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IX^ LEGISLATURA

 

RESOCONTO INTEGRALE

__________

 

71.

 

SEDUTA DI GIOVEDI’ 25 LUGLIO 2013

 

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FRANCESCO TALARICO E DEL VICEPRESIDENTE ALESSANDRO NICOLO’

 

Presidenza del Presidente Francesco Talarico

La seduta inizia alle 15,58

PRESIDENTE

La seduta è aperta, si dia lettura del verbale della seduta precedente.

NUCERA Giovanni, Segretario Questore

Legge il verbale della seduta precedente.

(E’ approvato)

Comunicazioni

PRESIDENTE

Legge le comunicazioni.

(Sono riportate in allegato)

Annunzio di interrogazioni

NUCERA Giovanni, Segretario Questore

Legge le interrogazioni presentate alla Presidenza.

(Sono riportate in allegato)

Annunzio di risposta scritta ad interrogazione

PRESIDENTE

E’ pervenuta risposta scritta alla interrogazione numero 406 del 16 luglio 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi.

(E’ riportata in allegato)

PACENZA Salvatore (PDL)

Presidente, chiedo la parola.

PRESIDENTE

Dopo il primo punto le darò la parola. Prego i colleghi consiglieri di prendere posto e di far silenzio.

Proposta di provvedimento amministrativo numero 238/9^ d’Ufficio, recante: “Reintegrazione del sig. Antonio Rappoccio nella carica di consigliere regionale (articolo 8, comma 5 del D.lgs. 235/2012)”

PRESIDENTE

Il primo punto all’ordine del giorno recita: “Proposta di provvedimento amministrativo numero 238/9^ d'Ufficio, recante: “Reintegrazione del sig. Antonio Rappoccio nella carica di consigliere regionale (articolo 8, comma 5 del D.lgs. 235/2012)”.

Si tratta di una delibera, di un provvedimento amministrativo che il Consiglio regionale deve assumere.

Do lettura della deliberazione: “Il Consiglio regionale,

vista la propria deliberazione numero 224 del 24 settembre 2012 con la quale si è proceduto alla temporanea sostituzione del consigliere regionale Antonio Rappoccio - sospeso dalla carica a decorrere dal 23 agosto 2012 - con il consigliere Aurelio Chizzoniti, a seguito del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 settembre 2012, ai sensi dell’articolo 15, comma 4 bis della legge 19 marzo 1990, numero 55 e successive modificazioni ed integrazioni il quale, dopo aver accertato la sospensione, testualmente recita: “in caso di revoca del provvedimento giudiziario succitato, la sospensione cessa a decorrere dalla data del provvedimento stesso”;

vista la nota del 15 luglio 2013 del signor Antonio Rappoccio, con la quale ha notificato, in originale, l’ordinanza di revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Penale, l’11 luglio 2013 e affissa all’Albo pretorio il 17 luglio 2013;

vista la richiesta di parere avanzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli Affari Regionali, Turismo e Sport con nota numero 33107 del 15 luglio 2013;

vista la nota numero 0016497P-4 29.3.1 del 16 luglio 2013 del Dipartimento per gli Affari Regionali Turismo e lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la quale ha esitato il richiesto parere sulla esatta interpretazione dell’articolo 8, comma 5, del decreto legislativo numero 235/2012, concludendo: “… dalla lettura del testo legislativo nella sua interezza, però, si evince che tale riferimento è frutto di un errore materiale, in quanto le “misure coercitive”, ossia quelle previste dagli articoli 284, 285 e 286 del c.p.p., a seguito delle quali consegue la sospensione di diritto del consigliere regionale, sono indicate espressamente ed esclusivamente al comma 2 del medesimo articolo 8. Pertanto, si ritiene che in caso di emanazione del successivo provvedimento di revoca di tali misure coercitive (articolo 8, comma 2), la sospensione cessa a decorrere dalla data del provvedimento di revoca. Peraltro, tale previsione è contenuta nel medesimo Dpcm di sospensione della carica di consigliere regionale del 17 settembre 2012;

ritenuto, pertanto, che è venuta meno la causa che ha determinato la sospensione dalla carica del signor Antonio Rappoccio;

delibera

di reintegrare il signor Antonio Rappoccio nella carica di consigliere regionale a far data dalla revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari”.

Questa è la proposta di delibera che pongo in votazione.

(Il Consiglio approva)

Il provvedimento è approvato a maggioranza con il solo voto contrario del consigliere Talarico Domenico.

Invito il consigliere Rappoccio a prendere posto nei banchi del Consiglio regionale.

Sull’ordine dei lavori

Ha chiesto di parlare il consigliere Pacenza. Ne ha facoltà.

PACENZA Salvatore (PDL)

Presidente, intervengo per chiedere l’inserimento all’ordine del giorno di alcune proposte che sono state licenziate dalla terza Commissione.

Una è la proposta numero 484/9^ che vede come firmatari i consiglieri Gallo, Pacenza, Scalzo, Chiappetta, Bruni, Serra e Grillo che riguarda le “Norme per l’utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità nel bacino regionale e non ancora utilizzati”.

Chiedo per questa proposta l’inserimento all’ordine del giorno.

PRESIDENTE

Questa proposta è passata alla unanimità dalla Commissione?

PACENZA Salvatore (PDL)

Sì. Se vuole, Presidente, facciamo ora la breve relazione, come vuole.

Però, se lei ricorda questo è uno di quegli emendamenti ordinamentali a cui abbiamo dato priorità nei lavori della Commissione e riguarda, per l’appunto, Lsu e Lpu in special modo quelli del bacino del Pollino.

PRESIDENTE

Prego, collega Guccione.

GUCCIONE Carlo (PD)

Presidente siamo d’accordo a ché venga inserito all’ordine del giorno del Consiglio regionale ed è stata anche oggetto di una approfondita discussione in terza Commissione. Da questo punto di vista votiamo a favore rispetto all’inserimento all’ordine del giorno.

PRESIDENTE

Prego, collega Pacenza.

PACENZA Salvatore (PDL)

Ci sono altre proposte di legge, facciamo tutto in un’unica soluzione?

PRESIDENTE

Se non ci sono obiezioni da parte della minoranza per l’inserimento all’ordine del giorno votiamo intanto questa e poi andiamo avanti.

PACENZA Salvatore (PDL)

E’ intervenuto, infatti, il consigliere Guccione che si è detto favorevole.

PRESIDENTE

Pongo in votazione l’inserimento della proposta di legge numero 484/9^ all’ordine del giorno in coda agli altri punti.

(Il Consiglio approva)

PACENZA Salvatore (PDL)

C’è sempre, poi, una proposta di legge licenziata all’unanimità da parte della terza Commissione, è la numero 221/9^ di iniziativa del consigliere Magno, recante: “Disposizioni per la semplificazione delle procedure amministrative relative al registro infortuni”.

Torno a sottolineare che anche questa è stata approvata alla unanimità dai lavori della terza Commissione.

PRESIDENTE

Sull’inserimento? Prego, consigliere Giamborino.

GIAMBORINO Pietro (PD)

Signor Presidente, ritenevo un fatto scontato…

PRESIDENTE

Su questo argomento?

GIAMBORINO Pietro (PD)

Non ho sentito.

PRESIDENTE

Stiamo discutendo la richiesta di inserimento all’ordine del giorno di una proposta di legge, passata alla unanimità nella Commissione consiliare competente, che recita: “Disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connesse alla tutela della salute” che è passata alla unanimità dalla Commissione. Non essendoci obiezioni possiamo procedere alla votazione per l’inserimento in coda all’ordine del giorno della proposta di legge numero 221/9^.

(Il Consiglio approva)

PACENZA Salvatore (PDL)

Grazie, Presidente, questa è una proposta di provvedimento amministrativo numero 234/9^ di iniziativa del consigliere Magarò che contienen una proposta di legge al Parlamento relativamente alle disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della Lis – Lingua italiana dei segni.

E’ una proposta di provvedimento amministrativo licenziata all’unanimità dalla terza Commissione.

PRESIDENTE

Non essendoci obiezioni da parte dei colleghi possiamo procedere con l’inserimento in coda all’ordine del giorno della proposta di provvedimento amministrativo, così come richiesta dal consigliere Pacenza.

(Il Consiglio approva)

PACENZA Salvatore (PDL)

Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare il consigliere Magno. Ne ha facoltà.

MAGNO Mario (PDL)

Presidente, anche io se è possibile richiamo all’ordine del giorno la proposta di legge sulla istituzione delle Agenzie di sviluppo locale che è stata licenziata dalla Commissione diverso tempo fa e sarebbe dovuta essere inserita all’ordine del giorno del Consiglio. Anche questa è stata votata all’unanimità dalla Commissione consiliare competente. Fra poco al tavolo della Presidenza porterò il numero del provvedimento.

PRESIDENTE

E’ passata all’unanimità? Prego, consigliere Naccari Carlizzi.

NACCARI CARLIZZI Demetrio (PD)

Presidente, sono d’accordo su questo inserimento, nulla quaestio.

Noi abbiamo, però, due punti all’ordine del giorno e ne inseriamo quattro. Lei potrebbe sforzarsi nelle prossime settimane, anzi nei prossimi mesi, di consentirci di avere un ordine del giorno che, salvo urgenze o fatti eccezionali, sia in qualche maniera completo?

Capisco che noi abbiamo questa norma - su cui, peraltro, ho dei seri dubbi circa la compatibilità con i principi generali - che consente l’inserimento all’ordine del giorno di questioni che non sono previste nell’ordine di convocazione.

Ma come sta vedendo nelle ultime sedute abbiamo un moltiplicarsi delle eccezionalità. Ora, anche per consentire ai consiglieri che non ci sono, a quelli che vengono convocati, di avere un quadro di quello che fa l’Assemblea legislativa sarebbe, forse, il caso di regolamentare diversamente la questione o quanto meno di utilizzare un metodo. Oogni volta siamo convocati per una o due questioni e invece approviamo sei leggi o provvedimenti amministrativi – eccezionalmente, come quello di Magarò; secondo me perché noi abbiamo un quadro più completo e più utile ed ordinato del nostro lavoro sarebbe il caso di utilizzare questo strumento in maniera molto più parca.

Comunque, non ho obiezioni anche a questa proposta del collega Magno ma in via di metodo le chiederei questo sforzo ulteriore.

PRESIDENTE

Possiamo procedere alla votazione del punto proposto dal consigliere Magno di inserimento in coda all’ordine del giorno della proposta di legge inerente l’istituzione dell’Agenzia di sviluppo locale. Intanto individuiamo il provvedimento per procedere poi all’approfondimento di merito.

(Il Consiglio approva)

Ha chiesto di parlare il consigliere Imbalzano. Ne ha facoltà.

IMBALZANO Candeloro (Scopelliti Presidente)

Signor Presidente, chiederei di inserire all’ordine dei lavori un ordine del giorno riguardante l’estensione al settore della pesca del Testo Unico salute e sicurezza perché i lavoratori della pesca che esercitano – peraltro – attività assai gravosa e pericolosa fino ad oggi inopinatamente sono rimasti esclusi.

Chiederei che venga inserito a margine dei lavori affinché si impegnino i parlamentari calabresi ed i Ministeri competenti ad emanare questo decreto. Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare il consigliere Giamborino. Ne ha facoltà.

GIAMBORINO Pietro (PD)

Signor Presidente, per richiamare in Aula l’ordine del giorno, celeberrimo ormai, sulla cementeria di Vibo Marina sulla quale ci sono 11 firme del Partito democratico e non solo.

PRESIDENTE

Pongo in votazione l’inserimento dell’ordine del giorno proposto dal consigliere Imbalzano che riguarda il settore della pesca.

(Il Consiglio approva)

Pongo in votazione l’ordine del giorno proposto dal consigliere Giamborino ed altri che riguarda la questione dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina che abbiamo anche visitato per dare solidarietà ai lavoratori.

(Il Consiglio approva)

Interrogazione a risposta immediata numero 384 del 18 giugno 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi “Sul mancato completamento della variante ferroviaria di Cannitello”

PRESIDENTE

Possiamo procedere con gli argomenti all’ordine del giorno.

Il primo punto riguarda le interrogazioni a risposta immediata.

E’ stata presentata la seguente interrogazione a risposta immediata numero 384 del 18 giugno 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi “Sul mancato completamento della variante ferroviaria di Cannitello” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore ai trasporti. Per sapere – premesso che:

la Regione Calabria partecipa alla Società “Stretto di Messina Spa” con una quota pari al 2,6% del capitale sociale;

con la delibera Cipe n. 83 del 29 marzo 2006 veniva approvato il piano finanziario per la realizzazione della cosiddetta “Variante Ferroviaria di Cannitello” quale opera destinata al miglioramento e all’implementazione del sistema della rete ferroviaria regionale, pur mantenendo le caratteristiche tecniche originarie;

con delibera n. 77/2009 il Cipe, nel quadro del mutato quadro politico nazionale, riteneva di dover ricondurre la citata opera tra quelle propedeutiche alla realizzazione del manufatto stabile di collegamento con la Sicilia, assegnando al Contraente Generale Eurolink il compito della realizzazione della cosi detta“Variante di Cannitello”;

in data 23 dicembre 2009 il Contraente Generale “Eurolink”, incaricato dalla Società “Stretto di Messina Spa”, avviava i cantieri per la realizzazione della cosiddetta “variante ferroviaria di Cannitello”;

nell'allegato 1 alla deliberazione 83/2006 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica si legge che, nell'ambito del progetto relativo a tale galleria ferroviaria artificiale, si sarebbe dovuto provvedere, tra le altre cose, al "completo ricoprimento della galleria artificiale in maniera da ottenere un completo mascheramento, estendendo ad un ambito più vasto di alcuni chilometri, ove possibile, la riconformazione e ricontestualizzazione morfologica”;

la rinnovata delibera Cipe n. 77/2009 espressamente confermava le clausole contenute nella delibera n. 83/2006;

nell'ambito della ricontestualizzazione morfologica e della riconformazione ambientale, è stata considerata la sistemazione a verde attrezzato dell'area risultante dal mascheramento della galleria artificiale e la ristrutturazione straordinaria del tratto di lungomare attiguo alla predetta galleria;

con delibera Cipe n. 6 del 20 gennaio 2012, in ottemperanza alla decisione parlamentare del 28 ottobre 2011, lo stesso Comitato per la Programmazione Economica provvedeva alla rideterminazione, in riduzione, del fondo infrastrutture, sottraendo circa 1,3 mld di euro al Ponte sullo Stretto e 337 milioni di euro alla “variante ferroviaria di Cannitello”;

per effetto di tale riduzione finanziaria, la Società “Stretto di Messina” era costretta, al fine di provvedere al finanziamento necessario alla ultimazione dell’infrastruttura, ad accendere un mutuo di 12 milioni e 204 mila euro da pagarsi negli 11 anni successivi;

allo stato, l'opera definita “Variante Ferroviaria di Cannitello”, entrata regolarmente in esercizio, non risulta completata nella parte delle prescrizioni imposte dalla menzionata delibera Cipe n. 83/2006 e 77/2009, con l'effetto di stare ingenerando viva preoccupazione tra la popolazione locale;

nonostante le rassicurazioni fornite dai rappresentanti dell'ente locale, sul sito dedicato all'infrastruttura stabile di collegamento, la Società “Stretto di Messina Spa” dichiarava che l'opera era stata ultimata nel mese di aprile scorso;

tale notizia veniva confermata con l'atto a firma del sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, il quale, con provvedimento del 2 ottobre scorso, suo malgrado, era costretto a dare “pubblicità-notizia” che, in data 21 maggio 2012, la società Eurolink ha provveduto all’ultimazione dei lavori afferenti la cosiddetta “variante ferroviaria di Cannitello”;

lo stato dell'arte è oggi rappresentato da un cantiere ormai rimosso da tempo da parte del Contraente Generale e da uno “scatolare” in cemento armato che, come è stato definito, rappresenta “un manufatto esteticamente deteriore e paesaggisticamente deturpante”;

in ottemperanza al D.L. 179/2012, convertito nella legge 221/2012, la mancata sottoscrizione del previsto “atto aggiuntivo”, da sottoscriversi entro 60 giorni da parte della società “Stretto di Messina Spa” e Contraente Generale, ha comportato la caducazione di tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione, nonché le convenzioni ed ogni altro rapporto contrattuale stipulato dalla società concessionaria;

per effetto, l'infrastruttura stabile di collegamento tra la Sicilia ed il Continente deve ritenersi cancellata da ogni programma infrastrutturale e che, tuttavia, allo stato, l'opera definita "Variante Ferroviaria di Cannitello", pur entrata regolarmente in esercizio, non risulta completata nella parte delle prescrizioni imposte dalla menzionata delibera Cipe n. 83/2006, con l'effetto di stare ingenerando viva preoccupazione tra la popolazione locale;

la vicenda sta generando forte preoccupazione nella città di Villa San Giovanni, la quale legittimamente ritiene di potere e dovere pretendere la completa realizzazione del manufatto nei termini indicati dalla delibera n. 83/2006 del Cipe, quale atto di ristoro per i danni sofferti da quella comunità;

a fronte di tale situazione e in un momento in cui monta tra i cittadini un sentimento ostile nei confronti della politica e delle istituzioni, occorre assumersi la responsabilità di parlare ai cittadini con il linguaggio della chiarezza, ma anche di esercitare tutte le prerogative finalizzate a pretendere che le imprese e le società affidatane e delegate alla realizzazione dei programmi e delle opere portino a compimento gli impegni contrattualmente assunti;

la Regione Calabria, quale socio della compagine guidata dal Presidente Ciucci, non può chiamarsi fuori da un simile comportamento e dalla compartecipazione ad una scelta societaria che danneggia gravemente un territorio che istituzionalmente ha il dovere di tutelare :-

se e quando la Regione Calabria abbia ricevuto, dal proprio rappresentante presso il consigli di amministrazione della Stretto di Messina, notizie ed informative riguardo il mancato completamento della Variante Ferroviaria di Cannitello nei termini prescritti dal Cipe, ovvero quali iniziative intende adottare nei confronti del proprio fiduciario, ove tale vicenda non sia stata segnalata all'azionista di riferimento;

quali iniziative, inoltre, ha già assunto o intende assumere l'assessore regionale ai trasporti, allo scopo di garantire il territorio ed i cittadini di Villa San Giovanni, per costringere la propria partecipata ed il Contraente Generale “Eurolink” ad ottemperare a tutte le prescrizioni introdotte dalla delibera Cipe n. 83/2006.”

Raccomando i tempi. Prego, consigliere Naccari Carlizzi.

NACCARI CARLIZZI Demetrio (PD)

Presidente, come è noto la Regione partecipa alla società “Stretto di Messina”. Nel 2006 con delibera Cipe è stata finanziata la realizzazione della variante di Cannitello. Quest’opera prevedeva il ricoprimento della galleria artificiale in maniera da ottenere un completo mascheramento dell’opera stessa estendendolo per un raggio di alcuni chilometri e realizzare una completa riconformazione morfologica.

Sappiamo anche che era prevista una sistemazione a verde attrezzato dell’area risultante dal mascheramento della galleria e la ristrutturazione straordinaria del tratto di lungomare attiguo alla galleria.

Sappiamo anche l’opera variante ferroviaria di Cannitello, che è entrata regolarmente in esercizio, risulta completata nelle sue prescrizioni tranne questi interventi di mascheramento della galleria e di realizzazione delle opere accessorie.

La società “Stretto di Messina” dichiarò ultimata l’opera nel mese di aprile scorso e il cantiere è stato rimosso dal contraente generale. Oggi consta di un cosiddetto scatolare in cemento armato che rappresenta – cito la definizione data in sede di progetto – un manufatto esteticamente deteriore e paesaggisticamente deturpante peraltro in una che è una delle zone più suggestive del nostro Paese.

E’ chiaro che la decisione di non realizzare il ponte sullo Stretto di Messina e di chiudere i cantieri della variante di Cannitello ha comportato un vero e proprio danno al territorio.

La Regione Calabria, d’altra parte, era rappresentata in seno allo Stretto di Messina e ci chiediamo, quindi, visto che il Presidente Ciucci viene qui ad inaugurare molto spesso più chilometri di nastri che chilometri di autostrada, se lo stesso si sia accorto – la mia interrogazione è del 18 aprile 2013 - e se la Regione Calabria gli abbia rappresentato questa situazione assolutamente inaccettabile che si è verificata nella città di Villa San Giovanni, se è stata informata dei vari passaggi amministrativi dal proprio rappresentante e quali iniziative abbia assunto.

Abbiamo letto dalla stampa che in occasione di una delle tante inaugurazioni di questi tratti di autostrada ci sarebbe stata una promessa da parte del Ministro e del dottor Incalza. Ci auguriamo che da questo punto di vista l’assessore ci possa dare delle informazioni, visto che ormai è da quasi un anno, da poco più di un anno, che la situazione è sotto gli occhi di tutti. Riteniamo che ci debba essere una risposta in merito di natura ufficiale.

Presidenza del Vicepresidente Alessandro Nicolò

PRESIDENTE

Risponde l’assessore Fedele.

FEDELE Luigi, assessore ai trasporti, all'intermodalità e all'internazionalizzazione

Grazie, Presidente, ha fatto bene il consigliere Naccari Carlizzi a sollevare questa problematica che è di grande importanza e rilevanza per il Comune di Villa San Giovanni.

Come ha ricordato, purtroppo, quest’opera, la variante di Cannitello, che era un’opera propedeutica alla realizzazione del ponte sullo Stretto, è stata realizzata ed è operativa perché, in effetti, il treno attraversa questa galleria, ma non è stata ultimata.

Era un’opera propedeutica al ponte sullo Stretto. Purtroppo vi è stata la decisione, da noi non condivisa, del Governo tecnico di sospendere le operazioni per la realizzazione del ponte sullo Stretto, al di là del fatto che credo abbia rappresentato, sicuramente, un danno irreparabile per sia per la nostra Regione sia per la Sicilia perché la mancata realizzazione di un’opera come quella del ponte sullo Stretto di Messina sicuramente ha portato e porterà un danno che difficilmente riusciremo a poter recuperare.

Uno dei danni è anche il fatto che quest’opera non sia stata ultimata.

Al di là di questo, il consigliere Naccari Carlizzi sa che la società dello Stretto è stata liquidata. C’è un commissario liquidatore, il dottore Fortunato, che segue soltanto le procedure di liquidazione.

C’è stata una interlocuzione continua da parte del Comune di Villa San Giovanni con la società ponte sullo Stretto ma, non solo, il nostro rappresentante ha costantemente informato la Regione Calabria ed il Comune di come procedevano le cose.

Purtroppo, poi, quella scelta del Governo tecnico di chiudere le procedure che portavano alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina ha creato anche queste problematiche.

Una serie di comunicazioni e di lettere e di risposta anche da parte del commissario liquidatore ha portato all’attenzione anche del commissario, dottor Fortunato, questa problematica. Anzi in una nota di risposta al sindaco ha domandato grande attenzione verso questa problematica dicendo che è un’opera che in ogni caso va completata perché non può, indubbiamente, restare in quelle condizioni.

Proprio negli ultimi giorni, come ricordava il consigliere Naccari Carlizzi, la cosa è stata portata direttamente all’attenzione del Ministro da parte del presidente Scopelliti e del sindaco di Villa San Giovanni che era presente all’incontro affinché anche da parte del Ministero ci fosse una presa di coscienza e di attenzione che, in parte, dai tecnici già c’era per completare quest’opera.

Il Ministro, anche attraverso le sollecitazioni che direttamente ha fatto in quella seduta al dottor Ercole Incalza che è il capo della struttura tecnica-operativa che segue queste problematiche, ha dato incarico al dottor Incalza di seguire la problematica e di trovare la soluzione al più presto perché quell’opera, in quel modo, non poteva rimanere.

A questo proposito, già la settimana prossima, ci sarà un incontro al Ministero col sindaco e col dottore Incalza proprio per dipanare la questione e trovare una soluzione in modo che ci sia il finanziamento o da parte del Ministero o attraverso la società Stretto di Messina affinché quest’opera venga completata al più presto perché la città di Villa San Giovanni non può subire un danno che certamente per la città stessa ma per tutto il territorio potrebbe essere irreparabile.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare il consigliere Naccari Carlizzi. Ne ha facoltà.

NACCARI CARLIZZI Demetrio (PD)

Molto brevemente per dire che capisco che il Comune si sia attivato in maniera continua sulla questione; avrei gradito una maggiore attivazione da parte della Regione, visto che la società è stata liquidata in un periodo ben successivo a quello in cui si è venuto a verificare il problema della chiusura del cantiere e quindi della decisione, di fatto, di far venir meno i percorsi amministrativi che erano programmati.

