VIII legislatura

36.

Seduta di mercoledì 1° agosto 2007

 

Presidenza del Presidente Giuseppe Bova

La seduta inizia alle 11,31

PRESIDENTE

Vista la mancanza del numero legale la seduta è aggiornata di un’ora.

La seduta sospesa alle 11,32 è ripresa alle 13,01

Gesuele VILASI, Segretario Questore

Legge il verbale della seduta precedente.

(E’ approvato)

Comunicazioni

PRESIDENTE

Legge le comunicazioni.

(Sono riportate in allegato)

Annunzio di interrogazioni

Gesuele VILASI, Segretario Questore

Legge le interrogazioni presentate alla Presidenza.

(Sono riportate in allegato)

Per una dichiarazione all’Aula

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Galati. Ne ha facoltà.

Giuseppe GALATI

Signor Presidente, onorevoli colleghi, riprendo, in ossequio ad una sentenza della Corte di cassazione testé menzionata dal signor Presidente, il mio posto nel Consiglio regionale della Calabria.

Una sentenza che certamente ha avuto il merito di riaffermare il rispetto delle regole e di ristabilire la certezza del diritto dopo una campagna elettorale, quella delle regionali del 2005, che per quanto mi riguarda non si è svolta in condizioni di parità.

La suprema Corte di Cassazione sulla scia di un’ampia e consolidata giurisprudenza anche costituzionale ha ritenuto che, non essendo state eliminate le cause di ineleggibilità nei termini e nei modi di legge non è stata garantita la par condicio tra i concorrenti alla gara elettorale, né sono state scongiurate le influenze negative sulla libera determinazione del voto da parte degli elettori e sulla parità di accesso alle cariche elettive.

Questa è la reale motivazione che sta alla base della sentenza della suprema Corte.

Quanto sopra brevemente premesso, sento il dovere di rivolgere un deferente saluto, in primo luogo, ai cittadini calabresi che noi rappresentiamo in quest’Aula, all’Ufficio di Presidenza, a tutti i consiglieri, alla Giunta regionale e al suo Presidente, confermando il mio impegno a lavorare con dedizione per i supremi interessi della nostra Regione.

Ho costantemente seguito in questi due anni le alterne vicende politiche che hanno segnato la vita di questo Consiglio, purtroppo fortemente condizionate dalla tragica uccisione del compianto onorevole Fortugno.

La geografia politica del Consiglio regionale è molto cambiata rispetto alle elezioni. Le scelte, tutte rispettabili, di alcuni colleghi consiglieri hanno modificato assetti ed equilibri. Le profonde modificazioni del quadro politico nazionale, le stesse elezioni politiche dello scorso anno, la nascita di nuovi partiti e movimenti hanno avuto un naturale riflesso anche in Calabria. Trasformazioni e mutamenti hanno interessato in modo particolare i partiti e le sigle che si ispirano al socialismo che continua a restare la mia area culturale di riferimento.

Sono in atto allo stato alcuni tentativi, di rilanciare l’esperienza socialista in Italia. Coloro che pensano della costituente socialista del centro-sinistra, coloro che vorrebbero portare il filone socialista nel nascente Partito democratico, coloro che – distaccandosi dai Ds – vorrebbero raccoglierne l’eredità in Europa, coloro che vorrebbero forze socialiste capaci di portare una ventata di riformismo nella Casa delle libertà.

Si tratta di esperimenti politici che hanno, ovviamente, ognuno dalla sua angolazione una certa validità ed il tempo ci dirà quale di queste esperienze riuscirà a mantenere vitale una cultura politica, quella socialista, che nel nostro Paese ha prodotto benessere e riforme di straordinaria importanza ma che oggi rischia – come è stato recentemente affermato – l’estinzione.

In questo quadro confuso, in continuo movimento, ritengo che il mio principale dovere sia quello di rispettare coloro che mi hanno votato e che con il loro consenso mi hanno permesso di sedere in quest’Aula.

Questo senso di rispetto per gli elettori, pur tenendo conto della continua evoluzione politica mi impone, al momento, di rappresentare in questo Consiglio regionale la lista nella quale sono stato eletto, il nuovo Psi. Ogni altra scelta in questo momento tradirebbe il contratto di natura etica e politica che si instaura in occasione del voto tra candidato ed elettore.

Svolgerò il mio ruolo di consigliere in chiave costruttiva affinché possa contribuire in qualche modo alla soluzione dei problemi che affliggono la nostra Calabria, senza pregiudizi e preconcetti. Mi impegnerò a stimolare la coalizione di governo senza rinunciare alla indispensabile azione di controllo politico sull’attività dell’esecutivo che la legge affida al Consiglio regionale.

Se verranno proposte ragionevoli nell’interesse dei calabresi esse, riceveranno adeguata attenzione e la dovuta approvazione. Come mi sono sforzato di fare nella passata legislatura, non farò mancare proposte che possano poi tradursi in provvedimenti legislativi.

Il mio sarà un impegno costruttivo non fine a se stesso, che cercherà di imprimere elementi di riformismo nell’azione della Regione.

Al Presidente Loiero e alla sua Giunta auguro un proficuo lavoro nell’interesse della Calabria e ribadisco che da parte mia verranno proposte idee e stimoli e quando sarà necessario anche critiche sull’azione di governo che non sia improntata a metodi di trasparenza e legalità. Grazie.

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Pacenza. Ne ha facoltà.

Franco Mario PACENZA

Presidente, solo per evidenziare all’Aula, considerato che ormai di fatto si è aperta la discussione per quanto riguarda l’assetto complessivo del Consiglio e delle Commissioni, di tutti gli organi consiliari, che è inutile procedere all’assetto di una sola funzione che di fatto ai sensi dello Statuto e del Regolamento decadrebbe perché nel momento in cui si va al rinnovo dell’organo nella sua globalità non possono rimanere in funzione singole parti dell’organo stesso.

Quindi, per una ragione squisitamente di carattere operativo chiedo di voler rinviare il primo punto all’ordine del giorno, sapendo che già nella Conferenza dei capigruppo da qualche giorno si è aperta una discussione che riguarda l’assetto complessivo e dentro quel quadro si provvederà anche all’assetto di questa funzione.

PRESIDENTE

Sulla proposta dell’onorevole Pacenza come da Regolamento possono intervenire uno a favore e due contro.

Ha chiesto di parlare l’onorevole Trematerra. Ne ha facoltà.

Michele TREMATERRA

Grazie,Presidente, noi non possiamo che registrare ancora una volta e stigmatizzare che l’Ufficio di Presidenza è incompleto e la maggioranza – ancora una volta – non riesce a trovare una sintesi per addivenire alla completezza di tale Ufficio di Presidenza.

E’ vero che c’è una discussione che è iniziata, ma su di essa nessun ragionamento di carattere metodologico è stato fatto, per cui non possiamo che addivenire a questa sospensione, anche se facciamo notare che, ancora una volta, questo comportamento del centro-sinistra fa sì che il quinto membro dell’Ufficio di Presidenza non viene ad essere eletto.

PRESIDENTE

Nessun altro chiede di parlare, pongo in votazione la proposta avanzata dall’onorevole Pacenza.

(Il Consiglio approva)

Progetto di legge numero 35/8^ di iniziativa della Giunta regionale recante: “Istituzione Consiglio regionale dell’economia e del lavoro CREL – articolo 56 Statuto regionale”

PRESIDENTE

Si passa adesso al punto due all’ordine del giorno che recita “Progetto di legge numero 35/8^ di iniziativa della Giunta regionale recante: “Istituzione Consiglio regionale dell’economia e del lavoro CREL – articolo 56 Statuto regionale”.

L’onorevole Borrello, relatore, ha facoltà di svolgere la relazione.

Antonio BORRELLO, relatore

Presidente, farò una brevissima relazione doverosa rispetto a questo organismo che andiamo ad insediare in Calabria.

L’allegata proposta di legge dà attuazione all’articolo 56 dello Statuto regionale che prevede l’istituzione in seno all’Assemblea del Consiglio regionale dell’economia e del lavoro, quale organismo di consultazione delle organizzazioni più rappresentative del mondo economico e del lavoro, disciplinandone competenze e funzioni.

Essa rispecchia in gran parte l’iniziale proposta della Giunta regionale, salvo che la contrazione del numero dei componenti che è sembrato eccessivo, l’individuazione del Presidente all’interno dell’organismo, una più articolata disciplina dei compiti e tra l’altro il ricorso a parte del personale della legge 25 per attrezzarne la struttura burocratica.

Per quanto attiene la composizione del Comitato, è prevista la presenza delle organizzazioni più rappresentative del mondo dei dipendenti, del mondo della imprenditoria, della cooperazione, del sistema bancario, del mondo universitario, dei consumatori e della unione calabrese delle Camere di commercio.

Al fine di assicurare la massima autorevolezza e la qualità propositiva dell’organismo è previsto che dello stesso facciano parte i rappresentanti di vertice delle organizzazioni.

I rappresentanti dei lavoratori e dei consumatori sono designati congiuntamente dalla rispettiva organizzazione maggiormente rappresentativa in ambito regionale.

Per quanto concerne più esplicitamente le funzioni, al Crel si attribuisce il compito di esprimere parere obbligatorio al Consiglio sulle proposte inerenti i più rilevanti atti in materia economico-finanziaria ed a richiesta su altri atti di competenza del Consiglio e della Giunta.

Ma è nell’attività di studio e ricerca che il Crel può costituire importante punto di riferimento per la politica regionale promuovendo iniziative e proposte a supporto dell’attività regionale.

A ben vedersi, e malgrado le tentazioni sempre dietro l’angolo di un ipercriticismo sempre fine a se stesso che è sempre più lo sport preferito da tanti, con l’approvazione della legge si consegna uno strumento che se proficuamente utilizzato apre ampi spazi di approfondimento per proposte sicuramente utili agli interessi della Calabria.

Occorre, però, recuperare l’idea della inidoneità del modello semplificante del decisionismo istituzionale a fronte della complessità e della interdipendenza degli interessi sociali.

Già autorevolissimi padri costituenti, uno per tutti La Pira, aveva propugnato che nello Stato la seconda Camera dovesse essere rappresentativa dei corpi sociali. Ed è in questa logica che con coerenza è prevista anche la rappresentanza del terzo settore come camera di articolazione in cui si rappresentano le modalità molteplici di integrazione solidale del tessuto sociale poste in colloquio tra loro stesse e con le istituzioni pubbliche.

In questo quadro, il Crel è visto come uno spazio istituzionale di co-progettazione economico-sociale per la valorizzazione delle appartenenze.

Tornando alla normativa, la programmazione annuale delle attività ed i risultati sono soggetti all’approvazione del Consiglio regionale. Tra le funzioni attribuite all’organismo, infine, è da rilevare quella inerente la sua partecipazione su richiesta delle Commissioni consiliari e dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio alla valutazione degli effetti prodotti dalle politiche regionali in materia di economia e lavoro.

Da segnalare, inoltre, la possibilità ad esso attribuita di svolgere ricerche e studi nei settori di propria competenza.

Procedure di funzionamento e di organizzazione poi sono rinviate ad un regolamento interno, salvo fissare solo alcune norme di principio quali le decisioni a maggioranza e la trasmissione all’organo regionale decidente delle diverse posizioni emerse in seno alla discussione in caso di parere espresso senza l’unanimità dei consensi.

Alle sedute dell’organismo possono partecipare il Presidente della Giunta, gli assessori ed i consiglieri regionali mentre è prevista, altresì, l’ipotesi di riunione congiunta tra Crel e Consiglio delle autonomie locali per questioni di interesse comune.

Grazie, Presidente.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Naccari. Ne ha facoltà.

Demetrio NACCARI CARLIZZI

Signor Presidente, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, ho apprezzato il lavoro che il relatore ha svolto perché si è posto il problema di tradurre una previsione statutaria modificando quel disegno di legge che era stato originariamente proposto e che, in effetti, prevedeva dei costi elevati a fronte di alcune funzioni e alcune competenze che in qualche maniera credo non siano fra le priorità dell’azione amministrativa e legislativa della Calabria.

Però, indubbiamente, la previsione statutaria comporta la necessità di provvedere in questo senso. Quindi, dico, apprezzo il lavoro del relatore che, peraltro, si è posto il problema di ridurre i costi, di rendere la struttura il più funzionale possibile, la più agile e la più adeguata.

Il problema fondamentale che, però, noi abbiamo è sulla utilità vera di questa struttura che si va a realizzare. Modellata, peraltro, sulla scorta di una previsione che è stata fatta con la costituzione del Cnel che risale addirittura a quando la Costituzione è nata. Quindi con una società italiana profondamente diversa, una dinamica delle procedure, della concertazione, del confronto sociale e del pluralismo che oggi è oggettivamente lontana dalla realtà.

Non per nulla il Cnel a livello nazionale è oggetto di un ripensamento che vuole immaginare uno strumento diverso e sicuramente molto più agile e più corrispondente alle esigenze.

Non per nulla alcune Regioni d’Italia che avevano previsto nel loro Statuto il Crel, hanno poi deciso di non darvi luogo, anche in virtù di quella che è una valutazione sulla necessità di contenere quelli che sono i costi dell’amministrazione e della politica.

si può immaginare che il Cnel possa svolgere funzioni diverse da quelle che sono previste nello Statuto, perché a questo punto lo stesso Statuto andrebbe modificato. E la necessità di una maggiore concertazione e partecipazione decisionale degli attori locali, degli attori esterni alla politica non può portare ad immaginare una struttura dove questo procedimento, che dovrebbe essere un metodo della politica e dell’amministrazione, venga concentrato e burocratizzato.

In altri termini, un’azione di concertazione e di coinvolgimento della partecipazione alle scelte di soggetti esterni non può essere immaginata nel momento in cui noi pensiamo di realizzare un’altra struttura che sia o meno un carrozzone grande o piccolo.

D’altra parte, io penso che le necessità e le priorità che ha la Calabria siano ben altre. Sono convinto che questo comitato, questa struttura, al di là delle opinioni, delle buone intenzioni e del desiderio che magari hanno anche tutti quanti i promotori o coloro che vi hanno dato adesione, si dimostrerà per quello che è: uno strumento vecchio, inadeguato e che non corrisponde ai bisogni del confronto sociale in Calabria.

E’ chiaro che chi poi viene interpellato e chi oggi sottolinea una mancanza di sufficiente dialogo col Consiglio, con gli organismi di governo e con tutti i soggetti , è alla ricerca di strumenti. E quando gli viene proposto uno strumento che gli consente di essere all’interno di un meccanismo di confronto istituzionale, non si tira indietro.

Ma questo non vuol dire che questo strumento e questo risultato che noi vogliamo cogliere riusciremo realmente ad ottenerlo.

Mi consenta, ritengo che non ho alcuna preoccupazione ad immaginare anche una posizione minoritaria, una idea che non sarà condivisa da molti, ma credo che questo sia il bene della Calabria e ritengo che questa proposta che noi tanto pomposamente nei mesi scorsi - ripeto poi il relatore ha fatto un lavoro molto più realista- abbiamo portato all’attenzione dei calabresi non corrisponda ai bisogni della Calabria. Io personalmente mi oriento a votare contro.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Talarico. Ne ha facoltà.

Francesco TALARICO

Presidente, solo per rimarcare anche rispetto a quel che diceva il collega Naccari la nostra non condivisione di questo provvedimento che oggi è in Consiglio regionale.

Soprattutto in questa fase dove si parla molto della politica a ragione oppure no, e questo Consiglio regionale in più occasioni attraverso la sua Presidenza, Presidente Bova, attraverso una serie di provvedimenti che abbiamo avuto in questo Consiglio regionale ha provveduto al contenimento attraverso la riduzione della indennità dei collaboratori e quant’altro, ritengo che daremo un cattivo messaggio alla Calabria ed ai calabresi con questo provvedimento, che nella sostanza è condivisibile ma ci sono degli articoli che danno l’idea di un ulteriore aggravio, poiché c’è un consiglio estremamente pletorico, c’è una indennità per seduta estremamente alta e quant’altro.

Ritengo che sarebbe estremamente opportuno, se il relatore condivide, di rinviarlo alla Commissione, analizzarlo in maniera più approfondita e poi riportarlo qui in Aula con una revisione un po’ di quel che prevedono tutte queste indennità che darebbero un messaggio esattamente opposto a quello che noi vogliamo dare in Calabria, quello cioè, di un rigore, di un taglio dei costi della politica sui quali l’intero Consiglio regionale si è sempre ritrovato.

Quindi un rinvio in Commissione è quel che io chiedo al relatore per poterlo meglio analizzare.

PRESIDENTE

Prima di dare la parola a chi la chiede, non voglio essere irrituale, ma devo rilevare che io mi trovo davanti un provvedimento votato alla unanimità in Commissione, anche dal suo gruppo.

Capisco che si può cambiare opinione, ma motiviamole le cose perché la gente non capisce più niente.

Francesco TALARICO

Mi sembra che il mio gruppo in Commissione non sia stato…

PRESIDENTE

Lo leggo qui, siccome è un provvedimento licenziato alla unanimità, capisco che c’è molta disinvoltura, però…

(Interruzione)

Non c’è problema.

Ha chiesto di parlare l’onorevole Giamborino. Ne ha facoltà.

Pietro GIAMBORINO

Signor Presidente, io annoto una certa confusione sull’argomento trattato. Oggi qui semplicemente il Consiglio per la prima volta risponde ai calabresi non con una legge che si inventa, ordinaria quindi, ma realizzando la nostra piccolissima e modestissima Carta costituzionale. Cioè realizziamo l’articolo 56.

Non capisco quindi le sottolineature e le opinioni dei colleghi ma queste ultime, per quanto mi riguarda, vanno assolutamente rispettate e su di esse anche io voglio tentare di fare una riflessione, signor Presidente.

Bisogna incominciare a dire che non è vero che viene al Paese una filosofia che tende a dismettere il Cnel nazionale al quale per analogia il Crel regionale intende ispirarsi.

Faceva bene lei ad annotare, signor Presidente, la presa di posizione stridente, anomala ma ripeto rispettabilissima dei colleghi all’interno di una Commissione o delle Commissioni o di un Consiglio che viene criticato dalla intera Calabria nel momento in cui realizza uno dei suoi punti fondamentali dello Statuto, anche questo viene assolutamente criticato.

Nel merito, invece, signor Presidente, si parla di utilità e di costi.

Io credo che sia ancora di grande attualità, se è vero che lo sviluppo della Calabria non riesce nemmeno a trovare non la sua strada maestra ma uno stare insieme col mondo della economia calabrese.

Questo è l’intento del legislatore calabrese e ripeto per analogia con il Cnel nazionale, rispetto al quale, non me ne vorrà il collega ed amico Naccari, la posizione ufficiale del partito è quella del Presidente della Commissione che ha lavorato su questa vicenda per oltre un anno.

Sono state ascoltate tutte le forze sociali alle quali dico che anche loro “sbagliano” nel momento in cui, signor Presidente, annotano la presenza scarsa dal punto di vista numerico.

Evidentemente, non conosciamo bene quale vuole essere nell’intenzione del legislatore questo strumento. Non vale il numero all’interno del nascente Crel regionale ma la qualità della proposta, di quel che si andrà a dire e mi riferisco all’Associazione industriali.

Io ricevo oggi sul tavolo, invece, dalla Lega delle cooperative una serie di complimenti e di assenso all’iniziativa dell’intero Consiglio, ma anche del precedente Consiglio regionale, assieme alla proposta di alcuni correttivi.

La risposta è che la pratica ha avuto oltre un anno e mezzo di fermentazione all’interno della Commissione. Ancora per l’ennesima volta è stata votata alla unanimità e oggi davvero ancora è liberissimo chi pensa cosa diversa, cioè che non sia utile. Io nego che questo potrebbe essere, questa è la mia opinione, ed io rispetto quella degli altri, ovvero “ un carrozzone e soprattutto dei costi”.

Diciamolo alla Calabria e ai calabresi. I costi sono assolutamente, signor Presidente, davvero all’insegna di un momento difficile che vive il Paese.

Ne abbiamo tenuto conto, se è vero che al Presidente di questo organismo che dovrebbe andare a rinsaldare le fila tra la politica e il mondo della economica calabrese e degli imprenditori, si darà a malapena il 40 per cento di un direttore generale.

Se lo vogliamo tradurre, sono circa 2 mila euro. Io non credo che questo sia il problema della Calabria e del Paese. E poi per il resto dei componenti, che non dovrebbero riunirsi 100 volte l’anno, sarà un gettone che coprirà a malapena le spese.

Tento allora di dimostrare che dal punto di vista del costo, questo non è. Dal punto di vista delle utilità nessuno ha voluto citare che la Sicilia, ad esempio, ha saputo usare questo strumento del Crel regionale traendo profitti.

Ripeto che bisogna vedere la qualità dei suoi componenti e di chi lo guiderà.

Concludo, allora, signor Presidente, con una annotazione storica, come un destino positivo questa volta che un grande giurista che l’onorevole Naccari conosce sicuramente meglio di me per essere egli stesso non solo un cultore ma anche un professionista in questo settore. Costantino Mortati, un grande calabrese ebbe questa idea, sposata da Alcide De Gasperi nel 1947 e realizzata nel 1949.

La Calabria ha bisogno di dialogare col mondo della economia calabrese, intendiamo promuovere questo strumento per come dettato e chiesto nella passata legislatura.

Non facciamo niente di straordinario. Ha ragione il relatore Borrello che io ringrazio.

Oggi andiamo a realizzare semplicemente quello che la nostra piccola Carta costituzionale ci impone. Ed ecco perché – chiedo scusa e concludo – non capisco, non condivido le posizioni che, ripeto ancora una volta, rispetto e tutti ci sentiamo impegnati ove mai fosse necessario.

