
XIII^ LEGISLATURA
TERZA COMMISSIONE
SANITÀ E ATTIVITÀ SOCIALI E FORMATIVE
N. 13
RESOCONTO SOMMARIO
_________
SEDUTA DI
martedì 13 ottobre 2026
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ANGELO BRUTTO
Inizio
lavori h. 12,05
Fine
lavori h. 14.03
INDICE
FERRARA Annamaria, funzionaria
IEQ dell’Area legislativa
GRECO Filomena (Casa Riformista
- Italia Viva),*
PONTORIERI Carmelo, Dipartimento
Lavoro, imprese e aree produttive
CONGIUSTA Giovanna, funzionaria
dell’Area legislativa
DE FRANCESCO Luciana (Fratelli
d’Italia)
SCORDO Sabina, Dipartimento per
l'inclusione sociale, la sussidiarietà e il welfare di comunità
BRUNO Vincenzo (Tridico
Presidente),*
CHIAPPETTA Piercarlo (Forza
Italia)
CONGIUSTA Giovanna, funzionaria
dell’Area legislativa
GRECO Filomena (Casa Riformista
– Italia Viva),*
TRIPODI Carla Alida, Dipartimento
salute e servizi sanitari,*
FERRARA Anna Maria, funzionaria IEQ dell’Area legislativa
GRECO Filomena (Casa Riformista – Italia Viva),*,*
ROSA Riccardo (Noi Moderati),*
TRIPODI Carla Alida, Dipartimento Salute e Servizi sanitari,*
BRUNO Vincenzo (Tridico
Presidente),*
FERRARA Anna Maria, funzionaria IEQ dell’Area legislativa
GIANNETTA Domenico (Forza Italia),*
GRECO Filomena (Casa Riformista
- Italia Viva),*
SUCCURRO Rosaria (Occhiuto Presidente)
TRIPODI Carla Alida, Dipartimento Salute e Servizi sanitari
Presidenza del presidente Angelo
Brutto
La seduta inizia alle 12.05
Approvato il verbale della
seduta precedente, dà avvio ai lavori della Commissione.
Illustra la proposta di legge, riferendo che l'intervento normativo è
finalizzato a consentire agli enti pubblici di utilizzare le graduatorie già
formate dai Centri per l'impiego nell'ambito dei percorsi di avviamento al
lavoro, compresi quelli riguardanti i TIS. Sottolinea che la misura si inserisce
nel percorso di stabilizzazione già avviato e completa gli interventi sostenuti
dalla precedente normativa finanziata con 39,5 milioni di euro.
Riferisce che il Dipartimento ha condiviso e sostenuto la proposta,
considerandola utile e coerente con gli obiettivi perseguiti
dall'amministrazione regionale.
Illustra la scheda di analisi tecnico-normativa.
Condivisa l'impostazione della proposta perché consente di velocizzare
le assunzioni, chiede tuttavia un chiarimento sull'ambito di applicazione della
norma, ritenendo che non riguardi soltanto i lavoratori TIS ma più in generale
tutte le procedure nelle quali le amministrazioni possono utilizzare
graduatorie già esistenti. Chiede, inoltre, se sia necessario intervenire con
emendamenti sulla base delle osservazioni dell'Area legislativa.
Chiarisce che le osservazioni verranno tradotte in emendamenti,
condivisi con uffici legislativi e Dipartimento, che saranno esaminati nella
seduta successiva.
Si dichiara favorevole alla proposta e ribadisce soltanto una
perplessità relativa alla durata delle graduatorie e alla possibilità di
inserire successivamente nuovi aventi diritto, osservando comunque che la
validità annuale delle graduatorie consente aggiornamenti ravvicinati.
Comunica che i termini per la presentazione degli emendamenti saranno
riaperti e che la proposta verrà inserita nuovamente all'ordine del giorno
della successiva seduta.
(La Commissione rinvia)
Ricordato che la proposta è già stata approfondita in numerose sedute e
nasce dall'esigenza di dotare la Calabria di una disciplina organica sul
servizio di sociologia, sottolinea che la finalità è valorizzare le
professionalità del settore e migliorare la programmazione delle politiche
sociali attraverso una conoscenza più approfondita dei bisogni delle comunità.
Ringrazia la Commissione, gli uffici del Consiglio, il Dipartimento regionale e
tutti i soggetti coinvolti sia per il lavoro svolto sia per le modifiche
condivise, che hanno consentito di arrivare a un testo ritenuto più equilibrato
e applicabile.
Evidenzia che il testo è frutto di un lavoro condiviso tra Commissione e
Dipartimento e sottolinea che la proposta colma una lacuna esistente
nell'ordinamento regionale e rafforza il sistema dei servizi sociali delineato
dalla normativa regionale.
Dichiara che non vi sono osservazioni sulle proposte emendative.