Tuttavia, credo che noi non ci possiamo abituare ai ritardi da parte degli enti delle aziende di Stato. Su questo occorrerebbe fare un particolare pressing. Spero che nei prossimi giorni avremo notizie e sono contento e felice che il presidente Scopelliti, a distanza di un paio di mesi dalla data in cui ho presentato questa interrogazione, abbia ritenuto di investire il dottor Incalza ed il Ministro dei lavori pubblici.

Interrogazione a risposta immediata numero 385 del 18 giugno 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi “Sulle risorse della Fondazione Calabria Etica”

PRESIDENTE

E’ stata presentata interrogazione a risposta immediata numero 385 del 18 giugno 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi “Sulle risorse della Fondazione Calabria Etica” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

dal 2002, ai sensi dell'art. 18 bis della L. R. n. 7/2001 è stata istituita la Fondazione “Calabria Etica”, al fine di finanziare e sostenere le persone fisiche le famiglie in difficoltà, nonché le imprese sociali impegnate nello svolgimento di servizi socialmente rilevanti a favore di soggetti deboli svantaggiati;

lo Statuto della Fondazione, proprio per le sue peculiari finalità ed operando in un contesto di grave disagio di una parte consistente della popolazione, non ha mai previsto compensi per gli amministratori, ma solo la possibilità di corrispondere un gettone di presenza ed il rimborso delle spese sostenute, ma nessun consiglio di amministrazione si è avvalso di tale facoltà;

con L. R. n. 22/2010, nell'ambito delle misure necessarie al contenimento e riordino delle spesa pubblica regionale, all'art. 9 è stato stabilito che tutti i compensi, gettoni, indennità, retribuzioni o altre utilità corrisposte agli organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione comunque denominati, negli enti sub-regionali e anche nelle fondazioni sono automaticamente ridotti del 20 per cento rispetto agli importi risultanti al 31 dicembre 2009;

con delibera n. 80 del 18 marzo 2011 la Giunta ha approvato, contrariamente a quanto già precedentemente sancito con legge regionale 22/2010, delle modifiche allo Statuto della Fondazione con le quali viene demandata allo stesso Presidente la facoltà di autodeterminarsi una indennità di carica -:

se risponde a verità che l'indennità che il Presidente si è autodeterminata è pari al 60% dell'indennità di un consigliere regionale;

se tale indennità è superiore al contributo annuo che la Regione assicura alla Fondazione per le spese di funzionamento, nonché al compenso complessivo corrisposto ai componenti del Collegio dei revisori, per cui tale provvedimento è in palese contrasto con la Legge 22/2010 e configura un ingiusto vantaggio agli organi di Calabria Etica;

se risponde a verità che nel bilancio previsionale 2012 l'indennità del Presidente è di 133.600 euro, che risulta essere, sempre da previsionale, superiore all'indennità complessiva del personale dipendente (118.338);

se il Presidente della Fondazione è stato candidato nelle ultime competizioni elettorali nella lista “Scopelliti Presidente”;

quali determinazioni intende assumere la Giunta;

se intende revocare la delibera n. 80 del 18 marzo 2011, al fine di non consentire che una somma consistente delle risorse finanziarie della fondazione sia sottratta dalle finalità statutarie che prevedono un impegno a favore della fasce deboli della popolazione calabrese, che sono allo stato penalizzate;

se intende richiedere al Presidente della Fondazione la restituzione delle somme illegittimamente percepite, in modo da destinarle a sostegno delle tante situazioni presenti in Calabria.”

Prego, consigliere Naccari Carlizzi.

NACCARI CARLIZZI Demetrio (PD)

Dal 2009 è attiva sul nostro territorio regionale la Fondazione Calabria Etica che ha lo scopo precipuo di finanziare e sostenere persone e famiglie in difficoltà ed imprese impegnate nello svolgimento di servizi socialmente rilevanti a favore di soggetti deboli e svantaggiati.

Lo Statuto della Fondazione non ha mai previsto compensi per gli amministratori, limitandosi a prevedere dei gettoni di presenza per gli stessi. Gettoni di presenza che, storicamente, non erano mai stati richiesti dagli stessi amministratori proprio in considerazione della rilevanza sociale dell’oggetto e della finalità della Fondazione.

Tuttavia con legge regionale numero 22 del 2010, nell’ambito delle misure finalizzate al contenimento e al riordino della spesa pubblica, il Consiglio regionale ha approvato all’articolo 9 una norma che prevedeva che tutti i compensi, le indennità, le retribuzioni in generale e le utilità corrisposte agli organi di indirizzo e controllo e direzione, consigli di amministrazione comunque denominati delle aziende sub-regionali o degli enti in generali, sub-regionali e anche delle fondazioni fossero automaticamente ridotti del 20 per cento.

Al contrario di quella che è la previsione normativa la delibera della Regione numero 80 del 2011 ha approvato delle modifiche allo Statuto della Fondazione con le quali si dava facoltà al Presidente ad autodeterminarsi una indennità di carica.

Va da sé che pare che il Presidente si sia liquidato una indennità del 60 per cento  rispetto a quella che è la vecchia indennità di un consigliere regionale che – come sappiamo – è stata ridotta del 50 per cento e che questa indennità è superiore, addirittura, al contributo ordinario, cioè che la Regione assicura alla Fondazione per le spese di funzionamento con le risorse proprie.

L’interrogazione mira a conoscere quali provvedimenti urgenti la Giunta regionale intende prendere per recuperare, innanzitutto, queste somme che sono state corrisposte illegittimamente, contra legem, contro una legge approvata dallo stesso Consiglio regionale in capo al Presidente e agli altri soggetti in violazione della legge regionale numero 22 del 2010.

PRESIDENTE

Consigliere Naccari Carlizzi, c’è stato riferito dal Segretario generale che avrebbe dovuto rispondere l’assessore Fedele, altrimenti non le avrei fatto argomentare l’interrogazione ma l’avremmo differita.

Mi si dice adesso, però, che su questo è competente l’assessore Salerno che vorrebbe essere presente per dare una risposta diretta all’argomento in ispecie.

Se non le dispiace potremmo differirla. Le dico questo perché altrimenti prima di farla intervenire avrei differito l’argomento.

NACCARI CARLIZZI Demetrio (PD)

Solo una precisazione. Anche io attendo con ansia la risposta dell’assessore Salerno. Voglio solo sottolineare che questa interrogazione è stata presentata il 10 maggio 2013. Poiché segnala un grave abuso che si è realizzato tramite quella deliberazione di Giunta e che si sta realizzando tramite la percezione di queste somme vietate dalla legge regionale, pregherei lei – nella qualità di Presidente – di informare l’assessore Salerno non tanto sull’urgenza di una risposta alla mia interrogazione ma di un intervento puntuale della Giunta regionale che serva a rimuovere quello che è un abuso in senso stretto.

Interrogazione a risposta immediata numero 386 del 24 giugno 2013 a firma del consigliere Giordano “Sul disimpegno di rete ferroviaria italiana rispetto agli investimenti sull’area portuale di Gioia Tauro”

PRESIDENTE

E’ stata presentata interrogazione a risposta immediata numero 386 del 24 giugno 2013 a firma del consigliere Giordano “Sul disimpegno di rete ferroviaria italiana rispetto agli investimenti sull’area portuale di Gioia Tauro”.

Il consigliere Giordano non è in Aula, pertanto l’interrogazione decade.

Interrogazione a risposta immediata numero 389 del 24 giugno 2013 a firma del consigliere Guccione “Sulla mancata stipula delle convenzioni per l’attivazione del servizio antincendio della Regione Calabria”

PRESIDENTE

Siamo all’interrogazione a risposta immediata numero 389 del 24 giugno 2013 a firma del consigliere Guccione “Sulla mancata stipula delle convenzioni per l’attivazione del servizio antincendio della Regione Calabria” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale, all'assessore all'agricoltura e al sottosegretario alla protezione civile. Per sapere – premesso che:

l’arrivo della stagione estiva aumenta nella nostra regione il verificarsi degli incendi boschivi che, se non adeguatamente individuati, fronteggiati e circoscritti per tempo, rappresentano una grave minaccia per gli uomini, le abitazioni e il grande patrimonio naturalistico calabrese;

da quattro giorni nelle località Macchia della Pita in agro di Bocchigliero e Mezzo Campo in agro di Savelli è in corso un vasto incendio che sta distruggendo decine di ettari di bosco e di vegetazione mediterranea senza che ancora sia stato effettuato alcun tipo di intervento aereo e terrestre così come denunciato pubblicamente dagli amministratori comunali di Bocchigliero -:

se ancora a tutt'oggi non siano state corrisposte le risorse destinate alla Convenzione stipulata tra la Regione Calabria e il Comando Regionale dei Vigili del fuoco per la lotta contro gli incendi boschivi;

se non siano state ancora trasferite le risorse necessarie al saldo del servizio svolto negli anni 2011 e 2012, determinando addirittura il ricorso di quest' ultimo alle vie legali;

se analoga situazione si sarebbe verificata nei confronti del Corpo Forestale dello Stato, impossibilitato a utilizzare due elicotteri attualmente bloccati all'aeroporto di Lamezia Terme e a svolgere le funzioni di coordinamento aereo e terrestre degli interventi antincendio (DOS) poiché la Regione Calabria non avrebbe ancora provveduto a trasferire le risorse che riguardano il saldo dell'utilizzo degli elicotteri negli anni 2011 e 2012 e il coordinamento terrestre degli interventi svolto nel 2012;

se la Regione Calabria non abbia ancora provveduto a stipulare con la Protezione Civile Nazionale la convenzione annua per l'utilizzo di due aerei canadair, attualmente fermi all'aeroporto di Lamezia Terme, perché non sarebbe in grado di versare la propria quota-parte necessaria all'attivazione della stessa;

se non reputa grave ed inammissibile il fatto che, alla data odierna, con l'eccezionale ondata di caldo che sta interessando tutto il nostro territorio, la Regione Calabria non sia ancora in grado di rendere operativo un servizio fondamentale per la salvaguardia della vita degli uomini e del patrimonio ambientale del nostro territorio;

se non ritenga necessario individuare e rimuovere coloro i quali si sono resi responsabili di tale gravissima situazione e predisporre un atto deliberativo urgente che sblocchi e regolarizzi immediatamente il servizio antincendio nella nostra regione, essenziale per la salvaguardia e la tutela della vita delle persone e di oltre seicentomila ettari di foresta.”

Chi risponde all’interrogazione? Dovreste dirmi voi della Giunta. Chi è competente per materia dell’argomento di cui trattasi? Il delegato al ramo chi è?

(Interruzione)

Consigliere Guccione, la differiamo alla prossima seduta. Manca il sottosegretario Dima, competente a risponderle.

GUCCIONE Carlo (PD)

Presidente, la illustro comunque.

PRESIDENTE

Rimane a verbale, la vuole solo illustrare? Rimarrà a verbale e non avrà risposta, la differiamo la prossima volta con l’impegno di inserirla al primo punto all’ordine del giorno.

GUCCIONE Carlo (PD)

Capisco, Presidente, ma preferisco illustrarla.

PRESIDENTE

Ma lo dico per lei affinché abbia una risposta esaustiva o meno rispetto alle sue aspettative. La mettiamo al primo punto all’ordine del giorno della prossima seduta in cui verranno discusse le interrogazioni a risposta immediata. Prendo io l’impegno.

GUCCIONE Carlo (PD)

La illustro.

PRESIDENTE

La vuole illustrare? Ne ha facoltà.

GUCCIONE Carlo (PD)

Grazie, Presidente.

L’ho voluta illustrare perché ritengo che se abbiamo istituito le interrogazioni a risposta immediata sia un criterio di serietà arrivare preparati come Giunta a rispondere. Ma questa è una grave questione nel senso che siamo in piena estate ed ancora le convenzioni con i Vigili del fuoco ed il Corpo forestale della Calabria non sono state ancora sottoscritte dalla Regione Calabria perché i Vigili del fuoco accreditano ancora le somme dovute alle convenzioni del 2011 e del 2012; il Corpo forestale le convenzioni per l’utilizzo dei due elicotteri per il 2011 e il 2012. E fatto grave è che per il 2013 ancora le convenzioni non sono state fatte e i due elicotteri del Corpo forestale dello Stato per questa inadempienza della Regione Calabria sono stati spostati in altre regioni.

Manca, quindi, un coordinamento del sistema antincendio Calabria; sappiamo vista l’estate incombente che vi è il rischio che migliaia di ettari di bosco della nostra Regione vadano in fumo grazie alle inadempienze della Giunta regionale.

PRESIDENTE

Se ha finito collega Guccione, essendo assente il sottosegretario Dima, nella prossima seduta, appena possibile, le sarà data una risposta.

Interrogazione a risposta immediata numero 390 del 24 giugno 2013 a firma dei consiglieri Giamborino, Guccione “Sul reparto di nefrologia dello Iazzolino di Vibo Valentia che è stato declassato da struttura complessa a struttura semplice”

PRESIDENTE

Siamo alla’interrogazione a risposta immediata numero 390 del 24 giugno 2013 a firma dei consiglieri Giamborino, Guccione “Sul reparto di nefrologia dello Iazzolino di Vibo Valentia che è stato declassato da struttura complessa a struttura semplice” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere - premesso che:

in attuazione al Decreto 106/2011 voluto, predisposto ed adottato dal Governatore Giuseppe Scopelliti nella sua qualità di Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, il reparto di Nefrologia dello Jazzolino di Vibo Valentia è stato declassato da Struttura complessa a Struttura semplice e, al contempo, sono state soppresse le Strutture semplici di Nefrologia a Serra San Bruno, Tropea, Nicotera e Soriano Calabro;

allo Jazzolino, il reparto di Nefrologia assicura soltanto prestazioni ambulatoriali, con pesanti disagi per l'utenza vibonese;

nell'ultimo anno da più parti, compresa la sezione calabrese della Società italiana di Nefrologia e la sezione regionale dell'Associazione nazionale emodializzati, sono giunti moniti e proteste rimaste puntualmente inevase, al punto che la struttura regionale ha più volte dato l'impressione di non voler minimamente sforzarsi per cogliere l'afflizione di chi soffre e di chi quotidianamente è costretto a vedere il proprio diritto alla salute calpestato da inaccettabili decisioni assunte da chi, invece, per il ruolo ricoperto, dovrebbe soltanto aiutare e sostenere chi soffre e chi lotta con la malattia;

è rilevante la forte sperequazione dell'offerta sanitaria e la scarsa omogeneità dei livelli essenziali di assistenza, come peraltro è emerso in maniera chiara e drammatica durante la riunione congiunta del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il Comitato permanente per la verifica dei LEA dell'8 aprile 2013, in provincia di Vibo Valentia stanno creando immani e irragionevoli difficoltà all'utenza vibonese;

la logica puramente e dissennatamente contabile che contraddistingue le politiche sanitarie del Governatore Scopelliti sta cassando il diritto alla salute, soprattutto in quelle province maggiormente penalizzate dalla forte ed evidente sperequazione dell'offerta sanitaria;

l'aggiornamento dei nuovi Lea, attuato con il Dl Balduzzi, contempla anche le Patologie Renali Croniche ed il Rene Policistico Autosomico Dominante;

pertanto, la ripartizione dei posti letto per i pazienti nefrologici penalizza oltremisura l'utenza vibonese, in una provincia dove la domanda è in continua crescita -:

se il Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario sia a conoscenza della insostenibilità di questo stato di cose;

quali iniziative e soluzioni tese ad attutire al più presto gli inaccettabili disagi che ledono i diritti elementari dei cittadini e che penalizzano i pazienti vibonesi e le loro famiglie intenda attuare il Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario.”

Prego, consigliere Giamborino.

GIAMBORINO Pietro (PD)

L’interrogazione si illustra da sé. Però vi è necessità, signor Presidente, di informare l’Aula perché quest’Aula io la vedo – ma non è per sua responsabilità ma per responsabilità di noi tutti – sostanzialmente assopita o in tutt’altre faccende affaccendata.

Le vorrei dire, per far rimanere agli atti del Consiglio, che l’Ospedale civile di Vibo Valentia - che è un ospedale provinciale al pari di quello di Crotone se non pari a quella di Reggio Calabria, Catanzaro e quant’altro, ma per il diritto alla salute certamente sì - è stato declassato non solo come ospedale ma anche come reparto di nefrologia.

Ora c’è stata una protesta della stessa associazione nazionale su questa cosa, e non si capisce, veramente, con quale responsabilità si possa consumare una cosa del genere solo a Vibo Valentia, soprattutto in considerazione che da qualche giorno la provincia di Vibo Valentia anziché 150 mila abitanti va vicino ai 300 mila.

Dunque, chi ha responsabilità su questa cosa stia attento a non scherzare con la salute dei cittadini.

Allora la struttura complessa è stata cambiata in struttura semplice e sembrerebbe che nemmeno questa riesca a decollare.

Non so se l’assessore risponderà visto che la delega alla sanità è nelle mani del commissario che è poi lo stesso responsabile del governo regionale. Spero che almeno sul diritto alla salute si possa avere una risposta che possa far dichiarare il sottoscritto ed i consiglieri regionali che ne hanno diviso la responsabilità soddisfatti.

PRESIDENTE

Prego, assessore Trematerra.

TREMATERRA Michele, assessore all’agricoltura e alla forestazione

Grazie, Presidente. In riferimento all’interrogazione del consigliere Giamborino ed in relazione alle problematiche esposte dallo stesso si precisa che i decreti del Presidente della Giunta regionale numero 18/2010 e 106/2011 – sono i decreti di riordino della rete ospedaliera – non hanno previsto l’assegnazione di posti letto dedicati a nefrologia e dialisi a conduzione autonoma ai presidi ospedalieri configurati come Spoke.

La rimodulazione dei posti letto è stata delineata tenendo conto della produzione riferita al 2010 dai singoli presidi ospedalieri. Nello stesso decreto 106/2011 è esplicitato che nell’ambito delle aree funzionali le singole aziende nell’articolare le Unità operative complesse potranno negli atti aziendali individuare per determinate patologie o specifiche discipline delle Unità operative semplici che meglio garantiscano la funzionalità del sistema.

Per come comunicato l’Asp di Vibo Valentia, con propria deliberazione numero 1682 del 29 dicembre 2011, ha recepito e dato attuazione ai predetti decreti del Presidente della Giunta regionale ed ha stabilito l’afferenza della nefrologia alla Unità operativa di medicina generale assicurando, comunque, il fabbisogno di assistenza ai pazienti nefropatici mediante l’utilizzo dei posti letto della unità operativa di medicina.

Dalla analisi dei dati di ricovero della Unità operativa complessa di nefrologia del presidio ospedaliero di Vibo Valentia – relativi sempre al 2011 – si evince che il numero di ricoveri effettuati è stato pari a 291.

Tale dato è espressione del fabbisogno territoriale e conferma che, comunque, la trasformazione a Unità operative semplici non preclude l’assistenza ai pazienti nefropatici. Inoltre la valutazione della complessità della struttura va effettuata alla luce anche di quanto riportato nel documento del Comitato Lea approvato nella seduta del 26 maggio 2012 che, nel determinare gli standard per l’individuazione di strutture semplici e complesse del Servizio sanitario nazionale ex articolo 12, comma 1, lettera b) “patto per la salute”, fissa in 17,5 il numero di posti letto per la struttura complessa ospedaliera.

PRESIDENTE

Vuole replicare?

GIAMBORINO Pietro (PD)

Sì, brevemente, non per dire cosa diversa, ma per dire che qui, ormai, l’imperativo è dura lex sed lex, se ti piace, ti piace, e non si vuole tenere conto… Come si fa a rispondere ad una risposta tecnicamente di due pagine così in questa fase?! Si vede che al rappresentante del governo hanno fatto un appunto che doveva leggere in Aula, appunto che non tiene conto dello stato dell’arte veritiero e che le prestazioni 290, quindi meno di 300, sono dovute al fatto che i cittadini sono in emigrazione anche in questa direzione.

Tuttavia, la responsabilità è di chi governa, a noi il compito di denunciare continuamente anche questo stato di pericolo, cosa che continueremo a fare e per la quale, assessore Trematerra, mi dichiaro assolutamente insoddisfatto, perché si evince che il presidente Scopelliti cerchi di sdrammatizzare la situazione. Io le dico, signor Presidente, che abbiamo assolutamente contezza che l’ospedale di Vibo Valentia si avvii totalmente alla chiusura per queste iniziative politiche e non per il maglio della regola o della legge.

Continui così, signor Presidente, e così continuando, si avvia ad avere, quella che poteva e doveva essere la maggiore soddisfazione, la sua peggiore palla al piede, perché non basta fare solo economia sulla sanità a costo o se questa costa anche la soppressione di servizi primari come quella che ho qui denunciato.

PRESIDENTE

Le interrogazioni numero 392, 393 e 401 sono decadute per assenza del proponente, consigliere Giordano.

Interrogazione a risposta immediata n. 402 dell’8 luglio 2013 a firma del consigliere Guccione “Sulla mancata copertura finanziaria della legge n. 38 del 3.09.2012 <Valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria> per l’esercizio finanziario 2012”

PRESIDENTE

E’ stata presentata interrogazione a risposta immediata n. 402 dell’ 08 luglio 2013 a firma del consigliere Guccione “Sulla mancata copertura finanziaria della legge n. 38 del 3.09.2012 <Valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria> per l’esercizio finanziario 2012”, di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

dopo oltre venti anni è stata approvata la legge n. 38 dello 03.09.2012 denominata "Valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria", un settore strategico fondamentale poiché prevede interventi in tre aree importantissime (turismo, ambiente e cultura) per il decollo della nostra regione;

tale legge promuove e incentiva lo sviluppo termale attraverso l'ammodernamento e la realizzazione di strutture per il tempo libero e per la riconversione, l'ampliamento e l'ammodernamento degli stabilimenti termali;

per la prima volta sono stati individuati ed elencati all'articolo 2 della stessa legge i seguenti comuni termali calabresi: Lamezia Terme, Galatro, Antonimina, Bivongi, Spezzano Albanese, Guardia Piemontese, Acquappesa, Cassano allo Jonio, Cerchiara e Cotronei;

in base alla suddetta legge sono stati presentati da parte dei comuni e delle aziende termali interessate progetti per accedere al finanziamento previsto dalla legge che, per l'esercizio finanziario 2012, era stato quantificato in un milione di euro -:

se risulta a vero che tale copertura finanziaria (un milione di euro per l'anno 2012) non sia più disponibile;

se ciò dovesse risultare vero, si chiede di conoscere le ragioni e le motivazioni per cui tutto ciò è avvenuto, producendo un danno enorme a tutti quei comuni e quelle aziende termali che, molto prima dell'apertura della stagione delle cure termali, avevano presentato progetti per migliorare ed implementare la qualità dell'offerta dei propri servizi”.

Prego, consigliere Guccione.

GUCCIONE Carlo (PD)

Dopo circa vent’anni, il Consiglio regionale si è dotato di una nuova legge sul termalismo, un settore importante nella nostra regione, che è uno dei pochi nel settore sanitario a produrre emigrazione attiva: mi riferisco alle terme della provincia di Cosenza, che attraggono malati da altre regioni e formano, così, emigrazione attiva. Noi siamo conosciuti in Italia come ad avere oltre 260 milioni di euro ogni anno di emigrazione passiva.

Era stato previsto un finanziamento della legge per l’esercizio finanziario del 2012 di circa 1 milione di euro. Ricordo che questo milione di euro era stato spostato dal bilancio del Consiglio regionale per dare un segnale politico alla copertura di questa importantissima legge che vuole rilanciare il termalismo, l’ambiente, i beni culturali, i percorsi che mettono insieme anche il mare e la montagna. Ad oggi, questo milione non risulta più essere disponibile.

Chiedo quali siano le motivazioni e quali siano i problemi che impediscono l’attivazione e il finanziamento delle domande che, nel frattempo, sono pervenute.

PRESIDENTE

Risponde l’assessore Giacomo Mancini.

MANCINI Giacomo, assessore al bilancio ed alla programmazione

Rispondo, naturalmente, per quanto di competenza dell’assessorato al bilancio. Se poi il consigliere Guccione vorrà interpellare il collega titolare dell’assessorato alle attività produttive, lo potrà fare.

La copertura finanziaria per gli interventi di valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria è stata individuata con l’articolo 12 della legge regionale numero 38 del 2013, che ha quantificato gli oneri derivanti dall’attuazione della legge in euro 1 milione per l’esercizio finanziario 2012.

