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Reggio Calabria, 29 settembre 2007
Ill.mo Sig. Ministro, la Calabria sta faticosamente tentando di superare una lunga fase di avvio di questa tribolata Legislatura che sino ad oggi è stata costellata di infamie e veleni. La politica calabrese si sta tirando fuori dalle secche operando un inedito sforzo di ridimensionamento dei propri costi, delle strutture politiche e degli organismi regionali, che negli anni hanno assorbito notevoli risorse appesantendo un bilancio già esangue. Operando così si sono liberate risorse fresche da destinare, tra l’altro, al finanziamento, ogni anno, di 250 stage presso le amministrazioni pubbliche regionali per i migliori giovani laureati calabresi, selezionati con meccanismi oggettivi in base ai cuurricula, senza ricorrere a discutibili test e soprattutto senza imbrogli. Si tratta di una politica coraggiosa che certamente ha un prezzo politico salato da pagare, ma che non presenta alternative. Su un altro versante, poi, in queste ore è in corso la nuova progettazione del POR per gli anni 2007-2013 ed arrivano le prime note d’apprezzamento dall’Unione europea che segnano, anche in questo importantissimo ambito, una netta inversione di tendenza rispetto alla precedente gestione targata centrodestra, che si è rivelata fallimentare. In Calabria c’è bisogno di normalità, i cittadini richiedono a gran voce moralità e trasparenza nella vita pubblica e la possibilità di avviare una stagione di rilancio e di riforme che consenta di risalire la china. Tutti i nostri sforzi, il nostro impegno, fino a non dormirci la notte, è rivolto in questa direzione e per questo la Calabria ed i calabresi meritano rispetto e positiva attenzione. Quell’attenzione riservata proprio in queste ore dalla Polizia di Stato che “accarezza” la nostra terra assegnandole l’onore di ospitare la Festa nazionale della Polizia. I calabresi ce la stanno mettendo tutta, stanno provando a fronteggiare come possono e come sanno lo strapotere della ‘ndrangheta. Il Consiglio regionale, colpito al cuore dalla criminalità oscura e mafiosa sin dall’avvio della Legislatura, tenta a sua volta di assecondare questo sforzo attivando strumenti che mirano a garantire maggiore trasparenza e legalità, partendo proprio dal terreno nel quale le mafie vogliono con ogni mezzo insinuarsi: quello degli appalti pubblici. La stazione unica degli appalti è una risposta seria e concreta in questa direzione ed al prossimo Consiglio sarà legge della Regione. Trasparenza e legalità allora. Ed è per questo che ci siamo dotati, unica Regione in Italia, di un regolamento interno che impone la decadenza automatica da tutti gli incarichi per i consiglieri regionali che vengono semplicemente rinviati a giudizio per associazione mafiosa. Non c’è nulla di simile in nessuna Regione d’Italia, men che meno in Parlamento. Sarebbe estremamente significativo, allora, che lei, Sig. Ministro Mussi, volesse rendersi promotore di un provvedimento analogo per le Istituzioni politiche nazionali. In tal caso stia ben certo che avrebbe tutto il nostro plauso e la nostra collaborazione. Tuttavia, mi consenta di osservare che è francamente assai singolare che al Consiglio regionale si imputi con una stanca routine il fatto che siederebbero in Assemblea un numero, per vero mai precisato e comunque assai variabile, di consiglieri “indagati” e su questa base se ne chieda lo scioglimento. Si tratta, com’è evidente, di un ragionamento che fa a pugni con qualsivoglia principio costituzionale o più semplicemente di civiltà democratica. Non spetta a me ricordare, infatti, che l’”avviso di garanzia” è, appunto, uno strumento per garantire l’indagato e debbo inoltre sottolineare con forza che, sino ad oggi, tutte le indagini in corso a carico di consiglieri regionali si sono chiuse a favore degli indagati, con la richiesta di archiviazione promossa da parte dello stesso Pubblico Ministero inquirente. Voglio ricordare il caso clamoroso dell’On.le Franco Pacenza, addirittura arrestato come il peggiore dei criminali quando si trovava in vacanza con la famiglia, o ancora quello meno noto dell’On.le Luigi