Chi impedisce al Consiglio regionale sovrano in questa direzione di porre argine e successivamente di porre anche correttivi allo strumento? Chi impedisce al Consiglio regionale di annullare, di cancellare, di cassare se questo strumento dovesse rivelarsi assolutamente inefficace?

Allora c’è la buona intenzione. Noi riteniamo che questo sia uno strumento che serve alla Calabria e ai calabresi.

Io dichiaro il voto favorevole del mio gruppo e mi dichiaro soddisfatto almeno per questa volta del lavoro che tutti i colleghi della Commissione e le forze sociali della Calabria hanno prestato a questa iniziativa che non è nuova ma è fresca e corretta e perché la Calabria, probabilmente, è all’epoca, è indietro nel tempo.

Quindi al Cnel nazionale per come testimoniato da un uomo calabrese che ha lavorato per 40 anni al Cnel soprattutto andando ad occupare la Segreteria generale insieme al professore De Rita, si sono costruite anche delle situazioni importanti.

Abbiamo anche detto che è uno strumento che collaborerà col Consiglio, che ci legherà ed avvicinerà al mondo economico. Quindi è anche un laboratorio di studio per proporre a quest’Aula sovrana le possibili accortezze per andare davvero a cercare di porre argine a questa mancanza di dialogo che c’è anche nei confronti del mondo imprenditoriale.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Censore. Ne ha facoltà.

Bruno CENSORE

Signor Presidente, intervengo perché mi rendo sempre più conto che la politica vive un momento di difficoltà che ci fa riflettere su un circolo virtuoso che c’è nella politica dove gli stessi attori sono inseriti in questo circolo e si fanno male loro stessi.

Penso che la democrazia sia frutto di lotte e conquiste, pertanto va difesa dagli attacchi, dalle derive populistiche, dalle involuzioni di pensiero.

Penso che la democrazia intanto vive con le sue articolazioni ed oltre a questo la democrazia si compone anche di regole.

Per questo trovo strano il discorso che ha fatto il collega Talarico non condividendo ed esprimendo il suo voto contrario alla istituzione del Crel rispetto ad una votazione che come lei, Presidente, ricordava in Commissione è venuta anche da parte della minoranza.

Anzi, se la memoria mi aiuta, quando siamo entrati nella discussione in merito ai rappresentanti che dovevano far parte di questo organismo, da parte della minoranza è arrivato un suggerimento che noi abbiamo recepito.

Addirittura, laddove si parlava dei rappresentanti delle Università-, mi pare che su proposta, non ricordo bene se del consigliere Vilasi o di Nucera-, si è deciso di inserire anche un rappresentante dell’Università per stranieri.

Cosa che abbiamo fatto e poi alla unanimità si è proceduto all’approvazione in Commissione del Crel.

Per questo la sortita del collega Talarico mi trova sbalordito.

Dicevo all’inizio che la democrazia vive con le sue articolazioni.

Oggi noi assistiamo ad un volersi far male, a voler portare l’Italia a che cosa? La vogliamo portare alla dittatura? A questo punto facciamo anche la proposta che si sciolga il Consiglio regionale, tanto le sorti della Calabria le potrebbe decidere una sola persona.

A che cosa servono i costi del Consiglio regionale? A cosa servono i costi per mantenere in vita un Consiglio regionale?

Penso che la democrazia viva anche con la forza e la proposizione delle sue Assemblee elettive che sono parte della classe dirigente di questo Paese.

Invece diceva il collega Sulla che le forze sindacali è da anni che chiedono l’istituzione del Crel e lo facevano con forza perché esso è rappresentativo di un mondo composito, di un mondo che rappresenta le organizzazioni sindacali, le Camere di commercio, le organizzazioni degli industriali.

Quindi un mondo che vuol cooperare e far sinergia con una Assemblea elettiva qual è quella del Consiglio regionale.

Mi pare che poi in Commissione si sia fatto pure uno sforzo importante, quello di ridurre il numero dei componenti rispetto alla proposta che aveva fatto la Giunta, e c’è stata anche la discussione sui compensi.

Addirittura al Presidente di questo ente si attribuisce il 40 per cento di quello che è l’emolumento del direttore generale del Consiglio regionale.

Quindi ai componenti 200 euro per seduta, ma non ci saranno molte sedute, io penso, di questo organismo, un organismo che relazionerà sull’attività svolta.

Io penso che oggi in attuazione di uno Statuto che la Regione Calabria ha e del quale si è dotata per prima tra tutte le Regioni italiane, ci si debba mettere al passo con le altre Regioni che hanno già deliberato in tal senso e si deve dar seguito a questo dettame statutario.

Penso che noi oggi compiamo un salto qualitativo se diamo vita a questo importante organismo. Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Feraudo. Ne ha facoltà.

Maurizio FERAUDO

Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola perché sulla base dell’intervento del collega Naccari ritengo sia opportuno che questo Consiglio chiarisca al suo interno un problema di fondamentale importanza oggi.

Cioè, la confusione, che non c’è in questo caso, tra il tema del costo della politica e l’istituzione di organismi che sono previsti dallo Statuto, ritengo che, così come viene posta, ingeneri ulteriore confusione all’interno dei calabresi e ponga un problema in termini diversi da come in effetti è stato proposto.

Ritengo che la proposta di legge di istituzione del Crel risponda ad una logica ben precisa che è quella di completare la dotazione in Consiglio regionale degli organi previsti dallo Statuto.

Io dico che anzi siamo già in notevole ritardo rispetto alla previsione statutaria. Abbiamo già lavorato su altri organismi: il Consiglio delle autonomie locali, la Consulta statutaria, che ha vissuto poi peraltro momenti di contestazione giuridica perché è stata trasmessa alla Corte costituzionale.

Però ritengo che noi come legislatori dobbiamo fare ogni sforzo affinché al più presto la Regione Calabria si doti, completando l’intero quadro, degli organismi che sono stabiliti dallo Statuto.

Questo è un senso responsabilità. Poi la discussione, i ritocchi, gli emendamenti, le modifiche ben vengano se la discussione sicuramente porterà anche miglioramenti, ho visto che c’è già un emendamento dell’onorevole Borrello che mira a contenere anche il numero dei componenti dell’istituendo organismo.

C’è una discussione aperta, però, sulla utilità dell’organismo che è previsto dallo Statuto e sulla necessità che non si faccia confusione col tema dei costi della politica – perché non ci azzecca proprio nulla il Crel con i costi della politica secondo me –, ma io ritengo che questo sia il modo sbagliato per far recepire ai calabresi un qualcosa di diverso che non esiste.

Anche perché poi sul tema dei costi, devo dir la verità (io non faccio parte della Commissione) ho apprezzato molto la scelta di avvalersi del personale della legge 25 per la dotazione organica. Cioè si decide di impegnare quel personale che oggi è in parte inutilizzato, come organico nell’istituendo Consiglio regionale dell’economia e del lavoro che, peraltro, nelle sue funzioni è di estrema importanza per noi consiglieri.

Perché tra le sue funzioni c’è quella di supporto all’attività del Consiglio e delle Commissioni.

Pertanto, l’impostazione ritengo che, non me ne voglia il collega Naccari, così come impostata in rapporto al tema dei costi della politica, aiuta ad ingenerare maggiore confusione e sfiducia verso i cittadini che, invece, devono vedere questo provvedimento di legge come un fatto importante che va a completare ulteriormente quello che era il percorso statutario che necessariamente dobbiamo completare.

Se poi si apre una discussione sulla revisione dello Statuto, è un fatto diverso.

Oggi abbiamo il dovere - e ripeto siamo in estremo ritardo – di completare quelli che sono gli organismi previsti dallo Statuto.

Ritengo, per questo, che Italia dei valori non potrà che sostenere, votandola, la proposta di legge così come partorita dal percorso che è stato fatto nelle Commissioni.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Pacenza. Ne ha facoltà.

Franco Mario PACENZA

Solo per aggiungere rispetto alle riflessioni dei colleghi, a partire dal relatore, che per intanto non parliamo di uno strumento fuori moda o anacronistico, una invenzione calabrese, ma di uno strumento che è fortemente radicato nella organizzazione istituzionale del sistema Paese.

Il Crel, il Consiglio regionale dell’economia e del lavoro, trova riferimento nel Consiglio nazionale della economia e del lavoro.

Semmai io avrei rispettato, se volete accettato, alcune osservazioni di criticità rispetto ai ritardi per cui arriviamo a questa discussione.

Oltre tutto questa discussione trova fondamento per quanto riguarda l’esperienza calabrese nello Statuto – anche questo vorrei ricordare – approvato nella passata legislatura.

Posso capire che alcuni colleghi della minoranza di oggi non hanno vissuto quel percorso e quel processo, ma questi sono strumenti votati alla unanimità. Perché? Perché sono strumenti che irrobustiscono il processo democratico.

Anche in quest’Aula alcuni colleghi della maggioranza attuale – ricordo al collega Naccarihanno sempre affermato “guai ad immaginare una situazione da uomo solo al comando”. Abbiamo bisogno invece di un lavoro di squadra, di maggiore collegialità, di più sedi di verifica.

Il collega Naccari, quando è stato Presidente della Commissione bilancio, ricorda per esempio la pratica delle audizioni. Decine e decine di rappresentanze che vengono lì spesse volte senza conseguenze.

Ecco, il Crel serve a dare una sede a funzioni istituzionali e democratiche che penso nessuno immagina di voler cancellare. Nessuno sogna di voler cancellare grandi organizzazioni di massa, grandi funzioni sociali.

Non è un’Assemblea per “4 amici al bar”, è una sede istituzionale e solenne in cui i diversi soggetti per le diverse funzioni che ricoprono si confrontano, si misurano, elaborano, esprimono pareri, irrobustiscono il sistema democratico.

Penso che oggi si porti a compimento un lavoro che viene da lontano, che esalta l’attività del Consiglio regionale, un testo anche da questo punto di vista assai condiviso e consultato. Oserei dire un testo essenziale. Non ci sono sbavature per aggiungere un posto a tavola.

Si è messa in piedi una architettura organizzativa che punta alla essenzialità e quindi anche da questo punto di vista non mi pare che si possano alzare chissà quante bandiere.

Poi è stato già richiamato, e capisco, che la politica può essere un divenire, ci possono essere cambi di posizioni ma il testo ha avuto anche partecipazioni positive, basta guardare gli atti della prima Commissione che ha lavorato, ci sono stati colleghi del gruppo dell’Udc che hanno avanzato emendamenti che sono stati approvati, che sono stati accolti dal relatore e nel testo, quindi, a me pare che oggi ci sia una sorta di smarrimento rispetto all’approccio.

Io penso invece che questo possa essere una sorta di strumento utile per irrobustire il processo democratico nella nostra Regione. Certamente come per tutti gli altri strumenti, anche questo potrà essere modificato strada facendo, ma, da quanto emerge, a me pare che ci sia in tal senso un approccio quasi preventivo.

Mettiamolo al lavoro, facciamolo funzionare e se poi ci dovessero essere strada facendo bisogni e necessità di procedere ad ulteriori integrazioni ed aggiustamenti, io penso che questo sarà nelle dimensioni e nelle funzioni di ciascuno di noi.

Ecco perché io penso che questo strumento, dopo la Conferenza regionale delle autonomie, conclude anche – se non ricordo male – gli assetti previsti dallo Statuto regionale; ritengo che sia un punto importante che fa segnare - perché no? - anche un rapporto fecondo e positivo tra l’Assemblea elettiva e le funzioni di rappresentanza orizzontale e verticale di questa Regione.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Gallo. Ne ha facoltà.

Dionisio GALLO

Solo pochi minuti, signor Presidente, per rimarcare una questione, cioè il fatto che determinate critiche al disegno di legge che è in discussione sono venute innanzitutto dai banchi della maggioranza.

Noi riteniamo, invece, che questo disegno di legge e l’istituzione del Crel siano un fatto estremamente positivo così come è stato ribadito in alcuni interventi.

Riteniamo, però, che ci debba essere un ulteriore approfondimento rispetto alla complessità del Crel stesso e rispetto ai compiti che dovrà  svolgere e riguardo anche ad una pletoricità dell’organismo che probabilmente lo metterebbe nelle condizioni di operare poco e male.

Certo, non è come ultimo ragionamento il fatto che in una Regione come la nostra e in un consesso come il nostro, il Consiglio regionale, che sta lavorando secondo me molto bene rispetto alla riduzione dei costi della politica, con una condivisione del percorso tracciato dal Presidente del Consiglio che a mio avviso è estremamente virtuoso, forse rispetto a questa situazione - e lo diciamo in maniera non certamente demagogica ma anzi per essere concreti – non è ininfluente il discorso che fissi delle indennità forse troppo forti che sono insite per quanto riguarda i rappresentanti del Crel.

Pensiamo, per esempio, al fatto che non siano messi limiti alla possibilità di riunioni mensili o settimanali dell’organismo per cui, praticamente, potrebbe riunirsi anche tutti i giorni.

Rispetto a queste situazioni, credo che un ulteriore passaggio in Commissione per meglio definire questi aspetti e per poi approvare questo disegno di legge così come hanno fatto i colleghi in Commissione alla unanimità, sia un fatto estremamente positivo.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Trematerra. Ne ha facoltà.

Michele TREMATERRA

Presidente, chiedo una breve sospensione dei lavori, per una rapida consultazione dei capigruppo al banco delle Presidenza.

PRESIDENTE Va bene, onorevole Trematerra. La seduta è sospesa.

La seduta sospesa alle 14,09 è ripresa alle 14,18

PRESIDENTE

Sul dibattito generale ha chiesto di replicare l’onorevole Borrello. Ne ha facoltà.

Antonio BORRELLO, relatore

Presidente, mi soffermerò brevissimamente sul contenuto degli interventi che sono stati fatti in discussione generale per esprimere le mie valutazioni ma anche le mie perplessità in ordine a quel che è stato detto.

Vede, Presidente, capisco che la fase storica che attraversa la politica regionale e non è delicata, ma si preferisce una sorta di opzione precostituita che consisterebbe nel fatto che anziché soffermarsi nel merito delle questioni e quindi esprimere e contribuire a migliorare un testo come questo, si preferisce in qualche maniera utilizzare lo strumento del costo della politica per impedire anche una discussione ed un confronto su uno strumento e su un organismo rispetto al quale l’approccio è di assoluta umiltà da parte della politica.

Perché una politica che si apre in questi termini alla società calabrese deve essere, secondo me, un momento di grande riflessione e consapevolezza rispetto ai problemi che questa regione ha.

Vorrei chiedere quindi se qualcuno è in grado di dire in Aula quali sono e possono essere i bisogni di questa regione. Perché se i bisogni di questa regione non riescono ad interpretarli e ad individuarli né la politica né le organizzazioni sindacali, né le associazioni datoriali, né il terzo settore, né le università, né le Camere di commercio, qui è difficile convincersi che le motivazioni addotte e di un ragionamento su un provvedimento possano avere una consistenza tale da far riflettere chi su questi problemi in qualche maniera ci ha lavorato.

Poi certo non può sorprendere la posizione dell’Udc che in Commissione vota insieme agli altri alla unanimità avendo incassato anche la proposta modificativa su un certo articolo, e qui poi in Aula si richiama sempre al famoso costo della politica: per fare che cosa e per dire che cosa? Per dire che sostanzialmente il Presidente percepisce il 40 per cento dello stipendio – vogliamo dirla così affinché possa essere comprensibile a tutti – di un direttore generale del Consiglio.

Parliamo di stipendio perché non vogliamo aggiungere e non sono aggiunte tutte le altre indennità che al direttore generale spettano.

Questo per dirlo in soldini, Presidente, cioè stiamo parlando di circa 2.500 euro lordi al mese per il Presidente. Per non parlare dei componenti dentro un organismo in cui c’è un solo Vicepresidente rispetto ai due previsti dalla proposta originaria e dentro una proposta in cui i componenti dell’organismo sono ridotti da 32 a 17 per effetto dell’emendamento che ho presentato e che era frutto di una mia svista personale, stiamo parlando di un organismo che ha dentro di sé i vertici dei soggetti istituzionali chiamati a farne parte.

Qui non parliamo di gente che deve andare a coprire, comunque, un posto di sottogoverno ma parliamo di vertici delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali e delle università, della Camera di commercio. Cioè parliamo di uno strumento che con qualità vuole proporsi e porre all’attenzione della politica regionale i problemi di questa regione che nessuno conosce, io per primo, nel modo in cui dovrebbero essere conosciuti per essere qualificati degni e dignitosi legislatori di questa Regione.

Se questo è il senso, Presidente, se questi sono i principi che ispirano questo organismo e le attività cui viene preposto, non si può che affermare in termini molto chiari che finalmente la politica regionale si apre alla società e si mette in discussione con la società, pronta a recepirne le indicazioni e tutto ciò che riguarda l’economia e il sociale di questa regione.

Qualcuno mi dica se questo non è uno strumento che serve e che è utile ad una regione come la nostra, che vive queste condizioni di grande disagio e precarietà.

Perché poi alla fine bisogna discutere: i costi della politica, cerchiamo di essere un poco più attenti rispetto ai problemi che vengono posti!

Presidente, io non sono sicuramente uno di quelli che si innamorano delle proposte sulle quali lavora con impegno e con un minimo – un grande limite sicuramente – di capacità.

Vediamo, invece, di individuare un approccio che è di tipo assolutamente diverso, non solo di chi lo ha proposto ma anche di chi ci ha poi lavorato sopra su queste cose.

Pensiamo che questa Regione ha bisogno urgente ed estremo di uno strumento e di un organismo che l’aiuti a superare le difficoltà e a programmare sul piano della proposta qualitativa di quello che su cui si va a discutere.

Mettere insomma in condizioni la Giunta regionale e il Consiglio regionale di essere realmente a confronto con la società calabrese e lo si fa in sede istituzionale dove la politica ed i soggetti che sono chiamati a farne parte si mettono tutti in discussione per trovare una sintesi in funzione dello sviluppo della Calabria. Grazie.

PRESIDENTE

Conclusa la discussione generale, si passa all’approvazione dell’articolato punto per punto.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

All’articolo 2, comma 1, è stato presentato un emendamento protocollo numero 1677, a firma del relatore Borrello che così recita “All’articolo 2, comma 1, lettera a), la parola “otto” è sostituita dalla parola “cinque”.

Antonio BORRELLO, relatore

Presidente, è quello di cui parlavo prima, una mia svista. Cioè avendo ridotto il numero della rappresentanza delle associazioni giustamente va anche ridotto quello delle organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti. Per cui da otto a cinque.

PRESIDENTE

L’emendamento è sostituire all’articolo 2, comma 1, lettera a) la parola 8 con la parola 5”, allora diminuiscono di 3.

Pongo in votazione l’emendamento.

(E’ approvato)

Sempre all’articolo 2 è stato presentato emendamento a firma dell’onorevole Nicolò che così recita: “All’articolo 2, comma 1, dopo la lettera e) si aggiunga il seguente inciso: f) Tre membri scelti tra professionisti ed esperti che dimostrino capacità professionale in materia di economia e lavoro, designati dal Consiglio regionale, uno dei quali rappresentante delle minoranze presenti in Consiglio regionale”.

L’onorevole Nicolò non c’è, pertanto l’emendamento è decaduto.

Pongo in votazione l’articolo 2 per come emendato.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 3.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 4.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 5.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 6.

(E’ approvato)

All’articolo 7 non ci sono emendamenti, ma c’è stata una discussione convergente dei capigruppo al banco: c’è un gettone di 200 euro e si è raccomandato di approvare un testo in cui non sono previste più di 4 riunioni al mese. Ovviamente riunioni col gettone, anche con la possibilità alla pari con chiunque altro lavoratore di pervenire e di poter allontanarsi…

Con questa raccomandazione, scusate la irritualità, ma dà più chiarezza e trasparenza alla nostra discussione e a quello che approviamo, sottopongo al voto l’articolo 7 ricordando che poi sarà previsto nei termini in cui lo facciamo un coordinamento formale …

Pongo in votazione l’articolo 7 con questa esplicitazione.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 8.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 9.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 10.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 11.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 12.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 13.

(E’ approvato)

Pongo in votazione la legge nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Esame abbinato: Progetto di legge n. 19/8^ di iniziativa del consigliere Guerriero, recante: “Normativa sugli usi civici atta a definirne la legittimazione e l’affrancazione” - Progetto di legge n. 178/8^ di iniziativa dei consiglieri Censore, Acri, Frascà, Pacenza e Sulla, recante: “Norme in materia di usi civici”

PRESIDENTE

Si passa adesso al punto 3 all’ordine del giorno che così recita: “Esame abbinato: Progetto di legge n. 19/8^ di iniziativa del consigliere Guerriero, recante: “Normativa sugli usi civici atta a definirne la legittimazione e l’affrancazione” e Progetto di legge n. 178/8^ di iniziativa dei consiglieri Censore, Acri, Frascà, Pacenza e Sulla, recante: “Norme in materia di usi civici”.

Questo punto  all’ordine del giorno vede relatori gli onorevoli Guerriero e Censore.

Presidenza del Vicepresidente Antonio Borrello

Giuseppe GUERRIERO, relatore

Questa proposta di legge congiunta tra il collega Censore e il sottoscritto, che oltretutto è stata approvata alla unanimità da parte della Commissione competente, risolve molti problemi ai cittadini calabresi in quanto si tratta di norme in materie di usi civici ed è un problema annoso se non secolare che attraversa, purtroppo, tante e tante famiglia della regione Calabria.

L’articolato si pone in due fasi: una di cui parlerà naturalmente il collega Censore e la seconda che riguarda una norma transitoria che sana immediatamente dei problemi che attraversano i cittadini calabresi e i comuni della Calabria.

Con questa norma transitoria finalmente si fa giustizia di fatti atavici che risalgono ai tempi anche di Napoleone Bonaparte. Pare assurdo, ma è così.