Passa all’esame e approvazione del provvedimento, per singoli articoli e
relativi emendamenti, tutti a firma delle consigliere Luciana De Francesco, Daniela
Iriti e Filomena Greco.
Pone, quindi, ai voti, gli emendamenti,: l’emendamento all'articolo 1,
commi 1 e 3, protocollo numero 22619/A01, che è approvato; l’emendamento all'articolo
1, comma 2, protocollo numero 22619/A02, che è approvato; l’emendamento all'articolo
1, comma 4 “aggiuntivo della lett. e), protocollo numero 22619/A03, che è
approvato; l’articolo 1, per come emendato, che è approvato; l’emendamento
all'articolo 2, comma 1, lett. a), n. 8), protocollo numero 22619/A04 che è
approvato; l’emendamento all'articolo 2, comma 1, lett. a), n. 9) protocollo
numero 22619/A05 che è approvato; l’emendamento all'articolo 2, comma 1, lett.
c), n. 1) protocollo numero 22619/A06 che è approvato; l’emendamento all'art.
2, comma 2 “aggiuntivo” della lett. e), protocollo numero 22619/A07 che è
approvato; l’emendamento all'articolo 2, comma 2 “aggiuntivo” della lett. f), protocollo numero 22619/A08 che è approvato; l’emendamento
all'articolo 2, comma 2 “aggiuntivo” della lett. g), protocollo numero 22619/A09
che è approvato; l’emendamento all'articolo 2 “aggiuntivo” del comma 3, protocollo
numero 22619/A10, che è approvato; l’articolo 2, per come emendato, che è approvato;
l’emendamento “sostitutivo” dell'articolo 3, comma 1, protocollo numero. 22619/A11
che è approvato; l’articolo 3, per come emendato, che è approvato; l’emendamento
alla “rubrica” dell'articolo 4, protocollo numero 22619/A12, che è approvato; l’emendamento
all'articolo 4, comma 1, lettera b), protocollo numero 22619/A13, che è
approvato; l’emendamento “aggiuntivo” all'articolo 4 del comma 1-bis, protocollo
numero 22619/A14, che è approvato; l’emendamento all'articolo 4, comma 2, protocollo
numero 22619/A15 che è approvato; l’emendamento all'articolo 4, commi 4 e 5, protocollo
numero 22619/A16, che è approvato; l’emendamento all'articolo 4, comma 6, protocollo
numero 22619/A17, che è approvato; l’articolo 4, per come emendato, che è approvato;
l’emendamento “aggiuntivo” dell'articolo 4-bis, protocollo numero 22619/A18,
che è approvato; l’emendamento all'articolo 5, protocollo numero 22619/A19, che
è approvato; l’articolo 5, per come emendato, che è approvato e l’articolo 6 che
è approvato. Indi, pone ai voti la proposta di legge nel suo complesso, per
come emendata, con autorizzazione al coordinamento formale.
Precisa, inoltre, che, in coerenza con gli emendamenti approvati, sono
state adeguate la relazione illustrativa e tecnico finanziaria.
(La Commissione approva all’unanimità)
Sottolinea che la proposta nasce dalla crescente carenza di medici di
medicina generale in Calabria e, in particolare, nelle aree interne e disagiate
e, richiamati i dati forniti dalle organizzazioni di categoria, riferisce il
progressivo calo del numero dei medici e il continuo aumento dei pensionamenti,
mentre molte procedure per la copertura delle zone carenti restano senza
candidati.
Illustra quindi la misura principale della proposta: consentire ai
medici di medicina generale, su base volontaria, di aumentare il numero massimo
degli assistiti fino a 1.800 nelle aree individuate come disagiate dalla
Regione. Osserva che tale possibilità è già prevista dall'Accordo Collettivo
Nazionale, ma non è stata ancora pienamente attivata in Calabria. Ritiene,
inoltre, opportuno estendere il provvedimento a tutto il territorio regionale,
poiché la carenza di medici riguarda ormai non solo le aree interne ma l'intera
Calabria.
Precisa, infine, che il provvedimento non comporta costi aggiuntivi, non
modifica il trattamento economico dei medici e prevede monitoraggi periodici da
parte della Regione.
Infine, chiede che la proposta sia sottoscritta da tutti i componenti
della Commissione, considerandola una misura utile a garantire il diritto alla
salute dei cittadini e a ridurre le difficoltà di accesso all'assistenza
sanitaria di base.
Riferito, preliminarmente, di essere presente alla seduta odierna su
delega del dirigente generale del Dipartimento e richiamata la normativa
vigente in materia, chiarisce che è in fase di definizione l’iter per la
stipula dell’Accordo integrativo regionale, che dovrebbe concludersi entro fine
anno.
