queste problematiche.
Non è una difesa, è semplicemente un invito, ancora una volta, a quella
parte di minoranza, che oggi non ha ceduto a quelle due tentazioni e che ha
affrontato questo dibattito in maniera matura, di proseguire su questo
percorso, su un Tavolo permanente che possa essere un punto dal quale partire.
Poi, qualcuno potrebbe dire che non sono Tavoli nei quali si discute.
Non è così. Penso ad un Tavolo permanente nel quale aggiungere, magari anche
attraverso il vostro impegno, degli stimoli, delle sollecitazioni e delle
proposte che possano evitare in futuro il verificarsi di questi eventi atroci
che, comunque, – lo voglio ribadire in conclusione del mio intervento – sono
eventi sui quali, ancora una volta, deve farsi piena chiarezza.
Ritengo che, comunque, dobbiamo gestire questi fenomeni, aggiungendo
magari ulteriori risorse o utilizzando anche quelle del Fondo sociale europeo
sui trasporti; per esempio, è in corso, in questi giorni, un bando al quale
possono iscriversi i Comuni calabresi per acquistare scuolabus o piccoli mezzi
che possono essere utilizzati anche per il trasporto di persone, come in questo
caso e come nel progetto “Su.Pr.Eme.”, che credo sia
stato un progetto che su quelle aree, sulla Piana di Sibari e sulla Piana di
Gioia Tauro, abbia dato dei segnali di controtendenza rispetto al passato.
Se ci sono Comuni che desiderano aderire, magari candidandosi
all'acquisto di un piccolo van per effettuare questi trasporti, poi,
naturalmente, la Regione farà la sua parte per sostenere anche le spese
correnti, con un progetto apposito, affinché non siano a carico dei singoli
Comuni, ma a carico della Regione.
L'invito, ancora una volta, è ad avere ognuno di noi un atteggiamento
responsabile, più fattivo e, eventualmente, una corresponsabilità perché la
maturità è anche avere atteggiamenti corresponsabili e non strumentali.
Grazie, assessore Gallo. Concludiamo la discussione con il presidente
Occhiuto. Prego, Presidente.
Grazie, Presidente. La ringrazio perché ha inteso convocare una seduta
di Consiglio regionale nell'immediatezza di ciò che è successo ad Amendolara,
per dare la possibilità ai consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza
di intervenire, raccogliendo anche una sollecitazione che proveniva dalle
organizzazioni sindacali.
La ringrazio – ripeto – perché ci siamo sentiti subito e subito lei ha
inteso convocare questa seduta, così come ringrazio i sindacati, che l'hanno
chiesto e che su questi temi hanno sempre dimostrato, insieme alle
organizzazioni datoriali, grande attenzione.
Vorrei ringraziare anche i consiglieri di maggioranza e di minoranza. Ho
apprezzato quasi tutti gli interventi, anche quelli della minoranza, perché, in
quasi tutti, c'è stato quel senso istituzionale che è dovuto dopo una tragedia
del genere.
Qualcuno diceva – faceva bene a dirlo – che non è questo il momento per
dividersi, per cercare o per additare responsabilità, però, è chiaro che
tragedie del genere devono stimolare discussioni, approfondimenti e anche
impegni ulteriori.
Non abbiamo aspettato ciò che è successo ad Amendolara, sul quale,
diceva bene il consigliere Rosa, ancora dovremmo attendere gli esiti delle
indagini, perché, così come ha messo in evidenza - mi pare sia stata la
consigliera Madeo - alcune delle vittime, addirittura sembra avessero un
regolare contratto di lavoro.
Tenterò, fra poco, di sviluppare anche una parte del ragionamento
dell'assessore Gallo, ma, al di là degli esiti delle indagini, ciò che è
successo deve, comunque, interpellare le nostre coscienze su due questioni che
riguardano lo sfruttamento dei lavoratori, che sia o meno caporalato, perché è
sfruttamento anche quando si costringono degli immigrati a stare in 10 o in 25
in una casa, come ho sentito ieri.
Questo deve interpellare le coscienze di ciascuno di noi, così come
vorrei dire qualcosa anche sul tema della mancata inclusione.
Cercherò di essere breve
perché ho chiesto sia all'assessora Pasqualina Straface che all'assessore Gallo
di intervenire, rappresentando il governo regionale, per indicare al Consiglio
regionale le azioni che noi abbiamo svolto. Perché non è vero che diciamo:
“faremo, vedremo”. No! Molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di
Amendolara, ad esempio lo sbaraccamento di San Ferdinando. Il campo di San
Ferdinando era - ed è ancora - una vergogna nazionale, sul quale la stampa
nazionale ha più volte acceso i riflettori, giustamente. Per tanti anni se n'è
soltanto parlato e, fra qualche settimana, questo campo, finalmente, sarà
sbaraccato. È un lavoro che stiamo conducendo da mesi, addirittura da anni,
perché ha avuto un ulteriore impulso da quando a occuparsi del welfare è
l'assessore Pasqualina Straface, ma anche gli assessori che hanno lavorato
prima su questo tema, dall'assessore Tilde Minasi in poi, hanno focalizzato
tantissimo l’attenzione. Quindi, lo faremo fra qualche settimana.
Giustamente, molti di voi
hanno evidenziato che il tema dello sfruttamento si svolge attorno a tre
cardini: il trasporto, la mediazione linguistica, la disponibilità delle
abitazioni. Sulla disponibilità delle abitazioni, non promettiamo adesso
interventi futuri, ma, con l'assessore Gallo, abbiamo assunto impegni già in
campagna elettorale, quando è arrivata la forte richiesta dalle organizzazioni
agricole professionali di avere la possibilità di far alloggiare i loro
lavoranti in abitazioni dignitose. Ne abbiamo parlato altre volte in Consiglio
regionale. Nei mesi passati, ho detto in Consiglio regionale che stavamo
lavorando su questa iniziativa e difatti abbiamo riprogrammato le risorse dei
programmi europei attraverso la revisione del medio periodo per il social
housing. Vi ricordate? Ho detto che una parte di queste risorse le avremmo
messe a disposizione delle organizzazioni agricole professionali per dare una
casa dignitosa ai loro lavoratori; dico alle organizzazioni agricole
professionali e non ai lavoratori, perché è chiaro che qualcuno debba garantire
che le utenze siano pagate regolarmente, che i costi legati ai tributi comunali
siano pagati regolarmente.
Quindi, abbiamo individuato
questa modalità sulla quale stiamo lavorando da ben prima dei fatti di
Amendolara.
Per inciso, noi oggi, con una
sensibilità che è ascrivibile, secondo me, tanto alla maggioranza quanto alla
minoranza, discutiamo in Consiglio regionale come se fossero fatti che
riguardano la Calabria, ma sappiamo tutti che, tristemente, non riguardano soltanto
la Calabria, riguardano ormai tutto il Paese.
L'assessore Straface prima ha
fatto riferimento a quello che avviene a Prato. Qualche giorno prima della
tragedia di Amendolara, avete letto sui giornali quello che è successo
addirittura a Milano: stanno costruendo il consolato americano e hanno scoperto
fenomeni di caporalato.
Questi stessi lavoratori
stavano andando a lavorare in un'azienda lucana. Noi però ne discutiamo,
giustamente, come se fosse un problema soprattutto calabrese. E io sono
orgoglioso di questo. Sono orgoglioso che questo avvenga in Consiglio
regionale, perché quando ci sono immagini così disumane come quelle che abbiamo
visto - al di là del fatto che questi lavoratori andassero in una impresa
lucana -, devono interpellare le nostre coscienze e ci devono far riflettere
ancor di più su quello che si può fare per evitare queste tragedie.
Però, attenzione anche ad
autoflagellarci, cioè a dare l'idea che queste cose accadano solo in Calabria
perché ne parliamo in Consiglio regionale.
Tutto quello che facciamo per
dimostrare che abbiamo un settore, quello agroalimentare, che sta crescendo
molto in qualità - quando dico in qualità significa anche nei procedimenti
interni legati al lavoro -, dobbiamo continuare a farlo. Non è che, solo perché
avvengono queste cose, noi non dobbiamo dare la possibilità alle piccole
aziende calabresi - magari sono state acquisite dai figli che hanno innovato le
aziende dei padri e hanno fatto ancora più attenzione a questioni che hanno
anche un rilievo sociale come il lavoro - di affacciarsi sui mercati che
possono consolidarle. Ho notato che, quasi nella generalità degli interventi,
c’è stato un riconoscimento della qualità del lavoro delle nostre aziende e dei
nostri agricoltori.
Riprendo quello che ha detto
l'assessore Gallo: non è che in questo Paese, nel corso dei decenni passati,
non sia stato fatto nulla per contrastare il caporalato. Qualcosa è stato fatto
se, per esempio, come ha detto l'assessore Gallo, è prevista la confisca dei
terreni per il reato di caporalato. Addirittura, una legge - non l’ha approvata
il centrodestra, ma il centrosinistra nel 2016 - prevede sanzioni per il
caporalato e proprio il rilievo di queste sanzioni - arrivano fino al sequestro
dei terreni - sta spostando le dinamiche dello sfruttamento. Cioè, non sono più
le aziende agricole che fanno ricorso al caporalato, perché la sanzione genera
una fortissima deterrenza, ma si annidano altre forme di sfruttamento lungo la
cosiddetta filiera del lavoro che riguardano il trasporto. Addirittura, mi
dicevano i sindacati l'altro giorno - li ho incontrati proprio qui, in questo
palazzo, dopo la festa dei Carabinieri – che ci sono organizzazioni che fanno
pagare al lavoratore una birra e un panino, una Coca-Cola o un panino, un'acqua
minerale o un panino, 10, 15 euro, cioè, lucrano su questo. Fanno pagare
l'alloggio, magari in una casa dove stanno in 10, quasi per l'intero importo
del salario che il lavoratore riceve dall'impresa. Ecco, lì va concentrata
l'attenzione per evitare che si annidi a monte, addirittura prima del lavoro in
agricoltura, nella selezione dei lavoratori.
Vanno studiate le azioni per
contrastare queste degenerazioni. Stiamo cercando di farlo, come ha detto
l'assessore Straface e già è stato fatto negli anni passati, quando l'assessore
Gallo si occupava dei servizi sociali; con Su.Pr.Eme.1
e Su.Pr.Eme.2 finanziamo dei pulmini per il trasporto
e proprio nella Sibaritide - dove è avvenuto quello che abbiamo visto in quelle
immagini crudeli - recentemente sono stati dati due pulmini per trasportare i
migranti. Con l'assessore Gallo stiamo valutando la possibilità di estendere
l’avviso, che abbiamo fatto per i Comuni e che ha per oggetto i pulmini per
portare gli studenti a scuola, affinché si possa dare ai Comuni che sono più
interessati ad ospitare lavoratori per le proprie aziende agricole la possibilità
di avere dei pulmini anche per il trasporto dei lavoratori.
Ancora: la mediazione
linguistica è una cosa sulla quale già da anni si interviene con risorse della
Regione, con risorse del Ministero del Lavoro, per avere dei mediatori e per
formarli. Evidentemente non bastano, bisogna formarne di più e quindi stiamo
vedendo di realizzare una short list, insieme all'assessore Straface e
all'assessore Calabrese, per trovare altri mediatori linguistici.
Vorrei che ci fosse anche un
impegno da parte del Terzo settore perché sono convinto che questo fenomeno di
sfruttare i lavoratori per i trasporti, per la casa, a volte diventa capillare
e, in alcune realtà, forse, si svolge anche entro dinamiche mafiose, cioè
controllate dalla 'ndrangheta; è così capillare che non penso che il Pubblico
abbia la capacità di intervenire così in profondità. Forse, il Pubblico
dovrebbe occuparsi della regolazione, di finanziare gli interventi e dovremmo
trovare il modo per chiamare il Terzo settore, gli enti di promozione sociale,
gli enti bilaterali dei sindacati a svolgere questa azione in una logica di
sussidiarietà e di capillarità, altrimenti il Pubblico rischia di fallire.
Questo è il modello che
dovremmo attivare per intervenire, non facendo solo retorica, parole. Anche
questa storia del controllo del fenomeno da parte della 'ndrangheta: suppongo
che il core business della 'ndrangheta sia un altro, ma sono convinto
che in alcune realtà in cui la 'ndrangheta vuole controllare, metro per metro,
il territorio, questi fenomeni siano, se non tollerati, comunque svolti con la
complicità della 'ndrangheta locale.
Ma il contrasto alla
'ndrangheta non si fa con le parole. Il contrasto alla 'ndrangheta lo facciamo
da quando abbiamo cominciato a governare, dal primo giorno: abbiamo dato le
banche dati della Regione alla DIA, abbiamo fatto protocolli con la Guardia di
finanza sulla spesa dei fondi pubblici, abbiamo avuto sempre un atteggiamento
molto collaborativo con tutte le altre Istituzioni dello Stato che si devono
occupare di contrastare questo fenomeno. L'ho detto in occasione del Tavolo che
il Ministro del lavoro, Marina Elvira Calderone, ha fatto a Reggio l'altro
giorno, in cui erano presenti l'Ispettorato del lavoro e i Carabinieri del NIL,
per sentire tutti i soggetti coinvolti nelle azioni di contrasto al caporalato
o comunque a queste forme di sfruttamento e ciascuno ha detto di aver fatto
grandissime cose in passato. Lo ha detto l'Ispettorato del lavoro. Il
consigliere Laghi prima diceva: “Bisognerebbe aumentare gli ispettori”; ed è
vero, però l'Ispettorato del lavoro ha detto che ha fatto in Calabria nel 2025,
10.000 ispezioni nelle aziende…
(Interruzione)
…10.000 ne farà nel 2026.
I Carabinieri del NIL hanno
fatto il consuntivo di quello che è stato fatto. I miei assessori hanno fatto
il consuntivo di quello che ha fatto la Regione. Il punto è che però - l'ho
detto intervenendo in quell'occasione -, forse, quello che manca è la capacità
di fare sistema tra tutte le parti dello Stato che devono essere impegnate a
contrastare lo sfruttamento del lavoro.
Questo per quanto riguarda il
caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori.
C'è però poi un altro tema che
è molto più complicato, molto più ambizioso: il tema dell'inclusione e del
controllo dei flussi migratori. L'ho accennato altre volte in Consiglio
regionale: sono felice del fatto che, finalmente, il 15 di giugno, dovremmo avere
dal Governo nazionale 9 milioni di euro, i fondi per la cooperazione, per i
progetti di cooperazione con i Paesi che danno luogo ai flussi migratori verso
l'Italia. È vero - lo diceva il consigliere Mattiani, ma anche il consigliere
Ranuccio, mi pare -, nessuno di noi è per l'immigrazione incontrollata, perché
importa anche forme di mafie di cui non abbiamo bisogno. Abbiamo importato la
mafia nigeriana, rischiamo di importare la mafia pakistana. Però è vero anche
che, in una regione come la nostra dove manca il lavoro, manca un'offerta di
lavoro per alcune attività, tipicamente per le attività che si svolgono in
agricoltura e nel turismo, non si trovano camerieri, non si trova personale per
gli alberghi. Allora, io penso che dovremmo guardare a una immigrazione a
domanda, cioè non dobbiamo subirla, ma se troviamo il modo di scegliere i
migranti che servono al sistema produttivo calabrese, facciamo una buona cosa e
forse costruiamo anche un modello.
Attenzione, però, come
calabresi, vi prego, non autoflagelliamoci nemmeno rispetto alla sensibilità
che sempre questa Regione ha dimostrato nei confronti di quelli che scappano
dalla fame e dalla guerra. Perché, questa Regione che oggi si interroga su quello
che può fare di più per contrastare questa violenza, è la stessa Regione che è
stata di esempio all'Italia, qualche tempo fa, dopo la strage di Cutro, quando
tutta la regione e tutti i calabresi hanno dimostrato grande solidarietà e
nessuno, né da una parte né dall'altra dello schieramento politico, ha soffiato
sul fuoco o creato le condizioni d'intolleranza rispetto a certi fenomeni.
Questa è una regione che, soprattutto in alcune parti dello Ionio, continua ad
accogliere tantissimi migranti senza che la popolazione protesti o abbia
rigurgiti di razzismo. E io sono orgoglioso di essere il Presidente di questa
Calabria che dimostra questa grande solidarietà.
Perché avviene questo? Perché
le nostre famiglie hanno patito negli anni passati l'emigrazione. Guardate,
però, cosa avveniva ai nostri nonni che emigravano: potevano andare in un posto
solo se avevano un lavoro. Così dovrebbe essere anche in Calabria e così
dovrebbe essere anche in Italia. Soprattutto, però, andavano in un posto dove
cominciavano a lavorare e se, con il duro lavoro, si guadagnavano la
possibilità di scalare la scala sociale, da muratori, da carpentieri,
diventavano piccoli imprenditori e in alcuni casi anche grandi imprenditori.
Qual è il punto? Non basta
offrire un lavoro, bisogna offrire le condizioni affinché attraverso quel
lavoro ci possa essere una reale integrazione nella società, altrimenti anche
quel lavoro diventa oggetto di speculazione da parte di mercanti di morte come
quelli che hanno arso vivi i quattro migranti e che equivalgono agli scafisti
che hanno tante volte speculato sulla difficoltà di chi viene in Italia, magari
per cercare una seconda chance nella propria vita.
Ecco, vorrei che potessimo
essere sempre la regione che ha dimostrato all'Italia quanta solidarietà hanno
i calabresi, la regione del dopo Cutro.
È giusto discutere oggi di
quello che è successo ad Amendolara, ma non dimentichiamo però cos’è la
Calabria. La Calabria è soprattutto quello che ha dimostrato al Paese dopo i
fatti di qualche anno fa. La Calabria è una regione che ha sempre accolto i migranti
senza alcun rigurgito razzista.
Un'ultima cosa e ho concluso.
C'è una piccola questione che il Consiglio regionale potrebbe discutere e una
piccola attività che potrebbe disporre con una norma, tra una settimana/dieci
giorni, magari con un emendamento specifico, quando presenteremo la piccola
variazione di bilancio che la Giunta ha mandato in Consiglio. È una piccola
questione che però riguarda la civiltà della nostra regione. Ho cercato di
sentire le altre Istituzioni coinvolte per capire che cosa avverrà delle salme
di questi quattro migranti che sono stati bruciati. Siccome non sono definiti
gli accertamenti da parte della Procura e non si sa ancora con certezza
assoluta quale sia la loro identità, dovranno venire i familiari, forse ci
dovrà essere addirittura un riconoscimento attraverso il DNA. Ecco, siccome il
governo regionale senza una norma non ha la possibilità di farlo, vorrei che
potessimo nella prossima seduta di Consiglio fare una norma che, in caso, dia
la possibilità alla Regione di pagare il viaggio alle famiglie che devono
riconoscere le salme e di rimpatriare le salme con risorse, appunto, del nostro
bilancio. Sarebbero pochissime risorse, qualche biglietto aereo, quello che
serve al trasporto in sicurezza delle salme. Una piccola cosa che, secondo me,
merita di essere fatta da una Regione che ancora una volta vuole dimostrare il
suo livello di civiltà rispetto alla sofferenza di chi è venuto in Calabria
cercando una vita migliore e poi, questa vita, in Calabria se l'è vista
strappare.
Grazie, presidente Occhiuto.
Chiudo la discussione.
Ha chiesto d’intervenire il
consigliere Brutto. Ne ha facoltà.
Presidente, chiedo
l'inserimento, come secondo punto all'ordine del giorno, della proposta di
legge numero 82/13^ d’iniziativa dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani,
Pitaro, Caputo, recante: “Misure a sostegno del completo svuotamento del bacino
regionale dei soggetti individuati all’articolo 3, comma 3-quater 1, del
decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito con modificazioni dalla legge
21 giugno 2023, n.74.”
Grazie, collega Brutto. Pongo
in votazione la proposta di inserimento al secondo punto all'ordine del giorno.
È inserita al secondo punto all'ordine del giorno. Prego di distribuire la
proposta di legge.
Ha chiesto d’intervenire il
consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Vorremmo capire qual è
l'argomento di discussione, visto che è da quattro ore che siamo in Aula. Si
sarebbe potuta anche convocare una Conferenza dei capigruppo o avere la
cortesia, il buon senso, di chiamarci al banco della Presidenza e parlarne e
non proporla in Aula senza neanche spiegare di cosa si tratta e metterla al
voto. Mi sembra un comportamento quantomeno inusuale.
Ha chiesto d’intervenire il
presidente Occhiuto. Ne ha facoltà.
Come è giusto che sia, anche
in ragione della separazione dei poteri, non ho problemi rispetto ai tempi e
alle modalità di discussione, ma ho chiesto io, anzi il governo regionale, al
Presidente del Consiglio di poter inserire questo testo all'ordine del giorno,
poi stabilirete voi quando approvarlo. Si tratta, sostanzialmente, dei TIS, del
bacino ulteriore rispetto a quelli stabilizzati dai Comuni, perché ci sono
tantissimi di questi lavoratori che non hanno una copertura per i mesi che li
separeranno dalle altre attività che dobbiamo mettere in piedi per affrontare
questa parte di bacino che non è stata stabilizzata dai Comuni. Siccome è una
proposta che è stata molto sollecitata anche da parte delle organizzazioni
sindacali e io ho chiesto alle organizzazioni sindacali di svolgere un'azione
di interlocuzione con tutti i gruppi consiliari, pensavo lo avessero fatto. Se
non è avvenuto, mi dispiace, ma noi l'abbiamo messo all'ordine del giorno
perché ci sono tanti lavoratori che l'aspettano. Poi stabilite voi, insomma,
tempi, modalità. Certo è che prima si fa, prima riusciamo a dare una risposta a
questi lavoratori. Giusto per spiegare.
Ha chiesto d’intervenire il
consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Come dimostra il Presidente,
tante volte basta parlarsi. È molto semplice, no? Parlarsi, dirlo, c'è
l'assessore al lavoro, ci sono i capigruppo. Bastava soltanto parlarsi due
minuti per chiarirsi, perché su un tema come questo non credo che non ci sia l'unanimità
e il consenso da parte di tutti noi. È un tema al quale tutti noi siamo molto
legati al fianco di questi lavoratori. Quindi tempo di leggerla, ma, credo, non
ci sia nessuna difficoltà a votarla oggi stesso.
Grazie, collega Alecci. Ha
chiesto d’intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. È la
stessa cosa che abbiamo vissuto già per lo scorrimento delle graduatorie. Con
tutto il rispetto, presidente Occhiuto, lei ha perfettamente ragione, ma non
penso che questa legge sia stata scritta stamattina. Penso che ci sia stata una
programmazione, che l'assessore Calabrese l'avesse già pronta. Sono veramente
senza parole e veramente basita, perché, adesso, per non avere sempre contrasti
con la popolazione, cosicché sembriamo noi i cattivi e voi siete i buoni, come
al solito, dobbiamo approvarla senza neanche leggerla, senza sapere se possiamo
fare emendamenti e se ci sono cose da correggere, se le cose sono state fatte
nel giusto, perché ovviamente i TIS aspettano ed è giusto che sia risolta
questa questione.
Io sono veramente… non so se
vi sembra normale.
Poi, tra le altre cose, noi,
presidente Cirillo, avevamo chiesto di mettere come primo punto all’ordine del
giorno la mozione della nostra collega Barbuto perché doveva andare via. Non
soltanto non è stata messa al primo punto - giustamente, perché è successa una
cosa di una gravità inaudita che ha lasciato basiti tutti - ma viene messa,
come secondo punto, una proposta “fuori sacco”, di cui non sappiamo niente,
venendo meno a ogni forma di rispetto istituzionale e di rispetto delle regole
del gioco. Non lo so, sono veramente senza parole.
Grazie, collega Greco. Ha
chiesto d’intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.
Presidente Cirillo, intervengo
solo per dire che non siamo qui di passaggio, nel senso che la questione dei
TIS sta veramente fortemente a cuore anche noi, anche perché abbiamo presentato
interrogazioni continue, ne abbiamo parlato tante volte.
Ora, questa proposta, che è a
firma dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani, Pitaro, Caputo,
probabilmente, se fosse stata concertata, sarebbe stata sottoscritta anche
dalla minoranza. A volte - è anche avvenuto qualche mese fa, in Consiglio
regionale, per lo scorrimento delle graduatorie -, si vuole fare passare che da
questa parte ci siano i brutti e cattivi che non sono interessati, ma,
presidente Occhiuto, siamo fortemente interessati.
Voi siete maggioranza di governo e quindi le
decisioni, giustamente, devono essere prese da voi, però, probabilmente, questa
proposta troverà il favore anche da parte nostra.
Cortesemente, la prossima volta, anche per un
minimo di garbo istituzionale - da questi banchi lo stiamo da più volte
caldeggiando - e per rispetto del fatto che siamo stati eletti dai calabresi
nella medesima consultazione elettorale - non siamo né dei passanti né venuti
per caso -, abbiamo il diritto di sapere quali siano le decisioni che intendete
prendere. Quindi, se, cortesemente, ce ne date contezza, vorremmo capire che
cosa stiamo andando ad approvare o a non approvare. Grazie. Il destino dei TIS
ci sta fortemente a cuore.
Grazie,
collega Madeo. Ha chiesto d’intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha
facoltà.
Presidente, intervengo solo per rilevare che
sbaglia la collega Madeo a sorprendersi di questo comportamento, perché, fino a
un minuto esatto fa, avete richiamato sia all'importanza del senso
istituzionale nel discutere di problematiche che devono riguardare ognuno di
noi, la nostra Regione, sia ad andare oltre quelli che possono essere gli
steccati ideologici, apprezzando anche, magari, qualche intervento della
minoranza che vi è parso un po' più in linea, un po' più morbido nei confronti
della maggioranza; come succede quando vi sentite in difetto su un argomento e
quindi è importante avere la collaborazione istituzionale e richiamarsi al
senso di collaborazione istituzionale, per poi un minuto dopo ritornare a fare
come avete fatto sempre e come avete fatto con l'altra legge sullo scorrimento
delle graduatorie dell'ASP, che abbiamo approvato e che è stata presentata così
con un colpo di mano in Consiglio. Lo stesso fate adesso sui TIS.
Chi potrebbe essere contrario a un argomento
che ognuno di noi vive sui propri territori? L'assessore Gallo, magari, lo ha
vissuto nella propria esperienza in altri contesti istituzionali, da Sindaco e
da amministratore locale. Però, in questo caso, evidentemente non avete avuto
rispetto delle minoranze - non dico garbo, perché il garbo si usa magari nei
confronti di una situazione nella quale non è necessario e dovuto confrontarsi
a livello istituzionale - e avete, ancora una volta, dimenticato di coinvolgere
tutti i consiglieri in una discussione sulla quale si sarebbe potuto trovare
un’unanimità.
Non credo si sia trattata di una dimenticanza
perché esistono dei precedenti, credo che sia un metodo, che questa maggioranza
ha, di gonfiare il petto quando vuole approvare con la forza dei numeri e senza
discussione un provvedimento. Quando, invece, è in qualche modo in difetto su
altri argomenti, si richiama all'alto senso di responsabilità istituzionale che
ci dovrebbe contraddistinguere.
Decidete quali dei due attuare, perché,
evidentemente, delle due l'una, non si può lavorare attuando questi due
comportamenti in Aula. Grazie.
Grazie,
collega Falcomatà. Ha chiesto d’intervenire la consigliera Scutellà. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente. Molto semplicemente, senza
tanti fronzoli: abbiamo finito ora una discussione durata delle ore, dove, come
opposizione, ci siamo sentiti dire diverse volte, sia da parte dei consiglieri
sia da parte della Giunta: “Eh, però ci sono delle tematiche, bisogna lavorare
insieme, non dovete strumentalizzare”; per poi, dopo due secondi, vederci
arrivare una proposta di legge - piovere così, buttata così sui nostri banchi -
su un argomento su cui penso che ognuno di noi abbia presentato un’interrogazione,
che è uno degli strumenti che abbiamo.
Siccome siamo nel 2026 e c'è uno strumento che
si chiama telefono cellulare - lo dico a tutti, per chi non lo sapesse -, si
sarebbe potuto semplicemente avvisare prima, fare un colpo di telefono, mandare
anche un messaggio e dire: “Signori, stiamo preparando questa proposta di
legge” - non penso l'abbiate preparata cinque secondi fa – “perché non la
fermiamo tutti insieme, visto che le volontà sono univoche?”.
Ci avreste dato - ve lo dico tranquillamente -
un bello schiaffo morale dicendo: “Vedete, siamo collaborativi”.
Ma, evidentemente, c'è la volontà di mettere il
cappello su qualcosa, quando, su determinate tematiche e anche su questa, a
nostro avviso, si poteva lavorare insieme.
Grazie,
collega Scutellà. Ha chiesto d’intervenire il consigliere De Cicco. Ne ha
facoltà.
Presidente, consiglieri e pubblico presente,
buonasera.
Presidente, all'inizio di questa nuova
avventura, - lo è per me, perché è un'avventura politica - ci ha detto di
essere collaborativi e propositivi.
Non giudico questa proposta di legge, avete
fatto bene a porla in essere perché è per il bene dei
calabresi, però, caro Assessore, due mesi fa, ho presentato un'interrogazione a
risposta scritta e mi deve spiegare perché non ha risposto e oggi viene
sottoposta all’Aula questa proposta. Per me è una mancanza di rispetto, prima
di un collega e poi dei cittadini che rappresento. Caro Presidente della Giunta
e anche Presidente del Consiglio, ogni interrogazione, ogni proposta di legge,
non riceve risposta. Dunque, cosa dobbiamo fare? Prima non sono intervenuto per
non rischiare strumentalizzazioni, perché quello che è successo non è argomento
di orazioni politiche, io esprimo considerazioni personali su determinati
argomenti. Dunque, non sono intervenuto.
Credo che sia una mancanza di rispetto. Posso
fare anche un altro esempio: consigliere Ferrari, siamo colleghi e al primo
posto ci deve essere l'educazione. Ho presentato una proposta di legge sulle
case popolari, per le residenze dal 2021 al 2025; lei a un messaggio mi ha
risposto “ok”, al secondo neanche ha risposto.
Vorrei sapere: questa proposta di legge avete
intenzione di portarla avanti? Potete rispondere?
Collega
De Cicco, rimaniamo sull’argomento all'ordine del giorno. Grazie.
Lo
so, però il problema è sempre lo stesso, Presidente. Che stiamo a fare qui?
Soltanto per criticare? Vi dobbiamo attaccare? Non sono venuto per attaccare,
se propongo qualcosa, pretendo una risposta, almeno per educazione. Può
controllare i messaggi su WhatsApp. L'educazione al primo posto. Buonasera.
Grazie,
collega De Cicco. Ha chiesto d’intervenire l’assessore Calabrese. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente, saluto il Presidente della
Regione, i colleghi consiglieri.
Mi assumo la responsabilità di quello che sta
accadendo, è mia responsabilità se il testo è stato presentato solamente questa
mattina al mio capogruppo e agli altri consiglieri. Solamente alle 10 sono
stato in grado di trasmettere il testo di legge - ho anche le e-mail che
lo dimostrano - perché abbiamo lavorato con i miei uffici fino a venerdì per
comprendere se fosse necessaria una modifica della legge o una nuova legge
oppure se si sarebbe potuto procedere con una delibera di Giunta.
Così non è stato, abbiamo lavorato nel fine
settimana perché abbiamo l'urgenza di risolvere un problema: a seguito della
avviata procedura di stabilizzazione dei tirocinanti di inclusione sociale -
tutti la conoscete, tra l'altro adesso vi dirò il risultato che ha portato –
rischiavamo, da qui a qualche settimana, o a qualche giorno, di ritrovarci con
alcuni tirocinanti senza nessuna copertura.
Da qui, la necessità di predisporre questo
testo di legge, un testo semplicissimo che, di fatto, dà la possibilità al
Dipartimento lavoro di riscrivere il perimetro dei tirocinanti rimasti senza
copertura, in quanto, a seguito dell'accordo sindacale del 21 febbraio 2025,
abbiamo avviato la procedura di stabilizzazione con gli Enti locali, mettendo a
disposizione, insieme al presidente Occhiuto e al governo regionale, le risorse.
Hanno aderito la maggior parte degli Enti
locali e arriveremo, da qui a 20 giorni/un mese, a stabilizzare 1.800
tirocinanti di inclusione sociale; tirocinanti che finalmente, dopo 10 anni di
sfruttamento all'interno della Pubblica amministrazione - visto che parliamo di
sfruttamento -, avranno un contratto di lavoro degno. Questo è quello che sta
accadendo.
Rimangono fuori da questo perimetro alcuni
tirocinanti che i Comuni non hanno avuto la possibilità di stabilizzare per
problemi di bilancio. Rimangono all'interno di questo bacino circa 100 tirocinanti che non hanno il requisito di accesso alla
Pubblica amministrazione, che è il diploma di scuola media. Rimangono
all'interno di questo bacino 54 lavoratori che facevano i tirocinanti
all'interno di aziende private. A questi lavoratori si darà la possibilità di
creare le condizioni per arrivare alla stabilizzazione.
Questo è quello che prevede questa legge in
questi 4 articoli. Abbiamo aggiunto la possibilità di
uno zainetto di fuoriuscita per questi lavoratori fino a 40 mila euro.
Questo è quello che prevede in sintesi la
legge.
Ci dà la possibilità, da domani mattina, di
poter procedere e non lasciare nessuno senza copertura, anche perché, da quando
abbiamo avviato la procedura di stabilizzazione, i 420 lavoratori, per i quali
non c'è stata disponibilità da parte degli Enti o che non avevano il requisito
di accesso, sono stati messi in un programma di formazione attraverso il
Dipartimento del lavoro.
Oggi, siamo soddisfatti del risultato perché da
qui a qualche giorno 1.800 tirocinanti di inclusione sociale avranno un posto
di lavoro; vogliamo chiudere definitivamente questa partita dei TIS, insieme
alle altre “partite” del precariato storico che riguardano: la legge numero 28,
la legge numero 54, parte della legge numero 15, la legge numero 31, la legge
numero 40. Vorremmo arrivare alla fine di questo anno solare, quindi fine 2026,
con la chiusura definitiva del precariato storico della Calabria.
La proposta in discussione va in questa
direzione e dà la possibilità ai tirocinanti - fino a giovedì scorso abbiamo
incontrato i sindacati con il presidente Occhiuto e fino a stamattina hanno
manifestato davanti al Palazzo della Regione - di poter continuare ad avere un
sussidio nelle more della
concretizzazione di un lavoro definitivo anche per chi, ad oggi, non ha avuto
la fortuna di rientrare nelle procedure di stabilizzazione.
Ovviamente, sono qui per qualsiasi ulteriore
chiarimento.
Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto
d’intervenire il consigliere Bruno.
(Interruzione
fuori microfono della consigliera Greco)
No, lei è già intervenuta, al massimo potrà
intervenire sulla discussione dopo che il consigliere Brutto avrà dato lettura
del contenuto della proposta di legge. Consigliere Bruno, può intervenire dopo
che il consigliere Brutto avrà dato lettura della proposta di legge? Facciamo
così? Va bene. Prego, consigliere Brutto.
Grazie, Presidente.
Penso che abbiamo perso del tempo; sono
legittime le osservazioni della minoranza, però, su un tema così importante,
forse sarebbe stato meglio portare la discussione in via ufficiale e capire
come una legge semplice - lo ha detto l'assessore Calabrese, che ringrazio -,
ma tanto potente, potrebbe portare alla stabilizzazione di tutti i tirocinanti
di inclusione sociale. Penso che sarebbe stato più semplice, più opportuno, per
concretizzare una legge che, da domani mattina, consentirebbe a questo governo
regionale, a guida del presidente Occhiuto e a guida, per quanto riguarda il
lavoro, dell’assessore Calabrese, di mettere fine a una parola: il precariato
in Calabria.
Abbiamo parlato di caporalato, non sono
assolutamente associabili le due questioni.
Penso che abbiamo dato una speranza e dignità a
questi lavoratori, perché troppo spesso sono stati soggetti a proroghe
semestrali, senza avere nessuna speranza per il futuro.
Oggi, c'è un governo regionale che ha preso
come impegno elettorale quello di chiudere il bacino. Siamo a metà percorso.
Questa è una proposta di legge che sancisce tutto il lavoro che è stato fatto
fino ad oggi, perché ha come oggetto gli interessi legittimi di 938 lavoratori.
Però, dobbiamo guardare il punto di partenza. Il punto di partenza era un
bacino di 3.758 lavoratori. Oggi, dopo gli interventi amministrativi del
governo regionale, si è sfoltito di 1.055 lavoratori che, rispetto al loro
limite di età, con un contributo della Regione Calabria, hanno potuto vedere la
loro meritata pensione, e di 1.765 lavoratori che sono stati coinvolti nella
stabilizzazione dei Comuni.
Abbiamo chiesto ai Comuni anche una presa di
responsabilità, perché sono state tante le sollecitazioni degli amministratori,
e abbiamo messo nelle condizioni i Sindaci di dire quanti lavoratori
effettivamente servivano a quelle comunità. Non è stato un percorso facile,
perché alcuni Comuni lo hanno fatto rispetto alla capacità assunzionale che
avevano, altri Comuni erano in procedura di dissesto e predissesto. E qua,
ringrazio anche la collaborazione di un ente terzo, che è il Ministero
dell'Interno, attraverso la COSFEL - guidata anche da una calabrese, che è
l'onorevole Wanda Ferro -, per la sensibilità che ha avuto nella valutazione di
percorsi di stabilizzazione, ovviamente, nel rispetto dei parametri che fissa
la legge.
Quindi, oggi ci troviamo di fronte a un bacino
che si è asciugato di 938 lavoratori.
Questa legge consente la quasi immediata
apertura delle stabilizzazioni per 344 ulteriori lavoratori. Stiamo vedendo
quali possano essere le procedure più accelerate per consentire a questi
ulteriori 344 lavoratori di essere assunti.
Poi, ci sono 500 lavoratori che restano fuori
dalle immediate stabilizzazioni. Si è pensato a un duplice percorso che
consenta l'attivazione di tirocini e delle politiche attive del lavoro che
portino comunque alla fuoriuscita del bacino, tramite iniziative
imprenditoriali e autoimprenditoriali o tramite
l'assunzione presso privati e pubblici soggetti.
Questa non è una legge “fuffa”, assessore
Calabrese, non è una legge di principio. Questa è una legge che investe
ulteriori 20 milioni di euro su questo bacino; quindi, ai 19.500.000 che
prevede la Legge dello Stato, tra risparmi degli anni precedenti e la quota
annuale di 5 milioni di euro, sono aggiunti dalla Giunta regionale altri 20
milioni di euro, per un totale complessivo di 39 milioni e 500 mila euro.
Questo è un bacino che per alcuni è servito
come serbatoio elettorale. Per noi, è un bacino che deve chiudersi, garantendo
piena dignità ai lavoratori.
Grazie,
collega Brutto. Ha chiesto d’intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente.
Mi fa specie che proprio il collega Brutto dica
queste cose, perché sa benissimo che tutti noi abbiamo a cuore l'argomento, la
situazione dei lavoratori. Mi sarebbe piaciuto che questa legge fosse passata…
Assessore Calabrese, mi dispiace che abbia
dovuto lavorare sabato e domenica per fare qualcosa che avrebbe potuto fare
anche nei mesi passati, perché non penso che questa sia stata un’emergenza o
un’urgenza, l'abbiamo seguita tutta la storia dei TIS.
