
XIII^ LEGISLATURA
RESOCONTO INTEGRALE
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N. 10
SEDUTA DI lunedì 8 giugno 2026
PRESIDENZA DEL
PRESIDENTE SALVATORE CIRILLO
E DEL
VICEPRESIDENTE GIACOMO PIETRO CRINÒ
Inizio lavori h. 11,34
Fine lavori h. 18,14
Presidenza del presidente Salvatore Cirillo
La seduta inizia alle 11.34
Dà
avvio ai lavori, invitando il Segretario questore a dare lettura del verbale
della seduta precedente.
Dà
lettura del verbale della seduta precedente.
(È approvato senza osservazioni)
Dà
lettura delle comunicazioni.
Apriamo questa seduta del Consiglio regionale con
un punto all'ordine del giorno, in adesione all'invito del Presidente della
Regione, Roberto Occhiuto, sul gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi
ad Amendolara che ha scosso profondamente l'intera comunità calabrese e
richiama tutti noi a una maggiore responsabilità, a un'azione istituzionale più
forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela e
della dignità delle persone.
Mi auguro che dal dibattito odierno in Aula possa
emergere una risposta condivisa, chiara e ferma, un segnale concreto e un
rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso
e della difesa dei diritti umani.
Prima di avviare la discussione chiedo all'Aula e a
tutti i presenti di alzarsi in piedi e osservare un minuto di silenzio in
memoria delle vittime.
(I consiglieri e i presenti in Aula si levano in
piedi e osservano un minuto di silenzio)
Grazie. Dunque, avviamo i lavori con il primo punto
all'ordine del giorno, recante: “Discussione sulle misure di contrasto al
caporalato, allo sfruttamento del lavoro e alle condizioni dei lavoratori
migranti in Calabria”.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Laghi. Ne
ha facoltà.
Grazie, Presidente.
Le crudelissime immagini dei caporali che spingono
le portiere dell'auto in fiamme, per impedirne l'apertura da parte dei ragazzi
che stanno bruciando vivi, credo rimarranno incancellabili negli occhi e nel
cuore di quanti le hanno viste.
Ma non ci si può fermare ad una valutazione solo
emotiva dell'accaduto. Bisogna approfondire fatti, cause, fattori di contesto
per far sì che tali tragedie non si ripetano.
È necessario intervenire anzitutto a livello di
controllo e cioè sulla fase ispettiva.
L'Ispettorato del lavoro nasce con il Jobs Act nell'ambito di una riforma “a
costo zero” senza risorse economiche dedicate e continua ad essere privo di
investimenti.
Secondo le stime dell'Ispettorato Nazionale del
Lavoro e le analisi del Sole 24 Ore, in Italia mancano tra 3.600 e 5.900
ispettori del lavoro e tecnici della prevenzione. Solo per i controlli
amministrativi e tecnici, la carenza supera i 2.600 addetti, il numero delle
irregolarità lavorative in Calabria ha il tasso più alto d'Italia: il 27,8 per
cento.
Ma non basta solo incrementare l'organico, comunque
carente, serve aumentare le retribuzioni, riconoscere un'indennità di polizia
giudiziaria agli ispettori, pagarli in modo proporzionato alle responsabilità;
un numero altissimo di vincitori dei recenti concorsi, infatti, si sono dimessi
per gli stipendi troppo bassi. Quella dell'ispettore del lavoro è, ad oggi, una
figura professionale “non appetibile”.
I controlli, poi, devono essere mirati, è
necessario intercettare i fenomeni di vera macro-illegalità, creando un sistema
di banche dati integrato di tutti gli Enti che lavorano nel settore
(Ispettorato INPS, INAIL, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate); oggi ogni
Ente vede solo le banche dati di propria competenza e quelle integrate, di
fatto, non sono mai partite.
Le funzioni degli ispettori, infine, sono troppo
burocratizzate, troppi adempimenti amministrativi dovuti anche ad una pessima
digitalizzazione e alla carenza di funzionari amministrativi: gli ispettori
devono stare nei luoghi di lavoro e non “a sistemare carte”.
Ma oltre ai controlli, bisogna considerare anche
gli aspetti legislativi, quelli organizzativi e quelli repressivi.
Diciamo subito che, per quanto riguarda il
caporalato, le norme ci sono, mancano gli strumenti investigativi, l'intelligence preventiva e i controlli
integrati.
La legge numero 199 del 2016 ha rivoluzionato il
contrasto al caporalato, introducendo la responsabilità penale diretta anche
per i datori di lavoro che sfruttino i dipendenti. La norma colpisce
l'illegalità attraverso la confisca dei beni, il controllo giudiziario delle
aziende e il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità.
La Calabria, da parte sua, ha la legge regionale numero
3 del 2016 con una sezione dedicata alla tutela del lavoro e alla prevenzione e
contrasto al lavoro sommerso, comprese le funzioni dei Centri per l'impiego con
il relativo impatto sul reclutamento.
Passando ai problemi organizzativi, poi, fattori
fondamentali sono il trasporto e le difficoltà linguistiche: questi lavoratori
di norma non hanno mezzi di trasporto propri né, tantomeno la patente. Come si
superano questi problemi senza lasciarli nelle rapaci mani dei caporali? Si
superano con una organizzazione di rete che si basi sull'alleanza di più
attori, in primo luogo le amministrazioni e le associazioni di volontariato del
Terzo settore. Ne sono esempio positivo, nell'ambito del mio territorio del Pollino-Sibaritide,
per esempio, l'Associazione Cives di Cassano Jonio, che si è dotata di un
pulmino di 20 posti, guidato da un autista del Comune. L'Associazione si
propone dunque come mediatrice a cui gli imprenditori possono rivolgersi
direttamente. E, a proposito di mediazioni, stante la platea dei lavoratori di
cui parliamo, l'opera di mediatori culturali si propone come potente strumento
operativo tutt'altro che secondario.
Le associazioni datoriali devono, per parte loro,
assumersi le responsabilità che loro competono, che nel caso specifico sono
certamente maggiori di quelle legate alla fase distributiva dei prodotti
agricoli. Assai importante sarebbe fare costante riferimento ad un indice di congruità,
che incroci le risultanze obiettive dell'attività di un'azienda, i risultati
economici ottenuti e la forza lavoro utilizzata; ciò può contribuire
all'emersione del lavoro nero e ad una migliore condizione lavorativa degli addetti.
Infine, la fase repressiva.
I troppo frequenti incidenti sul lavoro e i fatti
di Amendolara suggeriscono, anzi, a mio parere, impongono, anche una forte
azione repressiva, non solo verso i caporali ma anche verso quelle aziende che
dovessero subordinare la massimizzazione dei guadagni alla sicurezza e al
rispetto della dignità dei lavoratori.
Bisogna favorire e incentivare, al contrario, la
reiterazione del lavoro: quelle condizioni lavorative, cioè, che consentano di
accompagnare il lavoratore dalla prima occupazione alla pensione, ove lui lo
desideri, ovviamente. E, sempre sul mio territorio, realtà del genere già
esistono.
In conclusione, la manifestazione di sabato ad
Amendolara, a cui ho partecipato assieme alla mia associazione, Solidarietà e
Partecipazione, è stata di testimonianza, di mobilitazione e di lotta.
L'atroce vicenda che ha portato tre ragazzi afgani,
Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani, rispettivamente di 19, 27
e 28 anni, e Waseem Khan, un giovane pachistano di 29 anni, a morire arsi vivi
per mano dei “caporali” che li sfruttavano e volevano dare un “esempio” per
tacitare le loro soltanto timide e minimali richieste, è soltanto la classica
punta di un iceberg, ma un iceberg contro cui si fa davvero troppo
poco.
Le condizioni ignobili nelle quali vengono
normalmente tenuti questi lavoratori, in Calabria, come in tante, troppe altre regioni,
sono ben note all'opinione pubblica anche per i tanti servizi giornalistici che
se ne sono occupati, senza, però, che nulla sia cambiato. Ho usato il termine
improprio di lavoratori: forse, e senza forse, quello più corretto è definirli
“schiavi”.
L'auspicio che il tragico rogo di Amendolara segni
una inversione di tendenza rispetto a questa deriva civile e umana resterà solo
un semplice auspicio se ogni giorno, tutti, a cominciare da politica e
Istituzioni - non solo loro, perché nessuno si può chiamare fuori - non
lavoreranno duramente e in sinergia, non per restare, ma per tornare umani.
Chiudo, ringraziando Graziella Secreti e Federica
Pietramala della CGIL per il loro contributo di preziose informazioni che hanno
voluto condividere con me, ma ancor più per il lavoro che svolgono
quotidianamente con competenza e passione. E ringrazio anche Silvano Lanciano,
anche lui della CGIL, per la quantità e qualità del suo lavoro, da sempre
caratterizzato dall'attenzione verso i più deboli, a tutela dei loro diritti e
della loro dignità. Grazie.
Grazie,
collega Laghi. Ha chiesto di intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Grazie, signor Presidente.
Anche io, come il collega Laghi, ho partecipato,
insieme ad altri colleghi della minoranza, alla manifestazione di Amendolara.
Devo dire subito che mi è dispiaciuto non notare - se sbaglio, correggetemi -
la presenza dei colleghi della maggioranza perché era un momento di
testimonianza al quale si poteva, sicuramente, partecipare, e avremmo dato
anche un’immagine, secondo me, più coesa e più bella della nostra Regione su un
tema che colpisce tutti.
E devo dire con grande onestà che io in quella
manifestazione mi sono sentito a disagio. Mi sono sentito molto a disagio
perché sento sulle mie spalle anche un pezzo di responsabilità per quello che è
accaduto. Non ero lì in qualità di libero cittadino o di passante, ero lì nella
qualità di consigliere regionale di una delle regioni, purtroppo, che vive il
dramma del caporalato e che, forse, probabilmente, troppo poco ha fatto in
questi anni per provare a sradicare questo problema, tranne qualche iniziativa
che parte dall’Unione europea, passa dal Ministero, e cerca di dare una spinta
alla nostra Regione su questo tema, ma che nei fatti si è tradotta in ben poco.
Questa responsabilità, quindi, sento di condividerla con chi, in questi anni,
come me, ha svolto il ruolo di consigliere regionale.
Molto spesso, invece, siamo presenti in tante
fiere, in tanti eventi che la nostra Regione realizza, ai quali partecipa,
facendo bene; l'ho sottolineato più di una volta qui in quest'Aula, quanto si
stia facendo nel comparto agroalimentare, quanto la nostra Regione stia
crescendo, ma, forse, troppo poche volte ci siamo chiesti cosa nascondano quei
prodotti eccellenti della nostra Regione che pubblicizziamo e sponsorizziamo.
Da dove arrivano? Quanto sudore c’è dietro? Quali e quanti sacrifici? Questi
prodotti, poi, vengono portati sulle tavole dei calabresi, ma potrei dire di
tutto il mondo, e probabilmente, questo ci trascina in uno scollamento tra il
mondo reale, ciò che veramente avviene nella nostra Regione, e quello che si
vede, invece, solamente sui cellulari, in un mondo virtuale nel quale spesso
noi ci immergiamo per troppo tempo, con uno scollamento rispetto alla realtà.
Credo che in maniera sobria e con senso di
responsabilità tutti quanti noi dovremmo rimmergerci un po' di più nel mondo
reale e in ciò che veramente avviene sui nostri territori. Si fa tanta fatica a
risalire la china.
“Calabria straordinaria.” Si prova a dare
un'immagine più bella della nostra Regione, e su questo dobbiamo essere tutti
quanti uniti, perché tutti quanti noi vogliamo che si parli in positivo della
nostra Regione. Bastano però 30 secondi sui vari TG nazionali perché quell'immagine
patinata della nostra Regione sia messa in discussione. Credo che non ce lo
meritiamo e per evitarlo dovremmo lavorare un po' di più sulle tematiche più
sommerse, più silenti, che però, poi, compaiono all'improvviso e rischiano di
vanificare il lavoro che questa Giunta e tutti quanti noi vogliamo portare in
avanti.
Chiudo il mio intervento con una proposta. Ho dato
uno sguardo a quello che si fa anche in altre Regioni, in altri contesti, e si
può mettere in campo uno strumento molto semplice come stanno facendo in
qualche altra Regione: la certificazione di qualità dei prodotti e delle
aziende che commercializzano quei prodotti; istituti pubblici o privati
certificano che un dato prodotto, che in questo caso la Regione Calabria
promuove in tutto il mondo, è frutto del lavoro di un'azienda che, oltre a
rispettare l'ambiente e la qualità del prodotto dal punto di vista della
tempistica, si avvale di lavoratori regolari, che prestano servizio in maniera
regolare.
Pretendere che le nostre aziende, per le quali noi
spendiamo tanti soldi e portiamo in giro per le fiere di tutto il mondo, possano
avere una certificazione di qualità anche sul rispetto delle regole e dei
lavoratori, credo che sia un bel passo in avanti, un segnale importante che la
Calabria in questo caso può e deve dare. Grazie.
Grazie,
collega Alecci. Ha chiesto di intervenire il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente.
Vivo questo momento con angoscia, disagio, perché
parlare di una realtà sotto gli occhi di tutti, 365 giorni all'anno, per
decenni, e discutere di questa vicenda dopo l'uccisione di quattro immigrati, rappresenta
una responsabilità evidente di ognuno di noi, e in me c'è un profondo disagio.
Bisogna aspettare la prossima tragedia per renderci
conto, caro Presidente, che abbiamo le migliori leggi. Anche quella regionale è
una delle più avanzate nel contrasto al caporalato in Calabria e capace di
sottrarre alla 'ndrangheta il livello di intermediazione tra le aziende e gli
immigrati. Basta guardare l'articolo 37 della legge regionale numero 9 del 2018
per renderci conto come questa legge non sia applicata da tanti.
Basta leggere tre punti fondamentali che sono i tre
“cappi al collo” degli immigrati: i trasporti, l'intermediazione per trovare il
lavoro, le abitazioni e, soprattutto, essere censiti.
Noi abbiamo un popolo di invisibili. Questo popolo
di invisibili chi lo deve censire? Chi deve rendere conto che c'è una legge che
va applicata?
Stamattina ho scritto una lettera al mio Presidente
della Commissione anti ‘ndrangheta regionale, perché è necessario investire il
Consiglio, e la Commissione anti ‘ndrangheta regionale è uno strumento nelle
mani del Consiglio. Dato che la Commissione anti ‘ndrangheta si chiama anche “contro
la corruzione e contro l'illegalità diffusa”, ditemi voi: chi si deve occupare
di una roba di questo tipo?
La drammatica vicenda di Amendolara, che ha
provocato la morte di quattro lavoratori stranieri, impone una riflessione che
ritengo non possa fermarsi al pur doveroso cordoglio né limitarsi
all'accertamento delle responsabilità penali che spetta alla Magistratura.
Di fronte a una tragedia di tale portata, credo sia
necessario che il Consiglio regionale faccia la propria parte, esercitando
quella funzione di conoscenza, approfondimento e proposta che gli compete.
Per questa ragione e per quelle indicate prima, chiedo di convocare una
seduta urgente della Commissione consiliare contro il fenomeno della
‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa dedicata alla
condizione dei lavoratori migranti presenti nella nostra regione e, più in
generale, ai fenomeni di sfruttamento, marginalità sociale e irregolarità che
interessano il comparto agricolo calabrese e non solo.
Ritengo che il tema investa direttamente le competenze della nostra
Commissione e quindi del Consiglio. Quando si parla di illegalità diffusa si
pensa spesso esclusivamente a comportamenti individuali o a fenomeni criminali
immediatamente riconoscibili, ma esiste una dimensione più profonda
dell'illegalità che riguarda intere aree sociali nelle quali diritti, tutele e
dignità delle persone risultano fortemente compromessi.
La tragedia di Amendolara ci pone davanti a interrogativi che non possiamo
eludere.
Quanti sono i lavoratori migranti impiegati nelle campagne calabresi?
In quali condizioni vivono? Qual è il livello di regolarità dei rapporti
di lavoro?
Quali sono le condizioni abitative nelle quali trascorrono la propria
esistenza?
Quali forme di intermediazione governano l'incontro tra domanda e offerta
di lavoro?
Quale grado di vulnerabilità caratterizza queste persone?
Tutti interrogativi che in quest'Aula dobbiamo porci. Sono domande che
riguardano concretamente il lavoro ma che riguardano anche la legalità e la
qualità della nostra democrazia e del vivere civile in Calabria.
Quando migliaia di persone vivono in una zona grigia, fatta di precarietà,
lavoro irregolare, salari insufficienti, assenza di tutele, difficoltà di
accesso ai servizi essenziali e condizioni abitative spesso indegne di un Paese
civile, non siamo soltanto di fronte a una questione sociale. Siamo di fronte a
un contesto che può diventare terreno fertile per forme di sfruttamento,
controllo e condizionamento da parte della 'ndrangheta che prospera proprio
nelle aree dove i diritti arretrano e la presenza dello Stato si indebolisce.
La storia del Mezzogiorno ci insegna che la 'ndrangheta trova spazio non
soltanto attraverso la violenza o le attività illecite tradizionali, ma anche
attraverso la gestione delle fragilità sociali, dei bisogni e delle condizioni
di ricattabilità delle persone.
Per questo motivo ritengo che la Commissione debba interrogarsi sulla
dimensione strutturale del fenomeno e non soltanto sugli aspetti emergenziali.
I lavoratori migranti sono spesso le prime vittime di sistemi di
sfruttamento, esclusione e ricatto. Per questo il Consiglio, attraverso la
Commissione, deve interrogarsi su quanto le condizioni di irregolarità,
precarietà e invisibilità sociale rappresentano lo spazio ideale nel quale si
insinuano interessi criminali.
La ‘ndrangheta ha storicamente dimostrato una straordinaria capacità di
occupare gli spazi lasciati scoperti dallo Stato, intercettando bisogni,
controllando segmenti dell'economia e costruendo consenso e potere laddove
esistono fragilità sociali. Dove ci sono lavoratori privi di tutele, facilmente
ricattabili e costretti a vivere ai margini, esiste un problema che non
riguarda soltanto il lavoro o i diritti umani, ma riguarda direttamente la
legalità democratica e la capacità delle istituzioni di presidiare il
territorio.
È per questo che considero riduttivo affrontare la tragedia di Amendolara
esclusivamente come un fatto di cronaca o come una vicenda confinata ai
rapporti di lavoro. Dietro queste situazioni possono annidarsi dinamiche che
riguardano il controllo della manodopera, l'intermediazione illegale,
l'economia sommersa e quei meccanismi di assoggettamento che rappresentano da
sempre uno degli strumenti attraverso cui la criminalità organizzata consolida
la propria influenza.
Per queste ragioni, ritengo utile promuovere un ciclo di audizioni
coinvolgendo i Prefetti delle province calabresi, le forze dell'ordine, l'Ispettorato
del lavoro - tutte Istituzioni che sono coinvolte dalla legge numero 9 del 2018
- i sindacati, le associazioni impegnate nell'assistenza ai lavoratori migranti
e tutti i soggetti che possono contribuire a fornire un quadro aggiornato e
realistico del fenomeno.
Vorrei che il Consiglio, attraverso la Commissione, verificasse se e in
quale misura esistano oggi in Calabria aree nelle quali sfruttamento
lavorativo, lavoro irregolare, disagio abitativo e marginalità sociale
costituiscono un ecosistema favorevole alla penetrazione degli interessi
criminali. È una domanda che non possiamo eludere, perché riguarda il futuro di
intere comunità e il ruolo che la Regione intende svolgere nel contrasto
all'illegalità diffusa.
Se esistono migliaia di persone che vivono e lavorano in condizioni di
invisibilità, il problema non riguarda soltanto loro. Riguarda tutti noi.
Riguarda il mondo civile o cosiddetto civile, se questa è la situazione, perché
ogni spazio sottratto ai diritti, alla dignità e alla presenza dello Stato
rischia di trasformarsi in uno spazio disponibile per l'arbitrio, lo
sfruttamento e il potere criminale della 'ndrangheta.
Credo che il modo migliore per onorare la memoria delle vittime di
Amendolara sia evitare che quella tragedia venga archiviata come un episodio
isolato.
La denuncia è fondamentale e plaudo all'iniziativa della CGIL e del mondo
sindacale che sabato ha promosso la manifestazione ad Amendolara, suscitando
una grande reazione positiva della società calabrese.
La Calabria non può ricordarsi di questi lavoratori soltanto quando
diventano vittime. Ha il dovere di conoscere come vivono, come lavorano e quali
siano le condizioni che caratterizzano la loro presenza nel nostro territorio.
Portare alla luce questa realtà significa contrastare lo sfruttamento, ma
significa anche colpire quelle aree di opacità e di illegalità diffusa che
rappresentano uno dei terreni più favorevoli per l'espansione del potere
criminale.
Confidando nella sensibilità della Presidenza del Consiglio, della
Presidenza della Commissione contro il fenomeno della 'ndrangheta, della
corruzione e dell'illegalità diffusa - è fondamentale la denominazione di tale
Commissione, della quale io mi onoro di essere Vicepresidente – chiedo che
quest’ultima sia immediatamente convocata per iniziare un percorso conoscitivo
che la Calabria si attende da noi, altrimenti non avrebbe senso una Commissione
per lo studio di questo fenomeno.
Vi ringrazio per l'attenzione e rimango a disposizione per dare un
contributo fattivo affinché questi episodi non si verifichino più.
Grazie, consigliere Bruno. Ha chiesto di intervenire la consigliera
Santoianni. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente.
La tragedia di Amendolara ha sconvolto tutti noi. Quattro giovani vite
spezzate in circostanze drammatiche impongono silenzio, rispetto e una profonda
riflessione.
Il primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a chi, oggi, porta
sulle spalle un dolore che nessuna parola potrà mai alleviare. Di fronte a
fatti così gravi, il compito delle Istituzioni non è alimentare divisioni o
polemiche, ma assumersi fino in fondo la responsabilità di ascoltare,
comprendere e agire.
Per questo, nella qualità di Presidente della Sesta Commissione
agricoltura, ho ritenuto doveroso convocare una seduta straordinaria dedicata
al tema del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela dei
lavoratori agricoli.
Una seduta alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali, le
rappresentanze del comparto agricolo, l'assessore regionale all'agricoltura e
il Presidente del Consiglio regionale, dando vita ad un confronto serio, franco
e costruttivo.
Da quel confronto è emersa una convinzione comune: la Calabria deve
contrastare con fermezza ogni forma di sfruttamento e illegalità.
Ma con la stessa chiarezza abbiamo affermato che la Calabria non è il
caporalato.
La stragrande maggioranza delle aziende agricole calabresi opera nella
legalità, applica i contratti di lavoro, garantisce diritti e rappresenta un
patrimonio economico e sociale fondamentale per questa regione.
Chi sfrutta il lavoro non rappresenta l'agricoltura calabrese, ma ne tradisce
i valori, ne compromette l'immagine e mette a rischio il futuro e tutto il
lavoro svolto fino ad oggi.
Vorrei ricordare che la Calabria - lo diceva il consigliere Bruno - ha già
una legge regionale, la numero 9 del 2018. In questi giorni si è un po'
strumentalizzato dicendo che era stata presentata negli anni scorsi una legge
giacente, in realtà noi abbiamo già una legge importante, quella menzionata,
che negli articoli 36 e 37 parla del contrasto al fenomeno del caporalato. Una
legge fatta bene che, alla luce di quanto accaduto e delle nuove esigenze
emerse negli ultimi anni, può essere ulteriormente rafforzata, aggiornata e
migliorata con l'aiuto di tutto il Consiglio regionale.
Oggi la Calabria ha il dovere di dare una risposta all'altezza della
gravità dei fatti che hanno colpito Amendolara. Da questa vicenda deve emergere
un messaggio chiaro: la Calabria è dalla parte della dignità del lavoro, della
legalità e delle imprese sane che, ancora oggi, riescono a fare agricoltura e
produzione in modo serio. Grazie, Presidente.
Grazie, consigliera Santoianni. Ha chiesto di intervenire la consigliera
Greco. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Saluto il presidente Occhiuto, tutta la Giunta e i
colleghi.
Oggi è veramente difficile parlare perché questa seduta di Consiglio
sicuramente verrà, come già è stato fatto da alcuni giornalisti,
strumentalizzata perché è come se ci parlassimo sempre addosso. Effettivamente
tutto quello che viene detto, tutto quello che è stato detto prima di me,
sicuramente anche quello che verrà detto dopo di me, non è solo condivisibile e
sottoscrivibile, ma è un qualcosa che tutti noi pensiamo. Mi riferisco a quello
che hanno detto i colleghi Laghi, Bruno, eccetera eccetera.
Io non ho partecipato alla manifestazione di Amendolara, non ho
partecipato perché, al pari del collega Alecci – ha detto di essersi sentito in
imbarazzo là – mi sono sentita in imbarazzo ancora prima perché penso che la
politica debba dare le risposte all'interno delle istituzioni e non limitarsi
ad andare, poi, a testimoniare e offrire solidarietà quando si verificano delle
tragedie. Magari si può trasmettere un senso di vicinanza e, forse, in questo
ho sbagliato, avrei dovuto essere presente pure io, però, sinceramente, mi sono
sentita male a pensare di andare a partecipare lì in una situazione del genere,
quando invece ci sono delle leggi che purtroppo - dico purtroppo - non sono
ancora applicate.
Esiste una legge, approvata dal Governo Renzi e già citata, la legge
numero 199 del 2016, in cui inizialmente si prevedevano le sanzioni soltanto
per i caporali a cui si sono aggiunte le sanzioni anche per gli imprenditori.
Però, la legge non parlava soltanto di sanzioni, quindi non soltanto di
repressione penale, ma puntava alla prevenzione, puntava alla rete del lavoro
agricolo di qualità, al coordinamento tra istituzioni e alla tutela delle
vittime.
Anche in Calabria c'erano degli strumenti che non sono stati utilizzati
fino in fondo: c'è la Commissione regionale per l'emersione del lavoro non
regolare, la centrale di allarme emersione, l'Osservatorio regionale sul lavoro
sommerso, già un Tavolo regionale per il caporalato. C'era anche quella
proposta di legge di cui parlava la collega Santoianni, la mia Presidente di
Commissione. È vero quello che dice la collega Santoianni: c’è una legge del
2018 che in alcuni articoli prevede la possibilità di contrastare questo
fenomeno.
Però, Presidente, la legge che è stata proposta dai già consiglieri
regionali Tavernise, Muraca e Gentile, primo firmatario Tavernise, è stata
proposta nel 2024, sono state fatte varie sedute di Commissione, nelle quali
hanno partecipato i Dipartimenti e i direttori generali dei Dipartimenti hanno
dichiarato che era una legge importantissima, che era una legge che bisognava
portare avanti e sono state fatte varie sedute di Commissione. Poi, a un certo
punto, il dirigente del Dipartimento agricoltura – ho letto tutte le
trascrizioni delle sedute della Commissione - ha detto che c'era la legge della
Regione Lazio, che era una legge molto importante, capace di risolvere
tantissimi problemi; di conseguenza, la proposta è stata ritirata dai
firmatari, parte dell'opposizione, per portare avanti una proposta simile alla
legge regionale del Lazio. Così non è stato però. Cioè, non è stato presentato
null'altro e di null'altro si è parlato negli ultimi due anni.
Il problema, quindi, non è stabilire se gli strumenti esistono.
Gli strumenti esistono. Il problema è capire quanto siano stati
utilizzati, quali risultati abbiano prodotto, quante riunioni siano state
convocate di questi tavoli e osservatori; quali monitoraggi siano stati
effettuati, quali criticità siano state segnalate, quali interventi concreti
siano stati realizzati nei territori maggiormente esposti allo sfruttamento.
Lo sappiamo che lo sfruttamento lavorativo esiste, soprattutto, in
determinate zone - ovviamente, si ha dappertutto – e in determinati periodi
dell'anno per la raccolta di determinati prodotti. Se, dopo anni di norme, di
tavoli, di osservatori, di organismi di coordinamento, si è ancora qui a
commentare delle tragedie come quella di Amendolara, allora abbiamo il dovere
di interrogarci non soltanto sulle norme che mancano, ma soprattutto
sull'attuazione di quelle che già esistono.
Nel corso dell’audizione, è vero, hanno parlato tutti, ovviamente tutte le
organizzazioni sindacali, tutte quante le organizzazioni di categoria, però
penso che si debba cominciare a capire che non possiamo continuare a fare
fiaccolate e manifestazioni ogni volta che succede una tragedia come quella di
Amendolara e, poi, tra un evento nefasto e l'altro, fare pochissimo.
Credo che dobbiamo avere il coraggio di fare un ragionamento più profondo
che va al di là, perché fino adesso abbiamo parlato di lavoro irregolare, ma
purtroppo dobbiamo prendere atto che è emerso che - se confermato, sarebbe una
cosa veramente molto grave - le vittime
fossero lavoratori regolarmente assunti e regolarmente pagati. Persone, quindi,
che avevano un contratto. Penso che in questo momento sia cambiato
completamente il paradigma: persone che formalmente risultavano occupate,
secondo quanto emerso, sarebbero state inserite in un sistema di sfruttamento.
Se questo fosse confermato, allora dovremmo prendere atto che il problema non è
più il caporalato tradizionale, c’è un'altra forma di sfruttamento. Non stiamo
parlando soltanto di lavoro nero, non stiamo parlando soltanto di reclutamento
illegale di manodopera, ma stiamo parlando di forme di sfruttamento che
riescono ad insinuarsi anche dentro rapporti di lavoro formalmente regolari e
questo cambia completamente la prospettiva.
Per anni abbiamo pensato al caporalato come ad un problema che riguardava
esclusivamente alcuni comparti, soprattutto quelli dell'agricoltura. Ma oggi
sappiamo che ci sono dei grandi imprenditori e che il tema è molto più ampio:
riguarda l'edilizia, riguarda la logistica, riguarda la ristorazione, riguarda
l'accoglienza, riguarda l'assistenza alle persone. Per questo credo che la
risposta non possa essere soltanto repressiva. Certo, ci devono essere
controlli, ci devono anche essere ispezioni, ci devono essere sanzioni, ma non
basta secondo me. Ed è qui il cambio, Presidente, che dobbiamo cercare di fare
e di sostenere: parlare di responsabilità sociale dell'impresa e di
responsabilità sociale dell'impresa non solo in senso ideologico, non solo in
senso paternalistico, ma nel senso più concreto possibile. Chi trae profitto dal
lavoro delle persone deve preoccuparsi anche delle condizioni che consentono a
quel lavoro di svolgersi in maniera dignitosa.
La qualità del lavoro non si deve misurare soltanto dalla busta paga. Si
deve misurare anche dalla qualità della vita. E qui voglio essere chiara: nella
seduta di Commissione agricoltura che abbiamo avuto venerdì, è emerso quello
che si diceva prima e cioè che le problematiche che portano a delle forme di
sfruttamento degli immigrati in materia lavorativa sono soprattutto tre: i
trasporti, le difficoltà linguistiche e l'abitazione.
Per quanto riguarda le abitazioni, è venuta fuori la richiesta di aiutare
le aziende agricole a costruire delle abitazioni all'interno delle proprie
aziende per poter far alloggiare i propri collaboratori. La soluzione però,
secondo me, non può essere quella di costruire dei dormitori dentro le aziende
agricole o grandi insediamenti dedicati esclusivamente ai lavoratori. La storia
ci insegna che quando il luogo di lavoro, il luogo di vita e il luogo delle
relazioni sociali coincidono nello stesso spazio, il rischio è quello di creare
delle forme di segregazione ancora peggiori. I ghetti non si combattono
costruendo i ghetti più belli, i ghetti si combattono costruendo inclusione.
Il lavoratore non deve essere confinato all'interno dell'azienda, deve
essere parte della comunità che lo accoglie, deve essere un cittadino del
territorio. Per questo dovremmo investire di più sul recupero degli immobili
pubblici inutilizzati, sui beni confiscati alla mafia, dovremmo favorire
programmi di housing sociale diffuso nei centri abitati, dovremmo
rafforzare il trasporto pubblico verso le aree agricole, dovremmo costruire
accordi tra Comuni, imprese e associazioni di Terzo settore; alcune forme virtuose
già ci sono - lo diceva prima il collega Laghi - dovremmo condividere servizi e
responsabilità.
In altre parole, non dobbiamo portare i lavoratori dentro l'azienda.
Dobbiamo portare le aziende dentro una rete territoriale di responsabilità
sociale. A mio avviso, questa è veramente la sfida che abbiamo davanti, perché
se questa tragedia ci insegna qualcosa è che il contrasto allo sfruttamento non
può limitarsi al controllo delle buste paga o dei contratti. Dobbiamo chiederci
come vivono queste persone, come si spostano, dove abitano, quali servizi
ricevono, quale rapporto hanno con le comunità che le ospitano.
La dignità al lavoro non finisce all'uscita dei campi, dei cantieri, dei
ristoranti o dei luoghi di lavoro in generale. La dignità del lavoro coincide
con la dignità delle persone ed è su questo terreno che si misurerà la capacità
della Calabria di trasformare questa tragedia di Amendolara in un cambiamento
reale.
Attenzione, però: quando parliamo di sfruttamento lavorativo non possiamo
scaricare le responsabilità esclusivamente sulle imprese. Esistono certamente
imprenditori - io direi più prenditori - che violano le regole e devono essere
perseguiti senza esitazione, ma esiste anche una grande parte dell'agricoltura
calabrese - lo diceva prima la presidente Santoianni - che opera correttamente,
che spesso viene lasciata sola ad affrontare problemi enormi. Per questo la
politica deve fare la propria parte.
Le imprese devono garantire la legalità, la sicurezza, trasporti
dignitosi, inclusione sociale dei lavoratori, ma la politica deve fornire loro
strumenti concreti per raggiungere questi obiettivi. Non basta chiedere,
bisogna accompagnare.
In questi anni sono stati finanziati progetti importanti come Su.Pr.Eme. e
Su.Pr.Eme. Italia - lo diceva anche l'assessore Gallo l'altro giorno - nati
proprio per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori migranti e favorire
percorsi di inclusione. Sarebbe però utile sapere quanti di questi strumenti
sono stati realmente utilizzati in Calabria, quante aziende abbiano beneficiato
di questa misura, quanti abbiano richiesto contributi per il trasporto dei
lavoratori, quanti mezzi siano stati acquistati, quanti lavoratori siano stati
raggiunti da questi servizi e soprattutto quali risultati concreti siano stati
ottenuti in quelle zone, perché la vera domanda non è soltanto come punire chi
sfrutta, la vera domanda è come aiutare chi vuole rispettare le regole.
Un imprenditore che assume regolarmente, che applica i contratti
collettivi, che garantisce sicurezza sul lavoro, che organizza il trasporto dei
lavoratori, che investe nella sostenibilità ambientale e sociale, che aderisce
alla rete del lavoro agricolo di qualità, deve sentire la Regione e le
istituzioni al proprio fianco, deve avere, sì, incentivi, deve avere
premialità, deve avere procedure semplificate, deve avere accesso a strumenti
di sostegno, perché oggi le imprese che operano nella piena legalità e che
puntano alla qualità e all'eccellenza non solo del lavoro ma anche dei prodotti
che producono, si trovano spesso a competere in condizioni di evidente
svantaggio. Subiscono una concorrenza sleale fortissima da parte di chi riduce
artificialmente i costi attraverso il lavoro irregolare, l'evasione
contributiva, l'elusione delle norme sulla sicurezza, il mancato rispetto dei
contratti e, in alcuni casi, attraverso pratiche commerciali e produttive che
non rispettano gli stessi standard di qualità, sostenibilità e tracciabilità
richiesti alle imprese corrette.