La disponibilità di tali fondi, con il comma 1 del medesimo articolo 12, è stata individuata nelle risorse esistenti all’Upb 8.1.01.01, inerente al fondo corrente per far fronte agli oneri derivanti dai provvedimenti legislativi che si perfezionano dopo l’approvazione del bilancio, dello stato di previsione della spesa del bilancio 2012, ridotta del medesimo importo.

Il comma 2 dell’articolo 12 ha precisato che tale disponibilità finanziaria è utilizzata ponendo la competenza della spesa in apposita Upb della spesa del bilancio 2012, vale a dire provvedendo, con successiva delibera di variazione di bilancio, ad istituire apposito capitolo di spesa da assegnare ai dirigenti titolari dei centri di responsabilità amministrativa del competente dipartimento regionale.

Tale variazione è stata regolarmente adottata con delibera della Giunta regionale numero 412 del 28 settembre 2012, attraverso la quale sono state iscritte nel bilancio di previsione 2012, capitolo della spesa 22.02.06.01, risorse per un ammontare pari ad euro 1 milione, per promuovere ed incentivare lo sviluppo termale, in esecuzione della legge regionale 3 settembre 2012 numero 38.

La medesima deliberazione ha assegnato il capitolo e le risorse al competente dipartimento delle attività produttive. Con nota numero 323025 del 2 ottobre 2012, trasmessa tramite Pec in data 3 ottobre 2012, il dipartimento bilancio ha provveduto a notificare la delibera al dipartimento attività produttive per gli adempimenti di competenza: adozione dei decreti di impegno e, successivamente, di liquidazione.

Da un controllo effettuato dal dipartimento bilancio, non risulta che le risorse siano state oggetto di impegno entro la fine dell’esercizio finanziario 2012, pertanto sono transitate in economia e confluite nell’avanzo di amministrazione.

PRESIDENTE

Consigliere Guccione, se vuole, ha il tempo a disposizione per la replica.

GUCCIONE Carlo (PD)

Presidente, mi congratulo con l’assessore Mancini perché è stato chiarissimo, emerge una grande responsabilità non sua, ma del fatto che chi doveva utilizzare il milione di euro non l’ha fatto; questo milione di euro, non essendo stato impegnato, nonostante le domande pervenute da parte dei Comuni e delle aziende interessate a questo settore, è andato in avanzo di amministrazione.

Ritengo questo un fatto gravissimo, perché si parla di lavoro, di occupazione, di rilanciare un settore così strategico e quelle poche risorse non risultano essere impegnate. E’ un fatto veramente grave, è un’offesa alla Calabria e ai calabresi!

Questa questione la porremo ancora in modo più forte rispetto al fatto di una inefficienza ad utilizzare le risorse disponibili. Questo è un fatto veramente grave e porremo la questione anche in altre sedi.

Interrogazione a risposta immediata numero 403 del 09 luglio 2013 di iniziativa del consigliere De Gaetano “Su chiusura Obi pediatrico del Tibero Evoli di Melito Porto Salvo (RC)”

PRESIDENTE

Si passa all’interrogazione a risposta immediata numero 403 del 09 luglio 2013 di iniziativa del consigliere De Gaetano “Su chiusura Obi pediatrico del Tibero Evoli di Melito Porto Salvo (RC)”, di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

con provvedimento immediato da parte degli organismi preposti nei giorni scorsi è stata disposta la chiusura del servizio di Osservazione Breve Intensiva pediatrica presso il presidio ospedaliero "Tiberio Evoli" di Melito P.S.;

tale servizio copriva un bacino di oltre 70 mila utenti nonché una grossa fetta di territorio della Provincia di Reggio Calabria, in particolare della fascia ionica e dell'Area grecanica;

il pronto soccorso pediatrico garantiva la copertura del servizio anche nelle ore notturne, ed era destinato alla tutela delle fasce più deboli, nel caso specifico di quelle in età pediatrica;

tale provvedimento comporterà, di fatto, la scopertura del servizio per l'intera parte di costa ionica comprendente la fascia territoriale Reggio Calabria - Locri, che nei mesi estivi è soggetta, tra l'altro, ad incremento consistente della popolazione vista la sua forte vocazione turistica;

tale scelta, dettata da logiche di taglio indiscriminato della spesa sanitaria, comporterà enormi disagi per la popolazione locale con relativo aumento dei livelli di rischio sanitario considerate anche le particolari caratteristiche geografiche del territorio e considerata la fatiscenza della statale 106, unica strada di collegamento fra i centri dell'Area grecanica e gli altri presidi ospedalieri;

si andranno ad "intasare" altre strutture sanitarie presenti sul territorio e già gravate dall'ampia utenza di riferimento -:

quali iniziative urgenti intenda mettere in atto affinché possa essere garantita la riapertura del suddetto servizio, al fine di garantire il diritto alla salute dei cittadini del comprensorio ed i livelli essenziali di assistenza sanitaria a tutela delle fasce più deboli, nello specifico quelle in età pediatrica”.

Prego, consigliere De Gaetano.

DE GAETANO Antonino (PD)

Ho presentato questa interrogazione per la chiusura dell’Obi pediatrico di Melito Porto Salvo. Come sapete, è stato fatto un provvedimento da parte degli organismi preposti dell’Asp di Reggio Calabria che ha chiuso circa venti giorni fa l’Obi pediatrico di Melito Porto Salvo.

Tale Obi copriva una zona di circa 70 mila abitanti, che comprende tutta la zona dell’area grecanica e la provincia di Reggio Calabria. L’Obi pediatrico serviva anche in questo periodo tanti turisti che venivano in questa zona ed usufruivano di questo ospedale durante il periodo estivo.

Questo provvedimento priva un’intera fascia di popolazione, la popolazione più debole, i bambini, di avere un servizio e sono costretti gli abitanti di questo territorio a dover ricorrere a Reggio Calabria o a Locri. Parliamo di una fascia molto grande, con alcuni Comuni che stanno in montagna, che per arrivare già a Melito Porto Salvo, che sono circa 30 chilometri, ci impiegano 40-55 minuti per arrivare all’ospedale, immaginate per arrivare a Locri da Roccaforte, da Roghudi, quello che significa arrivare a Locri da Reggio Calabria! L’Obi veniva fruito soprattutto nelle ore notturne, quindi ancora maggiore è la difficoltà per queste famiglie.

Questo taglio che è stato fatto all’ospedale di Melito va nella direzione della chiusura di quest’ospedale. Noi, invece, come Partito democratico riteniamo che questo ospedale vada salvaguardato ed implementato e che questo sia il primo atto che porterà alla chiusura dell’ospedale di Melito Porto Salvo.

Quindi noi chiediamo, con questa interrogazione, di ripristinare immediatamente l’Obi pediatrico che è stato chiuso per mancanza di personale e che, anche tramite trasferimenti, venga implementato il servizio ripristinato e che questo sia l’inizio di una rinascita di questo ospedale, che è fondamentale per la nostra provincia, per l’area grecanica e per dare servizi ai cittadini della provincia di Reggio Calabria e soprattutto ai bambini, che sono i fruitori di questo servizio.

PRESIDENTE

Risponde l’assessore Trematerra.

TREMATERRA Michele, assessore all’agricoltura e alla forestazione

In relazione all’interrogazione del consigliere De Gaetano, va precisato che la dismissione del servizio in questione, osservazione breve intensiva pediatrica presso l’ospedale di Melito Porto Salvo, è stata adottata come conseguenza di quella che era una direttiva da parte del dottor Luigi D’Elia, subcommissario per l’attuazione del Piano, che attraverso un’apposita nota, la 86772 del 12 marzo 2013, in buona sostanza ha dichiarato che l’osservazione breve intensiva può essere attivata solo ed esclusivamente negli ospedali cosiddetti Hub e Spoke, come d’altronde si evince dal decreto del Presidente della Giunta regionale, il 18 del 2010 e successivi decreti.

C’è da dire, inoltre, che nel succitato ospedale è, peraltro, attiva e funzionante nelle 24 ore la struttura autonoma di pronto soccorso, che per la sua tipologia lavorativa è deputata alla garanzia delle prestazioni multidisciplinari e delle relative indagini strumentali correlate. Quindi sono interventi di primo intervento, che comunque possono essere garantiti dallo stesso ospedale per quanto riguarda sia l’emergenza che l’urgenza.

Va anche evidenziato che sempre nell’ospedale di Melito Porto Salvo, proprio in considerazione delle esigenze della specialità, è stato contestualmente attivato, a far data dal 4 luglio 2013, un ambulatorio dedicato alla pediatria funzionale e funzionante nelle ore antimeridiane, cioè dalle 8 alle 14,00, dei giorni feriali.

PRESIDENTE

Consigliere De Gaetano, prego.

DE GAETANO Antonino (PD)

Ovviamente mi dichiaro insoddisfatto, per un semplice motivo: che non sia ospedale Spoke o che non sia ospedale di riferimento, conta ben poco per le madri che devono portare i bambini all’Obi. Questo non significa che per questa motivazione 70 mila abitanti devono restare privi di un servizio fondamentale che è stato sempre garantito in quell’ospedale.

Il Presidente Scopelliti, nei giorni scorsi, ha dichiarato che due ospedali della provincia di Cosenza che prima dovevano essere chiusi, lui ha intenzione di tenerli aperti. Si può fare la stessa cosa per l’Obi pediatrico di Melito Porto Salvo, perché una delibera fatta, se è sbagliata, può essere cambiata. Noi la riteniamo sbagliata ed ingiusta per quel territorio, quindi chiediamo che l’Obi sia nuovamente ripristinato all’ospedale di Melito Porto Salvo e che questo sia il primo passo per rilanciare questo ospedale, che è fondamentale per l’area grecanica e la provincia di Reggio Calabria.

Interrogazione a risposta immediata numero 405 del 15 luglio 2013 a firma del consigliere Giordano “Sulla presunta soppressione di alcuni treni regionali effettuata da Trenitalia”

PRESIDENTE

Siamo all’interrogazione a risposta immediata numero 405 del 15 Luglio 2013 a firma del consigliere Giordano: “Sulla presunta soppressione di alcuni treni regionali effettuata da Trenitalia”.

Poiché l’interrogante è assente, l’interrogazione è decaduta.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE

Comunico all’Aula che il consigliere regionale Antonio Rappoccio, con nota 25 luglio 2013, acquisita in pari data al protocollo generale numero 34721, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di consigliere regionale, a partire dalla data del 24 settembre 2013.

Proposta di legge numero 478/9^ di iniziativa dei consiglieri Imbalzano e Nicolò, recante: “Modifiche ed integrazioni all’articolo 13 della legge regionale 26/2013 “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 (Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l’organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell’esercizio venatorio)”

PRESIDENTE

Esaurite le interrogazioni, passiamo al primo punto all’ordine del giorno previsto per l’odierna seduta, la proposta di legge numero 478/9^ di iniziativa dei consiglieri Imbalzano e Nicolò, recante: “Modifiche ed integrazioni all’articolo 13 della legge regionale 26/2013 “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 (Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l’organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell’esercizio venatorio)”.

E’ relatore il consigliere Gallo, che ha facoltà di intervenire.

GALLO Gianluca (UDC), relatore

Di recente abbiamo approvato la legge di modificazione relativa al riordino faunistico-venatorio. Su proposta dei consiglieri Imbalzano e Nicolò, si propone una ulteriore modifica, vale a dire una modifica per prorogare fino al termine della legislatura regionale in corso il rinnovo delle attuali commissioni d’esame in materia per l’abilitazione venatoria, previste dall’articolo 17 della legge regionale numero 9 del 1996, recentemente modificata.

Naturalmente tale slittamento, tale opportunità – si legge nella relazione introduttiva alla proposta di legge – sono da ricercarsi nella necessità di non interrompere e rallentare il lavoro già in corso delle commissioni venatorie ed evitare altrimenti inevitabili ingorghi amministrativi negli adempimenti per l’attuazione della legge regionale numero 9 del 17 maggio 1996, modificata dalla legge regionale 26/2013, ed anche per evitare possibili contenziosi.

Quindi, di fatto, si propone lo slittamento dell’entrata in vigore della norma relativamente alla formazione delle nuove commissioni venatorie all’inizio della prossima legislatura.

PRESIDENTE

In merito c’è un emendamento interamente sostitutivo presentato dal consigliere Imbalzano e dal sottoscritto.

Lo vuole illustrare, consigliere Imbalzano. Prego.

IMBALZANO Candeloro (Scopelliti Presidente)

Si tratta di un emendamento tecnico che, sostanzialmente, sostituisce l’intera proposta di legge, ma non modifica di una virgola il contenuto della stessa legge, quindi si tratta di un emendamento di carattere meramente tecnico.

Nulla da aggiungere alle motivazioni già espresse dal relatore, consigliere Gallo, ovviamente sono quelle le motivazioni che hanno spinto a proporre questo slittamento, questo per non mettere le commissioni nella difficoltà di poter continuare agevolmente il loro lavoro.

PRESIDENTE

Se non ci sono altri interventi, passiamo all’esame dell’articolato del testo interamente sostitutivo.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione il provvedimento nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 230/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Adozione della revisione del Psr Calabria 2007-2013, approvata dalla Commissione europea con decisione n. C(2013) 379 final del 25 gennaio 2013”

PRESIDENTE

Punto successivo all’ordine del giorno: proposta di provvedimento amministrativo numero 230/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante – “Adozione della revisione del Psr Calabria 2007-2013, approvata dalla Commissione europea con decisione n. C(2013) 379 final del 25 gennaio 2013”.

E’ relatore il consigliere, che ha facoltà di intervenire.

IMBALZANO Candeloro (Scopelliti Presidente), relatore

Questa proposta di provvedimento amministrativo già approvata in Commissione il 5 luglio, di iniziativa dell’esecuzione regionale, prevede l’adozione della revisione del Psr Calabria 2007-2013, così come già approvata dalla Commissione europea con decisione numero 379 del 25 gennaio 2013.

Non ricorderò ai colleghi di che cosa tratta il Psr, che opera sul territorio regionale, che è il principale strumento di programmazione e finanziamento per gli interventi nel settore agricolo-forestale e dello sviluppo rurale.

Il provvedimento in esame prevede, in conformità a quanto dettato dal Regolamento Ce numero 1974 del 2006, una revisione del Programma di sviluppo rurale della Regione Calabria. In particolare, questa revisione riguarda la modifica del contributo globale dell’Unione per l’intero periodo di programmazione e la sua ripartizione annuale per quanto riguarda il 2013.

In Commissione, l’Autorità di gestione del Psr Calabria, specificando le motivazioni che hanno portato alla decisione di procedere a una revisione del programma, ha sottolineato che la revisione è stata adottata a seguito di decisione vincolante della Conferenza Stato-Regioni, in forza della quale tutte le Regioni italiane hanno rinunciato al 4 per cento delle risorse per il 2013 a favore delle regioni colpite da eventi sismici.

Queste risorse sono state, quindi, espunte dalla Misura 126 “Ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e introduzione di adeguate misure di prevenzione del Psr Calabria”, atteso che – così come era strutturato – non avrebbe prodotto spesa.

La Commissione europea, quindi, ritenute adeguate le motivazioni fornite a sostegno della proposta di modifica, ha approvato la revisione con decisione – come ricordavo poc’anzi – numero 379 del 25 gennaio 2013.

Per questi motivi, propongo al Consiglio regionale l’approvazione della proposta di provvedimento amministrativo.

PRESIDENTE

Chiede di parlare il consigliere Naccari Carlizzi. Ne ha facoltà.

NACCARI CARLIZZI Demetrio (PD)

Ci mancherebbe, assoluta condivisione per questo intervento che è disposto per un criterio di solidarietà rispetto a ciò che è avvenuto, però dal mondo agricolo viene una raccomandazione all’assessore, che peraltro gode di una stima personale, almeno da parte mia, ma so anche da parte dei colleghi.

Assessore, le calamità che colpiscono la Calabria, le condizioni in cui versano alcuni territori in conseguenza di alcuni eventi non meritano anche da parte del Governo nazionale, quindi sollecitato da parte del governo regionale, una eguale attenzione? Quindi noi immaginiamo, perché leggiamo molto spesso che ci sono territori che attendono una serie di interventi e, un po’ per la carenza di risorse, un po’ per i ritardi con cui il Governo nazionale interviene nei vari ambiti, poi rimangono abbandonate alcune colture, alcune aspettative degli agricoltori.

Credo, quindi, che lei debba, in qualche maniera, interloquire e farsi carico anche di una considerazione maggiore che i nostri territori meritano su dei fatti rispetto ai quali, ci mancherebbe, la solidarietà nostra è massima, il nostro impegno è massimo, lo dimostriamo in questa occasione. Vorremmo che fosse dimostrato anche in altre occasioni verso la Calabria.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’assessore Trematerra. Ne ha facoltà.

TREMATERRA Michele, assessore all’agricoltura e alla forestazione

Giusto per fare il punto rispetto alle considerazioni del consigliere Naccari Carlizzi. A parte la solidarietà alla Regione in questione, c’è anche da dire che nel tempo le normative rispetto alle calamità naturali sono cambiate e la Misura in questione, da cui abbiamo fatto questa operazione di spostare le risorse, era una Misura che, purtroppo, per come era stata concepita nella vecchia programmazione, non era al passo con quelli che erano gli eventi calamitosi che potevano essere finanziati dalla Misura del Psr, perché per le altre questioni, nel frattempo, è subentrata una normativa nazionale che impone alle singole aziende o comunque agli agricoltori di dotarsi di una propria assicurazione.

E’ difficile, ormai, che il Governo centrale possa finanziare, quindi dare sostegno economico laddove ci sono delle calamità naturali. Ricordo che l’ultima calamità naturale su cui il Governo ha spostato delle risorse è del 2011. Ormai il Governo nazionale tende a creare le condizioni – questo sì – perché le aziende possano in maniera autonoma farsi un’assicurazione e quindi intervenire, nel momento in cui ci sono le calamità naturali, con i premi assicurativi.

Quindi questo spostamento di risorse era anche frutto della necessità comunque di spostarle, perché altrimenti sarebbero andate in disimpegno, perché sicuramente quella Misura delle calamità previste nel Psr non avrebbe generato possibilità di dare risposte alle eventuali aziende soggette a calamità naturali.

PRESIDENTE

Non ho più iscritti a parlare in merito al suddetto provvedimento amministrativo numero 230/9^, che pongo in votazione nel suo complesso

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di legge numero 387/9^ di iniziativa del consigliere Giordano, recante: “Modifica alla legge regionale 19 aprile 2012, n. 13 (Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare)”

PRESIDENTE

L’ordine del giorno reca la proposta di legge numero 387/9^ di iniziativa del consigliere Giordano: “Modifica alla legge regionale 19 aprile 2012, n. 13 (Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare)”.

E’ relatore il consigliere Pacenza che ha facoltà di intervenire.

PACENZA Salvatore (PDL), relatore

Come da lei anticipato, Presidente, il proponente è il consigliere Giordano e si tratta di una proposta di legge atta a rettificare un errore verificatosi in coordinamento formale.

La proposta di legge in questione modifica la legge regionale numero 13 del 2012 e l’elemento oggetto di rettifica è il primo comma dell’articolo 10.

La legge in questione è quella relativa alle disposizioni inerenti la tutela della sicurezza e la qualità del lavoro e il contrasto all’emersione del lavoro non regolare. In pratica, è una legge che tende a contrastare gli effetti negativi del lavoro irregolare e sommerso.

Con questa rettifica si tende a portare nel suo giusto alveo una legge modificando il comma 1 dell’articolo 10.

PRESIDENTE

Nessuno chiede di intervenire, pertanto si passa all’esame dell’articolato.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione la legge nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 219/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione dell'Aterp (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica) della provincia di Crotone per l'anno finanziario 2013

PRESIDENTE

L’ordine del giorno reca la proposta di provvedimento amministrativo numero 219/9^ di iniziativa della Giunta regionale: “Bilancio di previsione dell'Aterp (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica) della provincia di Crotone per l'anno finanziario 2013”.

E’ relatore il consigliere Imbalzano che ha facoltà di intervenire.

IMBALZANO Candeloro (Scopelliti Presidente), relatore

Comunico che la Commissione bilancio, nella seduta del 29 maggio 2013, ha licenziato la proposta di provvedimento amministrativo relativa al bilancio di previsione Aterp di Crotone per l’esercizio finanziario 2013.

Dalle relazioni allegate alle proposte di provvedimento amministrativo si evince come sia ancora attuale il problema della morosità, un fenomeno che continua ad alimentare la considerare del residui attivi che – evidenzia il dipartimento bilancio – per la maggior parte risalgono ad anni anteriori al 2007.

Tuttavia lo stesso dipartimento riconosce all’ente l’impegno profuso per ridurre la loro consistenza. Da ciò consegue la raccomandazione di non utilizzare l’avanzo di amministrazione che ammonta a 166.019 euro, in quanto ancora provvisorio, poiché dovrà essere rideterminato in seguito all’approvazione del conto consuntivo per l’anno 2012.

Il dipartimento segnala, altresì, che, ai sensi dell’articolo 8 della legge regionale numero 47 del 2011, è previsto che il risultato di amministrazione sia determinato secondo il nuovo principio della competenza finanziaria, il che comporta che i residui attivi potranno essere mantenuti in bilancio solo se è stata verificata loro esigibilità effettiva, comprovata da specifica documentazione, che sarà poi trasmessa sia al dipartimento competente che al dipartimento bilancio.

Il dipartimento ha, inoltre, eseguito una comparazione tra gli impegni di spesa assunti negli anni 2009-2011, risultanti dai consuntivi trasmessi dall’azienda, i dati di bilancio e quelli della delibera di adeguamento alla legge regionale numero 69 del 2012, verificando, così, l’effettiva riduzione di spesa in ottemperanza alle disposizioni legislative.

Il Collegio dei revisori, nell’esprimere parere favorevole all’approvazione del bilancio di previsione 2013, evidenzia che il bilancio è stato redatto in conformità a quanto disposto dal Titolo II della legge regionale 22/2010, recante: “Misure di razionalizzazione e riordino della spesa pubblica”.

Nell’eseguire il controllo sulla deliberazione del direttore generale numero 16 del 16 gennaio 2013 sul contenimento della spesa per beni e servizi anno 2013, il Collegio dei revisori stesso non ha rilevato vizi e raccomanda all’ente di proseguire il contenimento delle spese in funzione di quanto previsto dalle disposizioni di legge, consigliando un’attenta ed oculata gestione delle risorse.

Il dipartimento lavori pubblici esprime parere favorevole per l’approvazione del bilancio di previsione 2013, condividendo appieno l’invito del Collegio dei revisori a proseguire nell’azione di contenimento delle spese stesse.

La seconda Commissione bilancio e affari comunitari, preso atto della dichiarazione di regolarità dell’atto reso dai dirigenti della Giunta regionale competente per materia, ha approvato il provvedimento amministrativo facendo proprie le osservazioni e le raccomandazioni espresse dal Collegio dei revisori, dal dipartimento lavori pubblici e dal dipartimento bilancio.

PRESIDENTE

Non ho iscritti a parlare, quindi pongo in votazione il provvedimento 219/9^ nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 220/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione dell'Arcea (Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura) per l'anno finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015

PRESIDENTE

L’ordine del giorno reca la proposta di provvedimento amministrativo numero 220/9^ di iniziativa della Giunta regionale: “Bilancio di previsione dell'Arcea (Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura) per l'anno finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015”.

E’ relatore l’onorevole Imbalzano, che ha facoltà di intervenire.

IMBALZANO Candeloro (Scopelliti Presidente), relatore

Comunico che la seconda Commissione, nella seduta del 29 maggio, ha approvato il bilancio di previsione dell’Arcea per l’esercizio finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015.

In questo mio breve intervento vorrei soffermarmi, in particolare, su alcuni profili contabili e finanziari dell’ente rilevati dal Collegio dei revisori dei conti e dai dipartimenti regionali competenti.

In primo luogo, occorre considerare che l’Agenzia ha rideterminato il bilancio di previsione 2013 alla luce del recepimento da parte delle Regioni delle nuove disposizioni statali in tema di spending review. In modo particolare l’Arcea, per effetto della legge regionale 69/2012, collegata alla manovra di finanza regionale 2013, ha subìto una riduzione del 20 per cento rispetto al 2012 del contributo ordinario di funzionamento erogato dalla Regione che per l’esercizio 2013 è pari a 2 milioni e 320 mila euro.

Ciò, di fatto, ha comportato una diminuzione degli stanziamenti in tutti i capitoli di spesa del bilancio dell’Agenzia, quindi l’esigenza di riformulazione il progetto di bilancio.