Stendo un velo pietoso su quello che succederà
fra quattro anni in quei Comuni che non avranno la possibilità di continuare a
pagare lo stipendio a queste persone. Mi auguro, invece, che abbiate previsto
la possibilità di dare ulteriori fondi e, soprattutto, che abbiate tenuto conto
che in quelle realtà, dove il Comune era in dissesto e il Sindaco non ha potuto
procedere alla stabilizzazione, ci sono stati momenti di grande tensione
sociale.
E, poi, volevo chiedere: “fuffa” perché? Mi
perdoni, lo devo chiedere. Quindi, tutte le proposte di legge che arrivano
nelle Commissioni sono “fuffa”; nel senso che le proposte di legge che vengono
esaminate nelle Commissioni dove facciamo discussioni, audizioni, emendamenti,
eccetera, eccetera, sono “fuffa”.
Quindi, in Aula, vengono portate le cose che,
ovviamente, avete già deciso che sono perfette.
Non c’è stato bisogno di sentire i sindacati,
per esempio, per aggiungere qualcosa che mancava; non c'è stato bisogno di
sentire, magari, l’ANCI, i Comuni o chi per loro. No. Avete deciso che quello
che è stato fatto era la cosa migliore che potesse essere fatta.
Le faccio una domanda, assessore Calabrese: che
fine hanno fatto i corsisti di Longobucco, Campana, Bocchigliero e San Giovanni
in Fiore? In un primo momento dovevano essere inseriti in questo progetto di
stabilizzazione previsto per i TIS - si era arrivati quasi alla fine del
percorso -, come ha detto anche l'assessore Gallo, ma, a quanto pare, in questa
legge non c'è menzione.
Ripeto: vorrei il rispetto che chiedete a noi.
Non l'avete per noi, ma, soprattutto, non avete rispetto – perdonatemi,
colleghi - per le persone che ci hanno votato e hanno voluto che noi fossimo
qua, da questa parte, ma a dare il nostro contributo.
Sembra quasi che ci sia chi può e chi no.
Quindi, noi possiamo portare in Aula una proposta di legge e voi la bocciate.
Facciamo come voi, chiediamo: “Presidente, mette questa legge in votazione?”
Votate contro, facciamo bella figura che l'abbiamo portata in Aula, senza poter
leggere neanche un rigo, perché poi si è talmente nervosi che non si riesce a
capire quello che si sta leggendo.
Vorrei una spiegazione sui corsisti, per
favore, e soprattutto sull'impegno che assumete nei confronti dei Comuni
affinché possano continuare, anche nel futuro, a trovare soluzioni per
mantenere in attività questi lavoratori che, come avete detto, sono stati per
tantissimo tempo sfruttati dalla Pubblica amministrazione. Giustamente, ed era
ora, avete fatto benissimo, però non si può fare così: la bontà di un'azione
poi viene vanificata perché ci si ritrova in questa situazione. Grazie.
Grazie,
collega Greco. Non so se vuole rispondere ora o alla fine. Prego, assessore
Calabrese.
Rispondo volentieri alla collega Greco.
Innanzitutto, mi scuso con il collega De Cicco in merito alla mancata risposta
all’interrogazione. È vero, ho risposto l'8 aprile all'interrogazione che ha
presentato il 19 marzo, per quanto riguarda la crisi della società Konecta. Non ho ancora risposto all'interrogazione sui TIS
perché ci troviamo in una fase in evoluzione, stavo aspettando, per dare
notizie complete rispetto alla richiesta che mi ha fatto. Tra l'altro, l’ho
firmata nei giorni scorsi, come mi dicono i miei uffici. Quindi, le chiedo
scusa per non aver risposto in modo tempestivo.
Riguardo quello che ha detto la collega Greco,
ritengo che, con il governo regionale, in questi anni abbiamo fatto un lavoro
importante per quanto riguarda la chiusura del precariato. Non siamo stati noi
a creare i tirocinanti di inclusione sociale. È stata una scelta politica
scellerata, le posso dire, perché abbiamo preso oltre 4.000 persone, le abbiamo
illuse attraverso dei progetti, abbiamo dato loro 500 euro - che sono meno di 7
euro l'ora, sono 5 euro l'ora - e li abbiamo mandati a lavorare senza contratto
nella Pubblica amministrazione. Abbiamo affrontato di petto questa problematica
con il governo regionale.
Conosce la problematica chi ha fatto il
Sindaco: la conosce il sindaco Falcomatà, la conosce il sindaco Ranuccio, la
conosce il sindaco Alecci, la conosce il sindaco Calabrese (che ha fatto il
Sindaco, 10 anni, al Comune di Locri).
Con il governo regionale, abbiamo affrontato
questa criticità, condividendo un percorso con gli Enti locali, condividendo un
percorso articolato e complesso con i sindacati, condividendo un percorso anche
con i lavoratori che spesso ho incontrato - fino a stamattina - per cercare di
trovare una soluzione. Non è facile trovare una soluzione per assumere nella
Pubblica amministrazione 4.000 persone senza un regolare concorso, come prevede
la nostra Costituzione.
Abbiamo cercato di fare quello che è stato
fatto con i lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità in passato, che
oggi gravano 40 milioni di euro sul bilancio regionale e 40 milioni di euro sul
bilancio dello Stato. Abbiamo cercato di trovare una soluzione e non era
facile.
L'abbiamo fatto anche grazie al sostegno del
Governo nazionale, del Parlamento, ai cosiddetti emendamenti Cannizzaro che ci
hanno consentito di poter stabilizzare queste persone facendo riferimento
all'articolo 16 della legge numero 56 del 1987, quindi, attraverso i nostri
Centri per l'impiego, al quale va il plauso per aver operato in pochissimo
tempo e aver redatto le graduatorie provvisorie e definitive che oggi ci
consentono di stabilizzare 1.800 persone.
Non c'è nessun colpo di mano, consigliera Greco.
C’è solo la volontà di trovare una soluzione.
È inutile che scuota il capo, che scuota le
mani, perché non ha fatto nulla per risolvere questo problema!
Il governo regionale si è fatto carico di
trovare una soluzione definitiva e, finalmente, grazie all'impegno di questo
governo e di questa maggioranza, arriveremo a chiudere questo bacino, come
abbiamo già fatto con la legge regionale numero 54 del 2017, con la legge
regionale numero 28 del 2019, relativa agli stagisti-borsisti, persone che
hanno trovato, grazie al nostro impegno, un regolare contratto nella Pubblica
amministrazione. Lo stiamo facendo con la legge regionale numero 15 del 2023
dove sono rimasti 157 lavoratori che oggi hanno oltre 60 anni di età, per i
quali non è facile trovare una soluzione. L’abbiamo fatto con tutte le altre
leggi proposte da questo Consiglio regionale che non hanno prodotto posti di
lavoro, ma, solamente, contratti senza nessuna copertura nella Pubblica
amministrazione.
Oggi siamo orgogliosi e soddisfatti del lavoro
che abbiamo svolto. Abbiamo, forse, sbagliato a presentare così questa proposta
di legge. Lavoro sempre anche il fine settimana e ho lavorato questo fine
settimana per portare in Aula questo provvedimento che ci consentirà domani
mattina di fare stare tranquille 900 persone con un sussidio, in attesa della
soluzione. La ringrazio.
Grazie, assessore Calabrese.
(Interruzione fuori microfono
della consigliera Greco)
La faccio rispondere dopo per dichiarazione di
voto.
(Interruzione fuori microfono
della consigliera Greco)
No, ci sono delle regole da seguire in Aula.
Ha chiesto d’intervenire il consigliere Bruno,
ne ha facoltà.
Assessore Calabrese, deve prendere atto che non
siete soli in Consiglio regionale: ci sono 10 consiglieri che rappresentano
oltre il 40 per cento della popolazione calabrese. Dovete prenderne atto, non
potete sempre strumentalizzare il fatto che voi siete i buoni e noi i cattivi.
Riguardo i TIS, noi abbiamo riportato
quotidianamente, per mesi, le lamentele, le difficoltà dei lavoratori e dei
Sindaci. E, poi, oggi, viene fatto un blitz
sulla problematica che noi abbiamo sollevato più volte.
Assessore, lei sa che, qualche mese fa, non ha
ricevuto me e la collega Barbuto, eravamo con 74 lavoratori della società Konecta e le abbiamo chiesto un intervento. Non ci ha
ricevuti, Assessore! Non ci ha ricevuti!
Deve sapere che sui TIS noi siamo d'accordo,
caro collega Brutto, non poniamo problemi, però il rispetto lo pretendiamo.
Pretendiamo il rispetto del 40 per cento della popolazione calabrese, non i blitz!
Caro Presidente del Consiglio, caro Presidente
del Consiglio, caro Presidente del Consiglio, i blitz non possono essere fatti sempre! Abbiamo la Conferenza dei
capigruppo che deve essere rispettata, abbiamo le Commissioni che non devono
essere scavalcate.
Lei pensava che questa proposta non potesse
trovare il nostro consenso, assessore Calabrese? Che significa che, dopo una
discussione molto importante, come quella sul caporalato, arrivi sui nostri
tavoli senza poterla leggere, senza poter contribuire, eventualmente,
emendandola? Questo è il punto.
Bravo, ha fatto bene! Vuole che diciamo questo?
Però il rispetto lo pretendiamo. Grazie.
Grazie,
collega Bruno. Vuole rispondere ora, assessore Calabrese? Prego.
Intervengo giusto per replica al collega Bruno:
non mi attendo un bravo da lei, assolutamente. Non lo voglio, la ringrazio. Non
l'ho ricevuta l'altro giorno per un semplice motivo - né a lei né la collega
Barbuto -: perché i blitz sulla pelle
dei lavoratori non si fanno.
Siete venuti a fare un blitz nel mio ufficio
portando le lamentele di quei lavoratori di Konecta.
Le ho risposto quel giorno e le rispondo ancora.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Per favore, collega Bruno.
Visto che ha tirato in causa questo argomento, le
rispondo: è venuto a fare un blitz sulla pelle di quei lavoratori per i quali
il governo regionale, il presidente Occhiuto, ha cercato e sta cercando una
soluzione, a seguito di quell'evoluzione negativa che c’è stata nella società.
Quei lavoratori li ho ricevuti, non hanno bisogno di essere accompagnati; non
abbiamo bisogno che i consiglieri regionali siano portatori di lamentele, le
conosciamo già. Portateci una soluzione perché lei una soluzione non me l'ha
mai portata per…
Per favore, collega Bruno, faccia intervenire
l'assessore Calabrese; per favore, collega Bruno.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Assolutamente no. Prenda appuntamento, consigliere
Bruno. Cosa sta dicendo? Cosa sta dicendo?
Per favore, collega Bruno.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Si rilassi, si rilassi, collega Bruno, la vedo
agitato, si rilassi. Lei, come consigliere regionale, ha l'obbligo non di
portare lamentele, le conosciamo già, ma di portarci delle proposte di
soluzione.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Collega Bruno, per favore, faccia finire
l’assessore.
Ma perché si agita?! Presidente, una camomilla, se
è possibile.
Prosegua, assessore Calabrese.
Collega consigliere, noi ci aspettiamo delle
proposte, delle soluzioni, non che ci venite a portare delle lamentele.
(Interruzione fuori microfono della consigliera
Greco)
Collega Greco, per favore, collega Greco. Prosegua,
assessore Calabrese.
Comunque, ribadisco, mi assumo la responsabilità di
aver portato questa proposta di legge che è necessaria e non voleva essere uno
sgarbo nei confronti di nessun consigliere di opposizione anche perché con la
maggior parte di voi, con i sindaci, abbiamo spesso condiviso la problematica e
sappiamo che è un problema molto serio; quindi, non voleva assolutamente essere
un blitz; nessuno ha mai detto che all'opposizione non interessa la soluzione
di questa problematica; ho sempre detto pubblicamente, davanti ai sindacati,
che non è una questione di destra o di sinistra, è una questione che riguarda
tutti e, soprattutto, è una questione di civiltà perché è inaccettabile oggi,
nel 2026, vedere che ci sono ancora lavoratori all'interno della pubblica
amministrazione senza un regolare contratto di lavoro. È un problema che viene
da lontano e tenete conto che la Regione Calabria ha speso fino a oggi per i
TIS 350 milioni di euro senza creare un posto di lavoro regolare. Il dovere del
governo regionale era chiudere questa partita e creare posti di lavoro regolari
ed è quello che stiamo facendo.
Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto di
intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Sono felice che si
metta fine finalmente, almeno si tenti di mettere fine, a questo ulteriore
bacino perché da sindaco l'ho vissuto sulla mia pelle; so che contributo queste
persone hanno dato ai Comuni e stanno continuando a dare; quindi, sicuramente
do merito del lavoro che si sta portando avanti. Mi rimangono dei dubbi che già
avevo espresso, assessore, sul fatto che si possa uscire dal bacino su base
volontaria, con un contributo di circa 30.000 euro, perché questa misura non ha
avuto grossissimo successo; infatti, l'avviso era stato già espletato anche per
quanto riguarda le stabilizzazioni nei Comuni. Però, se qualche mese fa i
Comuni hanno partecipato in base alle loro risorse finanziarie, non credo che
riaprendo l'avviso aumenteranno di molto. Però, voglio capire cosa cambia in
quei Comuni in cui il direttore finanziario, il responsabile finanziario, ha
già dato parere negativo alla possibilità di poter stabilizzare delle risorse,
visto che mi sembra che lo stanziamento che dà la Regione per ogni singolo
lavoratore sia pressoché uguale a quello che dava precedentemente. E non ero
neanche d'accordo sul fatto che, per chi avesse raggiunto i sessant'anni di
età, vi fosse la possibilità di accompagnarlo fino alla pensione, con un
contributo mensile che è di circa 600 euro al mese. In questo modo, infatti,
sono sottratte delle risorse umane importanti nei Comuni in cui, anche se non
avevano capacità di svolgere funzioni particolarmente importanti, quantomeno
potevano prestare un servizio nella gestione urbana della città, dagli spazi
verdi all'uscita delle scuole. Quindi, secondo me, quello, piuttosto che
favorire gli enti comunali, un po' ha sottratto delle risorse.
Arrivo quindi alla domanda: questi 344 lavoratori
che voi pensate di stabilizzare, dovrebbero essere lavoratori per i quali i
Comuni, a seguito di un nuovo avviso che farete, dichiareranno di poter
procedere alla loro stabilizzazione o saranno sempre a carico della Regione
Calabria e lasciati presso gli enti nei quali svolgono l'attività? E passo alla
seconda domanda: come sarà stilata la graduatoria se, in virtù dei 344 posti da
stabilizzare, ci saranno più domande, quindi saranno 400, 500, o ancora di più?
In che modo ci sarà una graduatoria e quali saranno i criteri? Non possiamo,
quindi, che essere favorevoli, anche perché tra qualche settimana sarebbero
rimasti praticamente a casa. Però cerchiamo di costruire – è questo il motivo
per cui mi sono arrabbiato all'inizio - un percorso virtuoso che possa
coinvolgere tutti quanti noi. Se si fosse discussa in una Commissione o anche
in una riunione che da assessore poteva convocare all'interno dei suoi uffici,
noi avremmo partecipato ben volentieri, provando a offrire un nostro
contributo. Il problema non è sul tema specifico, siamo tutti padri di
famiglia, madri di famiglia, tutti vogliamo che queste persone siano
stabilizzate, ma è un po' sul metodo perché sembra che non si voglia
coinvolgere chi magari un contributo a questa causa lo vuole dare. Grazie.
Grazie, collega Alecci. Ha chiesto di intervenire
l'assessore Calabrese. Ne ha facoltà.
Rispondo al
collega Alecci. Noi abbiamo a disposizione delle risorse previste dal
Parlamento a seguito dell'emendamento dell’onorevole Cannizzaro. Ad oggi
abbiamo storicizzati sul bilancio dello Stato 5 milioni di euro - l'annualità
del 2023 prevedeva due milioni di euro e 5 milioni di euro per gli anni
successivi – e 12 milioni e mezzo di euro che non abbiamo utilizzato. Riteniamo
che con quelle risorse e con i 5 milioni storicizzati riusciremo a coprire il
fabbisogno necessario a totale copertura per i 267 lavoratori part time a 18
ore che abbiamo previsto e che sono già nelle graduatorie a seguito di una
procedura concorsuale già espletata, ai sensi dell'articolo 16, e che
rimarrebbero esclusi perché non stabilizzati. Sono persone che, però, hanno di
fatto già espletato una procedura concorsuale. L'idea è di utilizzare quelle
risorse, quella graduatoria e dare ai Comuni virtuosi, che hanno avuto la
possibilità di stabilizzare anche più risorse umane, con totale copertura dei
costi appunto con quelle risorse. Attenzione! Non si ferma qui: noi dobbiamo
trovare la soluzione anche per altri 429 lavoratori, quelli che sono rimasti
fuori. L'impegno del governo regionale, che abbiamo assunto sin dall'inizio, è
di non lasciare nessuno a casa, di trovare una soluzione per tutti.
Sugli over 60,
consigliere Alecci, non è stata una scelta facile, lo sappiamo benissimo, però,
tra l'altro, gli over 60 non hanno potuto partecipare, secondo l'indicazione
della Commissione europea, alle procedure concorsuali. Abbiamo valutato che di
quegli over 60, purtroppo, pochissimi avevano la possibilità di raggiungere la
soglia della pensione minima, non avevano i contributi necessari. Significava
assumere delle persone con la stessa retribuzione, farle lavorare per altri 5-6
anni senza raggiungere la pensione minima, ma solamente la pensione sociale; da
qui l'idea, condivisa con gli enti locali e con i sindacati, con i quali c'è
stato e c'è un confronto costante sui TIS - abbiamo fatto oltre 50 incontri e
momenti di confronto - di utilizzare una sorta di assegno di inclusione sociale
regionale, sulla falsariga dell'assegno di inclusione sociale nazionale per gli
over 60, secondo anche quelle che sono state le indicazioni, il sostegno, il
supporto che ci ha dato il Ministro del Lavoro per accompagnarli alla pensione.
Tra l'altro, l'assegno di inclusione regionale previsto dalla Regione è
compatibile anche con l'assegno di inclusione sociale nazionale. Non è
compatibile ovviamente con l'APE, perché l'APE ti accompagna alla pensione con
qualcosa di più, tant'è vero che alcuni lavoratori sono usciti dal bacino
perché stanno prendendo l'APE. Quindi è stato eseguito uno studio
nell'interesse dei lavoratori non di una parte politica. Nessuno ha voluto
escludere nessuno. Che sia chiaro: ritengo che maggioranza e minoranza sui TIS
possano sventolare assolutamente la stessa bandiera che è quella di una
soluzione definitiva del precariato che – attenzione - esiste in questa regione
da oltre 15 anni. Ribadisco: abbiamo chiuso il bacino degli stagisti borsisti
che sono stati assunti in Regione Calabria; stiamo chiudendo quello della legge
15, 350 lavoratori sono transitati dalla legge 15 a Calabria Verde attraverso
una procedura che abbiamo svolto due anni fa; abbiamo chiuso la legge 28;
stiamo chiudendo la legge 31, è rimasta una sola persona del Comune di Acri;
stiamo chiudendo la legge 40, di cui sono rimasti alcuni lavoratori che erano
in capo al Parco del Pollino. Il parco del Pollino ha la sede legale fuori
dalla Regione Calabria, tant'è vero che è stato necessario un emendamento a una
Legge dello Stato per poterli stabilizzare. C'è una trattativa con i sindacati
e con la presidenza del parco del Pollino. Abbiamo chiuso tutti gli altri
bacini che erano rimasti, sono rimasti pochissimi.
Sui lavoratori a
cui faceva riferimento la consigliera Greco, relativi ai progetti della
montagna, Sila greca, quindi San Giovanni in Fiore, Acri, Longobucco, Campana e
Bocchigliero, stiamo ricercando una soluzione.
Consigliera, lei
sa che nel comune di San Giovanni in Fiore, oltre i TIS, ci sono 100 lavoratori che fanno capo a questo bacino? E, secondo
lei, è facile per il Comune di San Giovanni in Fiore - l'ho definito
l'epicentro del precariato, non in Italia, non in Europa, ma nel mondo, perché
tutti i precari sono a San Giovanni in Fiore - trovare una soluzione? La
Regione non ha la soluzione per tutti, non abbiamo le risorse necessarie.
Sono stati
equiparati ai TIS per una volontà del governo regionale che lo ha chiesto al
Parlamento – lo ha chiesto l’onorevole Sbardella in quel caso, se non ricordo
male, o Cannizzaro o altri che hanno firmato gli emendamenti - per cercare di
trovare una soluzione; anche quei lavoratori, quei precari che oggi sono in
quei comuni (San Giovanni in Fiore, Acri, Longobucco, Campana e Bocchigliero)
sono all'attenzione del governo regionale; sono stati esclusi da questa
procedura su richiesta dei sindaci perché hanno dato priorità ai TIS storici e
hanno messo da parte questi altri nell’attesa di trovare una soluzione. Tant'è
vero che oggi fanno parte di un progetto voluto dall'assessore Gallo sull'alta
montagna e stanno continuando a ricevere oggi un sussidio. Anche su quei
precari, però, si dovrà affrontare assolutamente questo problema che riguarda
oggi circa 220 lavoratori. Stiamo cercando una soluzione per tutti.
Qualche collega consigliere, prima, mi chiedeva
perché non mandarli in Calabria Verde. Le faccio un esempio: sui 420 lavoratori
che oggi fanno parte di quel bacino che abbiamo messo in formazione attraverso
le risorse GOL ci sono 220 donne. Cosa dovrebbero fare 220 donne in Azienda
Calabria Verde? Quelle 220 donne che sono state negli uffici comunali fino a
qualche tempo fa le mandiamo all'Azienda Calabria Verde? Le trasformiamo
completamente? Questo è successo perché sono stati fatti dei contratti nei Comuni
che poi non sono stati rispettati. Stiamo cercando di sanare tutte queste
situazioni e lo facciamo con grande impegno, lavorando giorno e notte e, quando
è necessario, come questo fine settimana, anche il fine settimana.
Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto di
intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Chiedo soltanto un chiarimento,
a cui forse in parte è stato già risposto - assessore, mi corregga se sbaglio-:
una parte delle stabilizzazioni viene fatta con un contributo statale, un'altra
parte con la programmazione del POR 2021-2027. Quindi è una misura che nel 2027
va a scadere. Si tratta di risorse esterne, probabilmente una misura che nel
2027 scadrà. Volevo capire, dopo il 2027, come si manterrà la misura, se sarà
necessario mantenerla? E poi: se le stabilizzazioni - così mi pare di avere
capito - sono a 18 ore - noi da ex sindaci e amministratori sappiamo che un'ora
dopo, giustamente, i lavoratori stabilizzati a 18 ore chiederanno
progressivamente prima il passaggio a 24 e poi a 36 ore - il governo regionale
sta pensando anche a delle misure per consentire poi agli Enti locali e ai
Comuni di stabilizzare i lavoratori a 36 ore? Grazie.
Prima di rispondere, assessore, facciamo
intervenire la collega Barbuto e il collega Greco Orlandino, così risponderà a
entrambi. Prego, collega Barbuto.
Intanto volevo precisare che noi non abbiamo fatto
nessun blitz, assessore! Siamo venuti educatamente quel giorno, considerando
che c'erano ben 74 persone, anche di più, forse un centinaio di persone che
aspettavano di potere parlare con lei. Si trattava di una delegazione, è chiaro
che non avremmo portato 74 persone nel suo ufficio. Ricordo perfettamente che
lei quel giorno non è stato molto carino; ha già parlato di blitz, ma, ripeto,
io generalmente non sono abituata a fare blitz, sono una persona estremamente
educata e corretta e chiedo prima di poter ottenere un incontro con qualcuno.
Però siamo stati trattati veramente male. Ma, a prescindere da quello che è
successo quel giorno, vorrei sapere, visto che ha prospettato soluzioni per
tutti, quali soluzioni eventualmente ci saranno per queste persone che dal 18
maggio - ripeto, 74 famiglie, e a Crotone viviamo una crisi economica non
indifferente - stanno fuori dal mondo del lavoro. Quindi se ci vuole dire,
gentilmente, visto che sta rispondendo a tutti, quali potrebbero essere le
soluzioni, considerando il mare di milioni che si è preso questa società Konecta, praticamente mettendo in cassa integrazione fino
al 31 dicembre e facendo dei lavori, non sappiamo come, poi si vedrà all'esito,
perché ci potrebbe essere anche un profilo che dovrà essere approfondito in
maniera particolare proprio sulle modalità in cui si sono svolti. La ringrazio
e aspetto la risposta.
Grazie, collega Barbuto. Ha chiesto di intervenire
il consigliere Greco Orlandino. Ne ha facoltà.
Grazie, signor
Presidente, colleghi del Consiglio. Questo è un momento importante, auspicato
da tanti, dai più, perché realizza l'avvio verso una soluzione definitiva di un
problema che negli anni ha attanagliato la Calabria; chi vi parla era
consigliere nella Legislatura del 2015-2020 ed era, già allora, un problema che
attanagliava e in qualche modo richiedeva delle difficili soluzioni, atteso che
il precariato creato illo tempore non
era facilmente risolvibile.
Oggi siamo a un
punto di svolta, sapendo e inquadrando bene il ragionamento, perché capisco che
l’opposizione gioca la propria parte, la parte di chi deve contestare nel
metodo e nel merito; il metodo ritengo che sia stato chiarito e cioè l’urgenza
e la necessità di avviare in tempi brevi una soluzione al problema; nel merito
- parlo da ex sindaco - tutti i Comuni - qua ci sono altri sindaci - hanno
utilizzato negli anni questi lavoratori che sono stati un fulcro importante dei
Comuni. Senza i tirocinanti, difficilmente molte funzioni sarebbero state
svolte e chi vi parla sa che ha fatto uno sforzo immane. Io sono stato quello
che senza discussione alcuna, senza neanche tentennare un solo secondo, ha
ribadito l'importanza di stabilizzare e risolvere il problema dei tirocinanti;
è un dovere istituzionale, etico e morale, quando si utilizzano i lavoratori,
trovare le soluzioni necessarie affinché questa problematica si risolva. E lo
abbiamo fatto. Molti sindaci - ve lo dico con grande chiarezza, non è una critica,
non è una polemica - non hanno avuto questa sensibilità perché è vero che ci
sono problemi relativi ai bilanci, ma c'era un contributo per 4 anni e noi sappiamo come i bilanci dei comuni vengono
realizzati. Non è che è una cosa che si improvvisa. In 4 anni hai il tempo di
avviare tutte le azioni necessarie per trovare le risorse dal 2029 in poi, per
addivenire, in modo serio e istituzionalmente corretto, alla risoluzione del
problema. Questo non c'è stato, lo dobbiamo anche dire. Da questa parte c'è
stata invece una Regione che non si è girata dall'altra parte, non ha lasciato
a mare i lavoratori, addirittura non ha lasciato a mare, anche con questa
soluzione, i Comuni che in qualche modo avevano, tra virgolette, avviato la
procedura; quindi, oggi va dato merito; lo voglio dire con grande chiarezza:
neanche io sapevo di questa delibera.
Oggi sono contento
perché, da un lato, nel mio Comune i lavoratori oggi hanno firmato il contratto
e sono dipendenti a tutti gli effetti avendo svolto le procedure, dall'altro,
c'è una Regione che non si è girata dall'altra parte e che, per una parte di lavoratori,
ha avviato una soluzione. Chiaramente c'è da ragionare ancora e ancora di più
per ottenere maggiori fondi, però una Regione che ha dato avvio, in modo serio,
alla soluzione del precariato, nella fattispecie a quello dei tirocinanti.
Al netto delle
polemiche, c'è una sola verità e cioè che c'è una Regione sensibile al problema
del lavoro e soprattutto c'è una Regione sensibile anche al problema dei Comuni
che, in qualche modo, non vengono lasciati soli, ma per i quali si individuano insieme
soluzioni compatibili con i bilanci e con le risorse che il Governo ha messo in campo; soluzioni che parlano direttamente alla
Calabria, ai calabresi, e grazie alle quali nessuno viene lasciato indietro.
Ravviso grande senso di responsabilità, grande
serietà, grande senso delle istituzioni. Complimenti.
Grazie, collega Greco. Ha chiesto di intervenire il
consigliere Rosa. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Come gruppo Noi Moderati
esprimiamo profonda gratitudine per il lavoro della Giunta, del presidente
Occhiuto e dell'assessore Calabrese. Gratitudine sincera, una gratitudine che
non può essere nascosta né offuscata da polemiche sterili ogni volta che
giungono delle proposte di legge essenziali, importantissime e di estrema
attualità. Le leggiamo anche noi insieme a voi. Io l'ho letta come l'avete
letta voi, forse, diversamente da voi, l'ho compresa. L'ho compresa nella
profondità del suo essere, perché i numeri parlano chiaro: c'erano 3758 TIS,
3758 precari. Oggi, dopo tanti anni, restituiamo la dignità quasi a tutti,
perché da 938 che risultavano essere ancora dentro il bacino, ma fuori dalla
stabilizzazione, oggi si limita questo numero a 594; cioè oltre 3200 unità
precarie hanno trovato una dignità lavorativa. Ma questo non chiude il bacino
perché le 594 posizioni avranno, con uno stanziamento che oggi noi stiamo
votando, la possibilità di proseguire un percorso di inserimento a contrasto
del precariato. Noi stiamo realizzando con questa legge l'entità che voi, come
centrosinistra, a livello politico e ideologico esprimete. Ma non facciamo le
vostre polemiche, facciamo i fatti e di questi fatti ne siamo fieri e siamo
contenti di vincere ovunque con il centrodestra. Siamo contenti anche dei
risultati che stanno arrivando nella mia città di Castrovillari. Grazie.
Grazie, collega Rosa. Assessore Calabrese, se vuole
rispondere. Prego.
Intervengo per una
breve replica al consigliere Giuseppe Falcomatà; non è una replica, è un
chiarimento anche perché da collega sindaco conosce benissimo il problema e sa
che la Regione da sola non poteva risolvere il problema dei TIS; era
impensabile perché anche la Regione ha problemi di bilancio e da qui la
condivisione con più incontri svolti anche con i sindaci per trovare una
soluzione. La soluzione era inizialmente un contributo di 25 mila euro, poi
l'abbiamo portato a 35 mila euro, alla fine l'abbiamo portato a 54 mila euro;
siamo andati a Bruxelles, ci siamo fatti autorizzare dalla Commissione europea
all'utilizzo delle risorse e abbiamo inviato questa soluzione che prevede di
fatto la copertura totale dei primi quattro anni dei lavoratori assunti part
time. È normale che poi i Comuni dovranno nei propri bilanci trovare delle
soluzioni. Resta fermo il fatto che, nel caso in cui dovessimo trovare delle
ulteriori risorse da dare ai Comuni, attraverso anche le misure comunitarie, lo
faremo volentieri perché la Regione deve tutelare i Comuni e comprendere le
necessità, i bisogni che essi hanno - lo dice uno che ha fatto il sindaco dieci
anni, quindi si rende conto delle difficoltà che hanno i nostri enti locali - e
utilizzeremo al momento le altre risorse assegnate dal Parlamento per provare a
chiudere il bacino, utilizzando quelle risorse attraverso la selezione che è
stata fatta, con l'auspicio che, attraverso il Parlamento, possano arrivare
altre risorse. Sapete benissimo che ci sono stati ulteriori emendamenti alle
varie finanziarie a firma di diversi parlamentari, anche del centrodestra,
qualcuno del centrosinistra, che puntano a trovare altre risorse da trasferire
ai Comuni. Su questo continueremo a insistere, lo fa la nostra parte politica,
ritengo debba farlo anche la vostra, tutti quanti per trovare altre risorse da
dare ai Comuni, non solo per trasferire un ulteriore contributo dopo i quattro
anni, ma anche per aumentare le ore, come è successo in tutti i Comuni. Ci sono
stati alcuni Comuni che hanno avuto la possibilità di farlo in bilancio e,
rispetto alla contrattualizzazione degli ex LSU ed ex LPU del 2018, hanno
trovato risorse di bilancio e hanno portato le ore a 24, a 28 e a 35. Oggi
stiamo utilizzando, anche su richiesta dei sindacati, le economie di quel
contributo storicizzato della Regione Calabria per dare la possibilità ai
Comuni di aumentare le risorse dei lavoratori socialmente utili e di pubblica
utilità. Quindi c'è grande attenzione da parte del governo regionale ai Comuni
e al personale dei Comuni. Aggiungo alla onorevole Barbuto: onorevole, chi mi
conosce sa che io ricevo tutti e incontro tutti per impostazione, per
educazione e io sono in Regione Calabria dalla mattina alle 7, pur venendo da
Locri, e lo sanno tutti e mi piace lavorare. Quindi io non ho mai chiuso la
porta a nessuno. Però quello che non mi piace sono le pressioni, il pretendere
qualcosa. Chi da me pretende qualcosa con arroganza e prepotenza, da parte mia
trova la porta chiusa. Poi io ricevo tutti i consiglieri regionali, tutti i
cittadini, tutti i lavoratori, come ho sempre fatto. Tant'è vero che quei 74
lavoratori, ai quali ha fatto riferimento lei, li ho ricevuti dopo due giorni
perché una di queste persone mi ha scritto su Messenger, le ho mandato il
numero di telefono, mi ha chiamato e li ho ricevuti in Regione. Ho spiegato a
una delegazione di sette persone quale fosse il problema di Konecta.
Attenzione: il governo regionale, con in testa il presidente Occhiuto, ha il
dovere di affrontare tutte le criticità anche delle aziende private e con Konecta, un'azienda che aveva una crisi storica, con 800
lavoratori, il governo regionale si è impegnato mettendo a disposizione
dell'azienda, attraverso un progetto sperimentale - lo conosce anche il
consigliere Pietropaolo che all'epoca era assessore al digitale - una procedura
svolta tramite l'ente dello Stato, il Poligrafico, che è il nostro ente di
riferimento; il Poligrafico ha fatto una selezione, ha individuato TIM e POSTE,
attraverso una manifestazione di interesse; POSTE si è ritirata ed è rimasta TIM
che ha individuato Konecta quale parte di questa
operazione. Abbiamo messo a disposizione delle risorse come incentivo alla
formazione e all'assunzione al Dipartimento lavoro, abbiamo previsto altri 15
milioni di euro attraverso il Dipartimento digitalizzazione che li ha dati poi
ad Azienda Zero, attraverso questa procedura, al Poligrafico, poi a TIM e poi a
Konecta; è stato un ingranaggio macchinoso che però
aveva portato alla stabilizzazione di quei lavoratori. Purtroppo, l'azienda,
dopo meno di un anno, ha fatto ricorso alla cassa integrazione. Siamo
consapevoli di questo. C'è il massimo impegno da parte del governo regionale e
domani sarò a Roma anche per questo, perché stiamo cercando di trovare una
soluzione per dare tranquillità a questi lavoratori, che oggi sono in cassa
integrazione. Noi ci siamo anche opposti, il 9 aprile, al Ministero del Lavoro
alla cassa integrazione; era presente il sottoscritto, era presente il mio
direttore generale, Fortunato Varone. Abbiamo anche detto ai lavoratori a
progetto che noi abbiamo chiesto, in quell'accordo del 19 dicembre 2024,
all'azienda di includere nel perimetro non solo i lavoratori che erano in cassa
integrazione, ma anche quelli che lavoravano a progetto e che hanno avuto un
contratto a tempo determinato. Oggi quei lavoratori sono in NASpI
(Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) fino a dicembre. Auspichiamo con il
governo regionale di trovare una soluzione ad una crisi di un'azienda privata e
le posso garantire che se lei va a guardare le varie crisi che ci sono in corso
nelle altre Regioni, vedi la Campania, vedi la Basilicata, difficilmente il
governo regionale interviene e ci mette la faccia e le risorse come ha fatto il
presidente Occhiuto per salvare 800 persone; quindi, su questo, nessuno ci può
dire nulla.
È un
progetto sperimentale e noi stiamo cercando di dargli seguito comprendendone
anche le difficoltà; ci interessa tutelare quei lavoratori ed è quello che il
governo regionale ha fatto, quello che continuerà a fare per tutte le aziende,
soprattutto per quell’azienda che per noi è molto importante.
Presidente, la ringrazio per la sensibilità di
aver messo all’ordine del giorno il problema del caporalato e mi permetto di
esprimere ferma condanna per quelle belve umane che si sono rese protagoniste
responsabili di quell’efferato omicidio.
Un ringraziamento va, da parte mia e ritengo da
parte di tutti, alla Polizia di Stato e ai Carabinieri prontamente intervenuti
e che sono stati capaci di assicurare alla giustizia questi maledetti
malviventi. Grazie.
Grazie, assessore Calabrese.
Passiamo all’esame e votazione del
provvedimento.
Ha chiesto di intervenire, per dichiarazione di
voto, la consigliera Greco. Ne ha facoltà.
Volevo dare una notizia all’assessore
Calabrese: assessore, anche noi lavoriamo per espletare il mandato che,
diversamente dalla sua posizione, a noi c’è stato dato. Noi siamo opposizione,
facciamo il nostro lavoro e il nostro dovere con senso di responsabilità.
Lei ha offeso le persone - non soltanto i
consiglieri regionali di opposizione, la consigliera Barbuto e il consigliere
Bruno - dicendo: “Si rilassi”, come se qui fossimo venuti per giocare e ci
dovessimo rilassare perché stiamo facendo una partita a pallone.
Se determinate norme, determinate proposte
vengono portate nelle Commissioni competenti, possiamo audire e magari capire
quello che ha capito lei, perché, sicuramente, lei avrà capito tante cose
parlando con i sindacati, con le organizzazioni di categoria, con tutte quelle
persone che sono interessate nello specifico alla questione, gli Enti comunali,
eccetera, eccetera, e, magari, pure noi avremmo potuto dare il nostro
contributo.
Per quanto riguarda la mia persona, sono stata
Sindaco al comune di Cariati, dove per fortuna TIS non ce n’erano, però c’erano
LSU e LPU, e io, nonostante il Comune fosse in forte dissesto, ho fatto in modo
che queste persone venissero stabilizzate e avessero un lavoro degno, non a 18
ore, ma a 30 ore.
Quindi, ognuno di noi fa la propria parte,
ognuno di noi cerca di dare un ristoro e una soluzione alle problematiche che
ci vengono poste, a seconda dei ruoli che ci sono stati dati. È chiaro, quindi,
ognuno lavora. Non lavora solo lei alle sette di mattina, perché pure noi
dell’opposizione ci svegliamo la mattina presto per poter lavorare e dare delle
risposte.
Il suo atteggiamento mi ha molto colpito, cioè
questo modo forte di dire: “Io sono l’assessore, io ascolto, io ricevo, e
quindi i consiglieri che sono venuti…” I consiglieri si fanno portavoce di
problematiche, assessore, non veniamo a bussare alle porte degli assessori
perché ci fa piacere. Veniamo a bussare alle porte degli assessori perché c’è
qualcuno che viene da noi, ci pone un problema e noi quel problema cerchiamo di
portarlo dove si può risolvere.
Allo stesso modo, mi auguro, che si risolverà,
per esempio, il problema del TFR e dei lavoratori degli ex Consorzi di bonifica; ne parleremo dopo con il prossimo punto.
Non è che noi, ogni volta che voi portate una
legge fuori sacco, dobbiamo stare zitti, alzare la mano e votare a favore!