Non possiamo chiedere alle aziende di essere più giuste, più sicure, più
sostenibili, senza creare le condizioni affinché possano rimanere competitive
sul mercato. E questo non vale solo per l'agricoltura. Questo vale per
l'edilizia, per la logistica, per il turismo, per la ristorazione, per
l'accoglienza e per tutti quei settori nei quali le imprese che rispettano le
regole si trovano troppo spesso a competere con chi riduce i costi attraverso
le irregolarità, l'elusione delle norme o forme più o meno evidenti di
sfruttamento del lavoro.
Per questo noi dobbiamo creare, Presidente e assessore, un sistema che dia
sostegno a queste imprese che operano nella legalità. Dobbiamo rendere la
legalità più appetibile e più forte, far sentire alle aziende che la politica
c'è, che i sostegni ci sono e che operare nella legalità è un vantaggio e non
uno svantaggio.
Grazie, consigliera Greco. Ha chiesto di intervenire il consigliere
Mattiani. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Buongiorno, anche al presidente Occhiuto, alla Giunta,
ai colleghi consiglieri.
Grazie per la sua sensibilità, presidente Cirillo, per aver inserito
all'ordine del giorno il tema del caporalato, sullo sfruttamento del lavoro e
sulla condizione dei migranti.
Presidente, oggi siamo tutti sconvolti per l'accaduto di Amendolara.
Purtroppo la Calabria è balzata agli onori della cronaca non come accade
solitamente per rivendicare le bellezze del nostro territorio e per le azioni
che abbiamo messo in campo per rilanciare la nostra meravigliosa terra, bensì
per l'uccisione in maniera brutale di quattro giovani cittadini pakistani che
chiedevano ai loro aguzzini solo ed esclusivamente i loro diritti: il diritto
di una retribuzione, il diritto di un lavoro dignitoso e solo per questo, dopo
ore e ore passate nei campi di lavoro, sono stati brutalmente uccisi.
Credo che su questo sia necessario lavorare tutti insieme, senza indossare
delle casacche di partito e ognuno con i propri modi, con le proprie azioni e
nelle proprie attività, deve cercare di collaborare per raggiungere degli
obiettivi insieme, tenendo in considerazione che sono gli organi addetti al
controllo, le forze dell'ordine, che devono soprattutto svolgere questa azione
di lotta e di contrasto alla criminalità organizzata, al caporalato, che
purtroppo è presente in alcune aziende, non soltanto in Calabria, ma in Italia,
in Europa e nel mondo.
Credo che la soluzione non sia quella di tollerare una immigrazione
incontrollata dei clandestini. Credo che la soluzione non sia quella della
politica delle porte aperte all'immigrazione.
Sì, a una immigrazione controllata.
No, a una immigrazione incontrollata, che comporta che, quando arrivano
sul nostro territorio i tanti immigrati, senza un euro e senza riuscire a
trovare un posto di lavoro legale, diventano braccio armato della criminalità o
del caporalato.
No, a una immigrazione irregolare. Sì, a una immigrazione controllata.
Sì, a una immigrazione che parla di integrazione secondo i principi
italiani, nel rispetto della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre
tradizioni.
Sì all'azione attuata dal governo Occhiuto e dal presidente Occhiuto, con
i centri per l'impiego sulla Tunisia e in Albania, che assicureranno ai
lavoratori che verranno a lavorare in Calabria dignità e, sicuramente, tutto
quello che servirà per poter lavorare in maniera rigorosa e valorizzare le
nostre aziende, le nostre imprese, nel rispetto delle norme, delle persone e
del lavoro. E, poi, stiamo attenti, colleghi, a quello che diciamo in
quest'Aula, perché ci sentono e ci ascoltano migliaia di calabresi.
Non possiamo immaginare di criminalizzare tutte le nostre aziende
agroalimentari. Le nostre aziende che si occupano di agroalimentare sono
aziende sane per il 99%. Certo, c'è anche l'azienda che, purtroppo, svolge
attività di caporalato al suo interno, ma ricordiamoci che il settore
agroalimentare rappresenta oggi per noi un assetto fondamentale del rilancio
del nostro territorio; ricordiamoci che la Calabria è prima nell'Expo nazionale
e internazionale nell'ambito dell'agroalimentare. E, allora, tuteliamo, anche
con le parole che utilizziamo in questo Consiglio regionale, le nostre aziende
e i nostri imprenditori, perché le nostre aziende e i nostri imprenditori non
sono tutti illegali. Può capitare che ci sia qualcuno che agisce
nell’illegalità e allora va punito e perseguito con tutti gli strumenti che ci
sono a disposizione. Vanno bene le Commissioni, ascoltare, va bene tutto quello
che noi vogliamo fare e che possiamo fare, le nostre proposte di legge, però
poi ci sono gli organi preposti che devono occuparsi di risolvere, eliminare il
problema e combattere questo gravissimo reato che è il caporalato.
Quello
di oggi è un momento molto importante, perché il Consiglio regionale discute di
una problematica seria e importante quale quella del caporalato. È un momento
anche di cordoglio dell'intera Calabria e siamo vicini ai familiari delle
quattro vittime che sono state in maniera disumana uccise da aguzzini loro
connazionali; il mio auspicio, allora, è quello che insieme si lavori con una
prospettiva e con un piglio costruttivo per combattere l'illegalità e tutelare
allo stesso tempo le nostre aziende e il nostro settore agroalimentare. Grazie.
Grazie,
collega Mattiani. Ha chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Un saluto a lei e ai colleghi consiglieri, un saluto al presidente
Occhiuto e alla sua Giunta, al Segretario generale e a tutti i dipendenti.
L'immane
tragedia umana che abbiamo vissuto ad Amendolara non dà solo la misura della
sfrontatezza e dell'efferatezza di un crimine che non guarda in faccia a
nessuno, ma credo che sia giusto chiamarla con il nome che ha: strage di
caporalato annunciata.
È vero,
come è stato detto nella Commissione agricoltura - ringrazio la Presidente
della Commissione per aver avuto subito la prontezza di volerla riunire e di
ascoltare e audire coloro che sono i veri attori del mondo dell'agricoltura
calabrese - che l'agricoltura non è solo caporalato; è vero, assessore Gallo,
perché in Calabria ci sono tante aziende che con fatica, impegno e dedizione
ogni giorno cercano di portare i prodotti della nostra terra, di farli
veicolare nei mercati nazionali e internazionali, con le grandi difficoltà sia
logistiche sia strutturali. Purtroppo, però, è anche caporalato, è anche questo
perché di fatto esiste, se esistono delle storie come queste! Sono storie
annunciate, perché il fatto che esistano 12.000 persone che lavorano da
irregolari nella nostra regione è un fatto reale sul quale ci dobbiamo
misurare.
Sono
stata molto fiera di essere sia venerdì in Commissione sia sabato alla
manifestazione di Amendolara. Fiera perché non è vero che abbiamo tutti le
stesse responsabilità, fiera perché c'è una parte della politica che chiede da
anni l'abolizione della Legge Bossi-Fini e chiede di riscrivere una legge a
favore del lavoro regolare e a favore di coloro che vengono dall'altra parte
del mondo per cercare qui una collocazione lavorativa.
Non è
vero che abbiamo tutti le stesse responsabilità.
Francamente
rifuggo dalle cose dette perché si va sull'onda emozionale e credo che dobbiamo
agire in maniera razionale. In Commissione agricoltura sono state ascoltate
diverse voci, le voci del mondo dell'agricoltura che a gran voce dicono: “È
vero, ci sono delle aziende virtuose”. Allora queste aziende virtuose devono
essere premiate, come è anche giusto che chi sbaglia debba essere punito.
È vero
che ci sono delle difficoltà perché ci troviamo in un periodo in cui i crimini,
nonostante per il quarto anno consecutivo il governo Meloni abbia emanato un
decreto sicurezza - abbiamo quattro decreti sicurezza - continuano ad aumentare
e non si sa come dividere il personale e le forze di polizia. I problemi,
quindi, ci sono e vanno affrontati.
Ripercorrendo
quello che nella prima seduta di Consiglio regionale il presidente Occhiuto,
appena rieletto e riconfermato alla guida di questa Regione, diceva e cioè che
il Consiglio regionale deve essere ambizioso, Presidente, chiedo che lo sia
anche rispetto a questo.
Se
esiste la legge che qualcuno dei miei colleghi ha sottolineato in quest'Aula,
se questa legge c'è, evidentemente, però, qualcosa non ha funzionato, dobbiamo
dirlo. Chiaramente c'è un problema reale rispetto al quale il Consiglio
regionale si deve muovere, nell’ambito di quello che può fare, quindi ci deve
essere più controllo, più voglia di fare qualcosa in maniera reale e concreta e
non bisogna dire “no” alle prese di posizione importanti come quelle che ci
sono state sabato e pensare che siano solamente delle passerelle, altrimenti
non dovremmo andare alle fiaccolate, non dovremmo andare alle altre
manifestazioni.
Se il
dissenso va manifestato, va manifestato sempre! Non ci sono corsie
preferenziali e vittime di serie A e di serie B. Bisogna dire se si è, per
esempio, contrari e se si è a favore della lotta alla violenza di genere e,
allora, per esempio, bisogna immaginare che sia necessario fare della
prevenzione. E la prevenzione come si fa? La prevenzione, per esempio, si fa
con l'educazione affettiva nelle scuole. Noi abbiamo un'idea di Italia che è
diversa da quella che governa in questo momento la Regione Calabria, però
rispetto a questo noi ci siamo e siamo pronti a prendere la nostra parte di
responsabilità.
Il
Partito Democratico, rispetto alla questione tavolo, si è espresso anche
attraverso la mia presenza in seno alla Commissione agricoltura. Diciamo anche
sì al tavolo, però da solo il tavolo non basta se non è assolutamente
affiancato ad un percorso legislativo serio che porti effettivamente a dei
risultati.
Possiamo
prendere in considerazione la proposta di legge presentata dalla collega
Barbuto che, tra l'altro, ricalca quella che era stata già presentata
dall'onorevole Tavernise nella scorsa Legislatura; può essere assolutamente una
ottima base di partenza perché noi siamo certi che le leggi, se fatte con
metodo e condivisione, possano essere intanto più forti e possano portare a dei
risultati che siano risolutivi per tutti. E di questo in questo momento abbiamo
bisogno. Non abbiamo bisogno di nascondere la polvere sotto il tappeto, perché
è vero che la Calabria non è solo caporalato, ma è anche caporalato.
La
risoluzione dei problemi passa attraverso la consapevolezza dei problemi reali
per come sono. Questo non significa che l'agricoltura non sia un'agricoltura
moderna, efficiente, che si impegna; non vuol dire che le aziende non sono
virtuose, però vuol dire che ci sono persone che delinquono e quelle persone
che delinquono meritano di essere assolutamente isolate. Grazie.
Grazie,
collega Madeo. Ha chiesto di intervenire il consigliere Polimeni. Ne ha
facoltà.
Signor
Presidente, desidero innanzitutto ringraziarla per la tempestività con la quale
questo Consiglio ha deciso di trattare la tematica, così come ringrazio la
presidente Santoianni per aver promosso e guidato i lavori della Commissione
agricoltura che si è svolta nei giorni scorsi su una vicenda che ha
profondamente colpito tutti noi e rispetto alla quale probabilmente ho compreso
anche il messaggio che ha voluto mandare il consigliere Alecci: dobbiamo un po'
sentirci responsabili come classe politica. Ovviamente, poi, le responsabilità
sono ascrivibili più o meno ad ognuno di noi, ma investirci della problematica
come classe politica penso sia doveroso.
Rivolgo,
inoltre, un sincero apprezzamento all’assessore Gianluca Gallo, al presidente
Occhiuto, al presidente Cirillo per la sensibilità istituzionale e l'attenzione
che, ancora una volta, hanno dimostrato su un tema che riguarda la tutela della
vita e la dignità dei lavoratori. Ognuno di loro ha testimoniato, a seconda del
proprio ruolo, la volontà delle istituzioni regionali di affrontare con serietà
questioni che interrogano la coscienza e la nostra comunità.
I
tragici fatti di Amendolara ci impongono anzitutto un momento di riflessione,
di rispetto, ma ci pongono anche di fronte al dovere di intervenire affinché
simili episodi non abbiano più a ripetersi o vengano fortemente limitati.
L'agricoltura
rappresenta uno dei pilastri dell'economia calabrese, ma non può esserci
sviluppo senza sicurezza, legalità e piena tutela della dignità delle persone
che ogni giorno lavorano nelle nostre campagne.
Dalla
seduta di Commissione agricoltura di venerdì è emersa una condanna unanime a
quanto è accaduto, ma anche la volontà di tradurre l'indignazione in azioni
concrete. In questa direzione abbiamo accolto con convinzione la proposta di
Elisabetta Santoianni di istituire un tavolo permanente sulla sicurezza del
lavoro agricolo. Si tratta di un'iniziativa importante che consentirebbe di
mettere attorno allo stesso tavolo organizzazioni sindacali, associazioni
datoriali, ASP, ispettorato del lavoro, INAIL e tutti i soggetti competenti, al
fine di monitorare le criticità, coordinare gli interventi e costruire una
strategia regionale stabile di prevenzione. Allo stesso tempo ritengo opportuno
- mi rivolgo all'assessore Gallo - di valutare l'introduzione di premialità nei
bandi regionali destinati alle aziende agricole che investono in sicurezza, in
formazione dei lavoratori, innovazione tecnologica finalizzata alla prevenzione
degli infortuni, così come appare necessario rafforzare gli strumenti di
controllo e vigilanza, sostenendo l'attività degli ispettorati del lavoro e di
tutti gli organismi chiamati a contrastare fenomeni di sfruttamento del lavoro
irregolare. E potrebbe essere un'idea positiva quella di predisporre un
rapporto annuale regionale sulla sicurezza in agricoltura da presentare al
Consiglio, contenente i dati sugli infortuni, le analisi delle criticità
territoriali e la verifica delle misure adottate. Per affrontare problemi
complessi servono conoscenza, monitoraggio e confronto istituzionale.
La
Regione negli anni si è dotata di strumenti normativi importanti per il
contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo, affermando con
chiarezza il principio secondo cui legalità, diritti e sviluppo devono
procedere insieme. È un patrimonio normativo che va attuato, sicuramente
rafforzato attraverso un costante monitoraggio e una sempre più efficace
collaborazione tra istituzioni, forze sociali e autorità competenti. Lo si deve
fare mettendo in campo un lavoro animato da sensibilità, solidarietà e in
totale assenza, consigliere Bruno, di steccati ideologici. Di fronte a queste
tragedie, la politica regionale non può permettersi divisioni o
strumentalizzazioni di alcun tipo, esattamente come abbiamo inteso in questi
mesi guidare la Commissione contro la ‘ndrangheta. Perciò colgo con piacere la
proposta del consigliere Enzo Bruno, anche se a dire il vero già durante la
Commissione di venerdì, quella guidata dalla presidente Elisabetta Santoianni,
avevamo anticipato che comunque avremmo poi continuato a sviscerare la tematica
e a confrontarci sulla questione del caporalato anche in Commissione contro la
‘ndrangheta. Per queste ragioni ritengo che il tema debba essere approfondito
anche nella Commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, affinché si
possano esaminare con maggiore attenzione le possibili connessioni tra lo
sfruttamento del lavoro e il caporalato, in quel rapporto sinallagmatico che
sta diventando sempre di più uno scambio di servizi e possibilità di controllo
del territorio reciprocamente gestito dalla criminalità organizzata e dal
caporalato.
La
tutela dei lavoratori e l'affermazione della legalità rappresentano infatti due
facce della stessa battaglia civile.
La
Calabria deve essere una terra capace di produrre eccellenze agricole, ma deve
essere soprattutto una terra che tutela la vita di chi lavora. Questo è il
dovere che abbiamo oggi e il messaggio che dobbiamo consegnare ai lavoratori e
alle loro famiglie a tutela di tutta la nostra comunità, perché nulla vale più
di una vita umana. Grazie
Grazie,
collega Polimeni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Scutellà. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Oggi parliamo della tragedia di Amendolara.
Dal mio
modestissimo punto di vista, penso che sia un grave errore limitarsi a
comunicati stampa, a un mero momento di cordoglio che, per carità, legittimo,
sacrosanto, ci deve essere, ma bisogna andare avanti.
Penso
di rappresentare un po' le parole e il pensiero di coloro che hanno la bontà e
la pazienza di ascoltarci e di seguire i nostri lavori quando dico che ci siamo
un po' seccati, stancati di questi “faremo”, “vedremo”, “istituiremo”,
aspettando che, come si suol dire, ci scappi il morto. Cerchiamo di agire in
maniera concreta e pragmatica, almeno tentiamo di farlo tutti insieme.
Il
caporalato, perché di questo stiamo parlando, è un fenomeno strutturale nel
mercato agricolo, nel mercato del lavoro, che va ad inficiare anche le imprese
che lavorano per bene, perché va a destabilizzare degli equilibri; ci sono
tantissime imprese nel mondo calabrese, imprese agricole oneste che lavorano,
imprenditori che lavorano con il sudore della fronte e che vedono inficiato il
loro lavoro a causa di fenomeni come quelli del caporalato.
E
allora, dove sta il problema? Ho sentito in questo dibattito, da chi mi ha
preceduto, nominare diverse proposte di legge da ogni parte, maggioranza e
opposizione, ma, signori, se le proposte di legge ci sono e oggi noi stiamo
parlando di questa strage, vuol dire che qualcosa non funziona. E qual è il
problema? Nella nostra Calabria le leggi vengono applicate tutte quante? Nella
nostra Calabria i contratti vengono fatti come dovrebbero essere fatti?
Evidentemente no. Quindi mancano un momento di controllo e di vigilanza.
Un
altro problema: i flussi migratori.
Presidente,
sono stata 8 anni in Parlamento a Roma e ho sentito parlare di immigrazione
spesso e volentieri a ridosso di ogni elezione politica. L'ha fatto Salvini,
oggi lo fa Vannacci e mi dispiace che nessuno si sia mai posto il problema se i
flussi migratori, specialmente nella nostra regione, siano stati gestiti in
maniera giusta e corretta, cioè se quelle persone sono state direzionate verso
il mondo del lavoro con legalità, con onestà, con i percorsi che devono essere
realizzati. Sfruttare questo tema per del consenso politico è veramente misero.
Fare
oggi, collega Mattiani, quasi un comizio sull'immigrazione lo trovo
inappropriato. So che lei deve rivendicare i muscoli della Lega, visto che in
Calabria siete rimasti in due, mi sembra, però lo trovo davvero inappropriato.
Altro
punto: i prodotti calabresi. Apprendo sempre attraverso i reel - oramai
ho capito essere il canale ufficiale – di quando andiamo ad esporre nelle fiere
e si fa una narrazione della Calabria Straordinaria pubblicizzando i prodotti
della nostra Calabria. Sono d'accordo, va benissimo, dobbiamo far vedere le
cose belle, nessuno qui è contrario o vuole male alla Calabria se non utilizza
l'aggettivo straordinario, ma quando si propongono e si mettono in vetrina quei
prodotti ci si chiede se tutta la filiera istituzionale è stata rispettata? Se
tutta la filiera che c'è dietro sia rispettata.
Mi
spiego meglio: dietro a quel prodotto, i lavoratori che ci sono dietro a quel
prodotto vengono trattati come devono essere trattati o hanno paura di andare
contro chi sta sopra di loro? Se chiedono 5 euro in più possono essere bruciati
vivi? Queste sono le domande che dovremmo porci.
Un
altro punto: PNRR e fondi di inclusione. Sono stati spesi realmente tutti per
gestire i flussi migratori e combattere quello che è il fenomeno del
caporalato? Evidentemente no.
Chiudo
con un tema che mi è molto caro, che è intimamente legato a quello del
caporalato. Qualche giorno fa leggevo con interesse un editoriale, ora non
ricordo da dove provenisse, mi perdoneranno i giornalisti, in cui si diceva che
in Calabria non si parla di 'ndrangheta, o meglio, scusatemi, la politica
calabrese non parla di 'ndrangheta. Allora, siccome io ho un vizio strano, però
ognuno ha i suoi, e cioè che vado a verificare le cose, mi sono presa il lusso
di andare a vedere quante volte è stata convocata la Commissione contro il
fenomeno della 'ndrangheta in questa Legislatura: una volta, se consideriamo
che la prima è quella di insediamento.
Allora,
delle volte chi non vive in una regione come la nostra - noi ci viviamo e
sappiamo le cose - per puro e mero consenso, si riempie la bocca di 'ndrangheta
e, poi, noi qua non siamo capaci di lavorare e di affrontare il problema.
Allora bisognerebbe fare una riflessione maggiore e mettersi a lavorare. E,
ripeto, gli strumenti ci sono tutti. Ci sono leggi, c'è tutto quello che ci
serve, fondi, tutto. Bisogna semplicemente mettere in atto quello che c'è.
Grazie.
Grazie,
collega Scutellà. Ha chiesto di intervenire il consigliere Rosa. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Con
riferimento ai fatti di Amendolara, penso che prima ancora di parlare di
caporalato si debba parlare di quello che è accaduto: un omicidio plurimo,
aggravato, che ha creato un disastro. Un disastro dal punto di vista culturale,
un disastro dal punto di vista della gestione di tante problematiche che sono
connesse ai flussi dell'immigrazione e all'impiego di persone, i cosiddetti
invisibili della società, nel settore dell'agricoltura. Però facciamo
attenzione, facciamo attenzione perché il fatto è avvenuto ad Amendolara, ma
non ci sono risultanze di indagine atte a corroborare qualsivoglia riferimento
all'impiego di queste persone, di questi agricoltori nel mondo e nel panorama
delle aziende agricole calabresi, perché da quelle che sono le prime indiscrezioni
che stanno emergendo dalle indagini queste persone non lavoravano presso
aziende calabresi. Quindi, nel momento in cui dall'opposizione si fa
riferimento al sistema fieristico, alle scaffalature, ai prodotti, fate molta
attenzione, perché nulla di quello che è accaduto pone ombre su quella che è la
gestione dell'agricoltura in Calabria.
Sul
caporalato esistono delle norme approvate dal Consiglio regionale. C'è la legge
regionale del 26 aprile 2018, la numero 9, che all'articolo 37 espressamente
pone delle indicazioni di natura amministrativa contro il caporalato e anche
contro i trasporti, che ritengo siano elemento centrale in questa vicenda, quei
furgoncini che girano e che portano manodopera nelle aziende agricole. Ma in
quali aziende agricole? Perché nel fatto concreto che è accaduto non si tratta
di aziende agricole calabresi. Ditemi se lavoravano in un'azienda calabrese
queste persone!
E,
allora, stiamo molto attenti a politicizzare una tragedia del genere con
manifestazioni in Calabria e con dichiarazioni che pongono delle ombre sul
sistema della produttività agricola e agroalimentare calabrese, in un momento
in cui la Regione Calabria ha investito tantissimo sull'agricoltura, in un
momento in cui le aziende hanno aumentato l'export, in un momento in cui, nel
sistema di fiere che voi tanto citate, le aziende calabresi sono esaltate,
sottoscrivono contratti, portano non solo prodotti genuini che hanno
un'importanza dal punto di vista commerciale, ma portano anche storie di tanti
coltivatori, di tante aziende che in Calabria operano nella legalità.
Non è
giusto che questo evento ponga ombre sul marketing territoriale calabrese, sul
sistema dell'agroalimentare! In questo dobbiamo essere attenti noi della
maggioranza, ma anche voi dell'opposizione, perché, nel momento in cui tramite
comunicati stampa e qui in Consiglio fate riferimenti chiari alla
partecipazione di aziende calabresi al sistema fieristico internazionale, voi
offendete chi in Calabria opera nella legalità, chi in Calabria produce con
legalità e chi in Calabria non sfrutta nessuno.
Quindi,
state molto attenti quando toccate questo argomento perché non tutto è illegale
in Calabria, non tutto è 'ndrangheta, ma c'è tanta onestà e tanta gente che
rispetta le leggi. Grazie.
Grazie,
collega Rosa. Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbuto. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente. Sono francamente imbarazzata, prendendo la parola quasi a
conclusione degli interventi, perché mi sento di condividere tutto quello che
hanno detto i colleghi e vorrei contestare il collega Rosa perché mi pare che
nessuno qui abbia avanzato o abbia ipotizzato che esistano ipotesi
investigative che possano condurre sicuramente e certamente alla responsabilità
di aziende calabresi. Un dato oggettivo, però, c'è: il fatto si è verificato ad
Amendolara, in Calabria, e l'abbiamo visto tutti ed è stata una cosa atroce.
Credo che chiunque abbia visto quelle immagini non abbia potuto rimanere
insensibile.
Si è
parlato tanto. Ho depositato nei giorni scorsi anche una proposta di legge, che
ho mutuato, grazie al mio staff, insieme al già collega Davide Tavernise, da
una sua proposta che aveva presentato nella precedente Legislatura e che è
stata oggetto di ostruzionismo al punto che è stata alla fine ritirata. Il
problema è che il problema non riusciamo a vederlo se non quando si verificano
queste tragedie. Il problema è la prevenzione: noi non siamo in grado di fare
prevenzione. Non siamo in grado. Non siamo in grado di offrire sicurezza a
queste persone. Non siamo in grado di offrire il salario minimo. Io stessa ho
presentato una proposta di legge pure sul salario minimo che dovrebbe garantire
queste persone, ma non è stato fatto niente.
E poi
vogliamo parlare del PNRR che la collega Scutellà ricordava? Il 30 giugno si è
chiuso il PNRR. Molti comuni, molti enti locali non potranno più andare a dire
determinate cose, ma anche la situazione abitativa indignitosa di queste
persone non si può assolutamente tollerare.
Ricordo,
peraltro, che un minimo di sensibilità occorre anche averla nei confronti dei
lavoratori.
L'anno scorso, di questi tempi, per esempio, il presidente Occhiuto aveva già emanato un'ordinanza che riguardava proprio il divieto di lavorare in determinati orari. Credo di potermi permettere di sollecitare di valutare la reiterazione di questo provvedimento che credo che sia più che sacrosanto; significa veramente molto.
Ripeto: l'unica cosa che vorrei che venisse evitata e che venisse affrontata invece in un sano confronto tra di noi è quella di mettere da parte la distrazione e l'ipocrisia nei confronti delle persone perché non ci si può commuovere per delle immagini atroci e poi voltarsi dall'altra parte e continuare.
Sono andata per due anni a scuola a Pisticci, ho attraversato la Strada Statale 106 e vedevo puntualmente, alzandomi prestissimo, i pulmini raccogliere questi poveri sciagurati. Non è possibile assistere e voltarsi dall'altra parte, poi indignarsi, partecipare. Io non ho potuto partecipare per motivi personali alla manifestazione di sabato, però vi garantisco che non è bello voltarsi dall'altra parte quando si vedono le persone che stanno soffrendo. E che non hanno sofferto solamente nel momento in cui veniva commesso questo tragico omicidio; soffrono ogni giorno, la sera, pensando eventualmente anche alla loro terra che hanno dovuto abbandonare, non certamente per motivi di piacere, ma per motivi di necessità e di bisogno. Vi ringrazio, scusate.
Grazie, collega Barbuto. Ha chiesto di intervenire il consigliere Ranuccio. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, buongiorno a lei e a tutti i colleghi consiglieri. Presumo che il mio sarà un intervento breve, atteso che gran parte di ogni possibile dissertazione è stata già effettuata, praticata, snocciolata in questo ampio e ancora non concluso dibattito. Però alcune considerazioni ci tenevo a farle in Aula, partendo dal presupposto che, come è già stato detto, ovviamente, quanto verificatosi è un fatto di una gravità e di una crudeltà inaudita e, probabilmente, anche per certi aspetti inimmaginabile alle nostre latitudini; potrà apparire anche superfluo, però ci tengo ancora una volta a sgomberare il campo da ogni possibile interpretazione malevola o maligna o anche equivoca, visto che comunque è un dibattito politico che ci vede su schieramenti opposti: nessuno o, meglio, sicuramente il sottoscritto non intende né direttamente né indirettamente attribuire una responsabilità al governatore Occhiuto, così come al Governo nazionale; allo stesso tempo nessuno di noi si è permesso - lo ribadisco ancora - di dire che tutte le imprese sono mafiose e sfruttano i lavoratori.
Però, il problema del caporalato o di questa schiavitù, per meglio identificarla, che continua ad essere praticata, che esiste da decenni, non solo in Calabria - è bene anche qui evidenziarlo - ma in molta parte dell'Italia, sicuramente in tutto il centro-sud, è una piaga sociale che c'è; come nessuno di noi può dire che non conosce il fenomeno, che non ha contezza, allo stesso tempo nessuno di noi può dirsi esente, seppur in minima parte, della responsabilità. Sicuramente qualcosa in più poteva essere fatto, qualche misura di contrasto e di controllo poteva essere introdotta.
È stato già detto: c'è una Legge nazionale, c'è anche una legge regionale che, se la memoria non mi tradisce, è stata approvata proprio su proposta del gruppo del Partito Democratico nel 2018, come veniva ricordato. Il problema è che quasi mai o quasi per nulla queste leggi hanno trovato applicazione, altrimenti non ci troveremmo qui a commentare ancora questi tragici episodi.
Questo omicidio efferato è la punta dell'iceberg di un fenomeno che c'è da anni e che attiene sicuramente allo sfruttamento di questi lavoratori, a migliaia, ma che abbraccia tematiche più complesse che sono la violazione della dignità di queste persone, che fuggono appunto alla ricerca di una vita migliore, mettendo a repentaglio tutto - lo sapete - vita, famiglia, e si ritrovano poi ad essere veri e propri schiavi. Persone che non sono più considerate tali ma delle vere e proprie cose, carne da macello da utilizzare, che vivono in condizioni assolutamente pietose.
Apro una piccola parentesi anche su questo: qualche giorno fa ho presentato un'apposita interrogazione rispetto ad un tema che è strettamente connesso, che è quello dell'alloggio, qui da noi le cosiddette baraccopoli; faccio riferimento per ora solo esclusivamente alle aree che più conosco da vicino: penso a quella famosa, purtroppo, di San Ferdinando. Anche qui, non solo - lo ricordava la collega Scutellà - dei 200 milioni di euro pare siano stati utilizzati solo circa il 10% - si tratta di fondi PNRR, peraltro con una scadenza fissata al 30 giugno, salvo proroghe, che rischiano di andare perduti - ma anche rispetto alle azioni messe in campo da questo governo regionale, circa 15 milioni di euro, ancora non si è ben capito destinati a farne cosa. L'idea è quella di trasferire di fatto la tendopoli di oggi tra San Ferdinando e Rosarno. Per farne cosa? Perché il rischio concreto è che noi chiudiamo e demoliamo un ghetto per farne un altro. Uno per farne due, uno a Gioia Tauro e uno nuovo a San Ferdinando, con delle denominazioni particolari in degli edifici che però mancano dei requisiti minimi strutturali; è bene ricordare che questi migranti, che sono persone, vivono - lo sappiamo tutti - in condizioni veramente disumane: senza luce, senza acqua, senza gas; dieci o quindici persone in pochi metri quadrati, ammassati l'uno sull'altro, senza alcun diritto, senza alcuna prospettiva di miglioramento della propria condizione familiare, con l'aggravante che, quando qualcuno si permette, non di alzare la testa, ma di rivendicare un diritto elementare, basilare, addirittura poi assistiamo a scene come quelle a cui abbiamo assistito. E, quindi, c'è da affrontare anche questo tema. Ma non voglio dilungarmi perché ho presentato un'interrogazione e aspetto la risposta che, come è giusto, arriverà. L'Assessore mi rassicura, ma non ho dubbi perché alle mie interrogazioni ho sempre ricevuto risposta puntuale, condivisibile o meno che fosse il merito della risposta.
È sicuramente un tema da affrontare anche con la condivisione di tante realtà associative che da sempre si impegnano nel campo dei diritti umani, ma anche degli amministratori, sui cui territori poi ricadranno le scelte di questo governo regionale e del Governo nazionale. Sicuramente, come evidenziava qualche collega, è un tema quello dell'immigrazione che non può essere sottaciuto o negato, al di là degli spot, e voglio un attimo alzare il respiro della discussione e farne una disamina nazionale.
Da anni ormai assistiamo agli slogan del Governo di destra e centrodestra che si dice contrario all’immigrazione clandestina; anche io sono contrario all'immigrazione clandestina, però nei fatti nessuna azione concreta è stata messa in campo, atteso che i numeri continuano a dirci che gli immigrati clandestini continuano ad aumentare, ad arrivare in maniera sempre più importante nel nostro territorio.
È un po' lo stesso ritornello che avviene sul tema della sicurezza - lo ricordava la collega Madeo: dite di essere un Governo di destra - parlo a livello nazionale - e quindi di contrastare le forme di insicurezza, siamo tutti per la legalità, però la percezione della sicurezza è sempre meno, soprattutto nelle grosse città.
Lo stesso esempio potrei farlo sul tema delle tasse e della pressione fiscale. Accusate noi di voler mettere le tasse, siete al Governo da oltre quattro anni e la pressione fiscale è ai massimi storici. La verità è che questo fenomeno della schiavitù, del caporalato, così come tutta la filiera agroalimentare, quella parte illecita, quella parte viziata dal malaffare deve essere regolamentata e noi, attraverso questo tavolo che andremo con molta umiltà ad istituire, ci faremo anche promotori di qualche proposta.
Una prima proposta, che può apparire banale, ma potrebbe in qualche misura aiutare a dare una certa stabilità e a regolarizzare tutto il fenomeno, è quella di una piccola contribuzione, anche di un centesimo al chilo, che possa servire alle imprese, innanzitutto per dare, per esempio, una casa degna agli operatori per poi regolarizzare il trasporto e quello che viene messo in campo. Misure che si aggiungono a quelle già previste, come, ad esempio, quelle della premialità. La verità però è che se non vogliamo - e vado a chiudere - ritrovarci tra qualche mese, tra qualche settimana o tra qualche anno a dover commentare l'ennesimo spiacevolissimo episodio, è il caso di mettere da parte le chiacchiere, le passerelle - qualcuno le definisce invece manifestazioni importanti - come quella alla quale anche io ho partecipato, per dare innanzitutto attuazione concreta agli strumenti normativi che già ci sono; ripeto: c'è una Legge nazionale, una legge regionale, si possono per carità presentare nuove proposte di legge, nuove modifiche alla legislazione attuale, però occorre spingere innanzitutto sul nuovo approccio culturale al tema, anche risolvendo qualche diversità di veduta.
Caro Presidente, io sono d'accordo con lei, anche col nuovo Sindaco di Reggio, quando dice che è giusto aprirsi a nuove frontiere; penso all’iniziativa del governo regionale sui centri per l'impiego in Tunisia, per importare manodopera regolare, formata, che possa dare un contributo alle nostre imprese, anche perché, senza prenderci in giro, gli italiani purtroppo molti lavori ormai non vogliono più farli, quindi è bene regolarizzare e dare un futuro stabile ai nostri imprenditori.
Però, mettetevi d'accordo perché c'è qualche altro grande esponente, penso al leader della Lega - non voglio parlare per ora di Vannacci perché rabbrividisco solo all'idea - che invece dice che non dobbiamo importare in Calabria il terzo mondo; questa è una dicotomia profonda che avete al vostro interno.
Noi siamo per l'integrazione regolare, siamo per legalizzare chi presta un'opera lavorativa fondamentale per tutto il comparto agroalimentare, siamo per i controlli, i controlli che non devono partire però dopo la tragedia con l'ennesimo tavolo in prefettura, dopo che ormai si è consumato il fatto o il danno. Servono controlli, serve potenziare l'ispettorato del lavoro, perché veramente operi continuamente su tutti i nostri territori, e serve anche una forte opera di repressione, che in questo caso non è una brutta parola, proprio per evitare di dover commentare e parlarci addosso su fatti di così grave entità.
Grazie, collega Ranuccio. Ha chiesto di intervenire il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.
