
XIII^ LEGISLATURA
RESOCONTO SOMMARIO
N. 10
_________
SEDUTA DI
lunedì 8 giugno 2026
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SALVATORE CIRILLO
E DEL VICEPRESIDENTE GIACOMO PIETRO CRINÒ
Inizio
lavori h. 11,34
Fine
lavori h. 18,14
INDICE
DE FRANCESCO Luciana, Segretario
questore
In memoria delle vittime della
strage di Amendolara (CS)
ALECCI Ernesto Francesco (Partito
Democratico)
BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento
5 Stelle)
BRUNO Vincenzo (Tridico
Presidente)
BRUTTO Angelo (Fratelli
d’Italia)
FALCOMATÀ Giuseppe (Partito
Democratico)
GIANNETTA Domenico (Forza
Italia)
GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)
IIRITI Daniela (Fratelli d’Italia)
LAGHI Ferdinando (Tridico
Presidente)
MADEO Rosellina (Partito
Democratico)
MATTIANI Giuseppe (Lega Salvini Calabria)
OCCHIUTO Roberto, Presidente
della Giunta regionale
RANUCCIO Giuseppe (Partito
Democratico)
SANTOIANNI Elisabetta (Forza
Italia)
SCUTELLÀ Elisa (Movimento 5
Stelle)
ALECCI Ernesto Francesco (Partito
Democratico), *, *
BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento
5 Stelle)
BRUNO Vincenzo (Tridico
Presidente)
BRUTTO Angelo (Fratelli
d’Italia)
CALABRESE Giovanni, Assessore
con competenze di indirizzo politico in materia di sviluppo economico, lavoro e
politiche attive del lavoro, turismo, fiere nazionali ed internazionali, *, *, *, *
DE CICCO Francesco (Democratici Progressisti)
FALCOMATÀ Giuseppe (Partito
Democratico), *, *
GRECO Filomena (Casa Riformista
- Italia Viva), *,
*
GRECO Orlandino (Lega Salvini)
MADEO Rosellina (Partito
Democratico)
OCCHIUTO Roberto, Presidente
della Giunta regionale
SCUTELLÀ Elisa (Movimento 5 Stelle)
DE FRANCESCO Luciana (Fratelli d’Italia)
BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento
5 stelle)
BRUNO Vincenzo (Tridico
Presidente)
LAGHI Ferdinando (Tridico Presidente)
PIETROPAOLO Filippo Maria (Fratelli
d’Italia), relatore
GRECO Filomena (Casa Riformista
- Italia Viva), *
MADEO Rosellina (Partito
Democratico)
RANUCCIO Giuseppe (Partito Democratico)
SANTOIANNI Elisabetta (Forza
Italia), relatrice
GRECO Filomena (Casa Riformista
- Italia Viva)
MADEO Rosellina (Partito
Democratico)
SANTOIANNI Elisabetta (Forza
Italia), relatrice
GIANNETTA Domenico (Forza Italia)
Presidenza del presidente Salvatore Cirillo
La seduta inizia alle 11.34
Dà avvio ai lavori, invitando il Segretario questore a dare lettura del
verbale della seduta precedente.
DE
FRANCESCO Luciana, Segretario questore
Dà lettura del verbale della seduta precedente.
(È approvato senza
osservazioni)
Dà lettura delle comunicazioni.
Evidenziato il profondo
coinvolgimento della comunità calabrese per il gravissimo episodio accaduto ad
Amendolara, sottolinea la necessità di un rafforzamento dell’azione
istituzionale sui temi del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e della
tutela della dignità delle persone.
Riferito l’auspicio che dal
dibattito in Aula emerga una posizione condivisa, chiara e ferma, chiarisce
l’importanza di un rinnovato impegno per la legalità, il lavoro dignitoso e la
difesa dei diritti umani.
Chiede, pertanto, all’Assemblea
di osservare un minuto di silenzio in memoria delle vittime.
(I consiglieri e i presenti
in Aula si levano in piedi e osservano un minuto di silenzio)
Evidenziata la gravità
dell’evento tragico verificatosi ad Amendolara legato allo sfruttamento
lavorativo e al caporalato, sottolinea la necessità di superare una lettura
esclusivamente emotiva, approfondendo le cause strutturali e i fattori di
contesto per prevenire il ripetersi di simili episodi.
Sottolineate le rilevanti criticità
del sistema dei controlli, rileva che l’Ispettorato del lavoro risulta
fortemente carente sotto il profilo delle risorse umane, economiche e
operative, con particolare impatto in Calabria, dove si registra un elevato
tasso di irregolarità lavorativa.
Rilevata l’insufficienza degli
strumenti organizzativi e operativi, evidenzia la necessità di rafforzare
l’integrazione delle banche dati tra Enti, migliorare le condizioni economiche
e professionali degli ispettori e ridurre gli adempimenti burocratici, al fine
di garantire controlli più efficaci e mirati.
Sottolinea, quindi, la presenza
di un quadro normativo sostanzialmente adeguato in materia di contrasto al
caporalato, cui si contrappone una persistente carenza di strumenti
investigativi, di coordinamento istituzionale e di azioni preventive e
repressive realmente incisive.
Evidenziata, inoltre,
l’importanza dei fattori organizzativi, reputa che criticità quali la mancanza
di trasporti e le difficoltà linguistiche favoriscano il ricorso ai circuiti
illegali, da contrastare mediante interventi basati sulla cooperazione tra Istituzioni,
Enti locali e Terzo settore.
Rilevato, altresì, che il
fenomeno assume i caratteri di una vera e propria emergenza sociale e civile, ravvisa
l’urgenza di un’azione coordinata e strutturale da parte di politica, Istituzioni
e comunità, orientata alla tutela della dignità dei lavoratori e al contrasto
efficace e duraturo del caporalato.
Riferisce, infine, di aver
partecipato alla manifestazione tenutasi sabato 6 giugno ad Amendolara che ha
rappresentato un momento di testimonianza, di mobilitazione e di lotta contro
l’atroce vicenda che ha portato alla morte di quattro ragazzi, arsi vivi per
mano dei caporali che li sfruttavano, sottolineando l’auspicio che questo
tragico episodio segni l’inizio di una inversione di tendenza con l’impegno di
tutti e soprattutto della politica e delle Istituzioni.
Riferito di aver partecipato alla
manifestazione di Amendolara insieme ad altri esponenti della minoranza, si
dichiara rammaricato per l’assenza della maggioranza, evidenziando l’importanza
di dare un segnale unitario su un tema di forte rilevanza sociale.
Manifestato un sentimento di profondo
disagio personale e istituzionale, rileva la necessità della condivisione di
una responsabilità politica collettiva per l’insufficienza e inadeguatezza delle
azioni finora adottate nel contrasto al caporalato.
Rilevata la distanza tra la
rappresentazione positiva del sistema agroalimentare regionale e le condizioni
reali del lavoro, reputa che spesso non si indaghi adeguatamente sull’origine
dei prodotti e sulle condizioni dei lavoratori coinvolti.
Sottolineata la necessità di
ricondurre l’azione politica alla realtà concreta dei territori, ritiene che le
criticità sociali e nascoste possano compromettere e gli sforzi di sviluppo e l’immagine
positiva della Regione, che si cerca faticosamente di costruire.
Evidenzia, infine, l’opportunità
di introdurre sistemi di certificazione che garantiscano non soltanto la
qualità dei prodotti, ma anche il rispetto delle norme sul lavoro, quale
strumento di tutela dei diritti e di valorizzazione etica delle produzioni
regionali.
Espressa una forte
preoccupazione e senso di responsabilità in relazione alla tragedia di
Amendolara, sottolinea che il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento
lavorativo è diffuso e strutturale e, pertanto, non limitato a episodi isolati.
Evidenziata l’esistenza di un
quadro normativo avanzato, anche a livello regionale, riferisce la mancata
applicazione delle norme, con particolare riferimento ai temi del trasporto,
dell’intermediazione del lavoro e delle condizioni abitative dei lavoratori
migranti, definiti come “invisibili”.
Rilevata la necessità di
superare una lettura emergenziale del fenomeno, sottolinea che la questione
attiene alla legalità diffusa, alla qualità della democrazia e alla capacità
delle Istituzioni di presidiare il territorio, evidenziando il legame tra
sfruttamento lavorativo e penetrazione della criminalità organizzata.
Ritenuto che le condizioni di
marginalità sociale e precarietà rappresentino terreno favorevole all’azione
della ’ndrangheta, ravvisa l’esigenza di un approfondimento strutturale della
problematica, riferendo la richiesta di convocazione urgente della Commissione
anti ‘ndrangheta per avviare un percorso conoscitivo, con audizioni e
coinvolgimento dei soggetti istituzionali e sociali competenti.
Rilevata, infine, la necessità
di far emergere e conoscere le reali condizioni dei lavoratori migranti, reputa
che soltanto attraverso un’azione sistematica e condivisa sia possibile
contrastare lo sfruttamento e rafforzare la legalità e la tutela dei diritti.
Sottolineato come la tragica
vicenda di Amendolara abbia sconvolto tutti, evidenzia come il primo pensiero
sia rivolto alle vittime e alle loro famiglie colpite da un dolore incolmabile.
Ritiene, quindi, che, di
fronte a eventi così gravi, il ruolo delle istituzioni non debba essere quello
di alimentare polemiche, ma di assumersi la responsabilità di ascoltare,
comprendere e agire e, a tal proposito, riferisce di aver convocato, in qualità
di Presidente della Commissione agricoltura, venerdì scorso, una seduta
straordinaria dedicata al tema del caporalato, dello sfruttamento lavorativo e
della tutela dei lavoratori agricoli, alla quale hanno partecipato organizzazioni sindacali,
rappresentanti del settore agricolo, l’assessore all’agricoltura e il
Presidente del Consiglio regionale, dando vita a un confronto definito serio,
franco e costruttivo. Rende noto che dal dialogo è emersa una posizione
condivisa: la Calabria deve contrastare con decisione ogni forma di illegalità
e sfruttamento.