Questa proposta di legge, mi auguro che abbia
soddisfatto le richieste di tutti gli interlocutori che sono venuti da lei. Io
non lo so, poi la farò valutare e magari poi ci incontreremo, io e lei, e le
dirò se ci sono istanze oppure no o, ancora, le dirò - lo ha detto prima il
consigliere Rosa - che siamo felici per come si è risolta. Lo so che non
l’avete creato voi questo problema, è stato creato tanti anni fa, nel passato,
quindi, non stiamo dando la colpa o la responsabilità a qualcuno.
Avremmo voluto - è un problema che abbiamo
sollevato varie volte, come hanno detto tutti quanti i consiglieri di minoranza
- essere coinvolti nel trovare una soluzione che potesse andare bene a tutti.
Mi auguro che questa vada bene a tutti.
Anche se non ho avuto la possibilità di dare
una motivazione vera per l’approvazione, come Casa Riformista-Italia Viva, voto
favorevolmente questa proposta di legge. Grazie.
Grazie, consigliera Greco.
Ha chiesto di intervenire, per dichiarazione di
voto, il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Noi come Partito
Democratico voteremo a favore di questo provvedimento, al netto delle modalità
con cui è stato presentato e di cui abbiamo discusso, perché conosciamo bene la
realtà dei TIS, la conosciamo perché l’abbiamo vissuta da Sindaci e da
amministratori sui nostri territori.
Votiamo favorevolmente, auspicando, Presidente
e assessore, che già da domani la Regione si impegni a completare un percorso,
si impegni a reperire le risorse e il contributo nei confronti dei Comuni anche
dopo la scadenza della programmazione 2021-2027 - magari, risorse storicizzate
- e a reperire anche risorse statali per aiutare i Comuni a stabilizzare i TIS
non più a 18, ma magari anche a 24 o a 36 ore.
Con questo spirito anche di collaborazione,
ribadiamo il nostro voto favorevole. Grazie.
Grazie, collega Falcomatà.
Passiamo all’esame e votazione del
provvedimento.
Articolo 1
(È
approvato)
Articolo 2
(È
approvato)
Articolo 3
(È
approvato)
Articolo 4
(È
approvato)
Passiamo alla votazione della proposta di legge
nel suo complesso con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale.
La proposta di legge è approvata con
autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo al punto tre, la proposta di
provvedimento amministrativo numero 64/13^ di iniziativa dell’Ufficio di
Presidenza, recante: “Approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario
2025, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano degli indicatori di
bilancio e dei risultati attesi”
Prego, consigliera De Francesco.
Grazie, signor Presidente.
Il provvedimento che oggi sottoponiamo
all’esame dell’Aula riguarda l’approvazione del rendiconto dell’esercizio
finanziario 2025, relazione sulla gestione e del Piano degli indicatori di
bilancio e dei risultati attesi.
Si tratta di un atto particolarmente importante
perché rappresenta il momento attraverso il quale l’Assemblea è chiamata a
verificare e valutare la gestione delle risorse pubbliche affidate al Consiglio
regionale nel corso dell’anno 2025, nel rispetto dei principi di trasparenza,
responsabilità e corretta amministrazione.
Il rendiconto è stato predisposto secondo
quanto previsto dal decreto legislativo numero 118 del 2011 in materia di
“Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle
Pubbliche amministrazioni”, ed è stato elaborato a seguito delle operazioni di
chiusura dell’esercizio, del riaccertamento ordinario dei residui e delle
verifiche effettuate dagli uffici competenti.
Dall’esame dei dati emerge una gestione
finanziaria caratterizzata da equilibrio e solidità contabile. In particolare,
il Fondo cassa al 31 dicembre 2025 ammonta a circa 5.983.000,00 euro, mentre il
risultato di amministrazione raggiunge complessivamente 27.156.000,00 euro. Un
dato che testimonia la capacità dell’Ente di programmare e gestire le proprie
risorse in maniera responsabile, garantendo al tempo stesso il regolare
funzionamento dell’attività istituzionale del Consiglio regionale.
L’avanzo di amministrazione risulta composto da
oltre 11.700.000,00 euro di avanzo vincolato, circa 4.800.000,00 euro di avanzo
accantonato e oltre 1.300.000,00 euro destinato agli investimenti e più di
9.200.000,00 euro di avanzo libero.
Particolarmente significativo è il fatto che il
provvedimento non si limiti alla mera rappresentazione dei dati contabili, ma
sia accompagnato dalla relazione sulla gestione e dal Piano degli indicatori di
bilancio e dei risultati attesi: strumenti che consentono una lettura più
completa dell’attività amministrativa svolta e del grado di raggiungimento
degli obiettivi programmati.
Il rendiconto rappresenta, dunque, non soltanto
un adempimento previsto dalla normativa regionale, ma anche uno strumento
fondamentale di trasparenza nei confronti di cittadini e Istituzioni, perché
consente di verificare come siano state utilizzate le risorse pubbliche e quali
risultati siano stati conseguiti nel corso dell’esercizio finanziario.
Desidero, inoltre, evidenziare il lavoro svolto
dagli uffici del Consiglio regionale, dal Settore bilancio e ragioneria e da
tutte le strutture coinvolte nella predisposizione della documentazione
contabile che hanno consentito di giungere all’approvazione di un rendiconto
completo e conforme alle disposizioni normative vigenti.
Con questo atto il Consiglio regionale assolve
a uno degli obblighi più rilevanti sotto il profilo amministrativo e contabile,
confermando l’attenzione verso una gestione improntata alla correttezza,
all’equilibrio finanziario e alla piena tracciabilità dell’utilizzo delle
risorse pubbliche.
Per queste ragioni, in qualità di relatrice,
invito l’Aula ad esprimere voto favorevole sul provvedimento in esame. Grazie.
Grazie, collega De Francesco.
Prendiamo atto del parere favorevole del
Collegio dei revisori dei conti e dei relativi aggiornamenti apportati dal
competente Settore bilancio e ragioneria del Consiglio regionale della Calabria
sulla base delle risultanze e dei contenuti e delle relazioni della Commissione
speciale di vigilanza.
Pongo in votazione il provvedimento nel suo
complesso, unitamente ai relativi Allegati, con richiesta di autorizzazione al
coordinamento formale.
Il
provvedimento, unitamente ai relativi Allegati, è approvato con autorizzazione
al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo al punto quattro, la mozione numero
14/13^ di iniziativa dei consiglieri Elisabetta Maria Barbuto, Elisa Scutellà,
Bruno, recante: “Iniziative per la sorveglianza sanitaria gratuita della
popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone –
Cassano - Cerchiara”. Testo modificato e sottoscritto anche dai consiglieri
regionali Ranuccio, Rosellina Madeo, Falcomatà, Laghi, Filomena Greco, Ionà,
Alecci, Pietropaolo, Rosa, Mattiani, Ferrari e De Cicco.
Cedo la parola alla consigliera Barbuto per
illustrare il provvedimento.
Prego, consigliera Barbuto.
Grazie, Presidente. Prendo la parola brevemente
per illustrare questa mozione che ho presentato tempo fa, ottenendo
prioritariamente la firma della collega Scutellà, del collega Bruno e, oggi,
ringrazio veramente tutti i colleghi anche quelli di maggioranza per averla
sottoscritta, perché evidentemente si sono resi conto della situazione che ho
voluto descrivere nella mia mozione.
Parliamo di una mozione che è stata depositata
all’inizio della 13^ Legislatura, con la quale si
chiede l’attivazione immediata di iniziative per la sorveglianza sanitaria
gratuita della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale, il SIN di
Crotone – Cassano - Cerchiara.
Parliamo di un’area molto vasta di un
territorio che per lunghi decenni è stato il motore industriale della nostra
Regione, ma che ha pagato un prezzo sproporzionato e incalcolabile in termini
ambientali e di salute. Quello che doveva essere sviluppo si è trasformato, per
una tragica ironia della storia, in una condanna silenziosa per intere
generazioni.
Quando parliamo del SIN di Crotone – Cassano -
Cerchiara, non stiamo discutendo di una semplice pratica amministrativa, stiamo
parlando di una ferita aperta nel cuore della Calabria. Una ferita che sanguina
ancora e che attende da troppo tempo non solo la bonifica della terra, ma la
protezione della vita umana.
Cari colleghi, i dati che sono in nostro
possesso e che sono documentati dallo studio SENTIERI, il progetto
epidemiologico nazionale che monitora i siti contaminati in Italia, ci
restituiscono da anni una foto estremamente preoccupante, se non agghiacciante
proprio di Crotone.
Intanto, in queste aree ci si ammala di più di
tumori del sistema circolatorio, respiratorio e digerente e si registrano
picchi inaccettabili di patologie legate all’esposizione prolungata a metalli
pesanti.
Chi vi parla si è sottoposta l’anno scorso
volontariamente a delle analisi e posso garantire che le persone che hanno
analizzato i miei referti mi hanno chiesto se ho lavorato in fabbrica. No, io
non ho lavorato in fabbrica, non abito vicino alle fabbriche, non ho avuto
contatti, (Omissis)*.
Ebbene, i cittadini di Crotone respirano
quell’aria e bevono l’acqua da cinquant’anni, lì hanno cresciuto i loro figli.
I miei figli ora sono fuori, ma sono stati a Crotone, sono nati a Crotone,
cresciuti a Crotone, sopra i suoli contaminati, spesso ignari del pericolo, -
molti ignorano ancora questa situazione - mentre i grandi colossi industriali
smantellavano le produzioni e lasciavano a noi il carico dei veleni, che
tuttora c’è.
Dietro questi dati statistici non ci sono solo
freddi numeri da allegare a una relazione teorica, ci sono i volti delle
persone, ci sono famiglie che sono state decimate: genitori che hanno dovuto
seppellire i propri figli, lavoratori che si sono ammalati, non ultima, la
settimana scorsa (Omissis)* - la voglio ricordare in Consiglio regionale
- la mamma del bambino (Omissis)* che fu assassinato sul campo di
calcetto qualche anno fa da dei criminali che non esitarono a sparare per
eliminare un loro presunto avversario.
Perché la sorveglianza? Noi chiediamo con
questa mozione una sorveglianza gratuita. Intanto, queste analisi al momento
sono costose; è chiaro però che nessuno si può sottoporre, se non
volontariamente, allo screening, ma è
importante che un campione di persone, possibilmente significativo, vi si
sottoponga per verificare anche la correlazione tra l’esistenza di questo
inquinamento, la presenza di metalli pesanti nel sangue e l’insorgenza delle
malattie.
Dobbiamo agire però subito, perché la
sorveglianza sanitaria che chiediamo con questa mozione non è un’elemosina e
non è nemmeno un favore elettorale.
Su questo mi sono impegnata da sempre, anche
quando ero deputata, è l’applicazione pura e semplice dell’articolo 32 della
Costituzione, “Il diritto alla salute”, che non si sostanzia solamente nel
diritto alla cura; poi di questo se volete parleremo, perché ho presentato
anche un’interrogazione in merito alle condizioni in cui si trova il reparto
che cura queste persone in ospedale, al reparto e al day hospital di oncologia,
ma non è questa la sede, ne parleremo più approfonditamente in un secondo
momento.
L’attuazione di questi protocolli di screening mirati e gratuiti per tutta la
popolazione, per coloro che, naturalmente, daranno l’adesione: esami
diagnostici periodici, per l’identificazione precoce delle patologie tumorali e
respiratorie correlate agli inquinanti presenti nel sito, e l’attivazione di
una serie di percorsi di biomonitoraggio, per valutare la presenza di metalli
pesanti nell’organismo dei cittadini più esposti, a partire dalle fasce più
anziane e più piccole, quindi bambini, che sono le fasce più vulnerabili, in
maniera da poter avere prevenzione. Abbiamo parlato prima di prevenzione a
proposito della piaga del caporalato, adesso parliamo di prevenzione a livello
di salute, perché non è sufficiente parlare di cura, dobbiamo parlare di
prevenzione.
Non posso fare a meno di dire che, in questo
momento sto vivendo anch’io una situazione particolare. (Omissis)* Ogni
anno - questo ve lo posso garantire - vi porterò i dati. Dall’anno scorso fino
a quest’anno il numero delle patologie tumorali a Crotone è raddoppiato.
Raddoppiato! Vi garantisco che è raddoppiato. La mattina al day hospital di
oncologia c’è una folla che, forse, nemmeno al mercato, è una cosa veramente
impressionante.
Quindi, ringrazio tutti coloro che hanno avuto
la sensibilità, oggi, di firmare questa mozione e che hanno condiviso le mie
perplessità, le mie paure, perché la prevenzione non è un lusso, ma è un
diritto.
Ringrazio di cuore sia la collega Scutellà che
il collega Bruno che mi hanno sostenuto in questa prima stesura, ma ringrazio
tutti i colleghi, dell’opposizione e della maggioranza, per questa sensibilità.
Ringrazio tutti anche perché gli impegni che noi abbiamo indicato nella mozione
non riguardano soltanto - voi li avete sottoscritti e questo mi fa molto
piacere - lo screening sanitario, ma
riguardano anche la possibilità di bloccare nel nostro territorio tutte le
ulteriori attività inquinanti che possano un domani andare a incidere sulla
salute delle persone.
Li leggo velocemente, per lasciare lo spazio ai
colleghi. Quindi, la mozione impegna la Giunta regionale a operare per
mantenere il vincolo del PAUR, quello previsto nel 2019, che impone il
trasferimento dei rifiuti tossici pericolosi fuori dalla Calabria; non devono
rimanere in Calabria. Noi abbiamo aspettato perché l’Eni ha scientemente,
secondo il mio modesto punto di vista, ritardato questa bonifica, modificando
tramite delle Conferenze di servizi il Piano Operativo di Bonifica (POB) Fase
2, per cercare di lasciare in loco i veleni. Ultimamente sembra quasi che ci
stia riuscendo, perché nel 2024 è entrato in vigore un Regolamento europeo che
impedisce il transito dei rifiuti tossici pericolosi. Vedremo se sarà possibile
per situazioni già in atto poter ottenere una deroga. Nel frattempo, ci sono le
famose discariche.
Vi racconterei tante cose, ma non voglio farvi
perdere tempo, vi racconterei dall’inizio quanto siamo fortunati. Noi abbiamo
l’unica discarica in Calabria nella quale potremmo contenere questi veleni e
rimarrebbero a Crotone, quindi, si sposterebbero da un chilometro all’altro,
praticamente, e quindi continuerebbero la loro impietosa opera.
Del monitoraggio, abbiamo già detto.
Si impegna, poi, la Giunta regionale: a
sostenere lo screening e a disporre
anche il Registro tumori che non esiste a Crotone, per cui noi non sappiamo
niente, cioè possiamo ipotizzare e immaginare solamente, ma non abbiamo dei
dati scientifici certi; a disporre per la piena operatività di un Registro
tumori che sia pubblico e consultabile, per mappare l’incidenza delle patologie
e orientare la ricerca scientifica sul nesso di causalità tra l’inquinamento e
le malattie e a bloccare ogni tipo di impianto che possa aggravare la
situazione sanitaria locale; a disporre che ogni nuovo progetto industriale o
infrastrutturale a Crotone debba essere subordinato, anche prioritariamente, a
una Valutazione di Impatto Sanitario.
Chiudo il mio discorso ringraziandovi.
Ringraziandovi per la sensibilità dimostrata e ringraziandovi perché avete
dimostrato di comprendere qual è il dramma che stiamo vivendo a Crotone in
questo momento e che non ha fine e sembrerebbe non avere fine.
Per cui, chiedo che la Regione Calabria possa -
lo spero - impegnarsi, nel senso della mozione che oggi, mi auguro, tutti
voteremo. Grazie.
Grazie, consigliera Barbuto. Parlo a nome sia
della maggioranza che delle minoranze: ringraziamo lei per la forza quotidiana,
le siamo vicini e la sosteniamo sempre.
Ha
chiesto di intervenire il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.
Grazie, signor Presidente. La mozione che
stiamo discutendo, evidentemente, richiama il tema della tutela della salute:
la bonifica del SIN Crotone - Cassano - Cerchiara non può e non deve essere
oggetto di contrapposizione ideologica, ma impone un approccio condiviso,
fondato, soprattutto, su dati certi, responsabilità istituzionale e rispetto
delle comunità coinvolte.
È un tema che conosco discretamente bene perché
l’ho seguito ormai negli ultimi 5 anni nei ruoli, in particolar modo, di
Presidente della Provincia, di quella Provincia che nel 2023 ha emesso
l’ordinanza a carico dei responsabili dell’inquinamento, diffidandoli ad
intervenire per la messa in sicurezza e per la bonifica delle aree.
Sappiamo tutti che il SIN Crotone - Cassano -
Cerchiara è uno dei siti più complessi d’Italia, caratterizzato da una
stratificazione di criticità ambientali e da ritardi, come ben diceva la
collega Barbuto, ritardi accumulati in decenni.
Tuttavia, è doveroso però rappresentare in
quest’Aula il quadro aggiornato, sinteticamente, e oggettivo delle attività in
corso per evitare ricostruzioni parziali o magari non aderenti completamente
allo stato degli atti. È chiaro che non possiamo non evidenziare che negli
ultimi anni si è accelerata l’attività e, finalmente, - vivaddio - si è dato
inizio all’attività di bonifica, attraverso intense attività realizzate con una
filiera istituzionale che ha saputo lavorare in maniera sinergica; infatti, il
Comune di Crotone, la Provincia di Crotone e la Regione Calabria, nelle
tantissime Conferenze dei servizi tenutesi presso il Ministero, hanno lavorato
per tutelare il territorio, partendo proprio da quel vincolo PAUR sul quale non
abbiamo mai ceduto, rivendicando ed evidenziando in maniera univoca l’obbligo
da parte di Eni Rewind di provvedere a portare i rifiuti pericolosi, TENORM e
TENORM con amianto, fuori dal territorio della Regione Calabria, così come
previsto nel decreto del 2020.
È vero, c’è un’evoluzione perché in questo
momento sono in corso le attività, è entrato in vigore questo nuovo Regolamento
europeo, ormai da maggio 2026, che in qualche modo pone un divieto rispetto
alle autorizzazioni transfrontaliere e, quindi, alla possibilità di portare i
rifiuti pericolosi fuori dal territorio del proprio Paese.
Ma è tutto da vedere, tutto da verificare,
tutto da approfondire, perché è chiaro che, nel caso di specie, si tratta di
attività già avviate in precedenza, con quantitativi che già sono partiti verso
la discarica in Svezia. Lo evidenzio perché per molti anni è stato detto ai
Tavoli che non esistevano discariche in grado di poter accogliere, fuori dal
territorio della Regione Calabria, i rifiuti pericolosi contenenti TENORM e
TENORM con amianto.
In realtà, dopo aver forzato e, in qualche
modo, imposto uno scouting serio, in
pochi mesi sono state individuate delle discariche e si è iniziata questa
attività di trasporto dei rifiuti con le autorizzazioni transfrontaliere. In
queste ore sono in corso le attività di bonifica sul sito, in particolar modo
per i rifiuti non pericolosi, con il trasporto delle risultanze delle attività
nelle discariche fuori dal territorio della Regione Calabria.
Per ciò che concerne i ritrovamenti dei rifiuti
contenenti TENORM e TENORM con amianto, si sta provvedendo in questa fase a
depositare nei siti già autorizzati, per poi verificare la possibilità di
trasporto fuori dal territorio della Regione Calabria.
Mi preme evidenziare, poi, l’ultima Conferenza
di servizi, tenutasi nel mese di maggio, nella quale ancora una volta Eni
Rewind propone una variante al progetto stralcio POB Fase 2 con la quale, in estrema sintesi, decide di
proporre di applicare la tecnologia del soil mixing
che, invece, era quella alla base della stragrande maggioranza di intervento
nel territorio, riducendola ad un volume complessivo di terreni da trattare di
circa 30.000 metri cubi. Cito questo numero per dire come poi avvengono le
varianti, perché in verità nel 2022, anche grazie ai pareri intervenuti di ARPACAL
e di ISPRA, si era addivenuti a dei volumi da sottoporre a soil
mixing pari a 283.000 metri cubi; quindi, da 283.000 adesso ne propongono
30.000, provando ad inserire la tecnica ENA che invece - è ampiamente
certificato sia da Ispra, da ISIN, da tutti gli enti preposti in materia - non
è assolutamente sostitutiva rispetto all'attività del soil
mixing.
Entro nel merito
della mozione, per la quale ringrazio non solo la collega Barbuto, ma tutti i
colleghi consiglieri, che con grande senso di responsabilità hanno ritenuto
opportuno sottoscriverla nella sua totalità, portando qualche piccola modifica
e integrazione. Non c'è dubbio che per ciò che concerne la sorveglianza
sanitaria è assolutamente condivisibile l'esigenza di rafforzare il
monitoraggio epidemiologico e soprattutto gli screening, così come ritengo sia
giusto evidenziare che la Regione Calabria sia già impegnata in tal senso con
una serie di programmi, di progetti. Ne cito qualcuno: il programma InSinergia, il progetto SINTESI, il progetto SalGA-KRO, cioè i progetti che abbiamo inserito nella
mozione. Queste attività sono state considerate e sono in corso, ma non c'è
dubbio che bisogna alzare l'asticella, alzare il livello di attenzione così
come sulla richiesta di rendere pienamente operativo il registro dei tumori. È
chiaro che il tutto deve essere ricondotto in un quadro organizzativo normativo
già esistente, ma che necessita di rafforzarne l'efficacia e soprattutto la
fruibilità dei dati, con particolare riferimento alla comunità di Crotone.
Il punto centrale
sul tema del SIN è uno: il territorio crotonese ha pagato per decenni il prezzo
di ritardi, di sovrapposizione di competenze, di scelte industriali che
affondano le radici molto indietro nel tempo, ben oltre le responsabilità di
una singola stagione politica o istituzionale. È una vicenda complessa che ha
attraversato livelli diversi, nazionali, industriali e amministrativi e che
proprio per questo non può essere ricondotta a letture semplificate. Ciò che
però oggi mi preme registrare ed evidenziare è che negli ultimi anni si è
determinata una discontinuità concreta con l'attivazione degli strumenti
commissariali, con l'adozione di atti vincolanti e con l'avvio concreto della
fase operativa della bonifica ed è proprio su questa discontinuità che dobbiamo
insistere e vigilare, evitando di tornare indietro o di rallentare i percorsi
che per la prima volta, dopo molto tempo, si sono tradotti in atti ed
interventi concreti. Grazie.
Grazie,
consigliere Ferrari.
Ha chiesto di
intervenire il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Penso che alla
mozione, con prima firmataria la collega Barbuto, vada attribuito il merito di
accendere un focus su Crotone. Spesso su Crotone cade un velo di assenza totale
delle istituzioni. Da anni si parla del progetto di risanamento di bonifica, ma
ancora non c'è una programmazione che possa far ritenere soddisfacente
l'intervento delle istituzioni, in questo caso anche della Regione. Con la
testimonianza della collega Barbuto, drammatica, si riaccende di nuovo una
discussione: a Crotone si muore! Potete tranquillamente accusarmi di essere
catastrofico, ma così è. In Consiglio regionale oggi si apre di nuovo una
discussione affinché la massima Assemblea regionale prenda atto che su Crotone
c'è un problema che non è ancora risolto. Sono tanti i punti di difficoltà che
ci sono su Crotone. Ringrazio i colleghi della maggioranza e della opposizione
che hanno avuto la sensibilità di sottoscrivere tutti questa mozione, che ci
consente di prendere atto delle difficoltà che ci sono su quel territorio.
Anche con un'altra interrogazione, qualche mese fa con la collega Barbuto e -
mi pare - la collega Scutellà, abbiamo segnalato agli organi competenti, in
questo caso alla Prefettura, che ci sono carenze sostanziali di ispettori della
SPISAL, che sono ispettori di polizia giudiziaria che dovrebbero controllare
l'esito della bonifica da parte dell'Eni. Tutto questo non può avvenire perché
non ci sono ispettori SPISAL. Voi sapete che questa materia è regolamentata da
una legge nazionale e gli ispettori vengono autorizzati dalla Prefettura. Allo
stato abbiamo prodotto una interrogazione alla quale mi pare che non sia stata
data risposta e sosteniamo che questa cosa vada
ripresa e rilanciata, perché su Crotone, oltre all’inquinamento da metalli
pesanti, che descrive molto bene la collega Barbuto, c'è un problema anche di
asbestosi. L'ONA, che è l'Osservatorio nazionale dell'asbesto, sta iniziando ad
avviare i procedimenti giudiziari contro l'Eni. Questo che significa? Significa
che la gente sta morendo di asbestosi. Allora il merito della collega Barbuto e
il merito di tutti noi è di avere rilanciato di nuovo in questa Aula il
problema di Crotone e delle aree del SIN, che non può essere più rimandato, va
affrontato subito, chiamando ad intervenire immediatamente tutti gli organi che
hanno competenze.
Grazie alla
collega Barbuto e grazie a tutti voi per aver aderito a questa importante
mozione.
Grazie, collega
Bruno.
Ha chiesto di
intervenire il consigliere Laghi. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Ringrazio molto la
collega Barbuto per questa mozione che in realtà, anche storicamente, mi
riporta indietro nel tempo, perché saranno forse 20 anni che mi occupo
direttamente, come ISDE Medici per l'ambiente, dei SIN in generale in Italia e
del SIN di Crotone in particolare. Con la collega Barbuto, all'epoca
parlamentare, abbiamo tenuto anche dei convegni - insieme a tanti altri
convegni fatti a Crotone - proprio sulla pericolosità e sulla incredibile
inerzia da decenni della politica rispetto ai danni presenti, con ogni
evidenza, nei SIN. È stato ricordato lo studio Sentieri, uno studio ecologico
ma comunque molto forte, che ha evidenziato lì, come negli altri SIN, un
aumento delle patologie e un aumento delle patologie neoplastiche in
particolare. Ed è, complessivamente parlando, assai grave che in Italia il 10%
della popolazione italiana, circa 6 milioni di persone, sia esposta ai rischi
collegati semplicemente perché abitano in quei luoghi - non hanno scelto di
abitare -, perché vi sono nati o abitano nelle zone circostanti agli oltre 40 SIN,
siti di interesse nazionale, che sono presenti in Italia. Un altro dato
estremamente importante, estremamente grave, e che lascia perplessi della
capacità della politica di interpretare a livello nazionale i bisogni anche di
salute delle popolazioni, è che a essere bonificato sia grosso modo il 5% dei
territori interessati dalla catalogazione. Non riguarda solo la politica, ma
anche chi aveva interessi industriali su quel sito e che ha introitato ingenti
somme e guadagnato, bisogna dire - sono parole forti - sulla pelle delle
persone, accumula ritardi per evitare le ingenti spese di bonifica. Bene ha
fatto anche il collega Ferrari a ricordarle che questa solo presunta
impossibilità di trovare siti extra nazionali dove portare le scorie
improvvisamente si sia dissolta in una ricerca più accurata, più seria.
Voglio anche
ricordare l'opera del professor generale Errigo, commissario del SIN, che
comunque, al di là delle scelte finali, ha avuto in ogni caso il merito di
portare fortemente alla ribalta il problema di salute del SIN di Crotone,
Cassano e Cerchiara, perché questo credo sia l'unico SIN in Italia spezzato,
che si trova in 2 posti che distano circa 100 km l'uno dall'altro; le scorie,
le ferriti di zinco in particolare, anziché andare in Sardegna in discariche
controllate ad hoc per rifiuti pericolosi, sono state sparse nell'agro
di Cassano Ionio e di Cerchiara come ammendante agricolo.
Non sapremo mai
quante vittime sono state determinate da questa spregiudicatezza della
criminalità organizzata e dalla mancanza di controlli nel corretto smaltimento
delle scorie. Grazie alla collega Barbuto.
Voglio chiudere
con una notazione: giustamente è stato evocato il problema del registro tumori.
Il registro tumori è uno strumento fondamentale non di conoscenza, o almeno non
solo di conoscenza, ma di pianificazione delle attività sanitarie che contrastino
l'inquinamento. Quindi bisogna culturalmente accettare e interiorizzare che
dall'inquinamento in generale dipendono la maggior parte delle malattie che a
livello globale interessano le persone.
Mentre i servizi
sanitari pesano sulla nostra salute per il 15%, l'ambiente pesa per oltre il
20%. Quindi, se dovessimo scegliere - fortunatamente non dobbiamo scegliere -
fra un servizio sanitario e un mondo non inquinato, ci converrebbe stare senza
servizio sanitario però anche senza inquinamento.
Detto questo,
ritorno e chiudo per il problema del registro tumori. Noi nella precedente
Legislatura, con tanta fatica, siamo riusciti a capire quali fossero i punti di
debolezza e perché mancasse un registro tumori; mancava la cabina di regia,
perché gli strumenti informatici delle varie Aziende Sanitarie Provinciali
erano bellamente diversi fra di loro, non colloquiavano e non colloquiano con
l'AIRTUM, cioè con l’Associazione Italiana Registri Tumori. Io spero che, dopo
avere diagnosticato le malattie del registro tumori, in questa Legislatura si
possa effettivamente mettere mano ai registri veri e propri, aggiornarli e
quindi metterli al passo con quello che succede in tutta Italia. Ripeto: non è
una banale attività di conoscenza, ma è uno strumento non sostituibile di
programmazione sanitaria per evitare tanti e tanti morti che hanno avuto e
avranno e avrebbero soltanto la colpa di abitare vicino a un posto dove era
meglio che non vivessero e non abitassero.
Grazie ancora una
volta alla collega Barbuto. Ovviamente il voto non può che essere positivo.
Grazie, collega
Laghi.
Pongo in votazione
la mozione con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale. La mozione
è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo alla
proposta di provvedimento amministrativo numero 65/13^ di iniziativa della
Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione 2026-2028 dell'Agenzia
Regione Calabria per le Erogazioni in agricoltura (ARCEA)”.
Cedo la parola al
consigliere Pietropaolo per illustrare il provvedimento.
Prego, consigliere
Pietropaolo.
Grazie.
La proposta di
provvedimento, posta oggi all'approvazione di questa Assemblea, è stata
licenziata a maggioranza dei presenti dalla Seconda Commissione Bilancio nella
seduta del 5 giugno scorso. La proposta è relativa al Bilancio di previsione
2026-2028 ARCEA, dell'Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in
Agricoltura. L'Agenzia è l'Organismo Pagatore della Regione Calabria per gli
aiuti in agricoltura relativi al Fondo FEAGA, al Fondo FEASR, riconosciuto con
provvedimento del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali del 2009;
l'Agenzia, altresì, con decreto del Direttore generale delle Politiche
Internazionali e dell'Unione Europea del Dipartimento della Politica Agricola
Comune e dello Sviluppo Rurale del MASAF del 14.10.2024, è stata riconosciuta
Organismo Pagatore della Regione Calabria per le misure e gli interventi
settoriali FEAGA non SIGC. Alla seduta di Commissione hanno partecipato il
Commissario straordinario dell'Ente, ing. Giuseppe Arcidiacono, il quale ha
fornito i chiarimenti richiesti, e il Dirigente di settore del Dipartimento
Agricoltura, Aree interne e Politiche di Connessione Territoriale, dott.
Domenico Ferrara, il quale ha confermato l'istruttoria di competenza del
Dipartimento.
Il provvedimento
si compone della delibera di Giunta regionale, delle relazioni istruttorie del
Dipartimento Agricoltura, del Dipartimento Bilancio, Finanze e Patrimonio e del
parere del Revisore unico dei conti dell'Agenzia.
Il Revisore unico
dei conti, con verbale n. 4 del 9 marzo 2026, rileva che il bilancio rispetta
il principio di pareggio finanziario e dell'equivalenza fra entrate e spese per
servizi per conto terzi; anche per le annualità 2027 e 2028 sono rispettati il
pareggio finanziario e l'equivalenza fra entrate e spese per servizi per conto
terzi. Relativamente alle spese del personale e alle spese per il
funzionamento, si evidenzia che la redazione del bilancio di previsione
2026/2028 è stata effettuata rispettando i principi elencati nella legge
regionale n. 62/2023 recante "Norme in materia di spending review".
L'organo di
controllo ribadisce la necessità di monitorare costantemente i pagamenti per
evitare eventuali disallineamenti nei confronti dei centri assistenza agricola.
Il revisore,
nell'esprimere parere favorevole dal punto di vista del rispetto degli
equilibri di bilancio sulla proposta di bilancio di previsione 2026 e
pluriennale 2026-2028, raccomanda la costante verifica dell'andamento delle
riscossioni in corso d'anno, così da poter procedere al tempestivo adeguamento
del Fondo Crediti di dubbia esigibilità.
Il Comitato di
Vigilanza, che rappresenta la struttura di controllo dell'Agenzia interna al
Dipartimento Agricoltura, ritiene che sussistano le condizioni di legge in
ordine alla congruità e attendibilità delle previsioni di bilancio, formulando
alcune raccomandazioni:
- verificare e monitorare costantemente le entrate e
le spese di gestione;
- monitorare il Fondo Crediti Dubbia Esigibilità;
- monitorare costantemente i pagamenti per evitare
eventuali disallineamenti nei confronti dei centri di assistenza agricola.
Il Dipartimento
Bilancio, Finanze e Patrimonio rileva che, con riferimento alle previsioni di
entrata e di spesa, contenute nel bilancio dell'Ente, sembrerebbero garantiti
sia gli equilibri contabili sia la presenza di un saldo finale di cassa non
negativo.
Il Dipartimento,
nell'istruttoria di competenza, evidenzia che rispetto agli equilibri di
bilancio, la proposta di Bilancio di Previsione 2026-2028 prevede l'utilizzo di
una parte dell'accantonamento del Fondo Contenzioso, per un importo di euro
90.000,00.
A conclusione
dell'attività istruttoria, il Dipartimento esprime parere favorevole
all'adozione, da parte della Giunta Regionale, della presente proposta di
Bilancio di Previsione 2026-2028 dell'ARCEA, al fine della successiva
trasmissione della stessa al Consiglio Regionale per il seguito di competenza,
ex articolo 57, comma 3, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8.
Presidenza del
Vicepresidente Giacomo Pietro Crinò
Grazie,
consigliere Pietropaolo. Non ci sono richieste di intervento.
Pongo in votazione
il provvedimento nel suo complesso, unitamente ai relativi allegati, con
autorizzazione al coordinamento formale. Il provvedimento, unitamente ai
relativi allegati, è approvato con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo al punto
sei, la proposta di legge numero 20/13^ di iniziativa della Giunta regionale,
recante: “Modifiche alla legge regionale del 10 agosto 2023, numero 39 -
Disciplina in materia di ordinamento dei Consorzi di bonifica e di tutela e
bonifica del territorio rurale”.
Cedo la parola
alla consigliera Santoianni per illustrare il provvedimento.
Grazie,
Vicepresidente.
La proposta,
licenziata in data 28 maggio 2026 dalla Sesta Commissione, nasce dalla
necessità di perfezionare l'assetto normativo delineato dalla precedente legge
regionale numero 39 del 10 agosto 2023, la quale ha profondamente riformato il
sistema della bonifica in Calabria attraverso l'istituzione del consorzio
unico.
Questo nuovo
intervento legislativo mira ad assicurare una maggiore funzionalità operativa
dell'ente, semplificando i processi e rafforzando l'autonomia di gestione che
la legge già assegnava al consorzio.
Il cuore della
riforma risiede nella volontà di far aderire pienamente le norme alla
qualificazione giuridica di ente pubblico economico attribuita al consorzio,
eliminando quelle disposizioni che avrebbero potuto generare dubbi
interpretativi o un'eccessiva influenza dominante della Regione sulle funzioni
proprie dell'ente. In questa prospettiva, la modifica dell'articolo 3 della
legge originale rappresenta un passaggio fondamentale in quanto stabilisce che
le opere pubbliche di bonifica e irrigazione, così come le opere idrauliche,
siano gestite direttamente dal consorzio della Calabria.
Un ambito di
intervento particolarmente significativo riguarda la composizione e le
dinamiche degli organi collegiali, dove il disegno di legge numero 20/13^ opera con una decisa semplificazione in senso
democratico e professionale.
Una delle novità
più rilevanti è la modifica della struttura del Consiglio dei delegati, dalla
quale vengono eliminate le componenti di nomina politica precedentemente
designate dal Consiglio regionale e dal Presidente della Giunta regionale. In
questo modo, l'organo di indirizzo del consorzio diventa un'espressione più
diretta dei consorziati e delle autonomie locali, riducendo le interferenze
della politica regionale nella gestione ordinaria dell'ente.
Parallelamente a
questa evoluzione della rappresentanza, il disegno di legge interviene sulla
funzione di controllo contabile e amministrativo attraverso la sostituzione
della figura del revisore unico con un Collegio dei revisori dei conti. Anche
la figura del direttore generale viene profondamente riconsiderata in ottica di
autonomia gestionale. Se nella versione originale della legge n. 39 del 2023 la
sua nomina richiedeva l'intesa preventiva con il Presidente della Giunta
regionale, le nuove disposizioni affidano tale potere esclusivamente al
Presidente del consorzio, previa selezione tramite avviso pubblico. Questo
passaggio è cruciale per recidere il cordone ombelicale gerarchico tra
l'amministrazione regionale e la struttura operativa del consorzio, permettendo
a quest'ultimo di agire con la libertà tipica di un ente pubblico economico. Il
disegno di legge introduce importanti innovazioni anche sul piano degli
strumenti di pianificazione, con l'intento di snellire procedimenti
amministrativi e renderli più coerenti con le necessità operative. Un esempio
emblematico è rappresentato dalla nuova disciplina dei Piani di classifica, la
cui elaborazione e approvazione diventano ora di diretta ed esclusiva
competenza del consorzio, eliminando i passaggi che prevedevano l'intervento
della Giunta regionale nella fase propositiva. Allo stesso modo, la
pianificazione delle opere viene razionalizzata, attraverso la previsione di un
unico piano triennale che accorpa sia gli interventi di bonifica sia quelli di
irrigazione. Questo strumento unitario permette una visione d'insieme del
territorio e delle sue necessità idriche, semplificando la procedura di
approvazione che vede il coinvolgimento della struttura amministrativa
regionale competente in materia di forestazione.
Proprio in termini
di terminologia tecnica, il disegno di legge opera una sostituzione
sistematica, individuando nell'articolazione dedicata alla forestazione il
nuovo interlocutore regionale di riferimento al posto del precedente
Dipartimento dell'agricoltura. Un'ulteriore estensione delle competenze
consortili riguarda l'attribuzione di poteri in materia di polizia idraulica,
autorizzando il consorzio a disciplinare le violazioni e le relative sanzioni
tramite un apposito regolamento interno. Questo potere permette all'ente di
esercitare una vigilanza più efficace sul reticolo idrografico e sulle opere di
bonifica, agendo tempestivamente per la tutela del territorio nel rispetto
della normativa statale vigente.
In situazioni di
emergenza o calamità naturali l'autonomia d'azione viene ulteriormente estesa,
permettendo al Consorzio di eseguire interventi non previsti nei piani
triennali, per garantire la funzionalità delle opere e la sicurezza delle
persone.
In conclusione,
l'intervento normativo proposto con il disegno di legge numero 20/13^ configura
un consorzio unico di bonifica più snello, meno condizionato dalla politica
regionale e dotato di poteri gestionali più incisivi, il tutto all'interno di
un quadro di rigorosa invarianza finanziaria per l'amministrazione regionale.
Grazie.
Grazie,
consigliera Santoianni.