Il Collegio dei revisori ha espresso parere favorevole circa la conformità del bilancio ai princìpi contabili e alla normativa per la contabilità generale e specifica in vigore, così come il dipartimento agricoltura, che si è pronunciato in senso favorevole sull’approvazione del bilancio di previsione 2013 e pluriennale 2013-2015, senza rilevare vizi sotto il profilo della legittimità e del merito.

Il dipartimento bilancio, dal canto suo, nella propria relazione istruttoria ha espresso parere favorevole al bilancio di previsione 2013. Lo stesso dipartimento, sul versante della spesa, ha effettuato un confronto fra le previsioni di spesa per il 2013 e gli impegni rendicontati nel 2009 e 2011, evidenziando che l’Arcea ha rispettato le disposizioni previste dal collegato 2013 in tema di razionalizzazione delle spese per gli enti subregionali.

Sul versante contabile, l’Agenzia iscrive in bilancio un avanzo di amministrazione presunto per il 2013 pari a 1.186.184 euro. Questo valore risulta in aumento rispetto al 2012, il che attesta un miglioramento del risultato di gestione aziendale. Tuttavia tale quota di avanzo, come raccomandato dal dipartimento bilancio, non può essere utilizzata fino a quando l’Agenzia non approverà il conto consuntivo 2012.

In sede di seconda Commissione, dall’audizione del rappresentante dell’Arcea, è emerso che l’Agenzia si è uniformata alle disposizioni della legge regionale numero 69 del 2012 in tema di riduzione delle spese per gli enti subregionali e che, sebbene il contributo regionale per il funzionamento sia appena sufficiente a garantire i pagamenti del personale, l’Agenzia ha comunque continuato ad erogare i servizi e a svolgere le attività di sua competenza.

In quella sede, inoltre, il rappresentante dell’ente ha auspicato che, al fine di garantire la prosecuzione delle attività, vengano attribuite all’Agenzia maggiori risorse finanziarie e venga avviato un percorso legislativo che preveda una deroga in favore dell’Agenzia rispetto all’applicazione delle norme in tema di contenimento della spesa.

Aggiungo che, per venire incontro a queste esigenze manifestate in sede di assestamento di bilancio, le somme assegnate per il funzionamento dell’ente sono state impinguate per 1 milione e 360 mila euro.

Per questi motivi, signor Presidente, la prego di sottoporre all’Aula l’approvazione del provvedimento.

PRESIDENTE

Non ho iscritti a parlare in merito all’argomento, per cui pongo in votazione il provvedimento amministrativo 220/9^ nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di Regolamento interno del C.A.L. – Eventuali osservazioni – (art. 9, comma 7, L.R. 1/2007)

PRESIDENTE

L’ordine del giorno reca la proposta di Regolamento interno del C.A.L. – Eventuali osservazioni – (art. 9, comma 7, L.R. 1/2007).

Il Consiglio delle autonomie locali Regione Calabria ha presentato la proposta di Regolamento per eventuali osservazioni, così come recita l’articolo 9, comma 7, della legge regionale di riferimento: “Prima dell’approvazione, la proposta di Regolamento è trasmessa al Consiglio regionale, che può formulare eventuali osservazioni per i profili attinenti all’accordo procedurale e funzionale tra il Consiglio delle autonomie locali, il Consiglio regionale e tutta la Giunta”.

Se non ci sono osservazioni, ritrasmettiamo l’atto all’organismo preposto per l’approvazione.

Proposta di legge numero 484/9^ di iniziativa dei consiglieri Gallo, Pacenza, Scalzo, Chiappetta, Bruni, Serra, Grillo, recante: “Norme sull'utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità riammessi nel bacino regionale e non ancora utilizzati

PRESIDENTE

Proseguiamo con il successivo ordine del giorno, la proposta di legge numero 484/9^ di iniziativa dei consiglieri Gallo, Pacenza, Scalzo, Chiappetta, Bruni, Serra, Grillo, recante: “Norme sull'utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità riammessi nel bacino regionale e non ancora utilizzati”.

La illustra il consigliere Pacenza.

PACENZA Salvatore (PDL), relatore

E’ una di quelle proposte di legge che prendono il via relativamente agli emendamenti che erano stati presentati nel recente assestamento di bilancio, è uno di quegli emendamenti non finanziari, quindi era un emendamento ordinamentale, per i quali si è stabilito di dare priorità all’interno delle Commissioni. Per l’appunto, riguarda una norma che prevede un utilizzo migliore di quello che è stato finora per alcuni lavoratori, precisamente in numero di 71, che, a dispetto dei 300 che si sono presi in considerazione, non avevano una definizione alla destinazione lavorativa.

Con questa proposta di legge si tende, per l’appunto, verso un maggiore e migliore utilizzo di questi lavoratori, senza onere finanziario per la Regione Calabria e senza che questi lavoratori fuoriescano o possano fuoriuscire dal bacino del precariato nel quale sono stati inseriti.

La legge consta di tre articoli che io proporrei all’Aula affinché l’approvi all’unanimità, così come è stato all’interno della Commissione competente.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare il consigliere Gallo. Ne ha facoltà.

GALLO Gianluca (UDC)

Vorrei dire che questa norma, di fatto, va a sanare una disparità di trattamento subìta illo tempore da questi lavoratori. Erano circa 500-600 stabilizzati, poi il fallimento della società che li aveva stabilizzati ha portato tutti a rientrare nel bacino, ma molti di questi sono stati non solo ricollocati nel bacino, ma riutilizzati e quindi percepiscono l’indennità dovuta da lavoratori socialmente utili o di pubblica utilità. Circa 150 di questi sono rimasti fuori.

Con questa norma, che peraltro è compensativa, perché prevede la riutilizzazione dei lavoratori che andranno a sostituire i lavoratori, di fatto Lpu, che andranno in quiescenza, in pensione o usciranno dal bacino nel 2013, non procura, quindi, ulteriori spese al bilancio regionale.

Inoltre, molti di questi lavoratori sono percettori della mobilità, per cui di fatto queste somme non saranno più sborsate dalla Regione.

PRESIDENTE

Non ho iscritti a parlare, pertanto pongo in votazione il provvedimento, che consta di tre articoli.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 3.

(E’ approvato)

Pongo in votazione la proposta di legge 484/9^ nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Proposta di legge numero 221/9^ di iniziativa del consigliere Magno, recante: “Disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute

PRESIDENTE

L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 221/9^ di iniziativa del consigliere Magno: “Disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute”.

Relaziona il Presidente della Commissione, consigliere Pacenza.

PACENZA Salvatore (PDL), relatore

Anche questa è una proposta di legge che ha avuto l’unanimità nella competente Commissione e va a sanare un vulnus rappresentato dalla vidimazione del Registro degli infortuni nei luoghi di lavoro, in special modo all’interno dell’ambito sanitario.

Si tratta di un provvedimento che dovrebbe e deve contribuire a semplificare l’iter che si ha all’interno dei luoghi di lavoro, va a recepire quella che è una normativa di carattere nazionale e questa soppressione dell’obbligo di vidimazione non va ad eludere in alcun modo la necessità da parte del datore di lavoro di comunicare eventuali infortuni che si dovessero verificare.

Quindi è una norma che vuole contribuire a ridurre ulteriormente la burocrazia amministrativa.

PRESIDENTE

Nessuno chiede di intervenire, pertanto si passa all’esame dell’articolato.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

PACENZA Salvatore (PDL)

Presidente, la denominazione della proposta è cambiata, poiché aveva una denominazione un tantino differente, noi l’abbiamo variato in corso di approvazione, si parla di “disposizioni per la semplificazione delle procedure amministrative relative al Registro infortuni”.

PRESIDENTE

“Disposizioni per la semplificazione delle procedure amministrative relative al Registro infortuni”.

Pongo in votazione il provvedimento 221/9^ nel suo complesso.

(Il Consiglio approva all’unanimità)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 234/9^ di iniziativa del consigliere regionale Magarò, recante: “Proposta di legge al Parlamento – Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della Lis, Lingua italiana dei segni”

PRESIDENTE

Proposta di provvedimento amministrativo numero 234/9^ di iniziativa del consigliere regionale Magarò, recante: “Proposta di legge al Parlamento – Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della Lis, Lingua italiana dei segni.

Il consigliere Magarò ha facoltà di svolgere la relazione.

MAGARO’ Salvatore (Scopelliti Presidente), relatore

Presidente, si tratta di una proposta di legge da presentare al Parlamento che riguarda le disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva, cioè il riconoscimento della Lingua italiana dei segni.

La convenzione Onu stabilisce che le persone disabili, sorde, devono vedere riconosciuta questa lingua dei segni da parte di tutte le nazioni. Finora 44 Nazioni hanno già deliberato ma ancora, purtroppo, l’Italia no.

In Italia i cittadini sordi sono circa 5 milioni di cui almeno 60 mila sono sordi, per i quali l’apprendimento della lingua parlata è particolarmente complesso e richiede anni di terapia da parte delle aziende sanitarie.

Per consentire la loro piena integrazione è necessario che il Parlamento riconosca per legge la Lingua italiana dei segni. Le difficoltà che queste persone incontrano tutti i giorni sono tante quando devono relazionarsi con gli uffici, con la pubblica amministrazione, quando devono andare in ospedale, quando devono contrarre matrimonio.

Penso che si tratti di una conquista di civiltà. Con questo provvedimento noi invitiamo il Parlamento a riconoscere, così come hanno fatto già 44 Nazioni, a far propria la decisione dell’Onu che invita i Parlamenti a legiferare con l’augurio che questa nostra pressione, questa nostra spinta sia raccolta al più presto dal Parlamento che nella scorsa legislatura era già giunto ad un testo unificato che stava per essere approvato.

Si tratta, dal mio punto di vista di una conquista di civiltà per garantire la piena integrazione dei sordi nel nostro Paese.

Questa proposta è stata approvata alla unanimità dalla Commissione presieduta dal collega Pacenza che ringrazio e la norma consta di tre articoli, e stabilisce anche gli oneri finanziari.

Invito l’Aula ad approvarla.

PRESIDENTE

Nessuno chiede di parlare pongo in votazione la proposta di provvedimento amministrativo numero 234/9^.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Proposta di legge numero 317/9^ a firma dei consiglieri Magno, Orsomarso, Scalzo, Franchino, Censore, Pacenza, Chiappetta, Adamo, Bruni, Maiolo, Guccione, Giordano, De Masi, Sulla, Dattolo, Imbalzano, Amato, recante: “Riconoscimento formale dei soggetti responsabili patti territoriali e promotori contratti d’area calabresi quali Agenzia di sviluppo locale”

PRESIDENTE

Si passa alla proposta di legge numero 317/9^ a firma dei consiglieri Magno, Orsomarso, Scalzo, Franchino, Censore, Pacenza, Chiappetta, Adamo, Bruni, Maiolo, Guccione, Giordano, De Masi, Sulla, Dattolo, Imbalzano, Amato, recante: “Riconoscimento formale dei soggetti responsabili patti territoriali e promotori contratti d’area calabresi quali Agenzia di sviluppo locale”.

Ha chiesto di illustrarla il consigliere Magno. Ne ha facoltà.

MAGNO Mario (PDL), relatore

Grazie, Presidente. E’ una proposta di legge approvata alla unanimità in seconda Commissione e ringraziamo il Presidente Imbalzano per aver approfondito con più riunioni la tematica. Ringraziamo anche tutti i consiglieri regionali che hanno sottoscritto questa proposta di legge che riguarda il riconoscimento quale Agenzia di sviluppo locale dei responsabili dei patti territoriali della Calabria.

La modifica della mission dei patti territoriali in Agenzie di sviluppo locali si rende necessaria affinché gli stessi proseguano la loro attività e siano elementi qualificanti per quanto riguarda lo sviluppo regionale nelle materie di loro pertinenza, in modo particolare lo sviluppo di impresa e il marketing territoriale.

Chiedo all’Assemblea l’approvazione di questa legge che è composta da sei articoli.

PRESIDENTE

Nessuno chiede di parlare per discussione generale, pertanto, si passa all’approvazione dell’articolato.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 3.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 4.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 5.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 6.

(E’ approvato)

Pongo in votazione la legge nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Ordine del giorno protocollo 34683 del 25 luglio 2013 a firma dei consiglieri Giamborino, Naccari Carlizzi, Principe, Scalzo, De Gaetano, Guccione, Franchino, Adamo, Sulla ed altri “In ordine allo stabilimento Italcementi di Vibo Marina”

PRESIDENTE

Siamo all’ordine del giorno protocollo 34683 del 25 luglio 2013 a firma dei consiglieri Giamborino, Naccari Carlizzi, Principe, Scalzo, De Gaetano, Guccione, Franchino, Adamo, Sulla ed altri “In ordine allo stabilimento Italcementi di Vibo Marina” di cui do lettura: “Premesso che:

a seguito della decisione assunta dall'azienda di delocalizzare all'estero la propria produzione lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina, dopo oltre settant'anni di attività, è stato definitivamente chiuso;

questa decisione ha ulteriormente acuito le già rilevanti tensioni sociali presenti sul territorio vibonese a causa della perdurante crisi economica e produttiva che lo ha pesantemente investito;

nel caso dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina ben 82 lavoratori alle dirette dipendenze dell'azienda si trovano oggi senza prospettive concrete di altra occupazione, senza considerare la notevole occupazione garantita dall'indotto;

nonostante il caparbio e lodevole impegno profuso da S.E. il Prefetto di Vibo Valentia dott. Michele Di Bari il tavolo tecnico permanente composto dai principali attori istituzionali presenti sul territorio ad oggi non è riuscito ad individuare soluzioni condivise riguardo le diverse ipotesi di riconversione dell'impianto;

ormai da tre settimane 13 lavoratori, in segno estremo di protesta per l'enorme disagio sociale causato dalla chiusura dell'azienda, si sono barricati in cima al silos più alto dell'impianto, ad oltre 90 metri dal suolo, con evidenti rischi per la loro sicurezza ed incolumità fisica;

le famiglie dei lavoratori e l'intera comunità vibonese vivono con crescente timore e apprensione il precipitare della situazione, senza peraltro intravedere all'orizzonte prospettive credibili di soluzioni concrete;

l'azienda continua testardamente a non prendere in esame la possibilità di ripresa della produzione, non volendo considerare le opportunità rinvenenti nel settore delle opere pubbliche, dai lavori di completamento della SA-RC e dalle modifiche da più parti richieste del Patto di Stabilità per favorire la ripresa degli investimenti da parte degli Enti Locali;

Tanto premesso il Consiglio Regionale della Calabria

Impegna

il Presidente della Giunta regionale ed il suo esecutivo a fare quanto necessario per rilanciare l'attività del tavolo tecnico permanente con l'obiettivo di addivenire ad una soluzione della vertenza ed a chiedere, altresì, al Governo centrale di avviare un serrato confronto con i vertici aziendali di Italcementi e, nel contempo, di verificare con i vertici dell'ANAS le reali esigenze di cemento dei cantieri avviati e da avviare da parte della stessa Anas, al fine di valutare la possibilità di ripresa produttiva dell'azienda.”

Prego, consigliere Giamborino, ha facoltà di illustrarlo.

GIAMBORINO Pietro (PD)

Grazie, signor Presidente, confermo l’impressione di prima. Vedo davvero in direzione di una materia così drammaticamente difficile qual è la cultura del lavoro un’Aula un po’ di verghiana memoria, oseremmo dire rassegnata, come se fossimo tutti vinti ad un destino crudele che ci impedisce di tentare di fare qualunque tipo di iniziativa.

Invece, signor Presidente, per quanto mi riguarda lo straordinario atto di coraggio dei lavoratori di Vibo Marina, ormai passato alla storia della Calabria come simbolo alla lotta del lavoro, ha riacceso la speranza.

Ha riacceso la speranza, signor Presidente, se è vero che qui mi sento obbligato a ringraziare il Presidente del Consiglio che si è recato a Vibo Marina, il Presidente del governo regionale e altri rappresentati del Governo nazionale. Insomma, signor Presidente, la partita è positivamente riaperta.

Si chiede dunque – e mi avvio velocemente alla conclusione – e spero che si possa qui aprire un dibattito per dare la possibilità ai colleghi consiglieri regionali di dire e di impegnare ulteriormente e ufficialmente il governo regionale ad adottare qualunque tipo di mezzo e strumento economico e non solo e di attivare e, ad esempio, di chiedere all’Anas, che è una società emanata dello Stato, i lavori sull’autostrada con quale cemento e da quale Paese e non da quale Regione ad esempio arrivi.

Nel merito, invece, Presidente, è in discussione la cultura del lavoro qui, che a Vibo Marina fin dall’inizio del secolo aveva trovato la possibilità di radicarsi. Il modello Vibo Marina che per incuria della politica e per la crisi incombente corre il rischio di scomparire con tutte le conseguenze che si potrebbero portare dietro tale vicenda sociale.

Non siamo d’accordo, signor Presidente, ed è bene aprire un dibattito in quest’Aula ad esempio quando il presidente Scopelliti viene a Vibo Marina e dichiara di voler probabilmente trasformare, di dichiararsi disponibile a creare 2 mila posti letto.

Vogliamo far presente al presidente Scopelliti che le maestranze del Nuovo Pignone, gli altissimi valori dei tecnici della Snam Progetti del gruppo Eni, non possono essere tramutati in camerieri con tutto il rispetto che si deve a questi.

Signor Presidente, noi speriamo che il 10 settembre, così come davanti o innanzi al presidente Scopelliti, l’Azienda dell’Ital cementi si è impegnata a portare il compimento di uno studio, immaginando di poter riconvertire il sito, si rispetti quanto previsto e noi siamo qui a sentinella di questo momento. Gli operai dell’Italcementi sono religiosamente in silenzio perché hanno sospeso la loro protesta e momentaneamente hanno avuto fiducia nella istituzione.

Ecco, signor Presidente, come non cogliere la svolta dei cittadini nei confronti delle istituzioni e delle cariche elettive. Cioè gli operai della Italcementi scendono dal loro baluardo per dire “abbiamo fiducia nelle istituzioni, abbiamo fiducia nel rappresentante del Governo centrale che si è impegnato di portare la vertenza sul tavolo più alto, quello del Governo per l’appunto. Ma abbiamo fiducia nel presidente Scopelliti che si è impegnato in prima persona e abbiamo fiducia degli eletti del popolo”.

In questa occasione voglio lanciare un appello a tutti i consiglieri regionali: non solo non va smarrita ma deve essere un esempio, può diventare un momento straordinario per riprendere la speranza, per riprendere tutte le vertenze che insistono nella nostra regione per rilanciarle.

Qui si parla della Italcementi, signor Presidente, ma questo vuol essere solo il centravanti, vuol essere il simbolo di una battaglia, di un modello del lavoro perché si sa che uno studio consegnato al comune di Vibo Valentia e al governo regionale la cosiddetta prescrizione del piano Versace impedirebbe o consiglierebbe l’Eni a trasferirsi da Vibo Marina.

Questo vorrebbe dire, signor Presidente, il declassamento del porto e ancora un impoverimento. Capisco, signor Presidente, e la ringrazio, che oggi il Consiglio è stato convocato per altri motivi assolutamente seri ma questa occasione va colta.

Invito i colleghi alla partecipazione e all’esprimersi su questa necessità ed a dire se si vuole iniziare da Vibo Marina per far ripartire una battaglia, per mantenere gli impegni che tutti ci siamo assunti e cercare davvero di far pressione affinché il lavoro non scompaia.

Signor Presidente, è tutto. Non voglio approfittare della sua bontà istituzionale e della sua capacità di ascolto. L’ordine del giorno è stato consegnato agli atti del Consiglio e rimane lì scritto. Tuttavia mi dichiaro soddisfatto ma vorrei che si aprisse in questa direzione un dibattito se è vero che anche la parte politica che rappresenta e sostiene il governo si è espressa alla unanimità sulla necessità di convocare unapposita seduta di Consiglio regionale dove discutere di lavoro per cercare di trovare soluzioni per tempo.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare il consigliere Principe. Ne ha facoltà.

PRINCIPE Sandro (PD)

Presidente, personalmente ho una lunga esperienza di vertenze a seguito di difficoltà di azienda. Sono stato sottosegretario al lavoro in un momento molto critico per il Paese, meno di questo per la verità, ma avendo le vertenze come delega diciamo che il Ministero del lavoro era una sorta di pronto soccorso dove arrivavano ammalati di tumore e gli potevi dare una aspirina.

Conosco la difficoltà delle vertenze, quindi, e non aggiungo altro rispetto alle cose dette dal collega Giamborino. Il mio è un affettuoso intervento di supporto, non a Giamborino che non ne ha bisogno, ma alle difficoltà dei lavoratori.

In questa Regione dovremmo tutti lavorare perché l’occupazione – Presidente, se mi ascolta un attimo – non vada a cessare.

Indubbiamente Vibo Valentia ed in particolare Vibo Marina si caratterizzava anche per una certa attenzione da parte dello Stato; ne diciamo tante contro la prima Repubblica, voi che siete gli alfieri – non so in quale Repubblica siamo – avete detto peste e corna della prima Repubblica.

La prima Repubblica a Vibo aveva canalizzato l’Italcementi, aveva portato la Snam Progetti, l’Eni e si era impegnata anche sotto il profilo turistico. Salvare, quindi, l’Italcementi a Vibo Marina è a mio avviso una priorità di questa Regione insieme a tante altre priorità – per me la priorità delle priorità è Gioia Tauro – ma questa è certamente una priorità.

Allora, che il governo regionale solleciti i tavoli prefettizi e romani per chiedere all’Italcementi cosa vuol fare di questa azienda e di ipotizzare eventualmente una alternativa.

PRESIDENTE

Prego i consiglieri di favorire il dibattito in Aula, cortesemente.

PRINCIPE Sandro (PD)

Una alternativa di carattere produttivo. Mi consento di aggiungere una cosa però: prima di pensare ad altre iniziative…

Mi rendo conto che in quest’Aula critichiamo i giornalisti quando di noi danno una immagine non realistica, ma a fronte del disagio dei lavoratori dell’Italcementi vedere i colleghi che parlano di altro… non si tratta di ascoltare Principe che, peraltro, se ne frega di essere ascoltato.

PRESIDENTE

Colleghi Sulla e Vilasi…

PRINCIPE Sandro (PD)

Si tratta della dignità di quest’Aula.

Noi abbiamo avuto l’incontro del ministro Lupi col Presidente della Giunta con tutti noi invitati alla presenza di Ciucci. Sono stato anche buono nell’incontro, nel senso che non volendo portare l’elenco della spesa - perché sappiamo che puoi portare tutto l’elenco che vuoi ma se non c’è la pecunia l’elenco non serve - mi sono permesso di fare un ragionamento visionario: Gioia Tauro.

Se Gioia Tauro diventa riferimento, l’A3 ne consegue de plano o l’ammodernamento della ferrovia.

Allora a questo tavolo bisogna stringere l’Anas e chiederle quali sono realmente i cantieri che intende aprire in Calabria, soprattutto nella parte centrale e nel sud della Regione.

Presidente, questa è una cosa molto seria ma vedo che il collega Vilasi ha altro per la testa e chiedo scusa se ho il piacere di citarla, collega Vilasi.

Questa è una visione molto seria.

Ma si apriranno o non si apriranno questi cantieri? O tutto finirà come lo svincolo di Paola? Ho fatto un pezzo per un giornale e mi hanno tagliato la parte più spiritosa quando dicevo al Ministro che trattandosi di Anas nemmeno San Francesco di Paola riesce a far un miracolo perché è da tre anni che è bloccato un modesto svincolo tra la superstrada ed il Santuario. Voi che vi genuflettete un giorno sì e l’altro pure: neanche San Francesco riesce a far i miracoli.

Allora si vuol portare l’Anas ad un tavolo insieme ad Italcementi? La Calabria non deve fare concorrenza al suo interno. C’è pure Castrovillari e per questo motivo ho parlato del centro e del sud.

Se ci sono cantieri da aprire nel centro e nel sud della Calabria noi vogliamo sapere dall’Anas dove andrà a comprare il cemento. Quindi, se c’è una possibilità di questo tipo, perché non pensare ad una ripresa produttiva rispetto a quello che è il cuore amministrativo e di affari di Italcementi? Presidente, io le lascio questo messaggio e la prego di riferirlo al presidente Talarico, che è sensibilissimo, e al presidente Scopelliti.

E’ una via che si deve tentare insieme ad una grande subordinata di cercare una alternativa per Italcementi.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare il consigliere Adamo. Ne ha facoltà.