Grazie, signor Presidente. Intanto, la ringrazio per aver inserito all'ordine del giorno questo importante punto che ci consente una riflessione e di avere un momento di confronto su un tema importante; esprimiamo intanto una ferma condanna per quanto è accaduto e contestualmente cordoglio, vicinanza e solidarietà alle famiglie e a tutta la comunità di Amendolara; si tratta di un episodio che riporta con drammaticità al centro dell'attenzione una realtà che non possiamo considerare certamente episodica: le condizioni di grave marginalità e le violenze connesse al caporalato.
Il contrasto al caporalato e lo sfruttamento del lavoro, in particolare nei confronti dei lavoratori migranti, non è certo un tema settoriale. È una questione che riguarda insieme la legalità, la dignità del lavoro e la qualità del nostro sistema produttivo. Parliamo di un fenomeno che, come evidenziano i dati ufficiali del Ministero del Lavoro, si manifesta attraverso forme illegali di intermediazione della manodopera, accompagnate da violazioni sistematiche dei diritti fondamentali: salari non adeguati, orari fuori da ogni regola, condizioni di sicurezza spesso inesistenti. È un fenomeno che colpisce in modo prevalente i lavoratori migranti, perché probabilmente e certamente più esposti sotto il profilo sociale, abitativo e in molti casi anche giuridico. Bisogna evidenziare che non siamo assolutamente di fronte ad episodi isolati.
I dati recenti ci parlano di un problema strutturale. Sono molti i casi riconducibili a lavoratori in nero e a condizioni di sfruttamento. Allo stesso tempo, però, io oggi vorrei evidenziare con chiarezza e ricordare un aspetto importante: i lavoratori stranieri rappresentano una componente essenziale nel nostro sistema economico; parliamo di milioni di persone che contribuiscono in maniera significativa alla produzione di ricchezza e al funzionamento di intere filiere, a partire da quella agricola. Questa penso sia una riflessione importante alla quale tutti noi siamo chiamati, perché è evidente che fa emergere una contraddizione: da un lato, il bisogno reale di manodopera, dall'altra, la presenza di circuiti illegali che trasformano quel bisogno in occasione di sfruttamento. E non possiamo per niente ignorare che in alcuni casi questi fenomeni si intrecciano con contesti di illegalità più ampi, arrivando a produrre situazioni di grave marginalità e talvolta episodi drammatici che colpiscono profondamente le nostre comunità, come purtroppo è avvenuto.
Nonostante il nostro ordinamento si sia dotato negli anni di strumenti importanti, strumenti repressivi, strumenti preventivi e di governance, politiche di inclusione sociale, che certamente dopo di me saranno evidenziate, tuttavia, dobbiamo con onestà dire che questi interventi evidentemente, seppur importantissimi, non sono bastevoli, non sono sufficienti visti i dati e visti gli accadimenti. Il fenomeno continua a esistere perché trova spazi in squilibri reali tra domanda e offerta di lavoro, tra legalità e convenienza economica, tra bisogni produttivi e fragilità sociali.
Il contrasto al caporalato non è soltanto una battaglia contro l'illegalità, riguarda la qualità del lavoro, la tenuta del nostro sistema produttivo e, prima ancora, la dignità della persona. Per la Calabria è una sfida che incrocia sviluppo, coesione sociale e governo del territorio. È necessario sempre di più un approccio integrato che superi la sola dimensione repressiva e punti su prevenzione, inclusione e responsabilità delle filiere produttive. Solo così sarà possibile coniugare sviluppo economico e diritti, rafforzando la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini. La nostra è, in definitiva, una sfida in linea con il modello di sviluppo che vogliamo costruire per la nostra regione. Una Calabria che cresce, come sta crescendo, non può permettersi che da una parte del suo sistema produttivo, seppur da una piccola parte, ci si regga su condizioni di sfruttamento e non può accettare che il lavoro, anziché essere strumento di emancipazione, diventi fattore di marginalità. Nell'evidenziare e ringraziare l'elevato numero di imprenditori agricoli che in Calabria operano nella legalità, nel rispetto del contratto collettivo nazionale e delle norme di settore, ritengo sia sempre più necessario un impegno condiviso, concreto e continuo.
È su questo terreno che siamo chiamati a lavorare con responsabilità istituzionale, ma anche con la consapevolezza che dietro i numeri e gli episodi ci sono persone, ci sono storie, ci sono comunità. E sono proprio queste comunità che ci chiedono in maniera sempre più forte risposte credibili all'altezza della complessità del problema, in applicazione certamente della normativa vigente, ma soprattutto con un impegno condiviso e sinergico da parte di tutte le istituzioni, ognuno per la propria parte. Grazie.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.
Grazie, buongiorno Presidente, Giunta, colleghi consiglieri. Ho ascoltato con molto interesse gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. È evidente che siamo ancora tutti molto scossi e molto provati per quello che è successo qualche giorno fa ad Amendolara; è altrettanto evidente, quindi, che il dibattito di cui oggi ci occupiamo deve tenere un comportamento che sia rispettoso della tragedia che ha colpito i quattro lavoratori e che più in generale ha colpito la nostra regione. Questo non significa però tacere delle responsabilità che ci sono dietro questa tragedia, tacere delle responsabilità che hanno visto morire delle persone sfruttate e ridotte in schiavitù, persone che purtroppo diventano visibili soltanto dopo morte.
Non possiamo cioè fare finta di scoprire quello che accade intorno a noi soltanto dopo che si verifica l'ennesima atrocità. È un “mai più”, Presidente, che ci ripetiamo da circa quarant'anni, dalla prima morte che fece scalpore, quella di Jerry Essan Masslo. Da allora sono passati quarant'anni, eppure continuiamo a fare finta di niente di fronte a storie che, in qualche modo, si somigliano tutte le une con le altre. Si inizia con le minacce, i ricatti, poi arrivano le botte, i salari da fame, le giornate di lavoro cancellate. Eppure, si continua a far finta di non vedere, come se non sapessimo dell'esistenza delle baraccopoli, come se non conoscessimo dove si trovano le baraccopoli, come se non esistessero fiumi di denunce, di inchieste giudiziarie, di relazioni parlamentari, di appelli da parte delle associazioni e da parte dei sindacati.
Sapevate tutto, e il dibattito oggi non si può ridurre a un elogio dell'imprenditoria sana e onesta calabrese. Di fronte a quattro persone bruciate vive, il dibattito in quest'Aula non può essere l'elogio dell'imprenditoria sana e onesta calabrese. È troppo comodo, lo dico anch'io. Anche io mi iscrivo tra coloro che elogiano l'imprenditoria sana e onesta della nostra regione. Però non possiamo continuare a fare finta di non vedere, perché anche voi sapete benissimo che esistono imprese e aziende nella nostra regione che costruiscono la loro competitività sullo sfruttamento.
Sapete benissimo che probabilmente il caporalato o padronato non esisterebbe se non ci fosse la complicità di parte dell'imprenditoria regionale calabrese. Forse sono cose che non conoscete da quarant'anni. Forse sono cose che non conoscete neanche dall'approvazione della prima legge nazionale di contrasto al caporalato, la numero 199 del 2016. Senza dubbio lo sapete - in molti l'avete citata - dal 26 aprile 2018, quando il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Arturo Bova, licenziò la legge numero 9. In molti avete citato l'articolo 37, in pochi avete detto cosa c'è scritto in questo articolo 37. È importante che ricordiamo a cosa si è vincolata la Regione Calabria dall'aprile del 2018. Si prevedevano misure di semplificazione amministrativa per valorizzare e incentivare le attività economiche del settore agricolo, delle imprese che scelgono di operare con legalità e sicurezza, contrastando ogni forma di caporalato e sfruttamento; si prevedeva la concessione in via prioritaria di beni a destinazione agricola a coloro che svolgono attività di agricoltura sociale; si prevedeva la stipula di convenzioni per l'introduzione del servizio di trasporto gratuito per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che coprisse l'intero itinerario casa-lavoro.
Parliamo di persone bruciate vive dentro il furgone dei loro padroni, dei loro caporali che le hanno chiuse lì dentro, togliendo le maniglie per evitare che potessero uscire.
Si prevedeva l'istituzione di presidi medico sanitari mobili per assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso; contributi agli enti locali e alle organizzazioni non profit, concessionarie di beni per realizzare centri di servizio e di assistenza sociosanitaria. Si prevedeva, finanche, la distribuzione gratuita di acqua e viveri di prima necessità per i lavoratori stagionali, oltre al potenziamento delle attività di tutela e informazione dei lavoratori, attivazione di sportelli informativi e istituzione di corsi di lingua italiana e formazione lavoro. Bene, ho verificato, questa legge è ancora in vigore, non è stata modificata, anzi la Regione ha rilanciato le attività e l'impegno di contrasto al caporalato perché nel 2022, l'allora assessore alle politiche sociali, Minasi, gioiva giustamente per, cito testualmente, “l'approvazione su sua proposta del tavolo regionale di contrasto al caporalato in attuazione del programma Su.Pr.Eme, Sud, protagonista nel superamento delle emergenze, attivato con i fondi comunitari della programmazione FAMI, ovvero Fondo Asilo Migranti e Integrazione”. Questo tavolo doveva servire a favorire il confronto e lo scambio di informazioni e, nelle intenzioni dell'allora assessore della Giunta, doveva rappresentare un passaggio significativo per il contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, obiettivo prioritario e non più procrastinabile della Regione Calabria; tanto è vero che si prevedeva che questo tavolo rimanesse attivo in maniera permanente fino al 31 dicembre del 2027, in concomitanza con la scadenza della programmazione comunitaria ad esso collegata. Noi non abbiamo contezza degli esiti di questo tavolo, di quante volte si sia riunito, dei dossier che doveva produrre rispetto al caporalato. Facendoci un'idea, probabilmente non ce ne sono stati di questi risultati, non sono stati raggiunti questi obiettivi, atteso che, quattro anni dopo, esattamente lo scorso 1° maggio, l'attuale assessore Pasqualina Straface, intervenendo al primo incontro del tavolo regionale di contrasto al caporalato, dichiarava che “il tavolo non rappresenta un adempimento formale, ma uno strumento concreto di responsabilità istituzionale fondato su responsabilità collettiva, ascolto e programmazione”. Si potrebbe pensare che si tratti di un altro tavolo. In realtà no, perché anche questo si inserisce nella strategia Su.Pr.Eme. È lo stesso identico tavolo che doveva - cito testualmente – “cambiare definitivamente paradigma, superando l'approccio emergenziale”. Come se non bastasse - lo ha ripetuto anche oggi intervenendo in Consiglio - la Presidente della sesta Commissione, Santoianni, decideva di “avviare una riflessione seria e individuare ogni possibile iniziativa utile a rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto al caporalato, attraverso un tavolo di confronto permanente”.
Presidente, ho perso il numero e il conto dei tavoli. C'è una vasta gamma di scelta di tavoli da fare invidia all'Ikea. Faccio una proposta io: uniteli questi tavoli, sintetizzateli in un tavolo, in un tavolo soltanto.
Ma il problema non è neanche questo, perché è chiaro che tra di voi
non vi parlate e la programmazione viene fatta a compartimenti stagni. Il
punto, Presidente, è un altro. Il punto è che le misure esistevano, le leggi
esistevano e voi purtroppo siete
rimasti fermi, inerti!
Questo è il riflesso di un Paese che si indigna per due giorni e
dimentica per anni, lo specchio di un governo che discute in maniera ossessiva
e ossessionata di immigrazione – da qualche tempo anche di remigrazione – e non
discute quasi mai di sfruttamento.
Un Governo nazionale che sbraita quando si parla degli sbarchi e tace
quando si tratta di schiavitù.
Vi indignate quando vedete i furgoni bruciati e non dite nulla di fronte
ai tre euro l'ora percepiti dai lavoratori!
Piangete di fronte alle bare con dentro i corpi carbonizzati e non dite
nulla di fronte ai contratti falsi, alle violenze fisiche e verbali, al racket
degli alloggi, ai furgoni con dentro stipati esseri umani!
Altro che responsabilità condivisa! Altro che costituzione di parte
civile!
Avete le mani sporche di sangue!
Questa tragedia poteva essere evitata semplicemente applicando la legge
regionale che questa stessa Regione ha approvato.
Se fossero stati attuati gli strumenti di cui questa stessa Regione si è
dotata, probabilmente oggi non staremmo commentando l'ennesimo delitto,
l'ennesimo crimine, l'ennesima atrocità che inizia da lontano, che parte con le
minacce, con le botte, con i salari da fame e arriva a calpestare, giorno dopo
giorno, passo dopo passo, un pezzettino alla volta, la dignità dell'essere
umano.
Come recitava Fabrizio De Andrè: “Per quanto vi crediate assolti, siete
per sempre coinvolti”.
Mentre oggi discutiamo, lanciamo proposte, facciamo un minuto di
silenzio per ricordare le quattro vittime di Amendolara, anche stamattina, come
ogni mattina alle quattro, oltre 30 mila lavoratori si sono alzati, si sono
recati nei campi con mezzi di fortuna e hanno lavorato per portare sulle nostre
tavole – anche sulle nostre tavole – i prodotti della nostra terra e tra
qualche ora, forse, faranno ritorno a casa, se casa si possono definire gli
stanzoni nei quali sono costretti a vivere; e lo faranno ancora una volta in
solitudine, senza certezze, senza tutele, soltanto con la speranza di
sopravvivere un giorno in più. Grazie.
Grazie, consigliere Falcomatà. Ha chiesto di intervenire il consigliere
Giannetta. Ne ha facoltà.
Grazie. Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Presidente della
Giunta regionale, assessori, prima di ogni considerazione politica o di ogni
valutazione istituzionale, desidero in quest'Aula rivolgere un pensiero alle
vittime della strage di Amendolara.
Quattro ragazzi, quattro giovani vite spezzate, tra i 19 e i 29 anni che
erano venuti in Italia per lavorare, raccoglievano fragole nei campi, cercavano
un'opportunità per migliorare sé stessi e le loro famiglie, ma sono morti
carbonizzati.
Non si può morire così, non si può perdere la vita in modo così atroce,
disumano e inaccettabile.
Di fronte a una tragedia di tale portata non esistono appartenenze
politiche, ma soltanto il dovere delle Istituzioni di stringersi attorno alle
famiglie delle vittime e di affermare con forza che la dignità della persona e
del lavoro vengono prima di ogni cosa.
La Magistratura accerterà responsabilità, moventi e connivenze; sarà
compito degli inquirenti fare chiarezza sull’accaduto e sugli interessi che si
nascondono dietro una vicenda così drammatica.
Ciò che oggi possiamo dire è che questa strage ha acceso i riflettori
sul dramma dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, uno sfruttamento che
può annidarsi nei campi dove si raccolgono fragole, pomodori, agrumi e altri
prodotti agricoli.
Uno sfruttamento che non appartiene alla Calabria e che non può essere
attribuito a una singola terra, ma che si manifesta ovunque attecchiscono
organizzazioni criminali spietate, ovunque la vita umana venga considerata un
mezzo e non un fine, ovunque il valore della persona venga ridotto a zero.
La vita di questi quattro ragazzi è stata spezzata da una violenza
feroce che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe maturata all'interno
dello stesso contesto di provenienza delle vittime.
Circostanze che dovranno essere rigorosamente accertate, così come
dovranno essere accertate eventuali connivenze e responsabilità criminali
legate agli ambienti dello sfruttamento.
Proprio per questo oggi dobbiamo essere chiari.
La Calabria non è questo! La Calabria non può essere identificata con
chi sfrutta, con chi minaccia, con chi ricatta o riduce il lavoro a schiavitù,
e non può nemmeno tacere di fronte a simili atrocità. Per questo, la Calabria
si unisce nel dolore e nel cordoglio, ma anche nella difesa del diritto di ogni
lavoratore, italiano o straniero che sia, a svolgere il proprio lavoro in
condizioni di sicurezza, legalità e dignità.
Per questa ragione condividiamo la scelta annunciata dal presidente
Occhiuto di costituire la Regione Calabria parte civile nei procedimenti che
nasceranno dalla vicenda di Amendolara, reputandola una scelta giusta, che
afferma un principio semplice, ma fondamentale: la Calabria sta dalla parte
delle vittime, della legalità e del lavoro regolare.
Per affermare la verità, bisogna evitare semplificazioni e
generalizzazioni.
Il caporalato è un fenomeno diffuso a livello nazionale, con un
epicentro storico e quantitativo concentrato nel Mezzogiorno, in particolare in
Puglia, Calabria, Campania e Sicilia.
Un fenomeno in forte crescita anche nelle regioni del centro nord,
specialmente in Lombardia, Veneto, Piemonte, all'interno di filiere agricole ad
alto profitto.
Non consentiremo che quanto accaduto venga utilizzato per rappresentare
la Calabria come terra di sfruttamento o per infangare un intero comparto
produttivo.
Sappiamo che l'agricoltura calabrese non è questa, che migliaia di
imprenditori agricoli ogni giorno rispettano le regole, investono, producono
qualità, garantiscono occupazione e tengono in piedi uno dei settori più
importanti dell'economia calabrese: chi sfrutta, utilizza il lavoro nero e
lucra sulla disperazione delle persone è un nemico dei lavoratori, ma anche un
nemico degli imprenditori onesti perché altera il mercato, pratica concorrenza
sleale e danneggia l'immagine delle produzioni calabresi.
Per questo la battaglia contro il caporalato non è una battaglia
“contro” l'agricoltura, ma “per” l'agricoltura; una battaglia per difendere il
lavoro regolare, la dignità della persona e la credibilità delle imprese.
Bisogna però avere anche la consapevolezza che il caporalato non è
soltanto un problema di ordine pubblico, una questione che riguarda le Procure,
le forze dell'ordine o le aule dei Tribunali, bensì un fenomeno complesso che
si alimenta della vulnerabilità delle persone, dell'isolamento sociale, della
mancanza di servizi, dell'assenza di trasporti adeguati, delle condizioni
abitative degradate e talvolta anche degli squilibri che attraversano la
filiera agroalimentare.
In Italia il fenomeno sta cambiando forma, passando dai grandi ghetti
visibili a forme di caporalato diffuso e lavoro grigio, in cui i lavoratori
vengono formalmente contrattualizzati, ma per un numero di giornate reali
nettamente superiori a quelle dichiarate nella busta paga. Questo fenomeno si
intensifica in contesti in cui il valore del prodotto agricolo viene compresso
eccessivamente.
Quando i margini si riducono lungo la filiera, il rischio è che il costo
del lavoro diventi la variabile sulla quale qualcuno tenta di scaricare queste
pressioni e per questo la risposta deve essere ferma contro chi sfrutta, ma
deve essere anche lungimirante e strutturale.
La Regione Calabria, grazie agli assessori Calabrese e Gallo, attraverso
attente politiche attive del lavoro e azioni politiche mirate per il comparto
agricolo non è stata ferma, ma ha affrontato queste urgenze con iniziative
mirate ad aiutare la regolarità nella conduzione delle imprese, favorire
l'inclusione e l'accoglienza temporanea di chi vive e viene in Calabria a
lavorare nei campi.
La Regione Calabria, come sappiamo, non ha funzioni ispettive o di
ordine pubblico, ma sta contrastando lo sfruttamento e l'emarginazione del
settore agricolo attraverso i progetti europei “FAMI”, “Su.Pr.Eme” e
“IN.C.I.P.I.T.” – li cito solamente perché sono sicuro che entreremo nel merito
della questione – e ha intrapreso azioni di contrasto al caporalato attraverso
il coordinamento tra Istituzioni, Prefetture, parti sociali e organismi di
controllo per rafforzare le politiche di prevenzione e integrazione dei
lavoratori.
Parallelamente, sul comparto agricolo sta portando avanti un immane
lavoro di valorizzazione delle produzioni agricole con politiche mirate a
restituire dignità al lavoro agricolo. Ne sono testimonianza i dati
incontrovertibili di una Calabria che incrementa le produzioni, che è presente
nei mercati, che è prima nel biologico in Europa e che orienta i giovani a
investire nel comparto agroalimentare.
Certo, ciò non è bastato a sconfiggere la disumanità che genera morte, e
dice bene il presidente Occhiuto, riporto le sue parole in modo tale che possa
essere chiaro: “Il caporalato è la tragica conseguenza dei flussi migratori di
massa favoriti per anni dalle forze politiche di centrosinistra”.
Con l'attuale governo Meloni i flussi sono stati notevolmente ridotti e
tanto lavoro è stato fatto per contenere la criminalità generata
dall'immigrazione clandestina.
Gli sbarchi di massa hanno alimentato un giro d'affari miliardario per
la criminalità organizzata internazionale basato sul traffico di esseri umani,
generando reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento
lavorativo, caporalato e tratta di persone.
A livello locale, l'afflusso continuo non rende semplici le operazioni
di controllo capillare del territorio, figuriamoci nei campi.
Certamente occorre rafforzare i controlli e colpire chi opera
nell'illegalità, ma allo stesso tempo bisogna continuare a valorizzare le
aziende sane, sostenere le filiere trasparenti, promuovere marchi di qualità,
che distinguono le imprese virtuose, e difendere il giusto prezzo dei prodotti
agricoli e del lavoro di tutta la filiera.
L'etica, la sostenibilità, la legalità devono essere infatti garantite
in tutta la filiera.
Se il lavoro viene pagato il giusto, il valore del prodotto equamente
distribuito e le imprese sostenute nel rispetto delle regole, lo spazio per lo
sfruttamento si riduce notevolmente.
La vera sfida non è soltanto reprimere il caporalato quando emerge,
bensì costruire un sistema agricolo nel quale il caporalato non trovi più
spazio.
In questo senso, considero particolarmente importante ciò che è accaduto
venerdì nella nostra Città: da un lato, il vertice straordinario in Prefettura
alla presenza del Ministro del lavoro, dei Sottosegretari di Governo nazionale,
del Presidente della Giunta regionale, Occhiuto, degli assessori regionali
Gallo e Calabrese, ai margini della Festa dell'Arma dei Carabinieri che si è
svolta a Reggio Calabria alla presenza della Presidente del Consiglio dei
ministri, Giorgia Meloni; dall’altro, il lavoro svolto dalla Commissione
agricoltura - faccio i complimenti alla presidente Santoianni che ha ascoltato
le organizzazioni sindacali per raccogliere proposte e indicazioni concrete -
non è da meno.
Da quell'audizione è emerso un dato importante su alcune priorità
fondamentali: esiste una larga convergenza. I sindacati hanno indicato
questioni che riguardano la prevenzione primaria ancora prima della
repressione.
Penso al tema dei trasporti: in molte aree agricole il caporale diventa
indispensabile perché è l'unico a garantire il collegamento tra i luoghi di
residenza e i campi. Spezzare questo monopolio significa restituire libertà e
autonomia ai lavoratori, anche se non è facile, considerato che la maggior
parte delle imprese agricole hanno da tre a quattro lavoratori, quindi,
immaginate quanti pulmini, ad esempio, dovremmo avere per andare in giro in
tutta la regione.
Penso al tema degli alloggi sociali e delle soluzioni abitative
dignitose per i lavoratori stagionali; dove esistono ghetti, baraccopoli e
condizioni di marginalità, il terreno dello sfruttamento diventa
inevitabilmente più fertile.
Penso alla proposta di valorizzare le aziende virtuose attraverso marchi
di qualità e strumenti di premialità che consentono ai consumatori di
riconoscere chi produce nel rispetto dei contratti, della sicurezza e della
dignità del lavoro.
Sono tutte proposte concrete, equilibrate e condivisibili.
Proposte sulle quali la Regione Calabria è già in prima linea, così come
lo è già per rafforzare l'applicazione delle leggi esistenti che richiedono la
collaborazione di tutti.
Ecco perché guardiamo con favore alla proposta, emersa nel corso dei
lavori della Commissione, di istituire presso il Dipartimento agricoltura della
Regione Calabria un tavolo tecnico permanente che coinvolga Istituzioni,
organizzazioni datoriali, sindacati e tutti i soggetti interessati.
Ben venga una sede stabile di confronto, un rafforzamento della
strategia regionale che tenga insieme legalità, trasporti, accoglienza,
politiche del lavoro e sostegno delle imprese sane.
Da accogliere con grande favore anche la decisione assunta dal Ministero
del lavoro e del Governo nazionale, riunito in Prefettura a Reggio Calabria, di
dichiarare guerra al caporalato con una campagna di ispezioni aggiuntive per
tutta l'estate su tutto il territorio nazionale e su tutto il comparto agricolo
per contrastare lo sfruttamento, ma ancor di più per consentire ai lavoratori e
imprenditori onesti di ribadire la propria scelta di qualità. Perché è vero che
il caporalato non si combatte soltanto nelle aule dei Tribunali, ma si combatte
anche costruendo alternative, rendendo più semplice il lavoro regolare e più
difficile quello illegale, rafforzando i controlli, ma anche eliminando quelle
condizioni di vulnerabilità che consentono ai caporali di esercitare il proprio
potere.
È necessario poi prendere atto che questa battaglia, in particolare nel
comparto agroalimentare, si può vincere facendo squadra con le imprese sane
che, non dimentichiamo, sono anch'esse vittime dell'attività illecita del
caporale, subendo una concorrenza sleale che si ripercuote sul prezzo finale
dei prodotti venduti.
Concludendo, mi auguro e sono certo che la Calabria saprà trasformare il
dolore e l'indignazione di questi giorni in un'occasione per rafforzare la rete
di protezione delle proprie imprese agricole e del lavoro regolare. Lo dobbiamo
alle vittime di Amendolara, ai lavoratori sfruttati, agli imprenditori onesti,
alla reputazione della nostra terra.
La risposta delle Istituzioni deve essere inflessibile contro chi
sfrutta e altrettanto forte nel sostenere chi produce rispettando le regole.
Questa è la Calabria che vogliamo: una Calabria che non nega i problemi
ma li affronta, che non si arrende all'illegalità, che difende insieme lavoro,
impresa, sicurezza e dignità della persona. Grazie.
Grazie, consigliere Giannetta. Ha chiesto di intervenire la consigliera
Iiriti. Ne ha facoltà.
Buongiorno, Presidente, grazie. Un saluto al presidente Occhiuto, alla
Giunta regionale e a tutti i colleghi.
Si è detto già molto rispetto al tema del caporalato. Il mio intervento
sarà breve, però ritengo che alcune precisazioni siano doverose.
Innanzitutto,
vorrei rivolgermi al consigliere Falcomatà, perché ritengo che si scuotano le
coscienze enfatizzando un fatto di una gravità estrema.
Le nostre coscienze sono già state scosse da una tragedia immane, che
veramente ha segnato non solo la Calabria, ma tutta l'Italia.
Il fenomeno del caporalato non è presente solo in Calabria ma, come
diceva anche il consigliere Bruno, affonda radici lontane, quindi, ritengo
gravissimo quanto detto dal consigliere Falcomatà quando ha dichiarato: “Voi
avete le mani sporche di sangue”.
Le mani sporche di sangue forse le abbiamo tutti allora, perché la
riflessione, caro consigliere Falcomatà, è doverosa.
Il caporalato, affondando radici lontane, evidentemente è un tema che
cerca risoluzione fin dalla notte dei tempi e trovo profondamente sbagliato che
si pongano sullo stesso piano la Calabria straordinaria con la Calabria del
caporalato, così come in tutta Italia.
La Calabria straordinaria è sintomatica di una politica sana e di
aziende sane che sanno lavorare, che rispettano le regole.
Nessuno in quest'Aula ha negato che esista in Calabria come in Italia il
fenomeno del caporalato. Nessuno lo sta negando; anzi, ritengo che proprio
dagli scranni di quest'Aula e della maggioranza si debba alzare un grido forte
contro il caporalato.
Nessuno sta negando questo fenomeno, anzi, noi lo contrasteremo perché,
qualora vi fossero aziende che volessero sfruttare avvalendosi del lavoro nero
per fare guadagni, noi non lo consentiremo e lotteremo con tutti gli strumenti
possibili affinché questo non avvenga.
Se qualcosa non ha funzionato, un interrogativo ce lo dovremmo porre
tutti, in primis la politica, certamente, di destra e di sinistra, anche se
negli ultimi periodi molto è stato fatto dal governo Meloni, come ribadito
anche in occasione del vertice in Prefettura dalla ministra del lavoro
Calderone, la quale addirittura con il decreto-legge numero 145 all'articolo
18-ter, prevede anche un assegno di inclusione e un permesso di
soggiorno a tutti i lavoratori che riescano a denunciare le condizioni di
sfruttamento.
Certamente molto si deve fare e ne siamo consapevoli, ma ritengo che la
responsabilità sia diffusa, perché non dobbiamo pensare sempre e solo alla
politica. Ci sono gli organi di stampa, i sindacati, gli ispettorati del
lavoro; è chiaro che qualcosa non funziona anche nel livello del controllo ed è
per questo che richiamiamo prima di tutto noi stessi, ma anche tutti gli organi
che hanno poteri ispettivi e di controllo; i sindacati che hanno il potere
anche di recarsi sui luoghi di lavoro e di non rimanere negli uffici.
Chiaramente, questo problema ci deve vedere su un fronte comune. Consigliere
Falcomatà, non è additando che si risolvono le problematiche!
Anche San Ferdinando è stato un luogo di sfruttamento, lo è tuttora, e
non mi pare che lei non avesse alcun ruolo perché lei è stato Sindaco della
Città metropolitana.
Ognuno cerca di fare quello che può e riteniamo che quanto fatto sia
stato insufficiente, tant'è che la convocazione urgente della Sesta Commissione
- ringrazio la presidente Santoianni - ha rappresentato un passo importante, di
solerzia, in cui sono stati invitati principalmente i sindacalisti di
categoria, perché solo insieme e unendo le forze si può sconfiggere un fenomeno
così grave, così brutale.
Sicuramente dovremmo muoverci anche sul piano del controllo e sono
d'accordo con il consigliere Bruno quando dice che anche la Commissione contro
il fenomeno della 'ndrangheta si dovrà riunire. Non sono d'accordo con la
consigliera Scutellà perché non si possono gettare ombre riducendo la lotta
alla 'ndrangheta con il numero delle sedute di Commissione convocate.
Mi dispiace, non ci sto!
Qui si lotta contro la 'ndrangheta, contro il caporalato con tutte le
nostre forze perché vogliamo una Calabria che sia veramente sana.
Non reputo costruttivo l'additamento a una parte politica.
Ho apprezzato, invece, l'atteggiamento in Sesta Commissione della
consigliera Madeo, con la quale si è fatto un discorso veramente comune perché
non ci possono essere steccati ideologici su temi di estrema gravità.
Non si può approfittare delle condizioni di vulnerabilità per ledere la
libertà degli uomini.
Per questo dovremo cercare, attraverso il tavolo tecnico che, per
esempio, è stato istituito all'interno della Sesta Commissione, ma anche
attraverso il contributo di tutti, di sconfiggere un fenomeno così grave.
Il mondo dell'agricoltura, ma anche quello dell'edilizia, è alquanto
complesso e articolato, quindi, serve veramente un'azione interforze per
riuscire a ottenere dei risultati importanti, perché il fenomeno potrebbe
essere anche in espansione.
Abbiamo sentito gli ultimi fatti che sono accaduti, purtroppo non solo
in Calabria, ma in Lombardia, in Puglia.
La criminalizzazione delle aziende non è un fatto positivo. Noi
stigmatizziamo quelli che sono i comportamenti insani delle aziende, perché
avvalersi di caporali per il reclutamento di manodopera è gravissimo e, quindi,
lotteremo qui in questa sede a livello legislativo con ispezioni.
Come preannunciato anche dalla ministra Calderone, ci saranno dei
rafforzamenti sui controlli per tutti i mesi estivi e speriamo di aumentare
anche gli organici di coloro che sono deputati al controllo.
Ben venga il tavolo in Prefettura, la convocazione di questi organi,
perché è chiaro che le responsabilità sono diffuse anche rispetto a questi
organi di controllo.
Noi stiamo già lavorando per ampliare strumenti di contrasto, ad
esempio, per un'asseverazione di conformità dei rapporti di lavoro con una
certificazione che potrebbe rafforzare l'affidabilità e la reputazione delle
aziende.
Rispetto poi alla manifestazione: ben vengano le manifestazioni - ci
mancherebbe pure - per esprimere la solidarietà, ma non mi pare che le
manifestazioni abbiano un carattere preventivo, tant'è che Maurizio Landini ha
organizzato una manifestazione all'indomani del verificarsi di un episodio di
questa gravità.
Seppur sia una libera scelta, non è partecipando alle manifestazioni che
si concretizza la lotta al caporalato.
Noi ci siamo e ci saremo su tutti i fronti, perché è interesse di tutti
non ridurre la narrazione della Calabria al caporalato.
La Calabria non è solo caporalato e contro di esso porrà in essere tutti
gli strumenti a disposizione.
Pertanto, invito la minoranza a collaborare con serietà, senza
stigmatizzazioni e senza andare alla ricerca di responsabilità.
Qui non si parla di bilancio, ma di uomini, e nessuna cosa può valere
più della vita degli uomini.
L'uomo non è solo braccia, ma deve essere considerato nella sua
totalità, nella sua dignità e nel suo valore assoluto. Grazie.
Grazie, consigliera Iiriti. Ha chiesto di intervenire l’assessora
Straface. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, colleghi consiglieri, Giunta regionale.
Intanto, vorrei esprimere un sentimento di cordoglio verso le vittime
della tragedia che ha colpito il territorio di Amendolara.
Una tragedia disumana che ha scosso le coscienze di tutti e che richiama
a un senso di responsabilità, di verità e di azione concreta.
Dietro questa tragedia sicuramente non ci sono numeri né statistiche, ma
persone che hanno lasciato la loro terra, i propri affetti, le famiglie per
trovare un futuro migliore e che invece si ritrovano in una situazione di
vulnerabilità, di precarietà e di sfruttamento.
Come è stato detto, certamente il caporalato non nasce oggi, non nasce
ad Amendolara e non riguarda soltanto la Calabria, bensì più regioni d’Italia,
e si inserisce in contesti che non sono solo legati all'agricoltura, ma anche
all'edilizia, alla logistica, ai servizi.
Basti vedere quello che è successo a Prato nell'industria tessile, ed è
un fattore così complesso e così multidimensionale che, sicuramente, non va
ricercato in una sola causa o non va combattuto con un solo strumento.
Il caporalato non è soltanto intermediazione illegale di manodopera: si
rivolgono al caporale anche per l'abitazione e per il trasporto. Per questo
siamo di fronte ad una responsabilità collettiva ed è proprio in questa
direzione che, come Regione Calabria, su impulso del presidente Roberto
Occhiuto, abbiamo voluto riattivare subito il Tavolo anti-caporalato e lo
abbiamo fatto il 30 di aprile, con la presenza dei Prefetti, della Direzione
regionale dell'INPS, della Direzione regionale dell'Ispettorato del lavoro,
dell'ANCI, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria,
degli Enti locali e del Terzo settore.
Proprio in quell'incontro, nel quale abbiamo riattivato il Tavolo, è
nata l'idea di istituire una cabina di regia permanente, che potesse monitorare
il fenomeno, con lo scambio di informazioni e un coordinamento di azioni, per
intercettare quello che è il vero sfruttamento, ma non solo questo: avviare
anche un Piano abitativo dignitoso e un Piano di trasporti.
Oltre al Tavolo anti-caporalato abbiamo riattivato progetti importanti e
mi riferisco al progetto “Su.Pr.Eme.2”, un progetto che nasce per la
prevenzione, per il contrasto al lavoro sommerso e al caporalato.
Sono tre linee di intervento: una prima linea riguarda interventi
socioassistenziali, una seconda linea riguarda l’Agenzia sociale dell'abitare e
una terza linea riguarda delle unità mobili che possono trasferire i migranti
dai loro luoghi di vita ai luoghi di lavoro.