Ha chiesto di
intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
L'iter di questa
legge è stato velocissimo, nel senso che apprendo con dispiacere che esiste
chiaramente una volontà rispetto alla quale questa maggioranza di governo e la
Giunta intende procedere spedita rispetto a delle priorità e ad, invece, altre
cose si dà meno importanza. Mi dispiace moltissimo non vedere in Aula il
Presidente Occhiuto mentre si parla di una vicenda molto importante, che mi ha
coinvolta in molte sedute della Sesta Commissione, in cui ho l'onore e l'onere
di partecipare in qualità di componente e nella quale abbiamo audito tutti
coloro che hanno parte e che avranno un diretto e immediato riverbero rispetto
alla volontà della Regione Calabria di recidere il cordone ombelicale con il
Consorzio di bonifica e modificare una legge che era stata voluta nel 2023 da
una Giunta dello stesso colore politico e anche con lo stesso Presidente.
In quella
Commissione, ascoltando tutti i rappresentanti sindacali, così come i
rappresentanti della categoria, ho appreso che per tutti questa era una scelta
sbagliata anche rispetto al tempo in cui veniva effettuata, cioè mentre ancora
tanti lavoratori aspettano di ricevere la retribuzione differita, banalmente il
TFR, che non è una gentile concessione, ma è qualcosa per la quale i lavoratori
hanno lavorato tutta la vita. In quel contesto abbiamo provato a dialogare con
la maggioranza e io stessa ho depositato 8
emendamenti, insieme anche alla collega Greco che era della stessa idea
rispetto a quella diversa della maggioranza che li ha bocciati tutti, tranne
uno che conteneva semplicemente un aggiustamento lessicale.
Si tratta di
priorità! In quest'Aula il presidente Occhiuto, nella prima seduta di Consiglio
regionale, aveva giudicato la mia proposta di legge relativa al contrasto della
denatalità come una proposta di legge buona e rispetto alla quale avremmo
potuto fare un ragionamento insieme. È attualmente ferma, mi dispiace che non
ci sia il Presidente, altrimenti gli avrei detto che io ci credo ancora.
Speravo che le cose buone che arrivano dalla minoranza consiliare, cioè da
coloro che sono stati collocati nella minoranza rispetto al risultato
elettorale, fossero prese in considerazione, così come speravo che fossero
prese in considerazione anche le istanze legittime da parte di tutti gli attori
che sono stati ascoltati, ma tant’ è.
Ci troviamo con una legge che va spedita e che
recide il cordone ombelicale, mentre ci sono tanti lavoratori che ancora
aspettano il pagamento del TFR. Potrei dire che ci sarebbe bisogno, ancora, di
avere coraggio rispetto alle scelte che si fanno e che il cordone ombelicale,
secondo me, si recide quando si è in grado di andare avanti con le proprie
gambe.
Credo che il fatto che la Regione abbia abdicato al suo ruolo rispetto al Consorzio unico di
bonifica sia un gravissimo errore rispetto al quale il Partito Democratico si
trova completamente in disaccordo. Annuncio il nostro fermo “no”, ma non ci
fermeremo rispetto a questo: adesso siamo qui nell'Aula deputata a fare
opposizione e opereremo, non solo fuori, ma, soprattutto, in tutte le strutture
deputate a questo. Lo abbiamo fatto nella Sesta Commissione, rispetto alla
quale abbiamo trovato ascolto da parte della Presidente, però, poi, la legge schiacciante
dei numeri è questa.
Capiamo oggi che questa è la volontà. Ci
auguriamo solamente una cosa: come, dal 2023, avete modificato, velocemente,
dopo tre anni, una legge perché, evidentemente, non rispondeva alla ratio che avevate immaginato, crediamo e
speriamo che possiate fare marcia indietro anche su quella che oggi vi sembra
una proposta buona e giusta, poiché riteniamo che questo sia un gravissimo
errore politico, considerato c'è anche la netta contrarietà sia delle
associazioni di categoria sia dei sindacati.
Chiedo,
poi, anche, ufficialmente, che ci possa essere, - al di là di questa legge,
ripeto, che riteniamo completamente fuori tempo e fuori luogo e che voterete
chiaramente a colpi di maggioranza - una seria presa di posizione per quei
lavoratori che in quiescenza già da molti anni ancora continuano ad aspettare
il sacrosanto pagamento delle spettanze della retribuzione differita. Grazie.
Presidenza
del Presidente Salvatore Cirillo
Grazie,
collega Madeo. Ha chiesto di intervenire la consigliera Greco Filomena. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente. Sono contenta che ci sia
l'assessore Gallo e mi dispiace, invece, che non ci sia il presidente Occhiuto;
però, non importa vista anche l'ora. Penso che sia necessario fare, su questa
importante proposta di legge, un attimo di ordine.
Sono d'accordo con la collega Madeo: abbiamo
presentato degli emendamenti che sono stati bocciati dalla maggioranza, grazie
ai numeri.
Innanzitutto, vorrei dire che noi non siamo qui
per mettere in discussione quella che è una scelta politica, che è stata fatta
nel 2023 dal presidente Occhiuto, e cioè quella di procedere ad una profonda
riorganizzazione dell'assetto del sistema della bonifica calabrese attraverso
l'istituzione di un Consorzio unico. È stata una scelta politica, anche se
ancora oggi non se ne comprendono a fondo i motivi, sulla quale il presidente
Occhiuto aveva detto: “O me la votate o ce ne andiamo tutti a casa.” È una
scelta che non abbiamo condiviso allora e non condividiamo adesso, perché
riteniamo che una regione come la Calabria – non lo riteniamo soltanto noi ma
anche tutti quelli che abbiamo audito -, così orograficamente composta, avrebbe
avuto bisogno di strutture più vicine ai territori, magari articolate su base
provinciale o quantomeno territoriale, capaci di garantire una presenza più
capillare del Consorzio di bonifica e di ridurre costi, tempi e difficoltà
operative derivanti da spostamenti spesso lunghissimi, anche per interventi
ordinari.
Detto questo, le riforme si giudicano per
quegli effetti che producono e non per gli spot
e gli slogan con cui vengono presentate, e devo dire che, - lo voglio
riconoscere pubblicamente, ma è stato riconosciuto alla Presidente, lo sa,
anche all'interno delle varie sedute di Commissione che abbiamo avuto - il
Consorzio di bonifica unico sta producendo risultati, anche grazie alla
professionalità, alla competenza e all'impegno del Commissario, il dottor
Giacomo Giovinazzo, che si è trovato a gestire una situazione estremamente
complessa, cercando però di garantire i servizi e gli interventi su tutto
quanto il territorio regionale.
Proprio perché riconosciamo questo impegno di
chi oggi lavora sul territorio, abbiamo, comunque, il dovere di dire con
chiarezza che esistono delle questioni che ancora non sono state chiarite,
delle questioni enormi che questa proposta di legge, di modifica della legge 39
del 2023, non affronta in alcun modo e non risolve.
Non capiamo perché, prima, la Regione nel 2023
abbia accentrato tutto su di sé, esercitando controllo, vigilanza, nominando i
Commissari, sopprimendo i Consorzi, gestendo la transizione e incidendo
direttamente sui rapporti economici, e, dopo, a seguito dei rilievi della Corte
dei conti cerca di allontanarsi da questo modello, cercando di limitare il
controllo e la vigilanza della Regione sui Consorzi, eliminando la possibilità
di nominare il direttore, il Revisore dei conti. Corte dei conti che,
giustamente, vede che ci sono quasi 160 milioni di euro a favore della Regione,
in qualità di creditrice nei confronti dei Consorzi. Pensate che Coldiretti ha
scritto una nota in cui dice che sembra che si stia completamente privatizzando
questo Ente.
Per comprendere bisogna fare però un passo
indietro.
La vicenda che stiamo discutendo oggi non nasce
nel 2023, nasce oltre 20 anni fa. Dal 2001 i Consorzi di bonifica hanno svolto
attività di forestazione per conto della Regione Calabria, parliamo di
manutenzione del territorio, prevenzione del dissesto idrogeologico, tutela
ambientale, sistemazione idraulica e difesa del suolo; attività che non sono
state svolte nell'interesse del Consorzio, ma sono state svolte nell'interesse
della Regione Calabria e di tutti i cittadini calabresi.
Nel 2004 la Regione Calabria assume una
decisione fondamentale – lo dico perché è necessario per comprendere ciò che
accade successivamente - cioè la trasformazione del personale forestale da
tempo determinato a tempo indeterminato. Una scelta politica della Regione. Una
scelta che, personalmente, ritengo giusta, perché migliaia di lavoratori non
potevano continuare a vivere nell'incertezza, lavorando solo per alcuni mesi
all'anno, e perché attività così importanti per la tutela del territorio non
potevano certo essere interrotte.
Ma, da quel momento, il costo del personale
aumenta, ovviamente, in modo significativo, rispetto a quelle che erano le
risorse economiche, aumentano gli oneri previdenziali, aumentano gli
accantonamenti del TFR, aumentano tutti i costi connessi al rapporto di lavoro;
le risorse trasferite ai Consorzi, però, non aumentano nella stessa misura. E
questo non lo diciamo noi, cioè non lo dice l'opposizione, lo dicono gli atti
che ho richiesto al Dipartimento e che mi sono stati mandati, che abbiamo
esaminato, lo dicono i documenti che sono stati trasmessi.
La Regione continua, sostanzialmente, a
garantire, in questo periodo, soltanto la copertura degli stipendi. Però,
attenzione, che cosa succede? Che i piani che vengono approvati dalla Regione
vengono approvati soltanto per un determinato periodo, cioè per i sei mesi, gli
altri sei mesi rimangono vuoti; però, man mano che il Consorzio lavorava, la
Regione rimpinguava questi fondi, e quindi venivano pagati solo gli stipendi.
Questo problema, però, non viene risolto. Viene soltanto rinviato. Perché?
Perché questa attività svolta dai Consorzi viene svolta senza una copertura
finanziaria. La Regione Calabria che fa? Chiede, - anche nel periodo in cui non
aveva proprio materialmente i fondi per poter far fronte al pagamento solo
degli stipendi - ai Consorzi, così come è avvenuto nel 2014, 2015, di assumere
dei mutui che la Regione Calabria garantisce e addirittura paga.
Soltanto che, quando viene fatta poi la
ricognizione prevista nel 2019, a fronte anche di una mozione, la numero 91 del
2017, portata in questo Consiglio regionale dall’allora opposizione, attuale
maggioranza, viene creato un nucleo, un gruppo di lavoro per verificare quali
fossero le posizioni creditorie dei Consorzi nei confronti della Regione. E
questo gruppo, costituito nel 2019, rileva che c'erano dei crediti da parte dei
Consorzi, che nel frattempo avevano cominciato ad attivare azioni giudiziarie
nelle quali venivano nominati dai giudici dei CTU (Consulenti Tecnici
d’Ufficio) che davano ragione ai Consorzi. Praticamente, in queste CTU risulta
che le richieste di crediti vantati dai Consorzi nei confronti della Regione
c'erano.
Che succede? Succede che non si sa come, nel
2023, dopo che sono stati soppressi i Consorzi, quindi
dopo la legge 39 che ha modificato i Consorzi, questi crediti vantati dai
Consorzi diventano debiti dei Consorzi nei confronti della Regione. I
Commissari ad acta nominati dal
Presidente uno dei primissimi atti che mettono a terra è quello di rinunciare
ai giudizi che i Consorzi avevano proposto nei confronti della Regione per
vedersi riconosciute queste somme e far fronte ai pagamenti e, quindi, ai
debiti dei Consorzi nei confronti di fornitori, TFR, eccetera, eccetera,
soprattutto, di TFR, che, come diceva la collega Madeo, è una delle cose più
importanti.
Vengo alla conclusione perché ho quasi esaurito
tutto il tempo a mia disposizione: chiedo a tutti quanti i consiglieri di
maggioranza e di minoranza e chiedo anche all'assessore di continuare a
verificare come poter risolvere una volta per tutte questa vicenda perché, come
diceva la collega Madeo, in tutte le audizioni che abbiamo svolto tutti hanno
rilevato difetti in questa legge, addirittura l'ANBI ha detto che era
inemendabile e anche il Settore assistenza giuridica ha avanzato dubbi di
incostituzionalità a cui noi con i nostri emendamenti avevamo cercato in
qualche modo di sopperire.
Per non ripetere l'errore fatto nel 2023 e che
ci porta oggi, qui, nuovamente a decidere su questa importante realtà, che è
quella dei Consorzi di bonifica, e sui tanti errori che sono stati fatti e le
tante conseguenze negative che si sono avute fino ad oggi, chiedo che non si
proceda alla votazione favorevole, ma che si possa rimodulare il testo,
cercando di prendere spunto anche dalle osservazioni delle organizzazioni di
categoria, dei sindacati, dell'ANBI nazionale. Tutti hanno cercato di farci
capire, ma, purtroppo, a quanto pare, non abbiamo avuto, noi come minoranza i
numeri e, comunque, voi la capacità, come maggioranza all'interno della
Commissione, di apprendere, prendere e fare proprie le istanze, per approvare
una legge che potesse durare almeno 20 anni. Grazie.
Grazie,
consigliera Greco. Ha chiesto di intervenire il consigliere Ranuccio. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente. I motivi della nostra
contrarietà li hanno già benissimo rappresentati la collega Madeo, prima, e la
collega Greco, adesso.
Però, qualche riflessione sia di carattere
politico sia di carattere tecnico-normativo rispetto a questa proposta di legge
mi sento di farla.
Parto dal profilo politico.
Tre anni fa non ero dentro questa Aula, però,
seguivo, ovviamente, da persona interessata, i lavori e ricordo bene quanto
questa maggioranza politica, che è cambiata magari in alcuni soggetti, e questo
Governatore si siano spesi per la legge che poi fu approvata, imponendola di
fatto all'Assemblea. Ricordo bene una pesante e grave dichiarazione del
governatore Occhiuto che quasi pose la fiducia, minacciando, addirittura, le
dimissioni, qualora quella legge non avesse trovato approvazione dal Consiglio
regionale.
Una legge che era stata presentata e approvata
come la legge che avrebbe rappresentato una svolta epocale nel campo dei
Consorzi di bonifica, riunificando in un unico Consorzio, su un tema che è
fondamentale, come si accennava, per garantire la sicurezza idraulica, la
difesa del suolo, il razionale utilizzo delle risorse idriche.
Questa stessa maggioranza, però, dopo tre anni
o si ravvede e capisce, quindi, che così tanto importante e così ben
strutturata quella legge non era oppure, per degli oscuri motivi, corre ai
ripari, snaturando, però, quello che era l'impianto politico e tecnico-normativo
di questa legge, che era stata presentata come la panacea di tutti i mali.
È una legge che inverte l'ordine delle
priorità, che priva di fatto la Regione della regia rispetto ai Consorzi,
indebolisce i poteri di vigilanza, incide sull'approvazione pubblica del Piano
di classifica, priva la Regione del controllo sugli atti fondamentali; cambia
il regime di concessione delle opere e il ruolo della Regione nel governo di un
Ente che, ricordiamolo, gestisce funzioni pubbliche e contributi obbligatori,
riduce i controlli esterni, - dirò qualcosa di ancor più specifico – e,
sostanzialmente, viene a snaturarsi, o meglio, viene a cadere quel sistema di
pesi e contrappesi che invece era stato, anzi, ben previsto nella legge che
oggi andiamo a modificare.
Lo accennava la collega Greco, la stessa scheda
ATN, la scheda di analisi tecnico-normativa del nostro Consiglio regionale,
segnala con nettezza che più disposizioni della proposta riducono, addirittura
eliminano, il controllo della Regione sugli atti fondamentali del Consorzio,
fino a far venir meno il potere di vigilanza e controllo regionale
sull'attività dell'Ente. Nella stessa proposta di legge, addirittura, si legge
che gli atti che costituiscono il presupposto dell'imposizione contributiva e,
in particolare, il piano di classifica, non possono essere sottratti a un
controllo pubblico effettivo, perché il Consorzio esercita poteri autoritativi,
impone contributi obbligatori, gestisce opere pubbliche e incide direttamente
sulle posizioni giuridiche dei consorziati.
Quindi, un'altra criticità importante riguarda
il regime delle opere pubbliche di bonifica e irrigazione. La legge vigente
stabilisce che tali opere appartengono al demanio regionale e sono affidate in
concessione al Consorzio. La proposta di legge, invece, sostituisce questo
impianto con una gestione diretta del Consorzio, assumendo, quindi, il rischio
operativo delle attività di manutenzione, progettazione, realizzazione dei
lavori ed erogazione dei servizi.
Anche il tema del controllo contabile è una
conferma di quanto sto io rappresentando, nel senso che questo disegno di legge
sostituisce il Revisore unico, prima nominato dalla Regione, con un Collegio di
revisori, e quindi, sì, aumenta il numero delle persone che dovrebbero
vigilare, però lo stesso Collegio dei revisori è nominato dal Consiglio dei
delegati del Consorzio. Anche qui il problema non è il numero dei Revisori, ma
la loro indipendenza: se il controllato finisce con il determinare da solo il proprio
controllore, si indebolisce, ovviamente, la terzietà del presidio contabile.
L'ultimo aspetto critico, tra gli altri, che
merita di essere evidenziato, è l'abrogazione totale dell'articolo 29 della
legge 39, cioè della norma sulla vigilanza e il controllo regionale. Questo
rappresenta il passaggio più critico dell'intero testo. Sempre la scheda ATN,
infatti, afferma che la Regione non può rinunciare al proprio ruolo di garante
della legalità e dell'imparzialità dell'azione amministrativa e richiama il
principio di buon andamento di cui all'articolo 97 della Costituzione.
A nostro parere, - ben dicevano i nostri
colleghi – servirebbe, sì, qualche modifica, qualche correzione rispetto alla
legge vigente; una correzione equilibrata che migliora l'efficienza, ma non
concede le garanzie in favore della Regione Calabria. Le osservazioni dei
rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e dei sindacati,
auditi in Commissione, vanno, certamente, in questa direzione. Occorre
mantenere un ruolo regionale nell'approvazione del piano di classifica,
garantire una composizione del Collegio dei revisori non interamente interna al
Consorzio, preservare la rappresentanza istituzionale del Collegio e il
Consiglio dei delegati e reintrodurre una vigilanza regionale sugli atti
fondamentali e sulla gestione amministrativa, finanziaria e tecnica dell'Ente.
La scelta più seria sarebbe una strada diversa
da quella proposta della Giunta. Occorre mantenere l'autonomia gestionale del
Consorzio e confermare il controllo pubblico sugli atti fondamentali a partire,
ripeto, dal piano di classifica, dallo Statuto, dal piano triennale nelle opere
e dai bilanci. Occorre, ancora – occorrerebbe, meglio - garantire un Organo di
revisione realmente terzo con almeno una componente di nomina regionale, non
cancellare, ancora peggio, la vigilanza regionale, ma renderla invece più
selettiva, più rapida ed efficace. Per questo il nostro giudizio non può che
essere negativo e questa legge merita da parte nostra una profonda bocciatura.
Chiudo, chiedendo di poter essere illuminato, -
al di là delle relazioni, pur puntuali, seppur non condivisibili - sul perché
venga oggi, a distanza di tre anni, stravolto l'impianto di una legge che,
ripeto, era stata presentata come una legge salvifica, che avrebbe portato ad
una forte razionalizzazione dei processi, ad una svolta anche in termini di
servizi erogati per i cittadini, per le imprese, per la difesa del suolo, per
la messa in sicurezza, per la regimentazione delle acque, per meglio disciplinare
i contributi obbligatori e non dei cittadini. Invece, oggi, assistiamo ad una
Regione che fa, sostanzialmente, retromarcia, si priva della vigilanza, si
priva della regia, si priva del controllo su questo Ente senza apparenti
motivi.
Per tutti questi motivi anche io, ovviamente,
come i colleghi, esprimerò fermamente il voto contrario.
Grazie,
collega Ranuccio. Ha chiesto di intervenire l’assessore Gallo. Ne ha facoltà.
Signor Presidente, colleghi consiglieri, prendo
la parola, anch'io, commentando questo punto all'ordine del giorno, che è un
punto introdotto attraverso una delibera di Giunta regionale, quindi di
iniziativa della Giunta regionale, che ha dato anche impulso alla legge 39 del
2023, quella di modifica dei Consorzi di bonifica.
È stato spiegato dall'ottima relatrice, dal
Presidente della Sesta Commissione, la consigliera Elisabetta Santoianni, come
questa norma parta da una richiesta legittima e da una serie di segnalazioni da
parte della Corte dei conti e se, eventualmente, il Consorzio di bonifica unico
della Calabria dovesse essere inserito all'interno del Gruppo di
Amministrazione Pubblica, quindi dovesse diventare, di fatto, un Ente
parificato agli altri Enti in house
in Regione, ad esempio, Calabria Verde.
Questo, in questo momento, non è possibile. Non
è possibile anche per quella che è la funzione che hanno i Consorzi di
bonifica. La normativa del 2023 era stata una normativa abbastanza stringente -
nel 2023 molti di voi colleghi consiglieri non erano in Consiglio regionale,
soltanto uno tra di voi era in Consiglio regionale - poiché in quella
circostanza ci trovammo costretti ad intervenire velocemente con due
provvedimenti legislativi. Uno di questi ci costrinse a trasferire, il 28
novembre 2023, tutti i lavoratori del comparto forestale che erano in capo ai
Consorzi di bonifica a Calabria Verde, circa 1000 operai forestali, per i quali
la Regione Calabria, attraverso Calabria Verde, ha assunto la responsabilità
dei pagamenti non solo degli stipendi correnti, ma anche dei trattamenti di
fine rapporto che non sarebbero mai stati recuperati da Enti decotti, come gli
11 Consorzi di bonifica; quindi, assumendosi una responsabilità che per
quantificazione equivale a circa 50 milioni di euro per tutti i 1100 operai
forestali provenienti dai Consorzi di bonifica.
In quella fase, la posizione debitoria dei
singoli Consorzi di bonifica - alcuni, per la verità, in misura molto maggiore,
dalle risultanze delle azioni dei Commissari liquidatori, Commissari ad acta nella prima fase - gestiti
direttamente dagli agricoltori e, in quella fase, da alcune organizzazioni
professionali, ammontava a diverse centinaia di milioni di euro, che nel corso
degli anni si sono assommate in una azione che è stata condotta in circa 15
anni. Chiaramente, in quella prima fase, con una azione molto stringente che ha
visto anche impegnato sin dal primo momento uno degli uomini più importanti
della burocrazia regionale in campo di agricoltura, il dottore Giovinazzo - è
ancora Commissario del consorzio di bonifica - abbiamo assunto di fatto la
guida di questo Ente, predisponendo a suo favore, in tre annualità, attraverso
i tre bilanci di previsione realizzati nel corso dei tre esercizi,
trasferimenti a questo nuovo Ente, compreso il 2026, per circa 28 milioni di
euro di bilancio. Quindi, la Regione si è assunta una responsabilità importante
e vuole continuare ad assumersi responsabilità nei confronti del Consorzio
unico di bonifica, che è una delle riforme alla quali abbiamo lavorato e alla
quale abbiamo tenuto particolarmente.
Abbiamo anche trasferito 35 milioni di euro di
fondi FSC per interventi di manutenzione straordinaria sulle reti e sugli
impianti e per nuova meccanizzazione; credo che abbiate visto nelle ultime
settimane, negli ultimi mesi, la presentazione dei mezzi acquistati dai
Consorzi di bonifica con queste provvidenze trasferite dalla Regione. Fra i
fondi di bilancio e i fondi FSC, si tratta di oltre 60 milioni di euro che sono
stati trasferiti al Consorzio unico di bonifica.
Quindi, si è registrata un’azione che, credo,
sia stata di grande interesse, di grande attenzione nei confronti del Consorzio
unico di bonifica, che è una creatura di questo governo regionale, onestamente.
Da questo momento in poi, chiaramente, la Regione Calabria, questo governo
regionale, questa maggioranza, non intende disinteressarsi del Consorzio unico
di bonifica. Non tanto, consigliera Greco, perché il Consorzio unico di
bonifica è una creatura di questa Giunta o perché, comunque, c'è necessità di
dare attenzione e prosecuzione a un progetto fortemente voluto, ma perché in
questa fase - ne abbiamo discusso già nel primo punto - l'agricoltura calabrese
è cresciuta. Vi fornisco dei dati: il settore ortofrutticolo, per esempio, è un
settore che ha sfondato in questi anni il miliardo di euro di fatturato, ed è
un settore, naturalmente, che ha bisogno di assistenza idrica.
Il Consorzio di bonifica ha come funzione
ordinaria quella di somministrare acqua attraverso le irrigazioni d'estate e di
evitare che d'inverno o nelle stagioni più piovose, quando si verificano
determinati eventi meteorologici, ci possano essere esondazioni o inondazioni;
quindi la pulizia delle reti di colo è un'altra delle funzioni ordinarie ed
istituzionali del Consorzio di bonifica; poi, i Consorzi di bonifica si sono
occupati di tanto altro, soprattutto nei tre lustri che hanno preceduto questa
fase, nella quale noi ne abbiamo assunto di fatto la responsabilità.
Si tratta di alcune modifiche che vengono
proposte e che, di fatto, restituiscono, ma non in questa fase e non
nell'immediatezza, un’autonomia al mondo agricolo che, naturalmente, come
accade in tutte le regioni del Paese, attraverso libere elezioni, nomina,
elegge i propri rappresentanti che, poi, attraverso l'elaborazione e
l'approvazione dei piani di classifica, che sono i piani tributari, gestiscono
direttamente i Consorzi di bonifica. Noi abbiamo avuto in questa fase, e la
continueremo ad avere, un'azione surrogatoria, che non è un'azione ordinaria, è
un'azione che avrebbe dovuto verificarsi. Voi siete consiglieri regionali e
come me tutelate l'Ente regione, non potete augurarvi che tutti i debiti assommati
dagli 11 Consorzi di bonifica negli anni dal 2009 al 2023 siano a carico dei
contribuenti calabresi.
Credo che anche voi abbiate interesse che,
naturalmente, ci sia una separazione fra quell'azione, che è un'azione nella
quale la politica calabrese ad ogni livello non è intervenuta, e la nuova
azione di un Ente virtuoso che deve somministrare acqua al mondo agricolo
calabrese che, in questa fase, ha bisogno, naturalmente, del funzionamento
migliore di un Ente come il nostro.
Non c’è, quindi, nessuna volontà di abbandonare
il Consorzio unico di bonifica che continueremo ad assistere, come mai prima
d'ora erano stati assistiti i Consorzi di bonifica.
Lo sa, consigliera Greco, - non è un rimprovero
a lei - che negli anni in cui c'è stato un governo regionale che ha preceduto
il nostro governo, quindi dal 2014 al 2020, mai i Consorzi di bonifica venivano
ricevuti dal delegato all'agricoltura del tempo o dal Presidente della Regione.
Ci sono state proteste epocali da parte delle organizzazioni professionali
contro la Regione, perché la Regione aveva di fatto chiuso i rubinetti nei
confronti dei Consorzi di bonifica.
Oggi, ci si rende conto e ci si accorge della
loro importanza, che noi conosciamo benissimo perché è legata allo sviluppo
dell'agricoltura; quindi, lungi da noi l'idea di abbandonare il Consorzio di
bonifica perché significherebbe abbandonare l'agricoltura.
Certo, rispetto ad alcuni richiami della Corte
dei conti, - voi della minoranza siete sicuramente esperti - la Regione deve
eseguire alcune modifiche affinché ci sia poi un'azione virtuosa, ma non ci sia
l'ingresso del Consorzio stesso nel Gruppo di Amministrazione Pubblica.
Si è parlato dei trattamenti di fine rapporto.
È l'occasione per un ulteriore chiarimento all'interno di quest'Aula. Nelle
passate gestioni, - erano gestioni risalenti anche ai primi anni 2000 - c'è
stato il trasferimento di operai idraulico forestali verso i Consorzi di
bonifica per gestire, naturalmente, alcune attività di manutenzione del
territorio, di prevenzione del dissesto idrogeologico, di mitigazione del
rischio idraulico, ma di fatto questi operai sono stati trasferiti ai Consorzi
di bonifica insieme alle funzioni della bonifica.
Colleghi di maggioranza, poteva accadere solo
in Calabria che: i lavoratori venissero trasferiti; la Regione assumesse
l'impegno di pagarli; la Regione li pagasse; nel frattempo, i Consorzi di
bonifica facessero altro con queste risorse, non accantonassero i fondi dei
trattamenti di fine rapporto, perché quei fondi erano utilizzati per fare altro
e distratti per fare spesa corrente; la Regione Calabria poi fosse oggetto di
giudizi da parte dei Consorzi di bonifica per avere ulteriori fondi sulla
forestazione.
Noi abbiamo tranciato anche questa assurdità,
che è tutta calabrese.
I lavoratori della bonifica sono in capo al
Consorzio di bonifica e i lavoratori della forestazione devono fare altro e
sono in capo all'Ente di riferimento della forestazione che è Calabria Verde.
La Regione non vuole non affrontare la
questione dei TFR, - che avete sollevato in più circostanze - e però, voi
dovete considerare, - dato che da questo punto di vista siete totalmente
attrezzati per quello che fate nella vita, siete professionisti, avvocati - che
c'è un limite, che è quello di tutti i fallimenti e di tutte le liquidazioni:
la par condicio creditorum. Ci sarebbe un principio: la Regione ha già pagato o
dovrebbe pagare una seconda volta.
E, le transazioni a cui fa riferimento il
consigliere Greco, avvenute nel 2023, sono state operate da parte dei
Commissari ad acta, sulla base di
quel lavoro voluto da altra Giunta regionale, che ha quantificato anche le
somme trasferite ai Consorzi di bonifica e le ha determinate in eccedenza
rispetto alle somme che i Consorzi di bonifica vantassero. Per cui, quella
transazione, di fatto, ha creato anche dei crediti della Regione nei confronti
dei Consorzi di bonifica per la forestazione e quei crediti mettono la Regione
nella condizione di partecipare eventualmente alla massa passiva degli stessi
Consorzi di bonifica, sapendo che noi quelle risorse non le vedremo più.
Ci siamo dichiarati disponibili a risolvere la
problematica.
I TFR ancora vantati dagli operai dei Consorzi
di bonifica del comparto forestale, andati in pensione prima del 30 novembre
2023, assommano a qualche milione di euro, molto meno dei 50 milioni di euro
che abbiamo assunto come responsabilità per i 1.100 lavoratori che abbiamo
trasferito nella fase immediatamente successiva.
Noi il problema lo vogliamo risolvere,
probabilmente lo risolveranno i Commissari liquidatori che, intanto, stanno
incassando i tributi consortili fino al 31 dicembre 2023 dagli agricoltori
calabresi e che, quindi, stanno avendo delle economie che distribuiranno ai
creditori privilegiati per come prevede la legge fallimentare.
Se è possibile praticare altre soluzioni, come
sollecita anche qualche consigliere di maggioranza, surrogandoci ai Commissari
liquidatori, siamo disponibili a venire in Aula e ad approvare una norma che ci
faccia individuare le risorse, - le risorse le individueremo, sicuramente - e
ci faccia fronteggiare questa grave problematica per la quale si è creata una
disparità di trattamento tra i lavoratori andati in pensione dopo il 30
novembre 2023 e i lavoratori andati in pensione prima del 30 novembre 2023, come
dipendenti dei Consorzi di bonifica della nostra Regione.
Questa problematica la vogliamo risolvere fino
in fondo. La dovrebbero risolvere i Commissari liquidatori attraverso l'azione messa in campo.
Nonostante la Regione, di fatto, pagherà due
volte queste somme - è capitato in tante altre circostanze - poiché noi questa
vicenda la vogliamo chiudere, sono disponibile - lo dichiaro anche a nome del
Presidente - a trovare insieme in quest’Aula ulteriori soluzioni con un impiego
di risorse nettamente inferiore - lo voglio ribadire ai colleghi - a quella che
abbiamo assunto con la responsabilità di cui alla legge del 28 novembre 2023.
In quel caso, infatti, si trattava di 1.100 lavoratori per una media di circa
45 mila euro per ogni TFR, sono stati circa 50 milioni di euro; Calabria Verde
sta facendo fronte ai TFR: siamo arrivati al 31 dicembre 2024, a breve, credo,
che ci occuperemo di tutto il 2025.
Non c’è, quindi, nessuna volontà di sfuggire
alle responsabilità che non sono della Regione però, ma dei Consorzi di
bonifica e della loro gestione fallimentare. Questo è bene che sia chiaro a
tutti noi, anche in quest'Aula. Non sono responsabilità della Regione, nemmeno
dei governi precedenti rispetto a questo attuale. Sono responsabilità di
gestioni fallimentari, veramente fallimentari, veramente fallimentari da parte
di chi ha assunto il governo di quei Consorzi di bonifica. E non è possibile
che voi pensiate cose diverse. Sono gestioni fallimentari che hanno prodotto
decine, centinaia di milioni di euro di debiti e che hanno visto noi costretti
ad occuparci della gestione, sia pure indirettamente, del Consorzio unico di
bonifica e ad approvare quella riforma a causa di questa e di quella
fallimentare azione che è stata perpetrata all'interno di questa Regione.
E, allora, riguardo a questa norma, di cui
chiedo l'approvazione all'Aula, faremo insieme un percorso e continueremo a
monitorare il funzionamento di questo Consorzio unico di bonifica, che per noi
continua ad essere strategico, - lo dico assumendomi la responsabilità di
quello che dico – perché, attraverso il suo buon funzionamento, daremo il
sostegno necessario all’agricoltura calabrese che, naturalmente, non può andare
avanti se non ci sarà la migliore gestione del sistema idrico e della risorsa
acqua.
Grazie, assessore Gallo. Passiamo all'esame e
alla votazione del provvedimento.
Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di
voto la consigliera Greco. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Assessore Gallo, la sua
affabilità, la sua presenza costante e la sua cortesia istituzionale non sono
in discussione, al contrario di quelle di altri, ma non è questa la posizione
che io ho nei suoi confronti.
Il problema è che io non la penso come lei. Ho
visto le carte, ho avuto modo anche di fare delle valutazioni. Non lo dico
soltanto io, ma lo dicono anche le organizzazioni sindacali, le organizzazioni
di categoria, l'ANBI, eccetera, eccetera.
Soprattutto, penso che ci sia un nodo
fondamentale da sciogliere: non metto in dubbio quello che lei dice, però, mi
chiedo perché il primo atto che hanno fatto i Commissari ad acta nominati dalla Regione sia stato
quello di rinunciare alle cause.
Tra le altre cose, ancora alcune sono in
essere, come quella, per esempio, del Consorzio Basso Ionio Reggino, perché
subito dopo il Commissario si è avveduto di quello che aveva fatto e per
tutelarsi, ha detto: “No, quella non è una revoca degli atti giudiziari, ma,
fondamentalmente, non ho avuto il tempo di verificare se, effettivamente,
c'erano dei crediti”. Inoltre, per esempio, il Consorzio di Crotone, così come
quello di Trebisacce, se non mi sbaglio, hanno avuto delle CTU favorevoli
quando hanno chiesto i soldi della Regione e si trattava anche lì di milioni di
euro.
Allora, io dico, - purtroppo, il tempo è poco e
non possiamo andare oltre - che ci sono troppe posizioni aperte, ci sono troppe
impugnative davanti al TAR, ci sono troppe cose che non si capiscono; e anche
questa cosa che si porta avanti della Corte dei conti, questa famigerata
importanza di agire immediatamente, la vedo più come un modo per togliersi
immediatamente delle responsabilità economiche che la Regione può avere.
Lei ha ragione, assessore Gallo, non è una
responsabilità vostra, sono fatti e circostanze che derivano da tantissimo
tempo addietro, però è strano assistere, nell'arco di due anni, dal 2021 al
2023, a questa inversione di tendenza: prima si parlava di crediti dei Consorzi
e poi si è venuto a parlare di debiti di Consorzi, addirittura di debiti nei
confronti della Regione per 160 milioni di euro.
Tra l'altro, ho letto la nota dell'ANBI
Calabria del 6 aprile 2022 indirizzata al Dipartimento agricoltura della
Regione Calabria nella quale venivano evidenziate rilevanti criticità
metodologiche sulla attività portata avanti dal gruppo di lavoro per la
verifica allora in corso. In questo documento si sottolineava che le verifiche
regionali non avevano considerato atti fondamentali quali: perizie di variante,
assestamento, certificati di collaudo, stati finali, rendicontazione e,
soprattutto, non risultavano acquisiti i provvedimenti regionali di conclusione
dei procedimenti amministrativi.
Concluda, collega.
Concludo, dicendo che, secondo me, è inutile
che corriamo perché stiamo facendo un altro errore, assessore Gallo, e lei
conosce la stima che ho nei suoi confronti.
Penso che ci sarà a breve un altro incontro per
modificare quello che stavamo facendo e ci saranno altre problematiche perché
le cause sono aperte, il TAR deve decidere, e quindi noi ci ritroveremo di
nuovo in un marasma. Grazie. Il mio voto è contrario, ovviamente.
Grazie, collega Greco. Passiamo all'esame e
votazione del provvedimento.
Articolo 1
(È
approvato)
Articolo 2
(È
approvato)
Articolo 3
(È
approvato)
Articolo 4
(È
approvato)
Articolo 5
(È
approvato)
Articolo 6
(È
approvato)
Articolo 7
(È
approvato)
Articolo 8
(È
approvato)
Articolo 9
(È
approvato)
Articolo 10
(È
approvato)
Articolo 11
(È
approvato)
Articolo 12
(È
approvato)
Articolo 13
(È
approvato)
Articolo 14
(È
approvato)
Articolo 15
(È
approvato)
Articolo 16
(È
approvato)
Articolo 17
(È
approvato)
Articolo 18
(È
approvato)
Articolo 19
(È
approvato)
Articolo 20
(È
approvato)
Articolo 21
(È
approvato)
Articolo 22
(È
approvato)
Passiamo alla votazione della proposta di legge
nel suo complesso con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale.
La
proposta di legge è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È
riportata in Allegati)
Passiamo al punto sette, la proposta di legge
numero 34/13^ di iniziativa della consigliera regionale Santoianni, recante:
“Modifiche e integrazioni della legge regionale 26 novembre 2001, numero 30
(Normativa per la regolamentazione della raccolta e commercializzazione dei
funghi freschi e conservati)”.
Cedo la parola alla consigliera Santoianni per
illustrare il provvedimento. Prego, consigliera Santoianni.
Grazie, Presidente.
La presente proposta, licenziata in data 21
maggio 2026 dalla Sesta Commissione, introduce significative modifiche e
integrazioni alla legge regionale 26 novembre 2001, numero 30, concernente la
disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei ed
ipogei.
L'iniziativa legislativa nasce dalla necessità
di aggiornare un quadro normativo ormai datato, con un focus particolare sulla tutela dei funghi ipogei, ovvero i tartufi,
per evitare che una raccolta indiscriminata possa compromettere l'equilibrio
ambientale e il ciclo naturale di riproduzione di queste specie.
La proposta di legge all'esame dell'Aula è il
risultato di un approfondito e partecipato lavoro svolto dalla Sesta
Commissione, che ha operato in costante interlocuzione con il Dipartimento
agricoltura della Regione al fine di acquisirne valutazioni tecniche e
contributi istruttori.
Nel corso dell'iter, la Commissione ha, inoltre, promosso specifiche audizioni
ascoltando il Presidente della Confederazione Micologica Calabrese, il
presidente dell'Associazione Micologica Tartufi e Tartufai del Pollino e delle
Serre e il Presidente dell'Associazione Nazionale Tartufai Italiani Regione
Calabria.