Rilevato che l’articolo 2, comma 4, del provvedimento in discussione
prevede l’applicazione della legge fino all'eventuale modifica dell'Accordo
integrativo regionale di cui al Decreto del Commissario ad acta numero 58 del
21 marzo 2025 e, comunque, non oltre tre anni dall'entrata in vigore della
legge, propone di valutare l’opportunità di prosecuzione dell’iter legislativo,
riservandosi, eventualmente, la formalizzazione di una nota di approfondimento.
Illustra la scheda di analisi tecnico-normativa.
Ringraziati i consiglieri di opposizione per l'attenzione posta a una
problematica condivisa anche dalla maggioranza, evidenzia la necessità di
approfondire gli effetti derivanti dall'incremento del massimale degli
assistiti da 1.500 a 1.800 unità, soprattutto nelle aree interne, abitate in
prevalenza da una popolazione caratterizzata da elevata anzianità e da
pluripatologie croniche; rileva, al riguardo, come tali situazioni rendano già
particolarmente gravoso il lavoro dei medici di medicina generale, con le
conseguenti difficoltà nell'assicurare un'assistenza adeguatamente strutturata.
Reputa, pertanto, che l'intervento prospettato possa comportare non
soltanto difficoltà nell'attrazione di nuovi professionisti, ma anche il
rischio di determinare l'abbandono dei medici già operanti nei territori
interessati, in ragione dell'aumento del carico di lavoro.
Ritenuta la misura proposta non idonea a fornire una soluzione
strutturale alla problematica in esame, sottolinea la necessità di rendere
maggiormente attrattivi i territori interessati, mediante l'introduzione di
adeguati incentivi e il miglioramento delle condizioni lavorative dei medici.
Ribadito l'apprezzamento per l'iniziativa legislativa proposta dalla
minoranza, propone di attendere l'esito della concertazione attualmente in
corso, riservandosi eventuali ulteriori valutazioni e modifiche all'esito della
stessa.
Osserva come spesso venga espresso apprezzamento nei confronti delle proposte formulate dalla minoranza, come in questa circostanza, per, poi, evidenziarne esclusivamente gli aspetti ritenuti problematici.
Chiede chiarimenti alla rappresentante del Dipartimento in merito alla data di avvio della concertazione per la stipula dell’Accordo integrativo regionale, risalente, a suo avvio, al 2025.
Ribadisce che l’iter si concluderà entro fine anno.
Evidenziato come, allo stato, non siano state ancora prospettate soluzioni strutturali da parte della maggioranza per affrontare in maniera organica la problematica in esame, sottolinea che il fenomeno non interessa esclusivamente le aree interne, ma coinvolge anche numerosi territori costieri.
Pur riconoscendo il possibile aggravio che le misure proposte potrebbero comportare per i medici interessati, ribadisce la necessità di individuare tempestivamente rimedi efficaci, richiamando l'attenzione sulle difficoltà vissute dai cittadini privi di medico di riferimento.
Ritiene, pertanto, che la proposta meriti una valutazione seria e
approfondita, evidenziando l'esigenza di fornire risposte concrete ai bisogni
delle comunità e rivendicando il ruolo propositivo della maggioranza
nell'individuazione delle soluzioni più adeguate.
Precisato che spesso la minoranza sottoscrive e vota favorevolmente
provvedimenti ritenuti utili per la collettività anche se presentati da altre
forze politiche, dichiara di sottoscrivere la proposta in esame, ritenendo che
essa debba essere condivisa da tutti i consiglieri regionali.
Espresso apprezzamento per il tentativo della minoranza di individuare
una soluzione a una problematica particolarmente avvertita dai cittadini,
evidenzia, tuttavia, la necessità di approfondire alcuni profili della
proposta, ricordando, innanzitutto, che la Regione, attraverso le Aziende
sanitarie presenti sul territorio, ha già provveduto a individuare le zone
carenti di medici di medicina generale e a pubblicare i relativi avvisi, i
quali, in numerosi casi, sono rimasti privi di adesioni a causa della cronica
carenza di medici.
Sottolineata la centralità della figura del medico di medicina generale
e la necessità di assicurare tale servizio soprattutto nelle aree interne,
sottolinea la finalità del provvedimento in esame di rendere ordinaria una
soluzione avente carattere di misura straordinaria.
Richiamata, inoltre, l'attenzione sui possibili profili di criticità
sotto il profilo della legittimità costituzionale, paventa il rischio di
un'eventuale impugnativa governativa.
Evidenziato che l’Accordo integrativo regionale risulta ormai in fase
avanzata di definizione, propone di approfondire la tematica, anche con il
supporto dell'Area legislativa.
Rilevato, altresì, che la proposta non individua con sufficiente
chiarezza l'ambito territoriale di riferimento, aspetto che ritiene meritevole
di ulteriore approfondimento, precisa che tutte le iniziative necessarie per
affrontare la problematica saranno, comunque, attuate nell'interesse dei
cittadini e della tenuta del Sistema sanitario territoriale.
Propone, pertanto, il rinvio della trattazione del provvedimento, al
fine di avviare un confronto tecnico con il Dipartimento competente e con
l'Area legislativa, volto a dirimere i dubbi emersi e a valutare la possibilità
di individuare strumenti maggiormente efficaci, anche sotto il profilo
amministrativo, non escludendo che l'obiettivo perseguito possa essere
raggiunto anche attraverso l'approvazione di un atto di indirizzo o di una
specifica risoluzione, qualora ciò risultasse più idoneo a garantire risultati
concreti in tempi rapidi.
Ribadito che la proposta in esame nasce dall’allarme sull’assenza dei
medici di medicina generale, si dichiara disponibile all’approfondimento delle
criticità sollevate.
Propone, altresì, l’audizione del segretario regionale della Federazione
Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG).
Condivisa la proposta di audizione, rinvia la trattazione.
(La Commissione rinvia)
Riferisce, preliminarmente, che sono stati invitati i consiglieri
proponenti e, altresì, che è stato convocato il dirigente generale del
Dipartimento salute e servizi sanitari che ha delegato la dottoressa Tripodi.
Ringraziato il Presidente per la tempestiva calendarizzazione della proposta, evidenzia come il provvedimento si componga sostanzialmente di un unico articolo, oltre alla clausola di invarianza finanziaria, e sia finalizzato a dare concreta attuazione alla legge nazionale numero 116 del 2021 in materia di utilizzo dei defibrillatori e di diffusione delle tecniche di primo soccorso.
Sottolineata l'importanza della diffusione dei defibrillatori nei luoghi pubblici, negli Istituti scolastici e nei contesti sportivi, ricorda come la normativa nazionale abbia ampliato la platea dei soggetti abilitati al loro utilizzo e favorito la diffusione della formazione BLSD, consentendo l'accesso ai relativi percorsi formativi anche ai giovani a partire dai sedici anni di età.
Ribadito che la proposta in esame mira a fornire un chiaro indirizzo attuativo alla normativa vigente senza comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza regionale, richiama, in particolare, l'importanza degli strumenti previsti dall'articolo 1, comma 4, che consentono la stipula di Protocolli d'intesa con l'Ufficio scolastico regionale, le Aziende sanitarie provinciali, le Università, gli Enti del Terzo settore e gli Enti di formazione accreditati, per favorire la diffusione della cultura del primo soccorso tra gli studenti. Osserva, quindi, come i Protocolli d'intesa abbiano già dimostrato la propria efficacia in altri ambiti di intervento regionale, richiamando l'esperienza maturata nel settore della prevenzione e del contrasto della violenza sulle donne.
Auspica, pertanto, la sottoscrizione di ulteriori accordi tra Istituzioni, Enti e soggetti competenti, al fine di rafforzare la rete della prevenzione e aumentare le possibilità di intervento tempestivo nelle situazioni di emergenza, contribuendo concretamente alla salvaguardia della vita umana.
Ribadisce, infine, che la finalità principale della proposta è quella di rafforzare la tutela della salute e della vita, con particolare attenzione all'ambiente scolastico, promuovendo una maggiore diffusione delle competenze di primo soccorso e degli strumenti salvavita sul territorio regionale.
Riferisce, su delega del dirigente generale del Dipartimento Salute e Servizi sanitari, il contenuto della nota trasmessa dal Dipartimento in merito alla proposta di legge. Evidenzia, in particolare, che il provvedimento persegue finalità di interesse pubblico, promuovendo l'acquisizione delle competenze necessarie a intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiaco mediante le manovre di rianimazione cardiopolmonare e l'utilizzo dei defibrillatori semiautomatici o automatici esterni (DAE).
Precisa, poi, che la proposta risulta condivisibile nell'impostazione generale e coerente con il quadro normativo nazionale, richiamando l'Accordo Stato-Regioni del 30 luglio 2015, che consente la partecipazione ai corsi per l'abilitazione all'utilizzo dei DAE a partire dal sedicesimo anno di età, nonché l'articolo 5 della legge 4 agosto 2021, n. 116, relativo alla promozione dell'insegnamento delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare, dell'utilizzo dei defibrillatori e delle manovre di disostruzione delle vie aeree. Sottolinea, pertanto, che l'iniziativa regionale si inserisce in un ambito già disciplinato dalla normativa statale, con l'obiettivo di rafforzare le attività formative e la diffusione della cultura del primo soccorso tra i giovani.
Illustra la scheda di assistenza tecnico-normativa.
Chiede chiarimenti in merito al coordinamento della proposta di legge con il decreto dirigenziale n. 2787 del 15 marzo 2017, relativo all'accreditamento degli enti di formazione per l'utilizzo dei defibrillatori. Evidenzia, in particolare, che l'allegato B del provvedimento prevede un limite di età di diciotto anni e domanda se tale disposizione debba essere modificata per consentire la formazione dei sedicenni, come previsto dalla proposta in esame.
Fornisce chiarimenti sul quadro normativo nazionale, evidenziando che la legge numero 116 del 2021 contempla la partecipazione dei minori alle attività formative, secondo percorsi che tengano conto dell'età e delle caratteristiche dei destinatari. Precisa, altresì, che gli enti accreditati già svolgono attività di formazione e che occorre valutare le modalità organizzative dei percorsi rivolti ai giovani, anche in relazione al coinvolgimento delle istituzioni scolastiche.
Chiede ulteriori precisazioni sulla compatibilità tra la disciplina regionale vigente e la formazione dei minorenni, con particolare riferimento ai soggetti abilitati a erogare i corsi e all'eventuale necessità di modificare l'allegato B del provvedimento richiamato.
Chiarisce che la normativa nazionale ha ampliato le possibilità di
utilizzo dei defibrillatori in situazioni di emergenza e che i corsi BLSD sono
già accessibili ai giovani a partire dai sedici anni. Riferisce, poi, di avere
esaminato, durante la predisposizione della proposta, la possibile
incompatibilità con la disciplina regionale richiamata dalla consigliera Greco,
ritenendo che le disposizioni nazionali sopravvenute abbiano superato il
precedente limite di età.
Prende atto dei chiarimenti forniti, pur manifestando perplessità sulla compatibilità della proposta con la disciplina regionale vigente e condivide le finalità del provvedimento, riconoscendo l'importanza di diffondere tra i giovani le competenze necessarie all'utilizzo dei defibrillatori in situazioni di emergenza. Ritiene, tuttavia, opportuno un ulteriore approfondimento giuridico della questione, anche in considerazione del fatto che la proposta è all'esame della Commissione in prima lettura.
Dichiara conclusa la discussione e rinvia
l'esame della proposta di legge a una successiva seduta.
(La Commissione rinvia)
Comunica che il dirigente generale del Dipartimento Salute e Servizi
sanitari ha delegato la dottoressa Tripodi a partecipare ai lavori e invita la
consigliera Succurro a illustrare il provvedimento.
Illustra la proposta di legge, finalizzata a rafforzare l'assistenza
sanitaria nelle aree montane, interne e territorialmente disagiate della
Calabria, caratterizzate da difficoltà di accesso ai servizi sanitari dovute
alla conformazione geografica, alle condizioni della viabilità, alle distanze
dai principali presidi ospedalieri e alla fragilità demografica. Evidenzia che
tali criticità incidono soprattutto sulla popolazione anziana, sui pazienti
affetti da patologie croniche e sulle famiglie con maggiori difficoltà negli
spostamenti. Sottolinea, pertanto, la necessità di garantire una maggiore
equità territoriale nell'accesso alle cure, attraverso la valorizzazione delle
strutture esistenti e il potenziamento delle funzioni compatibili con i bisogni
assistenziali locali, nel rispetto degli standard nazionali e della
programmazione sanitaria.
Riferisce, quindi, che l'iniziativa si colloca nella fase successiva
alla conclusione della gestione commissariale della sanità calabrese, che
restituisce agli organi regionali la responsabilità della gestione ordinaria,
ferma restando l'osservanza degli obblighi derivanti dal piano di rientro,
evidenziando che il percorso di risanamento finanziario deve accompagnarsi al
miglioramento della qualità e dell'accessibilità dei servizi sanitari,
attraverso una programmazione sostenibile e coerente con le esigenze dei
territori.
Passa, quindi, a illustrare l'articolato, precisando che: l'articolo 1
definisce le finalità del provvedimento e individua le condizioni territoriali
che richiedono particolare attenzione, tra cui la complessità geomorfologica,
gli elevati tempi di percorrenza, le difficoltà di accesso ai servizi di
emergenza-urgenza e la fragilità demografica; l'articolo 2 individua i presidi
di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno, Soveria Mannelli e Oppido
Mamertina, nonché la struttura ospedaliera Santa Barbara di Rogliano, quali
strutture destinatarie degli interventi di mantenimento e rafforzamento
funzionale, precisando che tale individuazione non determina automaticamente
modifiche alla rete ospedaliera o l'attribuzione di nuove funzioni, demandate
agli strumenti di programmazione sanitaria competenti; l'articolo 3 individua
le funzioni suscettibili di mantenimento, attivazione o potenziamento,
comprendenti i servizi di emergenza-urgenza, il pronto soccorso, l'osservazione
breve intensiva, la medicina interna, le attività chirurgiche compatibili con gli
standard di sicurezza, le funzioni di stabilizzazione e monitoraggio clinico,
le prestazioni ortopediche e traumatologiche, la pediatria di base, i servizi
oncologici territoriali, la diagnostica essenziale, la specialistica
ambulatoriale e la telemedicina, l’attivazione delle cui funzioni dovrà essere
valutata in relazione ai bisogni assistenziali, alla disponibilità di
personale, alle dotazioni tecnologiche e ai requisiti organizzativi e di
sicurezza; l'articolo 4 promuove l'integrazione funzionale tra i presidi delle
aree disagiate, la rete ospedaliera regionale e i servizi territoriali, anche
mediante protocolli organizzativi tra aziende sanitarie provinciali, aziende
ospedaliere e aziende ospedaliero-universitarie, evidenziando, in particolare,
le potenzialità della telemedicina, del teleconsulto, della teleassistenza e
del telemonitoraggio, quali strumenti utili a migliorare la continuità
assistenziale e a ridurre gli spostamenti non necessari, nel rispetto delle
responsabilità cliniche e delle procedure di sicurezza. Richiama, inoltre, il
decreto ministeriale n. 77 del 2022, relativo all'organizzazione
dell'assistenza territoriale; l'articolo
5 prevede l'approvazione, da parte della Giunta regionale, entro centottanta
giorni dall'entrata in vigore della legge e previo parere della Commissione
consiliare competente, di un piano regionale di attuazione, volto a individuare
gli interventi prioritari, i modelli organizzativi, le modalità di integrazione
della rete, gli strumenti tecnologici e gli indicatori di monitoraggio, nonché
a verificarne la compatibilità economico-finanziaria; l'articolo 6 dispone la
trasmissione annuale al Consiglio regionale di una relazione sullo stato di
attuazione della legge e l'articolo 7 stabilisce l'invarianza finanziaria,
prevedendo l'utilizzo delle risorse disponibili a legislazione vigente; infine,
l'articolo 8 disciplina l'entrata in vigore della legge il giorno successivo
alla pubblicazione sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Calabria.
Conclude auspicando un confronto costruttivo in Commissione, finalizzato
a migliorare il provvedimento e a garantire alle comunità interessate servizi
sanitari accessibili, continuità assistenziale e risposte adeguate alle
specifiche condizioni territoriali.
Ripercorre l'iter di elaborazione della proposta di legge, ricordando
che, a seguito della conclusione della gestione commissariale della sanità
calabrese, intervenuta, secondo quanto riferito, il 10 aprile 2026, è stata
avviata una nuova fase di responsabilità regionale nella programmazione e
gestione ordinaria dei servizi sanitari Riferisce di avere presentato la
proposta il 21 maggio 2026, dopo un percorso di confronto con i capigruppo di
maggioranza e con gli altri consiglieri firmatari, evidenziando in particolare
il contributo della consigliera Succurro.
Sottolinea, poi, che l'iniziativa nasce dall'esperienza amministrativa
maturata nei territori montani e disagiati e dalla necessità di valorizzare le
strutture sanitarie esistenti, nel rispetto della disciplina nazionale,
evidenziando che il rafforzamento dell'assistenza sanitaria nelle aree
periferiche risponde anche all'esigenza di contrastare lo spopolamento, poiché
la carenza di servizi essenziali costituisce uno dei fattori che incidono sulla
permanenza dei cittadini nei territori interni.
Precisa, inoltre, che il provvedimento mira a garantire condizioni di
maggiore equità nell'accesso alle cure, attraverso il potenziamento dei presidi
ospedalieri e territoriali e una più efficace integrazione tra assistenza
ospedaliera, servizi territoriali ed emergenza-urgenza, reputandolo una base di
confronto suscettibile di ulteriori contributi e miglioramenti, anche da parte
dei gruppi di minoranza.
Richiamata, altresì, l'importanza di assicurare la coerenza delle
iniziative legislative regionali con le competenze statali, invita tutti i
consiglieri a contribuire al perfezionamento del testo, affinché le esigenze
assistenziali delle popolazioni residenti nelle aree disagiate possano tradursi
in interventi concreti.
Rileva la necessità di coinvolgere Azienda Zero nell'esame della
proposta di legge, considerato che le competenze relative all'emergenza-urgenza
e alla telemedicina rientrano nelle funzioni attribuite alla medesima Azienda.
Ritiene, pertanto, opportuno un confronto preventivo con Azienda Zero, al fine
di valutare gli aspetti organizzativi e funzionali connessi all'attuazione del
provvedimento.
Prende atto delle osservazioni formulate dal Dipartimento e della
necessità di promuovere un confronto con Azienda Zero prima di proseguire
l'esame della proposta, in considerazione delle competenze esercitate dall'ente
in materia di emergenza-urgenza e telemedicina. Invita, quindi, l'Area
legislativa a esprimere le proprie valutazioni.
Illustra la scheda di analisi tecnico-normativa.
Ringrazia i consiglieri proponenti per il lavoro svolto e sottolinea che
la proposta di legge costituisce il risultato di un percorso di approfondimento
avviato già durante la fase di transizione dalla gestione commissariale a
quella ordinaria della sanità regionale. Evidenzia, quindi, che il
provvedimento intende tradurre in disposizioni legislative un indirizzo
politico volto al rafforzamento dei servizi sanitari nelle aree montane e
disagiate, senza sostituirsi agli organismi competenti per la programmazione
della rete ospedaliera.
Precisa, infatti, che l'individuazione delle funzioni da potenziare
dovrà avvenire nel rispetto degli standard stabiliti dal decreto ministeriale
n. 70 del 2015, con particolare riferimento ai requisiti organizzativi e di
sicurezza dei reparti e dei servizi di emergenza-urgenza. Sottolinea, inoltre,
l'importanza della telemedicina e delle nuove tecnologie, ferma restando la
necessità di garantire un'adeguata capacità di risposta alle emergenze
sanitarie.
Riferisce, poi, che il provvedimento sarà oggetto di ulteriori
approfondimenti con il Dipartimento competente e con il Presidente della Giunta
regionale, titolare della delega alla sanità, affinché gli indirizzi
legislativi possano trovare concreta attuazione, evidenziando che le strutture
individuate dalla proposta sono già operative e garantiscono prestazioni
sanitarie e che l'obiettivo è rafforzarne ulteriormente le funzioni attraverso
una migliore organizzazione della rete ospedaliera e dei servizi territoriali.
Condivide le finalità generali della proposta di legge, riconoscendo la
necessità di garantire ai cittadini residenti nelle aree montane, interne e
disagiate pari opportunità di accesso alle cure. Solleva, tuttavia, perplessità
sulla concreta efficacia del provvedimento, osservando che la Regione dispone
già, nell'ambito della programmazione sanitaria, degli strumenti necessari per
organizzare la rete ospedaliera, attribuire funzioni ai singoli presidi,
rafforzare i servizi e promuovere l'integrazione tra ospedale e territorio.
Ritiene, pertanto, necessario individuare gli obblighi specifici che la
legge intende porre a carico della Giunta regionale, con particolare
riferimento alle funzioni essenziali da garantire, ai servizi di
emergenza-urgenza, alle dotazioni diagnostiche e di personale, ai collegamenti
con il sistema 118 e con gli ospedali Hub e Spoke,
nonché ai tempi di attuazione degli interventi.
Chiede, inoltre, chiarimenti sui criteri utilizzati per individuare le
strutture elencate all'articolo 2, evidenziando che altri presidi situati in
territori disagiati, tra cui quelli di Cariati e Trebisacce, non risultano
ricompresi nella proposta. Sottolinea, poi, la necessità di definire
preliminarmente criteri oggettivi e uniformi, fondati sulle caratteristiche
territoriali, sui tempi di percorrenza e sui bisogni assistenziali, per
procedere successivamente all'individuazione delle strutture destinatarie degli
interventi.
Solleva, altresì, la questione della specifica configurazione della struttura
ospedaliera Santa Barbara di Rogliano, appartenente all'Azienda ospedaliera di
Cosenza, chiedendo di chiarire quali funzioni ospedaliere e territoriali si
intendano rafforzare e secondo quale modello organizzativo.
Evidenzia, infine, le criticità connesse alla clausola di invarianza
finanziaria, osservando che il potenziamento dei servizi sanitari può
richiedere ulteriori risorse per personale, tecnologie, diagnostica e
organizzazione dei turni. Propone, pertanto, di rafforzare le disposizioni
dell'articolo 5, prevedendo che il piano regionale di attuazione individui, per
ciascun presidio, i servizi da garantire, quelli già attivi, le carenze
esistenti, il fabbisogno di personale, le risorse necessarie e i tempi di
realizzazione. Infine, chiede ai proponenti e al Dipartimento quali nuovi
obblighi concreti deriverebbero dall'approvazione della legge per la Giunta
regionale.
Condiviso l’impianto della proposta di legge, anche alla luce di una recente visita all’ospedale di Serra San Bruno, durante la quale ha potuto constatare direttamente le difficoltà vissute dal territorio e le carenze della struttura, pur esprimendo apprezzamento per l’iniziativa legislativa, manifesta alcune perplessità sulla sua reale capacità di incidere sui problemi esistenti. Osserva infatti che strutture come l’Ospedale di Serra San Bruno dispongono già di attrezzature importanti, come la TAC e un laboratorio analisi moderno, che tuttavia non funzionano pienamente per mancanza di personale. Per questo ritiene che il nodo principale sia l’organizzazione del sistema sanitario e la disponibilità di professionisti, più che l’assenza di strumenti normativi.