Il progetto, che è già attivo – ripeto, è già attivo – in Calabria,
riguarda due aree territoriali: la Piana di Gioia Tauro – in particolare, i
Comuni di Rosarno, San Ferdinando e Taurianova – e la Piana della Sibaritide
con due Comuni, il Comune di Corigliano Rossano e quello di Cassano. Anche
nella Piana di Gioia Tauro sono previsti dei presìdi, degli hub sociali con un’equipe
multidisciplinare, che già sta operando sui territori, con la presenza di
assistenti sociali, psicologi, operatori legali e mediatori culturali.
Mi vorrei soffermare sulla questione della tendopoli di San Ferdinando.
Da subito, ho riattivato il Tavolo con la presenza dei tre sindaci e del
Prefetto di Reggio Calabria. Non si tratta di una deportazione o di trasferire
delle persone, ma, piuttosto, di andare ad agire sulla fotografia di quello
che, per anni, è stato il degrado sociale e lo sfruttamento che si è consumato
in quella tendopoli. Posso comunicare, insieme ai sindaci e al Prefetto di
Reggio Calabria, che siamo prossimi allo sgombero e allo smantellamento della
tendopoli di San Ferdinando.
All'interno degli alloggi, verrà istituito un presidio con la presenza
di assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali e operatori legali, che
sarà attivo dalle 8 del mattino alle 22 di sera. C'è il problema delle utenze
che stiamo risolvendo con una rimodulazione del progetto, ma c'è tanta
collaborazione che parte soprattutto dai sindaci di queste tre aree. L’11
giugno sarò direttamente alla tendopoli di San Ferdinando e faremo un incontro
nel Comune di Taurianova, che servirà per avviare tutte le procedure per lo
sgombero e per il trasferimento negli alloggi, che sono previsti a Rosarno.
Un altro presidio è previsto nella Piana della Sibaritide. Anche qui la
presenza di un hub sociale e, come nel Comune di Cassano, è previsto il
trasporto con delle unità mobili che vanno ad intercettare lo sfruttamento dai
luoghi di vita ai luoghi di lavoro. Sono misure già attive e ho preteso dal
Terzo settore un monitoraggio che oggi agisce su queste parti di territorio.
Dal mese di febbraio a maggio 2026 c'è stata una presa in carico di 416
migranti; presa in carico significa orientamento, accoglienza e soprattutto
inserimento, integrazione ed inclusione sociale. Sono attivi due avvisi nel
Comune di Corigliano-Rossano, nella Piana di Gioia Tauro e nel Comune di
Cassano per quanto riguarda l'autonomia abitativa. Provengo da una realtà
territoriale - parlo della Sibaritide – in cui, a volte, i sindaci girano la
testa dall'altra parte perché ci sono magazzini nei quali vivono 10, 20
persone, che pagano 100 euro ciascuno.
Gli avvisi stanno andando deserti, ma ci auguriamo che anche con la
sensibilizzazione da parte dei sindaci e degli Enti locali si possano costruire
soluzioni abitative autonome. Insieme a questo, abbiamo già avviato il progetto
“IN.C.I.P.I.T.”, anche questo un intervento importante. Stiamo collaborando con
la Procura di Reggio Calabria per un progetto che riguarda la tratta di esseri
umani e sono stati raggiunti 80 migranti, che entrano a far parte di una rete
nazionale di protezione con accoglienza, formazione, orientamento e tutto ciò
che è necessario per poterli integrare nei nostri tessuti urbani.
Nei prossimi giorni firmeremo un avviso che è stato pubblicato
attraverso un ATS (Ambito territoriale sociale), che prevede Enti del Terzo
settore, con lo stanziamento di 1.700.000 euro e si firmeranno le convenzioni
che prevedono l’avvio di un affiancamento con i centri per l'impiego per tutto
ciò che riguarda formazione ed inclusione lavorativa.
È stato pubblicato un altro bando nel quale sono stati individuati 7
Comuni calabresi: anche in questo caso, siamo pronti alla firma delle
convenzioni, che prevedono l’apertura di strutture di accoglienza, di sportelli
informativi e di tutto ciò che stiamo portando avanti da un punto di vista di welfare
e inclusione sociale.
Mi auguro che la discussione che si è consumata oggi, con gli interventi
di tutti e dove ognuno ha voluto portare il proprio contributo, possa
continuare. Naturalmente, come Dipartimento welfare, siamo pronti a
confronti, a consigli e a tutto ciò che possa arricchire l'inclusione di
migranti che oggi rappresentano il 5% della popolazione calabrese.
Grazie, assessore Pasqualina Straface. Ha chiesto di intervenire
l’assessore Gallo. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, Presidente della Giunta, colleghi della Giunta,
colleghi consiglieri regionali.
Credo che abbia fatto molto bene lei, Presidente, ad inserire in maniera
tempestiva, all'ordine del giorno di questa seduta di Consiglio, la discussione
su un tema di strettissima attualità, che ha portato ancora una volta la nostra
regione alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale, con un evento,
un crimine efferato, che non ha riguardato conterranei calabresi, ma si è
svolto, come teatro, all'interno del territorio della nostra regione – ahimè ad
Amendolara – e ha riguardato lavoratori che abitavano in quel di Villapiana.
Comunque, come è stato accertato dagli inquirenti, siamo in un contesto
generale di indagini che ancora deve ricevere i chiarimenti necessari – lo
hanno detto il Procuratore della Repubblica e i Prefetti presenti e lo hanno
ribadito nella riunione convocata qualche giorno fa dal ministro Calderone in
Prefettura a Reggio Calabria – e in un quadro investigativo ancora non del
tutto chiaro.
I migranti, comunque, operavano e lavoravano all'interno di aziende
agricole della Piana del Metapontino, erano dedicati alla raccolta di fragole
e, quotidianamente, si spostavano verso la vicina Basilicata.
Certamente, la Calabria non può voltarsi dall'altra parte, ma,
certamente, credo che in questo Consiglio regionale ci sia, comunque, stato un
dibattito aperto, giusto e quasi equilibrato da parte di tutti. Comunque, ho
notato anche tanta responsabilità e tanta azione politica, sia pure partendo,
magari, da visioni diverse delle gestioni di questi fenomeni.
In ogni caso, credo che non dobbiamo cedere alla tentazione di
criminalizzare la nostra regione che, troppo spesso, nel corso della propria
storia, ha subito atti di questo genere da parte dei mass media nazionali.
Questi episodi si verificano anche altrove. Quando si è verificato un
episodio di questa natura, ancora più grave, che ha coinvolto nostri
connazionali – ricordate a Fondi, in Provincia di Latina, quando un operaio
migrante ha avuto il braccio tranciato durante le operazioni di lavoro, non è
stato soccorso dal proprio datore di lavoro, nostro connazionale, è stato
lasciato davanti ad un pronto soccorso e poi è deceduto – non è stata
criminalizzata quella regione e l'agricoltura di quella regione. È stato un
episodio – qualcuno tra di voi che ha la laurea in giurisprudenza dovrebbe
saperlo – che ha riguardato, come previsto dal nostro Codice penale, soggetti
che hanno una responsabilità penale individuale.
Il tentativo di criminalizzazione della nostra agricoltura, del nostro
settore agricolo, del sistema delle imprese, è una tentazione alla quale, devo
dire, nella quasi totalità, questo Consiglio regionale non ha ceduto.
Un’altra tentazione – devo riconoscere che gran parte della minoranza
non ha avuto nemmeno questa – è quella della strumentalizzazione.
In questi casi, la strumentalizzazione può essere altro elemento
divisivo rispetto anche ad Istituzioni che in questa sede, la massima Assise
calabrese, devono assolutamente trovare delle soluzioni e individuare delle
possibilità per evitare che possano verificarsi in futuro determinati episodi,
sia pure ascrivibili a responsabilità individuali.
Il pericolo è proprio quello della strumentalizzazione, nella quale,
magari, chi dice che abbiamo le mani sporche di sangue potrebbe essere colui il
quale è stato – lo ha ricordato la consigliera Iiriti – anche, Presidente,
sindaco metropolitano, ha gestito territori interi e ha avuto responsabilità di
governo. Credo, quindi, che il richiamo alla responsabilità debba essere
comune, non debba riguardare gli altri, ma ognuno di noi.
Tutto questo, consigliere Falcomatà, è, certamente, figlio di politiche
in cui l'Europa ha forse volutamente lasciato nel suo isolamento il nostro
Paese, che la sua parte politica ha rappresentato anche in Europa, attraverso i
Presidenti del Consiglio.
In Europa, molto spesso si è guardato all'Italia come Paese che avesse
da solo la possibilità di gestire questi fenomeni: il fenomeno degli sbarchi,
tantissimi sbarchi, il fenomeno delle tendopoli, che erano proprio in questa
provincia, nelle quali i lavoratori erano e continuano ad essere, fino
all’azione di smantellamento, voluta fortemente dal presidente Occhiuto, da
questo governo regionale e alla quale sta lavorando anche l'assessore al welfare.
È stato ricordato in quest'Aula che lo smantellamento di queste
tendopoli è stato un problema che non ha riguardato chi, all'interno dei
territori, aveva la responsabilità anche di politiche che riguardavano il welfare
e, naturalmente, una corretta individuazione di strumenti per fare in modo che
questi esseri umani – dei quali non dobbiamo ricordarci soltanto quando
accadono episodi come quello di Amendolara – avessero condizioni minime di
qualità della vita e non fossero soltanto degli schiavi, perché quando si vive
in quelle tendopoli si è come gli schiavi.
Nel corso di questi anni, comunque, ci sono state delle reazioni da
sinistra e da destra. C'è stata una legge, come quella sul caporalato, che è
stata votata in Parlamento – mi riferisco alle colleghe Scutellà e Barbuto, non
so, poi, come si siano articolate le azioni dei gruppi parlamentari – che
prevede la confisca dei terreni per i proprietari terrieri, laddove sia
accertata, attraverso l'azione degli Ispettorati del lavoro, la presenza di
lavoratori vittime di caporalato.
Chiaramente, questa misura ha spostato le illegittimità e le illegalità
verso altre azioni e operazioni che si agitano nel sottobosco attorno a questi
lavoratori.
È chiaro che, quando, proprio in quelle giornate, viene intervistato
l'imprenditore agricolo della Piana del Metapontino, datore di lavoro di quei
lavoratori, dice che essi avevano un regolare contratto di lavoro ed erano
pagati attraverso un bonifico bancario. È chiaro che questi lavoratori avessero
anche addirittura partecipato ai corsi di formazione preventivi delle tre
giornate previsti dalla normativa, ma tutto si sposta più a valle in una azione
di sottobosco di illegalità e di illegittimità che, naturalmente, va scovata e
stanata.
Ho sentito anche più volte fare un richiamo all'azione di promozione che
stiamo conducendo e che, in questi anni, ha portato la nostra agricoltura a
crescere nell'export, il nostro settore agroalimentare a raddoppiare i suoi
numeri, alla crescita del PIL e all’essere considerati, nel 2025, anche regione
sorpresa sul turismo enogastronomico, che genera aumento anche degli introiti
delle nostre aziende e, quindi, maggiore possibilità per le stesse di essere
affrancate da questi sistemi.
Peraltro, il nostro – lo voglio ricordare – è un sistema di piccole e
medie imprese, soprattutto nel settore agroalimentare, mentre i fenomeni del
caporalato, che sono, comunque, in parte arginati per le motivazioni che stavo
raccontando, riguardano le grosse imprese, soltanto il settore primario e non
anche quello agroalimentare, che spesso promuoviamo con le aziende che, come
dico spesso, fanno bene i compiti a casa.
Qual è, allora, anche il significato dell’azione che stiamo conducendo e
che non è soltanto quella della promozione?
Spesso diciamo alle nostre aziende che è necessario anche elevare
l'asticella su metodi come quello della formazione, dell'innovazione, della
cooperazione – quindi, lo stare insieme – e non solo della comunicazione,
dell'orgoglio, della consapevolezza e dell'ambizione della qualità. Quando
parliamo di ambizione della qualità, non facciamo riferimento soltanto alla
produzione, ma chiediamo a un sistema delle imprese che sia sempre più maturo e
che abbia maggiore consapevolezza del rispetto delle regole etiche – non solo
quelle della sostenibilità ambientale – e della capacità di reagire rispetto a
questi fenomeni.
Tanto è vero che la Calabria, rispetto ad altre regioni, ha aderito ai
Protocolli del lavoro agricolo di qualità. Come sapete, esiste una piattaforma,
creata dalla normativa nazionale, che prevede che le aziende che vi aderiscono
debbano rispondere ad alcuni criteri di qualità nei rapporti di lavoro valutati
dall'INPS. In ogni bando, alle aziende che si candidano ad essere sostenute
attraverso le misure strutturali della programmazione CSR (Complemento di
sviluppo rurale) 2023-2027, come Regione avanguardista, anche rispetto ad altre
Regioni, garantiamo ben quattro punti in più nelle valutazioni all'interno
delle graduatorie e chi conosce i sistemi di valutazione sa bene che quattro
punti sono importanti per prevalere rispetto ad altre aziende.
Mi rivolgo ai colleghi della minoranza che, nella stragrande
maggioranza, hanno inteso anche il significato di questa giornata. La politica
deve servire a questo, a discutere, a ragionare e a confrontarsi in questa
sede, sia pure da visioni diverse, ma trovando delle sintesi e delle occasioni
per corroborare ulteriormente le azioni avviate che, in questi anni, ci sono
state e sono state anche abbastanza evidenti.
Questo fenomeno non è solo calabrese e non riguarda solo il Mezzogiorno,
ma tutto un Paese che, nel corso degli anni, non ha investito su sé stesso e ha
bisogno di questi lavoratori per andare avanti.
Avete citato tantissimi casi: come me, siete spesso al di fuori dei
confini della nostra regione e, come me, vedete che all'interno di ogni
ristorante che sia a Roma, a Milano o in altre città non ci sono lavoratori
connazionali e lo stesso – mi pare lo ricordasse qualcuno fra di noi – vale per
gli alberghi, per il tessile e per altri settori.
Troviamo, allora, il modo di gestire questi fenomeni da Paese civile.
Credo che la sensibilità di ognuno di voi debba accomunarci rispetto a queste
battaglie. È un evento atroce che ha riguardato, ahimè, la nostra regione e
persone che non sono nostri connazionali, ma ha riguardato esseri umani dei
quali dobbiamo avere rispetto.
Non credo che a questa parte politica, a me, al presidente Occhiuto e ad
altri, che proveniamo da una storia e da una tradizione che pone nel rispetto
dell'altro uno dei princìpi fondamentali, si possa dire che ci sia scarsa
sensibilità verso queste problematiche.
Non è una difesa, è semplicemente un invito, ancora una volta, a quella
parte di minoranza, che oggi non ha ceduto a quelle due tentazioni e che ha
affrontato questo dibattito in maniera matura, di proseguire su questo
percorso, su un Tavolo permanente che possa essere un punto dal quale partire.
Poi, qualcuno potrebbe dire che non sono Tavoli nei quali si discute.
Non è così. Penso ad un Tavolo permanente nel quale aggiungere, magari anche
attraverso il vostro impegno, degli stimoli, delle sollecitazioni e delle
proposte che possano evitare in futuro il verificarsi di questi eventi atroci
che, comunque, – lo voglio ribadire in conclusione del mio intervento – sono
eventi sui quali, ancora una volta, deve farsi piena chiarezza.
Ritengo che, comunque, dobbiamo gestire questi fenomeni, aggiungendo
magari ulteriori risorse o utilizzando anche quelle del Fondo sociale europeo
sui trasporti; per esempio, è in corso, in questi giorni, un bando al quale
possono iscriversi i Comuni calabresi per acquistare scuolabus o piccoli mezzi
che possono essere utilizzati anche per il trasporto di persone, come in questo
caso e come nel progetto “Su.Pr.Eme.”, che credo sia stato un progetto che su
quelle aree, sulla Piana di Sibari e sulla Piana di Gioia Tauro, abbia dato dei
segnali di controtendenza rispetto al passato.
Se ci sono Comuni che desiderano aderire, magari candidandosi
all'acquisto di un piccolo van per effettuare questi trasporti, poi,
naturalmente, la Regione farà la sua parte per sostenere anche le spese
correnti, con un progetto apposito, affinché non siano a carico dei singoli
Comuni, ma a carico della Regione.
L'invito, ancora una volta, è ad avere ognuno di noi un atteggiamento
responsabile, più fattivo e, eventualmente, una corresponsabilità perché la
maturità è anche avere atteggiamenti corresponsabili e non strumentali.
Grazie, assessore Gallo. Concludiamo la discussione con il presidente
Occhiuto. Prego, Presidente.
Grazie, Presidente. La ringrazio perché ha inteso convocare una seduta
di Consiglio regionale nell'immediatezza di ciò che è successo ad Amendolara,
per dare la possibilità ai consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza
di intervenire, raccogliendo anche una sollecitazione che proveniva dalle
organizzazioni sindacali.
La ringrazio – ripeto – perché ci siamo sentiti subito e subito lei ha
inteso convocare questa seduta, così come ringrazio i sindacati, che l'hanno
chiesto e che su questi temi hanno sempre dimostrato, insieme alle
organizzazioni datoriali, grande attenzione.
Vorrei ringraziare anche i consiglieri di maggioranza e di minoranza. Ho
apprezzato quasi tutti gli interventi, anche quelli della minoranza, perché, in
quasi tutti, c'è stato quel senso istituzionale che è dovuto dopo una tragedia
del genere.
Qualcuno diceva – faceva bene a dirlo – che non è questo il momento per
dividersi, per cercare o per additare responsabilità, però, è chiaro che
tragedie del genere devono stimolare discussioni, approfondimenti e anche
impegni ulteriori.
Non abbiamo aspettato ciò che è successo ad Amendolara, sul quale,
diceva bene il consigliere Rosa, ancora dovremmo attendere gli esiti delle
indagini, perché, così come ha messo in evidenza - mi pare sia stata la
consigliera Madeo - alcune delle vittime, addirittura sembra avessero un
regolare contratto di lavoro.
Tenterò, fra poco, di sviluppare anche una parte del ragionamento
dell'assessore Gallo, ma, al di là degli esiti delle indagini, ciò che è
successo deve, comunque, interpellare le nostre coscienze su due questioni che
riguardano lo sfruttamento dei lavoratori, che sia o meno caporalato, perché è
sfruttamento anche quando si costringono degli immigrati a stare in 10 o in 25
in una casa, come ho sentito ieri.
Questo deve interpellare le coscienze di ciascuno di noi, così come
vorrei dire qualcosa anche sul tema della mancata inclusione.
Cercherò di essere breve
perché ho chiesto sia all'assessora Pasqualina Straface che all'assessore Gallo
di intervenire, rappresentando il governo regionale, per indicare al Consiglio
regionale le azioni che noi abbiamo svolto. Perché non è vero che diciamo:
“faremo, vedremo”. No! Molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di
Amendolara, ad esempio lo sbaraccamento di San Ferdinando. Il campo di San
Ferdinando era - ed è ancora - una vergogna nazionale, sul quale la stampa
nazionale ha più volte acceso i riflettori, giustamente. Per tanti anni se n'è
soltanto parlato e, fra qualche settimana, questo campo, finalmente, sarà
sbaraccato. È un lavoro che stiamo conducendo da mesi, addirittura da anni,
perché ha avuto un ulteriore impulso da quando a occuparsi del welfare è
l'assessore Pasqualina Straface, ma anche gli assessori che hanno lavorato
prima su questo tema, dall'assessore Tilde Minasi in poi, hanno focalizzato
tantissimo l’attenzione. Quindi, lo faremo fra qualche settimana.
Giustamente, molti di voi
hanno evidenziato che il tema dello sfruttamento si svolge attorno a tre
cardini: il trasporto, la mediazione linguistica, la disponibilità delle
abitazioni. Sulla disponibilità delle abitazioni, non promettiamo adesso
interventi futuri, ma, con l'assessore Gallo, abbiamo assunto impegni già in
campagna elettorale, quando è arrivata la forte richiesta dalle organizzazioni
agricole professionali di avere la possibilità di far alloggiare i loro
lavoranti in abitazioni dignitose. Ne abbiamo parlato altre volte in Consiglio
regionale. Nei mesi passati, ho detto in Consiglio regionale che stavamo
lavorando su questa iniziativa e difatti abbiamo riprogrammato le risorse dei
programmi europei attraverso la revisione del medio periodo per il social
housing. Vi ricordate? Ho detto che una parte di queste risorse le avremmo
messe a disposizione delle organizzazioni agricole professionali per dare una
casa dignitosa ai loro lavoratori; dico alle organizzazioni agricole
professionali e non ai lavoratori, perché è chiaro che qualcuno debba garantire
che le utenze siano pagate regolarmente, che i costi legati ai tributi comunali
siano pagati regolarmente.
Quindi, abbiamo individuato
questa modalità sulla quale stiamo lavorando da ben prima dei fatti di
Amendolara.
Per inciso, noi oggi, con una
sensibilità che è ascrivibile, secondo me, tanto alla maggioranza quanto alla
minoranza, discutiamo in Consiglio regionale come se fossero fatti che
riguardano la Calabria, ma sappiamo tutti che, tristemente, non riguardano soltanto
la Calabria, riguardano ormai tutto il Paese.
L'assessore Straface prima ha
fatto riferimento a quello che avviene a Prato. Qualche giorno prima della
tragedia di Amendolara, avete letto sui giornali quello che è successo
addirittura a Milano: stanno costruendo il consolato americano e hanno scoperto
fenomeni di caporalato.
Questi stessi lavoratori
stavano andando a lavorare in un'azienda lucana. Noi però ne discutiamo,
giustamente, come se fosse un problema soprattutto calabrese. E io sono
orgoglioso di questo. Sono orgoglioso che questo avvenga in Consiglio
regionale, perché quando ci sono immagini così disumane come quelle che abbiamo
visto - al di là del fatto che questi lavoratori andassero in una impresa
lucana -, devono interpellare le nostre coscienze e ci devono far riflettere
ancor di più su quello che si può fare per evitare queste tragedie.
Però, attenzione anche ad
autoflagellarci, cioè a dare l'idea che queste cose accadano solo in Calabria
perché ne parliamo in Consiglio regionale.
Tutto quello che facciamo per
dimostrare che abbiamo un settore, quello agroalimentare, che sta crescendo
molto in qualità - quando dico in qualità significa anche nei procedimenti
interni legati al lavoro -, dobbiamo continuare a farlo. Non è che, solo perché
avvengono queste cose, noi non dobbiamo dare la possibilità alle piccole
aziende calabresi - magari sono state acquisite dai figli che hanno innovato le
aziende dei padri e hanno fatto ancora più attenzione a questioni che hanno
anche un rilievo sociale come il lavoro - di affacciarsi sui mercati che
possono consolidarle. Ho notato che, quasi nella generalità degli interventi,
c’è stato un riconoscimento della qualità del lavoro delle nostre aziende e dei
nostri agricoltori.
Riprendo quello che ha detto
l'assessore Gallo: non è che in questo Paese, nel corso dei decenni passati,
non sia stato fatto nulla per contrastare il caporalato. Qualcosa è stato fatto
se, per esempio, come ha detto l'assessore Gallo, è prevista la confisca dei
terreni per il reato di caporalato. Addirittura, una legge - non l’ha approvata
il centrodestra, ma il centrosinistra nel 2016 - prevede sanzioni per il
caporalato e proprio il rilievo di queste sanzioni - arrivano fino al sequestro
dei terreni - sta spostando le dinamiche dello sfruttamento. Cioè, non sono più
le aziende agricole che fanno ricorso al caporalato, perché la sanzione genera
una fortissima deterrenza, ma si annidano altre forme di sfruttamento lungo la
cosiddetta filiera del lavoro che riguardano il trasporto. Addirittura, mi
dicevano i sindacati l'altro giorno - li ho incontrati proprio qui, in questo
palazzo, dopo la festa dei Carabinieri – che ci sono organizzazioni che fanno
pagare al lavoratore una birra e un panino, una Coca-Cola o un panino, un'acqua
minerale o un panino, 10, 15 euro, cioè, lucrano su questo. Fanno pagare
l'alloggio, magari in una casa dove stanno in 10, quasi per l'intero importo
del salario che il lavoratore riceve dall'impresa. Ecco, lì va concentrata
l'attenzione per evitare che si annidi a monte, addirittura prima del lavoro in
agricoltura, nella selezione dei lavoratori.
Vanno studiate le azioni per
contrastare queste degenerazioni. Stiamo cercando di farlo, come ha detto
l'assessore Straface e già è stato fatto negli anni passati, quando l'assessore
Gallo si occupava dei servizi sociali; con Su.Pr.Eme.1 e Su.Pr.Eme.2 finanziamo
dei pulmini per il trasporto e proprio nella Sibaritide - dove è avvenuto
quello che abbiamo visto in quelle immagini crudeli - recentemente sono stati
dati due pulmini per trasportare i migranti. Con l'assessore Gallo stiamo
valutando la possibilità di estendere l’avviso, che abbiamo fatto per i Comuni
e che ha per oggetto i pulmini per portare gli studenti a scuola, affinché si
possa dare ai Comuni che sono più interessati ad ospitare lavoratori per le
proprie aziende agricole la possibilità di avere dei pulmini anche per il
trasporto dei lavoratori.
Ancora: la mediazione
linguistica è una cosa sulla quale già da anni si interviene con risorse della
Regione, con risorse del Ministero del Lavoro, per avere dei mediatori e per
formarli. Evidentemente non bastano, bisogna formarne di più e quindi stiamo
vedendo di realizzare una short list, insieme all'assessore Straface e
all'assessore Calabrese, per trovare altri mediatori linguistici.
Vorrei che ci fosse anche un
impegno da parte del Terzo settore perché sono convinto che questo fenomeno di
sfruttare i lavoratori per i trasporti, per la casa, a volte diventa capillare
e, in alcune realtà, forse, si svolge anche entro dinamiche mafiose, cioè
controllate dalla 'ndrangheta; è così capillare che non penso che il Pubblico
abbia la capacità di intervenire così in profondità. Forse, il Pubblico
dovrebbe occuparsi della regolazione, di finanziare gli interventi e dovremmo
trovare il modo per chiamare il Terzo settore, gli enti di promozione sociale,
gli enti bilaterali dei sindacati a svolgere questa azione in una logica di
sussidiarietà e di capillarità, altrimenti il Pubblico rischia di fallire.
Questo è il modello che
dovremmo attivare per intervenire, non facendo solo retorica, parole. Anche
questa storia del controllo del fenomeno da parte della 'ndrangheta: suppongo
che il core business della 'ndrangheta sia un altro, ma sono convinto
che in alcune realtà in cui la 'ndrangheta vuole controllare, metro per metro,
il territorio, questi fenomeni siano, se non tollerati, comunque svolti con la
complicità della 'ndrangheta locale.
Ma il contrasto alla
'ndrangheta non si fa con le parole. Il contrasto alla 'ndrangheta lo facciamo
da quando abbiamo cominciato a governare, dal primo giorno: abbiamo dato le
banche dati della Regione alla DIA, abbiamo fatto protocolli con la Guardia di
finanza sulla spesa dei fondi pubblici, abbiamo avuto sempre un atteggiamento
molto collaborativo con tutte le altre Istituzioni dello Stato che si devono
occupare di contrastare questo fenomeno. L'ho detto in occasione del Tavolo che
il Ministro del lavoro, Marina Elvira Calderone, ha fatto a Reggio l'altro
giorno, in cui erano presenti l'Ispettorato del lavoro e i Carabinieri del NIL,
per sentire tutti i soggetti coinvolti nelle azioni di contrasto al caporalato
o comunque a queste forme di sfruttamento e ciascuno ha detto di aver fatto
grandissime cose in passato. Lo ha detto l'Ispettorato del lavoro. Il
consigliere Laghi prima diceva: “Bisognerebbe aumentare gli ispettori”; ed è
vero, però l'Ispettorato del lavoro ha detto che ha fatto in Calabria nel 2025,
10.000 ispezioni nelle aziende…
(Interruzione)
…10.000 ne farà nel 2026.
I Carabinieri del NIL hanno
fatto il consuntivo di quello che è stato fatto. I miei assessori hanno fatto
il consuntivo di quello che ha fatto la Regione. Il punto è che però - l'ho
detto intervenendo in quell'occasione -, forse, quello che manca è la capacità
di fare sistema tra tutte le parti dello Stato che devono essere impegnate a
contrastare lo sfruttamento del lavoro.
Questo per quanto riguarda il
caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori.
C'è però poi un altro tema che
è molto più complicato, molto più ambizioso: il tema dell'inclusione e del
controllo dei flussi migratori. L'ho accennato altre volte in Consiglio
regionale: sono felice del fatto che, finalmente, il 15 di giugno, dovremmo avere
dal Governo nazionale 9 milioni di euro, i fondi per la cooperazione, per i
progetti di cooperazione con i Paesi che danno luogo ai flussi migratori verso
l'Italia. È vero - lo diceva il consigliere Mattiani, ma anche il consigliere
Ranuccio, mi pare -, nessuno di noi è per l'immigrazione incontrollata, perché
importa anche forme di mafie di cui non abbiamo bisogno. Abbiamo importato la
mafia nigeriana, rischiamo di importare la mafia pakistana. Però è vero anche
che, in una regione come la nostra dove manca il lavoro, manca un'offerta di
lavoro per alcune attività, tipicamente per le attività che si svolgono in
agricoltura e nel turismo, non si trovano camerieri, non si trova personale per
gli alberghi. Allora, io penso che dovremmo guardare a una immigrazione a
domanda, cioè non dobbiamo subirla, ma se troviamo il modo di scegliere i
migranti che servono al sistema produttivo calabrese, facciamo una buona cosa e
forse costruiamo anche un modello.
Attenzione, però, come
calabresi, vi prego, non autoflagelliamoci nemmeno rispetto alla sensibilità
che sempre questa Regione ha dimostrato nei confronti di quelli che scappano
dalla fame e dalla guerra. Perché, questa Regione che oggi si interroga su quello
che può fare di più per contrastare questa violenza, è la stessa Regione che è
stata di esempio all'Italia, qualche tempo fa, dopo la strage di Cutro, quando
tutta la regione e tutti i calabresi hanno dimostrato grande solidarietà e
nessuno, né da una parte né dall'altra dello schieramento politico, ha soffiato
sul fuoco o creato le condizioni d'intolleranza rispetto a certi fenomeni.
Questa è una regione che, soprattutto in alcune parti dello Ionio, continua ad
accogliere tantissimi migranti senza che la popolazione protesti o abbia
rigurgiti di razzismo. E io sono orgoglioso di essere il Presidente di questa
Calabria che dimostra questa grande solidarietà.
Perché avviene questo? Perché
le nostre famiglie hanno patito negli anni passati l'emigrazione. Guardate,
però, cosa avveniva ai nostri nonni che emigravano: potevano andare in un posto
solo se avevano un lavoro. Così dovrebbe essere anche in Calabria e così
dovrebbe essere anche in Italia. Soprattutto, però, andavano in un posto dove
cominciavano a lavorare e se, con il duro lavoro, si guadagnavano la
possibilità di scalare la scala sociale, da muratori, da carpentieri,
diventavano piccoli imprenditori e in alcuni casi anche grandi imprenditori.
Qual è il punto? Non basta
offrire un lavoro, bisogna offrire le condizioni affinché attraverso quel
lavoro ci possa essere una reale integrazione nella società, altrimenti anche
quel lavoro diventa oggetto di speculazione da parte di mercanti di morte come
quelli che hanno arso vivi i quattro migranti e che equivalgono agli scafisti
che hanno tante volte speculato sulla difficoltà di chi viene in Italia, magari
per cercare una seconda chance nella propria vita.
Ecco, vorrei che potessimo
essere sempre la regione che ha dimostrato all'Italia quanta solidarietà hanno
i calabresi, la regione del dopo Cutro.
È giusto discutere oggi di
quello che è successo ad Amendolara, ma non dimentichiamo però cos’è la
Calabria. La Calabria è soprattutto quello che ha dimostrato al Paese dopo i
fatti di qualche anno fa. La Calabria è una regione che ha sempre accolto i migranti
senza alcun rigurgito razzista.
Un'ultima cosa e ho concluso.
C'è una piccola questione che il Consiglio regionale potrebbe discutere e una
piccola attività che potrebbe disporre con una norma, tra una settimana/dieci
giorni, magari con un emendamento specifico, quando presenteremo la piccola
variazione di bilancio che la Giunta ha mandato in Consiglio. È una piccola
questione che però riguarda la civiltà della nostra regione. Ho cercato di
sentire le altre Istituzioni coinvolte per capire che cosa avverrà delle salme
di questi quattro migranti che sono stati bruciati. Siccome non sono definiti
gli accertamenti da parte della Procura e non si sa ancora con certezza
assoluta quale sia la loro identità, dovranno venire i familiari, forse ci
dovrà essere addirittura un riconoscimento attraverso il DNA. Ecco, siccome il
governo regionale senza una norma non ha la possibilità di farlo, vorrei che
potessimo nella prossima seduta di Consiglio fare una norma che, in caso, dia
la possibilità alla Regione di pagare il viaggio alle famiglie che devono
riconoscere le salme e di rimpatriare le salme con risorse, appunto, del nostro
bilancio. Sarebbero pochissime risorse, qualche biglietto aereo, quello che
serve al trasporto in sicurezza delle salme. Una piccola cosa che, secondo me,
merita di essere fatta da una Regione che ancora una volta vuole dimostrare il
suo livello di civiltà rispetto alla sofferenza di chi è venuto in Calabria
cercando una vita migliore e poi, questa vita, in Calabria se l'è vista
strappare.
Grazie, presidente Occhiuto.
Chiudo la discussione.
Ha chiesto d’intervenire il
consigliere Brutto. Ne ha facoltà.
Presidente, chiedo
l'inserimento, come secondo punto all'ordine del giorno, della proposta di
legge numero 82/13^ d’iniziativa dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani,
Pitaro, Caputo, recante: “Misure a sostegno del completo svuotamento del bacino
regionale dei soggetti individuati all’articolo 3, comma 3-quater 1, del
decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito con modificazioni dalla legge
21 giugno 2023, n.74.”
Grazie, collega Brutto. Pongo
in votazione la proposta di inserimento al secondo punto all'ordine del giorno.
È inserita al secondo punto all'ordine del giorno. Prego di distribuire la
proposta di legge.
Ha chiesto d’intervenire il
consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Vorremmo capire qual è
l'argomento di discussione, visto che è da quattro ore che siamo in Aula. Si
sarebbe potuta anche convocare una Conferenza dei capigruppo o avere la
cortesia, il buon senso, di chiamarci al banco della Presidenza e parlarne e
non proporla in Aula senza neanche spiegare di cosa si tratta e metterla al
voto. Mi sembra un comportamento quantomeno inusuale.
Ha chiesto d’intervenire il
presidente Occhiuto. Ne ha facoltà.
Come è giusto che sia, anche
in ragione della separazione dei poteri, non ho problemi rispetto ai tempi e
alle modalità di discussione, ma ho chiesto io, anzi il governo regionale, al
Presidente del Consiglio di poter inserire questo testo all'ordine del giorno,
poi stabilirete voi quando approvarlo. Si tratta, sostanzialmente, dei TIS, del
bacino ulteriore rispetto a quelli stabilizzati dai Comuni, perché ci sono
tantissimi di questi lavoratori che non hanno una copertura per i mesi che li
separeranno dalle altre attività che dobbiamo mettere in piedi per affrontare
questa parte di bacino che non è stata stabilizzata dai Comuni. Siccome è una
proposta che è stata molto sollecitata anche da parte delle organizzazioni
sindacali e io ho chiesto alle organizzazioni sindacali di svolgere un'azione
di interlocuzione con tutti i gruppi consiliari, pensavo lo avessero fatto. Se
non è avvenuto, mi dispiace, ma noi l'abbiamo messo all'ordine del giorno
perché ci sono tanti lavoratori che l'aspettano. Poi stabilite voi, insomma,
tempi, modalità. Certo è che prima si fa, prima riusciamo a dare una risposta a
questi lavoratori. Giusto per spiegare.