L'attività istruttoria ha consentito di
recepire istanze, osservazioni e proposte provenienti da soggetti direttamente
coinvolti nel settore, nonché dal Dipartimento competente, assicurando un
approccio condiviso e concreto. Proprio in ragione di tale confronto, prima
della sua approvazione, la proposta di legge è stata significativamente
arricchita e modificata attraverso numerosi emendamenti, frutto
dell'interazione con gli stakeholder,
con l'obiettivo di pervenire a un testo equilibrato, efficace e rispondente
alle esigenze del territorio.
Dal punto di vista amministrativo e
organizzativo, la proposta di legge affronta il superamento delle Comunità
montane, enti a cui la legge del 2001 attribuiva diverse competenze, ma che
risultano soppresse da diversi anni. Per garantirne la continuità operativa e
una gestione efficace del territorio, le funzioni precedentemente in capo a
tali Enti vengono trasferite all'Azienda Calabria Verde, che già opera
correntemente in materie affini.
Parallelamente, il testo provvede ad aggiornare
i riferimenti istituzionali relativi alla vigilanza, sostituendo il Corpo
Forestale dello Stato con il Comando Carabinieri-unità forestali, ambientali e
agroalimentari, in linea con l'attuale assetto dei Corpi di polizia.
Per rafforzare il controllo del territorio e
garantirne la sostenibilità ambientale, la proposta prevede che i soggetti in
possesso di un tesserino di idoneità, rilasciato da altre Regioni, per
raccogliere tartufi in Calabria debbano inviare una comunicazione preventiva ai
Carabinieri forestali competenti; stabilisce che tale comunicazione, da
trasmettere telematicamente, contenga dati personali, estremi del tesserino,
informazioni sui cani impiegati, periodo di permanenza e giornate di raccolta,
oltre alla prova del pagamento. Prevede, inoltre, l'obbligo di allegare copia
del tesserino e della ricevuta del contributo.
La proposta introduce un contributo giornaliero
di euro 5 per ciascuna giornata di raccolta, con possibilità di versamenti
cumulativi secondo specifiche condizioni.
Le modalità operative della raccolta vengono
ridefinite in modo dettagliato attraverso un nuovo calendario regionale che
stabilisce i periodi consentiti per ogni specifica varietà, dal tuber Magnatum al tuber Mesentericum.
In questo contesto viene introdotto un limite
quantitativo giornaliero rigoroso per persona abilitata, fissato a tre
chilogrammi complessivi, con un tetto massimo di 500 grammi per la specie tuber Magnatum Pico, ovvero
tartufo bianco pregiato.
Anche l'ausilio degli animali viene
regolamentato con precisione, permettendo al cercatore l'utilizzo di due cani
addestrati a cui poter affiancare un cucciolo in fase di addestramento, purché
non superi i 12 mesi di età.
Infine, la proposta di legge affronta l'aspetto
sanzionatorio e finanziario.
Le sanzioni amministrative vengono aggiornate e
aumentate, tenendo conto che gli importi vigenti risalivano al 2001 e non
risultavano più un efficace deterrente contro le violazioni delle norme di
tutela. Ad esempio, alcune sanzioni minime vengono raddoppiate, passando da 100
a 200 euro, e vengono introdotte nuove pene pecuniarie per il mancato rispetto
delle disposizioni relative al registro di presenza.
Sotto il profilo economico, la riforma si
configura come una norma di carattere ordinamentale che non comporta nuovi o
maggiori oneri a carico del bilancio della Regione Calabria, prevedendo per i
componenti delle Commissioni tecniche solo il rimborso delle spese
chilometriche. Grazie, Presidente.
Grazie,
collega Santoianni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente. Intervengo solo per dire
che questa, invece, è una proposta di legge che trova la nostra ampia
convergenza, perché siamo riusciti a svolgere un bellissimo lavoro all'interno
della Commissione.
Abbiamo ascoltato le associazioni di categoria
e siamo riusciti a convergere su alcuni emendamenti presentati che andavano
verso la sburocratizzazione di quello che potrebbe essere l'oro nero di
Calabria e un volano di sviluppo importante non solo per la nostra agricoltura
ma anche per il nostro turismo, perché la ricerca dei tartufi diventa,
chiaramente, importante in Calabria, non solo più in Piemonte, Toscana ed
Umbria.
Siamo davvero molto felici del lavoro che
abbiamo svolto insieme alla Commissione, esempio di come, attraverso il
confronto dialettico e l'ascolto di coloro che sono poi i veri attori, siamo
riusciti a mettere nero su bianco e a migliorare una proposta di legge che già
era molto buona.
Ci auguriamo di aver reso un servizio non solo
ai cercatori di tartufo che sono calabresi autoctoni ma anche quelli che
accoglieremo da fuori.
Da parte di tutta l'opposizione che è qui
presente, - penso che la collega debba intervenire – preannuncio già il nostro
voto favorevole.
Grazie,
collega Madeo. Ha chiesto di intervenire la consigliera Greco Filomena. Ne ha
facoltà.
Ha già detto tutto la collega Madeo: è stato
veramente un bel lavoro quello che abbiamo svolto e ringrazio la presidente
Santoianni perché ognuno ha portato il proprio contributo per questa proposta
di legge.
Le uniche cose che sono state eliminate - ci
siamo però ripromessi, anche per il tramite del Comitato scientifico, di
verificare se reinserirle – sono state due specie che erano state previste con
la legge del 2017 e sono state invece, su richiesta del Dipartimento, eliminate
in questa proposta di legge: il tuber Bellonae e il tuber Oligospermum che, ovviamente, dopo il conforto scientifico
proveremo di nuovo a reinserire. Grazie. Grazie, ancora, alla presidente
Santoianni.
Grazie, collega Greco. Passiamo all'esame e
votazione del provvedimento.
Articolo 1
(È
approvato)
Articolo 2
(È
approvato)
Articolo 3
(È
approvato)
Articolo 4
(È
approvato)
Articolo 5
(È
approvato)
Articolo 6
(È
approvato)
Articolo 7
(È
approvato)
Articolo 8
(È
approvato)
Articolo 9
(È
approvato)
Articolo 10
(È
approvato)
Articolo 11
(È
approvato)
Articolo 12
(È
approvato)
Articolo 13
(È
approvato)
Passiamo alla votazione della proposta di legge
nel suo complesso con richiesta autorizzazione al coordinamento formale.
La
proposta di legge è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È
riportata in Allegati)
Ha
chiesto di intervenire il consigliere Giannetta. Ne ha facoltà.
Chiedo
scusa, Presidente, visto che oggi c'è stata una lunga discussione in Consiglio,
proporrei il rinvio del punto otto all'ordine del giorno.
Grazie, collega Giannetta.
Poniamo
in votazione il rinvio dell'ottavo punto all'ordine del giorno. Il rinvio è
approvato.
(Il
Consiglio rinvia)
Non ci sono altri punti all'ordine del giorno,
pertanto dichiaro chiusa la seduta. Buona serata. Grazie.
La
seduta termina alle 18.14
*Le omissioni (Omissis) presenti nel testo
sono effettuate in applicazione della normativa vigente in materia di
protezione dei dati personali, ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e
del decreto legislativo n. 196/2003, come modificato dal d.lgs. n. 101/2018, al
fine di garantire il rispetto dei principi di minimizzazione, pertinenza e non
eccedenza dei dati trattati, nonché la tutela della riservatezza dei soggetti
interessati.
Hanno chiesto
congedo: Bevilacqua, Mancuso, Montuoro, Succurro.
(È concesso)
È stata presentata alla Presidenza la seguente
proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale:
“Variazione al Bilancio di previsione
finanziario della Regione Calabria per gli anni 2026-2028 - (Deliberazione G.R.
n. 278 dell’1.06.2026)” (PL n. 78/13^).
È stata assegnata alla seconda Commissione -
Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e relazioni con
l’estero per l’esame di merito.
Sono state presentate alla Presidenza le
seguenti proposte di legge di iniziativa dei consiglieri regionali:
Bruno “Disposizioni in materia di gestione
sostenibile delle acque reflue urbane, adeguamento degli impianti di
depurazione e riuso delle acque reflue affinate” (PL n. 71/13^).
È
stata assegnata alla quarta Commissione - Ambiente, lavori pubblici,
infrastrutture, urbanistica, aree protette e parchi, edilizia, viabilità e
trasporti, protezione civile per l’esame di merito e alla seconda Commissione -
Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e relazioni con
l’estero per il parere finanziario.
Bevilacqua “Norme in materia di macellazione
per la tutela del benessere animale e la qualità delle carni” (PL n. 72/13^).
È stata assegnata alla terza Commissione -
Sanità e attività sociali e formative per l’esame di merito, alla sesta
Commissione - Agricoltura e foreste, attività produttive, consorzi di bonifica,
risorse naturali, aree interne, minoranze linguistiche, sport e politiche
giovanili per il parere ex articolo n. 66 del Regolamento interno del Consiglio
regionale della Calabria e alla seconda Commissione - Bilancio, programmazione
economica, affari dell’Unione europea e relazioni con l’estero per il parere
finanziario.
Giannetta, Brutto, Caputo, Mattiani, Pitaro, Succurro, Bevilacqua “Disposizioni per il rafforzamento
funzionale dei presìdi ospedalieri e territoriali e degli stabilimenti
ospedalieri, nelle aree montane, interne e territorialmente disagiate della
Calabria” (PL n. 73/13^).
È stata assegnata alla terza Commissione -
Sanità e attività sociali e formative per l’esame di merito e alla seconda
Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e
relazioni con l’estero per il parere finanziario.
Bevilacqua “Modifiche e integrazioni alla legge
regionale n. 22 del 24.05.2023 (Norme in materia di aree protette e sistema
regionale della biodiversità)” (PL n. 74/13^).
È
stata assegnata alla quarta Commissione - Ambiente, lavori pubblici,
infrastrutture, urbanistica, aree protette e parchi, edilizia, viabilità e
trasporti, protezione civile per l’esame di merito e alla seconda Commissione -
Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e relazioni con
l’estero per il parere finanziario.
Brutto “Modifiche alla legge regionale 6
novembre 2012, n. 51 (Sicurezza e salute sui luoghi di lavoro - Norme per
l’attuazione del D.lgs. 81/2008 in materia di sanzioni)” (PL n. 75/13^).
È stata assegnata alla terza Commissione -
Sanità e attività sociali e formative per l’esame di merito e alla seconda
Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e
relazioni con l’estero per il parere finanziario.
Barbuto “Disposizioni per incentivare la
qualità e la sicurezza del lavoro, l’applicazione del salario minimo orario di
nove euro, la sostenibilità energetica e ambientale, la legalità, la stabilità
occupazionale nell’ambito dei contratti pubblici d’appalto” (PL n. 76/13^).
È stata assegnata alla terza Commissione -
Sanità e attività sociali e formative per l’esame di merito e alla seconda
Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e
relazioni con l’estero per il parere finanziario.
Barbuto “Norme per la valorizzazione
dell'enoturismo, dell'oleoturismo e del turismo agroalimentare: istituzione
delle Strade dei Sapori di Calabria” (PL n. 77/13^).
È
stata assegnata alla quinta Commissione - Istruzione, cultura, musei e
biblioteche, turismo, porti, commercio, alla quarta Commissione - Ambiente,
lavori pubblici, infrastrutture, urbanistica, aree protette e parchi, edilizia,
viabilità e trasporti, protezione civile e alla sesta Commissione - Agricoltura
e foreste, attività produttive, consorzi di bonifica, risorse naturali, aree
interne, minoranze linguistiche, sport e politiche giovanili per il parere ex
articolo n. 66 del Regolamento interno del Consiglio regionale della Calabria e
alla seconda Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari
dell’Unione europea e relazioni con l’estero per il parere finanziario.
Barbuto “Interventi per contrastare il fenomeno
del lavoro irregolare e dello sfruttamento dei lavoratori in agricoltura” (PL
n. 79/13^).
È
stata assegnata alla terza Commissione - Sanità e attività sociali e formative,
alla sesta Commissione - Agricoltura e foreste, attività produttive, consorzi
di bonifica, risorse naturali, aree interne, minoranze linguistiche, sport e
politiche giovanili per il parere ex articolo n. 66 del Regolamento interno del
Consiglio regionale della Calabria e alla seconda Commissione - Bilancio,
programmazione economica, affari dell’Unione europea e relazioni con l’estero
per il parere finanziario.
Brutto “Disposizioni per la prevenzione e la
cura dell’obesità in Calabria” (PL n. 80/13^).
È stata assegnata alla terza Commissione -
Sanità e attività sociali e formative per l’esame di merito e alla seconda
Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e
relazioni con l’estero per il parere finanziario.
Brutto “Valorizzazione e promozione della
filiera agro-tessile in Calabria” (PL n. 81/13^).
È
stata assegnata alla sesta Commissione - Agricoltura e foreste, attività
produttive, consorzi di bonifica, risorse naturali, aree interne, minoranze
linguistiche, sport e politiche giovanili per l’esame di merito e alla seconda
Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e
relazioni con l’estero per il parere finanziario.
Brutto, Giannetta, Mattiani, Pitaro, Caputo
“Misure a sostegno del completo svuotamento del bacino regionale dei soggetti
individuati all'articolo 3, comma 3-quater.1, del decreto legge 22 aprile 2023,
n. 44, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n. 74” (PL n.
82/13^).
È stata assegnata alla terza Commissione -
Sanità e attività sociali e formative per l’esame di merito e alla seconda
Commissione - Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e
relazioni con l’estero per il parere finanziario.
È stata presentata alla Presidenza la seguente
proposta di provvedimento amministrativo di iniziativa della Giunta regionale:
“Bilancio di previsione 2026-2028 dell'Agenzia
Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (ARCEA) - (Deliberazione G.R.
n. 236 del 18.05.2026)” (PPA n. 65/13^).
È stata assegnata alla seconda Commissione -
Bilancio, programmazione economica, affari dell’Unione europea e relazioni con
l’estero per l’esame di merito.
La Giunta regionale ha trasmesso, per il parere
della competente Commissione consiliare, la deliberazione n. 248 del 18 maggio
2025, recante:
“Programma Operativo Complementare (POC)
2014-2020 della Regione Calabria. Rimodulazione interna del POC 2014/2020 con
modifica del Piano Finanziario articolato per Linee di Azione approvato con
Delibera di Giunta regionale n. 197/2026”.
(Parere numero 12/13^).
È stata assegnata alla seconda Commissione
consiliare permanente.
La Giunta regionale ha trasmesso, per il parere
della competente Commissione consiliare, la deliberazione n. 275 del 1° giugno
2026, recante:
“Piano di Sviluppo e Coesione (PSC) della
Regione Calabria - Modifiche alla Sezione Ordinaria del PSC. Presa d'atto delle
determinazioni del Comitato di Sorveglianza del PSC (CdS)
sulla procedura di consultazione per iscritto attivata con nota n. 410681 del
19/05/2026 e conclusa con nota n. 433245 del 27/05/2026”.
(Parere numero 13/13^).
È stata assegnata alla seconda Commissione
consiliare permanente.
La Quinta Commissione consiliare permanente,
nella seduta del 18 maggio 2026, ha espresso parere favorevole alla
deliberazione della Giunta regionale n. 111 del 25 marzo 2025, recante: 'L.R.
8/2008 – art. 4 – Adozione del Piano Esecutivo Annuale di Promozione Turistica
2026”
(Parere numero 8/13^).
La Prima Commissione consiliare permanente,
nella seduta del 18 maggio 2026, ha espresso parere favorevole subordinato al
decreto del Commissario straordinario dell’Ente per i Parchi Marini Regionali
n. 258 dell’11.11.2024, recante:
“Adozione dello statuto dell’Ente per i Parchi
Marini Regionali, aggiornamento alle prescrizioni della legge regionale 24
maggio 2023, n. 22”.
(Parere numero 11/13^).
La Seconda Commissione consiliare permanente,
nella seduta del 5 giugno 2026, ha espresso parere favorevole alla
deliberazione della Giunta regionale n. 248 del 18 maggio 2025, recante:
“Programma Operativo Complementare (POC)
2014-2020 della Regione Calabria. Rimodulazione interna del POC 2014/2020 con
modifica del Piano Finanziario articolato per Linee di Azione approvato con
Delibera di Giunta regionale n. 197/2026”.
(Parere numero 12/13^).
In data 14 maggio 2026, il Presidente della
Giunta regionale ha promulgato le sottoindicate leggi regionali e che le stesse
sono state pubblicate telematicamente sul Bollettino Ufficiale della Regione
Calabria n. 99 del 14 maggio 2026:
1) legge regionale n. 13 del14 maggio 2026,
recante: “Modifiche e integrazioni della l.r. n.
2/2017”;
2) legge regionale n. 14 del14 maggio 2026,
recante: “Modifica dell’articolo 11 della legge regionale 11 maggio 2007, n. 9
(Collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2007)”;
3) legge regionale n. 15 del14 maggio 2026,
recante: “Disposizioni normative in materia di demanio marittimo”;
4) legge regionale n. 16 del14 maggio 2026,
recante: “Integrazioni della legge regionale 21 dicembre 2005, n. 17 (Norme per
l’esercizio della delega di funzioni amministrative sulle aree del demanio
marittimo)”.
È pervenuta nota integrativa, dell’Assessore al
Bilancio e Patrimonio, alla risposta all’interrogazione numero 93 del
28.4.2026, a firma della consigliera regionale Greco Filomena e avente ad
oggetto: “Sede di rappresentanza della Regione Calabria a Bruxelles - Costi,
benefici e soggetto responsabile della rappresentanza istituzionale”.
È pervenuta nota integrativa, del Dipartimento
Salute e Servizi Sanitari, alla risposta all’interrogazione n. 45 del
10.2.2026, a firma del consigliere regionale Alecci e avente ad oggetto: “Fermi
amministrativi su mezzi di soccorso in dotazione alle Aziende Sanitarie
Provinciali della Calabria”.
La proposta di legge n. 13/13^ di iniziativa
dei consiglieri regionali Giannetta e Brutto, recante: “Norme per la gestione
igienico-sanitaria e la valorizzazione delle carni di selvaggina selvatica
cacciata nella Regione Calabria” è stata sottoscritta anche dal consigliere
regionale Mattiani.
In data 20 maggio 2026, il Presidente della
Giunta regionale ha emanato il sottoindicato regolamento regionale e che lo
stesso è stato pubblicato telematicamente sul Bollettino Ufficiale della
Regione Calabria n. 105 del 20 maggio 2026:
-
Regolamento regionale n. 3 del
20 maggio 2026, concernente: “Modifiche al Regolamento regionale 6 aprile 2017,
n. 6 - Regolamento di disciplina dell’uso in concessione, locazione o ad altro
titolo di beni immobili della Regione Calabria”.
In data 3 giugno 2026, il Presidente della
Giunta regionale ha emanato il sottoindicato regolamento regionale e che lo
stesso è stato pubblicato telematicamente sul Bollettino Ufficiale della
Regione Calabria n. 115 del 4 giugno 2026:
-
Regolamento regionale n. 4 del
3 giugno 2026, concernente: “Regolamento di attuazione della legge regionale 2
agosto 2023 n. 34 recante «Istituzione e disciplina del Registro regionale dei
Comuni con prodotti De.Co.»”.
La Giunta regionale ha trasmesso copia delle
seguenti deliberazioni di variazione al bilancio di previsione finanziario
2026-2028:
1.) deliberazioni della Giunta regionale numeri
234, 235, 239, 241, 242, 244, 245, 246, 249, 250 del 18 maggio 2026
2.) deliberazioni della Giunta regionale numeri
263, 264, 265, 266, 267, 268, 269, 270, 271, 273, 274 del 1giugno 2026
Laghi. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
-l’ospedale spoke di
Castrovillari è l’unico punto di riferimento sanitario di una vasta area
territoriale priva di altre analoghe strutture sanitarie;
- da tempo, il presidio ospedaliero di
Castrovillari vive una situazione di assoluta precarietà a seguito della
carenza di personale medico, infermieristico, tecnico, ausiliario e
amministrativo, tale da incidere sull'efficienza e la funzionalità di diversi
Reparti e Servizi;
- a ciò si aggiunge che il Pronto Soccorso
dell’ospedale “spoke” di Castrovillari da oltre un
anno è in fase di ristrutturazione. Ad oggi, non è dato sapere quale sia, nel
dettaglio, lo stato di completamento delle opere progettate, mentre risulta non
siano presenti arredi e attrezzature fondamentali, oltre alla mancata
integrazione dell’organico attualmente in servizio. - Che in ragione di tale
situazione, in data 28.01.2026 nell’esercizio delle funzioni di Consigliere
regionale, chiedevo all’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza (Stazione
appaltante) il cronoprogramma dei lavori di ristrutturazione del Pronto
Soccorso dello Spoke di Castrovillari, le
informazioni circa eventuali differimenti sulla conclusione dei lavori, la data
effettiva di conclusione degli stessi;
- data l’assenza di alcun riscontro, con
successiva pec del 12.02.2026 l’istanza veniva
reiterata;
- in data 24.03.2026 e successivamente, in data
20.04.2026 ho ulteriormente sollecitato l’ASP di Cosenza ai sensi e per gli
effetti dell’art. 2, comma 9-bis legge n. 241/1990, rimasto comunque inevaso.
Si interroga la Giunta regionale
per sapere:
- se e quali provvedimenti intenda assumere,
anche in via d'urgenza, per quanto di competenza, per dare immediata soluzione
alle problematiche evidenziate e consentire allo scrivente di poter esercitare
il mandato istituzionale conferitogli dall’elettorato.
(101; 20/05/2026)
Madeo. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- il Presidente della Giunta Regionale ha
recentemente diffuso aggiornamenti e dichiarazioni programmatiche riguardanti
la localizzazione e le tappe previste per la realizzazione del nuovo Ospedale
HUB di Cosenza;
- trattandosi di un'infrastruttura strategica
di fondamentale importanza per l'intera rete sanitaria provinciale e regionale,
la chiarezza sui passaggi burocratici e finanziari rappresenta un elemento di
primario interesse pubblico per l'intera comunità. Considerato che: −
al fine di garantire la massima trasparenza e
permettere una corretta conoscenza dello stato dell'arte, è opportuno
verificare la corrispondenza tra le linee programmatiche espresse e gli atti
formali effettivamente depositati e approvati dagli uffici competenti. Tutto
ciò premesso e considerato interroga il Presidente della Giunta Regionale
per sapere:
quale sia l’attuale e formale stato di
avanzamento dell’iter amministrativo per la realizzazione del nuovo Ospedale
HUB di Cosenza, con specifico riferimento all’avvenuta adozione di atti formali
quali decreti, delibere di Giunta di approvazione del Progetto di Fattibilità
Tecnico-Economica (PFTE) o protocolli d’intesa già sottoscritti con l’INAIL per
la copertura finanziaria dell'opera.
(102; 25/05/2026).
Alecci. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- SACAL S.p.A. è società a partecipazione
pubblica operante nella gestione del sistema aeroportuale calabrese e riveste
un ruolo strategico per l’organizzazione dei servizi connessi alla mobilità
aerea regionale;
- la gestione dei parcheggi dell’Aeroporto di
Lamezia Terme costituisce attività accessoria ma economicamente rilevante, in
quanto idonea a produrre entrate significative e continuative in favore della
società;
- la predetta attività
avrebbe generato, negli ultimi esercizi, ricavi annui dell’ordine di circa
2,5-3 milioni di euro, con costi operativi contenuti per effetto
dell’automazione del servizio;
- SACAL avrebbe proceduto all’esternalizzazione
della gestione dei parcheggi mediante affidamento ad un operatore privato, a
fronte di un canone annuo pari al 52% del fatturato sino ad euro 3.000.000,00 e
percentuali maggiori per l’eventualità di un cospicuo aumento del fatturato,
ovviamente nei limiti dell’incremento oltre i 3 milioni di euro;
- nell’ambito del rapporto contrattuale di
affidamento della concessione di durata ventennale, sarebbero previsti impegni
di investimento a carico del concessionario per circa euro 7.000.000,00;
- sulla base delle stime, tale operazione
comporterebbe, nel lungo periodo, una significativa riduzione delle entrate
attese rispetto alla gestione diretta, con possibile mancato introito
complessivo stimato in circa 15 milioni di euro;
- la vicenda assume particolare rilievo sotto
il profilo della corretta valorizzazione del patrimonio e delle attività
societarie di una partecipata pubblica, nonché sotto il profilo della coerenza
con gli obiettivi di sviluppo e rafforzamento del sistema aeroportuale
regionale. Considerato che: - le società partecipate pubbliche sono tenute a
perseguire criteri di economicità, efficienza, efficacia, trasparenza e buon
andamento, nel rispetto dell’interesse pubblico sotteso alla partecipazione
regionale;
- ogni scelta di esternalizzazione di un
servizio potenzialmente remunerativo richiede una compiuta istruttoria
tecnico-economica, una motivazione adeguata e una preventiva valutazione
comparativa tra gestione interna e gestione affidata a terzi;
- risulta necessario verificare se l’operazione
sia stata oggetto di analisi costi-benefici, di valutazioni industriali e di
adeguati atti di indirizzo da parte degli organi societari e, per quanto di
competenza, della Regione Calabria;
- appare opportuno acquisire elementi certi in
ordine alla legittimità, opportunità e convenienza della scelta compiuta, anche
al fine di escludere che risorse pubbliche siano state destinate o rinunciate
senza un adeguato ritorno per la collettività. Tutto ciò premesso e considerato
interroga il Presidente della Giunta Regionale e l’Assessore regionale
competente
per sapere:
- quali siano i presupposti istruttori, tecnici
ed economico-finanziari posti a base della decisione di affidare a terzi la
gestione dei parcheggi dell’Aeroporto di Lamezia Terme;
- se sia stata svolta una comparazione formale
tra la gestione diretta del servizio e la sua esternalizzazione, con
particolare riferimento ai ricavi storicamente conseguiti, ai costi di
esercizio e alla redditività attesa nelle due diverse ipotesi;
- per quale ragione la SACAL ha ritenuto di
recepire una proposta di iniziativa privata, operata dalla società poi
diventata concessionaria, statuendo addirittura l’interesse pubblico della
suddetta proposta, senza un’autonoma valutazione sull’opportunità di affidare a
terzi la gestione dei parcheggi;
- se la Regione Calabria fosse stata
preventivamente informata dell’operazione e, in caso affermativo, quali
indirizzi, osservazioni o valutazioni abbia espresso in sede istituzionale o
societaria;
- quale sia il valore economico complessivo
dell’operazione nell’arco della durata contrattuale, con specificazione dei
flussi attesi a titolo di canone, degli investimenti programmati e
dell’eventuale differenza rispetto alla gestione interna;
- se l’affidamento sia stato preceduto da
procedura ad evidenza pubblica e con quali modalità sia stata garantita la
piena concorrenzialità, la trasparenza e la par condicio tra gli operatori
interessati;
- quanti operatori economici abbiano
partecipato alla procedura e quali criteri siano stati adottati per
l’aggiudicazione o per la selezione del concessionario;
- se il contratto sottoscritto contenga
clausole di salvaguardia idonee a tutelare l’interesse pubblico, la
flessibilità gestionale e l’eventuale riequilibrio economico in presenza di
mutate condizioni di mercato;
- se la Giunta ritenga coerente tale scelta con
gli obiettivi di valorizzazione delle partecipate regionali e con la più volte
annunciata strategia di rafforzamento del sistema aeroportuale calabrese;
- se non si ritenga opportuno acquisire una
relazione dettagliata da SACAL circa le ragioni della decisione, gli effetti
economici dell’operazione e le prospettive gestionali del servizio;
- quali iniziative la Regione intenda assumere,
nell’esercizio dei poteri di indirizzo e controllo sulle società partecipate,
al fine di verificare la piena tutela dell’interesse pubblico e la convenienza
economica delle operazioni poste in essere.
(95; 12/05/2026)
Scutellà. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- con deliberazioni della Giunta regionale n.
3117 del l 5.09.1999 e n. 313 del l0.04.2001, nell'ambito del Programma
regionale di edilizia residenziale pubblica - biennio 1988/1989 (L. 67/1988),
veniva concesso all'ATERP di Cosenza un finanziamento complessivo pari a €
3.180.898,00, destinato al Comune di Cassano allo Ionio per interventi di
risanamento del patrimonio edilizio pubblico, tra cui i fabbricati ex Oriolo,
ex Toscano Celestina ed ex Pontieri-Gallo;
- nell'ambito di tale finanziamento, erano
previsti: • € 773.549,14 per il risanamento dell'ex proprietà Toscano
Celestina; • € 1.271.144,00 per il risanamento dell'ex proprietà
Pontieri-Gallo;
- gli interventi venivano confermati con
deliberazioni della Giunta regionale n. 431 del 28.04.2004 e n. 49 del
30.01.2006;
- su richiesta del Comune di Cassano allo Ionio
(note prot. nn. 15813 e 15814 del 24.09.2004 e
deliberazione di Giunta municipale n. 38 del 17.02.2005), veniva autorizzata -
con deliberazione del Commissario straordinario ATERP n. 78 del 31.05.2006 e
successiva DGR n. 129 del 05.03.2007 - la variazione della destinazione d'uso
dei fabbricati ex Toscano Celestina ed ex Pontieri-Gallo da edilizia
residenziale pubblica ad attività non residenziali compatibili, senza ulteriori
oneri finanziari, mentre il fabbricato ex Oriolo manteneva la destinazione
residenziale pubblica;
- i lavori, regolarmente appaltati e avviati,
risultano essere stati eseguiti fino a circa l'80%, per poi essere interrotti
per "non meglio precisati impedimenti di ordine tecnico",
determinando l'abbandono dei cantieri e l'esposizione degli immobili a fenomeni
di vandalismo e sottrazione di materiali;
- tale situazione è stata oggetto anche di
attenzione mediatica e di una specifica interpellanza del 201 8 del consigliere
regionale Gianluca Gallo, che denunciava come "i tre palazzi, dopo aver
assorbito ingenti investimenti pubblici, siano in condizioni di decadenza,
sfregiati dai vandali e depredati dai ladri" e chiedeva chiarimenti sulle
responsabilità e sul blocco dei lavori.
Considerato che: - nel 2019 la Commissione
Straordinaria del Comune di Cassano allo Ionio ha formalmente richiesto
all'ATERP il ripristino dello stato dei luoghi del Palazzo Pontieri-Gallo,
evidenziando il grave deterioramento dell'immobile e la mancata consegna al
Comune nonostante la spesa già sostenuta;
- nel 2022, nell'ambito del Piano Nazionale di
Edilizia Abitativa, è stato ammesso a finanziamento un intervento di €
1.650.000,00 per il recupero dei tre palazzi gentilizi (ex Oriolo, ex Toscano,
ex Pontieri-Gallo), finalizzato alla loro rifunzionalizzazione e al
completamento degli interventi precedentemente avviati.
Tenuto conto che: - con deliberazione ATERP
Calabria n. 241 del 23.09.2024, è stato approvato il Progetto di Fattibilità
Tecnica ed Economica relativo ai "Lavori per il completamento, recupero
funzionale e messa a reddito di n. 13 alloggi di ERP, riqualificazione urbana e
abbattimento barriere architettoniche nei 3 edifici ex proprietà Oriolo,
Toscano, Pontieri-Gallo", per un importo complessivo di € 1.650.000,00;
- tale progetto riporta i tre immobili alla
destinazione originaria di edilizia residenziale pubblica, superando le
precedenti variazioni d'uso. Preso atto che: - A distanza di oltre vent'anni
dall'avvio della programmazione e di oltre quindici anni dall'interruzione dei
lavori, gli immobili risultano ancora non completati, non consegnati al Comune
e non utilizzati per finalità pubbliche;
- le risorse finanziarie risultano confermate
negli atti più recenti, ma l'intervento si trova tuttora in fase progettuale,
senza che sia stata avviata la fase esecutiva nè
siano stati comunicati tempi certi per l'avvio dei lavori e la consegna degli
immobili. Tutto ciò premesso e considerato interroga il Presidente della Giunta
regionale
per sapere:
1. se la Giunta regionale sia a conoscenza
dello stato attuale degli immobili ex Oriolo, ex Toscano Celestina ed ex
Pontieri-Gallo, del loro perdurante abbandono e delle condizioni di degrado
documentate dagli atti ufficiali e dalle comunicazioni istituzionali del Comune
di Cassano allo Ionio;
2. quali iniziative intenda assumere per
accertare eventuali responsabilità amministrative, tecniche o gestionali in
relazione:
- al blocco dei lavori avvenuto dopo
l'esecuzione dell'80% degli interventi;
- alla mancata vigilanza e manutenzione degli
immobili;
- alla conseguente perdita di parte degli
investimenti pubblici già effettuati;
3. quali siano i tempi previsti per
l'approvazione del progetto esecutivo, l'avvio dei lavori e il completamento
degli interventi, alla luce della deliberazione ATERP n. 241/2024 e dei
finanziamenti già assegnati, e quando si preveda di poter consegnare i tre
immobili al Comune di Cassano allo Ionio per la loro piena fruizione pubblica;
4. se la Regione abbia quantificato l'ammontare
delle risorse pubbliche già spese per gli interventi avviati negli anni 2000 e
successivamente vanificati dal blocco dei lavori e dagli atti vandalici, e se
intenda attivare procedure di recupero o rivalsa nei confronti dei soggetti
eventualmente responsabili. 5. Quale sia lo stato dell'iter autorizzativo
necessario all'approvazione del progetto esecutivo previsto dalla deliberazione
ATERP n. 241/2024, quali enti non hanno ancora espresso i pareri richiesti e quali
sono i tempi stimati per la pubblicazione della gara d'appalto.
(96; 14/05/2026)
De Cicco. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- l'amianto, chiamato anche asbesto, è un
minerale molto utilizzato nei decenni passati per le sue notevoli qualità di
isolamento termico e di resistenza alle alte temperature. Fino agli anni 80 è
stato prodotto in maniera massiccia grazie alle ottime proprietà tecnologiche e
alla sua economicità che ne hanno favorito un ampio utilizzo sia nel settore
civile che in quello industriale. Per anni, infatti, l'amianto è stato
considerato un materiale estremamente versatile a basso costo, con estese e
svariate applicazioni tant'è che esso è stato utilizzato in circa 3.500
prodotti per diverse applicazioni, sia nel settore edilizio, utilizzato come
copertura di strutture e capannoni, in edifici prefabbricati (come scuole e
ospedali);
che nel settore industriale, dove ha trovato
utilizzo come isolante termico ad alta temperatura, e come materiale isolante
nei mezzi di trasporti (treni, navi, autobus ecc.), nonché nelle guaine per
rivestimenti di tubazioni, nastri, corde, cartoni ecc.;
- Tutto ciò assume una forte rilevanza se si
pensa alla diffusa presenza di coperture in cemento amianto in stato di degrado
ampiamente diffuse sul territorio calabrese che, dal telerilevamento regionale,
ammontano ad una superfice di circa 15 milioni di metri quadrati, avendo
considerato ad oggi le suddette coperture in eternit insieme agli altri
manufatti contenenti amianto (tubazioni, canne fumarie e cassoni) costituiscono
una fonte di esposizione in grado di creare un rischio concreto per la salute pubblica;
- l'amianto, infatti, si distingue dagli altri
silicati per la sua capacità di sfaldarsi in fibrille longitudinali con
diametri inferiori al micron. Questa estrema sottigliezza (oltre 1300 volte
inferiore a quella di un capello) conferisce alle fibre una perfetta inalabilità, permettendo loro di raggiungere le profondità
alveolari e di permanere nel corpo umano a causa della loro elevata biopersistenza;
- l’amianto è inserito nel gruppo 1
(cancerogeno certo per l'uomo), essendo un agente capace di indurre patologie
neoplastiche attraverso un'azione diretta e dose-correlata, agendo come potente
promotore oncogeno soprattutto a livello polmonare e pleurico, causando, nel
tempo, malattie asbesto correlati quali mesotelioma, asbestosi, tumori al
polmone, alla laringe, allo stomaco e al colon, danni respiratori, placche o
ispessimenti pleurici e complicanze cardiocircolatorie. Si tratta di malattie
lungo latenti che interessano l'apparato respiratorio che possono comparire
anche a distanza di 40 anni per le quali non è possibile stabilire una
dose-soglia, ovvero una concentrazione di fibre d'amianto al di sotto della
quale si può essere certi di non contrarre malattie. - L’utilizzo dell'amianto
è stato vietato in Italia con la legge 27 marzo 1992 n. 257, che ha stabilito i
termini e le procedure per interrompere le attività inerenti all’estrazione e
la lavorazione dell'asbesto e di prodotti che lo contengono nonché la loro
commercializzazione;
- secondo i dati diffusi dall'ONA,
l'Osservatorio Nazionale Amianto, dagli anni 90 ad oggi in Calabria si
sarebbero verificati circa 600 decessi per mesotelioma, e molti altri (circa
2500) ascrivibili a malattie asbesto correlate. - sul territorio regionale
incombono situazioni di conclamato inquinamento ambientale da amianto laddove
le aree del territorio presentano strutture, per lo più vecchi opifici, in
notevole stato di degrado e di abbandono che necessitano di urgenti interventi
di messa in sicurezza e definitiva bonifica secondo una graduatoria di priorità
che la Regione è tenuta a stabilire;
in queste situazioni il danno ambientale
aumenta in modo esponenziale con notevole rischio per la salute pubblica.
Considerato che - la Regione Calabria,
consapevole della pericolosità derivante all'ambiente e alla salute umana
dall'esposizione all'amianto, ha approvato la legge regionale 27 aprile 2011,
n. 14 (Interventi urgenti per la salvaguardia della salute dei cittadini: norme
relative all'eliminazione dei rischi derivanti dalla esposizione a siti e
manufatti contenenti amianto), che prevede una serie di attività in carico alla
Regione e dispone, tra le altre cose, all'articolo 4, l'adozione del Piano
Regionale Amianto per la Calabria (PRAC), di durata quinquennale e soggetto a
aggiornamento biennale, e, all'articolo 12, l'onere della Giunta regionale di
riferire periodicamente al Consiglio regionale sulle modalità di attuazione
della legge e sui risultati ottenuti in merito alla tutela della salute, alla
bonifica, al sostegno alla ricerca e alla promozione di iniziative di
informazione, e di presentare ogni due anni una relazione alla commissione
consiliare competente per riferire in materia di bonifica dei siti, di
efficacia delle diverse disposizioni previste dalla legge e di eventuali
criticità emerse;
- il P.R.A.C. - Piano Regionale Amianto per la
Calabria è stato approvato nel dicembre 2016 e pubblicato sul BUR Calabria n.
