RICORSO N. 53 DEL 24 AGOSTO 2018 (DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI)

Ricorso per questione di legittimita' costituzionale depositato in cancelleria il 24 agosto 2018.

(GU n. 39 del 3.10.2018)

 

Ricorso per la Presidenza del Consiglio dei ministri (c.f. 97163520584), in persona del Presidente p.t., ex lege rappresentata e difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato (c.f. 80224030587) presso i cui uffici domicilia ex lege in Roma, via dei Portoghesi n. 12, fax 06-96514000, pec ags.rm@mailcert.avvocaturastato.it   Nei confronti della Regione Abruzzo. in persona del Presidente della Giunta regionale pro tempore, per la dichiarazione di illegittimita' costituzionale della legge regionale 18 giugno 2018, n. 14, recante «Disposizioni in materia sanitaria», pubblicata sul BUR Abruzzo n. 65 del 20 giugno 2018.

La legge della Regione Abruzzo del 18 giugno 2018, n. 14, recante «Disposizioni in materia sanitaria», presenta profili d'illegittimita' costituzionale in quanto invade la competenza esclusiva statale in materia di «ordinamento civile», in violazione dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, ledendo altresi' il precetto costituzionale di eguaglianza di cui all'art. 3, della Costituzione.

In particolare l'art. 1, rubricato «Disposizioni in materia di sanita' convenzionata», al comma 1, riconosce ai medici di continuita' assistenziale, fino alla data di approvazione della delibera della Giunta regionale n. 398 del 18 luglio 2017, un compenso aggiuntivo, che, ai sensi dell'art. 13, «Trattamento economico», comma 1, dell'Accordo integrativo regionale approvato con delibera G.R. n. 916 del 9 agosto 2006 e' pari a euro 4/ora, quale indennita' per i rischi legati alla tipologia dell'incarico; il successivo comma 2 precisa che detta indennita' «si intende finalizzata alla remunerazione delle particolari e specifiche condizioni di disagio e difficolta' in cui vengono rese le prestazioni sanitarie al fine di garantire i livelli essenziali di assistenza e del contributo offerto, anche in termini di disponibilita', allo svolgimento di tutte le attivita'...».

Il riconoscimento del predetto compenso aggiuntivo si discosta dai principi che ispirano l'Accordo collettivo nazionale di settore che regola le attribuzioni degli incarichi ai medici di continuita' assistenziale, preposti ad assicurare prestazioni assistenziali territoriali non differibili.

In particolare, l'art. 67, comma 1, dell'ACN 29 luglio 2009, di modifica dell'ACN del 2005 stabilisce che «Il medico di continuita' assistenziale assicura le prestazioni sanitarie non differibili ai cittadini residenti nell'ambito territoriale afferente alla sede di servizio».

Il comma 17 del medesimo articolo stabilisce inoltre che «Il medico di continuita' assistenziale partecipa alle attivita' previste dagli Accordi regionali e aziendali. Per queste attivita' vengono previste quote variabili aggiuntive di compenso, analogamente agli altri medici di medicina generale che ad esse partecipano. Tali attivita' sono primariamente orientate, in coerenza con l'impianto generale del presente Accordo, a promuovere la piena integrazione tra i diversi professionisti della medicina generale, anche mediante la regolamentazione di eventuali attivita' ambulatoriali».

Da tali disposizioni deriva che ai medici di continuita' assistenziale possono essere attribuite altre attivita' che si aggiungono alle normali funzioni istituzionali, ma queste ulteriori attivita' devono essere stabilite dagli Accordi collettivi regionali e aziendali e per la remunerazione delle stesse devono essere previste quote variabili aggiuntive di compenso. Non possono, invece, essere previsti compensi aggiuntivi, volti ad indennizzare il medico per le particolari e specifiche condizioni di disagio e difficolta' in cui vengono rese le prestazioni sanitarie da esso svolte, posto che, come sopra indicato, le predette quote variabili aggiuntive costituiscono la possibile remunerazione delle sole attivita' attribuite al medico in aggiunta rispetto a quelle istituzionali e la corresponsione del relativo compenso prescinde dalle particolari condizioni in cui e' resa l'attivita' assistenziale.

Inoltre, pur avendo l'art. 23 dell'Accordo collettivo nazionale 29 luglio 2009 (di modifica all'art. 72, comma 1, dell'Accordo collettivo nazionale 23 marzo 2005) eliminato il riferimento ai «compensi lordi omnicomprensivi per ogni ora di attivita' svolta», va tuttavia segnalato che l'art. 72, nella nuova formulazione, contiene pur sempre il riferimento alla rideterminazione dell'onorario professionale, prevedendo che «A far data dal 1° gennaio 2008 l'onorario professionale di cui all'art. 72, comma 1, dell'ACN 23 marzo 2005 e' rideterminato in € 22,03 per ogni ora di attivita' svolta...»; tale riferimento deve, ad ogni modo, intendersi quale trattamento omnicomprensivo.

Alla luce di quanto rappresentato, con le previsioni di cui ai commi 1 e 2 dell'art. 1, la legge regionale in questione esercita una competenza non propria, atteso che, ai sensi dell'art. 8, comma 1, prima parte, del decreto legislativo n. 502 del 1992, il rapporto tra il servizio sanitario regionale, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e' disciplinato da apposite convenzioni di durata triennale, conformi agli accordi collettivi nazionali.

Ed invero, quando - come nel caso in esame - un contratto collettivo nazionale determina, negli ambiti di disciplina ad esso riservati da una legge dello Stato, le materie e i limiti entro i quali deve svolgersi la contrattazione collettiva integrativa, non e' consentito ad una legge regionale derogare a quanto in tal senso disposto dal contratto collettivo nazionale.

Pertanto l'art. 1 della legge in esame, e l'intera legge regionale avente carattere normativo omogeneo (essendo composta di soli due articoli tra loro inscindibilmente connessi), invadono la competenza esclusiva statale in materia di «ordinamento civile», alla quale e' riconducibile la contrattazione collettiva, violando in tal modo dell'art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, e ledendo altresi' l'esigenza connessa al precetto costituzionale di eguaglianza di cui all'art. 3, della Costituzione, di garantire l'uniformita', sul territorio nazionale, delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti in questione.

 

P.Q.M.

 

Per i motivi esposti la norma regionale sopra indicata viene impugnata dinanzi alla Corte costituzionale ai sensi dell'art. 127 della Costituzione, come da delibera del Consiglio dei ministri in data 8 agosto 2018.

Si conclude pertanto affinche' sia dichiarata l'illegittimita' costituzionale nei sensi sopra esposti della legge della Regione Abruzzo del 18 giugno 2018, n. 14, recante «Disposizioni in materia sanitaria».

Roma, 13 agosto 2018

Avvocato dello Stato: De Giovanni