XIII^ LEGISLATURA

 

RESOCONTO INTEGRALE

_________

N. 10

 

SEDUTA DI lunedì 8 giugno 2026

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SALVATORE CIRILLO

E DEL VICEPRESIDENTE GIACOMO PIETRO CRINÒ

 

Inizio lavori h. 11,34

Fine lavori h. 18,14

 

Presidenza del presidente Salvatore Cirillo

 

La seduta inizia alle 11.34

PRESIDENTE

Dà avvio ai lavori, invitando il Segretario questore a dare lettura del verbale della seduta precedente.

DE FRANCESCO Luciana, Segretario questore

Dà lettura del verbale della seduta precedente.

(È approvato senza osservazioni)

Comunicazioni

PRESIDENTE

Dà lettura delle comunicazioni.

In memoria delle vittime della strage di Amendolara (CS)

PRESIDENTE

Apriamo questa seduta del Consiglio regionale con un punto all'ordine del giorno, in adesione all'invito del Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, sul gravissimo episodio accaduto nei giorni scorsi ad Amendolara che ha scosso profondamente l'intera comunità calabrese e richiama tutti noi a una maggiore responsabilità, a un'azione istituzionale più forte sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela e della dignità delle persone.

Mi auguro che dal dibattito odierno in Aula possa emergere una risposta condivisa, chiara e ferma, un segnale concreto e un rinnovato impegno della Calabria a favore della legalità, del lavoro dignitoso e della difesa dei diritti umani.

Prima di avviare la discussione chiedo all'Aula e a tutti i presenti di alzarsi in piedi e osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime.

(I consiglieri e i presenti in Aula si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio)

Discussione sulle misure di contrasto al caporalato, allo sfruttamento del lavoro e alle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria

PRESIDENTE

Grazie. Dunque, avviamo i lavori con il primo punto all'ordine del giorno, recante: “Discussione sulle misure di contrasto al caporalato, allo sfruttamento del lavoro e alle condizioni dei lavoratori migranti in Calabria”.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Laghi. Ne ha facoltà.

LAGHI Ferdinando (Tridico Presidente)

Grazie, Presidente.

Le crudelissime immagini dei caporali che spingono le portiere dell'auto in fiamme, per impedirne l'apertura da parte dei ragazzi che stanno bruciando vivi, credo rimarranno incancellabili negli occhi e nel cuore di quanti le hanno viste.

Ma non ci si può fermare ad una valutazione solo emotiva dell'accaduto. Bisogna approfondire fatti, cause, fattori di contesto per far sì che tali tragedie non si ripetano.

È necessario intervenire anzitutto a livello di controllo e cioè sulla fase ispettiva.

L'Ispettorato del lavoro nasce con il Jobs Act nell'ambito di una riforma “a costo zero” senza risorse economiche dedicate e continua ad essere privo di investimenti.

Secondo le stime dell'Ispettorato Nazionale del Lavoro e le analisi del Sole 24 Ore, in Italia mancano tra 3.600 e 5.900 ispettori del lavoro e tecnici della prevenzione. Solo per i controlli amministrativi e tecnici, la carenza supera i 2.600 addetti, il numero delle irregolarità lavorative in Calabria ha il tasso più alto d'Italia: il 27,8 per cento.

Ma non basta solo incrementare l'organico, comunque carente, serve aumentare le retribuzioni, riconoscere un'indennità di polizia giudiziaria agli ispettori, pagarli in modo proporzionato alle responsabilità; un numero altissimo di vincitori dei recenti concorsi, infatti, si sono dimessi per gli stipendi troppo bassi. Quella dell'ispettore del lavoro è, ad oggi, una figura professionale “non appetibile”.

I controlli, poi, devono essere mirati, è necessario intercettare i fenomeni di vera macro-illegalità, creando un sistema di banche dati integrato di tutti gli Enti che lavorano nel settore (Ispettorato INPS, INAIL, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate); oggi ogni Ente vede solo le banche dati di propria competenza e quelle integrate, di fatto, non sono mai partite.

Le funzioni degli ispettori, infine, sono troppo burocratizzate, troppi adempimenti amministrativi dovuti anche ad una pessima digitalizzazione e alla carenza di funzionari amministrativi: gli ispettori devono stare nei luoghi di lavoro e non “a sistemare carte”.

Ma oltre ai controlli, bisogna considerare anche gli aspetti legislativi, quelli organizzativi e quelli repressivi.

Diciamo subito che, per quanto riguarda il caporalato, le norme ci sono, mancano gli strumenti investigativi, l'intelligence preventiva e i controlli integrati.

La legge numero 199 del 2016 ha rivoluzionato il contrasto al caporalato, introducendo la responsabilità penale diretta anche per i datori di lavoro che sfruttino i dipendenti. La norma colpisce l'illegalità attraverso la confisca dei beni, il controllo giudiziario delle aziende e il rafforzamento della Rete del lavoro agricolo di qualità.

La Calabria, da parte sua, ha la legge regionale numero 3 del 2016 con una sezione dedicata alla tutela del lavoro e alla prevenzione e contrasto al lavoro sommerso, comprese le funzioni dei Centri per l'impiego con il relativo impatto sul reclutamento.

Passando ai problemi organizzativi, poi, fattori fondamentali sono il trasporto e le difficoltà linguistiche: questi lavoratori di norma non hanno mezzi di trasporto propri né, tantomeno la patente. Come si superano questi problemi senza lasciarli nelle rapaci mani dei caporali? Si superano con una organizzazione di rete che si basi sull'alleanza di più attori, in primo luogo le amministrazioni e le associazioni di volontariato del Terzo settore. Ne sono esempio positivo, nell'ambito del mio territorio del Pollino-Sibaritide, per esempio, l'Associazione Cives di Cassano Jonio, che si è dotata di un pulmino di 20 posti, guidato da un autista del Comune. L'Associazione si propone dunque come mediatrice a cui gli imprenditori possono rivolgersi direttamente. E, a proposito di mediazioni, stante la platea dei lavoratori di cui parliamo, l'opera di mediatori culturali si propone come potente strumento operativo tutt'altro che secondario.

Le associazioni datoriali devono, per parte loro, assumersi le responsabilità che loro competono, che nel caso specifico sono certamente maggiori di quelle legate alla fase distributiva dei prodotti agricoli. Assai importante sarebbe fare costante riferimento ad un indice di congruità, che incroci le risultanze obiettive dell'attività di un'azienda, i risultati economici ottenuti e la forza lavoro utilizzata; ciò può contribuire all'emersione del lavoro nero e ad una migliore condizione lavorativa degli addetti.

Infine, la fase repressiva.

I troppo frequenti incidenti sul lavoro e i fatti di Amendolara suggeriscono, anzi, a mio parere, impongono, anche una forte azione repressiva, non solo verso i caporali ma anche verso quelle aziende che dovessero subordinare la massimizzazione dei guadagni alla sicurezza e al rispetto della dignità dei lavoratori.

Bisogna favorire e incentivare, al contrario, la reiterazione del lavoro: quelle condizioni lavorative, cioè, che consentano di accompagnare il lavoratore dalla prima occupazione alla pensione, ove lui lo desideri, ovviamente. E, sempre sul mio territorio, realtà del genere già esistono.

In conclusione, la manifestazione di sabato ad Amendolara, a cui ho partecipato assieme alla mia associazione, Solidarietà e Partecipazione, è stata di testimonianza, di mobilitazione e di lotta.

L'atroce vicenda che ha portato tre ragazzi afgani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani, rispettivamente di 19, 27 e 28 anni, e Waseem Khan, un giovane pachistano di 29 anni, a morire arsi vivi per mano dei “caporali” che li sfruttavano e volevano dare un “esempio” per tacitare le loro soltanto timide e minimali richieste, è soltanto la classica punta di un iceberg, ma un iceberg contro cui si fa davvero troppo poco.

Le condizioni ignobili nelle quali vengono normalmente tenuti questi lavoratori, in Calabria, come in tante, troppe altre regioni, sono ben note all'opinione pubblica anche per i tanti servizi giornalistici che se ne sono occupati, senza, però, che nulla sia cambiato. Ho usato il termine improprio di lavoratori: forse, e senza forse, quello più corretto è definirli “schiavi”.

L'auspicio che il tragico rogo di Amendolara segni una inversione di tendenza rispetto a questa deriva civile e umana resterà solo un semplice auspicio se ogni giorno, tutti, a cominciare da politica e Istituzioni - non solo loro, perché nessuno si può chiamare fuori - non lavoreranno duramente e in sinergia, non per restare, ma per tornare umani.

Chiudo, ringraziando Graziella Secreti e Federica Pietramala della CGIL per il loro contributo di preziose informazioni che hanno voluto condividere con me, ma ancor più per il lavoro che svolgono quotidianamente con competenza e passione. E ringrazio anche Silvano Lanciano, anche lui della CGIL, per la quantità e qualità del suo lavoro, da sempre caratterizzato dall'attenzione verso i più deboli, a tutela dei loro diritti e della loro dignità. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Laghi. Ha chiesto di intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.

ALECCI Ernesto Francesco (Partito Democratico)

Grazie, signor Presidente.

Anche io, come il collega Laghi, ho partecipato, insieme ad altri colleghi della minoranza, alla manifestazione di Amendolara. Devo dire subito che mi è dispiaciuto non notare - se sbaglio, correggetemi - la presenza dei colleghi della maggioranza perché era un momento di testimonianza al quale si poteva, sicuramente, partecipare, e avremmo dato anche un’immagine, secondo me, più coesa e più bella della nostra Regione su un tema che colpisce tutti.

E devo dire con grande onestà che io in quella manifestazione mi sono sentito a disagio. Mi sono sentito molto a disagio perché sento sulle mie spalle anche un pezzo di responsabilità per quello che è accaduto. Non ero lì in qualità di libero cittadino o di passante, ero lì nella qualità di consigliere regionale di una delle regioni, purtroppo, che vive il dramma del caporalato e che, forse, probabilmente, troppo poco ha fatto in questi anni per provare a sradicare questo problema, tranne qualche iniziativa che parte dall’Unione europea, passa dal Ministero, e cerca di dare una spinta alla nostra Regione su questo tema, ma che nei fatti si è tradotta in ben poco. Questa responsabilità, quindi, sento di condividerla con chi, in questi anni, come me, ha svolto il ruolo di consigliere regionale.

Molto spesso, invece, siamo presenti in tante fiere, in tanti eventi che la nostra Regione realizza, ai quali partecipa, facendo bene; l'ho sottolineato più di una volta qui in quest'Aula, quanto si stia facendo nel comparto agroalimentare, quanto la nostra Regione stia crescendo, ma, forse, troppo poche volte ci siamo chiesti cosa nascondano quei prodotti eccellenti della nostra Regione che pubblicizziamo e sponsorizziamo. Da dove arrivano? Quanto sudore c’è dietro? Quali e quanti sacrifici? Questi prodotti, poi, vengono portati sulle tavole dei calabresi, ma potrei dire di tutto il mondo, e probabilmente, questo ci trascina in uno scollamento tra il mondo reale, ciò che veramente avviene nella nostra Regione, e quello che si vede, invece, solamente sui cellulari, in un mondo virtuale nel quale spesso noi ci immergiamo per troppo tempo, con uno scollamento rispetto alla realtà.

Credo che in maniera sobria e con senso di responsabilità tutti quanti noi dovremmo rimmergerci un po' di più nel mondo reale e in ciò che veramente avviene sui nostri territori. Si fa tanta fatica a risalire la china.

“Calabria straordinaria.” Si prova a dare un'immagine più bella della nostra Regione, e su questo dobbiamo essere tutti quanti uniti, perché tutti quanti noi vogliamo che si parli in positivo della nostra Regione. Bastano però 30 secondi sui vari TG nazionali perché quell'immagine patinata della nostra Regione sia messa in discussione. Credo che non ce lo meritiamo e per evitarlo dovremmo lavorare un po' di più sulle tematiche più sommerse, più silenti, che però, poi, compaiono all'improvviso e rischiano di vanificare il lavoro che questa Giunta e tutti quanti noi vogliamo portare in avanti.

Chiudo il mio intervento con una proposta. Ho dato uno sguardo a quello che si fa anche in altre Regioni, in altri contesti, e si può mettere in campo uno strumento molto semplice come stanno facendo in qualche altra Regione: la certificazione di qualità dei prodotti e delle aziende che commercializzano quei prodotti; istituti pubblici o privati certificano che un dato prodotto, che in questo caso la Regione Calabria promuove in tutto il mondo, è frutto del lavoro di un'azienda che, oltre a rispettare l'ambiente e la qualità del prodotto dal punto di vista della tempistica, si avvale di lavoratori regolari, che prestano servizio in maniera regolare.

Pretendere che le nostre aziende, per le quali noi spendiamo tanti soldi e portiamo in giro per le fiere di tutto il mondo, possano avere una certificazione di qualità anche sul rispetto delle regole e dei lavoratori, credo che sia un bel passo in avanti, un segnale importante che la Calabria in questo caso può e deve dare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Alecci. Ha chiesto di intervenire il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.

BRUNO Vincenzo (Tridico Presidente)

Grazie, Presidente.

Vivo questo momento con angoscia, disagio, perché parlare di una realtà sotto gli occhi di tutti, 365 giorni all'anno, per decenni, e discutere di questa vicenda dopo l'uccisione di quattro immigrati, rappresenta una responsabilità evidente di ognuno di noi, e in me c'è un profondo disagio.

Bisogna aspettare la prossima tragedia per renderci conto, caro Presidente, che abbiamo le migliori leggi. Anche quella regionale è una delle più avanzate nel contrasto al caporalato in Calabria e capace di sottrarre alla 'ndrangheta il livello di intermediazione tra le aziende e gli immigrati. Basta guardare l'articolo 37 della legge regionale numero 9 del 2018 per renderci conto come questa legge non sia applicata da tanti.

Basta leggere tre punti fondamentali che sono i tre “cappi al collo” degli immigrati: i trasporti, l'intermediazione per trovare il lavoro, le abitazioni e, soprattutto, essere censiti.

Noi abbiamo un popolo di invisibili. Questo popolo di invisibili chi lo deve censire? Chi deve rendere conto che c'è una legge che va applicata?

Stamattina ho scritto una lettera al mio Presidente della Commissione anti ‘ndrangheta regionale, perché è necessario investire il Consiglio, e la Commissione anti ‘ndrangheta regionale è uno strumento nelle mani del Consiglio. Dato che la Commissione anti ‘ndrangheta si chiama anche “contro la corruzione e contro l'illegalità diffusa”, ditemi voi: chi si deve occupare di una roba di questo tipo?

La drammatica vicenda di Amendolara, che ha provocato la morte di quattro lavoratori stranieri, impone una riflessione che ritengo non possa fermarsi al pur doveroso cordoglio né limitarsi all'accertamento delle responsabilità penali che spetta alla Magistratura.

Di fronte a una tragedia di tale portata, credo sia necessario che il Consiglio regionale faccia la propria parte, esercitando quella funzione di conoscenza, approfondimento e proposta che gli compete.

Per questa ragione e per quelle indicate prima, chiedo di convocare una seduta urgente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa dedicata alla condizione dei lavoratori migranti presenti nella nostra regione e, più in generale, ai fenomeni di sfruttamento, marginalità sociale e irregolarità che interessano il comparto agricolo calabrese e non solo.

Ritengo che il tema investa direttamente le competenze della nostra Commissione e quindi del Consiglio. Quando si parla di illegalità diffusa si pensa spesso esclusivamente a comportamenti individuali o a fenomeni criminali immediatamente riconoscibili, ma esiste una dimensione più profonda dell'illegalità che riguarda intere aree sociali nelle quali diritti, tutele e dignità delle persone risultano fortemente compromessi.

La tragedia di Amendolara ci pone davanti a interrogativi che non possiamo eludere.

Quanti sono i lavoratori migranti impiegati nelle campagne calabresi?

In quali condizioni vivono? Qual è il livello di regolarità dei rapporti di lavoro?

Quali sono le condizioni abitative nelle quali trascorrono la propria esistenza?

Quali forme di intermediazione governano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro?

Quale grado di vulnerabilità caratterizza queste persone?

Tutti interrogativi che in quest'Aula dobbiamo porci. Sono domande che riguardano concretamente il lavoro ma che riguardano anche la legalità e la qualità della nostra democrazia e del vivere civile in Calabria.

Quando migliaia di persone vivono in una zona grigia, fatta di precarietà, lavoro irregolare, salari insufficienti, assenza di tutele, difficoltà di accesso ai servizi essenziali e condizioni abitative spesso indegne di un Paese civile, non siamo soltanto di fronte a una questione sociale. Siamo di fronte a un contesto che può diventare terreno fertile per forme di sfruttamento, controllo e condizionamento da parte della 'ndrangheta che prospera proprio nelle aree dove i diritti arretrano e la presenza dello Stato si indebolisce.

La storia del Mezzogiorno ci insegna che la 'ndrangheta trova spazio non soltanto attraverso la violenza o le attività illecite tradizionali, ma anche attraverso la gestione delle fragilità sociali, dei bisogni e delle condizioni di ricattabilità delle persone.

Per questo motivo ritengo che la Commissione debba interrogarsi sulla dimensione strutturale del fenomeno e non soltanto sugli aspetti emergenziali.

I lavoratori migranti sono spesso le prime vittime di sistemi di sfruttamento, esclusione e ricatto. Per questo il Consiglio, attraverso la Commissione, deve interrogarsi su quanto le condizioni di irregolarità, precarietà e invisibilità sociale rappresentano lo spazio ideale nel quale si insinuano interessi criminali.

La ‘ndrangheta ha storicamente dimostrato una straordinaria capacità di occupare gli spazi lasciati scoperti dallo Stato, intercettando bisogni, controllando segmenti dell'economia e costruendo consenso e potere laddove esistono fragilità sociali. Dove ci sono lavoratori privi di tutele, facilmente ricattabili e costretti a vivere ai margini, esiste un problema che non riguarda soltanto il lavoro o i diritti umani, ma riguarda direttamente la legalità democratica e la capacità delle istituzioni di presidiare il territorio.

È per questo che considero riduttivo affrontare la tragedia di Amendolara esclusivamente come un fatto di cronaca o come una vicenda confinata ai rapporti di lavoro. Dietro queste situazioni possono annidarsi dinamiche che riguardano il controllo della manodopera, l'intermediazione illegale, l'economia sommersa e quei meccanismi di assoggettamento che rappresentano da sempre uno degli strumenti attraverso cui la criminalità organizzata consolida la propria influenza.

Per queste ragioni, ritengo utile promuovere un ciclo di audizioni coinvolgendo i Prefetti delle province calabresi, le forze dell'ordine, l'Ispettorato del lavoro - tutte Istituzioni che sono coinvolte dalla legge numero 9 del 2018 - i sindacati, le associazioni impegnate nell'assistenza ai lavoratori migranti e tutti i soggetti che possono contribuire a fornire un quadro aggiornato e realistico del fenomeno.

Vorrei che il Consiglio, attraverso la Commissione, verificasse se e in quale misura esistano oggi in Calabria aree nelle quali sfruttamento lavorativo, lavoro irregolare, disagio abitativo e marginalità sociale costituiscono un ecosistema favorevole alla penetrazione degli interessi criminali. È una domanda che non possiamo eludere, perché riguarda il futuro di intere comunità e il ruolo che la Regione intende svolgere nel contrasto all'illegalità diffusa.

Se esistono migliaia di persone che vivono e lavorano in condizioni di invisibilità, il problema non riguarda soltanto loro. Riguarda tutti noi. Riguarda il mondo civile o cosiddetto civile, se questa è la situazione, perché ogni spazio sottratto ai diritti, alla dignità e alla presenza dello Stato rischia di trasformarsi in uno spazio disponibile per l'arbitrio, lo sfruttamento e il potere criminale della 'ndrangheta.

Credo che il modo migliore per onorare la memoria delle vittime di Amendolara sia evitare che quella tragedia venga archiviata come un episodio isolato.

La denuncia è fondamentale e plaudo all'iniziativa della CGIL e del mondo sindacale che sabato ha promosso la manifestazione ad Amendolara, suscitando una grande reazione positiva della società calabrese.

La Calabria non può ricordarsi di questi lavoratori soltanto quando diventano vittime. Ha il dovere di conoscere come vivono, come lavorano e quali siano le condizioni che caratterizzano la loro presenza nel nostro territorio.

Portare alla luce questa realtà significa contrastare lo sfruttamento, ma significa anche colpire quelle aree di opacità e di illegalità diffusa che rappresentano uno dei terreni più favorevoli per l'espansione del potere criminale.

Confidando nella sensibilità della Presidenza del Consiglio, della Presidenza della Commissione contro il fenomeno della 'ndrangheta, della corruzione e dell'illegalità diffusa - è fondamentale la denominazione di tale Commissione, della quale io mi onoro di essere Vicepresidente – chiedo che quest’ultima sia immediatamente convocata per iniziare un percorso conoscitivo che la Calabria si attende da noi, altrimenti non avrebbe senso una Commissione per lo studio di questo fenomeno.

Vi ringrazio per l'attenzione e rimango a disposizione per dare un contributo fattivo affinché questi episodi non si verifichino più.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Bruno. Ha chiesto di intervenire la consigliera Santoianni. Ne ha facoltà.

SANTOIANNI Elisabetta (Forza Italia)

Grazie, Presidente.

La tragedia di Amendolara ha sconvolto tutti noi. Quattro giovani vite spezzate in circostanze drammatiche impongono silenzio, rispetto e una profonda riflessione.

Il primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a chi, oggi, porta sulle spalle un dolore che nessuna parola potrà mai alleviare. Di fronte a fatti così gravi, il compito delle Istituzioni non è alimentare divisioni o polemiche, ma assumersi fino in fondo la responsabilità di ascoltare, comprendere e agire.

Per questo, nella qualità di Presidente della Sesta Commissione agricoltura, ho ritenuto doveroso convocare una seduta straordinaria dedicata al tema del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della tutela dei lavoratori agricoli.

Una seduta alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali, le rappresentanze del comparto agricolo, l'assessore regionale all'agricoltura e il Presidente del Consiglio regionale, dando vita ad un confronto serio, franco e costruttivo.

Da quel confronto è emersa una convinzione comune: la Calabria deve contrastare con fermezza ogni forma di sfruttamento e illegalità.

Ma con la stessa chiarezza abbiamo affermato che la Calabria non è il caporalato.

La stragrande maggioranza delle aziende agricole calabresi opera nella legalità, applica i contratti di lavoro, garantisce diritti e rappresenta un patrimonio economico e sociale fondamentale per questa regione.

Chi sfrutta il lavoro non rappresenta l'agricoltura calabrese, ma ne tradisce i valori, ne compromette l'immagine e mette a rischio il futuro e tutto il lavoro svolto fino ad oggi.

Vorrei ricordare che la Calabria - lo diceva il consigliere Bruno - ha già una legge regionale, la numero 9 del 2018. In questi giorni si è un po' strumentalizzato dicendo che era stata presentata negli anni scorsi una legge giacente, in realtà noi abbiamo già una legge importante, quella menzionata, che negli articoli 36 e 37 parla del contrasto al fenomeno del caporalato. Una legge fatta bene che, alla luce di quanto accaduto e delle nuove esigenze emerse negli ultimi anni, può essere ulteriormente rafforzata, aggiornata e migliorata con l'aiuto di tutto il Consiglio regionale.

Oggi la Calabria ha il dovere di dare una risposta all'altezza della gravità dei fatti che hanno colpito Amendolara. Da questa vicenda deve emergere un messaggio chiaro: la Calabria è dalla parte della dignità del lavoro, della legalità e delle imprese sane che, ancora oggi, riescono a fare agricoltura e produzione in modo serio. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Santoianni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Grazie, Presidente. Saluto il presidente Occhiuto, tutta la Giunta e i colleghi.

Oggi è veramente difficile parlare perché questa seduta di Consiglio sicuramente verrà, come già è stato fatto da alcuni giornalisti, strumentalizzata perché è come se ci parlassimo sempre addosso. Effettivamente tutto quello che viene detto, tutto quello che è stato detto prima di me, sicuramente anche quello che verrà detto dopo di me, non è solo condivisibile e sottoscrivibile, ma è un qualcosa che tutti noi pensiamo. Mi riferisco a quello che hanno detto i colleghi Laghi, Bruno, eccetera eccetera.

Io non ho partecipato alla manifestazione di Amendolara, non ho partecipato perché, al pari del collega Alecci – ha detto di essersi sentito in imbarazzo là – mi sono sentita in imbarazzo ancora prima perché penso che la politica debba dare le risposte all'interno delle istituzioni e non limitarsi ad andare, poi, a testimoniare e offrire solidarietà quando si verificano delle tragedie. Magari si può trasmettere un senso di vicinanza e, forse, in questo ho sbagliato, avrei dovuto essere presente pure io, però, sinceramente, mi sono sentita male a pensare di andare a partecipare lì in una situazione del genere, quando invece ci sono delle leggi che purtroppo - dico purtroppo - non sono ancora applicate.

Esiste una legge, approvata dal Governo Renzi e già citata, la legge numero 199 del 2016, in cui inizialmente si prevedevano le sanzioni soltanto per i caporali a cui si sono aggiunte le sanzioni anche per gli imprenditori. Però, la legge non parlava soltanto di sanzioni, quindi non soltanto di repressione penale, ma puntava alla prevenzione, puntava alla rete del lavoro agricolo di qualità, al coordinamento tra istituzioni e alla tutela delle vittime.

Anche in Calabria c'erano degli strumenti che non sono stati utilizzati fino in fondo: c'è la Commissione regionale per l'emersione del lavoro non regolare, la centrale di allarme emersione, l'Osservatorio regionale sul lavoro sommerso, già un Tavolo regionale per il caporalato. C'era anche quella proposta di legge di cui parlava la collega Santoianni, la mia Presidente di Commissione. È vero quello che dice la collega Santoianni: c’è una legge del 2018 che in alcuni articoli prevede la possibilità di contrastare questo fenomeno.

Però, Presidente, la legge che è stata proposta dai già consiglieri regionali Tavernise, Muraca e Gentile, primo firmatario Tavernise, è stata proposta nel 2024, sono state fatte varie sedute di Commissione, nelle quali hanno partecipato i Dipartimenti e i direttori generali dei Dipartimenti hanno dichiarato che era una legge importantissima, che era una legge che bisognava portare avanti e sono state fatte varie sedute di Commissione. Poi, a un certo punto, il dirigente del Dipartimento agricoltura – ho letto tutte le trascrizioni delle sedute della Commissione - ha detto che c'era la legge della Regione Lazio, che era una legge molto importante, capace di risolvere tantissimi problemi; di conseguenza, la proposta è stata ritirata dai firmatari, parte dell'opposizione, per portare avanti una proposta simile alla legge regionale del Lazio. Così non è stato però. Cioè, non è stato presentato null'altro e di null'altro si è parlato negli ultimi due anni.

Il problema, quindi, non è stabilire se gli strumenti esistono.

Gli strumenti esistono. Il problema è capire quanto siano stati utilizzati, quali risultati abbiano prodotto, quante riunioni siano state convocate di questi tavoli e osservatori; quali monitoraggi siano stati effettuati, quali criticità siano state segnalate, quali interventi concreti siano stati realizzati nei territori maggiormente esposti allo sfruttamento.

Lo sappiamo che lo sfruttamento lavorativo esiste, soprattutto, in determinate zone - ovviamente, si ha dappertutto – e in determinati periodi dell'anno per la raccolta di determinati prodotti. Se, dopo anni di norme, di tavoli, di osservatori, di organismi di coordinamento, si è ancora qui a commentare delle tragedie come quella di Amendolara, allora abbiamo il dovere di interrogarci non soltanto sulle norme che mancano, ma soprattutto sull'attuazione di quelle che già esistono.

Nel corso dell’audizione, è vero, hanno parlato tutti, ovviamente tutte le organizzazioni sindacali, tutte quante le organizzazioni di categoria, però penso che si debba cominciare a capire che non possiamo continuare a fare fiaccolate e manifestazioni ogni volta che succede una tragedia come quella di Amendolara e, poi, tra un evento nefasto e l'altro, fare pochissimo.

Credo che dobbiamo avere il coraggio di fare un ragionamento più profondo che va al di là, perché fino adesso abbiamo parlato di lavoro irregolare, ma purtroppo dobbiamo prendere atto che è emerso che - se confermato, sarebbe una cosa veramente molto grave -  le vittime fossero lavoratori regolarmente assunti e regolarmente pagati. Persone, quindi, che avevano un contratto. Penso che in questo momento sia cambiato completamente il paradigma: persone che formalmente risultavano occupate, secondo quanto emerso, sarebbero state inserite in un sistema di sfruttamento. Se questo fosse confermato, allora dovremmo prendere atto che il problema non è più il caporalato tradizionale, c’è un'altra forma di sfruttamento. Non stiamo parlando soltanto di lavoro nero, non stiamo parlando soltanto di reclutamento illegale di manodopera, ma stiamo parlando di forme di sfruttamento che riescono ad insinuarsi anche dentro rapporti di lavoro formalmente regolari e questo cambia completamente la prospettiva.

Per anni abbiamo pensato al caporalato come ad un problema che riguardava esclusivamente alcuni comparti, soprattutto quelli dell'agricoltura. Ma oggi sappiamo che ci sono dei grandi imprenditori e che il tema è molto più ampio: riguarda l'edilizia, riguarda la logistica, riguarda la ristorazione, riguarda l'accoglienza, riguarda l'assistenza alle persone. Per questo credo che la risposta non possa essere soltanto repressiva. Certo, ci devono essere controlli, ci devono anche essere ispezioni, ci devono essere sanzioni, ma non basta secondo me. Ed è qui il cambio, Presidente, che dobbiamo cercare di fare e di sostenere: parlare di responsabilità sociale dell'impresa e di responsabilità sociale dell'impresa non solo in senso ideologico, non solo in senso paternalistico, ma nel senso più concreto possibile. Chi trae profitto dal lavoro delle persone deve preoccuparsi anche delle condizioni che consentono a quel lavoro di svolgersi in maniera dignitosa.

La qualità del lavoro non si deve misurare soltanto dalla busta paga. Si deve misurare anche dalla qualità della vita. E qui voglio essere chiara: nella seduta di Commissione agricoltura che abbiamo avuto venerdì, è emerso quello che si diceva prima e cioè che le problematiche che portano a delle forme di sfruttamento degli immigrati in materia lavorativa sono soprattutto tre: i trasporti, le difficoltà linguistiche e l'abitazione.

Per quanto riguarda le abitazioni, è venuta fuori la richiesta di aiutare le aziende agricole a costruire delle abitazioni all'interno delle proprie aziende per poter far alloggiare i propri collaboratori. La soluzione però, secondo me, non può essere quella di costruire dei dormitori dentro le aziende agricole o grandi insediamenti dedicati esclusivamente ai lavoratori. La storia ci insegna che quando il luogo di lavoro, il luogo di vita e il luogo delle relazioni sociali coincidono nello stesso spazio, il rischio è quello di creare delle forme di segregazione ancora peggiori. I ghetti non si combattono costruendo i ghetti più belli, i ghetti si combattono costruendo inclusione.

Il lavoratore non deve essere confinato all'interno dell'azienda, deve essere parte della comunità che lo accoglie, deve essere un cittadino del territorio. Per questo dovremmo investire di più sul recupero degli immobili pubblici inutilizzati, sui beni confiscati alla mafia, dovremmo favorire programmi di housing sociale diffuso nei centri abitati, dovremmo rafforzare il trasporto pubblico verso le aree agricole, dovremmo costruire accordi tra Comuni, imprese e associazioni di Terzo settore; alcune forme virtuose già ci sono - lo diceva prima il collega Laghi - dovremmo condividere servizi e responsabilità.

In altre parole, non dobbiamo portare i lavoratori dentro l'azienda. Dobbiamo portare le aziende dentro una rete territoriale di responsabilità sociale. A mio avviso, questa è veramente la sfida che abbiamo davanti, perché se questa tragedia ci insegna qualcosa è che il contrasto allo sfruttamento non può limitarsi al controllo delle buste paga o dei contratti. Dobbiamo chiederci come vivono queste persone, come si spostano, dove abitano, quali servizi ricevono, quale rapporto hanno con le comunità che le ospitano.

La dignità al lavoro non finisce all'uscita dei campi, dei cantieri, dei ristoranti o dei luoghi di lavoro in generale. La dignità del lavoro coincide con la dignità delle persone ed è su questo terreno che si misurerà la capacità della Calabria di trasformare questa tragedia di Amendolara in un cambiamento reale.

Attenzione, però: quando parliamo di sfruttamento lavorativo non possiamo scaricare le responsabilità esclusivamente sulle imprese. Esistono certamente imprenditori - io direi più prenditori - che violano le regole e devono essere perseguiti senza esitazione, ma esiste anche una grande parte dell'agricoltura calabrese - lo diceva prima la presidente Santoianni - che opera correttamente, che spesso viene lasciata sola ad affrontare problemi enormi. Per questo la politica deve fare la propria parte.

Le imprese devono garantire la legalità, la sicurezza, trasporti dignitosi, inclusione sociale dei lavoratori, ma la politica deve fornire loro strumenti concreti per raggiungere questi obiettivi. Non basta chiedere, bisogna accompagnare.

In questi anni sono stati finanziati progetti importanti come Su.Pr.Eme. e Su.Pr.Eme. Italia - lo diceva anche l'assessore Gallo l'altro giorno - nati proprio per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori migranti e favorire percorsi di inclusione. Sarebbe però utile sapere quanti di questi strumenti sono stati realmente utilizzati in Calabria, quante aziende abbiano beneficiato di questa misura, quanti abbiano richiesto contributi per il trasporto dei lavoratori, quanti mezzi siano stati acquistati, quanti lavoratori siano stati raggiunti da questi servizi e soprattutto quali risultati concreti siano stati ottenuti in quelle zone, perché la vera domanda non è soltanto come punire chi sfrutta, la vera domanda è come aiutare chi vuole rispettare le regole.

Un imprenditore che assume regolarmente, che applica i contratti collettivi, che garantisce sicurezza sul lavoro, che organizza il trasporto dei lavoratori, che investe nella sostenibilità ambientale e sociale, che aderisce alla rete del lavoro agricolo di qualità, deve sentire la Regione e le istituzioni al proprio fianco, deve avere, sì, incentivi, deve avere premialità, deve avere procedure semplificate, deve avere accesso a strumenti di sostegno, perché oggi le imprese che operano nella piena legalità e che puntano alla qualità e all'eccellenza non solo del lavoro ma anche dei prodotti che producono, si trovano spesso a competere in condizioni di evidente svantaggio. Subiscono una concorrenza sleale fortissima da parte di chi riduce artificialmente i costi attraverso il lavoro irregolare, l'evasione contributiva, l'elusione delle norme sulla sicurezza, il mancato rispetto dei contratti e, in alcuni casi, attraverso pratiche commerciali e produttive che non rispettano gli stessi standard di qualità, sostenibilità e tracciabilità richiesti alle imprese corrette.

Non possiamo chiedere alle aziende di essere più giuste, più sicure, più sostenibili, senza creare le condizioni affinché possano rimanere competitive sul mercato. E questo non vale solo per l'agricoltura. Questo vale per l'edilizia, per la logistica, per il turismo, per la ristorazione, per l'accoglienza e per tutti quei settori nei quali le imprese che rispettano le regole si trovano troppo spesso a competere con chi riduce i costi attraverso le irregolarità, l'elusione delle norme o forme più o meno evidenti di sfruttamento del lavoro.

Per questo noi dobbiamo creare, Presidente e assessore, un sistema che dia sostegno a queste imprese che operano nella legalità. Dobbiamo rendere la legalità più appetibile e più forte, far sentire alle aziende che la politica c'è, che i sostegni ci sono e che operare nella legalità è un vantaggio e non uno svantaggio.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Greco. Ha chiesto di intervenire il consigliere Mattiani. Ne ha facoltà.

MATTIANI Giuseppe (Lega Salvini Calabria)

Grazie, Presidente. Buongiorno, anche al presidente Occhiuto, alla Giunta, ai colleghi consiglieri.

Grazie per la sua sensibilità, presidente Cirillo, per aver inserito all'ordine del giorno il tema del caporalato, sullo sfruttamento del lavoro e sulla condizione dei migranti.

Presidente, oggi siamo tutti sconvolti per l'accaduto di Amendolara. Purtroppo la Calabria è balzata agli onori della cronaca non come accade solitamente per rivendicare le bellezze del nostro territorio e per le azioni che abbiamo messo in campo per rilanciare la nostra meravigliosa terra, bensì per l'uccisione in maniera brutale di quattro giovani cittadini pakistani che chiedevano ai loro aguzzini solo ed esclusivamente i loro diritti: il diritto di una retribuzione, il diritto di un lavoro dignitoso e solo per questo, dopo ore e ore passate nei campi di lavoro, sono stati brutalmente uccisi.

Credo che su questo sia necessario lavorare tutti insieme, senza indossare delle casacche di partito e ognuno con i propri modi, con le proprie azioni e nelle proprie attività, deve cercare di collaborare per raggiungere degli obiettivi insieme, tenendo in considerazione che sono gli organi addetti al controllo, le forze dell'ordine, che devono soprattutto svolgere questa azione di lotta e di contrasto alla criminalità organizzata, al caporalato, che purtroppo è presente in alcune aziende, non soltanto in Calabria, ma in Italia, in Europa e nel mondo.

Credo che la soluzione non sia quella di tollerare una immigrazione incontrollata dei clandestini. Credo che la soluzione non sia quella della politica delle porte aperte all'immigrazione.

Sì, a una immigrazione controllata.

No, a una immigrazione incontrollata, che comporta che, quando arrivano sul nostro territorio i tanti immigrati, senza un euro e senza riuscire a trovare un posto di lavoro legale, diventano braccio armato della criminalità o del caporalato.

No, a una immigrazione irregolare. Sì, a una immigrazione controllata.

Sì, a una immigrazione che parla di integrazione secondo i principi italiani, nel rispetto della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni.

Sì all'azione attuata dal governo Occhiuto e dal presidente Occhiuto, con i centri per l'impiego sulla Tunisia e in Albania, che assicureranno ai lavoratori che verranno a lavorare in Calabria dignità e, sicuramente, tutto quello che servirà per poter lavorare in maniera rigorosa e valorizzare le nostre aziende, le nostre imprese, nel rispetto delle norme, delle persone e del lavoro. E, poi, stiamo attenti, colleghi, a quello che diciamo in quest'Aula, perché ci sentono e ci ascoltano migliaia di calabresi.

Non possiamo immaginare di criminalizzare tutte le nostre aziende agroalimentari. Le nostre aziende che si occupano di agroalimentare sono aziende sane per il 99%. Certo, c'è anche l'azienda che, purtroppo, svolge attività di caporalato al suo interno, ma ricordiamoci che il settore agroalimentare rappresenta oggi per noi un assetto fondamentale del rilancio del nostro territorio; ricordiamoci che la Calabria è prima nell'Expo nazionale e internazionale nell'ambito dell'agroalimentare. E, allora, tuteliamo, anche con le parole che utilizziamo in questo Consiglio regionale, le nostre aziende e i nostri imprenditori, perché le nostre aziende e i nostri imprenditori non sono tutti illegali. Può capitare che ci sia qualcuno che agisce nell’illegalità e allora va punito e perseguito con tutti gli strumenti che ci sono a disposizione. Vanno bene le Commissioni, ascoltare, va bene tutto quello che noi vogliamo fare e che possiamo fare, le nostre proposte di legge, però poi ci sono gli organi preposti che devono occuparsi di risolvere, eliminare il problema e combattere questo gravissimo reato che è il caporalato.

Quello di oggi è un momento molto importante, perché il Consiglio regionale discute di una problematica seria e importante quale quella del caporalato. È un momento anche di cordoglio dell'intera Calabria e siamo vicini ai familiari delle quattro vittime che sono state in maniera disumana uccise da aguzzini loro connazionali; il mio auspicio, allora, è quello che insieme si lavori con una prospettiva e con un piglio costruttivo per combattere l'illegalità e tutelare allo stesso tempo le nostre aziende e il nostro settore agroalimentare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Mattiani. Ha chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.

MADEO Rosellina (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Un saluto a lei e ai colleghi consiglieri, un saluto al presidente Occhiuto e alla sua Giunta, al Segretario generale e a tutti i dipendenti.

L'immane tragedia umana che abbiamo vissuto ad Amendolara non dà solo la misura della sfrontatezza e dell'efferatezza di un crimine che non guarda in faccia a nessuno, ma credo che sia giusto chiamarla con il nome che ha: strage di caporalato annunciata.

È vero, come è stato detto nella Commissione agricoltura - ringrazio la Presidente della Commissione per aver avuto subito la prontezza di volerla riunire e di ascoltare e audire coloro che sono i veri attori del mondo dell'agricoltura calabrese - che l'agricoltura non è solo caporalato; è vero, assessore Gallo, perché in Calabria ci sono tante aziende che con fatica, impegno e dedizione ogni giorno cercano di portare i prodotti della nostra terra, di farli veicolare nei mercati nazionali e internazionali, con le grandi difficoltà sia logistiche sia strutturali. Purtroppo, però, è anche caporalato, è anche questo perché di fatto esiste, se esistono delle storie come queste! Sono storie annunciate, perché il fatto che esistano 12.000 persone che lavorano da irregolari nella nostra regione è un fatto reale sul quale ci dobbiamo misurare.

Sono stata molto fiera di essere sia venerdì in Commissione sia sabato alla manifestazione di Amendolara. Fiera perché non è vero che abbiamo tutti le stesse responsabilità, fiera perché c'è una parte della politica che chiede da anni l'abolizione della Legge Bossi-Fini e chiede di riscrivere una legge a favore del lavoro regolare e a favore di coloro che vengono dall'altra parte del mondo per cercare qui una collocazione lavorativa.

Non è vero che abbiamo tutti le stesse responsabilità.

Francamente rifuggo dalle cose dette perché si va sull'onda emozionale e credo che dobbiamo agire in maniera razionale. In Commissione agricoltura sono state ascoltate diverse voci, le voci del mondo dell'agricoltura che a gran voce dicono: “È vero, ci sono delle aziende virtuose”. Allora queste aziende virtuose devono essere premiate, come è anche giusto che chi sbaglia debba essere punito.

È vero che ci sono delle difficoltà perché ci troviamo in un periodo in cui i crimini, nonostante per il quarto anno consecutivo il governo Meloni abbia emanato un decreto sicurezza - abbiamo quattro decreti sicurezza - continuano ad aumentare e non si sa come dividere il personale e le forze di polizia. I problemi, quindi, ci sono e vanno affrontati.

Ripercorrendo quello che nella prima seduta di Consiglio regionale il presidente Occhiuto, appena rieletto e riconfermato alla guida di questa Regione, diceva e cioè che il Consiglio regionale deve essere ambizioso, Presidente, chiedo che lo sia anche rispetto a questo.

Se esiste la legge che qualcuno dei miei colleghi ha sottolineato in quest'Aula, se questa legge c'è, evidentemente, però, qualcosa non ha funzionato, dobbiamo dirlo. Chiaramente c'è un problema reale rispetto al quale il Consiglio regionale si deve muovere, nell’ambito di quello che può fare, quindi ci deve essere più controllo, più voglia di fare qualcosa in maniera reale e concreta e non bisogna dire “no” alle prese di posizione importanti come quelle che ci sono state sabato e pensare che siano solamente delle passerelle, altrimenti non dovremmo andare alle fiaccolate, non dovremmo andare alle altre manifestazioni.

Se il dissenso va manifestato, va manifestato sempre! Non ci sono corsie preferenziali e vittime di serie A e di serie B. Bisogna dire se si è, per esempio, contrari e se si è a favore della lotta alla violenza di genere e, allora, per esempio, bisogna immaginare che sia necessario fare della prevenzione. E la prevenzione come si fa? La prevenzione, per esempio, si fa con l'educazione affettiva nelle scuole. Noi abbiamo un'idea di Italia che è diversa da quella che governa in questo momento la Regione Calabria, però rispetto a questo noi ci siamo e siamo pronti a prendere la nostra parte di responsabilità.

Il Partito Democratico, rispetto alla questione tavolo, si è espresso anche attraverso la mia presenza in seno alla Commissione agricoltura. Diciamo anche sì al tavolo, però da solo il tavolo non basta se non è assolutamente affiancato ad un percorso legislativo serio che porti effettivamente a dei risultati.

Possiamo prendere in considerazione la proposta di legge presentata dalla collega Barbuto che, tra l'altro, ricalca quella che era stata già presentata dall'onorevole Tavernise nella scorsa Legislatura; può essere assolutamente una ottima base di partenza perché noi siamo certi che le leggi, se fatte con metodo e condivisione, possano essere intanto più forti e possano portare a dei risultati che siano risolutivi per tutti. E di questo in questo momento abbiamo bisogno. Non abbiamo bisogno di nascondere la polvere sotto il tappeto, perché è vero che la Calabria non è solo caporalato, ma è anche caporalato.

La risoluzione dei problemi passa attraverso la consapevolezza dei problemi reali per come sono. Questo non significa che l'agricoltura non sia un'agricoltura moderna, efficiente, che si impegna; non vuol dire che le aziende non sono virtuose, però vuol dire che ci sono persone che delinquono e quelle persone che delinquono meritano di essere assolutamente isolate. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Madeo. Ha chiesto di intervenire il consigliere Polimeni. Ne ha facoltà.

POLIMENI Marco (Forza Italia)

Signor Presidente, desidero innanzitutto ringraziarla per la tempestività con la quale questo Consiglio ha deciso di trattare la tematica, così come ringrazio la presidente Santoianni per aver promosso e guidato i lavori della Commissione agricoltura che si è svolta nei giorni scorsi su una vicenda che ha profondamente colpito tutti noi e rispetto alla quale probabilmente ho compreso anche il messaggio che ha voluto mandare il consigliere Alecci: dobbiamo un po' sentirci responsabili come classe politica. Ovviamente, poi, le responsabilità sono ascrivibili più o meno ad ognuno di noi, ma investirci della problematica come classe politica penso sia doveroso.

Rivolgo, inoltre, un sincero apprezzamento all’assessore Gianluca Gallo, al presidente Occhiuto, al presidente Cirillo per la sensibilità istituzionale e l'attenzione che, ancora una volta, hanno dimostrato su un tema che riguarda la tutela della vita e la dignità dei lavoratori. Ognuno di loro ha testimoniato, a seconda del proprio ruolo, la volontà delle istituzioni regionali di affrontare con serietà questioni che interrogano la coscienza e la nostra comunità.

I tragici fatti di Amendolara ci impongono anzitutto un momento di riflessione, di rispetto, ma ci pongono anche di fronte al dovere di intervenire affinché simili episodi non abbiano più a ripetersi o vengano fortemente limitati.

L'agricoltura rappresenta uno dei pilastri dell'economia calabrese, ma non può esserci sviluppo senza sicurezza, legalità e piena tutela della dignità delle persone che ogni giorno lavorano nelle nostre campagne.

Dalla seduta di Commissione agricoltura di venerdì è emersa una condanna unanime a quanto è accaduto, ma anche la volontà di tradurre l'indignazione in azioni concrete. In questa direzione abbiamo accolto con convinzione la proposta di Elisabetta Santoianni di istituire un tavolo permanente sulla sicurezza del lavoro agricolo. Si tratta di un'iniziativa importante che consentirebbe di mettere attorno allo stesso tavolo organizzazioni sindacali, associazioni datoriali, ASP, ispettorato del lavoro, INAIL e tutti i soggetti competenti, al fine di monitorare le criticità, coordinare gli interventi e costruire una strategia regionale stabile di prevenzione. Allo stesso tempo ritengo opportuno - mi rivolgo all'assessore Gallo - di valutare l'introduzione di premialità nei bandi regionali destinati alle aziende agricole che investono in sicurezza, in formazione dei lavoratori, innovazione tecnologica finalizzata alla prevenzione degli infortuni, così come appare necessario rafforzare gli strumenti di controllo e vigilanza, sostenendo l'attività degli ispettorati del lavoro e di tutti gli organismi chiamati a contrastare fenomeni di sfruttamento del lavoro irregolare. E potrebbe essere un'idea positiva quella di predisporre un rapporto annuale regionale sulla sicurezza in agricoltura da presentare al Consiglio, contenente i dati sugli infortuni, le analisi delle criticità territoriali e la verifica delle misure adottate. Per affrontare problemi complessi servono conoscenza, monitoraggio e confronto istituzionale.

La Regione negli anni si è dotata di strumenti normativi importanti per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo, affermando con chiarezza il principio secondo cui legalità, diritti e sviluppo devono procedere insieme. È un patrimonio normativo che va attuato, sicuramente rafforzato attraverso un costante monitoraggio e una sempre più efficace collaborazione tra istituzioni, forze sociali e autorità competenti. Lo si deve fare mettendo in campo un lavoro animato da sensibilità, solidarietà e in totale assenza, consigliere Bruno, di steccati ideologici. Di fronte a queste tragedie, la politica regionale non può permettersi divisioni o strumentalizzazioni di alcun tipo, esattamente come abbiamo inteso in questi mesi guidare la Commissione contro la ‘ndrangheta. Perciò colgo con piacere la proposta del consigliere Enzo Bruno, anche se a dire il vero già durante la Commissione di venerdì, quella guidata dalla presidente Elisabetta Santoianni, avevamo anticipato che comunque avremmo poi continuato a sviscerare la tematica e a confrontarci sulla questione del caporalato anche in Commissione contro la ‘ndrangheta. Per queste ragioni ritengo che il tema debba essere approfondito anche nella Commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, affinché si possano esaminare con maggiore attenzione le possibili connessioni tra lo sfruttamento del lavoro e il caporalato, in quel rapporto sinallagmatico che sta diventando sempre di più uno scambio di servizi e possibilità di controllo del territorio reciprocamente gestito dalla criminalità organizzata e dal caporalato.

La tutela dei lavoratori e l'affermazione della legalità rappresentano infatti due facce della stessa battaglia civile.

La Calabria deve essere una terra capace di produrre eccellenze agricole, ma deve essere soprattutto una terra che tutela la vita di chi lavora. Questo è il dovere che abbiamo oggi e il messaggio che dobbiamo consegnare ai lavoratori e alle loro famiglie a tutela di tutta la nostra comunità, perché nulla vale più di una vita umana. Grazie

PRESIDENTE

Grazie, collega Polimeni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Scutellà. Ne ha facoltà.

SCUTELLÀ Elisa (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Oggi parliamo della tragedia di Amendolara.

Dal mio modestissimo punto di vista, penso che sia un grave errore limitarsi a comunicati stampa, a un mero momento di cordoglio che, per carità, legittimo, sacrosanto, ci deve essere, ma bisogna andare avanti.

Penso di rappresentare un po' le parole e il pensiero di coloro che hanno la bontà e la pazienza di ascoltarci e di seguire i nostri lavori quando dico che ci siamo un po' seccati, stancati di questi “faremo”, “vedremo”, “istituiremo”, aspettando che, come si suol dire, ci scappi il morto. Cerchiamo di agire in maniera concreta e pragmatica, almeno tentiamo di farlo tutti insieme.

Il caporalato, perché di questo stiamo parlando, è un fenomeno strutturale nel mercato agricolo, nel mercato del lavoro, che va ad inficiare anche le imprese che lavorano per bene, perché va a destabilizzare degli equilibri; ci sono tantissime imprese nel mondo calabrese, imprese agricole oneste che lavorano, imprenditori che lavorano con il sudore della fronte e che vedono inficiato il loro lavoro a causa di fenomeni come quelli del caporalato.

E allora, dove sta il problema? Ho sentito in questo dibattito, da chi mi ha preceduto, nominare diverse proposte di legge da ogni parte, maggioranza e opposizione, ma, signori, se le proposte di legge ci sono e oggi noi stiamo parlando di questa strage, vuol dire che qualcosa non funziona. E qual è il problema? Nella nostra Calabria le leggi vengono applicate tutte quante? Nella nostra Calabria i contratti vengono fatti come dovrebbero essere fatti? Evidentemente no. Quindi mancano un momento di controllo e di vigilanza.

Un altro problema: i flussi migratori.

Presidente, sono stata 8 anni in Parlamento a Roma e ho sentito parlare di immigrazione spesso e volentieri a ridosso di ogni elezione politica. L'ha fatto Salvini, oggi lo fa Vannacci e mi dispiace che nessuno si sia mai posto il problema se i flussi migratori, specialmente nella nostra regione, siano stati gestiti in maniera giusta e corretta, cioè se quelle persone sono state direzionate verso il mondo del lavoro con legalità, con onestà, con i percorsi che devono essere realizzati. Sfruttare questo tema per del consenso politico è veramente misero.

Fare oggi, collega Mattiani, quasi un comizio sull'immigrazione lo trovo inappropriato. So che lei deve rivendicare i muscoli della Lega, visto che in Calabria siete rimasti in due, mi sembra, però lo trovo davvero inappropriato.

Altro punto: i prodotti calabresi. Apprendo sempre attraverso i reel - oramai ho capito essere il canale ufficiale – di quando andiamo ad esporre nelle fiere e si fa una narrazione della Calabria Straordinaria pubblicizzando i prodotti della nostra Calabria. Sono d'accordo, va benissimo, dobbiamo far vedere le cose belle, nessuno qui è contrario o vuole male alla Calabria se non utilizza l'aggettivo straordinario, ma quando si propongono e si mettono in vetrina quei prodotti ci si chiede se tutta la filiera istituzionale è stata rispettata? Se tutta la filiera che c'è dietro sia rispettata.

Mi spiego meglio: dietro a quel prodotto, i lavoratori che ci sono dietro a quel prodotto vengono trattati come devono essere trattati o hanno paura di andare contro chi sta sopra di loro? Se chiedono 5 euro in più possono essere bruciati vivi? Queste sono le domande che dovremmo porci.

Un altro punto: PNRR e fondi di inclusione. Sono stati spesi realmente tutti per gestire i flussi migratori e combattere quello che è il fenomeno del caporalato? Evidentemente no.

Chiudo con un tema che mi è molto caro, che è intimamente legato a quello del caporalato. Qualche giorno fa leggevo con interesse un editoriale, ora non ricordo da dove provenisse, mi perdoneranno i giornalisti, in cui si diceva che in Calabria non si parla di 'ndrangheta, o meglio, scusatemi, la politica calabrese non parla di 'ndrangheta. Allora, siccome io ho un vizio strano, però ognuno ha i suoi, e cioè che vado a verificare le cose, mi sono presa il lusso di andare a vedere quante volte è stata convocata la Commissione contro il fenomeno della 'ndrangheta in questa Legislatura: una volta, se consideriamo che la prima è quella di insediamento.

Allora, delle volte chi non vive in una regione come la nostra - noi ci viviamo e sappiamo le cose - per puro e mero consenso, si riempie la bocca di 'ndrangheta e, poi, noi qua non siamo capaci di lavorare e di affrontare il problema. Allora bisognerebbe fare una riflessione maggiore e mettersi a lavorare. E, ripeto, gli strumenti ci sono tutti. Ci sono leggi, c'è tutto quello che ci serve, fondi, tutto. Bisogna semplicemente mettere in atto quello che c'è. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Scutellà. Ha chiesto di intervenire il consigliere Rosa. Ne ha facoltà.

ROSA Riccardo (Noi Moderati)

Grazie, Presidente.

Con riferimento ai fatti di Amendolara, penso che prima ancora di parlare di caporalato si debba parlare di quello che è accaduto: un omicidio plurimo, aggravato, che ha creato un disastro. Un disastro dal punto di vista culturale, un disastro dal punto di vista della gestione di tante problematiche che sono connesse ai flussi dell'immigrazione e all'impiego di persone, i cosiddetti invisibili della società, nel settore dell'agricoltura. Però facciamo attenzione, facciamo attenzione perché il fatto è avvenuto ad Amendolara, ma non ci sono risultanze di indagine atte a corroborare qualsivoglia riferimento all'impiego di queste persone, di questi agricoltori nel mondo e nel panorama delle aziende agricole calabresi, perché da quelle che sono le prime indiscrezioni che stanno emergendo dalle indagini queste persone non lavoravano presso aziende calabresi. Quindi, nel momento in cui dall'opposizione si fa riferimento al sistema fieristico, alle scaffalature, ai prodotti, fate molta attenzione, perché nulla di quello che è accaduto pone ombre su quella che è la gestione dell'agricoltura in Calabria.

Sul caporalato esistono delle norme approvate dal Consiglio regionale. C'è la legge regionale del 26 aprile 2018, la numero 9, che all'articolo 37 espressamente pone delle indicazioni di natura amministrativa contro il caporalato e anche contro i trasporti, che ritengo siano elemento centrale in questa vicenda, quei furgoncini che girano e che portano manodopera nelle aziende agricole. Ma in quali aziende agricole? Perché nel fatto concreto che è accaduto non si tratta di aziende agricole calabresi. Ditemi se lavoravano in un'azienda calabrese queste persone!

E, allora, stiamo molto attenti a politicizzare una tragedia del genere con manifestazioni in Calabria e con dichiarazioni che pongono delle ombre sul sistema della produttività agricola e agroalimentare calabrese, in un momento in cui la Regione Calabria ha investito tantissimo sull'agricoltura, in un momento in cui le aziende hanno aumentato l'export, in un momento in cui, nel sistema di fiere che voi tanto citate, le aziende calabresi sono esaltate, sottoscrivono contratti, portano non solo prodotti genuini che hanno un'importanza dal punto di vista commerciale, ma portano anche storie di tanti coltivatori, di tante aziende che in Calabria operano nella legalità.

Non è giusto che questo evento ponga ombre sul marketing territoriale calabrese, sul sistema dell'agroalimentare! In questo dobbiamo essere attenti noi della maggioranza, ma anche voi dell'opposizione, perché, nel momento in cui tramite comunicati stampa e qui in Consiglio fate riferimenti chiari alla partecipazione di aziende calabresi al sistema fieristico internazionale, voi offendete chi in Calabria opera nella legalità, chi in Calabria produce con legalità e chi in Calabria non sfrutta nessuno.

Quindi, state molto attenti quando toccate questo argomento perché non tutto è illegale in Calabria, non tutto è 'ndrangheta, ma c'è tanta onestà e tanta gente che rispetta le leggi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Rosa. Ha chiesto di intervenire la consigliera Barbuto. Ne ha facoltà.

BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Sono francamente imbarazzata, prendendo la parola quasi a conclusione degli interventi, perché mi sento di condividere tutto quello che hanno detto i colleghi e vorrei contestare il collega Rosa perché mi pare che nessuno qui abbia avanzato o abbia ipotizzato che esistano ipotesi investigative che possano condurre sicuramente e certamente alla responsabilità di aziende calabresi. Un dato oggettivo, però, c'è: il fatto si è verificato ad Amendolara, in Calabria, e l'abbiamo visto tutti ed è stata una cosa atroce. Credo che chiunque abbia visto quelle immagini non abbia potuto rimanere insensibile.

Si è parlato tanto. Ho depositato nei giorni scorsi anche una proposta di legge, che ho mutuato, grazie al mio staff, insieme al già collega Davide Tavernise, da una sua proposta che aveva presentato nella precedente Legislatura e che è stata oggetto di ostruzionismo al punto che è stata alla fine ritirata. Il problema è che il problema non riusciamo a vederlo se non quando si verificano queste tragedie. Il problema è la prevenzione: noi non siamo in grado di fare prevenzione. Non siamo in grado. Non siamo in grado di offrire sicurezza a queste persone. Non siamo in grado di offrire il salario minimo. Io stessa ho presentato una proposta di legge pure sul salario minimo che dovrebbe garantire queste persone, ma non è stato fatto niente.

E poi vogliamo parlare del PNRR che la collega Scutellà ricordava? Il 30 giugno si è chiuso il PNRR. Molti comuni, molti enti locali non potranno più andare a dire determinate cose, ma anche la situazione abitativa indignitosa di queste persone non si può assolutamente tollerare.

Ricordo, peraltro, che un minimo di sensibilità occorre anche averla nei confronti dei lavoratori.

L'anno scorso, di questi tempi, per esempio, il presidente Occhiuto aveva già emanato un'ordinanza che riguardava proprio il divieto di lavorare in determinati orari. Credo di potermi permettere di sollecitare di valutare la reiterazione di questo provvedimento che credo che sia più che sacrosanto; significa veramente molto.

Ripeto: l'unica cosa che vorrei che venisse evitata e che venisse affrontata invece in un sano confronto tra di noi è quella di mettere da parte la distrazione e l'ipocrisia nei confronti delle persone perché non ci si può commuovere per delle immagini atroci e poi voltarsi dall'altra parte e continuare.

Sono andata per due anni a scuola a Pisticci, ho attraversato la Strada Statale 106 e vedevo puntualmente, alzandomi prestissimo, i pulmini raccogliere questi poveri sciagurati. Non è possibile assistere e voltarsi dall'altra parte, poi indignarsi, partecipare. Io non ho potuto partecipare per motivi personali alla manifestazione di sabato, però vi garantisco che non è bello voltarsi dall'altra parte quando si vedono le persone che stanno soffrendo. E che non hanno sofferto solamente nel momento in cui veniva commesso questo tragico omicidio; soffrono ogni giorno, la sera, pensando eventualmente anche alla loro terra che hanno dovuto abbandonare, non certamente per motivi di piacere, ma per motivi di necessità e di bisogno. Vi ringrazio, scusate.

PRESIDENTE

Grazie, collega Barbuto. Ha chiesto di intervenire il consigliere Ranuccio. Ne ha facoltà.

RANUCCIO Giuseppe (Partito Democratico)

Grazie, Presidente, buongiorno a lei e a tutti i colleghi consiglieri. Presumo che il mio sarà un intervento breve, atteso che gran parte di ogni possibile dissertazione è stata già effettuata, praticata, snocciolata in questo ampio e ancora non concluso dibattito. Però alcune considerazioni ci tenevo a farle in Aula, partendo dal presupposto che, come è già stato detto, ovviamente, quanto verificatosi è un fatto di una gravità e di una crudeltà inaudita e, probabilmente, anche per certi aspetti inimmaginabile alle nostre latitudini; potrà apparire anche superfluo, però ci tengo ancora una volta a sgomberare il campo da ogni possibile interpretazione malevola o maligna o anche equivoca, visto che comunque è un dibattito politico che ci vede su schieramenti opposti: nessuno o, meglio, sicuramente il sottoscritto non intende né direttamente né indirettamente attribuire una responsabilità al governatore Occhiuto, così come al Governo nazionale; allo stesso tempo nessuno di noi si è permesso - lo ribadisco ancora - di dire che tutte le imprese sono mafiose e sfruttano i lavoratori.

Però, il problema del caporalato o di questa schiavitù, per meglio identificarla, che continua ad essere praticata, che esiste da decenni, non solo in Calabria - è bene anche qui evidenziarlo - ma in molta parte dell'Italia, sicuramente in tutto il centro-sud, è una piaga sociale che c'è; come nessuno di noi può dire che non conosce il fenomeno, che non ha contezza, allo stesso tempo nessuno di noi può dirsi esente, seppur in minima parte, della responsabilità. Sicuramente qualcosa in più poteva essere fatto, qualche misura di contrasto e di controllo poteva essere introdotta.

È stato già detto: c'è una Legge nazionale, c'è anche una legge regionale che, se la memoria non mi tradisce, è stata approvata proprio su proposta del gruppo del Partito Democratico nel 2018, come veniva ricordato. Il problema è che quasi mai o quasi per nulla queste leggi hanno trovato applicazione, altrimenti non ci troveremmo qui a commentare ancora questi tragici episodi.

Questo omicidio efferato è la punta dell'iceberg di un fenomeno che c'è da anni e che attiene sicuramente allo sfruttamento di questi lavoratori, a migliaia, ma che abbraccia tematiche più complesse che sono la violazione della dignità di queste persone, che fuggono appunto alla ricerca di una vita migliore, mettendo a repentaglio tutto - lo sapete - vita, famiglia, e si ritrovano poi ad essere veri e propri schiavi. Persone che non sono più considerate tali ma delle vere e proprie cose, carne da macello da utilizzare, che vivono in condizioni assolutamente pietose.

Apro una piccola parentesi anche su questo: qualche giorno fa ho presentato un'apposita interrogazione rispetto ad un tema che è strettamente connesso, che è quello dell'alloggio, qui da noi le cosiddette baraccopoli; faccio riferimento per ora solo esclusivamente alle aree che più conosco da vicino: penso a quella famosa, purtroppo, di San Ferdinando. Anche qui, non solo - lo ricordava la collega Scutellà - dei 200 milioni di euro pare siano stati utilizzati solo circa il 10% - si tratta di fondi PNRR, peraltro con una scadenza fissata al 30 giugno, salvo proroghe, che rischiano di andare perduti - ma anche rispetto alle azioni messe in campo da questo governo regionale, circa 15 milioni di euro, ancora non si è ben capito destinati a farne cosa. L'idea è quella di trasferire di fatto la tendopoli di oggi tra San Ferdinando e Rosarno. Per farne cosa? Perché il rischio concreto è che noi chiudiamo e demoliamo un ghetto per farne un altro. Uno per farne due, uno a Gioia Tauro e uno nuovo a San Ferdinando, con delle denominazioni particolari in degli edifici che però mancano dei requisiti minimi strutturali; è bene ricordare che questi migranti, che sono persone, vivono - lo sappiamo tutti - in condizioni veramente disumane: senza luce, senza acqua, senza gas; dieci o quindici persone in pochi metri quadrati, ammassati l'uno sull'altro, senza alcun diritto, senza alcuna prospettiva di miglioramento della propria condizione familiare, con l'aggravante che, quando qualcuno si permette, non di alzare la testa, ma di rivendicare un diritto elementare, basilare, addirittura poi assistiamo a scene come quelle a cui abbiamo assistito. E, quindi, c'è da affrontare anche questo tema. Ma non voglio dilungarmi perché ho presentato un'interrogazione e aspetto la risposta che, come è giusto, arriverà. L'Assessore mi rassicura, ma non ho dubbi perché alle mie interrogazioni ho sempre ricevuto risposta puntuale, condivisibile o meno che fosse il merito della risposta.

È sicuramente un tema da affrontare anche con la condivisione di tante realtà associative che da sempre si impegnano nel campo dei diritti umani, ma anche degli amministratori, sui cui territori poi ricadranno le scelte di questo governo regionale e del Governo nazionale. Sicuramente, come evidenziava qualche collega, è un tema quello dell'immigrazione che non può essere sottaciuto o negato, al di là degli spot, e voglio un attimo alzare il respiro della discussione e farne una disamina nazionale.

Da anni ormai assistiamo agli slogan del Governo di destra e centrodestra che si dice contrario all’immigrazione clandestina; anche io sono contrario all'immigrazione clandestina, però nei fatti nessuna azione concreta è stata messa in campo, atteso che i numeri continuano a dirci che gli immigrati clandestini continuano ad aumentare, ad arrivare in maniera sempre più importante nel nostro territorio.

È un po' lo stesso ritornello che avviene sul tema della sicurezza - lo ricordava la collega Madeo: dite di essere un Governo di destra - parlo a livello nazionale - e quindi di contrastare le forme di insicurezza, siamo tutti per la legalità, però la percezione della sicurezza è sempre meno, soprattutto nelle grosse città.

Lo stesso esempio potrei farlo sul tema delle tasse e della pressione fiscale. Accusate noi di voler mettere le tasse, siete al Governo da oltre quattro anni e la pressione fiscale è ai massimi storici. La verità è che questo fenomeno della schiavitù, del caporalato, così come tutta la filiera agroalimentare, quella parte illecita, quella parte viziata dal malaffare deve essere regolamentata e noi, attraverso questo tavolo che andremo con molta umiltà ad istituire, ci faremo anche promotori di qualche proposta.

Una prima proposta, che può apparire banale, ma potrebbe in qualche misura aiutare a dare una certa stabilità e a regolarizzare tutto il fenomeno, è quella di una piccola contribuzione, anche di un centesimo al chilo, che possa servire alle imprese, innanzitutto per dare, per esempio, una casa degna agli operatori per poi regolarizzare il trasporto e quello che viene messo in campo. Misure che si aggiungono a quelle già previste, come, ad esempio, quelle della premialità. La verità però è che se non vogliamo - e vado a chiudere - ritrovarci tra qualche mese, tra qualche settimana o tra qualche anno a dover commentare l'ennesimo spiacevolissimo episodio, è il caso di mettere da parte le chiacchiere, le passerelle - qualcuno le definisce invece manifestazioni importanti - come quella alla quale anche io ho partecipato, per dare innanzitutto attuazione concreta agli strumenti normativi che già ci sono; ripeto: c'è una Legge nazionale, una legge regionale, si possono per carità presentare nuove proposte di legge, nuove modifiche alla legislazione attuale, però occorre spingere innanzitutto sul nuovo approccio culturale al tema, anche risolvendo qualche diversità di veduta.

Caro Presidente, io sono d'accordo con lei, anche col nuovo Sindaco di Reggio, quando dice che è giusto aprirsi a nuove frontiere; penso all’iniziativa del governo regionale sui centri per l'impiego in Tunisia, per importare manodopera regolare, formata, che possa dare un contributo alle nostre imprese, anche perché, senza prenderci in giro, gli italiani purtroppo molti lavori ormai non vogliono più farli, quindi è bene regolarizzare e dare un futuro stabile ai nostri imprenditori.

Però, mettetevi d'accordo perché c'è qualche altro grande esponente, penso al leader della Lega - non voglio parlare per ora di Vannacci perché rabbrividisco solo all'idea - che invece dice che non dobbiamo importare in Calabria il terzo mondo; questa è una dicotomia profonda che avete al vostro interno.

Noi siamo per l'integrazione regolare, siamo per legalizzare chi presta un'opera lavorativa fondamentale per tutto il comparto agroalimentare, siamo per i controlli, i controlli che non devono partire però dopo la tragedia con l'ennesimo tavolo in prefettura, dopo che ormai si è consumato il fatto o il danno. Servono controlli, serve potenziare l'ispettorato del lavoro, perché veramente operi continuamente su tutti i nostri territori, e serve anche una forte opera di repressione, che in questo caso non è una brutta parola, proprio per evitare di dover commentare e parlarci addosso su fatti di così grave entità.

PRESIDENTE

Grazie, collega Ranuccio. Ha chiesto di intervenire il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.

FERRARI Sergio (Forza Italia)

Grazie, signor Presidente. Intanto, la ringrazio per aver inserito all'ordine del giorno questo importante punto che ci consente una riflessione e di avere un momento di confronto su un tema importante; esprimiamo intanto una ferma condanna per quanto è accaduto e contestualmente cordoglio, vicinanza e solidarietà alle famiglie e a tutta la comunità di Amendolara; si tratta di un episodio che riporta con drammaticità al centro dell'attenzione una realtà che non possiamo considerare certamente episodica: le condizioni di grave marginalità e le violenze connesse al caporalato.

Il contrasto al caporalato e lo sfruttamento del lavoro, in particolare nei confronti dei lavoratori migranti, non è certo un tema settoriale. È una questione che riguarda insieme la legalità, la dignità del lavoro e la qualità del nostro sistema produttivo. Parliamo di un fenomeno che, come evidenziano i dati ufficiali del Ministero del Lavoro, si manifesta attraverso forme illegali di intermediazione della manodopera, accompagnate da violazioni sistematiche dei diritti fondamentali: salari non adeguati, orari fuori da ogni regola, condizioni di sicurezza spesso inesistenti. È un fenomeno che colpisce in modo prevalente i lavoratori migranti, perché probabilmente e certamente più esposti sotto il profilo sociale, abitativo e in molti casi anche giuridico. Bisogna evidenziare che non siamo assolutamente di fronte ad episodi isolati.

I dati recenti ci parlano di un problema strutturale. Sono molti i casi riconducibili a lavoratori in nero e a condizioni di sfruttamento. Allo stesso tempo, però, io oggi vorrei evidenziare con chiarezza e ricordare un aspetto importante: i lavoratori stranieri rappresentano una componente essenziale nel nostro sistema economico; parliamo di milioni di persone che contribuiscono in maniera significativa alla produzione di ricchezza e al funzionamento di intere filiere, a partire da quella agricola. Questa penso sia una riflessione importante alla quale tutti noi siamo chiamati, perché è evidente che fa emergere una contraddizione: da un lato, il bisogno reale di manodopera, dall'altra, la presenza di circuiti illegali che trasformano quel bisogno in occasione di sfruttamento. E non possiamo per niente ignorare che in alcuni casi questi fenomeni si intrecciano con contesti di illegalità più ampi, arrivando a produrre situazioni di grave marginalità e talvolta episodi drammatici che colpiscono profondamente le nostre comunità, come purtroppo è avvenuto.

Nonostante il nostro ordinamento si sia dotato negli anni di strumenti importanti, strumenti repressivi, strumenti preventivi e di governance, politiche di inclusione sociale, che certamente dopo di me saranno evidenziate, tuttavia, dobbiamo con onestà dire che questi interventi evidentemente, seppur importantissimi, non sono bastevoli, non sono sufficienti visti i dati e visti gli accadimenti. Il fenomeno continua a esistere perché trova spazi in squilibri reali tra domanda e offerta di lavoro, tra legalità e convenienza economica, tra bisogni produttivi e fragilità sociali.

Il contrasto al caporalato non è soltanto una battaglia contro l'illegalità, riguarda la qualità del lavoro, la tenuta del nostro sistema produttivo e, prima ancora, la dignità della persona. Per la Calabria è una sfida che incrocia sviluppo, coesione sociale e governo del territorio. È necessario sempre di più un approccio integrato che superi la sola dimensione repressiva e punti su prevenzione, inclusione e responsabilità delle filiere produttive. Solo così sarà possibile coniugare sviluppo economico e diritti, rafforzando la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini. La nostra è, in definitiva, una sfida in linea con il modello di sviluppo che vogliamo costruire per la nostra regione. Una Calabria che cresce, come sta crescendo, non può permettersi che da una parte del suo sistema produttivo, seppur da una piccola parte, ci si regga su condizioni di sfruttamento e non può accettare che il lavoro, anziché essere strumento di emancipazione, diventi fattore di marginalità. Nell'evidenziare e ringraziare l'elevato numero di imprenditori agricoli che in Calabria operano nella legalità, nel rispetto del contratto collettivo nazionale e delle norme di settore, ritengo sia sempre più necessario un impegno condiviso, concreto e continuo.

È su questo terreno che siamo chiamati a lavorare con responsabilità istituzionale, ma anche con la consapevolezza che dietro i numeri e gli episodi ci sono persone, ci sono storie, ci sono comunità. E sono proprio queste comunità che ci chiedono in maniera sempre più forte risposte credibili all'altezza della complessità del problema, in applicazione certamente della normativa vigente, ma soprattutto con un impegno condiviso e sinergico da parte di tutte le istituzioni, ognuno per la propria parte. Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.

FALCOMATÀ Giuseppe (Partito Democratico)

Grazie, buongiorno Presidente, Giunta, colleghi consiglieri. Ho ascoltato con molto interesse gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto. È evidente che siamo ancora tutti molto scossi e molto provati per quello che è successo qualche giorno fa ad Amendolara; è altrettanto evidente, quindi, che il dibattito di cui oggi ci occupiamo deve tenere un comportamento che sia rispettoso della tragedia che ha colpito i quattro lavoratori e che più in generale ha colpito la nostra regione. Questo non significa però tacere delle responsabilità che ci sono dietro questa tragedia, tacere delle responsabilità che hanno visto morire delle persone sfruttate e ridotte in schiavitù, persone che purtroppo diventano visibili soltanto dopo morte.

Non possiamo cioè fare finta di scoprire quello che accade intorno a noi soltanto dopo che si verifica l'ennesima atrocità. È un “mai più”, Presidente, che ci ripetiamo da circa quarant'anni, dalla prima morte che fece scalpore, quella di Jerry Essan Masslo. Da allora sono passati quarant'anni, eppure continuiamo a fare finta di niente di fronte a storie che, in qualche modo, si somigliano tutte le une con le altre. Si inizia con le minacce, i ricatti, poi arrivano le botte, i salari da fame, le giornate di lavoro cancellate. Eppure, si continua a far finta di non vedere, come se non sapessimo dell'esistenza delle baraccopoli, come se non conoscessimo dove si trovano le baraccopoli, come se non esistessero fiumi di denunce, di inchieste giudiziarie, di relazioni parlamentari, di appelli da parte delle associazioni e da parte dei sindacati.

Sapevate tutto, e il dibattito oggi non si può ridurre a un elogio dell'imprenditoria sana e onesta calabrese. Di fronte a quattro persone bruciate vive, il dibattito in quest'Aula non può essere l'elogio dell'imprenditoria sana e onesta calabrese. È troppo comodo, lo dico anch'io. Anche io mi iscrivo tra coloro che elogiano l'imprenditoria sana e onesta della nostra regione. Però non possiamo continuare a fare finta di non vedere, perché anche voi sapete benissimo che esistono imprese e aziende nella nostra regione che costruiscono la loro competitività sullo sfruttamento.

Sapete benissimo che probabilmente il caporalato o padronato non esisterebbe se non ci fosse la complicità di parte dell'imprenditoria regionale calabrese. Forse sono cose che non conoscete da quarant'anni. Forse sono cose che non conoscete neanche dall'approvazione della prima legge nazionale di contrasto al caporalato, la numero 199 del 2016. Senza dubbio lo sapete - in molti l'avete citata - dal 26 aprile 2018, quando il Consiglio regionale, su proposta del consigliere Arturo Bova, licenziò la legge numero 9. In molti avete citato l'articolo 37, in pochi avete detto cosa c'è scritto in questo articolo 37. È importante che ricordiamo a cosa si è vincolata la Regione Calabria dall'aprile del 2018. Si prevedevano misure di semplificazione amministrativa per valorizzare e incentivare le attività economiche del settore agricolo, delle imprese che scelgono di operare con legalità e sicurezza, contrastando ogni forma di caporalato e sfruttamento; si prevedeva la concessione in via prioritaria di beni a destinazione agricola a coloro che svolgono attività di agricoltura sociale; si prevedeva la stipula di convenzioni per l'introduzione del servizio di trasporto gratuito per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che coprisse l'intero itinerario casa-lavoro.

Parliamo di persone bruciate vive dentro il furgone dei loro padroni, dei loro caporali che le hanno chiuse lì dentro, togliendo le maniglie per evitare che potessero uscire.

Si prevedeva l'istituzione di presidi medico sanitari mobili per assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso; contributi agli enti locali e alle organizzazioni non profit, concessionarie di beni per realizzare centri di servizio e di assistenza sociosanitaria. Si prevedeva, finanche, la distribuzione gratuita di acqua e viveri di prima necessità per i lavoratori stagionali, oltre al potenziamento delle attività di tutela e informazione dei lavoratori, attivazione di sportelli informativi e istituzione di corsi di lingua italiana e formazione lavoro. Bene, ho verificato, questa legge è ancora in vigore, non è stata modificata, anzi la Regione ha rilanciato le attività e l'impegno di contrasto al caporalato perché nel 2022, l'allora assessore alle politiche sociali, Minasi, gioiva giustamente per, cito testualmente, “l'approvazione su sua proposta del tavolo regionale di contrasto al caporalato in attuazione del programma Su.Pr.Eme, Sud, protagonista nel superamento delle emergenze, attivato con i fondi comunitari della programmazione FAMI, ovvero Fondo Asilo Migranti e Integrazione”. Questo tavolo doveva servire a favorire il confronto e lo scambio di informazioni e, nelle intenzioni dell'allora assessore della Giunta, doveva rappresentare un passaggio significativo per il contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, obiettivo prioritario e non più procrastinabile della Regione Calabria; tanto è vero che si prevedeva che questo tavolo rimanesse attivo in maniera permanente fino al 31 dicembre del 2027, in concomitanza con la scadenza della programmazione comunitaria ad esso collegata. Noi non abbiamo contezza degli esiti di questo tavolo, di quante volte si sia riunito, dei dossier che doveva produrre rispetto al caporalato. Facendoci un'idea, probabilmente non ce ne sono stati di questi risultati, non sono stati raggiunti questi obiettivi, atteso che, quattro anni dopo, esattamente lo scorso 1° maggio, l'attuale assessore Pasqualina Straface, intervenendo al primo incontro del tavolo regionale di contrasto al caporalato, dichiarava che “il tavolo non rappresenta un adempimento formale, ma uno strumento concreto di responsabilità istituzionale fondato su responsabilità collettiva, ascolto e programmazione”. Si potrebbe pensare che si tratti di un altro tavolo. In realtà no, perché anche questo si inserisce nella strategia Su.Pr.Eme. È lo stesso identico tavolo che doveva - cito testualmente – “cambiare definitivamente paradigma, superando l'approccio emergenziale”. Come se non bastasse - lo ha ripetuto anche oggi intervenendo in Consiglio - la Presidente della sesta Commissione, Santoianni, decideva di “avviare una riflessione seria e individuare ogni possibile iniziativa utile a rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto al caporalato, attraverso un tavolo di confronto permanente”.

Presidente, ho perso il numero e il conto dei tavoli. C'è una vasta gamma di scelta di tavoli da fare invidia all'Ikea. Faccio una proposta io: uniteli questi tavoli, sintetizzateli in un tavolo, in un tavolo soltanto.

Ma il problema non è neanche questo, perché è chiaro che tra di voi non vi parlate e la programmazione viene fatta a compartimenti stagni. Il punto, Presidente, è un altro. Il punto è che le misure esistevano, le leggi esistevano e voi purtroppo siete rimasti fermi, inerti!

Questo è il riflesso di un Paese che si indigna per due giorni e dimentica per anni, lo specchio di un governo che discute in maniera ossessiva e ossessionata di immigrazione – da qualche tempo anche di remigrazione – e non discute quasi mai di sfruttamento.

Un Governo nazionale che sbraita quando si parla degli sbarchi e tace quando si tratta di schiavitù.

Vi indignate quando vedete i furgoni bruciati e non dite nulla di fronte ai tre euro l'ora percepiti dai lavoratori!

Piangete di fronte alle bare con dentro i corpi carbonizzati e non dite nulla di fronte ai contratti falsi, alle violenze fisiche e verbali, al racket degli alloggi, ai furgoni con dentro stipati esseri umani!

Altro che responsabilità condivisa! Altro che costituzione di parte civile!

Avete le mani sporche di sangue!

Questa tragedia poteva essere evitata semplicemente applicando la legge regionale che questa stessa Regione ha approvato.

Se fossero stati attuati gli strumenti di cui questa stessa Regione si è dotata, probabilmente oggi non staremmo commentando l'ennesimo delitto, l'ennesimo crimine, l'ennesima atrocità che inizia da lontano, che parte con le minacce, con le botte, con i salari da fame e arriva a calpestare, giorno dopo giorno, passo dopo passo, un pezzettino alla volta, la dignità dell'essere umano.

Come recitava Fabrizio De Andrè: “Per quanto vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

Mentre oggi discutiamo, lanciamo proposte, facciamo un minuto di silenzio per ricordare le quattro vittime di Amendolara, anche stamattina, come ogni mattina alle quattro, oltre 30 mila lavoratori si sono alzati, si sono recati nei campi con mezzi di fortuna e hanno lavorato per portare sulle nostre tavole – anche sulle nostre tavole – i prodotti della nostra terra e tra qualche ora, forse, faranno ritorno a casa, se casa si possono definire gli stanzoni nei quali sono costretti a vivere; e lo faranno ancora una volta in solitudine, senza certezze, senza tutele, soltanto con la speranza di sopravvivere un giorno in più. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Falcomatà. Ha chiesto di intervenire il consigliere Giannetta. Ne ha facoltà.

GIANNETTA Domenico (Forza Italia)

Grazie. Signor Presidente, colleghi consiglieri, signor Presidente della Giunta regionale, assessori, prima di ogni considerazione politica o di ogni valutazione istituzionale, desidero in quest'Aula rivolgere un pensiero alle vittime della strage di Amendolara.

Quattro ragazzi, quattro giovani vite spezzate, tra i 19 e i 29 anni che erano venuti in Italia per lavorare, raccoglievano fragole nei campi, cercavano un'opportunità per migliorare sé stessi e le loro famiglie, ma sono morti carbonizzati.

Non si può morire così, non si può perdere la vita in modo così atroce, disumano e inaccettabile.

Di fronte a una tragedia di tale portata non esistono appartenenze politiche, ma soltanto il dovere delle Istituzioni di stringersi attorno alle famiglie delle vittime e di affermare con forza che la dignità della persona e del lavoro vengono prima di ogni cosa.

La Magistratura accerterà responsabilità, moventi e connivenze; sarà compito degli inquirenti fare chiarezza sull’accaduto e sugli interessi che si nascondono dietro una vicenda così drammatica.

Ciò che oggi possiamo dire è che questa strage ha acceso i riflettori sul dramma dello sfruttamento lavorativo e del caporalato, uno sfruttamento che può annidarsi nei campi dove si raccolgono fragole, pomodori, agrumi e altri prodotti agricoli.

Uno sfruttamento che non appartiene alla Calabria e che non può essere attribuito a una singola terra, ma che si manifesta ovunque attecchiscono organizzazioni criminali spietate, ovunque la vita umana venga considerata un mezzo e non un fine, ovunque il valore della persona venga ridotto a zero.

La vita di questi quattro ragazzi è stata spezzata da una violenza feroce che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe maturata all'interno dello stesso contesto di provenienza delle vittime.

Circostanze che dovranno essere rigorosamente accertate, così come dovranno essere accertate eventuali connivenze e responsabilità criminali legate agli ambienti dello sfruttamento.

Proprio per questo oggi dobbiamo essere chiari.

La Calabria non è questo! La Calabria non può essere identificata con chi sfrutta, con chi minaccia, con chi ricatta o riduce il lavoro a schiavitù, e non può nemmeno tacere di fronte a simili atrocità. Per questo, la Calabria si unisce nel dolore e nel cordoglio, ma anche nella difesa del diritto di ogni lavoratore, italiano o straniero che sia, a svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza, legalità e dignità.

Per questa ragione condividiamo la scelta annunciata dal presidente Occhiuto di costituire la Regione Calabria parte civile nei procedimenti che nasceranno dalla vicenda di Amendolara, reputandola una scelta giusta, che afferma un principio semplice, ma fondamentale: la Calabria sta dalla parte delle vittime, della legalità e del lavoro regolare.

Per affermare la verità, bisogna evitare semplificazioni e generalizzazioni.

Il caporalato è un fenomeno diffuso a livello nazionale, con un epicentro storico e quantitativo concentrato nel Mezzogiorno, in particolare in Puglia, Calabria, Campania e Sicilia.

Un fenomeno in forte crescita anche nelle regioni del centro nord, specialmente in Lombardia, Veneto, Piemonte, all'interno di filiere agricole ad alto profitto.

Non consentiremo che quanto accaduto venga utilizzato per rappresentare la Calabria come terra di sfruttamento o per infangare un intero comparto produttivo.

Sappiamo che l'agricoltura calabrese non è questa, che migliaia di imprenditori agricoli ogni giorno rispettano le regole, investono, producono qualità, garantiscono occupazione e tengono in piedi uno dei settori più importanti dell'economia calabrese: chi sfrutta, utilizza il lavoro nero e lucra sulla disperazione delle persone è un nemico dei lavoratori, ma anche un nemico degli imprenditori onesti perché altera il mercato, pratica concorrenza sleale e danneggia l'immagine delle produzioni calabresi.

Per questo la battaglia contro il caporalato non è una battaglia “contro” l'agricoltura, ma “per” l'agricoltura; una battaglia per difendere il lavoro regolare, la dignità della persona e la credibilità delle imprese.

Bisogna però avere anche la consapevolezza che il caporalato non è soltanto un problema di ordine pubblico, una questione che riguarda le Procure, le forze dell'ordine o le aule dei Tribunali, bensì un fenomeno complesso che si alimenta della vulnerabilità delle persone, dell'isolamento sociale, della mancanza di servizi, dell'assenza di trasporti adeguati, delle condizioni abitative degradate e talvolta anche degli squilibri che attraversano la filiera agroalimentare.

In Italia il fenomeno sta cambiando forma, passando dai grandi ghetti visibili a forme di caporalato diffuso e lavoro grigio, in cui i lavoratori vengono formalmente contrattualizzati, ma per un numero di giornate reali nettamente superiori a quelle dichiarate nella busta paga. Questo fenomeno si intensifica in contesti in cui il valore del prodotto agricolo viene compresso eccessivamente.

Quando i margini si riducono lungo la filiera, il rischio è che il costo del lavoro diventi la variabile sulla quale qualcuno tenta di scaricare queste pressioni e per questo la risposta deve essere ferma contro chi sfrutta, ma deve essere anche lungimirante e strutturale.

La Regione Calabria, grazie agli assessori Calabrese e Gallo, attraverso attente politiche attive del lavoro e azioni politiche mirate per il comparto agricolo non è stata ferma, ma ha affrontato queste urgenze con iniziative mirate ad aiutare la regolarità nella conduzione delle imprese, favorire l'inclusione e l'accoglienza temporanea di chi vive e viene in Calabria a lavorare nei campi.

La Regione Calabria, come sappiamo, non ha funzioni ispettive o di ordine pubblico, ma sta contrastando lo sfruttamento e l'emarginazione del settore agricolo attraverso i progetti europei “FAMI”, “Su.Pr.Eme” e “IN.C.I.P.I.T.” – li cito solamente perché sono sicuro che entreremo nel merito della questione – e ha intrapreso azioni di contrasto al caporalato attraverso il coordinamento tra Istituzioni, Prefetture, parti sociali e organismi di controllo per rafforzare le politiche di prevenzione e integrazione dei lavoratori.

Parallelamente, sul comparto agricolo sta portando avanti un immane lavoro di valorizzazione delle produzioni agricole con politiche mirate a restituire dignità al lavoro agricolo. Ne sono testimonianza i dati incontrovertibili di una Calabria che incrementa le produzioni, che è presente nei mercati, che è prima nel biologico in Europa e che orienta i giovani a investire nel comparto agroalimentare.

Certo, ciò non è bastato a sconfiggere la disumanità che genera morte, e dice bene il presidente Occhiuto, riporto le sue parole in modo tale che possa essere chiaro: “Il caporalato è la tragica conseguenza dei flussi migratori di massa favoriti per anni dalle forze politiche di centrosinistra”.

Con l'attuale governo Meloni i flussi sono stati notevolmente ridotti e tanto lavoro è stato fatto per contenere la criminalità generata dall'immigrazione clandestina.

Gli sbarchi di massa hanno alimentato un giro d'affari miliardario per la criminalità organizzata internazionale basato sul traffico di esseri umani, generando reati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento lavorativo, caporalato e tratta di persone.

A livello locale, l'afflusso continuo non rende semplici le operazioni di controllo capillare del territorio, figuriamoci nei campi.

Certamente occorre rafforzare i controlli e colpire chi opera nell'illegalità, ma allo stesso tempo bisogna continuare a valorizzare le aziende sane, sostenere le filiere trasparenti, promuovere marchi di qualità, che distinguono le imprese virtuose, e difendere il giusto prezzo dei prodotti agricoli e del lavoro di tutta la filiera.

L'etica, la sostenibilità, la legalità devono essere infatti garantite in tutta la filiera.

Se il lavoro viene pagato il giusto, il valore del prodotto equamente distribuito e le imprese sostenute nel rispetto delle regole, lo spazio per lo sfruttamento si riduce notevolmente.

La vera sfida non è soltanto reprimere il caporalato quando emerge, bensì costruire un sistema agricolo nel quale il caporalato non trovi più spazio.

In questo senso, considero particolarmente importante ciò che è accaduto venerdì nella nostra Città: da un lato, il vertice straordinario in Prefettura alla presenza del Ministro del lavoro, dei Sottosegretari di Governo nazionale, del Presidente della Giunta regionale, Occhiuto, degli assessori regionali Gallo e Calabrese, ai margini della Festa dell'Arma dei Carabinieri che si è svolta a Reggio Calabria alla presenza della Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni; dall’altro, il lavoro svolto dalla Commissione agricoltura - faccio i complimenti alla presidente Santoianni che ha ascoltato le organizzazioni sindacali per raccogliere proposte e indicazioni concrete - non è da meno.

Da quell'audizione è emerso un dato importante su alcune priorità fondamentali: esiste una larga convergenza. I sindacati hanno indicato questioni che riguardano la prevenzione primaria ancora prima della repressione.

Penso al tema dei trasporti: in molte aree agricole il caporale diventa indispensabile perché è l'unico a garantire il collegamento tra i luoghi di residenza e i campi. Spezzare questo monopolio significa restituire libertà e autonomia ai lavoratori, anche se non è facile, considerato che la maggior parte delle imprese agricole hanno da tre a quattro lavoratori, quindi, immaginate quanti pulmini, ad esempio, dovremmo avere per andare in giro in tutta la regione.

Penso al tema degli alloggi sociali e delle soluzioni abitative dignitose per i lavoratori stagionali; dove esistono ghetti, baraccopoli e condizioni di marginalità, il terreno dello sfruttamento diventa inevitabilmente più fertile.

Penso alla proposta di valorizzare le aziende virtuose attraverso marchi di qualità e strumenti di premialità che consentono ai consumatori di riconoscere chi produce nel rispetto dei contratti, della sicurezza e della dignità del lavoro.

Sono tutte proposte concrete, equilibrate e condivisibili.

Proposte sulle quali la Regione Calabria è già in prima linea, così come lo è già per rafforzare l'applicazione delle leggi esistenti che richiedono la collaborazione di tutti.

Ecco perché guardiamo con favore alla proposta, emersa nel corso dei lavori della Commissione, di istituire presso il Dipartimento agricoltura della Regione Calabria un tavolo tecnico permanente che coinvolga Istituzioni, organizzazioni datoriali, sindacati e tutti i soggetti interessati.

Ben venga una sede stabile di confronto, un rafforzamento della strategia regionale che tenga insieme legalità, trasporti, accoglienza, politiche del lavoro e sostegno delle imprese sane.

Da accogliere con grande favore anche la decisione assunta dal Ministero del lavoro e del Governo nazionale, riunito in Prefettura a Reggio Calabria, di dichiarare guerra al caporalato con una campagna di ispezioni aggiuntive per tutta l'estate su tutto il territorio nazionale e su tutto il comparto agricolo per contrastare lo sfruttamento, ma ancor di più per consentire ai lavoratori e imprenditori onesti di ribadire la propria scelta di qualità. Perché è vero che il caporalato non si combatte soltanto nelle aule dei Tribunali, ma si combatte anche costruendo alternative, rendendo più semplice il lavoro regolare e più difficile quello illegale, rafforzando i controlli, ma anche eliminando quelle condizioni di vulnerabilità che consentono ai caporali di esercitare il proprio potere.

È necessario poi prendere atto che questa battaglia, in particolare nel comparto agroalimentare, si può vincere facendo squadra con le imprese sane che, non dimentichiamo, sono anch'esse vittime dell'attività illecita del caporale, subendo una concorrenza sleale che si ripercuote sul prezzo finale dei prodotti venduti.

Concludendo, mi auguro e sono certo che la Calabria saprà trasformare il dolore e l'indignazione di questi giorni in un'occasione per rafforzare la rete di protezione delle proprie imprese agricole e del lavoro regolare. Lo dobbiamo alle vittime di Amendolara, ai lavoratori sfruttati, agli imprenditori onesti, alla reputazione della nostra terra.

La risposta delle Istituzioni deve essere inflessibile contro chi sfrutta e altrettanto forte nel sostenere chi produce rispettando le regole.

Questa è la Calabria che vogliamo: una Calabria che non nega i problemi ma li affronta, che non si arrende all'illegalità, che difende insieme lavoro, impresa, sicurezza e dignità della persona. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Giannetta. Ha chiesto di intervenire la consigliera Iiriti. Ne ha facoltà.

IIRITI Daniela (Fratelli d’Italia)

Buongiorno, Presidente, grazie. Un saluto al presidente Occhiuto, alla Giunta regionale e a tutti i colleghi.

Si è detto già molto rispetto al tema del caporalato. Il mio intervento sarà breve, però ritengo che alcune precisazioni siano doverose.

Innanzitutto, vorrei rivolgermi al consigliere Falcomatà, perché ritengo che si scuotano le coscienze enfatizzando un fatto di una gravità estrema.

Le nostre coscienze sono già state scosse da una tragedia immane, che veramente ha segnato non solo la Calabria, ma tutta l'Italia.

Il fenomeno del caporalato non è presente solo in Calabria ma, come diceva anche il consigliere Bruno, affonda radici lontane, quindi, ritengo gravissimo quanto detto dal consigliere Falcomatà quando ha dichiarato: “Voi avete le mani sporche di sangue”.

Le mani sporche di sangue forse le abbiamo tutti allora, perché la riflessione, caro consigliere Falcomatà, è doverosa.

Il caporalato, affondando radici lontane, evidentemente è un tema che cerca risoluzione fin dalla notte dei tempi e trovo profondamente sbagliato che si pongano sullo stesso piano la Calabria straordinaria con la Calabria del caporalato, così come in tutta Italia.

La Calabria straordinaria è sintomatica di una politica sana e di aziende sane che sanno lavorare, che rispettano le regole.

Nessuno in quest'Aula ha negato che esista in Calabria come in Italia il fenomeno del caporalato. Nessuno lo sta negando; anzi, ritengo che proprio dagli scranni di quest'Aula e della maggioranza si debba alzare un grido forte contro il caporalato.

Nessuno sta negando questo fenomeno, anzi, noi lo contrasteremo perché, qualora vi fossero aziende che volessero sfruttare avvalendosi del lavoro nero per fare guadagni, noi non lo consentiremo e lotteremo con tutti gli strumenti possibili affinché questo non avvenga.

Se qualcosa non ha funzionato, un interrogativo ce lo dovremmo porre tutti, in primis la politica, certamente, di destra e di sinistra, anche se negli ultimi periodi molto è stato fatto dal governo Meloni, come ribadito anche in occasione del vertice in Prefettura dalla ministra del lavoro Calderone, la quale addirittura con il decreto-legge numero 145 all'articolo 18-ter, prevede anche un assegno di inclusione e un permesso di soggiorno a tutti i lavoratori che riescano a denunciare le condizioni di sfruttamento.

Certamente molto si deve fare e ne siamo consapevoli, ma ritengo che la responsabilità sia diffusa, perché non dobbiamo pensare sempre e solo alla politica. Ci sono gli organi di stampa, i sindacati, gli ispettorati del lavoro; è chiaro che qualcosa non funziona anche nel livello del controllo ed è per questo che richiamiamo prima di tutto noi stessi, ma anche tutti gli organi che hanno poteri ispettivi e di controllo; i sindacati che hanno il potere anche di recarsi sui luoghi di lavoro e di non rimanere negli uffici.

Chiaramente, questo problema ci deve vedere su un fronte comune. Consigliere Falcomatà, non è additando che si risolvono le problematiche!

Anche San Ferdinando è stato un luogo di sfruttamento, lo è tuttora, e non mi pare che lei non avesse alcun ruolo perché lei è stato Sindaco della Città metropolitana.

Ognuno cerca di fare quello che può e riteniamo che quanto fatto sia stato insufficiente, tant'è che la convocazione urgente della Sesta Commissione - ringrazio la presidente Santoianni - ha rappresentato un passo importante, di solerzia, in cui sono stati invitati principalmente i sindacalisti di categoria, perché solo insieme e unendo le forze si può sconfiggere un fenomeno così grave, così brutale.

Sicuramente dovremmo muoverci anche sul piano del controllo e sono d'accordo con il consigliere Bruno quando dice che anche la Commissione contro il fenomeno della 'ndrangheta si dovrà riunire. Non sono d'accordo con la consigliera Scutellà perché non si possono gettare ombre riducendo la lotta alla 'ndrangheta con il numero delle sedute di Commissione convocate.

Mi dispiace, non ci sto!

Qui si lotta contro la 'ndrangheta, contro il caporalato con tutte le nostre forze perché vogliamo una Calabria che sia veramente sana.

Non reputo costruttivo l'additamento a una parte politica.

Ho apprezzato, invece, l'atteggiamento in Sesta Commissione della consigliera Madeo, con la quale si è fatto un discorso veramente comune perché non ci possono essere steccati ideologici su temi di estrema gravità.

Non si può approfittare delle condizioni di vulnerabilità per ledere la libertà degli uomini.

Per questo dovremo cercare, attraverso il tavolo tecnico che, per esempio, è stato istituito all'interno della Sesta Commissione, ma anche attraverso il contributo di tutti, di sconfiggere un fenomeno così grave.

Il mondo dell'agricoltura, ma anche quello dell'edilizia, è alquanto complesso e articolato, quindi, serve veramente un'azione interforze per riuscire a ottenere dei risultati importanti, perché il fenomeno potrebbe essere anche in espansione.

Abbiamo sentito gli ultimi fatti che sono accaduti, purtroppo non solo in Calabria, ma in Lombardia, in Puglia.

La criminalizzazione delle aziende non è un fatto positivo. Noi stigmatizziamo quelli che sono i comportamenti insani delle aziende, perché avvalersi di caporali per il reclutamento di manodopera è gravissimo e, quindi, lotteremo qui in questa sede a livello legislativo con ispezioni.

Come preannunciato anche dalla ministra Calderone, ci saranno dei rafforzamenti sui controlli per tutti i mesi estivi e speriamo di aumentare anche gli organici di coloro che sono deputati al controllo.

Ben venga il tavolo in Prefettura, la convocazione di questi organi, perché è chiaro che le responsabilità sono diffuse anche rispetto a questi organi di controllo.

Noi stiamo già lavorando per ampliare strumenti di contrasto, ad esempio, per un'asseverazione di conformità dei rapporti di lavoro con una certificazione che potrebbe rafforzare l'affidabilità e la reputazione delle aziende.

Rispetto poi alla manifestazione: ben vengano le manifestazioni - ci mancherebbe pure - per esprimere la solidarietà, ma non mi pare che le manifestazioni abbiano un carattere preventivo, tant'è che Maurizio Landini ha organizzato una manifestazione all'indomani del verificarsi di un episodio di questa gravità.

Seppur sia una libera scelta, non è partecipando alle manifestazioni che si concretizza la lotta al caporalato.

Noi ci siamo e ci saremo su tutti i fronti, perché è interesse di tutti non ridurre la narrazione della Calabria al caporalato.

La Calabria non è solo caporalato e contro di esso porrà in essere tutti gli strumenti a disposizione.

Pertanto, invito la minoranza a collaborare con serietà, senza stigmatizzazioni e senza andare alla ricerca di responsabilità.

Qui non si parla di bilancio, ma di uomini, e nessuna cosa può valere più della vita degli uomini.

L'uomo non è solo braccia, ma deve essere considerato nella sua totalità, nella sua dignità e nel suo valore assoluto. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Iiriti. Ha chiesto di intervenire l’assessora Straface. Ne ha facoltà.

STRAFACE Pasqualina, Assessore con competenze di indirizzo politico in materia di inclusione sociale, sussidiarietà e welfare, pari opportunità, benessere animale

Grazie, Presidente, colleghi consiglieri, Giunta regionale.

Intanto, vorrei esprimere un sentimento di cordoglio verso le vittime della tragedia che ha colpito il territorio di Amendolara.

Una tragedia disumana che ha scosso le coscienze di tutti e che richiama a un senso di responsabilità, di verità e di azione concreta.

Dietro questa tragedia sicuramente non ci sono numeri né statistiche, ma persone che hanno lasciato la loro terra, i propri affetti, le famiglie per trovare un futuro migliore e che invece si ritrovano in una situazione di vulnerabilità, di precarietà e di sfruttamento.

Come è stato detto, certamente il caporalato non nasce oggi, non nasce ad Amendolara e non riguarda soltanto la Calabria, bensì più regioni d’Italia, e si inserisce in contesti che non sono solo legati all'agricoltura, ma anche all'edilizia, alla logistica, ai servizi.

Basti vedere quello che è successo a Prato nell'industria tessile, ed è un fattore così complesso e così multidimensionale che, sicuramente, non va ricercato in una sola causa o non va combattuto con un solo strumento.

Il caporalato non è soltanto intermediazione illegale di manodopera: si rivolgono al caporale anche per l'abitazione e per il trasporto. Per questo siamo di fronte ad una responsabilità collettiva ed è proprio in questa direzione che, come Regione Calabria, su impulso del presidente Roberto Occhiuto, abbiamo voluto riattivare subito il Tavolo anti-caporalato e lo abbiamo fatto il 30 di aprile, con la presenza dei Prefetti, della Direzione regionale dell'INPS, della Direzione regionale dell'Ispettorato del lavoro, dell'ANCI, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni di categoria, degli Enti locali e del Terzo settore.

Proprio in quell'incontro, nel quale abbiamo riattivato il Tavolo, è nata l'idea di istituire una cabina di regia permanente, che potesse monitorare il fenomeno, con lo scambio di informazioni e un coordinamento di azioni, per intercettare quello che è il vero sfruttamento, ma non solo questo: avviare anche un Piano abitativo dignitoso e un Piano di trasporti.

Oltre al Tavolo anti-caporalato abbiamo riattivato progetti importanti e mi riferisco al progetto “Su.Pr.Eme.2”, un progetto che nasce per la prevenzione, per il contrasto al lavoro sommerso e al caporalato.

Sono tre linee di intervento: una prima linea riguarda interventi socioassistenziali, una seconda linea riguarda l’Agenzia sociale dell'abitare e una terza linea riguarda delle unità mobili che possono trasferire i migranti dai loro luoghi di vita ai luoghi di lavoro.

Il progetto, che è già attivo – ripeto, è già attivo – in Calabria, riguarda due aree territoriali: la Piana di Gioia Tauro – in particolare, i Comuni di Rosarno, San Ferdinando e Taurianova – e la Piana della Sibaritide con due Comuni, il Comune di Corigliano Rossano e quello di Cassano. Anche nella Piana di Gioia Tauro sono previsti dei presìdi, degli hub sociali con un’equipe multidisciplinare, che già sta operando sui territori, con la presenza di assistenti sociali, psicologi, operatori legali e mediatori culturali.

Mi vorrei soffermare sulla questione della tendopoli di San Ferdinando. Da subito, ho riattivato il Tavolo con la presenza dei tre sindaci e del Prefetto di Reggio Calabria. Non si tratta di una deportazione o di trasferire delle persone, ma, piuttosto, di andare ad agire sulla fotografia di quello che, per anni, è stato il degrado sociale e lo sfruttamento che si è consumato in quella tendopoli. Posso comunicare, insieme ai sindaci e al Prefetto di Reggio Calabria, che siamo prossimi allo sgombero e allo smantellamento della tendopoli di San Ferdinando.

All'interno degli alloggi, verrà istituito un presidio con la presenza di assistenti sociali, psicologi, mediatori culturali e operatori legali, che sarà attivo dalle 8 del mattino alle 22 di sera. C'è il problema delle utenze che stiamo risolvendo con una rimodulazione del progetto, ma c'è tanta collaborazione che parte soprattutto dai sindaci di queste tre aree. L’11 giugno sarò direttamente alla tendopoli di San Ferdinando e faremo un incontro nel Comune di Taurianova, che servirà per avviare tutte le procedure per lo sgombero e per il trasferimento negli alloggi, che sono previsti a Rosarno.

Un altro presidio è previsto nella Piana della Sibaritide. Anche qui la presenza di un hub sociale e, come nel Comune di Cassano, è previsto il trasporto con delle unità mobili che vanno ad intercettare lo sfruttamento dai luoghi di vita ai luoghi di lavoro. Sono misure già attive e ho preteso dal Terzo settore un monitoraggio che oggi agisce su queste parti di territorio.

Dal mese di febbraio a maggio 2026 c'è stata una presa in carico di 416 migranti; presa in carico significa orientamento, accoglienza e soprattutto inserimento, integrazione ed inclusione sociale. Sono attivi due avvisi nel Comune di Corigliano-Rossano, nella Piana di Gioia Tauro e nel Comune di Cassano per quanto riguarda l'autonomia abitativa. Provengo da una realtà territoriale - parlo della Sibaritide – in cui, a volte, i sindaci girano la testa dall'altra parte perché ci sono magazzini nei quali vivono 10, 20 persone, che pagano 100 euro ciascuno.

Gli avvisi stanno andando deserti, ma ci auguriamo che anche con la sensibilizzazione da parte dei sindaci e degli Enti locali si possano costruire soluzioni abitative autonome. Insieme a questo, abbiamo già avviato il progetto “IN.C.I.P.I.T.”, anche questo un intervento importante. Stiamo collaborando con la Procura di Reggio Calabria per un progetto che riguarda la tratta di esseri umani e sono stati raggiunti 80 migranti, che entrano a far parte di una rete nazionale di protezione con accoglienza, formazione, orientamento e tutto ciò che è necessario per poterli integrare nei nostri tessuti urbani.

Nei prossimi giorni firmeremo un avviso che è stato pubblicato attraverso un ATS (Ambito territoriale sociale), che prevede Enti del Terzo settore, con lo stanziamento di 1.700.000 euro e si firmeranno le convenzioni che prevedono l’avvio di un affiancamento con i centri per l'impiego per tutto ciò che riguarda formazione ed inclusione lavorativa.

È stato pubblicato un altro bando nel quale sono stati individuati 7 Comuni calabresi: anche in questo caso, siamo pronti alla firma delle convenzioni, che prevedono l’apertura di strutture di accoglienza, di sportelli informativi e di tutto ciò che stiamo portando avanti da un punto di vista di welfare e inclusione sociale.

Mi auguro che la discussione che si è consumata oggi, con gli interventi di tutti e dove ognuno ha voluto portare il proprio contributo, possa continuare. Naturalmente, come Dipartimento welfare, siamo pronti a confronti, a consigli e a tutto ciò che possa arricchire l'inclusione di migranti che oggi rappresentano il 5% della popolazione calabrese.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Pasqualina Straface. Ha chiesto di intervenire l’assessore Gallo. Ne ha facoltà.

GALLO Gianluca, Assessore in materia di agricoltura, promozione fiere nazionali ed internazionali, risorse agroalimentari, forestazione, aree interne, minoranze linguistiche e trasporto pubblico locale

Grazie, Presidente, Presidente della Giunta, colleghi della Giunta, colleghi consiglieri regionali.

Credo che abbia fatto molto bene lei, Presidente, ad inserire in maniera tempestiva, all'ordine del giorno di questa seduta di Consiglio, la discussione su un tema di strettissima attualità, che ha portato ancora una volta la nostra regione alla ribalta della cronaca nazionale ed internazionale, con un evento, un crimine efferato, che non ha riguardato conterranei calabresi, ma si è svolto, come teatro, all'interno del territorio della nostra regione – ahimè ad Amendolara – e ha riguardato lavoratori che abitavano in quel di Villapiana. Comunque, come è stato accertato dagli inquirenti, siamo in un contesto generale di indagini che ancora deve ricevere i chiarimenti necessari – lo hanno detto il Procuratore della Repubblica e i Prefetti presenti e lo hanno ribadito nella riunione convocata qualche giorno fa dal ministro Calderone in Prefettura a Reggio Calabria – e in un quadro investigativo ancora non del tutto chiaro.

I migranti, comunque, operavano e lavoravano all'interno di aziende agricole della Piana del Metapontino, erano dedicati alla raccolta di fragole e, quotidianamente, si spostavano verso la vicina Basilicata.

Certamente, la Calabria non può voltarsi dall'altra parte, ma, certamente, credo che in questo Consiglio regionale ci sia, comunque, stato un dibattito aperto, giusto e quasi equilibrato da parte di tutti. Comunque, ho notato anche tanta responsabilità e tanta azione politica, sia pure partendo, magari, da visioni diverse delle gestioni di questi fenomeni.

In ogni caso, credo che non dobbiamo cedere alla tentazione di criminalizzare la nostra regione che, troppo spesso, nel corso della propria storia, ha subito atti di questo genere da parte dei mass media nazionali.

Questi episodi si verificano anche altrove. Quando si è verificato un episodio di questa natura, ancora più grave, che ha coinvolto nostri connazionali – ricordate a Fondi, in Provincia di Latina, quando un operaio migrante ha avuto il braccio tranciato durante le operazioni di lavoro, non è stato soccorso dal proprio datore di lavoro, nostro connazionale, è stato lasciato davanti ad un pronto soccorso e poi è deceduto – non è stata criminalizzata quella regione e l'agricoltura di quella regione. È stato un episodio – qualcuno tra di voi che ha la laurea in giurisprudenza dovrebbe saperlo – che ha riguardato, come previsto dal nostro Codice penale, soggetti che hanno una responsabilità penale individuale.

Il tentativo di criminalizzazione della nostra agricoltura, del nostro settore agricolo, del sistema delle imprese, è una tentazione alla quale, devo dire, nella quasi totalità, questo Consiglio regionale non ha ceduto.

Un’altra tentazione – devo riconoscere che gran parte della minoranza non ha avuto nemmeno questa – è quella della strumentalizzazione.

In questi casi, la strumentalizzazione può essere altro elemento divisivo rispetto anche ad Istituzioni che in questa sede, la massima Assise calabrese, devono assolutamente trovare delle soluzioni e individuare delle possibilità per evitare che possano verificarsi in futuro determinati episodi, sia pure ascrivibili a responsabilità individuali.

Il pericolo è proprio quello della strumentalizzazione, nella quale, magari, chi dice che abbiamo le mani sporche di sangue potrebbe essere colui il quale è stato – lo ha ricordato la consigliera Iiriti – anche, Presidente, sindaco metropolitano, ha gestito territori interi e ha avuto responsabilità di governo. Credo, quindi, che il richiamo alla responsabilità debba essere comune, non debba riguardare gli altri, ma ognuno di noi.

Tutto questo, consigliere Falcomatà, è, certamente, figlio di politiche in cui l'Europa ha forse volutamente lasciato nel suo isolamento il nostro Paese, che la sua parte politica ha rappresentato anche in Europa, attraverso i Presidenti del Consiglio.

In Europa, molto spesso si è guardato all'Italia come Paese che avesse da solo la possibilità di gestire questi fenomeni: il fenomeno degli sbarchi, tantissimi sbarchi, il fenomeno delle tendopoli, che erano proprio in questa provincia, nelle quali i lavoratori erano e continuano ad essere, fino all’azione di smantellamento, voluta fortemente dal presidente Occhiuto, da questo governo regionale e alla quale sta lavorando anche l'assessore al welfare.

È stato ricordato in quest'Aula che lo smantellamento di queste tendopoli è stato un problema che non ha riguardato chi, all'interno dei territori, aveva la responsabilità anche di politiche che riguardavano il welfare e, naturalmente, una corretta individuazione di strumenti per fare in modo che questi esseri umani – dei quali non dobbiamo ricordarci soltanto quando accadono episodi come quello di Amendolara – avessero condizioni minime di qualità della vita e non fossero soltanto degli schiavi, perché quando si vive in quelle tendopoli si è come gli schiavi.

Nel corso di questi anni, comunque, ci sono state delle reazioni da sinistra e da destra. C'è stata una legge, come quella sul caporalato, che è stata votata in Parlamento – mi riferisco alle colleghe Scutellà e Barbuto, non so, poi, come si siano articolate le azioni dei gruppi parlamentari – che prevede la confisca dei terreni per i proprietari terrieri, laddove sia accertata, attraverso l'azione degli Ispettorati del lavoro, la presenza di lavoratori vittime di caporalato.

Chiaramente, questa misura ha spostato le illegittimità e le illegalità verso altre azioni e operazioni che si agitano nel sottobosco attorno a questi lavoratori.

È chiaro che, quando, proprio in quelle giornate, viene intervistato l'imprenditore agricolo della Piana del Metapontino, datore di lavoro di quei lavoratori, dice che essi avevano un regolare contratto di lavoro ed erano pagati attraverso un bonifico bancario. È chiaro che questi lavoratori avessero anche addirittura partecipato ai corsi di formazione preventivi delle tre giornate previsti dalla normativa, ma tutto si sposta più a valle in una azione di sottobosco di illegalità e di illegittimità che, naturalmente, va scovata e stanata.

Ho sentito anche più volte fare un richiamo all'azione di promozione che stiamo conducendo e che, in questi anni, ha portato la nostra agricoltura a crescere nell'export, il nostro settore agroalimentare a raddoppiare i suoi numeri, alla crescita del PIL e all’essere considerati, nel 2025, anche regione sorpresa sul turismo enogastronomico, che genera aumento anche degli introiti delle nostre aziende e, quindi, maggiore possibilità per le stesse di essere affrancate da questi sistemi.

Peraltro, il nostro – lo voglio ricordare – è un sistema di piccole e medie imprese, soprattutto nel settore agroalimentare, mentre i fenomeni del caporalato, che sono, comunque, in parte arginati per le motivazioni che stavo raccontando, riguardano le grosse imprese, soltanto il settore primario e non anche quello agroalimentare, che spesso promuoviamo con le aziende che, come dico spesso, fanno bene i compiti a casa.

Qual è, allora, anche il significato dell’azione che stiamo conducendo e che non è soltanto quella della promozione?

Spesso diciamo alle nostre aziende che è necessario anche elevare l'asticella su metodi come quello della formazione, dell'innovazione, della cooperazione – quindi, lo stare insieme – e non solo della comunicazione, dell'orgoglio, della consapevolezza e dell'ambizione della qualità. Quando parliamo di ambizione della qualità, non facciamo riferimento soltanto alla produzione, ma chiediamo a un sistema delle imprese che sia sempre più maturo e che abbia maggiore consapevolezza del rispetto delle regole etiche – non solo quelle della sostenibilità ambientale – e della capacità di reagire rispetto a questi fenomeni.

Tanto è vero che la Calabria, rispetto ad altre regioni, ha aderito ai Protocolli del lavoro agricolo di qualità. Come sapete, esiste una piattaforma, creata dalla normativa nazionale, che prevede che le aziende che vi aderiscono debbano rispondere ad alcuni criteri di qualità nei rapporti di lavoro valutati dall'INPS. In ogni bando, alle aziende che si candidano ad essere sostenute attraverso le misure strutturali della programmazione CSR (Complemento di sviluppo rurale) 2023-2027, come Regione avanguardista, anche rispetto ad altre Regioni, garantiamo ben quattro punti in più nelle valutazioni all'interno delle graduatorie e chi conosce i sistemi di valutazione sa bene che quattro punti sono importanti per prevalere rispetto ad altre aziende.

Mi rivolgo ai colleghi della minoranza che, nella stragrande maggioranza, hanno inteso anche il significato di questa giornata. La politica deve servire a questo, a discutere, a ragionare e a confrontarsi in questa sede, sia pure da visioni diverse, ma trovando delle sintesi e delle occasioni per corroborare ulteriormente le azioni avviate che, in questi anni, ci sono state e sono state anche abbastanza evidenti.

Questo fenomeno non è solo calabrese e non riguarda solo il Mezzogiorno, ma tutto un Paese che, nel corso degli anni, non ha investito su sé stesso e ha bisogno di questi lavoratori per andare avanti.

Avete citato tantissimi casi: come me, siete spesso al di fuori dei confini della nostra regione e, come me, vedete che all'interno di ogni ristorante che sia a Roma, a Milano o in altre città non ci sono lavoratori connazionali e lo stesso – mi pare lo ricordasse qualcuno fra di noi – vale per gli alberghi, per il tessile e per altri settori.

Troviamo, allora, il modo di gestire questi fenomeni da Paese civile. Credo che la sensibilità di ognuno di voi debba accomunarci rispetto a queste battaglie. È un evento atroce che ha riguardato, ahimè, la nostra regione e persone che non sono nostri connazionali, ma ha riguardato esseri umani dei quali dobbiamo avere rispetto.

Non credo che a questa parte politica, a me, al presidente Occhiuto e ad altri, che proveniamo da una storia e da una tradizione che pone nel rispetto dell'altro uno dei princìpi fondamentali, si possa dire che ci sia scarsa sensibilità verso queste problematiche.

Non è una difesa, è semplicemente un invito, ancora una volta, a quella parte di minoranza, che oggi non ha ceduto a quelle due tentazioni e che ha affrontato questo dibattito in maniera matura, di proseguire su questo percorso, su un Tavolo permanente che possa essere un punto dal quale partire.

Poi, qualcuno potrebbe dire che non sono Tavoli nei quali si discute. Non è così. Penso ad un Tavolo permanente nel quale aggiungere, magari anche attraverso il vostro impegno, degli stimoli, delle sollecitazioni e delle proposte che possano evitare in futuro il verificarsi di questi eventi atroci che, comunque, – lo voglio ribadire in conclusione del mio intervento – sono eventi sui quali, ancora una volta, deve farsi piena chiarezza.

Ritengo che, comunque, dobbiamo gestire questi fenomeni, aggiungendo magari ulteriori risorse o utilizzando anche quelle del Fondo sociale europeo sui trasporti; per esempio, è in corso, in questi giorni, un bando al quale possono iscriversi i Comuni calabresi per acquistare scuolabus o piccoli mezzi che possono essere utilizzati anche per il trasporto di persone, come in questo caso e come nel progetto “Su.Pr.Eme.”, che credo sia stato un progetto che su quelle aree, sulla Piana di Sibari e sulla Piana di Gioia Tauro, abbia dato dei segnali di controtendenza rispetto al passato.

Se ci sono Comuni che desiderano aderire, magari candidandosi all'acquisto di un piccolo van per effettuare questi trasporti, poi, naturalmente, la Regione farà la sua parte per sostenere anche le spese correnti, con un progetto apposito, affinché non siano a carico dei singoli Comuni, ma a carico della Regione.

L'invito, ancora una volta, è ad avere ognuno di noi un atteggiamento responsabile, più fattivo e, eventualmente, una corresponsabilità perché la maturità è anche avere atteggiamenti corresponsabili e non strumentali.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Gallo. Concludiamo la discussione con il presidente Occhiuto. Prego, Presidente.

OCCHIUTO Roberto, Presidente della Giunta regionale

Grazie, Presidente. La ringrazio perché ha inteso convocare una seduta di Consiglio regionale nell'immediatezza di ciò che è successo ad Amendolara, per dare la possibilità ai consiglieri regionali di maggioranza e di minoranza di intervenire, raccogliendo anche una sollecitazione che proveniva dalle organizzazioni sindacali.

La ringrazio – ripeto – perché ci siamo sentiti subito e subito lei ha inteso convocare questa seduta, così come ringrazio i sindacati, che l'hanno chiesto e che su questi temi hanno sempre dimostrato, insieme alle organizzazioni datoriali, grande attenzione.

Vorrei ringraziare anche i consiglieri di maggioranza e di minoranza. Ho apprezzato quasi tutti gli interventi, anche quelli della minoranza, perché, in quasi tutti, c'è stato quel senso istituzionale che è dovuto dopo una tragedia del genere.

Qualcuno diceva – faceva bene a dirlo – che non è questo il momento per dividersi, per cercare o per additare responsabilità, però, è chiaro che tragedie del genere devono stimolare discussioni, approfondimenti e anche impegni ulteriori.

Non abbiamo aspettato ciò che è successo ad Amendolara, sul quale, diceva bene il consigliere Rosa, ancora dovremmo attendere gli esiti delle indagini, perché, così come ha messo in evidenza - mi pare sia stata la consigliera Madeo - alcune delle vittime, addirittura sembra avessero un regolare contratto di lavoro.

Tenterò, fra poco, di sviluppare anche una parte del ragionamento dell'assessore Gallo, ma, al di là degli esiti delle indagini, ciò che è successo deve, comunque, interpellare le nostre coscienze su due questioni che riguardano lo sfruttamento dei lavoratori, che sia o meno caporalato, perché è sfruttamento anche quando si costringono degli immigrati a stare in 10 o in 25 in una casa, come ho sentito ieri.

Questo deve interpellare le coscienze di ciascuno di noi, così come vorrei dire qualcosa anche sul tema della mancata inclusione.

Cercherò di essere breve perché ho chiesto sia all'assessora Pasqualina Straface che all'assessore Gallo di intervenire, rappresentando il governo regionale, per indicare al Consiglio regionale le azioni che noi abbiamo svolto. Perché non è vero che diciamo: “faremo, vedremo”. No! Molte cose le abbiamo fatte senza aspettare i fatti di Amendolara, ad esempio lo sbaraccamento di San Ferdinando. Il campo di San Ferdinando era - ed è ancora - una vergogna nazionale, sul quale la stampa nazionale ha più volte acceso i riflettori, giustamente. Per tanti anni se n'è soltanto parlato e, fra qualche settimana, questo campo, finalmente, sarà sbaraccato. È un lavoro che stiamo conducendo da mesi, addirittura da anni, perché ha avuto un ulteriore impulso da quando a occuparsi del welfare è l'assessore Pasqualina Straface, ma anche gli assessori che hanno lavorato prima su questo tema, dall'assessore Tilde Minasi in poi, hanno focalizzato tantissimo l’attenzione. Quindi, lo faremo fra qualche settimana.

Giustamente, molti di voi hanno evidenziato che il tema dello sfruttamento si svolge attorno a tre cardini: il trasporto, la mediazione linguistica, la disponibilità delle abitazioni. Sulla disponibilità delle abitazioni, non promettiamo adesso interventi futuri, ma, con l'assessore Gallo, abbiamo assunto impegni già in campagna elettorale, quando è arrivata la forte richiesta dalle organizzazioni agricole professionali di avere la possibilità di far alloggiare i loro lavoranti in abitazioni dignitose. Ne abbiamo parlato altre volte in Consiglio regionale. Nei mesi passati, ho detto in Consiglio regionale che stavamo lavorando su questa iniziativa e difatti abbiamo riprogrammato le risorse dei programmi europei attraverso la revisione del medio periodo per il social housing. Vi ricordate? Ho detto che una parte di queste risorse le avremmo messe a disposizione delle organizzazioni agricole professionali per dare una casa dignitosa ai loro lavoratori; dico alle organizzazioni agricole professionali e non ai lavoratori, perché è chiaro che qualcuno debba garantire che le utenze siano pagate regolarmente, che i costi legati ai tributi comunali siano pagati regolarmente.

Quindi, abbiamo individuato questa modalità sulla quale stiamo lavorando da ben prima dei fatti di Amendolara.

Per inciso, noi oggi, con una sensibilità che è ascrivibile, secondo me, tanto alla maggioranza quanto alla minoranza, discutiamo in Consiglio regionale come se fossero fatti che riguardano la Calabria, ma sappiamo tutti che, tristemente, non riguardano soltanto la Calabria, riguardano ormai tutto il Paese.

L'assessore Straface prima ha fatto riferimento a quello che avviene a Prato. Qualche giorno prima della tragedia di Amendolara, avete letto sui giornali quello che è successo addirittura a Milano: stanno costruendo il consolato americano e hanno scoperto fenomeni di caporalato.

Questi stessi lavoratori stavano andando a lavorare in un'azienda lucana. Noi però ne discutiamo, giustamente, come se fosse un problema soprattutto calabrese. E io sono orgoglioso di questo. Sono orgoglioso che questo avvenga in Consiglio regionale, perché quando ci sono immagini così disumane come quelle che abbiamo visto - al di là del fatto che questi lavoratori andassero in una impresa lucana -, devono interpellare le nostre coscienze e ci devono far riflettere ancor di più su quello che si può fare per evitare queste tragedie.

Però, attenzione anche ad autoflagellarci, cioè a dare l'idea che queste cose accadano solo in Calabria perché ne parliamo in Consiglio regionale.

Tutto quello che facciamo per dimostrare che abbiamo un settore, quello agroalimentare, che sta crescendo molto in qualità - quando dico in qualità significa anche nei procedimenti interni legati al lavoro -, dobbiamo continuare a farlo. Non è che, solo perché avvengono queste cose, noi non dobbiamo dare la possibilità alle piccole aziende calabresi - magari sono state acquisite dai figli che hanno innovato le aziende dei padri e hanno fatto ancora più attenzione a questioni che hanno anche un rilievo sociale come il lavoro - di affacciarsi sui mercati che possono consolidarle. Ho notato che, quasi nella generalità degli interventi, c’è stato un riconoscimento della qualità del lavoro delle nostre aziende e dei nostri agricoltori.

Riprendo quello che ha detto l'assessore Gallo: non è che in questo Paese, nel corso dei decenni passati, non sia stato fatto nulla per contrastare il caporalato. Qualcosa è stato fatto se, per esempio, come ha detto l'assessore Gallo, è prevista la confisca dei terreni per il reato di caporalato. Addirittura, una legge - non l’ha approvata il centrodestra, ma il centrosinistra nel 2016 - prevede sanzioni per il caporalato e proprio il rilievo di queste sanzioni - arrivano fino al sequestro dei terreni - sta spostando le dinamiche dello sfruttamento. Cioè, non sono più le aziende agricole che fanno ricorso al caporalato, perché la sanzione genera una fortissima deterrenza, ma si annidano altre forme di sfruttamento lungo la cosiddetta filiera del lavoro che riguardano il trasporto. Addirittura, mi dicevano i sindacati l'altro giorno - li ho incontrati proprio qui, in questo palazzo, dopo la festa dei Carabinieri – che ci sono organizzazioni che fanno pagare al lavoratore una birra e un panino, una Coca-Cola o un panino, un'acqua minerale o un panino, 10, 15 euro, cioè, lucrano su questo. Fanno pagare l'alloggio, magari in una casa dove stanno in 10, quasi per l'intero importo del salario che il lavoratore riceve dall'impresa. Ecco, lì va concentrata l'attenzione per evitare che si annidi a monte, addirittura prima del lavoro in agricoltura, nella selezione dei lavoratori.

Vanno studiate le azioni per contrastare queste degenerazioni. Stiamo cercando di farlo, come ha detto l'assessore Straface e già è stato fatto negli anni passati, quando l'assessore Gallo si occupava dei servizi sociali; con Su.Pr.Eme.1 e Su.Pr.Eme.2 finanziamo dei pulmini per il trasporto e proprio nella Sibaritide - dove è avvenuto quello che abbiamo visto in quelle immagini crudeli - recentemente sono stati dati due pulmini per trasportare i migranti. Con l'assessore Gallo stiamo valutando la possibilità di estendere l’avviso, che abbiamo fatto per i Comuni e che ha per oggetto i pulmini per portare gli studenti a scuola, affinché si possa dare ai Comuni che sono più interessati ad ospitare lavoratori per le proprie aziende agricole la possibilità di avere dei pulmini anche per il trasporto dei lavoratori.

Ancora: la mediazione linguistica è una cosa sulla quale già da anni si interviene con risorse della Regione, con risorse del Ministero del Lavoro, per avere dei mediatori e per formarli. Evidentemente non bastano, bisogna formarne di più e quindi stiamo vedendo di realizzare una short list, insieme all'assessore Straface e all'assessore Calabrese, per trovare altri mediatori linguistici.

Vorrei che ci fosse anche un impegno da parte del Terzo settore perché sono convinto che questo fenomeno di sfruttare i lavoratori per i trasporti, per la casa, a volte diventa capillare e, in alcune realtà, forse, si svolge anche entro dinamiche mafiose, cioè controllate dalla 'ndrangheta; è così capillare che non penso che il Pubblico abbia la capacità di intervenire così in profondità. Forse, il Pubblico dovrebbe occuparsi della regolazione, di finanziare gli interventi e dovremmo trovare il modo per chiamare il Terzo settore, gli enti di promozione sociale, gli enti bilaterali dei sindacati a svolgere questa azione in una logica di sussidiarietà e di capillarità, altrimenti il Pubblico rischia di fallire.

Questo è il modello che dovremmo attivare per intervenire, non facendo solo retorica, parole. Anche questa storia del controllo del fenomeno da parte della 'ndrangheta: suppongo che il core business della 'ndrangheta sia un altro, ma sono convinto che in alcune realtà in cui la 'ndrangheta vuole controllare, metro per metro, il territorio, questi fenomeni siano, se non tollerati, comunque svolti con la complicità della 'ndrangheta locale.

Ma il contrasto alla 'ndrangheta non si fa con le parole. Il contrasto alla 'ndrangheta lo facciamo da quando abbiamo cominciato a governare, dal primo giorno: abbiamo dato le banche dati della Regione alla DIA, abbiamo fatto protocolli con la Guardia di finanza sulla spesa dei fondi pubblici, abbiamo avuto sempre un atteggiamento molto collaborativo con tutte le altre Istituzioni dello Stato che si devono occupare di contrastare questo fenomeno. L'ho detto in occasione del Tavolo che il Ministro del lavoro, Marina Elvira Calderone, ha fatto a Reggio l'altro giorno, in cui erano presenti l'Ispettorato del lavoro e i Carabinieri del NIL, per sentire tutti i soggetti coinvolti nelle azioni di contrasto al caporalato o comunque a queste forme di sfruttamento e ciascuno ha detto di aver fatto grandissime cose in passato. Lo ha detto l'Ispettorato del lavoro. Il consigliere Laghi prima diceva: “Bisognerebbe aumentare gli ispettori”; ed è vero, però l'Ispettorato del lavoro ha detto che ha fatto in Calabria nel 2025, 10.000 ispezioni nelle aziende…

(Interruzione)

…10.000 ne farà nel 2026.

I Carabinieri del NIL hanno fatto il consuntivo di quello che è stato fatto. I miei assessori hanno fatto il consuntivo di quello che ha fatto la Regione. Il punto è che però - l'ho detto intervenendo in quell'occasione -, forse, quello che manca è la capacità di fare sistema tra tutte le parti dello Stato che devono essere impegnate a contrastare lo sfruttamento del lavoro.

Questo per quanto riguarda il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori.

C'è però poi un altro tema che è molto più complicato, molto più ambizioso: il tema dell'inclusione e del controllo dei flussi migratori. L'ho accennato altre volte in Consiglio regionale: sono felice del fatto che, finalmente, il 15 di giugno, dovremmo avere dal Governo nazionale 9 milioni di euro, i fondi per la cooperazione, per i progetti di cooperazione con i Paesi che danno luogo ai flussi migratori verso l'Italia. È vero - lo diceva il consigliere Mattiani, ma anche il consigliere Ranuccio, mi pare -, nessuno di noi è per l'immigrazione incontrollata, perché importa anche forme di mafie di cui non abbiamo bisogno. Abbiamo importato la mafia nigeriana, rischiamo di importare la mafia pakistana. Però è vero anche che, in una regione come la nostra dove manca il lavoro, manca un'offerta di lavoro per alcune attività, tipicamente per le attività che si svolgono in agricoltura e nel turismo, non si trovano camerieri, non si trova personale per gli alberghi. Allora, io penso che dovremmo guardare a una immigrazione a domanda, cioè non dobbiamo subirla, ma se troviamo il modo di scegliere i migranti che servono al sistema produttivo calabrese, facciamo una buona cosa e forse costruiamo anche un modello.

Attenzione, però, come calabresi, vi prego, non autoflagelliamoci nemmeno rispetto alla sensibilità che sempre questa Regione ha dimostrato nei confronti di quelli che scappano dalla fame e dalla guerra. Perché, questa Regione che oggi si interroga su quello che può fare di più per contrastare questa violenza, è la stessa Regione che è stata di esempio all'Italia, qualche tempo fa, dopo la strage di Cutro, quando tutta la regione e tutti i calabresi hanno dimostrato grande solidarietà e nessuno, né da una parte né dall'altra dello schieramento politico, ha soffiato sul fuoco o creato le condizioni d'intolleranza rispetto a certi fenomeni. Questa è una regione che, soprattutto in alcune parti dello Ionio, continua ad accogliere tantissimi migranti senza che la popolazione protesti o abbia rigurgiti di razzismo. E io sono orgoglioso di essere il Presidente di questa Calabria che dimostra questa grande solidarietà.

Perché avviene questo? Perché le nostre famiglie hanno patito negli anni passati l'emigrazione. Guardate, però, cosa avveniva ai nostri nonni che emigravano: potevano andare in un posto solo se avevano un lavoro. Così dovrebbe essere anche in Calabria e così dovrebbe essere anche in Italia. Soprattutto, però, andavano in un posto dove cominciavano a lavorare e se, con il duro lavoro, si guadagnavano la possibilità di scalare la scala sociale, da muratori, da carpentieri, diventavano piccoli imprenditori e in alcuni casi anche grandi imprenditori.

Qual è il punto? Non basta offrire un lavoro, bisogna offrire le condizioni affinché attraverso quel lavoro ci possa essere una reale integrazione nella società, altrimenti anche quel lavoro diventa oggetto di speculazione da parte di mercanti di morte come quelli che hanno arso vivi i quattro migranti e che equivalgono agli scafisti che hanno tante volte speculato sulla difficoltà di chi viene in Italia, magari per cercare una seconda chance nella propria vita.

Ecco, vorrei che potessimo essere sempre la regione che ha dimostrato all'Italia quanta solidarietà hanno i calabresi, la regione del dopo Cutro.

È giusto discutere oggi di quello che è successo ad Amendolara, ma non dimentichiamo però cos’è la Calabria. La Calabria è soprattutto quello che ha dimostrato al Paese dopo i fatti di qualche anno fa. La Calabria è una regione che ha sempre accolto i migranti senza alcun rigurgito razzista.

Un'ultima cosa e ho concluso. C'è una piccola questione che il Consiglio regionale potrebbe discutere e una piccola attività che potrebbe disporre con una norma, tra una settimana/dieci giorni, magari con un emendamento specifico, quando presenteremo la piccola variazione di bilancio che la Giunta ha mandato in Consiglio. È una piccola questione che però riguarda la civiltà della nostra regione. Ho cercato di sentire le altre Istituzioni coinvolte per capire che cosa avverrà delle salme di questi quattro migranti che sono stati bruciati. Siccome non sono definiti gli accertamenti da parte della Procura e non si sa ancora con certezza assoluta quale sia la loro identità, dovranno venire i familiari, forse ci dovrà essere addirittura un riconoscimento attraverso il DNA. Ecco, siccome il governo regionale senza una norma non ha la possibilità di farlo, vorrei che potessimo nella prossima seduta di Consiglio fare una norma che, in caso, dia la possibilità alla Regione di pagare il viaggio alle famiglie che devono riconoscere le salme e di rimpatriare le salme con risorse, appunto, del nostro bilancio. Sarebbero pochissime risorse, qualche biglietto aereo, quello che serve al trasporto in sicurezza delle salme. Una piccola cosa che, secondo me, merita di essere fatta da una Regione che ancora una volta vuole dimostrare il suo livello di civiltà rispetto alla sofferenza di chi è venuto in Calabria cercando una vita migliore e poi, questa vita, in Calabria se l'è vista strappare.

PRESIDENTE

Grazie, presidente Occhiuto. Chiudo la discussione.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE

Ha chiesto d’intervenire il consigliere Brutto. Ne ha facoltà.

BRUTTO Angelo (Fratelli d’Italia)

Presidente, chiedo l'inserimento, come secondo punto all'ordine del giorno, della proposta di legge numero 82/13^ d’iniziativa dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani, Pitaro, Caputo, recante: “Misure a sostegno del completo svuotamento del bacino regionale dei soggetti individuati all’articolo 3, comma 3-quater 1, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n.74.”

PRESIDENTE

Grazie, collega Brutto. Pongo in votazione la proposta di inserimento al secondo punto all'ordine del giorno. È inserita al secondo punto all'ordine del giorno. Prego di distribuire la proposta di legge.

Proposta di legge numero 82/13^ d’iniziativa dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani, Pitaro, Caputo, recante: “Misure a sostegno del completo svuotamento del bacino regionale dei soggetti individuati all’articolo 3, comma 3-quater 1, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, convertito con modificazioni dalla legge 21 giugno 2023, n.74

PRESIDENTE

Ha chiesto d’intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.

ALECCI Ernesto Francesco (Partito Democratico)

Vorremmo capire qual è l'argomento di discussione, visto che è da quattro ore che siamo in Aula. Si sarebbe potuta anche convocare una Conferenza dei capigruppo o avere la cortesia, il buon senso, di chiamarci al banco della Presidenza e parlarne e non proporla in Aula senza neanche spiegare di cosa si tratta e metterla al voto. Mi sembra un comportamento quantomeno inusuale.

PRESIDENTE

Ha chiesto d’intervenire il presidente Occhiuto. Ne ha facoltà.

OCCHIUTO Roberto, Presidente della Giunta regionale

Come è giusto che sia, anche in ragione della separazione dei poteri, non ho problemi rispetto ai tempi e alle modalità di discussione, ma ho chiesto io, anzi il governo regionale, al Presidente del Consiglio di poter inserire questo testo all'ordine del giorno, poi stabilirete voi quando approvarlo. Si tratta, sostanzialmente, dei TIS, del bacino ulteriore rispetto a quelli stabilizzati dai Comuni, perché ci sono tantissimi di questi lavoratori che non hanno una copertura per i mesi che li separeranno dalle altre attività che dobbiamo mettere in piedi per affrontare questa parte di bacino che non è stata stabilizzata dai Comuni. Siccome è una proposta che è stata molto sollecitata anche da parte delle organizzazioni sindacali e io ho chiesto alle organizzazioni sindacali di svolgere un'azione di interlocuzione con tutti i gruppi consiliari, pensavo lo avessero fatto. Se non è avvenuto, mi dispiace, ma noi l'abbiamo messo all'ordine del giorno perché ci sono tanti lavoratori che l'aspettano. Poi stabilite voi, insomma, tempi, modalità. Certo è che prima si fa, prima riusciamo a dare una risposta a questi lavoratori. Giusto per spiegare.

PRESIDENTE

Ha chiesto d’intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.

ALECCI Ernesto Francesco (Partito Democratico)

Come dimostra il Presidente, tante volte basta parlarsi. È molto semplice, no? Parlarsi, dirlo, c'è l'assessore al lavoro, ci sono i capigruppo. Bastava soltanto parlarsi due minuti per chiarirsi, perché su un tema come questo non credo che non ci sia l'unanimità e il consenso da parte di tutti noi. È un tema al quale tutti noi siamo molto legati al fianco di questi lavoratori. Quindi tempo di leggerla, ma, credo, non ci sia nessuna difficoltà a votarla oggi stesso.

PRESIDENTE

Grazie, collega Alecci. Ha chiesto d’intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Grazie, Presidente. È la stessa cosa che abbiamo vissuto già per lo scorrimento delle graduatorie. Con tutto il rispetto, presidente Occhiuto, lei ha perfettamente ragione, ma non penso che questa legge sia stata scritta stamattina. Penso che ci sia stata una programmazione, che l'assessore Calabrese l'avesse già pronta. Sono veramente senza parole e veramente basita, perché, adesso, per non avere sempre contrasti con la popolazione, cosicché sembriamo noi i cattivi e voi siete i buoni, come al solito, dobbiamo approvarla senza neanche leggerla, senza sapere se possiamo fare emendamenti e se ci sono cose da correggere, se le cose sono state fatte nel giusto, perché ovviamente i TIS aspettano ed è giusto che sia risolta questa questione.

Io sono veramente… non so se vi sembra normale.

Poi, tra le altre cose, noi, presidente Cirillo, avevamo chiesto di mettere come primo punto all’ordine del giorno la mozione della nostra collega Barbuto perché doveva andare via. Non soltanto non è stata messa al primo punto - giustamente, perché è successa una cosa di una gravità inaudita che ha lasciato basiti tutti - ma viene messa, come secondo punto, una proposta “fuori sacco”, di cui non sappiamo niente, venendo meno a ogni forma di rispetto istituzionale e di rispetto delle regole del gioco. Non lo so, sono veramente senza parole.

PRESIDENTE

Grazie, collega Greco. Ha chiesto d’intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.

MADEO Rosellina (Partito Democratico)

Presidente Cirillo, intervengo solo per dire che non siamo qui di passaggio, nel senso che la questione dei TIS sta veramente fortemente a cuore anche noi, anche perché abbiamo presentato interrogazioni continue, ne abbiamo parlato tante volte.

Ora, questa proposta, che è a firma dei consiglieri Brutto, Giannetta, Mattiani, Pitaro, Caputo, probabilmente, se fosse stata concertata, sarebbe stata sottoscritta anche dalla minoranza. A volte - è anche avvenuto qualche mese fa, in Consiglio regionale, per lo scorrimento delle graduatorie -, si vuole fare passare che da questa parte ci siano i brutti e cattivi che non sono interessati, ma, presidente Occhiuto, siamo fortemente interessati.

Voi siete maggioranza di governo e quindi le decisioni, giustamente, devono essere prese da voi, però, probabilmente, questa proposta troverà il favore anche da parte nostra.

Cortesemente, la prossima volta, anche per un minimo di garbo istituzionale - da questi banchi lo stiamo da più volte caldeggiando - e per rispetto del fatto che siamo stati eletti dai calabresi nella medesima consultazione elettorale - non siamo né dei passanti né venuti per caso -, abbiamo il diritto di sapere quali siano le decisioni che intendete prendere. Quindi, se, cortesemente, ce ne date contezza, vorremmo capire che cosa stiamo andando ad approvare o a non approvare. Grazie. Il destino dei TIS ci sta fortemente a cuore.

PRESIDENTE

Grazie, collega Madeo. Ha chiesto d’intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.

FALCOMATÀ Giuseppe (Partito Democratico)

Presidente, intervengo solo per rilevare che sbaglia la collega Madeo a sorprendersi di questo comportamento, perché, fino a un minuto esatto fa, avete richiamato sia all'importanza del senso istituzionale nel discutere di problematiche che devono riguardare ognuno di noi, la nostra Regione, sia ad andare oltre quelli che possono essere gli steccati ideologici, apprezzando anche, magari, qualche intervento della minoranza che vi è parso un po' più in linea, un po' più morbido nei confronti della maggioranza; come succede quando vi sentite in difetto su un argomento e quindi è importante avere la collaborazione istituzionale e richiamarsi al senso di collaborazione istituzionale, per poi un minuto dopo ritornare a fare come avete fatto sempre e come avete fatto con l'altra legge sullo scorrimento delle graduatorie dell'ASP, che abbiamo approvato e che è stata presentata così con un colpo di mano in Consiglio. Lo stesso fate adesso sui TIS.

Chi potrebbe essere contrario a un argomento che ognuno di noi vive sui propri territori? L'assessore Gallo, magari, lo ha vissuto nella propria esperienza in altri contesti istituzionali, da Sindaco e da amministratore locale. Però, in questo caso, evidentemente non avete avuto rispetto delle minoranze - non dico garbo, perché il garbo si usa magari nei confronti di una situazione nella quale non è necessario e dovuto confrontarsi a livello istituzionale - e avete, ancora una volta, dimenticato di coinvolgere tutti i consiglieri in una discussione sulla quale si sarebbe potuto trovare un’unanimità.

Non credo si sia trattata di una dimenticanza perché esistono dei precedenti, credo che sia un metodo, che questa maggioranza ha, di gonfiare il petto quando vuole approvare con la forza dei numeri e senza discussione un provvedimento. Quando, invece, è in qualche modo in difetto su altri argomenti, si richiama all'alto senso di responsabilità istituzionale che ci dovrebbe contraddistinguere.

Decidete quali dei due attuare, perché, evidentemente, delle due l'una, non si può lavorare attuando questi due comportamenti in Aula. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Falcomatà. Ha chiesto d’intervenire la consigliera Scutellà. Ne ha facoltà.

SCUTELLÀ Elisa (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Molto semplicemente, senza tanti fronzoli: abbiamo finito ora una discussione durata delle ore, dove, come opposizione, ci siamo sentiti dire diverse volte, sia da parte dei consiglieri sia da parte della Giunta: “Eh, però ci sono delle tematiche, bisogna lavorare insieme, non dovete strumentalizzare”; per poi, dopo due secondi, vederci arrivare una proposta di legge - piovere così, buttata così sui nostri banchi - su un argomento su cui penso che ognuno di noi abbia presentato un’interrogazione, che è uno degli strumenti che abbiamo.

Siccome siamo nel 2026 e c'è uno strumento che si chiama telefono cellulare - lo dico a tutti, per chi non lo sapesse -, si sarebbe potuto semplicemente avvisare prima, fare un colpo di telefono, mandare anche un messaggio e dire: “Signori, stiamo preparando questa proposta di legge” - non penso l'abbiate preparata cinque secondi fa – “perché non la fermiamo tutti insieme, visto che le volontà sono univoche?”.

Ci avreste dato - ve lo dico tranquillamente - un bello schiaffo morale dicendo: “Vedete, siamo collaborativi”.

Ma, evidentemente, c'è la volontà di mettere il cappello su qualcosa, quando, su determinate tematiche e anche su questa, a nostro avviso, si poteva lavorare insieme.

PRESIDENTE

Grazie, collega Scutellà. Ha chiesto d’intervenire il consigliere De Cicco. Ne ha facoltà.

DE CICCO Francesco (Democratici Progressisti)

Presidente, consiglieri e pubblico presente, buonasera.

Presidente, all'inizio di questa nuova avventura, - lo è per me, perché è un'avventura politica - ci ha detto di essere collaborativi e propositivi.

Non giudico questa proposta di legge, avete fatto bene a porla in essere perché è per il bene dei calabresi, però, caro Assessore, due mesi fa, ho presentato un'interrogazione a risposta scritta e mi deve spiegare perché non ha risposto e oggi viene sottoposta all’Aula questa proposta. Per me è una mancanza di rispetto, prima di un collega e poi dei cittadini che rappresento. Caro Presidente della Giunta e anche Presidente del Consiglio, ogni interrogazione, ogni proposta di legge, non riceve risposta. Dunque, cosa dobbiamo fare? Prima non sono intervenuto per non rischiare strumentalizzazioni, perché quello che è successo non è argomento di orazioni politiche, io esprimo considerazioni personali su determinati argomenti. Dunque, non sono intervenuto.

Credo che sia una mancanza di rispetto. Posso fare anche un altro esempio: consigliere Ferrari, siamo colleghi e al primo posto ci deve essere l'educazione. Ho presentato una proposta di legge sulle case popolari, per le residenze dal 2021 al 2025; lei a un messaggio mi ha risposto “ok”, al secondo neanche ha risposto.

Vorrei sapere: questa proposta di legge avete intenzione di portarla avanti? Potete rispondere?

PRESIDENTE

Collega De Cicco, rimaniamo sull’argomento all'ordine del giorno. Grazie.

DE CICCO Francesco (Democratici Progressisti)

Lo so, però il problema è sempre lo stesso, Presidente. Che stiamo a fare qui? Soltanto per criticare? Vi dobbiamo attaccare? Non sono venuto per attaccare, se propongo qualcosa, pretendo una risposta, almeno per educazione. Può controllare i messaggi su WhatsApp. L'educazione al primo posto. Buonasera.

PRESIDENTE

Grazie, collega De Cicco. Ha chiesto d’intervenire l’assessore Calabrese. Ne ha facoltà.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Grazie, Presidente, saluto il Presidente della Regione, i colleghi consiglieri.

Mi assumo la responsabilità di quello che sta accadendo, è mia responsabilità se il testo è stato presentato solamente questa mattina al mio capogruppo e agli altri consiglieri. Solamente alle 10 sono stato in grado di trasmettere il testo di legge - ho anche le e-mail che lo dimostrano - perché abbiamo lavorato con i miei uffici fino a venerdì per comprendere se fosse necessaria una modifica della legge o una nuova legge oppure se si sarebbe potuto procedere con una delibera di Giunta.

Così non è stato, abbiamo lavorato nel fine settimana perché abbiamo l'urgenza di risolvere un problema: a seguito della avviata procedura di stabilizzazione dei tirocinanti di inclusione sociale - tutti la conoscete, tra l'altro adesso vi dirò il risultato che ha portato – rischiavamo, da qui a qualche settimana, o a qualche giorno, di ritrovarci con alcuni tirocinanti senza nessuna copertura.

Da qui, la necessità di predisporre questo testo di legge, un testo semplicissimo che, di fatto, dà la possibilità al Dipartimento lavoro di riscrivere il perimetro dei tirocinanti rimasti senza copertura, in quanto, a seguito dell'accordo sindacale del 21 febbraio 2025, abbiamo avviato la procedura di stabilizzazione con gli Enti locali, mettendo a disposizione, insieme al presidente Occhiuto e al governo regionale, le risorse.

Hanno aderito la maggior parte degli Enti locali e arriveremo, da qui a 20 giorni/un mese, a stabilizzare 1.800 tirocinanti di inclusione sociale; tirocinanti che finalmente, dopo 10 anni di sfruttamento all'interno della Pubblica amministrazione - visto che parliamo di sfruttamento -, avranno un contratto di lavoro degno. Questo è quello che sta accadendo.

Rimangono fuori da questo perimetro alcuni tirocinanti che i Comuni non hanno avuto la possibilità di stabilizzare per problemi di bilancio. Rimangono all'interno di questo bacino circa 100 tirocinanti che non hanno il requisito di accesso alla Pubblica amministrazione, che è il diploma di scuola media. Rimangono all'interno di questo bacino 54 lavoratori che facevano i tirocinanti all'interno di aziende private. A questi lavoratori si darà la possibilità di creare le condizioni per arrivare alla stabilizzazione.

Questo è quello che prevede questa legge in questi 4 articoli. Abbiamo aggiunto la possibilità di uno zainetto di fuoriuscita per questi lavoratori fino a 40 mila euro.

Questo è quello che prevede in sintesi la legge.

Ci dà la possibilità, da domani mattina, di poter procedere e non lasciare nessuno senza copertura, anche perché, da quando abbiamo avviato la procedura di stabilizzazione, i 420 lavoratori, per i quali non c'è stata disponibilità da parte degli Enti o che non avevano il requisito di accesso, sono stati messi in un programma di formazione attraverso il Dipartimento del lavoro.

Oggi, siamo soddisfatti del risultato perché da qui a qualche giorno 1.800 tirocinanti di inclusione sociale avranno un posto di lavoro; vogliamo chiudere definitivamente questa partita dei TIS, insieme alle altre “partite” del precariato storico che riguardano: la legge numero 28, la legge numero 54, parte della legge numero 15, la legge numero 31, la legge numero 40. Vorremmo arrivare alla fine di questo anno solare, quindi fine 2026, con la chiusura definitiva del precariato storico della Calabria.

La proposta in discussione va in questa direzione e dà la possibilità ai tirocinanti - fino a giovedì scorso abbiamo incontrato i sindacati con il presidente Occhiuto e fino a stamattina hanno manifestato davanti al Palazzo della Regione - di poter continuare ad avere un sussidio nelle more della concretizzazione di un lavoro definitivo anche per chi, ad oggi, non ha avuto la fortuna di rientrare nelle procedure di stabilizzazione.

Ovviamente, sono qui per qualsiasi ulteriore chiarimento.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto d’intervenire il consigliere Bruno.

(Interruzione fuori microfono della consigliera Greco)

No, lei è già intervenuta, al massimo potrà intervenire sulla discussione dopo che il consigliere Brutto avrà dato lettura del contenuto della proposta di legge. Consigliere Bruno, può intervenire dopo che il consigliere Brutto avrà dato lettura della proposta di legge? Facciamo così? Va bene. Prego, consigliere Brutto.

BRUTTO Angelo (Fratelli d’Italia)

Grazie, Presidente.

Penso che abbiamo perso del tempo; sono legittime le osservazioni della minoranza, però, su un tema così importante, forse sarebbe stato meglio portare la discussione in via ufficiale e capire come una legge semplice - lo ha detto l'assessore Calabrese, che ringrazio -, ma tanto potente, potrebbe portare alla stabilizzazione di tutti i tirocinanti di inclusione sociale. Penso che sarebbe stato più semplice, più opportuno, per concretizzare una legge che, da domani mattina, consentirebbe a questo governo regionale, a guida del presidente Occhiuto e a guida, per quanto riguarda il lavoro, dell’assessore Calabrese, di mettere fine a una parola: il precariato in Calabria.

Abbiamo parlato di caporalato, non sono assolutamente associabili le due questioni.

Penso che abbiamo dato una speranza e dignità a questi lavoratori, perché troppo spesso sono stati soggetti a proroghe semestrali, senza avere nessuna speranza per il futuro.

Oggi, c'è un governo regionale che ha preso come impegno elettorale quello di chiudere il bacino. Siamo a metà percorso. Questa è una proposta di legge che sancisce tutto il lavoro che è stato fatto fino ad oggi, perché ha come oggetto gli interessi legittimi di 938 lavoratori. Però, dobbiamo guardare il punto di partenza. Il punto di partenza era un bacino di 3.758 lavoratori. Oggi, dopo gli interventi amministrativi del governo regionale, si è sfoltito di 1.055 lavoratori che, rispetto al loro limite di età, con un contributo della Regione Calabria, hanno potuto vedere la loro meritata pensione, e di 1.765 lavoratori che sono stati coinvolti nella stabilizzazione dei Comuni.

Abbiamo chiesto ai Comuni anche una presa di responsabilità, perché sono state tante le sollecitazioni degli amministratori, e abbiamo messo nelle condizioni i Sindaci di dire quanti lavoratori effettivamente servivano a quelle comunità. Non è stato un percorso facile, perché alcuni Comuni lo hanno fatto rispetto alla capacità assunzionale che avevano, altri Comuni erano in procedura di dissesto e predissesto. E qua, ringrazio anche la collaborazione di un ente terzo, che è il Ministero dell'Interno, attraverso la COSFEL - guidata anche da una calabrese, che è l'onorevole Wanda Ferro -, per la sensibilità che ha avuto nella valutazione di percorsi di stabilizzazione, ovviamente, nel rispetto dei parametri che fissa la legge.

Quindi, oggi ci troviamo di fronte a un bacino che si è asciugato di 938 lavoratori.

Questa legge consente la quasi immediata apertura delle stabilizzazioni per 344 ulteriori lavoratori. Stiamo vedendo quali possano essere le procedure più accelerate per consentire a questi ulteriori 344 lavoratori di essere assunti.

Poi, ci sono 500 lavoratori che restano fuori dalle immediate stabilizzazioni. Si è pensato a un duplice percorso che consenta l'attivazione di tirocini e delle politiche attive del lavoro che portino comunque alla fuoriuscita del bacino, tramite iniziative imprenditoriali e autoimprenditoriali o tramite l'assunzione presso privati e pubblici soggetti.

Questa non è una legge “fuffa”, assessore Calabrese, non è una legge di principio. Questa è una legge che investe ulteriori 20 milioni di euro su questo bacino; quindi, ai 19.500.000 che prevede la Legge dello Stato, tra risparmi degli anni precedenti e la quota annuale di 5 milioni di euro, sono aggiunti dalla Giunta regionale altri 20 milioni di euro, per un totale complessivo di 39 milioni e 500 mila euro.

Questo è un bacino che per alcuni è servito come serbatoio elettorale. Per noi, è un bacino che deve chiudersi, garantendo piena dignità ai lavoratori.

PRESIDENTE

Grazie, collega Brutto. Ha chiesto d’intervenire la consigliera Greco. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Grazie, Presidente.

Mi fa specie che proprio il collega Brutto dica queste cose, perché sa benissimo che tutti noi abbiamo a cuore l'argomento, la situazione dei lavoratori. Mi sarebbe piaciuto che questa legge fosse passata…

Assessore Calabrese, mi dispiace che abbia dovuto lavorare sabato e domenica per fare qualcosa che avrebbe potuto fare anche nei mesi passati, perché non penso che questa sia stata un’emergenza o un’urgenza, l'abbiamo seguita tutta la storia dei TIS.

Stendo un velo pietoso su quello che succederà fra quattro anni in quei Comuni che non avranno la possibilità di continuare a pagare lo stipendio a queste persone. Mi auguro, invece, che abbiate previsto la possibilità di dare ulteriori fondi e, soprattutto, che abbiate tenuto conto che in quelle realtà, dove il Comune era in dissesto e il Sindaco non ha potuto procedere alla stabilizzazione, ci sono stati momenti di grande tensione sociale.

E, poi, volevo chiedere: “fuffa” perché? Mi perdoni, lo devo chiedere. Quindi, tutte le proposte di legge che arrivano nelle Commissioni sono “fuffa”; nel senso che le proposte di legge che vengono esaminate nelle Commissioni dove facciamo discussioni, audizioni, emendamenti, eccetera, eccetera, sono “fuffa”.

Quindi, in Aula, vengono portate le cose che, ovviamente, avete già deciso che sono perfette.

Non c’è stato bisogno di sentire i sindacati, per esempio, per aggiungere qualcosa che mancava; non c'è stato bisogno di sentire, magari, l’ANCI, i Comuni o chi per loro. No. Avete deciso che quello che è stato fatto era la cosa migliore che potesse essere fatta.

Le faccio una domanda, assessore Calabrese: che fine hanno fatto i corsisti di Longobucco, Campana, Bocchigliero e San Giovanni in Fiore? In un primo momento dovevano essere inseriti in questo progetto di stabilizzazione previsto per i TIS - si era arrivati quasi alla fine del percorso -, come ha detto anche l'assessore Gallo, ma, a quanto pare, in questa legge non c'è menzione.

Ripeto: vorrei il rispetto che chiedete a noi. Non l'avete per noi, ma, soprattutto, non avete rispetto – perdonatemi, colleghi - per le persone che ci hanno votato e hanno voluto che noi fossimo qua, da questa parte, ma a dare il nostro contributo.

Sembra quasi che ci sia chi può e chi no. Quindi, noi possiamo portare in Aula una proposta di legge e voi la bocciate. Facciamo come voi, chiediamo: “Presidente, mette questa legge in votazione?” Votate contro, facciamo bella figura che l'abbiamo portata in Aula, senza poter leggere neanche un rigo, perché poi si è talmente nervosi che non si riesce a capire quello che si sta leggendo.

Vorrei una spiegazione sui corsisti, per favore, e soprattutto sull'impegno che assumete nei confronti dei Comuni affinché possano continuare, anche nel futuro, a trovare soluzioni per mantenere in attività questi lavoratori che, come avete detto, sono stati per tantissimo tempo sfruttati dalla Pubblica amministrazione. Giustamente, ed era ora, avete fatto benissimo, però non si può fare così: la bontà di un'azione poi viene vanificata perché ci si ritrova in questa situazione. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Greco. Non so se vuole rispondere ora o alla fine. Prego, assessore Calabrese.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Rispondo volentieri alla collega Greco. Innanzitutto, mi scuso con il collega De Cicco in merito alla mancata risposta all’interrogazione. È vero, ho risposto l'8 aprile all'interrogazione che ha presentato il 19 marzo, per quanto riguarda la crisi della società Konecta. Non ho ancora risposto all'interrogazione sui TIS perché ci troviamo in una fase in evoluzione, stavo aspettando, per dare notizie complete rispetto alla richiesta che mi ha fatto. Tra l'altro, l’ho firmata nei giorni scorsi, come mi dicono i miei uffici. Quindi, le chiedo scusa per non aver risposto in modo tempestivo.

Riguardo quello che ha detto la collega Greco, ritengo che, con il governo regionale, in questi anni abbiamo fatto un lavoro importante per quanto riguarda la chiusura del precariato. Non siamo stati noi a creare i tirocinanti di inclusione sociale. È stata una scelta politica scellerata, le posso dire, perché abbiamo preso oltre 4.000 persone, le abbiamo illuse attraverso dei progetti, abbiamo dato loro 500 euro - che sono meno di 7 euro l'ora, sono 5 euro l'ora - e li abbiamo mandati a lavorare senza contratto nella Pubblica amministrazione. Abbiamo affrontato di petto questa problematica con il governo regionale.

Conosce la problematica chi ha fatto il Sindaco: la conosce il sindaco Falcomatà, la conosce il sindaco Ranuccio, la conosce il sindaco Alecci, la conosce il sindaco Calabrese (che ha fatto il Sindaco, 10 anni, al Comune di Locri).

Con il governo regionale, abbiamo affrontato questa criticità, condividendo un percorso con gli Enti locali, condividendo un percorso articolato e complesso con i sindacati, condividendo un percorso anche con i lavoratori che spesso ho incontrato - fino a stamattina - per cercare di trovare una soluzione. Non è facile trovare una soluzione per assumere nella Pubblica amministrazione 4.000 persone senza un regolare concorso, come prevede la nostra Costituzione.

Abbiamo cercato di fare quello che è stato fatto con i lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità in passato, che oggi gravano 40 milioni di euro sul bilancio regionale e 40 milioni di euro sul bilancio dello Stato. Abbiamo cercato di trovare una soluzione e non era facile.

L'abbiamo fatto anche grazie al sostegno del Governo nazionale, del Parlamento, ai cosiddetti emendamenti Cannizzaro che ci hanno consentito di poter stabilizzare queste persone facendo riferimento all'articolo 16 della legge numero 56 del 1987, quindi, attraverso i nostri Centri per l'impiego, al quale va il plauso per aver operato in pochissimo tempo e aver redatto le graduatorie provvisorie e definitive che oggi ci consentono di stabilizzare 1.800 persone.

Non c'è nessun colpo di mano, consigliera Greco. C’è solo la volontà di trovare una soluzione.

È inutile che scuota il capo, che scuota le mani, perché non ha fatto nulla per risolvere questo problema!

Il governo regionale si è fatto carico di trovare una soluzione definitiva e, finalmente, grazie all'impegno di questo governo e di questa maggioranza, arriveremo a chiudere questo bacino, come abbiamo già fatto con la legge regionale numero 54 del 2017, con la legge regionale numero 28 del 2019, relativa agli stagisti-borsisti, persone che hanno trovato, grazie al nostro impegno, un regolare contratto nella Pubblica amministrazione. Lo stiamo facendo con la legge regionale numero 15 del 2023 dove sono rimasti 157 lavoratori che oggi hanno oltre 60 anni di età, per i quali non è facile trovare una soluzione. L’abbiamo fatto con tutte le altre leggi proposte da questo Consiglio regionale che non hanno prodotto posti di lavoro, ma, solamente, contratti senza nessuna copertura nella Pubblica amministrazione.

Oggi siamo orgogliosi e soddisfatti del lavoro che abbiamo svolto. Abbiamo, forse, sbagliato a presentare così questa proposta di legge. Lavoro sempre anche il fine settimana e ho lavorato questo fine settimana per portare in Aula questo provvedimento che ci consentirà domani mattina di fare stare tranquille 900 persone con un sussidio, in attesa della soluzione. La ringrazio.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Calabrese.

(Interruzione fuori microfono della consigliera Greco)

La faccio rispondere dopo per dichiarazione di voto.

(Interruzione fuori microfono della consigliera Greco)

No, ci sono delle regole da seguire in Aula.

Ha chiesto d’intervenire il consigliere Bruno, ne ha facoltà.

BRUNO Vincenzo (Tridico Presidente)

Assessore Calabrese, deve prendere atto che non siete soli in Consiglio regionale: ci sono 10 consiglieri che rappresentano oltre il 40 per cento della popolazione calabrese. Dovete prenderne atto, non potete sempre strumentalizzare il fatto che voi siete i buoni e noi i cattivi.

Riguardo i TIS, noi abbiamo riportato quotidianamente, per mesi, le lamentele, le difficoltà dei lavoratori e dei Sindaci. E, poi, oggi, viene fatto un blitz sulla problematica che noi abbiamo sollevato più volte.

Assessore, lei sa che, qualche mese fa, non ha ricevuto me e la collega Barbuto, eravamo con 74 lavoratori della società Konecta e le abbiamo chiesto un intervento. Non ci ha ricevuti, Assessore! Non ci ha ricevuti!

Deve sapere che sui TIS noi siamo d'accordo, caro collega Brutto, non poniamo problemi, però il rispetto lo pretendiamo. Pretendiamo il rispetto del 40 per cento della popolazione calabrese, non i blitz!

Caro Presidente del Consiglio, caro Presidente del Consiglio, caro Presidente del Consiglio, i blitz non possono essere fatti sempre! Abbiamo la Conferenza dei capigruppo che deve essere rispettata, abbiamo le Commissioni che non devono essere scavalcate.

Lei pensava che questa proposta non potesse trovare il nostro consenso, assessore Calabrese? Che significa che, dopo una discussione molto importante, come quella sul caporalato, arrivi sui nostri tavoli senza poterla leggere, senza poter contribuire, eventualmente, emendandola? Questo è il punto.

Bravo, ha fatto bene! Vuole che diciamo questo? Però il rispetto lo pretendiamo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Bruno. Vuole rispondere ora, assessore Calabrese? Prego.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Intervengo giusto per replica al collega Bruno: non mi attendo un bravo da lei, assolutamente. Non lo voglio, la ringrazio. Non l'ho ricevuta l'altro giorno per un semplice motivo - né a lei né la collega Barbuto -: perché i blitz sulla pelle dei lavoratori non si fanno.

Siete venuti a fare un blitz nel mio ufficio portando le lamentele di quei lavoratori di Konecta. Le ho risposto quel giorno e le rispondo ancora.

(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)

PRESIDENTE

Per favore, collega Bruno.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Visto che ha tirato in causa questo argomento, le rispondo: è venuto a fare un blitz sulla pelle di quei lavoratori per i quali il governo regionale, il presidente Occhiuto, ha cercato e sta cercando una soluzione, a seguito di quell'evoluzione negativa che c’è stata nella società. Quei lavoratori li ho ricevuti, non hanno bisogno di essere accompagnati; non abbiamo bisogno che i consiglieri regionali siano portatori di lamentele, le conosciamo già. Portateci una soluzione perché lei una soluzione non me l'ha mai portata per…

PRESIDENTE

Per favore, collega Bruno, faccia intervenire l'assessore Calabrese; per favore, collega Bruno.

(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Assolutamente no. Prenda appuntamento, consigliere Bruno. Cosa sta dicendo? Cosa sta dicendo?

PRESIDENTE

Per favore, collega Bruno.

(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Si rilassi, si rilassi, collega Bruno, la vedo agitato, si rilassi. Lei, come consigliere regionale, ha l'obbligo non di portare lamentele, le conosciamo già, ma di portarci delle proposte di soluzione.

(Interruzione fuori microfono del consigliere Bruno)

PRESIDENTE

Collega Bruno, per favore, faccia finire l’assessore.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Ma perché si agita?! Presidente, una camomilla, se è possibile.

PRESIDENTE

Prosegua, assessore Calabrese.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Collega consigliere, noi ci aspettiamo delle proposte, delle soluzioni, non che ci venite a portare delle lamentele.

(Interruzione fuori microfono della consigliera Greco)

PRESIDENTE

Collega Greco, per favore, collega Greco. Prosegua, assessore Calabrese.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Comunque, ribadisco, mi assumo la responsabilità di aver portato questa proposta di legge che è necessaria e non voleva essere uno sgarbo nei confronti di nessun consigliere di opposizione anche perché con la maggior parte di voi, con i sindaci, abbiamo spesso condiviso la problematica e sappiamo che è un problema molto serio; quindi, non voleva assolutamente essere un blitz; nessuno ha mai detto che all'opposizione non interessa la soluzione di questa problematica; ho sempre detto pubblicamente, davanti ai sindacati, che non è una questione di destra o di sinistra, è una questione che riguarda tutti e, soprattutto, è una questione di civiltà perché è inaccettabile oggi, nel 2026, vedere che ci sono ancora lavoratori all'interno della pubblica amministrazione senza un regolare contratto di lavoro. È un problema che viene da lontano e tenete conto che la Regione Calabria ha speso fino a oggi per i TIS 350 milioni di euro senza creare un posto di lavoro regolare. Il dovere del governo regionale era chiudere questa partita e creare posti di lavoro regolari ed è quello che stiamo facendo.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto di intervenire il consigliere Alecci. Ne ha facoltà.

ALECCI Ernesto Francesco (Partito Democratico)

Sono felice che si metta fine finalmente, almeno si tenti di mettere fine, a questo ulteriore bacino perché da sindaco l'ho vissuto sulla mia pelle; so che contributo queste persone hanno dato ai Comuni e stanno continuando a dare; quindi, sicuramente do merito del lavoro che si sta portando avanti. Mi rimangono dei dubbi che già avevo espresso, assessore, sul fatto che si possa uscire dal bacino su base volontaria, con un contributo di circa 30.000 euro, perché questa misura non ha avuto grossissimo successo; infatti, l'avviso era stato già espletato anche per quanto riguarda le stabilizzazioni nei Comuni. Però, se qualche mese fa i Comuni hanno partecipato in base alle loro risorse finanziarie, non credo che riaprendo l'avviso aumenteranno di molto. Però, voglio capire cosa cambia in quei Comuni in cui il direttore finanziario, il responsabile finanziario, ha già dato parere negativo alla possibilità di poter stabilizzare delle risorse, visto che mi sembra che lo stanziamento che dà la Regione per ogni singolo lavoratore sia pressoché uguale a quello che dava precedentemente. E non ero neanche d'accordo sul fatto che, per chi avesse raggiunto i sessant'anni di età, vi fosse la possibilità di accompagnarlo fino alla pensione, con un contributo mensile che è di circa 600 euro al mese. In questo modo, infatti, sono sottratte delle risorse umane importanti nei Comuni in cui, anche se non avevano capacità di svolgere funzioni particolarmente importanti, quantomeno potevano prestare un servizio nella gestione urbana della città, dagli spazi verdi all'uscita delle scuole. Quindi, secondo me, quello, piuttosto che favorire gli enti comunali, un po' ha sottratto delle risorse.

Arrivo quindi alla domanda: questi 344 lavoratori che voi pensate di stabilizzare, dovrebbero essere lavoratori per i quali i Comuni, a seguito di un nuovo avviso che farete, dichiareranno di poter procedere alla loro stabilizzazione o saranno sempre a carico della Regione Calabria e lasciati presso gli enti nei quali svolgono l'attività? E passo alla seconda domanda: come sarà stilata la graduatoria se, in virtù dei 344 posti da stabilizzare, ci saranno più domande, quindi saranno 400, 500, o ancora di più? In che modo ci sarà una graduatoria e quali saranno i criteri? Non possiamo, quindi, che essere favorevoli, anche perché tra qualche settimana sarebbero rimasti praticamente a casa. Però cerchiamo di costruire – è questo il motivo per cui mi sono arrabbiato all'inizio - un percorso virtuoso che possa coinvolgere tutti quanti noi. Se si fosse discussa in una Commissione o anche in una riunione che da assessore poteva convocare all'interno dei suoi uffici, noi avremmo partecipato ben volentieri, provando a offrire un nostro contributo. Il problema non è sul tema specifico, siamo tutti padri di famiglia, madri di famiglia, tutti vogliamo che queste persone siano stabilizzate, ma è un po' sul metodo perché sembra che non si voglia coinvolgere chi magari un contributo a questa causa lo vuole dare. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Alecci. Ha chiesto di intervenire l'assessore Calabrese. Ne ha facoltà.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Rispondo al collega Alecci. Noi abbiamo a disposizione delle risorse previste dal Parlamento a seguito dell'emendamento dell’onorevole Cannizzaro. Ad oggi abbiamo storicizzati sul bilancio dello Stato 5 milioni di euro - l'annualità del 2023 prevedeva due milioni di euro e 5 milioni di euro per gli anni successivi – e 12 milioni e mezzo di euro che non abbiamo utilizzato. Riteniamo che con quelle risorse e con i 5 milioni storicizzati riusciremo a coprire il fabbisogno necessario a totale copertura per i 267 lavoratori part time a 18 ore che abbiamo previsto e che sono già nelle graduatorie a seguito di una procedura concorsuale già espletata, ai sensi dell'articolo 16, e che rimarrebbero esclusi perché non stabilizzati. Sono persone che, però, hanno di fatto già espletato una procedura concorsuale. L'idea è di utilizzare quelle risorse, quella graduatoria e dare ai Comuni virtuosi, che hanno avuto la possibilità di stabilizzare anche più risorse umane, con totale copertura dei costi appunto con quelle risorse. Attenzione! Non si ferma qui: noi dobbiamo trovare la soluzione anche per altri 429 lavoratori, quelli che sono rimasti fuori. L'impegno del governo regionale, che abbiamo assunto sin dall'inizio, è di non lasciare nessuno a casa, di trovare una soluzione per tutti.

Sugli over 60, consigliere Alecci, non è stata una scelta facile, lo sappiamo benissimo, però, tra l'altro, gli over 60 non hanno potuto partecipare, secondo l'indicazione della Commissione europea, alle procedure concorsuali. Abbiamo valutato che di quegli over 60, purtroppo, pochissimi avevano la possibilità di raggiungere la soglia della pensione minima, non avevano i contributi necessari. Significava assumere delle persone con la stessa retribuzione, farle lavorare per altri 5-6 anni senza raggiungere la pensione minima, ma solamente la pensione sociale; da qui l'idea, condivisa con gli enti locali e con i sindacati, con i quali c'è stato e c'è un confronto costante sui TIS - abbiamo fatto oltre 50 incontri e momenti di confronto - di utilizzare una sorta di assegno di inclusione sociale regionale, sulla falsariga dell'assegno di inclusione sociale nazionale per gli over 60, secondo anche quelle che sono state le indicazioni, il sostegno, il supporto che ci ha dato il Ministro del Lavoro per accompagnarli alla pensione. Tra l'altro, l'assegno di inclusione regionale previsto dalla Regione è compatibile anche con l'assegno di inclusione sociale nazionale. Non è compatibile ovviamente con l'APE, perché l'APE ti accompagna alla pensione con qualcosa di più, tant'è vero che alcuni lavoratori sono usciti dal bacino perché stanno prendendo l'APE. Quindi è stato eseguito uno studio nell'interesse dei lavoratori non di una parte politica. Nessuno ha voluto escludere nessuno. Che sia chiaro: ritengo che maggioranza e minoranza sui TIS possano sventolare assolutamente la stessa bandiera che è quella di una soluzione definitiva del precariato che – attenzione - esiste in questa regione da oltre 15 anni. Ribadisco: abbiamo chiuso il bacino degli stagisti borsisti che sono stati assunti in Regione Calabria; stiamo chiudendo quello della legge 15, 350 lavoratori sono transitati dalla legge 15 a Calabria Verde attraverso una procedura che abbiamo svolto due anni fa; abbiamo chiuso la legge 28; stiamo chiudendo la legge 31, è rimasta una sola persona del Comune di Acri; stiamo chiudendo la legge 40, di cui sono rimasti alcuni lavoratori che erano in capo al Parco del Pollino. Il parco del Pollino ha la sede legale fuori dalla Regione Calabria, tant'è vero che è stato necessario un emendamento a una Legge dello Stato per poterli stabilizzare. C'è una trattativa con i sindacati e con la presidenza del parco del Pollino. Abbiamo chiuso tutti gli altri bacini che erano rimasti, sono rimasti pochissimi.

Sui lavoratori a cui faceva riferimento la consigliera Greco, relativi ai progetti della montagna, Sila greca, quindi San Giovanni in Fiore, Acri, Longobucco, Campana e Bocchigliero, stiamo ricercando una soluzione.

Consigliera, lei sa che nel comune di San Giovanni in Fiore, oltre i TIS, ci sono 100 lavoratori che fanno capo a questo bacino? E, secondo lei, è facile per il Comune di San Giovanni in Fiore - l'ho definito l'epicentro del precariato, non in Italia, non in Europa, ma nel mondo, perché tutti i precari sono a San Giovanni in Fiore - trovare una soluzione? La Regione non ha la soluzione per tutti, non abbiamo le risorse necessarie.

Sono stati equiparati ai TIS per una volontà del governo regionale che lo ha chiesto al Parlamento – lo ha chiesto l’onorevole Sbardella in quel caso, se non ricordo male, o Cannizzaro o altri che hanno firmato gli emendamenti - per cercare di trovare una soluzione; anche quei lavoratori, quei precari che oggi sono in quei comuni (San Giovanni in Fiore, Acri, Longobucco, Campana e Bocchigliero) sono all'attenzione del governo regionale; sono stati esclusi da questa procedura su richiesta dei sindaci perché hanno dato priorità ai TIS storici e hanno messo da parte questi altri nell’attesa di trovare una soluzione. Tant'è vero che oggi fanno parte di un progetto voluto dall'assessore Gallo sull'alta montagna e stanno continuando a ricevere oggi un sussidio. Anche su quei precari, però, si dovrà affrontare assolutamente questo problema che riguarda oggi circa 220 lavoratori. Stiamo cercando una soluzione per tutti.

Qualche collega consigliere, prima, mi chiedeva perché non mandarli in Calabria Verde. Le faccio un esempio: sui 420 lavoratori che oggi fanno parte di quel bacino che abbiamo messo in formazione attraverso le risorse GOL ci sono 220 donne. Cosa dovrebbero fare 220 donne in Azienda Calabria Verde? Quelle 220 donne che sono state negli uffici comunali fino a qualche tempo fa le mandiamo all'Azienda Calabria Verde? Le trasformiamo completamente? Questo è successo perché sono stati fatti dei contratti nei Comuni che poi non sono stati rispettati. Stiamo cercando di sanare tutte queste situazioni e lo facciamo con grande impegno, lavorando giorno e notte e, quando è necessario, come questo fine settimana, anche il fine settimana.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Calabrese. Ha chiesto di intervenire il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.

FALCOMATÀ Giuseppe (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Chiedo soltanto un chiarimento, a cui forse in parte è stato già risposto - assessore, mi corregga se sbaglio-: una parte delle stabilizzazioni viene fatta con un contributo statale, un'altra parte con la programmazione del POR 2021-2027. Quindi è una misura che nel 2027 va a scadere. Si tratta di risorse esterne, probabilmente una misura che nel 2027 scadrà. Volevo capire, dopo il 2027, come si manterrà la misura, se sarà necessario mantenerla? E poi: se le stabilizzazioni - così mi pare di avere capito - sono a 18 ore - noi da ex sindaci e amministratori sappiamo che un'ora dopo, giustamente, i lavoratori stabilizzati a 18 ore chiederanno progressivamente prima il passaggio a 24 e poi a 36 ore - il governo regionale sta pensando anche a delle misure per consentire poi agli Enti locali e ai Comuni di stabilizzare i lavoratori a 36 ore? Grazie.

PRESIDENTE

Prima di rispondere, assessore, facciamo intervenire la collega Barbuto e il collega Greco Orlandino, così risponderà a entrambi. Prego, collega Barbuto.

BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento 5 Stelle)

Intanto volevo precisare che noi non abbiamo fatto nessun blitz, assessore! Siamo venuti educatamente quel giorno, considerando che c'erano ben 74 persone, anche di più, forse un centinaio di persone che aspettavano di potere parlare con lei. Si trattava di una delegazione, è chiaro che non avremmo portato 74 persone nel suo ufficio. Ricordo perfettamente che lei quel giorno non è stato molto carino; ha già parlato di blitz, ma, ripeto, io generalmente non sono abituata a fare blitz, sono una persona estremamente educata e corretta e chiedo prima di poter ottenere un incontro con qualcuno. Però siamo stati trattati veramente male. Ma, a prescindere da quello che è successo quel giorno, vorrei sapere, visto che ha prospettato soluzioni per tutti, quali soluzioni eventualmente ci saranno per queste persone che dal 18 maggio - ripeto, 74 famiglie, e a Crotone viviamo una crisi economica non indifferente - stanno fuori dal mondo del lavoro. Quindi se ci vuole dire, gentilmente, visto che sta rispondendo a tutti, quali potrebbero essere le soluzioni, considerando il mare di milioni che si è preso questa società Konecta, praticamente mettendo in cassa integrazione fino al 31 dicembre e facendo dei lavori, non sappiamo come, poi si vedrà all'esito, perché ci potrebbe essere anche un profilo che dovrà essere approfondito in maniera particolare proprio sulle modalità in cui si sono svolti. La ringrazio e aspetto la risposta.

PRESIDENTE

Grazie, collega Barbuto. Ha chiesto di intervenire il consigliere Greco Orlandino. Ne ha facoltà.

GRECO Orlandino (Lega Salvini Calabria)

Grazie, signor Presidente, colleghi del Consiglio. Questo è un momento importante, auspicato da tanti, dai più, perché realizza l'avvio verso una soluzione definitiva di un problema che negli anni ha attanagliato la Calabria; chi vi parla era consigliere nella Legislatura del 2015-2020 ed era, già allora, un problema che attanagliava e in qualche modo richiedeva delle difficili soluzioni, atteso che il precariato creato illo tempore non era facilmente risolvibile.

Oggi siamo a un punto di svolta, sapendo e inquadrando bene il ragionamento, perché capisco che l’opposizione gioca la propria parte, la parte di chi deve contestare nel metodo e nel merito; il metodo ritengo che sia stato chiarito e cioè l’urgenza e la necessità di avviare in tempi brevi una soluzione al problema; nel merito - parlo da ex sindaco - tutti i Comuni - qua ci sono altri sindaci - hanno utilizzato negli anni questi lavoratori che sono stati un fulcro importante dei Comuni. Senza i tirocinanti, difficilmente molte funzioni sarebbero state svolte e chi vi parla sa che ha fatto uno sforzo immane. Io sono stato quello che senza discussione alcuna, senza neanche tentennare un solo secondo, ha ribadito l'importanza di stabilizzare e risolvere il problema dei tirocinanti; è un dovere istituzionale, etico e morale, quando si utilizzano i lavoratori, trovare le soluzioni necessarie affinché questa problematica si risolva. E lo abbiamo fatto. Molti sindaci - ve lo dico con grande chiarezza, non è una critica, non è una polemica - non hanno avuto questa sensibilità perché è vero che ci sono problemi relativi ai bilanci, ma c'era un contributo per 4 anni e noi sappiamo come i bilanci dei comuni vengono realizzati. Non è che è una cosa che si improvvisa. In 4 anni hai il tempo di avviare tutte le azioni necessarie per trovare le risorse dal 2029 in poi, per addivenire, in modo serio e istituzionalmente corretto, alla risoluzione del problema. Questo non c'è stato, lo dobbiamo anche dire. Da questa parte c'è stata invece una Regione che non si è girata dall'altra parte, non ha lasciato a mare i lavoratori, addirittura non ha lasciato a mare, anche con questa soluzione, i Comuni che in qualche modo avevano, tra virgolette, avviato la procedura; quindi, oggi va dato merito; lo voglio dire con grande chiarezza: neanche io sapevo di questa delibera.

Oggi sono contento perché, da un lato, nel mio Comune i lavoratori oggi hanno firmato il contratto e sono dipendenti a tutti gli effetti avendo svolto le procedure, dall'altro, c'è una Regione che non si è girata dall'altra parte e che, per una parte di lavoratori, ha avviato una soluzione. Chiaramente c'è da ragionare ancora e ancora di più per ottenere maggiori fondi, però una Regione che ha dato avvio, in modo serio, alla soluzione del precariato, nella fattispecie a quello dei tirocinanti.

Al netto delle polemiche, c'è una sola verità e cioè che c'è una Regione sensibile al problema del lavoro e soprattutto c'è una Regione sensibile anche al problema dei Comuni che, in qualche modo, non vengono lasciati soli, ma per i quali si individuano insieme soluzioni compatibili con i bilanci e con le risorse che il Governo ha messo in campo; soluzioni che parlano direttamente alla Calabria, ai calabresi, e grazie alle quali nessuno viene lasciato indietro.

Ravviso grande senso di responsabilità, grande serietà, grande senso delle istituzioni. Complimenti.

PRESIDENTE

Grazie, collega Greco. Ha chiesto di intervenire il consigliere Rosa. Ne ha facoltà.

ROSA Riccardo (Noi Moderati)

Grazie, Presidente. Come gruppo Noi Moderati esprimiamo profonda gratitudine per il lavoro della Giunta, del presidente Occhiuto e dell'assessore Calabrese. Gratitudine sincera, una gratitudine che non può essere nascosta né offuscata da polemiche sterili ogni volta che giungono delle proposte di legge essenziali, importantissime e di estrema attualità. Le leggiamo anche noi insieme a voi. Io l'ho letta come l'avete letta voi, forse, diversamente da voi, l'ho compresa. L'ho compresa nella profondità del suo essere, perché i numeri parlano chiaro: c'erano 3758 TIS, 3758 precari. Oggi, dopo tanti anni, restituiamo la dignità quasi a tutti, perché da 938 che risultavano essere ancora dentro il bacino, ma fuori dalla stabilizzazione, oggi si limita questo numero a 594; cioè oltre 3200 unità precarie hanno trovato una dignità lavorativa. Ma questo non chiude il bacino perché le 594 posizioni avranno, con uno stanziamento che oggi noi stiamo votando, la possibilità di proseguire un percorso di inserimento a contrasto del precariato. Noi stiamo realizzando con questa legge l'entità che voi, come centrosinistra, a livello politico e ideologico esprimete. Ma non facciamo le vostre polemiche, facciamo i fatti e di questi fatti ne siamo fieri e siamo contenti di vincere ovunque con il centrodestra. Siamo contenti anche dei risultati che stanno arrivando nella mia città di Castrovillari. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Rosa. Assessore Calabrese, se vuole rispondere. Prego.

CALABRESE Giovanni, Assessore in materia di sviluppo economico, lavoro e politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali nelle materie allo stesso delegate

Intervengo per una breve replica al consigliere Giuseppe Falcomatà; non è una replica, è un chiarimento anche perché da collega sindaco conosce benissimo il problema e sa che la Regione da sola non poteva risolvere il problema dei TIS; era impensabile perché anche la Regione ha problemi di bilancio e da qui la condivisione con più incontri svolti anche con i sindaci per trovare una soluzione. La soluzione era inizialmente un contributo di 25 mila euro, poi l'abbiamo portato a 35 mila euro, alla fine l'abbiamo portato a 54 mila euro; siamo andati a Bruxelles, ci siamo fatti autorizzare dalla Commissione europea all'utilizzo delle risorse e abbiamo inviato questa soluzione che prevede di fatto la copertura totale dei primi quattro anni dei lavoratori assunti part time. È normale che poi i Comuni dovranno nei propri bilanci trovare delle soluzioni. Resta fermo il fatto che, nel caso in cui dovessimo trovare delle ulteriori risorse da dare ai Comuni, attraverso anche le misure comunitarie, lo faremo volentieri perché la Regione deve tutelare i Comuni e comprendere le necessità, i bisogni che essi hanno - lo dice uno che ha fatto il sindaco dieci anni, quindi si rende conto delle difficoltà che hanno i nostri enti locali - e utilizzeremo al momento le altre risorse assegnate dal Parlamento per provare a chiudere il bacino, utilizzando quelle risorse attraverso la selezione che è stata fatta, con l'auspicio che, attraverso il Parlamento, possano arrivare altre risorse. Sapete benissimo che ci sono stati ulteriori emendamenti alle varie finanziarie a firma di diversi parlamentari, anche del centrodestra, qualcuno del centrosinistra, che puntano a trovare altre risorse da trasferire ai Comuni. Su questo continueremo a insistere, lo fa la nostra parte politica, ritengo debba farlo anche la vostra, tutti quanti per trovare altre risorse da dare ai Comuni, non solo per trasferire un ulteriore contributo dopo i quattro anni, ma anche per aumentare le ore, come è successo in tutti i Comuni. Ci sono stati alcuni Comuni che hanno avuto la possibilità di farlo in bilancio e, rispetto alla contrattualizzazione degli ex LSU ed ex LPU del 2018, hanno trovato risorse di bilancio e hanno portato le ore a 24, a 28 e a 35. Oggi stiamo utilizzando, anche su richiesta dei sindacati, le economie di quel contributo storicizzato della Regione Calabria per dare la possibilità ai Comuni di aumentare le risorse dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità. Quindi c'è grande attenzione da parte del governo regionale ai Comuni e al personale dei Comuni. Aggiungo alla onorevole Barbuto: onorevole, chi mi conosce sa che io ricevo tutti e incontro tutti per impostazione, per educazione e io sono in Regione Calabria dalla mattina alle 7, pur venendo da Locri, e lo sanno tutti e mi piace lavorare. Quindi io non ho mai chiuso la porta a nessuno. Però quello che non mi piace sono le pressioni, il pretendere qualcosa. Chi da me pretende qualcosa con arroganza e prepotenza, da parte mia trova la porta chiusa. Poi io ricevo tutti i consiglieri regionali, tutti i cittadini, tutti i lavoratori, come ho sempre fatto. Tant'è vero che quei 74 lavoratori, ai quali ha fatto riferimento lei, li ho ricevuti dopo due giorni perché una di queste persone mi ha scritto su Messenger, le ho mandato il numero di telefono, mi ha chiamato e li ho ricevuti in Regione. Ho spiegato a una delegazione di sette persone quale fosse il problema di Konecta. Attenzione: il governo regionale, con in testa il presidente Occhiuto, ha il dovere di affrontare tutte le criticità anche delle aziende private e con Konecta, un'azienda che aveva una crisi storica, con 800 lavoratori, il governo regionale si è impegnato mettendo a disposizione dell'azienda, attraverso un progetto sperimentale - lo conosce anche il consigliere Pietropaolo che all'epoca era assessore al digitale - una procedura svolta tramite l'ente dello Stato, il Poligrafico, che è il nostro ente di riferimento; il Poligrafico ha fatto una selezione, ha individuato TIM e POSTE, attraverso una manifestazione di interesse; POSTE si è ritirata ed è rimasta TIM che ha individuato Konecta quale parte di questa operazione. Abbiamo messo a disposizione delle risorse come incentivo alla formazione e all'assunzione al Dipartimento lavoro, abbiamo previsto altri 15 milioni di euro attraverso il Dipartimento digitalizzazione che li ha dati poi ad Azienda Zero, attraverso questa procedura, al Poligrafico, poi a TIM e poi a Konecta; è stato un ingranaggio macchinoso che però aveva portato alla stabilizzazione di quei lavoratori. Purtroppo, l'azienda, dopo meno di un anno, ha fatto ricorso alla cassa integrazione. Siamo consapevoli di questo. C'è il massimo impegno da parte del governo regionale e domani sarò a Roma anche per questo, perché stiamo cercando di trovare una soluzione per dare tranquillità a questi lavoratori, che oggi sono in cassa integrazione. Noi ci siamo anche opposti, il 9 aprile, al Ministero del Lavoro alla cassa integrazione; era presente il sottoscritto, era presente il mio direttore generale, Fortunato Varone. Abbiamo anche detto ai lavoratori a progetto che noi abbiamo chiesto, in quell'accordo del 19 dicembre 2024, all'azienda di includere nel perimetro non solo i lavoratori che erano in cassa integrazione, ma anche quelli che lavoravano a progetto e che hanno avuto un contratto a tempo determinato. Oggi quei lavoratori sono in NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) fino a dicembre. Auspichiamo con il governo regionale di trovare una soluzione ad una crisi di un'azienda privata e le posso garantire che se lei va a guardare le varie crisi che ci sono in corso nelle altre Regioni, vedi la Campania, vedi la Basilicata, difficilmente il governo regionale interviene e ci mette la faccia e le risorse come ha fatto il presidente Occhiuto per salvare 800 persone; quindi, su questo, nessuno ci può dire nulla.

È un progetto sperimentale e noi stiamo cercando di dargli seguito comprendendone anche le difficoltà; ci interessa tutelare quei lavoratori ed è quello che il governo regionale ha fatto, quello che continuerà a fare per tutte le aziende, soprattutto per quell’azienda che per noi è molto importante.

Presidente, la ringrazio per la sensibilità di aver messo all’ordine del giorno il problema del caporalato e mi permetto di esprimere ferma condanna per quelle belve umane che si sono rese protagoniste responsabili di quell’efferato omicidio.

Un ringraziamento va, da parte mia e ritengo da parte di tutti, alla Polizia di Stato e ai Carabinieri prontamente intervenuti e che sono stati capaci di assicurare alla giustizia questi maledetti malviventi. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Calabrese.

Passiamo all’esame e votazione del provvedimento.

Ha chiesto di intervenire, per dichiarazione di voto, la consigliera Greco. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Volevo dare una notizia all’assessore Calabrese: assessore, anche noi lavoriamo per espletare il mandato che, diversamente dalla sua posizione, a noi c’è stato dato. Noi siamo opposizione, facciamo il nostro lavoro e il nostro dovere con senso di responsabilità.

Lei ha offeso le persone - non soltanto i consiglieri regionali di opposizione, la consigliera Barbuto e il consigliere Bruno - dicendo: “Si rilassi”, come se qui fossimo venuti per giocare e ci dovessimo rilassare perché stiamo facendo una partita a pallone.

Se determinate norme, determinate proposte vengono portate nelle Commissioni competenti, possiamo audire e magari capire quello che ha capito lei, perché, sicuramente, lei avrà capito tante cose parlando con i sindacati, con le organizzazioni di categoria, con tutte quelle persone che sono interessate nello specifico alla questione, gli Enti comunali, eccetera, eccetera, e, magari, pure noi avremmo potuto dare il nostro contributo.

Per quanto riguarda la mia persona, sono stata Sindaco al comune di Cariati, dove per fortuna TIS non ce n’erano, però c’erano LSU e LPU, e io, nonostante il Comune fosse in forte dissesto, ho fatto in modo che queste persone venissero stabilizzate e avessero un lavoro degno, non a 18 ore, ma a 30 ore.

Quindi, ognuno di noi fa la propria parte, ognuno di noi cerca di dare un ristoro e una soluzione alle problematiche che ci vengono poste, a seconda dei ruoli che ci sono stati dati. È chiaro, quindi, ognuno lavora. Non lavora solo lei alle sette di mattina, perché pure noi dell’opposizione ci svegliamo la mattina presto per poter lavorare e dare delle risposte.

Il suo atteggiamento mi ha molto colpito, cioè questo modo forte di dire: “Io sono l’assessore, io ascolto, io ricevo, e quindi i consiglieri che sono venuti…” I consiglieri si fanno portavoce di problematiche, assessore, non veniamo a bussare alle porte degli assessori perché ci fa piacere. Veniamo a bussare alle porte degli assessori perché c’è qualcuno che viene da noi, ci pone un problema e noi quel problema cerchiamo di portarlo dove si può risolvere.

Allo stesso modo, mi auguro, che si risolverà, per esempio, il problema del TFR e dei lavoratori degli ex Consorzi di bonifica; ne parleremo dopo con il prossimo punto.

Non è che noi, ogni volta che voi portate una legge fuori sacco, dobbiamo stare zitti, alzare la mano e votare a favore!

Questa proposta di legge, mi auguro che abbia soddisfatto le richieste di tutti gli interlocutori che sono venuti da lei. Io non lo so, poi la farò valutare e magari poi ci incontreremo, io e lei, e le dirò se ci sono istanze oppure no o, ancora, le dirò - lo ha detto prima il consigliere Rosa - che siamo felici per come si è risolta. Lo so che non l’avete creato voi questo problema, è stato creato tanti anni fa, nel passato, quindi, non stiamo dando la colpa o la responsabilità a qualcuno.

Avremmo voluto - è un problema che abbiamo sollevato varie volte, come hanno detto tutti quanti i consiglieri di minoranza - essere coinvolti nel trovare una soluzione che potesse andare bene a tutti. Mi auguro che questa vada bene a tutti.

Anche se non ho avuto la possibilità di dare una motivazione vera per l’approvazione, come Casa Riformista-Italia Viva, voto favorevolmente questa proposta di legge. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Greco.

Ha chiesto di intervenire, per dichiarazione di voto, il consigliere Falcomatà. Ne ha facoltà.

FALCOMATÀ Giuseppe (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Noi come Partito Democratico voteremo a favore di questo provvedimento, al netto delle modalità con cui è stato presentato e di cui abbiamo discusso, perché conosciamo bene la realtà dei TIS, la conosciamo perché l’abbiamo vissuta da Sindaci e da amministratori sui nostri territori.

Votiamo favorevolmente, auspicando, Presidente e assessore, che già da domani la Regione si impegni a completare un percorso, si impegni a reperire le risorse e il contributo nei confronti dei Comuni anche dopo la scadenza della programmazione 2021-2027 - magari, risorse storicizzate - e a reperire anche risorse statali per aiutare i Comuni a stabilizzare i TIS non più a 18, ma magari anche a 24 o a 36 ore.

Con questo spirito anche di collaborazione, ribadiamo il nostro voto favorevole. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega Falcomatà.

Passiamo all’esame e votazione del provvedimento.

Articolo 1

(È approvato)

Articolo 2

(È approvato)

Articolo 3

(È approvato)

Articolo 4

(È approvato)

Passiamo alla votazione della proposta di legge nel suo complesso con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale.

La proposta di legge è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.

 

(Il Consiglio approva)

(È riportata in Allegati)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 64/13^ di iniziativa dell’Ufficio di Presidenza, recante: “Approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2025, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi”

PRESIDENTE

Passiamo al punto tre, la proposta di provvedimento amministrativo numero 64/13^ di iniziativa dell’Ufficio di Presidenza, recante: “Approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2025, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi”

Prego, consigliera De Francesco.

DE FRANCESCO Luciana (Fratelli d’Italia), relatrice

Grazie, signor Presidente.

Il provvedimento che oggi sottoponiamo all’esame dell’Aula riguarda l’approvazione del rendiconto dell’esercizio finanziario 2025, relazione sulla gestione e del Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi.

Si tratta di un atto particolarmente importante perché rappresenta il momento attraverso il quale l’Assemblea è chiamata a verificare e valutare la gestione delle risorse pubbliche affidate al Consiglio regionale nel corso dell’anno 2025, nel rispetto dei principi di trasparenza, responsabilità e corretta amministrazione.

Il rendiconto è stato predisposto secondo quanto previsto dal decreto legislativo numero 118 del 2011 in materia di “Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Pubbliche amministrazioni”, ed è stato elaborato a seguito delle operazioni di chiusura dell’esercizio, del riaccertamento ordinario dei residui e delle verifiche effettuate dagli uffici competenti.

Dall’esame dei dati emerge una gestione finanziaria caratterizzata da equilibrio e solidità contabile. In particolare, il Fondo cassa al 31 dicembre 2025 ammonta a circa 5.983.000,00 euro, mentre il risultato di amministrazione raggiunge complessivamente 27.156.000,00 euro. Un dato che testimonia la capacità dell’Ente di programmare e gestire le proprie risorse in maniera responsabile, garantendo al tempo stesso il regolare funzionamento dell’attività istituzionale del Consiglio regionale.

L’avanzo di amministrazione risulta composto da oltre 11.700.000,00 euro di avanzo vincolato, circa 4.800.000,00 euro di avanzo accantonato e oltre 1.300.000,00 euro destinato agli investimenti e più di 9.200.000,00 euro di avanzo libero.

Particolarmente significativo è il fatto che il provvedimento non si limiti alla mera rappresentazione dei dati contabili, ma sia accompagnato dalla relazione sulla gestione e dal Piano degli indicatori di bilancio e dei risultati attesi: strumenti che consentono una lettura più completa dell’attività amministrativa svolta e del grado di raggiungimento degli obiettivi programmati.

Il rendiconto rappresenta, dunque, non soltanto un adempimento previsto dalla normativa regionale, ma anche uno strumento fondamentale di trasparenza nei confronti di cittadini e Istituzioni, perché consente di verificare come siano state utilizzate le risorse pubbliche e quali risultati siano stati conseguiti nel corso dell’esercizio finanziario.

Desidero, inoltre, evidenziare il lavoro svolto dagli uffici del Consiglio regionale, dal Settore bilancio e ragioneria e da tutte le strutture coinvolte nella predisposizione della documentazione contabile che hanno consentito di giungere all’approvazione di un rendiconto completo e conforme alle disposizioni normative vigenti.

Con questo atto il Consiglio regionale assolve a uno degli obblighi più rilevanti sotto il profilo amministrativo e contabile, confermando l’attenzione verso una gestione improntata alla correttezza, all’equilibrio finanziario e alla piena tracciabilità dell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Per queste ragioni, in qualità di relatrice, invito l’Aula ad esprimere voto favorevole sul provvedimento in esame. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, collega De Francesco.

Prendiamo atto del parere favorevole del Collegio dei revisori dei conti e dei relativi aggiornamenti apportati dal competente Settore bilancio e ragioneria del Consiglio regionale della Calabria sulla base delle risultanze e dei contenuti e delle relazioni della Commissione speciale di vigilanza.

Pongo in votazione il provvedimento nel suo complesso, unitamente ai relativi Allegati, con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale.

Il provvedimento, unitamente ai relativi Allegati, è approvato con autorizzazione al coordinamento formale.

(Il Consiglio approva)

(È riportata in Allegati)

Mozione numero 14/13^ di iniziativa dei consiglieri Elisabetta Maria Barbuto, Elisa Scutellà, V. Bruno, recante: “Iniziative per la sorveglianza sanitaria gratuita della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone – Cassano – Cerchiara”

PRESIDENTE

Passiamo al punto quattro, la mozione numero 14/13^ di iniziativa dei consiglieri Elisabetta Maria Barbuto, Elisa Scutellà, Bruno, recante: “Iniziative per la sorveglianza sanitaria gratuita della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone – Cassano - Cerchiara”. Testo modificato e sottoscritto anche dai consiglieri regionali Ranuccio, Rosellina Madeo, Falcomatà, Laghi, Filomena Greco, Ionà, Alecci, Pietropaolo, Rosa, Mattiani, Ferrari e De Cicco.

Cedo la parola alla consigliera Barbuto per illustrare il provvedimento.

Prego, consigliera Barbuto.

BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento 5 Stelle)

Grazie, Presidente. Prendo la parola brevemente per illustrare questa mozione che ho presentato tempo fa, ottenendo prioritariamente la firma della collega Scutellà, del collega Bruno e, oggi, ringrazio veramente tutti i colleghi anche quelli di maggioranza per averla sottoscritta, perché evidentemente si sono resi conto della situazione che ho voluto descrivere nella mia mozione.

Parliamo di una mozione che è stata depositata all’inizio della 13^ Legislatura, con la quale si chiede l’attivazione immediata di iniziative per la sorveglianza sanitaria gratuita della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale, il SIN di Crotone – Cassano - Cerchiara.

Parliamo di un’area molto vasta di un territorio che per lunghi decenni è stato il motore industriale della nostra Regione, ma che ha pagato un prezzo sproporzionato e incalcolabile in termini ambientali e di salute. Quello che doveva essere sviluppo si è trasformato, per una tragica ironia della storia, in una condanna silenziosa per intere generazioni.

Quando parliamo del SIN di Crotone – Cassano - Cerchiara, non stiamo discutendo di una semplice pratica amministrativa, stiamo parlando di una ferita aperta nel cuore della Calabria. Una ferita che sanguina ancora e che attende da troppo tempo non solo la bonifica della terra, ma la protezione della vita umana.

Cari colleghi, i dati che sono in nostro possesso e che sono documentati dallo studio SENTIERI, il progetto epidemiologico nazionale che monitora i siti contaminati in Italia, ci restituiscono da anni una foto estremamente preoccupante, se non agghiacciante proprio di Crotone.

Intanto, in queste aree ci si ammala di più di tumori del sistema circolatorio, respiratorio e digerente e si registrano picchi inaccettabili di patologie legate all’esposizione prolungata a metalli pesanti.

Chi vi parla si è sottoposta l’anno scorso volontariamente a delle analisi e posso garantire che le persone che hanno analizzato i miei referti mi hanno chiesto se ho lavorato in fabbrica. No, io non ho lavorato in fabbrica, non abito vicino alle fabbriche, non ho avuto contatti, (Omissis)*.

Ebbene, i cittadini di Crotone respirano quell’aria e bevono l’acqua da cinquant’anni, lì hanno cresciuto i loro figli. I miei figli ora sono fuori, ma sono stati a Crotone, sono nati a Crotone, cresciuti a Crotone, sopra i suoli contaminati, spesso ignari del pericolo, - molti ignorano ancora questa situazione - mentre i grandi colossi industriali smantellavano le produzioni e lasciavano a noi il carico dei veleni, che tuttora c’è.

Dietro questi dati statistici non ci sono solo freddi numeri da allegare a una relazione teorica, ci sono i volti delle persone, ci sono famiglie che sono state decimate: genitori che hanno dovuto seppellire i propri figli, lavoratori che si sono ammalati, non ultima, la settimana scorsa (Omissis)* - la voglio ricordare in Consiglio regionale - la mamma del bambino (Omissis)* che fu assassinato sul campo di calcetto qualche anno fa da dei criminali che non esitarono a sparare per eliminare un loro presunto avversario.

Perché la sorveglianza? Noi chiediamo con questa mozione una sorveglianza gratuita. Intanto, queste analisi al momento sono costose; è chiaro però che nessuno si può sottoporre, se non volontariamente, allo screening, ma è importante che un campione di persone, possibilmente significativo, vi si sottoponga per verificare anche la correlazione tra l’esistenza di questo inquinamento, la presenza di metalli pesanti nel sangue e l’insorgenza delle malattie.

Dobbiamo agire però subito, perché la sorveglianza sanitaria che chiediamo con questa mozione non è un’elemosina e non è nemmeno un favore elettorale.

Su questo mi sono impegnata da sempre, anche quando ero deputata, è l’applicazione pura e semplice dell’articolo 32 della Costituzione, “Il diritto alla salute”, che non si sostanzia solamente nel diritto alla cura; poi di questo se volete parleremo, perché ho presentato anche un’interrogazione in merito alle condizioni in cui si trova il reparto che cura queste persone in ospedale, al reparto e al day hospital di oncologia, ma non è questa la sede, ne parleremo più approfonditamente in un secondo momento.

L’attuazione di questi protocolli di screening mirati e gratuiti per tutta la popolazione, per coloro che, naturalmente, daranno l’adesione: esami diagnostici periodici, per l’identificazione precoce delle patologie tumorali e respiratorie correlate agli inquinanti presenti nel sito, e l’attivazione di una serie di percorsi di biomonitoraggio, per valutare la presenza di metalli pesanti nell’organismo dei cittadini più esposti, a partire dalle fasce più anziane e più piccole, quindi bambini, che sono le fasce più vulnerabili, in maniera da poter avere prevenzione. Abbiamo parlato prima di prevenzione a proposito della piaga del caporalato, adesso parliamo di prevenzione a livello di salute, perché non è sufficiente parlare di cura, dobbiamo parlare di prevenzione.

Non posso fare a meno di dire che, in questo momento sto vivendo anch’io una situazione particolare. (Omissis)* Ogni anno - questo ve lo posso garantire - vi porterò i dati. Dall’anno scorso fino a quest’anno il numero delle patologie tumorali a Crotone è raddoppiato. Raddoppiato! Vi garantisco che è raddoppiato. La mattina al day hospital di oncologia c’è una folla che, forse, nemmeno al mercato, è una cosa veramente impressionante.

Quindi, ringrazio tutti coloro che hanno avuto la sensibilità, oggi, di firmare questa mozione e che hanno condiviso le mie perplessità, le mie paure, perché la prevenzione non è un lusso, ma è un diritto.

Ringrazio di cuore sia la collega Scutellà che il collega Bruno che mi hanno sostenuto in questa prima stesura, ma ringrazio tutti i colleghi, dell’opposizione e della maggioranza, per questa sensibilità. Ringrazio tutti anche perché gli impegni che noi abbiamo indicato nella mozione non riguardano soltanto - voi li avete sottoscritti e questo mi fa molto piacere - lo screening sanitario, ma riguardano anche la possibilità di bloccare nel nostro territorio tutte le ulteriori attività inquinanti che possano un domani andare a incidere sulla salute delle persone.

Li leggo velocemente, per lasciare lo spazio ai colleghi. Quindi, la mozione impegna la Giunta regionale a operare per mantenere il vincolo del PAUR, quello previsto nel 2019, che impone il trasferimento dei rifiuti tossici pericolosi fuori dalla Calabria; non devono rimanere in Calabria. Noi abbiamo aspettato perché l’Eni ha scientemente, secondo il mio modesto punto di vista, ritardato questa bonifica, modificando tramite delle Conferenze di servizi il Piano Operativo di Bonifica (POB) Fase 2, per cercare di lasciare in loco i veleni. Ultimamente sembra quasi che ci stia riuscendo, perché nel 2024 è entrato in vigore un Regolamento europeo che impedisce il transito dei rifiuti tossici pericolosi. Vedremo se sarà possibile per situazioni già in atto poter ottenere una deroga. Nel frattempo, ci sono le famose discariche.

Vi racconterei tante cose, ma non voglio farvi perdere tempo, vi racconterei dall’inizio quanto siamo fortunati. Noi abbiamo l’unica discarica in Calabria nella quale potremmo contenere questi veleni e rimarrebbero a Crotone, quindi, si sposterebbero da un chilometro all’altro, praticamente, e quindi continuerebbero la loro impietosa opera.

Del monitoraggio, abbiamo già detto.

Si impegna, poi, la Giunta regionale: a sostenere lo screening e a disporre anche il Registro tumori che non esiste a Crotone, per cui noi non sappiamo niente, cioè possiamo ipotizzare e immaginare solamente, ma non abbiamo dei dati scientifici certi; a disporre per la piena operatività di un Registro tumori che sia pubblico e consultabile, per mappare l’incidenza delle patologie e orientare la ricerca scientifica sul nesso di causalità tra l’inquinamento e le malattie e a bloccare ogni tipo di impianto che possa aggravare la situazione sanitaria locale; a disporre che ogni nuovo progetto industriale o infrastrutturale a Crotone debba essere subordinato, anche prioritariamente, a una Valutazione di Impatto Sanitario.

Chiudo il mio discorso ringraziandovi. Ringraziandovi per la sensibilità dimostrata e ringraziandovi perché avete dimostrato di comprendere qual è il dramma che stiamo vivendo a Crotone in questo momento e che non ha fine e sembrerebbe non avere fine.

Per cui, chiedo che la Regione Calabria possa - lo spero - impegnarsi, nel senso della mozione che oggi, mi auguro, tutti voteremo. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Barbuto. Parlo a nome sia della maggioranza che delle minoranze: ringraziamo lei per la forza quotidiana, le siamo vicini e la sosteniamo sempre.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Ferrari. Ne ha facoltà.

FERRARI Sergio (Forza Italia)

Grazie, signor Presidente. La mozione che stiamo discutendo, evidentemente, richiama il tema della tutela della salute: la bonifica del SIN Crotone - Cassano - Cerchiara non può e non deve essere oggetto di contrapposizione ideologica, ma impone un approccio condiviso, fondato, soprattutto, su dati certi, responsabilità istituzionale e rispetto delle comunità coinvolte.

È un tema che conosco discretamente bene perché l’ho seguito ormai negli ultimi 5 anni nei ruoli, in particolar modo, di Presidente della Provincia, di quella Provincia che nel 2023 ha emesso l’ordinanza a carico dei responsabili dell’inquinamento, diffidandoli ad intervenire per la messa in sicurezza e per la bonifica delle aree.

Sappiamo tutti che il SIN Crotone - Cassano - Cerchiara è uno dei siti più complessi d’Italia, caratterizzato da una stratificazione di criticità ambientali e da ritardi, come ben diceva la collega Barbuto, ritardi accumulati in decenni.

Tuttavia, è doveroso però rappresentare in quest’Aula il quadro aggiornato, sinteticamente, e oggettivo delle attività in corso per evitare ricostruzioni parziali o magari non aderenti completamente allo stato degli atti. È chiaro che non possiamo non evidenziare che negli ultimi anni si è accelerata l’attività e, finalmente, - vivaddio - si è dato inizio all’attività di bonifica, attraverso intense attività realizzate con una filiera istituzionale che ha saputo lavorare in maniera sinergica; infatti, il Comune di Crotone, la Provincia di Crotone e la Regione Calabria, nelle tantissime Conferenze dei servizi tenutesi presso il Ministero, hanno lavorato per tutelare il territorio, partendo proprio da quel vincolo PAUR sul quale non abbiamo mai ceduto, rivendicando ed evidenziando in maniera univoca l’obbligo da parte di Eni Rewind di provvedere a portare i rifiuti pericolosi, TENORM e TENORM con amianto, fuori dal territorio della Regione Calabria, così come previsto nel decreto del 2020.

È vero, c’è un’evoluzione perché in questo momento sono in corso le attività, è entrato in vigore questo nuovo Regolamento europeo, ormai da maggio 2026, che in qualche modo pone un divieto rispetto alle autorizzazioni transfrontaliere e, quindi, alla possibilità di portare i rifiuti pericolosi fuori dal territorio del proprio Paese.

Ma è tutto da vedere, tutto da verificare, tutto da approfondire, perché è chiaro che, nel caso di specie, si tratta di attività già avviate in precedenza, con quantitativi che già sono partiti verso la discarica in Svezia. Lo evidenzio perché per molti anni è stato detto ai Tavoli che non esistevano discariche in grado di poter accogliere, fuori dal territorio della Regione Calabria, i rifiuti pericolosi contenenti TENORM e TENORM con amianto.

In realtà, dopo aver forzato e, in qualche modo, imposto uno scouting serio, in pochi mesi sono state individuate delle discariche e si è iniziata questa attività di trasporto dei rifiuti con le autorizzazioni transfrontaliere. In queste ore sono in corso le attività di bonifica sul sito, in particolar modo per i rifiuti non pericolosi, con il trasporto delle risultanze delle attività nelle discariche fuori dal territorio della Regione Calabria.

Per ciò che concerne i ritrovamenti dei rifiuti contenenti TENORM e TENORM con amianto, si sta provvedendo in questa fase a depositare nei siti già autorizzati, per poi verificare la possibilità di trasporto fuori dal territorio della Regione Calabria.

Mi preme evidenziare, poi, l’ultima Conferenza di servizi, tenutasi nel mese di maggio, nella quale ancora una volta Eni Rewind propone una variante al progetto stralcio POB Fase 2 con la quale, in estrema sintesi, decide di proporre di applicare la tecnologia del soil mixing che, invece, era quella alla base della stragrande maggioranza di intervento nel territorio, riducendola ad un volume complessivo di terreni da trattare di circa 30.000 metri cubi. Cito questo numero per dire come poi avvengono le varianti, perché in verità nel 2022, anche grazie ai pareri intervenuti di ARPACAL e di ISPRA, si era addivenuti a dei volumi da sottoporre a soil mixing pari a 283.000 metri cubi; quindi, da 283.000 adesso ne propongono 30.000, provando ad inserire la tecnica ENA che invece - è ampiamente certificato sia da Ispra, da ISIN, da tutti gli enti preposti in materia - non è assolutamente sostitutiva rispetto all'attività del soil mixing.

Entro nel merito della mozione, per la quale ringrazio non solo la collega Barbuto, ma tutti i colleghi consiglieri, che con grande senso di responsabilità hanno ritenuto opportuno sottoscriverla nella sua totalità, portando qualche piccola modifica e integrazione. Non c'è dubbio che per ciò che concerne la sorveglianza sanitaria è assolutamente condivisibile l'esigenza di rafforzare il monitoraggio epidemiologico e soprattutto gli screening, così come ritengo sia giusto evidenziare che la Regione Calabria sia già impegnata in tal senso con una serie di programmi, di progetti. Ne cito qualcuno: il programma InSinergia, il progetto SINTESI, il progetto SalGA-KRO, cioè i progetti che abbiamo inserito nella mozione. Queste attività sono state considerate e sono in corso, ma non c'è dubbio che bisogna alzare l'asticella, alzare il livello di attenzione così come sulla richiesta di rendere pienamente operativo il registro dei tumori. È chiaro che il tutto deve essere ricondotto in un quadro organizzativo normativo già esistente, ma che necessita di rafforzarne l'efficacia e soprattutto la fruibilità dei dati, con particolare riferimento alla comunità di Crotone.

Il punto centrale sul tema del SIN è uno: il territorio crotonese ha pagato per decenni il prezzo di ritardi, di sovrapposizione di competenze, di scelte industriali che affondano le radici molto indietro nel tempo, ben oltre le responsabilità di una singola stagione politica o istituzionale. È una vicenda complessa che ha attraversato livelli diversi, nazionali, industriali e amministrativi e che proprio per questo non può essere ricondotta a letture semplificate. Ciò che però oggi mi preme registrare ed evidenziare è che negli ultimi anni si è determinata una discontinuità concreta con l'attivazione degli strumenti commissariali, con l'adozione di atti vincolanti e con l'avvio concreto della fase operativa della bonifica ed è proprio su questa discontinuità che dobbiamo insistere e vigilare, evitando di tornare indietro o di rallentare i percorsi che per la prima volta, dopo molto tempo, si sono tradotti in atti ed interventi concreti. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Ferrari.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Bruno. Ne ha facoltà.

BRUNO Vincenzo (Tridico Presidente)

Grazie, Presidente.

Penso che alla mozione, con prima firmataria la collega Barbuto, vada attribuito il merito di accendere un focus su Crotone. Spesso su Crotone cade un velo di assenza totale delle istituzioni. Da anni si parla del progetto di risanamento di bonifica, ma ancora non c'è una programmazione che possa far ritenere soddisfacente l'intervento delle istituzioni, in questo caso anche della Regione. Con la testimonianza della collega Barbuto, drammatica, si riaccende di nuovo una discussione: a Crotone si muore! Potete tranquillamente accusarmi di essere catastrofico, ma così è. In Consiglio regionale oggi si apre di nuovo una discussione affinché la massima Assemblea regionale prenda atto che su Crotone c'è un problema che non è ancora risolto. Sono tanti i punti di difficoltà che ci sono su Crotone. Ringrazio i colleghi della maggioranza e della opposizione che hanno avuto la sensibilità di sottoscrivere tutti questa mozione, che ci consente di prendere atto delle difficoltà che ci sono su quel territorio. Anche con un'altra interrogazione, qualche mese fa con la collega Barbuto e - mi pare - la collega Scutellà, abbiamo segnalato agli organi competenti, in questo caso alla Prefettura, che ci sono carenze sostanziali di ispettori della SPISAL, che sono ispettori di polizia giudiziaria che dovrebbero controllare l'esito della bonifica da parte dell'Eni. Tutto questo non può avvenire perché non ci sono ispettori SPISAL. Voi sapete che questa materia è regolamentata da una legge nazionale e gli ispettori vengono autorizzati dalla Prefettura. Allo stato abbiamo prodotto una interrogazione alla quale mi pare che non sia stata data risposta e sosteniamo che questa cosa vada ripresa e rilanciata, perché su Crotone, oltre all’inquinamento da metalli pesanti, che descrive molto bene la collega Barbuto, c'è un problema anche di asbestosi. L'ONA, che è l'Osservatorio nazionale dell'asbesto, sta iniziando ad avviare i procedimenti giudiziari contro l'Eni. Questo che significa? Significa che la gente sta morendo di asbestosi. Allora il merito della collega Barbuto e il merito di tutti noi è di avere rilanciato di nuovo in questa Aula il problema di Crotone e delle aree del SIN, che non può essere più rimandato, va affrontato subito, chiamando ad intervenire immediatamente tutti gli organi che hanno competenze.

Grazie alla collega Barbuto e grazie a tutti voi per aver aderito a questa importante mozione.

PRESIDENTE

Grazie, collega Bruno.

Ha chiesto di intervenire il consigliere Laghi. Ne ha facoltà.

LAGHI Ferdinando (Tridico Presidente)

Grazie, Presidente.

Ringrazio molto la collega Barbuto per questa mozione che in realtà, anche storicamente, mi riporta indietro nel tempo, perché saranno forse 20 anni che mi occupo direttamente, come ISDE Medici per l'ambiente, dei SIN in generale in Italia e del SIN di Crotone in particolare. Con la collega Barbuto, all'epoca parlamentare, abbiamo tenuto anche dei convegni - insieme a tanti altri convegni fatti a Crotone - proprio sulla pericolosità e sulla incredibile inerzia da decenni della politica rispetto ai danni presenti, con ogni evidenza, nei SIN. È stato ricordato lo studio Sentieri, uno studio ecologico ma comunque molto forte, che ha evidenziato lì, come negli altri SIN, un aumento delle patologie e un aumento delle patologie neoplastiche in particolare. Ed è, complessivamente parlando, assai grave che in Italia il 10% della popolazione italiana, circa 6 milioni di persone, sia esposta ai rischi collegati semplicemente perché abitano in quei luoghi - non hanno scelto di abitare -, perché vi sono nati o abitano nelle zone circostanti agli oltre 40 SIN, siti di interesse nazionale, che sono presenti in Italia. Un altro dato estremamente importante, estremamente grave, e che lascia perplessi della capacità della politica di interpretare a livello nazionale i bisogni anche di salute delle popolazioni, è che a essere bonificato sia grosso modo il 5% dei territori interessati dalla catalogazione. Non riguarda solo la politica, ma anche chi aveva interessi industriali su quel sito e che ha introitato ingenti somme e guadagnato, bisogna dire - sono parole forti - sulla pelle delle persone, accumula ritardi per evitare le ingenti spese di bonifica. Bene ha fatto anche il collega Ferrari a ricordarle che questa solo presunta impossibilità di trovare siti extra nazionali dove portare le scorie improvvisamente si sia dissolta in una ricerca più accurata, più seria.

Voglio anche ricordare l'opera del professor generale Errigo, commissario del SIN, che comunque, al di là delle scelte finali, ha avuto in ogni caso il merito di portare fortemente alla ribalta il problema di salute del SIN di Crotone, Cassano e Cerchiara, perché questo credo sia l'unico SIN in Italia spezzato, che si trova in 2 posti che distano circa 100 km l'uno dall'altro; le scorie, le ferriti di zinco in particolare, anziché andare in Sardegna in discariche controllate ad hoc per rifiuti pericolosi, sono state sparse nell'agro di Cassano Ionio e di Cerchiara come ammendante agricolo.

Non sapremo mai quante vittime sono state determinate da questa spregiudicatezza della criminalità organizzata e dalla mancanza di controlli nel corretto smaltimento delle scorie. Grazie alla collega Barbuto.

Voglio chiudere con una notazione: giustamente è stato evocato il problema del registro tumori. Il registro tumori è uno strumento fondamentale non di conoscenza, o almeno non solo di conoscenza, ma di pianificazione delle attività sanitarie che contrastino l'inquinamento. Quindi bisogna culturalmente accettare e interiorizzare che dall'inquinamento in generale dipendono la maggior parte delle malattie che a livello globale interessano le persone.

Mentre i servizi sanitari pesano sulla nostra salute per il 15%, l'ambiente pesa per oltre il 20%. Quindi, se dovessimo scegliere - fortunatamente non dobbiamo scegliere - fra un servizio sanitario e un mondo non inquinato, ci converrebbe stare senza servizio sanitario però anche senza inquinamento.

Detto questo, ritorno e chiudo per il problema del registro tumori. Noi nella precedente Legislatura, con tanta fatica, siamo riusciti a capire quali fossero i punti di debolezza e perché mancasse un registro tumori; mancava la cabina di regia, perché gli strumenti informatici delle varie Aziende Sanitarie Provinciali erano bellamente diversi fra di loro, non colloquiavano e non colloquiano con l'AIRTUM, cioè con l’Associazione Italiana Registri Tumori. Io spero che, dopo avere diagnosticato le malattie del registro tumori, in questa Legislatura si possa effettivamente mettere mano ai registri veri e propri, aggiornarli e quindi metterli al passo con quello che succede in tutta Italia. Ripeto: non è una banale attività di conoscenza, ma è uno strumento non sostituibile di programmazione sanitaria per evitare tanti e tanti morti che hanno avuto e avranno e avrebbero soltanto la colpa di abitare vicino a un posto dove era meglio che non vivessero e non abitassero.

Grazie ancora una volta alla collega Barbuto. Ovviamente il voto non può che essere positivo.

PRESIDENTE

Grazie, collega Laghi.

Pongo in votazione la mozione con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale. La mozione è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.

(Il Consiglio approva)

(È riportata in Allegati)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 65/13^ di iniziativa della Giunta regionale recante: “Bilancio di previsione 2026-2028 dell'Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura (ARCEA)”

PRESIDENTE

Passiamo alla proposta di provvedimento amministrativo numero 65/13^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione 2026-2028 dell'Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in agricoltura (ARCEA)”.

Cedo la parola al consigliere Pietropaolo per illustrare il provvedimento.

Prego, consigliere Pietropaolo.

PIETROPAOLO Filippo Maria (Fratelli d’Italia), relatore

Grazie.

La proposta di provvedimento, posta oggi all'approvazione di questa Assemblea, è stata licenziata a maggioranza dei presenti dalla Seconda Commissione Bilancio nella seduta del 5 giugno scorso. La proposta è relativa al Bilancio di previsione 2026-2028 ARCEA, dell'Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura. L'Agenzia è l'Organismo Pagatore della Regione Calabria per gli aiuti in agricoltura relativi al Fondo FEAGA, al Fondo FEASR, riconosciuto con provvedimento del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali del 2009; l'Agenzia, altresì, con decreto del Direttore generale delle Politiche Internazionali e dell'Unione Europea del Dipartimento della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale del MASAF del 14.10.2024, è stata riconosciuta Organismo Pagatore della Regione Calabria per le misure e gli interventi settoriali FEAGA non SIGC. Alla seduta di Commissione hanno partecipato il Commissario straordinario dell'Ente, ing. Giuseppe Arcidiacono, il quale ha fornito i chiarimenti richiesti, e il Dirigente di settore del Dipartimento Agricoltura, Aree interne e Politiche di Connessione Territoriale, dott. Domenico Ferrara, il quale ha confermato l'istruttoria di competenza del Dipartimento.

Il provvedimento si compone della delibera di Giunta regionale, delle relazioni istruttorie del Dipartimento Agricoltura, del Dipartimento Bilancio, Finanze e Patrimonio e del parere del Revisore unico dei conti dell'Agenzia.

Il Revisore unico dei conti, con verbale n. 4 del 9 marzo 2026, rileva che il bilancio rispetta il principio di pareggio finanziario e dell'equivalenza fra entrate e spese per servizi per conto terzi; anche per le annualità 2027 e 2028 sono rispettati il pareggio finanziario e l'equivalenza fra entrate e spese per servizi per conto terzi. Relativamente alle spese del personale e alle spese per il funzionamento, si evidenzia che la redazione del bilancio di previsione 2026/2028 è stata effettuata rispettando i principi elencati nella legge regionale n. 62/2023 recante "Norme in materia di spending review".

L'organo di controllo ribadisce la necessità di monitorare costantemente i pagamenti per evitare eventuali disallineamenti nei confronti dei centri assistenza agricola.

Il revisore, nell'esprimere parere favorevole dal punto di vista del rispetto degli equilibri di bilancio sulla proposta di bilancio di previsione 2026 e pluriennale 2026-2028, raccomanda la costante verifica dell'andamento delle riscossioni in corso d'anno, così da poter procedere al tempestivo adeguamento del Fondo Crediti di dubbia esigibilità.

Il Comitato di Vigilanza, che rappresenta la struttura di controllo dell'Agenzia interna al Dipartimento Agricoltura, ritiene che sussistano le condizioni di legge in ordine alla congruità e attendibilità delle previsioni di bilancio, formulando alcune raccomandazioni:

-       verificare e monitorare costantemente le entrate e le spese di gestione;

-       monitorare il Fondo Crediti Dubbia Esigibilità;

-       monitorare costantemente i pagamenti per evitare eventuali disallineamenti nei confronti dei centri di assistenza agricola.

Il Dipartimento Bilancio, Finanze e Patrimonio rileva che, con riferimento alle previsioni di entrata e di spesa, contenute nel bilancio dell'Ente, sembrerebbero garantiti sia gli equilibri contabili sia la presenza di un saldo finale di cassa non negativo.

Il Dipartimento, nell'istruttoria di competenza, evidenzia che rispetto agli equilibri di bilancio, la proposta di Bilancio di Previsione 2026-2028 prevede l'utilizzo di una parte dell'accantonamento del Fondo Contenzioso, per un importo di euro 90.000,00.

A conclusione dell'attività istruttoria, il Dipartimento esprime parere favorevole all'adozione, da parte della Giunta Regionale, della presente proposta di Bilancio di Previsione 2026-2028 dell'ARCEA, al fine della successiva trasmissione della stessa al Consiglio Regionale per il seguito di competenza, ex articolo 57, comma 3, della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8.

Presidenza del Vicepresidente Giacomo Pietro Crinò

PRESIDENTE

Grazie, consigliere Pietropaolo. Non ci sono richieste di intervento.

Pongo in votazione il provvedimento nel suo complesso, unitamente ai relativi allegati, con autorizzazione al coordinamento formale. Il provvedimento, unitamente ai relativi allegati, è approvato con autorizzazione al coordinamento formale.

 

(Il Consiglio approva)

(È riportata in Allegati)

Proposta di legge numero 20/13^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Modifiche alla legge regionale 10 agosto 2023, n. 39 – Disciplina in materia di ordinamento dei Consorzi di bonifica e di tutela e bonifica del territorio rurale”

PRESIDENTE

Passiamo al punto sei, la proposta di legge numero 20/13^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Modifiche alla legge regionale del 10 agosto 2023, numero 39 - Disciplina in materia di ordinamento dei Consorzi di bonifica e di tutela e bonifica del territorio rurale”.

Cedo la parola alla consigliera Santoianni per illustrare il provvedimento.

SANTOIANNI Elisabetta (Forza Italia), relatrice

Grazie, Vicepresidente.

La proposta, licenziata in data 28 maggio 2026 dalla Sesta Commissione, nasce dalla necessità di perfezionare l'assetto normativo delineato dalla precedente legge regionale numero 39 del 10 agosto 2023, la quale ha profondamente riformato il sistema della bonifica in Calabria attraverso l'istituzione del consorzio unico.

Questo nuovo intervento legislativo mira ad assicurare una maggiore funzionalità operativa dell'ente, semplificando i processi e rafforzando l'autonomia di gestione che la legge già assegnava al consorzio.

Il cuore della riforma risiede nella volontà di far aderire pienamente le norme alla qualificazione giuridica di ente pubblico economico attribuita al consorzio, eliminando quelle disposizioni che avrebbero potuto generare dubbi interpretativi o un'eccessiva influenza dominante della Regione sulle funzioni proprie dell'ente. In questa prospettiva, la modifica dell'articolo 3 della legge originale rappresenta un passaggio fondamentale in quanto stabilisce che le opere pubbliche di bonifica e irrigazione, così come le opere idrauliche, siano gestite direttamente dal consorzio della Calabria.

Un ambito di intervento particolarmente significativo riguarda la composizione e le dinamiche degli organi collegiali, dove il disegno di legge numero 20/13^ opera con una decisa semplificazione in senso democratico e professionale.

Una delle novità più rilevanti è la modifica della struttura del Consiglio dei delegati, dalla quale vengono eliminate le componenti di nomina politica precedentemente designate dal Consiglio regionale e dal Presidente della Giunta regionale. In questo modo, l'organo di indirizzo del consorzio diventa un'espressione più diretta dei consorziati e delle autonomie locali, riducendo le interferenze della politica regionale nella gestione ordinaria dell'ente.

Parallelamente a questa evoluzione della rappresentanza, il disegno di legge interviene sulla funzione di controllo contabile e amministrativo attraverso la sostituzione della figura del revisore unico con un Collegio dei revisori dei conti. Anche la figura del direttore generale viene profondamente riconsiderata in ottica di autonomia gestionale. Se nella versione originale della legge n. 39 del 2023 la sua nomina richiedeva l'intesa preventiva con il Presidente della Giunta regionale, le nuove disposizioni affidano tale potere esclusivamente al Presidente del consorzio, previa selezione tramite avviso pubblico. Questo passaggio è cruciale per recidere il cordone ombelicale gerarchico tra l'amministrazione regionale e la struttura operativa del consorzio, permettendo a quest'ultimo di agire con la libertà tipica di un ente pubblico economico. Il disegno di legge introduce importanti innovazioni anche sul piano degli strumenti di pianificazione, con l'intento di snellire procedimenti amministrativi e renderli più coerenti con le necessità operative. Un esempio emblematico è rappresentato dalla nuova disciplina dei Piani di classifica, la cui elaborazione e approvazione diventano ora di diretta ed esclusiva competenza del consorzio, eliminando i passaggi che prevedevano l'intervento della Giunta regionale nella fase propositiva. Allo stesso modo, la pianificazione delle opere viene razionalizzata, attraverso la previsione di un unico piano triennale che accorpa sia gli interventi di bonifica sia quelli di irrigazione. Questo strumento unitario permette una visione d'insieme del territorio e delle sue necessità idriche, semplificando la procedura di approvazione che vede il coinvolgimento della struttura amministrativa regionale competente in materia di forestazione.

Proprio in termini di terminologia tecnica, il disegno di legge opera una sostituzione sistematica, individuando nell'articolazione dedicata alla forestazione il nuovo interlocutore regionale di riferimento al posto del precedente Dipartimento dell'agricoltura. Un'ulteriore estensione delle competenze consortili riguarda l'attribuzione di poteri in materia di polizia idraulica, autorizzando il consorzio a disciplinare le violazioni e le relative sanzioni tramite un apposito regolamento interno. Questo potere permette all'ente di esercitare una vigilanza più efficace sul reticolo idrografico e sulle opere di bonifica, agendo tempestivamente per la tutela del territorio nel rispetto della normativa statale vigente.

In situazioni di emergenza o calamità naturali l'autonomia d'azione viene ulteriormente estesa, permettendo al Consorzio di eseguire interventi non previsti nei piani triennali, per garantire la funzionalità delle opere e la sicurezza delle persone.

In conclusione, l'intervento normativo proposto con il disegno di legge numero 20/13^ configura un consorzio unico di bonifica più snello, meno condizionato dalla politica regionale e dotato di poteri gestionali più incisivi, il tutto all'interno di un quadro di rigorosa invarianza finanziaria per l'amministrazione regionale. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Santoianni.

Ha chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.

MADEO Rosellina (Partito Democratico)

Grazie, Presidente.

L'iter di questa legge è stato velocissimo, nel senso che apprendo con dispiacere che esiste chiaramente una volontà rispetto alla quale questa maggioranza di governo e la Giunta intende procedere spedita rispetto a delle priorità e ad, invece, altre cose si dà meno importanza. Mi dispiace moltissimo non vedere in Aula il Presidente Occhiuto mentre si parla di una vicenda molto importante, che mi ha coinvolta in molte sedute della Sesta Commissione, in cui ho l'onore e l'onere di partecipare in qualità di componente e nella quale abbiamo audito tutti coloro che hanno parte e che avranno un diretto e immediato riverbero rispetto alla volontà della Regione Calabria di recidere il cordone ombelicale con il Consorzio di bonifica e modificare una legge che era stata voluta nel 2023 da una Giunta dello stesso colore politico e anche con lo stesso Presidente.

In quella Commissione, ascoltando tutti i rappresentanti sindacali, così come i rappresentanti della categoria, ho appreso che per tutti questa era una scelta sbagliata anche rispetto al tempo in cui veniva effettuata, cioè mentre ancora tanti lavoratori aspettano di ricevere la retribuzione differita, banalmente il TFR, che non è una gentile concessione, ma è qualcosa per la quale i lavoratori hanno lavorato tutta la vita. In quel contesto abbiamo provato a dialogare con la maggioranza e io stessa ho depositato 8 emendamenti, insieme anche alla collega Greco che era della stessa idea rispetto a quella diversa della maggioranza che li ha bocciati tutti, tranne uno che conteneva semplicemente un aggiustamento lessicale.

Si tratta di priorità! In quest'Aula il presidente Occhiuto, nella prima seduta di Consiglio regionale, aveva giudicato la mia proposta di legge relativa al contrasto della denatalità come una proposta di legge buona e rispetto alla quale avremmo potuto fare un ragionamento insieme. È attualmente ferma, mi dispiace che non ci sia il Presidente, altrimenti gli avrei detto che io ci credo ancora. Speravo che le cose buone che arrivano dalla minoranza consiliare, cioè da coloro che sono stati collocati nella minoranza rispetto al risultato elettorale, fossero prese in considerazione, così come speravo che fossero prese in considerazione anche le istanze legittime da parte di tutti gli attori che sono stati ascoltati, ma tant’ è.

Ci troviamo con una legge che va spedita e che recide il cordone ombelicale, mentre ci sono tanti lavoratori che ancora aspettano il pagamento del TFR. Potrei dire che ci sarebbe bisogno, ancora, di avere coraggio rispetto alle scelte che si fanno e che il cordone ombelicale, secondo me, si recide quando si è in grado di andare avanti con le proprie gambe.

Credo che il fatto che la Regione abbia abdicato al suo ruolo rispetto al Consorzio unico di bonifica sia un gravissimo errore rispetto al quale il Partito Democratico si trova completamente in disaccordo. Annuncio il nostro fermo “no”, ma non ci fermeremo rispetto a questo: adesso siamo qui nell'Aula deputata a fare opposizione e opereremo, non solo fuori, ma, soprattutto, in tutte le strutture deputate a questo. Lo abbiamo fatto nella Sesta Commissione, rispetto alla quale abbiamo trovato ascolto da parte della Presidente, però, poi, la legge schiacciante dei numeri è questa.

Capiamo oggi che questa è la volontà. Ci auguriamo solamente una cosa: come, dal 2023, avete modificato, velocemente, dopo tre anni, una legge perché, evidentemente, non rispondeva alla ratio che avevate immaginato, crediamo e speriamo che possiate fare marcia indietro anche su quella che oggi vi sembra una proposta buona e giusta, poiché riteniamo che questo sia un gravissimo errore politico, considerato c'è anche la netta contrarietà sia delle associazioni di categoria sia dei sindacati.

Chiedo, poi, anche, ufficialmente, che ci possa essere, - al di là di questa legge, ripeto, che riteniamo completamente fuori tempo e fuori luogo e che voterete chiaramente a colpi di maggioranza - una seria presa di posizione per quei lavoratori che in quiescenza già da molti anni ancora continuano ad aspettare il sacrosanto pagamento delle spettanze della retribuzione differita. Grazie.

Presidenza del Presidente Salvatore Cirillo

PRESIDENTE

Grazie, collega Madeo. Ha chiesto di intervenire la consigliera Greco Filomena. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Grazie, Presidente. Sono contenta che ci sia l'assessore Gallo e mi dispiace, invece, che non ci sia il presidente Occhiuto; però, non importa vista anche l'ora. Penso che sia necessario fare, su questa importante proposta di legge, un attimo di ordine.

Sono d'accordo con la collega Madeo: abbiamo presentato degli emendamenti che sono stati bocciati dalla maggioranza, grazie ai numeri.

Innanzitutto, vorrei dire che noi non siamo qui per mettere in discussione quella che è una scelta politica, che è stata fatta nel 2023 dal presidente Occhiuto, e cioè quella di procedere ad una profonda riorganizzazione dell'assetto del sistema della bonifica calabrese attraverso l'istituzione di un Consorzio unico. È stata una scelta politica, anche se ancora oggi non se ne comprendono a fondo i motivi, sulla quale il presidente Occhiuto aveva detto: “O me la votate o ce ne andiamo tutti a casa.” È una scelta che non abbiamo condiviso allora e non condividiamo adesso, perché riteniamo che una regione come la Calabria – non lo riteniamo soltanto noi ma anche tutti quelli che abbiamo audito -, così orograficamente composta, avrebbe avuto bisogno di strutture più vicine ai territori, magari articolate su base provinciale o quantomeno territoriale, capaci di garantire una presenza più capillare del Consorzio di bonifica e di ridurre costi, tempi e difficoltà operative derivanti da spostamenti spesso lunghissimi, anche per interventi ordinari.

Detto questo, le riforme si giudicano per quegli effetti che producono e non per gli spot e gli slogan con cui vengono presentate, e devo dire che, - lo voglio riconoscere pubblicamente, ma è stato riconosciuto alla Presidente, lo sa, anche all'interno delle varie sedute di Commissione che abbiamo avuto - il Consorzio di bonifica unico sta producendo risultati, anche grazie alla professionalità, alla competenza e all'impegno del Commissario, il dottor Giacomo Giovinazzo, che si è trovato a gestire una situazione estremamente complessa, cercando però di garantire i servizi e gli interventi su tutto quanto il territorio regionale.

Proprio perché riconosciamo questo impegno di chi oggi lavora sul territorio, abbiamo, comunque, il dovere di dire con chiarezza che esistono delle questioni che ancora non sono state chiarite, delle questioni enormi che questa proposta di legge, di modifica della legge 39 del 2023, non affronta in alcun modo e non risolve.

Non capiamo perché, prima, la Regione nel 2023 abbia accentrato tutto su di sé, esercitando controllo, vigilanza, nominando i Commissari, sopprimendo i Consorzi, gestendo la transizione e incidendo direttamente sui rapporti economici, e, dopo, a seguito dei rilievi della Corte dei conti cerca di allontanarsi da questo modello, cercando di limitare il controllo e la vigilanza della Regione sui Consorzi, eliminando la possibilità di nominare il direttore, il Revisore dei conti. Corte dei conti che, giustamente, vede che ci sono quasi 160 milioni di euro a favore della Regione, in qualità di creditrice nei confronti dei Consorzi. Pensate che Coldiretti ha scritto una nota in cui dice che sembra che si stia completamente privatizzando questo Ente.

Per comprendere bisogna fare però un passo indietro.

La vicenda che stiamo discutendo oggi non nasce nel 2023, nasce oltre 20 anni fa. Dal 2001 i Consorzi di bonifica hanno svolto attività di forestazione per conto della Regione Calabria, parliamo di manutenzione del territorio, prevenzione del dissesto idrogeologico, tutela ambientale, sistemazione idraulica e difesa del suolo; attività che non sono state svolte nell'interesse del Consorzio, ma sono state svolte nell'interesse della Regione Calabria e di tutti i cittadini calabresi.

Nel 2004 la Regione Calabria assume una decisione fondamentale – lo dico perché è necessario per comprendere ciò che accade successivamente - cioè la trasformazione del personale forestale da tempo determinato a tempo indeterminato. Una scelta politica della Regione. Una scelta che, personalmente, ritengo giusta, perché migliaia di lavoratori non potevano continuare a vivere nell'incertezza, lavorando solo per alcuni mesi all'anno, e perché attività così importanti per la tutela del territorio non potevano certo essere interrotte.

Ma, da quel momento, il costo del personale aumenta, ovviamente, in modo significativo, rispetto a quelle che erano le risorse economiche, aumentano gli oneri previdenziali, aumentano gli accantonamenti del TFR, aumentano tutti i costi connessi al rapporto di lavoro; le risorse trasferite ai Consorzi, però, non aumentano nella stessa misura. E questo non lo diciamo noi, cioè non lo dice l'opposizione, lo dicono gli atti che ho richiesto al Dipartimento e che mi sono stati mandati, che abbiamo esaminato, lo dicono i documenti che sono stati trasmessi.

La Regione continua, sostanzialmente, a garantire, in questo periodo, soltanto la copertura degli stipendi. Però, attenzione, che cosa succede? Che i piani che vengono approvati dalla Regione vengono approvati soltanto per un determinato periodo, cioè per i sei mesi, gli altri sei mesi rimangono vuoti; però, man mano che il Consorzio lavorava, la Regione rimpinguava questi fondi, e quindi venivano pagati solo gli stipendi. Questo problema, però, non viene risolto. Viene soltanto rinviato. Perché? Perché questa attività svolta dai Consorzi viene svolta senza una copertura finanziaria. La Regione Calabria che fa? Chiede, - anche nel periodo in cui non aveva proprio materialmente i fondi per poter far fronte al pagamento solo degli stipendi - ai Consorzi, così come è avvenuto nel 2014, 2015, di assumere dei mutui che la Regione Calabria garantisce e addirittura paga.

Soltanto che, quando viene fatta poi la ricognizione prevista nel 2019, a fronte anche di una mozione, la numero 91 del 2017, portata in questo Consiglio regionale dall’allora opposizione, attuale maggioranza, viene creato un nucleo, un gruppo di lavoro per verificare quali fossero le posizioni creditorie dei Consorzi nei confronti della Regione. E questo gruppo, costituito nel 2019, rileva che c'erano dei crediti da parte dei Consorzi, che nel frattempo avevano cominciato ad attivare azioni giudiziarie nelle quali venivano nominati dai giudici dei CTU (Consulenti Tecnici d’Ufficio) che davano ragione ai Consorzi. Praticamente, in queste CTU risulta che le richieste di crediti vantati dai Consorzi nei confronti della Regione c'erano.

Che succede? Succede che non si sa come, nel 2023, dopo che sono stati soppressi i Consorzi, quindi dopo la legge 39 che ha modificato i Consorzi, questi crediti vantati dai Consorzi diventano debiti dei Consorzi nei confronti della Regione. I Commissari ad acta nominati dal Presidente uno dei primissimi atti che mettono a terra è quello di rinunciare ai giudizi che i Consorzi avevano proposto nei confronti della Regione per vedersi riconosciute queste somme e far fronte ai pagamenti e, quindi, ai debiti dei Consorzi nei confronti di fornitori, TFR, eccetera, eccetera, soprattutto, di TFR, che, come diceva la collega Madeo, è una delle cose più importanti.

Vengo alla conclusione perché ho quasi esaurito tutto il tempo a mia disposizione: chiedo a tutti quanti i consiglieri di maggioranza e di minoranza e chiedo anche all'assessore di continuare a verificare come poter risolvere una volta per tutte questa vicenda perché, come diceva la collega Madeo, in tutte le audizioni che abbiamo svolto tutti hanno rilevato difetti in questa legge, addirittura l'ANBI ha detto che era inemendabile e anche il Settore assistenza giuridica ha avanzato dubbi di incostituzionalità a cui noi con i nostri emendamenti avevamo cercato in qualche modo di sopperire.

Per non ripetere l'errore fatto nel 2023 e che ci porta oggi, qui, nuovamente a decidere su questa importante realtà, che è quella dei Consorzi di bonifica, e sui tanti errori che sono stati fatti e le tante conseguenze negative che si sono avute fino ad oggi, chiedo che non si proceda alla votazione favorevole, ma che si possa rimodulare il testo, cercando di prendere spunto anche dalle osservazioni delle organizzazioni di categoria, dei sindacati, dell'ANBI nazionale. Tutti hanno cercato di farci capire, ma, purtroppo, a quanto pare, non abbiamo avuto, noi come minoranza i numeri e, comunque, voi la capacità, come maggioranza all'interno della Commissione, di apprendere, prendere e fare proprie le istanze, per approvare una legge che potesse durare almeno 20 anni. Grazie.

PRESIDENTE

Grazie, consigliera Greco. Ha chiesto di intervenire il consigliere Ranuccio. Ne ha facoltà.

RANUCCIO Giuseppe (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. I motivi della nostra contrarietà li hanno già benissimo rappresentati la collega Madeo, prima, e la collega Greco, adesso.

Però, qualche riflessione sia di carattere politico sia di carattere tecnico-normativo rispetto a questa proposta di legge mi sento di farla.

Parto dal profilo politico.

Tre anni fa non ero dentro questa Aula, però, seguivo, ovviamente, da persona interessata, i lavori e ricordo bene quanto questa maggioranza politica, che è cambiata magari in alcuni soggetti, e questo Governatore si siano spesi per la legge che poi fu approvata, imponendola di fatto all'Assemblea. Ricordo bene una pesante e grave dichiarazione del governatore Occhiuto che quasi pose la fiducia, minacciando, addirittura, le dimissioni, qualora quella legge non avesse trovato approvazione dal Consiglio regionale.

Una legge che era stata presentata e approvata come la legge che avrebbe rappresentato una svolta epocale nel campo dei Consorzi di bonifica, riunificando in un unico Consorzio, su un tema che è fondamentale, come si accennava, per garantire la sicurezza idraulica, la difesa del suolo, il razionale utilizzo delle risorse idriche.

Questa stessa maggioranza, però, dopo tre anni o si ravvede e capisce, quindi, che così tanto importante e così ben strutturata quella legge non era oppure, per degli oscuri motivi, corre ai ripari, snaturando, però, quello che era l'impianto politico e tecnico-normativo di questa legge, che era stata presentata come la panacea di tutti i mali.

È una legge che inverte l'ordine delle priorità, che priva di fatto la Regione della regia rispetto ai Consorzi, indebolisce i poteri di vigilanza, incide sull'approvazione pubblica del Piano di classifica, priva la Regione del controllo sugli atti fondamentali; cambia il regime di concessione delle opere e il ruolo della Regione nel governo di un Ente che, ricordiamolo, gestisce funzioni pubbliche e contributi obbligatori, riduce i controlli esterni, - dirò qualcosa di ancor più specifico – e, sostanzialmente, viene a snaturarsi, o meglio, viene a cadere quel sistema di pesi e contrappesi che invece era stato, anzi, ben previsto nella legge che oggi andiamo a modificare.

Lo accennava la collega Greco, la stessa scheda ATN, la scheda di analisi tecnico-normativa del nostro Consiglio regionale, segnala con nettezza che più disposizioni della proposta riducono, addirittura eliminano, il controllo della Regione sugli atti fondamentali del Consorzio, fino a far venir meno il potere di vigilanza e controllo regionale sull'attività dell'Ente. Nella stessa proposta di legge, addirittura, si legge che gli atti che costituiscono il presupposto dell'imposizione contributiva e, in particolare, il piano di classifica, non possono essere sottratti a un controllo pubblico effettivo, perché il Consorzio esercita poteri autoritativi, impone contributi obbligatori, gestisce opere pubbliche e incide direttamente sulle posizioni giuridiche dei consorziati.

Quindi, un'altra criticità importante riguarda il regime delle opere pubbliche di bonifica e irrigazione. La legge vigente stabilisce che tali opere appartengono al demanio regionale e sono affidate in concessione al Consorzio. La proposta di legge, invece, sostituisce questo impianto con una gestione diretta del Consorzio, assumendo, quindi, il rischio operativo delle attività di manutenzione, progettazione, realizzazione dei lavori ed erogazione dei servizi.

Anche il tema del controllo contabile è una conferma di quanto sto io rappresentando, nel senso che questo disegno di legge sostituisce il Revisore unico, prima nominato dalla Regione, con un Collegio di revisori, e quindi, sì, aumenta il numero delle persone che dovrebbero vigilare, però lo stesso Collegio dei revisori è nominato dal Consiglio dei delegati del Consorzio. Anche qui il problema non è il numero dei Revisori, ma la loro indipendenza: se il controllato finisce con il determinare da solo il proprio controllore, si indebolisce, ovviamente, la terzietà del presidio contabile.

L'ultimo aspetto critico, tra gli altri, che merita di essere evidenziato, è l'abrogazione totale dell'articolo 29 della legge 39, cioè della norma sulla vigilanza e il controllo regionale. Questo rappresenta il passaggio più critico dell'intero testo. Sempre la scheda ATN, infatti, afferma che la Regione non può rinunciare al proprio ruolo di garante della legalità e dell'imparzialità dell'azione amministrativa e richiama il principio di buon andamento di cui all'articolo 97 della Costituzione.

A nostro parere, - ben dicevano i nostri colleghi – servirebbe, sì, qualche modifica, qualche correzione rispetto alla legge vigente; una correzione equilibrata che migliora l'efficienza, ma non concede le garanzie in favore della Regione Calabria. Le osservazioni dei rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole e dei sindacati, auditi in Commissione, vanno, certamente, in questa direzione. Occorre mantenere un ruolo regionale nell'approvazione del piano di classifica, garantire una composizione del Collegio dei revisori non interamente interna al Consorzio, preservare la rappresentanza istituzionale del Collegio e il Consiglio dei delegati e reintrodurre una vigilanza regionale sugli atti fondamentali e sulla gestione amministrativa, finanziaria e tecnica dell'Ente.

La scelta più seria sarebbe una strada diversa da quella proposta della Giunta. Occorre mantenere l'autonomia gestionale del Consorzio e confermare il controllo pubblico sugli atti fondamentali a partire, ripeto, dal piano di classifica, dallo Statuto, dal piano triennale nelle opere e dai bilanci. Occorre, ancora – occorrerebbe, meglio - garantire un Organo di revisione realmente terzo con almeno una componente di nomina regionale, non cancellare, ancora peggio, la vigilanza regionale, ma renderla invece più selettiva, più rapida ed efficace. Per questo il nostro giudizio non può che essere negativo e questa legge merita da parte nostra una profonda bocciatura.

Chiudo, chiedendo di poter essere illuminato, - al di là delle relazioni, pur puntuali, seppur non condivisibili - sul perché venga oggi, a distanza di tre anni, stravolto l'impianto di una legge che, ripeto, era stata presentata come una legge salvifica, che avrebbe portato ad una forte razionalizzazione dei processi, ad una svolta anche in termini di servizi erogati per i cittadini, per le imprese, per la difesa del suolo, per la messa in sicurezza, per la regimentazione delle acque, per meglio disciplinare i contributi obbligatori e non dei cittadini. Invece, oggi, assistiamo ad una Regione che fa, sostanzialmente, retromarcia, si priva della vigilanza, si priva della regia, si priva del controllo su questo Ente senza apparenti motivi.

Per tutti questi motivi anche io, ovviamente, come i colleghi, esprimerò fermamente il voto contrario.

PRESIDENTE

Grazie, collega Ranuccio. Ha chiesto di intervenire l’assessore Gallo. Ne ha facoltà.

GALLO Gianluca, Assessore in materia di agricoltura, promozione fiere nazionali ed internazionali, risorse agroalimentari, forestazione, aree interne, minoranze linguistiche e trasporto pubblico locale

Signor Presidente, colleghi consiglieri, prendo la parola, anch'io, commentando questo punto all'ordine del giorno, che è un punto introdotto attraverso una delibera di Giunta regionale, quindi di iniziativa della Giunta regionale, che ha dato anche impulso alla legge 39 del 2023, quella di modifica dei Consorzi di bonifica.

È stato spiegato dall'ottima relatrice, dal Presidente della Sesta Commissione, la consigliera Elisabetta Santoianni, come questa norma parta da una richiesta legittima e da una serie di segnalazioni da parte della Corte dei conti e se, eventualmente, il Consorzio di bonifica unico della Calabria dovesse essere inserito all'interno del Gruppo di Amministrazione Pubblica, quindi dovesse diventare, di fatto, un Ente parificato agli altri Enti in house in Regione, ad esempio, Calabria Verde.

Questo, in questo momento, non è possibile. Non è possibile anche per quella che è la funzione che hanno i Consorzi di bonifica. La normativa del 2023 era stata una normativa abbastanza stringente - nel 2023 molti di voi colleghi consiglieri non erano in Consiglio regionale, soltanto uno tra di voi era in Consiglio regionale - poiché in quella circostanza ci trovammo costretti ad intervenire velocemente con due provvedimenti legislativi. Uno di questi ci costrinse a trasferire, il 28 novembre 2023, tutti i lavoratori del comparto forestale che erano in capo ai Consorzi di bonifica a Calabria Verde, circa 1000 operai forestali, per i quali la Regione Calabria, attraverso Calabria Verde, ha assunto la responsabilità dei pagamenti non solo degli stipendi correnti, ma anche dei trattamenti di fine rapporto che non sarebbero mai stati recuperati da Enti decotti, come gli 11 Consorzi di bonifica; quindi, assumendosi una responsabilità che per quantificazione equivale a circa 50 milioni di euro per tutti i 1100 operai forestali provenienti dai Consorzi di bonifica.

In quella fase, la posizione debitoria dei singoli Consorzi di bonifica - alcuni, per la verità, in misura molto maggiore, dalle risultanze delle azioni dei Commissari liquidatori, Commissari ad acta nella prima fase - gestiti direttamente dagli agricoltori e, in quella fase, da alcune organizzazioni professionali, ammontava a diverse centinaia di milioni di euro, che nel corso degli anni si sono assommate in una azione che è stata condotta in circa 15 anni. Chiaramente, in quella prima fase, con una azione molto stringente che ha visto anche impegnato sin dal primo momento uno degli uomini più importanti della burocrazia regionale in campo di agricoltura, il dottore Giovinazzo - è ancora Commissario del consorzio di bonifica - abbiamo assunto di fatto la guida di questo Ente, predisponendo a suo favore, in tre annualità, attraverso i tre bilanci di previsione realizzati nel corso dei tre esercizi, trasferimenti a questo nuovo Ente, compreso il 2026, per circa 28 milioni di euro di bilancio. Quindi, la Regione si è assunta una responsabilità importante e vuole continuare ad assumersi responsabilità nei confronti del Consorzio unico di bonifica, che è una delle riforme alla quali abbiamo lavorato e alla quale abbiamo tenuto particolarmente.

Abbiamo anche trasferito 35 milioni di euro di fondi FSC per interventi di manutenzione straordinaria sulle reti e sugli impianti e per nuova meccanizzazione; credo che abbiate visto nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, la presentazione dei mezzi acquistati dai Consorzi di bonifica con queste provvidenze trasferite dalla Regione. Fra i fondi di bilancio e i fondi FSC, si tratta di oltre 60 milioni di euro che sono stati trasferiti al Consorzio unico di bonifica.

Quindi, si è registrata un’azione che, credo, sia stata di grande interesse, di grande attenzione nei confronti del Consorzio unico di bonifica, che è una creatura di questo governo regionale, onestamente. Da questo momento in poi, chiaramente, la Regione Calabria, questo governo regionale, questa maggioranza, non intende disinteressarsi del Consorzio unico di bonifica. Non tanto, consigliera Greco, perché il Consorzio unico di bonifica è una creatura di questa Giunta o perché, comunque, c'è necessità di dare attenzione e prosecuzione a un progetto fortemente voluto, ma perché in questa fase - ne abbiamo discusso già nel primo punto - l'agricoltura calabrese è cresciuta. Vi fornisco dei dati: il settore ortofrutticolo, per esempio, è un settore che ha sfondato in questi anni il miliardo di euro di fatturato, ed è un settore, naturalmente, che ha bisogno di assistenza idrica.

Il Consorzio di bonifica ha come funzione ordinaria quella di somministrare acqua attraverso le irrigazioni d'estate e di evitare che d'inverno o nelle stagioni più piovose, quando si verificano determinati eventi meteorologici, ci possano essere esondazioni o inondazioni; quindi la pulizia delle reti di colo è un'altra delle funzioni ordinarie ed istituzionali del Consorzio di bonifica; poi, i Consorzi di bonifica si sono occupati di tanto altro, soprattutto nei tre lustri che hanno preceduto questa fase, nella quale noi ne abbiamo assunto di fatto la responsabilità.

Si tratta di alcune modifiche che vengono proposte e che, di fatto, restituiscono, ma non in questa fase e non nell'immediatezza, un’autonomia al mondo agricolo che, naturalmente, come accade in tutte le regioni del Paese, attraverso libere elezioni, nomina, elegge i propri rappresentanti che, poi, attraverso l'elaborazione e l'approvazione dei piani di classifica, che sono i piani tributari, gestiscono direttamente i Consorzi di bonifica. Noi abbiamo avuto in questa fase, e la continueremo ad avere, un'azione surrogatoria, che non è un'azione ordinaria, è un'azione che avrebbe dovuto verificarsi. Voi siete consiglieri regionali e come me tutelate l'Ente regione, non potete augurarvi che tutti i debiti assommati dagli 11 Consorzi di bonifica negli anni dal 2009 al 2023 siano a carico dei contribuenti calabresi.

Credo che anche voi abbiate interesse che, naturalmente, ci sia una separazione fra quell'azione, che è un'azione nella quale la politica calabrese ad ogni livello non è intervenuta, e la nuova azione di un Ente virtuoso che deve somministrare acqua al mondo agricolo calabrese che, in questa fase, ha bisogno, naturalmente, del funzionamento migliore di un Ente come il nostro.

Non c’è, quindi, nessuna volontà di abbandonare il Consorzio unico di bonifica che continueremo ad assistere, come mai prima d'ora erano stati assistiti i Consorzi di bonifica.

Lo sa, consigliera Greco, - non è un rimprovero a lei - che negli anni in cui c'è stato un governo regionale che ha preceduto il nostro governo, quindi dal 2014 al 2020, mai i Consorzi di bonifica venivano ricevuti dal delegato all'agricoltura del tempo o dal Presidente della Regione. Ci sono state proteste epocali da parte delle organizzazioni professionali contro la Regione, perché la Regione aveva di fatto chiuso i rubinetti nei confronti dei Consorzi di bonifica.

Oggi, ci si rende conto e ci si accorge della loro importanza, che noi conosciamo benissimo perché è legata allo sviluppo dell'agricoltura; quindi, lungi da noi l'idea di abbandonare il Consorzio di bonifica perché significherebbe abbandonare l'agricoltura.

Certo, rispetto ad alcuni richiami della Corte dei conti, - voi della minoranza siete sicuramente esperti - la Regione deve eseguire alcune modifiche affinché ci sia poi un'azione virtuosa, ma non ci sia l'ingresso del Consorzio stesso nel Gruppo di Amministrazione Pubblica.

Si è parlato dei trattamenti di fine rapporto. È l'occasione per un ulteriore chiarimento all'interno di quest'Aula. Nelle passate gestioni, - erano gestioni risalenti anche ai primi anni 2000 - c'è stato il trasferimento di operai idraulico forestali verso i Consorzi di bonifica per gestire, naturalmente, alcune attività di manutenzione del territorio, di prevenzione del dissesto idrogeologico, di mitigazione del rischio idraulico, ma di fatto questi operai sono stati trasferiti ai Consorzi di bonifica insieme alle funzioni della bonifica.

Colleghi di maggioranza, poteva accadere solo in Calabria che: i lavoratori venissero trasferiti; la Regione assumesse l'impegno di pagarli; la Regione li pagasse; nel frattempo, i Consorzi di bonifica facessero altro con queste risorse, non accantonassero i fondi dei trattamenti di fine rapporto, perché quei fondi erano utilizzati per fare altro e distratti per fare spesa corrente; la Regione Calabria poi fosse oggetto di giudizi da parte dei Consorzi di bonifica per avere ulteriori fondi sulla forestazione.

Noi abbiamo tranciato anche questa assurdità, che è tutta calabrese.

I lavoratori della bonifica sono in capo al Consorzio di bonifica e i lavoratori della forestazione devono fare altro e sono in capo all'Ente di riferimento della forestazione che è Calabria Verde.

La Regione non vuole non affrontare la questione dei TFR, - che avete sollevato in più circostanze - e però, voi dovete considerare, - dato che da questo punto di vista siete totalmente attrezzati per quello che fate nella vita, siete professionisti, avvocati - che c'è un limite, che è quello di tutti i fallimenti e di tutte le liquidazioni: la par condicio creditorum. Ci sarebbe un principio: la Regione ha già pagato o dovrebbe pagare una seconda volta.

E, le transazioni a cui fa riferimento il consigliere Greco, avvenute nel 2023, sono state operate da parte dei Commissari ad acta, sulla base di quel lavoro voluto da altra Giunta regionale, che ha quantificato anche le somme trasferite ai Consorzi di bonifica e le ha determinate in eccedenza rispetto alle somme che i Consorzi di bonifica vantassero. Per cui, quella transazione, di fatto, ha creato anche dei crediti della Regione nei confronti dei Consorzi di bonifica per la forestazione e quei crediti mettono la Regione nella condizione di partecipare eventualmente alla massa passiva degli stessi Consorzi di bonifica, sapendo che noi quelle risorse non le vedremo più.

Ci siamo dichiarati disponibili a risolvere la problematica.

I TFR ancora vantati dagli operai dei Consorzi di bonifica del comparto forestale, andati in pensione prima del 30 novembre 2023, assommano a qualche milione di euro, molto meno dei 50 milioni di euro che abbiamo assunto come responsabilità per i 1.100 lavoratori che abbiamo trasferito nella fase immediatamente successiva.

Noi il problema lo vogliamo risolvere, probabilmente lo risolveranno i Commissari liquidatori che, intanto, stanno incassando i tributi consortili fino al 31 dicembre 2023 dagli agricoltori calabresi e che, quindi, stanno avendo delle economie che distribuiranno ai creditori privilegiati per come prevede la legge fallimentare.

Se è possibile praticare altre soluzioni, come sollecita anche qualche consigliere di maggioranza, surrogandoci ai Commissari liquidatori, siamo disponibili a venire in Aula e ad approvare una norma che ci faccia individuare le risorse, - le risorse le individueremo, sicuramente - e ci faccia fronteggiare questa grave problematica per la quale si è creata una disparità di trattamento tra i lavoratori andati in pensione dopo il 30 novembre 2023 e i lavoratori andati in pensione prima del 30 novembre 2023, come dipendenti dei Consorzi di bonifica della nostra Regione.

Questa problematica la vogliamo risolvere fino in fondo. La dovrebbero risolvere i Commissari liquidatori attraverso l'azione messa in campo.

Nonostante la Regione, di fatto, pagherà due volte queste somme - è capitato in tante altre circostanze - poiché noi questa vicenda la vogliamo chiudere, sono disponibile - lo dichiaro anche a nome del Presidente - a trovare insieme in quest’Aula ulteriori soluzioni con un impiego di risorse nettamente inferiore - lo voglio ribadire ai colleghi - a quella che abbiamo assunto con la responsabilità di cui alla legge del 28 novembre 2023. In quel caso, infatti, si trattava di 1.100 lavoratori per una media di circa 45 mila euro per ogni TFR, sono stati circa 50 milioni di euro; Calabria Verde sta facendo fronte ai TFR: siamo arrivati al 31 dicembre 2024, a breve, credo, che ci occuperemo di tutto il 2025.

Non c’è, quindi, nessuna volontà di sfuggire alle responsabilità che non sono della Regione però, ma dei Consorzi di bonifica e della loro gestione fallimentare. Questo è bene che sia chiaro a tutti noi, anche in quest'Aula. Non sono responsabilità della Regione, nemmeno dei governi precedenti rispetto a questo attuale. Sono responsabilità di gestioni fallimentari, veramente fallimentari, veramente fallimentari da parte di chi ha assunto il governo di quei Consorzi di bonifica. E non è possibile che voi pensiate cose diverse. Sono gestioni fallimentari che hanno prodotto decine, centinaia di milioni di euro di debiti e che hanno visto noi costretti ad occuparci della gestione, sia pure indirettamente, del Consorzio unico di bonifica e ad approvare quella riforma a causa di questa e di quella fallimentare azione che è stata perpetrata all'interno di questa Regione.

E, allora, riguardo a questa norma, di cui chiedo l'approvazione all'Aula, faremo insieme un percorso e continueremo a monitorare il funzionamento di questo Consorzio unico di bonifica, che per noi continua ad essere strategico, - lo dico assumendomi la responsabilità di quello che dico – perché, attraverso il suo buon funzionamento, daremo il sostegno necessario all’agricoltura calabrese che, naturalmente, non può andare avanti se non ci sarà la migliore gestione del sistema idrico e della risorsa acqua.

PRESIDENTE

Grazie, assessore Gallo. Passiamo all'esame e alla votazione del provvedimento.

Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto la consigliera Greco. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Grazie, Presidente. Assessore Gallo, la sua affabilità, la sua presenza costante e la sua cortesia istituzionale non sono in discussione, al contrario di quelle di altri, ma non è questa la posizione che io ho nei suoi confronti.

Il problema è che io non la penso come lei. Ho visto le carte, ho avuto modo anche di fare delle valutazioni. Non lo dico soltanto io, ma lo dicono anche le organizzazioni sindacali, le organizzazioni di categoria, l'ANBI, eccetera, eccetera.

Soprattutto, penso che ci sia un nodo fondamentale da sciogliere: non metto in dubbio quello che lei dice, però, mi chiedo perché il primo atto che hanno fatto i Commissari ad acta nominati dalla Regione sia stato quello di rinunciare alle cause.

Tra le altre cose, ancora alcune sono in essere, come quella, per esempio, del Consorzio Basso Ionio Reggino, perché subito dopo il Commissario si è avveduto di quello che aveva fatto e per tutelarsi, ha detto: “No, quella non è una revoca degli atti giudiziari, ma, fondamentalmente, non ho avuto il tempo di verificare se, effettivamente, c'erano dei crediti”. Inoltre, per esempio, il Consorzio di Crotone, così come quello di Trebisacce, se non mi sbaglio, hanno avuto delle CTU favorevoli quando hanno chiesto i soldi della Regione e si trattava anche lì di milioni di euro.

Allora, io dico, - purtroppo, il tempo è poco e non possiamo andare oltre - che ci sono troppe posizioni aperte, ci sono troppe impugnative davanti al TAR, ci sono troppe cose che non si capiscono; e anche questa cosa che si porta avanti della Corte dei conti, questa famigerata importanza di agire immediatamente, la vedo più come un modo per togliersi immediatamente delle responsabilità economiche che la Regione può avere.

Lei ha ragione, assessore Gallo, non è una responsabilità vostra, sono fatti e circostanze che derivano da tantissimo tempo addietro, però è strano assistere, nell'arco di due anni, dal 2021 al 2023, a questa inversione di tendenza: prima si parlava di crediti dei Consorzi e poi si è venuto a parlare di debiti di Consorzi, addirittura di debiti nei confronti della Regione per 160 milioni di euro.

Tra l'altro, ho letto la nota dell'ANBI Calabria del 6 aprile 2022 indirizzata al Dipartimento agricoltura della Regione Calabria nella quale venivano evidenziate rilevanti criticità metodologiche sulla attività portata avanti dal gruppo di lavoro per la verifica allora in corso. In questo documento si sottolineava che le verifiche regionali non avevano considerato atti fondamentali quali: perizie di variante, assestamento, certificati di collaudo, stati finali, rendicontazione e, soprattutto, non risultavano acquisiti i provvedimenti regionali di conclusione dei procedimenti amministrativi.

PRESIDENTE

Concluda, collega.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Concludo, dicendo che, secondo me, è inutile che corriamo perché stiamo facendo un altro errore, assessore Gallo, e lei conosce la stima che ho nei suoi confronti.

Penso che ci sarà a breve un altro incontro per modificare quello che stavamo facendo e ci saranno altre problematiche perché le cause sono aperte, il TAR deve decidere, e quindi noi ci ritroveremo di nuovo in un marasma. Grazie. Il mio voto è contrario, ovviamente.

PRESIDENTE

Grazie, collega Greco. Passiamo all'esame e votazione del provvedimento.

Articolo 1

(È approvato)

Articolo 2

(È approvato)

Articolo 3

(È approvato)

Articolo 4

(È approvato)

Articolo 5

(È approvato)

Articolo 6

(È approvato)

Articolo 7

(È approvato)

Articolo 8

(È approvato)

Articolo 9

(È approvato)

Articolo 10

(È approvato)

Articolo 11

(È approvato)

Articolo 12

(È approvato)

Articolo 13

(È approvato)

Articolo 14

(È approvato)

Articolo 15

(È approvato)

Articolo 16

(È approvato)

Articolo 17

(È approvato)

Articolo 18

(È approvato)

Articolo 19

(È approvato)

Articolo 20

(È approvato)

Articolo 21

(È approvato)

Articolo 22

(È approvato)

Passiamo alla votazione della proposta di legge nel suo complesso con richiesta di autorizzazione al coordinamento formale.

La proposta di legge è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.

(Il Consiglio approva)

(È riportata in Allegati)

Proposta di legge numero 34/13^ di iniziativa della consigliera Elisabetta Santoianni, recante: “Modifiche e integrazioni della legge regionale 26 novembre 2001, n. 30 (Normativa per la regolamentazione della raccolta e commercializzazione dei funghi epigei ed ipogei freschi e conservati)”

PRESIDENTE

Passiamo al punto sette, la proposta di legge numero 34/13^ di iniziativa della consigliera regionale Santoianni, recante: “Modifiche e integrazioni della legge regionale 26 novembre 2001, numero 30 (Normativa per la regolamentazione della raccolta e commercializzazione dei funghi freschi e conservati)”.

Cedo la parola alla consigliera Santoianni per illustrare il provvedimento. Prego, consigliera Santoianni.

SANTOIANNI Elisabetta (Forza Italia), relatrice

Grazie, Presidente.

La presente proposta, licenziata in data 21 maggio 2026 dalla Sesta Commissione, introduce significative modifiche e integrazioni alla legge regionale 26 novembre 2001, numero 30, concernente la disciplina della raccolta e della commercializzazione dei funghi epigei ed ipogei.

L'iniziativa legislativa nasce dalla necessità di aggiornare un quadro normativo ormai datato, con un focus particolare sulla tutela dei funghi ipogei, ovvero i tartufi, per evitare che una raccolta indiscriminata possa compromettere l'equilibrio ambientale e il ciclo naturale di riproduzione di queste specie.

La proposta di legge all'esame dell'Aula è il risultato di un approfondito e partecipato lavoro svolto dalla Sesta Commissione, che ha operato in costante interlocuzione con il Dipartimento agricoltura della Regione al fine di acquisirne valutazioni tecniche e contributi istruttori.

Nel corso dell'iter, la Commissione ha, inoltre, promosso specifiche audizioni ascoltando il Presidente della Confederazione Micologica Calabrese, il presidente dell'Associazione Micologica Tartufi e Tartufai del Pollino e delle Serre e il Presidente dell'Associazione Nazionale Tartufai Italiani Regione Calabria.

L'attività istruttoria ha consentito di recepire istanze, osservazioni e proposte provenienti da soggetti direttamente coinvolti nel settore, nonché dal Dipartimento competente, assicurando un approccio condiviso e concreto. Proprio in ragione di tale confronto, prima della sua approvazione, la proposta di legge è stata significativamente arricchita e modificata attraverso numerosi emendamenti, frutto dell'interazione con gli stakeholder, con l'obiettivo di pervenire a un testo equilibrato, efficace e rispondente alle esigenze del territorio.

Dal punto di vista amministrativo e organizzativo, la proposta di legge affronta il superamento delle Comunità montane, enti a cui la legge del 2001 attribuiva diverse competenze, ma che risultano soppresse da diversi anni. Per garantirne la continuità operativa e una gestione efficace del territorio, le funzioni precedentemente in capo a tali Enti vengono trasferite all'Azienda Calabria Verde, che già opera correntemente in materie affini.

Parallelamente, il testo provvede ad aggiornare i riferimenti istituzionali relativi alla vigilanza, sostituendo il Corpo Forestale dello Stato con il Comando Carabinieri-unità forestali, ambientali e agroalimentari, in linea con l'attuale assetto dei Corpi di polizia.

Per rafforzare il controllo del territorio e garantirne la sostenibilità ambientale, la proposta prevede che i soggetti in possesso di un tesserino di idoneità, rilasciato da altre Regioni, per raccogliere tartufi in Calabria debbano inviare una comunicazione preventiva ai Carabinieri forestali competenti; stabilisce che tale comunicazione, da trasmettere telematicamente, contenga dati personali, estremi del tesserino, informazioni sui cani impiegati, periodo di permanenza e giornate di raccolta, oltre alla prova del pagamento. Prevede, inoltre, l'obbligo di allegare copia del tesserino e della ricevuta del contributo.

La proposta introduce un contributo giornaliero di euro 5 per ciascuna giornata di raccolta, con possibilità di versamenti cumulativi secondo specifiche condizioni.

Le modalità operative della raccolta vengono ridefinite in modo dettagliato attraverso un nuovo calendario regionale che stabilisce i periodi consentiti per ogni specifica varietà, dal tuber Magnatum al tuber Mesentericum.

In questo contesto viene introdotto un limite quantitativo giornaliero rigoroso per persona abilitata, fissato a tre chilogrammi complessivi, con un tetto massimo di 500 grammi per la specie tuber Magnatum Pico, ovvero tartufo bianco pregiato.

Anche l'ausilio degli animali viene regolamentato con precisione, permettendo al cercatore l'utilizzo di due cani addestrati a cui poter affiancare un cucciolo in fase di addestramento, purché non superi i 12 mesi di età.

Infine, la proposta di legge affronta l'aspetto sanzionatorio e finanziario.

Le sanzioni amministrative vengono aggiornate e aumentate, tenendo conto che gli importi vigenti risalivano al 2001 e non risultavano più un efficace deterrente contro le violazioni delle norme di tutela. Ad esempio, alcune sanzioni minime vengono raddoppiate, passando da 100 a 200 euro, e vengono introdotte nuove pene pecuniarie per il mancato rispetto delle disposizioni relative al registro di presenza.

Sotto il profilo economico, la riforma si configura come una norma di carattere ordinamentale che non comporta nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio della Regione Calabria, prevedendo per i componenti delle Commissioni tecniche solo il rimborso delle spese chilometriche. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Grazie, collega Santoianni. Ha chiesto di intervenire la consigliera Madeo. Ne ha facoltà.

MADEO Rosellina (Partito Democratico)

Grazie, Presidente. Intervengo solo per dire che questa, invece, è una proposta di legge che trova la nostra ampia convergenza, perché siamo riusciti a svolgere un bellissimo lavoro all'interno della Commissione.

Abbiamo ascoltato le associazioni di categoria e siamo riusciti a convergere su alcuni emendamenti presentati che andavano verso la sburocratizzazione di quello che potrebbe essere l'oro nero di Calabria e un volano di sviluppo importante non solo per la nostra agricoltura ma anche per il nostro turismo, perché la ricerca dei tartufi diventa, chiaramente, importante in Calabria, non solo più in Piemonte, Toscana ed Umbria.

Siamo davvero molto felici del lavoro che abbiamo svolto insieme alla Commissione, esempio di come, attraverso il confronto dialettico e l'ascolto di coloro che sono poi i veri attori, siamo riusciti a mettere nero su bianco e a migliorare una proposta di legge che già era molto buona.

Ci auguriamo di aver reso un servizio non solo ai cercatori di tartufo che sono calabresi autoctoni ma anche quelli che accoglieremo da fuori.

Da parte di tutta l'opposizione che è qui presente, - penso che la collega debba intervenire – preannuncio già il nostro voto favorevole.

PRESIDENTE

Grazie, collega Madeo. Ha chiesto di intervenire la consigliera Greco Filomena. Ne ha facoltà.

GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)

Ha già detto tutto la collega Madeo: è stato veramente un bel lavoro quello che abbiamo svolto e ringrazio la presidente Santoianni perché ognuno ha portato il proprio contributo per questa proposta di legge.

Le uniche cose che sono state eliminate - ci siamo però ripromessi, anche per il tramite del Comitato scientifico, di verificare se reinserirle – sono state due specie che erano state previste con la legge del 2017 e sono state invece, su richiesta del Dipartimento, eliminate in questa proposta di legge: il tuber Bellonae e il tuber Oligospermum che, ovviamente, dopo il conforto scientifico proveremo di nuovo a reinserire. Grazie. Grazie, ancora, alla presidente Santoianni.

PRESIDENTE

Grazie, collega Greco. Passiamo all'esame e votazione del provvedimento.

Articolo 1

(È approvato)

Articolo 2

(È approvato)

Articolo 3

(È approvato)

Articolo 4

(È approvato)

Articolo 5

(È approvato)

Articolo 6

(È approvato)

Articolo 7

(È approvato)

Articolo 8

(È approvato)

Articolo 9

(È approvato)

Articolo 10

(È approvato)

Articolo 11

(È approvato)

Articolo 12

(È approvato)

Articolo 13

(È approvato)

Passiamo alla votazione della proposta di legge nel suo complesso con richiesta autorizzazione al coordinamento formale.

La proposta di legge è approvata con autorizzazione al coordinamento formale.

(Il Consiglio approva)

(È riportata in Allegati)

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE

Ha chiesto di intervenire il consigliere Giannetta. Ne ha facoltà.

GIANNETTA Domenico (Forza Italia)

Chiedo scusa, Presidente, visto che oggi c'è stata una lunga discussione in Consiglio, proporrei il rinvio del punto otto all'ordine del giorno.

PRESIDENTE

Grazie, collega Giannetta.

Poniamo in votazione il rinvio dell'ottavo punto all'ordine del giorno. Il rinvio è approvato.

(Il Consiglio rinvia)

Non ci sono altri punti all'ordine del giorno, pertanto dichiaro chiusa la seduta. Buona serata. Grazie.

La seduta termina alle 18.14

*Le omissioni (Omissis) presenti nel testo sono effettuate in applicazione della normativa vigente in materia di protezione dei dati personali, ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e del decreto legislativo n. 196/2003, come modificato dal d.lgs. n. 101/2018, al fine di garantire il rispetto dei principi di minimizzazione, pertinenza e non eccedenza dei dati trattati, nonché la tutela della riservatezza dei soggetti interessati.