42 dell'otto maggio 2017, e ad oggi non risulta aggiornato o modificato. Avendo
una durata quinquennale, a maggio 2022 si sarebbe dovuto procedere
all'approvazione di un nuovo PRAC;
-iI PRAC prevede, fra
le altre cose, che "Tutti gli organi che hanno un ruolo nella bonifica dei
siti con amianto devono adoperarsi affinché l'amianto, sotto qualsiasi forma,
venga eliminato dal territorio calabrese entro 10 anni
dall'entrata in vigore del PRAC';
- la competenza sulla realizzazione della
mappatura completa delle zone del territorio nazionale interessate dalla
presenza di amianto e degli interventi di bonifica di particolare urgenza,
prevista dalla legge 23 marzo 2001, n. 93, è attribuita alle Regioni e Province
autonome con Il decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio 18 marzo 2003, n. 101;
- in assenza del suddetto PRAC, i Comuni non
hanno diritto a concorrere perla concessione dei fondi per le bonifiche;
preso atto che - nel mese di gennaio 2020,
l'allora Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha
approvato il “Piano di bonifica da amianto", previsto nel secondo addendum
al Piano operativo "ambiente", approvato dal Cipe con delibera n. 55
del 2016, e adottato con provvedimento ministeriale, con il quale è stato
previsto lo stanziamento di 385 milioni di euro per la bonifica dall'amianto
negli edifici pubblici, ed in particolare per la rimozione e lo smaltimento nelle
scuole e negli ospedali;
- lo stanziamento assegnato alla Regione
Calabria è stato di € 43.276.093,85. Tuttavia, il Governo Nazionale ha
successivamente revocato questo finanziamento e i fondi, inizialmente destinati
ai soli edifici pubblici sono stati rimodulati per interventi generali di
bonifica dall'amianto;
tenuto conto che - in Calabria la presenza di
manufatti e tetti in amianto è ancora massiccia e preoccupa per i rischi che
potrebbe provocare alla salute dei cittadini;
- emergono responsabilità politiche,
istituzionali sul mancato aggiornamento del PRAC, condizione che denota il
sostanziale immobilismo regionale rispetto a tale materia per la quale non
esiste un progetto nell'agenda politica. Tutto ciò premesso e considerato
interroga il Presidente della Giunta regionale
per sapere:
- le ragioni del mancato aggiornamento del PRAC
(scaduto nel 2022) e dell'inattuazione della L.R. 14/2011, che determina di
fatto un vuoto normativo che blocca l'erogazione dei contributi per le
bonifiche (art. 11 L.R. 14/11 e 17.1 PRAC), e comporta la permanenza sul
territorio di un concreto rischio espositivo all'amianto;
- se, a distanza di anni dall'approvazione
della L.R. 14/2011, siano stati effettivamente stanziati fondi nel bilancio
regionale o se la legge risulti ad oggi priva di copertura finanziaria,
Impedendo di fatto l'attuazione del citato art. 11;
- quali siano le azioni urgenti che si
intendono avviare per definire un protocollo operativo che guidi i Sindaci
nella gestione del rischio nei siti ove l'amianto è presente in varie forme;
- perché i comuni che hanno regolarmente
completato censimento, mappatura e approvato il PAC non abbiano a tutt'oggi
ricevuto alcun finanziamento: - Se non si ritenga indispensabile Istituire uno
Sportello Regionale Amianto (come suggerito dal citato tavolo tecnico dell'ONA
del 06 06 2024), o un settore specifico che agisca da cabina di regia, fornisca
assistenza tecnica ai comuni e stabilisca ordini di priorità trasparenti per
l'accesso ai contributi.
(97; 14/05/2026)
Scutellà. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- l'articolo 7, comma 6-bis, della legge
regionale 31 dicembre 2015, n. 35, riconosce agli appartenenti alle Forze
dell'Ordine e alle Forze Armate un'agevolazione tariffaria fino all'80% sui
titoli di viaggio del Trasporto Pubblico Locale (TPL);
- tale agevolazione, in molte regioni italiane,
è applicata in modo continuativo e stabile durante tutto l'anno;
- in Calabria, invece, la misura risulta
applicata a singhiozzo, con periodi di sospensione o mancata attivazione,
creando disagi al personale avente diritto;
Considerato che: - la discontinuità
nell'applicazione dell'agevolazione tariffaria prevista dall'articolo 7, comma
6-bis, della L.R. 35/2015 risulta connessa alla disponibilità delle risorse
regionali destinate al Trasporto Pubblico Locale;
- le risorse attualmente stanziate non
risultano sufficienti a garantire la continuità della misura per l'intero anno,
determinando periodi di sospensione o applicazione limitata dell’agevolazione;
- la mancanza di continuità determina
incertezza, disparità di trattamento e difficoltà operative per gli operatori
del TPL e per il personale delle Forze dell'Ordine e delle Forze Armate;
Tenuto conto che: - la Regione Calabria ha il
dovere di assicurare trasparenza e chiarezza sulle modalità di applicazione
delle agevolazioni previste dalla legge regionale vigente;
- è necessario conoscere quale sia il
fabbisogno finanziario effettivo per garantire la misura in modo stabile e
uniforme durante tutto l'anno;
Preso atto che: - la misura, pur prevista dalla
legge regionale, non è attualmente garantita in modo continuativo;
- il personale delle Forze dell'Ordine e delle
Forze Armate svolge funzioni essenziali di sicurezza pubblica e merita un
trattamento certo e non soggetto a interruzioni;
tutto ciò premesso e considerato interroga il
Presidente della Giunta regionale
per sapere:
1. per quale motivo l'agevolazione tariffaria
prevista dall'art. 7, comma 6-bis, della L.R. 35/2015 non viene garantita in
modo continuativo durante tutti i mesi dell'anno. 2. Qual è l'ammontare delle
risorse attualmente disponibili per finanziare la misura e quali sono le
ragioni della loro insufficienza. 3. Qual è il fabbisogno finanziario annuo
necessario per assicurare la continuità dell'agevolazione per tutto l'anno,
senza sospensioni o interruzioni. 4. Quali iniziative urgenti intenda adottare
per assicurare certezza, uniformità e continuità all'applicazione
dell'agevolazione a favore del personale delle Forze dell'Ordine e delle Forze
Armate.
(98; 15/05/2026)
Bruno. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- con decreto dirigenziale n. 15353 del 30
ottobre 2024 la Regione Calabria ha approvato la graduatoria definitiva dei
Comuni ammessi a finanziamento nell’ambito della “Manifestazione d’interesse
per la ricognizione del fabbisogno finanziario per la realizzazione di opere
pubbliche di competenza dei Comuni della Regione Calabria”;
– tra i beneficiari risultano numerosi enti
locali, per interventi riguardanti prevalentemente la messa in sicurezza del
territorio e il potenziamento dei servizi pubblici locali, anche attraverso
l’acquisto di mezzi e strumenti necessari alla manutenzione ordinaria del
territorio e alla prevenzione del rischio idrogeologico, degli incendi e di
altre calamità;
– gli interventi inseriti in graduatoria
risultano già pienamente istruiti, dotati di progettazione e di CUP, e si
caratterizzano per l’immediata cantierabilità, senza necessità di ulteriori
fasi selettive o procedimentali;
considerato che: – è stato rappresentato che le
risorse finanziarie originariamente destinate alla misura non risulterebbero
più disponibili per effetto di un sopravvenuto definanziamento di natura
ministeriale;
– tale circostanza determinerebbe, di fatto, il
blocco di interventi già approvati e pronti alla realizzazione, con conseguente
dispersione dell’attività amministrativa già svolta dagli enti locali e dagli
uffici regionali;
– la questione assume particolare rilievo
nell’attuale contesto, segnato dai recenti eventi meteorologici che hanno
interessato il territorio regionale e dalle persistenti difficoltà operative
degli enti locali, caratterizzati da una significativa carenza di risorse umane
e tecniche;
– gli interventi previsti rispondono a esigenze
attuali e concrete di messa in sicurezza e prevenzione del rischio, e la
graduatoria già approvata costituisce potenzialmente uno strumento
immediatamente operativo, idoneo a garantire tempi rapidi di intervento,
evitando ritardi connessi all’avvio di nuove procedure;
richiamato il quadro normativo in materia di
protezione civile, e in particolare: – il decreto legislativo 2 gennaio 2018,
n. 1 (Codice della protezione civile), che agli articoli 2 e 11 individua tra
le attività di protezione civile la previsione, prevenzione e mitigazione dei
rischi, e attribuisce alle Regioni il compito di disciplinare l’organizzazione
dei sistemi di protezione civile nei rispettivi territori, nonché di concorrere
ai relativi interventi strutturali e non strutturali per la riduzione del rischio;
– l’articolo 16 del medesimo Codice, che
riconosce tra le tipologie di rischio di protezione civile il rischio
idraulico, idrogeologico, da fenomeni meteorologici avversi e da incendi
boschivi, ai quali risultano direttamente riconducibili gli interventi inseriti
nella graduatoria in oggetto;
– la legge regionale 10 febbraio 1997, n. 4 e
successive modificazioni, in materia di organizzazione del sistema regionale di
protezione civile, nonché le disposizioni regionali in materia di difesa del
suolo e mitigazione del rischio idrogeologico;
– i principi di leale collaborazione tra
livelli istituzionali e di sussidiarietà nell’esercizio delle funzioni di
prevenzione, che impongono di assicurare continuità e tempestività agli
interventi già programmati a tutela dell’incolumità pubblica;
rilevato che – il venir meno della copertura
finanziaria di interventi già istruiti e immediatamente cantierabili, in un
territorio strutturalmente esposto a rischio idrogeologico e ad eventi
meteorologici estremi, contrasta con la finalità preventiva del sistema di
protezione civile e rischia di aggravare le condizioni di vulnerabilità dei
Comuni interessati;
tutto ciò premesso e considerato Interroga il
Presidente della Giunta regionale e gli Assessori competenti
per sapere:
1. se corrisponda al vero l’avvenuto
definanziamento della misura da parte del Ministero e, in caso affermativo, per
quali ragioni esso sia intervenuto e quali interlocuzioni siano state attivate
dalla Regione Calabria con il Governo nazionale al fine di scongiurarlo;
2. quale sia l’attuale stato della copertura
finanziaria degli interventi inseriti nella graduatoria approvata con D.D. n.
15353 del 30.10.2024;
3. se la Regione Calabria intenda procedere al
rifinanziamento degli interventi medesimi, anche mediante l’individuazione di
fonti alternative di copertura, ivi comprese eventuali risorse del Fondo per le
emergenze nazionali, del Fondo regionale di protezione civile, dei programmi di
mitigazione del rischio idrogeologico e dei fondi della programmazione
comunitaria, alla luce dei recenti eventi meteorologici e delle improrogabili
esigenze di messa in sicurezza del territorio;
4. quali iniziative intenda assumere, in
raccordo con il sistema regionale di protezione civile, per valorizzare il
lavoro istruttorio già svolto e per assicurare ai Comuni beneficiari la
realizzazione degli interventi nei tempi necessari, in coerenza con le finalità
di prevenzione e mitigazione dei rischi previste dal d.lgs. n. 1/2018.
(99; 19/05/2026)
Ranuccio. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
con la delibera n. 273 del 28.3.2024 e
successive determine n.265 del 6.8.2024, n 373 del 3.4.2025 l'Azienda Sanitaria
Provinciale (ASP) di Reggio Calabria ha proceduto alla presa d'atto dei verbali
e all'approvazione della graduatoria per il reclutamento di personale sanitario
e socioassistenziale per la composizione delle equipe multidisciplinari
necessarie al buon funzionamento della Rete aziendale di cure palliative
domiciliari (RACPD) istituita con Deliberazione n. 278 del 28.3.2024. •Le
citate graduatorie sono state definite a seguito di selezione mediante avviso
pubblico per la copertura complessiva di diverse figure professionali, nello
specifico: n.3 medici, n.4 infermieri, n.2 operatori sociosanitari, n.2
dirigenti psicologi (part-time 18 ore), n.2 fisioterapisti e n.4 assistenti
sociali (part-time 18 ore). •La spesa derivante da tali iniziali assunzioni
risulta imputata sui fondi specifici definiti "costi per obiettivi di
piano-accantonamento al fondo", come stabilito da precedenti determinazioni
del Direttore del Distretto di Reggio Calabria. Considerato che: •L'istituzione
della Rete di Cure Palliative Domiciliari rappresenta un obiettivo prioritario
per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e il supporto adeguato
ai pazienti fragili e alle loro famiglie nel territorio aziendale. •L'efficacia
della RAPCD dipende da un numero adeguato ed integrato di figure professionali
multidisciplinari come previste dalla Legge 38 del 15.3.2010 e successivi
documenti attuativi nazionali e regionali. •Ogni anno, la Conferenza Stato
Regioni assegna i fondi finalizzati del PSN per gli obiettivi di carattere
prioritario, tra i quali vi sono le cure palliative (linea progettuale n.3).
•Vi è copertura economica per il potenziamento dell’organico del personale
necessario a rispondere alla domanda di assistenza palliativa proveniente dal
territorio aziendale. •È urgente reclutare due dirigenti medici dei tre
previsti dall’Avviso pubblico indetto con Delibera n. 1027 del 15.11.2023, di
cui uno solo è stato contrattualizzato. •Occorrono altri 4 infermieri, 2
fisioterapisti e 2 Operatori sociosanitari secondo un piano di assunzioni all’uopo predisposto ed approvato dal Direttore del
Distretto Reggio, referente per la linea progettuale n. 3 e autorizzato dal
Direttore generale con apposita delibera. •I contratti sinora stipulati sono a
tempo determinato, nonostante la natura strutturale del servizio istituito.
Tutto ciò premesso e considerato interroga il Presidente della Giunta regionale
per sapere:
1. quale sia l'esatta funzione delle
graduatorie "Cure Palliative" ancora in essere, vista la necessità di
procedere al potenziamento dell’offerta sanitaria e socioassistenziale della
Rete aziendale di Cure palliative domiciliare. 2. A quale indicazione di legge
si adatta il nuovo Modello Operativo della Rete integrata di Oncologia e Cure
Palliative dell'ASP RC, che collocherebbe la governance presso l’Ospedale di
Locri e con quali modalità e tempistiche intende garantire le cure palliative,
specifico ed autonomo Livello Essenziale di Assistenza (LEA). 3. Se sia
previsto che i professionisti inseriti nelle suddette citate graduatorie
(medici, Infermieri, OSS, Fisioterapisti, Assistenti Sociali, psicologi)
possano essere impiegati tempestivamente per l’urgente bisogno di potenziamento
dell'Assistenza Domiciliare di base e palliativa specialistica e per la
necessità di realizzare nuovi Hospice, atteso che la le
delibere adottate dall’ ASP di Reggio, prevedono la creazione di Unità
Operative (UU.OO.) dedicate come da normativa vigente. 4. Se, vista la cronica
mancanza di personale, l'Azienda Sanitaria Provinciale intenda rispettare il
principio di priorità nello scorrimento delle graduatorie vigenti, attingendo
da questo elenco di idonei per eventuali necessità future o parallele, evitando
così l'indizione di nuovi e onerosi concorsi per profili analoghi prima
dell'esaurimento delle graduatorie approvate.
(100; 20/05/2026)
Ranuccio. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
-con decreto n. 238 del 23/03/2026 del
Commissario straordinario per gli interventi infrastrutturali e di
riqualificazione sociale funzionali ai territori ad alta vulnerabilità del
cosiddetto Decreto Caivano, si dà conto che per la demolizione dell’insediamento
abitativo tendato temporaneo presso la Str. Zona
Industriale II di San Ferdinando (RC) risulta, allo stato attuale, propedeutica
la completa riallocazione della comunità ospitata, anche presso il compendio
immobiliare agricolo individuato dall’Amministrazione comunale di San
Ferdinando (RC) al fine della realizzazione di una fattoria solidale, - nel
medesimo decreto si dà atto inoltre, che i fenomeni migratori connessi alle
stagionalità delle attività agricole interessano i territori di tutti i Comuni
insistenti nella c.d. Piana di Gioia Tauro e, pertanto, funzionali ai Comuni di
Rosarno, San Ferdinando e Taurianova, relativamente alle opere di
riqualificazione di cui alla Macroarea di intervento n. 1 “Smantellamento
tendopoli e fattoria solidale” del Piano Straordinario di interventi
infrastrutturali e di riqualificazione sociale approvato con delibera del
Consiglio dei Ministri del 28 marzo 2025;
- sempre nel medesimo decreto, inoltre, si
riporta la nota del Comune di Taurianova (RC) prot. n. 6583 del 17/03/2026,
acquisita in pari data al prot. COMMSTCC-439-A, con la quale viene data la
disponibilità, previa effettuazione di interventi di rifunzionalizzazione del
borgo sociale di contrada Russo, all’utilizzo dei moduli abitativi per dare
attuazione all’accoglienza della comunità ospitata dell’insediamento abitativo
tendato temporaneo presso la Str. Zona Industriale II
di San Ferdinando al fine della tutela della pubblica e privata incolumità;
- con ulteriore decreto n. 228 del 06/03/2026
del Commissario straordinario all’art. 2 si legge che per dare attuazione
all’accoglienza della comunità ospitata nell’insediamento abitativo tendato
temporaneo presso la Str. Zona Industriale II di San
Ferdinando e alla conseguente demolizione del medesimo insediamento ai fini
della tutela della pubblica e privata incolumità è autorizzato l’intervento di
adeguamento e rifunzionalizzazione di n. 30 alloggi siti in Contrada Serricella
e di n.6 alloggi siti in Via Maria Zita di proprietà del Comune di Rosarno per
la messa in disponibilità in favore del Comune di San Ferdinando. - Con
decisione a contrarre n.124 del 13/04/2026 del Commissario straordinario per
gli interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale funzionali ai
territori ad alta vulnerabilità del cosiddetto Decreto Caivano, si autorizza la
spesa di € 437.258,48 per i fini e le attività in oggetto indicate e destinate
allo smantellamento della tendopoli. - La Regione Calabria, con Deliberazione
n. 361 del 3 agosto 2022 e successivo Decreto Dirigenziale n.13955 del 3
ottobre 2023, ha impegnato 10 milioni di euro per la realizzazione di un
"villaggio sociale" presso l’ex Oleificio Eranova a Gioia Tauro. -
Risultano stanziati ulteriori 4 milioni di euro
derivanti dal cosiddetto "Decreto Caivano-bis" per il progetto
denominato "Fattoria Solidale", i cui dettagli operativi non sono
ancora stati resi pienamente pubblici, con riferimento al numero dei lavoratori
stranieri. • Le realtà sociali riunite presso la Casa del Popolo "Giuseppe
Valarioti" il 21 maggio 2026 hanno espresso forte preoccupazione per
l’imminente sgombero della tendopoli di San Ferdinando, paventando il rischio
di soluzioni isolanti come il "campo container" di contrada Russo a
Taurianova. Considerato che: - dall'analisi dell'esperienza "Dambe
So" (Casa della Dignità), avviata nel 2022 da Mediterranean
Hope, emerge un modello alternativo di accoglienza e inserimento lavorativo. -
Secondo quanto riportato dagli esperti del settore, il principale ostacolo
all'inserimento dei braccianti nel mercato degli affitti privati è l'assenza di
agibilità di gran parte del patrimonio immobiliare locale, che impedisce ai
lavoratori di ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno. Tutto ciò premesso
e considerato interroga il Presidente della Giunta regionale
per sapere:
1. su quale sia il progetto sociale che la
Regione intende attuare sul territorio, e in particolare se proseguire con i
fini e gli obiettivi indicati nelle proprie delibere per la realizzazione di un
"villaggio sociale" presso l’ex Oleificio Eranova a Gioia Tauro,
ovvero se ritiene la propria programmazione superata dall’intervento del
Commissario straordinario del Governo. 2. In entrambi i casi, su quali siano le
reali garanzie sul numero complessivo dei lavoratori stranieri coinvolti
nell’operazione di smantellamento della tendopoli. 3. Quali azioni concrete
intenda intraprendere la Regione per risolvere il problema dell'agibilità degli
immobili sfitti nei comuni della Piana, al fine di favorire la "Fase
2" dell'accoglienza, ovvero il passaggio dalle strutture temporanee ad
affitti autonomi in appartamenti nel tessuto urbano. 4. In che modo la Regione
intenda stimolare il coinvolgimento della grande distribuzione organizzata
(GDO) affinché partecipi ai costi dell'accoglienza tramite una "quota
sociale" sui prodotti della Piana, ricalcando l'esperienza politica della
filiera Etika. 5. Se nella gestione del progetto
"Fattoria Solidale" (fondi Decreto Caivano) e del villaggio Eranova sia prevista la figura del "lavoratore
contribuente" anziché quella del "beneficiario passivo", per
garantire dignità ai braccianti e sostenibilità economica alle strutture. 6. Se
la Regione intenda convocare con urgenza un tavolo tecnico con Mediterranean Hope e tutte le altre realtà del Patto
Territoriale per integrare queste buone pratiche nei decreti commissariali che
regoleranno lo sgombero di luglio 2026, evitando di replicare “ghetti
istituzionali” isolati.
(103; 29/05/2026)
Barbuto. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- in data 16 maggio 2026, la stampa locale (in
particolare la testata Corriere della Calabria) ha dato ampio risalto a una
toccante e accorata lettera-testimonianza di un cittadino crotonese in merito
alle condizioni del reparto di Oncologia del Presidio Ospedaliero “San Giovanni
di Dio” di Crotone;
- da tale documento emerge un quadro di
intollerabile paradosso: da un lato viene celebrata la straordinaria eccellenza
professionale, l’umanità e l'empatia dell’intera équipe medica, guidata
magistralmente dalla Dott.ssa -------, capace di trasformare un reparto così
complesso in un’oasi di speranza e accoglienza totale del paziente;
dall'altro viene denunciato con forza un
contesto edilizio, logistico e strutturale fatiscente, definito "da Terzo
Mondo";
- la sottoscritta consigliera, trovandosi
purtroppo nella condizione di frequentare il medesimo reparto in veste di
paziente, ha potuto constatare in prima persona, con i propri occhi, la
veridicità di quanto denunciato dagli organi di stampa e l'oggettiva precarietà
in cui sono costretti a operare, i sanitari e a ricevere le cure, i malati;
- la criticità più grave, evidenziata sia dalla
stampa che dall'osservazione diretta, risiede nel fatto che il reparto di
Oncologia condivide forzatamente gli spazi con il reparto di Nefrologia. Tale
commistione logistica si traduce in disagi materiali inaccettabili,
costringendo pazienti già fortemente provati da terapie debilitanti e salvavita
a usufruire, tra le altre cose, di servizi igienici comuni e promiscui, minando
alle fondamenta il diritto alla riservatezza, al decoro e all'adeguata
organizzazione degli spazi di cura. Considerato che:
il diritto alla salute, sancito dall'articolo
32 della Costituzione Italiana, non si esaurisce nella sola somministrazione
dei protocolli terapeutici, ma esige la tutela della dignità della persona e
l'idoneità igienico-sanitaria e strutturale dei luoghi di cura;
- la coabitazione forzata e la promiscuità
degli spazi tra due specialità mediche così delicate come l'Oncologia e la
Nefrologia – che trattano pazienti caratterizzati da estrema fragilità clinica,
vulnerabilità immunitaria ed elevato rischio infettivo – rappresenta una palese
e intollerabile criticità di natura assistenziale e di gestione del rischio
clinico (clinical risk management);
- i dati epidemiologici e assistenziali
dimostrano che la richiesta di servizi e prestazioni oncologiche nel territorio
di Crotone è in costante e progressivo aumento, una tendenza che aggrava
ulteriormente la pressione su una struttura già logisticamente satura e che
richiederebbe, al contrario, un ampliamento dei posti tecnici per la
chemioterapia, delle sale d'attesa e degli ambulatori;
- ai sensi della normativa nazionale (D.P.R. 14
gennaio 1997) e regionale vigente (in particolare la legge regionale della
Calabria n. 24/2008 e successive modifiche in materia di autorizzazione e
accreditamento delle strutture sanitarie), i locali destinati all'erogazione di
prestazioni sanitarie devono obbligatoriamente possedere e mantenere stringenti
requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi volti a tutelare la
sicurezza pubblica;
- non è politicamente né eticamente tollerabile
che la tenuta di un reparto di frontiera poggi esclusivamente sullo
straordinario spirito di sacrificio, sulla dedizione e sul capitale umano dei
medici e degli operatori sanitari, chiamati quotidianamente a sopperire con il
proprio impegno alle storiche e gravissime carenze dell’edilizia sanitaria e
della programmazione politica locale. Tutto ciò premesso e considerato, si
interroga il Presidente della Giunta regionale,
per sapere:
1. se sia a conoscenza della situazione di
grave e accertato degrado strutturale e logistico in cui versa il reparto di
Oncologia dell'Ospedale "San Giovanni di Dio" di Crotone, confermata
sia dalle denunce pubbliche dei cittadini sia dalla testimonianza diretta e
personale della sottoscritta consigliera;
2. se sia a conoscenza delle gravi implicazioni
igienico-sanitarie derivanti dalla coabitazione logistica e dalla condivisione
di servizi e spazi (inclusi quelli igienici) tra il reparto di Oncologia e il
reparto di Nefrologia, e come valuti i rischi connessi alla sicurezza di
pazienti particolarmente immunodepressi;
3. se sia a conoscenza del costante aumento
della richiesta di servizi oncologici registrato a Crotone e quali strategie di
medio-lungo periodo intenda attuare per dimensionare la struttura ospedaliera
all'effettivo e crescente fabbisogno della popolazione locale;
4. se intenda disporre, con assoluta urgenza,
l'attivazione del Servizio Ispettivo Regionale o dare formale mandato alla
Direzione Generale dell'ASP di Crotone per una formale verifica ispettiva
tecnico-sanitaria all'interno dei locali in questione, finalizzata ad accertare
la conformità dei luoghi ai requisiti minimi previsti dalle leggi vigenti in
materia di accreditamento;
disponendo contestualmente e tassativamente che
qualsiasi misura correttiva o prescrittiva avvenga salvaguardando in ogni
momento la totale continuità terapeutica e assistenziale dei pazienti in loco,
scongiurando qualsiasi ipotesi di interruzione del servizio o di trasferimento
improprio dell'utenza fuori dal territorio crotonese;
5. quali provvedimenti straordinari e immediati
intenda adottare per procedere alla riqualificazione dei locali dell'Ospedale
di Crotone, garantendo al reparto di Oncologia la totale autonomia logistica,
nonché spazi esclusivi, separati, dignitosi e strutturalmente ampliati per
rispondere all'aumento della domanda;
6. quali siano i tempi certi di inizio e
conclusione dei lavori di restyling, ammodernamento e definitiva separazione
dei due reparti all'interno del presidio ospedaliero;
7. in che modo la Giunta Regionale intenda
agire per dare dignità al lavoro della squadra guidata dalla Dott.ssa Cortese e
a tutto il personale del presidio, affinché la cura d’eccellenza non debba più
scontrarsi con strutture fatiscenti.
(104; 03/06/2026)
Scutellà. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- con atto di deliberazione consortile n. 25 de
l 25/01/2023, adottato dal Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini dello
Jonio Cosentino, ai sensi dell’art.32, comma 2, del D.lgs. n.50 /2016, veniva
indetta selezione pubblica per l'appalto dei lavori "Interventi per
infrastrutture irrigue con tutela ambientale in contesti territoriali dediti a
produzioni DOP e IGP. Completamento di sistema di captazione delle acque
disperse in alveo e subalveo, convogliamento e relativa razionalizzazione della
risorsa idrica del "Fiume Trionto" in agro
dei comuni di Cropalati, Caloveto, Calopezzati, Crosia, Corigliano Rossano, con
mitigazione del dissesto idraulico. - I stralcio";
-L'importo
finanziato (equivalente all'importo di cui al Decreto di concessione n. 484456
del 30/09/2022) è di euro 9.771.722,63 (novemilionisettecentosettantunomilasettecentoventidue/63);
- l’appalto è stato finanziato con risorse
previste dal Regolamento (UE) 2021/240 del Parlamento europeo e del Consiglio
del 10 febbraio 2021 e dal Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e
del Consiglio del 12 febbraio 2021 (PNRR) giusto Decreto n. 484456 del
30/09/2022 di concessione e finanziamento degli interventi candidati al PNRR
"Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) - Missione 2 Componente 4
(M2C4) - Investimento 4.3 - Investimenti nella resilienza dell’agrosistema
irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche" Considerato che:
- il Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini dello Jonio Cosentino con nota
prot. n. 255064 del 06/06/2023 ha proposto al MASAF l'attivazione dei poteri
sostitutivi di cui all'art. 12, comma 3, decreto- legge n. 77/2021;
- la Regione Calabria, con decreto
presidenziale del 6 giugno 2023, prot. n. 255752, si è resa disponibile ad
essere individuata quale amministrazione attuatrice in caso di attivazione dei
poteri sostitutivi di cui all'articolo 12, comma 3, del decreto-legge
n.77/2021;
- con Decreto MASAF del 22 giugno 2023, ai
sensi dell’art. 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n.77, convertito, con
modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n.108, per i progetti PNRR di
titolarità del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle
foreste in capo al Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini dello Jonio
Cosentino, la Regione Calabria è individuata quale soggetto cui è attribuito,
in via sostitutiva, il potere di adottare tutti gli atti o provvedimenti
necessari e di provvedere all'esecuzione dei progetti e degli interventi,
assicurando, ove necessario, il coordinamento operativo tra le varie
amministrazioni, enti o organi coinvolti, per gli interventi di cui in
premessa, di cui al decreto direttoriale del 30 settembre 2022, n. 484456;
tenuto conto che: - le attività cui afferisce
la gestione dell'intervento CUPJ91B21001760007, ovvero gli interventi di cui in
premessa, sono transitate in capo al Settore “Forestazione, Vigilanza e
Controllo Azienda Calabria Verde - Controlli Consorzi di Bonifica” dell'UOA
Politiche della Montagna, Foreste, Forestazione e difesa del suolo;
preso atto che: - il 19/01/2026 con Decreto
Dirigenziale n. 404 è stata approvata la Perizia di Variante n. 2. che prevede
l'integrazione di nuovi lavori per un migliore impiego delle risorse economiche
e tecniche. Tutto ciò premesso e considerato interroga il Presidente della
Giunta regionale
per sapere:
- qual sia l'attuale stato di avanzamento
dell'iter procedurale dei lavori di "Interventi per infrastrutture irrigue
con tutela ambientale in contesti territoriali dediti a produzioni DOP e IGP.
Completamento di sistema di captazione delle acque disperse in alveo e
subalveo, convogliamento e relativa razionalizzazione della risorsa idrica del
"Fiume Trionfo" in agro dei comuni di Cropalati, Caloveto,
Calopezzati! Crosia, Corigliano Rossano, con mitigazione del dissesto
idraulico. - I stralcio";
- quali siano gli effettivi territori
beneficiari dell'intervento irriguo finanziato con fondi PNRR sul Fiume Trionto;
- quali superfici agricole saranno servite e
quanti ettari;
- quali criteri disciplineranno l'accesso alla
risorsa idrica al fine di sostenere il settore agricolo e le produzioni DOP e
IGP dei comuni interessati dai lavori.
(105; 08/06/2026).
Il Consiglio regionale, premesso che:
• la violenza di genere rappresenta una delle
principali emergenze sociali, con dati nazionali e regionali che continuano a
evidenziare un fenomeno strutturale e diffuso;
• le politiche di contrasto non possono
limitarsi alla protezione delle vittime, ma devono intervenire anche sulla
prevenzione, anticipandone i comportamenti devianti e violenti nonché la
cronicizzazione dell’utilizzo degli stereotipi di genere;
• i CUAV (Centri per uomini autori di violenza)
svolgono un ruolo fondamentale nel percorso di responsabilizzazione e
cambiamento degli uomini maltrattanti, anche contribuendo alla riduzione della
recidiva;
considerato che: • i CUAV rappresentano uno
strumento riconosciuto a livello nazionale ed europeo nelle strategie integrate
di contrasto alla violenza di genere;
• tali centri operano attraverso percorsi
strutturati di accompagnamento psicologico e educativo, finalizzati ad
intervenire direttamente sugli agiti violenti e interromperne la spirale della
violenza;
• nella regione Calabria la rete dei CUAV
risulta ancora insufficiente rispetto al fabbisogno territoriale e
caratterizzata da risorse economiche limitate;
tenuto conto che: • l’efficacia dei CUAV è
strettamente connessa alla continuità dei finanziamenti e alla stabilità delle
équipe multidisciplinari;
• la carenza di fondi rischia di compromettere
la capacità operativa dei centri, limitando l’accesso ai percorsi da parte
degli utenti e riducendo l’impatto preventivo sul fenomeno;
• è necessario rafforzare l’integrazione tra
CUAV, servizi sociali, sistema sanitario, autorità giudiziaria e centri
antiviolenza;
preso atto che: • le linee guida nazionali e
gli indirizzi europei indicano chiaramente la necessità di investire in
programmi di prevenzione rivolti agli autori di violenza;
• il contrasto alla violenza di genere richiede
un approccio strutturale, continuativo e adeguatamente finanziato;
• la Regione Calabria è chiamata a svolgere un
ruolo attivo nel consolidamento di una rete efficace di prevenzione e
intervento;
impegna la Giunta regionale
1. ad aumentare in maniera significativa le
risorse economiche destinate ai CUAV, garantendo finanziamenti stabili e
continuativi;
2. a potenziare e ampliare la rete dei Centri
per uomini autori di violenza sul territorio regionale, assicurando una
copertura adeguata anche nelle aree interne;
3. a promuovere l’integrazione operativa tra
CUAV, centri antiviolenza, servizi sociali, sistema sanitario e autorità
giudiziaria;
4. a sostenere programmi di formazione
specifica per gli operatori impegnati nei percorsi di trattamento degli autori
di violenza;
5. a monitorare l’efficacia degli interventi
attraverso sistemi di valutazione e raccolta dati, al fine di migliorare le
politiche regionali di prevenzione;
6. a promuovere campagne di sensibilizzazione
sul ruolo dei CUAV come strumento fondamentale per la prevenzione della
violenza di genere.
(38; 01/06/2026) Bruno, Alecci, De Cicco,
Filomena Greco, Scutellà
Il Consiglio regionale, premesso che:
- la transizione digitale rappresenta un
pilastro fondamentale e una priorità per la competitività delle imprese;
- le infrastrutture digitali sono essenziali
per garantire agli imprenditori di operare in maniera moderna per la produzione
di beni e servizi attraverso adeguate reti di telecomunicazione, data center e
sistemi di sicurezza informatica;
- l’adeguamento di infrastrutture innovative
consente di lavorare utilizzando l'intelligenza artificiale, garantendo
affidabilità e velocità;
- la disponibilità di connettività a banda
ultra-larga e di coperture mobili di ultima generazione (5G) è ormai un fattore
discriminante per l'attrattività territoriale e per il mantenimento degli
investimenti industriali;
- le aree di Sviluppo Industriale della
Calabria sono territori in cui operano oltre 1.000 imprese ad elevato valore
aggiunto che hanno necessità di infrastrutture tecnologiche all'avanguardia per
operare in maniera strutturata e competere sui mercati nazionali e
internazionali;
- gli agglomerati industriali della Regione
Calabria sono sedici e si trovano nei territori delle Province di Catanzaro
(area di Lamezia Terme), Cosenza (aree di Bisignano, Cammarata di
Castrovillari, Follone di San marco Argentano, Montalto Uffugo, Piano Lago di
Mangone e Figline Vigliaturo, Rocca Imperiale, Sant’Irene e Schiavonea di
Corigliano-Rossano), Crotone, Reggio Calabria (Gioia Tauro – Rosarno- San
Ferdinando;
Campo Calabro-Villa San Giovanni;
San Gregorio-San Leo-Ravagnese-Arangea;
Saline Ioniche) e Vibo Valentia (aree di Porto
Salvo e Aeroporto);
- la diffusione capillare delle reti nelle aree
industriali fornisce alle piccole e medie imprese calabresi le basi
tecnologiche per sviluppare soluzioni innovative dotandole degli strumenti
necessari per competere a livello globale;
considerato che: - la Regione Calabria è
interessata ad alzare il livello qualitativo delle infrastrutture digitali in
favore delle imprese regionali;
- permangono ancora situazioni di "digital divide" in alcune zone artigianali e
industriali territoriali, dove la velocità e la stabilità delle connessioni non
sono sufficienti a garantire la continuità operativa delle imprese;
- il potenziamento delle reti digitali
favorisce la sicurezza informatica (cybersecurity), la resilienza delle filiere
produttive e la gestione efficiente dei consumi energetici e ambientali dei
vari ambiti;
- i fondi delle programmazioni europee e
nazionali possono offrire opportunità concrete di finanziamento per lo sviluppo
di infrastrutture digitali;
- con L.R. 16/2024 è stata istituita l’Agenzia
Regionale per lo Sviluppo delle Aree Industriali e l’attrazione di Investimenti
Produttivi (ARSAI) quale Ente strumentale della Regione Calabria competente per
materia;
- nel 2023 il Ministero
dell’Interno-Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha finanziato il progetto
"Infrastrutture per la sicurezza nelle aree ZES della Calabria", per
un importo di € 19.868.597,12 (IVA inclusa), a favore del soggetto beneficiario
Ufficio del Commissario straordinario del Governo della ZES Calabria, oggi
gestito da ARSAI;
- con Decreto dirigenziale n.985 del 29 gennaio
2026 del Dipartimento Lavoro, Imprese e Aree Produttive è stato approvato un
ambizioso Piano di rilancio delle Aree Industriali e l’attrazione di
Investimenti Produttivi elaborato da ARSAI a valere sulle risorse FSC 21/27 di
cui dell’Accordo per lo Sviluppo e la Coesione della Regione Calabria
sottoscritto tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Regione Calabria
e sulle risorse del Programma Operativo Complementare (POC) Legalità 2014/2020
che prevede vari interventi strategici per le aree industriali calabresi e
finanzia ulteriori interventi prioritari per 45 milioni finalizzati alla
riqualificazione a ammodernamento delle infrastrutture;
- è necessario programmare e definire
specifiche politiche di rafforzamento delle infrastrutture digitali, di
sorveglianza e di sicurezza delle aree industriali anche al fine di
incoraggiare l’attrazione di investimenti esteri verso la Calabria. Tutto ciò
premesso e considerato,
impegna la Giunta regionale
e il Presidente della Giunta regionale: - a
promuovere l’adozione di tutte le iniziative di competenza volte a rafforzare
le infrastrutture digitali nelle aree industriali per consentire alle imprese
calabresi una moderna connettività e una transizione digitale completa;
- a favorire gli investimenti digitali
attraverso l’individuazione di apposite risorse finanziarie che assicurino il
superamento del digital divide;
- a favorire gli accordi con i principali
operatori di telecomunicazioni e infrastrutture di rete per accelerare la posa
della fibra ottica (FTTH) e lo sviluppo di coperture 5G dedicate nelle aree
industriali;
- a sostenere processi di semplificazione e
velocizzazione delle procedure amministrative per l’implementazione delle
infrastrutture digitali e l'installazione degli impianti di rete.
(39; 08/06/2026) Orlandino Greco
È pervenuta risposta
scritta alle seguenti interrogazioni:
Alecci. Al Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- la Regione Calabria ha istituito con Decreto
del Commissario ad Acta n. 119 del 14 settembre 2017 la Rete Reumatologica
Integrata Ospedale-Territorio Hub/Spoke,
successivamente aggiornata con DCA n. 53 del 23 febbraio 2024, per migliorare
la diagnosi precoce, le terapie personalizzate e l’assistenza integrata ai
pazienti reumatici, stimati in circa 30.000 soggetti in Calabria con costi
annui di 400 milioni di euro;
- le associazioni dei pazienti hanno denunciato
pubblicamente (2021) che la Rete Reumatologica, pur formalmente deliberata, non
è stata attuata in modo efficace, con la mancata pubblicazione dei Percorsi
Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) per l’artrite reumatoide, la
sclerosi sistemica, l’osteoporosi e le spondiloartriti, e il conseguente
fenomeno della mobilità sanitaria extraregionale;
- nella provincia di Catanzaro i servizi
reumatologici sono espletati principalmente presso l'Ospedale Pugliese-Ciaccio,
ma tali ambulatori risultano organizzati nell'ambito di reparti di Medicina
Interna, con criticità organizzative che limitano la capacità di presa in
carico completa di pazienti complessi e l'erogazione di procedure avanzate
(biopsie sinoviali, infusioni di biologici complessi, day hospital dedicati);
- la displasia iperostotica da Camurati-Engelmann (codice ORPHA 1445) è una malattia rara
dello scheletro a eziologia genetica (mutazioni del gene TGFB1), caratterizzata
da progressiva sclerosi ossea delle diafisi e corpi vertebrali, dolore cronico
refrattario, debolezza muscolare, compressione midollare e necessità di
follow-up specialistico multidisciplinare (reumatologia, ortopedia,
neuroradiologia, genetica medica);
- per tale patologia sono noti centri di
riferimento nazionali presso strutture ospedaliere di Torino e Padova
specializzate in malattie rare metaboliche e dello scheletro, ma non esistono
servizi locali in Calabria, con conseguenti difficoltà per i pazienti della
provincia di Catanzaro nel ricevere diagnosi precoce, indicazioni terapeutiche
e monitoraggio adeguato;
- pazienti locali affetti da Camurati-Engelmann segnalano l'impossibilità di trovare
presa in carico presso i servizi reumatologici di Catanzaro, determinando
disagio, progressione della malattia e costi elevati per spostamenti
extraregionali. Rilevato che: - la Legge Regionale 30 giugno 2025, n. 35
"Disposizioni per il riconoscimento della rilevanza sociale delle malattie
reumatologiche e per l'attuazione della rete reumatologica regionale"
riconosce formalmente la rilevanza sociale delle malattie reumatologiche e
impone l'attuazione della Rete reumatologica regionale già prevista dai DCA n.