Queste norme transitorie si articolano in poche note. Una norma sul trasferimento delle competenze, una norma transitoria per le aree urbane, una che riguarda il procedimento semplificato, una per i canoni e i corrispettivi ed una per le riduzioni da sottoporre al Consiglio.

Pertanto io non avrei nulla da aggiungere se non dare la parola, se il Presidente è d’accordo, al collega Censore che come me sarà certamente breve nella sua esposizione.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Censore. Ne ha facoltà.

Bruno CENSORE, relatore

Grazie, Presidente, la proposta di legge che abbiamo presentato intende dare un contributo al tema della disciplina della gestione degli usi civici, della proprietà collettiva, del demanio, del diritto  collettivo all’utilizzo di risorse agro-pastorali.

Qual è stato il motivo che ci ha spinto? Il motivo è semplice perché nella nostra Regione manca una adeguata legislazione volta a regolamentare gli usi civici.

Questa mancanza ha favorito l’abbandono di molti territori, ha creato il fenomeno della appropriazione indebita di molte proprietà pubbliche e queste persone oggi chiedono alla Regione, attraverso atti, la legittimazione della proprietà conquistata.

Lo spirito di questa legge è di disciplinare e salvaguardare questo bene collettivo. Quando parliamo di territori montani , parliamo di circa 600 mila ettari di boscata.

Abbiamo voluto dare un inquadramento giuridico a questa materia che ha un grande rilievo, non solo di carattere economico ma anche culturale ed ambientale.

Attraverso questa legge diamo una funzione importante ai Comuni, laddove i territori ricadono poi al di fuori del perimetro comunale attribuiamo competenze anche alle Province.

Questa legge per la verità nasce anche da un corposo progetto di legge, presentato dal gruppo dei Ds nel 2000 - a firma degli onorevoli Bova, Adamo, Caligiuri, Pacenza, De Santis e Gargano - approvato in Consiglio regionale. La legge, poi, era stata rinviata dal Governo perché al suo interno era prevista una norma che interferiva su una materia che riguardava il condono edilizio.

Penso quindi che la Regione Calabria attraverso questa legge si possa fornire di una normativa articolata che si compone di due parti: una transitoria, attraverso la quale, entro un limitato periodo di tempo, si potranno chiudere molti contenziosi in atto ed una di ampio respiro, attraverso la quale si andrà a regolamentare una materia complessa che prevede, anche, un censimento di questi beni.

Ritengo di aver fatto insieme al consigliere regionale, onorevole Guerriero, un buon lavoro che serve alla Calabria e alla tutela dei beni che, di fatto, appartengono ai cittadini calabresi. Questa è una legge importante ed utile ed abbiamo lavorato affinché arrivasse oggi all’approvazione. Grazie.

PRESIDENTE

Non ci sono altri interventi per discussione generale per cui si passa all’approvazione degli articoli.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 3.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 4.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 5.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 6.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 7.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 8.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 9.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 10.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 11.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 12.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 13.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 14.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 15.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 16.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 17.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 18.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 19.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 20.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 21.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 22.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 23.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 24.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 25.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 26.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 27.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 28.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 29.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 30.

(E’ approvato)

Pongo in votazione il disegno di legge nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 221/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Presa d’atto proposta programma operativo Fers per l’attuazione delle politiche di coesione 2007-2013”

PRESIDENTE

Il prossimo punto all’ordine del giorno recita “Proposta di provvedimento amministrativo numero 221/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Presa d’atto proposta programma operativo Fers per l’attuazione delle politiche di coesione 2007-2013”.

L’onorevole Frascà, relatore, ha facoltà di svolgere la relazione.

Liliana FRASCÀ, relatore

Presidente, rapidamente anche perché noi dovremmo stamattina approvare il documento sul Fers che sarà oggetto di negoziato con la Commissione europea. In maniera molto sintetica mi preme semplicemente sottolineare alcune cose. La prima è il metodo di lavoro che è stato seguito per l’elaborazione di questo programma che ha assicurato una informazione costante sulle scelte nel tempo elaborate dalla Giunta con il concorso del partenariato.

Come considerazione di ordine generale vorrei sottolineare che l’impostazione del programma è coerente con il quadro di sostegno nazionale, con i regolamenti della Unione europea e con il modello di decentramento che interessa gli strumenti della progettazione integrata a livello territoriale.

Il Por Fers prevede, infatti, la costituzione in ciascuna Provincia di un organismo partenariale, il tavolo di coordinamento provinciale e tecnico ed il laboratorio territoriale di progettazione che assicura a quei territori il recupero di una funzione di programmazione degli interventi calibrata sulle esigenze sociali, economiche e produttive locali.

Questo anche rispetto alla legge regionale numero 34 del 2002 che, come sapete, individua nelle province i soggetti protagonisti di molti settori di intervento.

Si prende atto inoltre – questo lo dico anche con una certa soddisfazione, me lo consentirete – che per quanto riguarda tutta la problematica delle pari opportunità sia nel Fers sia nel fondo sociale europeo c’è un approfondimento serio sulla questione e sono soprattutto individuati strumenti specifici per realizzare gli interventi finalizzati agli obiettivi che ci si propone di pari opportunità.

La tutela dei diritti, la partecipazione, i servizi alle famiglie e alle persone sono questioni affrontate – devo dire la verità – in maniera assolutamente adeguata.

Questo, ripeto, mi fa piacere perché cominciamo ad avviare anche in Calabria un nuovo modo di procedere che, al di là delle chiacchiere, concretamente consentirà si utilizzino strumenti perché questa parità sia un fatto concreto e non una chiacchiera.

Rapidamente. Voi sapete che il Por - lo sanno i colleghi della Commissione, lo sappiamo tutti - il Fers è costituito da 8 Assi. Non intendo fare una disanima, per carità, ma credo che alcune questioni fondamentali vadano dette.

Per quanto riguarda l’Asse 1, che ritengo di grande valore per lo sviluppo ed il futuro della Calabria, questo prevede investimenti nella ricerca scientifica e nella innovazione tecnologica e nella società della informazione.

Si tratta dell’Asse focalizzato sulla strategia di Lisbona ed interviene in particolare sul sistema dell’istruzione e sul sistema della ricerca e della società della informazione.

Per quanto riguarda l’istruzione si punta, secondo me molto opportunamente e con decisione, ad aumentare la qualità dell’apprendimento ed a migliorare la qualità delle strutture scolastiche e degli strumenti della didattica.

Non v’è dubbio che si tratta di interventi necessari considerata la disastrosa situazione della Calabria da questo punto di vista.

Con riferimento alla ricerca, un punto semplicemente, la strategia regionale punta a realizzare in Calabria i poli per la innovazione, così come previsti dalla Comunità economica europea, che potranno valorizzare e, spero, superare le esperienze dei centri di competenza e dei distretti tecnologici avviati nella precedente programmazione 2000-2006.

Il Por Calabria in sinergia col programma nazionale punta a sostenere la ricerca applicata, proprio quella che ha maggiori ricadute sul sistema imprenditoriale locale.

Abbiamo continuamente detto che in Calabria c’è sempre stato questo drammatico problema, per cui la ricerca è stata fatta per i fatti suoi, molto spesso in maniera autoreferenziale. Si tratta, invece, di costruire una ricerca che abbia un forte legame con l’impresa calabrese, perché questo ci può consentire una crescita ed uno sviluppo veri della nostra realtà.

Rispetto a questo voglio dire un’altra cosa: sapete che l’obiettivo che si dava a Lisbona era il 3 per cento. Per quanto riguarda questi interventi la spesa per la ricerca e l’innovazione è, invece, intorno al 4 per cento e credo questo sia un fatto di grande rilevanza ed importanza.

Altra questione questa della energia e dell’ambiente. Non è ormai l’ambiente un settore innovativo, perché sull’ambiente si è discusso tanto ma altrettanto c’è ancora da fare. Anche qui noi abbiamo un problema che riguarda l’energia della regione. Voi capite che per utilizzare al meglio le risorse abbiamo bisogno di un piano energetico degno di questo nome.

Bisognerà sicuramente rivisitare il piano che c’è e rapidamente adeguarlo. Per un settore come quello dell’energia mentre in Italia ci sono impiegate intorno a 30 mila persone, se non ricordo male, in Germania ce ne sono 600 mila.

Vi dico solo questo per dirvi quanto è importante non solo investire, ma predisporre piani adeguati che consentano una rapida ed efficace utilizzazione delle risorse in questo settore.

L’Asse 3 parla della inclusione sociale e dei servizi alla qualità della vita.

Nella sostanza il piano prevalentemente si dovrebbe attuare attraverso due politiche. La prima dà attuazione al piano dei servizi sociali sui quali spesso abbiamo detto che bisogna intervenire, non solo con il piano dei servizi sociali - so che finalmente ne discuteremo in terza Commissione - ma costruendo sui territori i piani di zona.

La seconda, invece, rispetto all’inclusione sociale, avvia la sperimentazione della casa della salute come modello innovativo di servizi sanitari sul territorio.

Più in generale questo Asse interviene sulle condizioni di vivibilità del territorio e sulle situazioni di gravissima emarginazione che ci sono in questa Regione.

L’Asse 4 promuove la rete ecologica e i beni culturali e il turismo sostenibile. L’obiettivo è quello di valorizzare i grandi attrattori culturali. E’ una discussione, per la verità, che è già in corso in Calabria.

Per esempio l’altro giorno sono intervenuta a Locri sul parco archeologico.

Siamo ormai avanti anche nella percezione della gente, dei territori, della istituzione sui territori e anche qui io credo che con l’attenzione che dobbiamo avere riusciamo a valorizzare questi grandi attrattori culturali ed ambientali ed attorno a questo costruire i sistemi locali turistici sostenibili.

Questo Asse è in forte integrazione con l’Asse 2 e con gli Assi 5 e 7. C’è quindi anche una integrazione tra gli Assi che ci mette nelle condizioni di lavorare bene in questa direzione.

Un nodo da sciogliere adesso, tutto ancora da ragionare e discutere non solo in sede al Consiglio o Commissione, riguarda l’asse sulla mobilità. Questo è articolato su tre obiettivi specifici che affrontano il problema dell’accessibilità nel suo complesso, in quanto sono orientati a favorire i collegamenti tra la Calabria e il resto dell’Europa, la mobilità urbana, merci e persone e la connessione delle reti urbane e produttive ai principali nodi di trasporto.

Il Por introduce uno schema di intervento sui trasporti coerente con le indicazioni comunitarie che puntano al decongestionamento dei livelli di traffico sulla rete stradale potenziando le linee ferroviarie.

In questa direzione il Por Calabria accanto agli interventi per la logistica, l’intermodalità e il sistema portuale calabrese assume l’obiettivo di costruire una rete regionale metropolitana che coinvolge non soltanto le aree urbane ma anche quei sistemi territoriali in fase di avanzata conurbazione.

Si tratta di una scelta fondamentale per realizzare finalmente un sistema compiuto di mobilità che interessi l’intero territorio regionale.

Capite quanto questo è importante perché la Calabria in genere è fatta di tanti campanili e molto spesso è difficile la comunicazione tra le varie città della Calabria. Anche questo può aiutare, credo, a far sì che la Calabria diventi sempre una Regione unita e ragioni anche in questi termini.

E’ evidente che il primo passo da affrontare per definire il modello di intervento per la Calabria è dato dalla definizione del quadro nazionale degli investimenti infrastrutturali viari e ferroviari, piano Anas, Pon trasporti ed incentivi ex legge obiettivo.

Soltanto alla luce del completamento dei lavori e della rete nazionale sul territorio, penso alla statale 106, alla Salerno-Reggio Calabria, all’alta velocità ferroviaria ed ai nuovi investimenti che devono riguardare – secondo noi – anche il corridoio ionico per quanto riguarda le ferrovie sarà possibile definire in concreto gli interventi da realizzare con i fondi Fers.

Nel senso che dipenderà dalla qualità, quantità di investimenti che verranno sulla rete complessivamente nazionale in Calabria, da questo dipenderà poi l’utilizzazione puntuale delle risorse comunitarie.

Come voi ben capite dovremo in questo settore, attraverso il piano di attuazione, fare delle scelte che tengono conto delle vere esigenze dei territori e delle priorità che sui territori ci sono.

Quindi da questo punto di vista andremo alla discussione e al negoziato ma è chiaro che ne dovremo ancora discutere in maniera approfondita.

Per quanto riguarda la competitività dei sistemi produttivi il Por si articola su due tipi di intervento. Uno agisce sul contesto e l’altro sui regimi di aiuto alle imprese che si concretizzano, in questo caso, con due particolari strumenti di incentivazione: i Pia – i pacchetti integrati di agevolazione – ed i contratti di investimento.

Non la voglio far lunga. Sull’Asse città il primo obiettivo riguarda le aree urbane ed i sistemi territoriali conurbati, mentre il secondo obiettivo riguarda le aree interne e soprattutto quelle aree – qui interviene anche il Fears – che sono a rischio di spopolamento.

Per questi ultimi si interviene sulla qualità della vita, sulle esigenze di offrire opportunità che consentono di arginare il fenomeno dello spopolamento.

Capite che rispetto a queste questioni diventa fondamentale una utilizzazione efficace delle risorse. Per cui diventa prioritaria la discussione che noi faremo mentre si terrà il negoziato sui piani attuativi.

Voglio fare un solo esempio. Noi sui centri storici della Calabria, per esempio, abbiamo utilizzato delle risorse ma lo abbiamo fatto a pioggia. Se noi riteniamo che questo possa essere un metodo che ci consente di far crescere e di migliorare la vita nei nostri centri storici credo che, davvero e francamente, sbagliamo. Noi abbiamo bisogno poi di entrare nel merito e di rendere veramente efficace la spesa in questi settori.

L’ottavo Asse parla dell’assistenza tecnica e di quella che in gergo si chiama capacity building che sarebbe la capacità istituzionale.

Ora, vedete, per sua natura quest’Asse è volto a favorire l’efficiente ed efficace attuazione del Por proprio perché si propone di incidere sul sistema delle competenze, del personale interno alla Regione e agli altri enti sub-regionali.

Di questo discuteremo meglio quando si parlerà del fondo sociale europeo sapendo che questa è una partita assolutamente non marginale. Ci sono risorse consistenti che andranno in questa direzione ma è anche giusto dire che questa è una partita che determinerà il fallimento di una impostazione politica e degli obiettivi che ci diamo, oppure invece, il fatto che noi riusciremo ad utilizzare realmente in maniera efficace ed efficiente queste risorse.

La cosa che mi sento di dire è che in quelle Regioni dove sono già intervenuti sulla capacità istituzionale le cose sono andate meglio nell’attuazione del Por. Non c’è dubbio che questa è una partita assolutamente fondamentale che ci giocheremo nei prossimi anni.

In conclusione il Por Calabria è focalizzato sulle criticità evidenziate nell’analisi di contesto, tuttavia l’esperienza fin qui maturata, come vi dicevo, sui fondi strutturali ci porta ad essere molto attenti soprattutto nella fase dell’attuazione dell’efficacia del modello di governance che è quello che vi ho detto prima. Cioè noi avremmo bisogno di una pubblica amministrazione adeguata, in grado di svolgere il ruolo ed il compito che deve svolgere. Il dato certo è che nel Fers, nell’Fse da una parte sulla capacità istituzionale della pubblica amministrazione, ve lo dicevo, si impegnano tante risorse.

Dall’altra parte, però, insieme a questo lavoro che bisognerà fare e quindi ad una utilizzazione delle risorse sulla capacity building, dall’altra parte noi dobbiamo lavorare sui piani attuativi che dovranno essere definiti rapidamente perché dovranno garantire ai beneficiari – siano essi enti pubblici o privati – certezza e semplificazione nell’utilizzo delle risorse nel pieno rispetto delle esigenze di legalità e di controllo.

E’ evidente, infatti, che per esempio, in assenza non solo sul piano dell’energia di cui vi ho già parlato ma di un piano regionale dei trasporti che va rapidamente rivisto e rivisitato gli Assi portanti di questo programma incontreranno oggettivamente serie difficoltà.

Penso che il superamento delle antiche problematiche di attuazione dei programmi operativi dipenda dalla capacità della Giunta regionale e del Consiglio regionale di arrivare in tempi rapidissimi alla definizione anche di un quadro legislativo capace di orientare l’azione regionale verso la trasparenza e l’efficacia della spesa.

Penso - e concludo - che la legge sulla innovazione e la ricerca, la legge sugli usi civici che abbiamo appena approvata, ma per quanto riguarda l’ambiente c’è una legge che bisogna sicuramente fare sulle aree dove si prende il materiale - penso ai fiumi, sulle imprese estrattive e così via – penso che c’è bisogno di una legge di incentivazione alle imprese. Un riordino di queste materie e noi abbiamo già cominciato a ragionare sulla legge sul turismo.

Credo che saremo in grado di licenziarla alla ripresa dell’attività consiliare, ma credo che insieme alla Giunta, con l’assessore probabilmente, dovremo, se necessario, costruire un tavolo per affrontare queste questioni e per dare una legislazione alla Calabria che garantisca una efficace ed efficiente utilizzazione delle risorse.

Credo che il piano vada approvato, vada avviato il negoziato sapendo che tanto lavoro ancora ci sarà da fare.

L’ultima cosa che voglio dire e di questo me ne dovranno dare atto la Giunta e l’assessore, che non ci sono stati tempi morti, che noi nel rispetto assoluto, anzi forse un po’ eccessivi, noi nel giro di 48 ore, nei tempi previsti abbiamo lavorato per consentire di arrivare al negoziato essendo anche il piano passato dal Consiglio.

Questo è quanto vi dico, ritengo che bisogna, appunto, approvare il Fers sapendo che tanto lavoro c’è ancora da fare e che lo dovremo fare insieme nell’interesse della Calabria che aspetta da noi non solo il risultato ma soprattutto che da subito già, dall’inizio del 2008 cominceremo ad utilizzare le risorse per aiutare sicuramente i processi per la crescita e lo sviluppo, ma anche i tanti giovani che attendono in questa Regione di lavorare. Vi ringrazio.

Presidenza del Vicepresidente Roberto Occhiuto

PRESIDENTE

Nel dare la parola all’assessore Principe che la richiede inviterei l’assemblea a partecipare attivamente, perché ritengo che un argomento di questa importanza meriti di essere discusso.

Ha facoltà di parlare l’assessore Principe.

Sandro PRINCIPE, assessore all’istruzione, cultura, alta formazione, Università ed innovazione tecnologica

Presidente, la ringrazio per avermi dato subito la parola per un intervento che sarà rapidissimo. Sui contenuti di questa parte del Por 2007-2013 non debbo aggiungere niente, poi sarà il collega Maiolo che, eventualmente, replicherà anche perché per le materie di competenza del dipartimento che ho l’onore di dirigere c’è stata una grande collaborazione col collega Maiolo e con la sua struttura.

Mi rimetto, quindi, alle cose che ha detto la gentilissima relatrice e a quanto dirà il collega Maiolo.

Prendo la parola solo per assicurare l’onorevole Frascà per quanto riguarda gli obiettivi che si pone la Giunta regionale in materia di ricerca e di innovazione tecnologica perché ho già detto della condivisione totale del programma e la nostra modesta collaborazione.

Ma ci terrei ad aggiungere che da due anni la Giunta Loiero ha operato uno sforzo proprio per andare in quella direzione.

Sotto certi profili questo documento contiene ciò che con le politiche attive abbiamo cercato di anticipare. Perché vedete, fa riflettere la battuta dell’onorevole Frascà “di una ricerca non autorefenziale ma finalizzata allo sviluppo di questa terra”. Parliamoci chiaramente, di ricerca ed innovazione tecnologica hanno bisogno tutti i settori portanti della economia calabrese, senza trascurare un dato: noi non possiamo rinunciare aprioristicamente ad un avvenire produttivo per questa Regione. In questi due anni ci siamo sforzati di far andare a braccetto il sistema della ricerca, naturalmente prevalentemente incentrato sul sistema universitario, con il sistema delle imprese.

Nonostante il sistema universitario calabrese sia giovane - voglio dire in quest’Aula ufficialmente - è comunque più avanzato del sistema produttivo. Quindi c’è questo rischio che tutte le politiche finalizzate a potenziare l’intervento nella conoscenza, nella ricerca e nella innovazione, possano finire a vantaggio di una crescita autoreferenziale del sistema della ricerca e della università senza produrre dei risultati per lo sviluppo della Regione.

E’ stato questo lo sforzo che noi abbiamo fatto, ed i cosiddetti poli della innovazione sono stati in qualche misura anticipati dalle politiche della Giunta Loiero. Quando parliamo di logistica, che è certamente un settore importante per l’avvenire di questa Regione - Gioia Tauro porta d’Oriente verso l’Europa - noi abbiamo avviato un distretto tecnologico della logistica.

Questo vale per i beni culturali altrettanto decisivi per l’avvenire dei nostri giovani e per il sistema agro-alimentare, per non parlare dei centri di competenza nelle bioscienze e nella St dove noi abbiamo anticipato addirittura le politiche statuali.

Ebbene, tutto ciò è avvenuto in stretto collegamento tra il sistema della ricerca e dell’impresa, perché abbiamo operato queste scelte nell’ambito della Consulta della ricerca e della innovazione che è diventato autenticamente una sede di concertazione attiva.

Voglio dir questo per onestà intellettuale. Sarà difficile attuare il Por 2007-2013, ce la metteremo tutta. Ma per quanto riguarda questo governo noi abbiamo cercato di anticiparne i contenuti utilizzando le risorse che erano disponibili.