Ha chiesto d’intervenire il
consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Come dimostra il Presidente,
tante volte basta parlarsi. È molto semplice, no? Parlarsi, dirlo, c'è
l'assessore al lavoro, ci sono i capigruppo. Bastava soltanto parlarsi due
minuti per chiarirsi, perché su un tema come questo non credo che non ci sia l'unanimità
e il consenso da parte di tutti noi. È un tema al quale tutti noi siamo molto
legati al fianco di questi lavoratori. Quindi tempo di leggerla, ma, credo, non
ci sia nessuna difficoltà a votarla oggi stesso.
Grazie, collega Alecci. Ha
chiesto d’intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. È la
stessa cosa che abbiamo vissuto già per lo scorrimento delle graduatorie. Con
tutto il rispetto, presidente Occhiuto, lei ha perfettamente ragione, ma non
penso che questa legge sia stata scritta stamattina. Penso che ci sia stata una
programmazione, che l'assessore Calabrese l'avesse già pronta. Sono veramente
senza parole e veramente basita, perché, adesso, per non avere sempre contrasti
con la popolazione, cosicché sembriamo noi i cattivi e voi siete i buoni, come
al solito, dobbiamo approvarla senza neanche leggerla, senza sapere se possiamo
fare emendamenti e se ci sono cose da correggere, se le cose sono state fatte
nel giusto, perché ovviamente i TIS aspettano ed è giusto che sia risolta
questa questione.
Io sono veramente… non so se
vi sembra normale.
Poi, tra le altre cose, noi,
presidente Cirillo, avevamo chiesto di mettere come primo punto all’ordine del
giorno la mozione della nostra collega Barbuto perché doveva andare via. Non
soltanto non è stata messa al primo punto - giustamente, perché è successa una
cosa di una gravità inaudita che ha lasciato basiti tutti - ma viene messa,
come secondo punto, una proposta “fuori sacco”, di cui non sappiamo niente,
venendo meno a ogni forma di rispetto istituzionale e di rispetto delle regole
del gioco. Non lo so, sono veramente senza parole.
Grazie, collega Greco. Ha
chiesto d’intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.
Presidente Cirillo, intervengo
solo per dire che non siamo qui di passaggio, nel senso che la questione dei
TIS sta veramente fortemente a cuore anche noi, anche perché abbiamo presentato
interrogazioni continue, ne abbiamo parlato tante volte.
Ora, questa proposta, che è a
firma dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani, Pitaro, Caputo,
probabilmente, se fosse stata concertata, sarebbe stata sottoscritta anche
dalla minoranza. A volte - è anche avvenuto qualche mese fa, in Consiglio
regionale, per lo scorrimento delle graduatorie -, si vuole fare passare che da
questa parte ci siano i brutti e cattivi che non sono interessati, ma,
presidente Occhiuto, siamo fortemente interessati.
Voi
siete maggioranza di governo e quindi le decisioni, giustamente, devono essere
prese da voi, però, probabilmente, questa proposta troverà il favore anche da
parte nostra.
Cortesemente,
la prossima volta, anche per un minimo di garbo istituzionale - da questi
banchi lo stiamo da più volte caldeggiando - e per rispetto del fatto che siamo
stati eletti dai calabresi nella medesima consultazione elettorale - non siamo
né dei passanti né venuti per caso -, abbiamo il diritto di sapere quali siano
le decisioni che intendete prendere. Quindi, se, cortesemente, ce ne date
contezza, vorremmo capire che cosa stiamo andando ad approvare o a non
approvare. Grazie. Il destino dei TIS ci sta fortemente a cuore.
Grazie, collega Madeo. Ha
chiesto d’intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.
Presidente,
intervengo solo per rilevare che sbaglia la collega Madeo a sorprendersi di
questo comportamento, perché, fino a un minuto esatto fa, avete richiamato sia
all'importanza del senso istituzionale nel discutere di problematiche che
devono riguardare ognuno di noi, la nostra Regione, sia ad andare oltre quelli
che possono essere gli steccati ideologici, apprezzando anche, magari, qualche
intervento della minoranza che vi è parso un po' più in linea, un po' più
morbido nei confronti della maggioranza; come succede quando vi sentite in
difetto su un argomento e quindi è importante avere la collaborazione
istituzionale e richiamarsi al senso di collaborazione istituzionale, per poi
un minuto dopo ritornare a fare come avete fatto sempre e come avete fatto con
l'altra legge sullo scorrimento delle graduatorie dell'ASP, che abbiamo
approvato e che è stata presentata così con un colpo di mano in Consiglio. Lo
stesso fate adesso sui TIS.
Chi
potrebbe essere contrario a un argomento che ognuno di noi vive sui propri
territori? L'assessore Gallo, magari, lo ha vissuto nella propria esperienza in
altri contesti istituzionali, da Sindaco e da amministratore locale. Però, in
questo caso, evidentemente non avete avuto rispetto delle minoranze - non dico
garbo, perché il garbo si usa magari nei confronti di una situazione nella
quale non è necessario e dovuto confrontarsi a livello istituzionale - e avete,
ancora una volta, dimenticato di coinvolgere tutti i consiglieri in una
discussione sulla quale si sarebbe potuto trovare un’unanimità.
Non
credo si sia trattata di una dimenticanza perché esistono dei precedenti, credo
che sia un metodo, che questa maggioranza ha, di gonfiare il petto quando vuole
approvare con la forza dei numeri e senza discussione un provvedimento. Quando,
invece, è in qualche modo in difetto su altri argomenti, si richiama all'alto
senso di responsabilità istituzionale che ci dovrebbe contraddistinguere.
Decidete
quali dei due attuare, perché, evidentemente, delle due l'una, non si può
lavorare attuando questi due comportamenti in Aula. Grazie.
Grazie, collega Falcomatà. Ha
chiesto d’intervenire la consigliera Scutellà. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente. Molto semplicemente, senza tanti fronzoli: abbiamo finito ora una
discussione durata delle ore, dove, come opposizione, ci siamo sentiti dire
diverse volte, sia da parte dei consiglieri sia da parte della Giunta: “Eh,
però ci sono delle tematiche, bisogna lavorare insieme, non dovete
strumentalizzare”; per poi, dopo due secondi, vederci arrivare una proposta di
legge - piovere così, buttata così sui nostri banchi - su un argomento su cui
penso che ognuno di noi abbia presentato un’interrogazione, che è uno degli
strumenti che abbiamo.
Siccome
siamo nel 2026 e c'è uno strumento che si chiama telefono cellulare - lo dico a
tutti, per chi non lo sapesse -, si sarebbe potuto semplicemente avvisare
prima, fare un colpo di telefono, mandare anche un messaggio e dire: “Signori,
stiamo preparando questa proposta di legge” - non penso l'abbiate preparata
cinque secondi fa – “perché non la fermiamo tutti insieme, visto che le volontà
sono univoche?”.
Ci
avreste dato - ve lo dico tranquillamente - un bello schiaffo morale dicendo:
“Vedete, siamo collaborativi”.
Ma,
evidentemente, c'è la volontà di mettere il cappello su qualcosa, quando, su
determinate tematiche e anche su questa, a nostro avviso, si poteva lavorare
insieme.
Grazie, collega Scutellà. Ha
chiesto d’intervenire il consigliere De Cicco. Ne ha facoltà.
Presidente,
consiglieri e pubblico presente, buonasera.
Presidente,
all'inizio di questa nuova avventura, - lo è per me, perché è un'avventura
politica - ci ha detto di essere collaborativi e propositivi.
Non
giudico questa proposta di legge, avete fatto bene a porla in essere perché è
per il bene dei calabresi, però, caro Assessore, due mesi fa, ho presentato
un'interrogazione a risposta scritta e mi deve spiegare perché non ha risposto
e oggi viene sottoposta all’Aula questa proposta. Per me è una mancanza di
rispetto, prima di un collega e poi dei cittadini che rappresento. Caro
Presidente della Giunta e anche Presidente del Consiglio, ogni interrogazione,
ogni proposta di legge, non riceve risposta. Dunque, cosa dobbiamo fare? Prima
non sono intervenuto per non rischiare strumentalizzazioni, perché quello che è
successo non è argomento di orazioni politiche, io esprimo considerazioni
personali su determinati argomenti. Dunque, non sono intervenuto.
Credo
che sia una mancanza di rispetto. Posso fare anche un altro esempio:
consigliere Ferrari, siamo colleghi e al primo posto ci deve essere
l'educazione. Ho presentato una proposta di legge sulle case popolari, per le
residenze dal 2021 al 2025; lei a un messaggio mi ha risposto “ok”, al secondo
neanche ha risposto.
Vorrei
sapere: questa proposta di legge avete intenzione di portarla avanti? Potete
rispondere?
Collega De Cicco, rimaniamo
sull’argomento all'ordine del giorno. Grazie.
Lo so, però il problema è
sempre lo stesso, Presidente. Che stiamo a fare qui? Soltanto per criticare? Vi
dobbiamo attaccare? Non sono venuto per attaccare, se propongo qualcosa,
pretendo una risposta, almeno per educazione. Può controllare i messaggi su
WhatsApp. L'educazione al primo posto. Buonasera.
Grazie, collega De Cicco. Ha
chiesto d’intervenire l’assessore Calabrese. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente, saluto il Presidente della Regione, i colleghi consiglieri.
Mi
assumo la responsabilità di quello che sta accadendo, è mia responsabilità se
il testo è stato presentato solamente questa mattina al mio capogruppo e agli
altri consiglieri. Solamente alle 10 sono stato in grado di trasmettere il
testo di legge - ho anche le e-mail che lo dimostrano - perché abbiamo
lavorato con i miei uffici fino a venerdì per comprendere se fosse necessaria
una modifica della legge o una nuova legge oppure se si sarebbe potuto
procedere con una delibera di Giunta.
Così
non è stato, abbiamo lavorato nel fine settimana perché abbiamo l'urgenza di
risolvere un problema: a seguito della avviata procedura di stabilizzazione dei
tirocinanti di inclusione sociale - tutti la conoscete, tra l'altro adesso vi
dirò il risultato che ha portato – rischiavamo, da qui a qualche settimana, o a
qualche giorno, di ritrovarci con alcuni tirocinanti senza nessuna copertura.
Da
qui, la necessità di predisporre questo testo di legge, un testo semplicissimo
che, di fatto, dà la possibilità al Dipartimento lavoro di riscrivere il
perimetro dei tirocinanti rimasti senza copertura, in quanto, a seguito
dell'accordo sindacale del 21 febbraio 2025, abbiamo avviato la procedura di
stabilizzazione con gli Enti locali, mettendo a disposizione, insieme al
presidente Occhiuto e al governo regionale, le risorse.
Hanno
aderito la maggior parte degli Enti locali e arriveremo, da qui a 20 giorni/un
mese, a stabilizzare 1.800 tirocinanti di inclusione sociale; tirocinanti che
finalmente, dopo 10 anni di sfruttamento all'interno della Pubblica
amministrazione - visto che parliamo di sfruttamento -, avranno un contratto di
lavoro degno. Questo è quello che sta accadendo.
Rimangono
fuori da questo perimetro alcuni tirocinanti che i Comuni non hanno avuto la
possibilità di stabilizzare per problemi di bilancio. Rimangono all'interno di
questo bacino circa 100 tirocinanti che non hanno il requisito di accesso alla
Pubblica amministrazione, che è il diploma di scuola media. Rimangono
all'interno di questo bacino 54 lavoratori che facevano i tirocinanti
all'interno di aziende private. A questi lavoratori si darà la possibilità di
creare le condizioni per arrivare alla stabilizzazione.
Questo
è quello che prevede questa legge in questi 4 articoli. Abbiamo aggiunto la
possibilità di uno zainetto di fuoriuscita per questi lavoratori fino a 40 mila
euro.
Questo
è quello che prevede in sintesi la legge.
Ci
dà la possibilità, da domani mattina, di poter procedere e non lasciare nessuno
senza copertura, anche perché, da quando abbiamo avviato la procedura di
stabilizzazione, i 420 lavoratori, per i quali non c'è stata disponibilità da
parte degli Enti o che non avevano il requisito di accesso, sono stati messi in
un programma di formazione attraverso il Dipartimento del lavoro.
Oggi,
siamo soddisfatti del risultato perché da qui a qualche giorno 1.800
tirocinanti di inclusione sociale avranno un posto di lavoro; vogliamo chiudere
definitivamente questa partita dei TIS, insieme alle altre “partite” del
precariato storico che riguardano: la legge numero 28, la legge numero 54,
parte della legge numero 15, la legge numero 31, la legge numero 40. Vorremmo
arrivare alla fine di questo anno solare, quindi fine 2026, con la chiusura
definitiva del precariato storico della Calabria.
La
proposta in discussione va in questa direzione e dà la possibilità ai
tirocinanti - fino a giovedì scorso abbiamo incontrato i sindacati con il
presidente Occhiuto e fino a stamattina hanno manifestato davanti al Palazzo
della Regione - di poter continuare ad avere un sussidio nelle more della concretizzazione di un
lavoro definitivo anche per chi, ad oggi, non ha avuto la fortuna di rientrare
nelle procedure di stabilizzazione.
Ovviamente,
sono qui per qualsiasi ulteriore chiarimento.
Grazie,
assessore Calabrese. Ha chiesto d’intervenire il consigliere Bruno.
(Interruzione fuori microfono
della consigliera Greco)
No,
lei è già intervenuta, al massimo potrà intervenire sulla discussione dopo che
il consigliere Brutto avrà dato lettura del contenuto della proposta di legge.
Consigliere Bruno, può intervenire dopo che il consigliere Brutto avrà dato
lettura della proposta di legge? Facciamo così? Va bene. Prego, consigliere
Brutto.
Grazie,
Presidente.
Penso
che abbiamo perso del tempo; sono legittime le osservazioni della minoranza,
però, su un tema così importante, forse sarebbe stato meglio portare la
discussione in via ufficiale e capire come una legge semplice - lo ha detto
l'assessore Calabrese, che ringrazio -, ma tanto potente, potrebbe portare alla
stabilizzazione di tutti i tirocinanti di inclusione sociale. Penso che sarebbe
stato più semplice, più opportuno, per concretizzare una legge che, da domani
mattina, consentirebbe a questo governo regionale, a guida del presidente
Occhiuto e a guida, per quanto riguarda il lavoro, dell’assessore Calabrese, di
mettere fine a una parola: il precariato in Calabria.
Abbiamo
parlato di caporalato, non sono assolutamente associabili le due questioni.
Penso
che abbiamo dato una speranza e dignità a questi lavoratori, perché troppo
spesso sono stati soggetti a proroghe semestrali, senza avere nessuna speranza
per il futuro.
Oggi,
c'è un governo regionale che ha preso come impegno elettorale quello di
chiudere il bacino. Siamo a metà percorso. Questa è una proposta di legge che
sancisce tutto il lavoro che è stato fatto fino ad oggi, perché ha come oggetto
gli interessi legittimi di 938 lavoratori. Però, dobbiamo guardare il punto di
partenza. Il punto di partenza era un bacino di 3.758 lavoratori. Oggi, dopo
gli interventi amministrativi del governo regionale, si è sfoltito di 1.055
lavoratori che, rispetto al loro limite di età, con un contributo della Regione
Calabria, hanno potuto vedere la loro meritata pensione, e di 1.765 lavoratori
che sono stati coinvolti nella stabilizzazione dei Comuni.
Abbiamo
chiesto ai Comuni anche una presa di responsabilità, perché sono state tante le
sollecitazioni degli amministratori, e abbiamo messo nelle condizioni i Sindaci
di dire quanti lavoratori effettivamente servivano a quelle comunità. Non è
stato un percorso facile, perché alcuni Comuni lo hanno fatto rispetto alla
capacità assunzionale che avevano, altri Comuni erano in procedura di dissesto
e predissesto. E qua, ringrazio anche la collaborazione di un ente terzo, che è
il Ministero dell'Interno, attraverso la COSFEL - guidata anche da una
calabrese, che è l'onorevole Wanda Ferro -, per la sensibilità che ha avuto
nella valutazione di percorsi di stabilizzazione, ovviamente, nel rispetto dei
parametri che fissa la legge.
Quindi,
oggi ci troviamo di fronte a un bacino che si è asciugato di 938 lavoratori.
Questa
legge consente la quasi immediata apertura delle stabilizzazioni per 344
ulteriori lavoratori. Stiamo vedendo quali possano essere le procedure più
accelerate per consentire a questi ulteriori 344 lavoratori di essere assunti.
Poi,
ci sono 500 lavoratori che restano fuori dalle immediate stabilizzazioni. Si è
pensato a un duplice percorso che consenta l'attivazione di tirocini e delle
politiche attive del lavoro che portino comunque alla fuoriuscita del bacino,
tramite iniziative imprenditoriali e autoimprenditoriali o tramite l'assunzione
presso privati e pubblici soggetti.
Questa
non è una legge “fuffa”, assessore Calabrese, non è una legge di principio.
Questa è una legge che investe ulteriori 20 milioni di euro su questo bacino;
quindi, ai 19.500.000 che prevede la Legge dello Stato, tra risparmi degli anni
precedenti e la quota annuale di 5 milioni di euro, sono aggiunti dalla Giunta
regionale altri 20 milioni di euro, per un totale complessivo di 39 milioni e
500 mila euro.
Questo
è un bacino che per alcuni è servito come serbatoio elettorale. Per noi, è un
bacino che deve chiudersi, garantendo piena dignità ai lavoratori.
Grazie, collega Brutto. Ha
chiesto d’intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Mi
fa specie che proprio il collega Brutto dica queste cose, perché sa benissimo
che tutti noi abbiamo a cuore l'argomento, la situazione dei lavoratori. Mi
sarebbe piaciuto che questa legge fosse passata…
Assessore
Calabrese, mi dispiace che abbia dovuto lavorare sabato e domenica per fare
qualcosa che avrebbe potuto fare anche nei mesi passati, perché non penso che
questa sia stata un’emergenza o un’urgenza, l'abbiamo seguita tutta la storia
dei TIS.
Stendo
un velo pietoso su quello che succederà fra quattro anni in quei Comuni che non
avranno la possibilità di continuare a pagare lo stipendio a queste persone. Mi
auguro, invece, che abbiate previsto la possibilità di dare ulteriori fondi e,
soprattutto, che abbiate tenuto conto che in quelle realtà, dove il Comune era
in dissesto e il Sindaco non ha potuto procedere alla stabilizzazione, ci sono
stati momenti di grande tensione sociale.
E,
poi, volevo chiedere: “fuffa” perché? Mi perdoni, lo devo chiedere. Quindi,
tutte le proposte di legge che arrivano nelle Commissioni sono “fuffa”; nel
senso che le proposte di legge che vengono esaminate nelle Commissioni dove
facciamo discussioni, audizioni, emendamenti, eccetera, eccetera, sono “fuffa”.
Quindi,
in Aula, vengono portate le cose che, ovviamente, avete già deciso che sono
perfette.
Non
c’è stato bisogno di sentire i sindacati, per esempio, per aggiungere qualcosa
che mancava; non c'è stato bisogno di sentire, magari, l’ANCI, i Comuni o chi
per loro. No. Avete deciso che quello che è stato fatto era la cosa migliore
che potesse essere fatta.
Le
faccio una domanda, assessore Calabrese: che fine hanno fatto i corsisti di
Longobucco, Campana, Bocchigliero e San Giovanni in Fiore? In un primo momento
dovevano essere inseriti in questo progetto di stabilizzazione previsto per i
TIS - si era arrivati quasi alla fine del percorso -, come ha detto anche
l'assessore Gallo, ma, a quanto pare, in questa legge non c'è menzione.
Ripeto:
vorrei il rispetto che chiedete a noi. Non l'avete per noi, ma, soprattutto,
non avete rispetto – perdonatemi, colleghi - per le persone che ci hanno votato
e hanno voluto che noi fossimo qua, da questa parte, ma a dare il nostro
contributo.
Sembra
quasi che ci sia chi può e chi no. Quindi, noi possiamo portare in Aula una
proposta di legge e voi la bocciate. Facciamo come voi, chiediamo: “Presidente,
mette questa legge in votazione?” Votate contro, facciamo bella figura che
l'abbiamo portata in Aula, senza poter leggere neanche un rigo, perché poi si è
talmente nervosi che non si riesce a capire quello che si sta leggendo.
Vorrei
una spiegazione sui corsisti, per favore, e soprattutto sull'impegno che
assumete nei confronti dei Comuni affinché possano continuare, anche nel
futuro, a trovare soluzioni per mantenere in attività questi lavoratori che,
come avete detto, sono stati per tantissimo tempo sfruttati dalla Pubblica
amministrazione. Giustamente, ed era ora, avete fatto benissimo, però non si
può fare così: la bontà di un'azione poi viene vanificata perché ci si ritrova
in questa situazione. Grazie.
Grazie, collega Greco. Non so
se vuole rispondere ora o alla fine. Prego, assessore Calabrese.
Rispondo
volentieri alla collega Greco. Innanzitutto, mi scuso con il collega De Cicco
in merito alla mancata risposta all’interrogazione. È vero, ho risposto l'8
aprile all'interrogazione che ha presentato il 19 marzo, per quanto riguarda la
crisi della società Konecta. Non ho ancora risposto all'interrogazione sui TIS
perché ci troviamo in una fase in evoluzione, stavo aspettando, per dare
notizie complete rispetto alla richiesta che mi ha fatto. Tra l'altro, l’ho
firmata nei giorni scorsi, come mi dicono i miei uffici. Quindi, le chiedo
scusa per non aver risposto in modo tempestivo.
Riguardo
quello che ha detto la collega Greco, ritengo che, con il governo regionale, in
questi anni abbiamo fatto un lavoro importante per quanto riguarda la chiusura
del precariato. Non siamo stati noi a creare i tirocinanti di inclusione
sociale. È stata una scelta politica scellerata, le posso dire, perché abbiamo
preso oltre 4.000 persone, le abbiamo illuse attraverso dei progetti, abbiamo
dato loro 500 euro - che sono meno di 7 euro l'ora, sono 5 euro l'ora - e li
abbiamo mandati a lavorare senza contratto nella Pubblica amministrazione.
Abbiamo affrontato di petto questa problematica con il governo regionale.
Conosce
la problematica chi ha fatto il Sindaco: la conosce il sindaco Falcomatà, la
conosce il sindaco Ranuccio, la conosce il sindaco Alecci, la conosce il
sindaco Calabrese (che ha fatto il Sindaco, 10 anni, al Comune di Locri).
Con
il governo regionale, abbiamo affrontato questa criticità, condividendo un
percorso con gli Enti locali, condividendo un percorso articolato e complesso
con i sindacati, condividendo un percorso anche con i lavoratori che spesso ho
incontrato - fino a stamattina - per cercare di trovare una soluzione. Non è
facile trovare una soluzione per assumere nella Pubblica amministrazione 4.000
persone senza un regolare concorso, come prevede la nostra Costituzione.
Abbiamo
cercato di fare quello che è stato fatto con i lavoratori socialmente utili e
di pubblica utilità in passato, che oggi gravano 40 milioni di euro sul
bilancio regionale e 40 milioni di euro sul bilancio dello Stato. Abbiamo
cercato di trovare una soluzione e non era facile.
L'abbiamo
fatto anche grazie al sostegno del Governo nazionale, del Parlamento, ai
cosiddetti emendamenti Cannizzaro che ci hanno consentito di poter stabilizzare
queste persone facendo riferimento all'articolo 16 della legge numero 56 del
1987, quindi, attraverso i nostri Centri per l'impiego, al quale va il plauso
per aver operato in pochissimo tempo e aver redatto le graduatorie provvisorie
e definitive che oggi ci consentono di stabilizzare 1.800 persone.
Non
c'è nessun colpo di mano, consigliera Greco. C’è solo la volontà di trovare una
soluzione.
È
inutile che scuota il capo, che scuota le mani, perché non ha fatto nulla per
risolvere questo problema!
Il
governo regionale si è fatto carico di trovare una soluzione definitiva e,
finalmente, grazie all'impegno di questo governo e di questa maggioranza,
arriveremo a chiudere questo bacino, come abbiamo già fatto con la legge
regionale numero 54 del 2017, con la legge regionale numero 28 del 2019,
relativa agli stagisti-borsisti, persone che hanno trovato, grazie al nostro
impegno, un regolare contratto nella Pubblica amministrazione. Lo stiamo
facendo con la legge regionale numero 15 del 2023 dove sono rimasti 157
lavoratori che oggi hanno oltre 60 anni di età, per i quali non è facile
trovare una soluzione. L’abbiamo fatto con tutte le altre leggi proposte da
questo Consiglio regionale che non hanno prodotto posti di lavoro, ma,
solamente, contratti senza nessuna copertura nella Pubblica amministrazione.
Oggi
siamo orgogliosi e soddisfatti del lavoro che abbiamo svolto. Abbiamo, forse,
sbagliato a presentare così questa proposta di legge. Lavoro sempre anche il
fine settimana e ho lavorato questo fine settimana per portare in Aula questo
provvedimento che ci consentirà domani mattina di fare stare tranquille 900
persone con un sussidio, in attesa della soluzione. La ringrazio.
Grazie,
assessore Calabrese.
(Interruzione fuori microfono della consigliera
Greco)
La
faccio rispondere dopo per dichiarazione di voto.
(Interruzione fuori microfono della consigliera
Greco)
No,
ci sono delle regole da seguire in Aula.
Ha
chiesto d’intervenire il consigliere Bruno, ne ha facoltà.
Assessore
Calabrese, deve prendere atto che non siete soli in Consiglio regionale: ci
sono 10 consiglieri che rappresentano oltre il 40 per cento della popolazione
calabrese. Dovete prenderne atto, non potete sempre strumentalizzare il fatto
che voi siete i buoni e noi i cattivi.
Riguardo
i TIS, noi abbiamo riportato quotidianamente, per mesi, le lamentele, le
difficoltà dei lavoratori e dei Sindaci. E, poi, oggi, viene fatto un blitz sulla problematica che noi abbiamo
sollevato più volte.
Assessore,
lei sa che, qualche mese fa, non ha ricevuto me e la collega Barbuto, eravamo
con 74 lavoratori della società Konecta e le abbiamo chiesto un intervento. Non
ci ha ricevuti, Assessore! Non ci ha ricevuti!
Deve
sapere che sui TIS noi siamo d'accordo, caro collega Brutto, non poniamo
problemi, però il rispetto lo pretendiamo. Pretendiamo il rispetto del 40 per
cento della popolazione calabrese, non i blitz!
Caro
Presidente del Consiglio, caro Presidente del Consiglio, caro Presidente del
Consiglio, i blitz non possono essere
fatti sempre! Abbiamo la Conferenza dei capigruppo che deve essere rispettata,
abbiamo le Commissioni che non devono essere scavalcate.
Lei
pensava che questa proposta non potesse trovare il nostro consenso, assessore
Calabrese? Che significa che, dopo una discussione molto importante, come
quella sul caporalato, arrivi sui nostri tavoli senza poterla leggere, senza
poter contribuire, eventualmente, emendandola? Questo è il punto.
Bravo,
ha fatto bene! Vuole che diciamo questo? Però il rispetto lo pretendiamo.
Grazie.
Grazie, collega Bruno. Vuole
rispondere ora, assessore Calabrese? Prego.
Intervengo
giusto per replica al collega Bruno: non mi attendo un bravo da lei,
assolutamente. Non lo voglio, la ringrazio. Non l'ho ricevuta l'altro giorno
per un semplice motivo - né a lei né la collega Barbuto -: perché i blitz sulla pelle dei lavoratori non si
fanno.
Siete venuti a fare un blitz nel mio ufficio
portando le lamentele di quei lavoratori di Konecta. Le ho risposto quel giorno
e le rispondo ancora.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Per favore, collega Bruno.
Visto che ha tirato in causa questo argomento, le
rispondo: è venuto a fare un blitz sulla pelle di quei lavoratori per i quali
il governo regionale, il presidente Occhiuto, ha cercato e sta cercando una
soluzione, a seguito di quell'evoluzione negativa che c’è stata nella società.
Quei lavoratori li ho ricevuti, non hanno bisogno di essere accompagnati; non
abbiamo bisogno che i consiglieri regionali siano portatori di lamentele, le
conosciamo già. Portateci una soluzione perché lei una soluzione non me l'ha
mai portata per…
Per favore, collega Bruno, faccia intervenire
l'assessore Calabrese; per favore, collega Bruno.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Assolutamente no. Prenda appuntamento, consigliere
Bruno. Cosa sta dicendo? Cosa sta dicendo?
Per favore, collega Bruno.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Si rilassi, si rilassi, collega Bruno, la vedo
agitato, si rilassi. Lei, come consigliere regionale, ha l'obbligo non di
portare lamentele, le conosciamo già, ma di portarci delle proposte di
soluzione.
(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)
Collega Bruno, per favore, faccia finire
l’assessore.
Ma perché si agita?! Presidente, una camomilla, se
è possibile.
Prosegua, assessore Calabrese.
Collega consigliere, noi ci aspettiamo delle
proposte, delle soluzioni, non che ci venite a portare delle lamentele.
(Interruzione fuori microfono della consigliera
Greco)
Collega Greco, per favore, collega Greco. Prosegua,
assessore Calabrese.
Comunque, ribadisco, mi assumo la responsabilità di
aver portato questa proposta di legge che è necessaria e non voleva essere uno
sgarbo nei confronti di nessun consigliere di opposizione anche perché con la
maggior parte di voi, con i sindaci, abbiamo spesso condiviso la problematica e
sappiamo che è un problema molto serio; quindi, non voleva assolutamente essere
un blitz; nessuno ha mai detto che all'opposizione non interessa la soluzione
di questa problematica; ho sempre detto pubblicamente, davanti ai sindacati,
che non è una questione di destra o di sinistra, è una questione che riguarda
tutti e, soprattutto, è una questione di civiltà perché è inaccettabile oggi,
nel 2026, vedere che ci sono ancora lavoratori all'interno della pubblica
amministrazione senza un regolare contratto di lavoro. È un problema che viene
da lontano e tenete conto che la Regione Calabria ha speso fino a oggi per i
TIS 350 milioni di euro senza creare un posto di lavoro regolare. Il dovere del
governo regionale era chiudere questa partita e creare posti di lavoro regolari
ed è quello che stiamo facendo.
Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto di
intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.
Sono felice che si
metta fine finalmente, almeno si tenti di mettere fine, a questo ulteriore
bacino perché da sindaco l'ho vissuto sulla mia pelle; so che contributo queste
persone hanno dato ai Comuni e stanno continuando a dare; quindi, sicuramente
do merito del lavoro che si sta portando avanti. Mi rimangono dei dubbi che già
avevo espresso, assessore, sul fatto che si possa uscire dal bacino su base
volontaria, con un contributo di circa 30.000 euro, perché questa misura non ha
avuto grossissimo successo; infatti, l'avviso era stato già espletato anche per
quanto riguarda le stabilizzazioni nei Comuni. Però, se qualche mese fa i
Comuni hanno partecipato in base alle loro risorse finanziarie, non credo che
riaprendo l'avviso aumenteranno di molto. Però, voglio capire cosa cambia in
quei Comuni in cui il direttore finanziario, il responsabile finanziario, ha
già dato parere negativo alla possibilità di poter stabilizzare delle risorse,
visto che mi sembra che lo stanziamento che dà la Regione per ogni singolo
lavoratore sia pressoché uguale a quello che dava precedentemente. E non ero
neanche d'accordo sul fatto che, per chi avesse raggiunto i sessant'anni di
età, vi fosse la possibilità di accompagnarlo fino alla pensione, con un
contributo mensile che è di circa 600 euro al mese. In questo modo, infatti,
sono sottratte delle risorse umane importanti nei Comuni in cui, anche se non
avevano capacità di svolgere funzioni particolarmente importanti, quantomeno
potevano prestare un servizio nella gestione urbana della città, dagli spazi
verdi all'uscita delle scuole. Quindi, secondo me, quello, piuttosto che
favorire gli enti comunali, un po' ha sottratto delle risorse.
Arrivo quindi alla domanda: questi 344 lavoratori
che voi pensate di stabilizzare, dovrebbero essere lavoratori per i quali i
Comuni, a seguito di un nuovo avviso che farete, dichiareranno di poter
procedere alla loro stabilizzazione o saranno sempre a carico della Regione
Calabria e lasciati presso gli enti nei quali svolgono l'attività? E passo alla
seconda domanda: come sarà stilata la graduatoria se, in virtù dei 344 posti da
stabilizzare, ci saranno più domande, quindi saranno 400, 500, o ancora di più?
In che modo ci sarà una graduatoria e quali saranno i criteri? Non possiamo,
quindi, che essere favorevoli, anche perché tra qualche settimana sarebbero
rimasti praticamente a casa. Però cerchiamo di costruire – è questo il motivo
per cui mi sono arrabbiato all'inizio - un percorso virtuoso che possa
coinvolgere tutti quanti noi. Se si fosse discussa in una Commissione o anche
in una riunione che da assessore poteva convocare all'interno dei suoi uffici,
noi avremmo partecipato ben volentieri, provando a offrire un nostro
contributo. Il problema non è sul tema specifico, siamo tutti padri di
famiglia, madri di famiglia, tutti vogliamo che queste persone siano
stabilizzate, ma è un po' sul metodo perché sembra che non si voglia
coinvolgere chi magari un contributo a questa causa lo vuole dare. Grazie.
Grazie, collega Alecci. Ha chiesto di intervenire
l'assessore Calabrese. Ne ha facoltà.
Rispondo al
collega Alecci. Noi abbiamo a disposizione delle risorse previste dal
Parlamento a seguito dell'emendamento dell’onorevole Cannizzaro. Ad oggi
abbiamo storicizzati sul bilancio dello Stato 5 milioni di euro - l'annualità
del 2023 prevedeva due milioni di euro e 5 milioni di euro per gli anni
successivi – e 12 milioni e mezzo di euro che non abbiamo utilizzato. Riteniamo
che con quelle risorse e con i 5 milioni storicizzati riusciremo a coprire il
fabbisogno necessario a totale copertura per i 267 lavoratori part time a 18
ore che abbiamo previsto e che sono già nelle graduatorie a seguito di una
procedura concorsuale già espletata, ai sensi dell'articolo 16, e che
rimarrebbero esclusi perché non stabilizzati. Sono persone che, però, hanno di
fatto già espletato una procedura concorsuale. L'idea è di utilizzare quelle
risorse, quella graduatoria e dare ai Comuni virtuosi, che hanno avuto la
possibilità di stabilizzare anche più risorse umane, con totale copertura dei
costi appunto con quelle risorse. Attenzione! Non si ferma qui: noi dobbiamo
trovare la soluzione anche per altri 429 lavoratori, quelli che sono rimasti
fuori. L'impegno del governo regionale, che abbiamo assunto sin dall'inizio, è
di non lasciare nessuno a casa, di trovare una soluzione per tutti.
Sugli over 60,
consigliere Alecci, non è stata una scelta facile, lo sappiamo benissimo, però,
tra l'altro, gli over 60 non hanno potuto partecipare, secondo l'indicazione
della Commissione europea, alle procedure concorsuali. Abbiamo valutato che di
quegli over 60, purtroppo, pochissimi avevano la possibilità di raggiungere la
soglia della pensione minima, non avevano i contributi necessari. Significava
assumere delle persone con la stessa retribuzione, farle lavorare per altri 5-6
anni senza raggiungere la pensione minima, ma solamente la pensione sociale; da
qui l'idea, condivisa con gli enti locali e con i sindacati, con i quali c'è
stato e c'è un confronto costante sui TIS - abbiamo fatto oltre 50 incontri e
momenti di confronto - di utilizzare una sorta di assegno di inclusione sociale
regionale, sulla falsariga dell'assegno di inclusione sociale nazionale per gli
over 60, secondo anche quelle che sono state le indicazioni, il sostegno, il
supporto che ci ha dato il Ministro del Lavoro per accompagnarli alla pensione.
