Proposta di legge n. 78/9^
Relazione illustrativa
La quasi totalità del territorio calabrese è interessata da fenomeni di dissesto idrogeologico.
E' infatti, un territorio con forti dislivelli orografici (in vari punti della regione si passa in pochi chilometri dal mare alla montagna) e geologicamente "giovane", per cui la sua conformazione è spesso soggetta a significative modifiche naturali. La vulnerabilità del territorio calabrese al rischio idrogeologico è storicamente nota; a tal proposito è utile ricordare la definizione del Giustino Fortunato (1848-1932) che definì la Calabria "uno sfasciume pendulo sul mare". Numerosi sono stati storicamente gli eventi di dissesto idrogeologico verificatisi in Calabria che hanno provocato numerose vittime e danni molto elevati alla già debole economia regionale. Basta ricordare le disastrose alluvioni del 1951, del 1972-73, ma anche i recenti fenomeni che hanno interessato Crotone nel 1996, Soverato nel 2000, Cavallerizzo nel 2005, Vibo Valentia nel 2006, l'Autostrada A3 SA-RC nel 2009, e diffusamente diverse zone della regione nell'anno in corso in continuità con quello precedente (quasi tutti i comuni calabresi)! Negli ultimi decenni, il progressivo abbandono dei territori montani e pedemontani, l'avanzante urbanizzazione di aree un tempo disabitate, spesso frutto di uno sviluppo urbanistico dissennato e dell'abusivismo che ha interessato anche aree in prossimità di corsi d'acqua o di zone in frana, la mancata manutenzione del territorio, dei corsi di deflusso idrico, e delle poche opere di protezione idraulica esistenti, hanno aumentato notevolmente l'esposizione del territorio al rischio idrogeologico.
Seppur il continuo verificarsi di questi episodi abbia aumentato la sensibilità verso il problema, troppo spesso ci si limita solamente alla riparazione dei danni e all'erogazione di sostegni economici, tra l'altro soventemente insufficienti, alle popolazioni colpite, senza però creare la giusta cultura di previsione e prevenzione, diffusa a vari livelli istituzionali e sociali, e imperniata sull'individuazione delle condizioni di rischio e sull'adozione di interventi finalizzati alla minimizzazione dell'impatto degli eventi. A seguito dell'emanazione della Legge n. 267 del 3 agosto 1998 (Legge "Sarno"), quasi tutte le Regioni italiane hanno perimetrato le aree a rischio idrogeologico elevato e molto elevato. In Calabria, l'Autorità di Bacino Regionale ha pubblicato nel 2001 il PAI, Piano di Assetto Idrogeologico, che ha posto vincoli alla realizzazione di opere nelle aree a rischio elevato e molto elevato di alluvione o di frana. Parallelamente, è stato notevolmente potenziato il sistema di allertamento, utile per preannunciare possibili fenomeni di dissesto idrogeologico e porre in atto le iniziative necessarie a mettere in sicurezza la popolazione durante il verificarsi di eventi calamitosi. Ma ciò non è bastato ed evidentemente non basta! Il blocco del turn-over all'AFOR, Azienda Forestale Regionale oggi scelleratamente in via di liquidazione, che nei decenni trascorsi ha causato la riduzione di circa il settantacinque percento di operai idraulico-forestali, determinando così la fine delle attività di rimboschimento e di manutenzione delle linee di deflusso, i continui tagli ai trasferimenti finanziari da parte dello Stato agli Enti Locali, con conseguenti ripercussioni negative sull'adozione di interventi adeguati per il corretto monitoraggio, uso e consolidamento del territorio, sono solo alcuni degli elementi che, sovrapponendosi ad una realtà già di per sé idrogeologicamente a rischio ed al processo di tropicalizzazione del clima mediterraneo (che vede il concentrarsi dell'accumulo e della precipitazione violenta e istantanea di enormi quantitativi di pioggia), fanno della Calabria una regione molto vulnerabile e destinata, se non si intraprendono subito opportune ed adeguate politiche per fronteggiare questa tipologia di rischio, a convivere con l'emergenza permanente.