Abbiamo fatto anche una corsa contro il tempo per utilizzare questa risorsa. Naturalmente ci vuole una contestualità normativa per l’attuazione del Por e, proprio in virtù di questa visione concertativa, sento il dovere di informare il Consiglio che in sede di consulta della ricerca e della innovazione tecnologica abbiamo costituito una Commissione di studi che prevede la centralità del sistema universitario per realizzare una prima bozza di legge. Che sia una legge che riguardi sia il sostegno e la valorizzazione del sistema universitario ma, anche e soprattutto, la ricerca e la innovazione.

Un’ultima questione: apprezzo totalmente quel che è stato detto sulla centralità dell’istruzione e sull’esigenza di ammodernarne il sistema strutturale.

Siamo impegnati a mettere in piedi una Apq istruzione che raggiunga questi obiettivi: avere scuole che siano all’altezza dei tempi. Abbiamo stabilito anche delle priorità.

Vorrei dire – di questo si parlerà dopo – che soprattutto ci siamo impegnati col programma Fse per avere una istruzione di qualità e per recuperare il tempo perduto in Calabria. Il che significa aggiornamento e orientamento adeguato, sostegno al sistema della istruzione nei settori cadenti per potenziare quella parte del sistema che ci deve vedere protagonisti nella economia della globalizzazione.

Ed ancora, tener conto della centralità delle materie scientifiche e tecniche, con tutto il rispetto che, per la parte che mi riguarda, debbo alle materie umanistiche sempre centrali nella formazione dell’individuo.

Sentivo il dovere di dire queste cose per affermare in quest’Aula che il Por 2007-2013 è avanzatissimo e che ce la dovremo mettere tutta per attuarlo. Però, in alcune materie la Giunta Loiero in qualche misura ha anticipato questi indirizzi non solo a livello programmatorio – il che è già un dato estremamente positivo - ma soprattutto a livello di attuazione. Credetemi illustri colleghi e signor Presidente, noi certamente abbiamo bisogno di programmi adeguati, sostenuti da una legislazione adeguata, ma abbiamo bisogno anche di strumenti attuativi perché la difficoltà che c’è in una Regione come questa è sempre quella di trasformare i sogni in realtà.

Sotto questo profilo, ebbene, qualche piccolo sogno abbiamo già cercato di trasformarlo in realtà. Grazie a lei signor Presidente e ai colleghi per l’attenzione.

Presidenza del Vicepresidente Antonio Borrello

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Naccari. Ne ha facoltà.

Demetrio NACCARI CARLIZZI

E’ solo casuale questa posizione geografica, Presidente, perché non è dovuta né ad una contestazione sul punto né su una supplenza che sarei in grado di fare dei colleghi che mancano da questa parte né ancora ad un dialogo estremamente serrato con l’Udc che da sempre assume delle posizioni sicuramente interessanti in questo Consiglio.

E’ evidente che non ha senso fare interventi che in questa fase non potrebbero aggiungere nulla alla relazione della Presidente Frascà. Siamo in una fase dove alcune valutazioni rischierebbero solo di essere delle esercitazioni tecnicistiche.

La preoccupazione che opero, ed è fondata, fa riferimento alla capacità della struttura Regione di poter governare la programmazione che andremo a realizzare e che andremo poi ad approvare e va nel senso delle questioni sul capitolo della capacity building che il consigliere Frascà ha posto.

Come è noto noi non abbiamo una struttura amministrativa, organizzativa e burocratica in grado di supportare una efficiente azione di governo.

Come tutti sappiamo per avere ognuno di noi presente qui in Aula svolto funzioni di amministratore locale e di persona che si è impegnata in varie esperienze amministrative, i tempi per organizzare, riorganizzare, ridisegnare, potenziare le dotazioni, formarle e rendere quindi una macchina assolutamente ingovernabile come quella della Regione Calabria nella condizione di essere veramente funzionale e di poter governare un processo ed un investimento talmente elevato e significativo come quello rappresentato dal Por sono dei tempi medio-lunghi, ci vogliono almeno tre anni.

Poiché noi completeremo, penso, l’attività di programmazione nel 2007 o almeno una grossa parte di essa è evidente che inizieremo a lavorarci dal 2008. Se noi sommiamo al 2008 altri tre anni arriviamo al 2011 e quindi siamo in sostanza alla fine della gestione della nuova programmazione. Questo è un grido di allarme che credo la Giunta dovrebbe cogliere per immaginare di dover intervenire su una struttura che non ha i canoni del concetto moderno di efficacia ed efficienza per poter immaginare di mettere da subito mano a questo aspetto, pena il fallimento delle migliori programmazioni, anche di quelle che nascono sotto i buoni auspici come quelle che stiamo vedendo.

D’altra parte c’è un ulteriore aspetto: come corrispondere a quel problema che si è evidenziato in maniera drammatica non solo sul piano amministrativo, ma anche sul piano strettamente penale e complessivamente giudiziario della verifica di controlli che hanno dato un quadro assolutamente fosco di come in passato sono stati gestiti questi fondi, di come è stata governata complessivamente questa spesa?

Penso che su questo uno sforzo particolare vada fatto ed in Commissione. Ne abbiamo parlato e l’assessore ha messo in evidenza alcuni aspetti che sono presenti in questa programmazione. Ma anche in questo caso una struttura amministrativa inadeguata non può supportare un’azione di verifica e di controllo necessaria anche perché, poi, questa azione inciderà in maniera profonda non solo sulla effettività degli investimenti e sulla loro utilità, ma anche sulla idea e sulla immagine che dalla Calabria si dà in Europa e nel Paese.

Quindi da questo punto di vista subiremo un danno doppio. Sono preoccupazioni che non vanno ad incidere su quella che è la qualità del lavoro svolto che ritengo assolutamente pregevole, ma che ci dovrebbero spingere come Consiglio ed ancor di più come Giunta ad operare una serie di iniziative senza aspettare di dividere l’attività in fasi. Perché quando sarà completata la fase della programmazione probabilmente saremo già in ritardo se lo strumento che deve governare questi processi non sarà sufficientemente adeguato e incapace di dare risposte in tempi reali.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

Roberto OCCHIUTO

Signor Presidente, colleghi del Consiglio, a me dispiace sinceramente che un dibattito così importante, impegnativo e di grande valenza dal punto di vista delle prospettive per la Regione, debba essere svolto oggi in un’Aula semi-deserta.

Non ero consigliere regionale nel 1999 ma ricordo l’enfasi con la quale si discusse dei precedenti documenti di programmazione, dei fondi della Unione europea.

C’era un’altra attenzione, c’era forse un’altra tensione. Credo che quanto stia accadendo da un lato e dall’altro la dica lunga sulla reale capacità di questa maggioranza e di questo governo regionale di caricarsi la responsabilità e di proseguire un lavoro per lo sviluppo in Calabria.

Non mi pare, a giudicare dal tipo di dibattito che si sta svolgendo, che ci siano entusiasmi sufficienti per poter ragionare nella prospettiva dello sviluppo in questa Regione.

Dicevo, ricordo la discussione che ci fu qualche anno fa nel 1999. Anche allora si fece un documento di programmazione che da tutti fu giudicato perfetto, un grande risultato politico e che infatti fu approvato in Consiglio regionale alla unanimità.

Ebbene, la cronaca degli anni che seguirono, dei 5 al governo di centro-destra ma anche dei 2 anni e mezzo di governo di centro-sinistra, perché i documenti di programmazione in qualche modo avrebbero dovuto riverberare dei risultati anche in questa legislatura, dimostra in maniera ineludibile che la qualità della programmazione spesso non basta a determinare dei processi virtuosi di sviluppo in una Regione.

Ho grande rispetto per l’assessore Maiolo che ha avuto la responsabilità di redigere questi documenti. Ho grande rispetto anche del direttore generale dell’assessorato che ha governato la struttura tecnica del dipartimento.

Credo sia lo stesso che svolse quel ruolo nel 1999. Non vorrei che stessimo per compiere gli stessi errori del passato.

Cioè non vorrei che ancora una volta l’approccio fosse stato più orientato al metodo della programmazione che non ai contenuti e alla innovazione.

Voglio dire che un documento di programmazione di tale importanza è evidente che contempla l’universo mondo, il complesso delle cose utili a determinare sviluppo in una Regione. Ciò che qualifica, secondo me, la programmazione è il fatto di stabilire delle priorità.

Allora, anche rispetto a questo, mi sarei aspettato – ed è l’unica obiezione che mi consento di rivolgere all’assessore Maiolo e al governo regionale in questo contesto – una sorta di ordine del giorno, di documento di accompagnamento al programma operativo regionale che riguarda il fondo europeo di sviluppo regionale su quelli che sono gli obiettivi prioritari, quasi un modo per astrarre dal complesso delle attività programmate una serie di questioni che il governo regionale avrebbe potuto dire: noi ci impegniamo a realizzare in questo modo e in questi tempi.

Altrimenti si dà troppa enfasi all’attività di programmazione e si cade nell’errore di ritenere che il metodo è sostanza. Il metodo o è funzionale e strumentale a conseguire degli obiettivi in termini di sviluppo oppure è semplicemente la discussione sul metodo, un esercizio accademico per dimostrare che si ha la capacità di programmare.

Questo atteggiamento da parte del governo regionale, assessore Maiolo, me lo sarei aspettato ancora di più in quanto – come lei sa, noi abbiamo avuto qualche polemica nei mesi passati, polemica riferita a questo – la Calabria è stata l’ultima delle Regioni dell’obiettivo convergenza ad inviare il documento di programmazione.

E’ vero, lei mi ha risposto - anche a margine di quello che è stato il dibattito sulla stampa - che non è importante chi arriva prima ma importante è chi arriva meglio. In sostanza era questo il ragionamento.

Però proprio perché ci siamo presi più tempo mi sarei aspettato dal governo regionale la capacità di astrarre dal complesso delle iniziative programmate una serie di questioni sulle quali porre, non formalmente ma nella sostanza, una sorta di fiducia al Consiglio regionale.

Così non è stato ed anche il dibattito di oggi è un dibattito che noi rischiamo di far diventare lo strumento per liquidare una discussione che faceva bene Naccari ad evidenziare.

Non andrebbe letta solo in ordine a ciò che è contenuto nel documento di programmazione. Ho visto, non ho competenze tecniche quali quelle della sua struttura, del dottore Orlando e degli altri. Ma per la lettura che ho dato del programma che si riferisce al fondo europeo di sviluppo regionale, credo sia, dal punto di vista metodologico, un buon lavoro. Il punto è che questo non chiude la partita sull’impiego dei fondi comunitari.

Cioè, dal governo regionale in questa occasione, quando si discute della programmazione, si dovrebbe avere la capacità di dire quel che si vuol fare per il potenziamento della struttura regionale, quello che si vorrebbe fare da subito, quali sono le leggi che devono essere prodotte da questo Consiglio regionale a sostegno dell’attività di realizzazione della programmazione.

Lei assessore Maiolo più volte in Commissione ci ha detto che occorre un contesto legislativo che aiuti a realizzare gli obiettivi della programmazione. Ma questo contesto legislativo quando ed in che modo cominciamo a svilupparlo?

Rispetto a questo, però, c’è una vera e propria latitanza del governo regionale. Vedo qui l’assessore Pirillo e più tardi discuteremo di un altro documento di programmazione che riguarda l’agricoltura.

L’assessore Pirillo ha licenziato con qualche settimana di anticipo rispetto agli altri documenti. Ebbene, parlavo l’altra volta con alcune organizzazioni di categoria che mi ricordavano che, per esempio, già alla fine del 2008 noi dovremmo rendicontare tutta la spesa delle prime due annualità e tutta la spesa, stavolta, deve passare attraverso la Gea per cui non c’è la possibilità di utilizzare progetti coerenti, i cosiddetti progetti sponda.

Mi ricordavano, per esempio, che siccome è indispensabile un cofinanziamento da parte di soggetti privati, se non si ha la capacità di intervenire nella direzione di potenziare gli strumenti a sostegno del credito, come faranno i privati a poter co-finanziare le iniziative? Queste sono questioni che noi avremmo già dovuto discutere in Consiglio regionale. Sono questioni che il governo regionale e la maggioranza del centro-sinistra avrebbero già dovuto mettere all’ordine del giorno della discussione.

Non è vero che siamo alla fase di avvio della programmazione, ma è vero che stiamo liquidando i documenti di programmazione. La fase di avvio avremmo dovuto prepararla prima, preparando le leggi a sostegno della programmazione, intervenendo per tempo su quelli che sono “i colli di bottiglia” come l’accesso al credito che rendono impossibile riverberare dei risultati positivi anche alla migliore delle programmazioni in termini di cose concrete.

Ecco, non vorrei che noi ci limitassimo ad un dibattito dando la solita enfasi agli strumenti di programmazione perché credo che i calabresi non ci crederebbero più.

A giudicare anche dalla tensione e dall’entusiasmo con i quali questo dibattito si sta svolgendo probabilmente non ci credono più nemmeno i componenti di questo Consiglio regionale.

Allora, mi aspetto dalla relazione dell’assessore Maiolo, conclusiva di questo dibattito, un suo punto di vista su quello che a margine della programmazione occorre affinché la programmazione funzioni.

Poi ci sono alcune questioni che di volta in volta verificheremo insieme perché c’è il tempo e la possibilità.

Prima mi permettevo di dire, a margine dei lavori del Consiglio all’assessore Maiolo, che c’è una parte che riguarda i grandi progetti – quelli superiori a 50 milioni di euro – che probabilmente sono i progetti più strategici secondo me per lo sviluppo della Regione. Bene! Nel documento di programmazione è scritto - perché probabilmente così prevedono i regolamenti della Unione europea - che la Giunta regionale prepari questo elenco di grandi progetti e lo invii per l’approvazione agli organi competenti della Commissione.

Rispetto a questioni del genere, soprattutto a quelli più strategicamente importanti, credo che un ruolo del Consiglio regionale dovrebbe esserci. Per cui se c’è la possibilità di emendare questa parte, anche in seguito, e mi riferisco a quello che è scritto a pagina 313 del documento che ci hanno dato – lo dico ai colleghi del Consiglio – siamo d’accordo a farlo.

Però, concludo dicendo che non credo più che una buona programmazione sia sufficiente per determinare lo sviluppo di questa Regione.

Credo che ci sia necessità di una buona politica che capisca che la programmazione è necessaria ma, insieme a questa, è necessario costruire un quadro di interventi utili a far conseguire alla programmazione gli obiettivi prefissati.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Giamborino. Ne ha facoltà.

Pietro GIAMBORINO

Signor Presidente, assolutamente non nel merito della pratica che stiamo trattando nei confronti della quale annoto, per la verità, la stessa problematica che annotava l’onorevole Occhiuto. Cioè ad un momento di svolta così profondo per gli interessi della Calabria l’Aula è quella che è, ed è sotto gli occhi di tutti.

Tuttavia, signor Presidente, questa è un’altra storia. Intervengo, invece, signor Presidente, perché avverto la necessità – ritengo utile – per il prosieguo dei lavori di una sospensione ancor prima della relazione dell’onorevole Maiolo ed ancor prima della conclusione della fine della discussione generale io le chiedo, ufficialmente, la sospensione dei lavori per meglio organizzarci.

PRESIDENTE

Che tempi, onorevole Giamborino?

Pietro GIAMBORINO

Un’ora se siamo efficienti.

PRESIDENTE

La richiesta di sospensione è accordata, i lavori riprenderanno fra un’ora.

E’ convocata la Conferenza dei capigruppo.

La seduta sospesa alle 15,28 è ripresa alle 18,40

Presidenza del Presidente Giuseppe Bova

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Pacenza. Ne ha facoltà.

Franco Mario PACENZA

Presidente, solo per illustrare all’Aula il percorso che abbiamo concordato in Conferenza dei capigruppo informando che per quanto riguarda l’ordine dei lavori proseguirà rispetto a quello ufficiale, inoltre chiedo l’inserimento del disegno di legge che riguarda le violenze alle donne e che è stato già approvato dalle rispettive Commissioni competenti.

Rispetto alla prosecuzione dei lavori mi rifaccio all’ordine del giorno già depositato anche se poi rispetto ad alcuni punti probabilmente ci saranno riflessioni di merito.

C’è invece depositato agli atti della segreteria un ordine del giorno firmato dai capigruppo di maggioranza per quanto riguarda l’organizzazione dei lavori del Consiglio. Indicando la prossima seduta nel 5 settembre prossimo, con all’ordine del giorno il rinnovo dell’Ufficio di Presidenza e delle Commissioni consiliari.

Questo perché - è ormai assai noto e anche largamente condiviso – insistono alcune condizioni oggettive rispetto all’apertura di una fase politica istituzionale, di accelerazione su alcuni processi legislativi di grandi comparti e l’assetto la definizione, la piena funzionalità dell’Ufficio di Presidenza e delle Commissioni è elemento propedeutico.

I colleghi ricorderanno anche perché oggi stesso, stamattina, su mia proposta abbiamo rinviato il primo punto all’ordine del giorno che riguardava l’elezione del consigliere segretario. Abbiamo di fatto una condizione in cui alcuni organi fondamentali, ad esempio la Commissione bilancio e lo stesso Ufficio di Presidenza, da diverse settimane sono incompleti anche per ragioni non imputabili assolutamente a nessuna responsabilità di carattere politico.

Si è quindi convenuto di procedere in un assetto organico, definitivo che sia complessivo considerato che, anche ai sensi – questo lo vorrei sottolineare – del regolamento nel momento in cui si va al rinnovo dell’Ufficio di Presidenza decadono, di conseguenza, tutti gli altri organismi che discendono all’interno dell’organo consiliare.

Non mettiamo di fronte né a fatto compiuto né a forzature nessuna parte del Consiglio regionale, però ci diamo un calendario su cui poter lavorare – sia i gruppi di maggioranza che di minoranza – per far in modo che alla ripresa dell’attività l’assetto del Consiglio sia nel pieno delle funzioni e possa di fatto dare impulso a quell’accelerazione rispetto ad obiettivi programmatici su cui tutti quanti manifestiamo la necessità e l’urgenza.

Non do lettura ma il senso dell’ordine del giorno depositato è di questa natura. Proponiamo all’Aula di votarlo indicando nella data del 5 settembre la prossima seduta del Consiglio regionale per quanto riguarda il rinnovo degli organi istituzionali.

PRESIDENTE

Prima di dar la parola ai colleghi, siccome per quanto riguarda due proposte vi era l’unanimità, cioè l’inserimento del progetto di legge inerente ”i centri antiviolenza e le case di accoglienza per le donne in difficoltà” a firma della consigliera Frascà ed altri e poi per quanto riguarda il provvedimento di iniziativa del consigliere Sulla sulle “linee guida della pianificazione regionale” propongo la votazione dell’inserimento all’ordine del giorno della proposta di legge numero 155 sui centri antiviolenza.

(Il Consiglio approva)

Altro punto su cui c’era l’unanimità riguardava le linee guida della pianificazione regionale, progetto proposto dall’onorevole Sulla. Visto anche qui l’accordo pongo in votazione la richiesta di inserimento all’ordine del giorno.

(Il Consiglio approva)

Sull’ordine del giorno di cui sono firmatari solo i gruppi di maggioranza mi pare corretto sulla proposta di inserimento all’ordine del giorno - immediatamente visto che è stato illustrato dall’onorevole Pacenza – che si pronuncino uno a favore e due contro rispetto all’inserimento.

Una volta inserito poi la discussione sarà più libera e nel merito potranno intervenire tutti coloro che intendono parlare.

Pacenza chiede, onorevole Sulla, di inserirlo immediatamente all’ordine del giorno.

(Interruzione)

Onorevole Occhiuto, siamo all’inserimento non al merito.

Ha chiesto di parlare l’onorevole Sarra. Ne ha facoltà.

Alberto SARRA

Presidente, sulla opportunità di inserimento all’ordine del giorno noi ci esprimiamo, signor Presidente, in maniera chiara ma articoliamo il nostro pensiero nel senso che riteniamo che vada data continuità ad un lavoro e ad un percorso che è sicuramente nel solco della innovazione ed un percorso largamente positivo che questo Consiglio ha compiuto.

Riteniamo però, d’altro canto, che proprio in virtù di questo percorso che è stato compiuto, la conseguenza che i firmatari di questo documento vogliono trarre è in assoluta contraddizione rispetto alle premesse.

Da un lato noi non possiamo non condividere le premesse che anzi facciamo nostre e noi riteniamo che le conseguenze che potrebbero in qualche modo essere state origini di questo documento siano in qualche modo conseguenze abnormi e sproporzionate.

Mi chiarisco subito. Non credo che un documento di questo tenore, firmato da chi ha in qualche modo caratterizzato la storia istituzionale di questo ente, possa essere un documento che abbia le caratteristiche della compiutezza dal punto di vista  politico tali da giustificare le conseguenze che vorrebbero farsi derivare proprio da queste considerazioni.

Ed allora se una necessità c’è e la necessità è quella di dare continuità ad un lavoro che questo Consiglio ed in particolare questo Ufficio di Presidenza adeguatamente e brillantemente guidato ha compiuto, credo che non si possano piegare ai fini istituzionali delle esigenze che sono di carattere politico e peraltro delle esigenze di parte.

Allora, se la proiezione è questa credo che questo documento, signori colleghi e signor Presidente, è un documento dotato di estrinseca debolezza, soprattutto dal punto di vista delle motivazioni che sono assolutamente carenti. Infatti, non si comprende in alcun modo come da questo documento possa derivare la decisione delle dimissioni volontarie da parte di chi invece noi riteniamo debba proseguire un percorso.

Se questo è – e questo è certamente – c’è una considerazione di carattere oggettivo che non è soggetta ad interpretazione. Noi riteniamo che questo documento non possa in alcun modo sostenere la motivazione di una dimissione volontaria da parte di chi guida questo Ufficio di Presidenza.