ADAMO Nicola (PD)

Presidente, colleghi, ho chiesto di intervenire ma ne avrei potuto fare a meno soprattutto dopo gli interventi del collega Giamborino e del capogruppo del Partito democratico, Principe.   

Ho chiesto la parola – dicevo - perché vorrei sottolineare che non siamo in presenza di una vertenza, ormai abitudinaria in Calabria, che ci pone drammaticamente di fronte al fatto di una crisi imprenditoriale o, comunque, di una chiusura di battenti con le relative conseguenti decisioni di licenziamento o di messa in cassa integrazione dei lavoratori; siamo in presenza di una vertenza che, sia dal punto di vista industriale sia dal punto di vista di vertenza del lavoro sia dal punto di vista socio-economico, ha tutti i caratteri di una vertenza che riesce ad essere emblematica del declino di uno sviluppo industriale, economico e territoriale che abbiamo conosciuto nel corso di questi ultimi decenni. Ha tutti i caratteri – dicevo - di un caso emblematico che riguarda la condizione di un Mezzogiorno che di fronte a sé non ha prospettive di futuro per quanto riguarda la crescita, l’allargamento della base occupazionale e la capacità dell’aumento del tasso di produttività. Siamo, cioè, in presenza di un fatto emblematico che, però, sta dentro le scelte di riorganizzazione industriale che i gruppi finanziari ed industriali in qualche modo stanno perseguendo nell’ambito di una congiuntura e di una crisi internazionale a danno della nostra realtà meridionale, a danno di una idea economica che non è fondata sui principi del pauperismo o dell’assistenzialismo, ma è fondata, comunque, sui principi di una capacità produttiva che può e dovrà essere anche competitiva non solo nei mercati interni ma anche a livello internazionale.

Siamo in presenza di una scelta industriale da parte della proprietà di Italcementi che decide in maniera unilaterale senza dare spiegazioni logiche dal punto di vista industriale sulle decisioni che riguardano il sito di Vibo Marina. Altre decisioni sono state assunte da parte del gruppo Italcementi e sono state difformi rispetto a quelle assunte su Vibo Marina.

Ora non c’è dubbio che nessuno può, in maniera coercitiva, imporre all’Italcementi scelte industriali di tipo diverso ma, anche per il fatto che nel corso del tempo lo stabilimento ed il gruppo sono stati soggetti beneficiari di finanziamenti pubblici, Italcementi non si può sottrarre ad un confronto con le parti sociali, sindacali e le istituzioni sia ad un eventuale tavolo nazionale sia al tavolo regionale.

La battaglia che hanno l’altro giorno fatto i lavoratori sostenuti dalle istituzioni, guidati dal consigliere Principe – non a caso il gruppo del Partito democratico ha deciso quasi nella sua interezza di recarsi sul sito –, sono state finalizzate in questa prima parte proprio a questo obiettivo lo dico al collega nonché assessore Salerno che vive ed opera soprattutto in quella provincia , cioè l’obiettivo di non consentire all’azienda, all’impresa di sfilarsi da una vertenza sulla quale, invece, deve dar conto. 

A questo fine meritorio è stato, sicuramente, volto il sacrificio e l’impegno di lotta dei lavoratori che hanno sfidato le condizioni meteorologiche della calura estiva del mese di luglio da una postazione che in qualche modo li esponeva a rischi per la propria salute. Però, un primo risultato l’abbiamo raggiunto: il tavolo c’è e si riapre.

Abbiamo appreso addirittura una novità di cui quella sera che siamo andati a Vibo non c’era notizia ossia che è stata incaricata la società Nomisma di studiare la fattibilità di ipotesi di rilancio produttivo del sito alternativo a quello delle produzioni finora svolte da Italcementi.

Il tema qual è? Che facciamo noi come Regione? Ecco, io penso che noi non possiamo sostituirci a ruoli che non sono nostri. Noi dobbiamo assumere, innanzitutto, il sostegno ad una funzione regolatrice dello Stato. Dobbiamo far in modo che il Ministero delleconomia, il Ministero preposto alle questioni dell’industria ed anche il Ministero del lavoro siano presenti fino in fondo a queste vertenze sia per quanto riguarda la gestione, ormai già sancita e decisa da oltre un anno, dei provvedimenti di cassa integrazione e, quindi, degli ammortizzatori sociali, ma anche per quanto riguarda i destini industriali; e non soltanto per chiedere conto a Italcementi delle ragioni di questa scelta su Vibo ma per capire quali possano essere gli obiettivi produttivi, il ciclo produttivo che anche attraverso l’impianto così come è oggi potrebbero essere perseguiti.

Il collega Principe a questo proposito ha fatto alcuni esempi. Il cemento che importiamo da altre Nazioni che sono più a sud o ad oriente dell’Italia può essere anche competitivo dal punto di vista dei costi, non so della qualità, ma non c’è dubbio che nessuno impedisce ad un’azienda come l’Anas, che ha in concessione grande parte della rete viaria nazionale del Mezzogiorno e dell’asse autostradale Salerno-Reggio Calabria con i cantieri che sono ancora aperti, di chiedere una commessa che in qualche modo possa anche garantire la fase di transizione. Occorre, quindi, la presenza al tavolo dell’Anas – ovviamente con riferimento a prezzi di mercato e che sono competitivi – da assicurare attraverso la funzione di regolazione che al tavolo può assumere attraverso il Prefetto, attraverso la Regione e la rappresentanza dei Ministeri.

Non sta scritto da nessuna parte che la transizione debba essere per forza garantita dai provvedimenti di ammortizzatori sociali, cioè della cassa integrazione. Ci può essere un ciclo lavorativo a cui si può pervenire anche attraverso contratti di solidarietà tra le maestranze e tra i lavoratori e attraverso la produzione del fabbisogno di cemento per cui si può ritenere utile una commessa dell’Anas per quanto riguarda i cantieri sulla A3.

E’ una prima ipotesi. L’altra cosa qual è? Bisogna capire su cosa si sta lavorando e quali indirizzi sono stati dati alla società Nomisma. Capisco che gli indirizzi li ha dati chi ha commissionato lo studio di fattibilità ma a questo proposito anche il tavolo può dare indirizzi per quanto riguarda le fattibilità che Nomisma deve studiare. E quali possono essere questi indirizzi? Sicuramente, alcuni dinieghi e, poi, alcune proposte.

Assessore Salerno, non mi addentro sulle proposte, ma sbaglieremmo a non valutare la vertenza in atto ed anche le potenzialità e gli sbocchi che possono essere dati a questa vicenda nel contesto delle dinamiche che si svolgono nell’area industriale in cui è operativo il sito della Italcementi.  Il tavolo serve anche a questo; non a concentrare tutta l’attenzione sullemergenza, sulla straordinarietà della questione Italcementi, ma dobbiamo vedere anche la condizione degli altri siti produttivi presenti nella zona perché probabilmente ci può essere una capacità di integrazione e di relazione tra questa vertenza ed altre potenzialità che, attraverso le altre presenze industriali, noi possiamo determinare.

Qual è l’altra questione? L’altra questione riguarda le proposte che si possono fare a Nomisma ossia le vocazioni di quel sito che si possono utilizzare e sfruttare considerate anche le particolari condizioni dell’area in cui sorge Italcementi. Quella sera abbiamo appreso addirittura di un’area che si estende per circa 33 ettari. Certo, non voglio discutere adesso delle scelte di fondo degli orientamenti e degli indirizzi che dobbiamo dare allo sviluppo della Calabria, ma mi sembra strano che in Calabria, in ogni momento, laddove c’è una criticità di un presidio industriale o laddove si voglia bloccare una potenzialità produttiva industriale, spunti fuori la proposta della Regione di pensare ad un mega progetto di un polo turistico alberghiero. 

Ho il sospetto, ormai, che questa formula del polo turistico alberghiero venga utilizzato per uscire da una difficoltà contingente e promettere un sogno non avverabile, una ipotesi futura non realistica. Nella fattispecie, però, c’è da dire che se dovesse esser vera la situazione non c’è dubbio che la Regione si presterebbe ad una operazione di ristrutturazione aziendale fatta dal gruppo Italcementi che nulla ha a che fare con il rilancio produttivo e con la crescita della nostra economia. Una operazione che chiude il ciclo industriale produttivo e punta ad una capitalizzazione del proprio patrimonio sotto l’aspetto della rendita fondiaria ed immobiliare.

Cioè lì c’è il sospetto che possa esserci il Governo, che possa accompagnarsi, diciamo, una operazione che preveda la chiusura del sito di Italcementi e via via poi la consegna di quel sito non ad un’altra destinazione d’uso ma ad una vera e propria operazione di speculazione, di rendita fondiaria. Ci può essere tutto.

Anche perché non voglio mettere in discussione le capacità attrattive dal punto di vista turistico di quel polo o di quell’area, ma tutti sappiamo che, in particolare, l’area in cui sorge il sito di Italcementi è un’area industriale. Dubito che si possa cambiare, anche con un intervento massiccio, la vocazione di quella parte in maniera parziale.

La parte turistica sta più a nord e sta più a sud, anzi, basta andarci per capire di quali elementi di riqualificazione abbisognerebbe quell’area per superare proprio un degrado delle aree industriali e trasformarlo secondo le vocazioni turistico-alberghiere.

Ritengo che, se questo dovesse essere, la Regione sarebbe soltanto lo sgabello, il complice o listituzione subalterna ad una operazione di questo tipo che, in gergo, oggi, nel campo industriale, si chiama di rendita immobiliare.

Del resto l’abbiamo visto anche con altri grandi gruppi - l’ha fatto la stessa Telecom - quando hanno cercato di rilanciarsi e di diversificare la loro attività; per una parte hanno in qualche modo cercato di capitalizzare i loro beni patrimoniali e soprattutto siti ed edifici.

Penso che la Regione non debba avere questa linea. Oggi, più che esprimere solidarietà ai lavoratori o appoggiare la nostra mozione, chiedo al governo regionale un impegno più esplicito: vogliamo che quel sito rimanga area industriale; vogliamo che sia rilanciato dal punto di vista produttivo industriale, e discutiamo anche con Nomisma su quali possano essere gli indirizzi anche in maniera integrata alle altre presenze industriali per dare intanto la risposta alle circa 90 maestranze ma anche all’indotto che aveva determinato il ciclo produttivo di Italcementi. Vogliamo, cioè, che la Regione, quando si aprirà il tavolo, non intervenga a sostegno di ipotesi cosiddette alternative a quel tipo di produttività che possono essere, per esempio, accampate attraverso il settore dell’attrazione turistica. Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’assessore Salerno. Ne ha facoltà.

SALERNO Nazzareno, assessore alla famiglia e politiche sociali, al lavoro e alla formazione

Grazie, Presidente, è da più di un anno che tutti quanti, al di là del colore politico e delle posizioni occupate nei vari livelli di governo, stiamo lavorando per la risoluzione di questa vertenza.

Non v’è dubbio che la vertenza Italcementi di Vibo Marina colpisca un intero territorio e vada ad incidere in maniera molto significativa sul sistema economico della nostra regione.

Parliamo di un impianto che ha una storia e, oltre alle 80 famiglie dipendenti direttamente da Italcementi, vi è un indotto di oltre 400 unità che ruotava intorno al cementificio di Vibo Marina.

Abbiamo portato avanti una serie di trattative, siamo stati a Roma anche l’anno scorso con il presidente Scopelliti – non ero ancora assessore al lavoro ma sono stato presente al tavolo del Ministero alle attività produttive – e abbiamo offerto, insieme ad Italcementi, diverse prospettive per continuare l’attività, mettendo a disposizione eventuali forme di incentivi soprattutto per quanto riguarda il costo del lavoro, purché rimanesse in Calabria, a Vibo Marina, con questo impianto, ma da parte dell’azienda vi è stata una chiusura netta.

Dobbiamo dire che c’è stato e c’è tutt’ora in atto – lo voglio ringraziare – l’impegno del Prefetto di Vibo che ha presieduto diversi tavoli, non ultimo quello della settimana scorsa al quale era presente anche il collega Giamborino ed il presidente Scopelliti ed in cui è stato evidenziato il passo che Italcementi ha fatto nell’incaricare questa società, Nomisma, ad effettuare uno studio per la riconversione del sito.

Noi abbiamo detto che vogliamo che la società si interfacci con gli enti locali, con il comune di Vibo, con il governo regionale, con le istituzioni del territorio, con i sindacati, con le parti sociali e con i lavoratori stessi, prima di procedere perché il tutto - e questo è molto importante - deve essere inserito in un contesto territoriale.

Ci sono state anche altre ipotesi sulla riconversione del sito e, addirittura, qualcuno ha parlato di un impianto per il trattamento dei rifiuti.

Personalmente, ho sempre detto che è l’ultima cosa che farei su quel sito. Poi, per carità, se ci sono studi che possono sostenere una cosa del genere che non impatta con l’ambiente, che garantisce l’occupazione, possiamo valutare e approfondire. Però, sinceramente, anche il presidente Scopelliti su questo si è dimostrato un po’ contrario.

Su questo abbiamo avuto modo di confrontarci con il collega Giamborino che ringrazio per la collaborazione offerta ai tavoli che stiamo facendo. Certo è che oggi la Calabria va a perdere un altro pezzo importante del tessuto economico ed occupazionale e questo, sinceramente, è un danno enorme.

Sentivo il collega Adamo che evidenziava il fatto che Italcementi ha beneficiato di contributi pubblici in passato per ammodernare, ampliare e mettere in sicurezza l’azienda e che oggi avrebbe il dovere di restituire ciò che la comunità le ha dato. Anche su questo c’è stato un incontro in Prefettura e il direttore generale di Italcementi ha fornito dei numeri in base ai quali - a loro dire – sono a posto da questo punto di vista.

Resta fermo un fatto, secondo me: oggi, come Regione, ribadisco qui, nella sede istituzionale del Consiglio regionale, la disponibilità non soltanto al dialogo, ma soprattutto ribadisco l’impegno da parte del governo regionale - se Italcementi è disponibile a continuare l’attività della cementeria, e ne saremmo tutti quanti felici - a mettere a disposizione quegli strumenti necessari per abbattere il costo del lavoro.

Questo, oggi, è quello che possiamo fare. Se Italcementi si impegna a garantire lo standard occupazionale per altri 24-36 mesi, che è il periodo in cui si spera di uscire da questa profonda crisi che l’Italia sta attraversando, noi diamo la nostra disponibilità e questo lo abbiamo ribadito ai tavoli.

Su questo, però, Italcementi fa un discorso molto più ampio, di crisi di mercato ecc.. Comunque, la Regione è disponibile a dialogare e a mettere in atto tutte quelle condizioni che possono favorire il mantenimento degli standard occupazionali per garantire i lavoratori perché in questo momento vi è una necessità ed una emergenza: garantire il posto di lavoro a queste persone che da anni lavorano nel cementificio di Vibo Marina.

Per il resto si sono attivati anche dei tavoli nazionali e noi certamente faremo la nostra parte. Questo per ribadire che faremo di tutto per evitare la netta chiusura e, comunque, la perdita dei posti di lavoro.

Aspettiamo. Mi pare che il 20 settembre - ma forse è stato anticipato al 10 - Nomisma dovrebbe consegnare questo studio e ci auguriamo che da questo studio si possa immediatamente passare ai fatti perché al primo punto ci deve essere proprio la garanzia dei livelli occupazionali; diversamente non ci mettiamo a discutere.

Se la società si presenta con una proposta di investimento che si farà tra 4-5 anni non vedo perché le istituzioni dovrebbero essere legate a Italcementi quando – come si suol dire – fra 4 o 5 anni ci potrebbe essere l’investimento e magari anche il ritorno occupazionale e questi lavoratori, intanto, non portano più il pane a casa.

Questo non lo permetteremo. Abbiamo ribadito ancora una volta che dovrà essere una soluzione  che possa dare continuità a questi lavoratori nella immediatezza.

Con questo spirito la Regione Calabria, oggi, in questa sede istituzionale, riconferma il suo impegno per garantire il posto di lavoro a tutti coloro che hanno lavorato e che oggi vivono una situazione di grande disagio per la chiusura di questo impianto. Grazie.

PRESIDENTE

Non vi sono altre richieste di intervento, pertanto pongo in votazione l’ordine del giorno proposto dal consigliere Giamborino e altri con il quale “si impegna il Presidente della Giunta regionale e l’Esecutivo a fare quanto necessario per rilanciare l’attività del tavolo tecnico permanente con l'obiettivo di addivenire ad una soluzione della vertenza ed a chiedere, altresì, al Governo centrale di avviare un serrato confronto con i vertici aziendali di Italcementi e, nel contempo, di verificare con i vertici dell’ANAS le reali esigenze di cemento dei cantieri avviati e da avviare da parte della stessa Anas, al fine di valutare la possibilità di ripresa produttiva dell'azienda.”

(Il Consiglio approva all’unanimità)

(E’ riportato in allegato)

Ordine del giorno dell’8 luglio 2013 di iniziativa del consigliere Imbalzano “Sull’applicazione del Testo Unico su Salute e Sicurezza al Settore della pesca”

PRESIDENTE

L’ultimo punto riguarda l’ordine del giorno, protocollo numero 31701, dell’8 luglio 2013 di iniziativa del consigliere Imbalzano “Sull’applicazione del Testo Unico su Salute e Sicurezza al Settore della pesca”.

Ne do lettura: “Il Consiglio regionale

premesso che

il D. Lgs. 81/08 (c.d. Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro), all'art. 3 comma 2, prevedeva inizialmente un tempo di 12 mesi per l'emanazione di uno specifico decreto volto ad armonizzare le leggi riguardanti la sicurezza a bordo e la sicurezza della navigazione (D. Lgs. 271/99, D. Lgs. 272/99, D. Lgs. 298/99 etc.).

il "Decreto Mille Proroghe" del dicembre 2008 ha posticipato i termini di emanazione di tale decreto al 16 maggio 2009;

il Governo Berlusconi, nel frattempo, licenziava il D. Lgs. 106/09, cosiddetto Correttivo al Testo Unico su Salute e Sicurezza, con il quale l'armonizzazione è stata ulteriormente posticipata ad agosto 2010. Ma né nel 2010 né tantomeno nel corso del 2011, il Governo ha dato corso a quanto esso stesso aveva disposto;

il D.L. 12 maggio 2012 n. 57 ha posto in essere, poi, una nuova e più preoccupante situazione, disponendo un rinvio nei fatti "sine die", ovvero cancellando la norma che prevedeva l'entrata in vigore del T.U. anche per la Pesca se non fosse stato emanato l'apposito Decreto entro il termine, che di fatto è già scaduto dallo scorso dicembre. La modifica introdotta con tale D. L. vanifica, di fatto, la possibilità di vedere applicate le disposizioni del D. Lgs. 81/08 a questo settore;

quello della Pesca è un settore la cui normativa è da tempo deficitaria, troppo lontana dall'eterogeneità che caratterizza le varie tipologie di imprese operanti nel comparto e dunque di lavoratori, e che da oltre 10 anni attende un adeguamento. Difatti, già la Legge 271/99 e le altre normative relative al settore presentavano un quadro incerto circa la loro corretta e completa applicazione. In esse non trovavano soluzione, ad esempio, le questioni relative all'elezione del RLS, all'adeguamento dei DPI alle specificità delle attività lavorative a bordo, solo per citarne alcune;

Impegna

i parlamentari calabresi e, per essi, i Ministeri competenti perché emanino immediatamente lo specifico decreto volto a rendere applicabile anche al Settore della Pesca il Testo Unico su Salute e Sicurezza, per impedire che i lavoratori di questo settore restino esclusi dall'applicazione del D. Lgs. 81/08”.

Prego, consigliere Imbalzano ha facoltà di illustrarlo.

IMBALZANO Candeloro (Scopelliti Presidente)

Brevemente, signor Presidente, colleghi consiglieri. Devo ricordare che in seconda Commissione bilancio, attività produttive e fondi comunitari siamo impegnati da tempo - di concerto con il dipartimento attività produttive e soprattutto con il dipartimento agricoltura e pesca – ad attivare un serie di iniziative a favore della pesca calabrese e della marineria della nostra regione.

Durante le audizioni con le parti sociali tra le tante questioni che sono emerse - e ricordo per tutte i vincoli europei che, di fatto, impediscono l’esercizio di una attività che ha sempre una grande importanza nella nostra regione - , è emerso un fatto paradossale; paradossale perché affrontato più volte a livello nazionale ma di fatto mai risolto.

Questo problema riguarda, sostanzialmente, l’applicazione o la mancata applicazione delle leggi sulla sicurezza a bordo e sulla sicurezza della navigazione per i lavoratori della pesca nel nostro Paese.

Come dicevo, nel corso degli anni ci sono stati tutta una serie di tentativi da parte dei Governi che si sono succeduti, ma di fatto, fino ad oggi, il decreto legislativo 81/2008 che è il cosiddetto “Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro” non è mai stato applicato per questi  lavoratori che svolgono – come è noto – attività di grande delicatezza e difficoltà con mille problemi e con mille rischi anche per la salute. E’ per questo motivo che abbiamo proposto, su sollecitazione delle parti sociali, un ordine del giorno che impegna i parlamentari calabresi e, quindi, i Ministeri competenti affinché emanino immediatamente un decreto specifico per rendere applicabile anche al Settore della Pesca questo Testo Unico e per impedire che i lavoratori di questo settore restino esclusi dai benefici previsti dal decreto legislativo numero 81 del 2008.

PRESIDENTE

Non ci sono richieste di intervento, pertanto pongo in votazione l’ordine del giorno a firma del consigliere Imbalzano con il quale si impegnano i parlamentari calabresi e i Ministeri competenti perché emanino immediatamente un decreto specifico per rendere applicabile anche al Settore della Pesca questo Testo Unico e per impedire che i lavoratori di questo settore restino esclusi dai benefici previsti dal decreto legislativo 81/2008.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Abbiamo esaurito l’ordine del giorno. La prossima seduta sarà convocata a domicilio. La seduta è tolta.

La seduta termina alle 18,19

 

Allegati

Congedi

Hanno chiesto congedo i consiglieri Ciconte, De Masi, Giordano, Guagliardi, Loiero, Maiolo, Mirabelli e il sottosegretario Dima.

(Sono concessi)

Annunzio di proposte di legge e loro assegnazione a Commissioni

E’ stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale:

“Istituzione del Parco naturale regionale di “Monte Caloria e della Catena Costiera” (Delibera G.R. n. 261 dell’11.7.2013)” (P.L. n. 493/9^)

E’ stata assegnata alla quarta Commissione consiliare - Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente – ed alla seconda - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero – per il parere.

(Così resta stabilito)

Sono state presentate, inoltre, le seguenti proposte di legge di iniziativa dei consiglieri:

Nucera, Tripodi, Giordano – “Progetti di intervento nel comparto faunistico-venatorio” (P.L. n. 489/9^)

E’ stata assegnata alla quarta Commissione consiliare - Assetto e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente – ed alla seconda - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero – per il parere.

(Così resta stabilito)

Bruni – “Modifica ed integrazione alla legge regionale 11 agosto 1986, n. 36 (Interventi a favore degli uremici)” (P.L. n. 490/9^)

E’ stata assegnata alla terza Commissione consiliare - Attività sociali, sanitarie, culturali e formative.

(Così resta stabilito)

Naccari Carlizzi, Maiolo, De Gaetano, Franchino – “Misure organizzative di razionalizzazione e di contenimento della spesa per il personale” (P.L. n. 491/9^)

E’ stata assegnata alla prima Commissione consiliare - Affari istituzionali, affari generali, riforme e decentramento.

(Così resta stabilito)

Minasi, Albano – “Norme per contrastare la violenza di genere” (P.L. n. 492/9^)

E’ stata assegnata alla terza Commissione consiliare - Attività sociali, sanitarie, culturali e formative – ed alla seconda - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero – per il parere.

(Così resta stabilito)

Magno, Adamo – “Accelerazione alla definizione di procedimenti agevolativi” (P.L. n. 494/9^)

E’ stata assegnata alla seconda Commissione consiliare - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero.

(Così resta stabilito)

Grillo - “Valorizzazione delle professioni non regolamentate” (P.L. n. 495/9^)

E’ stata assegnata alla terza Commissione consiliare - Attività sociali, sanitarie, culturali e formative.

