In riferimento all’interrogazione emarginata in oggetto, a firma dell’on. Greco, si specifica quanto segue. L'interrogante chiede: 1) se l’ATC CS3 e la Regione Calabria abbiano riscontrato le richieste prot. 157 del 05/02/2016, richiesta del 18/07/2016, richiesta del 28.09.2016, richiesta prot. n. 1038 del 30/09/2016, richiesta prot. 740 del 28/09/2017, e da ultimo richiesta prot. n. 403 del 02/07/2019; A tal proposito si evidenzia che, in base al Disciplinare per la Gestione Faunistico-Venatoria del Cinghiale, approvato con DGR n. 551 del 2018 l’assegnazione delle aree di caccia alle singole squadre è effettuata dall’ATC competente per territorio in base ai criteri stabiliti dall’art. 7 dello stesso. Per la risoluzione di eventuali contenziosi “gli AATTC potranno convocare i capi squadra presso le loro sedi per essere sentiti. Nei casi di aree e/o porzioni di aree in cui sussista contenzioso, l’attività venatoria e l’assegnazione delle aree e/o porzioni di aree relative è sospesa sino alla risoluzione dei contenziosi stessi ad opere dell’ATC di riferimento”. Qualora il contenzioso permanga, entro 15 giorni dall’apertura della caccia al cinghiale, gli Uffici Regionali competenti attivano i poteri sostitutivi al fine di garantire alle squadre richiedenti, aventi titolo, l'esercizio delle attività venatorie. Eventuali conseguenze derivanti da errate e/o mancate assegnazioni delle aree agli aventi diritto sono a completo carico dell’ATC che ha causato l’erronea assegnazione" La Regione Calabria, per il tramite dei propri competenti uffici, conferma la propria disponibilità a farsi parte attiva nella soluzioni di eventuali controversie e contenziosi irrisolti attivando quanto previsto dal comma 1 dell’art. 7 del Disciplinare succitato, ovvero ... “Qualora il contenzioso permanga, entro 15 giorni dall’apertura della caccia al cinghiale, gli Uffici Regionali competenti attivano i poteri sostitutivi al fine di garantire alle squadre richiedenti, aventi titolo, l’esercizio delle attività venatorie. Eventuali conseguenze derivanti da errate e/o mancate assegnazioni delle aree agli aventi diritto sono a completo carico dell’ATC che ha causato l’erronea assegnazione”. 2) quali siano le ragioni che hanno determinato nel 2016 la modifica dei confini (sino a quel momento esistenti) tra le due squadre, senza alcun preavviso e/o comunicazione e/o atto di cessione; In occasione dell’esamina della controversia in questione, nei termini stabiliti dal su richiamato Disciplinare, sarà cura degli uffici competenti verificare eventuali responsabilità, in capo alla competente ATC, in merito ai contenziosi inerenti l’assegnazione delle aree di caccia oggetto dell’interrogazione per le annualità pregresse (2016-2017). 3) quali siano le azioni messe in campo e/o prevista per evitare incidenti tra le due squadre e per consentire l’esercizio venatorio in tutta sicurezza per entrambe le squadre e per i terzi su tutte le aree di caccia delle zone assegnate; In merito a tale quesito si ribadisce il massimo impegno da parte dei competenti uffici a vigilare affinché venga rispettato quanto previsto dell’art. 5, comma 2, lett. a) del Disciplinare “l’estensione massima dell’area di caccia al cinghiale è stabilita preferibilmente fino a 500 ha, le stesse devono essere omogenee e rispettare confini naturali ben delimitati (orografia, strade, fossi, fiumi);" 4) se invece non sia opportuno, proprio per i motivi di sicurezza sopra descritti, ripristinare lo stato dei confini tra le due squadre prima dell'arbitraria modifica avvenuta nel 2016, riassegnando la zona del confine "Lamia" (comprendente la strada) ad entrambe le squadre. In merito a tale quesito si ribadisce che l'eventuale ripristino e/o modifica degli attuali confini sarà valutato sempre nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente e, comunque, di concerto con le autonome valutazioni del competente ATC.

Allegato:

Dott. Giacomo Giovinazzo (Dirigente Generale Dipartimento Agricoltura e Risorse Agroalimentari)