Allora - e concludo signor Presidente – se stiamo parlando, come di fatto stiamo parlando, di un documento che riguarda l’Assemblea ed il Consiglio non si può non procedere secondo uno schema che sia largamente condiviso perché il Consiglio rappresenta il momento assembleare e il momento assembleare comporta necessariamente la condivisione da parte di tutti, nel rispetto delle rispettive responsabilità ed è chiaro che anche in Ufficio di Presidenza, come di fatto in assemblea, esiste una maggioranza e una minoranza. Ma l’Ufficio di Presidenza è un organo che si esprime unitariamente e delibera proprio in quanto organo rappresentativo della maggioranza.

Allora se queste sono le considerazioni che precedono una valutazione finale, la valutazione finale è in assoluta contraddizione rispetto alle premesse.

Riteniamo che non si possa affidare ad un momento interpretativo, ad un momento esegetico, cioè affidare alla interpretazione di una norma la prosecuzione o meno di una attività che è eminentemente istituzionale.

Se questa è la caratterizzazione di questa fase politica riteniamo che in questo momento ci sia una fase di chiara sconfitta della politica. In pratica, se questo documento lo avessimo presentato noi nella scorsa legislatura avreste proceduto non solo alla occupazione dell’Aula ma anche alla fustigazione in pubblica piazza. E voi lo avreste fatto.

Voi sapete che questo è un documento intrinsecamente debole. Capisco, d’altro canto, quali sono le motivazioni ad esso sottese. Le comprendiamo ma non possiamo allo stesso momento non censurarle da un punto di vista politico e da un punto di vista oggettivo, in quanto assolutamente contraddittorie. Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

Roberto OCCHIUTO

Signor Presidente, come ha già fatto il collega Sarra intervengo contro l’inserimento all’ordine del giorno di questo punto ma così come Sarra approfitto anche del tempo concessomi dall’Aula per svolgere brevemente – come ha fatto il capogruppo di Alleanza nazionale – l’intervento nel merito.

Noi siamo contro l’inserimento di questo punto all’ordine del giorno per una questione di merito.

Qui Presidente, voglio dire una cosa. E’ chiaro che la minoranza, la opposizione ha un luogo dove svolge la propria funzione e questo luogo di certo non è il governo regionale, non è la Giunta, questo luogo è il Consiglio regionale e le sue articolazioni, le Commissioni innanzitutto.

Voi proponete nel documento un patto di fine legislatura.

Ho registrato sulla stampa di qualche giorno fa che anche la Regione Lazio ha fatto un patto di fine legislatura.

Noi però abbiamo chiesto, anche a margine della discussione che oggi svolgiamo in Aula, che questo patto fosse meglio approfondito anche per dare alla minoranza la possibilità di cogliere la sfida del rilancio dell’attività del Consiglio.

Voi oggi, invece, presentate al Consiglio regionale un documento firmato dai consiglieri della maggioranza per chiedere che il Consiglio realizzi questo patto di fine legislatura.

I problemi noi li conosciamo e li viviamo quotidianamente.

Voglio solo sommessamente rilevare che la nostra preoccupazione è quella di non ritenere che la maggioranza sia nella possibilità il 5 settembre di ricostituire tutti gli organi.

Manca da mesi il quinto componente dell’Ufficio di Presidenza e non siete riusciti a mettervi d’accordo nemmeno su uno dei componenti. Abbiamo qualche serio dubbio che voi siate nella condizione politica di poter offrire al Consiglio regionale e quindi alla maggioranza un quadro delle Commissioni e dei Presidenti di Commissioni capaci di dare attraverso le loro riunioni a noi della minoranza la possibilità di confrontarci e di svolgere il nostro ruolo di opposizione.

Avevamo chiesto un approfondimento ed oggi invece voi chiedete l’inserimento del punto all’ordine del giorno.

Non rinnego, Presidente, il lavoro svolto all’Ufficio di Presidenza, sono orgoglioso di averne fatto parte e di farne parte.

Sono convinto che abbia saputo svolgere una funzione difficile in un momento di straordinaria impopolarità per le istituzioni e la politica.

E’ un Ufficio di Presidenza che prima delle altre Regioni ha provveduto ad una riduzione delle indennità e dei cosiddetti costi della politica, destinando una parte consistente al finanziamento di una iniziativa che darà la possibilità a tanti giovani laureati, selezionati senza prove selettive ma solo per merito, di poter fare uno stage nella pubblica amministrazione.

Sono contento del lavoro svolto ma ho la preoccupazione che oggi questa accelerazione da parte della maggioranza rischi di vanificare anche questo lavoro.

In Ufficio di Presidenza rappresento una parte politica che mi ha espresso e che è quella dei partiti del centro-destra. Svolgo una funzione per conto della minoranza e sono convinto che in ordine a decisioni così eccezionali - perché in 30 anni di vita della Regione non è mai accaduto quel che oggi si propone - chiunque svolga una funzione per conto di una parte politica è con quella parte politica che si debba raccordare.

Sono contento di aver ascoltato l’intervento dell’onorevole Sarra. Dico subito per chiarezza che non ho particolare interesse per lo scranno che occupo in Ufficio di Presidenza, nel senso che so che il percorso che oggi voi iniziate è un percorso che porterà i componenti di maggioranza dell’Ufficio di Presidenza a dimettersi.

Lo dico chiaramente. Chi svolge una funzione delegata da una parte politica le proprie decisioni le deve assumere assieme alla parte politica che lo ha delegato ed io non credo che ci siano le condizioni perché alle vostre dimissioni si possano aggiungere le mie.

Il collega Vilasi se ritiene parlerà dopo.

Questa è una scelta che potrebbe avere un profilo istituzionale, se l’obiettivo fosse davvero quello di dare slancio al partito ma la nostra preoccupazione è quella che sul profilo istituzionale prevalgano le ragioni politiche.

Sulle ragioni politiche ciascuno svolge il proprio compito e la propria funzione distinguendosi nelle responsabilità.

Diceva il consigliere Sarra: “se l’avesse proposto il centro-destra avreste occupato l’Aula.”

Posso dire che proporrò al centro-destra il 5 settembre, se voi vi doveste presentare senza un quadro per l’Ufficio di Presidenza e per le Commissioni, di occupare l’Aula perché in quel caso voi avreste dimostrato grande irresponsabilità dal punto di vista istituzionale.

E’ una scelta di grande rilievo quella che voi oggi ci proponete. Noi non riteniamo, per come è maturata, che questa scelta possa essere leggibile ed interpretata solo come la scelta che possa dare rilancio alle istituzioni ma abbiamo preoccupazioni che ci siano ragioni di carattere politico e per questo, Presidente, dicevo di intervenire non solo contro l’inserimento all’ordine del giorno ma anche nel merito della questione.

Debbo dire che il nostro voto in ordine a questo orientamento della maggioranza non può che essere contrario.

Evidentemente voi mettete l’organo di autogoverno del Consiglio nella possibilità di non poter deliberare. L’Ufficio di Presidenza è composto da 5 componenti. Uno manca, se due dovessero dimettersi non ci sarebbero le condizioni per proseguire.

Ma sia chiaro che se queste condizioni dovessero mancare, mancherebbero solo per l’atteggiamento della maggioranza di centro-sinistra.

PRESIDENTE

Sottopongo l’inserimento all’ordine del giorno - la discussione di merito avverrà immediatamente dopo – di questo ordine del giorno proposto dai gruppi della maggioranza.

(Il Consiglio approva)

Ordine del giorno, protocollo numero 1694 del 1° agosto 2007 “In ordine al rinnovo di tutte le cariche istituzionali dell’Ufficio di Presidenza e delle Commissioni consiliari”

PRESIDENTE

L’ordine del giorno viene immediatamente discusso. Chi relaziona sul merito?

(Interruzione)

Il metodo è questo…

Michele TREMATERRA

Grazie Presidente e onorevoli colleghi, noi stiamo discutendo e domani i calabresi si chiederanno come mai si anticiperà a settembre la riformulazione dell’Ufficio di Presidenza.

E l’ordine del giorno che il centro-sinistra ha voluto presentare a mio avviso, al di là dei contenuti, dimostra anche la solitudine dentro la quale questo centro-sinistra rischia di cadere.

Perché - voglio esprimere solo pochissimi concetti – si anticipa la scadenza del naturale mandato? Forse perché, come noi abbiamo più volte denunciato in questo anno e mezzo, poche leggi sono state approvate e la maggior parte sono leggi di bilancio? Forse perché le Commissioni più volte non sono riuscite a riunirsi perché mancava il numero legale e quindi l’attività del Consiglio è venuta meno? Mi voglio augurare – ma sicuramente questo non è – che questo rinnovo non sia legato alla politica perché se così fosse, se il rinnovo dell’Ufficio di Presidenza rappresenta un fatto nuovo nello scenario politico questo a mio avviso sarebbe molto grave e sarebbe una cosa per la quale, tutti quanti noi, il Consiglio nella sua interezza ne risentirebbe.

Ho detto anche che siccome avevamo denunciato in tempi non sospetti che l’attività non funzionava, nella sostanza eravamo anche possibilisti rispetto a tutto questo.

Però questa accelerazione e questa solitudine del centro-sinistra, questa voglia di arrivare il 5 settembre alla riformulazione dell’Ufficio di Presidenza, pensiamo sia un vulnus all’attività dello stesso Consiglio.

La sfida è importante perché non siete riusciti a nominare in tempo tutti i membri dell’Ufficio di Presidenza. Manca il segretario questore da moltissimo tempo e quindi la nostra preoccupazione è anche quella di ritrovarci giorno 5 - perché il percorso che si dovrà necessariamente tenere sarà quello delle dimissioni di alcuni membri dell’Ufficio di Presidenza – con una paralisi istituzionale del Consiglio regionale.

Questa Calabria, una ulteriore paralisi rispetto già a quella amministrativa non se la può permettere.

Ecco perché siamo fortemente contrari rispetto al metodo che volete adottare. Un dibattito più articolato forse avrebbe dato la possibilità, spiegando anche le nostre ragioni, di condividere un percorso anche.

Questo non si è verificato e di questo siamo fortemente dispiaciuti. Ecco perché fin da ora diciamo che siamo contrari ed anche sul voto esprimeremo tutto il nostro disappunto. Grazie.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Talarico. Ne ha facoltà.

Francesco TALARICO

Presidente, grazie ma noi siamo fortemente contrari nel merito a questo ordine del giorno. Riteniamo che sia una forzatura istituzionale, a mio avviso, a due mesi dalla scadenza naturale -il 5 settembre significa due mesi prima della scadenza di dicembre - , mi sembra estremamente fuori luogo anticipare, con le motivazioni che sono iscritte all’interno del documento, una scadenza che va da sé.

Non ci sono precedenti nella storia legislativa di questo Consiglio regionale. Non si è mai verificato che un Ufficio di Presidenza si dimettesse a maggioranza, perché di questo si tratta., ossia che esponenti della maggioranza – così come è scritto nell’ordine del giorno – si dimettessero per poi provvedere alla rielezione dell’Ufficio di Presidenza.

Devo dare atto al Vicepresidente, onorevole Occhiuto, che nel suo intervento in maniera lineare ha dichiarato fin da adesso che non è disponibile alle sue dimissioni, ma vuole continuare in quel ruolo di opposizione e di rispetto anche della minoranza che poi lo ha eletto per rappresentare l’Ufficio di Presidenza.

Non riteniamo che ci sia nessun tipo di giustificazione o di motivazione. Non vorremmo che la ragione sia politica perché se questo deve essere, se pieghiamo le istituzioni alla nascita del Partito Democratico penso che questo Consiglio regionale, Presidente, abbia raggiunto ormai la fine.

E’ meglio chiudere una legislatura se le dimissioni dell’Ufficio di Presidenza devono essere giustificate dalla nascita del Partito Democratico.

Ho letto anche la stampa in questi giorni e c’erano tante riflessioni che andavano in questa direzione, si diceva “anticipiamo perché poi c’è il Partito Democratico del 14 ottobre”.

Penso che, se questo dovesse esser vero, sia una offesa reale alle intenzioni ed al rispetto istituzionale di questo Consiglio regionale che tra tante difficoltà e tante questioni – prima di tutte l’omicidio del collega Fortugno – ha provveduto a svolgere una serie di funzioni e di attività legislativa producendo circa 40 leggi.

Certo non  le paragoniamo con la precedente legislatura, nei 5 anni di legislatura passata le leggi sono state 190 mentre in questa legislatura in due anni e mezzo sono state fatte 40 leggi.

C’è certamente una sofferenza che un po’ coinvolge complessivamente l’istituzione del Consiglio regionale.

Allora, queste riflessioni di un Ufficio di Presidenza che si dimette a maggioranza e che non ha avuto in due anni la possibilità di eleggere il quinto componente, il segretario dell’Ufficio di Presidenza, è la dimostrazione anche della grande divisione che c’è e che c’è stata.

Queste osservazioni ritengo che debbano far sì che una maggioranza decida e rifletta meglio perché 60 giorni non sono in grado di cambiare il percorso politico di un Ufficio di Presidenza.

Peraltro c’è la possibilità e ci deve essere la opportunità di addivenire ad una decisione.

Ritengo che, anche in questo, l’opposizione sia sempre stata estremamente costruttiva ed abbia sempre dato il suo contributo cercando di produrre una attività legislativa positiva.

Concludo Presidente - il nostro voto sull’ordine del giorno sarà contrario perché riteniamo che il 5 settembre non cambi assolutamente nulla come data di rinnovo poiché non è attraverso un anticipo di due mesi che si può rilanciare l’attività del Consiglio regionale.

Qui c’è bisogno di Presidenti di Commissione, di un’attività istituzionale dei gruppi propedeutica che possa dare veramente un impulso migliore e più deciso ad una attività legislativa che certamente nei numeri in questi due anni e mezzo è stata molto carente.

PRESIDENTE

Nessun altro chiede di parlare, pongo al voto dell’Assemblea l’ordine del giorno proposto…

Ha chiesto di parlare l’onorevole Gallo. Ne ha facoltà.

Dionisio GALLO

Signor Presidente, a noi dell’opposizione, della minoranza interessa che l’attività del Consiglio regionale, attraverso anche l’attività delle Commissioni, – sarò molto breve – vada avanti in maniera spedita.

Devo constatare che una serie di adempimenti legislativi, che sono stati fatti in questo primo scorcio di legislatura, sono stati adottati dalle Commissioni soprattutto per la grande responsabilità dei componenti di minoranza che spesso hanno non solo dato un contributo fattivo in termini di idee ai provvedimenti legislativi, ma sono riusciti in molti casi a far sì che questi provvedimenti potessero essere approvati, mantenendo il numero legale nelle Commissioni.

Faccio questa premessa perché mi riaggancio ad un’altra discussione.

Leggo stamattina sui quotidiani, sulla stampa, di una molto interessante conferenza stampa che un consigliere di maggioranza ha tenuto ieri, dove ha riferito di una attività legislativa di questo Consiglio regionale molto scarsa. Quaranta leggi regionali licenziate in due anni e mezzo, di queste 40 almeno 12 sono leggi di bilancio, altrettante sono modifiche di precedenti leggi, dando contezza anche di come l’attività e la produzione di questo Consiglio regionale sia stata scarsa.

Ora ovviamente noi non vogliamo assolutamente cavalcare il cavallo dell’antipolitica perché riteniamo, invece, che la massima assemblea elettiva della Calabria sia il luogo più sacro e il luogo dove le esigenze dei calabresi e della Calabria debbano trovare contezza assoluta.

Voglio dire un’altra cosa: oggi ci proponete un ordine del giorno per andare con due mesi anticipo al rinnovo dell’Ufficio di Presidenza e quindi dei Presidenti di Commissione.

Si dice nel documento “per un rilancio dell’attività del Consiglio e per adottare formalmente un patto di metà legislatura”.

C’è quindi la presa di coscienza da parte della maggioranza che, in questa prima metà di legislatura, non ha operato per come doveva.

Se c’è questa presa di coscienza bisogna ovviamente essere conseguenti ed arrivare fino in fondo ai ragionamenti.

L’altra questione riguarda il patto di metà legislatura. Ma come pensate di poter costruire un patto di metà legislatura che è riferito, immagino, all’assemblea nella sua totalità ed alla istituzione della sua complessità e variegata composizione, se questo patto di metà legislatura si riduce poi esclusivamente ad una mera anticipazione del rinnovo dell’Ufficio di Presidenza e delle Presidenza di Commissione?

Ecco allora la nostra contrarietà a questo ordine del giorno e la necessità di un approfondimento di questa tematica che è seria, importante e sicuramente degna di essere metabolizzata fino in fondo, ma anche - se volete - socializzata fino in fondo. Perché nell’immaginario collettivo sta passando che questo provvedimento verrà adottato perché ci sono delle scadenze di altro tipo, riferite specificamente ai partiti o alla nascita del Partito Democratico che suggeriscono di anticipare il percorso.

Ecco, l’invito  - se è vero quanto di dice nell’assunto dell’ordine del giorno - ad una riflessione ulteriore, ad un percorso che possa chiarire fino in fondo la questione del rilancio dell’attività del Consiglio, attraverso una presa di coscienza ed una responsabilizzazione dei gruppi consiliari e dei singoli consiglieri regionali, che poi deve portare nella seconda metà di legislatura ad una produzione legislativa di qualità ma che sia anche di quantità. Grazie.

PRESIDENTE

Nessun altro chiede di parlare pongo in votazione l’ordine del giorno.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 221/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Presa d’atto proposta programma operativo Fers per l’attuazione delle politiche di coesione 2007-2013” – Ripresa della discussione

PRESIDENTE

Mi pare che la discussione sia stata sospesa quando eravamo al punto 3 del vecchio ordine del giorno e mi pare che la discussione generale si fosse conclusa.

(Interruzione)

Deve concludere la discussione generale l’assessore Maiolo. Ne ha facoltà.

Mario MAIOLO, assessore alla programmazione nazionale e comunitaria

Il punto in approvazione è il quarto all’ordine del giorno e riguarda la presa d’atto del programma operativo Fers per l’attuazione di politiche di coesione.

Io ovviamente anche se c’è stata questa interruzione di natura politica-istituzionale riprendo rapidamente perché l’ottima relazione della relatrice, onorevole Frascà, ha illustrato i passaggi ed i contenuti principali del programma sul quale non voglio ritornare se non per ringraziare tutti i colleghi di Giunta che hanno giustamente contribuito alla elaborazione del programma. Lo ha già fatto l’assessore Principe ma penso di dover ringraziare tutti i colleghi di Giunta per il contributo dato a questa programmazione. Ma anche la Commissione consiliare che si è cimentata assieme a noi, assieme alla Giunta, anche nel rispetto formale e temporale della legge comunitaria che noi abbiamo dato a questo Consiglio che è una legge molto stringente ed impegnativa e che oggi ci porta a fare un passaggio intermedio che praticamente non è stato fatto in nessuna Regione d’Italia.

Siamo nella fase di avvio della programmazione 2007-2013. Siamo nella fase in cui i programmi definiti come proposta dalle Regioni vengono inviati alla Commissione per la cosiddetta negoziazione, per condividere quelle che sono le scelte programmatiche.

Lo abbiamo fatto rispettando i tempi – lo dico al collega Occhiuto – che noi abbiamo ritenuto giusti anche rispetto a quella che era la programmazione nazionale, al Qsn e ai programmi operativi nazionali.

Con questo passaggio oggi di fatto confermiamo l’autorizzazione data alla Giunta, all’assessore, a poter negoziare con la Commissione i contenuti di questa programmazione. Contenuti sui quali non voglio rientrare ma dico solamente - per dare una chiave di lettura rispetto alla precedente programmazione - che noi usciamo da una programmazione 2000-2006 che come è stata anche ricordato stasera è stata riferita una programmazione molto buona ma che nei fatti, nel raggiungimento degli obiettivi, non ha prodotto quegli effetti.

Una organizzazione di un programma che è molto simile a quella che ci siamo dati in questa fase ma che sostanzialmente, secondo noi, differisce da alcuni sostanziali questioni.

La prima questione è che questo programma, al di là dell’articolazione richiamata dalla collega Frasca, ha 5 obiettivi e priorità strategiche che sono trasversali a tutto il programma e, di fatto, danno una chiave di lettura rispetto a quello che noi immaginiamo sia il cambiamento che si deve avere in questa Regione sulla programmazione.

E’ possibile grazie al fatto che questa programmazione per la prima volta è unitaria di tutte le risorse nazionali e comunitarie.

Quali sono i 5 obiettivi strategici trasversali? Quali sono questi nuovi soggetti sociali che di fatto producono il cambiamento in questa Regione che noi ci auguriamo? Riteniamo che il primo soggetto sociale importante che produrrà il potenziale cambiamento in questa Regione siano i giovani calabresi, quei giovani ai quali noi dobbiamo garantire istruzione, le scuole, la capacità di innovarsi nella loro formazione. I giovani come risorsa di questo cambiamento e non già come soggetto a cui guardare come difficoltà all’inserimento lavorativo, all’abbandono scolastico e quant’altro.

Questo primo obiettivo strategico che individua nei giovani la risorsa fondamentale fa seguire il secondo obiettivo che consiste nell’allargamento della base dei soggetti economici e sociali che concorrono a questo cambiamento.

La base strutturale, l’organizzazione socio-economica di questa Regione è debole e per poterla potenziare dobbiamo allargare a quei soggetti che hanno difficoltà di competizione, che hanno forte demotivazione a concorrere alla organizzazione socio-economica della nostra Regione.

Il terzo obiettivo, che sostanzialmente rende possibili i primi due, cioè valorizzare i giovani e allargare il tessuto culturale socio-economico di questa Regione, è creare le condizioni di contesto adeguato affinché queste due priorità si possano realizzare.

Noi pensiamo che questa attività sul contesto e sulle attività che bisogna mettere in essere sono sostanzialmente quelle che puntano a creare un meccanismo di competitività e quindi di valorizzazione del merito, dell’efficienza e della capacità di competere a tutti i soggetti socio-economici di questa Regione.