Sottolineato che la regione
Calabria non può essere identificata con il fenomeno del caporalato, poiché la
maggior parte delle aziende agricole opera nel rispetto della legge, applica i
contratti e tutela i diritti dei lavoratori, rappresentando una risorsa
economica e sociale fondamentale, ricorda la legge regionale numero 9 del 2018,
che contiene specifiche misure contro il caporalato e che può essere
ulteriormente aggiornata e rafforzata alla luce delle nuove esigenze.
Infine, reputa che la
Calabria abbia il dovere di offrire una risposta concreta e adeguata,
riaffermando con chiarezza il proprio impegno per la dignità del lavoro, la
legalità e il sostegno alle imprese sane del territorio.
Sottolineata la difficoltà di
affrontare la tematica in un contesto segnato da una tragedia, evidenzia il
rischio di possibili strumentalizzazioni, pur rilevando come il confronto
sviluppatosi presenti ampi profili di condivisione. Precisa, inoltre, che la
sua scelta di non partecipare alla manifestazione di Amendolara discende dalla
convinzione che l’azione politica debba esplicarsi prioritariamente attraverso
risposte concrete in ambito istituzionale, piuttosto che mediante iniziative di
carattere simbolico.
Richiama, quindi, il quadro
normativo vigente, con particolare riferimento alla legge nazionale del 2016 di
contrasto al caporalato, che affianca agli strumenti repressivi misure di
prevenzione e coordinamento. Evidenzia, altresì, come, in ambito regionale,
numerosi strumenti previsti – tavoli, osservatori e organismi di controllo –
non risultino pienamente attivati o efficacemente operativi, rilevando che la
criticità principale non risiede nell’assenza di norme, bensì nella loro
concreta applicazione.
Rileva, inoltre, un’evoluzione
del fenomeno dello sfruttamento lavorativo, non più circoscritto al lavoro nero
o al caporalato tradizionale, ma riscontrabile anche in rapporti formalmente
regolari, ciò imponendo, a suo avviso, un approccio più ampio e trasversale,
esteso a diversi comparti economici e non limitato al solo settore agricolo.
Sostiene, pertanto, la necessità
di superare una risposta meramente repressiva, valorizzando la responsabilità
sociale delle imprese e la qualità complessiva delle condizioni di vita dei
lavoratori. Evidenzia, in particolare, come le principali criticità riguardino
i servizi di trasporto, le soluzioni abitative e i processi di integrazione
sociale dei lavoratori migranti, ritenendo opportuno orientare le politiche
verso modelli di inclusione territoriale, evitando soluzioni suscettibili di
generare isolamento o segregazione.
Ribadisce, infine, l’importanza
di sostenere in modo concreto le imprese che operano nel rispetto della
legalità, affinché non subiscano gli effetti distorsivi della concorrenza
sleale e, in tale prospettiva, ritiene che l’azione politica debba accompagnare
il sistema produttivo attraverso incentivi, servizi e strumenti adeguati,
rendendo il rispetto delle regole non solo un obbligo, ma anche una scelta
sostenibile e conveniente.
Espresso profondo cordoglio
per la tragedia di Amendolara, sottolinea lo shock suscitato dall’uccisione
brutale di quattro giovani lavoratori pakistani che rivendicavano diritti
fondamentali, come una retribuzione adeguata e condizioni di lavoro dignitose.
Evidenziata la necessità di
affrontare il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo
attraverso un impegno condiviso, al di là delle appartenenze politiche, ribadisce
tuttavia che il contrasto operativo spetta principalmente agli organi di controllo
e alle forze dell’ordine, considerato che il fenomeno è presente anche a
livello nazionale e internazionale.
Pone, inoltre, l’accento
sul tema dell’immigrazione, sostenendo la necessità di una gestione controllata
e regolata dei flussi migratori, contrapponendosi a modelli considerati
eccessivamente permissivi, e sottolinea l’importanza di percorsi di
integrazione rispettosi delle regole e dei valori del territorio, nonché il
ruolo di iniziative istituzionali volte a garantire condizioni di lavoro
regolari e dignitose.
Richiamata, anche,
l’attenzione sul rischio di una generalizzazione negativa nei confronti del
settore agroalimentare calabrese, che nella sua maggioranza è descritto come
sano e fondamentale per l’economia regionale, precisa che gli episodi di
illegalità, pur gravi, vengono considerati circoscritti e da perseguire con
decisione, senza compromettere l’immagine dell’intero comparto.
Ribadisce, infine, la
necessità di un’azione congiunta tra istituzioni, imprese e organi preposti per
combattere l’illegalità, tutelare i lavoratori e sostenere le aziende che
operano nel rispetto delle regole, con l’auspicio di un impegno concreto e
costruttivo da parte di tutte le componenti coinvolte.
Sottolineato come il mondo
dell’agricoltura calabrese non possa essere ridotto esclusivamente al fenomeno
del caporalato, evidenzia la presenza di numerose aziende che operano con
serietà, riuscendo, nonostante difficoltà logistiche e strutturali, a portare i
prodotti calabresi sui mercati nazionali e internazionali. Tuttavia, riconosce
che il problema dello sfruttamento lavorativo esiste ed è rilevante, come
dimostrato anche dall’elevato numero di lavoratori irregolari presenti nella
regione. Rivendicata, quindi, la propria partecipazione attiva alle iniziative
istituzionali e pubbliche sul tema, atteso che non tutte le forze politiche
condividono le stesse responsabilità, ricorda l’impegno di una parte della
politica per la revisione della normativa in materia di lavoro e immigrazione.
Invita, pertanto, ad affrontare la questione con razionalità, evitando reazioni
esclusivamente emotive, e richiama quanto emerso in Commissione agricoltura,
dove è stata ribadita la necessità di valorizzare le aziende virtuose e
sanzionare quelle che operano illegalmente.
Evidenzia inoltre le criticità
legate alla sicurezza e all’aumento dei reati, sostenendo che il Consiglio
regionale debba assumere un ruolo più incisivo,
adottando misure concrete e accompagnando i momenti di mobilitazione con
interventi strutturali. Infine, sostiene l’istituzione del Tavolo permanente
che, però, giudica non sufficiente senza un adeguato percorso legislativo.
Esprime apprezzamento per la
rapidità con cui il Consiglio regionale ha affrontato la problematica e per il
lavoro svolto in Commissione agricoltura, sottolineando come la tragedia abbia
colpito profondamente l’intera comunità e imposto una riflessione sulla
responsabilità della politica. Pur riconoscendo differenti responsabilità,
ritiene che la classe politica debba farsi carico del problema e rivolge un
riconoscimento alle Istituzioni regionali per l’attenzione dimostrata su un
tema delicato che riguarda la tutela della vita e la dignità dei lavoratori.
Sottolineando che l’agricoltura rappresenta un pilastro dell’economia
calabrese, ma che non può esserci sviluppo senza sicurezza, legalità e rispetto
dei diritti, evidenzia come dalla Commissione sia emersa una condanna unanime
dei fatti e la volontà di tradurre l’indignazione in azioni concrete, tra cui
l’istituzione di un Tavolo permanente sulla sicurezza nel lavoro agricolo,
finalizzato al coordinamento tra istituzioni, sindacati e organismi competenti.
Propone, inoltre, l’introduzione di incentivi per le aziende che investono in
sicurezza e formazione, il rafforzamento dei controlli e la predisposizione di
un rapporto annuale regionale sulla sicurezza, sottolineando l’importanza di
attuare e rafforzare le norme già esistenti e di favorire la collaborazione tra
istituzioni e forze sociali. Ritiene, infine, necessario approfondire il
fenomeno anche in Commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta,
evidenziando possibili connessioni tra caporalato e criminalità organizzata, e
invita a superare contrapposizioni politiche per affrontare il problema in modo
unitario.
Giudicato insufficiente
limitarsi a dichiarazioni di cordoglio e denunciata la ripetitività di promesse
non seguite da azioni concrete, sottolinea come il caporalato rappresenti un
fenomeno strutturale che incide negativamente anche sulle imprese oneste,
alterando le condizioni di concorrenza. Evidenzia, quindi, che il problema
principale non è la mancanza di strumenti normativi, bensì la loro scarsa
applicazione, dovuta a carenze nei controlli e nella vigilanza. Focalizza, poi,
l’attenzione sulla gestione dei flussi migratori, criticando l’utilizzo
politico del tema e la mancanza di politiche efficaci di integrazione nel
mercato del lavoro regolare. Si sofferma, inoltre, sulla promozione dei
prodotti calabresi, invitando a interrogarsi sulle reali condizioni di lavoro
lungo tutta la filiera produttiva.
In conclusione, richiamata la piaga
rappresentata dalla ’ndrangheta, evidenzia la scarsa attività delle istituzioni
dedicata al suo contrasto e invita a un impegno concreto nell’applicazione
delle leggi e nell’utilizzo degli strumenti già disponibili.
Invitando a mantenere un
approccio rigoroso ai fatti, sottolinea che quanto accaduto ad Amendolara
costituisce un grave episodio criminale, ma che non emergono elementi che lo
colleghino direttamente al sistema delle aziende agricole calabresi. Mette,
pertanto, in guardia contro il rischio di generalizzazioni e
strumentalizzazioni politiche, che potrebbero danneggiare l’immagine del
settore agricolo regionale.
Ricordata, quindi, l’esistenza
di normative regionali contro il caporalato, richiama l’importanza di
distinguere tra fenomeni criminali e il lavoro delle numerose imprese che
operano nella legalità, evidenziando, inoltre, i risultati raggiunti dal
comparto agricolo in termini di crescita ed export; in proposito, sottolinea
come il sistema fieristico rappresenti un’opportunità di valorizzazione delle
eccellenze locali. Invita, quindi, a non creare collegamenti impropri tra la
tragedia e l’intero sistema produttivo, difendendo il lavoro di chi opera
onestamente e nel rispetto delle regole.
