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Saluto del
Presidente del Consiglio Regionale
GIUSEPPE BOVA
Signor
Presidente della Giunta, signori colleghi della Giunta
e del Consiglio, io vorrei fare un saluto che dia
l’inizio in qualche maniera a questa legislatura.
Con questa
seduta si è avviata formalmente l’ottava legislatura
regionale. Non a caso tutti noi abbiamo ripetuto
dentro quest’Aula con l’urna e con la scheda quanto
tanti e tanti cittadini della nostra terra hanno
voluto e determinato, liberamente e consapevolmente,
con il voto del 3 e 4 aprile scorso.
Da quel
voto, da quella volontà sovrana ciascuno di noi trae
la pienezza del proprio mandato e la responsabilità
delle proprie funzioni.
A me si è
voluta dare la funzione di garantire e di assecondare
dentro quest’Aula quanto la volontà del popolo sovrano
ha voluto e richiesto nel pieno rispetto delle
prerogative di ciascuno.
E’ un
grande onore di cui, con sincerità, vi ringrazio. Ma
contemporaneamente ancora di più è una responsabilità
assai gravosa, pesante per chiunque. Comunque lo è
fortemente per me per cui chiedo esplicitamente a
tutti e a tutte, alle diverse espressioni del
Consiglio innanzitutto ai colleghi consiglieri
sostegno e aiuto.
Il compito
è assai arduo. La Calabria soffre contemporaneamente
di troppe emergenze a partire da una presenza
pervasiva ed insopportabile di prevaricazioni,
violenze, azioni delittuose e di matrice mafiosa.
In
contemporanea, rimane altissimo il numero dei
disoccupati e dei precari in presenza di un’alta
mortalità aziendale. Poi quasi un terzo delle famiglie
vivono con un reddito sotto la soglia di povertà.
Malgrado
questo, però, la Calabria non si è persa d’animo ed ha
espresso con radicalità e nettezza il proprio
orientamento e rivendica un profondo ed immediato
mutamento di rotta.
Ciascuno
di noi, eletti dal popolo, deve sentire come vero e
proprio imperativo morale il dovere di dare risposte
concrete ed efficaci ad aspettative sacrosante
privilegiando le motivazioni etiche del nostro
impegno, accingendosi con fiducia ai nuovi compiti
alimentando la speranza e la voglia di futuro.
Nel voto
dei calabresi questa fiducia, questa speranza, questa
voglia di futuro ci sono: da lì le radici, le ragioni
e le energie per tentare di risalire la china. Da lì
la necessità e la richiesta di un vero e grande
cambiamento.
Il nostro
impegno dovrà essere visibile, sistematico ed
ordinato. A tutti dovrà risultare chiaro quanto faremo
e che scelte opereremo, con quali modalità e in che
tempi.
Attenzione, però, il voto esprime certo una radicalità
e scelte nette di cambiamento ma indica
contemporaneamente l’orizzonte e la rotta del
cambiamento.
Per anni
si è discusso e deciso anche da noi immaginando che il
futuro che i calabresi – come del resto gli italiani
sognavano – fosse quello del successo personale,
dell’arricchimento ad ogni costo, di una società a
misura del più forte.
E’ stata
la miserevole traduzione nostrana in chiave
iperliberista e leghista del cosiddetto “sogno
americano”. Oggi esso è anche qui da noi in netto
declino, ricordate il mito della frontiera che
prometteva il benessere materiale in cambio del
sacrificio, del duro lavoro, della disponibilità a
mettere a rischio tante, troppe cose.
Oggi anche
negli Stati Uniti lavorano sempre di più meno persone
e sono pagati sempre di meno.
Il tempo
non basta mai e le speranze in un futuro migliore
sembrano dissolversi. Non si può più far finta di
nulla o ricordarsene solo per sottolineare quanto
anche in questa direzione le parole di Giovanni Paolo
II siano state profetiche.
Vedete,
nel voto dei calabresi, in quello degli italiani,
quelle “profezie” si manifestano, vivono, rivendicano
nuove scelte e nuovi indirizzi. C’è l’emergere, per lo
meno in germe, di un nuovo sogno radicalmente diverso
che mi consento di chiamare il “sogno europeo”.
Già oggi
gran parte dei cittadini europei gode di maggiori
protezioni sociali, di una più lunga aspettativa di
vita, di una migliore istruzione, di più tempo libero,
di un minore degrado e di una minore povertà.
Per
progredire oggi l’Europa si propone di privilegiare le
ragioni dello sviluppo sostenibile, della ricerca,
della conoscenza, della integrazione sociale, della
responsabilità collettiva, di una grande apertura ai
paesi extraeuropei del Mediterraneo, improntata ai
valori della pace e della non violenza. Una nuova e
ardita visione del futuro all’altezza delle sfide
poste dalla società globale in alternativa a vecchie,
affannate, utopie e frontiere.
A questo
la maggioranza dei calabresi ha fatto riferimento
avendo consapevolezza che il vecchio mondo, la vecchia
Calabria non ci sono più. I tentativi di questi anni
per costruire una Calabria moderna si sono rivelati
fallaci e dannosi e per realizzare una modernità vera
e giusta i soggetti protagonisti devono essere davvero
tantissimi.
Come dire
- mutuando Corrado Alvaro – oggi molto più di ieri i
calabresi vogliono essere “parlati” nel senso di
comunicare, entrare in relazione, attraversare la
crisi da protagonisti senza abbandonare il retaggio
dei valori che ad essa hanno resistito, con quel passo
lungo del calabrese che ha ancora molto da camminare.