Tra l'altro, l'assegno di inclusione regionale previsto dalla Regione è
compatibile anche con l'assegno di inclusione sociale nazionale. Non è
compatibile ovviamente con l'APE, perché l'APE ti accompagna alla pensione con
qualcosa di più, tant'è vero che alcuni lavoratori sono usciti dal bacino
perché stanno prendendo l'APE. Quindi è stato eseguito uno studio
nell'interesse dei lavoratori non di una parte politica. Nessuno ha voluto
escludere nessuno. Che sia chiaro: ritengo che maggioranza e minoranza sui TIS
possano sventolare assolutamente la stessa bandiera che è quella di una
soluzione definitiva del precariato che – attenzione - esiste in questa regione
da oltre 15 anni. Ribadisco: abbiamo chiuso il bacino degli stagisti borsisti
che sono stati assunti in Regione Calabria; stiamo chiudendo quello della legge
15, 350 lavoratori sono transitati dalla legge 15 a Calabria Verde attraverso
una procedura che abbiamo svolto due anni fa; abbiamo chiuso la legge 28;
stiamo chiudendo la legge 31, è rimasta una sola persona del Comune di Acri;
stiamo chiudendo la legge 40, di cui sono rimasti alcuni lavoratori che erano
in capo al Parco del Pollino. Il parco del Pollino ha la sede legale fuori
dalla Regione Calabria, tant'è vero che è stato necessario un emendamento a una
Legge dello Stato per poterli stabilizzare. C'è una trattativa con i sindacati
e con la presidenza del parco del Pollino. Abbiamo chiuso tutti gli altri
bacini che erano rimasti, sono rimasti pochissimi.
Sui lavoratori a
cui faceva riferimento la consigliera Greco, relativi ai progetti della
montagna, Sila greca, quindi San Giovanni in Fiore, Acri, Longobucco, Campana e
Bocchigliero, stiamo ricercando una soluzione.
Consigliera, lei
sa che nel comune di San Giovanni in Fiore, oltre i TIS, ci sono 100 lavoratori
che fanno capo a questo bacino? E, secondo lei, è facile per il Comune di San
Giovanni in Fiore - l'ho definito l'epicentro del precariato, non in Italia, non
in Europa, ma nel mondo, perché tutti i precari sono a San Giovanni in Fiore -
trovare una soluzione? La Regione non ha la soluzione per tutti, non abbiamo le
risorse necessarie.
Sono stati
equiparati ai TIS per una volontà del governo regionale che lo ha chiesto al
Parlamento – lo ha chiesto l’onorevole Sbardella in quel caso, se non ricordo
male, o Cannizzaro o altri che hanno firmato gli emendamenti - per cercare di
trovare una soluzione; anche quei lavoratori, quei precari che oggi sono in
quei comuni (San Giovanni in Fiore, Acri, Longobucco, Campana e Bocchigliero)
sono all'attenzione del governo regionale; sono stati esclusi da questa
procedura su richiesta dei sindaci perché hanno dato priorità ai TIS storici e
hanno messo da parte questi altri nell’attesa di trovare una soluzione. Tant'è
vero che oggi fanno parte di un progetto voluto dall'assessore Gallo sull'alta
montagna e stanno continuando a ricevere oggi un sussidio. Anche su quei
precari, però, si dovrà affrontare assolutamente questo problema che riguarda
oggi circa 220 lavoratori. Stiamo cercando una soluzione per tutti.
Qualche collega consigliere, prima, mi chiedeva
perché non mandarli in Calabria Verde. Le faccio un esempio: sui 420 lavoratori
che oggi fanno parte di quel bacino che abbiamo messo in formazione attraverso
le risorse GOL ci sono 220 donne. Cosa dovrebbero fare 220 donne in Azienda
Calabria Verde? Quelle 220 donne che sono state negli uffici comunali fino a
qualche tempo fa le mandiamo all'Azienda Calabria Verde? Le trasformiamo
completamente? Questo è successo perché sono stati fatti dei contratti nei Comuni
che poi non sono stati rispettati. Stiamo cercando di sanare tutte queste
situazioni e lo facciamo con grande impegno, lavorando giorno e notte e, quando
è necessario, come questo fine settimana, anche il fine settimana.
Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto di
intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Chiedo soltanto un chiarimento,
a cui forse in parte è stato già risposto - assessore, mi corregga se sbaglio-:
una parte delle stabilizzazioni viene fatta con un contributo statale, un'altra
parte con la programmazione del POR 2021-2027. Quindi è una misura che nel 2027
va a scadere. Si tratta di risorse esterne, probabilmente una misura che nel
2027 scadrà. Volevo capire, dopo il 2027, come si manterrà la misura, se sarà
necessario mantenerla? E poi: se le stabilizzazioni - così mi pare di avere
capito - sono a 18 ore - noi da ex sindaci e amministratori sappiamo che un'ora
dopo, giustamente, i lavoratori stabilizzati a 18 ore chiederanno
progressivamente prima il passaggio a 24 e poi a 36 ore - il governo regionale
sta pensando anche a delle misure per consentire poi agli Enti locali e ai
Comuni di stabilizzare i lavoratori a 36 ore? Grazie.
Prima di rispondere, assessore, facciamo
intervenire la collega Barbuto e il collega Greco Orlandino, così risponderà a
entrambi. Prego, collega Barbuto.
Intanto volevo precisare che noi non abbiamo fatto
nessun blitz, assessore! Siamo venuti educatamente quel giorno, considerando
che c'erano ben 74 persone, anche di più, forse un centinaio di persone che
aspettavano di potere parlare con lei. Si trattava di una delegazione, è chiaro
che non avremmo portato 74 persone nel suo ufficio. Ricordo perfettamente che
lei quel giorno non è stato molto carino; ha già parlato di blitz, ma, ripeto,
io generalmente non sono abituata a fare blitz, sono una persona estremamente
educata e corretta e chiedo prima di poter ottenere un incontro con qualcuno.
Però siamo stati trattati veramente male. Ma, a prescindere da quello che è
successo quel giorno, vorrei sapere, visto che ha prospettato soluzioni per
tutti, quali soluzioni eventualmente ci saranno per queste persone che dal 18
maggio - ripeto, 74 famiglie, e a Crotone viviamo una crisi economica non
indifferente - stanno fuori dal mondo del lavoro. Quindi se ci vuole dire,
gentilmente, visto che sta rispondendo a tutti, quali potrebbero essere le
soluzioni, considerando il mare di milioni che si è preso questa società
Konecta, praticamente mettendo in cassa integrazione fino al 31 dicembre e
facendo dei lavori, non sappiamo come, poi si vedrà all'esito, perché ci potrebbe
essere anche un profilo che dovrà essere approfondito in maniera particolare
proprio sulle modalità in cui si sono svolti. La ringrazio e aspetto la
risposta.
Grazie, collega Barbuto. Ha chiesto di intervenire
il consigliere Greco Orlandino. Ne ha facoltà.
Grazie, signor
Presidente, colleghi del Consiglio. Questo è un momento importante, auspicato
da tanti, dai più, perché realizza l'avvio verso una soluzione definitiva di un
problema che negli anni ha attanagliato la Calabria; chi vi parla era
consigliere nella Legislatura del 2015-2020 ed era, già allora, un problema che
attanagliava e in qualche modo richiedeva delle difficili soluzioni, atteso che
il precariato creato illo tempore non era facilmente risolvibile.
Oggi siamo a un
punto di svolta, sapendo e inquadrando bene il ragionamento, perché capisco che
l’opposizione gioca la propria parte, la parte di chi deve contestare nel
metodo e nel merito; il metodo ritengo che sia stato chiarito e cioè l’urgenza
e la necessità di avviare in tempi brevi una soluzione al problema; nel merito
- parlo da ex sindaco - tutti i Comuni - qua ci sono altri sindaci - hanno
utilizzato negli anni questi lavoratori che sono stati un fulcro importante dei
Comuni. Senza i tirocinanti, difficilmente molte funzioni sarebbero state
svolte e chi vi parla sa che ha fatto uno sforzo immane. Io sono stato quello
che senza discussione alcuna, senza neanche tentennare un solo secondo, ha
ribadito l'importanza di stabilizzare e risolvere il problema dei tirocinanti;
è un dovere istituzionale, etico e morale, quando si utilizzano i lavoratori,
trovare le soluzioni necessarie affinché questa problematica si risolva. E lo
abbiamo fatto. Molti sindaci - ve lo dico con grande chiarezza, non è una critica,
non è una polemica - non hanno avuto questa sensibilità perché è vero che ci
sono problemi relativi ai bilanci, ma c'era un contributo per 4 anni e noi
sappiamo come i bilanci dei comuni vengono realizzati. Non è che è una cosa che
si improvvisa. In 4 anni hai il tempo di avviare tutte le azioni necessarie per
trovare le risorse dal 2029 in poi, per addivenire, in modo serio e
istituzionalmente corretto, alla risoluzione del problema. Questo non c'è
stato, lo dobbiamo anche dire. Da questa parte c'è stata invece una Regione che
non si è girata dall'altra parte, non ha lasciato a mare i lavoratori,
addirittura non ha lasciato a mare, anche con questa soluzione, i Comuni che in
qualche modo avevano, tra virgolette, avviato la procedura; quindi, oggi va dato
merito; lo voglio dire con grande chiarezza: neanche io sapevo di questa
delibera.
Oggi sono contento
perché, da un lato, nel mio Comune i lavoratori oggi hanno firmato il contratto
e sono dipendenti a tutti gli effetti avendo svolto le procedure, dall'altro,
c'è una Regione che non si è girata dall'altra parte e che, per una parte di lavoratori,
ha avviato una soluzione. Chiaramente c'è da ragionare ancora e ancora di più
per ottenere maggiori fondi, però una Regione che ha dato avvio, in modo serio,
alla soluzione del precariato, nella fattispecie a quello dei tirocinanti.
Al netto delle
polemiche, c'è una sola verità e cioè che c'è una Regione sensibile al problema
del lavoro e soprattutto c'è una Regione sensibile anche al problema dei Comuni
che, in qualche modo, non vengono lasciati soli, ma per i quali si individuano insieme
soluzioni compatibili con i bilanci e con le risorse che il Governo ha messo in
campo; soluzioni che parlano direttamente alla Calabria, ai calabresi, e grazie
alle quali nessuno viene lasciato indietro.
Ravviso grande senso di responsabilità, grande
serietà, grande senso delle istituzioni. Complimenti.
Grazie, collega Greco. Ha chiesto di intervenire il
consigliere Rosa. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente. Come gruppo Noi Moderati
esprimiamo profonda gratitudine per il lavoro della Giunta, del presidente
Occhiuto e dell'assessore Calabrese. Gratitudine sincera, una gratitudine che
non può essere nascosta né offuscata da polemiche sterili ogni volta che
giungono delle proposte di legge essenziali, importantissime e di estrema
attualità. Le leggiamo anche noi insieme a voi. Io l'ho letta come l'avete
letta voi, forse, diversamente da voi, l'ho compresa. L'ho compresa nella
profondità del suo essere, perché i numeri parlano chiaro: c'erano 3758 TIS,
3758 precari. Oggi, dopo tanti anni, restituiamo la dignità quasi a tutti,
perché da 938 che risultavano essere ancora dentro il bacino, ma fuori dalla
stabilizzazione, oggi si limita questo numero a 594; cioè oltre 3200 unità
precarie hanno trovato una dignità lavorativa. Ma questo non chiude il bacino
perché le 594 posizioni avranno, con uno stanziamento che oggi noi stiamo
votando, la possibilità di proseguire un percorso di inserimento a contrasto
del precariato. Noi stiamo realizzando con questa legge l'entità che voi, come
centrosinistra, a livello politico e ideologico esprimete. Ma non facciamo le
vostre polemiche, facciamo i fatti e di questi fatti ne siamo fieri e siamo
contenti di vincere ovunque con il centrodestra. Siamo contenti anche dei
risultati che stanno arrivando nella mia città di Castrovillari. Grazie.
Grazie, collega Rosa. Assessore Calabrese, se vuole
rispondere. Prego.
Intervengo per una
breve replica al consigliere Giuseppe Falcomatà; non è una replica, è un
chiarimento anche perché da collega sindaco conosce benissimo il problema e sa
che la Regione da sola non poteva risolvere il problema dei TIS; era
impensabile perché anche la Regione ha problemi di bilancio e da qui la
condivisione con più incontri svolti anche con i sindaci per trovare una
soluzione. La soluzione era inizialmente un contributo di 25 mila euro, poi
l'abbiamo portato a 35 mila euro, alla fine l'abbiamo portato a 54 mila euro;
siamo andati a Bruxelles, ci siamo fatti autorizzare dalla Commissione europea
all'utilizzo delle risorse e abbiamo inviato questa soluzione che prevede di
fatto la copertura totale dei primi quattro anni dei lavoratori assunti part
time. È normale che poi i Comuni dovranno nei propri bilanci trovare delle
soluzioni. Resta fermo il fatto che, nel caso in cui dovessimo trovare delle
ulteriori risorse da dare ai Comuni, attraverso anche le misure comunitarie, lo
faremo volentieri perché la Regione deve tutelare i Comuni e comprendere le
necessità, i bisogni che essi hanno - lo dice uno che ha fatto il sindaco dieci
anni, quindi si rende conto delle difficoltà che hanno i nostri enti locali - e
utilizzeremo al momento le altre risorse assegnate dal Parlamento per provare a
chiudere il bacino, utilizzando quelle risorse attraverso la selezione che è
stata fatta, con l'auspicio che, attraverso il Parlamento, possano arrivare
altre risorse. Sapete benissimo che ci sono stati ulteriori emendamenti alle
varie finanziarie a firma di diversi parlamentari, anche del centrodestra,
qualcuno del centrosinistra, che puntano a trovare altre risorse da trasferire
ai Comuni. Su questo continueremo a insistere, lo fa la nostra parte politica,
ritengo debba farlo anche la vostra, tutti quanti per trovare altre risorse da
dare ai Comuni, non solo per trasferire un ulteriore contributo dopo i quattro
anni, ma anche per aumentare le ore, come è successo in tutti i Comuni. Ci sono
stati alcuni Comuni che hanno avuto la possibilità di farlo in bilancio e,
rispetto alla contrattualizzazione degli ex LSU ed ex LPU del 2018, hanno
trovato risorse di bilancio e hanno portato le ore a 24, a 28 e a 35. Oggi
stiamo utilizzando, anche su richiesta dei sindacati, le economie di quel
contributo storicizzato della Regione Calabria per dare la possibilità ai
Comuni di aumentare le risorse dei lavoratori socialmente utili e di pubblica
utilità. Quindi c'è grande attenzione da parte del governo regionale ai Comuni
e al personale dei Comuni. Aggiungo alla onorevole Barbuto: onorevole, chi mi
conosce sa che io ricevo tutti e incontro tutti per impostazione, per
educazione e io sono in Regione Calabria dalla mattina alle 7, pur venendo da
Locri, e lo sanno tutti e mi piace lavorare. Quindi io non ho mai chiuso la
porta a nessuno. Però quello che non mi piace sono le pressioni, il pretendere
qualcosa. Chi da me pretende qualcosa con arroganza e prepotenza, da parte mia
trova la porta chiusa. Poi io ricevo tutti i consiglieri regionali, tutti i
cittadini, tutti i lavoratori, come ho sempre fatto. Tant'è vero che quei 74
lavoratori, ai quali ha fatto riferimento lei, li ho ricevuti dopo due giorni
perché una di queste persone mi ha scritto su Messenger, le ho mandato il
numero di telefono, mi ha chiamato e li ho ricevuti in Regione. Ho spiegato a
una delegazione di sette persone quale fosse il problema di Konecta.
Attenzione: il governo regionale, con in testa il presidente Occhiuto, ha il
dovere di affrontare tutte le criticità anche delle aziende private e con
Konecta, un'azienda che aveva una crisi storica, con 800 lavoratori, il governo
regionale si è impegnato mettendo a disposizione dell'azienda, attraverso un
progetto sperimentale - lo conosce anche il consigliere Pietropaolo che
all'epoca era assessore al digitale - una procedura svolta tramite l'ente dello
Stato, il Poligrafico, che è il nostro ente di riferimento; il Poligrafico ha
fatto una selezione, ha individuato TIM e POSTE, attraverso una manifestazione
di interesse; POSTE si è ritirata ed è rimasta TIM che ha individuato Konecta
quale parte di questa operazione. Abbiamo messo a disposizione delle risorse
come incentivo alla formazione e all'assunzione al Dipartimento lavoro, abbiamo
previsto altri 15 milioni di euro attraverso il Dipartimento digitalizzazione
che li ha dati poi ad Azienda Zero, attraverso questa procedura, al
Poligrafico, poi a TIM e poi a Konecta; è stato un ingranaggio macchinoso che
però aveva portato alla stabilizzazione di quei lavoratori. Purtroppo,
l'azienda, dopo meno di un anno, ha fatto ricorso alla cassa integrazione.
Siamo consapevoli di questo. C'è il massimo impegno da parte del governo
regionale e domani sarò a Roma anche per questo, perché stiamo cercando di
trovare una soluzione per dare tranquillità a questi lavoratori, che oggi sono
in cassa integrazione. Noi ci siamo anche opposti, il 9 aprile, al Ministero
del Lavoro alla cassa integrazione; era presente il sottoscritto, era presente
il mio direttore generale, Fortunato Varone. Abbiamo anche detto ai lavoratori
a progetto che noi abbiamo chiesto, in quell'accordo del 19 dicembre 2024,
all'azienda di includere nel perimetro non solo i lavoratori che erano in cassa
integrazione, ma anche quelli che lavoravano a progetto e che hanno avuto un
contratto a tempo determinato. Oggi quei lavoratori sono in NASpI (Nuova
Assicurazione Sociale per l'Impiego) fino a dicembre. Auspichiamo con il
governo regionale di trovare una soluzione ad una crisi di un'azienda privata e
le posso garantire che se lei va a guardare le varie crisi che ci sono in corso
nelle altre Regioni, vedi la Campania, vedi la Basilicata, difficilmente il
governo regionale interviene e ci mette la faccia e le risorse come ha fatto il
presidente Occhiuto per salvare 800 persone; quindi, su questo, nessuno ci può
dire nulla.
È un progetto sperimentale e noi
stiamo cercando di dargli seguito comprendendone anche le difficoltà; ci
interessa tutelare quei lavoratori ed è quello che il governo regionale ha
fatto, quello che continuerà a fare per tutte le aziende, soprattutto per quell’azienda
che per noi è molto importante.
Presidente,
la ringrazio per la sensibilità di aver messo all’ordine del giorno il problema
del caporalato e mi permetto di esprimere ferma condanna per quelle belve umane
che si sono rese protagoniste responsabili di quell’efferato omicidio.
Un
ringraziamento va, da parte mia e ritengo da parte di tutti, alla Polizia di
Stato e ai Carabinieri prontamente intervenuti e che sono stati capaci di
assicurare alla giustizia questi maledetti malviventi. Grazie.
Grazie,
assessore Calabrese.
Passiamo
all’esame e votazione del provvedimento.
Ha
chiesto di intervenire, per dichiarazione di voto, la consigliera Greco. Ne ha
facoltà.
Volevo
dare una notizia all’assessore Calabrese: assessore, anche noi lavoriamo per
espletare il mandato che, diversamente dalla sua posizione, a noi c’è stato
dato. Noi siamo opposizione, facciamo il nostro lavoro e il nostro dovere con
senso di responsabilità.
Lei
ha offeso le persone - non soltanto i consiglieri regionali di opposizione, la
consigliera Barbuto e il consigliere Bruno - dicendo: “Si rilassi”, come se qui
fossimo venuti per giocare e ci dovessimo rilassare perché stiamo facendo una
partita a pallone.
Se
determinate norme, determinate proposte vengono portate nelle Commissioni
competenti, possiamo audire e magari capire quello che ha capito lei, perché,
sicuramente, lei avrà capito tante cose parlando con i sindacati, con le
organizzazioni di categoria, con tutte quelle persone che sono interessate
nello specifico alla questione, gli Enti comunali, eccetera, eccetera, e,
magari, pure noi avremmo potuto dare il nostro contributo.
Per
quanto riguarda la mia persona, sono stata Sindaco al comune di Cariati, dove
per fortuna TIS non ce n’erano, però c’erano LSU e LPU, e io, nonostante il
Comune fosse in forte dissesto, ho fatto in modo che queste persone venissero
stabilizzate e avessero un lavoro degno, non a 18 ore, ma a 30 ore.
Quindi,
ognuno di noi fa la propria parte, ognuno di noi cerca di dare un ristoro e una
soluzione alle problematiche che ci vengono poste, a seconda dei ruoli che ci
sono stati dati. È chiaro, quindi, ognuno lavora. Non lavora solo lei alle
sette di mattina, perché pure noi dell’opposizione ci svegliamo la mattina
presto per poter lavorare e dare delle risposte.
Il
suo atteggiamento mi ha molto colpito, cioè questo modo forte di dire: “Io sono
l’assessore, io ascolto, io ricevo, e quindi i consiglieri che sono venuti…” I
consiglieri si fanno portavoce di problematiche, assessore, non veniamo a
bussare alle porte degli assessori perché ci fa piacere. Veniamo a bussare alle
porte degli assessori perché c’è qualcuno che viene da noi, ci pone un problema
e noi quel problema cerchiamo di portarlo dove si può risolvere.
Allo
stesso modo, mi auguro, che si risolverà, per esempio, il problema del TFR e
dei lavoratori degli ex Consorzi di
bonifica; ne parleremo dopo con il prossimo punto.
Non
è che noi, ogni volta che voi portate una legge fuori sacco, dobbiamo stare
zitti, alzare la mano e votare a favore!
Questa
proposta di legge, mi auguro che abbia soddisfatto le richieste di tutti gli
interlocutori che sono venuti da lei. Io non lo so, poi la farò valutare e
magari poi ci incontreremo, io e lei, e le dirò se ci sono istanze oppure no o,
ancora, le dirò - lo ha detto prima il consigliere Rosa - che siamo felici per
come si è risolta. Lo so che non l’avete creato voi questo problema, è stato
creato tanti anni fa, nel passato, quindi, non stiamo dando la colpa o la
responsabilità a qualcuno.
Avremmo
voluto - è un problema che abbiamo sollevato varie volte, come hanno detto
tutti quanti i consiglieri di minoranza - essere coinvolti nel trovare una
soluzione che potesse andare bene a tutti. Mi auguro che questa vada bene a
tutti.
Anche
se non ho avuto la possibilità di dare una motivazione vera per l’approvazione,
come Casa Riformista-Italia Viva, voto favorevolmente questa proposta di legge.
Grazie.
Grazie,
consigliera Greco.
Ha
chiesto di intervenire, per dichiarazione di voto, il consigliere Falcomatà. Ne
ha facoltà.
Grazie,
Presidente. Noi come Partito Democratico voteremo a favore di questo
provvedimento, al netto delle modalità con cui è stato presentato e di cui
abbiamo discusso, perché conosciamo bene la realtà dei TIS, la conosciamo
perché l’abbiamo vissuta da Sindaci e da amministratori sui nostri territori.
Votiamo
favorevolmente, auspicando, Presidente e assessore, che già da domani la
Regione si impegni a completare un percorso, si impegni a reperire le risorse e
il contributo nei confronti dei Comuni anche dopo la scadenza della
programmazione 2021-2027 - magari, risorse storicizzate - e a reperire anche
risorse statali per aiutare i Comuni a stabilizzare i TIS non più a 18, ma
magari anche a 24 o a 36 ore.
Con
questo spirito anche di collaborazione, ribadiamo il nostro voto favorevole.
Grazie.
Grazie,
collega Falcomatà.
Passiamo
all’esame e votazione del provvedimento.
Articolo
1
(È approvato)
Articolo
2
(È approvato)
Articolo
3
(È approvato)
Articolo
4
(È approvato)
Passiamo
alla votazione della proposta di legge nel suo complesso con richiesta di
autorizzazione al coordinamento formale.
La
proposta di legge è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il
Consiglio approva)
(È
riportata in Allegati)
Passiamo
al punto tre, la proposta di provvedimento amministrativo numero 64/13^ di
iniziativa dell’Ufficio di Presidenza, recante: “Approvazione del rendiconto
dell’esercizio finanziario 2025, della relazione sulla gestione 2025 e del
Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi”
Prego,
consigliera De Francesco.
Grazie,
signor Presidente.
Il
provvedimento che oggi sottoponiamo all’esame dell’Aula riguarda l’approvazione
del rendiconto dell’esercizio finanziario 2025, relazione sulla gestione e del
Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi.
Si
tratta di un atto particolarmente importante perché rappresenta il momento
attraverso il quale l’Assemblea è chiamata a verificare e valutare la gestione
delle risorse pubbliche affidate al Consiglio regionale nel corso dell’anno
2025, nel rispetto dei principi di trasparenza, responsabilità e corretta
amministrazione.
Il
rendiconto è stato predisposto secondo quanto previsto dal decreto legislativo
numero 118 del 2011 in materia di “Armonizzazione dei sistemi contabili e degli
schemi di bilancio delle Pubbliche amministrazioni”, ed è stato elaborato a
seguito delle operazioni di chiusura dell’esercizio, del riaccertamento
ordinario dei residui e delle verifiche effettuate dagli uffici competenti.
Dall’esame
dei dati emerge una gestione finanziaria caratterizzata da equilibrio e
solidità contabile. In particolare, il Fondo cassa al 31 dicembre 2025 ammonta
a circa 5.983.000,00 euro, mentre il risultato di amministrazione raggiunge
complessivamente 27.156.000,00 euro. Un dato che testimonia la capacità
dell’Ente di programmare e gestire le proprie risorse in maniera responsabile,
garantendo al tempo stesso il regolare funzionamento dell’attività
istituzionale del Consiglio regionale.
L’avanzo
di amministrazione risulta composto da oltre 11.700.000,00 euro di avanzo
vincolato, circa 4.800.000,00 euro di avanzo accantonato e oltre 1.300.000,00
euro destinato agli investimenti e più di 9.200.000,00 euro di avanzo libero.
Particolarmente
significativo è il fatto che il provvedimento non si limiti alla mera
rappresentazione dei dati contabili, ma sia accompagnato dalla relazione sulla
gestione e dal Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi:
strumenti che consentono una lettura più completa dell’attività amministrativa
svolta e del grado di raggiungimento degli obiettivi programmati.
Il
rendiconto rappresenta, dunque, non soltanto un adempimento previsto dalla
normativa regionale, ma anche uno strumento fondamentale di trasparenza nei
confronti di cittadini e Istituzioni, perché consente di verificare come siano
state utilizzate le risorse pubbliche e quali risultati siano stati conseguiti
nel corso dell’esercizio finanziario.
Desidero,
inoltre, evidenziare il lavoro svolto dagli uffici del Consiglio regionale, dal
Settore bilancio e ragioneria e da tutte le strutture coinvolte nella
predisposizione della documentazione contabile che hanno consentito di giungere
all’approvazione di un rendiconto completo e conforme alle disposizioni
normative vigenti.
Con
questo atto il Consiglio regionale assolve a uno degli obblighi più rilevanti
sotto il profilo amministrativo e contabile, confermando l’attenzione verso una
gestione improntata alla correttezza, all’equilibrio finanziario e alla piena
tracciabilità dell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Per
queste ragioni, in qualità di relatrice, invito l’Aula ad esprimere voto
favorevole sul provvedimento in esame. Grazie.
Grazie,
collega De Francesco.
Prendiamo
atto del parere favorevole del Collegio dei revisori dei conti e dei relativi
aggiornamenti apportati dal competente Settore bilancio e ragioneria del
Consiglio regionale della Calabria sulla base delle risultanze e dei contenuti
e delle relazioni della Commissione speciale di vigilanza.
Pongo
in votazione il provvedimento nel suo complesso, unitamente ai relativi
Allegati, con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale.
Il provvedimento, unitamente
ai relativi Allegati, è approvato con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il
Consiglio approva)
(È
riportata in Allegati)
Passiamo
al punto quattro, la mozione numero 14/13^ di iniziativa dei consiglieri
Elisabetta Maria Barbuto, Elisa Scutellà, Bruno, recante: “Iniziative per la
sorveglianza sanitaria gratuita della popolazione residente nel Sito di
Interesse Nazionale (SIN) di Crotone – Cassano - Cerchiara”. Testo modificato e
sottoscritto anche dai consiglieri regionali Ranuccio, Rosellina Madeo,
Falcomatà, Laghi, Filomena Greco, Ionà, Alecci, Pietropaolo, Rosa, Mattiani,
Ferrari e De Cicco.
Cedo
la parola alla consigliera Barbuto per illustrare il provvedimento.
Prego,
consigliera Barbuto.
Grazie,
Presidente. Prendo la parola brevemente per illustrare questa mozione che ho
presentato tempo fa, ottenendo prioritariamente la firma della collega
Scutellà, del collega Bruno e, oggi, ringrazio veramente tutti i colleghi anche
quelli di maggioranza per averla sottoscritta, perché evidentemente si sono
resi conto della situazione che ho voluto descrivere nella mia mozione.
Parliamo
di una mozione che è stata depositata all’inizio della 13^ Legislatura, con la
quale si chiede l’attivazione immediata di iniziative per la sorveglianza
sanitaria gratuita della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale,
il SIN di Crotone – Cassano - Cerchiara.
Parliamo
di un’area molto vasta di un territorio che per lunghi decenni è stato il
motore industriale della nostra Regione, ma che ha pagato un prezzo
sproporzionato e incalcolabile in termini ambientali e di salute. Quello che
doveva essere sviluppo si è trasformato, per una tragica ironia della storia,
in una condanna silenziosa per intere generazioni.
Quando
parliamo del SIN di Crotone – Cassano - Cerchiara, non stiamo discutendo di una
semplice pratica amministrativa, stiamo parlando di una ferita aperta nel cuore
della Calabria. Una ferita che sanguina ancora e che attende da troppo tempo
non solo la bonifica della terra, ma la protezione della vita umana.
Cari
colleghi, i dati che sono in nostro possesso e che sono documentati dallo
studio SENTIERI, il progetto epidemiologico nazionale che monitora i siti
contaminati in Italia, ci restituiscono da anni una foto estremamente
preoccupante, se non agghiacciante proprio di Crotone.
Intanto,
in queste aree ci si ammala di più di tumori del sistema circolatorio,
respiratorio e digerente e si registrano picchi inaccettabili di patologie
legate all’esposizione prolungata a metalli pesanti.
Chi
vi parla si è sottoposta l’anno scorso volontariamente a delle analisi e posso
garantire che le persone che hanno analizzato i miei referti mi hanno chiesto
se ho lavorato in fabbrica. No, io non ho lavorato in fabbrica, non abito
vicino alle fabbriche, non ho avuto contatti, (Omissis)*.
Ebbene,
i cittadini di Crotone respirano quell’aria e bevono l’acqua da cinquant’anni,
lì hanno cresciuto i loro figli. I miei figli ora sono fuori, ma sono stati a
Crotone, sono nati a Crotone, cresciuti a Crotone, sopra i suoli contaminati,
spesso ignari del pericolo, - molti ignorano ancora questa situazione - mentre
i grandi colossi industriali smantellavano le produzioni e lasciavano a noi il
carico dei veleni, che tuttora c’è.
Dietro
questi dati statistici non ci sono solo freddi numeri da allegare a una
relazione teorica, ci sono i volti delle persone, ci sono famiglie che sono
state decimate: genitori che hanno dovuto seppellire i propri figli, lavoratori
che si sono ammalati, non ultima, la settimana scorsa (Omissis)* - la
voglio ricordare in Consiglio regionale - la mamma del bambino (Omissis)*
che fu assassinato sul campo di calcetto qualche anno fa da dei criminali che
non esitarono a sparare per eliminare un loro presunto avversario.
Perché
la sorveglianza? Noi chiediamo con questa mozione una sorveglianza gratuita.
Intanto, queste analisi al momento sono costose; è chiaro però che nessuno si
può sottoporre, se non volontariamente, allo screening, ma è importante che un campione di persone,
possibilmente significativo, vi si sottoponga per verificare anche la
correlazione tra l’esistenza di questo inquinamento, la presenza di metalli
pesanti nel sangue e l’insorgenza delle malattie.
Dobbiamo
agire però subito, perché la sorveglianza sanitaria che chiediamo con questa
mozione non è un’elemosina e non è nemmeno un favore elettorale.
Su
questo mi sono impegnata da sempre, anche quando ero deputata, è l’applicazione
pura e semplice dell’articolo 32 della Costituzione, “Il diritto alla salute”,
che non si sostanzia solamente nel diritto alla cura; poi di questo se volete
parleremo, perché ho presentato anche un’interrogazione in merito alle
condizioni in cui si trova il reparto che cura queste persone in ospedale, al
reparto e al day hospital di oncologia, ma non è questa la sede, ne parleremo
più approfonditamente in un secondo momento.
L’attuazione
di questi protocolli di screening
mirati e gratuiti per tutta la popolazione, per coloro che, naturalmente,
daranno l’adesione: esami diagnostici periodici, per l’identificazione precoce
delle patologie tumorali e respiratorie correlate agli inquinanti presenti nel
sito, e l’attivazione di una serie di percorsi di biomonitoraggio, per valutare
la presenza di metalli pesanti nell’organismo dei cittadini più esposti, a
partire dalle fasce più anziane e più piccole, quindi bambini, che sono le fasce
più vulnerabili, in maniera da poter avere prevenzione. Abbiamo parlato prima
di prevenzione a proposito della piaga del caporalato, adesso parliamo di
prevenzione a livello di salute, perché non è sufficiente parlare di cura,
dobbiamo parlare di prevenzione.
Non
posso fare a meno di dire che, in questo momento sto vivendo anch’io una
situazione particolare. (Omissis)* Ogni anno - questo ve lo posso
garantire - vi porterò i dati. Dall’anno scorso fino a quest’anno il numero
delle patologie tumorali a Crotone è raddoppiato. Raddoppiato! Vi garantisco
che è raddoppiato. La mattina al day hospital di oncologia c’è una folla che,
forse, nemmeno al mercato, è una cosa veramente impressionante.
Quindi,
ringrazio tutti coloro che hanno avuto la sensibilità, oggi, di firmare questa
mozione e che hanno condiviso le mie perplessità, le mie paure, perché la
prevenzione non è un lusso, ma è un diritto.
Ringrazio
di cuore sia la collega Scutellà che il collega Bruno che mi hanno sostenuto in
questa prima stesura, ma ringrazio tutti i colleghi, dell’opposizione e della
maggioranza, per questa sensibilità. Ringrazio tutti anche perché gli impegni
che noi abbiamo indicato nella mozione non riguardano soltanto - voi li avete
sottoscritti e questo mi fa molto piacere - lo screening sanitario, ma riguardano anche la possibilità di bloccare
nel nostro territorio tutte le ulteriori attività inquinanti che possano un
domani andare a incidere sulla salute delle persone.
Li
leggo velocemente, per lasciare lo spazio ai colleghi. Quindi, la mozione
impegna la Giunta regionale a operare per mantenere il vincolo del PAUR, quello
previsto nel 2019, che impone il trasferimento dei rifiuti tossici pericolosi
fuori dalla Calabria; non devono rimanere in Calabria. Noi abbiamo aspettato
perché l’Eni ha scientemente, secondo il mio modesto punto di vista, ritardato
questa bonifica, modificando tramite delle Conferenze di servizi il Piano Operativo
di Bonifica (POB) Fase 2, per cercare di lasciare in loco i veleni. Ultimamente
sembra quasi che ci stia riuscendo, perché nel 2024 è entrato in vigore un
Regolamento europeo che impedisce il transito dei rifiuti tossici pericolosi.