(Così resta stabilito)

Annunzio di proposta di provvedimento amministrativo e sua assegnazione a Commissioni

E’ stata presentata la seguente proposta di provvedimento amministrativo d’Ufficio:

“Reintegrazione del signor Antonio Rappoccio nella carica di consigliere regionale (articolo 8, comma 5 del D.lgs. 235/2012” (P.P.A. n. 238/9^)

Richiesta parere della Commissione consiliare

La Giunta regionale ha trasmesso per il parere della competente Commissione consiliare la deliberazione n. 259 dell’11 luglio 2013, recante: “Rimodulazione del piano finanziario del Por Calabria Fesr 2007-2013 per assi prioritari, settori e linee di intervento – Asse VI – Reti e collegamenti per la mobilità” (Parere n. 60)

E’ stata assegnata alla seconda Commissione consiliare - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero.

(Così resta stabilito)

Parere favorevole su deliberazione

La Giunta regionale, con nota n. 33710 del 18 luglio 2013, ha comunicato che nella seduta del 17 luglio 2013 ha espresso parere favorevole alla deliberazione della Giunta regionale n. 224 del 18 giugno 2013, recante: “Presa d’atto della decisione della Commissione europea C (2013) 2871 final del 27.05.2013 e approvazione del Piano finanziario del Por Calabria Fesr 2007-2013 per assi prioritari, settori e linee di intervento” (Parere n. 57)

Promulgazione di leggi regionali

In data 3 luglio 2013 il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le stesse sono state pubblicate sul supplemento straordinario n. 1 del 9 luglio 2013 al Bur n. 13 dell’1 luglio 2013:

legge regionale 3 luglio 2013, n. 28, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 13 maggio 1996, n. 7 (Norme sull’ordinamento della struttura organizzativa della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale)”;

legge regionale 3 luglio 2013, n. 29, recante: “Modifica dell’articolo 10 della legge regionale 7 agosto 2002, n. 31 (Misure organizzative di razionalizzazione e di contenimento della spesa per il personale)”.

In data 9 luglio 2013, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le stesse sono state pubblicate sul supplemento straordinario n. 1 del 18 luglio 2013 al Bur n. 14 dell’16 luglio 2013:

legge regionale 9 luglio 2013, n. 30, recante: “Assestamento del bilancio di previsione della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2013 e del bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015 a norma dell’articolo 22 della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8”;

legge regionale 9 luglio 2013, n. 31, recante: “Norme in materia di Pet Therapy-Terapia, attività ed educazione assistita con animali”;

legge regionale 9 luglio 2013, n. 32, recante: “Interpretazione autentica dell’articolo 18, comma 1, della legge regionale 26 febbraio 2010, n. 8 – Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e finanziario (Collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2010, art. 3, comma 4, della legge regionale n. 8/2002)”;

legge regionale 9 luglio 2013, n. 33, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 3 settembre 2012, n. 39 (Istituzione della struttura tecnica di valutazione Vas–Via-Aia-VI)”;

legge regionale 9 luglio 2013, n. 34, recante: “legge regionale – Modifica dell’art. 36 della legge regionale 27 dicembre 2012, n. 69”.

In data 15 luglio 2013, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato la sotto indicata legge regionale. La stessa è stata pubblicata sul supplemento straordinario n. 1 del 18 luglio 2013 al Bur n. 14 dell’16 luglio 2013:

legge regionale 15 luglio 2013, n. 35, recante: “Integrazione alla legge regionale 14 agosto 2008, n. 28 (Norme per la ricollocazione dei lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali ordinari e straordinari ivi compresi i trattamenti in deroga)”.

In data 17 luglio 2013, il Presidente della Giunta regionale ha promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le stesse sono state pubblicate sul supplemento straordinario n. 3 del 24 luglio 2013 al Bur n. 16 dell’16 luglio 2013:

legge regionale 17 luglio 2013, n. 36, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 30 marzo 1995, n. 8 (Norme per la regolarizzazione delle occupazioni senza titolo degli alloggi di edilizia residenziale pubblica)”;

legge regionale 17 luglio 2013, n. 37, recante: “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 16 aprile 2002, n. 19 e s.m.i. (Norme per la tutela, governo e uso del territorio. Legge urbanistica della Calabria)”.

Ritiro di proposta di legge

La consigliera regionale Clotilde Minasi, con nota acquisita al protocollo n. 32809 del 12 luglio 2013, ha chiesto il ritiro della proposta di legge n. 474/9^, recante: “Disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute”.

Trasmissione di deliberazione

La Giunta regionale ha trasmesso copia della seguente deliberazione di variazione al bilancio per l’esercizio finanziario 2013: “Deliberazione Giunta regionale n. 246 del 4 luglio 2013”.

Dimissioni dalla carica di consigliere regionale

Il consigliere regionale Antonio Rappoccio, con nota del 25 luglio 2013, acquisita in pari data al protocollo generale n. 34721 ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di consigliere regionale a partire dalla data del 24 settembre 2013.

Interrogazioni a risposta immediata

Giordano. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

da fonti sindacali si apprende che Trenitalia abbia l'intenzione di sopprimere nei prossimi mesi diversi treni regionali;

la responsabilità di tale scelta sarebbe imputabile per Trenitalia alla Regione Calabria, con la quale fra l'altro sarebbe stata condivisa tale decisione, a seguito della riduzione degli interventi finanziari nel settore;

al contrario, l'assessore regionale al ramo, anche in occasione di un recente incontro con le organizzazioni sindacali, nega ogni responsabilità sul punto specificando che la scelta sia imputabile esclusivamente ad una decisione unilaterale di Trenitalia e che comunque il settore dei trasporti regionali è oggetto di un intervento di razionalizzazione -:

se la decisione di Trenitalia di sopprimere diversi treni regionali a partire dal prossimo mese di settembre risponda al vero, le reali motivazioni che stanno alla base di tale scelta e se la stessa sia stata concordata con il governo regionale, quali iniziative siano state poste in essere per scongiurare la cancellazione di un così importante servizio per la collettività.

(405; 15.07.2013)

De Gaetano. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore ai trasporti. Per sapere – premesso che:

Trenitalia ha tagliato dal 9/12/2012 tutte le fermate dei treni regionali nella stazione di Joppolo (VV);

tali corse erano così distribuite: n. 23 ogni giorno dal lunedì al venerdì, n. 20 il sabato e n. 11 la domenica;

proprio in tale periodo R.F.I. ristrutturava il fabbricato stazione;

con la soppressione delle fermate nella stazione di Joppolo, gli utenti sono costretti ad utilizzare la stazione di Nicotera che dista circa 10 km e che non è collegata con Joppolo da nessun servizio di trasporto pubblico e che in inverno la S.p. 23 per Tropea è stata spesso chiusa al traffico per frana e l'unico mezzo per raggiungere Tropea è il treno;

in data 8/12/2012 circa 300 persone hanno protestato pacificamente contro questa soppressione, fra cui pensionati, studenti e lavoratori, nonché circa 50 beneficiari di concessioni di viaggio gratuite in quanto figli (fino al compimento del 25 anno di età) e coniugi di ex dipendenti a cui Trenitalia stessa concede questa agevolazione;

il 07/01/2013 Trenitalia ha ripristinato la fermata per due treni: il primo treno 12654 alle 7,31 per Lamezia Terme, il secondo treno 12669 direzione Rosarno alle ore 13,55, non risolvendo, però, gli enormi disagi causati ai pendolari del Comune di Joppolo, che conta circa 2.300 abitanti -:

se nel contratto di servizio stipulato tra la Regione e Trenitalia è prevista la soppressione di tutte le fermate dei treni regionali in alcune stazioni;

se sia intenzione della Giunta regionale ripristinare, in accordo con la Direzione Regionale di Trenitalia e per come già chiesto per iscritto da numerosi cittadini di Joppolo, in aggiunta alle due fermate già sopra indicate, quelle di altre quattro treni, destinate a servire soprattutto studenti universitari, lavoratori e turisti:

alle 6,13 treno diretto verso Reggio Calabria (treno 12651);

alle ore 16,35 treno diretto verso Lamezia Terme proveniente da Rosarno (treno 12672);

alle ore 17,55 treno diretto verso Rosarno (treno 12677);

alle ore 20,35 treno diretto verso Lamezia Terme (treno 12680).

(407; 18.07.2013)

De Gaetano. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

nel febbraio 2012, su determinazione del prefetto Varratta, si è provveduto ad impiantare, nella zona industriale di San Ferdinando, una tendopoli per accogliere i migranti, al fine di alleggerire la situazione esplosiva venutasi a creare a Rosarno;

in origine si era stabilito il mantenimento della tendopoli sino alla fine di giugno 2012;

la Regione ha provveduto all'erogazione di 55.000 euro per le spese di gestione sino alla data del 30 giugno 2012;

la tendopoli inizialmente poteva ospitare 280 persone, tuttavia, non essendo stata smantellata entro la data sopra indicata, la presenza di migranti è notevolmente au­mentata e sono sorte costruzioni fatiscenti adiacenti ad essa, tanto che alla fine del 2012 il numero dei migranti è arrivato a superare il migliaio;

il Sindaco del Comune di San Ferdinando è stato costretto ad emettere ordinanza di sgombero delle capanne fatiscenti, in quanto si era formato un ghetto con condi­zioni di vita spaventose;

eseguita l'ordinanza, per venire incontro a quanti vivevano nelle capanne fati­scenti, si è deciso di provvedere ad impiantare una seconda tendopoli, ma, dopo qual­che mese, per mancanza di fondi, l'erogazione della corrente elettrica a carico della Provincia e della Diocesi di Palmi è stata tagliata, lasciando le due tendopoli in uno stato di abbandono assoluto;

malgrado gli sforzi del prefetto Piscitelli, la Regione non ha ritenuto di stanziare altri fondi per prolungare il funzionamento della tendopoli;

allo stato attuale, il numero di migranti presenti nelle due tendopoli ammonta a circa 400 unità ed è destinato ad aumentare nel periodo di raccolta degli agrumi, in cui è previsto un afflusso di migranti difficilmente controllabile dal punto di vista della dignità delle condizioni di vita e sanitarie -:

quali iniziative urgenti in­tenda mettere in atto per reperire e stanziare nuove risorse finanziarie da destinare all'accoglienza dei migranti nella Piana di Gioia Tauro, al fine di garantire condizioni di vita dignitose ed un adeguato supporto ai Comuni interessati dal fenomeno migratorio.

(408; 18.07.2013)

D. Talarico. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore alla cultura. Per sapere – premesso che:

il Magna Graecia Teatro Festival è un evento finanziato con risorse del POR CALABRIA FESR 2007/2013 (CC1 n. 2007 IT 161 PO 008) Decisione della Commissione Europea C (2007) 6322 del 7 dicembre 2007 - ASSE V-Risorse Naturali, Culturali E Turismo Sostenibile - Linea di intervento 5.2.2.2;

detta linea di intervento del POR prevede la "riqualificazione e la valorizzazione del Sistema dei Teatri Regionale";

a dirigere il festival di che trattasi è stato chiamato il noto attore e regista teatrale Giorgio Albertazzi, benché il bando per la selezione del direttore artistico richiedesse una comprovata ''conoscenza del territorio calabrese";

l'avviso pubblico per la selezione delle compagnie e delle proposte teatrali da inserire nel cartellone 2013 era rivolto, come pure negli anni passati, a "compagnie teatrali, i gruppi di ricerca, performer, che operano e lavorano in Calabria";

nel programma 2013, con l'eccezione di sole quattro compagnie, figurano essenzialmente gruppi teatrali provenienti da altre regioni e nomi noti dello spettacolo e della musica;

a fronte dell'esclusione delle realtà teatrali che operano in Calabria, scorrendo i 12 titoli che verranno replicati per 51 volte nei 13 siti archeologici della Calabria, si registra una prevalenza, tra i soggetti coinvolti, di artisti il cui produttore sarebbe tal Ercole Palmieri, lo stesso produttore del Direttore artistico del festival Giorgio Albertazzi;

la scelta di questi artisti è stata fatta dal "Maestro" Albertazzi sulla base di un assoluto criterio di discrezionalità;

il Festival è costato in tre anni circa 2,3 milioni di euro, provenienti per lo più da fondi europei (Fesr), la cui destinazione era riservata allo sviluppo del sistema teatrale regionale, che, com'è noto, vive ormai da anni una situazione di grave crisi e precarietà;

in tre anni questo evento ha assorbito molte risorse pubbliche ma ha dato uno scarso contribuito allo sviluppo culturale della regione, al sostegno della rete teatrale, né a promuoverne l'immagine in abito nazionale ed europeo;

a tal riguardo sono state alquanto eloquenti e beffarde le parole di Enrico Montesano nella manifestazione d'esordio del festival: «Di questo Magna Graecia teatro festival non sa niente nessuno. Non c'ha paternità questa cosa... che cos'è? Non lo so... Voi lo sapete, che cos'è? lo non l'ho mai sentito». E poi: «Pensavo di trovare un minimo di organizzazione e eli accoglienza, ma non ho incontrato nemmeno il direttore artistico. Sono contento che siete venuti, ma è una cosa tra noi, una cosa intima, semo ducento, la potevamo fare pure in un teatrino cabaret» -:

se non si ravvisi un conflitto di interessi nella scelta degli artisti e delle compagnie teatrali da parte del Direttore artistico del Festival, che, peraltro, risultano fortemente penalizzante per il teatro calabrese oltre che non in linea con gli obiettivi del POR Calabria 2007-2013.

(410; 23.07.2013)

D. Talarico. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore al lavoro, alla formazione professionale e alle politiche sociali. Per sapere – premesso che:

sul BURC n. 25 del 24 giugno 2011 - Parte III veniva pubblicato l'Avviso Pubblico Case Accessibili, finalizzato all'abbattimento di barriere architettoniche nelle abitazioni private dei soggetti diversamente abili;

in data 30 agosto 2011 veniva emanato decreto di integrazione e di rettifica dell'avviso di che trattasi;

sul BURC n. 45 del 9 novembre 2012 è stato pubblicato il Decreto n. 15438 del 30 ottobre 2012 - Approvazione e pubblicazione della graduatoria (provvisoria);

ad oggi, trascorsi ormai due anni dall'avvio del procedimento e della pubblicazione dell'avviso pubblico, ancora non è stata approvata e pubblicata la graduatoria definitiva -.

se non sia il caso di procedere rapidamente alla pubblicazione della graduatoria definitiva ed alla corresponsione dei contributi ai soggetti beneficiari.

(411; 23.07.2013)

Nucera. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

con deliberazione del direttore generale dell'ASP di Reggio Calabria n. 363 del 06 giugno 2013 veniva indetta gara con procedura aperta per l'affidamento del servizio di integrazione e di supporto al servizio di "Urgenza ed Emergenza SUEM - 118" ricadente nella competenza territoriale dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria con un prezzo a base d'asta annuale € 2.480.000,00, IVA ed oneri della sicurezza pari ad € 34.000,00 esclusi;

la circolare n. 25002 del 23 settembre 2009 della Regione Calabria invitava le ASP ad ammettere alle gare di appalto "i soggetti economici che non perseguono fini di lucro";

il Consiglio di Stato, sez. VI, con la sentenza n. 387 del 23 gennaio 2013 ha stabilito che "alle associazioni di volontariato ...non è precluso partecipare agli appalti" -:

se ritiene opportuno, nella Sua qualità di Commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione Calabria, nominato con delibera del Consiglio dei Ministri del 30 luglio 2010, intervenire presso l'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, al fine di avere chiarimenti circa la mancata previsione nella deliberazione del direttore generale dell'ASP di Reggio Calabria n. 363 del 06 giugno 2013 dell'ammissione delle associazioni di volontario alla procedura aperta per l'affidamento del servizio di integrazione e di supporto al servizio di “Urgenza ed Emergenza Suem 118” ricadente nella competenza territoriale dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

(414; 25.07.2013)

Interrogazioni a risposta scritta

Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

in data 11.07.2013, si è riunita la Giunta regionale e pare che abbia proceduto al trasferimento nei ruoli della Giunta regionale di personale dirigenziale attualmente in posizione di comando presso la Giunta stessa;

la Corte costituzionale si è già espressa sul punto, con riferimento proprio alla Regione Calabria e, con sentenza n. 108 del 2011, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 16 comma 2 della legge regionale 8/2010 che prevedeva il trasferimento nei ruoli regionali del personale in posizione di comando per violazione del principio dell'accesso agli uffici pubblici per pubblico concorso statuito nell'art. 97 della Cost. "inoltre, indirizzandosi ai soli soggetti comandati presso le giunte regionali (….) determina una disparità di trattamento (art. 3 Cost.);

il provvedimento non tiene conto, altresì, nemmeno del regolamento emanato dal Presidente della Giunta regionale n. 2 del 2.05.2012 che disciplina le procedure per la mobilità esterna di dipendenti di altre amministrazioni;

tale regolamento, esteso per espressa previsione al personale con qualifica dirigenziale, prevede un bando di mobilità, la costituzione di una commissione esaminatrice, la valutazione dei curricula e una prova selettiva tra gli aspiranti alla mobilità e, ovviamente, la formulazione della graduatoria finale;

altresì, l'azione amministrativa della Regione in materia di mobilità non rispetta né la legislazione nazionale vigente, né le sentenze della Corte costituzionale, né, infine, le stesse regole regionali -:

se risponde a verità che il provvedimento è stato deliberato;

se così fosse, quali urgenti ed efficaci provvedimenti intenderebbe adottare, per ripristinare la legittimità degli atti e sanzionare eventuali responsabili;

se la Regione, dal momento che non rispetta le leggi dello Stato, le pronunce della Corte costituzionale e nemmeno le regole che si è data, ha deciso di chiedere l'adesione a qualche Paese extraeuropeo.

(406; 16.07.2013)

Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

su proposta del Ministero dell'interno ed a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nel 2006, con decreto del Presidente della Repubblica del 28/04/2006, veniva affidata, per la durata di diciotto mesi, la gestione dell'Asp n. 5 di Reggio Calabria ad una Commissione straordinaria, la quale più volte aveva evidenziato una situazione di bilancio disastrosa, ipotizzando che il debito superasse i 500.000.000,00di euro;

l'Asp non ha programmazione finanziaria e si trova in una sorta di anarchia contabile caratterizzata dall'assenza e/o tardiva adozione dei bilanci economico-preventivi (2010, 2011, 2012), che frustrano le finalità dell'istituto, e di bilanci consuntivi bocciati (2010), come certificato dall'organo di revisione contabile e dalla sez. di controllo della Corte dei Conti;

l'ultima verifica di cassa dell'Azienda è stata effettuata nel 2009;

non risulta se per le anticipazioni di tesoreria sia stato rispettato il limite dell'ammontare annuo;

non risulta attivata né la contabilità generale né quella analitica per “centri di costo”;

non risultano operativi presso l'Asp sistemi budgetari e di contabilità analitica, obbligatori dal 1999. Non sono stati avviati meccanismi operativi per consentire il governo dei dati di produzione (attività ospedaliera, attività specialistica ambulatoriale, etc.) ed i principali centri di costo (risorse umane, consumi farmaceutici interni e farmaceutica convenzionata, tecnologie etc.);

il Commissario Scopelliti, nel Decreto 13 aprile 2012 (Determinazioni in merito al bilancio d'esercizio 2010 del Asp n. 5), riporta le drammatiche conclusioni dell'organo di controllo contabile che ritiene che “valutare come attendibili, pur nel prenderli nel suo insieme, i dati forniti dal sistema contabile aziendale sarebbe un chiaro azzardo”, azzardo al quale il Collegio dell'Asp di Reggio Calabria, chiamato ad esprimere le proprie valutazioni in ordine al bilancio consolidato della gestione 2010 che comprende poste contabili afferenti alla gestione Locri, non intende prestarsi;

ancora nell'Asp di Reggio Calabria, come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…non risultano mai essere stati costituiti i libri contabili obbligatori:

- Libro Inventari e Registro dei cespiti ammortizzabili, indispensabili per realizzare, assieme al libro giornale ed ai Conti di Mastro, un sistema d'informatizzazione del Patrimonio Aziendale";

come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…non risulta instaurata una contabilità separata dell'attività intramoenia con la mancata rilevazione del debito-credito nei confronti dei medici autorizzati”, con la conseguenza di rendere quelle prestazioni sganciate dalla contribuzione fiscale;

come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…non risultano rendicontati nei tempi regolari e nelle forme dovute gli incassi per i servizi a pagamento”;

come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…omesse contabilmente nel tempo rilevazioni di costi di entità consistente e dei relativi contratti...”;

vi è, quindi, come da verbale del Collegio dei revisori contabili “l'impossibilità di effettuare i previsti controlli circa la rispondenza delle poste di bilancio alle scritture contabili, come previsto dall'art. 10, c. 4 L.R. n.2/1996”;

più volte la stampa ha riportato drammatici bollettini di guerra. come nel caso del Corriere della Calabria del 12 giugno 2012, dove è riportato che il Presidente del Collegio Sindacale si è sentito in dovere di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica ed a “Il Quotidiano della Calabria” 7 luglio 2013 per quanto riguarda il debito pregresso 2008 e ante

le partite da verificare sarebbero:

Asp di Reggio Calabria (Reggio-Palmi) 28.553.55,55

Asp di Reggio Calabria (Locri)         14.455.616,56

Esisterebbero, quindi, partite aperte commerciali e non cosi composte:

Ex Asp Reggio Calabria        142.365.815,77

Ex AS Locri   31.228.021,52

Totale  173.593.837,29

la situazione contabile dell'Asp di Reggio Calabria sfugge persino ai canoni del racconto di fantasia, in quanto è sganciata dagli atti previsti dalla legge per la programmazione economico-finanziaria;

con Dpgr n. 92 del 27 giugno 2013 il Commissario ha decretato di non approvare il bilancio d'esercizio 2011 dell'Asp n. 5 di Reggio Calabria, rilevando che:

le criticità rilevate dal Collegio Sindacale riguardo le poste patrimoniali non consentono di approvare il documento contabile esaminato per la “non corretta tenuta della contabilità, del libro giornale, del libro inventari e dei registri previsti dalla normativa fiscale, alla contabilizzazione dei costi relativi ad anni precedenti in relazione al principio di competenza, alla mancata adozione del Bilancio Economico preventivo per l'esercizio 2011, alla errata attuazione della contrattazione collettiva ed alla inosservanza delle norme relative al Ccnl del personale, alla mancata instaurazione dell'Organo preposto al Controllo Interno ed al Controllo di gestione, per come obbligatoriamente sancito dagli artt. 2 e 4 del D. Lgs. 286 del 30 luglio 1999. Inoltre il Collegio, non avendo ricevuto nessuna documentazione richiesta con precedenti verbali a supporto della disamina di alcune voci esposte nello Stato Patrimoniale del bilancio 2011, ha evidenziato in particolare l'impossibilità di esprimere un giudizio sulle stesse circa:

l'accertamento dell'esistenza, della proprietà e della libera disponibilità in ordine alle immobilizzazioni;

l'accertamento dell'esistenza, della proprietà e della corretta valutazione delle giacenze di magazzino;

la completezza dei crediti iscritti in bilancio ai fini della valutazione della congruità del fondo svalutazione;

la completezza dei debiti iscritti in bilancio ai fini della valutazione dei debiti da regolarizzare su pignoramenti assegnati;

la congruità e completezza del fondo per rischi e oneri”;

lo stesso Collegio Sindacale, con la relazione al bilancio, allegata al verbale n. 20 /2012, ha espresso parere non favorevole al bilancio d'esercizio 2011 per la non corretta tenuta della contabilità;

il mancato accantonamento nell'anno di competenza determina discrepanze contabili che incidono negativamente sulla corretta determinazione del risultato d'esercizio;

lo stesso commissario ad acta ha asserito: “Riguardo ai contributi da Regione in c/esercizio quota FSR vincolata, iscritti tra i ricavi del Conto Economico (9.586 migl. di euro), relativamente alla voce Obiettivi di PSN 2011, le cui risorse sono state ripartite in via definitiva per come comunicato con nota del 29 maggio 2012, n. 189823/SIAR dal competente Settore LEA, risulta che l'Azienda non abbia avviato nell'anno 2011 le attività indicate nelle linee progettuali di cui all'allegato 2 della DGR n.255/2011, né risulta alcun riferimento nella Nota Integrativa a provvedimenti formali adottati in merito che attestino il corrispondente costo sostenuto dall'azienda. Non risulta, altresì, l'accantonamento all'apposito Fondo, per come previsto qualora i costi relativi alle attività progettuali non fossero stati sostenuti nell'anno di competenza”;

“quanto rilevato alimenta la perplessità circa la determinazione del risultato d'esercizio”;

“tra i costi di produzione, il valore degli acquisti per beni e servizi (69.767 migl. di euro ) supera il limite dei tetti di spesa stabiliti con Dpgr n. 88/2011 (65.388 migl. di euro)”;

l'analisi della situazione economica, di bilancio e patrimoniale dell'Asp lascia dedurre che non siano state adottate misure consequenziali in rispondenza alle criticità rilevate in passato sia dal Collegio Sindacale che dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, le quali sembrano permanere in tutta la loro gravità -:

se ha provveduto ad informare i Ministeri affiancanti circa la situazione patrimoniale e finanziaria dell'Asp, nonché sugli risultati economici effettivamente ottenuti, anche al fine di smentire le voci che insistono per un deficit finanziario abnorme;

se le criticità ed irregolarità riscontrate nel bilancio di esercizio 2011 non meritino approfondimenti anche in sede giudiziaria;

quali provvedimenti intende adottare nei confronti del Direttore Generale per la non approvazione del suddetto bilancio, disponendo anche una verifica straordinaria contabile presso l'Azienda, ai sensi dell'art. 14 della L.R. n. 11 del 2004;

se si condivida l'opportunità e la necessità di una seria e puntuale verifica dell'attività svolta dal Direttore Generale dell'Asp n.5 di Reggio Cal., attesa oltretutto la sopraggiunta scadenza dei 18 mesi dalla nomina;

se non ritenga di dovere intervenire urgentemente, alla luce degli atti posti in essere dalla direzione Asp, nella gestione della contabilità e avuto riguardo di quanto emerso in altre interrogazioni (incompatibilità con l'incarico di Direttore Generale, pagamento di sanzioni amministrative con fondi pubblici e reiterate nomine illegittime).