119/2017 e n. 53/2024;
- l'articolo 2, comma 3, della l.r. n. 35/2025 stabilisce che "La Rete reumatologica
regionale, per quanto attiene alle malattie reumatologiche rare, ai sensi del
DCA del 30 gennaio 2024, n. 28 (Approvazione Piano regionale delle malattie
rare 2024-2026 e riordino della rete regionale delle malattie rare), favorisce
la realizzazione del Centro di Coordinamento regionale delle malattie rare,
prevedendo anche il coinvolgimento delle associazioni del Terzo settore
operanti nell'ambito delle patologie reumatologiche";
- l'articolo 3, comma 2, della l.r. n. 35/2025 impegna la Regione a promuovere
"l'attuazione della Rete reumatologica regionale" con
"l'obiettivo di integrare e coordinare le strutture ospedaliere e
territoriali esistenti, sviluppare e attuare percorsi diagnostico-terapeutici
assistenziali (PDTA)", prevedendo "oltre al completamento dei PDTA
relativi ad artrite reumatoide, sclerosi sistemica, osteoporosi,
spondiloartriti, anche l'inserimento di quello afferente al LES";
- l'articolo 3, comma 4, della l.r. n. 35/2025 prevede che "La Giunta regionale,
entro 60 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, adotta un
regolamento attuativo per disciplinare la composizione, la modalità di
funzionamento e il coordinamento della Rete reumatologica regionale, garantendo
l'integrazione tra le strutture ospedaliere, territoriali e gli ETS";
- l'articolo 6 della l.r.
n. 35/2025 istituisce il Registro regionale delle patologie reumatologiche per
monitorare l’incidenza, la prevalenza, supportare la ricerca e valutare
l'efficacia dei PDTA;
- l'articolo 7 della l.r.
n. 35/2025 promuove "il potenziamento dei programmi di formazione e
aggiornamento specialistico del personale medico e sanitario al fine di
migliorare le competenze nella diagnosi precoce e nel trattamento delle
malattie reumatologiche";
- l'articolo 11 della l.r.
n. 35/2025 prevede che "La Giunta regionale trasmette alla Commissione
consiliare competente, entro il 30 giugno di ogni anno, una relazione
sull'attuazione della presente legge", con informazioni su stato di
attuazione, risultati, efficacia e criticità. Considerato che: - la Legge
Regionale n. 35/2025 è entrata in vigore il 1° luglio 2025 (art. 13), pertanto
il termine per l'adozione del regolamento attuativo della Giunta (60 giorni) è
scaduto il 30 agosto 2025, ma a oggi (3 marzo 2026) non risulta adottato alcun
regolamento attuativo, in violazione dell'articolo 3, comma 4;
- a oltre otto mesi dall'entrata in vigore
della l.r. n. 35/2025, non risultano attivati
ambulatori multidisciplinari potenziati per malattie reumatologiche rare nella
provincia di Catanzaro, né completati i PDTA previsti, né istituito il Registro
regionale delle patologie reumatologiche (art. 6);
- l'assenza di un reparto strutturato di
Reumatologia autonoma negli ospedali di Catanzaro impedisce l'erogazione di
prestazioni avanzate e la presa in carico di pazienti con patologie complesse e
rare, costringendo i pazienti alla migrazione sanitaria verso altre regioni,
con aggravio di costi per il SSR (mobilità passiva) e per le famiglie;
- la mancata attuazione della Rete
reumatologica regionale e l'assenza di formazione specialistica sulle malattie
rare determinano discriminazione nell'accesso alle cure per pazienti affetti da
Camurati-Engelmann e altre displasie scheletriche, in
violazione dei principi di equità ed universalità del Servizio Sanitario
Nazionale. Tutto ciò premesso e considerato interroga il Presidente della
Giunta regionale, anche nella qualità di Commissario ad acta per l’attuazione
del Piano di rientro dai disavanzi del Sistema sanitario nella Regione Calabria
per conoscere:
per sapere:
- se la Giunta regionale intenda adottare con
urgenza il regolamento attuativo della Rete reumatologica regionale previsto
dall'articolo 3, comma 4 della l.r. n. 35/2025, e
quali siano le ragioni del ritardo nell'adozione di tale atto normativo,
scaduto il 30 agosto 2025, ed entro quale data precisa si prevede l'emanazione;
- quali siano le dotazioni organiche attuali
(medici reumatologi, infermieri specializzati, tecnici) dei servizi
reumatologici negli ospedali della provincia di Catanzaro;
- quante visite ambulatoriali e terapie vengono
erogate annualmente, se tali numeri rispondono al fabbisogno stimato di circa
30.000 pazienti reumatici calabresi, e quali criticità strutturali e
organizzative impediscono la piena operatività dei servizi;
- se siano stati avviati ambulatori
multidisciplinari dedicati alle malattie reumatologiche rare presso le
strutture ospedaliere di Catanzaro, come previsto dall'articolo 2, comma 3
della l.r. n. 35/2025, e se esistano protocolli
specifici per la presa in carico di pazienti affetti da Camurati-Engelmann
e altre displasie scheletriche genetiche;
- quali iniziative concrete la Giunta intenda
adottare per organizzare visite specialistiche periodiche (almeno mensili) di
esperti in malattie rare scheletriche presso il Centro Reumatologico dell'AOU
Mater Domini di Catanzaro, mediante convenzioni con i centri Hub nazionali di
riferimento (Torino e Padova) o attraverso l'utilizzo della telemedicina
prevista dall'articolo 3, comma 3 della l.r. n.
35/2025;
- quali siano i tempi e le risorse previste per
l'istituzione di un Reparto o Day Hospital di Reumatologia autonomo presso gli
ospedali della provincia di Catanzaro, con posti letto dedicati e figure
specialistiche adeguate, al fine di ridurre la mobilità sanitaria passiva verso
altre regioni, e se tale intervento sia inserito nella programmazione sanitaria
regionale per il triennio 2026-2028;
- se sia stato istituito il Registro regionale
delle patologie reumatologiche previsto dall'articolo 6 della l.r. n. 35/2025, quali dati clinici vengano raccolti,
quanti pazienti risultino registrati, e se il Registro sia operativo per
monitorare l'incidenza e la prevalenza delle malattie reumatologiche nella
popolazione calabrese;
- quali programmi di formazione e aggiornamento
specialistico del personale medico e sanitario su malattie reumatologiche rare
siano stati attivati ai sensi dell'articolo 7 della l.r.
n. 35/2025, quanti operatori abbiano partecipato a tali corsi, e se esistano
protocolli formativi specifici sulla gestione della Camurati-Engelmann
e altre displasie scheletriche;
- quali siano i dati aggiornati sulla mobilità
sanitaria extraregionale per patologie reumatologiche (numero di pazienti
calabresi che si recano in altre regioni, patologie prevalenti, costi per il
SSR), e quali misure urgenti la Giunta intenda adottare per invertire tale
tendenza e garantire l'accesso alle cure in Calabria;
- se siano stati completati i Percorsi
Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) per l'artrite reumatoide, la
sclerosi sistemica, l’osteoporosi, le spondiloartriti e LES previsti
dall'articolo 3, comma 2 della l.r. n. 35/2025, se
tali PDTA siano stati formalmente approvati e pubblicati, e se includano
specifiche sezioni dedicate alle malattie reumatologiche rare scheletriche;
- quali risorse finanziarie siano state
stanziate nel bilancio regionale 2026 per l'attuazione della Rete reumatologica
regionale, per il potenziamento dei servizi nella provincia di Catanzaro, per
l'attivazione del Registro regionale e per le iniziative di formazione
specialistica, specificando i capitoli di bilancio e gli importi destinati a
ciascuna finalità.
(61; 04/03/2026).
Madeo. Al Presidente
della Giunta regionale.
Premesso che:
- il tumore del colon retto rappresenta una delle
principali cause di morbilità e mortalità oncologica, e che i programmi di
screening basati sulla ricerca del sangue occulto nelle feci costituiscono uno
strumento fondamentale di prevenzione secondaria e diagnosi precoce;
- la prevenzione oncologica rientra nei Livelli
Essenziali di Assistenza (LEA) e rappresenta un indicatore strategico della
qualità e dell’efficacia del sistema sanitario regionale;
- nei 150 comuni afferenti all’ASP di Cosenza, allo
stato attuale, l’effettuazione dello screening per il tumore del colon retto
risulta fortemente compromessa dalla carenza di macchinari e reagenti necessari
per l’esecuzione dei test;
- numerosi cittadini, pur ricevendo la comunicazione
di invito allo screening, non riescono a completare il percorso per
l’impossibilità di prenotare l’esame o per continui rinvii dovuti alla mancanza
di strumentazione e materiali;
- oltre un anno fa veniva annunciato un progetto che
prevedeva l’attivazione di sei ambulatori dedicati alla prevenzione del tumore
al colon retto nella provincia di Cosenza, con fondi già disponibili;
- con Deliberazione del Direttore Generale n. 888
dell’08/04/2025, avente ad oggetto gli “Obiettivi di Piano ai sensi dell’art.
1, comma 34 della legge 662/1996, anno 2022, di cui al DCA n. 146 del
09/06/2022 e rimodulazione di cui al DCA 274 del 06/11/2023”, è stata indetta
procedura aperta, ai sensi dell’art. 71 del D.lgs. 36/2023, finalizzata alla
fornitura in service di n. 4 sistemi dinamici automatizzati, per un periodo di
cinque anni, con materiale di consumo, per la ricerca dell’emoglobina umana nelle
feci (sangue occulto) con metodo immunologico qualitativo per lo screening del
cancro del colon retto;
- nonostante tali atti amministrativi, persistono
criticità operative che di fatto rendono lo screening non pienamente fruibile
sul territorio;
considerato che:
−
investire nella
prevenzione significa tutelare la salute dei cittadini e, al contempo, ridurre
i costi sanitari legati alle diagnosi tardive e ai trattamenti più invasivi;
- la Calabria risulta ancora in ritardo rispetto ad
altre regioni italiane in termini di copertura degli screening oncologici e
raggiungimento degli standard LEA;
- la mancata attuazione concreta dei programmi di
screening genera sfiducia nei cittadini e determina un aggravamento delle
disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure;
tutto ciò premesso e
considerato interroga il Presidente della Giunta regionale, anche in qualità di
Commissario ad acta per l’attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del
Sistema sanitario nella Regione Calabria
per sapere:
- qual è lo stato di attuazione del progetto relativo
all’istituzione dei sei ambulatori dedicati alla prevenzione del tumore al
colon retto nella provincia di Cosenza e quali siano le tempistiche previste
per la loro piena operatività;
- a che punto sia la procedura di gara avviata con
Deliberazione n. 888 dell’08/04/2025 per la fornitura dei sistemi automatizzati
e del materiale di consumo necessario allo screening, e quali siano i tempi
stimati per l’effettiva messa in funzione delle apparecchiature;
- se corrisponda al vero che, allo stato attuale,
manchino macchinari e reagenti per garantire la continuità del servizio di
screening presso l’ASP di Cosenza e quali iniziative urgenti si intendano
adottare per superare tale criticità;
- quali risorse finanziarie siano state
effettivamente impegnate e spese per i programmi di screening del colon retto
negli ultimi tre anni, e se vi siano fondi non ancora utilizzati;
- quali azioni concrete la Regione intenda mettere in campo per garantire una piena copertura dello
screening oncologico e riportare la prevenzione al centro delle politiche
sanitarie regionali.
(63; 05/03/2026).
Bruno. Al Presidente
della Giunta regionale.
Premesso che:
- la Casa della
Salute rappresenta, secondo le linee guida del Ministero della Salute, una
struttura territoriale polifunzionale finalizzata a garantire l’integrazione
tra cure primarie, servizi sociosanitari e attività di prevenzione, assicurando
la continuità assistenziale e la presa in carico complessiva dei bisogni di
salute dei cittadini;
- che il modello
delle Case della Salute nasce con l’obiettivo di superare il tradizionale
assetto ospedalocentrico del sistema sanitario,
rafforzando l’assistenza territoriale e promuovendo un sistema integrato di
servizi capace di operare in rete con medici di medicina generale, specialisti
ambulatoriali, servizi sociali e strutture sociosanitarie;
- che il progetto
delle Case della Salute è stato delineato già nel 2007 dal Ministero della
Salute come luogo di “ricomposizione delle cure primarie e della continuità
assistenziale”, destinato a garantire in un unico spazio fisico l’erogazione
coordinata di prestazioni sanitarie e sociali, la prevenzione e la promozione
della salute;
- che con il DPGR n°
135 del 21.12.2011 la Regione Calabria ha individuato gli 8 siti per la
realizzazione delle Case della Salute, stabilendo in Chiaravalle la sua
collocazione per l’ASP di Catanzaro;
- che la Regione
Calabria ha individuato nella rete delle Case della Salute uno dei pilastri del
nuovo assetto dell’assistenza sanitaria territoriale, come previsto dal
D.P.G.R. n. 185/2012 e dai precedenti atti di programmazione sanitaria
regionale, che miravano a ridurre il ricorso improprio all’ospedalizzazione e a
rafforzare la medicina territoriale;
- che la Casa della
Salute di Chiaravalle Centrale nasce proprio in questo quadro programmatico con
l’obiettivo di garantire l’erogazione delle cure primarie, assicurare la
continuità assistenziale, favorire l’integrazione socio-sanitaria
e costituire un presidio strategico per l’accesso ai servizi sanitari da parte
della popolazione del comprensorio;
- che tale struttura
è chiamata a svolgere una funzione fondamentale soprattutto in un territorio
caratterizzato da aree interne e da difficoltà di accesso ai presidi
ospedalieri, contribuendo quindi a garantire i livelli essenziali di assistenza
(LEA) e la presa in carico dei pazienti cronici e fragili;
considerato che: -
nel corso degli ultimi anni la Casa della Salute di Chiaravalle Centrale ha
registrato una progressiva riduzione del personale assegnato, dovuta
principalmente alla messa in quiescenza di personale di diverso profilo non
adeguatamente sostituito;
- fino a quando il
personale proveniente dall’ex ospedale e dai servizi territoriali assegnato
alla struttura era numericamente adeguato, le prestazioni erogate non avevano
subito flessioni significative, mentre oggi la carenza di personale sta
determinando evidenti difficoltà organizzative e operative;
tenuto conto che: –
il PUA (Punto Unico di Accesso), che dovrebbe rappresentare la porta di
ingresso dei cittadini ai servizi sociosanitari territoriali, prevedeva una
dotazione di due infermieri professionali, due assistenti sociali e un
dirigente medico, mentre attualmente risulta presente un solo infermiere
professionale, che peraltro opera anche presso la sede di Soverato, e un
assistente sociale disponibile solo su chiamata, con la conseguente
impossibilità di garantire il servizio per cinque giorni settimanali;
– presso l’Unità
Operativa di Radiologia, a fronte di una previsione di tre tecnici di
radiologia, un infermiere professionale e personale di segreteria, risulta
attualmente in servizio delle professionalità citate, un solo tecnico, con
evidenti ripercussioni sulle liste d’attesa;
– il servizio di
accoglienza, informazione e trasporto sangue, che inizialmente poteva contare
su sei operatori per garantire la copertura dei turni su sei giorni, è oggi
sostenuto da quattro unità, una delle quali andrà in pensione nel giugno 2026;
– la farmacia
territoriale è attualmente coperta da una sola unità di personale;
– nel servizio di
riabilitazione il cui assetto organizzativo viene normato da quanto previsto in
materia di accreditamento (n° 15 posti letto) manca 1 (uno) fisiatra dei 3
previsti, mentre risultano insufficienti anche i terapisti della riabilitazione
in quanto 2 tra quelli assegnati lavorano in regime di part-time, mentre altri
2 operatori andranno in quiescenza nei prossimi mesi;
– l’ambulatorio
infermieristico, istituito con apposito atto deliberativo e strettamente
integrato con l’attività dei medici di medicina generale presenti nella
struttura, risulta attualmente non operativo a causa della mancanza di
personale dedicato;
– le attività
amministrative e di supporto ai cittadini, comprese quelle relative alla
concessione di ausili e ai servizi per le fragilità, risultano fortemente
ridotte e limitate a pochi giorni settimanali;
– il personale
infermieristico assegnato ai servizi specialistici ambulatoriali non riesce più
a garantire tutte le attività previste, compreso il punto prelievi per la
motivazione che il personale posto in quiescenza non è stato mai sostituito ed
il personale rimanente anche a fronte delle prescrizioni e dei benefici (legge
104) non riesce adeguatamente a coprire le turnazioni;
- da qualche mese è
stato interrotto preso la struttura il servizio di diabetologia territoriale
causando gravi difficoltà ai pazienti diabetici del territorio di afferenza;
- relativamente al
servizio di neuropsichiatria infantile si rappresenta che del personale (ex
equipe sociopsicopedagogica) assegnato rimangono in servizio 1 psicologa per un
giorno a settimana, 1 pedagogista per un giorno a settimana ed
l’assistente sociale due giorni a settimana. - il SERT che forniva fino a
qualche tempo fa 2 turni settimanali, attualmente
risulta totalmente assente. - per quanto riguarda la Dialisi
infine, del personale posto in quiescenza è stato solo parzialmente
sostituito. - discorso a parte merita il servizio di Emergenza urgenza con le
carenze oramai note. Preso atto che: - nonostante tali criticità, la struttura
continua a garantire, con grande difficoltà e grazie all’impegno degli
operatori, un livello dignitoso di prestazioni sanitarie e sociosanitarie, ma
la mancata adozione di interventi sul personale rischia di determinare nel
prossimo futuro un significativo decremento dei volumi di attività e dei
servizi erogati ai cittadini;
- che risulta
inoltre necessaria la presenza stabile di un dirigente medico con funzioni di
coordinamento e organizzazione dei servizi, indispensabile per assicurare una
gestione efficace delle attività della struttura;
tutto ciò premesso e
considerato interroga il Presidente della Giunta regionale
per sapere:
1.quali siano le
motivazioni per cui, a fronte dei pensionamenti e dei trasferimenti registrati
negli ultimi anni, non si sia proceduto alla sostituzione del personale
mancante presso la Casa della Salute di Chiaravalle Centrale;
2. se sia previsto,
e con quali tempi, un piano di rafforzamento dell’organico della struttura al
fine di garantire il corretto funzionamento dei servizi sanitari territoriali;
3. quali iniziative
urgenti si intendano adottare per evitare una progressiva riduzione delle
prestazioni sanitarie e sociosanitarie erogate dalla Casa della Salute;
4. se si ritenga
necessario procedere alla nomina stabile di un dirigente medico responsabile
dell’organizzazione dei servizi;
5. quali interventi
si intendano programmare per rafforzare il ruolo della Casa della Salute di
Chiaravalle Centrale nella rete dell’assistenza territoriale, in coerenza con
gli obiettivi di potenziamento delle cure primarie e di integrazione socio-sanitaria previsti dalla programmazione nazionale e
regionale.
(71; 12/03/2026).
Alecci. Al
Presidente della Giunta regionale.
Premesso che:
- con D.D. n. 4504
del 29.03.2023 sono state disimpegnate le risorse POR FESR-FSE 2014-2020
relative al progetto “Rete Regionale Case della Salute”, comprensivo delle 6
strutture di San Marco Argentano (CS), Cariati (CS), Mesoraca (KR), Chiaravalle
Centrale (CZ), Siderno (RC) e Scilla (RC);
- la risposta
all’interrogazione consiliare n. 33/13 ha confermato che per San Marco
Argentano non è stato possibile attivare l’art. 118 bis Reg. UE 2021/1060 per
l’ammissione al PR Calabria 2021-2027, mentre per Cariati si prevede “diversa
copertura finanziaria in altra programmazione”. Considerato che: - l’Assessore
Minenna, nelle repliche giornalistiche del 16 e del 18 aprile 2026, ha
dichiarato che “non c’è definanziamento né euro perso”, ma che gli interventi
sono stati “riprogrammati attraverso strumenti alternativi” che li mantengono
nella programmazione regionale;
- il PNRR (Missione
6, Componente 1) prevede la scadenza inderogabile al 30 giugno 2026 per il
completamento fisico dei lavori delle Case/Ospedali di Comunità, con la
conseguente revoca dei fondi per inadempimento. Tutto ciò premesso e
considerato interroga il Presidente della Giunta Regionale e all’Assessore al
Bilancio e alla Programmazione:
per sapere:
- dove sono state
riallocate le somme disimpegnate e se sono state già spese/rendicontate;
- quali fonti di
finanziamento (PNRR M6C1 Case/Ospedali di Comunità;
PR Calabria FESR-FSE
20212027;
fondi regionali
ordinari o altre fonti) coprono oggi le sei strutture e quali sono gli atti
relativi;
- quando saranno
terminati i lavori di ciascuna struttura;
- se sono previste o
se si intendano prevedere sanzioni/responsabilità per i Direttori/Commissari
delle ASP che non completano gli interventi entro i termini del PNRR.
(89; 20/04/2026).
Art. 1
(Principi,
finalità e ambito di applicazione)
1. La Regione, nel rispetto degli articoli 3, 4, 35 e
117, terzo comma, della Costituzione, promuove misure e interventi volti a
garantire alla persona un lavoro sicuro e dignitoso e promuove azioni
finalizzate a realizzare il completo svuotamento del bacino regionale dei
soggetti individuati dall’articolo 3, comma 3-quater.1, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, (Disposizioni
urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle
amministrazioni pubbliche) convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno
2023, n. 74.
2. Sono esclusi
dall’ambito di applicazione della presente legge i soggetti già fuoriusciti, a
qualunque titolo, dal bacino regionale, nonché i soggetti idonei all’assunzione
in numero corrispondente a quello per cui gli enti hanno proposto istanza alla Regione
Calabria per l’attivazione delle procedure di avviamento a selezione ai sensi
dell’articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56 (Norme sull'organizzazione
del mercato del lavoro).
Art. 2
(Interventi)
1. Per le finalità di cui all’articolo 1, comma 1,
il dipartimento competente in materia di lavoro provvede:
a) all’approvazione
di un elenco regionale dei soggetti rientranti nel bacino con l’indicazione, in
particolare, della relativa qualificazione professionale, da aggiornare con
cadenza annuale;
b) alla promozione di
percorsi per l’assunzione a tempo indeterminato dei soggetti inseriti
nell’elenco regionale, anche con contratti di lavoro a tempo parziale ai sensi
dell’articolo 3, comma 3-quater.1 del d.l. 44/2023
convertito dalla l. 74/2023;
c) alla concessione,
in favore dei soggetti inseriti nell’elenco regionale, che volontariamente
optino per la fuoriuscita dal bacino, di un contributo finanziario una tantum,
determinato in relazione all’età anagrafica dei medesimi e stabilito nel limite
massimo di 40.000,00 euro;
d) all’attivazione di
politiche attive del lavoro in favore dei soggetti inseriti nell’elenco
regionale e non destinatari degli interventi di cui alle lettere b) e c).
2. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in
vigore della presente legge il dipartimento competente in materia di lavoro
definisce, con proprio atto, il programma degli interventi.
3. La mancata
accettazione di una delle misure di cui al comma 1, da parte dei soggetti
destinatari della presente legge, determina la loro immediata e definitiva
fuoriuscita dal bacino regionale.
Art. 3
(Disposizioni
finanziarie)
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione
dell’articolo 2, comma 1, lettera b), si fa fronte con le risorse stanziate ai
sensi dell’articolo 3, comma 3-quinquies, del d.l.
44/2023 convertito dalla l. 74/2023, con le modalità previste dall’articolo 19,
comma 1-bis, del decreto-legge 30 giugno 2025, n. 95 (Disposizioni urgenti per
il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di
carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti
territoriali), convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2025, n.
118, e nella misura massima di 5.000.000,00 euro annui.
2. Agli oneri
derivanti dall’attuazione dell’articolo 2, comma 1, lettere c) e d), si fa
fronte con le risorse a valere sul PR 2021/2027
priorità 4 occupazione nella misura massima di 20.000.000,00 euro.
Art. 4
(Entrata in vigore)
1.
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nel Bollettino ufficiale telematico della Regione Calabria.
Il Consiglio regionale
vista la
deliberazione n. 41 del 29 aprile 2026, con la quale l’Ufficio di Presidenza ha
proposto al Consiglio regionale l’approvazione del rendiconto dell’esercizio
finanziario 2025 dell’Ente, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano
degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi;
premesso che
·
il decreto
legislativo 23 giugno 2011, n. 118, così come modificato e integrato dal
decreto legislativo del 10 agosto 2014, n. 126, ha introdotto il nuovo impianto
normativo sull’armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio
delle autonomie locali finalizzato a stabilire il quadro complessivo di
riferimento dei principi contabili generali per regioni, province autonome ed
enti locali;
·
con
deliberazione consiliare n. 336 del 20 dicembre 2024 è stato approvato il
Bilancio di Previsione del Consiglio Regionale della Calabria per gli esercizi
finanziari 2025-2026-2027;
·
con
deliberazione dell’Ufficio di Presidenza n. 105 del 27 dicembre 2024 è stato
approvato il documento tecnico di accompagnamento al Bilancio di previsione per
gli anni 2025-2026-2027 e sono state assegnate le risorse al Direttore
Generale, ai sensi dell’art. 15, comma 4 del nuovo Regolamento Interno di
Amministrazione e Contabilità del Consiglio Regionale;
·
con
determinazione del Direttore Generale n. 776 del 30 dicembre 2024 è stato
approvato il bilancio finanziario gestionale per gli esercizi 2025-2026-2027
per il funzionamento del Consiglio regionale della Calabria;
·
con
deliberazione consiliare n. 404 dell’8 agosto 2025 sono stati approvati
l’Assestamento e ulteriori variazioni al Bilancio di previsione 2025-2027 del
Consiglio regionale;
·
con
deliberazione consiliare n. 21 del 27 novembre 2025 sono state approvate alcune
variazioni al Bilancio di previsione 2025-2027, esercizio 2025, del Consiglio
regionale;
·
con
deliberazione dell’Ufficio di Presidenza n. 5 del 27 gennaio 2026 è stato
approvato il verbale di chiusura della contabilità dell’esercizio finanziario
2025;
considerato
che
- l’art. 67
del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, dispone che “La Presidenza del
Consiglio regionale sottopone all'Assemblea consiliare (…) il rendiconto del
Consiglio regionale. Le relative risultanze finali confluiscono nel rendiconto
consolidato di cui all'art. 63, comma 3. Al fine di consentire il predetto consolidato, l'assemblea consiliare approva il
proprio rendiconto entro il 30 giugno dell'anno successivo”;
- l’art. 18
bis, del citato decreto legislativo n. 118/2011, al comma 1, dispone che “al
fine di consentire la comparazione dei bilanci, gli enti adottano un sistema di
indicatori semplici, denominato «Piano degli indicatori e dei risultati attesi
di bilancio» misurabili e riferiti ai programmi e agli altri aggregati del
bilancio, costruiti secondo criteri e metodologie comuni”; e, al successivo
comma 3, prevede che “gli enti locali ed i loro enti e organismi strumentali
allegano il "Piano" di cui al comma 1 al bilancio di previsione o del
budget di esercizio e del bilancio consuntivo o del bilancio di esercizio”;
dato atto che
- l’art. 77
del Regolamento interno di Amministrazione e Contabilità, dispone che
“Successivamente all’approvazione del rendiconto, l’assemblea legislativa
approva il bilancio consolidato di gruppo del Consiglio regionale con le
società controllate e partecipate secondo le modalità e gli schemi previsti dal
D.lgs. 118/2011 (…) Il bilancio consolidato è approvato dal Consiglio regionale
entro il 31 agosto dell’anno successivo all’esercizio finanziario di
riferimento ed è trasmesso, dopo l’approvazione consiliare, alla Regione entro
i dieci giorni successivi.”;
- il
Consiglio regionale detiene la partecipazione nella società in house providing “Portanova S.p.A.”;
preso atto
che
·
il Tesoriere
ha reso il conto della gestione, debitamente sottoscritto e corredato di tutta
la documentazione contabile prevista (reversali di incasso, mandati di
pagamento e relativi allegati di svolgimento, ecc.);
·
le risultanze
del conto del Tesoriere corrispondono con quelle del Settore Bilancio e
Ragioneria;
·
gli agenti
contabili interni a materia e a denaro hanno reso il conto della propria
gestione, secondo le modalità ed i termini indicati nel decreto legislativo 26
agosto 2016, n. 174;
·
con
Determinazione del Dirigente del Settore Bilancio e Ragioneria n. 276 del 13
aprile 2026 è stata effettuata la parificazione del conto del tesoriere e degli
agenti contabili interni per l’esercizio 2025;
·
con
Deliberazione consiliare n. 64 dell’11 maggio 2026 è stato approvato il
riaccertamento ordinario dei residui attivi e passivi al 31 dicembre 2025, ai
sensi dell'art. 3, comma 4, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118;
richiamato
l’art. 7, comma 8, della legge regionale 15 marzo 2002, n. 13, il quale prevede
che i rendiconti dei Gruppi consiliari siano pubblicati, in allegato, al conto
consuntivo del Consiglio regionale e sul sito istituzionale dell’Ente;
visto lo
schema di rendiconto dell’esercizio 2025, redatto ai sensi dell’allegato 10 al
D.lgs. n. 118/2011, allegato al presente provvedimento quale parte integrante e
sostanziale;
vista la
relazione sulla gestione dell'esercizio 2025, redatta ai sensi dell'art. 11,
comma 6, del D.lgs. n. 118/2011, allegata al presente provvedimento quale parte
integrante e sostanziale;
visto il
Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi, allegato al presente
provvedimento quale parte integrante e sostanziale;
ritenuto di
dover provvedere in merito;
visti: - il
D.lgs. n. 165/2001;
- la Legge
regionale 13 maggio 1996, n. 8;
- la Legge
regionale 4 settembre 2001, n. 19;
- la
Deliberazione dell’Ufficio di Presidenza n. 67 del 18 aprile 2001 di
approvazione del Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e dei Servizi del
Consiglio Regionale della Calabria, modificata dalle deliberazioni dell’Ufficio
di Presidenza n. 34 del 19 febbraio 2002, n. 57 del 22 ottobre 2019, n. 20 del
26 giugno 2020 e n. 83 del 22 dicembre 2023;
- la
Deliberazione del Consiglio regionale n. 190 del 4 maggio 2017, successivamente
aggiornata con Deliberazione consiliare n. 342 del 28 settembre 2018, di
approvazione del nuovo Regolamento di Amministrazione e Contabilità del
Consiglio Regionale della Calabria;
- il D.lgs.
23 giugno 2011, n. 118;
preso atto
che
- il Collegio
dei Revisori dei conti, con verbale n. 33 del 28 maggio 2026 (parere
n.14/2026), allegato alla presente deliberazione quale parte integrante e
sostanziale, ha redatto la relazione al rendiconto dell’esercizio finanziario
2025 del Consiglio regionale, esprimendo “complessivamente giudizio positivo
per l’approvazione del Rendiconto finanziario 2025 del Consiglio regionale”;
- il
competente settore “Bilancio e Ragioneria” del Consiglio regionale della
Calabria ha aggiornato, secondo le risultanze contenute nel verbale n. 33 del
28 maggio 2026 del Collegio dei revisori sul rendiconto del Consiglio
regionale, esercizio 2025:
·
l’allegato 7
allo Schema di rendiconto 2025 – denominato “Equilibri di bilancio”, allegato
al presente provvedimento quale parte integrante e sostanziale;
·
l’allegato 6
allo Schema di rendiconto 2025 – denominato “Quadro Generale riassuntivo”,
allegato al presente provvedimento quale parte integrante e sostanziale;
·
l’allegato 10
allo Schema di rendiconto 2025 - denominato “A1 Elenco risorse accantonate nel
risultato di amministrazione”, alla “Relazione sulla gestione 2025”, allegato
al presente provvedimento quale parte integrante e sostanziale;
·
la “Relazione
sulla gestione 2025”, allegata al presente provvedimento quale parte integrante
e sostanziale;
vista la
relazione della Commissione speciale di Vigilanza, redatta ai sensi
dell’articolo 73 del Regolamento interno di amministrazione e contabilità del
Consiglio regionale, approvata nella seduta del 7 maggio 2026 e allegata alla
presente deliberazione quale parte integrante e sostanziale;
udito il
relatore, consigliera De Francesco, che ha illustrato il provvedimento;
delibera
per le
considerazioni, motivazioni e finalità di cui in premessa, che qui si intendono
integralmente riportate:
- di
approvare, ai sensi degli artt. 18 e 67 del D.lgs. n. 118/2011, il rendiconto
della gestione relativo all'esercizio finanziario 2025, redatto secondo lo
schema di cui all'Allegato 10 al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118,
allegato alla presente deliberazione quale parte integrante e sostanziale nelle
seguenti risultanze finali riepilogative:
|
|
GESTIONE 2025 |
TOTALE |
|
|
|
RESIDUI |
COMPETENZA |
|
|
|
|
|
|
|
Fondo di cassa al 1° gennaio
2025 |
|
|
14.130.985,60 |
|
RISCOSSIONI |
42.747.772,62 |
13.389.517,50 |
56.137.290,12 |
|
PAGAMENTI |
5.899.120,22 |
58.385.680,48 |
64.284.800,70 |
|
Fondo di cassa al 31
dicembre 2025 |
|
5.983.475,02 |
|
|
PAGAMENTI per azioni
esecutive non regolarizzate al 31 dicembre |
0,00 |
||
|
Differenza |
|
|
5.983.475,02 |
|
RESIDUI ATTIVI |
295.743,99 |
69.116.120,39 |
69.411.864,38 |
|
RESIDUI PASSIVI |
7.991.447,55 |
16.803.072,21 |
24.794.519,76 |
|
Differenza |
|
|
44.617.344,62 |
|
FPV per spese correnti |
|
|
3.089.976,00 |
|
FPV per spese in conto
capitale |
|
|
20.354.356,97 |
|
|
|
|
|
|
Risultato di amministrazione al 31 dicembre 2025 |
27.156.486,67 |
||
- di
approvare la Relazione sulla gestione dell'esercizio 2025, redatta ai sensi
dell'art. 11, comma 6, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, che si
allega alla presente deliberazione quale parte integrante e sostanziale;
- di
approvare il Piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio relativi
al rendiconto dell’esercizio 2025, allegato alla presente deliberazione di cui
costituisce parte integrante e sostanziale;
- di dare
atto che l’avanzo di amministrazione dell’esercizio 2025 è così suddiviso:
|
Avanzo vincolato |
11.737.830,89 |
|
Avanzo accantonato |
4.827.783,37 |
|
Avanzo destinato agli
investimenti |
1.372.221,76 |
|
Avanzo libero |
9.218.650,65 |
- di rinviare
a successivo atto la destinazione dell’avanzo libero dell’esercizio 2025;
- di dare
atto che i risultati della gestione del Consiglio regionale per l’esercizio
2025 confluiranno nel rendiconto consolidato della Regione Calabria, ai sensi
dell’art. 67 del D.lgs. n. 118/2011;
- di dare
atto che, successivamente all’approvazione del rendiconto dell’esercizio 2025
si procederà all’approvazione del bilancio consolidato di gruppo del Consiglio
regionale con la società partecipata “Portanova S.p.A.”;
- di dare
atto che i rendiconti dei Gruppi consiliari anno 2025 saranno pubblicati, in
allegato al rendiconto del Consiglio regionale, sul sito istituzionale
dell’Ente;
- di
trasmettere la presente deliberazione, unitamente ai relativi allegati sopra
richiamati, alla Giunta regionale, ai sensi dell’articolo 73, comma 6, del
Regolamento interno di amministrazione e contabilità del Consiglio regionale, e
al Settore Bilancio e Ragioneria del Consiglio regionale per il seguito di
competenza.
(Allegato)
Il
Consiglio regionale della Calabria
premesso
che:
•
il Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) di “Crotone – Cassano – Cerchiara”,
istituito con D.M. 468/2001 e perimetrato con D.M. 26 novembre 2002, è un’area
di vasta estensione che comprende circa 1.448 ettari di aree a mare e 884
ettari a terra, includendo stabilimenti industriali dismessi (ex Pertusola, ex Fosfotec, ex Agricoltura), aree archeologiche e discariche.
•
La situazione ambientale del sito è di estrema gravità, come riportato
ufficialmente nella relazione semestrale “Attività svolte, iniziative adottate
e di prossima adozione in funzione delle criticità rilevate nel corso del
processo di realizzazione degli interventi” novembre 2024 - aprile 2025, del
Commissario Straordinario: “L’analisi approfondita della documentazione tecnica
e delle valutazioni di rischio ambientale condotte ai sensi del D.lgs. n.
152/2006 ha evidenziato una situazione di grave contaminazione nel sito in
oggetto. (Omissis) Tali condizioni determinano un perdurante rischio per
l’ambiente e per la salute pubblica”.
•
Tale stato di contaminazione ha generato una sofferenza della comunità
crotonese che persiste da oltre quarant'anni, dovuta alla presenza di oltre un
milione di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, inclusi materiali
contenenti TENORM (con e senza matrice d’amianto), stoccati sia all'interno che
all'esterno delle aree industriali.
•
Le indagini nell’area portuale hanno, poi, confermato una rilevante
contaminazione da metalli pesanti (Arsenico, Cadmio, Mercurio, Cromo, Nichel,
Piombo, Zinco, Rame) con concentrazioni superiori ai valori di intervento e
sedimenti classificati come pericolosi.
•
Il rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli
Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) ha confermato un eccesso di
rischio tumore nelle aree SIN (Sito di Interesse Nazionale), includendo Crotone
tra i territori maggiormente colpiti.