Vedremo se sarà possibile per situazioni già in atto poter ottenere una deroga.
Nel frattempo, ci sono le famose discariche.
Vi
racconterei tante cose, ma non voglio farvi perdere tempo, vi racconterei
dall’inizio quanto siamo fortunati. Noi abbiamo l’unica discarica in Calabria
nella quale potremmo contenere questi veleni e rimarrebbero a Crotone, quindi,
si sposterebbero da un chilometro all’altro, praticamente, e quindi
continuerebbero la loro impietosa opera.
Del
monitoraggio, abbiamo già detto.
Si
impegna, poi, la Giunta regionale: a sostenere lo screening e a disporre anche il Registro tumori che non esiste a
Crotone, per cui noi non sappiamo niente, cioè possiamo ipotizzare e immaginare
solamente, ma non abbiamo dei dati scientifici certi; a disporre per la piena
operatività di un Registro tumori che sia pubblico e consultabile, per mappare
l’incidenza delle patologie e orientare la ricerca scientifica sul nesso di
causalità tra l’inquinamento e le malattie e a bloccare ogni tipo di impianto
che possa aggravare la situazione sanitaria locale; a disporre che ogni nuovo
progetto industriale o infrastrutturale a Crotone debba essere subordinato,
anche prioritariamente, a una Valutazione di Impatto Sanitario.
Chiudo
il mio discorso ringraziandovi. Ringraziandovi per la sensibilità dimostrata e
ringraziandovi perché avete dimostrato di comprendere qual è il dramma che
stiamo vivendo a Crotone in questo momento e che non ha fine e sembrerebbe non
avere fine.
Per
cui, chiedo che la Regione Calabria possa - lo spero - impegnarsi, nel senso
della mozione che oggi, mi auguro, tutti voteremo. Grazie.
Grazie,
consigliera Barbuto. Parlo a nome sia della maggioranza che delle minoranze:
ringraziamo lei per la forza quotidiana, le siamo vicini e la sosteniamo
sempre.
Ha chiesto di intervenire il
consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.
Grazie,
signor Presidente. La mozione che stiamo discutendo, evidentemente, richiama il
tema della tutela della salute: la bonifica del SIN Crotone - Cassano -
Cerchiara non può e non deve essere oggetto di contrapposizione ideologica, ma
impone un approccio condiviso, fondato, soprattutto, su dati certi,
responsabilità istituzionale e rispetto delle comunità coinvolte.
È
un tema che conosco discretamente bene perché l’ho seguito ormai negli ultimi 5
anni nei ruoli, in particolar modo, di Presidente della Provincia, di quella
Provincia che nel 2023 ha emesso l’ordinanza a carico dei responsabili
dell’inquinamento, diffidandoli ad intervenire per la messa in sicurezza e per
la bonifica delle aree.
Sappiamo
tutti che il SIN Crotone - Cassano - Cerchiara è uno dei siti più complessi
d’Italia, caratterizzato da una stratificazione di criticità ambientali e da
ritardi, come ben diceva la collega Barbuto, ritardi accumulati in decenni.
Tuttavia,
è doveroso però rappresentare in quest’Aula il quadro aggiornato,
sinteticamente, e oggettivo delle attività in corso per evitare ricostruzioni
parziali o magari non aderenti completamente allo stato degli atti. È chiaro
che non possiamo non evidenziare che negli ultimi anni si è accelerata
l’attività e, finalmente, - vivaddio - si è dato inizio all’attività di
bonifica, attraverso intense attività realizzate con una filiera istituzionale
che ha saputo lavorare in maniera sinergica; infatti, il Comune di Crotone, la
Provincia di Crotone e la Regione Calabria, nelle tantissime Conferenze dei
servizi tenutesi presso il Ministero, hanno lavorato per tutelare il
territorio, partendo proprio da quel vincolo PAUR sul quale non abbiamo mai
ceduto, rivendicando ed evidenziando in maniera univoca l’obbligo da parte di
Eni Rewind di provvedere a portare i rifiuti pericolosi, TENORM e TENORM con
amianto, fuori dal territorio della Regione Calabria, così come previsto nel
decreto del 2020.
È
vero, c’è un’evoluzione perché in questo momento sono in corso le attività, è
entrato in vigore questo nuovo Regolamento europeo, ormai da maggio 2026, che
in qualche modo pone un divieto rispetto alle autorizzazioni transfrontaliere
e, quindi, alla possibilità di portare i rifiuti pericolosi fuori dal
territorio del proprio Paese.
Ma
è tutto da vedere, tutto da verificare, tutto da approfondire, perché è chiaro
che, nel caso di specie, si tratta di attività già avviate in precedenza, con
quantitativi che già sono partiti verso la discarica in Svezia. Lo evidenzio
perché per molti anni è stato detto ai Tavoli che non esistevano discariche in
grado di poter accogliere, fuori dal territorio della Regione Calabria, i
rifiuti pericolosi contenenti TENORM e TENORM con amianto.
In
realtà, dopo aver forzato e, in qualche modo, imposto uno scouting serio, in pochi mesi sono state individuate delle
discariche e si è iniziata questa attività di trasporto dei rifiuti con le
autorizzazioni transfrontaliere. In queste ore sono in corso le attività di
bonifica sul sito, in particolar modo per i rifiuti non pericolosi, con il
trasporto delle risultanze delle attività nelle discariche fuori dal territorio
della Regione Calabria.
Per
ciò che concerne i ritrovamenti dei rifiuti contenenti TENORM e TENORM con
amianto, si sta provvedendo in questa fase a depositare nei siti già
autorizzati, per poi verificare la possibilità di trasporto fuori dal
territorio della Regione Calabria.
Mi
preme evidenziare, poi, l’ultima Conferenza di servizi, tenutasi nel mese di
maggio, nella quale ancora una volta Eni Rewind propone una variante al progetto stralcio POB Fase 2 con la quale, in
estrema sintesi, decide di proporre di applicare la tecnologia del soil mixing
che, invece, era quella alla base della stragrande maggioranza di intervento
nel territorio, riducendola ad un volume complessivo di terreni da trattare di
circa 30.000 metri cubi. Cito questo numero per dire come poi avvengono le
varianti, perché in verità nel 2022, anche grazie ai pareri intervenuti di ARPACAL
e di ISPRA, si era addivenuti a dei volumi da sottoporre a soil mixing pari a
283.000 metri cubi; quindi, da 283.000 adesso ne propongono 30.000, provando ad
inserire la tecnica ENA che invece - è ampiamente certificato sia da Ispra, da
ISIN, da tutti gli enti preposti in materia - non è assolutamente sostitutiva
rispetto all'attività del soil mixing.
Entro nel merito
della mozione, per la quale ringrazio non solo la collega Barbuto, ma tutti i
colleghi consiglieri, che con grande senso di responsabilità hanno ritenuto
opportuno sottoscriverla nella sua totalità, portando qualche piccola modifica
e integrazione. Non c'è dubbio che per ciò che concerne la sorveglianza
sanitaria è assolutamente condivisibile l'esigenza di rafforzare il
monitoraggio epidemiologico e soprattutto gli screening, così come ritengo sia
giusto evidenziare che la Regione Calabria sia già impegnata in tal senso con
una serie di programmi, di progetti. Ne cito qualcuno: il programma InSinergia,
il progetto SINTESI, il progetto SalGA-KRO, cioè i progetti che abbiamo
inserito nella mozione. Queste attività sono state considerate e sono in corso,
ma non c'è dubbio che bisogna alzare l'asticella, alzare il livello di
attenzione così come sulla richiesta di rendere pienamente operativo il
registro dei tumori. È chiaro che il tutto deve essere ricondotto in un quadro
organizzativo normativo già esistente, ma che necessita di rafforzarne
l'efficacia e soprattutto la fruibilità dei dati, con particolare riferimento
alla comunità di Crotone.
Il punto centrale
sul tema del SIN è uno: il territorio crotonese ha pagato per decenni il prezzo
di ritardi, di sovrapposizione di competenze, di scelte industriali che
affondano le radici molto indietro nel tempo, ben oltre le responsabilità di
una singola stagione politica o istituzionale. È una vicenda complessa che ha
attraversato livelli diversi, nazionali, industriali e amministrativi e che
proprio per questo non può essere ricondotta a letture semplificate. Ciò che
però oggi mi preme registrare ed evidenziare è che negli ultimi anni si è
determinata una discontinuità concreta con l'attivazione degli strumenti
commissariali, con l'adozione di atti vincolanti e con l'avvio concreto della
fase operativa della bonifica ed è proprio su questa discontinuità che dobbiamo
insistere e vigilare, evitando di tornare indietro o di rallentare i percorsi
che per la prima volta, dopo molto tempo, si sono tradotti in atti ed
interventi concreti. Grazie.
Grazie,
consigliere Ferrari.
Ha chiesto di
intervenire il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Penso che alla
mozione, con prima firmataria la collega Barbuto, vada attribuito il merito di
accendere un focus su Crotone. Spesso su Crotone cade un velo di assenza totale
delle istituzioni. Da anni si parla del progetto di risanamento di bonifica, ma
ancora non c'è una programmazione che possa far ritenere soddisfacente
l'intervento delle istituzioni, in questo caso anche della Regione. Con la
testimonianza della collega Barbuto, drammatica, si riaccende di nuovo una
discussione: a Crotone si muore! Potete tranquillamente accusarmi di essere
catastrofico, ma così è. In Consiglio regionale oggi si apre di nuovo una
discussione affinché la massima Assemblea regionale prenda atto che su Crotone
c'è un problema che non è ancora risolto. Sono tanti i punti di difficoltà che
ci sono su Crotone. Ringrazio i colleghi della maggioranza e della opposizione
che hanno avuto la sensibilità di sottoscrivere tutti questa mozione, che ci
consente di prendere atto delle difficoltà che ci sono su quel territorio.
Anche con un'altra interrogazione, qualche mese fa con la collega Barbuto e -
mi pare - la collega Scutellà, abbiamo segnalato agli organi competenti, in
questo caso alla Prefettura, che ci sono carenze sostanziali di ispettori della
SPISAL, che sono ispettori di polizia giudiziaria che dovrebbero controllare
l'esito della bonifica da parte dell'Eni. Tutto questo non può avvenire perché
non ci sono ispettori SPISAL. Voi sapete che questa materia è regolamentata da
una legge nazionale e gli ispettori vengono autorizzati dalla Prefettura. Allo
stato abbiamo prodotto una interrogazione alla quale mi pare che non sia stata
data risposta e sosteniamo che questa cosa vada ripresa e rilanciata, perché su
Crotone, oltre all’inquinamento da metalli pesanti, che descrive molto bene la
collega Barbuto, c'è un problema anche di asbestosi. L'ONA, che è
l'Osservatorio nazionale dell'asbesto, sta iniziando ad avviare i procedimenti
giudiziari contro l'Eni. Questo che significa? Significa che la gente sta
morendo di asbestosi. Allora il merito della collega Barbuto e il merito di
tutti noi è di avere rilanciato di nuovo in questa Aula il problema di Crotone
e delle aree del SIN, che non può essere più rimandato, va affrontato subito,
chiamando ad intervenire immediatamente tutti gli organi che hanno competenze.
Grazie alla
collega Barbuto e grazie a tutti voi per aver aderito a questa importante
mozione.
Grazie, collega
Bruno.
Ha chiesto di
intervenire il consigliere Laghi. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
Ringrazio molto la
collega Barbuto per questa mozione che in realtà, anche storicamente, mi
riporta indietro nel tempo, perché saranno forse 20 anni che mi occupo
direttamente, come ISDE Medici per l'ambiente, dei SIN in generale in Italia e
del SIN di Crotone in particolare. Con la collega Barbuto, all'epoca
parlamentare, abbiamo tenuto anche dei convegni - insieme a tanti altri
convegni fatti a Crotone - proprio sulla pericolosità e sulla incredibile
inerzia da decenni della politica rispetto ai danni presenti, con ogni
evidenza, nei SIN. È stato ricordato lo studio Sentieri, uno studio ecologico
ma comunque molto forte, che ha evidenziato lì, come negli altri SIN, un
aumento delle patologie e un aumento delle patologie neoplastiche in
particolare. Ed è, complessivamente parlando, assai grave che in Italia il 10%
della popolazione italiana, circa 6 milioni di persone, sia esposta ai rischi
collegati semplicemente perché abitano in quei luoghi - non hanno scelto di
abitare -, perché vi sono nati o abitano nelle zone circostanti agli oltre 40 SIN,
siti di interesse nazionale, che sono presenti in Italia. Un altro dato
estremamente importante, estremamente grave, e che lascia perplessi della
capacità della politica di interpretare a livello nazionale i bisogni anche di
salute delle popolazioni, è che a essere bonificato sia grosso modo il 5% dei
territori interessati dalla catalogazione. Non riguarda solo la politica, ma
anche chi aveva interessi industriali su quel sito e che ha introitato ingenti
somme e guadagnato, bisogna dire - sono parole forti - sulla pelle delle
persone, accumula ritardi per evitare le ingenti spese di bonifica. Bene ha
fatto anche il collega Ferrari a ricordarle che questa solo presunta
impossibilità di trovare siti extra nazionali dove portare le scorie
improvvisamente si sia dissolta in una ricerca più accurata, più seria.
Voglio anche
ricordare l'opera del professor generale Errigo, commissario del SIN, che
comunque, al di là delle scelte finali, ha avuto in ogni caso il merito di
portare fortemente alla ribalta il problema di salute del SIN di Crotone,
Cassano e Cerchiara, perché questo credo sia l'unico SIN in Italia spezzato,
che si trova in 2 posti che distano circa 100 km l'uno dall'altro; le scorie,
le ferriti di zinco in particolare, anziché andare in Sardegna in discariche
controllate ad hoc per rifiuti pericolosi, sono state sparse nell'agro
di Cassano Ionio e di Cerchiara come ammendante agricolo.
Non sapremo mai
quante vittime sono state determinate da questa spregiudicatezza della
criminalità organizzata e dalla mancanza di controlli nel corretto smaltimento
delle scorie. Grazie alla collega Barbuto.
Voglio chiudere
con una notazione: giustamente è stato evocato il problema del registro tumori.
Il registro tumori è uno strumento fondamentale non di conoscenza, o almeno non
solo di conoscenza, ma di pianificazione delle attività sanitarie che contrastino
l'inquinamento. Quindi bisogna culturalmente accettare e interiorizzare che
dall'inquinamento in generale dipendono la maggior parte delle malattie che a
livello globale interessano le persone.
Mentre i servizi
sanitari pesano sulla nostra salute per il 15%, l'ambiente pesa per oltre il
20%. Quindi, se dovessimo scegliere - fortunatamente non dobbiamo scegliere -
fra un servizio sanitario e un mondo non inquinato, ci converrebbe stare senza
servizio sanitario però anche senza inquinamento.
Detto questo,
ritorno e chiudo per il problema del registro tumori. Noi nella precedente
Legislatura, con tanta fatica, siamo riusciti a capire quali fossero i punti di
debolezza e perché mancasse un registro tumori; mancava la cabina di regia,
perché gli strumenti informatici delle varie Aziende Sanitarie Provinciali
erano bellamente diversi fra di loro, non colloquiavano e non colloquiano con
l'AIRTUM, cioè con l’Associazione Italiana Registri Tumori. Io spero che, dopo
avere diagnosticato le malattie del registro tumori, in questa Legislatura si
possa effettivamente mettere mano ai registri veri e propri, aggiornarli e
quindi metterli al passo con quello che succede in tutta Italia. Ripeto: non è
una banale attività di conoscenza, ma è uno strumento non sostituibile di
programmazione sanitaria per evitare tanti e tanti morti che hanno avuto e
avranno e avrebbero soltanto la colpa di abitare vicino a un posto dove era
meglio che non vivessero e non abitassero.
Grazie ancora una
volta alla collega Barbuto. Ovviamente il voto non può che essere positivo.
Grazie, collega
Laghi.
Pongo in votazione
la mozione con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale. La mozione
è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo alla
proposta di provvedimento amministrativo numero 65/13^ di iniziativa della
Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione 2026-2028 dell'Agenzia
Regione Calabria per le Erogazioni in agricoltura (ARCEA)”.
Cedo la parola al
consigliere Pietropaolo per illustrare il provvedimento.
Prego, consigliere
Pietropaolo.
Grazie.
La proposta di provvedimento, posta oggi
all'approvazione di questa Assemblea, è stata licenziata a maggioranza dei
presenti dalla Seconda Commissione Bilancio nella seduta del 5 giugno scorso.
La proposta è relativa al Bilancio di previsione 2026-2028 ARCEA, dell'Agenzia
Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura. L'Agenzia è l'Organismo
Pagatore della Regione Calabria per gli aiuti in agricoltura relativi al Fondo
FEAGA, al Fondo FEASR, riconosciuto con provvedimento del Ministero per le
Politiche Agricole e Forestali del 2009; l'Agenzia, altresì, con decreto del
Direttore generale delle Politiche Internazionali e dell'Unione Europea del
Dipartimento della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale del MASAF
del 14.10.2024, è stata riconosciuta Organismo Pagatore della Regione Calabria
per le misure e gli interventi settoriali FEAGA non SIGC. Alla seduta di
Commissione hanno partecipato il Commissario straordinario dell'Ente, ing.
Giuseppe Arcidiacono, il quale ha fornito i chiarimenti richiesti, e il
Dirigente di settore del Dipartimento Agricoltura, Aree interne e Politiche di
Connessione Territoriale, dott. Domenico Ferrara, il quale ha confermato
l'istruttoria di competenza del Dipartimento.
Il provvedimento si compone della delibera di
Giunta regionale, delle relazioni istruttorie del Dipartimento Agricoltura, del
Dipartimento Bilancio, Finanze e Patrimonio e del parere del Revisore unico dei
conti dell'Agenzia.
Il Revisore unico dei conti, con verbale n. 4 del 9
marzo 2026, rileva che il bilancio rispetta il principio di pareggio
finanziario e dell'equivalenza fra entrate e spese per servizi per conto terzi;
anche per le annualità 2027 e 2028 sono rispettati il pareggio finanziario e
l'equivalenza fra entrate e spese per servizi per conto terzi. Relativamente
alle spese del personale e alle spese per il funzionamento, si evidenzia che la
redazione del bilancio di previsione 2026/2028 è stata effettuata rispettando i
principi elencati nella legge regionale n. 62/2023 recante "Norme in
materia di spending review".
L'organo di controllo ribadisce la necessità di
monitorare costantemente i pagamenti per evitare eventuali disallineamenti nei
confronti dei centri assistenza agricola.
Il revisore, nell'esprimere parere favorevole dal
punto di vista del rispetto degli equilibri di bilancio sulla proposta di
bilancio di previsione 2026 e pluriennale 2026-2028, raccomanda la costante
verifica dell'andamento delle riscossioni in corso d'anno, così da poter
procedere al tempestivo adeguamento del Fondo Crediti di dubbia esigibilità.
Il Comitato di Vigilanza, che rappresenta la
struttura di controllo dell'Agenzia interna al Dipartimento Agricoltura,
ritiene che sussistano le condizioni di legge in ordine alla congruità e
attendibilità delle previsioni di bilancio, formulando alcune raccomandazioni:
- verificare e monitorare costantemente le entrate e le spese di gestione;
- monitorare il Fondo Crediti Dubbia Esigibilità;
- monitorare costantemente i pagamenti per evitare eventuali
disallineamenti nei confronti dei centri di assistenza agricola.
Il Dipartimento Bilancio, Finanze e Patrimonio
rileva che, con riferimento alle previsioni di entrata e di spesa, contenute
nel bilancio dell'Ente, sembrerebbero garantiti sia gli equilibri contabili sia
la presenza di un saldo finale di cassa non negativo.
Il Dipartimento, nell'istruttoria di competenza,
evidenzia che rispetto agli equilibri di bilancio, la proposta di Bilancio di
Previsione 2026-2028 prevede l'utilizzo di una parte dell'accantonamento del
Fondo Contenzioso, per un importo di euro 90.000,00.
A conclusione dell'attività istruttoria, il
Dipartimento esprime parere favorevole all'adozione, da parte della Giunta
Regionale, della presente proposta di Bilancio di Previsione 2026-2028
dell'ARCEA, al fine della successiva trasmissione della stessa al Consiglio
Regionale per il seguito di competenza, ex articolo 57, comma 3, della legge
regionale 4 febbraio 2002, n. 8.
Presidenza del Vicepresidente Giacomo Pietro Crinò
Grazie,
consigliere Pietropaolo. Non ci sono richieste di intervento.
Pongo in votazione
il provvedimento nel suo complesso, unitamente ai relativi allegati, con
autorizzazione al coordinamento formale. Il provvedimento, unitamente ai
relativi allegati, è approvato con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo al punto
sei, la proposta di legge numero 20/13^ di iniziativa della Giunta regionale,
recante: “Modifiche alla legge regionale del 10 agosto 2023, numero 39 -
Disciplina in materia di ordinamento dei Consorzi di bonifica e di tutela e
bonifica del territorio rurale”.
Cedo la parola
alla consigliera Santoianni per illustrare il provvedimento.
Grazie,
Vicepresidente.
La proposta,
licenziata in data 28 maggio 2026 dalla Sesta Commissione, nasce dalla
necessità di perfezionare l'assetto normativo delineato dalla precedente legge
regionale numero 39 del 10 agosto 2023, la quale ha profondamente riformato il
sistema della bonifica in Calabria attraverso l'istituzione del consorzio
unico.
Questo nuovo
intervento legislativo mira ad assicurare una maggiore funzionalità operativa
dell'ente, semplificando i processi e rafforzando l'autonomia di gestione che
la legge già assegnava al consorzio.
Il cuore della
riforma risiede nella volontà di far aderire pienamente le norme alla
qualificazione giuridica di ente pubblico economico attribuita al consorzio,
eliminando quelle disposizioni che avrebbero potuto generare dubbi
interpretativi o un'eccessiva influenza dominante della Regione sulle funzioni
proprie dell'ente. In questa prospettiva, la modifica dell'articolo 3 della
legge originale rappresenta un passaggio fondamentale in quanto stabilisce che
le opere pubbliche di bonifica e irrigazione, così come le opere idrauliche,
siano gestite direttamente dal consorzio della Calabria.
Un ambito di
intervento particolarmente significativo riguarda la composizione e le
dinamiche degli organi collegiali, dove il disegno di legge numero 20/13^ opera
con una decisa semplificazione in senso democratico e professionale.
Una delle novità
più rilevanti è la modifica della struttura del Consiglio dei delegati, dalla
quale vengono eliminate le componenti di nomina politica precedentemente
designate dal Consiglio regionale e dal Presidente della Giunta regionale. In
questo modo, l'organo di indirizzo del consorzio diventa un'espressione più
diretta dei consorziati e delle autonomie locali, riducendo le interferenze
della politica regionale nella gestione ordinaria dell'ente.
Parallelamente a
questa evoluzione della rappresentanza, il disegno di legge interviene sulla
funzione di controllo contabile e amministrativo attraverso la sostituzione
della figura del revisore unico con un Collegio dei revisori dei conti. Anche
la figura del direttore generale viene profondamente riconsiderata in ottica di
autonomia gestionale. Se nella versione originale della legge n. 39 del 2023 la
sua nomina richiedeva l'intesa preventiva con il Presidente della Giunta
regionale, le nuove disposizioni affidano tale potere esclusivamente al
Presidente del consorzio, previa selezione tramite avviso pubblico. Questo
passaggio è cruciale per recidere il cordone ombelicale gerarchico tra
l'amministrazione regionale e la struttura operativa del consorzio, permettendo
a quest'ultimo di agire con la libertà tipica di un ente pubblico economico. Il
disegno di legge introduce importanti innovazioni anche sul piano degli
strumenti di pianificazione, con l'intento di snellire procedimenti
amministrativi e renderli più coerenti con le necessità operative. Un esempio
emblematico è rappresentato dalla nuova disciplina dei Piani di classifica, la
cui elaborazione e approvazione diventano ora di diretta ed esclusiva
competenza del consorzio, eliminando i passaggi che prevedevano l'intervento
della Giunta regionale nella fase propositiva. Allo stesso modo, la
pianificazione delle opere viene razionalizzata, attraverso la previsione di un
unico piano triennale che accorpa sia gli interventi di bonifica sia quelli di
irrigazione. Questo strumento unitario permette una visione d'insieme del
territorio e delle sue necessità idriche, semplificando la procedura di
approvazione che vede il coinvolgimento della struttura amministrativa
regionale competente in materia di forestazione.
Proprio in termini
di terminologia tecnica, il disegno di legge opera una sostituzione
sistematica, individuando nell'articolazione dedicata alla forestazione il
nuovo interlocutore regionale di riferimento al posto del precedente
Dipartimento dell'agricoltura. Un'ulteriore estensione delle competenze
consortili riguarda l'attribuzione di poteri in materia di polizia idraulica,
autorizzando il consorzio a disciplinare le violazioni e le relative sanzioni
tramite un apposito regolamento interno. Questo potere permette all'ente di
esercitare una vigilanza più efficace sul reticolo idrografico e sulle opere di
bonifica, agendo tempestivamente per la tutela del territorio nel rispetto
della normativa statale vigente.
In situazioni di
emergenza o calamità naturali l'autonomia d'azione viene ulteriormente estesa,
permettendo al Consorzio di eseguire interventi non previsti nei piani
triennali, per garantire la funzionalità delle opere e la sicurezza delle
persone.
In conclusione,
l'intervento normativo proposto con il disegno di legge numero 20/13^ configura
un consorzio unico di bonifica più snello, meno condizionato dalla politica
regionale e dotato di poteri gestionali più incisivi, il tutto all'interno di
un quadro di rigorosa invarianza finanziaria per l'amministrazione regionale.
Grazie.
Grazie,
consigliera Santoianni.
Ha chiesto di
intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente.
L'iter di questa
legge è stato velocissimo, nel senso che apprendo con dispiacere che esiste
chiaramente una volontà rispetto alla quale questa maggioranza di governo e la
Giunta intende procedere spedita rispetto a delle priorità e ad, invece, altre
cose si dà meno importanza. Mi dispiace moltissimo non vedere in Aula il
Presidente Occhiuto mentre si parla di una vicenda molto importante, che mi ha
coinvolta in molte sedute della Sesta Commissione, in cui ho l'onore e l'onere
di partecipare in qualità di componente e nella quale abbiamo audito tutti
coloro che hanno parte e che avranno un diretto e immediato riverbero rispetto
alla volontà della Regione Calabria di recidere il cordone ombelicale con il
Consorzio di bonifica e modificare una legge che era stata voluta nel 2023 da
una Giunta dello stesso colore politico e anche con lo stesso Presidente.
In quella
Commissione, ascoltando tutti i rappresentanti sindacali, così come i
rappresentanti della categoria, ho appreso che per tutti questa era una scelta
sbagliata anche rispetto al tempo in cui veniva effettuata, cioè mentre ancora
tanti lavoratori aspettano di ricevere la retribuzione differita, banalmente il
TFR, che non è una gentile concessione, ma è qualcosa per la quale i lavoratori
hanno lavorato tutta la vita. In quel contesto abbiamo provato a dialogare con
la maggioranza e io stessa ho depositato 8 emendamenti, insieme anche alla
collega Greco che era della stessa idea rispetto a quella diversa della
maggioranza che li ha bocciati tutti, tranne uno che conteneva semplicemente un
aggiustamento lessicale.
Si tratta di
priorità! In quest'Aula il presidente Occhiuto, nella prima seduta di Consiglio
regionale, aveva giudicato la mia proposta di legge relativa al contrasto della
denatalità come una proposta di legge buona e rispetto alla quale avremmo
potuto fare un ragionamento insieme. È attualmente ferma, mi dispiace che non
ci sia il Presidente, altrimenti gli avrei detto che io ci credo ancora.
Speravo che le cose buone che arrivano dalla minoranza consiliare, cioè da
coloro che sono stati collocati nella minoranza rispetto al risultato
elettorale, fossero prese in considerazione, così come speravo che fossero
prese in considerazione anche le istanze legittime da parte di tutti gli attori
che sono stati ascoltati, ma tant’ è.
Ci
troviamo con una legge che va spedita e che recide il cordone ombelicale,
mentre ci sono tanti lavoratori che ancora aspettano il pagamento del TFR.
Potrei dire che ci sarebbe bisogno, ancora, di avere coraggio rispetto alle
scelte che si fanno e che il cordone ombelicale, secondo me, si recide quando
si è in grado di andare avanti con le proprie gambe.
Credo
che il fatto che la Regione abbia abdicato al suo ruolo rispetto al Consorzio
unico di bonifica sia un gravissimo errore rispetto al quale il Partito
Democratico si trova completamente in disaccordo. Annuncio il nostro fermo
“no”, ma non ci fermeremo rispetto a questo: adesso siamo qui nell'Aula
deputata a fare opposizione e opereremo, non solo fuori, ma, soprattutto, in
tutte le strutture deputate a questo. Lo abbiamo fatto nella Sesta Commissione,
rispetto alla quale abbiamo trovato ascolto da parte della Presidente, però,
poi, la legge schiacciante dei numeri è questa.
Capiamo
oggi che questa è la volontà. Ci auguriamo solamente una cosa: come, dal 2023,
avete modificato, velocemente, dopo tre anni, una legge perché, evidentemente,
non rispondeva alla ratio che avevate
immaginato, crediamo e speriamo che possiate fare marcia indietro anche su
quella che oggi vi sembra una proposta buona e giusta, poiché riteniamo che
questo sia un gravissimo errore politico, considerato c'è anche la netta
contrarietà sia delle associazioni di categoria sia dei sindacati.
Chiedo, poi, anche,
ufficialmente, che ci possa essere, - al di là di questa legge, ripeto, che
riteniamo completamente fuori tempo e fuori luogo e che voterete chiaramente a
colpi di maggioranza - una seria presa di posizione per quei lavoratori che in quiescenza
già da molti anni ancora continuano ad aspettare il sacrosanto pagamento delle
spettanze della retribuzione differita. Grazie.
Presidenza del Presidente
Salvatore Cirillo
Grazie, collega Madeo. Ha
chiesto di intervenire la consigliera Greco Filomena. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente. Sono contenta che ci sia l'assessore Gallo e mi dispiace, invece,
che non ci sia il presidente Occhiuto; però, non importa vista anche l'ora.
Penso che sia necessario fare, su questa importante proposta di legge, un
attimo di ordine.
Sono
d'accordo con la collega Madeo: abbiamo presentato degli emendamenti che sono
stati bocciati dalla maggioranza, grazie ai numeri.
Innanzitutto,
vorrei dire che noi non siamo qui per mettere in discussione quella che è una
scelta politica, che è stata fatta nel 2023 dal presidente Occhiuto, e cioè
quella di procedere ad una profonda riorganizzazione dell'assetto del sistema
della bonifica calabrese attraverso l'istituzione di un Consorzio unico. È
stata una scelta politica, anche se ancora oggi non se ne comprendono a fondo i
motivi, sulla quale il presidente Occhiuto aveva detto: “O me la votate o ce ne
andiamo tutti a casa.” È una scelta che non abbiamo condiviso allora e non
condividiamo adesso, perché riteniamo che una regione come la Calabria – non lo
riteniamo soltanto noi ma anche tutti quelli che abbiamo audito -, così
orograficamente composta, avrebbe avuto bisogno di strutture più vicine ai
territori, magari articolate su base provinciale o quantomeno territoriale,
capaci di garantire una presenza più capillare del Consorzio di bonifica e di
ridurre costi, tempi e difficoltà operative derivanti da spostamenti spesso
lunghissimi, anche per interventi ordinari.
Detto
questo, le riforme si giudicano per quegli effetti che producono e non per gli spot e gli slogan con cui vengono
presentate, e devo dire che, - lo voglio riconoscere pubblicamente, ma è stato
riconosciuto alla Presidente, lo sa, anche all'interno delle varie sedute di
Commissione che abbiamo avuto - il Consorzio di bonifica unico sta producendo
risultati, anche grazie alla professionalità, alla competenza e all'impegno del
Commissario, il dottor Giacomo Giovinazzo, che si è trovato a gestire una situazione
estremamente complessa, cercando però di garantire i servizi e gli interventi
su tutto quanto il territorio regionale.
Proprio
perché riconosciamo questo impegno di chi oggi lavora sul territorio, abbiamo,
comunque, il dovere di dire con chiarezza che esistono delle questioni che
ancora non sono state chiarite, delle questioni enormi che questa proposta di
legge, di modifica della legge 39 del 2023, non affronta in alcun modo e non
risolve.
Non
capiamo perché, prima, la Regione nel 2023 abbia accentrato tutto su di sé,
esercitando controllo, vigilanza, nominando i Commissari, sopprimendo i
Consorzi, gestendo la transizione e incidendo direttamente sui rapporti
economici, e, dopo, a seguito dei rilievi della Corte dei conti cerca di
allontanarsi da questo modello, cercando di limitare il controllo e la
vigilanza della Regione sui Consorzi, eliminando la possibilità di nominare il
direttore, il Revisore dei conti. Corte dei conti che, giustamente, vede che ci
sono quasi 160 milioni di euro a favore della Regione, in qualità di creditrice
nei confronti dei Consorzi. Pensate che Coldiretti ha scritto una nota in cui
dice che sembra che si stia completamente privatizzando questo Ente.
Per
comprendere bisogna fare però un passo indietro.
La
vicenda che stiamo discutendo oggi non nasce nel 2023, nasce oltre 20 anni fa.
Dal 2001 i Consorzi di bonifica hanno svolto attività di forestazione per conto
della Regione Calabria, parliamo di manutenzione del territorio, prevenzione
del dissesto idrogeologico, tutela ambientale, sistemazione idraulica e difesa
del suolo; attività che non sono state svolte nell'interesse del Consorzio, ma
sono state svolte nell'interesse della Regione Calabria e di tutti i cittadini
calabresi.
Nel
2004 la Regione Calabria assume una decisione fondamentale – lo dico perché è
necessario per comprendere ciò che accade successivamente - cioè la
trasformazione del personale forestale da tempo determinato a tempo
indeterminato. Una scelta politica della Regione. Una scelta che,
personalmente, ritengo giusta, perché migliaia di lavoratori non potevano
continuare a vivere nell'incertezza, lavorando solo per alcuni mesi all'anno, e
perché attività così importanti per la tutela del territorio non potevano certo
essere interrotte.
Ma,
da quel momento, il costo del personale aumenta, ovviamente, in modo
significativo, rispetto a quelle che erano le risorse economiche, aumentano gli
oneri previdenziali, aumentano gli accantonamenti del TFR, aumentano tutti i
costi connessi al rapporto di lavoro; le risorse trasferite ai Consorzi, però,
non aumentano nella stessa misura. E questo non lo diciamo noi, cioè non lo
dice l'opposizione, lo dicono gli atti che ho richiesto al Dipartimento e che
mi sono stati mandati, che abbiamo esaminato, lo dicono i documenti che sono
stati trasmessi.
La
Regione continua, sostanzialmente, a garantire, in questo periodo, soltanto la
copertura degli stipendi. Però, attenzione, che cosa succede? Che i piani che
vengono approvati dalla Regione vengono approvati soltanto per un determinato
periodo, cioè per i sei mesi, gli altri sei mesi rimangono vuoti; però, man
mano che il Consorzio lavorava, la Regione rimpinguava questi fondi, e quindi
venivano pagati solo gli stipendi. Questo problema, però, non viene risolto.
Viene soltanto rinviato. Perché? Perché questa attività svolta dai Consorzi
viene svolta senza una copertura finanziaria. La Regione Calabria che fa?
Chiede, - anche nel periodo in cui non aveva proprio materialmente i fondi per
poter far fronte al pagamento solo degli stipendi - ai Consorzi, così come è
avvenuto nel 2014, 2015, di assumere dei mutui che la Regione Calabria
garantisce e addirittura paga.