(409; 22.07.2013)

Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

con Deliberazione n. 580 del 31.12.2012 la direzione dell'ASP di Reggio Calabria aveva esteso l'ennesima proroga, sino 31.07.2013, dei contratti 15-septies del D. Lgs 502/92 ad almeno tre dirigenti esterni non sanitari, malgrado a più riprese sia il Tavolo Massicci sia la struttura commissariale abbiano ribadito come il rispetto dei Lea fosse appannaggio del solo personale sanitario;

ciò è significativamente evidenziato nella riunione del tavolo tecnico dell'8 aprile 2013 laddove, rinviando allo specifico parere, si evidenzia che la delibera citata "è carente dei requisiti necessari per procedere alla proroga dei contratti a tempo determinato e non specifica in relazione alla proroga dell'affidamento degli incarichi a tempo determinato, quali di questi siano stati conferiti ex art. 15speties del decreto legislativo 502/92 ovvero, riconducendo detti contratti alla generica fattispecie di "tempo determinato";

la proroga è stata estesa anche all'incarico di una dirigente avvocato malgrado fosse stato ritenuto illegittimo dalla Corte dei Conti di Catanzaro che con sentenza n. 315/2008 aveva condannato al risarcimento dei danni la direzione dell'Azienda che l'aveva originariamente conferito;

con decreto n. 1247 del 16.06.013 il Tribunale del Lavoro di Reggio Calabria in accoglimento del ricorso della FIALS per comportamento antisindacale nei confronti dell'ASP ha dichiarato illegittime le proroghe dei contratti disposte con delibera n. 580/2012 per violazione dell'obbligo di contrattazione decentrata previsto dall'art. 1 comma 400 della legge 228/2013 (legge di stabilità), rilevando che "l'aver proceduto alla proroga senza neppure informare i sindacati (….), inficia la validità del provvedimento assunto, da considerarsi illegittimo ai fini delle responsabilità amministrativo-contabili di chi lo ha posto in essere in consapevole violazione della disposizione imperativa;

da notizie di stampa è emerso che nell'ultima riunione del Tavolo Massicci non è stata recepita la richiesta della struttura commissariale di deroga al divieto di turn-over;

con la delibera n. 129 del 20.7.2012 la sezione di controllo della Corte dei Conti di Catanzaro ha ritenuto nulle tutte le assunzioni a tempo determinato ed indeterminato fatte dalle Aziende territoriali e ospedaliere della Calabria dal 2010-2011- 2012 -:

se il Direttore Generale dell'ASP Rosanna Squillacioti ha ottemperato allo specifico parere del Tavolo Massicci, producendo la richiesta certificazione dell'avvenuta risoluzione per nullità dei rapporti di lavoro instaurati illegittimamente, nonché specificando in relazione ai contratti prorogati con la delibera n. 580/2010 quali di questi sono stati conferiti ex art. 15-septies D.Lgs. 505/92;

se la direzione dell'ASP ha provveduto a dare esecuzione al decreto del Tribunale del lavoro di Reggio Calabria ed ha informato la Procura regionale della Corte dei Conti essendo state ravvisate responsabilità amministrativo-contabili;

se corrisponde al vero che è in via di predisposizione la delibera per ulteriore proroga sino al 31.12.013 anche dei contratti 15-septies dei dirigenti non sanitari, compreso quello dell'avvocatessa, peraltro imputata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro di truffa e falso ai danni dell'ASP e con richiesta di rinvio a giudizio;

quali iniziative il Commissario ad acta abbia intrapreso in merito e quali intenda adottare in via sostitutiva per il mancato espletamento di atti dovuti approssimandosi la scadenza del 31.7.013 al fine di evitare ulteriori ed ingiustificate spese che potrebbero compromettere il rispetto dei vincoli stabiliti dal piano di rientro del debito sanitario.

(412; 23.07.2013)

Franchino. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

la Regione Calabria ha approvato e pubblicato l'Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di nuove iniziative imprenditoriali promosse da Nuovi Giovani Imprenditori;

i soggetti ammessi alle agevolazioni sono state le imprese "giovanili" di "nuova costituzione", classificate come micro e piccole imprese sulla base dell'Allegato I del Regolamento (CE) n. 800/2008, che intendono realizzare Piani di Sviluppo Aziendale nell'ambito di proprie unità produttive locali ubicate nel territorio della Regione Calabria;

l'ammontare complessivo delle risorse destinate al finanziamento del predetto Avviso è stato pari a euro 20.000.000,00, a valere sulla Linea di Intervento 7.1.4.3 "Promozione dell'imprenditoria giovanile" del POR Calabria FESR 2007-2013 - Asse VII "Sistemi produttivi";

entro i 60 giorni dalla data di pubblicazione dell'Avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria molti giovani calabresi hanno presentato Domanda di Agevolazione, redatta secondo lo schema di cui all'Allegato 1 dell'Avviso Pubblico e completa della documentazione prevista -:

a distanza di un anno dalla chiusura della presentazione delle istanze, perché i competenti uffici regionali non abbiano prodotto la graduatoria degli ammessi al finanziamento nonostante la crisi continua ad aggravarsi e la stagnazione economica colpisce in maniera particolare i giovani della nostra Regione.

(413; 23.07.2013)

Risposta scritta ad interrogazione

Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:

in data 11.07.2013, si è riunita la Giunta regionale e pare che abbia proceduto al trasferimento nei ruoli della Giunta regionale di personale dirigenziale attualmente in posizione di comando presso la Giunta stessa;

la Corte costituzionale si è già espressa sul punto, con riferimento proprio alla Regione Calabria e, con sentenza n. 108 del 2011, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 16 comma 2 della legge regionale 8/2010 che prevedeva il trasferimento nei ruoli regionali del personale in posizione di comando per violazione del principio dell'accesso agli uffici pubblici per pubblico concorso statuito nell'art. 97 della Cost. "inoltre, indirizzandosi ai soli soggetti comandati presso le giunte regionali (….) determina una disparità di trattamento (art. 3 Cost.);

il provvedimento non tiene conto, altresì, nemmeno del regolamento emanato dal Presidente della Giunta regionale n. 2 del 2.05.2012 che disciplina le procedure per la mobilità esterna di dipendenti di altre amministrazioni;

tale regolamento, esteso per espressa previsione al personale con qualifica dirigenziale, prevede un bando di mobilità, la costituzione di una commissione esaminatrice, la valutazione dei curricula e una prova selettiva tra gli aspiranti alla mobilità e, ovviamente, la formulazione della graduatoria finale;

altresì, l'azione amministrativa della Regione in materia di mobilità non rispetta né la legislazione nazionale vigente, né le sentenze della Corte costituzionale, né, infine, le stesse regole regionali -:

se risponde a verità che il provvedimento è stato deliberato;

se così fosse, quali urgenti ed efficaci provvedimenti intenderebbe adottare, per ripristinare la legittimità degli atti e sanzionare eventuali responsabili;

se la Regione, dal momento che non rispetta le leggi dello Stato, le pronunce della Corte costituzionale e nemmeno le regole che si è data, ha deciso di chiedere l'adesione a qualche Paese extraeuropeo.

(406; 16.07.2013)

Risposta – “In riferimento all'interrogazione in oggetto emarginata con la quale il consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi avendo avuto conoscenza informale del provvedimento di mobilità, ne ha chiesto la revoca in autotutela per gli asseriti motivi di illegittimità nella stessa riportati, si comunica quanto segue.

Preliminarmente si osserva che la Giunta regionale in data 11 luglio 2013 ha approvato la deliberazione n. 255 avente ad oggetto: “DGR n. 549/2012 <Deliberazione n. 485 del 6 novembre 2012. Annullamento d’ufficio. Definizione del programma del fabbisogno di personale per il triennio 2012-2014>. Approvazione del Piano annuale delle assunzioni relative all’anno 2012. Rideterminazione della dotazione organica. Attuazione del piano annuale delle assunzioni 2012. Immissione in ruolo di personale dirigenziale”, riguardante l’immissione in ruolo ai sensi e per gli effetti dell’art. 30 del D.Lgs n. 165/2001, di quattro dirigenti già in servizio presso la Giunta regionale in posizione di comando.

Il provvedimento di immissione in ruolo contestato conclude l’iter amministrativo avviato lo scorso anno per l’attuazione del Piano delle assunzioni 2012.

Pertanto la delibera di immissione in ruolo i cui effetti si perfezioneranno solo a seguito della sottoscrizione di appositi accordi di cessione dei contratti di lavoro con gli enti di appartenenza dei dirigenti interessati non trova fondamento nella legge regionale n. 8/2010, oggetto della pronuncia numero 108/2010 della Corte costituzionale bensì nell’art. 30 del D.Lgs n. 165/2001 che al comma 2 bis testualmente recita: “Le amministrazioni prima di procedere all’espletamento di procedure concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, provvedendo in via prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle amministrazioni in cui prestano servizio..”.

La procedura adottata, inoltre, diversamente da quanto asserito nell’interrogazione che si riscontri, non ha determinato alcuna disparità di trattamento. Difatti, tutti i dirigenti protempore in posizione di comando sono stati invitati a manifestare il loro interesse all’immissione in ruolo ai sensi dell’art. 30 del citato decreto legislativo: sono in quattro, ossia uno in meno rispetto ai posti disponibili nel piano di assunzione 2012 (cinque posti riservati alla mobilità da enti soggetti a vincoli) hanno chiesto di essere immessi in ruolo.

Non sussiste infine, neanche l’eccepita violazione del vigente Regolamento sulla mobilità esterna poiché prima di procedere alla mobilità (mediante quindi, applicazione del regolamento medesimo) è necessario come nel caso di specie provvedere in via prioritaria alla immissione in ruolo dei dipendenti di altre pubbliche amministrazioni in posizione di comando che ne facciano domanda.

La conformità degli atti alla normativa statale di riferimento non legittima il ricorso agli invocati provvedimenti di autotutela”.

Il dirigente di settore (Avv. Sergio Tassone)

Il dirigente generale (Avv. Umberto Nucara)

L’assessore al personale (Domenico Tallini)

Proposta di legge numero 478/9^ di iniziativa dei consiglieri Imbalzano e Nicolò, recante: “Modifiche ed integrazioni all'articolo 13 della l.r. 26/2013 'Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 (Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l'organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell'esercizio venatorio)” (Del. n. 326 – L.R. n. 38 del 2013)

Art. 1

(Modifiche ed integrazioni all'articolo 24 della l.r. n. 9/96)

1. All'articolo 24 della legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 (Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l'organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell'esercizio venatorio) è aggiunto il seguente comma 8 bis: "I commi 1 e 4 dell'articolo 17 per come modificati dall'articolo 45, comma 4, della legge regionale 29 dicembre 2010, n. 34 (Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale e procedurale -Collegato alla manovra di finanza regionale per l'anno 2011. Articolo 3, comma 4, della legge regionale n. 8/2002) e dall'articolo 13 della legge regionale 30 maggio 2013, n. 26 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 -Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e l'organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata dell'esercizio venatorio) producono i loro effetti a partire dalla decima legislatura"."

Art. 2

(Clausola di invarianza della spesa)

1. La presente legge non prevede oneri aggiuntivi né impegni di spesa a carico del bilancio regionale.

Art. 3

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Proposta di provvedimento amministrativo numero 230/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Adozione della revisione del Psr Calabria 2007-2013, approvata dalla Commissione europea con decisione n. C(2013) 379 final del 25.1.2013” (Del. n. 327)

 "Il Consiglio regionale

Vista la delibera di Giunta regionale n. 182 del 30 maggio 2013 recante in oggetto "Adozione della revisione del PSR CALABRIA 2007-2013, approvata dalla Commissione Europea con Decisione n. C (2013) 379 final del 25.1.2013";

Visti: il Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR); il Regolamento (CE) n. 1974/2006 della Commissione recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n.1698/2005 del Consiglio, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR);

Preso Atto della Decisione di esecuzione della Commissione Europea n. C (2013) 379 final del 25 gennaio 2013, con la quale ha approvato la revisione del programma di sviluppo rurale della Regione Calabria per il periodo di programmazione 2007-2013;

Udita la relazione del Dott. Nicolai, Autorità di gestione PSR Calabria 2007/2013, il quale ha specificato che la revisione del Programma, approvata dalla Commissione europea, è stata adottata a seguito della decisione vincolante della Conferenza Stato Regioni, in forza della quale tutte le Regioni hanno rinunciato al 4 per cento delle risorse per il 2013 a favore delle Regioni colpite da eventi sismici. Queste risorse sono state espunte dalla misura 126 del PSR Calabria, atteso che, per come strutturata, non avrebbe prodotto spesa;

considerato che il provvedimento, in conformità all'articolo 7, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1974/2006, modifica il contributo globale dell'Unione per l'intero periodo di programmazione e la sua ripartizione annuale per quanto riguarda l'annualità 2013, senza modificare il contributo per gli anni passati del PSR Calabria 2007-2013;

Delibera

di approvare ai sensi della legge regionale n. 3 del 5 gennaio 2007 la proposta di revisione del PSR Calabria 2007-2013 approvata dalla Giunta regionale con deliberazione n. 182/2013 unitamente ai suoi allegati, che costituiscono parte integrante e sostanziale della presente deliberazione".

(Allegati)

Proposta di legge numero 387/9^ di iniziativa del consigliere Giordano, recante: “Modifica alla legge regionale 19 aprile 2012, n. 13 (Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare)” (Del. n. 328 – L.R. n. 39 del 2013)

Art. 1

(Sostituzione dell'articolo 10 della legge regionale n. 13 del 2012)

1. L'articolo 10 della legge regionale 19 aprile 2012, n. 13 (Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare) è sostituito dal seguente:

"Art. 10

(Criteri di premialità connessi alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro nelle procedure di aggiudicazione di lavori o opere pubbliche di interesse regionale)

1. In attesa di un intervento normativo organico in tema di tutela e sicurezza del lavoro in ambito regionale, nelle procedure di aggiudicazione dei lavori od opere elencate nell'allegato XI al d.lgs.81/2008 le stazioni appaltanti adottano di preferenza il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, autorizzando la presentazione di varianti connesse con il miglioramento delle condizioni a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro in relazione a quanto previsto dall'articolo 30 del d.lgs. 81/2008.

2. L'eventuale scelta di aggiudicare il contratto mediante il criterio del prezzo più basso va adeguatamente motivata con particolare riferimento al profilo di tutela di cui al comma 1.

3. Il presente articolo si applica alle procedure di aggiudicazione di lavori od opere pubblici di interesse regionale e realizzati sul territorio regionale, ad esclusione dei lavori od opere strumentali allo svolgimento dei compiti e delle funzioni mantenute allo stato, avviate e concluse dai seguenti soggetti:

a) la regione, gli enti, le aziende e le agenzie dipendenti dalla regione le società partecipate dai predetti;

b) gli enti pubblici territoriali e gli organismi pubblici a essi collegati;

c) i soggetti che usufruiscono, per la realizzazione dei lavori o delle opere, di un qualsiasi contributo finanziario da parte dei soggetti di cui alle lettere a) e b); d) le associazioni, le unioni e i consorzi, comunque denominati, costituiti dai soggetti di cui alle lettere a), b) e c).

4. Ai fini di quanto previsto dall'articolo 76, commi 3 e 4, del decreto legislativo 12 aprile 2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), le varianti di cui al comma 1 sono volte:

a) all'eliminazione o alla riduzione delle interferenze tra le attività del cantiere e il contesto ambientale;

b) all'eliminazione o alla riduzione delle interferenze tra le varie fasi lavorative, anche nel caso in cui tali fasi siano realizzate dal medesimo operatore economico;

c) all'eliminazione o alla riduzione dei rischi specifici, con particolare riferimento alle fasi critiche di lavoro;

d) alla definizione di un organigramma del cantiere specificatamente dedicato alla gestione delle problematiche inerenti la salute e la sicurezza nell'esecuzione dei lavori;

e) alla definizione di un programma e delle modalità di controllo delle attrezzature e degli apprestamenti, sia prima dell'inizio che durante l'esecuzione dei lavori;

f) all'ottimizzazione della gestione, sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo, dei subappalti e dei subcontratti, con specifico riferimento alle problematiche della salute e della sicurezza nell'esecuzione dei lavori".

Art. 2

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Proposta di provvedimento amministrativo numero 219/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione dell'Aterp (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica) della provincia di Crotone per l'anno finanziario 2013” (Del. n. 329)

"Il Consiglio regionale

Vista la delibera di Giunta regionale n. 129 del 22 aprile 2013;

Premesso che

la Legge regionale n. 8 del 4 febbraio 2002 recante "Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione Calabria" all'articolo 57, comma 3 dispone che i bilanci degli Enti, delle Aziende e delle Agenzie regionali sono presentati entro il 10 settembre di ogni anno ai rispettivi Dipartimenti della Giunta regionale competenti per materia che, previa istruttoria conclusa con parere favorevole, li inviano entro il successivo 20 settembre al Dipartimento Bilancio e Patrimonio per la definitiva istruttoria di propria competenza;

la Giunta regionale entro il 15 ottobre trasmette i bilanci al Consiglio regionale per la successiva approvazione entro il 30 novembre, a norma dell'articolo 54, comma 5, lettera b) dello Statuto;

l'articolo 57, comma 4 della L. R. n. 8/2002 prevede che la Giunta regionale, sulla base dei bilanci trasmessi al Consiglio regionale, può autorizzare l'esercizio provvisorio dei bilanci degli Enti, delle aziende e delle Agenzie regionali, entro il limite dei quattro dodicesimi dei singoli stanziamenti o nei limiti della maggiore spesa necessaria, ove si tratti di spese obbligatorie;

Considerato che con deliberazione del Direttore Generale dell'ATERP (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica) della Provincia di Crotone n. 157 del 4 settembre 2012 è stato approvato il progetto di bilancio di previsione della medesima Azienda per l'anno 2013;

Tenuto Conto che il Collegio dei Revisori dei Conti, nella seduta del 6 settembre 2012, ha espresso parere favorevole all'approvazione del Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2013, con le seguenti osservazioni e raccomandazioni:

di proseguire nell'opera di messa a reddito degli alloggi in attesa di regolarizzazione al fine di aumentare le entrate dell'ente;

di proseguire nell'azione di recupero della morosità già intrapresa, al fine di migliorare le risorse finanziarie dell'Ente da destinare agli interventi sugli alloggi che necessitano di manutenzione;

di proseguire, nell'anno 2013, il controllo costante degli incassi rateizzati monitorando le entrate e continuando a perseguire nelle azioni dì sfratto degli utenti morosi al fine di garantire un regolare incasso degli importi rateizzati;

di proseguire il contenimento delle spese in funzione di quanto previsto dalle disposizioni di legge, consigliando una attenta ed oculata gestione delle risorse.

POSTO che l'Unità Organizzativa Autonoma "Politiche della casa" istituita presso il Dipartimento "Lavori Pubblici, Edilizia residenziale, Politica della casa", con nota n. 51146 del 13 febbraio 2013, ha svolto l'istruttoria di sua competenza, conclusa con parere favorevole, con le seguenti osservazioni e raccomandazioni:

di proseguire nell'azione di contenimento delle spese per dare piena applicazione a quanto stabilito dalla L.R. n. 69/2012 in tema di limiti di spesa.

Considerata la relazione istruttoria del Dipartimento Bilancio e Patrimonio - Settore "Bilancio e programmazione economico-finanziaria. Risanamento finanziario", dalla quale non sono emersi elementi ostativi alla trasmissione del documento contabile in Giunta. e quindi, al Consiglio regionale, pur formulando con nota n. 119579 del 9 aprile 2013 specifiche raccomandazioni:

di non utilizzare l'avanzo di amministrazione, in quanto ancora provvisorio, poiché dovrà essere rideterminato in seguito all'approvazione del conto consuntivo per l'anno 2012;

di proseguire nell'opera di recupero della morosità già intrapresa negli esercizi precedenti.

Visti

l'art. 57 della L.R. n. 8/2002; la legge regionale n. 27 del 30 agosto 1996 istitutiva delle Aziende Territoriali per l'Edilizia Residenziale Pubblica;

l'articolo 54, comma 5, lettera b), dello Statuto della Regione Calabria;

Considerato che la Seconda Commissione Bilancio, Programmazione economica e attività produttive, preso atto della dichiarazione di regolarità dell'atto resa dai dirigenti della Giunta regionale competenti per materia, ha approvato il provvedimento amministrativo di cui all'oggetto nella seduta del 29 maggio 2013, facendo proprie le prescrizioni indicate nella delibera di Giunta regionale, le osservazioni e le raccomandazioni espresse dal Collegio dei Revisori, dal Dipartimento Lavori Pubblici e dal Dipartimento Bilancio;

Delibera

di approvare, ai sensi dell'articolo 57 della l.r. n. 8/2002, il Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2013 dell'ATERP di Crotone, unitamente alle prescrizioni, osservazioni e raccomandazioni espresse dal Collegio dei Revisori, dai Dipartimenti regionali competenti, e dalla Giunta regionale, con allegati tutti i documenti richiamati in premessa che costituiscono parte integrante e sostanziale della presente deliberazione".

