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Qualche settimana fa, Cecilia Eckelmann Battistello, amministratore delegato della Contship, ha invitato personalità calabresi e nazionali al decennale del porto di Gioia Tauro. E’ stato un evento vero, di grande impatto sui media e sull’opinione pubblica. Gioia Tauro: un grande successo, quasi un miracolo. Certo, l’intuizione dell’imprenditore Ravano, la scelta di scommettere su quell’area, la qualità delle maestranze sono state una componente di assoluto rilievo di questa straordinaria vicenda. Tutto ciò è stato importante e soprattutto vero. Ma c’è qualcosa che era vera già prima che questo avvenisse. Oggi sono vent’anni dal 22 dicembre del 1985, quando le popolazioni e le amministrazioni dei comuni attorno a Gioia Tauro, al di là e al di sopra delle appartenenze politiche, fecero un referendum per difendere, assieme all’ambiente di quella Piana, il futuro del porto. Il Consiglio regionale della Calabria onorò quel referendum, facendo proprie, con un proprio voto su un documento formale, le istanze delle popolazioni e dei comuni. La Calabria scelse così, in forma autonoma, la propria strada e il proprio futuro. I potenti e i benpensanti di allora volevano costruirci una megacentrale a carbone e un terminal carbonifero. I calabresi no. Come dire, una bella storia e soprattutto un grande momento. Oggi noi, assieme a Legambiente Calabria, abbiamo voluto ricordare quel momento. Io lo sto facendo qui con semplicità. Ne stanno discutendo in assemblea gli studenti della Piana di Gioia Tauro. Stasera a Polistena si terrà un’assemblea unitaria di popolo. Qui, in Consiglio, una postazione mobile delle Poste Italiane sta facendo un annullo filatelico speciale, su una cartolina e un francobollo che celebrano quell’evento. Anche di questo siamo stati protagonisti. Di questo evento consegneremo a ciascuno di voi una cartellina. Essa sarà esposta, da ora in poi, nel Museo nazionale delle Poste Italiane. Filatelici di tutto il mondo hanno telefonato per avere il francobollo con l’annullo speciale. Ne siamo compiaciuti. Solo questo? No. Noi la viviamo come memoria ma al contempo come senso di noi stessi, come spinta verso il futuro. Come il terreno peculiare di una identità positiva dei calabresi. Di questo il Consiglio regionale della Calabria vuole essere geloso custode e instancabile animatore. Il Consiglio, come luogo, risorsa, espressione autentica di rappresentanza della comunità calabrese. Parte di una vicenda che ci porta a dire con passione “la storia siamo noi”, affidandola alle giovani generazioni, come il germe fecondo di un’idea, di un sogno per una Calabria migliore, più sicura, più giusta, più progredita. Quell’idea, mi piace chiamarla “il sogno europeo”. Di questo la Calabria, il Sud, l’Italia hanno bisogno come il pane che mangiamo, come l’aria che respiriamo. Io la dico così. Per progredire oggi l’Europa si propone di privilegiare le ragioni dello sviluppo sostenibile, della ricerca, della conoscenza, dell’integrazione sociale, della responsabilità collettiva, di una grande apertura ai Paesi extraeuropei del Mediterraneo, improntata ai valori della pace e della non-violenza. Una nuova ardita visione del futuro all’altezza delle sfide poste dalla società globale in alternativa a vecchie, affannate, utopie e frontiere. Io penso che quei nostri corregionali, vent’anni fa, in qualche modo avvertivano il bisogno di questa prospettiva e, impegnandosi in prima persona, ci hanno indicato la strada da seguire.
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