Riconosce comunque il valore della proposta che giudica capace di avviare una discussione sulla condizione degli ospedali montani e delle aree interne, territori nei quali, a suo giudizio, l’assistenza sanitaria, il sistema dell’emergenza-urgenza e il servizio 118 presentano criticità rilevanti, legate anche alle caratteristiche orografiche e alla viabilità. Infine, dichiara la sua adesione alla proposta, pur condividendo le perplessità già espresse dalla consigliera Greco.
Premesso che ritiene utile coinvolgere nelle successive sedute anche Azienda Zero, soprattutto per gli aspetti riguardanti il sistema dell’emergenza-urgenza, sottolinea che la finalità della legge non è disciplinare servizi che già esistono, ma consentire il mantenimento, l’attivazione o il potenziamento di funzioni assistenziali che molti degli ospedali interessati oggi non possiedono. Richiamando l’articolo 3 della proposta, evidenzia che essa prevede la possibilità di sviluppare attività di Pronto soccorso, Osservazione breve intensiva, Medicina interna, attività chirurgiche, stabilizzazione clinica, Ortopedia e Traumatologia, Pediatria di base, servizi oncologici territoriali, servizi diagnostici essenziali, specialistica ambulatoriale e sistemi di telemedicina, teleassistenza e telemonitoraggio.
A suo giudizio molti di questi servizi oggi risultano assenti o largamente insufficienti negli ospedali interessati. Evidenzia inoltre che l’articolo 5 prevede un piano regionale di attuazione da approvare entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge, attraverso il quale la Giunta dovrà dare concreta applicazione agli indirizzi fissati dal Consiglio.
Ribadisce, infine, che non si intende creare nuove aziende sanitarie o modificare l’assetto delle ASP, ma rafforzare presidi già esistenti e già inseriti nella rete sanitaria regionale, attribuendo loro funzioni e servizi più adeguati alle esigenze dei territori montani e periferici.
Condivide l’obiettivo della proposta, ma continua a manifestare alcune riserve sul piano operativo. A suo giudizio, il testo si configura soprattutto come un atto di indirizzo rivolto alla Giunta, poiché invita l’esecutivo a fare ciò che rientra già nelle sue competenze, senza imporre obblighi specifici. Ritiene, difatti, che il testo non renda ancora pienamente chiari gli strumenti concreti attraverso cui si realizzeranno gli obiettivi indicati.
Si dichiara comunque disponibile a collaborare al miglioramento della proposta attraverso eventuali emendamenti e chiede chiarimenti anche su alcune scelte contenute nel testo, domandando ad esempio perché non siano stati inclusi gli ospedali di Cariati e Trebisacce, riconosciuti dalla rete ospedaliera come strutture situate in aree disagiate, e quale sia il ruolo attribuito alla struttura ospedaliera di Rogliano.
Intervenendo nuovamente, conferma il proprio sostegno alla proposta e ribadisce che le spiegazioni fornite dal consigliere Giannetta lo convincono maggiormente sulle finalità del provvedimento.
Torna però a porre il tema della concreta operatività della legge, chiedendosi se, dopo la sua approvazione, strutture come l’ospedale di Serra San Bruno potranno effettivamente ottenere il personale necessario per utilizzare pienamente apparecchiature già esistenti, come la TAC, e se la normativa sarà in grado di incidere sul problema generale della carenza di medici e professionisti sanitari.
Ribadisce infatti che la sanità calabrese soffre non soltanto di carenze organizzative ma anche di problemi legati alle risorse umane e alla capacità di attrarre medici e operatori. Auspica, infine, che il confronto continui e che la proposta possa essere ulteriormente migliorata.
Sottolineato che la proposta deve necessariamente configurarsi principalmente come un atto di indirizzo, poiché le scelte organizzative sulla rete ospedaliera restano di competenza della Giunta regionale, ritiene che inserire nella legge obblighi puntuali sull’apertura di reparti o sulla distribuzione dei posti letto rischierebbe di rendere rigida e poco flessibile l’organizzazione sanitaria.
Ritiene comunque che il testo possa essere ulteriormente migliorato attraverso emendamenti e segnala, con riferimento allo stabilimento ospedaliero di Rogliano, che esso fa già parte del sistema ospedaliero dell’area cosentina e potrebbe essere ricompreso negli interventi previsti dalla proposta.
Aggiunge inoltre che uno degli aspetti da rafforzare potrebbe essere il collegamento con il sistema universitario regionale e la formazione dei professionisti sanitari, proprio per favorire una maggiore mobilità e presenza di personale nelle strutture periferiche.
Non essendovi ulteriori interventi, dichiara conclusa la discussione e rinvia il seguito dell’esame della proposta alle successive sedute della Commissione.
(La Commissione rinvia)
Esauriti i punti all’ordine del giorno, toglie la seduta.
La seduta termina alle 14.03
La funzionaria IEQ
Dott.ssa Giada Katia Helen Romeo