(Allegati)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 220/9^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Bilancio di previsione dell'ARCEA (Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura) per l'anno finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015” (Del. n. 330)

“Il Consiglio regionale

Vista la delibera di Giunta regionale n. 134 del 22 aprile 2013;

Premesso che:

la legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8 recante "Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione Calabria", all'articolo 57, comma 3, dispone che i bilanci degli Enti, delle Aziende e delle Agenzie regionali sono presentati entro il 10 settembre di ogni anno ai rispettivi Dipartimenti della Giunta regionale competenti per materia che, previa istruttoria conclusa con parere favorevole, li inviano entro il successivo 20 settembre al Dipartimento "Bilancio e Patrimonio" per la definitiva istruttoria di propria competenza;

la Giunta regionale entro il 15 ottobre trasmette i bilanci al Consiglio regionale per la successiva approvazione entro il 30 novembre, a norma dell'articolo 54, comma 5, lettera b) dello Statuto;

Considerato che con decreto del Direttore dell'ARCEA n. 497 del 6 marzo 2013 sono stati approvati il progetto di bilancio dì previsione della medesima Agenzia per l'anno 2013 e il bilancio pluriennale 2013-2015;

Tenuto Conto che il Collegio dei revisori dei conti dell'Azienda, con verbale n. 80 dell'8 marzo 2013, ha espresso parere favorevole all'approvazione del bilancio dì previsione 2013 e del bilancio pluriennale 2013-2015, con le seguenti osservazioni:

di avere un chiarimento da parte del competente ufficio regionale relativamente alle somme relative alla gestione dei fondi FEASR, tenuto conto della richiesta di parere al Collegio in ordine alla rendicontazione della spesa relativa alla quota di cofinanziamento regionale per l'anno 2010;

nel 2013, con il solo contributo di 2.320.000,00 euro l’ARCEA non potrà, a titolo esemplificativo, ma non esaustivo:

completare la dotazione organica per come approvata dalle DGR 1083/2008 e 532/2009;

procedere alle assunzioni dì disabili, obbligatorie ai sensi della legge n. 68/99;

garantire la costituzione di un fondo per il lavoro straordinario per remunerare le prestazioni lavorative dei dipendenti, effettuate in eccedenza rispetto al normale orario di servizio;

consentire l'effettuazione dei controlli, ad opera dei dipendenti di ARCEA, nei confronti dei Centri Assistenza Agricola;

garantire l'adeguata formazione del personale dipendente dell'Agenzia;

sottoscrivere atti e convenzioni con la società SIN S.p.A per i servizi connessi al sistema informatico dell'Agenzia, in assenza dei quali si rischia di causare il blocco delle attività dell'ARCEA;

Posto che:

con verbale n. 1 del 21 marzo 2013 "Organismo interno al Dipartimento Agricoltura, nulla rilevando sotto il profilo della legittimità e del merito, esprime parere favorevole all'approvazione del bilancio di previsione 2013 e pluriennale 2013/2015;

con nota prot. n. 102653 del 25 marzo 2013, il dirigente del Settore "Affari generali, Risorse umane, Servizi territoriali, Enti strumentali e sub regionali" del Dipartimento Agricoltura ha trasmesso il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2013 e il bilancio pluriennale 2013-2015, unitamente al suddetto parere dell'Organismo interno al Dipartimento;

Considerata la relazione istruttoria del Dipartimento Bilancio -Settore "Bilancio e programmazione economico-finanziaria. Risanamento finanziario", che con nota prot. n. 131592 del 17 aprile 2013, ha espresso parere favorevole all'approvazione del bilancio di previsione dell'ARCEA per l'esercizio finanziario 2013, con le seguenti osservazioni e raccomandazioni:

da un confronto fra gli impegni di spesa assunti nel 2009 e 2011, risultanti dai consuntivi trasmessi dall'Agenzia, e i dati del bilancio per l'esercizio 2013, risulta che l'ARCEA ha rispettato le disposizioni previste dalla legge regionale n. 69/2012; di non utilizzare l'avanzo di amministrazione presunto per il 2013 fino a quando non sarà approvato il conto consuntivo 2012 dagli organi dell'Agenzia;

Visti:

l'articolo 12 della legge regionale 8 luglio 2002, n. 24, che istituisce l'organismo pagatore regionale;

la deliberazione della Giunta regionale n. 748 del 8 agosto 2005;

l'art 28 della legge regionale 17 agosto 2005, n. 13 che approva l'istituzione dell'ARCEA;

la legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8; l'articolo 54, comma 5, lettera b), dello Statuto della Regione Calabria;

Considerato che la Seconda Commissione "Bilancio e Affari comunitari", preso atto della dichiarazione di regolarità dell'atto resa dai dirigenti della Giunta regionale competenti per materia, ha approvato il provvedimento amministrativo di cui all'oggetto nella seduta del 29 maggio 2013, facendo proprie le osservazioni e raccomandazioni espresse dal Collegio dei Revisori e dai Dipartimenti regionali competenti;

Delibera

di approvare, ai sensi dell'articolo 57 della l.r. n. 8/2002, il bilancio di previsione dell'ARCEA per l'anno finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015, unitamente alle osservazioni e raccomandazioni del Collegio dei Revisori e dei Dipartimenti regionali competenti, con allegati tutti i documenti richiamati in premessa che costituiscono parte integrante e sostanziale della presente deliberazione".

(Allegati)

Proposta di legge numero 484/9^ di iniziativa dei consiglieri Gallo, Pacenza, Scalzo, Chiappetta, Bruni, Serra, Grillo, recante “Norme sull'utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità riammessi nel bacino regionale e non ancora utilizzati” (Del. n. 331 – L.R. n. 40 del 2013)

Art. 1

(Destinatari e modalità di applicazione)

1. I lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità fuoriusciti dal bacino regionale con decorrenza dall'1 gennaio 2013 in poi, a condizione che per la fuoriuscita non siano state erogate risorse pubbliche a titolo di incentivazione, possono essere sostituiti nei progetti di utilizzo dai soggetti riammessi nel bacino con provvedimento della Commissione regionale tripartita che risultino non utilizzati alla data del 31 dicembre 2012.

2. L'applicazione della norma di cui al comma 1 non può produrre in nessun caso l'effetto di aumentare il numero dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità effettivamente utilizzati rispetto a quello risultante alla data del 31 dicembre 2012.

3. Con apposito regolamento da adottarsi entro novanta (90) giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale disciplina le modalità di attuazione ed integrazione delle norme di cui ai commi 1 e 2.

Art. 2

(Norma finanziaria)

1. La presente legge non comporta nuove o maggiori spese a carico del bilancio regionale.

Art. 3

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Proposta di legge numero 221/9^ di iniziativa del consigliere Magno, recante: “Disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute” (Del. n. 332 – L.R. n. 41 del 2013)

Art. 1

(Finalità e ambito di applicazione)

1. La Regione Calabria persegue la finalità della semplificazione degli adempimenti amministrativi in materia di igiene e di medicina del lavoro, mediante la razionalizzazione della normativa vigente, in un'ottica di snellimento del sistema economico regionale, in sintonia con i concetti di centralità della salute e di tutela dei diritti dei cittadini in ambito sanitario e socio sanitario, nonché con i principi di appropriatezza, efficacia e semplificazione dell’azione amministrativa.

Art. 2

(Semplificazione adempimenti relativi al registro infortuni)

1. Il registro infortuni, di cui al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 12 settembre 1958, non è soggetto a vidimazione da parte dell'organo di vigilanza territorialmente competente.

2. Ai fini della tenuta del registro degli infortuni e della statistica degli infortuni di cui all'articolo 404 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547 (Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro), i datori di lavoro possono sostituire il registro cartaceo degli infortuni con registrazioni su supporto informatico contenenti tutti i dati dell'infortunio previsti nel decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale del 12 settembre 1958, purché tali dati siano immediatamente disponibili mediante stampa, a richiesta degli organi di vigilanza.

3. La registrazione prevista dal comma 2 comprende anche gli infortuni occorsi a lavoratori che operino presso le proprie unità produttive in distacco o in somministrazione, ai sensi del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30). In tali casi, la registrazione è limitata all'indicazione della data dell'infortunio, del nominativo dell'infortunato e delle cause.

Art. 3

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Proposta di provvedimento amministrativo numero 234/9^ di iniziativa del consigliere regionale Magarò, recante: “Proposta di legge al Parlamento - Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento del LIS, lingua italiana dei segni” (Del. n. 333)

"Il Consiglio regionale

Vista la proposta di legge al Parlamento recante: "Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della LlS, lingua italiana dei segni";

Visto l’articolo 121 della Costituzione;

Visto l'articolo 16 dello Statuto regionale;

Delibera

di approvare la proposta di legge al Parlamento che, nell'unito testo, viene allegata alla presente per farne parte integrante;

di conferire mandato al Presidente del Consiglio regionale affinché inoltri al Parlamento la proposta di legge approvata".

 

RELAZIONE

La convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, approvata nel 2006, e che l'Italia ha ratificato con Legge 3 marzo 2009 n. 18, riconosce la Lingua dei Segni ed oltre 44 nazioni nel mondo hanno già ufficializzato una propria. Lingua dei Segni. In Italia i cittadini audiolesi sono circa cinque milioni, di cui almeno 60 mila sordi prelinguali per i quali l'apprendimento della lingua parlata è particolarmente complesso e richiede anni di terapia logopedia. Per consentire la piena integrazione dei soggetti audiolesi nella società civile e per garantire loro i diritti di uguaglianza previsti dalla Costituzione è necessario che il Parlamento Italiano riconosca per legge la Lingua Italiana dei Segni (LIS). Non si tratta soltanto di una conquista di civiltà. La Lingua Italiana dei Segni infatti, rappresenta è vero, uno strumento fondamentale per lo sviluppo cognitivo dei bambini nati sordi che possono acquisirne le modalità visive e gestuali in maniera semplice e spontanea tale da consentire loro un più semplice ed immediato inserimento nel mondo della scuola e, successivamente, nell'ambito lavorativo e dei rapporti interpersonali. Ma il riconoscimento della Lis è fondamentale soprattutto per consentire a questa categoria di cittadini di rapportarsi in maniera equa ed efficace con la pubblica amministrazione. La presente proposta normativa rispecchia il testo licenziato il 16 marzo scorso in Commissione Affari Istituzionali del Senato, a margine di una lunga trattazione che ha consentito di unificare e sintetizzare i numerosi, analoghi, progetti di legge depositati in Parlamento nella XVI Legislatura la cui conclusione anticipata ha determinato l'interruzione dell'iter procedurale di approvazione anche da parte della Camera dei Deputati. Essa si compone di 3 articoli. L'articolo 1 sancisce l'impegno della Repubblica a rimuovere le barriere che limitano la partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva, in armonia con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge n. 18/2009. Viene poi stabilito che, in attuazione degli articoli 3 e 6 della Costituzione, ai sensi della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 5 novembre 1991, e in ottemperanza alle risoluzioni del Parlamento europeo del

17 giugno, del 18 luglio e del 18 novembre 1988, nonché della citata Convenzione delle Nazioni Unite, la Repubblica riconosce la lingua dei segni italiana (LIS) e ne promuove l'acquisizione e l'uso, promuovendo altresì l'acquisizione e l'uso da parte delle persone sorde della lingua orale e scritta, e attribuendo ad essa le garanzie e tutele conseguenti al citato riconoscimento. L'articolo 2 prevede l'emanazione, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, di uno o più regolamenti attuativi, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge n. 400/1988, nell'ambito delle finalità di cui alla legge n. 104/1992, previa 3

intesa in sede di Conferenza unificata, sentite le associazioni di rilevanza nazionale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sorde. Spetta ai regolamenti di:

definire le modalità degli interventi diagnostici precoci per i bambini nati o divenuti sordi, quali livelli essenziali delle prestazioni; determinare le modalità di utilizzo della LIS in ambito scolastico e universitario, e promuovere sia nei corsi di laurea che nella formazione postuniversitaria l'insegnamento e l'uso da parte degli studenti della LIS e delle altre tecniche idonee promuovere la comunicazione delle persone sorde; promuovere l'utilizzazione della LIS in sede giurisdizionale e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni; stabilire ogni altra misura diretta ad assicurare alle persone sorde la piena applicazione norme della legge n.104/1992 relative, tra l'altro, al diritto all'educazione e all'istruzione, all'integrazione scolastica, alla formazione professionale e all'integrazione lavorativa.

L'articolo 3 pone la clausola di invarianza degli oneri finanziari stabilendo che le pubbliche amministrazioni provvedano alle attività previste dall'articolo 2 con le risorse disponibili alla data di entrata in vigore della legge.

Art. 1

(Diritti delle persone sorde e riconoscimento della lingua dei segni italiana)

1. Nell'ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104, rivolta a garantire il rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà, di autonomia e di indipendenza delle persone con disabilità, assicurandone la piena integrazione nella vita sociale, economica, politica e culturale del Paese, e anche in armonia con i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 30 marzo 2007, di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18, la Repubblica promuove la rimozione delle barriere che limitano la partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva.

2. In attuazione degli articoli 3 e 6 della Costituzione, ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 5 novembre 1992, ed in ottemperanza alle risoluzioni del Parlamento europeo del 17 giugno 1988, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C187 del 18 luglio 1988, e del 18 novembre 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C379 del 7 dicembre 1998, nonché della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 30 marzo 2007, di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18, la Repubblica riconosce la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e ne promuove l'acquisizione e l'uso, promuovendo altresì l'acquisizione e l'uso da parte delle persone sorde della lingua orale e scritta, da perseguire anche attraverso l'impiego delle tecnologie disponibili per l'informazione e la comunicazione. Nella Provincia autonoma di Bolzano la LIS è riconosciuta anche nell'uso corrispondente al gruppo linguistico tedesco.

3. La LIS gode delle garanzie e delle tutele di cui alla presente legge, conseguenti al riconoscimento di cui al comma 2.

4. È consentito l'uso della LIS, nonché di ogni altro mezzo tecnico, anche informatico, idoneo alla comunicazione delle persone sorde, sia in giudizio sia nei rapporti con le amministrazioni pubbliche.

Art. 2

(Regolamenti)

1. Nell'ambito delle finalità di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b) della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con gli altri Ministri competenti, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e sentite le associazioni di rilevanza nazionale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sorde, sono adottate le norme di attuazione di quanto previsto dall'articolo 1 della presente legge. I regolamenti di cui al presente comma:

a) recano disposizioni volte a disciplinare le modalità degli interventi diagnostici precoci, abilitativi e riabilitativi, per tutti i bambini nati o divenuti sordi, ai fini dei necessari interventi protesici e logopedici, quali livelli essenziali delle prestazioni di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione;

b) determinano le modalità di utilizzo della LIS in ambito scolastico e universitario, nel rispetto dell'autonomia universitaria, definendo i percorsi formativi e i profili professionali delle figure coinvolte, validi anche ai fini previsti dalla presente legge;

c) promuovono, nel rispetto dell'autonomia universitaria, sia nell'ambito dei corsi di laurea sia nella formazione post laurea, l'insegnamento, e l'uso da parte degli studenti, della LIS e delle altre tecniche, anche informatiche, idonee a favorire la comunicazione delle persone sorde;

d) recano disposizioni volte a promuovere in ogni sede giurisdizionale e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche l'uso effettivo della LIS e di ogni mezzo tecnico, anche informatico, idoneo a favorire la comunicazione delle persone sorde;

e) promuovono la diffusione della LIS e delle tecnologie per la sottotitolazione come strumenti e modalità di accesso all'informazione e alla comunicazione, con particolare riferimento alle trasmissioni televisive;

f) recano ogni altra misura diretta ad assicurare alle persone sorde, anche attraverso l'uso della LIS, la piena applicazione degli articoli 12. 13, 14. 15, 16, 17 e 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, anche mediante convenzioni previste dall'articolo 38 della medesima legge;

g) dispongono circa i metodi di verifica sull'attuazione della presente legge.

Art. 3

(Neutralità finanziaria)

1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le pubbliche amministrazioni provvedono alle attività previste dall'articolo 2 con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili secondo la legislazione vigente alla data di entrata in vigore della presente legge.

Proposta di legge numero 317/9^ a firma dei consiglieri Magno, Orsomarso, Scalzo, Franchino, Censore, Pacenza, Chiappetta, Adamo, Bruni, Maiolo, Guccione, Giordano, De Masi, Sulla, Dattolo, Imbalzano, Amato, recante: “Riconoscimento formale dei Soggetti Responsabili Patti Territoriali e Promotori Contratti d'Area Calabresi quali Agenzie di Sviluppo Locale” (Del. n. 334  – L.R. n. 42 del 2013)

Art. 1

(Riconoscimento dei soggetti responsabili di patti territoriali quali Agenzie di sviluppo locale)

1. La Regione Calabria promuove e favorisce la cooperazione istituzionale tra i livelli di governo e riconosce al partenariato un ruolo pieno e permanente nell'attuazione delle politiche integrate di sviluppo locale.

2. Per le finalità di cui al comma 1, riconosce le società miste pubblico/private a maggioranza di capitale pubblico, attualmente operanti sul territorio regionale come soggetti responsabili di patti territoriali, quali Agenzie di sviluppo locale.

3. Le Agenzie di sviluppo locale operano, quali soggetti privati, nei territori di riferimento degli enti pubblici soci.

Art. 2

(Elenco delle Agenzie di sviluppo locale)

1. Si riconoscono quali Agenzie di sviluppo locale i seguenti soggetti: Protekos SpA; Promotir Srl; Sila Sviluppo Scarl; Alto Tirreno Cosentino SpA; Lamezia Europa SpA; Vibo Sviluppo SpA; Patto Territoriale dello Stretto SpA; Locride Sviluppo SpA.

Art. 3

(Conservazione status ed obiettivi delle Agenzie di sviluppo locale)

1. La conservazione dello status di Agenzia di sviluppo locale è subordinata alla permanenza, in capo ai soggetti di cui all’articolo 2. delle seguenti condizioni:

a) predisposizione e attuazione di programmi di azione annuali e pluriennali coerenti con la complessiva programmazione regionale;

b) conduzione da parte di organi di amministrazione a maggioranza pubblica e rappresentativi del territorio di riferimento;

c) titolarità della maggioranza delle quote e mantenimento della stessa in capo a soggetti di natura pubblica;

d) astensione dall'esercizio di attività concorrenziali rispetto alle istituzionali funzioni pubbliche degli enti soci in termini di prestazioni, beni e servizi, salvo quanto specificamente previsto dalla Amministrazione regionale in relazione alle funzioni da esercitare quali Agenzie di sviluppo nei programmi di attività approvati e in ragione del particolare carattere di innovazione, impulso e promozione economico-sociale dei progetti.

2. Le Agenzie di sviluppo locale hanno lo scopo di promuovere lo sviluppo sociale, economico ed occupazionale, di qualificare le competenze e le risorse umane e di accrescere la competitività e l'attrattività dei te"rritori di riferimento valorizzando i sistemi produttivi locali, in piena sinergia con gli strumenti della programmazione regionale e della pianificazione territoriale.

3. Le Agenzie di sviluppo locale assicurano il perseguimento degli scopi di cui al comma 2, nella qualità di soggetti rappresentativi dell'ambito territoriale di riferimento e delle comunità economiche e sociali interessate e coinvolte nello sviluppo dei sistemi produttivi locali.

Art. 4

(Attività delle Agenzie di sviluppo locale)

1. Le Agenzie, nell'ambito della propria programmazione e progettazione di area, svolgono le seguenti attività, delegabili dagli enti pubblici soci ovvero promosse autonomamente dalle Agenzie medesime:

a) animazione territoriale;

b) promozione dell'attività d'impresa;

c) stimolo, supporto e creazione di reti d'impresa;

d) marketing territoriale e politiche di attrazione nuovi investimenti;

e) stimolo e supporto alla internazionalizzazione delle imprese e dei territori;

f) promozione dei prodotti tipici locali e dei loro territori;

g) promozione e supporto della certificazione delle produzioni locali;

h) promozione e supporto all'impiego delle energie rinnovabili e delle tecnologie ambientali;

i) indagine, studio, ricerca e monitoraggio di carattere socioeconomico sui territori di riferimento;

j) supporto alle imprese ed agli enti per l'accesso ai finanziamenti di competenza regionale, nazionale e comunitaria, e per le correlate attività di monitoraggio e rendicontazione;

k) supporto alla programmazione e alla progettazione territoriale degli enti locali;

l) formazione e qualificazione delle risorse umane e promozione della cultura d'impresa;

m) promozione, nei territori di riferimento, della diffusione ed applicazione della innovazione tecnologica e della ricerca applicata, in collaborazione e partnership con le università calabresi e i centri di ricerca operanti in Calabria, nell'ambito di progetti finanziati a livello comunitario, nazionale e regionale;

n) promozione presso le pubbliche amministrazioni locali ed il mondo imprenditoriale delle tematiche riguardanti la responsabilità sociale d'impresa, in partnership con i soggetti protagonisti dello sviluppo locale, enti locali, forze sociali, associazioni di categoria.

Art. 5

(Rapporti con il sistema regionale e locale)

1. Le Agenzie di sviluppo locale, nello svolgimento e compatibilmente con le attività di cui all'articolo 4, coordinano le loro proposte programmatiche e progettuali con i dipartimenti regionali e con gli enti delegati dal sistema regionale.

Art. 6

(Clausola di invarianza degli oneri)

1. All'attuazione della presente legge si provvede nell'ambito delle risorse finanziarie già previste a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi O maggiori oneri a carico del bilancio regionale.

Art. 7

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione.

Ordine del giorno numero 121 del 25.07.2013 a firma dei consiglieri Giamborino, Principe, Scalzo, Naccari Carlizzi, De Gaetano, Guccione, Franchino, Adamo, Sulla “In ordine allo stabilimento Italcementi di Vibo Marina”

Il Consiglio regionale

premesso che:

a seguito della decisione assunta dall'azienda di delocalizzare all'estero la propria produzione lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina, dopo oltre settant’anni di attività, è stato definitivamente chiuso;

questa decisione ha ulteriormente acuito le già rilevanti tensioni sociali presenti sul territorio vibonese a causa della perdurante crisi economica e produttiva che lo ha pesantemente investito;

nel caso dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina ben 82 lavoratori alle dirette dipendenze dell'azienda si trovano oggi senza prospettive concrete di altra occupazione, senza considerare la notevole occupazione garantita dall'indotto;

nonostante il caparbio e lodevole impegno profuso da S.E. il Prefetto di Vibo Valentia dott. Michele Di Bari, il tavolo tecnico permanente composto dai principali attori istituzionali presenti sul territorio ad oggi non è riuscito ad individuare soluzioni condivise riguardo le diverse ipotesi di riconversione dell'impianto;

ormai da tre settimane 13 lavoratori, in segno estremo di protesta per l'enorme disagio sociale causato dalla chiusura dell'azienda, si sono barricati in cima al silos più alto dell'impianto, ad oltre 90 metri dal suolo, con evidenti rischi per la loro sicurezza ed incolumità fisica;

le famiglie dei lavoratori e l'intera comunità vibonese vivono con crescente timore e apprensione il precipitare della situazione, senza peraltro intravedere all'orizzonte prospettive credibili di soluzioni concrete;

l'azienda continua testardamente a non prendere in esame la possibilità di ripresa della produzione, non volendo considerare le opportunità rinvenenti nel settore delle opere pubbliche, dai lavori di completamento della SA-RC e dalle modifiche da più parti richieste del Patto di Stabilità per favorire la ripresa degli investimenti da parte degli Enti Locali;

Impegna

il Presidente della Giunta regionale ed il suo Esecutivo a fare quanto necessario per rilanciare l'attività del tavolo tecnico permanente con l'obiettivo di addivenire ad una soluzione della vertenza ed a chiedere, altresì, al Governo centrale di avviare un serrato confronto con i vertici aziendali di Italcementi e, nel contempo, di verificare con i vertici dell'ANAS le reali esigenze di cemento dei cantieri avviati e da avviare da parte della stessa Anas, al fine di valutare la possibilità di ripresa produttiva dell'azienda.

Ordine del giorno numero 122 del 25.07.2013 a firma del consigliere Imbalzano “Sull’applicazione del Testo Unico su Salute e Sicurezza al Settore della pesca”

Il Consiglio regionale

premesso che il D.Lgs. 81/08 (c.d. Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro), all'art. 3 comma 2, prevedeva inizialmente un tempo di 12 mesi per l'emanazione di uno specifico decreto volto ad armonizzare le leggi riguardanti la sicurezza a bordo e la sicurezza della navigazione (D. Lgs. 271/99, D.Lgs. 271/99, D.Lgs. 298/99 etc.);

considerato che il "Decreto Mille Proroghe" del dicembre 2008 ha posticipato i termini di emanazione di tale decreto al 16 maggio 2009;

tenuto conto che il Governo Berlusconi, nel frattempo, licenziava il D.Lgs. 106/09, cosiddetto Correttivo al Testo Unico su Salute e Sicurezza, con il quale l'armonizzazione è stata ulteriormente posticipata ad agosto 2010. Ma né nel 2010 né tantomeno nel corso del 2011, il Governo ha dato corso a quanto esso stesso aveva disposto;

dato atto che il D.L. 12 maggio 2012 n. 57 ha posto in essere, poi, una nuova e più preoccupate situazione, disponendo un rinvio nei fatti "sine die", ovvero cancellando la norma che prevedeva l'entrata in vigore del T.U. anche per la Pesca se non fosse stato emanato l'apposito Decreto entro il termine, che di fatto è già scaduto dallo scorso dicembre. La modifica introdotta con tale D.L. vanifica, di fatto, la possibilità di vedere applicate le disposizioni del D.Lgs. 81/08 a questo settore;

considerato che quello della Pesca è un settore la cui normativa è da tempo deficitaria, troppo lontana dall'eterogeneità che caratterizza le varie tipologie di imprese operanti nel comparto e dunque di lavoratori, e che da oltre 10 anni attende un adeguamento. Difatti, già la Legge 271/99 e le altre normative relative al settore presentavano un quadro incerto circa la loro corretta e completa applicazione. In esse non trovavano soluzione, ad esempio, le questioni relative all'elezione del RLS, all'adeguamento dei DPI alle specificità del RLS, all'adeguamento dei DPI alle specificità della attività lavorative a bordo, solo per citarne alcune;

Impegna

il Presidente della Giunta regionale a svolgere ogni utile azione a ché i Parlamentari calabresi sollecitino i Ministri competenti ad emanare immediatamente lo specifico decreto volto a rendere applicabile anche al Settore della Pesca il Testo Unico su Salute e Sicurezza, per impedire che i lavoratori di questo settore restino esclusi dall'applicazione del D.Lgs. 81/08.