Soltanto
che, quando viene fatta poi la ricognizione prevista nel 2019, a fronte anche
di una mozione, la numero 91 del 2017, portata in questo Consiglio regionale
dall’allora opposizione, attuale maggioranza, viene creato un nucleo, un gruppo
di lavoro per verificare quali fossero le posizioni creditorie dei Consorzi nei
confronti della Regione. E questo gruppo, costituito nel 2019, rileva che
c'erano dei crediti da parte dei Consorzi, che nel frattempo avevano cominciato
ad attivare azioni giudiziarie nelle quali venivano nominati dai giudici dei
CTU (Consulenti Tecnici d’Ufficio) che davano ragione ai Consorzi.
Praticamente, in queste CTU risulta che le richieste di crediti vantati dai
Consorzi nei confronti della Regione c'erano.
Che
succede? Succede che non si sa come, nel 2023, dopo che sono stati soppressi i
Consorzi, quindi dopo la legge 39 che ha modificato i Consorzi, questi crediti
vantati dai Consorzi diventano debiti dei Consorzi nei confronti della Regione.
I Commissari ad acta nominati dal
Presidente uno dei primissimi atti che mettono a terra è quello di rinunciare
ai giudizi che i Consorzi avevano proposto nei confronti della Regione per
vedersi riconosciute queste somme e far fronte ai pagamenti e, quindi, ai
debiti dei Consorzi nei confronti di fornitori, TFR, eccetera, eccetera,
soprattutto, di TFR, che, come diceva la collega Madeo, è una delle cose più
importanti.
Vengo
alla conclusione perché ho quasi esaurito tutto il tempo a mia disposizione:
chiedo a tutti quanti i consiglieri di maggioranza e di minoranza e chiedo
anche all'assessore di continuare a verificare come poter risolvere una volta
per tutte questa vicenda perché, come diceva la collega Madeo, in tutte le
audizioni che abbiamo svolto tutti hanno rilevato difetti in questa legge,
addirittura l'ANBI ha detto che era inemendabile e anche il Settore assistenza
giuridica ha avanzato dubbi di incostituzionalità a cui noi con i nostri
emendamenti avevamo cercato in qualche modo di sopperire.
Per
non ripetere l'errore fatto nel 2023 e che ci porta oggi, qui, nuovamente a
decidere su questa importante realtà, che è quella dei Consorzi di bonifica, e
sui tanti errori che sono stati fatti e le tante conseguenze negative che si
sono avute fino ad oggi, chiedo che non si proceda alla votazione favorevole,
ma che si possa rimodulare il testo, cercando di prendere spunto anche dalle
osservazioni delle organizzazioni di categoria, dei sindacati, dell'ANBI
nazionale. Tutti hanno cercato di farci capire, ma, purtroppo, a quanto pare,
non abbiamo avuto, noi come minoranza i numeri e, comunque, voi la capacità,
come maggioranza all'interno della Commissione, di apprendere, prendere e fare
proprie le istanze, per approvare una legge che potesse durare almeno 20 anni.
Grazie.
Grazie, consigliera Greco. Ha
chiesto di intervenire il consigliere Ranuccio. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente. I motivi della nostra contrarietà li hanno già benissimo
rappresentati la collega Madeo, prima, e la collega Greco, adesso.
Però,
qualche riflessione sia di carattere politico sia di carattere
tecnico-normativo rispetto a questa proposta di legge mi sento di farla.
Parto
dal profilo politico.
Tre
anni fa non ero dentro questa Aula, però, seguivo, ovviamente, da persona
interessata, i lavori e ricordo bene quanto questa maggioranza politica, che è
cambiata magari in alcuni soggetti, e questo Governatore si siano spesi per la
legge che poi fu approvata, imponendola di fatto all'Assemblea. Ricordo bene
una pesante e grave dichiarazione del governatore Occhiuto che quasi pose la
fiducia, minacciando, addirittura, le dimissioni, qualora quella legge non
avesse trovato approvazione dal Consiglio regionale.
Una
legge che era stata presentata e approvata come la legge che avrebbe
rappresentato una svolta epocale nel campo dei Consorzi di bonifica,
riunificando in un unico Consorzio, su un tema che è fondamentale, come si
accennava, per garantire la sicurezza idraulica, la difesa del suolo, il
razionale utilizzo delle risorse idriche.
Questa
stessa maggioranza, però, dopo tre anni o si ravvede e capisce, quindi, che
così tanto importante e così ben strutturata quella legge non era oppure, per
degli oscuri motivi, corre ai ripari, snaturando, però, quello che era
l'impianto politico e tecnico-normativo di questa legge, che era stata
presentata come la panacea di tutti i mali.
È
una legge che inverte l'ordine delle priorità, che priva di fatto la Regione
della regia rispetto ai Consorzi, indebolisce i poteri di vigilanza, incide
sull'approvazione pubblica del Piano di classifica, priva la Regione del
controllo sugli atti fondamentali; cambia il regime di concessione delle opere
e il ruolo della Regione nel governo di un Ente che, ricordiamolo, gestisce
funzioni pubbliche e contributi obbligatori, riduce i controlli esterni, - dirò
qualcosa di ancor più specifico – e, sostanzialmente, viene a snaturarsi, o
meglio, viene a cadere quel sistema di pesi e contrappesi che invece era stato,
anzi, ben previsto nella legge che oggi andiamo a modificare.
Lo
accennava la collega Greco, la stessa scheda ATN, la scheda di analisi
tecnico-normativa del nostro Consiglio regionale, segnala con nettezza che più
disposizioni della proposta riducono, addirittura eliminano, il controllo della
Regione sugli atti fondamentali del Consorzio, fino a far venir meno il potere
di vigilanza e controllo regionale sull'attività dell'Ente. Nella stessa
proposta di legge, addirittura, si legge che gli atti che costituiscono il
presupposto dell'imposizione contributiva e, in particolare, il piano di
classifica, non possono essere sottratti a un controllo pubblico effettivo,
perché il Consorzio esercita poteri autoritativi, impone contributi
obbligatori, gestisce opere pubbliche e incide direttamente sulle posizioni
giuridiche dei consorziati.
Quindi,
un'altra criticità importante riguarda il regime delle opere pubbliche di
bonifica e irrigazione. La legge vigente stabilisce che tali opere appartengono
al demanio regionale e sono affidate in concessione al Consorzio. La proposta
di legge, invece, sostituisce questo impianto con una gestione diretta del
Consorzio, assumendo, quindi, il rischio operativo delle attività di
manutenzione, progettazione, realizzazione dei lavori ed erogazione dei
servizi.
Anche
il tema del controllo contabile è una conferma di quanto sto io rappresentando,
nel senso che questo disegno di legge sostituisce il Revisore unico, prima
nominato dalla Regione, con un Collegio di revisori, e quindi, sì, aumenta il
numero delle persone che dovrebbero vigilare, però lo stesso Collegio dei
revisori è nominato dal Consiglio dei delegati del Consorzio. Anche qui il
problema non è il numero dei Revisori, ma la loro indipendenza: se il
controllato finisce con il determinare da solo il proprio controllore, si
indebolisce, ovviamente, la terzietà del presidio contabile.
L'ultimo
aspetto critico, tra gli altri, che merita di essere evidenziato, è
l'abrogazione totale dell'articolo 29 della legge 39, cioè della norma sulla
vigilanza e il controllo regionale. Questo rappresenta il passaggio più critico
dell'intero testo. Sempre la scheda ATN, infatti, afferma che la Regione non
può rinunciare al proprio ruolo di garante della legalità e dell'imparzialità
dell'azione amministrativa e richiama il principio di buon andamento di cui
all'articolo 97 della Costituzione.
A
nostro parere, - ben dicevano i nostri colleghi – servirebbe, sì, qualche
modifica, qualche correzione rispetto alla legge vigente; una correzione
equilibrata che migliora l'efficienza, ma non concede le garanzie in favore
della Regione Calabria. Le osservazioni dei rappresentanti delle organizzazioni
professionali agricole e dei sindacati, auditi in Commissione, vanno,
certamente, in questa direzione. Occorre mantenere un ruolo regionale
nell'approvazione del piano di classifica, garantire una composizione del
Collegio dei revisori non interamente interna al Consorzio, preservare la
rappresentanza istituzionale del Collegio e il Consiglio dei delegati e
reintrodurre una vigilanza regionale sugli atti fondamentali e sulla gestione
amministrativa, finanziaria e tecnica dell'Ente.
La
scelta più seria sarebbe una strada diversa da quella proposta della Giunta.
Occorre mantenere l'autonomia gestionale del Consorzio e confermare il
controllo pubblico sugli atti fondamentali a partire, ripeto, dal piano di
classifica, dallo Statuto, dal piano triennale nelle opere e dai bilanci.
Occorre, ancora – occorrerebbe, meglio - garantire un Organo di revisione
realmente terzo con almeno una componente di nomina regionale, non cancellare,
ancora peggio, la vigilanza regionale, ma renderla invece più selettiva, più
rapida ed efficace. Per questo il nostro giudizio non può che essere negativo e
questa legge merita da parte nostra una profonda bocciatura.
Chiudo,
chiedendo di poter essere illuminato, - al di là delle relazioni, pur puntuali,
seppur non condivisibili - sul perché venga oggi, a distanza di tre anni,
stravolto l'impianto di una legge che, ripeto, era stata presentata come una
legge salvifica, che avrebbe portato ad una forte razionalizzazione dei
processi, ad una svolta anche in termini di servizi erogati per i cittadini,
per le imprese, per la difesa del suolo, per la messa in sicurezza, per la
regimentazione delle acque, per meglio disciplinare i contributi obbligatori e
non dei cittadini. Invece, oggi, assistiamo ad una Regione che fa,
sostanzialmente, retromarcia, si priva della vigilanza, si priva della regia,
si priva del controllo su questo Ente senza apparenti motivi.
Per
tutti questi motivi anche io, ovviamente, come i colleghi, esprimerò fermamente
il voto contrario.
Grazie, collega Ranuccio. Ha
chiesto di intervenire l’assessore Gallo. Ne ha facoltà.
Signor
Presidente, colleghi consiglieri, prendo la parola, anch'io, commentando questo
punto all'ordine del giorno, che è un punto introdotto attraverso una delibera
di Giunta regionale, quindi di iniziativa della Giunta regionale, che ha dato
anche impulso alla legge 39 del 2023, quella di modifica dei Consorzi di
bonifica.
È
stato spiegato dall'ottima relatrice, dal Presidente della Sesta Commissione,
la consigliera Elisabetta Santoianni, come questa norma parta da una richiesta
legittima e da una serie di segnalazioni da parte della Corte dei conti e se,
eventualmente, il Consorzio di bonifica unico della Calabria dovesse essere
inserito all'interno del Gruppo di Amministrazione Pubblica, quindi dovesse
diventare, di fatto, un Ente parificato agli altri Enti in house in Regione, ad esempio, Calabria Verde.
Questo,
in questo momento, non è possibile. Non è possibile anche per quella che è la
funzione che hanno i Consorzi di bonifica. La normativa del 2023 era stata una
normativa abbastanza stringente - nel 2023 molti di voi colleghi consiglieri
non erano in Consiglio regionale, soltanto uno tra di voi era in Consiglio
regionale - poiché in quella circostanza ci trovammo costretti ad intervenire
velocemente con due provvedimenti legislativi. Uno di questi ci costrinse a
trasferire, il 28 novembre 2023, tutti i lavoratori del comparto forestale che
erano in capo ai Consorzi di bonifica a Calabria Verde, circa 1000 operai
forestali, per i quali la Regione Calabria, attraverso Calabria Verde, ha
assunto la responsabilità dei pagamenti non solo degli stipendi correnti, ma
anche dei trattamenti di fine rapporto che non sarebbero mai stati recuperati
da Enti decotti, come gli 11 Consorzi di bonifica; quindi, assumendosi una
responsabilità che per quantificazione equivale a circa 50 milioni di euro per
tutti i 1100 operai forestali provenienti dai Consorzi di bonifica.
In
quella fase, la posizione debitoria dei singoli Consorzi di bonifica - alcuni,
per la verità, in misura molto maggiore, dalle risultanze delle azioni dei
Commissari liquidatori, Commissari ad acta
nella prima fase - gestiti direttamente dagli agricoltori e, in quella fase, da
alcune organizzazioni professionali, ammontava a diverse centinaia di milioni
di euro, che nel corso degli anni si sono assommate in una azione che è stata
condotta in circa 15 anni. Chiaramente, in quella prima fase, con una azione
molto stringente che ha visto anche impegnato sin dal primo momento uno degli
uomini più importanti della burocrazia regionale in campo di agricoltura, il
dottore Giovinazzo - è ancora Commissario del consorzio di bonifica - abbiamo
assunto di fatto la guida di questo Ente, predisponendo a suo favore, in tre
annualità, attraverso i tre bilanci di previsione realizzati nel corso dei tre
esercizi, trasferimenti a questo nuovo Ente, compreso il 2026, per circa 28
milioni di euro di bilancio. Quindi, la Regione si è assunta una responsabilità
importante e vuole continuare ad assumersi responsabilità nei confronti del
Consorzio unico di bonifica, che è una delle riforme alla quali abbiamo
lavorato e alla quale abbiamo tenuto particolarmente.
Abbiamo
anche trasferito 35 milioni di euro di fondi FSC per interventi di manutenzione
straordinaria sulle reti e sugli impianti e per nuova meccanizzazione; credo
che abbiate visto nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, la presentazione
dei mezzi acquistati dai Consorzi di bonifica con queste provvidenze trasferite
dalla Regione. Fra i fondi di bilancio e i fondi FSC, si tratta di oltre 60
milioni di euro che sono stati trasferiti al Consorzio unico di bonifica.
Quindi,
si è registrata un’azione che, credo, sia stata di grande interesse, di grande
attenzione nei confronti del Consorzio unico di bonifica, che è una creatura di
questo governo regionale, onestamente. Da questo momento in poi, chiaramente,
la Regione Calabria, questo governo regionale, questa maggioranza, non intende
disinteressarsi del Consorzio unico di bonifica. Non tanto, consigliera Greco,
perché il Consorzio unico di bonifica è una creatura di questa Giunta o perché,
comunque, c'è necessità di dare attenzione e prosecuzione a un progetto
fortemente voluto, ma perché in questa fase - ne abbiamo discusso già nel primo
punto - l'agricoltura calabrese è cresciuta. Vi fornisco dei dati: il settore
ortofrutticolo, per esempio, è un settore che ha sfondato in questi anni il
miliardo di euro di fatturato, ed è un settore, naturalmente, che ha bisogno di
assistenza idrica.
Il
Consorzio di bonifica ha come funzione ordinaria quella di somministrare acqua
attraverso le irrigazioni d'estate e di evitare che d'inverno o nelle stagioni
più piovose, quando si verificano determinati eventi meteorologici, ci possano
essere esondazioni o inondazioni; quindi la pulizia delle reti di colo è
un'altra delle funzioni ordinarie ed istituzionali del Consorzio di bonifica;
poi, i Consorzi di bonifica si sono occupati di tanto altro, soprattutto nei
tre lustri che hanno preceduto questa fase, nella quale noi ne abbiamo assunto
di fatto la responsabilità.
Si
tratta di alcune modifiche che vengono proposte e che, di fatto, restituiscono,
ma non in questa fase e non nell'immediatezza, un’autonomia al mondo agricolo
che, naturalmente, come accade in tutte le regioni del Paese, attraverso libere
elezioni, nomina, elegge i propri rappresentanti che, poi, attraverso
l'elaborazione e l'approvazione dei piani di classifica, che sono i piani
tributari, gestiscono direttamente i Consorzi di bonifica. Noi abbiamo avuto in
questa fase, e la continueremo ad avere, un'azione surrogatoria, che non è
un'azione ordinaria, è un'azione che avrebbe dovuto verificarsi. Voi siete
consiglieri regionali e come me tutelate l'Ente regione, non potete augurarvi
che tutti i debiti assommati dagli 11 Consorzi di bonifica negli anni dal 2009
al 2023 siano a carico dei contribuenti calabresi.
Credo
che anche voi abbiate interesse che, naturalmente, ci sia una separazione fra
quell'azione, che è un'azione nella quale la politica calabrese ad ogni livello
non è intervenuta, e la nuova azione di un Ente virtuoso che deve somministrare
acqua al mondo agricolo calabrese che, in questa fase, ha bisogno,
naturalmente, del funzionamento migliore di un Ente come il nostro.
Non
c’è, quindi, nessuna volontà di abbandonare il Consorzio unico di bonifica che
continueremo ad assistere, come mai prima d'ora erano stati assistiti i
Consorzi di bonifica.
Lo
sa, consigliera Greco, - non è un rimprovero a lei - che negli anni in cui c'è
stato un governo regionale che ha preceduto il nostro governo, quindi dal 2014
al 2020, mai i Consorzi di bonifica venivano ricevuti dal delegato
all'agricoltura del tempo o dal Presidente della Regione. Ci sono state
proteste epocali da parte delle organizzazioni professionali contro la Regione,
perché la Regione aveva di fatto chiuso i rubinetti nei confronti dei Consorzi
di bonifica.
Oggi,
ci si rende conto e ci si accorge della loro importanza, che noi conosciamo
benissimo perché è legata allo sviluppo dell'agricoltura; quindi, lungi da noi
l'idea di abbandonare il Consorzio di bonifica perché significherebbe
abbandonare l'agricoltura.
Certo,
rispetto ad alcuni richiami della Corte dei conti, - voi della minoranza siete
sicuramente esperti - la Regione deve eseguire alcune modifiche affinché ci sia
poi un'azione virtuosa, ma non ci sia l'ingresso del Consorzio stesso nel
Gruppo di Amministrazione Pubblica.
Si
è parlato dei trattamenti di fine rapporto. È l'occasione per un ulteriore
chiarimento all'interno di quest'Aula. Nelle passate gestioni, - erano gestioni
risalenti anche ai primi anni 2000 - c'è stato il trasferimento di operai
idraulico forestali verso i Consorzi di bonifica per gestire, naturalmente,
alcune attività di manutenzione del territorio, di prevenzione del dissesto
idrogeologico, di mitigazione del rischio idraulico, ma di fatto questi operai
sono stati trasferiti ai Consorzi di bonifica insieme alle funzioni della
bonifica.
Colleghi
di maggioranza, poteva accadere solo in Calabria che: i lavoratori venissero
trasferiti; la Regione assumesse l'impegno di pagarli; la Regione li pagasse;
nel frattempo, i Consorzi di bonifica facessero altro con queste risorse, non
accantonassero i fondi dei trattamenti di fine rapporto, perché quei fondi
erano utilizzati per fare altro e distratti per fare spesa corrente; la Regione
Calabria poi fosse oggetto di giudizi da parte dei Consorzi di bonifica per
avere ulteriori fondi sulla forestazione.
Noi
abbiamo tranciato anche questa assurdità, che è tutta calabrese.
I
lavoratori della bonifica sono in capo al Consorzio di bonifica e i lavoratori
della forestazione devono fare altro e sono in capo all'Ente di riferimento
della forestazione che è Calabria Verde.
La
Regione non vuole non affrontare la questione dei TFR, - che avete sollevato in
più circostanze - e però, voi dovete considerare, - dato che da questo punto di
vista siete totalmente attrezzati per quello che fate nella vita, siete
professionisti, avvocati - che c'è un limite, che è quello di tutti i
fallimenti e di tutte le liquidazioni: la par
condicio creditorum. Ci sarebbe
un principio: la Regione ha già pagato o dovrebbe pagare una seconda volta.
E,
le transazioni a cui fa riferimento il consigliere Greco, avvenute nel 2023,
sono state operate da parte dei Commissari ad acta, sulla base di quel lavoro voluto da altra Giunta regionale,
che ha quantificato anche le somme trasferite ai Consorzi di bonifica e le ha
determinate in eccedenza rispetto alle somme che i Consorzi di bonifica
vantassero. Per cui, quella transazione, di fatto, ha creato anche dei crediti
della Regione nei confronti dei Consorzi di bonifica per la forestazione e quei
crediti mettono la Regione nella condizione di partecipare eventualmente alla
massa passiva degli stessi Consorzi di bonifica, sapendo che noi quelle risorse
non le vedremo più.
Ci
siamo dichiarati disponibili a risolvere la problematica.
I
TFR ancora vantati dagli operai dei Consorzi di bonifica del comparto
forestale, andati in pensione prima del 30 novembre 2023, assommano a qualche
milione di euro, molto meno dei 50 milioni di euro che abbiamo assunto come
responsabilità per i 1.100 lavoratori che abbiamo trasferito nella fase
immediatamente successiva.
Noi
il problema lo vogliamo risolvere, probabilmente lo risolveranno i Commissari
liquidatori che, intanto, stanno incassando i tributi consortili fino al 31
dicembre 2023 dagli agricoltori calabresi e che, quindi, stanno avendo delle
economie che distribuiranno ai creditori privilegiati per come prevede la legge
fallimentare.
Se
è possibile praticare altre soluzioni, come sollecita anche qualche consigliere
di maggioranza, surrogandoci ai Commissari liquidatori, siamo disponibili a
venire in Aula e ad approvare una norma che ci faccia individuare le risorse, -
le risorse le individueremo, sicuramente - e ci faccia fronteggiare questa
grave problematica per la quale si è creata una disparità di trattamento tra i
lavoratori andati in pensione dopo il 30 novembre 2023 e i lavoratori andati in
pensione prima del 30 novembre 2023, come dipendenti dei Consorzi di bonifica
della nostra Regione.
Questa
problematica la vogliamo risolvere fino in fondo. La dovrebbero risolvere i
Commissari liquidatori attraverso l'azione messa in campo.
Nonostante
la Regione, di fatto, pagherà due volte queste somme - è capitato in tante
altre circostanze - poiché noi questa vicenda la vogliamo chiudere, sono
disponibile - lo dichiaro anche a nome del Presidente - a trovare insieme in
quest’Aula ulteriori soluzioni con un impiego di risorse nettamente inferiore -
lo voglio ribadire ai colleghi - a quella che abbiamo assunto con la
responsabilità di cui alla legge del 28 novembre 2023. In quel caso, infatti,
si trattava di 1.100 lavoratori per una media di circa 45 mila euro per ogni
TFR, sono stati circa 50 milioni di euro; Calabria Verde sta facendo fronte ai
TFR: siamo arrivati al 31 dicembre 2024, a breve, credo, che ci occuperemo di
tutto il 2025.
Non
c’è, quindi, nessuna volontà di sfuggire alle responsabilità che non sono della
Regione però, ma dei Consorzi di bonifica e della loro gestione fallimentare.
Questo è bene che sia chiaro a tutti noi, anche in quest'Aula. Non sono
responsabilità della Regione, nemmeno dei governi precedenti rispetto a questo
attuale. Sono responsabilità di gestioni fallimentari, veramente fallimentari,
veramente fallimentari da parte di chi ha assunto il governo di quei Consorzi
di bonifica. E non è possibile che voi pensiate cose diverse. Sono gestioni
fallimentari che hanno prodotto decine, centinaia di milioni di euro di debiti
e che hanno visto noi costretti ad occuparci della gestione, sia pure
indirettamente, del Consorzio unico di bonifica e ad approvare quella riforma a
causa di questa e di quella fallimentare azione che è stata perpetrata
all'interno di questa Regione.
E,
allora, riguardo a questa norma, di cui chiedo l'approvazione all'Aula, faremo
insieme un percorso e continueremo a monitorare il funzionamento di questo
Consorzio unico di bonifica, che per noi continua ad essere strategico, - lo
dico assumendomi la responsabilità di quello che dico – perché, attraverso il
suo buon funzionamento, daremo il sostegno necessario all’agricoltura calabrese
che, naturalmente, non può andare avanti se non ci sarà la migliore gestione
del sistema idrico e della risorsa acqua.
Grazie,
assessore Gallo. Passiamo all'esame e alla votazione del provvedimento.
Ha
chiesto di intervenire per dichiarazione di voto la consigliera Greco. Ne ha
facoltà.
Grazie,
Presidente. Assessore Gallo, la sua affabilità, la sua presenza costante e la
sua cortesia istituzionale non sono in discussione, al contrario di quelle di
altri, ma non è questa la posizione che io ho nei suoi confronti.
Il
problema è che io non la penso come lei. Ho visto le carte, ho avuto modo anche
di fare delle valutazioni. Non lo dico soltanto io, ma lo dicono anche le
organizzazioni sindacali, le organizzazioni di categoria, l'ANBI, eccetera,
eccetera.
Soprattutto,
penso che ci sia un nodo fondamentale da sciogliere: non metto in dubbio quello
che lei dice, però, mi chiedo perché il primo atto che hanno fatto i Commissari
ad acta nominati dalla Regione sia
stato quello di rinunciare alle cause.
Tra
le altre cose, ancora alcune sono in essere, come quella, per esempio, del
Consorzio Basso Ionio Reggino, perché subito dopo il Commissario si è avveduto
di quello che aveva fatto e per tutelarsi, ha detto: “No, quella non è una
revoca degli atti giudiziari, ma, fondamentalmente, non ho avuto il tempo di
verificare se, effettivamente, c'erano dei crediti”. Inoltre, per esempio, il
Consorzio di Crotone, così come quello di Trebisacce, se non mi sbaglio, hanno
avuto delle CTU favorevoli quando hanno chiesto i soldi della Regione e si
trattava anche lì di milioni di euro.
Allora,
io dico, - purtroppo, il tempo è poco e non possiamo andare oltre - che ci sono
troppe posizioni aperte, ci sono troppe impugnative davanti al TAR, ci sono
troppe cose che non si capiscono; e anche questa cosa che si porta avanti della
Corte dei conti, questa famigerata importanza di agire immediatamente, la vedo
più come un modo per togliersi immediatamente delle responsabilità economiche
che la Regione può avere.
Lei
ha ragione, assessore Gallo, non è una responsabilità vostra, sono fatti e
circostanze che derivano da tantissimo tempo addietro, però è strano assistere,
nell'arco di due anni, dal 2021 al 2023, a questa inversione di tendenza: prima
si parlava di crediti dei Consorzi e poi si è venuto a parlare di debiti di
Consorzi, addirittura di debiti nei confronti della Regione per 160 milioni di
euro.
Tra
l'altro, ho letto la nota dell'ANBI Calabria del 6 aprile 2022 indirizzata al
Dipartimento agricoltura della Regione Calabria nella quale venivano
evidenziate rilevanti criticità metodologiche sulla attività portata avanti dal
gruppo di lavoro per la verifica allora in corso. In questo documento si
sottolineava che le verifiche regionali non avevano considerato atti
fondamentali quali: perizie di variante, assestamento, certificati di collaudo,
stati finali, rendicontazione e, soprattutto, non risultavano acquisiti i
provvedimenti regionali di conclusione dei procedimenti amministrativi.
Concluda,
collega.
Concludo,
dicendo che, secondo me, è inutile che corriamo perché stiamo facendo un altro
errore, assessore Gallo, e lei conosce la stima che ho nei suoi confronti.
Penso
che ci sarà a breve un altro incontro per modificare quello che stavamo facendo
e ci saranno altre problematiche perché le cause sono aperte, il TAR deve
decidere, e quindi noi ci ritroveremo di nuovo in un marasma. Grazie. Il mio
voto è contrario, ovviamente.
Grazie,
collega Greco. Passiamo all'esame e votazione del provvedimento.
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Passiamo
alla votazione della proposta di legge nel suo complesso con richiesta di
autorizzazione al coordinamento formale.
La proposta di legge è
approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il
Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Passiamo
al punto sette, la proposta di legge numero 34/13^ di iniziativa della
consigliera regionale Santoianni, recante: “Modifiche e integrazioni della
legge regionale 26 novembre 2001, numero 30 (Normativa per la regolamentazione
della raccolta e commercializzazione dei funghi freschi e conservati)”.
Cedo
la parola alla consigliera Santoianni per illustrare il provvedimento. Prego,
consigliera Santoianni.
Grazie,
Presidente.
La
presente proposta, licenziata in data 21 maggio 2026 dalla Sesta Commissione,
introduce significative modifiche e integrazioni alla legge regionale 26
novembre 2001, numero 30, concernente la disciplina della raccolta e della
commercializzazione dei funghi epigei ed ipogei.
L'iniziativa
legislativa nasce dalla necessità di aggiornare un quadro normativo ormai
datato, con un focus particolare
sulla tutela dei funghi ipogei, ovvero i tartufi, per evitare che una raccolta
indiscriminata possa compromettere l'equilibrio ambientale e il ciclo naturale
di riproduzione di queste specie.
La
proposta di legge all'esame dell'Aula è il risultato di un approfondito e
partecipato lavoro svolto dalla Sesta Commissione, che ha operato in costante
interlocuzione con il Dipartimento agricoltura della Regione al fine di
acquisirne valutazioni tecniche e contributi istruttori.
Nel
corso dell'iter, la Commissione ha,
inoltre, promosso specifiche audizioni ascoltando il Presidente della
Confederazione Micologica Calabrese, il presidente dell'Associazione Micologica
Tartufi e Tartufai del Pollino e delle Serre e il Presidente dell'Associazione
Nazionale Tartufai Italiani Regione Calabria.
L'attività
istruttoria ha consentito di recepire istanze, osservazioni e proposte
provenienti da soggetti direttamente coinvolti nel settore, nonché dal
Dipartimento competente, assicurando un approccio condiviso e concreto. Proprio
in ragione di tale confronto, prima della sua approvazione, la proposta di
legge è stata significativamente arricchita e modificata attraverso numerosi
emendamenti, frutto dell'interazione con gli stakeholder, con l'obiettivo di pervenire a un testo equilibrato,
efficace e rispondente alle esigenze del territorio.
Dal
punto di vista amministrativo e organizzativo, la proposta di legge affronta il
superamento delle Comunità montane, enti a cui la legge del 2001 attribuiva
diverse competenze, ma che risultano soppresse da diversi anni. Per garantirne
la continuità operativa e una gestione efficace del territorio, le funzioni
precedentemente in capo a tali Enti vengono trasferite all'Azienda Calabria
Verde, che già opera correntemente in materie affini.
Parallelamente,
il testo provvede ad aggiornare i riferimenti istituzionali relativi alla
vigilanza, sostituendo il Corpo Forestale dello Stato con il Comando
Carabinieri-unità forestali, ambientali e agroalimentari, in linea con
l'attuale assetto dei Corpi di polizia.
Per
rafforzare il controllo del territorio e garantirne la sostenibilità
ambientale, la proposta prevede che i soggetti in possesso di un tesserino di
idoneità, rilasciato da altre Regioni, per raccogliere tartufi in Calabria
debbano inviare una comunicazione preventiva ai Carabinieri forestali
competenti; stabilisce che tale comunicazione, da trasmettere telematicamente,
contenga dati personali, estremi del tesserino, informazioni sui cani
impiegati, periodo di permanenza e giornate di raccolta, oltre alla prova del
pagamento. Prevede, inoltre, l'obbligo di allegare copia del tesserino e della
ricevuta del contributo.
La
proposta introduce un contributo giornaliero di euro 5 per ciascuna giornata di
raccolta, con possibilità di versamenti cumulativi secondo specifiche
condizioni.
Le
modalità operative della raccolta vengono ridefinite in modo dettagliato
attraverso un nuovo calendario regionale che stabilisce i periodi consentiti
per ogni specifica varietà, dal tuber Magnatum al tuber Mesentericum.
In
questo contesto viene introdotto un limite quantitativo giornaliero rigoroso
per persona abilitata, fissato a tre chilogrammi complessivi, con un tetto
massimo di 500 grammi per la specie tuber Magnatum Pico, ovvero tartufo bianco
pregiato.
Anche
l'ausilio degli animali viene regolamentato con precisione, permettendo al
cercatore l'utilizzo di due cani addestrati a cui poter affiancare un cucciolo
in fase di addestramento, purché non superi i 12 mesi di età.
Infine,
la proposta di legge affronta l'aspetto sanzionatorio e finanziario.
Le
sanzioni amministrative vengono aggiornate e aumentate, tenendo conto che gli
importi vigenti risalivano al 2001 e non risultavano più un efficace deterrente
contro le violazioni delle norme di tutela. Ad esempio, alcune sanzioni minime
vengono raddoppiate, passando da 100 a 200 euro, e vengono introdotte nuove
pene pecuniarie per il mancato rispetto delle disposizioni relative al registro
di presenza.
Sotto
il profilo economico, la riforma si configura come una norma di carattere
ordinamentale che non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio
della Regione Calabria, prevedendo per i componenti delle Commissioni tecniche
solo il rimborso delle spese chilometriche. Grazie, Presidente.
Grazie, collega Santoianni. Ha
chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.
Grazie,
Presidente. Intervengo solo per dire che questa, invece, è una proposta di
legge che trova la nostra ampia convergenza, perché siamo riusciti a svolgere
un bellissimo lavoro all'interno della Commissione.
Abbiamo
ascoltato le associazioni di categoria e siamo riusciti a convergere su alcuni
emendamenti presentati che andavano verso la sburocratizzazione di quello che
potrebbe essere l'oro nero di Calabria e un volano di sviluppo importante non
solo per la nostra agricoltura ma anche per il nostro turismo, perché la
ricerca dei tartufi diventa, chiaramente, importante in Calabria, non solo più
in Piemonte, Toscana ed Umbria.
Siamo
davvero molto felici del lavoro che abbiamo svolto insieme alla Commissione,
esempio di come, attraverso il confronto dialettico e l'ascolto di coloro che
sono poi i veri attori, siamo riusciti a mettere nero su bianco e a migliorare
una proposta di legge che già era molto buona.
Ci
auguriamo di aver reso un servizio non solo ai cercatori di tartufo che sono
calabresi autoctoni ma anche quelli che accoglieremo da fuori.
Da
parte di tutta l'opposizione che è qui presente, - penso che la collega debba
intervenire – preannuncio già il nostro voto favorevole.
Grazie, collega Madeo. Ha
chiesto di intervenire la consigliera Greco Filomena. Ne ha facoltà.
Ha
già detto tutto la collega Madeo: è stato veramente un bel lavoro quello che
abbiamo svolto e ringrazio la presidente Santoianni perché ognuno ha portato il
proprio contributo per questa proposta di legge.
Le
uniche cose che sono state eliminate - ci siamo però ripromessi, anche per il
tramite del Comitato scientifico, di verificare se reinserirle – sono state due
specie che erano state previste con la legge del 2017 e sono state invece, su
richiesta del Dipartimento, eliminate in questa proposta di legge: il tuber
Bellonae e il tuber Oligospermum che, ovviamente, dopo il conforto scientifico
proveremo di nuovo a reinserire. Grazie. Grazie, ancora, alla presidente
Santoianni.
Grazie,
collega Greco. Passiamo all'esame e votazione del provvedimento.
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Passiamo
alla votazione della proposta di legge nel suo complesso con richiesta
autorizzazione al coordinamento formale.
La proposta di legge è
approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il
Consiglio approva)
(È riportata in Allegati)
Ha chiesto di intervenire il
consigliere Giannetta. Ne ha facoltà.
Chiedo scusa, Presidente,
visto che oggi c'è stata una lunga discussione in Consiglio, proporrei il
rinvio del punto otto all'ordine del giorno.
Grazie,
collega Giannetta.
Poniamo in votazione il rinvio
dell'ottavo punto all'ordine del giorno. Il rinvio è approvato.
(Il Consiglio rinvia)
Non
ci sono altri punti all'ordine del giorno, pertanto dichiaro chiusa la seduta.
Buona serata. Grazie.
La seduta termina alle 18.14
*Le
omissioni (Omissis) presenti nel testo sono effettuate in applicazione
della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, ai sensi
del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e del decreto legislativo n. 196/2003,
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principi di minimizzazione, pertinenza e non eccedenza dei dati trattati,
nonché la tutela della riservatezza dei soggetti interessati.