Manifestato
disagio per l’andamento del dibattito, chiarisce che nessuno ha inteso
attribuire responsabilità dirette alle aziende calabresi, ma ribadisce come la
gravità dei fatti imponga una riflessione seria e non rinviabile. Evidenzia,
poi, come il fenomeno venga troppo spesso ignorato fino al verificarsi di
eventi tragici, denunciando l’assenza di politiche di prevenzione realmente
efficaci.
Richiama,
quindi, il proprio impegno sul piano legislativo, ricordando le proposte
avanzate in materia di contrasto al caporalato e di introduzione del salario
minimo, rimaste prive di concreta attuazione, e sottolinea, inoltre, le
persistenti criticità relative alle condizioni abitative e lavorative dei
migranti, segnalando situazioni diffuse di degrado e sfruttamento.
Sollecita,
pertanto, l’adozione di interventi immediati e concreti, tra cui il ripristino
di misure già sperimentate nell’anno precedente a tutela dei lavoratori, ed
esprime una critica verso atteggiamenti di sostanziale indifferenza rispetto a
fenomeni di sfruttamento che si consumano quotidianamente.
Conclude
invitando a superare ogni forma di ipocrisia e opportunismo, richiamando la
necessità di un impegno effettivo e continuativo volto a garantire dignità,
sicurezza e diritti ai lavoratori, affrontando la questione in modo strutturale
e sistemico.
Ribadita la straordinaria
gravità e crudeltà dei fatti accaduti, precisa di non voler attribuire
responsabilità né al presidente Occhiuto né al Governo nazionale, né tantomeno
di generalizzare ritenendo irregolari tutte le imprese, ma evidenzia come ciò
non attenui la rilevanza della piaga sociale rappresentata dal caporalato.
Ritiene, pertanto, che, a fronte
della presenza di una normativa regionale vigente sin dal 2018, si sarebbero
potute attivare ulteriori e più incisive misure di controllo, sottolineandone
la sostanziale inattuazione. Indi, richiama la natura strutturale del fenomeno,
che perdura da anni e investe profili di estrema gravità, quali la lesione
della dignità umana e la riduzione dei lavoratori in condizioni assimilabili
alla schiavitù, costretti a vivere in contesti disumani.
In tale quadro, riferisce di
aver presentato un’interrogazione in materia di alloggi per braccianti
agricoli, con specifico riferimento alle baraccopoli presenti sul territorio
calabrese, richiamando altresì la possibilità di utilizzare risorse del PNRR,
paventando il rischio concreto che alla chiusura di un insediamento irregolare
corrisponda l’apertura di un altro, privo dei requisiti minimi strutturali.
Ribadisce, pertanto, le condizioni di estrema precarietà in cui versano i
lavoratori migranti e le conseguenze cui sono esposti qualora tentino di
rivendicare i propri diritti.
Sottolinea, inoltre, il ruolo
svolto da numerose realtà associative impegnate sul tema, evidenziando come da
anni il governo di centrodestra manifesti una contrarietà all’immigrazione
clandestina, posizione che afferma di condividere, pur lamentando l’assenza di
misure realmente efficaci per contrastarla, a fronte di una percezione di
sicurezza in costante diminuzione, soprattutto nei contesti urbani maggiori.
Rileva, poi, che il fenomeno
dello sfruttamento e del caporalato necessiti di una regolamentazione efficace
e ritiene che l’eventuale attivazione di un tavolo tecnico possa favorire
l’individuazione di soluzioni concrete, giudicando imprescindibile dare piena
attuazione alla normativa vigente, sia nazionale sia regionale, accompagnandola
a un rinnovato approccio culturale.
Apprezza, in tale prospettiva,
le iniziative dei centri per l’impiego attivati in Tunisia, finalizzate alla
regolarizzazione dei flussi lavorativi, rilevando come una parte della
manodopera italiana non sia disponibile a svolgere determinate attività. Esprime,
infine, critiche nei confronti di alcune posizioni politiche, sottolineando la
necessità di privilegiare interventi di controllo preventivo e di contrasto
effettivo, piuttosto che azioni meramente reattive e successive agli eventi.
Condiviso l’inserimento del tema
all’ordine dei lavori del Consiglio regionale ed espresso cordoglio e vicinanza
alle famiglie coinvolte, evidenzia le condizioni di grave marginalità e
violenza connesse al fenomeno del caporalato. Sottolinea, al riguardo, come il
relativo contrasto non possa essere considerato settoriale, ma debba essere
ricondotto ai più ampi profili della legalità e della qualità del sistema
produttivo.
Rilevate, quindi, le conseguenze
direttamente riconducibili al caporalato, i cui effetti gravano in misura
prevalente sui lavoratori migranti, esposti a maggiori condizioni di
vulnerabilità, precisa che non si è in presenza di episodi isolati, bensì di
fenomeni strutturati, e richiama il ruolo essenziale della manodopera straniera
nel mercato del lavoro italiano, con particolare riferimento alla filiera
agricola, ambito nel quale persistono pratiche illegali che si intrecciano con
più ampi contesti di illegalità.
Pur in presenza di strumenti
legislativi già vigenti, ne rileva l’inadeguatezza alla luce degli accadimenti
più recenti, riscontrando persistenti squilibri, ritenendo che il contrasto al
caporalato incida non solo sulla tutela della dignità delle persone, ma anche
sulla tenuta complessiva del sistema produttivo, rendendo necessario un
approccio integrato capace di coniugare sviluppo economico e garanzia dei
diritti.
Giudicata la questione come una
sfida cruciale per la Calabria, al fine di prevenire situazioni di sfruttamento
e scongiurare che il lavoro diventi fattore di ulteriore marginalità, richiama,
conclusivamente, la necessità di un impegno condiviso, continuo e concreto,
fondato sulla piena consapevolezza del valore centrale della dignità della
persona.
Ritiene che il dibattito odierno
debba svolgersi nel rispetto della tragedia verificatasi ad Amendolara e che la
problematica vada affrontata con senso di responsabilità, senza omettere che il
fenomeno si protrae da decenni in Calabria secondo schemi ricorrenti (minacce,
mancata corresponsione delle retribuzioni, ecc.). Sottolinea, quindi, come sia
nota da tempo l’esistenza delle baraccopoli, la loro ubicazione e le condizioni
in cui versano, come attestato da denunce e appelli provenienti da associazioni
e organizzazioni sindacali.
Evidenzia, pertanto, che il
dibattito non possa esaurirsi in un mero elogio dell’imprenditoria sana e
onesta calabrese, pur riconoscendone il valore, ma richiama con fermezza il
fatto che numerose realtà produttive fondono la propria competitività su forme
di sfruttamento, risultando di fatto complici del caporalato. Richiama, a tal
proposito, la legge n. 199 del 2016, recante disposizioni per il contrasto al
caporalato, nonché la legge regionale n. 9 del 2018, in particolare
dell’articolo 37, di cui dà lettura testuale, che prevede specifiche misure di
contrasto al fenomeno, censurandone tanto la scarsa conoscenza da parte dei
consiglieri regionali quanto la mancata attuazione.
Ricorda inoltre che, nel 2022,
l’allora assessore alle politiche sociali annunciava, con espressioni di
soddisfazione, l’istituzione di un tavolo interistituzionale contro il
caporalato, destinato a costituire un passaggio significativo nella lotta allo sfruttamento,
prevedendone la permanenza sino al 2027, in coerenza con la programmazione
regionale di riferimento. Lamenta, tuttavia, la totale assenza di informazioni
circa le attività svolte da tale organismo, a cui, per contro, si sono aggiunte
notizie di un tavolo riunitosi ad aprile 2026 e la proposta di istituire un
altro tavolo da parte della consigliera Santoianni, in ciò ravvisando una
proliferazione di organismi che potrebbe concentrarsi in uno solo che sia
efficace.
Denuncia, quindi, un persistente
immobilismo da parte del governo regionale che, a suo avviso, riflette un
analogo atteggiamento del governo nazionale, ritenuto eccessivamente
concentrato sui temi dell’immigrazione e della reimmigrazione,
e non adeguatamente impegnato nel contrasto allo sfruttamento e a forme
assimilabili alla schiavitù. Sottolinea come, a fronte di tragedie, si registri
una forte e “spettacolare” indignazione, non accompagnata però da interventi
efficaci e tempestivi contro lo sfruttamento e la difesa della dignità umana.
GIANNETTA Domenico (Forza Italia)
Rivolto il suo pensiero alle
giovani vittime di Amendolara e al triste destino che li ha travolti in maniera
atroce e disumana, evidenzia il dovere delle Istituzioni a difesa della dignità
umana dei lavoratori.
Atteso l’operato della giustizia
che saprà far luce sulla tragedia, ritiene che la vicenda rappresenti
un’occasione per accendere i riflettori su un sistema, a suo dire, malato e
radicato sulla criminalità e sullo sfruttamento che giudica non possano
appartenere alla Calabria.
Considerata, quindi, la radicale
diffusione del caporalato, reputa necessario utilizzare ogni forma possibile
per difendere la Calabria onesta e leale e condivide la scelta del Presidente
della Giunta regionale di costituirsi parte civile, all’insegna della verità e
della regolarità.
Reputa, pertanto, necessario
condurre la giusta battaglia per ridare dignità alla Calabria e ai suoi
lavoratori, introducendo tutti gli strumenti previsti contro lo sfruttamento, a
supporto del miglioramento delle condizioni di vita e lavorative. A tal
proposito, ricorda le tante iniziative intraprese dai Dipartimenti competenti
in materia di inclusione attraverso i progetti europei e il coordinamento delle
diverse Istituzioni, al fine di garantire equità e sostenibilità attraverso la
costruzione di un sistema agricolo che possa mettere da parte il fenomeno del
caporalato e dello sfruttamento all’insegna della libertà e della vivibilità.
Esprime, infine, apprezzamento
per l’istituzione di un tavolo tecnico che possa monitorare tutte le attività,
attraverso opportune ispezioni di contrasto allo sfruttamento, all’insegna del
rispetto delle regole.
IIRITI Daniela (Fratelli d’Italia)
Stigmatizza alcuni interventi
dell’opposizione, in particolare alcune accuse rivolte all’attuale classe
politica, che giudica particolarmente ingiuste e pesanti, ritenendo che,
qualora vi fossero delle responsabilità, esse debbano riguardare tutta la
classe politica, senza esclusione alcuna. Ritiene, quindi, che le
responsabilità siano diffuse e che ognuno debba essere richiamato
all’attenzione, dalla politica agli organi di controllo e alle organizzazioni
sindacali, e ad essere uniti su un fronte comune. A tal proposito, ricorda la
celerità con cui si è inteso agire nell’immediatezza attraverso la convocazione
delle Commissioni competenti, al fine di riflettere sul da farsi per evitare il
ripetersi di tali tragedie, prioritariamente attraverso l’istituzione di un
tavolo tecnico.
Atteso che tali tragedie
accadono ovunque in Italia, invita ad agire sulle aziende e sulla vera natura
di un fenomeno così diffuso, aumentando i controlli e condividendo scelte
importanti e strumenti concreti per il contrasto all’illegalità, al fine di offrire
la giusta immagine di una Calabria che non è sinonimo di caporalato.
Esprime anch’ella il suo
cordoglio per le vittime di Amendolara e ritiene che da una tale tragedia debba
emergere la reale condizione di soggetti fragili, vulnerabili, sfruttati e
sottomessi a livello nazionale.
Precisato che la responsabilità
è estesa e collettiva, ribadisce la volontà di riavviare il tavolo tecnico
contro il caporalato, che coinvolge tutti gli attori che ruotano attorno a tale
sistema, e di istituire una cabina di regia permanente, al fine di intercettare
le cause del fenomeno e di creare condizioni di vita sostenibile attraverso
progetti importanti come “Supreme 2”, per la prevenzione e il contrasto al
lavoro sommerso e al caporalato, attraverso linee di intervento che riguardano
il settore socio-assistenziale, abitativo, l’istituzione di unità mobili;
precisa, quindi, che tali progetti sono già attivi nella Piana di Gioia Tauro,
in territori come Rosarno, San Ferdinando, Taurianova, e nella Sibaritide a
Corigliano-Rossano e Cassano, dove sono già operanti i presidi con assistenti
sociali, psicologi e mediatori culturali.
Riferisce, altresì, che a San
Ferdinando è già attivo un tavolo tecnico che agisce sul degrado sociale e
sullo sfruttamento consumatosi fino ad ora, e annuncia il prossimo
smantellamento delle tendopoli con trasferimento dei migranti che saranno
inseriti in contesti accoglienti e inclusivi, all’insegna della sicurezza,
della formazione e dell’orientamento.
Riferisce, inoltre, che diversi
sono gli avvisi e i bandi in campo per un reale cambio di passo rispetto a una
gestione del sistema che rileva ad oggi errata.
Certa di un prossimo
miglioramento, si rende disponibile a ogni suggerimento fattivo e risolutivo
all’insegna della sinergia e della condivisione.
Richiamata la gravità
dell’episodio di Amendolara e l’importanza della sua discussione in Aula,
sottolinea la necessità di affrontare il tema con senso di responsabilità, evidenziando
che i fatti si inseriscono in un contesto investigativo ancora in fase di
chiarimento e connesso a dinamiche interregionali; al riguardo, precisa,
infatti, che l’episodio ha interessato migranti che lavoravano in aziende della
Piana del Metapontino, dediti alla raccolta delle fragole e che ogni giorno si
spostavano verso la vicina Basilicata.
Ritenuto che il fenomeno del
caporalato non possa essere attribuito in maniera generalizzata al sistema
produttivo calabrese, invita a non cedere ad una duplice tentazione: la
criminalizzazione della Calabria, che in passato ha spesso subito atti del
genere sui media nazionali; la strumentalizzazione politica del gravissimo
episodio avvenuto; al riguardo, tuttavia, rileva che molti degli interventi degli
esponenti dell’opposizione sono stati scevri da strumentalizzazioni.
Rilevato che, negli anni, sono
state adottate valide misure normative e politiche, come la legge nazionale di
contrasto al caporalato, che prevede la confisca dei terreni nell’ipotesi di
accertamento di lavoratori vittime di caporalato, chiarisce, tuttavia, che
permangono aree di illegalità “sommersa” che sfuggono ai controlli e richiedono
interventi più incisivi.
Rammentati i positivi risultati
conseguiti nel settore agroalimentare calabrese, caratterizzato prevalentemente
da piccole e medie imprese, sottolinea che l’azione in atto non prevede
soltanto l’attività di promozione, ma coinvolge anche altri settori come quello
della formazione, dell’innovazione e della cooperazione.
Ricordato che la Calabria ha
aderito ai Protocolli del lavoro agricolo di qualità, che prevede per le
aziende aderenti il rispetto di determinati criteri di qualità nei rapporti di
lavoro, valutati dall’Inps, riferisce, altresì, che la Calabria è
all’avanguardia in questo campo, prevedendo nei bandi una premialità
consistente per le aziende in possesso di tali requisiti.
Sottolineata, altresì, la
necessità di un approccio condiviso e collaborativo tra maggioranza e
opposizione, reputa che il confronto istituzionale debba orientarsi alla
costruzione di soluzioni concrete e durature, quale, in particolare,
l’istituzione di un Tavolo permanente.
Riferito, infine, che è in corso
un bando per consentire ai Comuni l’acquisto di Scuolabus per il trasporto
scolastico, che potrebbe, eventualmente, essere esteso all’acquisto di mezzi di
trasporto per i lavoratori agricoli da parte dei Comuni interessati, ribadisce
la necessità di un impegno corresponsabile volto a prevenire il ripetersi di
simili eventi.
Ringraziato, preliminarmente, il
Presidente del Consiglio per la tempestiva convocazione della seduta odierna
dedicata alla problematica in discussione, anche su sollecitazione delle
organizzazioni sindacali e dei consiglieri di maggioranza e minoranza, sottolinea
il prevalere di un senso istituzionale condiviso e l’esigenza di non dividersi
né cercare responsabilità immediate.
Evidenziato come la tragedia
imponga riflessioni e ulteriori impegni, pur in attesa degli esiti delle
indagini, reputa che i fatti debbano interrogare le coscienze di tutti sullo
sfruttamento dei lavoratori e sulla mancata inclusione, con riferimento anche a
condizioni abitative indegne e forme di sfruttamento diffuse.
Sottolineato che la Regione non
ha atteso i fatti di Amendolara per intervenire al riguardo, riferisce le
azioni già avviate, tra cui lo smantellamento del campo di San Ferdinando e la
riprogrammazione delle risorse comunitarie per interventi sul social housing,
finalizzati a garantire alloggi dignitosi ai lavoratori, anche attraverso il
coinvolgimento delle organizzazioni agricole.
Rilevato che il fenomeno non
riguarda soltanto la Calabria, ma l’intero Paese, evidenzia, tuttavia,
l’importanza di discuterne in Consiglio regionale per il valore simbolico e di
responsabilità istituzionale, invitando a evitare fenomeni di autoflagellazione
e a non compromettere l’immagine di un settore agricolo in crescita e
qualificazione.
Sottolineato che il contrasto al
caporalato ha già visto interventi normativi significativi, rileva, come fatto,
peraltro, dall’assessore Gallo, che le dinamiche dello sfruttamento si sono
spostate lungo la filiera, in particolare su trasporti, alloggi e servizi
accessori, dove si annidano nuove forme di illegalità.
Ravvisata la necessità di
rafforzare gli interventi su trasporti, mediazione linguistica e accoglienza,
riferisce alcune iniziative già attive quali i progetti Supreme, la possibilità
di estendere il bando per l’acquisto di scuolabus al settore agricolo, la
promozione della figura dei mediatori culturali, finanziata con risorse
regionale e ministeriali.
Rilevata, inoltre, l’esigenza di
maggiore coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti, quali, in
particolare, gli Enti del Terzo Settore, reputa che il problema principale
riguardi la mancanza di un sistema integrato, più che l’assenza di iniziative.
Sottolineato, poi, il tema più
ampio dell’inclusione e della gestione dei flussi migratori, evidenzia la
necessità di passare da un’immigrazione subita a un’immigrazione governata e
legata al fabbisogno del sistema produttivo, favorendo percorsi di integrazione
reale attraverso il lavoro.
Ricordato, inoltre, il valore
della solidarietà dimostrata dai calabresi, anche in occasione della tragedia
di Cutro, ribadisce che la Calabria non può essere descritta come priva di
sensibilità, ma, al contrario, come una comunità accogliente e responsabile,
della quale si dichiara orgoglioso di essere Presidente.
Riferisce, infine, la volontà di
prevedere una norma regionale per sostenere le famiglie delle vittime, per i viaggi,
il riconoscimento salme e il rimpatrio, quale gesto di civiltà e rispetto verso
chi ha perso la vita cercando condizioni migliori.
Sull’ordine
dei lavori
Chiede
l’inserimento all’ordine del giorno della proposta di legge numero 82/13^ con
trattazione immediata.
Pone
in votazione la richiesta di inserimento al secondo punto dell’ordine del
giorno che è approvata, pertanto sarà immediatamente discussa.
ALECCI Ernesto Francesco (Partito Democratico)
Non essendo chiaro
l’argomento della discussione, evidenzia che sarebbe stato opportuno convocare
una breve riunione dei Capigruppo per coinvolgere i presenti e chiarire loro i
contenuti della proposta. Giudica, pertanto, tale comportamento quantomeno
inusuale.
OCCHIUTO Roberto, Presidente della Giunta
regionale
Chiarisce di non avere
obiezioni sui tempi e sulle modalità di trattazione della proposta, rimettendo
al Consiglio nella sua interezza la decisione se inserirla all’ordine dei
lavori per la sua discussione e approvazione. Precisa, quindi, che il
provvedimento riguarda in particolare i lavoratori del bacino dei Tirocinanti
di Inclusione Sociale (TIS) al fine di garantire la loro uscita dal bacino
attraverso strumenti diversificati. Sottolinea inoltre che si tratta di una
proposta fortemente sollecitata dalle organizzazioni sindacali, alle quali era
stato chiesto di avviare un confronto con tutti i gruppi consiliari. Infine,
evidenzia che l’obiettivo è offrire una risposta concreta ai lavoratori nel più
breve tempo possibile, pur rimettendo al Consiglio la definizione di tempi e
modalità.
ALECCI Ernesto Francesco (Partito Democratico)
Rilevato come la
condivisione delle motivazioni sottese ai provvedimenti ne giustifichi la
celerità di presentazione all’Aula, ritiene che su un tema come quello in
discussione vi sia probabilmente un consenso unanime, poiché attinente ad una
problematica a cui tutti i consiglieri sono sensibili. Nel chiedere il tempo
necessario alla lettura del provvedimento, dichiara che, in assenza di
criticità, si potrà procedere anche alla sua approvazione nella seduta odierna.
Richiamate precedenti
situazioni analoghe, ritiene che la proposta non sia stata elaborata ad horas, ma presumibilmente che sia frutto di una
programmazione già definita. Esprime, pertanto, forte disappunto per la
modalità con cui si chiede di votare il testo senza averne avuto preventiva
conoscenza o possibilità di approfondimento, paventando la presenza di criticità.
Pur riconoscendo l’importanza di dare risposte ai destinatari del
provvedimento, lamenta una gestione dei lavori in Aula che non garantisce il
necessario rispetto delle procedure e del confronto e che, nel caso specifico,
non rispetta gli impegni assunti nei confronti della consigliera Barbuto, in
ordine alla discussione della mozione 14 quale primo punto all’ordine dei
lavori dopo la discussione sul caporalato.
MADEO Rosellina (Partito
Democratico)
Rivolgendosi al Presidente del
Consiglio, precisa che la proposta di legge inserita all’ordine del giorno
riguarda una tematica di grande importanza anche per la propria parte politica,
come dimostrato dalle numerose interrogazioni già presentate in materia.
Evidenzia, quindi, che la proposta in discussione, se adeguatamente condivisa,
avrebbe potuto ottenere un sostegno più ampio, evitando contrapposizioni e la
percezione errata di un disinteresse da parte dell’opposizione.
Pur riconoscendo il ruolo
della maggioranza nell’assumere le decisioni, ribadisce che il tema è condiviso
e potrebbe trovare consenso trasversale. Chiede pertanto maggiore
coinvolgimento e rispetto istituzionale, ricordando che tutti i consiglieri
sono stati eletti con pari legittimità e hanno il diritto di essere informati,
anche per poter valutare consapevolmente i provvedimenti. Infine, ribadisce la
forte attenzione verso la tematica e l’interesse del suo gruppo a contribuirvi.
FALCOMATÀ Giuseppe (Partito
Democratico)
Rileva nel comportamento
della maggioranza una contraddizione evidente: da un lato, richiama al senso di
responsabilità e collaborazione istituzionale, apprezzando anche contributi
dell’opposizione; dall’altro lato, in occasioni come quella in esame e in
precedenti analoghi, adotta modalità di decisione unilaterali, presentando
provvedimenti senza adeguato confronto.
Evidenzia, quindi, che su
temi condivisi e rilevanti per tutti i territori sarebbe stato possibile
raggiungere un consenso ampio e censura la mancanza di coinvolgimento delle
minoranze, che rileva quale metodo ricorrente.
Conclude invitando la
maggioranza a mantenere un comportamento coerente, chiarendo se intenda
privilegiare un metodo fondato sul confronto e sulla collaborazione oppure, al
contrario, ricorrere a una logica di imposizione basata sulla forza dei numeri.
SCUTELLÀ Elisa (Movimento
5 Stelle)
Dopo una lunga discussione
in Aula durante la quale è stata più volte richiamata la necessità di
collaborazione tra maggioranza e opposizione, reputa contraddittorio presentare
una proposta di legge senza alcun confronto preventivo. Sottolinea, quindi, che
il tema in questione è noto e rilevante per tutti, essendo stato oggetto di
numerose interrogazioni.
Rileva, inoltre, che,
considerati gli strumenti di comunicazione disponibili, sarebbe stato semplice
informare preventivamente i consiglieri e costruire un’iniziativa condivisa,
anche alla luce della convergenza di intenti. A suo avviso, pertanto, un
approccio collaborativo avrebbe rappresentato un segnale positivo, mentre
giudica la modalità adottata come un tentativo della maggioranza di
appropriarsi politicamente del provvedimento, anziché favorire una
collaborazione.
Richiamando, prioritariamente,
lo spirito di collaborazione auspicato all’inizio della Legislatura, e pur
riconoscendo la validità del provvedimento presentato nell’interesse dei
cittadini, esprime forte rammarico per la mancanza di risposte a una propria
interrogazione presentata nei mesi precedenti, ritenendo che ciò rappresenti
una mancanza di rispetto sia nei confronti dei consiglieri sia dei cittadini.
Evidenzia, inoltre, una più
generale carenza di comunicazione e attenzione verso le proposte e le
iniziative dell’opposizione, citando anche un caso personale legato a una
proposta di legge in merito all’edilizia popolare rimasta senza riscontro.
Sottolineato di non voler assumere un atteggiamento polemico e rivendicato il
diritto a ricevere risposte e a un confronto improntato al rispetto e
all’educazione istituzionale, ribadisce la necessità di maggiore considerazione
e dialogo tra le parti.
Assuntosi la responsabilità
per la presentazione tardiva del testo, precisa che è stato trasmesso ai
consiglieri solo nella mattinata odierna, dopo un incessante lavoro svolto dagli
uffici per valutare la soluzione normativa più adeguata. Evidenzia, quindi, che
l’urgenza deriva dalla necessità di evitare che alcuni tirocinanti di
inclusione sociale restino a breve senza alcuna copertura.
Illustra, pertanto, i
contenuti principali del provvedimento, che giudica semplice e finalizzato a
consentire al Dipartimento del lavoro di ridefinire il bacino dei tirocinanti
esclusi dalla stabilizzazione avviata con l’accordo sindacale del 21 febbraio
2025. Evidenzia, poi, che la maggior parte dei tirocinanti sarà stabilizzata
negli enti locali, con circa 1.800 lavoratori prossimi a ottenere un contratto
dopo anni di precarietà, mentre resteranno esclusi alcuni casi particolari, tra
cui lavoratori senza requisiti di accesso o già impiegati in contesti diversi. Precisato
che, per tali soggetti, la legge prevede strumenti di accompagnamento, tra cui
misure di sostegno economico e percorsi per favorire una futura stabilizzazione,
illustra i risultati già ottenuti, come l’attivazione di percorsi formativi per
altri lavoratori non stabilizzati, ribadendo l’obiettivo complessivo di
chiudere entro il 2026 la stagione del precariato storico in Calabria.
Infine, dichiarandosi
disponibile a fornire ulteriori chiarimenti, evidenzia che il provvedimento
consente di garantire continuità di sostegno ai lavoratori e di rispondere alle
richieste emerse anche dalle interlocuzioni con le organizzazioni sindacali.
Riconosciuta la legittimità
delle osservazioni della minoranza, sottolinea come, su un tema così rilevante,
sarebbe stato opportuno concentrarsi maggiormente sul contenuto della proposta,
a suo dire semplice ma incisiva, capace di favorire la stabilizzazione dei
tirocinanti di inclusione sociale. Evidenziato il ruolo del governo regionale,
che avrebbe avviato un percorso concreto per superare il precariato,
restituendo dignità e prospettive a lavoratori a lungo soggetti a proroghe
senza certezze, ripercorre i risultati raggiunti: la riduzione significativa
del bacino complessivo dei tirocinanti, grazie a pensionamenti e
stabilizzazioni presso i Comuni, e il coinvolgimento degli enti locali
responsabilizzati nelle assunzioni, anche con il supporto di istituzioni
nazionali. Sottolinea, inoltre, che la legge consente ulteriori stabilizzazioni
e introduce strumenti per accompagnare i lavoratori ancora esclusi, attraverso
percorsi di politica attiva e opportunità di inserimento lavorativo o autoimprenditoriale.
Infine, evidenzia l’impegno
finanziario rilevante sostenuto dalla Regione, volto a consolidare i risultati
ottenuti e a proseguire nel percorso di superamento del precariato, respingendo
l’idea che si tratti di un intervento meramente formale e ribadendone la
concretezza e l’impatto sul territorio.
Criticato il metodo con cui è
stata presentata la proposta relativa ai TIS, sottolinea come si sia
intervenuti in via d’urgenza su una questione nota da tempo e che avrebbe
potuto essere affrontata con maggiore anticipo e condivisione. Evidenzia,
inoltre, il rischio futuro per i Comuni, che tra alcuni anni potrebbero non
essere in grado di sostenere economicamente questi lavoratori, soprattutto nei
contesti già in dissesto finanziario. Contesta, anche, l’assenza di confronto
nelle Commissioni e con gli Enti locali e i sindacati, ritenendo che il
provvedimento sia stato “imposto dall’alto”. Solleva poi questioni specifiche,
come la mancata inclusione dei corsisti di alcuni Comuni (Longobucco, Campana,
Bocchigliero e San Giovanni in Fiore) e chiede chiarimenti sulle prospettive
per questi lavoratori e sull’impegno della Regione nel garantire soluzioni
anche nel lungo periodo. Infine, denuncia una mancanza di rispetto nei
confronti dell’opposizione e del suo ruolo propositivo.
Rivendica il lavoro svolto dal
governo regionale per affrontare il problema del precariato, sottolineando come
la situazione dei TIS sia il risultato di scelte passate e non dell’attuale
amministrazione. Evidenzia, quindi, l’impegno nel trovare una soluzione
complessa, che ha coinvolto migliaia di lavoratori inseriti nella Pubblica
amministrazione senza contratto regolare. Sottolinea, poi, i risultati
ottenuti, tra cui la stabilizzazione di circa 1.800 persone attraverso
procedure selettive e con il supporto del Governo nazionale. Difende, quindi,
la legittimità del provvedimento, sostenendo che l’obiettivo principale è dare
risposte immediate ai lavoratori. Ribadisce, inoltre, che sono state già chiuse
diverse situazioni di precariato e che si sta lavorando anche ai casi ancora
aperti, inclusi quelli citati dalla consigliera Greco. Chiarisce, inoltre, che
sono disponibili risorse per coprire una parte delle stabilizzazioni e che si
stanno studiando soluzioni differenziate, tra cui percorsi di accompagnamento
alla pensione per gli over 60 e ulteriori interventi per chi è rimasto escluso.
Sottolinea, infine, che il problema è strutturale e richiede tempo, ma
ribadisce l’impegno a non lasciare nessuno senza soluzione.
Pur riconoscendo la necessità di
intervenire sul tema dei TIS e dichiaratosi favorevole nel merito alla
risoluzione del problema, critica con decisione il metodo adottato dalla
maggioranza, accusandola di non rispettare il ruolo dell’opposizione e di aver
bypassato i normali passaggi istituzionali, come le Commissioni e la Conferenza
dei capigruppo. Rivendica, quindi, il lavoro svolto dall’opposizione nel dare
voce alle difficoltà dei lavoratori e dei sindaci, sottolineando di
rappresentare una parte significativa della popolazione calabrese. In questo
contesto, richiama anche la vicenda dei lavoratori della società Konecta, evidenziando di avere chiesto, insieme alla consigliera
Barbuto, un incontro all’assessore portando le istanze di circa 70 lavoratori
in difficoltà, senza però ottenere ascolto.
Ribadisce che non vi è stata
volontà di escludere l’opposizione e difende la scelta di intervenire
rapidamente per affrontare una situazione urgente. Risponde anche alle critiche
sulla vicenda relativa alla società Konecta,
sostenendo di aver comunque ascoltato i lavoratori e di essere impegnato nella
ricerca di soluzioni, ma respinge il metodo utilizzato dall’opposizione,
definendo inopportuno presentarsi con delegazioni numerose per esercitare forme
di pressione. Accusa, inoltre, l’opposizione di limitarsi a riportare lamentele
senza avanzare soluzioni concrete.
Espresso un giudizio positivo
sull’obiettivo di superare il bacino del precariato, riconoscendo il contributo
dei TIS agli Enti locali, solleva, però, dubbi su alcune misure previste, come
l’incentivo economico per l’uscita volontaria e l’accompagnamento alla pensione
per gli over 60, ritenendo che queste possano ridurre la disponibilità di
risorse umane nei Comuni. Chiede, inoltre, chiarimenti sulle modalità di
stabilizzazione dei lavoratori ancora coinvolti, sui criteri di selezione e
sulle prospettive per gli Enti locali, sottolineando l’importanza di costruire
un percorso condiviso che coinvolga anche l’opposizione.
Fornisce ulteriori dettagli
sulle risorse disponibili e sulle modalità di stabilizzazione, spiegando che
parte dei lavoratori potrà essere assunta grazie a fondi statali e regionali e
tramite graduatorie già esistenti. Ribadisce l’impegno a trovare soluzioni
anche per chi è rimasto escluso, pur riconoscendo le difficoltà legate alla
complessità del fenomeno. Difende, poi, la scelta relativa agli over 60 come
soluzione sostenibile per accompagnarli verso la pensione. Inoltre, chiarisce
che si stanno cercando soluzioni anche per i lavoratori dei progetti montani e
per altri bacini ancora aperti, sottolineando l’impegno costante della Regione.
Chiede chiarimenti sulla
sostenibilità futura delle misure, evidenziando che una parte delle risorse
deriva da fondi a scadenza e sollevando dubbi sulla possibilità di garantire
continuità oltre il 2027. Inoltre, pone la questione dell’orario di lavoro,
chiedendo se siano previste misure per consentire ai lavoratori stabilizzati
part-time di passare progressivamente a un impiego a tempo pieno.
Chiarito che l’incontro con i
lavoratori della società Konecta non aveva carattere
strumentale, respinge l’accusa di aver fatto un “blitz”, sottolineando la
correttezza dell’iniziativa e, evidenziata la gravità della crisi occupazionale,
chiede risposte concrete sulle soluzioni previste per queste persone rimaste
senza lavoro.
GRECO Orlandino (Lega Salvini)
Giudicato quello attuale un
momento rilevante, considerato che di fatto è annunciata una svolta per il problema
del precariato, da sempre di difficile soluzione, precisa che negli anni i
tirocinanti hanno rappresentato un elemento di riferimento per gli
amministratori; indi, esprime apprezzamento per la proposta in discussione che
dimostra l’attenzione di un’amministrazione responsabile che prosegue il suo
intervento all’insegna del miglioramento su tutti i settori, tra cui quello del
lavoro e dei lavoratori calabresi.
Esprime anch’egli apprezzamento
e gratitudine per il lavoro svolto dalla Giunta regionale di fronte a questioni
di rilevante portata che lasciano poco spazio a strumentalizzazioni dettate dal
momento, dal contesto e dalle modalità, rendendo evidenti solo i risultati
tangibili che tale intervento porrà in essere con il
superamento del precariato calabrese.
Precisa che il problema
finanziario legato alla stabilizzazione non poteva essere superato esclusivamente
con risorse regionali e che, pertanto, si è proceduto all’utilizzo di risorse
europee per una copertura del totale dei lavoratori per quattro anni.
Evidenziata la grande attenzione
del governo regionale in tal senso, precisa la sua disponibilità di fronte alle
richieste e alle esigenze di tutti, soprattutto alle istanze dei lavoratori
portate avanti con garbo e rispetto istituzionale.
GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva)
Evidenziato l’impegno
quotidianamente profuso dall’opposizione, stigmatizza alcuni atteggiamenti che
poco tengono conto dei suggerimenti a sostegno dei lavoratori.
Auspica, quindi, che il
provvedimento in discussione possa essere utile a tutte le categorie di
precariato e annuncia il suo voto favorevole.
FALCOMATÀ Giuseppe (Partito
Democratico)
Attese le modalità di
presentazione del provvedimento, annuncia il voto favorevole del Partito
democratico per senso di responsabilità e all’insegna di un impegno concreto
anche per quanto attiene al reperimento delle risorse utili al completo
superamento del precariato.
Pone ai voti gli articoli 1, 2,
3 e 4 che sono approvati e la proposta di legge nel suo complesso che è
approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
DE FRANCESCO Luciana (Fratelli
d’Italia)
Illustra il provvedimento di approvazione del rendiconto dell'esercizio
finanziario 2025, della relazione sulla gestione 2025 e del Piano degli
indicatori di bilancio e dei risultati attesi, precisando che si tratta di uno
strumento fondamentale di trasparenza per i cittadini e per le istituzioni
perché consente di verificare l’utilizzo delle risorse pubbliche e i risultati
conseguiti nel corso dell’esercizio finanziario.
Ringraziati gli uffici del Consiglio regionale che hanno predisposto la
documentazione contabile, consentendo di giungere all’approvazione di un
rendiconto completo e conforme alle disposizioni normative vigenti, riferisce
che con l’approvazione del rendiconto il Consiglio regionale assolve a uno
degli obblighi più rilevanti sotto il profilo amministrativo e contabile,
confermando l’attenzione verso una gestione improntata alla correttezza,
all’equilibrio finanziario e alla piena tracciabilità dell’utilizzo delle
risorse pubbliche.
Preso atto del parere favorevole del Collegio dei revisori dei conti,
pone ai voti il provvedimento che è approvato con autorizzazione al
coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
BARBUTO Elisabetta Maria (Movimento 5 stelle)
Ribadita la drammatica situazione in cui versa il territorio crotonese, illustra
la mozione che impegna la Giunta regionale a: operare per mantenere il vincolo
previsto dal PAUR del 2019, che impone il trasferimento dei rifiuti derivanti
dalla bonifica del SIN di Crotone fuori dalla Regione Calabria e
contestualmente a impedire l’apertura, il mantenimento e l’ampliamento di
discariche di rifiuti pericolosi nel territorio crotonese; istituire un
protocollo di monitoraggio sanitario attivo e gratuito per tutti i cittadini
residenti nel perimetro del SIN, garantendo la gratuità dei controlli medici
periodici con priorità assoluta per bambini, donne in gravidanza, anziani e
soggetti fragili; prevedere e sostenere economicamente gli screening dei
metalli pesanti (test diagnostici su sangue, urine e capelli) di un
significativo campione di cittadini residenti nella Città di Crotone in
proporzione alla popolazione residente, finalizzato a rilevare intossicazioni o
sovraccarichi di metalli tossici come arsenico, cadmio, mercurio, cromo,
nichel, piombo, zinco, rame; disporre per la piena operatività di un Registro
tumori che sia pubblico e consultabile per mappare l’incidenza delle patologie
e orientare la ricerca scientifica sul messo di causalità tra inquinamento e
malattie; bloccare ogni impianto che possa aggravare il quadro sanitario locale
e, comunque, a disporre che ogni nuovo progetto industriale o infrastrutturale
a Crotone debba essere subordinato a una valutazione di impatto sanitario.
Ringrazia la consigliera Barbuto e le manifesta la piena vicinanza di
tutto il Consiglio regionale.
Evidenzia l’importanza di
condividere un percorso così importante, che richiede l’impegno di tutti, ponendo in essere interventi di messa in sicurezza e di
bonifica delle aree interessate.
Attesa la difficile situazione,
illustra il quadro aggiornato delle azioni in corso, scaturite dall’impegno
degli ultimi anni, e riferisce che diverse sono le misure che si stanno attuando
per arginare l’inquinamento dovuto alla presenza delle sostanze tossiche e
inquinanti.
Reputa condivisibile il
rafforzamento della sorveglianza sanitaria e degli screening e illustra numerosi
progetti che vanno in questa direzione e che sono già in itinere.
Riconosciuto, preliminarmente, alla mozione, con prima firmataria la
consigliera Barbuto, il merito di focalizzare l’attenzione su Crotone, un territorio
sul quale, a suo avviso, cala, a volte, un velo di assenza delle Istituzioni,
rileva come, ormai da molti anni, si parli di bonifica e risanamento di quei
territori, senza, tuttavia, una programmazione soddisfacente.
Reputa, quindi, che il Consiglio regionale debba prendere atto delle
difficoltà persistenti e, rilevata la presenza di criticità strutturali, tra
cui carenze di controlli e insufficienza di ispettori, ritiene che tali situazioni
incidano sulla verifica delle attività di bonifica, sottolineando che la
situazione è aggravata anche da ulteriori emergenze sanitarie, tra cui casi di
asbestosi e contenziosi avviati a livello giudiziario.
Ribadisce, infine, l’urgenza di affrontare il problema delle aree SIN
di Crotone senza ulteriori rinvii, chiamando tutti gli organi competenti a
intervenire tempestivamente.
Ringraziata la consigliera Barbuto per la mozione presentata, ricorda il
suo impegno personale sul tema dei SIN, in particolare quello di Crotone,
evidenziando la lunga inerzia della politica di fronte ai gravi danni
ambientali e sanitari.
Sottolineato il contributo di studi scientifici come lo studio Sentieri,
riferisce l’aumento significativo delle patologie, soprattutto neoplastiche,
nelle aree interessate, rimarcando la gravità dell’esposizione di milioni di
cittadini ai rischi ambientali.
Rilevato il ritardo nelle bonifiche, con una percentuale minima di
territori effettivamente risanati, puntualizza, in particolare, come ricordato
dal consigliere Ferrari, la responsabilità connessa alla presunta impossibilità
di trovare siti extranazionali per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, di
fatto, successivamente, individuati.
Sottolineata, inoltre, la gravità delle pratiche illegali di
smaltimento, con riferimento alla dispersione delle scorie nel territorio, evidenzia
il ruolo spregiudicato della criminalità organizzata e l’assenza di adeguati
controlli, con conseguenze sanitarie non quantificabili.
Ravvisato, infine, il ruolo fondamentale del registro tumori, che
rappresenta, a suo avviso, non soltanto uno strumento conoscitivo, ma,
soprattutto, un elemento essenziale e non sostituibile di programmazione
sanitaria, evidenzia le criticità organizzative e informatiche che ne hanno
impedito il pieno funzionamento.
Ribadita la necessità di superare tali criticità, conclude evidenziando
l’urgenza di dotarsi di strumenti efficaci per prevenire ulteriori danni alla
salute pubblica, esprimendo voto favorevole alla mozione.
Pone ai voti la mozione, che è approvata con richiesta di autorizzazione
al coordinamento formale.
(Il Consiglio approva)
Precisato che proposta di
provvedimento amministrativo in esame è stata licenziata a maggioranza dalla
seconda Commissione bilancio nella seduta del 5 giugno, riferisce che essa
riguarda il bilancio di previsione 2026‑2028 dell’ARCEA, organismo pagatore della
Regione Calabria per i fondi FEAGA e FEASR.
Illustrato il ruolo dell’Agenzia
quale organismo pagatore riconosciuto dal Ministero e confermato anche per le
misure settoriali FEAGA, riferisce che alla seduta della Commissione bilancio
hanno partecipato il Commissario straordinario e il dirigente del Dipartimento
agricoltura, fornendo i chiarimenti necessari e confermando l’istruttoria di
competenza.
Sottolineato che il
provvedimento si compone della delibera di Giunta, delle relazioni istruttorie
dei Dipartimenti competenti e del parere del Revisore unico dei conti, precisa
che quest’ultimo ha rilevato il rispetto del principio di pareggio
finanziario e dell’equivalenza tra entrate e spese, esprimendo parere
favorevole.
Rilevate le raccomandazioni
dell’organo di controllo, sottolinea la necessità di monitorare costantemente
pagamenti, riscossioni e Fondo crediti di dubbia esigibilità, al fine di
evitare disallineamenti nei confronti dei centri di assistenza agricola.
Evidenziato, altresì, il parere
del Comitato di vigilanza, riferisce che sussistono le condizioni di legge in
ordine alla congruità e attendibilità delle previsioni, pur raccomandando un
monitoraggio costante della gestione.
Sottolineato, infine, il parere favorevole
del Dipartimento bilancio, riferisce che risultano garantiti gli equilibri
contabili e un saldo di cassa non negativo, nonché l’utilizzo parziale del Fondo
contenzioso.
Presidenza del Vicepresidente Giacomo Pietro CRINÒ
Pone ai voti il provvedimento, unitamente ai relativi allegati, con
richiesta di autorizzazione al coordinamento formale, che è approvato.
(Il Consiglio approva)
Precisa, preliminarmente, che la
proposta di legge in discussione, licenziata dalla Sesta Commissione nella
seduta del 28 maggio, nasce dall’esigenza di perfezionare l’assetto normativo
delineato dalla precedente legge regionale numero 29 del 2023, che ha
profondamente riformato il sistema della bonifica in Calabria attraverso l’istituzione
del Consorzio unico.
Sottolineato che il nuovo
intervento legislativo mira ad assicurare maggiore funzionalità operativa,
semplificando i processi e rafforzando l’autonomia gestionale dell’Ente, reputa
che il cuore della riforma risieda nell’adeguamento alla natura di Ente
pubblico economico del Consorzio, chiarendo che vengono eliminate le
disposizioni suscettibili di generare dubbi interpretativi o eccessiva
influenza della Regione.
Illustra, quindi, le modifiche
ritenute maggiormente rilevanti, quali, in particolare: la modifica
dell’articolo 3, prevedendo che le opere pubbliche di bonifica, irrigazione e
idrauliche vengano gestite direttamente dal Consorzio; l’intervento sugli
organi collegiali, riferendo, al riguardo, l’eliminazione delle componenti di
nomina politica nel Consiglio dei delegati, al fine di rendere l’organo
espressione diretta dei consorziati e delle autonomie locali; la riforma dei
controlli, attraverso la sostituzione del Revisore unico con un Collegio dei
revisori dei conti e il rafforzamento dell’autonomia gestionale del direttore
generale, la cui nomina viene affidata al Presidente del Consorzio tramite
avviso pubblico; la nuova disciplina dei Piani di classifica, la cui
elaborazione e approvazione diventano ora di diretta ed esclusiva competenza
del Consorzio, eliminando l'intervento della Giunta regionale nella fase
propositiva; la previsione di un unico Piano triennale che accorpa sia gli
interventi di bonifica sia quelli di irrigazione.
Sottolineato come tale assetto
consenta di recidere il legame gerarchico con l’Amministrazione regionale, riferisce
la volontà di garantire un’azione più autonoma e coerente con la natura dell’Ente.
Conclude affermando che
il disegno di legge in esame configura un Consorzio unico di bonifica più
snello, meno condizionato dalla politica regionale e dotato di maggiore
autonomia operativa, mantenendo l’invarianza finanziaria per l’Amministrazione
regionale.
Evidenziato l’iter, a suo
avviso, particolarmente rapido del provvedimento e la volontà della maggioranza
e della Giunta di procedere spedita su alcune priorità, esprime il rammarico
per l’assenza in Aula del presidente Occhiuto su una vicenda definita molto
importante e già approfondita nelle sedute della Sesta Commissione.
Richiamato il lavoro svolto in
Commissione con le audizioni dei sindacati e dei rappresentanti delle
associazioni di categoria, riferisce che è emersa una netta contrarietà alla
scelta di recidere il legame tra la Regione e il Consorzio di bonifica,
soprattutto in un momento in cui molti lavoratori attendono ancora il pagamento
del TFR.
Sottolineato il tentativo di
dialogo effettuato in Commissione anche attraverso la presentazione di alcuni emendamenti
insieme alla consigliera Greco, che sono stati, tuttavia, respinti dalla
maggioranza, rileva una diversa scala di priorità rispetto anche ad altre
iniziative legislative della minoranza rimaste ferme.
Rilevato che la legge viene
portata avanti comunque “a colpi di maggioranza”, reputa un grave errore
politico la scelta di ridurre il ruolo della Regione, in quanto il Consorzio
non sarebbe ancora nelle condizioni di operare pienamente in autonomia.
Ribadita la contrarietà del
gruppo di appartenenza, annuncia il voto contrario e la volontà di proseguire
l’azione di opposizione sia in Aula sia nelle sedi competenti.
Sottolineata, infine, la richiesta di attenzione concreta per i lavoratori e la necessità di garantire il pagamento delle spettanze dovute, evidenzia una criticità ancora irrisolta e ritenuta prioritaria.
Presidenza del Presidente
Salvatore Cirillo
Critica la proposta di
modifica della legge regionale n. 39 del 2023 sulla riorganizzazione del sistema
della bonifica in Calabria, pur riconoscendo il lavoro svolto e alcuni
risultati positivi ottenuti dal consorzio unico. Sottolinea, poi, di non aver
condiviso fin dall’inizio la scelta politica di accentramento, ritenendo che un
modello più territoriale avrebbe garantito maggiore efficienza, prossimità ai
cittadini e minori costi operativi.
Evidenziato come gli
emendamenti presentati dall’opposizione in Commissione siano stati respinti
dalla maggioranza e come persistano numerose criticità non affrontate dalla
nuova proposta di legge, critica il cambiamento di impostazione della Regione,
che inizialmente aveva accentuato il controllo diretto sui consorzi e
successivamente ha cercato di ridurlo, arrivando a eliminare alcune forme di
vigilanza e di nomina degli organi, suscitando anche il timore di una possibile
“privatizzazione” dell’ente.
Ripercorre, inoltre,
l’origine delle problematiche finanziarie dei consorzi, risalenti a oltre
vent’anni fa, quando questi hanno svolto attività di forestazione per conto
della Regione. Ricordata la decisione del 2004 di stabilizzare il personale,
che ha aumentato significativamente i costi senza un adeguato incremento delle
risorse regionali, ritiene che ciò abbia determinato squilibri strutturali,
aggravati da finanziamenti incompleti e dal ricorso a mutui garantiti dalla
stessa Regione.
Sottolinea, inoltre, un’altra
criticità riguardante la trasformazione dei crediti vantati dai consorzi nei
confronti della Regione in debiti a loro carico dopo il riordino del 2023,
nonché la rinuncia ai contenziosi avviati per il riconoscimento di tali somme,
giudicando tale passaggio penalizzante, soprattutto in relazione agli obblighi
verso lavoratori e fornitori, come il pagamento del TFR.
Ricordato che durante le
audizioni istituzionali sono emerse forti perplessità sulla legge, inclusi
dubbi di incostituzionalità sollevati anche dagli uffici regionali, conclude
con un appello a maggioranza e governo regionale affinché si proceda a una
revisione più approfondita del provvedimento, tenendo conto delle osservazioni
avanzate da sindacati, organizzazioni di categoria ed esperti, al fine di
evitare ulteriori errori e costruire una normativa più solida e duratura.
Esprime un giudizio
fortemente critico sulla proposta di modifica della legge relativa ai consorzi
di bonifica, sia sotto il profilo politico sia tecnico-normativo; richiama
innanzitutto il contesto politico in cui la legge originaria fu approvata tre
anni prima, sottolineando come essa fosse stata sostenuta con forza dalla
maggioranza e presentata come una riforma decisiva e risolutiva.
Evidenzia, quindi, una
contraddizione nell’atteggiamento attuale della stessa maggioranza, che oggi
interviene modificando in modo significativo l’impianto originario, di fatto
riconoscendone implicitamente le criticità o, in alternativa, non esplicitando
le motivazioni reali.
Nel merito, critica la
proposta per aver ridotto il ruolo della Regione, indebolendone le funzioni di
controllo, vigilanza e indirizzo; in particolare, sottolinea come vengano meno
importanti strumenti di supervisione sugli atti fondamentali del consorzio, tra
cui il piano di classifica, con il rischio di compromettere il principio di
controllo pubblico su un ente che gestisce funzioni di rilievo pubblico e
impone contributi obbligatori ai consorziati.
Ulteriori criticità, a suo
avviso, riguardano la gestione delle opere pubbliche di bonifica, che la
proposta attribuisce direttamente al Consorzio, modificando il precedente
sistema fondato sulla concessione da parte della Regione, giudicando tale
cambiamento rischioso, poiché trasferisce al consorzio oneri e responsabilità
senza adeguate garanzie di controllo.
Mette, poi, in discussione il
nuovo organo di revisione contabile, giudicando la sostituzione del revisore
unico nominato dalla Regione con un collegio interno al consorzio problematica
sotto il profilo dell’indipendenza, poiché il soggetto controllato finirebbe
per incidere sulla nomina dei controllori stessi.
In conclusione, sostiene la
necessità di eventuali modifiche alla normativa vigente, ma in un’ottica di
equilibrio che preservi il ruolo della Regione e rafforzi, piuttosto che
indebolire, i meccanismi di controllo e garanzia. Alla luce delle criticità evidenziate
e delle osservazioni emerse anche nel corso delle audizioni, esprime pertanto
un netto giudizio negativo sulla proposta e annuncia voto contrario, chiedendo
chiarimenti sulle ragioni del cambiamento di indirizzo rispetto alla riforma
originaria.
Sostiene la proposta di
modifica della legge sui consorzi di bonifica, illustrandone le motivazioni
politiche e tecniche e respingendo le critiche dell’opposizione; evidenzia,
infatti, come il provvedimento derivi anche dalle osservazioni della Corte dei conti,
in particolare riguardo alla natura giuridica del consorzio unico, e alla sua
incompatibilità con l’inserimento nel perimetro del gruppo di amministrazione pubblica.
Ricordato, preliminarmente,
il contesto in cui nel 2023 la Regione è intervenuta con urgenza, a fronte
della grave situazione debitoria dei consorzi di bonifica, accumulata nel corso
di anni di gestione ritenuta fallimentare, precisa che in quella fase la
Regione ha assunto decisioni rilevanti, tra cui il trasferimento di circa 1.100
lavoratori forestali a Calabria Verde, facendosi carico dei relativi costi,
compresi i trattamenti di fine rapporto per un importo stimato in circa 50
milioni di euro. Riferisce, ancora, che, contestualmente, il governo regionale
ha sostenuto il nuovo consorzio unico con ingenti risorse finanziarie, tra
trasferimenti di bilancio e fondi per investimenti, per un totale superiore ai
60 milioni di euro.
Respinge, inoltre, l’idea
che la riforma comporti un disimpegno della Regione, chiarendo che l’obiettivo
delle modifiche è piuttosto quello di restituire progressivamente autonomia al
mondo agricolo nella gestione dei consorzi, in linea con quanto avviene in
altre regioni, tramite una netta separazione tra le passività pregresse,
generate da gestioni precedenti, e la nuova fase di rilancio del consorzio
unico.
In merito alla questione
dei debiti e dei crediti tra Regione e consorzi, nonché al tema dei TFR, ribadisce
che la Regione è già intervenuta in modo significativo e si dichiara
disponibile a trovare ulteriori soluzioni per i lavoratori rimasti esclusi, pur
sottolineando che, da un punto di vista giuridico, vi sono limiti legati ai
principi della par condicio creditorum.
Infine, affermata la
centralità strategica del consorzio unico per lo sviluppo dell’agricoltura
calabrese, in particolare per la gestione delle risorse idriche e la
prevenzione dei rischi idrogeologici, conclude invitando l’Aula ad approvare la
proposta, assumendosi l’impegno di continuare il monitoraggio e riconfermare il
ruolo del consorzio come strumento fondamentale per il sostegno al settore
agricolo regionale.
Esprime un giudizio critico sul
provvedimento, affermando di non condividere l’impostazione adottata e
richiamando anche le posizioni espresse da organizzazioni sindacali e di
categoria. Sottolinea, quindi, la presenza di numerose criticità nel percorso
seguito dalla Regione, soffermandosi in particolare sulla gestione dei
contenziosi e sul ruolo dei Commissari ad acta, i quali, a suo avviso,
avrebbero assunto decisioni contraddittorie, come la rinuncia ad alcune azioni
legali precedentemente avviate.
Esprime quindi dubbi
sull’urgenza con cui si è intervenuti, ritenendo che essa possa essere legata
più all’esigenza di limitare responsabilità finanziarie che a una reale
chiarezza della situazione. Conclude affermando che il contenzioso in corso
porterà verosimilmente a ulteriori sviluppi e annunciando voto contrario.
Pone in
votazione gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16,
17, 18, 19, 20, 21 e 22 che sono approvati e la legge nel suo complesso che è
approvata con autorizzazione al coordinamento formale.
(Il
Consiglio approva)
Sottolineato che il testo è il
risultato di un percorso partecipato e condiviso, sviluppato in Commissione
attraverso un confronto con il Dipartimento Agricoltura e con il contributo
degli operatori del settore, illustra la proposta di legge evidenziando come
nasca dall’esigenza di aggiornare la normativa regionale del 2001 sulla
raccolta e commercializzazione dei funghi, ritenuta ormai non più adeguata,
introducendo modifiche sostanziali orientate a garantire una gestione più
moderna, efficace e sostenibile, con particolare attenzione ai funghi ipogei,
come i tartufi, considerati una risorsa ambientale ed economica di elevato
valore.
Evidenzia, poi, come uno degli
obiettivi centrali sia quello di coniugare la tutela dell’ecosistema con lo
sviluppo del comparto, prevenendo forme di sfruttamento indiscriminato. Spiega,
quindi, che la proposta definisce criteri più stringenti per la raccolta,
introducendo limiti quantitativi, periodi specifici e modalità operative
dettagliate, adeguando l’assetto organizzativo prevedendo il trasferimento di
funzioni all’azienda Calabria Verde, alla luce della soppressione delle
Comunità montane, e aggiornando il sistema dei controlli con il coinvolgimento
dei carabinieri forestali.
Sottolinea, inoltre,
l’introduzione di strumenti finalizzati a rafforzare la tracciabilità e il
controllo delle attività e richiama l’attenzione sull’aggiornamento del sistema
sanzionatorio volto a garantire un’effettiva funzione deterrente.
Esprime soddisfazione per il
lavoro svolto in Commissione, sottolineando il clima di collaborazione tra
maggioranza e opposizione e il coinvolgimento degli operatori del settore.
Evidenzia, inoltre, il valore strategico del comparto, considerato una risorsa
importante non solo per l’agricoltura ma anche per il turismo, e ribadisce il
sostegno dell’opposizione alla proposta.
Confermato l’apprezzamento per
il lavoro condiviso, segnala tuttavia una questione rimasta in sospeso relativa
all’esclusione di alcune specie di tartufo dal testo, che potrà essere
riesaminata successivamente attraverso approfondimenti scientifici.
Pone in
votazione gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13 che sono
approvati e la legge nel suo complesso che è approvata con autorizzazione al
coordinamento formale.
(Il
Consiglio approva)
Chiede il rinvio dell’ultimo
punto all’ordine del giorno
Pone in votazione la richiesta
di rinvio che viene accolta.
(Il Consiglio rinvia)
Indi, non essendovi ulteriori
argomenti all’ordine del giorno, dichiara conclusa la seduta.
La
seduta termina alle 18.14
La funzionaria IEQ
Dott.ssa Giada Katia Helen Romeo