Per ciò
necessita che la Regione, per quanto ci riguarda il
Consiglio regionale, diventino riferimento, quasi una
stella polare della buona politica per una nuova
Calabria senza alcuna concessione a vecchi e superati
archetipi dell’agire politico ed istituzionale.
La vera
novità sarà innanzitutto quella di portare ogni
cittadino, associazione, impresa, comunità al governo
della Regione capovolgendo le vecchie logiche e le
divisioni tra campanile, figli di un regionalismo più
che logoro, neo-centralista e burocratico.
Non a
caso, il programma del Presidente Loiero ha come
titolo ed asse strategico “un progetto per crescere
assieme” e trova in un radicale decentramento delle
funzioni il suo cardine fondamentale.
Che senso
ha in una situazione siffatta la polemica e la
divisione sul terreno del “ma di dove è l’assessore?”.
La scelta di fondo è un’altra e diventa quella di
rafforzare e stimolare la ricerca e l’impegno in
direzione di una forte valorizzazione delle
peculiarità della comunità e territorio calabrese e
della loro identità, mirando a definire soluzioni
dentro regole condivise che possano esaltare il senso
di sé, di ciascuna e di ciascun cittadino, di tutti e
di tutte.
L’innovazione è assai radicale. Da un lato la
stabilità dei governi, la loro durata di legislatura,
il ruolo del Presidente della Regione come espressione
della volontà popolare. Dall’altro la scelta di
utilizzare la risorsa stabilità in direzione di quella
che gli anglosassoni chiamano governance, cioè un
governo efficace ed efficiente della cosa pubblica.
Così in
maniera coordinata, programmata e concertata, avendo
come bussola il principio di sussidiarietà, i centri
di decisione e di attuazione delle scelte saranno
davvero tanti: province, città metropolitane,
capoluogo, unioni e consorzi tra comuni e così via,
espressione di una Calabria multipolare aperta.
La Regione
del futuro prossimo si limiterà a tenere per sé le
funzioni di indirizzo, delle grandi scelte strategiche
e di controllo.
Perché
questo funzioni occorrerà adottare leggi, farle
diventare un vero e proprio sistema in armonia con
l’indirizzo di fondo ispirato a principi di
cooperazione che abbiano come perno centrale la
cultura della comunità attraverso le quali la Regione
non rinuncia a svolgere un ruolo redistritibutivo sul
piano economico e sociale al fine di intervenire sugli
squilibri esistenti nelle diverse parti del
territorio.
Sembra
complicato ma non è così. Tutto gira attorno a tre
parole chiave: apertura, coesione, conoscenza.
La prima
riguarda il passaggio della Calabria da come è ad un
sistema locale aperto e competitivo, espressione di
una società coesa e aperta e dei princìpi che la
ispirano.
La seconda
riguarda la capacità di dare un marchio di eccellenza
alle proprie produzioni e ai propri servizi.
La terza è
di farla immettendo in ogni cosa un di più di
conoscenza, e diventa così il vero valore aggiunto del
nuovo marchio “Calabria”.
In quest’ambito
la crescita e la qualità della ricerca e del sistema
universitario calabrese diventano fattori decisivi,
così come la promozione e la regolazione di un nuovo
sistema locale delle comunicazioni è parte vitale ed
indispensabile di siffatta prospettiva.
Ho tentato
di delineare non solo un piano di lavoro, ma di
lanciare a ciascuno di noi la grande sfida di lavorare
ad un nuovo patto tra calabresi, tra cittadini,
istituzioni, partiti, sindacati, associazioni, enti,
autonomie e sensibilità di questa Regione.
Attenzione, nessuna confusione. Il compito di
governare spetta alla Giunta, al suo Presidente. Su
tali questioni, anche in Consiglio le posizioni della
maggioranza e della minoranza sono definite e
garantite dalle leggi e dal mandato popolare.
Ma c’è un
terreno che è al di fuori e al di sopra di tale
impegno e riguarda un nuovo progetto di società e
l’espressione istituzionale di un progetto siffatto.
Questo riguarda tutti e si potrà realizzare solo se il
livello di consapevolezza, di adesione e
partecipazione sarà assai ampio e convinto.
Vi chiedo
di perdonarmi per la durata – forse troppo lunga – del
mio saluto, però inaugura la nuova legislatura, ma non
si tratta per la Calabria né di una situazione
né di una legislatura qualsiasi.
Auguro
buon lavoro al Presidente Loiero, alla nuova Giunta,
al nuovo Consiglio. Ci aspettano giorni e settimane
assai impegnative e faticose. A tutti auguro un “in
bocca al lupo”.
Per me
vorrei attraversare i momenti e l’impegno che mi
attendono con la serenità e l’operosità di mia madre.
La ricordo ancora tutte le sere…
(Applausi)
…coricarsi
per ultima, uno sguardo ai cari perduti, l’attenzione
premurosa verso i figli che dormivano, alla fine il
segno della croce e poi il riposo della persona di
buona volontà, prima di riprendere il mattino dopo, un
giorno dopo l’altro.
(Applausi)
Ed ora
davvero tutti al lavoro per la Calabria che vogliamo,
puntuali ed ordinati in maniera che Reggio Calabria,
la Calabria tutti e tutte, anche le persone capiscano
che qui ci si è rimboccati le maniche e si lavora per
il bene comune.
(Applausi)
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