Incarnato, prosciolto anch’egli da ogni addebito. E, d’altro canto, se così non fosse, cosa dovremmo dire, ad esempio, del fatto che molti valenti magistrati, proprio in queste ore al centro delle polemiche, figurano anch’essi quali persone sottoposte ad indagini per fatti legati alle funzioni esercitate; eppure nessuno si sogna nemmeno di chiederne le dimissioni, anzi. Essi vengono giustamente difesi per il lavoro ad oggi svolto quando se ne mette in discussione la moralità e la competenza. In questo quadro, risulta ancora più curioso il fatto che, proprio in queste ore, un grande numero di cittadini italiani stia protestando a gran voce perché in Parlamento siedono indisturbati personaggi che non sono “semplicemente indagati”, e neppure solo “rinviati a giudizio”, e nemmeno solo “condannati in primo grado”, ma che, come tutti sanno, hanno subito una condanna confermata in appello e poi anche in Cassazione e che stanno ancora lì, abbarbicati alla poltrona. E mentre tutto questo accade, c’è chi, invece di interrogarsi sulle ragioni di fondo di una protesta legittima e giusta, chiede ancora e ancora di sciogliere il Consiglio regionale della piccola e marginale Regione Calabria. Sarebbe allora forse altrettanto giusto richiedere anche lo scioglimento del “Parlamento più condannato d’Europa”? Veda Sig. Ministro, in Consiglio regionale è effettivamente accaduto che un consigliere sottoposto a processo ancor prima di candidarsi alle elezioni regionali, venisse in corso di Legislatura condannato in primo grado. Si è trattato di un fatto molto grave, che avrebbe, questo si, potuto gettare discredito sull’intera Istituzione regionale. Che cosa è avvenuto allora? Semplicemente che quel consigliere, condannato per fatti riferiti a quando era impegnato nel ruolo di Vice Presidente di una Provincia calabrese, dopo poche ore dalla condanna, sia stato sospeso dal Consiglio e dalle funzioni e sia stato sostituito dal primo dei non eletti. La legge lo prevede e tutto questo è avvenuto, nel segno della più assoluta normalità, della fisiologia democratica. Vede, Sig. Ministro, contro il Consiglio regionale della Calabria in questa Legislatura ne abbiamo sentite tante, troppe forse. Voglio ricordare che, ad un certo punto, quando il dolore per l’efferato delitto del compianto Vice Presidente Franco Fortugno era ancora fortissimo, è partita ai danni della massima assise regionale una vera e propria ondata di discredito. Si è diffusa allora incontrollata la notizia che ad alcuni consiglieri era stato addirittura ritirato il passaporto. Tutto falso, mai avvenuto. Ed è adesso ancor più evidente che contro il Consiglio, avvertendo che il risultato elettorale alle scorse elezioni regionali aveva assestato un colpo fortissimo al potere di condizionamento mafioso sulla politica regionale, si è misurata e si misura tuttora la ‘ndrangheta che, com’è oramai noto a tutti, è la più grande forza criminale d’Europa. E nonostante tutte queste “attenzioni”, lecite ed illecite, il Consiglio non si è lasciato intimidire ed ha assunto decisioni rigorose ed inedite, al punto che alcuni sostengono che si tratta di misure talmente rigide da giungere a limitative addirittura le libertà costituzionali dei consiglieri. Eppure, sono costretto a constatare che tutto questo sembra ancora non bastare. D’altro canto, in Calabria, anche questo clima da caccia alle streghe non è una novità. Siamo una terra, infatti, che è abituata a marciare sempre in salita, contro tutto e tutti. E nonostante ciò, mi lasci ribadire che i calabresi, Sig. Ministro, sono in massima parte persone oneste che, con volontà ferma e instancabile, non hanno arretrato nemmeno dinanzi alle catastrofi naturali che nei secoli ne hanno sconquassato il territorio. Continueranno ne sono certo, continueremo ancora in questo modo, l’unico che conosciamo, consapevoli che nostro malgrado i nostri meriti non ci verranno mai riconosciuti e che le infamie, perché di questo si tratta, ci pioveranno addosso comunque. Benvenuto in Calabria, allora, Sig. Ministro e buon lavoro.
Giuseppe Bova Presidente del Consiglio regionale della Calabria
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