•
Che, con riferimento alle esigenze di sorveglianza sanitaria, biomonitoraggio e
prevenzione connesse al Sito di Interesse Nazionale di Crotone - Cassano -
Cerchiara, la Regione Calabria, attraverso il Dipartimento Salute e Servizi
Sanitari, risulta già impegnata in un insieme strutturato di programmi
nazionali e regionali, tra cui il programma INSINERGIA, il progetto SINTESI e
il progetto SALGAKRO, finalizzati al rafforzamento del biomonitoraggio umano,
della sorveglianza epidemiologica, dell'integrazione dei flussi sanitari e
della valutazione dei possibili effetti dell'esposizione ambientale sulla
popolazione residente. Tali attività si integrano, altresì, con le azioni
avviate per la piena operatività del registro tumori regionale e per il
rilancio degli screening oncologici, costituendo una base già attiva da
rafforzare e rendere pienamente efficace rispetto alle specifiche esigenze
della comunità crotonese;
•
ciò nonostante, ENI REWIND che da anni deve effettuare la bonifica, anche in
virtù della ben nota sentenza del Tribunale di Milano del 2012, che l’ha
condannata ad un risarcimento di oltre 70 milioni di euro per il danno
ambientale nel SIN di Crotone, ha determinato un significativo rallentamento
nell'avvio delle operazioni di bonifica cercando di sottrarsi all’esecuzione
del decreto n° 7 del 3 marzo 2020 con il quale veniva obbligata a portare i
rifiuti fuori dalla Regione Calabria e sostenendo, l'assenza di discariche
idonee a ricevere i rifiuti della bonifica del SIN di Crotone né in Italia né
all'estero e che l'unica discarica pronta ad accoglierli fosse la discarica
privata COLUMBRA della SOVRECO a Crotone, per la quale è stata presentata dal
Gruppo Vrenna richiesta di ampliamento, pendente presso l'Assessorato Regionale
all’ambiente, nonché tentando di insistere sulla modifica del PAUR della
Regione Calabria con l'avallo del Ministero dell’Ambiente avverso i cui decreti
le istituzioni locali sono state costrette, unitamente ai Comitati di
Cittadini, a esperire ricorso al Tar rivelatosi vittorioso;
•
che le vicende suddette hanno, tuttavia, fatto slittare notevolmente l'avvio
delle operazioni al mese di giugno del 2025, in mancanza di tensostruttura e
adeguati sistemi di protezione, ad inalare polveri e scorie che il vento
disperdeva in direzione della città; Dall' 8 gennaio 2026 le operazioni sono
nuovamente state sospese perché Eni Rewind afferma che durante gli scavi
sarebbero stati trovati dei rifiuti radioattivi, quali il TENORM, nelle
discariche a mare che ivi furono interrati per un decennio gli scarti di
lavorazione della Fosfotec che produceva
fertilizzanti a base di acido fosforico e della Pertusola che produceva
semilavorati e barre in zinco;
•
infatti, che la presenza dei rifiuti radioattivi come il TENORM fosse ben nota,
emerge dal Resoconto di Attività, elaborato nel giugno 2017 dal Laboratorio
Fisico Ettore Majorana dell’A.R.P.A.Cal
di Catanzaro, intitolato: “I livelli di radioattività nell’area ex Pertusola –
Superfici soggette a scotico – Discariche ex Armeria, ex Fosfotec
– Zona industriale S.S.106, nel quale erano state raggiunte le seguenti
conclusioni:
il
controllo ha evidenziato la presenza di anomalie radiometriche:
-
nelle carote estratte dalle aree denominate L09, stabilimento ex Pertusola, si
registrano valori anomali di radioattività dovuti alla presenza nel primo
strato superficiale stradale, fino a 40 cm. di meta silicati con TENORM;
-
alcune delle carote estratte dalle ex discariche e solo a determinate
profondità presentano una contaminazione da meta silicati mixati con materiale
inerte.
• I
cittadini, pertanto, non solo sono stati costretti a convivere con una
prolungata situazione di criticità- ambientale e sanitaria, suscettibile di
incidere negativamente sulla tutela della salute pubblica, ma hanno continuato
a rischiare a causa delle modalità di scavo e continuano ancora oggi a
rischiare per un cantiere lasciato a metà senza che sia stato dato conto alcuno
delle modalità di messa in sicurezza dello stesso e per la possibilità che i
rifiuti vengano spostati nel perimetro della città solo di pochi chilometri da
nord a sud:
considerato
che:
•
la tutela della salute dei cittadini non può attendere i tempi, spesso incerti
e prolungati, dei cantieri di bonifica.
•
La prevenzione deve essere considerata un diritto sacrosanto e un risarcimento
morale e materiale per un territorio che subisce da decenni gli effetti
dell'inquinamento industriale.
• È
necessario garantire un monitoraggio attivo che non gravi economicamente sui
cittadini, poiché la prevenzione è un diritto e non un privilegio legato al
reddito.
•
La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al
Ciclo dei Rifiuti e sugli Illeciti Ambientali e Agroalimentari, nella
“Relazione sullo stato di attuazione degli interventi di Bonifica del SIN di
Crotone-Cassano-Cerchiara: Analisi Ambientale, Amministrativa e Giudiziaria”,
approvata dalla Commissione nella seduta del 17 dicembre 2025, nelle
conclusioni rassegnate, tra le altre, a pag. 200 ha confermato che: “La
complessità del contesto territoriale, caratterizzato da fonti di esposizione
multiple, combinazioni di inquinanti e fattori socio-economici, rende difficile
una quantificazione univoca del rischio. Tuttavia, le evidenze scientifiche
disponibili delineano un impatto sanitario significativo e di lungo periodo,
tale da imporre l’istituzione di una sorveglianza epidemiologica permanente, in
coerenza con le raccomandazioni formulate dall’Istituto Superiore di Sanità,
dal CNR e dagli enti di controllo ambientale”.
Impegna
la Giunta regionale
1.
ad operare per mantenere il vincolo previsto dal PAUR del 2019 che impone il
trasferimento dei rifiuti derivanti dalla bonifica del SIN di Crotone fuori
dalla Regione Calabria e contestualmente ad impedire l’apertura, il
mantenimento e l’ampliamento di discariche di rifiuti pericolosi nel territorio
crotonese.
2.
Ad istituire un protocollo di monitoraggio sanitario attivo e gratuito per
tutti i cittadini residenti nel perimetro del SIN, garantendo la gratuità dei
controlli medici periodici con priorità assoluta per bambini, donne in
gravidanza, anziani e soggetti fragili.
3.
A prevedere e sostenere economicamente gli screening dei metalli pesanti (test
diagnostici su sangue, urine e capelli) di un significativo campione di
cittadini residenti nella Città di Crotone in proporzione alla popolazione
residente, finalizzato a rilevare intossicazioni o sovraccarichi di metalli
tossici come Arsenico, Cadmio, Mercurio, Cromo, Nichel, Piombo, Zinco,
Rame.
4.
A disporre per la piena operatività di un Registro tumori che sia pubblico e
consultabile per mappare l’incidenza delle patologie e orientare la ricerca
scientifica sul messo di causalità tra inquinamento e malattie.
5.
A bloccare ogni impianto che possa aggravare il quadro sanitario locale e,
comunque, a disporre che ogni nuovo progetto industriale o infrastrutturale a
Crotone debba essere subordinato a una valutazione di impatto sanitario.
Il Consiglio regionale
premesso che:
· l’articolo 57, comma 3, della legge regionale 4 febbraio
2002, n. 8 (Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione
Calabria) dispone che i bilanci degli Enti, delle Aziende e delle Agenzie
regionali sono presentati ogni anno ai rispettivi dipartimenti della Giunta
regionale competenti per materia che, previa istruttoria conclusa con parere
favorevole, li inviano al dipartimento Bilancio e Finanze, Programmazione e
Sviluppo Economico e Finanze (oggi Bilancio, Finanze e Patrimonio), per la definitiva
istruttoria di propria competenza;
· la Giunta regionale trasmette i bilanci al Consiglio
regionale per la successiva approvazione;
visti:
· la
legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8 “Ordinamento del bilancio e della
contabilità della Regione Calabria”;
· la
legge regionale 8 luglio 2002, n. 24, istitutiva dell’Agenzia Regione Calabria
per le Erogazioni in Agricoltura (ARCEA);
· l'articolo
54, comma 5, lettera b), della legge regionale 19 ottobre 2004, n.25 (Statuto
della regione Calabria);
· l'articolo 28 della legge regionale 17 agosto 2005, n. 13,
che approva l'istituzione dell'Organismo Pagatore Regionale;
· il
decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118 (Disposizioni in materia di
armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni,
degli enti locali e dei loro organismi) per come modificato e integrato dal
decreto legislativo 10 agosto 2014, n. 126;
vista la deliberazione della
Giunta regionale n. 236 del 18 maggio 2026, recante: “Bilancio di previsione
2026-2028 dell’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura
(ARCEA) - Trasmissione
proposta al Consiglio regionale per gli atti di competenza”, rubricata quale
proposta di provvedimento amministrativo n. 65/13^;
VISTO il decreto n. 36 del 10 febbraio 2026 del Commissario
Straordinario dell’ARCEA con cui è stata approvata la proposta di bilancio di
previsione 2026-2028 dell’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in
Agricoltura (ARCEA), ai sensi del decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118,
Allegato 1 alla deliberazione
della Giunta regionale n. 236 del 18 maggio 2026, e alla presente deliberazione
quale parte integrante e sostanziale;
tenuto conto che il Revisore
unico dell’Ente, con verbale n. 4 del 9 marzo 2026, contenuto nell’Allegato 1 alla deliberazione della Giunta regionale n. 236 del
18 maggio 2026, e alla presente deliberazione quale parte integrante e
sostanziale, ha rilevato che:
-
il bilancio
rispetta il principio di pareggio finanziario e dell’equivalenza fra entrate e
spese per servizi per conto terzi;
-
anche per le
annualità 2027 e 2028 ha evidenziato che sono rispettati il pareggio
finanziario e l’equivalenza fra entrate e spese per servizi per conto terzi;
-
relativamente
alle spese del personale e alle spese per il funzionamento, ha evidenziato che
la redazione del bilancio di previsione 2026/2028 è stata effettuata
rispettando i principi elencati nella legge regionale n. 62/2023 recante “Norme
in materia di spending review”.
L’organo di Revisione ha,
inoltre, raccomandato all’Ente la costante verifica dell’andamento delle
riscossioni in corso d’anno (residui e competenze), così da poter procedere al
tempestivo adeguamento del Fondo Crediti di dubbia esigibilità in caso di minori
accertamenti, salvaguardando gli equilibri di bilancio;
considerato che il Revisore
unico dei conti, ha espresso parere favorevole dal punto di vista del rispetto
degli equilibri di bilancio, con le osservazioni ed i rilievi richiamati nel
proprio verbale, n. 4 del del 9
marzo 2026, sulla proposta di bilancio di previsione 2026 e pluriennale
2026-2028 dell’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura
(ARCEA) e sui documenti allegati.
Rilevato
- che il dipartimento regionale “Agricoltura,
Aree Interne e Politiche di Connessione Territoriale”, che esercita la
vigilanza sulle attività dell’Ente, ha trasmesso l’istruttoria del Comitato di
Vigilanza ARCEA (nota prot. n. 329287 del 22 aprile 2026), Allegato 2 alla
deliberazione della Giunta regionale n. 236 del 18 maggio 2026, e alla presente
deliberazione quale parte integrante e sostanziale;
considerato che il Comitato di
Vigilanza ARCEA, ha ritenuto “che sussistono le condizioni di legge in ordine alla congruità e attendibilità delle
previsioni di bilancio”, con le raccomandazioni indicate nel proprio parere e
“fermo restando anche la valenza dei suggerimenti resi da parte del Revisore
unico”, Allegato 2 alla deliberazione della Giunta regionale n. 236 del 18
maggio 2026, e alla presente deliberazione quale parte integrante e
sostanziale;
dato atto che il dipartimento “Bilancio, Finanze e
Patrimonio”, nell'istruttoria di competenza sulla proposta di bilancio di previsione 2026-2028 dell’Agenzia Regione
Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (ARCEA), Allegato 3 alla
deliberazione della Giunta regionale n. 236 del 18 maggio 2026, e alla presente
deliberazione quale parte integrante e sostanziale,
-
ha ravvisato l’attività di
analisi e verifica svolta dal Settore 8 per gli aspetti di natura prettamente
contabile, per come riportata nella relazione istruttoria;
-
ha verificato la sussistenza
degli equilibri di bilancio nel rispetto dei principi contabili di cui al
decreto legislativo 23 giugno 2011, n.118;
-
ha raccomandato all’Ente:
·
con riferimento al Fondo
Crediti Dubbia Esigibilità (FCDE), “nel corso dell’esercizio 2026, di
aggiornare le previsioni di spesa di cui al FCDE, verificandone, a seguito
dell’attività di gestione, la congruità, in ragione di eventuali variazioni
apportate agli stanziamenti di competenza dei relativi capitoli di entrata,
nonché con riferimento all’effettivo andamento degli incassi”;
·
con riferimento al Fondo
Pluriennale Vincolato (FPV), “a seguito dell’approvazione della procedura di
riaccertamento dei residui 2025, di apportare i necessari correttivi al
predetto FPV, sia per la parte corrente sia per quella in conto capitale, nel
rispetto del principio contabile applicato della competenza finanziaria
potenziata”;
-
preso atto dei pareri
favorevoli del Revisore Unico dei Conti dell’Ente e del Dipartimento
Agricoltura, Aree Interne e Politiche di Connessione Territoriale, che esercita
la vigilanza sulle attività dell’Ente, ai sensi dell’articolo 57 della legge
regionale 4 febbraio 2002, n.8, fermi restando i rilievi e le raccomandazioni
espressi nelle istruttorie di competenza, sulla proposta di bilancio di
previsione 2026-2028 dell’ARCEA, e richiamate le raccomandazioni dello stesso
dipartimento “Bilancio , Finanze e Patrimonio”, ha espresso “parere favorevole
all’adozione, da parte della Giunta regionale, della presente proposta di
Bilancio di Previsione 2026-2028 dell’Agenzia Regione Calabria per le
Erogazioni in Agricoltura (ARCEA), al fine della successiva trasmissione della
stessa al Consiglio Regionale, per il seguito di competenza, ex art. 57, comma
3, della legge regionale 4 febbraio 2002, n.8.”;
rilevato che la Seconda
Commissione consiliare, nella seduta del 5 giugno 2026, si è determinata
favorevolmente sull’approvazione del Bilancio di
previsione 2026-2028 dell’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in
Agricoltura (ARCEA), con i documenti ad esso allegati;
udito il relatore, consigliere
Pietropaolo, che ha illustrato il provvedimento;
delibera
per le considerazioni,
motivazioni e finalità di cui in premessa, che qui si intendono integralmente
riportate:
·
di approvare,
ai sensi dell'articolo 54, comma 5, lettera b) dello Statuto e ai sensi
dell’articolo 57, comma 3, della legge regionale n.8/2002, il Bilancio di
previsione 2026-2028 dell’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in
Agricoltura (ARCEA), e i documenti ad esso allegati, richiamati in premessa che
costituiscono parti integranti e sostanziali della presente deliberazione.
Art. 1
(Modifiche
dell'articolo 3 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Il comma 2 dell'articolo 3 della legge regionale
10 agosto 2023, n. 39 (Disciplina in materia di ordinamento dei Consorzi di
bonifica e di tutela e bonifica del territorio rurale) è sostituito dal
seguente: “2. Le opere pubbliche di bonifica e di irrigazione e le opere
idrauliche sono gestite direttamente dal Consorzio di bonifica della Calabria,
che assume il rischio operativo inerente alle attività di manutenzione,
progettazione, realizzazione di lavori ed erogazione di servizi, nonché a tutte
le attività connesse alla gestione.”.
Art. 2
(Modifiche
dell'articolo 5 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Dopo il comma 2 dell’articolo 5 della l.r. 39/2023 è aggiunto il seguente: “2-bis. L’esercizio
delle attività di bonifica, irrigazione e difesa del suolo da parte del
Consorzio di bonifica della Calabria costituisce attività di interesse pubblico
generale e si svolge nell’ambito delle politiche regionali di tutela del
territorio e di gestione sostenibile delle risorse idriche.”.
Art. 3
(Modifiche
dell'articolo 7 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Il comma 1 dell'articolo 7 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) nella lettera a) la parola: “predisposizione” è
sostituita dalla seguente: “approvazione” e le parole: “, in conformità alle
linee guida stabilite dalla Giunta regionale, di cui all'articolo 10” sono
soppresse;
b) la lettera b) è sostituita dalla seguente: “b)
approvazione del piano triennale delle opere di bonifica e di irrigazione;”;
c) la lettera f) è sostituita dalla seguente: “f) azioni
di salvaguardia ambientale e di risanamento delle acque con particolare
riguardo alle azioni di monitoraggio di bonifica e di irrigazione e alle azioni
di tutela delle acque sotterranee, nonché azioni di mitigazione del rischio
idrogeologico affidate al Consorzio dallo Stato, dalla Regione o dai Comuni;”;
d) nella lettera I) la parola: “.” è sostituita con la
seguente: “;”;
e) dopo la lettera I) è aggiunta la seguente: “m)
attività di polizia idraulica. Le violazioni e le relative sanzioni sono
disciplinate con apposito regolamento del Consorzio nel rispetto delle
disposizioni del Titolo VI del r. d. 368/1904.”.
Art. 4
(Modifiche
dell'articolo 10 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 10 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) nel comma 1, le parole da: “La Giunta” a: “criteri”
sono sostituite dalle seguenti: “II Consorzio elabora il piano di classifica
distinto per comprensori applicando principi di economia che tengono conto dei
seguenti criteri”;
b) nel comma 4, le parole da: “mediante” a: “Consorzio”
sono sostituite dalle seguenti: “nel sito istituzionale del Consorzio.
Dell'avvenuta pubblicazione è data comunicazione mediante avviso da pubblicare
nel BURC e nel sito istituzionale della Regione Calabria”;
c) nel comma 5, la parola: “deposito” è sostituita con le
seguenti: “cui al comma 4” e la parola: “direttamente” è soppressa;
d) dopo il comma 5, è inserito il seguente comma: “5-bis.
Entro 90 giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 5, il Consorzio
approva il piano di classifica. Il piano è pubblicato nel sito istituzionale
del Consorzio.”;
e) i commi 6, 7 e 8 sono abrogati.
Art. 5
(Modifiche
dell'articolo 13 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Nella lettera c) del comma 1 dell'articolo 13
della l.r. 39/2023, le parole: “il Revisore dei
conti” sono sostituite dalle seguenti: “il Collegio dei Revisori dei conti”.
Art. 6
(Modifiche
dell'articolo 14 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Il comma 1 dell'articolo 14 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) le lettere b) e c) sono soppresse;
b) nella lettera d) la parola: “sette” è sostituita con
la seguente: “dodici” e la parola: “tre” è sostituita dalla parola: “cinque”.
Art. 7
(Modifiche
dell'articolo 19 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Il comma 1 dell'articolo 19 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) nella lettera c) la parola: “adozione” è sostituita
con la seguente: “approvazione”;
b) nella lettera d) la parola: “adozione” è sostituita
con la seguente: “approvazione”;
c) la lettera f) è sostituita con la seguente: “f)
all'approvazione del piano triennale delle opere di bonifica e di
irrigazione;”.
Art. 8
(Modifiche
dell'articolo 22 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 22 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) nella rubrica le parole: “Revisore dei conti” sono
sostituite dalle seguenti: “Collegio dei Revisori dei conti”;
b) nel comma 1 le parole: “un revisore unico nominato
dalla Giunta regionale” sono sostituite dalle seguenti: “un Collegio di
Revisori composto da tre membri nominati dal Consiglio dei delegati”;
c) nel comma 2 le parole: “Il Revisore resta” sono
sostituite dalle seguenti: “I Revisori restano” e le parole: “può essere
confermato” sono sostituite dalle seguenti: “possono essere confermati”;
d) nel comma 3 le parole: “Al Revisore” sono sostituite
dalle seguenti: “Ai Revisori”;
e) nel comma 4 le parole: “Al Revisore” sono
sostituite dalle seguenti: “Ai Revisori”.
Art. 9
(Modifiche
dell'articolo 23 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 23 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) nella rubrica le parole: “Revisore dei conti” sono
sostituite dalle seguenti: “Collegio dei Revisori dei conti”;
b) nel comma 1, le parole: “Revisore” ovunque ricorrenti
sono sostituite con le seguenti: “Collegio dei Revisori”;
c) nel comma 2, le parole: “Il Revisore” sono sostituite
con le seguenti: “Il Collegio dei Revisori”;
d) nel comma 3, le parole: “Il Revisore” sono
sostituite con le seguenti: “Il Collegio dei Revisori” e le parole da: “e” a:
“effettuate” sono soppresse.
Art.
10
(Modifiche
dell'articolo 24 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 24 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) nel comma 1 le parole da: “in caso” a: “regionali,” e
le parole: “nello svolgimento dell'attività consortile” sono soppresse;
b) il comma 2 è abrogato;
c) nel comma 3 le parole: “ai commi 1 e 2” sono
sostituite con le seguenti: “al comma 1”.
Art.
11
(Modifiche
dell'articolo 25 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Nel comma 3 dell'articolo 25 della l.r. 39/2023 le parole da: “, redatto” a: “regionale,” sono
soppresse.
Art.
12
(Modifiche
dell'articolo 26 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Il comma 3 dell'articolo 26 della l.r. 39/2023 è abrogato.
Art.
13
(Modifiche
dell'articolo 27 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Nel comma 1 dell'articolo 27 della l.r. 39/2023 le parole: “, acquisita l'intesa del
Presidente della Giunta regionale,” sono soppresse.
Art.
14
(Modifiche
dell'articolo 28 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 28 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) il comma 2 è sostituito con il seguente: “2. Il piano
della qualità della prestazione organizzativa è predisposto dal Direttore
generale, in coerenza con il piano delle attività del Consorzio, entro il 31
dicembre dell'anno precedente a quello di riferimento. Il piano è approvato
dall'Ufficio di Presidenza del Consorzio entro il 31 gennaio dell'anno di
riferimento.”;
b) nel secondo periodo del comma 3 le parole da: “,
ed” a: “forestazione” sono soppresse.
Art.
15
(Modifiche
dell'articolo 29 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 29 della l.r.
39/2023 è abrogato.
Art.
16
(Modifiche
dell'articolo 30 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 30 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) la rubrica è sostituita con la seguente: “Piano
triennale delle opere di bonifica e di irrigazione”;
b) i commi 1, 2 e 3 sono abrogati;
c) il comma 4 è sostituito con il seguente: “4. Entro il
30 settembre di ogni anno il Consorzio trasmette il piano triennale delle opere
di bonifica e di irrigazione, ivi comprese le opere di competenza privata,
unitamente all'elenco annuale dei lavori, all'articolazione amministrativa
competente in materia di forestazione, che esprime il proprio parere,
obbligatorio ma non vincolante, limitatamente ai lavori inerenti alle opere
pubbliche di bonifica e di irrigazione. Entro il 30 novembre il piano è approvato
dal Consiglio dei delegati.”;
d) il comma 5 è abrogato;
e) nel comma 6 le parole: “delle attività di bonifica, di
irrigazione e di tutela del territorio rurale di cui al comma 2” sono
sostituite con le seguenti: “delle opere di bonifica e di irrigazione di cui al
comma 4”;
f) nel comma 7 le parole: “, tramite concessione,” sono
soppresse;
g) nel comma 8 le parole: “delle attività di
bonifica, di irrigazione e di tutela del territorio rurale” sono sostituite con
le seguenti: “delle opere di bonifica e di irrigazione”.
Art. 17
(Modifiche
dell'articolo 31 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Nel comma 1 dell'articolo 31 della l.r. 39/2023 le parole: “piano delle attività di bonifica,
di irrigazione e di tutela del territorio rurale” sono sostituite con le
seguenti: “piano triennale delle opere di bonifica e di irrigazione”.
Art.
18
(Modifiche
dell'articolo 32 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 32 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) il comma 1 è sostituito con il seguente: “Il Consorzio
provvede alla progettazione, realizzazione e gestione delle opere pubbliche di
bonifica e di irrigazione in conformità al piano triennale delle opere di
bonifica e di irrigazione e nel rispetto della legislazione vigente.”;
b) il comma 3 è abrogato;
c) il secondo periodo del comma 6 è sostituito con
il seguente: “In caso di inerzia dei proprietari, le opere sono eseguite dal
Consorzio, nel rispetto della normativa statale e con spesa a carico dei
privati interessati, suddivisa in ragione dei risultati conseguiti.”.
Art.
19
(Modifiche
dell'articolo 33 della legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. L'articolo 33 della l.r.
39/2023 è così modificato:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente: “1. Nei casi di
calamità naturali ed eventi imprevedibili, per garantire la funzionalità delle
opere di bonifica e di irrigazione e per evitare danni alle medesime e, in
generale, a persone e immobili, il Consorzio è autorizzato ad eseguire
interventi non previsti nel piano triennale delle opere di bonifica e di
irrigazione.”;
b) il comma 2 è abrogato.
Art.
20
(Modifiche della
legge regionale 10 agosto 2023, n. 39)
1. Nella legge regionale 10 agosto 2023, n. 39 ogni
riferimento al: "dipartimento regionale competente in materia di
agricoltura", ovunque ricorrente, è sostituito dal seguente:
"articolazione amministrativa competente in materia di forestazione".
Art.
21
(Norma
finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non
derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale.
Art.
22
(Entrata in
vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo
a quello della pubblicazione nel Bollettino ufficiale telematico della Regione
Calabria.
Art. 1
(Modifiche
dell’articolo 5-ter della l. r. 30/2001)
1. L'articolo 5-ter della legge regionale 26 novembre
2001, n. 30 (Normativa per la regolamentazione della raccolta e
commercializzazione dei funghi epigei ed ipogei freschi e conservati) è
modificato nel modo seguente:
a) alla lettera a) del comma 1, le parole “rilasciata
dalla Regione, anche per il tramite delle Province, dei Comuni e delle Comunità
Montane, ai soggetti residenti in Calabria." sono sostituite dalle
seguenti: “rilasciata dalla Regione, anche per il tramite dei Comuni e
dell’Azienda Calabria Verde, ai soggetti residenti in Calabria."; la frase
“La validità della tessera amatoriale è di cinque anni solari con obbligo di
vidimazione annuale, a seguito dell’accertamento di avvenuto pagamento dell’importo
annuale, a cura dell’ente che l’ha emessa.” è sostituita con la seguente frase:
“La validità della tessera amatoriale è di dieci anni.”;
b) alla lettera b) del comma 1, le parole “rilasciata
dalla Regione, anche per il tramite delle Province, con validità di cinque anni
solari ed obbligo di vidimazione annuale, a seguito dell’accertamento di
avvenuto pagamento dell’importo annuale a cura dell’Ente che l’ha emessa."
sono sostituite dalle seguenti: “rilasciata dalla Regione con validità di dieci
anni solari con la possibilità di rilascio della tessera in modalità digitale”;
le parole “istanza prodotta al Presidente della Provincia per il tramite del
Comune di residenza” sono sostituite dalle seguenti: “istanza indirizzata alla
Regione Calabria”; le parole “La Regione, le Province, i Comuni, le Comunità
Montane” sono sostituite dalle seguenti: “La Regione, i Comuni, l’Azienda
Calabria Verde”;
c) al comma 2 dopo le parole “documento d’identità” sono
inserite le seguenti: “e alla ricevuta del pagamento della quota annuale di
riferimento”;
d) alla lettera c) del comma 3, le parole “il rimanente
50% (cinquanta) del montante alle Province che li destinano ai Comuni ed alle
Comunità montane” sono sostituite dalle seguenti: “il rimanente 50% (cinquanta)
del montante, al raggiungimento di un importo minimo di 100 euro, ai Comuni”.
Art. 2
(Modifiche dell’articolo 6 della l. r.
30/2001)
1. L'articolo 6 della l.r.
30/2001 è modificato nel modo seguente:
a) il comma 2 è sostituito dal seguente: “La tenuta
dell’Albo regionale è affidata al dipartimento competente in materia di
agricoltura, secondo termini e modalità da definire previa consultazione del
Comitato regionale di cui all’articolo 10.”;
b) al comma 3 le parole “Presidente della Giunta
regionale” sono sostituite dalle seguenti: “dipartimento competente in materia
di agricoltura”;
c) il comma 5 è abrogato;
d) al comma 6 le parole “le province” sono
sostituite dalle seguenti: “i Comuni”.”.
Art. 3
(Modifiche
dell'articolo 10 della l.r. 30/2001)
1. L'articolo 10 della l.r.
30/2001 è modificato nel modo seguente:
a) la lettera g) del comma 3, è abrogata;
b) la lettera f) del comma 3 è sostituita dalla seguente:
“f) un rappresentante del Dipartimento di Biologia,
Ecologia e Scienze della Terra dell’Università della Calabria”.
c) alla lettera i) del comma 3 le parole “Il Presidente
dell'UNCEM o suo delegato" sono sostituite dalle seguenti: "Il
direttore generale dell'Azienda regionale Calabria Verde o suo delegato";
d) la lettera j) del comma 3 è sostituita dalla seguente:
“j) un rappresentante del Dipartimento di Agraria
dell’Università degli studi Mediterranea”;
e) dopo la lettera k del comma 3 è inserita la seguente:
“l) un rappresentante del Consiglio per la Ricerca in
agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria - Centro di ricerca Foreste e
Legno”.
f) all'ultimo capoverso del comma 3, le parole
"dell'Assessorato all'Agricoltura" sono sostituite "dal
dipartimento regionale competente in materia di agricoltura";
g) al comma 4, le parole “dall'Assessorato" sono
sostituite da "dall'assessore";
h) il comma 5 è sostituito dal seguente: "Ai
componenti del Comitato non spetta alcun compenso per la partecipazione alle
sedute ma solo il rimborso chilometrico calcolato secondo le vigenti tabelle
ACI pubblicate nella Gazzetta Ufficiale.".
Art. 4
(Modifiche
dell'articolo 22 della l.r. 30/2001)
1. All'articolo 22 della l.r.
30/2001 sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
a) alla lettera A. del comma 1, le parole "alla
Comunità montana competente per territorio" sono sostituite dalle
seguenti: "all'Azienda Calabria Verde";
b) alla lettera B. del comma 1, le parole "La
Comunità montana" sono sostituite da "L'Azienda Calabria Verde"
e nel secondo periodo la parola "Comunità" è sostituita dalla
seguente: "Azienda";
c) alla lettera D. del comma 1, le parole "La
Comunità montana" sono sostituite dalle seguenti: "L'Azienda Calabria
Verde";
d) al comma 2, le parole "La Comunità montana"
sono sostituite dalle seguenti: "L'Azienda Calabria Verde" e le
parole “ex ARSAA” sono sostituite dalla seguente: “ARSAC”;
e) al comma 4, le parole "dalla Comunità
montana" sono sostituite dalle seguenti: "dall'Azienda Calabria
Verde";
f) al comma 5, le parole "la Comunità montana"
sono sostituite dalle seguenti: "l'Azienda Calabria Verde";
g) il comma 7 è abrogato.
Art. 5
(Modifica
dell’articolo 23 della l. r. 30/2001)
1. Al comma 3 dell’articolo 23 della l.r.
30/2001, le parole “La Comunità Montana” sono sostituite con le seguenti:
“L’Azienda Calabria Verde”.
Art. 6
(Modifiche
dell'articolo 24 della l.r. 30/2001)
1. All'articolo 24 della l.r.
30/2001, sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
a) al comma 1, le parole "dalla Comunità montana
competente per territorio" sono sostituite dalle seguenti: "dal
direttore generale dell'Azienda Calabria Verde";
b) al comma 2, le parole "la Comunità Montana"
sono sostituite dalle seguenti: "l'Azienda Calabria Verde";
c) il comma 3 è sostituito dal seguente:
"3. La Commissione è composta da:
a) il direttore generale dell'Azienda Calabria Verde o
suo delegato che la presiede;
b) un rappresentante della Regione designato dal
dipartimento competente in materia di agricoltura;
c) due rappresentanti delle organizzazioni professionali
agricole maggiormente rappresentative a livello regionale;
d) un rappresentante delle associazioni micologiche
iscritte all'Albo di cui all'articolo 6;
e) un rappresentante designato dal Comando carabinieri
unità forestali, ambientali e agroalimentari;
f) un rappresentante del Consiglio per la ricerca in
agricoltura e l’analisi dell’economia agraria - Centro di ricerca foreste e
legno".
d) al comma 4, le parole "Comunità montana"
sono sostituite da: “Azienda Calabria Verde";
e) il comma 5 è sostituito dal seguente: "5. Ai
componenti della Commissione non spetta alcun compenso per la partecipazione
alle sedute ma solo il rimborso chilometrico calcolato secondo le vigenti
tabelle ACI pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale.";
f) dopo il comma 8 è aggiunto il seguente comma: "9.
Possono partecipare all'esame di idoneità di cui al comma 7 coloro che hanno
frequentato apposito corso di formazione organizzato dalla Regione Calabria o
dall'Azienda Calabria Verde o dalle associazioni micologiche iscritte nell'albo
di cui all'articolo 6. I programmi e le modalità per l'organizzazione e lo
svolgimento dei corsi sono
definiti nel regolamento attuativo di cui
all'articolo 36.”.
Art. 7
(Modifiche
dell'articolo 25 della l.r. 30/2001)
1. All'articolo 25 della l.r.
30/2001 sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
a) al comma 1, le parole “alla Comunità Montana di
residenza” sono sostituite dalle seguenti “all'Azienda Calabria Verde”;
b) al comma 3, sono eliminate le parole “previa frequenza
di apposito corso di aggiornamento da espletarsi secondo le modalità di cui
all'articolo precedente.";
c) al comma 4, le parole “la Comunità Montana
competente per territorio” sono sostituite dalle seguenti: “l'Azienda Calabria
Verde”.
Art. 8
(Inserimento
dell’articolo 25-bis nella l.r. 30/2001)
1. Dopo l'articolo 25 della l.r.
30/2001 è inserito il seguente articolo:
“Articolo
25 bis
(Comunicazione
preventiva per la raccolta da parte di soggetti extra-regionali)
1. I soggetti in possesso di valido tesserino di idoneità
rilasciato da altra Regione, che intendano esercitare attività di ricerca e
raccolta dei tartufi nel territorio della Regione Calabria, sono tenuti a
trasmettere preventiva comunicazione ai competenti Gruppi o Comandi Stazione
dei Carabinieri forestali territorialmente competenti.
2. La comunicazione è trasmessa in modalità telematica
secondo le modalità stabilite dalla struttura regionale competente e deve
contenere:
a) le generalità del raccoglitore;
b) gli estremi del tesserino di idoneità in corso di
validità;
c) i dati identificativi dei cani impiegati, comprensivi
del numero di microchip;
d) il periodo di permanenza e le giornate di raccolta
dichiarate;
e) gli estremi del versamento del contributo giornaliero.
3. Alla comunicazione devono essere allegati:
a) copia del tesserino di idoneità in corso di validità;
b) copia della ricevuta di pagamento del contributo
previsto dal presente articolo.
4. Per l’esercizio dell’attività di raccolta è dovuto un
contributo giornaliero pari a euro 5,00 per ciascuna giornata dichiarata.
5. È consentito effettuare versamenti cumulativi relativi
a più giornate di raccolta. In tal caso:
a) l’importo versato corrisponde ad un multiplo esatto di
euro 5,00;
b) le giornate di raccolta sono specificatamente indicate
nella comunicazione preventiva;
c) la validità della ricevuta decorre entro e non oltre
cinque giorni dalla data del versamento.
6. I versamenti sono effettuati mediante il sistema
elettronico PagoPA o altra piattaforma telematica individuata dalla Regione
Calabria.
7. I proventi derivanti dai contributi di cui al
presente articolo confluiscono in apposito capitolo di bilancio regionale e
sono vincolati alle medesime finalità previste per la tassa regionale relativa
al rilascio e al rinnovo dei tesserini di idoneità per la ricerca e raccolta
dei tartufi.”.
Art. 9
(Modifiche
dell’articolo 26, comma 2, della l.r. 30/2001)
1. L’articolo 26, comma 2, della l.r.
30/2001 è sostituito dal seguente:
“2. L’attività di ricerca e raccolta dei tartufi è
esercitata con l’ausilio di un massimo di due cani addestrati. È, altresì,
consentita la presenza di un ulteriore cane in fase di addestramento, di età
non superiore a dodici mesi. L’età del cane in addestramento è verificata
mediante identificazione ai sensi della normativa vigente. Lo scavo, da
effettuarsi con l'apposito attrezzo (vanghetto o vanghella,
avente la lunghezza non superiore a 15 centimetri e larghezza in punta non
superiore a 8 centimetri), è limitato al punto ove il cane lo abbia iniziato.”.
Art.
10
(Modifiche
dell'articolo 27 della l.r. 30/2001)
1. All'articolo 27 della l.r.
30/2001 sono apportate le seguenti modifiche e integrazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
“1. La raccolta dei tartufi è consentita nei seguenti
periodi, distinti per specie:
a) Tuber magnatum Pico: dal 20
settembre al 15 gennaio;
b) Tuber melanosporum Vitt.:
dal 15 novembre al 15 marzo;
c) Tuber brumale Vitt., comprese le varietà: dal 15
novembre al 15 marzo;
d) Tuber aestivum Vitt.: dal 1°
maggio al 30 settembre;
e) Tuber uncinatum Chatin: dal 1° ottobre al 31 marzo;
f) Tuber borchii Vitt.: dal 1°
gennaio al 31 marzo;
g) Tuber macrosporum Vitt.: dal
1° settembre al 31 dicembre;
h) Tuber mesentericum Vitt.:
dal 1° settembre al 31 marzo.
La Giunta regionale può proporre eventuali variazioni dei
suddetti periodi di raccolta.”;
b) dopo il comma 1 è inserito il comma 1-bis):
“1-bis). La Regione può promuovere, anche in
collaborazione con università, enti di ricerca e organismi tecnico-scientifici,
attività di studio e mappatura del patrimonio tartufigeno regionale,
finalizzate all’aggiornamento periodico del calendario di raccolta in coerenza
con i cicli biologici delle specie e con le caratteristiche climatiche e
territoriali.”;
c) al comma 3, le parole "dalla Comunità montana
competente per territorio" sono sostituite da "dall'Azienda Calabria
Verde.";
d) dopo il comma 5 è aggiunto il seguente comma:
"6. Il quantitativo di raccolta giornaliera non può essere superiore a tre
chilogrammi al giorno a persona abilitata e con un quantitativo massimo di 500
grammi per la specie Tuber magnatum Pico (Tartufo
Bianco Pregiato).".
Art.
11
(Modifiche
dell'articolo 32 della l.r. 30/2001)
1. L'articolo 32 della l.r.
30/2001 è modificato nel modo seguente:
a) alla lettera a) del comma 3, le parole "alle
Comunità Montane" sono sostituite da "all'Azienda Calabria
Verde".
Art.
12
(Modifiche
dell'articolo 34 della l.r. 30/2001)
1. L'articolo 34 della l.r.
30/2001 è modificato nel modo seguente:
a) alla lettera a) del comma 1, le parole "da euro
100,00 (cento/00)" sono sostituite dalle seguenti: "da euro 200,00
(duecento/00)";
b) alla lettera b) del comma 1, le parole "da euro
50,00 (cinquanta/00)" sono sostituite dalle seguenti: "da euro 100,00
(cento/00)”;
c) al comma 1 è aggiunta la seguente lettera: "d)
Per le violazioni delle disposizioni di cui all'articolo 25 bis, si applica la
sanzione amministrativa da euro 100,00 (cento/00) a euro 500,00
(cinquecento/00).";
d) al comma 2 le parole "da euro 10,00
(dieci/00) ad euro 100,00 (cento/00)" sono sostituite dalle seguenti:
"da euro 50,00 (cinquanta/00) a euro 200,00 (duecento/00)”.
Art.
13
(Clausola di
invarianza finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge non derivano
nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale.