Il Consiglio Regionale,
Premesso che:
• Il Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) di “Crotone – Cassano – Cerchiara”, istituito con D.M. 468/2001 e perimetrato con D.M. 26 novembre 2002, è un’area di vasta estensione che comprende circa 1.448 ettari di aree a mare e 884 ettari a terra, includendo stabilimenti industriali dismessi (ex Pertusola, ex Fosfotec, ex Agricoltura), aree archeologiche e discariche.
• La situazione ambientale del sito è di estrema gravità, come riportato ufficialmente nella relazione semestrale “Attività svolte, iniziative adottate e di prossima adozione in funzione delle criticità rilevate nel corso del processo di realizzazione degli interventi” novembre 2024 - aprile 2025, del Commissario Straordinario: “L’analisi approfondita della documentazione tecnica e delle valutazioni di rischio ambientale condotte ai sensi del D.lgs. n. 152/2006 ha evidenziato una situazione di grave contaminazione nel sito in oggetto. (Omissis) Tali condizioni determinano un perdurante rischio per l’ambiente e per la salute pubblica”.
• Tale stato di contaminazione ha generato una sofferenza della comunità crotonese che persiste da oltre quarant'anni, dovuta alla presenza di oltre un milione di tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, inclusi materiali contenenti TENORM (con e senza matrice d’amianto), stoccati sia all'interno che all'esterno delle aree industriali.
• Le indagini nell’area portuale hanno, poi, confermato una rilevante contaminazione da metalli pesanti (Arsenico, Cadmio, Mercurio, Cromo, Nichel, Piombo, Zinco, Rame) con concentrazioni superiori ai valori di intervento e sedimenti classificati come pericolosi.
• Il rapporto SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) ha confermato un eccesso di rischio tumore nelle aree SIN (Sito di Interesse Nazionale), includendo Crotone tra i territori maggiormente colpiti.
• Ciò nonostante, ENI REWIND che da anni deve effettuare la bonifica , anche in virtù della ben nota sentenza del Tribunale di Milano del 2012, che l’ha condannata ad un risarcimento di oltre 70 milioni di euro per il danno ambientale nel SIN di Crotone, ha scientemente ritardato l’avvio delle operazioni di bonifica cercando di sottrarsi all’esecuzione del decreto n° 7 del 3 marzo 2020 con il quale veniva obbligata a portare i rifiuti fuori dalla Regione Calabria e sostenendo, senza corrispondenza con la verità, che non vi fossero discariche atte a ricevere i rifiuti della bonifica del SIN di Crotone né in Italia né all’estero e che l’unica discarica pronta ad accoglierli fosse la discarica privata COLUMBRA della SOVRECO a Crotone, per la quale è stata presentata dal Gruppo Vrenna richiesta di ampliamento, pendente presso l’Assessorato Regionale all’ambiente, nonchè tentando di insistere sulla modifica del PAUR della Regione Calabria con l’avallo del Ministero dell’Ambiente avverso i cui decreti le istituzioni locali sono state costrette, unitamente ai Comitati di Cittadini, a esperire ricorso al Tar rivelatosi vittorioso;
• Che, questa vicenda ha determinato la perdita di tempo prezioso, presumiamo solo per motivi squisitamente economici mirati al risparmio sulla pelle della popolazione crotonese poiché nel mese di novembre 2024, è stata, invece, data la notizia che erano state trovate diverse discariche all’estero dove portare i veleni tra cui la discarica di Kumla in Svezia;
• Che le vicende suddette hanno, tuttavia, determinato una ulteriore perdita di tempo e hanno fatto slittare notevolmente l’avvio delle operazioni al mese di giugno del 2025 senza alcun rispetto per la salute del crotonesi costretti, in mancanza di tensostruttura e adeguati sistemi di protezione, ad inalare polveri e scorie che il vento disperdeva in direzione della città;
Dall’8 gennaio 2026 le operazioni sono nuovamente state sospese perché Eni Rewind afferma che durante gli scavi sarebbero stati trovati dei rifiuti radioattivi, quali il TENORM, nelle discariche a mare ove incredibilmente sosteneva che non ve ne fossero benchè perfettamente consapevole che ivi furono interrati per un decennio gli scarti di lavorazione della Fosfotec che produceva fertilizzanti a base di acido fosforico e della Pertusola che produceva semilavorati e barre in zinco;
• C’è qualcuno che ipotizza che questi ritrovamenti, durate le operazioni di bonifica, sarebbero stati una “trovata” per costringere al ricovero degli stessi presso la Sovreco in situazioni d’emergenza, anche se la suddetta società non ha autorizzazione al ricovero presso la sua struttura di rifiuti identificati con i codici Cer di tale fatta ed in tal senso sembrerebbe deporre la ripresa delle attività di bonifica in questi giorni;
• Infatti, che la presenza dei rifiuti radioattivi come il TENORM fosse ben nota, emerge dal Resoconto di Attività, elaborato nel giugno 2017 dal Laboratorio Fisico Ettore Majorana dell’A.R.P.A.Cal di Catanzaro, intitolato: “ I livelli di radioattività nell’area ex Pertusola – Superfici soggette a scotico – Discariche ex Armeria, ex Fosfotec – Zona industriale S.S.106, nel quale erano state raggiunte le seguenti conclusioni:
Il controllo ha evidenziato la presenza di anomalie radiometriche:
- Nelle carote estratte dalle aree denominate L09, stabilimento ex Pertusola, si registrano valori anomali di radioattività dovuti alla presenza nel primo strato superficiale stradale, fino a 40 cm. Di meta silicati con TENORM;
- Alcune delle carote estratte dalle ex discariche e solo a determinate profondità presentano una contaminazione da meta silicati mixati con materiale inerte.
• I Cittadini, pertanto, non solo sono stati costretti a convivere per oltre un ventennio con una situazione d’inerzia pericolosissima che ha posto una seria ipoteca sulla loro salute ma hanno continuato a rischiare a causa delle modalità di scavo e continuano ancora oggi a rischiare per un cantiere lasciato a metà senza che sia stato dato conto alcuno delle modalità di messa in sicurezza dello stesso e per la possibilità che i rifiuti vengano spostati nel perimetro della città solo di pochi chilometri da nord a sud:
Considerato che:
• La tutela della salute dei cittadini non può attendere i tempi, spesso incerti e prolungati, dei cantieri di bonifica.
• La prevenzione deve essere considerata un diritto sacrosanto e un risarcimento morale e materiale per un territorio che subisce da decenni gli effetti dell'inquinamento industriale.
• È necessario garantire un monitoraggio attivo che non gravi economicamente sui cittadini, poiché la prevenzione è un diritto e non un privilegio legato al reddito.
• La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al Ciclo dei Rifiuti e sugli Illeciti Ambientali e Agroalimentari, nella “Relazione sullo stato di attuazione degli interventi di Bonifica del SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara: Analisi Ambientale, Amministrativa e Giudiziaria”, approvata dalla Commissione nella seduta del 17 dicembre 2025, nelle conclusioni rassegnate, tra le altre, a pag. 200 ha confermato che: “La complessità del contesto territoriale, caratterizzato da fonti di esposizione multiple, combinazioni di inquinanti e fattori socio-economici, rende difficile una quantificazione univoca del rischio. Tuttavia, le evidenze scientifiche disponibili delineano un impatto sanitario significativo e di lungo periodo, tale da imporre l’istituzione di una sorveglianza epidemiologica permanente, in coerenza con le raccomandazioni formulate dall’Istituto Superiore di Sanità, dal CNR e dagli enti di controllo ambientale”.
Impegna la Giunta regionale
1.Ad operare per mantenere il vincolo previsto dal PAUR del 2019 che impone il trasferimento dei rifiuti derivanti dalla bonifica del SIN di Crotone fuori dalla Regione Calabria e contestualmente ad impedire l’apertura, il mantenimento e l’ampliamento di discariche di rifiuti pericolosi nel territorio crotonese.
2. Ad istituire un protocollo di monitoraggio sanitario attivo e gratuito per tutti i cittadini residenti nel perimetro del SIN, garantendo la gratuità dei controlli medici periodici con priorità assoluta per bambini, donne in gravidanza, anziani e soggetti fragili
3. A prevedere e sostenere economicamente gli screening dei metalli pesanti (test diagnostici su sangue, urine e capelli) di un significativo campione di cittadini residenti nella Città di Crotone in proporzione alla popolazione residente, finalizzato a rilevare intossicazioni o sovraccarichi di metalli tossici come Arsenico, Cadmio, Mercurio, Cromo, Nichel, Piombo, Zinco, Rame.
4. A disporre per la piena operatività di un Registro tumori che sia pubblico e consultabile per mappare l’incidenza delle patologie e orientare la ricerca scientifica sul messo di causalità tra inquinamento e malattie.
5. A bloccare ogni impianto che possa aggravare il quadro sanitario locale e, comunque, a disporre che ogni nuovo progetto industriale o infrastrutturale a Crotone debba essere subordinato a una valutazione di impatto sanitario.
29/01/2026
E. BARBUTO, E. SCUTELLÀ, V. BRUNO