
IX^ LEGISLATURA
RESOCONTO INTEGRALE
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71.
SEDUTA DI GIOVEDI’ 25
LUGLIO 2013
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE FRANCESCO TALARICO E DEL
VICEPRESIDENTE ALESSANDRO NICOLO’
La seduta è aperta, si dia lettura del verbale della seduta precedente.
Legge il verbale della seduta precedente.
(E’ approvato)
Legge le comunicazioni.
(Sono riportate in allegato)
Legge le interrogazioni presentate alla Presidenza.
(Sono riportate in allegato)
E’ pervenuta risposta scritta alla interrogazione
numero 406 del 16 luglio 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi.
(E’ riportata in allegato)
Presidente, chiedo la parola.
PRESIDENTE
Dopo il primo punto le darò
la parola. Prego i colleghi consiglieri di prendere posto e di far silenzio.
Il primo punto all’ordine del giorno recita: “Proposta di provvedimento amministrativo numero 238/9^ d'Ufficio, recante: “Reintegrazione del sig. Antonio Rappoccio nella carica di consigliere regionale (articolo 8, comma 5 del D.lgs. 235/2012)”.
Si tratta di una delibera, di un provvedimento amministrativo che il Consiglio regionale deve assumere.
Do lettura della deliberazione: “Il Consiglio
regionale,
vista
la propria deliberazione numero 224 del 24 settembre 2012 con la quale si è
proceduto alla temporanea sostituzione del consigliere regionale Antonio
Rappoccio - sospeso dalla carica a decorrere dal 23 agosto 2012 - con il
consigliere Aurelio Chizzoniti, a seguito del decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 17 settembre 2012, ai sensi dell’articolo 15, comma
4 bis della legge 19 marzo 1990, numero 55 e successive modificazioni ed
integrazioni il quale, dopo aver accertato la sospensione, testualmente recita:
“in caso di revoca del provvedimento giudiziario succitato, la sospensione
cessa a decorrere dalla data del provvedimento stesso”;
vista
la nota del 15 luglio 2013 del signor Antonio Rappoccio, con la quale ha
notificato, in originale, l’ordinanza di revoca della misura cautelare degli
arresti domiciliari emessa dal Tribunale di Reggio Calabria - Sezione Penale,
l’11 luglio 2013 e affissa all’Albo pretorio il 17 luglio 2013;
vista
la richiesta di parere avanzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per gli Affari Regionali, Turismo e Sport con nota numero 33107 del 15 luglio
2013;
vista la nota numero 0016497P-4 29.3.1 del 16 luglio
2013 del Dipartimento per gli Affari Regionali Turismo e lo Sport della
Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la quale ha esitato il richiesto
parere sulla esatta interpretazione dell’articolo 8, comma 5, del decreto legislativo
numero 235/2012, concludendo: “… dalla lettura del testo legislativo nella sua
interezza, però, si evince che tale riferimento è frutto di un errore
materiale, in quanto le “misure coercitive”, ossia quelle previste dagli
articoli 284, 285 e 286 del c.p.p., a seguito delle quali consegue la
sospensione di diritto del consigliere regionale, sono indicate espressamente
ed esclusivamente al comma 2 del medesimo articolo 8. Pertanto, si ritiene che
in caso di emanazione del successivo provvedimento di revoca di tali misure
coercitive (articolo 8, comma 2), la sospensione cessa a decorrere dalla data
del provvedimento di revoca. Peraltro, tale previsione è contenuta nel medesimo
Dpcm di sospensione della carica di consigliere regionale del 17 settembre 2012;
ritenuto, pertanto, che è venuta meno la causa che ha
determinato la sospensione dalla carica del signor Antonio Rappoccio;
delibera
di reintegrare il signor Antonio
Rappoccio nella carica di consigliere regionale a far data dalla revoca della
misura cautelare degli arresti domiciliari”.
Questa è la proposta di delibera che
pongo in votazione.
(Il Consiglio approva)
Il provvedimento è approvato a maggioranza con il solo voto contrario del consigliere Talarico Domenico.
Invito il consigliere Rappoccio a prendere posto nei banchi del Consiglio regionale.
Ha chiesto di parlare il consigliere Pacenza. Ne ha
facoltà.
Presidente, intervengo per chiedere l’inserimento all’ordine del giorno di alcune proposte che sono state licenziate dalla terza Commissione.
Una è la proposta numero 484/9^ che vede come firmatari i consiglieri Gallo, Pacenza, Scalzo, Chiappetta, Bruni, Serra e Grillo che riguarda le “Norme per l’utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità nel bacino regionale e non ancora utilizzati”.
Chiedo per questa proposta l’inserimento all’ordine del giorno.
Questa proposta è passata alla unanimità dalla Commissione?
Sì. Se vuole, Presidente, facciamo ora la breve relazione, come vuole.
Però, se lei ricorda questo è uno di quegli
emendamenti ordinamentali a cui
abbiamo dato priorità nei lavori della Commissione e
riguarda, per l’appunto, Lsu e Lpu in special modo quelli del bacino del
Pollino.
Prego,
collega Guccione.
Presidente
siamo d’accordo a ché venga inserito all’ordine del giorno del Consiglio
regionale ed è stata anche oggetto di una approfondita discussione in terza
Commissione. Da questo punto di vista votiamo
a favore rispetto all’inserimento all’ordine del giorno.
Prego, collega Pacenza.
Ci sono altre proposte di legge, facciamo tutto in un’unica soluzione?
Se non ci sono obiezioni da parte della minoranza per l’inserimento all’ordine del giorno votiamo intanto questa e poi andiamo avanti.
E’ intervenuto, infatti, il consigliere Guccione che si è detto favorevole.
Pongo in votazione l’inserimento della proposta di legge numero 484/9^ all’ordine del giorno in coda agli altri punti.
(Il Consiglio approva)
C’è sempre, poi, una proposta di legge licenziata
all’unanimità da parte della terza Commissione, è la numero 221/9^ di iniziativa del
consigliere Magno, recante: “Disposizioni per la semplificazione delle
procedure amministrative relative al registro infortuni”.
Torno a sottolineare che anche questa è stata approvata
alla unanimità dai lavori della terza Commissione.
Sull’inserimento? Prego, consigliere Giamborino.
Signor Presidente, ritenevo un fatto scontato…
Su questo argomento?
Non ho sentito.
Stiamo discutendo la richiesta di inserimento all’ordine
del giorno di una proposta di legge, passata alla unanimità nella Commissione
consiliare competente, che recita: “Disposizioni in materia di
semplificazione degli adempimenti amministrativi connesse alla tutela della
salute” che è passata alla unanimità dalla Commissione. Non essendoci obiezioni
possiamo procedere alla votazione per l’inserimento in coda all’ordine del
giorno della proposta di legge numero 221/9^.
(Il Consiglio approva)
Grazie, Presidente, questa è una proposta di
provvedimento amministrativo numero 234/9^ di iniziativa del consigliere Magarò
che contienen una proposta di legge al Parlamento relativamente alle
disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde
alla vita collettiva e riconoscimento della Lis – Lingua italiana dei segni.
E’ una proposta di provvedimento
amministrativo licenziata all’unanimità dalla terza Commissione.
Non essendoci obiezioni da parte dei
colleghi possiamo procedere con l’inserimento in coda all’ordine del giorno
della proposta di provvedimento amministrativo, così come richiesta dal
consigliere Pacenza.
(Il Consiglio approva)
Grazie.
Ha chiesto di parlare il consigliere Magno. Ne ha
facoltà.
Presidente, anche io se è possibile richiamo all’ordine
del giorno la proposta di legge sulla istituzione delle Agenzie di sviluppo
locale che è stata licenziata dalla Commissione diverso tempo fa e sarebbe
dovuta essere inserita all’ordine del giorno del Consiglio. Anche questa è
stata votata all’unanimità dalla Commissione consiliare competente. Fra poco al
tavolo della Presidenza porterò il numero del provvedimento.
E’ passata all’unanimità? Prego, consigliere Naccari
Carlizzi.
Presidente, sono d’accordo su questo inserimento, nulla quaestio.
Noi abbiamo, però, due punti all’ordine del giorno e ne
inseriamo quattro. Lei potrebbe sforzarsi nelle prossime settimane, anzi nei
prossimi mesi, di consentirci di avere un ordine del giorno che, salvo urgenze
o fatti eccezionali, sia in qualche maniera completo?
Capisco che noi abbiamo questa norma - su cui, peraltro,
ho dei seri dubbi circa la compatibilità con i principi generali - che consente
l’inserimento all’ordine del giorno di questioni che non sono previste nell’ordine
di convocazione.
Ma come sta vedendo nelle ultime sedute abbiamo un
moltiplicarsi delle eccezionalità. Ora, anche per consentire ai consiglieri che
non ci sono, a quelli che vengono convocati, di avere un quadro di quello che
fa l’Assemblea legislativa sarebbe, forse, il caso di regolamentare
diversamente la questione o quanto meno di utilizzare un metodo. Oogni volta
siamo convocati per una o due questioni e invece approviamo sei leggi o
provvedimenti amministrativi – eccezionalmente, come quello di Magarò; secondo
me perché noi abbiamo un quadro più completo e più utile ed ordinato del nostro
lavoro sarebbe il caso di utilizzare questo strumento in maniera molto più
parca.
Comunque, non ho obiezioni anche a questa proposta del
collega Magno ma in via di metodo le chiederei questo sforzo ulteriore.
Possiamo
procedere alla votazione del punto proposto dal consigliere Magno di
inserimento in coda all’ordine del giorno
della proposta di legge inerente l’istituzione dell’Agenzia di sviluppo locale.
Intanto individuiamo il provvedimento per procedere poi all’approfondimento di
merito.
(Il
Consiglio approva)
Ha chiesto di parlare il consigliere Imbalzano. Ne ha
facoltà.
Signor Presidente,
chiederei di inserire all’ordine dei lavori un
ordine del giorno riguardante l’estensione al settore della pesca del Testo
Unico salute e sicurezza perché i lavoratori della pesca che esercitano – peraltro – attività
assai gravosa e pericolosa fino ad oggi inopinatamente sono rimasti esclusi.
Chiederei che venga
inserito a margine dei lavori affinché si impegnino i parlamentari calabresi ed i Ministeri competenti ad emanare
questo decreto. Grazie.
Ha chiesto di parlare il consigliere Giamborino. Ne ha
facoltà.
Signor Presidente, per
richiamare in Aula l’ordine del giorno, celeberrimo ormai, sulla cementeria di Vibo Marina sulla quale ci sono 11 firme del Partito
democratico e non solo.
Pongo
in votazione l’inserimento dell’ordine del giorno proposto dal consigliere
Imbalzano che riguarda il settore della pesca.
(Il
Consiglio approva)
Pongo
in votazione l’ordine del giorno proposto dal consigliere Giamborino ed altri
che riguarda la questione dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina che
abbiamo anche visitato per dare solidarietà ai lavoratori.
(Il Consiglio approva)
Possiamo procedere con gli argomenti all’ordine del giorno.
Il primo punto riguarda le interrogazioni a risposta immediata.
E’ stata presentata la seguente interrogazione a risposta immediata numero 384 del 18 giugno 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi “Sul mancato completamento della variante ferroviaria di Cannitello” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore ai trasporti. Per sapere – premesso che:
la Regione Calabria partecipa alla Società “Stretto di Messina Spa” con una quota pari al 2,6% del capitale sociale;
con la delibera Cipe n. 83 del 29 marzo 2006 veniva approvato il piano finanziario per la realizzazione della cosiddetta “Variante Ferroviaria di Cannitello” quale opera destinata al miglioramento e all’implementazione del sistema della rete ferroviaria regionale, pur mantenendo le caratteristiche tecniche originarie;
con delibera n. 77/2009 il Cipe, nel quadro del mutato quadro politico nazionale, riteneva di dover ricondurre la citata opera tra quelle propedeutiche alla realizzazione del manufatto stabile di collegamento con la Sicilia, assegnando al Contraente Generale Eurolink il compito della realizzazione della cosi detta“Variante di Cannitello”;
in data 23 dicembre 2009 il Contraente Generale “Eurolink”, incaricato dalla Società “Stretto di Messina Spa”, avviava i cantieri per la realizzazione della cosiddetta “variante ferroviaria di Cannitello”;
nell'allegato 1 alla deliberazione 83/2006 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica si legge che, nell'ambito del progetto relativo a tale galleria ferroviaria artificiale, si sarebbe dovuto provvedere, tra le altre cose, al "completo ricoprimento della galleria artificiale in maniera da ottenere un completo mascheramento, estendendo ad un ambito più vasto di alcuni chilometri, ove possibile, la riconformazione e ricontestualizzazione morfologica”;
la rinnovata delibera Cipe n. 77/2009 espressamente confermava le clausole contenute nella delibera n. 83/2006;
nell'ambito della ricontestualizzazione morfologica e della riconformazione ambientale, è stata considerata la sistemazione a verde attrezzato dell'area risultante dal mascheramento della galleria artificiale e la ristrutturazione straordinaria del tratto di lungomare attiguo alla predetta galleria;
con delibera Cipe n. 6 del 20 gennaio 2012, in ottemperanza alla decisione parlamentare del 28 ottobre 2011, lo stesso Comitato per la Programmazione Economica provvedeva alla rideterminazione, in riduzione, del fondo infrastrutture, sottraendo circa 1,3 mld di euro al Ponte sullo Stretto e 337 milioni di euro alla “variante ferroviaria di Cannitello”;
per effetto di tale riduzione finanziaria, la Società “Stretto di Messina” era costretta, al fine di provvedere al finanziamento necessario alla ultimazione dell’infrastruttura, ad accendere un mutuo di 12 milioni e 204 mila euro da pagarsi negli 11 anni successivi;
allo stato, l'opera definita “Variante Ferroviaria di Cannitello”, entrata regolarmente in esercizio, non risulta completata nella parte delle prescrizioni imposte dalla menzionata delibera Cipe n. 83/2006 e 77/2009, con l'effetto di stare ingenerando viva preoccupazione tra la popolazione locale;
nonostante le rassicurazioni fornite dai rappresentanti dell'ente locale, sul sito dedicato all'infrastruttura stabile di collegamento, la Società “Stretto di Messina Spa” dichiarava che l'opera era stata ultimata nel mese di aprile scorso;
tale notizia veniva confermata con l'atto a firma del sindaco di Villa San Giovanni, Rocco La Valle, il quale, con provvedimento del 2 ottobre scorso, suo malgrado, era costretto a dare “pubblicità-notizia” che, in data 21 maggio 2012, la società Eurolink ha provveduto all’ultimazione dei lavori afferenti la cosiddetta “variante ferroviaria di Cannitello”;
lo stato dell'arte è oggi rappresentato da un cantiere ormai rimosso da tempo da parte del Contraente Generale e da uno “scatolare” in cemento armato che, come è stato definito, rappresenta “un manufatto esteticamente deteriore e paesaggisticamente deturpante”;
in ottemperanza al D.L. 179/2012, convertito nella legge 221/2012, la mancata sottoscrizione del previsto “atto aggiuntivo”, da sottoscriversi entro 60 giorni da parte della società “Stretto di Messina Spa” e Contraente Generale, ha comportato la caducazione di tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione, nonché le convenzioni ed ogni altro rapporto contrattuale stipulato dalla società concessionaria;
per effetto, l'infrastruttura stabile di collegamento tra la Sicilia ed il Continente deve ritenersi cancellata da ogni programma infrastrutturale e che, tuttavia, allo stato, l'opera definita "Variante Ferroviaria di Cannitello", pur entrata regolarmente in esercizio, non risulta completata nella parte delle prescrizioni imposte dalla menzionata delibera Cipe n. 83/2006, con l'effetto di stare ingenerando viva preoccupazione tra la popolazione locale;
la vicenda sta generando forte preoccupazione nella città di Villa San Giovanni, la quale legittimamente ritiene di potere e dovere pretendere la completa realizzazione del manufatto nei termini indicati dalla delibera n. 83/2006 del Cipe, quale atto di ristoro per i danni sofferti da quella comunità;
a fronte di tale situazione e in un momento in cui monta tra i cittadini un sentimento ostile nei confronti della politica e delle istituzioni, occorre assumersi la responsabilità di parlare ai cittadini con il linguaggio della chiarezza, ma anche di esercitare tutte le prerogative finalizzate a pretendere che le imprese e le società affidatane e delegate alla realizzazione dei programmi e delle opere portino a compimento gli impegni contrattualmente assunti;
la Regione Calabria, quale socio della compagine guidata dal Presidente Ciucci, non può chiamarsi fuori da un simile comportamento e dalla compartecipazione ad una scelta societaria che danneggia gravemente un territorio che istituzionalmente ha il dovere di tutelare :-
se e quando la Regione Calabria abbia ricevuto, dal proprio rappresentante presso il consigli di amministrazione della Stretto di Messina, notizie ed informative riguardo il mancato completamento della Variante Ferroviaria di Cannitello nei termini prescritti dal Cipe, ovvero quali iniziative intende adottare nei confronti del proprio fiduciario, ove tale vicenda non sia stata segnalata all'azionista di riferimento;
quali iniziative, inoltre, ha già assunto o intende assumere l'assessore regionale ai trasporti, allo scopo di garantire il territorio ed i cittadini di Villa San Giovanni, per costringere la propria partecipata ed il Contraente Generale “Eurolink” ad ottemperare a tutte le prescrizioni introdotte dalla delibera Cipe n. 83/2006.”
Raccomando i tempi. Prego, consigliere Naccari
Carlizzi.
Presidente, come è noto la Regione partecipa alla
società “Stretto di Messina”. Nel 2006 con delibera Cipe è stata finanziata la
realizzazione della variante di Cannitello. Quest’opera prevedeva il
ricoprimento della galleria artificiale in maniera da ottenere un completo
mascheramento dell’opera stessa estendendolo per un raggio di alcuni chilometri
e realizzare una completa riconformazione morfologica.
Sappiamo anche che era prevista una sistemazione a verde
attrezzato dell’area risultante dal mascheramento della galleria e la ristrutturazione
straordinaria del tratto di lungomare attiguo alla galleria.
Sappiamo anche l’opera variante ferroviaria di
Cannitello, che è entrata regolarmente in esercizio, risulta completata nelle
sue prescrizioni tranne questi interventi di mascheramento della galleria e di
realizzazione delle opere accessorie.
La società “Stretto di Messina” dichiarò ultimata
l’opera nel mese di aprile scorso e il cantiere è stato rimosso dal contraente
generale. Oggi consta di un cosiddetto scatolare in cemento armato che rappresenta
– cito la definizione data in sede di progetto – un manufatto esteticamente
deteriore e paesaggisticamente deturpante peraltro in una che è una delle zone
più suggestive del nostro Paese.
E’ chiaro che la decisione di non realizzare il ponte
sullo Stretto di Messina e di chiudere i cantieri della variante di Cannitello
ha comportato un vero e proprio danno al territorio.
La Regione Calabria, d’altra parte, era rappresentata in
seno allo Stretto di Messina e ci chiediamo, quindi, visto che il Presidente
Ciucci viene qui ad inaugurare molto spesso più chilometri di nastri che
chilometri di autostrada, se lo stesso si sia accorto – la mia interrogazione è
del 18 aprile 2013 - e se la Regione Calabria gli abbia rappresentato questa
situazione assolutamente inaccettabile che si è verificata nella città di Villa
San Giovanni, se è stata informata dei vari passaggi amministrativi dal proprio
rappresentante e quali iniziative abbia assunto.
Abbiamo letto dalla stampa che in occasione di una delle
tante inaugurazioni di questi tratti di autostrada ci sarebbe stata una
promessa da parte del Ministro e del dottor Incalza. Ci auguriamo che da questo
punto di vista l’assessore ci possa dare delle informazioni, visto che ormai è
da quasi un anno, da poco più di un anno, che la situazione è sotto gli occhi
di tutti. Riteniamo che ci debba essere una risposta in merito di natura
ufficiale.
Presidenza del Vicepresidente Alessandro Nicolò
Risponde l’assessore
Fedele.
Grazie, Presidente, ha
fatto bene il consigliere Naccari Carlizzi a sollevare questa problematica che è di
grande importanza e rilevanza per il Comune di Villa San Giovanni.
Come ha ricordato,
purtroppo, quest’opera, la variante di Cannitello, che era un’opera propedeutica
alla realizzazione del ponte sullo Stretto, è stata realizzata ed è operativa
perché, in effetti, il treno attraversa questa galleria, ma non è stata
ultimata.
Era un’opera propedeutica al ponte sullo Stretto.
Purtroppo vi è stata la decisione, da noi non condivisa, del Governo tecnico di
sospendere le operazioni per la realizzazione del ponte sullo Stretto, al di là
del fatto che credo abbia rappresentato, sicuramente, un danno irreparabile per
sia per la nostra Regione sia per la Sicilia perché la mancata realizzazione di
un’opera come quella del ponte sullo Stretto di Messina sicuramente ha portato
e porterà un danno che difficilmente riusciremo a poter recuperare.
Uno dei danni è anche il fatto che quest’opera non sia
stata ultimata.
Al di là di questo, il consigliere Naccari Carlizzi sa
che la società dello Stretto è stata liquidata. C’è un commissario liquidatore,
il dottore Fortunato, che segue soltanto le procedure di liquidazione.
C’è stata una interlocuzione continua da parte del
Comune di Villa San Giovanni con la società ponte sullo Stretto ma, non solo,
il nostro rappresentante ha costantemente informato la Regione Calabria ed il
Comune di come procedevano le cose.
Purtroppo, poi, quella scelta del Governo tecnico di
chiudere le procedure che portavano alla realizzazione del ponte sullo Stretto
di Messina ha creato anche queste problematiche.
Una serie di comunicazioni e di lettere e di risposta
anche da parte del commissario liquidatore ha portato all’attenzione anche del
commissario, dottor Fortunato, questa problematica. Anzi in
una nota di risposta al sindaco ha domandato grande attenzione verso questa
problematica dicendo che è un’opera che in ogni caso va completata perché non
può, indubbiamente, restare in quelle condizioni.
Proprio negli ultimi giorni, come ricordava il
consigliere Naccari Carlizzi, la cosa è stata portata direttamente
all’attenzione del Ministro da parte del presidente Scopelliti e del sindaco di Villa San Giovanni che era
presente all’incontro affinché anche da parte del Ministero ci fosse una presa
di coscienza e di attenzione che, in parte, dai tecnici già c’era per
completare quest’opera.
Il Ministro, anche attraverso le sollecitazioni che
direttamente ha fatto in quella seduta al dottor Ercole Incalza che è il capo
della struttura tecnica-operativa che segue queste problematiche, ha dato incarico al dottor Incalza di
seguire la problematica e di trovare la soluzione al più presto perché
quell’opera, in quel modo, non poteva rimanere.
A questo proposito, già la settimana
prossima, ci sarà un incontro al Ministero col sindaco e col dottore Incalza
proprio per dipanare la questione e trovare una soluzione in modo che ci sia il
finanziamento o da parte del Ministero o attraverso la società Stretto di
Messina affinché quest’opera venga completata al più presto perché la città di
Villa San Giovanni non può subire un danno che certamente per la città stessa
ma per tutto il territorio potrebbe essere irreparabile.
Ha chiesto di parlare il consigliere Naccari Carlizzi.
Ne ha facoltà.
Molto brevemente per dire che capisco che il Comune si sia attivato in maniera continua sulla questione; avrei gradito una maggiore attivazione da parte della Regione, visto che la società è stata liquidata in un periodo ben successivo a quello in cui si è venuto a verificare il problema della chiusura del cantiere e quindi della decisione, di fatto, di far venir meno i percorsi amministrativi che erano programmati.
Tuttavia, credo che noi non ci possiamo abituare ai
ritardi da parte degli enti delle aziende di Stato. Su questo occorrerebbe
fare un particolare pressing. Spero
che nei prossimi giorni avremo notizie e sono contento e felice che il presidente
Scopelliti, a distanza di un paio di mesi dalla
data in cui ho presentato questa interrogazione, abbia ritenuto di investire il
dottor Incalza ed il Ministro dei lavori pubblici.
E’ stata presentata interrogazione a risposta immediata numero 385 del 18 giugno 2013 a firma del consigliere Naccari Carlizzi “Sulle risorse della Fondazione Calabria Etica” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
dal 2002, ai sensi dell'art. 18 bis della L. R. n. 7/2001 è stata istituita la Fondazione “Calabria Etica”, al fine di finanziare e sostenere le persone fisiche le famiglie in difficoltà, nonché le imprese sociali impegnate nello svolgimento di servizi socialmente rilevanti a favore di soggetti deboli svantaggiati;
lo Statuto della Fondazione, proprio
per le sue peculiari finalità ed operando in un contesto di grave disagio di
una parte consistente della popolazione, non ha mai previsto compensi per gli
amministratori, ma solo la possibilità di corrispondere un gettone di presenza
ed il rimborso delle spese sostenute, ma nessun consiglio di amministrazione si
è avvalso di tale facoltà;
con L. R. n. 22/2010, nell'ambito
delle misure necessarie al contenimento e riordino delle spesa pubblica
regionale, all'art. 9 è stato stabilito che tutti i compensi, gettoni,
indennità, retribuzioni o altre utilità corrisposte agli organi di indirizzo,
direzione e controllo, consigli di amministrazione comunque denominati, negli
enti sub-regionali e anche nelle fondazioni sono automaticamente ridotti del 20
per cento rispetto agli importi risultanti al 31 dicembre 2009;
con delibera n. 80 del 18 marzo 2011
la Giunta ha approvato, contrariamente a quanto già precedentemente sancito con
legge regionale 22/2010, delle modifiche allo Statuto della Fondazione con le
quali viene demandata allo stesso Presidente la facoltà di autodeterminarsi una
indennità di carica -:
se risponde a verità che l'indennità
che il Presidente si è autodeterminata è pari al 60% dell'indennità di un
consigliere regionale;
se tale indennità è superiore al
contributo annuo che la Regione assicura alla Fondazione per le spese di
funzionamento, nonché al compenso complessivo corrisposto ai componenti del
Collegio dei revisori, per cui tale provvedimento è in palese contrasto con la
Legge 22/2010 e configura un ingiusto vantaggio agli organi di Calabria Etica;
se risponde a verità che nel
bilancio previsionale 2012 l'indennità del Presidente è di 133.600 euro, che
risulta essere, sempre da previsionale, superiore all'indennità complessiva del
personale dipendente (118.338);
se il Presidente della Fondazione è
stato candidato nelle ultime competizioni elettorali nella lista “Scopelliti
Presidente”;
quali determinazioni intende
assumere la Giunta;
se intende revocare la delibera n.
80 del 18 marzo 2011, al fine di non consentire che una somma consistente delle
risorse finanziarie della fondazione sia sottratta dalle finalità statutarie
che prevedono un impegno a favore della fasce deboli della popolazione
calabrese, che sono allo stato penalizzate;
se intende richiedere al Presidente della Fondazione la restituzione delle somme illegittimamente percepite, in modo da destinarle a sostegno delle tante situazioni presenti in Calabria.”
Prego, consigliere Naccari Carlizzi.
Dal 2009 è attiva sul nostro
territorio regionale la Fondazione Calabria Etica che ha lo scopo precipuo di finanziare e sostenere persone
e famiglie in difficoltà ed imprese impegnate nello svolgimento di servizi
socialmente rilevanti a favore di soggetti deboli e svantaggiati.
Lo Statuto della Fondazione non ha mai previsto compensi per gli
amministratori, limitandosi a prevedere dei gettoni di presenza per gli stessi.
Gettoni di presenza che, storicamente, non erano mai stati richiesti dagli stessi amministratori
proprio in considerazione della rilevanza sociale dell’oggetto e della finalità
della Fondazione.
Tuttavia con legge
regionale numero 22 del 2010, nell’ambito delle misure
finalizzate al contenimento e al riordino della spesa pubblica, il Consiglio
regionale ha approvato all’articolo 9 una norma che prevedeva che tutti i
compensi, le indennità, le retribuzioni in generale e le utilità corrisposte
agli organi di indirizzo e controllo e direzione, consigli di amministrazione
comunque denominati delle aziende sub-regionali o degli enti in generali,
sub-regionali e anche delle fondazioni fossero automaticamente ridotti del 20
per cento.
Al contrario di quella che è la previsione normativa la delibera della Regione numero 80 del 2011 ha approvato delle modifiche allo Statuto della Fondazione con le quali si dava facoltà al Presidente ad autodeterminarsi una indennità di carica.
Va da sé che pare che il Presidente si sia liquidato una indennità del 60 per cento rispetto a quella che è la vecchia indennità di un consigliere regionale che – come sappiamo – è stata ridotta del 50 per cento e che questa indennità è superiore, addirittura, al contributo ordinario, cioè che la Regione assicura alla Fondazione per le spese di funzionamento con le risorse proprie.
L’interrogazione mira a conoscere quali provvedimenti urgenti la Giunta regionale intende prendere per recuperare, innanzitutto, queste somme che sono state corrisposte illegittimamente, contra legem, contro una legge approvata dallo stesso Consiglio regionale in capo al Presidente e agli altri soggetti in violazione della legge regionale numero 22 del 2010.
Consigliere Naccari Carlizzi, c’è stato riferito
dal Segretario generale che avrebbe dovuto rispondere l’assessore Fedele, altrimenti non le avrei fatto argomentare
l’interrogazione ma l’avremmo differita.
Mi si dice adesso, però,
che su questo è competente l’assessore Salerno che vorrebbe essere presente per
dare una risposta diretta all’argomento in ispecie.
Se non le dispiace
potremmo differirla. Le dico questo perché altrimenti prima di farla
intervenire avrei differito l’argomento.
Solo una precisazione.
Anche io attendo con ansia la risposta dell’assessore Salerno. Voglio solo
sottolineare che questa interrogazione è stata presentata il 10 maggio 2013.
Poiché segnala un grave abuso che si è realizzato tramite quella deliberazione
di Giunta e che si sta realizzando tramite la percezione di queste somme
vietate dalla legge regionale,
pregherei lei – nella qualità di Presidente – di informare l’assessore Salerno
non tanto sull’urgenza di una risposta alla mia interrogazione ma di un
intervento puntuale della Giunta regionale che serva a rimuovere quello che è
un abuso in senso stretto.
E’ stata presentata interrogazione a
risposta immediata numero 386 del 24 giugno 2013 a firma del consigliere
Giordano “Sul disimpegno di rete ferroviaria italiana rispetto agli
investimenti sull’area portuale di Gioia Tauro”.
Il consigliere Giordano non è in
Aula, pertanto l’interrogazione decade.
Siamo all’interrogazione a risposta immediata numero 389 del 24 giugno 2013 a firma del consigliere Guccione “Sulla mancata stipula delle convenzioni per l’attivazione del servizio antincendio della Regione Calabria” di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale, all'assessore all'agricoltura e al sottosegretario alla protezione civile. Per sapere – premesso che:
l’arrivo della stagione estiva aumenta nella nostra regione il verificarsi degli incendi boschivi che, se non adeguatamente individuati, fronteggiati e circoscritti per tempo, rappresentano una grave minaccia per gli uomini, le abitazioni e il grande patrimonio naturalistico calabrese;
da quattro giorni nelle località Macchia della Pita in agro di Bocchigliero e Mezzo
Campo in agro di Savelli è in corso un vasto incendio che sta distruggendo
decine di ettari di bosco e di vegetazione mediterranea senza che ancora sia
stato effettuato alcun tipo di intervento aereo e terrestre così come
denunciato pubblicamente dagli amministratori comunali di Bocchigliero -:
se ancora a tutt'oggi non siano state corrisposte le risorse destinate alla Convenzione stipulata tra la Regione Calabria e il Comando Regionale dei Vigili del fuoco per la lotta contro gli incendi boschivi;
se non siano state ancora trasferite le risorse necessarie al saldo del servizio svolto negli anni 2011 e 2012, determinando addirittura il ricorso di quest' ultimo alle vie legali;
se analoga situazione si sarebbe verificata nei confronti del Corpo Forestale dello Stato, impossibilitato a utilizzare due elicotteri attualmente bloccati all'aeroporto di Lamezia Terme e a svolgere le funzioni di coordinamento aereo e terrestre degli interventi antincendio (DOS) poiché la Regione Calabria non avrebbe ancora provveduto a trasferire le risorse che riguardano il saldo dell'utilizzo degli elicotteri negli anni 2011 e 2012 e il coordinamento terrestre degli interventi svolto nel 2012;
se la Regione Calabria non abbia ancora provveduto a
stipulare con la Protezione Civile Nazionale la convenzione annua per
l'utilizzo di due aerei canadair,
attualmente fermi all'aeroporto di Lamezia Terme, perché non sarebbe in grado
di versare la propria quota-parte necessaria all'attivazione della stessa;
se non reputa grave ed inammissibile il
fatto che, alla data odierna, con l'eccezionale ondata di caldo che sta
interessando tutto il nostro territorio, la Regione Calabria non sia ancora in
grado di rendere operativo un servizio fondamentale per la salvaguardia della
vita degli uomini e del patrimonio ambientale del nostro territorio;
se non ritenga necessario individuare e
rimuovere coloro i quali si sono resi responsabili di tale gravissima
situazione e predisporre un atto deliberativo urgente che sblocchi e
regolarizzi immediatamente il servizio antincendio nella nostra regione,
essenziale per la salvaguardia e la tutela della vita delle persone e di oltre
seicentomila ettari di foresta.”
Chi risponde all’interrogazione?
Dovreste dirmi voi della Giunta. Chi è
competente per materia dell’argomento di cui trattasi? Il delegato al ramo chi
è?
(Interruzione)
Consigliere Guccione, la differiamo alla prossima seduta. Manca il sottosegretario Dima, competente a risponderle.
Presidente, la illustro comunque.
Rimane a verbale, la vuole solo illustrare? Rimarrà a verbale e non avrà risposta, la differiamo la prossima volta con l’impegno di inserirla al primo punto all’ordine del giorno.
Capisco, Presidente, ma preferisco illustrarla.
Ma lo dico per lei affinché abbia una risposta esaustiva o meno rispetto alle sue aspettative. La mettiamo al primo punto all’ordine del giorno della prossima seduta in cui verranno discusse le interrogazioni a risposta immediata. Prendo io l’impegno.
La illustro.
La vuole illustrare? Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente.
L’ho voluta illustrare perché
ritengo che se abbiamo istituito le interrogazioni a risposta immediata
sia un criterio di serietà arrivare preparati come Giunta
a rispondere. Ma questa è una grave questione nel senso che siamo in piena
estate ed ancora le convenzioni con i Vigili del fuoco ed il Corpo
forestale della Calabria non sono state
ancora sottoscritte dalla Regione Calabria perché i Vigili del fuoco accreditano
ancora le somme dovute alle convenzioni del 2011 e del 2012; il Corpo forestale
le convenzioni per l’utilizzo dei due elicotteri per il 2011 e il 2012. E fatto
grave è che per il 2013 ancora le convenzioni non sono state fatte e i
due elicotteri del Corpo forestale dello Stato per questa inadempienza
della Regione Calabria sono stati spostati in altre regioni.
Manca, quindi, un coordinamento del sistema antincendio
Calabria; sappiamo vista l’estate incombente che vi è il rischio che migliaia
di ettari di bosco della nostra Regione vadano in fumo grazie alle inadempienze
della Giunta regionale.
Se ha finito collega Guccione, essendo assente il sottosegretario Dima, nella prossima seduta, appena possibile, le sarà data una risposta.
Siamo alla’interrogazione a risposta
immediata numero 390 del 24 giugno 2013 a firma dei consiglieri Giamborino,
Guccione “Sul reparto di nefrologia dello Iazzolino di Vibo Valentia che è
stato declassato da struttura complessa a struttura semplice” di cui do
lettura: “Al Presidente della Giunta
regionale. Per sapere - premesso che:
in attuazione al Decreto 106/2011
voluto, predisposto ed adottato dal Governatore Giuseppe Scopelliti nella sua
qualità di Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal
disavanzo del settore sanitario, il reparto di Nefrologia dello Jazzolino di
Vibo Valentia è stato declassato da Struttura complessa a Struttura semplice e,
al contempo, sono state soppresse le Strutture semplici di Nefrologia a Serra
San Bruno, Tropea, Nicotera e Soriano Calabro;
allo Jazzolino, il reparto di
Nefrologia assicura soltanto prestazioni ambulatoriali, con pesanti disagi per
l'utenza vibonese;
nell'ultimo anno da più parti,
compresa la sezione calabrese della Società italiana di Nefrologia e la sezione
regionale dell'Associazione nazionale emodializzati, sono giunti moniti e
proteste rimaste puntualmente inevase, al punto che la struttura regionale ha
più volte dato l'impressione di non voler minimamente sforzarsi per cogliere
l'afflizione di chi soffre e di chi quotidianamente è costretto a vedere il
proprio diritto alla salute calpestato da inaccettabili decisioni assunte da
chi, invece, per il ruolo ricoperto, dovrebbe soltanto aiutare e sostenere chi
soffre e chi lotta con la malattia;
è rilevante la forte sperequazione
dell'offerta sanitaria e la scarsa omogeneità dei livelli essenziali di
assistenza, come peraltro è emerso in maniera chiara e drammatica durante la
riunione congiunta del Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti
regionali con il Comitato permanente per la verifica dei LEA dell'8 aprile
2013, in provincia di Vibo Valentia stanno creando immani e irragionevoli
difficoltà all'utenza vibonese;
la logica puramente e
dissennatamente contabile che contraddistingue le politiche sanitarie del
Governatore Scopelliti sta cassando il diritto alla salute, soprattutto in
quelle province maggiormente penalizzate dalla forte ed evidente sperequazione
dell'offerta sanitaria;
l'aggiornamento dei nuovi Lea,
attuato con il Dl Balduzzi, contempla anche le Patologie Renali Croniche ed il
Rene Policistico Autosomico Dominante;
pertanto, la ripartizione dei posti
letto per i pazienti nefrologici penalizza oltremisura l'utenza vibonese, in
una provincia dove la domanda è in continua crescita -:
se il Commissario ad acta per
l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario sia a
conoscenza della insostenibilità di questo stato di cose;
quali iniziative e soluzioni tese ad
attutire al più presto gli inaccettabili disagi che ledono i diritti elementari
dei cittadini e che penalizzano i pazienti vibonesi e le loro famiglie intenda
attuare il Commissario ad acta per l'attuazione del Piano di rientro dal
disavanzo del settore sanitario.”
Prego, consigliere Giamborino.
L’interrogazione si illustra da sé. Però vi è necessità, signor Presidente, di
informare l’Aula perché quest’Aula io la vedo – ma non è per sua responsabilità
ma per responsabilità di noi tutti – sostanzialmente assopita o in tutt’altre
faccende affaccendata.
Le vorrei dire, per far
rimanere agli atti del Consiglio, che l’Ospedale civile di Vibo Valentia - che è un ospedale provinciale al pari di quello di Crotone
se non pari a quella di Reggio Calabria, Catanzaro
e quant’altro, ma per il diritto alla salute certamente sì - è stato declassato
non solo come ospedale ma anche come reparto
di nefrologia.
Ora c’è stata una
protesta della stessa associazione nazionale su questa cosa, e non si capisce,
veramente, con quale responsabilità si possa consumare una cosa del genere solo
a Vibo Valentia, soprattutto in
considerazione che da qualche giorno la provincia
di Vibo Valentia anziché 150 mila abitanti va vicino ai 300 mila.
Dunque,
chi ha responsabilità su questa cosa stia attento a non scherzare con la salute
dei cittadini.
Allora
la struttura complessa è stata cambiata in struttura semplice e sembrerebbe che
nemmeno questa riesca a decollare.
Non
so se l’assessore risponderà visto che la delega alla sanità è nelle mani del
commissario che è poi lo stesso responsabile del governo regionale. Spero che
almeno sul diritto alla salute si possa avere una risposta che possa far
dichiarare il sottoscritto ed i consiglieri regionali che ne hanno diviso la
responsabilità soddisfatti.
Prego,
assessore Trematerra.
Grazie,
Presidente. In riferimento all’interrogazione del consigliere Giamborino ed in
relazione alle problematiche esposte dallo stesso si
precisa che i decreti del Presidente della Giunta regionale numero 18/2010 e
106/2011 – sono i decreti di riordino della rete ospedaliera – non hanno
previsto l’assegnazione di posti letto dedicati a nefrologia e dialisi a
conduzione autonoma ai presidi ospedalieri configurati come Spoke.
La rimodulazione dei posti
letto è stata delineata tenendo conto della produzione riferita al 2010 dai
singoli presidi ospedalieri. Nello stesso decreto 106/2011 è esplicitato che
nell’ambito delle aree funzionali le singole aziende
nell’articolare le Unità operative complesse potranno negli atti aziendali
individuare per determinate patologie o specifiche discipline delle Unità
operative semplici che meglio garantiscano la funzionalità del sistema.
Per come
comunicato l’Asp di Vibo Valentia, con propria deliberazione numero 1682 del 29
dicembre 2011, ha recepito e dato attuazione ai predetti decreti del Presidente
della Giunta regionale ed ha stabilito l’afferenza della nefrologia alla Unità
operativa di medicina generale assicurando, comunque, il fabbisogno di
assistenza ai pazienti nefropatici mediante l’utilizzo dei posti letto della
unità operativa di medicina.
Dalla
analisi dei dati di ricovero della Unità operativa complessa di nefrologia del
presidio ospedaliero di Vibo Valentia – relativi sempre al 2011 – si evince che
il numero di ricoveri effettuati è stato pari a 291.
Tale dato è
espressione del fabbisogno territoriale e conferma che, comunque, la
trasformazione a Unità operative semplici non preclude l’assistenza ai pazienti
nefropatici. Inoltre la valutazione della complessità della struttura va
effettuata alla luce anche di quanto riportato nel documento del Comitato Lea
approvato nella seduta del 26 maggio 2012 che, nel determinare gli standard per
l’individuazione di strutture semplici e complesse del Servizio sanitario
nazionale ex articolo 12, comma 1, lettera b) “patto per la salute”, fissa in
17,5 il numero di posti letto per la struttura complessa ospedaliera.
Vuole replicare?
Sì, brevemente, non per dire cosa diversa, ma per dire che
qui, ormai, l’imperativo è dura lex sed lex, se ti piace, ti piace, e non si vuole tenere conto… Come si fa a
rispondere ad una risposta tecnicamente di due pagine così in questa fase?! Si
vede che al rappresentante del governo hanno
fatto un appunto che doveva leggere in Aula, appunto che non tiene conto
dello stato dell’arte veritiero e che le prestazioni 290, quindi meno di 300,
sono dovute al fatto che i cittadini sono in emigrazione anche in questa
direzione.
Tuttavia,
la responsabilità è di chi governa, a noi il compito di denunciare
continuamente anche questo stato di pericolo, cosa che continueremo a fare e
per la quale, assessore Trematerra, mi dichiaro assolutamente insoddisfatto,
perché si evince che il presidente Scopelliti cerchi di sdrammatizzare la
situazione. Io le dico, signor Presidente, che abbiamo assolutamente contezza
che l’ospedale di Vibo Valentia si avvii totalmente alla chiusura per queste
iniziative politiche e non per il maglio della regola o della legge.
Continui
così, signor Presidente, e così continuando, si avvia ad avere, quella che
poteva e doveva essere la maggiore soddisfazione, la sua peggiore palla al
piede, perché non basta fare solo economia sulla sanità a costo o se questa
costa anche la soppressione di servizi primari come quella che ho qui
denunciato.
Le interrogazioni numero 392, 393 e 401 sono decadute
per assenza del proponente, consigliere Giordano.
E’ stata presentata interrogazione a risposta immediata n. 402 dell’ 08 luglio 2013 a firma del consigliere Guccione “Sulla mancata copertura finanziaria della legge n. 38 del 3.09.2012 <Valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria> per l’esercizio finanziario 2012”, di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
dopo oltre venti anni è stata approvata la legge n. 38 dello 03.09.2012 denominata "Valorizzazione e promozione del termalismo in Calabria", un settore strategico fondamentale poiché prevede interventi in tre aree importantissime (turismo, ambiente e cultura) per il decollo della nostra regione;
tale legge promuove e incentiva lo sviluppo termale attraverso l'ammodernamento e la realizzazione di strutture per il tempo libero e per la riconversione, l'ampliamento e l'ammodernamento degli stabilimenti termali;
per la prima volta sono stati individuati ed elencati all'articolo 2 della stessa legge i seguenti comuni termali calabresi: Lamezia Terme, Galatro, Antonimina, Bivongi, Spezzano Albanese, Guardia Piemontese, Acquappesa, Cassano allo Jonio, Cerchiara e Cotronei;
in base alla suddetta legge sono stati presentati da parte dei comuni e delle aziende termali interessate progetti per accedere al finanziamento previsto dalla legge che, per l'esercizio finanziario 2012, era stato quantificato in un milione di euro -:
se risulta a vero che tale copertura finanziaria (un milione di euro per l'anno 2012) non sia più disponibile;
se ciò dovesse risultare vero, si chiede di conoscere le ragioni e le motivazioni per cui tutto ciò è avvenuto, producendo un danno enorme a tutti quei comuni e quelle aziende termali che, molto prima dell'apertura della stagione delle cure termali, avevano presentato progetti per migliorare ed implementare la qualità dell'offerta dei propri servizi”.
Prego, consigliere Guccione.
Dopo circa vent’anni,
il Consiglio regionale si è dotato di una nuova legge sul termalismo, un settore
importante nella nostra regione,
che è uno dei pochi nel settore sanitario a produrre emigrazione attiva: mi
riferisco alle terme della provincia di Cosenza, che attraggono malati da altre regioni e formano, così, emigrazione
attiva. Noi siamo conosciuti in Italia come ad avere oltre 260 milioni di euro
ogni anno di emigrazione passiva.
Era stato
previsto un finanziamento della legge per l’esercizio finanziario del 2012 di
circa 1 milione di euro. Ricordo che questo milione di euro era stato spostato dal bilancio del Consiglio
regionale per dare un segnale politico alla copertura di questa importantissima
legge che vuole rilanciare il termalismo, l’ambiente, i beni culturali, i
percorsi che mettono insieme anche il mare e la montagna. Ad oggi, questo milione
non risulta più essere disponibile.
Chiedo quali siano le motivazioni e quali siano i problemi che
impediscono l’attivazione e il finanziamento delle domande che, nel frattempo,
sono pervenute.
Risponde l’assessore Giacomo Mancini.
Rispondo,
naturalmente, per quanto di
competenza dell’assessorato al bilancio. Se poi il consigliere Guccione vorrà interpellare il collega titolare
dell’assessorato alle attività produttive, lo potrà fare.
La copertura finanziaria per gli interventi di valorizzazione e
promozione del termalismo in Calabria è stata individuata con l’articolo 12
della legge regionale numero 38 del 2013, che ha quantificato gli oneri
derivanti dall’attuazione della legge in euro 1 milione per l’esercizio
finanziario 2012.
La disponibilità di tali fondi, con il comma 1 del medesimo articolo
12, è stata individuata nelle risorse
esistenti all’Upb 8.1.01.01, inerente al fondo corrente per far fronte agli
oneri derivanti dai provvedimenti legislativi che si perfezionano dopo
l’approvazione del bilancio, dello stato di previsione della spesa del bilancio
2012, ridotta del medesimo importo.
Il comma 2 dell’articolo
12 ha precisato che tale disponibilità finanziaria è utilizzata ponendo la
competenza della spesa in apposita Upb della spesa del bilancio 2012, vale a
dire provvedendo, con successiva delibera di variazione di bilancio, ad
istituire apposito capitolo di spesa da assegnare ai dirigenti titolari dei
centri di responsabilità amministrativa del competente dipartimento regionale.
Tale variazione è stata
regolarmente adottata con delibera della Giunta regionale numero 412 del 28
settembre 2012, attraverso la quale sono state iscritte nel bilancio di
previsione 2012, capitolo della spesa 22.02.06.01, risorse per un ammontare
pari ad euro 1 milione, per promuovere ed incentivare lo sviluppo termale, in
esecuzione della legge regionale 3 settembre 2012 numero 38.
La medesima deliberazione
ha assegnato il capitolo e le risorse al competente dipartimento delle attività
produttive. Con nota numero 323025 del 2 ottobre 2012, trasmessa tramite Pec in
data 3 ottobre 2012, il dipartimento bilancio ha provveduto a notificare la
delibera al dipartimento attività produttive per gli adempimenti di competenza:
adozione dei decreti di impegno e, successivamente, di liquidazione.
Da un controllo
effettuato dal dipartimento bilancio, non risulta che le risorse siano state
oggetto di impegno entro la fine dell’esercizio finanziario 2012, pertanto sono
transitate in economia e confluite nell’avanzo di amministrazione.
Consigliere Guccione, se
vuole, ha il tempo a disposizione per la replica.
Presidente,
mi congratulo con l’assessore Mancini perché è stato chiarissimo, emerge una
grande responsabilità non sua, ma del fatto che chi doveva utilizzare il
milione di euro non l’ha fatto; questo milione di euro, non essendo stato
impegnato, nonostante le domande pervenute da parte dei Comuni e delle aziende
interessate a questo settore, è andato in avanzo di amministrazione.
Ritengo
questo un fatto gravissimo, perché si parla di lavoro, di occupazione, di
rilanciare un settore così strategico e quelle poche risorse non risultano
essere impegnate. E’ un fatto veramente grave, è un’offesa alla Calabria e ai
calabresi!
Questa
questione la porremo ancora in modo più forte rispetto
al fatto di una inefficienza ad
utilizzare le
risorse disponibili. Questo è un fatto veramente grave e porremo la questione
anche in altre sedi.
Si passa all’interrogazione a risposta immediata numero 403 del 09 luglio 2013 di iniziativa del consigliere De Gaetano “Su chiusura Obi pediatrico del Tibero Evoli di Melito Porto Salvo (RC)”, di cui do lettura: “Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
con provvedimento immediato da parte degli organismi preposti nei
giorni scorsi è stata disposta la chiusura del servizio di Osservazione Breve
Intensiva pediatrica presso il presidio ospedaliero "Tiberio Evoli"
di Melito P.S.;
tale servizio copriva un bacino di oltre 70 mila utenti nonché una
grossa fetta di territorio della Provincia di Reggio Calabria, in particolare
della fascia ionica e dell'Area grecanica;
il pronto soccorso pediatrico garantiva la copertura del servizio anche
nelle ore notturne, ed era destinato alla tutela delle fasce più deboli, nel caso
specifico di quelle in età pediatrica;
tale provvedimento comporterà, di fatto, la scopertura del servizio per
l'intera parte di costa ionica comprendente la fascia territoriale Reggio
Calabria - Locri, che nei mesi estivi è soggetta, tra l'altro, ad incremento
consistente della popolazione vista la sua forte vocazione turistica;
tale scelta, dettata da logiche di taglio indiscriminato della spesa
sanitaria, comporterà enormi disagi per la popolazione locale con relativo
aumento dei livelli di rischio sanitario considerate anche le particolari
caratteristiche geografiche del territorio e considerata la fatiscenza della
statale 106, unica strada di collegamento fra i centri dell'Area grecanica e
gli altri presidi ospedalieri;
si andranno ad "intasare" altre strutture sanitarie presenti
sul territorio e già gravate dall'ampia utenza di riferimento -:
quali iniziative urgenti intenda mettere in atto
affinché possa essere garantita la riapertura del suddetto servizio, al fine di
garantire il diritto alla salute dei cittadini del comprensorio ed i livelli
essenziali di assistenza sanitaria a tutela delle fasce più deboli, nello
specifico quelle in età pediatrica”.
Prego, consigliere De Gaetano.
Ho
presentato questa
interrogazione per la chiusura dell’Obi pediatrico
di Melito Porto Salvo. Come sapete, è stato fatto un provvedimento da parte
degli organismi preposti dell’Asp di Reggio Calabria che ha chiuso circa venti giorni fa l’Obi pediatrico di Melito
Porto Salvo.
Tale Obi copriva una zona di circa 70 mila abitanti, che comprende
tutta la zona dell’area grecanica e la provincia di Reggio Calabria. L’Obi
pediatrico serviva anche in questo periodo tanti turisti che venivano in questa
zona ed usufruivano di questo ospedale durante il periodo estivo.
Questo provvedimento priva un’intera fascia di popolazione, la
popolazione più debole, i bambini, di avere un servizio e sono costretti gli
abitanti di questo territorio a dover ricorrere a Reggio Calabria o a Locri.
Parliamo di una fascia molto grande, con alcuni Comuni che stanno in montagna,
che per arrivare già a Melito Porto Salvo, che sono circa 30 chilometri, ci
impiegano 40-55 minuti per arrivare all’ospedale, immaginate per arrivare a
Locri da Roccaforte, da Roghudi, quello che significa arrivare a Locri da
Reggio Calabria! L’Obi veniva fruito soprattutto nelle ore notturne,
quindi ancora maggiore è la difficoltà per queste famiglie.
Questo taglio che è stato fatto all’ospedale di Melito va nella
direzione della chiusura di quest’ospedale. Noi, invece, come Partito
democratico riteniamo che questo ospedale vada salvaguardato ed implementato e
che questo sia il primo atto che porterà alla chiusura dell’ospedale di Melito
Porto Salvo.
Quindi noi chiediamo, con questa interrogazione, di ripristinare
immediatamente l’Obi pediatrico che è stato chiuso per mancanza di personale e
che, anche tramite trasferimenti, venga implementato il servizio ripristinato e
che questo sia l’inizio di una rinascita di questo ospedale, che è fondamentale
per la nostra provincia, per l’area grecanica e per dare servizi ai cittadini
della provincia di Reggio Calabria e soprattutto ai bambini, che sono i
fruitori di questo servizio.
Risponde l’assessore Trematerra.
In
relazione all’interrogazione del consigliere De
Gaetano, va precisato che la dismissione
del servizio in questione, osservazione breve intensiva pediatrica presso l’ospedale di Melito Porto
Salvo, è stata adottata come conseguenza di quella che era una direttiva da
parte del dottor Luigi D’Elia, subcommissario per l’attuazione del Piano, che
attraverso un’apposita nota, la 86772 del 12 marzo 2013, in buona sostanza ha
dichiarato che l’osservazione breve intensiva può essere attivata solo ed
esclusivamente negli ospedali cosiddetti Hub e Spoke, come d’altronde si evince
dal decreto del Presidente della Giunta regionale, il 18 del 2010 e successivi
decreti.
C’è da dire, inoltre, che nel succitato ospedale è, peraltro, attiva e
funzionante nelle 24 ore la struttura autonoma di pronto soccorso, che per la
sua tipologia lavorativa è deputata alla garanzia delle prestazioni
multidisciplinari e delle relative indagini strumentali correlate. Quindi sono
interventi di primo intervento, che comunque possono essere garantiti dallo
stesso ospedale per quanto riguarda sia l’emergenza che l’urgenza.
Va anche evidenziato che sempre nell’ospedale di Melito Porto Salvo,
proprio in considerazione delle esigenze della specialità, è stato
contestualmente attivato, a far data dal 4 luglio 2013, un ambulatorio dedicato
alla pediatria funzionale e funzionante nelle ore antimeridiane, cioè dalle 8
alle 14,00, dei giorni feriali.
Consigliere De Gaetano, prego.
Ovviamente mi dichiaro insoddisfatto, per un semplice motivo: che non
sia ospedale Spoke o che non sia ospedale di riferimento, conta ben poco per le
madri che devono portare i bambini all’Obi. Questo non significa che per questa
motivazione 70 mila abitanti devono restare privi di un servizio fondamentale
che è stato sempre garantito in quell’ospedale.
Il Presidente Scopelliti, nei giorni scorsi, ha dichiarato che due
ospedali della provincia di Cosenza che prima dovevano essere chiusi, lui ha
intenzione di tenerli aperti. Si può fare la stessa cosa per l’Obi pediatrico
di Melito Porto Salvo, perché una delibera fatta, se è sbagliata, può essere
cambiata. Noi la riteniamo sbagliata ed ingiusta per quel territorio, quindi
chiediamo che l’Obi sia nuovamente ripristinato all’ospedale di Melito Porto
Salvo e che questo sia il primo passo per rilanciare questo ospedale, che è
fondamentale per l’area grecanica e la provincia di Reggio Calabria.
Siamo all’interrogazione a risposta immediata numero
405 del 15 Luglio 2013 a firma del consigliere Giordano: “Sulla presunta
soppressione di alcuni treni regionali effettuata da
Trenitalia”.
Poiché l’interrogante è assente, l’interrogazione è decaduta.
Comunico all’Aula che il consigliere regionale Antonio Rappoccio, con nota 25 luglio 2013, acquisita in pari data al protocollo generale numero 34721, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di consigliere regionale, a partire dalla data del 24 settembre 2013.
Esaurite le interrogazioni,
passiamo al primo punto all’ordine del giorno previsto per l’odierna seduta, la proposta di legge numero 478/9^ di
iniziativa dei consiglieri Imbalzano
e Nicolò, recante: “Modifiche ed integrazioni all’articolo 13 della legge regionale 26/2013 “Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 (Norme per la tutela e
la gestione della fauna selvatica e l’organizzazione del territorio ai fini della
disciplina programmata dell’esercizio venatorio)”.
E’ relatore
il consigliere Gallo, che ha facoltà di intervenire.
Di
recente abbiamo approvato
la legge di modificazione
relativa al riordino faunistico-venatorio. Su proposta dei consiglieri Imbalzano
e Nicolò, si propone una
ulteriore modifica, vale a dire una modifica per prorogare fino al termine
della legislatura regionale in corso il rinnovo delle attuali commissioni
d’esame in materia per l’abilitazione venatoria, previste dall’articolo 17
della legge regionale numero 9 del 1996, recentemente modificata.
Naturalmente
tale slittamento, tale opportunità – si legge nella relazione introduttiva alla
proposta di legge – sono da ricercarsi nella necessità di non interrompere e
rallentare il lavoro già in corso delle
commissioni venatorie ed evitare altrimenti inevitabili ingorghi amministrativi
negli adempimenti per l’attuazione della legge regionale numero 9 del 17 maggio
1996, modificata dalla legge regionale 26/2013, ed anche per evitare possibili
contenziosi.
Quindi, di fatto, si propone lo slittamento dell’entrata in vigore
della norma relativamente alla formazione delle nuove commissioni venatorie
all’inizio della prossima legislatura.
In merito c’è un emendamento interamente sostitutivo presentato dal
consigliere Imbalzano e dal sottoscritto.
Lo vuole illustrare, consigliere Imbalzano. Prego.
Si
tratta di un emendamento tecnico che, sostanzialmente, sostituisce l’intera proposta di legge, ma non modifica di una virgola il contenuto della stessa legge, quindi si tratta di un emendamento di carattere meramente tecnico.
Nulla da aggiungere alle motivazioni già espresse dal relatore, consigliere
Gallo, ovviamente sono quelle le motivazioni che hanno spinto a proporre questo
slittamento, questo per non mettere le commissioni nella difficoltà di poter
continuare agevolmente il loro lavoro.
Se non ci
sono altri interventi, passiamo
all’esame dell’articolato del testo interamente sostitutivo.
Pongo in votazione l’articolo 1.
(E’
approvato)
Pongo in votazione l’articolo 2.
(E’
approvato)
Pongo in
votazione il provvedimento nel suo complesso.
(Il Consiglio approva)
(E’ riportato in allegato)
Punto successivo all’ordine del
giorno: proposta
di provvedimento amministrativo numero 230/9^ di iniziativa della Giunta
regionale, recante – “Adozione della revisione del Psr Calabria 2007-2013,
approvata dalla Commissione europea con decisione n. C(2013) 379 final del 25
gennaio 2013”.
E’
relatore il consigliere, che ha facoltà
di intervenire.
Questa proposta di provvedimento amministrativo già approvata in Commissione il 5 luglio, di iniziativa
dell’esecuzione regionale, prevede l’adozione della revisione del Psr Calabria
2007-2013, così come già approvata dalla Commissione europea con decisione numero 379 del 25 gennaio 2013.
Non ricorderò ai colleghi di che cosa tratta il Psr, che
opera sul territorio regionale, che è il principale strumento di
programmazione e finanziamento per gli interventi nel settore
agricolo-forestale e dello sviluppo rurale.
Il provvedimento in esame prevede, in conformità a quanto dettato dal
Regolamento Ce numero 1974 del 2006, una revisione del Programma di sviluppo rurale
della Regione Calabria. In particolare, questa revisione riguarda la modifica
del contributo globale dell’Unione per l’intero periodo di programmazione e la
sua ripartizione annuale per quanto riguarda il 2013.
In Commissione, l’Autorità di gestione del Psr Calabria, specificando
le motivazioni che hanno portato alla decisione di procedere a una revisione
del programma, ha sottolineato che la revisione è stata adottata a seguito di
decisione vincolante della Conferenza Stato-Regioni, in forza della quale tutte
le Regioni italiane hanno rinunciato al 4 per cento delle risorse per il 2013 a
favore delle regioni colpite da eventi sismici.
Queste risorse sono state, quindi, espunte dalla Misura 126 “Ripristino
del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali e
introduzione di adeguate misure di prevenzione del Psr Calabria”, atteso che –
così come era strutturato – non avrebbe prodotto spesa.
La Commissione europea, quindi, ritenute adeguate le motivazioni
fornite a sostegno della proposta di modifica, ha approvato la revisione con
decisione – come ricordavo poc’anzi – numero 379 del 25 gennaio 2013.
Per questi motivi, propongo al Consiglio regionale l’approvazione della
proposta di provvedimento amministrativo.
Chiede di parlare il consigliere Naccari Carlizzi. Ne ha facoltà.
Ci mancherebbe, assoluta condivisione per questo intervento
che è disposto per un criterio di solidarietà rispetto a ciò che è avvenuto,
però dal mondo agricolo viene una raccomandazione
all’assessore, che peraltro gode di
una stima personale, almeno da parte mia, ma so anche da parte dei colleghi.
Assessore, le calamità che
colpiscono la Calabria, le condizioni in cui versano alcuni territori in
conseguenza di alcuni eventi non meritano anche da parte del Governo nazionale,
quindi sollecitato da parte del governo regionale, una eguale attenzione?
Quindi noi immaginiamo, perché leggiamo molto spesso che ci sono territori che
attendono una serie di interventi e, un po’ per la carenza di risorse, un po’ per i ritardi
con cui il Governo nazionale interviene nei vari ambiti, poi rimangono
abbandonate alcune colture, alcune aspettative degli agricoltori.
Credo, quindi, che lei debba, in qualche maniera, interloquire e farsi
carico anche di una considerazione maggiore che i nostri territori meritano su
dei fatti rispetto ai quali, ci mancherebbe, la solidarietà nostra è massima,
il nostro impegno è massimo, lo dimostriamo in questa occasione. Vorremmo che
fosse dimostrato anche in altre occasioni verso la Calabria.
Ha chiesto di parlare l’assessore Trematerra. Ne ha facoltà.
Giusto
per fare il punto rispetto alle considerazioni del consigliere Naccari
Carlizzi. A parte la solidarietà alla Regione in questione, c’è anche da dire
che nel tempo le normative rispetto alle calamità naturali sono cambiate e la
Misura in questione, da cui abbiamo fatto questa operazione di spostare le
risorse, era una Misura che, purtroppo, per come era stata concepita nella
vecchia programmazione, non era al passo con quelli che erano gli eventi
calamitosi che potevano essere finanziati dalla Misura del Psr, perché per le
altre questioni, nel frattempo, è subentrata una normativa nazionale che impone
alle singole aziende o comunque agli agricoltori di dotarsi di una propria
assicurazione.
E’ difficile, ormai, che il Governo centrale possa finanziare, quindi
dare sostegno economico laddove ci sono delle calamità naturali. Ricordo che
l’ultima calamità naturale su cui il Governo ha spostato delle risorse è del
2011. Ormai il Governo nazionale tende a creare le condizioni – questo sì –
perché le aziende possano in maniera autonoma farsi un’assicurazione e quindi
intervenire, nel momento in cui ci sono le calamità naturali, con i premi
assicurativi.
Quindi questo spostamento di risorse era anche frutto della necessità
comunque di spostarle, perché altrimenti sarebbero andate in disimpegno, perché
sicuramente quella Misura delle calamità previste nel Psr non avrebbe generato
possibilità di dare risposte alle eventuali aziende soggette a calamità
naturali.
Non ho più iscritti a parlare in merito al suddetto provvedimento
amministrativo numero 230/9^, che pongo in votazione nel suo complesso
(Il
Consiglio approva)
(E’
riportato in allegato)
L’ordine del giorno reca la proposta di legge numero 387/9^ di iniziativa del consigliere Giordano: “Modifica alla legge regionale 19 aprile 2012, n. 13 (Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare)”.
E’ relatore
il consigliere Pacenza che ha facoltà
di intervenire.
Come
da lei anticipato, Presidente, il proponente è
il consigliere Giordano e si tratta di una proposta di legge atta a rettificare un errore verificatosi in coordinamento formale.
La proposta di legge in questione modifica la
legge regionale numero 13 del 2012 e
l’elemento oggetto di rettifica è il primo comma dell’articolo 10.
La legge in questione è quella relativa alle disposizioni inerenti la
tutela della sicurezza e la qualità del lavoro e il contrasto all’emersione del
lavoro non regolare. In pratica, è una legge che tende a contrastare gli
effetti negativi del lavoro irregolare e sommerso.
Con questa rettifica si tende a portare nel suo giusto alveo una legge
modificando il comma 1 dell’articolo 10.
Nessuno chiede di intervenire, pertanto si passa all’esame
dell’articolato.
Pongo in votazione l’articolo 1.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione la legge nel suo complesso.
(Il Consiglio approva)
(E’ riportata in allegato)
L’ordine del giorno reca la proposta di provvedimento amministrativo numero 219/9^ di iniziativa della Giunta regionale: “Bilancio di previsione dell'Aterp (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale Pubblica) della provincia di Crotone per l'anno finanziario 2013”.
E’ relatore
il consigliere Imbalzano che ha facoltà
di intervenire.
Comunico
che la Commissione bilancio,
nella seduta del 29
maggio 2013, ha licenziato la proposta di provvedimento
amministrativo relativa al
bilancio di previsione Aterp di Crotone per
l’esercizio
finanziario 2013.
Dalle relazioni allegate alle proposte di provvedimento amministrativo
si evince come sia ancora attuale il problema della morosità, un fenomeno che
continua ad alimentare la considerare del residui attivi che – evidenzia il
dipartimento bilancio – per la maggior parte risalgono ad anni anteriori al
2007.
Tuttavia lo stesso dipartimento riconosce all’ente l’impegno profuso
per ridurre la loro consistenza. Da ciò consegue la raccomandazione di non
utilizzare l’avanzo di amministrazione che ammonta a 166.019 euro, in quanto ancora
provvisorio, poiché dovrà essere rideterminato in seguito all’approvazione del
conto consuntivo per l’anno 2012.
Il dipartimento segnala, altresì, che, ai sensi dell’articolo 8 della
legge regionale numero 47 del 2011, è previsto che il risultato di amministrazione
sia determinato secondo il nuovo principio della competenza finanziaria, il che
comporta che i residui attivi potranno essere mantenuti in bilancio solo se è
stata verificata loro esigibilità effettiva, comprovata da specifica
documentazione, che sarà poi trasmessa sia al dipartimento competente che al
dipartimento bilancio.
Il dipartimento ha, inoltre, eseguito una comparazione tra gli impegni
di spesa assunti negli anni 2009-2011, risultanti dai consuntivi trasmessi
dall’azienda, i dati di bilancio e quelli della delibera di adeguamento alla
legge regionale numero 69 del 2012, verificando, così, l’effettiva riduzione di
spesa in ottemperanza alle disposizioni legislative.
Il Collegio dei revisori, nell’esprimere parere favorevole all’approvazione
del bilancio di previsione 2013, evidenzia che il bilancio è stato redatto in
conformità a quanto disposto dal Titolo II della legge regionale 22/2010,
recante: “Misure di razionalizzazione e riordino della spesa pubblica”.
Nell’eseguire il controllo sulla deliberazione del direttore generale
numero 16 del 16 gennaio 2013 sul contenimento della spesa per beni e servizi
anno 2013, il Collegio dei revisori stesso non ha rilevato vizi e raccomanda
all’ente di proseguire il contenimento delle spese in funzione di quanto
previsto dalle disposizioni di legge, consigliando un’attenta ed oculata
gestione delle risorse.
Il dipartimento lavori pubblici esprime parere favorevole per
l’approvazione del bilancio di previsione 2013, condividendo appieno l’invito
del Collegio dei revisori a proseguire nell’azione di contenimento delle spese
stesse.
La seconda Commissione bilancio e affari comunitari, preso atto della
dichiarazione di regolarità dell’atto reso dai dirigenti della Giunta regionale
competente per materia, ha approvato il provvedimento amministrativo facendo
proprie le osservazioni e le raccomandazioni espresse dal Collegio dei
revisori, dal dipartimento lavori pubblici e dal dipartimento bilancio.
Non ho iscritti a parlare, quindi pongo in votazione il provvedimento
219/9^ nel suo complesso.
(Il
Consiglio approva)
(E’
riportato in allegato)
L’ordine
del giorno reca la proposta di provvedimento amministrativo numero
220/9^ di iniziativa della Giunta regionale: “Bilancio di previsione dell'Arcea
(Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura) per l'anno
finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015”.
E’ relatore
l’onorevole Imbalzano, che ha facoltà
di intervenire.
Comunico che la seconda Commissione,
nella seduta del 29 maggio, ha
approvato il bilancio di previsione dell’Arcea per l’esercizio finanziario 2013
e pluriennale 2013-2015.
In questo mio breve intervento vorrei soffermarmi, in particolare, su
alcuni profili contabili e finanziari dell’ente rilevati dal Collegio dei
revisori dei conti e dai dipartimenti regionali competenti.
In primo luogo, occorre considerare che l’Agenzia ha rideterminato il
bilancio di previsione 2013 alla luce del recepimento da parte delle Regioni
delle nuove disposizioni statali in tema di spending review. In modo
particolare l’Arcea, per effetto della legge regionale 69/2012, collegata alla
manovra di finanza regionale 2013, ha subìto una riduzione del 20 per cento
rispetto al 2012 del contributo ordinario di funzionamento erogato dalla
Regione che per l’esercizio 2013 è pari a 2 milioni e 320 mila euro.
Ciò, di fatto, ha comportato una diminuzione degli stanziamenti in
tutti i capitoli di spesa del bilancio dell’Agenzia, quindi l’esigenza di
riformulazione il progetto di bilancio.
Il Collegio dei revisori ha espresso parere favorevole circa la
conformità del bilancio ai princìpi contabili e alla normativa per la
contabilità generale e specifica in vigore, così come il dipartimento
agricoltura, che si è pronunciato in senso favorevole sull’approvazione del
bilancio di previsione 2013 e pluriennale 2013-2015, senza rilevare
vizi sotto il profilo della legittimità e del merito.
Il dipartimento bilancio, dal canto suo, nella propria relazione
istruttoria ha espresso parere favorevole al bilancio di previsione 2013. Lo
stesso dipartimento, sul versante della spesa, ha effettuato un confronto fra
le previsioni di spesa per il 2013 e gli impegni rendicontati nel 2009 e 2011,
evidenziando che l’Arcea ha rispettato le disposizioni previste dal collegato
2013 in tema di razionalizzazione delle spese per gli enti subregionali.
Sul versante contabile, l’Agenzia iscrive in bilancio un avanzo di
amministrazione presunto per il 2013 pari a 1.186.184 euro. Questo valore risulta
in aumento rispetto al 2012, il che attesta un miglioramento del risultato di
gestione aziendale. Tuttavia tale quota di avanzo, come raccomandato dal
dipartimento bilancio, non può essere utilizzata fino a quando l’Agenzia non
approverà il conto consuntivo 2012.
In sede di seconda Commissione, dall’audizione del rappresentante
dell’Arcea, è emerso che l’Agenzia si è uniformata alle disposizioni della
legge regionale numero 69 del 2012 in tema di riduzione delle spese per gli
enti subregionali e che, sebbene il contributo regionale per il funzionamento
sia appena sufficiente a garantire i pagamenti del personale, l’Agenzia ha
comunque continuato ad erogare i servizi e a svolgere le attività di sua
competenza.
In quella sede, inoltre, il rappresentante dell’ente ha auspicato che,
al fine di garantire la prosecuzione delle attività, vengano attribuite
all’Agenzia maggiori risorse finanziarie e venga avviato un percorso
legislativo che preveda una deroga in favore dell’Agenzia rispetto
all’applicazione delle norme in tema di contenimento della spesa.
Aggiungo che, per venire incontro a queste esigenze manifestate in sede
di assestamento di bilancio, le somme assegnate per il funzionamento dell’ente
sono state impinguate per 1 milione e 360 mila euro.
Per questi motivi, signor Presidente, la prego di sottoporre all’Aula
l’approvazione del provvedimento.
Non ho iscritti a parlare in merito all’argomento, per cui pongo in
votazione il provvedimento amministrativo 220/9^ nel suo complesso.
(Il
Consiglio approva)
(E’
riportato in allegato)
L’ordine del giorno reca la proposta di Regolamento interno del C.A.L. – Eventuali osservazioni – (art. 9, comma 7, L.R. 1/2007).
Il Consiglio delle autonomie locali Regione Calabria ha
presentato la proposta di Regolamento per eventuali osservazioni, così come
recita l’articolo 9, comma 7, della legge regionale di riferimento: “Prima
dell’approvazione, la proposta di Regolamento è trasmessa al Consiglio
regionale, che può formulare eventuali osservazioni per i profili attinenti
all’accordo procedurale e funzionale tra il Consiglio delle autonomie locali,
il Consiglio regionale e tutta la Giunta”.
Se non ci sono osservazioni,
ritrasmettiamo l’atto all’organismo preposto per l’approvazione.
Proseguiamo con il successivo ordine del giorno, la proposta di legge numero 484/9^ di iniziativa dei consiglieri Gallo, Pacenza, Scalzo, Chiappetta, Bruni, Serra, Grillo, recante: “Norme sull'utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità riammessi nel bacino regionale e non ancora utilizzati”.
La illustra il consigliere
Pacenza.
E’ una
di quelle proposte di legge che prendono il
via relativamente agli emendamenti che erano
stati presentati nel recente assestamento
di bilancio, è uno di quegli emendamenti non finanziari, quindi era un
emendamento ordinamentale, per i quali si è stabilito di dare priorità all’interno
delle Commissioni. Per l’appunto, riguarda una norma che prevede un utilizzo
migliore di quello che è stato finora per alcuni lavoratori, precisamente in
numero di 71, che, a dispetto dei 300 che si sono presi in considerazione, non avevano una definizione alla
destinazione lavorativa.
Con questa proposta di legge si tende, per l’appunto, verso un maggiore
e migliore utilizzo di questi lavoratori, senza onere finanziario per la
Regione Calabria e senza che questi lavoratori fuoriescano o possano fuoriuscire
dal bacino del precariato nel quale sono stati inseriti.
La legge
consta di tre articoli che io proporrei all’Aula affinché l’approvi
all’unanimità, così come è stato all’interno della Commissione competente.
Ha chiesto di parlare il consigliere Gallo. Ne ha facoltà.
Vorrei
dire che questa norma, di fatto, va a sanare
una disparità di trattamento subìta illo tempore da questi lavoratori. Erano circa
500-600 stabilizzati, poi il fallimento della società che li aveva stabilizzati
ha portato tutti a rientrare nel
bacino, ma molti di questi sono stati non solo ricollocati nel bacino, ma
riutilizzati e quindi percepiscono l’indennità dovuta da lavoratori socialmente
utili o di pubblica utilità. Circa 150 di questi sono rimasti fuori.
Con questa norma, che peraltro è compensativa, perché prevede la
riutilizzazione dei lavoratori che andranno a sostituire i lavoratori, di fatto
Lpu, che andranno in quiescenza, in pensione o usciranno dal bacino nel 2013,
non procura, quindi, ulteriori spese al bilancio regionale.
Inoltre, molti di questi lavoratori sono percettori della mobilità, per
cui di fatto queste somme non saranno più sborsate dalla Regione.
Non ho iscritti a parlare, pertanto pongo in votazione il provvedimento,
che consta di tre articoli.
Pongo in votazione l’articolo 1.
(E’
approvato)
Pongo in votazione l’articolo 2.
(E’
approvato)
Pongo in votazione l’articolo 3.
(E’ approvato)
Pongo in votazione la proposta di legge 484/9^ nel suo complesso.
(Il Consiglio approva)
(E’ riportata in allegato)
L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 221/9^ di iniziativa del consigliere Magno: “Disposizioni in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla tutela della salute”.
Relaziona il Presidente
della Commissione, consigliere Pacenza.
Anche questa è una proposta di legge che ha avuto l’unanimità
nella competente Commissione e va a sanare un vulnus rappresentato dalla
vidimazione del Registro degli infortuni nei luoghi di lavoro, in special modo
all’interno dell’ambito sanitario.
Si tratta di un provvedimento che dovrebbe e deve contribuire a
semplificare l’iter che si ha all’interno dei luoghi di lavoro, va a recepire
quella che è una normativa di carattere nazionale e questa soppressione
dell’obbligo di vidimazione non va ad eludere in alcun modo la necessità da
parte del datore di lavoro di comunicare eventuali infortuni che si dovessero
verificare.
Quindi è una norma che vuole contribuire a ridurre ulteriormente la
burocrazia amministrativa.
Nessuno chiede di intervenire, pertanto si passa all’esame
dell’articolato.
Pongo in votazione l’articolo 1.
(E’
approvato)
Pongo in votazione l’articolo 2.
(E’
approvato)
Presidente, la denominazione della proposta è cambiata, poiché aveva
una denominazione un tantino differente, noi l’abbiamo variato in corso di
approvazione, si parla di “disposizioni per la semplificazione delle procedure
amministrative relative al Registro infortuni”.
“Disposizioni per la semplificazione delle procedure amministrative
relative al Registro infortuni”.
Pongo in votazione il provvedimento 221/9^ nel suo complesso.
(Il
Consiglio approva all’unanimità)
(E’ riportato in allegato)
Proposta
di provvedimento amministrativo numero 234/9^ di iniziativa del consigliere
regionale Magarò, recante: “Proposta di legge al Parlamento – Disposizioni per
la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita
collettiva e riconoscimento della Lis, Lingua italiana dei segni.
Il
consigliere Magarò ha facoltà di svolgere la relazione.
Presidente,
si tratta di una proposta di legge da presentare al Parlamento che riguarda le
disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde
alla vita collettiva, cioè il riconoscimento della Lingua
italiana dei segni.
La
convenzione Onu stabilisce che le persone disabili, sorde, devono vedere
riconosciuta questa lingua dei segni da parte di tutte le nazioni. Finora 44
Nazioni hanno già deliberato ma ancora, purtroppo, l’Italia no.
In
Italia i cittadini sordi sono circa 5 milioni di cui almeno 60 mila sono sordi, per i quali l’apprendimento della lingua
parlata è particolarmente complesso e richiede anni di terapia da parte delle aziende
sanitarie.
Per
consentire la loro piena integrazione è necessario che il Parlamento riconosca
per legge la Lingua italiana dei segni. Le difficoltà che queste persone
incontrano tutti i giorni sono tante quando devono relazionarsi con gli uffici,
con la pubblica amministrazione, quando devono andare in ospedale, quando
devono contrarre matrimonio.
Penso
che si tratti di una conquista di civiltà. Con questo
provvedimento noi invitiamo il Parlamento a riconoscere, così come hanno fatto già 44 Nazioni, a far propria la decisione dell’Onu che
invita i Parlamenti a legiferare con l’augurio che questa nostra pressione,
questa nostra spinta sia raccolta al più presto dal Parlamento che nella scorsa
legislatura era già giunto ad un testo unificato che stava per essere
approvato.
Si
tratta, dal mio punto di vista di una conquista di civiltà per garantire la
piena integrazione dei sordi nel nostro Paese.
Questa
proposta è stata approvata alla unanimità dalla Commissione presieduta dal
collega Pacenza che ringrazio e la norma consta di tre articoli, e stabilisce
anche gli oneri finanziari.
Invito
l’Aula ad approvarla.
Nessuno
chiede di parlare pongo in votazione la proposta di provvedimento
amministrativo numero 234/9^.
(Il
Consiglio approva)
(E’
riportata in allegato)
Si
passa alla proposta di legge numero 317/9^ a firma dei
consiglieri Magno, Orsomarso, Scalzo, Franchino, Censore, Pacenza, Chiappetta,
Adamo, Bruni, Maiolo, Guccione, Giordano, De Masi, Sulla, Dattolo, Imbalzano,
Amato, recante: “Riconoscimento formale dei soggetti responsabili patti
territoriali e promotori contratti d’area calabresi quali Agenzia di sviluppo
locale”.
Ha chiesto di illustrarla il consigliere Magno. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente. E’
una proposta di legge approvata alla unanimità in seconda Commissione e
ringraziamo il Presidente Imbalzano per aver approfondito con più riunioni la
tematica. Ringraziamo anche tutti i consiglieri regionali che hanno
sottoscritto questa proposta di legge che riguarda il riconoscimento quale
Agenzia di sviluppo locale dei responsabili dei patti territoriali della
Calabria.
La
modifica della mission dei patti
territoriali in Agenzie di sviluppo locali si rende necessaria affinché gli
stessi proseguano la loro attività e siano elementi qualificanti per quanto
riguarda lo sviluppo regionale nelle materie di loro pertinenza, in modo
particolare lo sviluppo di impresa e il marketing territoriale.
Chiedo
all’Assemblea l’approvazione di questa legge che è composta da sei articoli.
Nessuno
chiede di parlare per discussione generale, pertanto, si passa all’approvazione
dell’articolato.
Pongo
in votazione l’articolo 1.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione l’articolo 2.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione l’articolo 3.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione l’articolo 4.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione l’articolo 5.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione l’articolo 6.
(E’
approvato)
Pongo
in votazione la legge nel suo complesso.
(Il
Consiglio approva)
(E’
riportata in allegato)
Siamo
all’ordine del giorno protocollo 34683 del 25
luglio 2013 a firma dei consiglieri Giamborino, Naccari Carlizzi, Principe,
Scalzo, De Gaetano, Guccione, Franchino, Adamo, Sulla ed altri “In ordine allo
stabilimento Italcementi di Vibo Marina” di cui do lettura: “Premesso che:
a
seguito della decisione assunta dall'azienda di delocalizzare all'estero la propria
produzione lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina, dopo oltre settant'anni
di attività, è stato definitivamente chiuso;
questa
decisione ha ulteriormente acuito le già rilevanti tensioni sociali presenti
sul territorio vibonese a causa della perdurante crisi economica e produttiva
che lo ha pesantemente investito;
nel
caso dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina ben 82 lavoratori alle
dirette dipendenze dell'azienda si trovano oggi senza prospettive concrete di
altra occupazione, senza considerare la notevole occupazione garantita
dall'indotto;
nonostante
il caparbio e lodevole impegno profuso da S.E. il Prefetto di Vibo Valentia
dott. Michele Di Bari il tavolo tecnico permanente composto dai principali
attori istituzionali presenti sul territorio ad oggi non è riuscito ad
individuare soluzioni condivise riguardo le diverse ipotesi di riconversione
dell'impianto;
ormai
da tre settimane 13 lavoratori, in segno estremo di protesta per l'enorme
disagio sociale causato dalla chiusura dell'azienda, si sono barricati in cima
al silos più alto dell'impianto, ad oltre 90 metri dal suolo, con evidenti
rischi per la loro sicurezza ed incolumità fisica;
le
famiglie dei lavoratori e l'intera comunità vibonese vivono con crescente
timore e apprensione il precipitare della situazione, senza peraltro
intravedere all'orizzonte prospettive credibili di soluzioni concrete;
l'azienda
continua testardamente a non prendere in esame la possibilità di ripresa della
produzione, non volendo considerare le opportunità rinvenenti nel settore delle
opere pubbliche, dai lavori di completamento della SA-RC e dalle modifiche da
più parti richieste del Patto di Stabilità per favorire la ripresa degli
investimenti da parte degli Enti Locali;
Tanto premesso il Consiglio Regionale della Calabria
il
Presidente della Giunta regionale ed il suo esecutivo a fare quanto necessario
per rilanciare l'attività del tavolo tecnico permanente con l'obiettivo di
addivenire ad una soluzione della vertenza ed a chiedere, altresì, al Governo
centrale di avviare un serrato confronto con i vertici aziendali di Italcementi
e, nel contempo, di verificare con i vertici dell'ANAS le reali esigenze di
cemento dei cantieri avviati e da avviare da parte della stessa Anas, al fine
di valutare la possibilità di ripresa produttiva dell'azienda.”
Prego,
consigliere Giamborino, ha facoltà di illustrarlo.
Grazie, signor Presidente, confermo l’impressione
di prima. Vedo davvero in direzione di una materia così drammaticamente difficile
qual è la cultura del lavoro un’Aula un po’ di verghiana memoria, oseremmo dire
rassegnata, come se fossimo tutti vinti ad un destino
crudele che ci impedisce di tentare di fare qualunque tipo di iniziativa.
Invece,
signor Presidente, per quanto mi riguarda lo straordinario
atto di coraggio dei lavoratori di Vibo Marina, ormai
passato alla storia della Calabria come simbolo alla lotta del lavoro, ha riacceso la speranza.
Ha riacceso
la speranza, signor Presidente, se è vero che qui mi sento obbligato a ringraziare
il Presidente del Consiglio che si è recato a Vibo Marina, il Presidente del
governo regionale e altri rappresentati del Governo nazionale. Insomma, signor Presidente, la partita è
positivamente riaperta.
Si chiede
dunque – e mi avvio velocemente alla conclusione – e spero che si possa qui
aprire un dibattito per dare la possibilità ai colleghi consiglieri regionali
di dire e di impegnare ulteriormente
e ufficialmente il governo regionale
ad adottare qualunque tipo di mezzo e strumento economico e non solo e di
attivare e, ad esempio, di chiedere
all’Anas, che è una società emanata dello Stato, i lavori sull’autostrada con
quale cemento e da quale Paese e non da quale Regione ad esempio arrivi.
Nel merito, invece, Presidente, è in discussione la cultura
del lavoro qui, che a Vibo
Marina fin dall’inizio del secolo aveva trovato la possibilità di radicarsi. Il
modello Vibo Marina che per incuria della politica e per la crisi incombente
corre il rischio di scomparire con tutte le conseguenze che si potrebbero
portare dietro tale vicenda sociale.
Non siamo d’accordo, signor Presidente, ed è bene aprire un dibattito
in quest’Aula ad esempio quando il presidente Scopelliti viene a Vibo Marina e
dichiara di voler probabilmente trasformare, di dichiararsi disponibile a
creare 2 mila posti letto.
Vogliamo far presente al presidente Scopelliti che le maestranze del
Nuovo Pignone, gli altissimi valori dei tecnici della Snam Progetti del gruppo
Eni, non possono
essere tramutati in camerieri con tutto il rispetto che si deve a questi.
Signor Presidente, noi speriamo che il 10
settembre, così come davanti o innanzi al presidente Scopelliti, l’Azienda dell’Ital cementi si è impegnata a portare il
compimento di uno studio,
immaginando di poter riconvertire il sito, si rispetti quanto
previsto e noi siamo qui a sentinella di questo
momento. Gli operai dell’Italcementi sono religiosamente in silenzio perché
hanno sospeso la loro protesta e momentaneamente
hanno avuto fiducia nella istituzione.
Ecco,
signor Presidente, come non cogliere la svolta dei cittadini nei confronti
delle istituzioni e delle cariche elettive. Cioè gli operai della Italcementi
scendono dal loro baluardo per dire “abbiamo fiducia nelle istituzioni,
abbiamo fiducia nel rappresentante del Governo centrale che si è impegnato di
portare la vertenza sul tavolo più alto, quello del Governo per l’appunto. Ma abbiamo fiducia nel
presidente Scopelliti che si è impegnato in prima persona e
abbiamo fiducia degli eletti del popolo”.
In
questa occasione voglio lanciare un appello a tutti i consiglieri regionali:
non solo non va smarrita ma deve essere un esempio, può diventare un momento
straordinario per riprendere la speranza, per riprendere tutte le vertenze che
insistono nella nostra regione per rilanciarle.
Qui
si parla della Italcementi,
signor Presidente, ma questo vuol essere solo il centravanti, vuol essere il
simbolo di una battaglia, di un modello del lavoro perché si sa che uno studio
consegnato al comune di Vibo Valentia e al governo regionale la cosiddetta prescrizione del “piano Versace”
impedirebbe o consiglierebbe l’Eni a trasferirsi da Vibo Marina.
Questo
vorrebbe dire, signor Presidente, il declassamento del porto e ancora un
impoverimento. Capisco,
signor Presidente, e la ringrazio, che oggi il Consiglio è stato convocato per
altri motivi assolutamente seri ma questa occasione va colta.
Invito
i colleghi alla partecipazione e all’esprimersi su questa necessità ed a dire
se si vuole iniziare da Vibo Marina per far ripartire una battaglia, per mantenere
gli impegni che tutti ci siamo assunti e cercare davvero di far pressione
affinché il lavoro non scompaia.
Signor
Presidente, è tutto. Non
voglio approfittare della sua bontà istituzionale e della sua capacità di
ascolto. L’ordine del giorno è stato consegnato agli atti del Consiglio e
rimane lì scritto. Tuttavia mi dichiaro soddisfatto ma vorrei che si aprisse in
questa direzione un dibattito se è vero che anche la parte politica che
rappresenta e sostiene il governo
si è espressa alla unanimità sulla necessità di convocare un’apposita seduta di Consiglio regionale dove discutere di lavoro
per cercare di trovare soluzioni per tempo.
Ha chiesto di parlare il consigliere Principe. Ne ha
facoltà.
Presidente, personalmente
ho una lunga esperienza di vertenze a seguito di difficoltà di azienda.
Sono stato sottosegretario al lavoro in un momento molto critico per il Paese,
meno di questo per la verità, ma avendo le vertenze come delega diciamo che il
Ministero del lavoro era una sorta di pronto soccorso dove arrivavano ammalati
di tumore e gli potevi dare una aspirina.
Conosco la difficoltà delle vertenze, quindi, e non
aggiungo altro rispetto alle cose dette dal collega Giamborino. Il mio è un
affettuoso intervento di supporto, non a Giamborino che non ne ha bisogno, ma
alle difficoltà dei lavoratori.
In questa Regione dovremmo tutti lavorare perché
l’occupazione – Presidente, se mi ascolta un attimo – non vada a cessare.
Indubbiamente Vibo Valentia ed in particolare Vibo
Marina si caratterizzava anche per una certa attenzione da parte dello Stato;
ne diciamo tante contro la prima Repubblica, voi che siete gli alfieri – non so
in quale Repubblica siamo – avete detto peste e corna della prima Repubblica.
La prima Repubblica a Vibo aveva canalizzato
l’Italcementi, aveva portato la Snam Progetti, l’Eni e si era impegnata anche
sotto il profilo turistico. Salvare, quindi, l’Italcementi a Vibo Marina è a
mio avviso una priorità di questa Regione insieme a tante altre priorità – per
me la priorità delle priorità è Gioia Tauro – ma questa è certamente una
priorità.
Allora, che il governo regionale solleciti i tavoli
prefettizi e romani per chiedere all’Italcementi cosa vuol fare di questa
azienda e di ipotizzare eventualmente una alternativa.
Prego i consiglieri di favorire il dibattito in Aula,
cortesemente.
Una
alternativa di carattere produttivo. Mi consento di aggiungere una cosa però:
prima di pensare ad altre iniziative…
Mi
rendo conto che in quest’Aula critichiamo i giornalisti quando di noi danno una
immagine non realistica, ma a fronte del disagio dei lavoratori
dell’Italcementi vedere i colleghi che parlano di altro… non si tratta di
ascoltare Principe che, peraltro, se ne frega di essere ascoltato.
Colleghi
Sulla e Vilasi…
Si tratta della dignità di quest’Aula.
Noi
abbiamo avuto l’incontro del ministro
Lupi col Presidente della Giunta con tutti noi invitati alla presenza di
Ciucci. Sono stato anche buono nell’incontro, nel senso che non volendo portare l’elenco
della spesa - perché sappiamo che puoi portare tutto
l’elenco che vuoi ma se non c’è la pecunia l’elenco non serve - mi sono permesso di fare un ragionamento
visionario: Gioia Tauro.
Se
Gioia Tauro diventa riferimento,
l’A3 ne consegue de plano o l’ammodernamento
della ferrovia.
Allora
a questo tavolo bisogna stringere l’Anas e chiederle quali sono realmente i
cantieri che intende aprire in Calabria,
soprattutto nella parte centrale e nel sud della Regione.
Presidente,
questa è una cosa molto seria ma vedo che il collega Vilasi ha altro per la
testa e chiedo scusa se ho il piacere di citarla, collega Vilasi.
Questa
è una visione molto seria.
Ma
si apriranno o non si apriranno questi cantieri? O tutto finirà come lo
svincolo di Paola? Ho
fatto un pezzo per un giornale e mi hanno tagliato la parte più spiritosa
quando dicevo al Ministro che trattandosi di Anas nemmeno San Francesco di
Paola riesce a far un miracolo perché è da tre anni che è bloccato un modesto
svincolo tra la superstrada ed il Santuario. Voi che vi genuflettete un giorno
sì e l’altro pure: neanche San Francesco riesce a far i miracoli.
Allora
si vuol portare l’Anas ad un tavolo insieme ad Italcementi? La Calabria non
deve fare concorrenza al suo interno. C’è pure Castrovillari e per questo
motivo ho parlato del centro e del sud.
Se
ci sono cantieri da aprire nel centro e nel sud della Calabria noi vogliamo
sapere dall’Anas dove andrà a comprare il cemento. Quindi, se c’è una possibilità di questo tipo, perché non pensare ad una ripresa
produttiva rispetto a quello che è il cuore amministrativo e di affari di
Italcementi? Presidente, io le lascio questo messaggio e la prego di riferirlo
al presidente Talarico,
che è sensibilissimo, e
al presidente Scopelliti.
E’
una via che si deve tentare insieme ad una grande subordinata di cercare una
alternativa per Italcementi.
Ha chiesto di parlare il consigliere Adamo. Ne ha
facoltà.
Presidente, colleghi, ho
chiesto di intervenire ma
ne avrei potuto fare a meno soprattutto dopo gli interventi del collega
Giamborino e del capogruppo del Partito
democratico, Principe.
Ho chiesto la parola – dicevo - perché
vorrei sottolineare che non siamo in presenza di una vertenza, ormai abitudinaria in Calabria, che ci pone drammaticamente di fronte al
fatto di una crisi imprenditoriale o, comunque, di una chiusura di battenti con
le relative conseguenti decisioni di licenziamento o di messa in cassa
integrazione dei lavoratori; siamo
in presenza di una vertenza che,
sia dal punto di vista industriale sia dal
punto di vista di vertenza del lavoro sia
dal punto di vista socio-economico, ha
tutti i caratteri di una vertenza che riesce ad essere emblematica del declino di uno sviluppo industriale, economico
e territoriale che abbiamo conosciuto nel corso di questi ultimi decenni. Ha tutti i caratteri – dicevo - di un caso emblematico che riguarda la
condizione di un Mezzogiorno che di fronte a sé non ha prospettive di futuro
per quanto riguarda la crescita, l’allargamento della base occupazionale e la
capacità dell’aumento del tasso di produttività. Siamo, cioè, in
presenza di un fatto emblematico che, però, sta dentro le scelte di
riorganizzazione industriale che i gruppi finanziari ed industriali in qualche
modo stanno perseguendo nell’ambito di una congiuntura e di una crisi
internazionale a danno della nostra realtà meridionale, a danno di una idea
economica che non è fondata sui principi del pauperismo o dell’assistenzialismo, ma è fondata, comunque, sui principi di una
capacità produttiva che può e dovrà essere anche competitiva non solo nei
mercati interni ma anche a livello internazionale.
Siamo
in presenza di una scelta industriale da parte della proprietà di Italcementi
che decide in maniera unilaterale senza dare spiegazioni logiche dal punto di
vista industriale sulle decisioni
che riguardano il sito di Vibo Marina. Altre decisioni sono state assunte da
parte del gruppo Italcementi e sono state difformi rispetto a quelle assunte su
Vibo Marina.
Ora
non c’è dubbio che nessuno può, in maniera coercitiva, imporre all’Italcementi
scelte industriali di tipo diverso ma, anche
per il fatto che nel corso del tempo lo stabilimento
ed il gruppo sono stati soggetti
beneficiari di finanziamenti pubblici, Italcementi
non si può sottrarre ad un
confronto con le parti sociali, sindacali e le istituzioni sia ad un eventuale tavolo nazionale sia al tavolo regionale.
La
battaglia che hanno l’altro giorno fatto i lavoratori sostenuti dalle
istituzioni, guidati dal consigliere Principe – non a caso il gruppo del Partito
democratico ha deciso quasi nella sua interezza di recarsi sul sito –, sono state finalizzate in questa prima
parte proprio a questo obiettivo – lo dico al collega nonché assessore Salerno
che vive ed opera soprattutto in quella provincia –, cioè l’obiettivo
di non consentire all’azienda, all’impresa di sfilarsi da una vertenza sulla
quale, invece, deve dar conto.
A questo fine meritorio è stato, sicuramente, volto
il sacrificio e l’impegno di lotta dei lavoratori che hanno sfidato le
condizioni meteorologiche della calura estiva del mese di luglio da una postazione che in qualche modo li
esponeva a rischi per la propria salute. Però,
un primo risultato l’abbiamo raggiunto: il
tavolo c’è e si riapre.
Abbiamo
appreso addirittura una novità di cui quella
sera che siamo andati a Vibo non c’era
notizia ossia che è stata incaricata la società Nomisma di studiare la fattibilità di ipotesi di
rilancio produttivo del sito alternativo a quello delle produzioni finora svolte
da Italcementi.
Il
tema qual è? Che facciamo noi come Regione? Ecco,
io penso che noi non possiamo sostituirci a ruoli che non sono nostri. Noi
dobbiamo assumere, innanzitutto,
il sostegno ad una funzione regolatrice dello Stato. Dobbiamo far in modo che il
Ministero dell’economia, il Ministero preposto alle
questioni dell’industria ed
anche il Ministero del lavoro siano
presenti fino in fondo a queste
vertenze sia per quanto riguarda la gestione,
ormai già sancita e decisa da oltre un anno,
dei provvedimenti di cassa integrazione e,
quindi, degli ammortizzatori sociali, ma anche per quanto riguarda i destini
industriali; e non soltanto per
chiedere conto a Italcementi delle ragioni di questa
scelta su Vibo ma per capire quali possano
essere gli obiettivi produttivi, il ciclo produttivo che anche attraverso
l’impianto così come è oggi potrebbero essere perseguiti.
Il
collega Principe a questo proposito ha fatto alcuni esempi. Il cemento che importiamo da altre Nazioni che
sono più a sud o ad oriente dell’Italia può
essere anche competitivo dal punto di vista dei costi, non so della qualità, ma
non c’è dubbio che nessuno impedisce ad un’azienda come l’Anas, che ha in concessione grande parte della
rete viaria nazionale del Mezzogiorno e dell’asse autostradale Salerno-Reggio
Calabria con i cantieri che sono ancora aperti, di chiedere una
commessa che in qualche modo possa anche garantire la fase di transizione. Occorre, quindi, la
presenza al tavolo dell’Anas – ovviamente con riferimento a prezzi
di mercato e che sono competitivi – da assicurare attraverso la funzione di
regolazione che al tavolo può assumere attraverso il
Prefetto, attraverso la Regione e la rappresentanza dei Ministeri.
Non
sta scritto da nessuna parte che la transizione debba essere per forza
garantita dai provvedimenti di ammortizzatori sociali, cioè della cassa
integrazione. Ci può essere un ciclo lavorativo a cui si può
pervenire anche attraverso contratti di solidarietà tra le maestranze e tra i
lavoratori e attraverso la produzione del fabbisogno di
cemento per cui si può ritenere utile una commessa dell’Anas
per quanto riguarda i cantieri sulla A3.
E’
una prima ipotesi. L’altra cosa qual è? Bisogna capire su cosa si sta lavorando
e quali indirizzi sono stati dati alla società
Nomisma. Capisco
che gli indirizzi li ha dati chi
ha commissionato lo studio di fattibilità ma a questo proposito anche il tavolo
può dare indirizzi per quanto riguarda le fattibilità che Nomisma deve
studiare. E
quali possono essere questi indirizzi? Sicuramente, alcuni dinieghi e, poi,
alcune proposte.
Assessore Salerno, non
mi addentro sulle proposte,
ma sbaglieremmo a non valutare
la vertenza in atto – ed
anche le potenzialità e gli sbocchi che possono
essere dati a questa vicenda – nel contesto delle dinamiche che si svolgono
nell’area industriale in cui è operativo il sito della Italcementi. Il tavolo
serve anche a questo;
non a concentrare tutta l’attenzione sull’emergenza,
sulla straordinarietà della questione Italcementi,
ma dobbiamo vedere anche
la condizione degli altri siti produttivi presenti nella zona perché
probabilmente ci può essere una capacità di integrazione e di relazione tra
questa vertenza ed altre potenzialità che, attraverso le altre presenze
industriali, noi possiamo determinare.
Qual è l’altra questione?
L’altra questione riguarda le proposte
che si possono fare a Nomisma ossia le
vocazioni di quel sito che si possono utilizzare e sfruttare considerate anche
le particolari condizioni dell’area in cui sorge
Italcementi. Quella sera abbiamo appreso
addirittura di un’area che si estende per circa 33 ettari. Certo, non
voglio discutere adesso delle scelte
di fondo degli orientamenti e degli indirizzi che dobbiamo dare allo sviluppo
della Calabria, ma mi sembra strano
che in Calabria, in ogni momento, laddove
c’è una criticità di un presidio industriale o laddove si voglia bloccare una
potenzialità produttiva industriale,
spunti fuori la proposta della Regione
di pensare ad un mega progetto di un polo turistico alberghiero.
Ho
il sospetto, ormai, che questa formula del polo turistico alberghiero venga
utilizzato per uscire da una difficoltà contingente e promettere un sogno non
avverabile, una ipotesi futura non realistica. Nella fattispecie, però, c’è da
dire che se dovesse esser vera la situazione non c’è dubbio che la Regione
si presterebbe ad una operazione di ristrutturazione aziendale
fatta dal gruppo Italcementi che nulla ha a che fare con il rilancio produttivo e con la crescita
della nostra economia. Una operazione che chiude il ciclo industriale
produttivo e punta ad una capitalizzazione del proprio patrimonio sotto
l’aspetto della rendita fondiaria ed immobiliare.
Cioè
lì c’è il sospetto che possa esserci il Governo, che possa accompagnarsi, diciamo, una
operazione che preveda la chiusura del sito di Italcementi e via via poi la
consegna di quel sito non ad un’altra destinazione d’uso ma ad una vera e
propria operazione di speculazione, di rendita fondiaria. Ci può essere tutto.
Anche
perché non voglio mettere in discussione le capacità attrattive dal punto di
vista turistico di quel polo o di quell’area,
ma tutti sappiamo che,
in particolare, l’area
in cui sorge il sito di Italcementi
è un’area industriale. Dubito che si
possa cambiare, anche con un intervento massiccio, la vocazione di quella
parte in maniera parziale.
La
parte turistica sta più a nord e sta più a sud, anzi, basta andarci per capire di quali elementi di
riqualificazione abbisognerebbe quell’area per superare proprio un degrado
delle aree industriali e trasformarlo secondo le vocazioni
turistico-alberghiere.
Ritengo
che, se questo dovesse essere, la Regione sarebbe soltanto lo sgabello, il
complice o l’istituzione subalterna ad una operazione di
questo tipo che, in gergo,
oggi, nel campo industriale, si chiama
di rendita immobiliare.
Del
resto l’abbiamo visto anche con altri grandi gruppi - l’ha fatto la stessa Telecom - quando hanno cercato
di rilanciarsi e di diversificare la loro attività; per una parte hanno in qualche modo cercato
di capitalizzare i loro beni patrimoniali e soprattutto siti ed edifici.
Penso che la Regione non debba avere questa linea. Oggi, più che esprimere solidarietà
ai lavoratori o appoggiare la nostra mozione, chiedo al governo regionale un impegno più
esplicito: vogliamo che quel sito rimanga area industriale; vogliamo che sia
rilanciato dal punto di vista produttivo industriale, e discutiamo anche con Nomisma su quali possano essere gli indirizzi anche in maniera
integrata alle altre presenze industriali per dare intanto la risposta alle
circa 90 maestranze ma anche all’indotto che aveva determinato il ciclo
produttivo di Italcementi. Vogliamo, cioè, che la
Regione, quando si aprirà il tavolo, non intervenga a
sostegno di ipotesi cosiddette alternative a quel tipo di produttività che
possono essere, per esempio, accampate attraverso il settore dell’attrazione
turistica. Grazie.
Ha chiesto di parlare l’assessore Salerno. Ne ha
facoltà.
Grazie, Presidente, è da più di un anno che tutti quanti, al di là del colore politico e delle posizioni occupate nei vari livelli di governo, stiamo lavorando per la risoluzione di questa vertenza.
Non v’è dubbio che la vertenza Italcementi di Vibo Marina
colpisca un intero territorio e vada ad incidere in maniera molto significativa
sul sistema economico della nostra regione.
Parliamo di un impianto
che ha una storia e, oltre alle 80 famiglie dipendenti direttamente da
Italcementi, vi è un indotto di oltre 400 unità che ruotava intorno al
cementificio di Vibo Marina.
Abbiamo portato avanti una
serie di trattative, siamo stati a Roma anche l’anno scorso con il presidente Scopelliti – non ero
ancora assessore al lavoro ma sono stato presente al tavolo del Ministero alle
attività produttive – e abbiamo offerto, insieme ad Italcementi, diverse
prospettive per continuare l’attività, mettendo a disposizione eventuali forme
di incentivi soprattutto per quanto riguarda il costo del lavoro, purché
rimanesse in Calabria, a Vibo Marina,
con questo impianto, ma da parte dell’azienda vi è stata una chiusura netta.
Dobbiamo dire che c’è
stato e c’è tutt’ora in atto – lo voglio ringraziare – l’impegno del Prefetto
di Vibo che ha presieduto diversi tavoli,
non ultimo quello della settimana scorsa al quale era presente anche il collega
Giamborino ed il presidente Scopelliti ed in cui è stato evidenziato il
passo che Italcementi ha fatto nell’incaricare questa società, Nomisma, ad
effettuare uno studio per la riconversione del sito.
Noi
abbiamo detto che vogliamo che la società si interfacci con gli enti locali,
con il comune di Vibo, con il governo regionale, con le istituzioni del
territorio, con i sindacati, con le parti sociali e con i lavoratori stessi,
prima di procedere perché il tutto - e questo è molto importante - deve essere
inserito in un contesto territoriale.
Ci
sono state anche altre ipotesi sulla riconversione del sito e, addirittura,
qualcuno ha parlato di un impianto per il trattamento dei rifiuti.
Personalmente, ho sempre detto che è l’ultima cosa che farei su quel
sito. Poi, per carità, se ci sono studi che possono sostenere una cosa del
genere che non impatta con l’ambiente, che garantisce l’occupazione, possiamo
valutare e approfondire. Però, sinceramente, anche il presidente Scopelliti su questo si è dimostrato un po’ contrario.
Su
questo abbiamo avuto modo di confrontarci con il collega Giamborino che
ringrazio per la collaborazione offerta ai tavoli che stiamo facendo. Certo è
che oggi la Calabria va a perdere un altro pezzo importante del tessuto
economico ed occupazionale e questo, sinceramente, è un danno enorme.
Sentivo
il collega Adamo che evidenziava il fatto che Italcementi ha beneficiato di
contributi pubblici in passato per ammodernare, ampliare e mettere in sicurezza
l’azienda e che oggi avrebbe il dovere di restituire ciò che la comunità le ha
dato. Anche su questo c’è stato un incontro in Prefettura e il direttore
generale di Italcementi ha fornito dei numeri in base ai quali - a loro dire –
sono a posto da questo punto di vista.
Resta fermo un fatto, secondo me: oggi, come Regione,
ribadisco qui, nella sede istituzionale del Consiglio regionale, la
disponibilità non soltanto al dialogo, ma soprattutto ribadisco l’impegno da
parte del governo regionale - se Italcementi è disponibile a continuare
l’attività della cementeria, e ne saremmo tutti quanti felici - a mettere a
disposizione quegli strumenti necessari per abbattere il costo del lavoro.
Questo, oggi, è quello che possiamo fare. Se Italcementi
si impegna a garantire lo standard occupazionale per altri 24-36 mesi, che è il
periodo in cui si spera di uscire da questa profonda crisi che l’Italia sta
attraversando, noi diamo la nostra disponibilità e questo lo abbiamo ribadito
ai tavoli.
Su questo, però, Italcementi fa un discorso molto più
ampio, di crisi di mercato ecc.. Comunque, la Regione è disponibile a dialogare
e a mettere in atto tutte quelle condizioni che possono favorire il
mantenimento degli standard occupazionali per garantire i lavoratori perché in
questo momento vi è una necessità ed una emergenza: garantire il posto di
lavoro a queste persone che da anni lavorano nel cementificio di Vibo Marina.
Per il resto si sono attivati anche dei tavoli nazionali
e noi certamente faremo la nostra parte. Questo per ribadire che faremo di
tutto per evitare la netta chiusura e, comunque, la perdita dei posti di
lavoro.
Aspettiamo. Mi pare che il 20 settembre - ma forse è
stato anticipato al 10 - Nomisma dovrebbe consegnare questo studio e ci
auguriamo che da questo studio si possa immediatamente passare ai fatti perché al primo punto ci
deve essere proprio la garanzia dei livelli occupazionali; diversamente non ci mettiamo a discutere.
Se
la società si presenta con una proposta di investimento che si farà tra 4-5
anni non vedo perché le istituzioni dovrebbero essere legate a Italcementi
quando – come si suol dire – fra 4 o 5 anni ci potrebbe essere l’investimento e
magari anche il ritorno occupazionale e questi lavoratori, intanto, non portano
più il pane a casa.
Questo
non lo permetteremo. Abbiamo ribadito ancora una volta che dovrà essere una
soluzione che possa dare continuità a
questi lavoratori nella immediatezza.
Con questo spirito la Regione Calabria, oggi, in questa
sede istituzionale, riconferma il suo impegno per garantire il posto di lavoro a tutti coloro che hanno lavorato e
che oggi vivono una situazione di grande disagio per la chiusura di questo
impianto. Grazie.
Non
vi sono altre richieste di intervento, pertanto pongo in votazione l’ordine del
giorno proposto dal consigliere Giamborino e altri con il quale “si impegna il
Presidente della Giunta regionale e l’Esecutivo a fare quanto necessario per
rilanciare l’attività del tavolo tecnico permanente con l'obiettivo di addivenire
ad una soluzione della vertenza ed a chiedere, altresì, al Governo centrale di
avviare un serrato confronto con i vertici aziendali di Italcementi e, nel
contempo, di verificare con i vertici dell’ANAS le reali esigenze di cemento
dei cantieri avviati e da avviare da parte della stessa Anas, al fine di
valutare la possibilità di ripresa produttiva dell'azienda.”
(Il
Consiglio approva all’unanimità)
(E’
riportato in allegato)
L’ultimo
punto riguarda l’ordine del giorno, protocollo numero 31701, dell’8 luglio 2013
di iniziativa del consigliere Imbalzano “Sull’applicazione del Testo Unico su
Salute e Sicurezza al Settore della pesca”.
Ne
do lettura: “Il Consiglio regionale
premesso
che
il
D. Lgs. 81/08 (c.d. Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro), all'art.
3 comma 2, prevedeva inizialmente un tempo di 12 mesi per l'emanazione di uno
specifico decreto volto ad armonizzare le leggi riguardanti la sicurezza a
bordo e la sicurezza della navigazione (D. Lgs. 271/99, D. Lgs. 272/99, D. Lgs.
298/99 etc.).
il
"Decreto Mille Proroghe" del dicembre 2008 ha posticipato i termini
di emanazione di tale decreto al 16 maggio 2009;
il
Governo Berlusconi, nel frattempo, licenziava il D. Lgs. 106/09, cosiddetto
Correttivo al Testo Unico su Salute e Sicurezza, con il quale l'armonizzazione
è stata ulteriormente posticipata ad agosto 2010. Ma né nel 2010 né tantomeno
nel corso del 2011, il Governo ha dato corso a quanto esso stesso aveva
disposto;
il
D.L. 12 maggio 2012 n. 57 ha posto in essere, poi, una nuova e più preoccupante
situazione, disponendo un rinvio nei fatti "sine die", ovvero
cancellando la norma che prevedeva l'entrata in vigore del T.U. anche per la
Pesca se non fosse stato emanato l'apposito Decreto entro il termine, che di
fatto è già scaduto dallo scorso dicembre. La modifica introdotta con tale D.
L. vanifica, di fatto, la possibilità di vedere applicate le disposizioni del
D. Lgs. 81/08 a questo settore;
quello
della Pesca è un settore la cui normativa è da tempo deficitaria, troppo
lontana dall'eterogeneità che caratterizza le varie tipologie di imprese
operanti nel comparto e dunque di lavoratori, e che da oltre 10 anni attende un
adeguamento. Difatti, già la Legge 271/99 e le altre normative relative al
settore presentavano un quadro incerto circa la loro corretta e completa
applicazione. In esse non trovavano soluzione, ad esempio, le questioni
relative all'elezione del RLS, all'adeguamento dei DPI alle specificità delle
attività lavorative a bordo, solo per citarne alcune;
Impegna
i
parlamentari calabresi e, per essi, i Ministeri competenti perché emanino
immediatamente lo specifico decreto volto a rendere applicabile anche al
Settore della Pesca il Testo Unico su Salute e Sicurezza, per impedire che i
lavoratori di questo settore restino esclusi dall'applicazione del D. Lgs.
81/08”.
Prego,
consigliere Imbalzano ha facoltà di illustrarlo.
Brevemente,
signor Presidente, colleghi
consiglieri. Devo
ricordare che in seconda Commissione bilancio, attività produttive e fondi
comunitari siamo impegnati da tempo - di concerto con il dipartimento
attività produttive e soprattutto con il dipartimento agricoltura e pesca – ad
attivare un serie di iniziative a favore della pesca calabrese e della
marineria della nostra regione.
Durante le audizioni con le parti sociali tra le tante
questioni che sono emerse - e ricordo per tutte i vincoli europei che, di
fatto, impediscono l’esercizio di una attività che ha sempre una grande
importanza nella nostra regione - , è emerso un fatto paradossale; paradossale
perché affrontato più volte a livello nazionale ma di fatto mai risolto.
Questo problema riguarda, sostanzialmente,
l’applicazione o la mancata applicazione delle leggi sulla sicurezza a bordo e
sulla sicurezza della navigazione per i lavoratori della pesca nel nostro
Paese.
Come dicevo, nel corso degli anni ci sono stati tutta
una serie di tentativi da parte dei Governi che si sono succeduti, ma di fatto, fino ad
oggi, il decreto legislativo 81/2008 che è il cosiddetto “Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro” non è mai stato
applicato per questi lavoratori che
svolgono – come è noto – attività di grande delicatezza e difficoltà con mille
problemi e con mille rischi anche per la salute. E’ per questo motivo che
abbiamo proposto, su sollecitazione delle parti sociali, un ordine del giorno
che impegna i parlamentari calabresi e, quindi, i Ministeri competenti affinché
emanino immediatamente un decreto specifico per rendere applicabile anche al
Settore della Pesca questo Testo Unico e per impedire che i lavoratori di
questo settore restino esclusi dai benefici previsti dal decreto legislativo
numero 81 del 2008.
Non
ci sono richieste di intervento, pertanto pongo in votazione l’ordine del
giorno a firma del consigliere Imbalzano con il quale si impegnano i
parlamentari calabresi e i Ministeri competenti perché emanino immediatamente
un decreto specifico per rendere applicabile anche al Settore della Pesca
questo Testo Unico e per impedire che i lavoratori di questo settore restino
esclusi dai benefici previsti dal decreto legislativo 81/2008.
(Il
Consiglio approva)
(E’
riportato in allegato)
Abbiamo
esaurito l’ordine del giorno. La prossima seduta sarà convocata a domicilio. La
seduta è tolta.
Hanno chiesto congedo i consiglieri Ciconte, De Masi, Giordano, Guagliardi, Loiero, Maiolo, Mirabelli e il sottosegretario Dima.
(Sono
concessi)
E’ stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale:
“Istituzione del Parco naturale regionale di “Monte Caloria e della Catena Costiera” (Delibera G.R. n. 261 dell’11.7.2013)” (P.L. n. 493/9^)
E’ stata assegnata alla quarta Commissione consiliare - Assetto
e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente – ed alla seconda -
Bilancio programmazione economica, attività
produttive, affari dell'Unione Europea
e relazioni con l'estero – per il parere.
(Così resta stabilito)
Sono state presentate,
inoltre, le seguenti proposte di legge di iniziativa dei consiglieri:
Nucera, Tripodi, Giordano
– “Progetti di intervento nel comparto faunistico-venatorio” (P.L. n. 489/9^)
E’ stata assegnata alla quarta Commissione consiliare - Assetto
e utilizzazione del territorio e protezione dell’ambiente – ed alla seconda -
Bilancio programmazione economica, attività
produttive, affari dell'Unione Europea
e relazioni con l'estero – per il parere.
(Così resta stabilito)
Bruni – “Modifica ed
integrazione alla legge regionale 11
agosto 1986, n. 36 (Interventi a favore degli uremici)” (P.L. n. 490/9^)
E’ stata assegnata alla
terza Commissione consiliare - Attività sociali, sanitarie, culturali e
formative.
(Così resta stabilito)
Naccari Carlizzi, Maiolo, De Gaetano, Franchino –
“Misure organizzative di razionalizzazione e di contenimento della spesa per il
personale” (P.L. n. 491/9^)
E’ stata assegnata alla prima Commissione consiliare - Affari istituzionali, affari generali, riforme e
decentramento.
(Così resta stabilito)
Minasi, Albano – “Norme
per contrastare la violenza di genere” (P.L. n. 492/9^)
E’ stata assegnata alla
terza Commissione consiliare - Attività sociali, sanitarie, culturali e
formative – ed alla seconda - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero – per il parere.
(Così resta stabilito)
Magno, Adamo –
“Accelerazione alla definizione di procedimenti agevolativi” (P.L. n. 494/9^)
E’ stata assegnata alla
seconda Commissione consiliare - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero.
(Così resta stabilito)
Grillo - “Valorizzazione
delle professioni non regolamentate” (P.L. n. 495/9^)
E’ stata assegnata alla
terza Commissione consiliare - Attività sociali, sanitarie, culturali e
formative.
(Così resta stabilito)
E’ stata presentata la seguente proposta di provvedimento amministrativo d’Ufficio:
“Reintegrazione del signor Antonio Rappoccio nella carica di consigliere regionale (articolo 8, comma 5 del D.lgs. 235/2012” (P.P.A. n. 238/9^)
La Giunta regionale ha trasmesso per il parere della competente Commissione consiliare la deliberazione n. 259 dell’11 luglio 2013, recante: “Rimodulazione del piano finanziario del Por Calabria Fesr 2007-2013 per assi prioritari, settori e linee di intervento – Asse VI – Reti e collegamenti per la mobilità” (Parere n. 60)
E’ stata assegnata alla
seconda Commissione consiliare - Bilancio programmazione economica, attività produttive, affari dell'Unione Europea e relazioni con l'estero.
(Così resta stabilito)
La Giunta regionale, con nota n. 33710 del 18 luglio 2013, ha comunicato che nella seduta del 17 luglio 2013 ha espresso parere favorevole alla deliberazione della Giunta regionale n. 224 del 18 giugno 2013, recante: “Presa d’atto della decisione della Commissione europea C (2013) 2871 final del 27.05.2013 e approvazione del Piano finanziario del Por Calabria Fesr 2007-2013 per assi prioritari, settori e linee di intervento” (Parere n. 57)
In data 3 luglio 2013 il Presidente
della Giunta regionale ha promulgato le sotto
indicate leggi regionali. Le stesse sono state
pubblicate sul supplemento straordinario n. 1 del 9 luglio 2013 al Bur n. 13
dell’1 luglio 2013:
legge
regionale 3 luglio 2013, n. 28, recante:
“Modifiche ed integrazioni alla legge
regionale 13 maggio 1996, n. 7 (Norme sull’ordinamento della struttura organizzativa
della Giunta regionale e sulla dirigenza regionale)”;
legge
regionale 3 luglio 2013, n. 29, recante:
“Modifica dell’articolo 10 della legge
regionale 7 agosto 2002, n. 31 (Misure organizzative di razionalizzazione e di contenimento della spesa per il personale)”.
In data 9 luglio 2013, il Presidente
della Giunta regionale ha promulgato le
sotto indicate leggi regionali. Le stesse sono state
pubblicate sul supplemento straordinario n. 1 del 18 luglio 2013 al Bur n. 14
dell’16 luglio 2013:
legge
regionale 9 luglio 2013, n. 30, recante: “Assestamento
del bilancio di previsione della Regione Calabria per l’esercizio finanziario
2013 e del bilancio pluriennale per il triennio 2013-2015 a norma dell’articolo
22 della legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8”;
legge regionale 9 luglio 2013, n. 31, recante: “Norme in
materia di Pet Therapy-Terapia, attività ed educazione assistita con animali”;
legge regionale 9 luglio 2013, n. 32, recante:
“Interpretazione autentica dell’articolo 18, comma 1, della legge regionale 26
febbraio 2010, n. 8 – Provvedimento generale recante norme di tipo
ordinamentale e finanziario (Collegato alla manovra di finanza regionale per
l’anno 2010, art. 3, comma 4, della legge regionale n. 8/2002)”;
legge regionale 9 luglio 2013, n. 33, recante:
“Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 3 settembre 2012, n. 39
(Istituzione della struttura tecnica di valutazione Vas–Via-Aia-VI)”;
legge regionale 9 luglio 2013, n. 34, recante: “legge
regionale – Modifica dell’art. 36 della legge regionale 27 dicembre 2012, n.
69”.
In data 15 luglio 2013, il
Presidente della Giunta regionale ha
promulgato la sotto indicata legge regionale. La
stessa è stata pubblicata sul supplemento straordinario n. 1 del 18 luglio 2013
al Bur n. 14 dell’16 luglio 2013:
legge regionale 15 luglio 2013, n. 35, recante:
“Integrazione alla legge regionale 14 agosto 2008, n. 28 (Norme per la
ricollocazione dei lavoratori che usufruiscono degli ammortizzatori sociali
ordinari e straordinari ivi compresi i trattamenti in deroga)”.
In data 17 luglio 2013, il
Presidente della Giunta regionale ha
promulgato le sotto indicate leggi regionali. Le
stesse sono state pubblicate sul supplemento straordinario n. 3 del 24 luglio
2013 al Bur n. 16 dell’16 luglio 2013:
legge regionale 17 luglio 2013, n. 36, recante: “Modifiche
ed integrazioni alla legge regionale 30 marzo 1995, n. 8 (Norme per la regolarizzazione delle occupazioni senza titolo degli
alloggi di edilizia residenziale pubblica)”;
legge regionale 17 luglio 2013, n. 37, recante:
“Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 16 aprile 2002, n. 19 e s.m.i.
(Norme per la tutela, governo e uso del territorio. Legge urbanistica della Calabria)”.
La consigliera regionale
Clotilde Minasi, con nota acquisita al protocollo n. 32809 del 12 luglio 2013,
ha chiesto il ritiro della proposta di legge n. 474/9^, recante: “Disposizioni
in materia di semplificazione degli adempimenti amministrativi connessi alla
tutela della salute”.
La Giunta regionale ha trasmesso copia della seguente deliberazione di variazione al bilancio per l’esercizio finanziario 2013: “Deliberazione Giunta regionale n. 246 del 4 luglio 2013”.
Il consigliere regionale Antonio Rappoccio, con nota del 25 luglio 2013, acquisita in pari data al protocollo generale n. 34721 ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di consigliere regionale a partire dalla data del 24 settembre 2013.
Giordano. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
da fonti sindacali si apprende che Trenitalia abbia l'intenzione di sopprimere nei prossimi mesi diversi treni regionali;
la responsabilità di tale scelta sarebbe imputabile per Trenitalia alla Regione Calabria, con la quale fra l'altro sarebbe stata condivisa tale decisione, a seguito della riduzione degli interventi finanziari nel settore;
al contrario, l'assessore regionale al ramo, anche in occasione di un recente incontro con le organizzazioni sindacali, nega ogni responsabilità sul punto specificando che la scelta sia imputabile esclusivamente ad una decisione unilaterale di Trenitalia e che comunque il settore dei trasporti regionali è oggetto di un intervento di razionalizzazione -:
se la decisione di Trenitalia di sopprimere diversi treni regionali a partire dal prossimo mese di settembre risponda al vero, le reali motivazioni che stanno alla base di tale scelta e se la stessa sia stata concordata con il governo regionale, quali iniziative siano state poste in essere per scongiurare la cancellazione di un così importante servizio per la collettività.
(405; 15.07.2013)
De Gaetano. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore ai trasporti. Per sapere – premesso che:
Trenitalia ha tagliato dal 9/12/2012 tutte le fermate dei treni regionali nella stazione di Joppolo (VV);
tali corse erano così distribuite: n. 23 ogni giorno dal lunedì al venerdì, n. 20 il sabato e n. 11 la domenica;
proprio in tale periodo R.F.I. ristrutturava il fabbricato stazione;
con la soppressione delle fermate nella stazione di Joppolo, gli utenti sono costretti ad utilizzare la stazione di Nicotera che dista circa 10 km e che non è collegata con Joppolo da nessun servizio di trasporto pubblico e che in inverno la S.p. 23 per Tropea è stata spesso chiusa al traffico per frana e l'unico mezzo per raggiungere Tropea è il treno;
in data 8/12/2012 circa 300 persone hanno protestato pacificamente contro questa soppressione, fra cui pensionati, studenti e lavoratori, nonché circa 50 beneficiari di concessioni di viaggio gratuite in quanto figli (fino al compimento del 25 anno di età) e coniugi di ex dipendenti a cui Trenitalia stessa concede questa agevolazione;
il 07/01/2013 Trenitalia ha ripristinato la fermata per due treni: il primo treno 12654 alle 7,31 per Lamezia Terme, il secondo treno 12669 direzione Rosarno alle ore 13,55, non risolvendo, però, gli enormi disagi causati ai pendolari del Comune di Joppolo, che conta circa 2.300 abitanti -:
se nel contratto di servizio stipulato tra la Regione e Trenitalia è prevista la soppressione di tutte le fermate dei treni regionali in alcune stazioni;
se sia intenzione della Giunta regionale ripristinare, in accordo con la Direzione Regionale di Trenitalia e per come già chiesto per iscritto da numerosi cittadini di Joppolo, in aggiunta alle due fermate già sopra indicate, quelle di altre quattro treni, destinate a servire soprattutto studenti universitari, lavoratori e turisti:
alle 6,13 treno diretto verso Reggio Calabria (treno 12651);
alle ore 16,35 treno diretto verso Lamezia Terme proveniente da Rosarno (treno 12672);
alle ore 17,55 treno diretto verso Rosarno (treno 12677);
alle ore 20,35 treno diretto verso Lamezia Terme (treno 12680).
(407; 18.07.2013)
De Gaetano. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
nel febbraio 2012, su determinazione del prefetto Varratta, si è provveduto ad impiantare, nella zona industriale di San Ferdinando, una tendopoli per accogliere i migranti, al fine di alleggerire la situazione esplosiva venutasi a creare a Rosarno;
in origine si era stabilito il mantenimento della tendopoli sino alla fine di giugno 2012;
la Regione ha provveduto all'erogazione di 55.000 euro per le spese di gestione sino alla data del 30 giugno 2012;
la tendopoli inizialmente poteva ospitare 280 persone, tuttavia, non essendo stata smantellata entro la data sopra indicata, la presenza di migranti è notevolmente aumentata e sono sorte costruzioni fatiscenti adiacenti ad essa, tanto che alla fine del 2012 il numero dei migranti è arrivato a superare il migliaio;
il Sindaco del Comune di San Ferdinando è stato costretto ad emettere ordinanza di sgombero delle capanne fatiscenti, in quanto si era formato un ghetto con condizioni di vita spaventose;
eseguita l'ordinanza, per venire incontro a quanti vivevano nelle capanne fatiscenti, si è deciso di provvedere ad impiantare una seconda tendopoli, ma, dopo qualche mese, per mancanza di fondi, l'erogazione della corrente elettrica a carico della Provincia e della Diocesi di Palmi è stata tagliata, lasciando le due tendopoli in uno stato di abbandono assoluto;
malgrado gli sforzi del prefetto Piscitelli, la Regione non ha ritenuto di stanziare altri fondi per prolungare il funzionamento della tendopoli;
allo stato attuale, il numero di migranti presenti nelle due tendopoli ammonta a circa 400 unità ed è destinato ad aumentare nel periodo di raccolta degli agrumi, in cui è previsto un afflusso di migranti difficilmente controllabile dal punto di vista della dignità delle condizioni di vita e sanitarie -:
quali iniziative urgenti intenda mettere in atto per reperire e stanziare nuove risorse finanziarie da destinare all'accoglienza dei migranti nella Piana di Gioia Tauro, al fine di garantire condizioni di vita dignitose ed un adeguato supporto ai Comuni interessati dal fenomeno migratorio.
(408; 18.07.2013)
D. Talarico. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore alla cultura. Per sapere – premesso che:
il Magna Graecia Teatro Festival è un evento finanziato con risorse del POR CALABRIA FESR 2007/2013 (CC1 n. 2007 IT 161 PO 008) Decisione della Commissione Europea C (2007) 6322 del 7 dicembre 2007 - ASSE V-Risorse Naturali, Culturali E Turismo Sostenibile - Linea di intervento 5.2.2.2;
detta linea di intervento del POR prevede la "riqualificazione e la valorizzazione del Sistema dei Teatri Regionale";
a dirigere il festival di che trattasi è stato chiamato il noto attore e regista teatrale Giorgio Albertazzi, benché il bando per la selezione del direttore artistico richiedesse una comprovata ''conoscenza del territorio calabrese";
l'avviso pubblico per la selezione delle compagnie e delle proposte teatrali da inserire nel cartellone 2013 era rivolto, come pure negli anni passati, a "compagnie teatrali, i gruppi di ricerca, performer, che operano e lavorano in Calabria";
a fronte dell'esclusione delle realtà teatrali che operano in Calabria, scorrendo i 12 titoli che verranno replicati per 51 volte nei 13 siti archeologici della Calabria, si registra una prevalenza, tra i soggetti coinvolti, di artisti il cui produttore sarebbe tal Ercole Palmieri, lo stesso produttore del Direttore artistico del festival Giorgio Albertazzi;
la scelta di questi artisti è stata fatta dal "Maestro" Albertazzi sulla base di un assoluto criterio di discrezionalità;
il Festival è costato in tre anni circa 2,3 milioni di euro, provenienti per lo più da fondi europei (Fesr), la cui destinazione era riservata allo sviluppo del sistema teatrale regionale, che, com'è noto, vive ormai da anni una situazione di grave crisi e precarietà;
in tre anni questo evento ha assorbito molte risorse pubbliche ma ha dato uno scarso contribuito allo sviluppo culturale della regione, al sostegno della rete teatrale, né a promuoverne l'immagine in abito nazionale ed europeo;
a tal riguardo sono state alquanto eloquenti e beffarde le parole di Enrico Montesano nella manifestazione d'esordio del festival: «Di questo Magna Graecia teatro festival non sa niente nessuno. Non c'ha paternità questa cosa... che cos'è? Non lo so... Voi lo sapete, che cos'è? lo non l'ho mai sentito». E poi: «Pensavo di trovare un minimo di organizzazione e eli accoglienza, ma non ho incontrato nemmeno il direttore artistico. Sono contento che siete venuti, ma è una cosa tra noi, una cosa intima, semo ducento, la potevamo fare pure in un teatrino cabaret» -:
se non si ravvisi un conflitto di interessi nella scelta degli artisti e delle compagnie teatrali da parte del Direttore artistico del Festival, che, peraltro, risultano fortemente penalizzante per il teatro calabrese oltre che non in linea con gli obiettivi del POR Calabria 2007-2013.
(410; 23.07.2013)
D. Talarico. Al Presidente della Giunta regionale e all’assessore al lavoro, alla formazione professionale e alle politiche sociali. Per sapere – premesso che:
sul BURC n. 25 del 24 giugno 2011 - Parte III veniva pubblicato l'Avviso Pubblico Case Accessibili, finalizzato all'abbattimento di barriere architettoniche nelle abitazioni private dei soggetti diversamente abili;
in data 30 agosto 2011 veniva emanato decreto di integrazione e di rettifica dell'avviso di che trattasi;
sul BURC n. 45 del 9 novembre 2012 è stato pubblicato il Decreto n. 15438 del 30 ottobre 2012 - Approvazione e pubblicazione della graduatoria (provvisoria);
ad oggi, trascorsi ormai due anni dall'avvio del procedimento e della pubblicazione dell'avviso pubblico, ancora non è stata approvata e pubblicata la graduatoria definitiva -.
se non sia il caso di procedere rapidamente alla pubblicazione della graduatoria definitiva ed alla corresponsione dei contributi ai soggetti beneficiari.
(411; 23.07.2013)
Nucera. Al Presidente della
Giunta regionale. Per sapere – premesso
che:
con deliberazione del direttore generale dell'ASP di Reggio Calabria n. 363 del 06 giugno 2013 veniva indetta gara con procedura aperta per l'affidamento del servizio di integrazione e di supporto al servizio di "Urgenza ed Emergenza SUEM - 118" ricadente nella competenza territoriale dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria con un prezzo a base d'asta annuale € 2.480.000,00, IVA ed oneri della sicurezza pari ad € 34.000,00 esclusi;
la circolare n. 25002 del 23 settembre 2009 della Regione Calabria invitava le ASP ad ammettere alle gare di appalto "i soggetti economici che non perseguono fini di lucro";
il Consiglio di Stato, sez. VI, con la sentenza n. 387 del 23 gennaio 2013 ha stabilito che "alle associazioni di volontariato ...non è precluso partecipare agli appalti" -:
se ritiene opportuno, nella Sua qualità di Commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario della Regione Calabria, nominato con delibera del Consiglio dei Ministri del 30 luglio 2010, intervenire presso l'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, al fine di avere chiarimenti circa la mancata previsione nella deliberazione del direttore generale dell'ASP di Reggio Calabria n. 363 del 06 giugno 2013 dell'ammissione delle associazioni di volontario alla procedura aperta per l'affidamento del servizio di integrazione e di supporto al servizio di “Urgenza ed Emergenza Suem 118” ricadente nella competenza territoriale dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.
(414; 25.07.2013)
Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
in data 11.07.2013, si è riunita la Giunta
regionale e pare che abbia proceduto al trasferimento nei ruoli della Giunta regionale
di personale dirigenziale attualmente in posizione di comando presso la Giunta
stessa;
la Corte costituzionale si è già espressa
sul punto, con riferimento proprio alla Regione Calabria e, con sentenza n. 108
del 2011, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 16 comma 2 della legge
regionale 8/2010 che prevedeva il trasferimento nei ruoli regionali del
personale in posizione di comando per violazione del principio dell'accesso
agli uffici pubblici per pubblico concorso statuito nell'art. 97 della Cost.
"inoltre, indirizzandosi ai soli soggetti comandati presso le giunte
regionali (….) determina una disparità di trattamento (art. 3 Cost.);
il provvedimento non tiene conto, altresì,
nemmeno del regolamento emanato dal Presidente della Giunta regionale n. 2 del
2.05.2012 che disciplina le procedure per la mobilità esterna di dipendenti di
altre amministrazioni;
tale regolamento, esteso per espressa
previsione al personale con qualifica dirigenziale, prevede un bando di
mobilità, la costituzione di una commissione esaminatrice, la valutazione dei
curricula e una prova selettiva tra gli aspiranti alla mobilità e, ovviamente,
la formulazione della graduatoria finale;
altresì, l'azione amministrativa della
Regione in materia di mobilità non rispetta né la legislazione nazionale
vigente, né le sentenze della Corte costituzionale, né, infine, le stesse
regole regionali -:
se risponde
a verità che il
provvedimento è stato deliberato;
se così fosse, quali urgenti ed efficaci
provvedimenti intenderebbe adottare, per ripristinare la legittimità degli atti
e sanzionare eventuali responsabili;
se la Regione, dal momento che non
rispetta le leggi dello Stato, le pronunce della Corte costituzionale e nemmeno
le regole che si è data, ha deciso di chiedere l'adesione a qualche Paese
extraeuropeo.
(406; 16.07.2013)
Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
su proposta del Ministero dell'interno ed a seguito di deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nel 2006, con decreto del Presidente della Repubblica del 28/04/2006, veniva affidata, per la durata di diciotto mesi, la gestione dell'Asp n. 5 di Reggio Calabria ad una Commissione straordinaria, la quale più volte aveva evidenziato una situazione di bilancio disastrosa, ipotizzando che il debito superasse i 500.000.000,00di euro;
l'Asp non ha programmazione finanziaria e si trova in una sorta di anarchia contabile caratterizzata dall'assenza e/o tardiva adozione dei bilanci economico-preventivi (2010, 2011, 2012), che frustrano le finalità dell'istituto, e di bilanci consuntivi bocciati (2010), come certificato dall'organo di revisione contabile e dalla sez. di controllo della Corte dei Conti;
l'ultima verifica di cassa dell'Azienda è stata effettuata nel 2009;
non risulta se per le anticipazioni di tesoreria sia stato rispettato il limite dell'ammontare annuo;
non risulta attivata né la contabilità generale né quella analitica per “centri di costo”;
non risultano operativi presso l'Asp sistemi budgetari e di contabilità analitica, obbligatori dal 1999. Non sono stati avviati meccanismi operativi per consentire il governo dei dati di produzione (attività ospedaliera, attività specialistica ambulatoriale, etc.) ed i principali centri di costo (risorse umane, consumi farmaceutici interni e farmaceutica convenzionata, tecnologie etc.);
il Commissario Scopelliti, nel Decreto 13 aprile 2012 (Determinazioni in merito al bilancio d'esercizio 2010 del Asp n. 5), riporta le drammatiche conclusioni dell'organo di controllo contabile che ritiene che “valutare come attendibili, pur nel prenderli nel suo insieme, i dati forniti dal sistema contabile aziendale sarebbe un chiaro azzardo”, azzardo al quale il Collegio dell'Asp di Reggio Calabria, chiamato ad esprimere le proprie valutazioni in ordine al bilancio consolidato della gestione 2010 che comprende poste contabili afferenti alla gestione Locri, non intende prestarsi;
ancora nell'Asp di Reggio Calabria, come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…non risultano mai essere stati costituiti i libri contabili obbligatori:
- Libro Inventari e Registro dei cespiti ammortizzabili, indispensabili per realizzare, assieme al libro giornale ed ai Conti di Mastro, un sistema d'informatizzazione del Patrimonio Aziendale";
come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…non risulta instaurata una contabilità separata dell'attività intramoenia con la mancata rilevazione del debito-credito nei confronti dei medici autorizzati”, con la conseguenza di rendere quelle prestazioni sganciate dalla contribuzione fiscale;
come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…non risultano rendicontati nei tempi regolari e nelle forme dovute gli incassi per i servizi a pagamento”;
come da verbale del Collegio dei revisori contabili “…omesse contabilmente nel tempo rilevazioni di costi di entità consistente e dei relativi contratti...”;
vi è, quindi, come da verbale del Collegio dei revisori contabili “l'impossibilità di effettuare i previsti controlli circa la rispondenza delle poste di bilancio alle scritture contabili, come previsto dall'art. 10, c. 4 L.R. n.2/1996”;
più volte la stampa ha riportato drammatici bollettini di guerra. come nel caso del Corriere della Calabria del 12 giugno 2012, dove è riportato che il Presidente del Collegio Sindacale si è sentito in dovere di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica ed a “Il Quotidiano della Calabria” 7 luglio 2013 per quanto riguarda il debito pregresso 2008 e ante
le partite da verificare sarebbero:
Asp di Reggio Calabria (Reggio-Palmi) 28.553.55,55
Asp di Reggio Calabria (Locri) 14.455.616,56
Esisterebbero, quindi, partite aperte commerciali e non cosi composte:
Ex Asp Reggio Calabria 142.365.815,77
Ex AS Locri 31.228.021,52
Totale 173.593.837,29
la situazione contabile dell'Asp di Reggio Calabria sfugge persino ai canoni del racconto di fantasia, in quanto è sganciata dagli atti previsti dalla legge per la programmazione economico-finanziaria;
con Dpgr n. 92 del 27 giugno 2013 il Commissario ha decretato di non approvare il bilancio d'esercizio 2011 dell'Asp n. 5 di Reggio Calabria, rilevando che:
le criticità rilevate dal Collegio Sindacale riguardo le poste patrimoniali non consentono di approvare il documento contabile esaminato per la “non corretta tenuta della contabilità, del libro giornale, del libro inventari e dei registri previsti dalla normativa fiscale, alla contabilizzazione dei costi relativi ad anni precedenti in relazione al principio di competenza, alla mancata adozione del Bilancio Economico preventivo per l'esercizio 2011, alla errata attuazione della contrattazione collettiva ed alla inosservanza delle norme relative al Ccnl del personale, alla mancata instaurazione dell'Organo preposto al Controllo Interno ed al Controllo di gestione, per come obbligatoriamente sancito dagli artt. 2 e 4 del D. Lgs. 286 del 30 luglio 1999. Inoltre il Collegio, non avendo ricevuto nessuna documentazione richiesta con precedenti verbali a supporto della disamina di alcune voci esposte nello Stato Patrimoniale del bilancio 2011, ha evidenziato in particolare l'impossibilità di esprimere un giudizio sulle stesse circa:
l'accertamento dell'esistenza, della proprietà e della libera disponibilità in ordine alle immobilizzazioni;
l'accertamento dell'esistenza, della proprietà e della corretta valutazione delle giacenze di magazzino;
la completezza dei crediti iscritti in bilancio ai fini della valutazione della congruità del fondo svalutazione;
la completezza dei debiti iscritti in bilancio ai fini della valutazione dei debiti da regolarizzare su pignoramenti assegnati;
la congruità e completezza del fondo per rischi e oneri”;
lo stesso Collegio Sindacale, con la relazione al bilancio, allegata al verbale n. 20 /2012, ha espresso parere non favorevole al bilancio d'esercizio 2011 per la non corretta tenuta della contabilità;
il mancato accantonamento nell'anno di competenza determina discrepanze contabili che incidono negativamente sulla corretta determinazione del risultato d'esercizio;
lo stesso commissario ad acta ha asserito: “Riguardo ai contributi da Regione in c/esercizio quota FSR vincolata, iscritti tra i ricavi del Conto Economico (9.586 migl. di euro), relativamente alla voce Obiettivi di PSN 2011, le cui risorse sono state ripartite in via definitiva per come comunicato con nota del 29 maggio 2012, n. 189823/SIAR dal competente Settore LEA, risulta che l'Azienda non abbia avviato nell'anno 2011 le attività indicate nelle linee progettuali di cui all'allegato 2 della DGR n.255/2011, né risulta alcun riferimento nella Nota Integrativa a provvedimenti formali adottati in merito che attestino il corrispondente costo sostenuto dall'azienda. Non risulta, altresì, l'accantonamento all'apposito Fondo, per come previsto qualora i costi relativi alle attività progettuali non fossero stati sostenuti nell'anno di competenza”;
“quanto rilevato alimenta la perplessità circa la determinazione del risultato d'esercizio”;
“tra i costi di produzione, il valore degli acquisti per beni e servizi (69.767 migl. di euro ) supera il limite dei tetti di spesa stabiliti con Dpgr n. 88/2011 (65.388 migl. di euro)”;
l'analisi della situazione economica, di bilancio e patrimoniale dell'Asp lascia dedurre che non siano state adottate misure consequenziali in rispondenza alle criticità rilevate in passato sia dal Collegio Sindacale che dalla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, le quali sembrano permanere in tutta la loro gravità -:
se ha provveduto ad informare i Ministeri affiancanti circa la situazione patrimoniale e finanziaria dell'Asp, nonché sugli risultati economici effettivamente ottenuti, anche al fine di smentire le voci che insistono per un deficit finanziario abnorme;
se le criticità ed irregolarità riscontrate nel bilancio di esercizio 2011 non meritino approfondimenti anche in sede giudiziaria;
quali provvedimenti intende adottare nei confronti del Direttore Generale per la non approvazione del suddetto bilancio, disponendo anche una verifica straordinaria contabile presso l'Azienda, ai sensi dell'art. 14 della L.R. n. 11 del 2004;
se si condivida l'opportunità e la necessità di una seria e puntuale verifica dell'attività svolta dal Direttore Generale dell'Asp n.5 di Reggio Cal., attesa oltretutto la sopraggiunta scadenza dei 18 mesi dalla nomina;
se non ritenga di dovere intervenire urgentemente, alla luce degli atti posti in essere dalla direzione Asp, nella gestione della contabilità e avuto riguardo di quanto emerso in altre interrogazioni (incompatibilità con l'incarico di Direttore Generale, pagamento di sanzioni amministrative con fondi pubblici e reiterate nomine illegittime).
(409; 22.07.2013)
Naccari Carlizzi. Al
Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
con Deliberazione n. 580 del 31.12.2012 la direzione dell'ASP di Reggio Calabria aveva esteso l'ennesima proroga, sino 31.07.2013, dei contratti 15-septies del D. Lgs 502/92 ad almeno tre dirigenti esterni non sanitari, malgrado a più riprese sia il Tavolo Massicci sia la struttura commissariale abbiano ribadito come il rispetto dei Lea fosse appannaggio del solo personale sanitario;
ciò è significativamente evidenziato nella riunione del tavolo tecnico dell'8 aprile 2013 laddove, rinviando allo specifico parere, si evidenzia che la delibera citata "è carente dei requisiti necessari per procedere alla proroga dei contratti a tempo determinato e non specifica in relazione alla proroga dell'affidamento degli incarichi a tempo determinato, quali di questi siano stati conferiti ex art. 15speties del decreto legislativo 502/92 ovvero, riconducendo detti contratti alla generica fattispecie di "tempo determinato";
la proroga è stata estesa anche all'incarico di una dirigente avvocato malgrado fosse stato ritenuto illegittimo dalla Corte dei Conti di Catanzaro che con sentenza n. 315/2008 aveva condannato al risarcimento dei danni la direzione dell'Azienda che l'aveva originariamente conferito;
con decreto n. 1247 del 16.06.013 il Tribunale del Lavoro di Reggio Calabria in accoglimento del ricorso della FIALS per comportamento antisindacale nei confronti dell'ASP ha dichiarato illegittime le proroghe dei contratti disposte con delibera n. 580/2012 per violazione dell'obbligo di contrattazione decentrata previsto dall'art. 1 comma 400 della legge 228/2013 (legge di stabilità), rilevando che "l'aver proceduto alla proroga senza neppure informare i sindacati (….), inficia la validità del provvedimento assunto, da considerarsi illegittimo ai fini delle responsabilità amministrativo-contabili di chi lo ha posto in essere in consapevole violazione della disposizione imperativa;
da notizie di stampa è emerso che nell'ultima riunione del Tavolo Massicci non è stata recepita la richiesta della struttura commissariale di deroga al divieto di turn-over;
con la delibera n. 129 del 20.7.2012 la sezione di controllo della Corte dei Conti di Catanzaro ha ritenuto nulle tutte le assunzioni a tempo determinato ed indeterminato fatte dalle Aziende territoriali e ospedaliere della Calabria dal 2010-2011- 2012 -:
se il Direttore Generale dell'ASP Rosanna Squillacioti ha ottemperato allo specifico parere del Tavolo Massicci, producendo la richiesta certificazione dell'avvenuta risoluzione per nullità dei rapporti di lavoro instaurati illegittimamente, nonché specificando in relazione ai contratti prorogati con la delibera n. 580/2010 quali di questi sono stati conferiti ex art. 15-septies D.Lgs. 505/92;
se la direzione dell'ASP ha provveduto a dare esecuzione al decreto del Tribunale del lavoro di Reggio Calabria ed ha informato la Procura regionale della Corte dei Conti essendo state ravvisate responsabilità amministrativo-contabili;
se corrisponde al vero che è in via di predisposizione la delibera per ulteriore proroga sino al 31.12.013 anche dei contratti 15-septies dei dirigenti non sanitari, compreso quello dell'avvocatessa, peraltro imputata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro di truffa e falso ai danni dell'ASP e con richiesta di rinvio a giudizio;
quali iniziative il Commissario ad acta abbia intrapreso in merito e quali intenda adottare in via sostitutiva per il mancato espletamento di atti dovuti approssimandosi la scadenza del 31.7.013 al fine di evitare ulteriori ed ingiustificate spese che potrebbero compromettere il rispetto dei vincoli stabiliti dal piano di rientro del debito sanitario.
(412; 23.07.2013)
Franchino. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
la Regione Calabria ha approvato e pubblicato l'Avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di nuove iniziative imprenditoriali promosse da Nuovi Giovani Imprenditori;
i soggetti ammessi alle agevolazioni sono state le imprese "giovanili" di "nuova costituzione", classificate come micro e piccole imprese sulla base dell'Allegato I del Regolamento (CE) n. 800/2008, che intendono realizzare Piani di Sviluppo Aziendale nell'ambito di proprie unità produttive locali ubicate nel territorio della Regione Calabria;
l'ammontare complessivo delle risorse destinate al finanziamento del predetto Avviso è stato pari a euro 20.000.000,00, a valere sulla Linea di Intervento 7.1.4.3 "Promozione dell'imprenditoria giovanile" del POR Calabria FESR 2007-2013 - Asse VII "Sistemi produttivi";
entro i 60 giorni dalla data di pubblicazione dell'Avviso nel Bollettino Ufficiale della Regione Calabria molti giovani calabresi hanno presentato Domanda di Agevolazione, redatta secondo lo schema di cui all'Allegato 1 dell'Avviso Pubblico e completa della documentazione prevista -:
a distanza di un anno dalla chiusura della
presentazione delle istanze, perché i competenti uffici regionali non abbiano
prodotto la graduatoria degli ammessi al finanziamento nonostante la crisi
continua ad aggravarsi e la stagnazione economica colpisce in maniera
particolare i giovani della nostra Regione.
(413; 23.07.2013)
Naccari Carlizzi. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
in data 11.07.2013, si è riunita la Giunta
regionale e pare che abbia proceduto al trasferimento nei ruoli della Giunta regionale
di personale dirigenziale attualmente in posizione di comando presso la Giunta
stessa;
la Corte costituzionale si è già espressa sul
punto, con riferimento proprio alla Regione Calabria e, con sentenza n. 108 del
2011, ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 16 comma 2 della legge regionale
8/2010 che prevedeva il trasferimento nei ruoli regionali del personale in
posizione di comando per violazione del principio dell'accesso agli uffici
pubblici per pubblico concorso statuito nell'art. 97 della Cost. "inoltre,
indirizzandosi ai soli soggetti comandati presso le giunte regionali (….) determina
una disparità di trattamento (art. 3 Cost.);
il provvedimento non tiene conto, altresì,
nemmeno del regolamento emanato dal Presidente della Giunta regionale n. 2 del
2.05.2012 che disciplina le procedure per la mobilità esterna di dipendenti di
altre amministrazioni;
tale regolamento, esteso per espressa
previsione al personale con qualifica dirigenziale, prevede un bando di
mobilità, la costituzione di una commissione esaminatrice, la valutazione dei
curricula e una prova selettiva tra gli aspiranti alla mobilità e, ovviamente,
la formulazione della graduatoria finale;
altresì, l'azione amministrativa della
Regione in materia di mobilità non rispetta né la legislazione nazionale
vigente, né le sentenze della Corte costituzionale, né, infine, le stesse
regole regionali -:
se risponde
a verità che il
provvedimento è stato deliberato;
se così fosse, quali urgenti ed efficaci
provvedimenti intenderebbe adottare, per ripristinare la legittimità degli atti
e sanzionare eventuali responsabili;
se la Regione, dal momento che non
rispetta le leggi dello Stato, le pronunce della Corte costituzionale e nemmeno
le regole che si è data, ha deciso di chiedere l'adesione a qualche Paese
extraeuropeo.
(406; 16.07.2013)
Risposta – “In riferimento all'interrogazione in oggetto emarginata con la quale il
consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi avendo avuto conoscenza
informale del provvedimento di mobilità, ne ha chiesto la revoca in autotutela
per gli asseriti motivi di illegittimità nella stessa riportati, si comunica
quanto segue.
Preliminarmente
si osserva che la Giunta regionale in data 11 luglio 2013 ha approvato la
deliberazione n. 255 avente ad oggetto: “DGR n. 549/2012 <Deliberazione n.
485 del 6 novembre 2012. Annullamento d’ufficio. Definizione del programma del
fabbisogno di personale per il triennio 2012-2014>. Approvazione del Piano
annuale delle assunzioni relative all’anno 2012. Rideterminazione della
dotazione organica. Attuazione del piano annuale delle assunzioni 2012.
Immissione in ruolo di personale dirigenziale”, riguardante l’immissione in
ruolo ai sensi e per gli effetti dell’art. 30 del D.Lgs n. 165/2001, di quattro
dirigenti già in servizio presso la Giunta regionale
in posizione di comando.
Il
provvedimento di immissione in ruolo contestato conclude l’iter amministrativo
avviato lo scorso anno per l’attuazione del Piano delle assunzioni 2012.
Pertanto
la delibera di immissione in ruolo i cui effetti si perfezioneranno solo a
seguito della sottoscrizione di appositi accordi di cessione dei contratti di lavoro con gli enti di appartenenza dei dirigenti
interessati non trova fondamento nella legge regionale
n. 8/2010, oggetto della pronuncia numero 108/2010 della Corte costituzionale
bensì nell’art. 30 del D.Lgs n. 165/2001 che al comma 2 bis testualmente
recita: “Le amministrazioni prima di procedere all’espletamento di procedure
concorsuali finalizzate alla copertura di posti vacanti in organico, devono
attivare le procedure di mobilità di cui al comma 1, provvedendo in via
prioritaria, all’immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre
amministrazioni in posizione di comando o di fuori ruolo, appartenenti alla
stessa area funzionale, che facciano domanda di trasferimento nei ruoli delle
amministrazioni in cui prestano servizio..”.
La procedura adottata,
inoltre, diversamente da quanto asserito nell’interrogazione che si riscontri,
non ha determinato alcuna disparità di trattamento. Difatti, tutti i dirigenti
protempore in posizione di comando sono stati invitati a manifestare il loro
interesse all’immissione in ruolo ai sensi dell’art. 30 del citato decreto
legislativo: sono in quattro, ossia uno in meno rispetto ai posti disponibili
nel piano di assunzione 2012 (cinque posti riservati alla mobilità da enti
soggetti a vincoli) hanno chiesto di essere immessi in ruolo.
Non
sussiste infine, neanche l’eccepita violazione del vigente Regolamento sulla
mobilità esterna poiché prima di procedere alla mobilità (mediante quindi,
applicazione del regolamento medesimo) è necessario come nel caso di specie
provvedere in via prioritaria alla immissione in ruolo dei dipendenti di altre pubbliche amministrazioni in
posizione di comando che ne facciano domanda.
La conformità degli atti alla normativa
statale di riferimento non legittima il ricorso agli invocati provvedimenti di
autotutela”.
Il dirigente di settore (Avv. Sergio Tassone)
Il dirigente generale (Avv. Umberto Nucara)
L’assessore al
personale (Domenico Tallini)
Art. 1
(Modifiche ed
integrazioni all'articolo 24 della l.r. n. 9/96)
1. All'articolo 24 della legge regionale 17
maggio 1996, n. 9 (Norme per la tutela e la gestione della fauna selvatica e
l'organizzazione del territorio ai fini della disciplina programmata
dell'esercizio venatorio) è aggiunto il seguente comma 8 bis: "I commi 1 e
4 dell'articolo 17 per come modificati dall'articolo 45, comma 4, della legge
regionale 29 dicembre 2010, n. 34 (Provvedimento generale recante norme di tipo
ordinamentale e procedurale -Collegato alla manovra di finanza regionale per
l'anno 2011. Articolo 3, comma 4, della legge regionale n. 8/2002) e
dall'articolo 13 della legge regionale 30 maggio 2013, n. 26 (Modifiche ed
integrazioni alla legge regionale 17 maggio 1996, n. 9 -Norme per la tutela e
la gestione della fauna selvatica e l'organizzazione del territorio ai fini
della disciplina programmata dell'esercizio venatorio) producono i loro effetti
a partire dalla decima legislatura"."
Art. 2
(Clausola di
invarianza della spesa)
1. La presente legge non prevede oneri
aggiuntivi né impegni di spesa a carico del bilancio regionale.
Art. 3
(Entrata in
vigore)
1. La presente legge entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale
della Regione.
"Il Consiglio
regionale
Vista la delibera di Giunta regionale n.
182 del 30 maggio 2013 recante in oggetto "Adozione della revisione del
PSR CALABRIA 2007-2013, approvata dalla Commissione Europea con Decisione n. C
(2013) 379 final del 25.1.2013";
Visti: il Regolamento (CE) n. 1698/2005
del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo
agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR); il Regolamento (CE) n. 1974/2006 della
Commissione recante disposizioni di applicazione del regolamento (CE)
n.1698/2005 del Consiglio, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo
europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR);
Preso Atto della Decisione di esecuzione
della Commissione Europea n. C (2013) 379 final del 25 gennaio 2013, con la
quale ha approvato la revisione del programma di sviluppo rurale della Regione
Calabria per il periodo di programmazione 2007-2013;
Udita la relazione del Dott. Nicolai,
Autorità di gestione PSR Calabria 2007/2013, il quale ha specificato che la
revisione del Programma, approvata dalla Commissione europea, è stata adottata
a seguito della decisione vincolante della Conferenza Stato Regioni, in forza
della quale tutte le Regioni hanno rinunciato al 4 per cento delle risorse per
il 2013 a favore delle Regioni colpite da eventi sismici. Queste risorse sono
state espunte dalla misura 126 del PSR Calabria, atteso che, per come
strutturata, non avrebbe prodotto spesa;
considerato che il provvedimento, in
conformità all'articolo 7, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 1974/2006,
modifica il contributo globale dell'Unione per l'intero periodo di
programmazione e la sua ripartizione annuale per quanto riguarda l'annualità
2013, senza modificare il contributo per gli anni passati del PSR Calabria
2007-2013;
Delibera
di approvare ai sensi della legge
regionale n. 3 del 5 gennaio 2007 la proposta di revisione del PSR Calabria
2007-2013 approvata dalla Giunta regionale con deliberazione n. 182/2013
unitamente ai suoi allegati, che costituiscono parte integrante e sostanziale
della presente deliberazione".
(Allegati)
Art. 1
(Sostituzione
dell'articolo 10 della legge regionale n. 13 del 2012)
1. L'articolo 10 della legge regionale 19
aprile 2012, n. 13 (Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla
qualità del lavoro, al contrasto e all'emersione del lavoro non regolare) è sostituito
dal seguente:
"Art.
10
(Criteri di
premialità connessi alla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
nelle procedure di aggiudicazione di lavori o opere pubbliche di interesse
regionale)
1. In attesa di un intervento normativo
organico in tema di tutela e sicurezza del lavoro in ambito regionale, nelle
procedure di aggiudicazione dei lavori od opere elencate nell'allegato XI al
d.lgs.81/2008 le stazioni appaltanti adottano di preferenza il criterio
dell'offerta economicamente più vantaggiosa, autorizzando la presentazione di
varianti connesse con il miglioramento delle condizioni a tutela della salute e
della sicurezza nei luoghi di lavoro in relazione a quanto previsto
dall'articolo 30 del d.lgs. 81/2008.
2. L'eventuale scelta di aggiudicare il
contratto mediante il criterio del prezzo più basso va adeguatamente motivata
con particolare riferimento al profilo di tutela di cui al comma 1.
3. Il presente articolo si applica alle
procedure di aggiudicazione di lavori od opere pubblici di interesse regionale
e realizzati sul territorio regionale, ad esclusione dei lavori od opere
strumentali allo svolgimento dei compiti e delle funzioni mantenute allo stato,
avviate e concluse dai seguenti soggetti:
a) la regione, gli enti, le aziende e le agenzie
dipendenti dalla regione le società partecipate dai predetti;
b) gli enti pubblici territoriali e gli
organismi pubblici a essi collegati;
c) i soggetti che usufruiscono, per la
realizzazione dei lavori o delle opere, di un qualsiasi contributo finanziario
da parte dei soggetti di cui alle lettere a) e b); d) le associazioni, le
unioni e i consorzi, comunque denominati, costituiti dai soggetti di cui alle
lettere a), b) e c).
4. Ai fini di quanto previsto
dall'articolo 76, commi 3 e 4, del decreto legislativo 12 aprile 2006 (Codice
dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione
delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE), le varianti di cui al comma 1 sono
volte:
a) all'eliminazione o alla riduzione delle
interferenze tra le attività del cantiere e il contesto ambientale;
b) all'eliminazione o alla riduzione delle
interferenze tra le varie fasi lavorative, anche nel caso in cui tali fasi
siano realizzate dal medesimo operatore economico;
c) all'eliminazione o alla riduzione dei
rischi specifici, con particolare riferimento alle fasi critiche di lavoro;
d) alla definizione di un organigramma del
cantiere specificatamente dedicato alla gestione delle problematiche inerenti
la salute e la sicurezza nell'esecuzione dei lavori;
e) alla definizione di un programma e
delle modalità di controllo delle attrezzature e degli apprestamenti, sia prima
dell'inizio che durante l'esecuzione dei lavori;
f) all'ottimizzazione della gestione, sia
sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo, dei subappalti e dei
subcontratti, con specifico riferimento alle problematiche della salute e della
sicurezza nell'esecuzione dei lavori".
Art. 2
(Entrata in
vigore)
1. La presente legge entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale
della Regione.
"Il Consiglio
regionale
Vista la delibera di Giunta regionale n.
129 del 22 aprile 2013;
Premesso che
la Legge regionale n. 8 del 4 febbraio
2002 recante "Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione
Calabria" all'articolo 57, comma 3 dispone che i bilanci degli Enti, delle
Aziende e delle Agenzie regionali sono presentati entro il 10 settembre di ogni
anno ai rispettivi Dipartimenti della Giunta regionale competenti per materia
che, previa istruttoria conclusa con parere favorevole, li inviano entro il
successivo 20 settembre al Dipartimento Bilancio e Patrimonio per la definitiva
istruttoria di propria competenza;
la Giunta regionale entro il 15 ottobre
trasmette i bilanci al Consiglio regionale per la successiva approvazione entro
il 30 novembre, a norma dell'articolo 54, comma 5, lettera b) dello Statuto;
l'articolo 57, comma 4 della L. R. n.
8/2002 prevede che la Giunta regionale, sulla base dei bilanci trasmessi al
Consiglio regionale, può autorizzare l'esercizio provvisorio dei bilanci degli
Enti, delle aziende e delle Agenzie regionali, entro il limite dei quattro
dodicesimi dei singoli stanziamenti o nei limiti della maggiore spesa
necessaria, ove si tratti di spese obbligatorie;
Considerato che con deliberazione del
Direttore Generale dell'ATERP (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale
Pubblica) della Provincia di Crotone n. 157 del 4 settembre 2012 è stato
approvato il progetto di bilancio di previsione della medesima Azienda per
l'anno 2013;
Tenuto Conto che il Collegio dei Revisori
dei Conti, nella seduta del 6 settembre 2012, ha espresso parere favorevole
all'approvazione del Bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2013,
con le seguenti osservazioni e raccomandazioni:
di proseguire nell'opera di messa a
reddito degli alloggi in attesa di regolarizzazione al fine di aumentare le entrate
dell'ente;
di proseguire nell'azione di recupero
della morosità già intrapresa, al fine di migliorare le risorse finanziarie
dell'Ente da destinare agli interventi sugli alloggi che necessitano di
manutenzione;
di proseguire, nell'anno 2013, il controllo
costante degli incassi rateizzati monitorando le entrate e continuando a
perseguire nelle azioni dì sfratto degli utenti morosi al fine di garantire un
regolare incasso degli importi rateizzati;
di proseguire il contenimento delle spese
in funzione di quanto previsto dalle disposizioni di legge, consigliando una
attenta ed oculata gestione delle risorse.
POSTO che l'Unità Organizzativa Autonoma
"Politiche della casa" istituita presso il Dipartimento "Lavori
Pubblici, Edilizia residenziale, Politica della casa", con nota n. 51146
del 13 febbraio 2013, ha svolto l'istruttoria di sua competenza, conclusa con
parere favorevole, con le seguenti osservazioni e raccomandazioni:
di proseguire nell'azione di contenimento
delle spese per dare piena applicazione a quanto stabilito dalla L.R. n.
69/2012 in tema di limiti di spesa.
Considerata la relazione istruttoria del
Dipartimento Bilancio e Patrimonio - Settore "Bilancio e programmazione
economico-finanziaria. Risanamento finanziario", dalla quale non sono
emersi elementi ostativi alla trasmissione del documento contabile in Giunta. e
quindi, al Consiglio regionale, pur formulando con nota n. 119579 del 9 aprile
2013 specifiche raccomandazioni:
di non utilizzare l'avanzo di
amministrazione, in quanto ancora provvisorio, poiché dovrà essere
rideterminato in seguito all'approvazione del conto consuntivo per l'anno 2012;
di proseguire nell'opera di recupero della
morosità già intrapresa negli esercizi precedenti.
Visti
l'art. 57 della L.R. n. 8/2002; la legge
regionale n. 27 del 30 agosto 1996 istitutiva delle Aziende Territoriali per
l'Edilizia Residenziale Pubblica;
l'articolo 54, comma 5, lettera b), dello
Statuto della Regione Calabria;
Considerato che la Seconda Commissione
Bilancio, Programmazione economica e attività produttive, preso atto della
dichiarazione di regolarità dell'atto resa dai dirigenti della Giunta regionale
competenti per materia, ha approvato il provvedimento amministrativo di cui
all'oggetto nella seduta del 29 maggio 2013, facendo proprie le prescrizioni
indicate nella delibera di Giunta regionale, le osservazioni e le
raccomandazioni espresse dal Collegio dei Revisori, dal Dipartimento Lavori
Pubblici e dal Dipartimento Bilancio;
Delibera
di approvare, ai sensi dell'articolo 57
della l.r. n. 8/2002, il Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2013
dell'ATERP di Crotone, unitamente alle prescrizioni, osservazioni e
raccomandazioni espresse dal Collegio dei Revisori, dai Dipartimenti regionali
competenti, e dalla Giunta regionale, con allegati tutti i documenti richiamati
in premessa che costituiscono parte integrante e sostanziale della presente
deliberazione".
“Il Consiglio
regionale
Vista la delibera di Giunta regionale n.
134 del 22 aprile 2013;
Premesso che:
la legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8
recante "Ordinamento del bilancio e della contabilità della Regione
Calabria", all'articolo 57, comma 3, dispone che i bilanci degli Enti,
delle Aziende e delle Agenzie regionali sono presentati entro il 10 settembre
di ogni anno ai rispettivi Dipartimenti della Giunta regionale competenti per
materia che, previa istruttoria conclusa con parere favorevole, li inviano
entro il successivo 20 settembre al Dipartimento "Bilancio e
Patrimonio" per la definitiva istruttoria di propria competenza;
la Giunta regionale entro il 15 ottobre
trasmette i bilanci al Consiglio regionale per la successiva approvazione entro
il 30 novembre, a norma dell'articolo 54, comma 5, lettera b) dello Statuto;
Considerato che con decreto del Direttore dell'ARCEA
n. 497 del 6 marzo 2013 sono stati approvati il progetto di bilancio dì
previsione della medesima Agenzia per l'anno 2013 e il bilancio pluriennale
2013-2015;
Tenuto Conto che il Collegio dei revisori
dei conti dell'Azienda, con verbale n. 80 dell'8 marzo 2013, ha espresso parere
favorevole all'approvazione del bilancio dì previsione 2013 e del bilancio
pluriennale 2013-2015, con le seguenti osservazioni:
di avere un chiarimento da parte del
competente ufficio regionale relativamente alle somme relative alla gestione
dei fondi FEASR, tenuto conto della richiesta di parere al Collegio in ordine
alla rendicontazione della spesa relativa alla quota di cofinanziamento
regionale per l'anno 2010;
nel 2013, con il solo contributo di
2.320.000,00 euro l’ARCEA non potrà, a titolo esemplificativo, ma non
esaustivo:
completare la dotazione organica per come
approvata dalle DGR 1083/2008 e 532/2009;
procedere alle assunzioni dì disabili,
obbligatorie ai sensi della legge n. 68/99;
garantire la costituzione di un fondo per
il lavoro straordinario per remunerare le prestazioni lavorative dei
dipendenti, effettuate in eccedenza rispetto al normale orario di servizio;
consentire l'effettuazione dei controlli,
ad opera dei dipendenti di ARCEA, nei confronti dei Centri Assistenza Agricola;
garantire l'adeguata formazione del
personale dipendente dell'Agenzia;
sottoscrivere atti e convenzioni con la
società SIN S.p.A per i servizi connessi al sistema informatico dell'Agenzia,
in assenza dei quali si rischia di causare il blocco delle attività dell'ARCEA;
Posto che:
con verbale n. 1 del 21 marzo 2013
"Organismo interno al Dipartimento Agricoltura, nulla rilevando sotto il
profilo della legittimità e del merito, esprime parere favorevole
all'approvazione del bilancio di previsione 2013 e pluriennale 2013/2015;
con nota prot. n. 102653 del 25 marzo
2013, il dirigente del Settore "Affari generali, Risorse umane, Servizi
territoriali, Enti strumentali e sub regionali" del Dipartimento
Agricoltura ha trasmesso il bilancio di previsione per l'esercizio finanziario
2013 e il bilancio pluriennale 2013-2015, unitamente al suddetto parere
dell'Organismo interno al Dipartimento;
Considerata la relazione istruttoria del
Dipartimento Bilancio -Settore "Bilancio e programmazione economico-finanziaria.
Risanamento finanziario", che con nota prot. n. 131592 del 17 aprile 2013,
ha espresso parere favorevole all'approvazione del bilancio di previsione
dell'ARCEA per l'esercizio finanziario 2013, con le seguenti osservazioni e
raccomandazioni:
da un confronto fra gli impegni di spesa
assunti nel 2009 e 2011, risultanti dai consuntivi trasmessi dall'Agenzia, e i
dati del bilancio per l'esercizio 2013, risulta che l'ARCEA ha rispettato le
disposizioni previste dalla legge regionale n. 69/2012; di non utilizzare
l'avanzo di amministrazione presunto per il 2013 fino a quando non sarà
approvato il conto consuntivo 2012 dagli organi dell'Agenzia;
Visti:
l'articolo 12 della legge regionale 8
luglio 2002, n. 24, che istituisce l'organismo pagatore regionale;
la deliberazione della Giunta regionale n.
748 del 8 agosto 2005;
l'art 28 della legge regionale 17 agosto
2005, n. 13 che approva l'istituzione dell'ARCEA;
la legge regionale 4 febbraio 2002, n. 8;
l'articolo 54, comma 5, lettera b), dello Statuto della Regione Calabria;
Considerato che la Seconda Commissione
"Bilancio e Affari comunitari", preso atto della dichiarazione di
regolarità dell'atto resa dai dirigenti della Giunta regionale competenti per
materia, ha approvato il provvedimento amministrativo di cui all'oggetto nella
seduta del 29 maggio 2013, facendo proprie le osservazioni e raccomandazioni
espresse dal Collegio dei Revisori e dai Dipartimenti regionali competenti;
Delibera
di approvare, ai sensi dell'articolo 57
della l.r. n. 8/2002, il bilancio di previsione dell'ARCEA per l'anno
finanziario 2013 e pluriennale 2013-2015, unitamente alle osservazioni e
raccomandazioni del Collegio dei Revisori e dei Dipartimenti regionali
competenti, con allegati tutti i documenti richiamati in premessa che
costituiscono parte integrante e sostanziale della presente deliberazione".
(Allegati)
Art. 1
(Destinatari
e modalità di applicazione)
1. I lavoratori socialmente utili e di
pubblica utilità fuoriusciti dal bacino regionale con decorrenza dall'1 gennaio
2013 in poi, a condizione che per la fuoriuscita non siano state erogate
risorse pubbliche a titolo di incentivazione, possono essere sostituiti nei
progetti di utilizzo dai soggetti riammessi nel bacino con provvedimento della
Commissione regionale tripartita che risultino non utilizzati alla data del 31
dicembre 2012.
2. L'applicazione della norma di cui al
comma 1 non può produrre in nessun caso l'effetto di aumentare il numero dei
lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità effettivamente utilizzati
rispetto a quello risultante alla data del 31 dicembre 2012.
3. Con apposito regolamento da adottarsi
entro novanta (90) giorni dall'entrata in vigore della presente legge la Giunta
regionale disciplina le modalità di attuazione ed integrazione delle norme di
cui ai commi 1 e 2.
Art. 2
(Norma
finanziaria)
1. La presente legge non comporta nuove o
maggiori spese a carico del bilancio regionale.
Art. 3
(Entrata in
vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della
Regione.
Art. 1
(Finalità e
ambito di applicazione)
1. La Regione Calabria persegue la
finalità della semplificazione degli adempimenti amministrativi in materia di
igiene e di medicina del lavoro, mediante la razionalizzazione della normativa
vigente, in un'ottica di snellimento del sistema economico regionale, in
sintonia con i concetti di centralità della salute e di tutela dei diritti dei
cittadini in ambito sanitario e socio sanitario, nonché con i principi di
appropriatezza, efficacia e semplificazione dell’azione amministrativa.
Art. 2
(Semplificazione
adempimenti relativi al registro infortuni)
1. Il registro infortuni, di cui al
decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 12 settembre
1958, non è soggetto a vidimazione da parte dell'organo di vigilanza
territorialmente competente.
2. Ai fini della tenuta del registro degli
infortuni e della statistica degli infortuni di cui all'articolo 404 del
decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547 (Norme per la
prevenzione degli infortuni sul lavoro), i datori di lavoro possono sostituire
il registro cartaceo degli infortuni con registrazioni su supporto informatico
contenenti tutti i dati dell'infortunio previsti nel decreto del Ministro per
il lavoro e la previdenza sociale del 12 settembre 1958, purché tali dati siano
immediatamente disponibili mediante stampa, a richiesta degli organi di
vigilanza.
3. La registrazione prevista dal comma 2
comprende anche gli infortuni occorsi a lavoratori che operino presso le
proprie unità produttive in distacco o in somministrazione, ai sensi del
decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 (Attuazione delle deleghe in
materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio
2003, n. 30). In tali casi, la registrazione è limitata all'indicazione della
data dell'infortunio, del nominativo dell'infortunato e delle cause.
Art. 3
(Entrata in
vigore)
1. La presente legge entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale
della Regione.
"Il Consiglio
regionale
Vista la proposta di legge al Parlamento
recante: "Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle
persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della LlS, lingua italiana
dei segni";
Visto l’articolo 121 della Costituzione;
Visto l'articolo 16 dello Statuto
regionale;
Delibera
di approvare la proposta di legge al
Parlamento che, nell'unito testo, viene allegata alla presente per farne parte
integrante;
di conferire mandato al Presidente del
Consiglio regionale affinché inoltri al Parlamento la proposta di legge
approvata".
RELAZIONE
La convenzione ONU sui diritti delle
persone con disabilità, approvata nel 2006, e che l'Italia ha ratificato con
Legge 3 marzo 2009 n. 18, riconosce la Lingua dei Segni ed oltre 44 nazioni nel
mondo hanno già ufficializzato una propria. Lingua dei Segni. In Italia i
cittadini audiolesi sono circa cinque milioni, di cui almeno 60 mila sordi
prelinguali per i quali l'apprendimento della lingua parlata è particolarmente
complesso e richiede anni di terapia logopedia. Per consentire la piena
integrazione dei soggetti audiolesi nella società civile e per garantire loro i
diritti di uguaglianza previsti dalla Costituzione è necessario che il
Parlamento Italiano riconosca per legge la Lingua Italiana dei Segni (LIS). Non
si tratta soltanto di una conquista di civiltà. La Lingua Italiana dei Segni
infatti, rappresenta è vero, uno strumento fondamentale per lo sviluppo
cognitivo dei bambini nati sordi che possono acquisirne le modalità visive e
gestuali in maniera semplice e spontanea tale da consentire loro un più
semplice ed immediato inserimento nel mondo della scuola e, successivamente,
nell'ambito lavorativo e dei rapporti interpersonali. Ma il riconoscimento
della Lis è fondamentale soprattutto per consentire a questa categoria di
cittadini di rapportarsi in maniera equa ed efficace con la pubblica
amministrazione. La presente proposta normativa rispecchia il testo licenziato
il 16 marzo scorso in Commissione Affari Istituzionali del Senato, a margine di
una lunga trattazione che ha consentito di unificare e sintetizzare i numerosi,
analoghi, progetti di legge depositati in Parlamento nella XVI Legislatura la
cui conclusione anticipata ha determinato l'interruzione dell'iter procedurale
di approvazione anche da parte della Camera dei Deputati. Essa si compone di 3
articoli. L'articolo 1 sancisce l'impegno della Repubblica a rimuovere le
barriere che limitano la partecipazione delle persone sorde alla vita
collettiva, in armonia con i principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui
diritti delle persone con disabilità, ratificata con legge n. 18/2009. Viene
poi stabilito che, in attuazione degli articoli 3 e 6 della Costituzione, ai
sensi della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie adottata dal
Consiglio d'Europa a Strasburgo il 5 novembre 1991, e in ottemperanza alle
risoluzioni del Parlamento europeo del
17 giugno, del 18 luglio e del 18 novembre
1988, nonché della citata Convenzione delle Nazioni Unite, la Repubblica
riconosce la lingua dei segni italiana (LIS) e ne promuove l'acquisizione e
l'uso, promuovendo altresì l'acquisizione e l'uso da parte delle persone sorde
della lingua orale e scritta, e attribuendo ad essa le garanzie e tutele
conseguenti al citato riconoscimento. L'articolo 2 prevede l'emanazione, entro
sei mesi dall'entrata in vigore della legge, di uno o più regolamenti
attuativi, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, della legge n. 400/1988,
nell'ambito delle finalità di cui alla legge n. 104/1992, previa 3
intesa in sede di Conferenza unificata,
sentite le associazioni di rilevanza nazionale per la tutela e la promozione
dei diritti delle persone sorde. Spetta ai regolamenti di:
definire le modalità degli interventi
diagnostici precoci per i bambini nati o divenuti sordi, quali livelli
essenziali delle prestazioni; determinare le modalità di utilizzo della LIS in
ambito scolastico e universitario, e promuovere sia nei corsi di laurea che
nella formazione postuniversitaria l'insegnamento e l'uso da parte degli
studenti della LIS e delle altre tecniche idonee promuovere la comunicazione
delle persone sorde; promuovere l'utilizzazione della LIS in sede
giurisdizionale e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni; stabilire ogni
altra misura diretta ad assicurare alle persone sorde la piena applicazione
norme della legge n.104/1992 relative, tra l'altro, al diritto all'educazione e
all'istruzione, all'integrazione scolastica, alla formazione professionale e
all'integrazione lavorativa.
L'articolo 3 pone la clausola di
invarianza degli oneri finanziari stabilendo che le pubbliche amministrazioni
provvedano alle attività previste dall'articolo 2 con le risorse disponibili
alla data di entrata in vigore della legge.
Art. 1
(Diritti
delle persone sorde e riconoscimento della lingua dei segni italiana)
1. Nell'ambito delle finalità della legge
5 febbraio 1992, n. 104, rivolta a garantire il rispetto della dignità umana e
dei diritti di libertà, di autonomia e di indipendenza delle persone con
disabilità, assicurandone la piena integrazione nella vita sociale, economica,
politica e culturale del Paese, e anche in armonia con i principi sanciti dalla
Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta
a New York il 30 marzo 2007, di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18, la
Repubblica promuove la rimozione delle barriere che limitano la partecipazione
delle persone sorde alla vita collettiva.
2. In attuazione degli articoli 3 e 6
della Costituzione, ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o
minoritarie, adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 5 novembre 1992,
ed in ottemperanza alle risoluzioni del Parlamento europeo del 17 giugno 1988,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee C187 del 18 luglio
1988, e del 18 novembre 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle
Comunità europee C379 del 7 dicembre 1998, nonché della Convenzione delle
Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 30
marzo 2007, di cui alla legge 3 marzo 2009, n. 18, la Repubblica riconosce la
Lingua dei Segni Italiana (LIS) e ne promuove l'acquisizione e l'uso,
promuovendo altresì l'acquisizione e l'uso da parte delle persone sorde della
lingua orale e scritta, da perseguire anche attraverso l'impiego delle
tecnologie disponibili per l'informazione e la comunicazione. Nella Provincia
autonoma di Bolzano la LIS è riconosciuta anche nell'uso corrispondente al
gruppo linguistico tedesco.
3. La LIS gode delle garanzie e delle
tutele di cui alla presente legge, conseguenti al riconoscimento di cui al
comma 2.
4. È consentito l'uso della LIS, nonché di
ogni altro mezzo tecnico, anche informatico, idoneo alla comunicazione delle
persone sorde, sia in giudizio sia nei rapporti con le amministrazioni
pubbliche.
Art. 2
(Regolamenti)
1. Nell'ambito delle finalità di cui alla
legge 5 febbraio 1992, n. 104, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
della presente legge, con uno o più regolamenti, da emanare ai sensi
dell'articolo 17, comma 1, lettera b) della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, di concerto con gli altri Ministri competenti, previa
intesa in sede di Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e sentite le associazioni di rilevanza
nazionale per la tutela e la promozione dei diritti delle persone sorde, sono
adottate le norme di attuazione di quanto previsto dall'articolo 1 della
presente legge. I regolamenti di cui al presente comma:
a) recano disposizioni volte a
disciplinare le modalità degli interventi diagnostici precoci, abilitativi e
riabilitativi, per tutti i bambini nati o divenuti sordi, ai fini dei necessari
interventi protesici e logopedici, quali livelli essenziali delle prestazioni
di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione;
b) determinano le modalità di utilizzo della
LIS in ambito scolastico e universitario, nel rispetto dell'autonomia
universitaria, definendo i percorsi formativi e i profili professionali delle
figure coinvolte, validi anche ai fini previsti dalla presente legge;
c) promuovono, nel rispetto dell'autonomia
universitaria, sia nell'ambito dei corsi di laurea sia nella formazione post
laurea, l'insegnamento, e l'uso da parte degli studenti, della LIS e delle
altre tecniche, anche informatiche, idonee a favorire la comunicazione delle
persone sorde;
d) recano disposizioni volte a promuovere
in ogni sede giurisdizionale e nei rapporti con le amministrazioni pubbliche
l'uso effettivo della LIS e di ogni mezzo tecnico, anche informatico, idoneo a
favorire la comunicazione delle persone sorde;
e) promuovono la diffusione della LIS e
delle tecnologie per la sottotitolazione come strumenti e modalità di accesso
all'informazione e alla comunicazione, con particolare riferimento alle
trasmissioni televisive;
f) recano ogni altra misura diretta ad
assicurare alle persone sorde, anche attraverso l'uso della LIS, la piena
applicazione degli articoli 12. 13, 14. 15, 16, 17 e 18 della legge 5 febbraio
1992, n. 104, e successive modificazioni, anche mediante convenzioni previste
dall'articolo 38 della medesima legge;
g) dispongono circa i metodi di verifica
sull'attuazione della presente legge.
Art. 3
(Neutralità
finanziaria)
1. Dall'attuazione della presente legge
non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le
pubbliche amministrazioni provvedono alle attività previste dall'articolo 2 con
le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili secondo la legislazione
vigente alla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 1
(Riconoscimento
dei soggetti responsabili di patti territoriali quali Agenzie di sviluppo
locale)
1. La Regione Calabria promuove e
favorisce la cooperazione istituzionale tra i livelli di governo e riconosce al
partenariato un ruolo pieno e permanente nell'attuazione delle politiche
integrate di sviluppo locale.
2. Per le finalità di cui al comma 1,
riconosce le società miste pubblico/private a maggioranza di capitale pubblico,
attualmente operanti sul territorio regionale come soggetti responsabili di
patti territoriali, quali Agenzie di sviluppo locale.
3. Le Agenzie di sviluppo locale operano,
quali soggetti privati, nei territori di riferimento degli enti pubblici soci.
Art. 2
(Elenco
delle Agenzie di sviluppo locale)
1. Si riconoscono quali Agenzie di
sviluppo locale i seguenti soggetti: Protekos SpA; Promotir Srl; Sila Sviluppo
Scarl; Alto Tirreno Cosentino SpA; Lamezia Europa SpA; Vibo Sviluppo SpA; Patto
Territoriale dello Stretto SpA; Locride Sviluppo SpA.
Art. 3
(Conservazione
status ed obiettivi delle Agenzie di sviluppo locale)
1. La conservazione dello status di
Agenzia di sviluppo locale è subordinata alla permanenza, in capo ai soggetti
di cui all’articolo 2. delle seguenti condizioni:
a) predisposizione e attuazione di
programmi di azione annuali e pluriennali coerenti con la complessiva
programmazione regionale;
b) conduzione da parte di organi di
amministrazione a maggioranza pubblica e rappresentativi del territorio di
riferimento;
c) titolarità della maggioranza delle
quote e mantenimento della stessa in capo a soggetti di natura pubblica;
d) astensione dall'esercizio di attività
concorrenziali rispetto alle istituzionali funzioni pubbliche degli enti soci
in termini di prestazioni, beni e servizi, salvo quanto specificamente previsto
dalla Amministrazione regionale in relazione alle funzioni da esercitare quali
Agenzie di sviluppo nei programmi di attività approvati e in ragione del
particolare carattere di innovazione, impulso e promozione economico-sociale
dei progetti.
2. Le Agenzie di sviluppo locale hanno lo
scopo di promuovere lo sviluppo sociale, economico ed occupazionale, di
qualificare le competenze e le risorse umane e di accrescere la competitività e
l'attrattività dei te"rritori di riferimento valorizzando i sistemi
produttivi locali, in piena sinergia con gli strumenti della programmazione
regionale e della pianificazione territoriale.
3. Le Agenzie di sviluppo locale
assicurano il perseguimento degli scopi di cui al comma 2, nella qualità di
soggetti rappresentativi dell'ambito territoriale di riferimento e delle
comunità economiche e sociali interessate e coinvolte nello sviluppo dei sistemi
produttivi locali.
Art. 4
(Attività
delle Agenzie di sviluppo locale)
1. Le Agenzie, nell'ambito della propria
programmazione e progettazione di area, svolgono le seguenti attività,
delegabili dagli enti pubblici soci ovvero promosse autonomamente dalle Agenzie
medesime:
a) animazione territoriale;
b) promozione dell'attività d'impresa;
c) stimolo, supporto e creazione di reti
d'impresa;
d) marketing territoriale e politiche di
attrazione nuovi investimenti;
e) stimolo e supporto alla
internazionalizzazione delle imprese e dei territori;
f) promozione dei prodotti tipici locali e
dei loro territori;
g) promozione e supporto della
certificazione delle produzioni locali;
h) promozione e supporto all'impiego delle
energie rinnovabili e delle tecnologie ambientali;
i) indagine, studio, ricerca e
monitoraggio di carattere socioeconomico sui territori di riferimento;
j) supporto alle imprese ed agli enti per
l'accesso ai finanziamenti di competenza regionale, nazionale e comunitaria, e
per le correlate attività di monitoraggio e rendicontazione;
k) supporto alla programmazione e alla
progettazione territoriale degli enti locali;
l) formazione e qualificazione delle
risorse umane e promozione della cultura d'impresa;
m) promozione, nei territori di
riferimento, della diffusione ed applicazione della innovazione tecnologica e della
ricerca applicata, in collaborazione e partnership con le università calabresi
e i centri di ricerca operanti in Calabria, nell'ambito di progetti finanziati
a livello comunitario, nazionale e regionale;
n) promozione presso le pubbliche
amministrazioni locali ed il mondo imprenditoriale delle tematiche riguardanti
la responsabilità sociale d'impresa, in partnership con i soggetti protagonisti
dello sviluppo locale, enti locali, forze sociali, associazioni di categoria.
Art. 5
(Rapporti
con il sistema regionale e locale)
1. Le Agenzie di sviluppo locale, nello
svolgimento e compatibilmente con le attività di cui all'articolo 4, coordinano
le loro proposte programmatiche e progettuali con i dipartimenti regionali e
con gli enti delegati dal sistema regionale.
Art. 6
(Clausola di
invarianza degli oneri)
1. All'attuazione della presente legge si
provvede nell'ambito delle risorse finanziarie già previste a legislazione
vigente e, comunque, senza nuovi O maggiori oneri a carico del bilancio
regionale.
Art. 7
(Entrata in
vigore)
1. La presente legge entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale
della Regione.
Il
Consiglio regionale
premesso
che:
a
seguito della decisione assunta dall'azienda di delocalizzare all'estero la
propria produzione lo stabilimento Italcementi di Vibo Marina, dopo oltre
settant’anni di attività, è stato definitivamente chiuso;
questa
decisione ha ulteriormente acuito le già rilevanti tensioni sociali presenti
sul territorio vibonese a causa della perdurante crisi economica e produttiva
che lo ha pesantemente investito;
nel
caso dello stabilimento Italcementi di Vibo Marina ben 82 lavoratori alle
dirette dipendenze dell'azienda si trovano oggi senza prospettive concrete di
altra occupazione, senza considerare la notevole occupazione garantita
dall'indotto;
nonostante
il caparbio e lodevole impegno profuso da S.E. il Prefetto di Vibo Valentia
dott. Michele Di Bari, il tavolo tecnico permanente composto dai principali
attori istituzionali presenti sul territorio ad oggi non è riuscito ad
individuare soluzioni condivise riguardo le diverse ipotesi di riconversione
dell'impianto;
ormai
da tre settimane 13 lavoratori, in segno estremo di protesta per l'enorme
disagio sociale causato dalla chiusura dell'azienda, si sono barricati in cima
al silos più alto dell'impianto, ad oltre 90 metri dal suolo, con evidenti
rischi per la loro sicurezza ed incolumità fisica;
le
famiglie dei lavoratori e l'intera comunità vibonese vivono con crescente
timore e apprensione il precipitare della situazione, senza peraltro
intravedere all'orizzonte prospettive credibili di soluzioni concrete;
l'azienda
continua testardamente a non prendere in esame la possibilità di ripresa della
produzione, non volendo considerare le opportunità rinvenenti nel settore delle
opere pubbliche, dai lavori di completamento della SA-RC e dalle modifiche da
più parti richieste del Patto di Stabilità per favorire la ripresa degli
investimenti da parte degli Enti Locali;
il
Presidente della Giunta regionale ed il suo Esecutivo a fare quanto necessario
per rilanciare l'attività del tavolo tecnico permanente con l'obiettivo di
addivenire ad una soluzione della vertenza ed a chiedere, altresì, al Governo
centrale di avviare un serrato confronto con i vertici aziendali di Italcementi
e, nel contempo, di verificare con i vertici dell'ANAS le reali esigenze di
cemento dei cantieri avviati e da avviare da parte della stessa Anas, al fine
di valutare la possibilità di ripresa produttiva dell'azienda.
Il Consiglio
regionale
premesso che il D.Lgs. 81/08 (c.d. Testo
Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro), all'art. 3 comma 2, prevedeva
inizialmente un tempo di 12 mesi per l'emanazione di uno specifico decreto
volto ad armonizzare le leggi riguardanti la sicurezza a bordo e la sicurezza
della navigazione (D. Lgs. 271/99, D.Lgs. 271/99, D.Lgs. 298/99 etc.);
considerato che il "Decreto Mille
Proroghe" del dicembre 2008 ha posticipato i termini di emanazione di tale
decreto al 16 maggio 2009;
tenuto conto che il Governo Berlusconi,
nel frattempo, licenziava il D.Lgs. 106/09, cosiddetto Correttivo al Testo
Unico su Salute e Sicurezza, con il quale l'armonizzazione è stata
ulteriormente posticipata ad agosto 2010. Ma né nel 2010 né tantomeno nel corso
del 2011, il Governo ha dato corso a quanto esso stesso aveva disposto;
dato atto che il D.L. 12 maggio 2012 n. 57
ha posto in essere, poi, una nuova e più preoccupate situazione, disponendo un
rinvio nei fatti "sine die", ovvero cancellando la norma che
prevedeva l'entrata in vigore del T.U. anche per la Pesca se non fosse stato
emanato l'apposito Decreto entro il termine, che di fatto è già scaduto dallo
scorso dicembre. La modifica introdotta con tale D.L. vanifica, di fatto, la
possibilità di vedere applicate le disposizioni del D.Lgs. 81/08 a questo
settore;
considerato che quello della Pesca è un
settore la cui normativa è da tempo deficitaria, troppo lontana
dall'eterogeneità che caratterizza le varie tipologie di imprese operanti nel
comparto e dunque di lavoratori, e che da oltre 10 anni attende un adeguamento.
Difatti, già la Legge 271/99 e le altre normative relative al settore presentavano
un quadro incerto circa la loro corretta e completa applicazione. In esse non
trovavano soluzione, ad esempio, le questioni relative all'elezione del RLS,
all'adeguamento dei DPI alle specificità del RLS, all'adeguamento dei DPI alle
specificità della attività lavorative a bordo, solo per citarne alcune;
Impegna
il Presidente della Giunta regionale a
svolgere ogni utile azione a ché i Parlamentari calabresi sollecitino i
Ministri competenti ad emanare immediatamente lo specifico decreto volto a rendere
applicabile anche al Settore della Pesca il Testo Unico su Salute e Sicurezza,
per impedire che i lavoratori di questo settore restino esclusi
dall'applicazione del D.Lgs. 81/08.