16/10/2006

Il ricordo di Franco Fortugno, un anno dopo

INTERVENTO DEL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA
GIUSEPPE BOVA
LOCRI, 16 OTTOBRE 2006

Un anno è passato.
In questa chiesa giurammo allora di fronte alle spoglie mortali di Franco, di fronte alla sua famiglia, che non l’avremmo dimenticato.
Un anno è passato.
Tutti ricordano quello striscione bianco; gli studenti, i giovani di Locri. Quella protesta solare, innocente; espressione di una Calabria limpida come la vorremmo.
Con quei giovani, assieme alla famiglia Fortugno, alla Chiesa, al Comune di Locri, alla scuola, noi, il Consiglio regionale di Franco, abbiamo fatto un patto. E’ nato il Forum.
Lo abbiamo chiamato Fo.re.ver.
Per sempre, in inglese. Per sempre, resistenza e verità.
Questa volta non è sparito tutto, come l’acqua dei fiumi carsici.
Dare voce a quei giovani. Ci abbiamo provato in tanti modi. Rispettandoli sempre. Quei giovani parlano ancora, hanno voce anche con radio Forever.
Certo, ad oggi, di verità abbiamo solo alcuni brandelli. Altri delitti; troppi delitti rimangono impuniti.
Ma i parenti, gli amici di tanti morti innocenti, a partire da Mario Congiusta, il papà del povero Gianluca, però ora gridano, di nuovo, con più forza la loro sete di giustizia.
Così un anno; un altro anno difficile per questa terra, bella e tragica, è passato.
Abbiamo resistito. C’è un passato pesante che vuole trascinarci indietro: anni di sottovalutazioni, di complicità, di inerzia, di cinismo.
Resistiamo. Ora l’aggressione è diretta sempre più anche alle istituzioni; intimidazioni, attentati, delitti. E non solo, c’è pure denigrazione, discredito, scandalismo.
Vogliono delegittimarci. Per ottenere passività e rassegnazione, generati dal senso comune che “tanto sono tutti uguali, tutti ugualmente complici e colpevoli per lo stato delle cose in Calabria”. Le ruberie, le truffe delle risorse pubbliche, i delitti impuniti alimentano questa sfiducia. Cosa occorre che accada ancora per dichiarare, formalmente, che qui sulla sicurezza, sull’attacco mafioso alla democrazia, c’è una drammatica emergenza nazionale?
Non dico questo per assumere le difficoltà come alibi per non fare nulla. Tutto ci chiama, invece, a rafforzare le nostre responsabilità e a darci da fare con più lena.
E’ vero, tutto ci chiama a questo. Anche quando non sembra.
Vedete, in Calabria a volte ci sono altri morti, che noi imputiamo al caso o a madre natura. Come quest’estate, quella bambina di Pizzo che io non ho visto mai da viva. Era, quando l’ho vista, nella sua piccola bara bianca, con la bara dello zio a fianco, per terra, vicino all’altare della Cattedrale di Pizzo. Tre ore di pioggia, anni di incuria, di costruzioni in zone a rischio: affari, illegalità, speculazioni. E poi i morti. La mafia esiste. I predatori e i poteri deviati pure. Fanno affari su tutto, anche sulla morte, costi quel che costi.
Franco era andato alla Regione, perché queste cose non avvenissero più. Invece lo hanno ammazzato, perché niente cambiasse, nulla cambi.
A un anno di distanza, noi siamo qui. Abbiamo resistito. Continueremo, per la verità, tutta e fino in fondo.
Chissà quanto tempo ci vorrà perché la Calabria diventi, come dice padre Giancarlo Bregantini, un paradiso.
Ma per guardare il cielo, sereni e sgombri dai sensi di colpa, per questo, prima che anche per noi venga repentina la notte, abbiamo il dovere di non attendere. Tutti, a partire da noi, uomini della politica.
Io vi dico, e mi impegno a farlo a nome dei consiglieri regionali, che prima che quest’anno finisca, taglieremo ancora, come voleva Franco, i costi della politica alla Regione, e li trasformeremo in assegni di ricerca per i giovani talenti calabresi.
Anche questo è resistere. Resistere per voltare la barra significherà alimentare la speranza e la fiducia nel futuro. Anche così, dico assieme a voi, ciao Franco, riposa in pace.

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