Il quarto obiettivo è quello di rafforzare le reti istituzionali, economiche e sociali in questa Regione, dando un quadro di incentivazione affinché questo possa essere valorizzato in termini di allocazione delle risorse.

Il quinto obiettivo strategico è sostanzialmente quello della concentrazione delle risorse. Pochi obiettivi progettuali concentrati su iniziative – qui nel programma ne sono elencate alcune – che sono quelli che verranno poi dal negoziato e soprattutto da uno dei temi, e passo alla parte di attuazione, delle quattro tracce fondamentali che dovranno rendere diversa l’attuazione di questo programma e quindi di poterci far dire che questo programma si realizzerà meglio di come si sia realizzato quello precedente.

Quali sono queste 4 tracce? La prima è il ruolo del partenariato.

Nella precedente programmazione è stato riservato un ruolo solo nella fase di costruzione del programma. In questa nuova programmazione il partenariato economico e sociale contribuisce al monitoraggio, alla verifica e al controllo del programma. Quindi a tutti gli impatti occupazionali e di crescita economica.

Oggi questa prospettiva si rafforza con la previsione che questo Consiglio ha fatto, del Crel che sostanzialmente intensifica la capacità di relazione con la società da parte della Regione.

La seconda traccia del trattato riguarda l’azione di sistema. Questa Regione e questa organizzazione anche con lo sforzo del decentramento ha necessità di una forte assistenza tecnica e di una forte azione di sistema.

La Giunta nell’ultima riunione ha già approvato le linee dell’accordo di programma quadro sull’azione di sistema.

Questo vuol dire che partirà già prima che questo programma diventi effettivo, una capacità riorganizzativa e di assistenza tecnica forte.

La terza traccia riguarda la riforma legislativa. Questa programmazione avrà la stessa sorte della precedente se non saremo capaci rapidamente già dalla legge di collegamento e di approvazione del Por di creare quel contesto legislativo che consenta a tutte le previsioni programmatiche di potersi realizzare.

La quarta traccia riguarda la progettazione territoriale. Tutta quell’attività di individuazione dei progetti sul territorio, della valorizzazione delle risorse territoriali, ambientali, culturali e quant’altro necessita di una fase di confronto con i territori che sono reduci da esperienze positive e negative dei patti territoriali dei Pit. Noi abbiamo immaginato di recepire le positività di queste esperienze ma di rilanciare una nuova fase di progettazione territoriale attraverso i laboratori. Quella sarà la vera fase in cui ci sarà una individuazione puntuale della progettualità che sosterrà questi obiettivi strategici che abbiamo condiviso.

Questa è in grande sintesi la chiave di lettura di questa programmazione che è stata messa in evidenza dal dibattito precedente. Voglio solo dire che questa fase vedrà nella metà di settembre l’avvio del negoziato di questi programmi con la Commissione. Noi riteniamo anche alla luce del non ampio dibattito di merito che si è fatto quest’oggi in questo passaggio intermedio, che forse è giusto che il dibattito, l’approfondimento, il confronto, la valorizzazione delle scelte effettuate sul programma possa avvenire alla fine di settembre quando sostanzialmente saremo pronti a poter richiedere la convocazione del Consiglio regionale sulla base della legge comunitaria che sarà una seduta come si suol dire in sessione comunitaria.

Questa è la novità della legislazione attuale che consentirà a questo Consiglio di approvare tutte le programmazioni comunitarie e di fare il punto sullo stato di attuazione delle direttive comunitarie nella legislazione regionale.

Per queste motivazioni noi chiediamo che il Consiglio prenda atto di questa proposta con la quale avviamo il negoziato con la Commissione.

PRESIDENTE

Dopo la replica dell’assessore sottopongo alla votazione dell’assemblea il punto 4 all’ordine del giorno…

Ha chiesto di parlare l’onorevole Giamborino. Ne ha facoltà.

Pietro GIAMBORINO

Signor Presidente, sarò brevissimo ma non potevo e non voglio assolutamente sottrarmi da alcune considerazioni politiche di fondo.

Avevamo detto – come forza politica – che sarebbe stata concertazione e cioè a dire democrazia partecipata con i calabresi e questo è stato per opera dell’assessore Maiolo.

Abbiamo ridato, io credo, almeno in questo settore fiducia ai calabresi. C’era ansia e sapevamo di trovare un’eco assai interessata, vasta in tutti i settori della società calabrese. Con passione l’assessore Maiolo ha avviato questa concertazione, l’ha portata ed oggi chiede all’Aula di prendere atto di questo momento delicato ed importante. Momento che dovrebbe avviare alla svolta economica questa Regione e tirarla fuori dall’isolamento in cui è stata relegata dalla storia nel tempo.

Voglio esprimere soddisfazione per il lavoro che l’onorevole Maiolo ha fatto. Se è vero che ci sono state delle obiezioni politiche, queste non sono state nel merito e non sono state soprattutto nella sostanza.

Per quanto mi riguarda sono altresì rassicurato come rappresentante di una forza politica in quanto l’assessore, quindi il governo regionale a mezzo di Mario Maiolo, ha ulteriormente confermato che sostanzialmente la competizione per costruire questa causa comune all’interno del Por è ancora aperta e si può ritornare perché il programma si possa ampliarlo, approfondirlo e migliorarlo.

In sede di approvazione definitiva, quando ritornerà in Aula e ritornerà nella competente Commissioni, credo che ulteriori contributi vanno dati a questa difficilissima ed importantissima materia.

Insomma le idee-forza già per la Calabria si intravedono, perché di questo si tratta e non di cose di piccolo conto, e credo che l’onorevole Maiolo non si sottrarrà ad andare a vedere se per esempio per la “106” risorse importanti per come avevamo annunciato possano e debbano ancora trovarsi, ed anche per andare ad assegnare la specificità dei territori spalmare le risorse assegnate su tutti i territori provinciali.

 Tutto questo Presidente, ci conforta, garantisce i calabresi.

Concludo, dicendo che ci apprestiamo a votare per come abbiamo stabilito nella Conferenza dei capigruppo, questo è giusto prima della parentesi estiva, anche perché l’assessore, ancora una volta, ha confermato che a settembre ripartirà la negoziazione con la Commissione e con la Comunità europea, allora lì ci riserviamo di dare ulteriori contributi, di far comprendere meglio ai calabresi che le risorse saranno indirizzate allo sviluppo, all’aumento del Pil di questa martoriata regione e che tutti i territori, per la loro specificità, per la loro origine, per la loro vocazione, saranno assolutamente assistiti.

Immagino, ad esempio, che quando si parlerà di turismo, indipendentemente dalla legge di merito che l’onorevole Borrello sta curando a mo’ di creatura, tutti i calabresi, ma soprattutto quest’Aula, concorderanno su quella che è la vocazione di un territorio come l’area di Tropea e del vibonese, ma anche sulle specificità di altri territori della nostra Calabria.

Quindi il messaggio che mi sento di mandare è che il discorso sul Por è stato finalmente avviato, il governo regionale è autorizzato a trattare con la Commissione europea, come Consiglio credo che possiamo ancora assolutamente contribuire e spingere nel senso positivo.

PRESIDENTE

Passiamo al voto. Per dichiarazione di voto ha chiesto la parola l’onorevole Chiarella, ne ha facoltà.

Egidio CHIARELLA

Intervengo semplicemente per sottolineare la soddisfazione per un momento così importante che stasera il Consiglio regionale fa proprio. In una descrizione fosca, come è stato fatto prima, del lavoro di questa Giunta e di questa maggioranza, onestamente, va invece messo in evidenza il valore di questo documento, di questa presa d’atto; c’è, quindi, da ringraziare il Presidente della Commissione, Frascà, per il lavoro ottimo che ha preparato nella Commissione; l’assessore Maiolo, che ha ragionato non nelle stanze segrete, ma che è stato presente sul territorio lo ha sentito con il dottore Orlando, con la politica in prima fila.

Quindi è sicuramente, Presidente Bova, un momento esaltante del Consiglio regionale questo e sottolineiamolo, perché all’esterno, stranamente, anche quando vanno a licenziarsi momenti come questo, si pone purtroppo l’attenzione a cose che poi non descrivono effettivamente il lavoro di questo governo e di questo Consiglio.

Noi terminiamo con questa presa d’atto un momento centrale della politica della Regione Calabria e apriamo concretamente a quella che sarà l’utilizzazione nuova dei fondi europei, visto che, purtroppo, non siamo stati tanto fortunati nel passato. Allora ci giochiamo tutto, la Calabria sta aspettando di vedere veramente sul tavolo della politica nuove grandi occasioni.

Mi auguro che le imprenditorie, le categorie sociali, le parti sociali e i sindacati, per come hanno lavorato assieme all’assessorato e con la Commissione in questa prima fase, siano sempre vicini in questo momento, che ci siano poche divisioni, perché non ho capito a chi farà bene se questo progetto non dovesse andare avanti, per come deve andare. Qui ci giochiamo molto del futuro della Calabria, allora le divisioni lasciano il tempo che trovano ed io direi che bisogna fare quadrato intorno alla Giunta e all’assessore Maiolo.

Concordo con il Presidente Giamborino, ci ritroveremo per entrare ancora di più nelle cose concrete, ma le direttive, le strategie di fondo parlano chiaro, non è vero che non ci sono cose chiare in questo grande progetto europeo, perché invece c’è una tendenza nuova, si investe sulle persone, sull’intelligenza, sulle capacità grandi di questa Calabria, quindi si investe partendo e puntando molto sulla nuova formazione e istruzione, innovazione tecnologica, per cui si vuole una Calabria all’avanguardia e le tracce ci sono tutte per avviare questo nuovo periodo che tutti ci aspettiamo.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

Roberto OCCHIUTO

Non so se posso parlare per conto dei consiglieri del mio gruppo, della minoranza, però ho ritenuto fosse giusto che per dichiarazione di voto anche la mia parte politica si esprimesse.

Io sono intervenuto nel dibattito, dove ho svolto un intervento che, in qualche modo, costituisce la motivazione del voto che oggi dichiaro, che è appunto un voto di astensione in ordine al documento di programmazione.

Noi abbiamo apprezzato il lavoro svolto dall’assessore Maiolo, ma abbiamo detto che non riteniamo giusto che, ad una programmazione che non sia sostenuta da un quadro a monte, da un quadro legislativo, dalla capacità di intraprendere politiche che, in qualche modo, rendano possibile realizzare gli obiettivi della programmazione stessa, si dia un’enfasi, così come anche in passato è stata data, cioè non ci pare che il governo regionale, in ordine a quella che è la discussione sull’impiego dei fondi dell’Unione europea abbia saputo accompagnare, agli indirizzi di programmazione contenuti nei documenti di programmazione stessa, un quadro di interventi che rendano sicuramente realizzabili gli obiettivi in essa previsti.

Ho ricordato, nell’intervento che ho tenuto in Aula qualche ora fa, che anche nel ’99, quando si licenziarono i documenti di programmazione relativi ai fondi 2000-2006 – il Presidente Bova lo ricorda bene – ci fu una collettiva assunzione di responsabilità. Oggi mi pare si stia procedendo con lo stesso metodo del ’99, cioè si sta producendo un documento di programmazione ineccepibile sul piano della metodologia degli interventi, ma non mi pare ci siano, a margine di questo documento, gli orientamenti del governo regionale in ordine alle priorità da realizzare.

Per queste ragioni e per quelle che ho rappresentato nel mio intervento nel dibattito, intervengo per dichiarazione di voto, dichiarando la mia personale astensione in sede di votazione.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Borrello.

Antonio BORRELLO

Intervengo per dichiarazione di voto e per esprimere anche qualche riflessione, non tanto nel merito del documento che, per essere il primo stadio di un processo molto più articolato e importante, sicuramente potrà costituire uno strumento di aiuto ad una discussione e ad un approfondimento.

Devo dire che registro nell’Aula, se si vuole anche con un po’ di “rammarico”, rispetto alla fase in cui è stato approvato il documento del ’99, avendo, peraltro, vissuto quell’esperienza, non solo una disattenzione – già l’assenza della minoranza la dice lunga sulle capacità di un approccio anche di confronto nel merito delle questioni che il documento mette a disposizione –, ma soprattutto una sorta di sufficiente valutazione dell’importanza reale che questo documento ha in quello che è nell’arco temporale 2007-2013 che – si dice – sarà l’ultimo treno di cui la Calabria potrà disporre.

Il punto qual è? Non mi spello le mani per questo documento, pur apprezzando lo sforzo, sicuramente impegnativo, che ha coinvolto la Giunta regionale, l’assessore che guida il dipartimento, proprio alla luce dell’esperienza che ho vissuto nel ’99, laddove, attraverso anche una discussione molto più approfondita di quella odierna, anche in quella occasione noi eravamo come centro-sinistra maggioranza, abbiamo avuto di fronte una opposizione che oggettivamente aveva almeno letto quel documento, quindi è stata nelle condizioni di contrapporre un confronto che poi si è risolto in una approvazione unanime dell’intero Consiglio regionale. Io, ripeto, non mi spello le mani perché quella esperienza mi ha, in qualche modo, deluso sul prosieguo di tutto ciò che è stata l’attuazione di quel Por 2000-2006, tant’è che il risultato, assolutamente deficitario per tanti versi di quell’impostazione programmatica, è stato oggettivamente un disastro per la Calabria, perché pur essendo ed ammettendo ancora oggi che quello fosse un documento unanimemente riconosciuto come una strategia complessiva a favore dello sviluppo della Calabria, poi di fatto l’applicazione, l’attuazione, l’esecuzione di quel programma è stata assolutamente deludente, tant’è che ancora oggi rincorriamo disimpegni automatici, abbiamo continuato ad utilizzare i progetti coerenti, i famosi progetti sponda.

Insomma, la mia “perplessità” è su come questo programma, sicuramente di rilevante interesse ed importanza, possa trovare una sua attuazione materiale dentro una regione, dove finalmente dovremo essere in grado e capaci realmente di individuare e di scegliere le priorità verso le quali indirizzare le risorse, certamente in un processo legislativo che non può essere quello di cui attualmente siamo dotati, assessore Maiolo, e lei si è impegnato in Commissione a lavorare assieme ad altri dipartimenti, eventualmente, a mettere in piedi strumenti legislativi che, da qui a poco, saremo chiamati a discutere e a valutare.

Ecco perché, se non riusciamo questo mosaico a renderlo per intero compatibile con le esigenze della Calabria, dico che sicuramente approveremo stasera uno strumento programmatico di grande rilievo di impostazione e di indicazioni sulle scelte, ma avremo vanificato anche qui un grande lavoro che è stato fatto. Quindi mi auguro che, da qui a breve, davvero, assessore Maiolo, saremo chiamati a discutere su ciò che deve essere un’attuazione del provvedimento, un parallelo collegato legislativo che consenta non solo a noi consiglieri regionali, ma a tutta la società calabrese, imprese incluse, di sapere come possono essere e saranno spesi questi fondi, perché è ora di smetterla con la discrezione, è ora che ognuno, che le varie amministrazioni regionali, che si sono chiuse a riccio dentro un coacervo di norme più o meno prestate da altre Regioni o copiate da altre Regioni, alla fine, facciano scelte non sulla base delle discrezionalità, ma seguendo un disegno strategico che interessi l’intero territorio calabrese.

E’ chiaro che il mio voto è favorevole.

PRESIDENTE

Pongo formalmente il provvedimento al punto 4 all’ordine del giorno, proposta di provvedimento amministrativo numero 221/8^ – “Presa d’atto proposta Programma operativo Fesr per l’attuazione della politica di coesione 2007-2013”, all’approvazione dell’Aula.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Progetto di legge n. 129/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Approvazione rendiconto generale relativo all’esercizio finanziario 2005”

PRESIDENTE

Progetto di legge numero 129/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Approvazione rendiconto generale relativo all’esercizio finanziario 2005”.

La parola all’onorevole Censore per la relazione.

Bruno CENSORE, relatore

Signor Presidente, penso che questo punto debba essere rinviato, perché al Comitato regionale di controllo contabile, per come stabilito dall’articolo 124 del Regolamento, forse perché sarà sfuggito, non è stato formalmente consegnato per la relazione e la conseguente valutazione.

(Interruzione)

Sì, della Giunta. Per scrupolo mio, ho consultato il Regolamento, precisamente l’articolo 124, quindi siccome poi il comitato, nella sua interezza, perché io personalmente l’ho esaminato e andava bene, però è giusto che l’intero consesso esprima la valutazione sul rendiconto.

PRESIDENTE

Siccome dalla Commissione è pervenuto licenziato, prendo atto…

Bruno CENSORE, relatore

che è un altro passaggio formale, che ufficialmente l’apparato burocratico voleva…

PRESIDENTE

Va bene, prendiamo atto.

Proposta di legge di iniziativa popolare, recante: “Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli regionali”

PRESIDENTE

Sesto punto all’ordine del giorno: proposta di legge di iniziativa popolare, recante – “Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli regionali”.

Non c’è relatore su questo perché è stato inserito d’Ufficio, non è stato mai esaminato e licenziato da alcuna Commissione.

Ha chiesto di parlare l’onorevole Occhiuto. Ne ha facoltà.

Roberto OCCHIUTO

Signor Presidente, onorevoli colleghi, per la verità questo punto all’ordine del giorno è stato inserito impropriamente al sesto, perché, ai sensi dell’articolo 40 dello Statuto, andava inserito in cima all’ordine del giorno, perché lo Statuto dice che le leggi di iniziativa popolare, qualora non vengano discusse dalla Commissione entro tre mesi, devono essere iscritte d’Ufficio all’ordine del giorno del Consiglio al primo punto.

Io so che ci sono degli orientamenti condivisi nella maggioranza e nella minoranza in ordine alla bontà, alla utilità di un progetto di legge di questo genere, promosso direttamente dai cittadini per iniziativa di una importante organizzazione di categoria che è la Coldiretti.

Vorrei ricordare a me stesso che, per le proposte di legge di iniziativa popolare, al Consiglio è data la possibilità di approvarle oppure di bocciarle. Io sono dell’idea, avendo studiato questo testo di legge, avendolo guardato e discusso insieme alle organizzazioni di categoria, che il Consiglio regionale farebbe buona cosa approvarlo oggi e dare, così, un segnale non solo ai cittadini, ma alle organizzazioni di categoria, che credo si stiano caratterizzando in questa regione proprio per la qualità delle proposte e degli stimoli che offrono alla politica. Peraltro, la stessa si inquadra in una discussione che già altre Regioni e anche il Parlamento nazionale hanno avuto modo di svolgere e compiutamente ed è quella che riguarda gli Ogm, cioè i prodotti geneticamente trattati. Il disegno di legge che propongono i promotori, in sostanza, costruisce un sistema di incentivi per la distribuzione per il consumo dei prodotti dell’agricoltura calabrese.

Voglio ricordare che proprio il settore agricolo e agro-alimentare contribuisce in quota parte assai consistente alla composizione del prodotto interno della regione e, spesso, mancano interventi di politica regionale volti non solo ad intervenire sulla produzione, sulla sua qualità, ma proprio sulla distribuzione, sulla commercializzazione dei prodotti.

Una parte di questo disegno di legge, per esempio, stabilisce che le amministrazioni regionali debbano istituire una sorta di premialità nelle gare, nei bandi che riguardano i servizi di mensa e di ristorazione collettiva proprio per le aziende che utilizzano prodotti di qualità calabresi.

Io credo che la politica, oggi, possa dimostrare di essere in sintonia con quanto di meglio si promuove nella regione, approvando appunto questo disegno di legge.

La proposta stabilisce, ancora, anche degli incentivi per i piccoli coltivatori diretti nell’attività di mercato che svolgono nei comuni e poi c’è una parte importante che va nella direzione di creare una sorta di distretto della bioenergia in questa regione.

Io credo che su questi temi, che sono fortemente avvertiti dai cittadini e dalle organizzazioni di categoria, abbiamo due possibilità: quella di far finta di nulla e di rimandare l’approvazione o quella di dimostrare che, una volta tanto, la politica riesce a valorizzare le buone idee che provengono dalla società calabrese attraverso le proprie articolazioni.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Borrello.

Antonio BORRELLO

Ho avuto modo di leggere da poco questa proposta di legge di iniziativa popolare, e devo dire che oggettivamente – e questo forse è un mio limite, cioè che avverto la necessità, l’esigenza di leggere le questioni sulle quali poi sono chiamato ad esprimere una mia valutazione – mi disorienta un po’, così come anche l’intervento del collega Occhiuto, quando afferma che è una bella cosa, è una richiesta, i cittadini la vogliono, approviamola ché così va bene.

Io non sono d’accordo. Pur ammettendo che l’iniziativa, come sua filosofia ispiratrice, sicuramente è non solo di grande apprezzamento, ma anche di rilevante interesse per la Regione Calabria, comincio ad avere qualche perplessità, però, quando leggo dentro di essa norme che fanno a pugni con la Costituzione! Io non sono un costituzionalista, per carità, però anche per l’esperienza che ho fatto in questi dodici anni che sono qui, riesco ad intravedere laddove c’è una competenza regionale da accentuare, da sviluppare, da promuovere e dove, invece, ci sono delle norme che cozzano letteralmente con le competenze di una Regione.

E’ chiaro che, di fronte a questo, non posso essere ammaliato dal promuovere un’azione di approvazione di un testo per accattivare chissà quali simpatie, allora vuol dire che il ruolo del consigliere regionale è condizionato da esigenze extra-normative, extra-costituzionali addirittura, perché chi propone evidentemente ha un’attrazione, o esercita o può esercitare un’attrazione, che con l’Assemblea legislativa proprio non ha niente a che fare.

Vado nel merito, Presidente, cioè quando all’articolo 6 leggo che questa Regione è nelle condizioni di obbligare i Comuni o di “imporre” ai Comuni di decurtare del 50 per cento gli oneri di costruzione su quello che deve essere versato alle casse comunali per interventi edilizi, io trasecolo e mi spavento, perché sottoporre alla firma dei cittadini – inconsapevoli, probabilmente – questo tipo di norme è una sorta di attentato alla serenità della gente, con il rischio anche di provocare reazioni infernali, giustamente, presso i Comuni che hanno una loro autonomia, rispetto alla quale la Regione non ha nessuna competenza ad entrare nel merito o, addirittura, imporre, salvo – e quindi qui c’è il trucco – che la Regione non dica che quello che i Comuni non introitano, quello che per legge dovrebbero introitare per effetto del rilascio di concessioni edilizie, se ne fa carico la Regione e devolve ai Comuni. Allora qui il discorso è assolutamente di altra natura, cioè è una scelta – questa sì – politica di farsi carico di oneri finanziari di cui la Regione, almeno su questo progetto di legge, non dice di essere in possesso.

Qui, però, mi permetto anche di evidenziare un aspetto più che altro tecnico-burocratico: capisco che c’è l’articolo 38-40 dello Statuto che stabilisce che, dopo tre mesi che viene presentata una proposta, essa d’Ufficio va portata all’attenzione del Consiglio regionale, ma vivaddio, sarà sfuggito alla Commissione sicuramente, la quale, tra l’altro, nel periodo in cui è stata presentata questa proposta di legge era occupata con l’attività della sessione bilancio, quindi sicuramente non c’è stato modo di portarla in discussione, poi c’è stata la questione del Presidente della Commissione bilancio, sappiamo le vicende come si sono sviluppate, quindi questo passaggio non è stato possibile. Però un minimo di istruttoria, prima che approdi in Consiglio regionale, credo sia un obbligo da parte della burocrazia del Consiglio regionale: sarà esso l’ufficio legislativo, non so chi possa essere o chi può avere questo tipo di competenza, ma proporre all’Aula, chiamare il Consiglio a discutere su norme incostituzionali, oggettivamente è un’offesa all’Assemblea legislativa.

Poi non si può venire qui in maniera demagogica, se volete – perdonatemi il termine che, forse, può anche apparire pesante –, a proporre, soprattutto chi è consapevole di queste discrasie sulle quali mi sto soffermando e dimostra anche grande attenzione per i provvedimenti legislativi, approvazioni a scatola chiusa! Io non sono disponibile ad accedere a questo tipo di ragionamento. Ripeto, sono disponibile a discutere anche per settimane su un testo legislativo per trovare le motivazioni prima e le capacità legislative poi della Regione per rendere efficaci e dare leggi che possano servire a qualcuno, ma per dare leggi, invece, che possano servire solo a qualcuno di fregiarsi di titoli di aver “costretto”, su spinte emotive o su condizionamenti a larga diffusione, fregiarsi del titolo o di un pennacchio per dire che è riuscito a far approvare al Consiglio una legge che non serve assolutamente a niente per come è fatta, evidentemente è un limite sul quale dobbiamo soffermarci ed attestarci con grande determinazione.

Poi il resto, quello che segue più o meno è la stessa cosa, mi riferisco all’articolo 7, all’articolo 8,

Allora ribadisco che l’iniziativa, come tale, è sicuramente di interesse e di apprezzamento, però rendiamola compatibile con le competenze regionali, avendo consapevolezza che solo così riusciremo a dare uno strumento legislativo che possa servire a qualcosa, a qualcuno, ma soprattutto che possa servire agli imprenditori agricoli che di questo si fanno carico, ai commercianti che mettono in vendita questi prodotti, ma soprattutto ai calabresi, perché abbiano delle regole certe sulle quali poter fare affidamento.

Approvata così questa legge, Presidente, le ripeto, non serve assolutamente a niente. Noi, purtroppo, nel passato siamo stati abituati dal centro-destra ad approvare leggi manifesto. Questa, per le motivazioni che mi sono sforzato, seppur brevemente, di esporre all’Assemblea, è sicuramente un’altra legge che rientra in quella fattispecie.

PRESIDENTE

A questo punto, non so come procedere!

Antonio BORRELLO

Scusi, Presidente, propongo che venga restituita alla Commissione per effettuare una discussione di merito.

PRESIDENTE

Di nuovo lei, onorevole Occhiuto?

Roberto OCCHIUTO

Siccome c’è una proposta dell’onorevole Borrello, innanzitutto vorrei tranquillizzarlo, perché non era interesse del sottoscritto assumere un atteggiamento demagogico su questa legge o un atteggiamento utile a captare le simpatie di un’organizzazione di categoria. Peraltro capisco che l’onorevole Borrello lo possa pensare, perché la maggior parte delle leggi manifesto a cui faceva riferimento nella scorsa legislatura erano fatte sulla spinta di sindacati, organizzazioni che, molto abilmente, anche i colleghi del centro-sinistra che oggi governano sapevano coinvolgere.

Ora, proprio per dimostrare che, per quanto ci riguarda, non c’è interesse a strumentalizzare quella che per noi è una legittima richiesta dei cittadini che hanno proposto la legge, non ho interesse a far valere il Regolamento o lo Statuto. Intendiamoci, siccome  ciascuno di noi le carte le sa leggere, noi sappiamo che la via d’uscita, al punto in cui siamo, dovrebbe essere quella o di approvare o di bocciare la legge, perché questo dice lo Statuto, voglio dire che è posto all’ordine del giorno e poi…

Allora, qual è il punto, onorevole Borrello? La sua è una proposta che, se va nella direzione di confrontare anche questa legge, le obiezioni che lei ha posto con le organizzazioni di categoria, nessuno da questa parte respinge. Guardi, lei ha risposto ad un mio intervento tacciandolo di demagogia o altro. Io dicevo semplicemente che forse, rispetto a tante cose che si discutono in Consiglio, oggi avevamo la possibilità di approvare un testo che poi poteva anche essere rivisto in sede di assestamento di bilancio, eccetera. Prendo atto che queste condizioni non ci sono, mi dispiace anche che non ci sia l’assessore all’agricoltura o il Presidente, perché so che hanno partecipato ad incontri in questa direzione, assumendo degli impegni, ne prendo atto, però la proposta che lei fa è accoglibile da questa parte solo se si assume insieme l’impegno ad approvare la legge dopo aver verificato le obiezioni che lei poneva.

Allora, come mi permetto di sub-emendare la sua proposta? Noi non possiamo essere d’accordo al rinvio della legge in Commissione, possiamo essere d’accordo a svolgere una discussione parallela nella Commissione insieme con le organizzazioni che hanno promosso la legge, per confrontare anche il senso delle obiezioni che lei muoveva al testo, ma la condizione necessaria è che questa legge, così come prevedono il Regolamento e lo Statuto, sia posta in cima all’ordine del giorno nelle prossime sedute di Consiglio. Voglio dire che va bene anche l’approfondimento in Commissione, purché la legge resti all’ordine del giorno del Consiglio regionale ed impegni la Commissione, quindi, nell’arco di venti giorni, un mese – chiaramente nel mese di settembre – a convocare le organizzazioni di categoria perché possano darci le risposte alle obiezioni che lei ha rappresentato all’Aula.

Capisce che, accogliendo con questa modifica la proposta che lei ha fatto, vogliamo dimostrare che non c’è la volontà di fare opposizione o di cavalcare quelle che sarebbero le legittime proteste delle organizzazioni di categoria che non si vedono approvata una legge, non c’è questa volontà. Noi vogliamo fare una legge che sia utile agli agricoltori calabresi.

Per la verità – mi consenta, onorevole Borrello – per usare una perifrasi cara a Berlusconi, lei ha detto che il mio intervento era di demagogia…

(Interruzione dell’onorevole Borrello)

L’ha detto! Io le posso rispondere, dicendo che – la conosco come legislatore e lei sa che abbiamo avuto sempre delle discussioni, almeno per quanto mi riguarda, estremamente stimolanti perché lei è un altro che approfondisce le questioni – rispetto i problemi degli agricoltori…,

(Interruzione)

…mi faccia dire perché io ho grande rispetto delle sue opinioni, ma forse ho più rispetto delle opinioni di chi i problemi li vede e, avendo proposto una legge, ritiene che questa possa dare risposte ai problemi appunto delle aziende che fanno agricoltura in Calabria.

Allora, se l’impegno che assume il Consiglio regionale è quello di avviare una discussione con le organizzazioni, da concludersi entro la fine di settembre in Commissione per migliorare, se è possibile, il testo della legge, questo è un impegno che da questa parte noi riteniamo di poter assumere. Se, invece, la legge la volete togliere dall’ordine del giorno per mandarla in Commissione, siccome questo non è scritto in nessuna parte dello Statuto che si possa fare, su questa proposta il nostro voto sarà necessariamente contrario.

Antonio BORRELLO

Presidente, che resti all’ordine del giorno e si discuta in Commissione anche alla presenza delle organizzazioni, si immagini, assolutamente nessuna limitazione, però il punto è di capire bene – quindi in quella sede sarà approfondito il tutto – come la Regione, eventualmente, si appresta a farsi carico degli oneri che questa legge, per come è impostata, comporta. Qui non c’è dubbio che c’è necessità anche della presenza della Giunta regionale, perché io non sono nelle condizioni di quantificare quale sarà l’onere, ma credo da quello che è previsto qui…, fra l’altro parla di “rilascio autorizzazioni per grandi strutture di vendita”. Ora ho pochi ricordi di quelli che erano gli oneri di costruzione per le attività edilizie dei Comuni, ma se per grandi strutture di vendita parliamo da 10 a 20 mila metri quadrati, immaginate quante centinaia e centinaia di milioni di euro ci vorranno per l’intera Calabria, per i Comuni cui verranno sottratte queste risorse perché lo dice la Regione! La Regione lo può pure fare, ma deve mettere a disposizione i soldini da rifondere poi ai Comuni.

PRESIDENTE

A me sembra, a questo punto, che ci sia un’intesa vera, fermo restando che credo che tutti noi, non solo l’onorevole Borrello, ma credo anche l’onorevole Occhiuto, ovviamente, pur esprimendo una valutazione politica positiva, vogliamo sapere i termini concreti della praticabilità.

Quindi con questo spirito di portarla rapidamente in Aula, di lavorare d’intesa con chi l’ha proposta, la richiesta viene accolta. Sottopongo al voto l’ipotesi di restituirla con questi accorgimenti al lavoro della Commissione, quindi con un’ipotesi…

(Interruzione)

No, non c’è problema. Noi abbiamo bisogno di qualcosa – poi discuteremo lo stesso – che possa essere licenziata dal Consiglio rapidamente.

Se siamo d’accordo con questa ipotesi, votiamo rapidamente.

(Il Consiglio approva)

Proposta di provvedimento amministrativo n. 223/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Presa d’atto proposta Programma operativo Fse per l’attuazione della politica regionale di coesione 2007-2013”

PRESIDENTE

Il punto successivo reca la proposta di provvedimento amministrativo numero 223/8^ di iniziativa della Giunta regionale: “Presa d’atto proposta Programma operativo Fse per l’attuazione della politica regionale di coesione 2007-2013”.

E’ relatrice l’onorevole Frascà, che ha facoltà di intervenire.

Onorevole Borrello, vuole momentaneamente ed efficacemente sostituirmi?

Presidenza del Vicepresidente Antonio Borrello

Liliana FRASCÀ, relatrice

Il Fondo sociale europeo interviene soprattutto su quelle che possono essere definite le azioni immateriali. Il programma, nella sostanza, può essere riassunto in quattro idee forza: aumentare le opportunità di occupazione nelle imprese e la creazione di nuove imprese; contrastare il lavoro irregolare con adeguate politiche di emersione; sostenere gli strumenti di stabilizzazione occupazionale del precariato e di reinserimento lavorativo nelle aree di crisi; riformare il sistema delle politiche attive del lavoro e costruire un sistema integrato istruzione e formazione.

In buona sostanza, in accordo con le strategie europee e nazionali, adottate con riferimento al fondo sociale, il Por Fesr contiene tutti gli elementi idonei per aggredire le principali criticità che è possibile riscontrare sul mercato del lavoro calabrese.

A partire da queste premesse strategiche, il Por Calabria Fesr propone uno schema di collegamento tra cinque obiettivi globali: competitività del sistema produttivo, piena occupazione, coesione sociale, sistema integrato istruzione e formazione, governance e i sette assi di intervento che costituiscono l’ossatura del programma.

Se guardate la tabella per quanto riguarda il Fondo sociale europeo, vedrete che, per quanto riguarda l’occupabilità, sono state attribuite risorse intorno al 37 per cento.

L’altro punto, l’Asse 4, dove è stata prevista una utilizzazione di risorse consistentissime, riguarda l’Asse “capitale umano”.

Nella sostanza, ci si pone il problema di aiutare e fare crescere l’occupazione attraverso un’azione per promuovere interventi nella scuola e nella formazione. Nel Por Fesr avevamo ragionato sul rapporto tra scuola, ricerca, innovazione e avevamo ragionato anche sull’esigenza di intervenire sulle strutture, qua invece l’obiettivo che si pone è quello di fare in modo che cresca la qualità dell’insegnamento e della formazione.

Si dovrebbe lavorare in tempi rapidi su un piano regionale per l’occupazione e per il lavoro e questo bisognerebbe farlo in tempi rapidi, bisognerebbe farlo comunque prima del documento strategico regionale unitario, che è in corso di predisposizione.

I progetti per l’occupabilità sono basati su contratti di servizio, ci sono una serie di iniziative che coinvolgono i lavoratori, i lavoratori disoccupati, le imprese, i centri di formazione.

L’altro – ne accenno solo due – Asse, quello che riguarda il “capitale umano”, si pone il problema di allargare la qualificazione delle risorse umane, a partire dalla formazione di base e dalla formazione permanente per gli adulti fino all’alta formazione. In tal senso, il Fondo sociale si propone di riformare i sistemi di istruzione e formazione nella direzione di aumentare la partecipazione degli individui ai percorsi di educazione, istruzione e formazione permanente; valorizzare le sinergie attivabili con gli interventi in materia di ricerca e di innovazione che erano stati previsti – ne abbiamo già parlato – nel Fesr. Apprezzabile, anzitutto, nel programma l’intento di rafforzare il sistema universitario e soprattutto il collegamento in rete con il sistema delle imprese, risultando in tal senso necessario il completamento fisico, organizzativo e tecnico del sistema.

Praticamente, un’altra questione – ne avevo già accennato, parlando poco fa nel Fesr – l’Asse 7 del Fondo sociale europeo fa riferimento all’esigenza di intervenire sui processi di governance necessari per l’attuazione del programma, puntando ad una semplificazione del funzionamento del sistema di governo, rafforzando il ruolo di indirizzo, selezione e coordinamento della Regione e sostenendo la realizzazione di strumenti di concertazione ai diversi livelli territoriali, anche al fine di rendere più effettivo ed incisivo il contributo del partenariato economico e sociale.

Appare particolarmente apprezzabile il riferimento all’impegno straordinario in termini di attività e di sviluppo di nuove competenze e conoscenze da parte dei responsabili delle politiche regionali, territoriali e settoriali, dei dirigenti e di funzionari della pubblica amministrazione regionale e locale. Capite che in questo Asse, dove si parla appunto della capacity building, come dicevamo prima, c’è una utilizzazione delle risorse intorno al 20 per cento, quindi comprendete quanta importanza ha quest’Asse per la realizzazione e per l’attuazione dei programmi che il Por Fesr prevede.

Praticamente, le opzioni di politica del lavoro scelte come base di partenza per la costruzione del Fondo sociale europeo riflettono i contenuti del programma di governo, del documento strategico, del documento di programmazione economica e finanziaria in corso del Consiglio, che hanno sancito in modo chiaro le priorità regionali in materia di lavoro e di politiche sociali per il lavoro, in termini di nuova occupazione, lotta al precariato e alla discriminazione-emersione del lavoro irregolare.

Capite, per esempio, quando parliamo di emersione del lavoro irregolare, che abbiamo l’esigenza, così come previsto anche dal Fondo sociale, di intervenire da una parte per reprimere il fenomeno, ma dall’altra dobbiamo vedere come, con un piano vero e proprio che coinvolga il partenariato sicuramente, le associazioni professionali e che coinvolga anche i territori, riusciamo a lavorare perché emerga questo lavoro e quanti effetti positivi un processo di questo tipo potrà avviare.

L’altra cosa che mi sento di dire è che, per quanto riguarda l’istruzione e la formazione, anche qui come nel Fesr, quando discutevamo dell’Asse 1 del Fesr, vediamo che, per quanto riguarda il sistema dell’istruzione e della formazione, c’è una grandissima attenzione e il coinvolgimento di tutte le strutture, quindi non solo delle università, ma anche delle altre strutture scolastiche.

Si tratta di un programma che, partendo dalle difficoltà grandi e dai livelli di disoccupazione che ci sono sul territorio calabrese, si pone il problema in maniera precisa e anche seria di tentare una operazione cui, certo, poi dipenderà dai piani attuativi che si faranno, dalla realizzazione del programma, sapendo che i soggetti saranno tanti e da questo dipenderà poi la possibilità di realizzare effettivamente le cose che vengono proposte.

Credo che, per queste ragioni, siamo in grado di avviare il negoziato con la Commissione europea, sapendo che, rispetto a queste questioni, dovremo in tempi rapidi lavorare in Consiglio regionale, a partire dalla Giunta, a costruire un piano per il lavoro che sia degno di questo nome e che, nello stesso tempo, tenga conto del Fondo sociale e delle risorse che in questo fondo ci sono e che devono essere utilizzate al meglio.

PRESIDENTE

E’ aperta la discussione generale sul provvedimento: chi vuole intervenire può farlo, previa richiesta di parola.

Ha chiesto di parlare l’assessore Maiolo. Ne ha facoltà.

Mario MAIOLO, assessore alla programmazione nazionale e comunitaria

Solo una sottolineatura e anche una risposta alla relazione puntuale della Presidente Frascà: il programma è, sostanzialmente, la parte immateriale del piano di sviluppo regionale che abbiamo discusso al punto precedente.

Da sottolineare l’equilibrio fra quella che è una realtà di carenza occupazionale, di difficoltà sociali che vengono assistite attraverso la priorità della occupabilità, che ha una dimensione finanziaria – come è stato ricordato – di un terzo rispetto al complessivo investito, che vede poi nel capitale umano, quindi nella prospettiva di innovazione nella formazione dei nostri giovani, la capacità di creare quelle reti che abbiamo indicato come progetto strategico.

Voglio solamente aggiungere che sia il Fesr che il Fondo sociale hanno avuto, oltre che la discussione nella Commissione, una lunga discussione nel partenariato economico e sociale che ha approvato in maniera sostanziale i due programmi.

In particolare, sul Fondo sociale c’è un avanzamento anche in fase di attuazione, nel senso che è stato già concordato un primo piano di avvio sul lavoro che con l’approvazione del Fondo sociale può diventare il vero piano del lavoro.

La presa d’atto di questo programma consentirà alla Regione di chiedere alla Commissione la definitiva disapprovazione dell’articolo 39 da parte della Commissione che di fatto, ad oggi, blocca i pagamenti alla Regione da oltre due anni sul Fondo sociale europeo, creando grandi difficoltà in materia gestionale.

PRESIDENTE

Pongo in votazione la proposta di provvedimento amministrativo numero 223/8^ di iniziativa della Giunta regionale.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Proposta di provvedimento amministrativo numero 215/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Approvazione bozza Psr (Programma sviluppo rurale) 2007-2013”

PRESIDENTE

Passiamo al punto successivo dell’ordine del giorno, ex numero 8: proposta di provvedimento amministrativo numero 215/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante – “Approvazione bozza Psr (Programma sviluppo rurale) 2007-2013”.

E’ relatrice l’onorevole Frascà …

(Interruzione)

La parola all’onorevole Pacenza per la relazione.

Franco Mario PACENZA, relatore

Grazie, Presidente, intanto per rifarmi al testo e alla relazione che sono agli atti del Consiglio e poi per esprimere in pochi minuti a che punto siamo rispetto a questo strumento.

I colleghi sanno che, rispetto alla precedente programmazione comunitaria, prima onnicomprensiva, anche per quanto riguarda le politiche agricole e le politiche rurali, con questo nuovo Regolamento avviamo un viatico e un percorso autonomo per quanto riguarda gli interventi Feoga e quelli nel sistema rurale. Questa è la prima sostanziale differenza, la prima sostanziale novità - e questo mette anche la discussione di quest’Aula questa sera in un contesto di diversità - potremmo dire, positiva, nel senso che, mentre per quanto riguarda Fesr che abbiamo discusso fino a poco fa, ancora non siamo alla fase di contrattazione, per quanto riguarda il Piano di sviluppo rurale, proprio perché il Regolamento comunitario affidava ad un percorso autonomo, siamo ormai in una fase abbastanza avanzata.

C’è stato, in questi mesi, e per chi ha avuto modo di guardare il provvedimento messo alla base della discussione, un confronto assai ampio che ha coinvolto il sistema del partenariato calabrese in tutte le sue sfaccettature.

Ma per evitare di poter dare la sensazione che questa sia una sede in cui si ratifica, perché non è così e non può essere così, voglio chiarire subito che nel frattempo, il Consiglio deve avere la capacità politica, istituzionale e regolamentare di essere uno strumento di supporto, di stimolo e anche avere la capacità poi di fare sintesi sui provvedimenti. Su questo provvedimento c’è stata una discussione assai impegnativa, oltretutto è all’ordine del giorno già da più sedute, ma volutamente si è fatta scivolare la discussione, perché c’erano elementi di valutazione nel merito che necessitavano di alcuni approfondimenti.

Quindi ecco la sintesi, la valutazione che portiamo all’Aula, considerato che nelle settimane passate sono stato tra quelli che hanno partecipato alla presentazione del Piano di sviluppo rurale calabrese anche alla presenza del ministro dell’agricoltura, oltre che dell’assessore al ramo, del Presidente della Giunta e dei diversi soggetti del partenariato sociale, e anche lì ho ascoltato un quadro di riferimento assai utile e impegnativo in termini di sfida. E qui può valere, anche se con letture differenti, un po’ il ragionamento che abbiamo fatto in tutta la giornata di oggi, come la pianificazione dalla elaborazione sia poi capace di produrre risultati tangibili e, tra questi risultati c’è quello di una buona e proficua gestione, quindi utilizzare l’espressione di una sana governance degli interventi.

Questo è stato un pezzo di discussione assai impegnativa in queste settimane, che ha visto anche il ritorno in Commissione delle funzioni di rappresentanza e che legittimamente hanno chiesto di essere ascoltate e sono state doverosamente riascoltate, ma io insisto, in un rapporto di assoluta reciprocità, in cui la Commissione consiliare ha fatto un lavoro positivo di ascolto dei diversi soggetti, dei diversi attori e quindi con una operazione né burocratica, né stizzosa, né astiosa verso il percorso, di grande capacità di ascolto, avendo tuttavia anche chiare le funzioni di ciascuno di noi, perché guai se dovessimo immaginare che ci sono funzioni che possono essere abdicate o addirittura assorbite dentro quelle che sono le funzioni squisitamente istituzionali.

Per queste ragioni e proprio perché nessuno ha in mente, la Commissione, i commissari, nessuno in quest’Aula e fuori, di fare lavoro di rallentamento, considerato che su questa programmazione specifica del Psr la Commissione europea ha già dichiarato la ricevibilità dell’atto formalmente nei mesi passati, l’impostazione che si avanza, condivisa anche con l’assessore, con colleghi della minoranza, quindi settori molto larghi in termini di condivisione, che si assume come riferimento il testo base votato dalla Giunta e trasmesso al Consiglio regionale e che il lavoro fatto – perché io del lavoro ho sempre rispetto, va salvaguardato sempre – in queste settimane dalla Commissione, dallo stesso sistema degli enti locali, oltre che dal sistema delle rappresentanze, viene assunto stasera sotto forma di raccomandazione in cui si delega l’assessore e il dipartimento di sottoporre alla negoziazione, che è già aperta formalmente, altrimenti noi rischieremmo, considerata la dichiarazione di ricevibilità, di riaprire il negoziato sulla ricevibilità stessa nel momento in cui interviene una modificazione, con tutto quello che significa in termini poi di filiera istituzionale. Invece noi non vogliamo nulla di tutto questo, l’assessore dichiarava che già il prossimo 10 settembre ci sarà un ulteriore tavolo di negoziazione con la Commissione europea e quindi c’è un solco già avviato su cui nessuno si sogna di poter produrre rallentamenti o quant’altro.

A fianco a questo affidiamo alla capacità negoziale dell’assessore all’agricoltura, di cui tutti conosciamo le grandi doti di combattente vero, quelle osservazioni maturate dentro la Commissione e anche dentro il sistema istituzionale calabrese, oltretutto mi si fa notare che nelle settimane passate la Commissione europea ha già approvato alcuni piani di sviluppo rurale e quindi c’è già un orientamento, perché nel momento in cui la Commissione europea ha cominciato ad approvare piani, immagino che quell’orientamento sarà il filo conduttore; non immagino che, rispetto ai profili per esempio di governance, ci possano essere approcci differenziati, immagino che ci sia un viatico unitario.

Noi vogliamo stare dentro quel solco, dentro quel viatico e quindi affidiamo il testo base, con uno strumento emendativo a latere che non lo modifica, ma che diventa una raccomandazione con il testo già concordato in Commissione e ulteriormente emendato, questo a dimostrazione della disponibilità a fare e a fare meglio possibile. Quindi non c’è stato in queste settimane un approccio e un atteggiamento “distruttivo”, c’è stato sempre un atteggiamento per costruire al meglio possibile.

Quindi proponiamo all’Aula di votare il testo base approvato dalla Giunta, di assumere sotto forma di raccomandazione il testo definito dalla Commissione affari Ue nelle settimane passate – ripeto – e riscritto, riletto anche alla luce di quelli che erano gli orientamenti della Commissione europea, affidando all’assessore prima e al dipartimento poi, in sede tecnica, ma, in sede politica, in sede di contrattazione con la Commissione europea, anche dentro strumenti che possono essere strumenti cosiddetti orizzontali e riguardare la governace di come il sistema della loro attivazione possa essere quello più efficace possibile, perché l’assillo che si è avuto in queste settimane è di avere uno strumento di pianificazione condiviso, ma anche uno strumento di pianificazione capace di operare, di rendere proficuo l’intervento in termini di natura finanziaria.

Mi fermo qui, penso che sia stato un lavoro di grande responsabilità in queste settimane, che auspico possa continuare, anzi sono sicuro continuerà anche a valle di quelle che saranno le verifiche che verranno fatte in sede di contrattazione con la Commissione europea.

Presidenza del Presidente Giuseppe Bova

PRESIDENTE

Se non ci sono osservazioni, passo alla votazione del provvedimento così come illustrato…

Prego, onorevole Morelli.

Francesco MORELLI

Presidente, proprio per essere coerenti con il Piano di sviluppo rurale – anche nella stessa Commissione l’abbiamo più volte ribadito e abbiamo sottolineato con piacere evidentemente anche la ricevibilità che c’è stata da parte della Comunità europea – anche noi ci permettiamo di sottolineare l’importanza di questa raccomandazione che, verosimilmente, rappresenta una linea guida in fase di negoziato.

Va da sé che è anche ultroneo ribadire il concetto forse degli enti locali, visto e considerato che poi, in effetti, sono i destinatari naturali un po’ degli interventi che vedono nelle organizzazioni agricole professionali il vero e unico interlocutore.

Per cui chiaramente non possiamo che plaudire al Piano di sviluppo rurale, pensando anche che, attraverso questo strumento, per i prossimi anni tutto quello che concerne l’agricoltura, forestazione, Pif, Piar, Pts, Pacchetto donna, Patto credito e via dicendo, troverà certamente una concreta applicazione.

PRESIDENTE

Pongo in votazione la proposta di provvedimento amministrativo numero 215/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante – “Approvazione bozza Psr (Programma sviluppo rurale) 2007-2013”, con la raccomandazione che le funzioni di verifica di questo livello – che ci sono sempre – saranno attente.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Il progetto di legge di cui al punto nove, è rinviato alla prossima seduta, non essendo presente il relatore onorevole Naccari.

Progetto di legge n. 182/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Servizio volontario di vigilanza ecologica – Guardie ecologiche volontarie”

PRESIDENTE

Si passa al successivo punto all’ordine del giorno: progetto di legge n. 182/8^ di iniziativa della Giunta regionale, recante: “Servizio volontario di vigilanza ecologica – Guardie ecologiche volontarie”.

E’ relatore l’onorevole Chiarella, che ha facoltà di svolgere la relazione.

Egidio CHIARELLA, relatore

E’ una legge condivisa all’unanimità nella quarta Commissione diretta dal mio collega Sulla, che ringrazio, come ringrazio la Giunta regionale e l’assessore al ramo, Diego Tommasi, per aver dato alla Commissione un motivo di confronto interessante su un tema di grande attualità.

Devo ringraziare la minoranza, attraverso la collaborazione del consigliere Gallo dell’Udc e tutti i componenti, compreso soprattutto il collega Antonio Borrello, che hanno dato dei contributi importanti nella definizione della legge.

Le guardie ecologiche volontarie parteciperanno attivamente ad una politica che è del governo regionale, per sviluppare appunto un approccio volto a promuovere un reale sviluppo sostenibile.

L’organizzazione del servizio volontario di vigilanza ecologica è affidato al dipartimento politiche dell’ambiente della Regione Calabria, che si avvarrà della collaborazione e dell’opera delle Province, quindi abbiamo seguito l’indicazione della legge sul decentramento: ci saranno i Parchi, le riserve regionali, le Comunità montane e i Comuni capoluogo di provincia. In tutto il territorio rimanente, è sempre l’ente Provincia di competenza che organizzerà, formerà e quindi porterà a termine assieme al dipartimento vigilanza ecologica della Regione questo importante presidio di civiltà, necessario proprio alla luce degli incendi, del mancato rispetto della natura, degli animali, un sensibilizzazione sul territorio che solo il volontariato può fare, al di là di qualsiasi organizzazione preposta.

E’ una legge di civiltà che il Consiglio regionale, stasera, sicuramente approverà all’unanimità.

PRESIDENTE

Ha chiesto di parlare l’assessore Tommasi. Ne ha facoltà.

Diego Antonio TOMMASI, assessore all’ambiente

Intervengo per ringraziare l’ottimo lavoro svolto dalla Commissione, dal Presidente Sulla, da tutti i consiglieri, dai relatori di maggioranza e minoranza.

Questo è un progetto di legge che va nella direzione di un’azione di politica ambientale che stiamo portando avanti, che va dall’educazione ambientale, alle bonifiche, ai parchi, a tutto un sistema che sta avviando una nuova visione dell’ambiente nella nostra regione. E’ per questo che abbiamo inteso chiedere aiuto ai cittadini di buona volontà che hanno intenzione di collaborare con noi in questo progetto rinnovato di tutela ambientale ed è per questo che abbiamo elaborato questo progetto di legge, arricchito dal contributo della Commissione, proprio per fare in modo che gli illeciti ambientali nella nostra regione, con più occhi a supporto di Province e Comuni e Comunità montane e parchi, ci metta nelle condizioni, in un settore difficilissimo della nostra regione, di davvero stare al passo con le Regioni europee più avanzate.

Io credo che questa proposta di legge, in questo momento storico, dove ci sono emergenze ingenti, emergenze ambientali diffuse, dove la nostra Regione, nonostante i ritardi, sta recuperando un terreno che sembrava irraggiungibile, oggi sanciamo un altro tassello importante.

Credo che non possa che andare il ringraziamento mio personale e dell’intera Giunta al Consiglio per l’approvazione di questa legge.

PRESIDENTE

Passiamo all’esame dell’articolato.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 3.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 4.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 5.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 6.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 7.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 8.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 9.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 10.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 11.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 12.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 13.

(E’ approvato)

Pongo in votazione il progetto di legge n. 182/8^ nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Esame abbinato. - Proposta di legge n. 155/8^ di iniziativa della consigliera Frascà, recante: “Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”. - Proposta di legge n. 158/8^ di iniziativa del consigliere Cherubino, recante: “Istituzione dei centri antiviolenza, case di accoglienza e di ospitalità alle donne e ai minori. Istituzione numero verde e forum antiviolenza”

PRESIDENTE

Passiamo all’esame abbinato delle seguenti proposte di legge: numero 155/8^ di iniziativa della consigliera Frascà, recante: “Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”; numero 158/8^ di iniziativa del consigliere Cosimo Cherubino, recante: “Istituzione dei centri antiviolenza, case di accoglienza e di ospitalità alle donne e ai minori. Istituzione numero verde e forum antiviolenza”.

La parola alla relatrice.

Liliana FRASCÀ, relatrice

Noi abbiamo inteso predisporre una legge che non fosse una legge cosiddetta manifesto, come spesso si dice, ma che fosse utile a tante donne che subiscono violenza anche in Calabria. Purtroppo è un fenomeno che non riguarda solo qualche ceto sociale o ceti sociali emarginati, ma è trasversale alla società.

Abbiamo previsto che la legge si articolasse attraverso i centri antiviolenza che sono i luoghi di primo impatto per le donne che subiscono violenza e anche attraverso la utilizzazione e la costruzione, là dove non ci sono, delle case di accoglienza.

Abbiamo previsto pure che questo non possa avvenire così, senza alcun ordine, ma che questi centri antiviolenza, queste case di accoglienza possano interessare un bacino di utenza di 140 mila abitanti  minimo perché ci sembrava la cosa più utile da fare.

Naturalmente, prevediamo che il personale utilizzato in queste strutture debba essere altamente professionalizzato e, per quanto riguarda le case di accoglienza, debba avere anche esperienza nel settore.

Naturalmente, quando accadono fatti di questo tipo, c’è il problema, per chi li subisce, di riprendersi in qualche misura la propria vita. Ecco perché, al di là dell’aiuto immediato con i centri antiviolenza e le case di accoglienza, abbiamo pensato pure a come riuscire a dare una mano a queste donne attraverso le borse lavoro, per esempio, per quanto riguarda l’inserimento lavorativo e la formazione professionale e, anche per quanto riguarda gli alloggi, abbiamo previsto una modifica della legge fin oggi in vigore sull’edilizia economica e popolare.

Prevediamo anche, perché riteniamo che le risorse che vengono utilizzate in questa direzione debbano essere veramente utilizzate a questo scopo, che i centri antiviolenza e le case di accoglienza, ogni anno, diano conto dell’azione che svolgono all’assessorato, ma anche alla competente azione consiliare.

Un ruolo fondamentale ce l’hanno i Comuni, che possono fare convenzioni con le associazioni, come possono anche, chiedendo delle risorse alla Regione, ristrutturare, per esempio, immobili che sono stati perquisiti a chi è stato condannato per delinquenza mafiosa.

Nel ragionare sulle politiche sociali anche nel Fesrne abbiamo parlato poco fa – prevediamo che uno di questi servizi, le case di accoglienza e i centri antiviolenza debbano essere finanziati anche attraverso i fondi comunitari.

Credo che, se l’approveremo – come io credo – faremo una legge utile soprattutto per queste persone, che poi è il primo passo, sapendo che per sradicare la violenza ci vuole ben altro, a cominciare dalla scuola, dall’educazione, dalle famiglie e così via, ma noi abbiamo il dovere politico e morale di dare delle risposte immediate a chi soffre e non sa come fare in una situazione così complessa e difficile.

Voglio semplicemente ringraziare tutte le associazioni della Calabria che hanno sostenuto con forza questo progetto di legge e il Consiglio comunale di Catanzaro, che in una sua seduta ha votato perché questo progetto fosse approvato rapidamente.

PRESIDENTE

L’onorevole Cherubino, firmatario dell’altro progetto di legge, ha facoltà di intervenire.

Cosimo CHERUBINO

Sarò telegrafico, perché dopo la relazione brillante, completa della collega Frascà, che ringrazio per il lavoro che ha svolto, non posso fare altro che aggiungere la mia soddisfazione personale e politica e del gruppo che rappresento per l’approvazione, che mi auguro da qui a pochi secondi avverrà in quest’Aula, di questo progetto di legge che – come diceva Liliana – non è una legge manifesto, che, in realtà, darà un contributo serio a questa fascia disagiata alla quale in Calabria, purtroppo, appartengono tantissime donne.

Vi ringrazio, ringrazio la collega Frascà, ma anche tutti i componenti della Commissione che, all’unanimità, hanno licenziato questo progetto di legge.

PRESIDENTE

Passiamo all’esame dell’articolato.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 3.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 4.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 5.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 6.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 7.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 8.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 9.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 10.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 11.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 12.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 13.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 14.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 15.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 16.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 17.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 18.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 19.

(E’ approvato)

Pongo in votazione la proposta di legge nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportata in allegato)

Progetto di legge n. 219/8^ di iniziativa del consigliere Sulla, recante: “Modifica dei termini di cui all’articolo 65, comma 4, della legge regionale 16 aprile 2002 n. 19 e successive modificazioni ed integrazioni e conseguente adeguamento della deliberazione consiliare n. 106 del 10 novembre 2006, recante – “Linee guida della pianificazione regionale”

PRESIDENTE

L’ordine del giorno reca il progetto di legge n. 219/8^ di iniziativa del consigliere Sulla: “Modifica dei termini di cui all’articolo 65, comma 4, della legge regionale 16 aprile 2002 numero 19 e successive modificazioni ed integrazioni e conseguente adeguamento della deliberazione consiliare numero 106 del 10 novembre 2006, recante – “Linee guida della pianificazione regionale”.

La parola all’onorevole Sulla, relatore.

Francesco SULLA, relatore

Si tratta di un provvedimento di due soli articoli, teso ad adeguare, a risolvere un problema di tempi che nella stesura originale della legge, evidentemente, non era stato sufficientemente valutato e che invece, nell’applicazione pratica si è riscontrata questa anomalia. Per cui si è reso necessario apportare queste modifiche al comma 4 dell’articolo 65 della legge 16 aprile 2002 numero 19, così come modificato dall’articolo 8 della legge 24 novembre 2006 numero 14 e, conseguentemente, l’adeguamento delle linee del punto 7.2 del capitolo 7, parte prima, delle linee-guida della pianificazione regionale.

Tutto questo è avvenuto con una discussione nella Commissione che ha visto la condivisione unanime di questo provvedimento e anche il costante lavoro tenuto nei rapporti con la Giunta. Lassessorato all’urbanistica ha condiviso tutto questo lavoro e l’ha ritenuto utile a sanare questa discrasia di termini che esisteva nella legge.

Con queste motivazioni chiediamo l’approvazione del progetto di legge.

PRESIDENTE

Passiamo all’esame dell’articolato.

Pongo in votazione l’articolo 1.

(E’ approvato)

Pongo in votazione l’articolo 2.

(E’ approvato)

Pongo in votazione il progetto di legge numero 219/8^ nel suo complesso.

(Il Consiglio approva)

(E’ riportato in allegato)

Convocazione della prossima seduta

PRESIDENTE

Rispetto all’accordo della Conferenza dei gruppi, l’ordine del giorno è esaurito. In questo caso non dico che la seduta è sciolta e che verrà convocata a domicilio, anche perché la data successiva è stata già formalmente decisa dal Consiglio. Ricordo che il Consiglio sarà convocato puntualmente per il prossimo mercoledì 5 settembre e, per il resto, a quelli che vanno in vacanza, buone vacanze, a quelli che ancora lavoriamo, reggere di lena e buon lavoro a tutti noi.

(Interruzione dell’onorevole Serra)

Sull’ordine dei lavori

PRESIDENTE

C’era un’osservazione che mi faceva l’onorevole Serra, per cui gli do la parola, perché non avevamo esaurito i punti. Nella Conferenza dei gruppi aveva sollevato un punto su cui chiede ai colleghi di fermarsi, perché è di assoluto rilievo.

Giulio SERRA

Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio porre all’attenzione del Consiglio intero, ma di tutti i presenti, quello che si sta verificando negli ultimi giorni, dal Piano della salute a quello che sicuramente si è aggiunto in questa settimana.

Voi avete visto attraverso la stampa quello che si sta verificando, credo sia un fatto di notevole importanza che il Consiglio oggi venga ad apprendere che non può fermare l’attività perché, se è vero, come è vero, che in Calabria dai precari, che sono gli Lsu e gli Lpu, agli interinali, a quello che oggi qui davanti al Consiglio regionale numerosi e numerosi lavoratori delle strutture private sanitarie sono venuti qui a manifestare, credo che il Presidente del Consiglio, che ha autorità al di sopra di ogni aspetto sia politico sia di carattere generale, non possa che prendere in considerazione quello che sto per dire.

So che il Presidente della Giunta e anche l’assessore hanno avuto modo di parlare con le parti sindacali, però debbo dire che il direttore generale della sanità non sta interpretando nei giusti modi e nei giusti termini quello che è l’articolo 18, dove al comma 2 dice che “il termine per l’adeguamento di tutti i requisiti strutturali ed organizzativi per l’accreditamento degli erogatori privati di sanità è prorogato al 31 dicembre 2007”.

Ebbene, è di questi giorni che la direzione generale dell’assessorato alla sanità ha emanato sei decreti di chiusura di strutture private, dove lavorano oltre mille lavoratori dipendenti e sono ricoverate oltre mille persone.

Non può essere questo un fatto che può passare inosservato e quindi faccio appello all’intero Consiglio, al Presidente e all’assessore alla sanità che intervengano presso il direttore generale perché interpreti, nelle giuste e dovute considerazioni ciò che il Consiglio nel collegato alla Finanziaria ha approvato, credo sia un fatto di notevole importanza.

Ci tenevo ad intervenire affinché il Consiglio ne prendesse atto, ma in modo particolare il suo Presidente. Capisco che è tardi, che sono presenti pochi consiglieri regionali, però non possiamo sottovalutare questo problema di fondamentale importanza, perché se è vero, come è vero, che la Calabria chiede lavoro, che ci sono tanti disoccupati e che siamo alla ricerca di creare posti di lavoro, non possiamo permetterci il lusso che un direttore generale non interpreti in modo autentico quella che è la volontà del Consiglio regionale e, in modo particolare, possa intervenire presso le strutture private e far sì che venga data la possibilità alle stesse strutture di adeguarsi, anche stabilendo dei tempi.

Questo volevo dire e questo è motivo sicuramente di grande discussione nei prossimi giorni perché, personalmente, non mi fermerò solo a questo intervento, ma farò in modo che, attraverso la stampa e anche attraverso un incontro con l’assessore alla sanità e col Presidente della Giunta regionale, possa essere risolto questo problema che, sicuramente, in una sanità pubblica che si vuole oggi cambiare, si vuole ridurre e si vuole anche eliminare qualche struttura, queste strutture sanitarie hanno sopperito alle carenze delle strutture pubbliche e hanno risolto i problemi che in questa Calabria sono sempre più numerosi e che vanno in un verso tendenzialmente diverso da quello che è nell’altra parte dell’Italia.

Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di intervenire.

PRESIDENTE

Ha illustrato come ha fatto nella Conferenza dei gruppi, formalmente recepiamo. Noi avevamo già votato nel collegato alla Finanziaria l’interpretazione autentica. Bene, la seduta è tolta.

La seduta termina alle 21,00