Il presente Progetto di Legge non ha assolutamente la presunzione di voler affrontare in maniera esaustiva e risolutiva il problema del rischio idrogeologico in Calabria, che è argomento assai complesso, ma vuole rappresentare uno spunto di riflessione istituzionale senza dubbio utile ed opportuno per intraprendere un confronto ampio ed approfondito nel merito della questione, con l'auspicio che possa costituire l'avvio di un iter legislativo in grado di produrre atti normativi validi per:
1) integrare le risorse Statali destinate a fronteggiare l'emergenza causata dai più recenti eventi calamitosi avversi (del 2009 e 2010), considerato che le risorse impegnate dal Governo Nazionale, attraverso le Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3741 del 18 febbraio 2009 e n. 3862 del 31 marzo 2010, non sono assolutamente sufficienti, e ritenuto, inoltre, che gli impegni pubblicamente assunti dal Sottosegretario di Stato Capo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile durante i suoi sopralluoghi in Calabria, sono allo stato disattese, ed i Comuni che hanno proceduto ad impegnare risorse finanziarie per provvedere a gestire l'emergenza e a risanare i luoghi interessati dagli eventi, si trovano oggi nelle condizioni di dover dichiarare tali impegni di spesa come debiti fuori bilancio, non avendo alcuna disponibilità e previsione di spesa in tal senso;
2) avviare un'efficace politica di previsione e prevenzione del rischio idrogeologico, quale unica strada possibile per scongiurare il rischio di doversi trovare a gestire un'emergenza permanente, nella consapevolezza che se prevenire può costare cinquanta, gestire e superare l'emergenza può costare anche cento.Art. 1
(Finalità)1. Per fronteggiare le conseguenze degli eventi pluviometrici eccezionali e di dissesto idrogeologico verificatisi negli anni 2009 e 2010 sul territorio regionale, nonché per potenziare gli interventi di previsione e prevenzione in materia di rischio idrogeologico, è autorizzato lo stanziamento di euro seicentomilioni.
2. Lo stanziamento finanziario di cui al comma 1 è da intendersi come integrativo dei finanziamenti disposti per le medesime finalità dai Provvedimenti Legislativi e Amministrativi Statali e, per ultime, dalle Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3741 del 18 febbraio 2009 e n. 3862 del 31 marzo 2010.
3. Lo stanziamento di cui al Comma 1, nella misura del trenta per cento, è destinato alle seguenti tipologie di intervento:a) finanziamenti ai Comuni e alle Province per la copertura delle spese sostenute per garantire le operazioni di emergenza ed il ritorno alla normalità;
b) finanziamenti ai Comuni, alle Province ed agli Enti c/o Società a capitale pubblico e gestori di pubblici servizi, per la riparazione dei danni subiti dalle infrastrutture proprie;
c) contributi di ristoro ai privati e alle imprese che hanno subito la perdita e/o il danneggiamento di beni mobili e immobili.4. Il settanta per cento dello stanziamento di cui al comma 1 è finalizzato al finanziamento alle Province, ai Comuni, alle Comunità Montane e all'Azienda Forestale Regionale per la stesura e la realizzazione, con l'ausilio delle strutture della Protezione Civile, di progetti che prevedano l'espletamento delle seguenti attività di previsione, prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico:
a) messa in sicurezza e consolidamento di luoghi ed ambienti esposti a rischio idrogeologico molto elevato e elevato, secondo la classificazione del Piano per l'Assetto Idrogeologico (P.A.I.);
b) realizzazione e manutenzione di opere di protezione idraulica;
c) bonifica e rimboschimento dei soprassuolo percorsi dal fuoco;
d) attività di vigilanza e di polizia ambientale;
e) monitoraggio delle aree a rischio frana in prossimità dei centri abitati e delle strade;
f) installazione di sistemi di allertamento delle popolazioni interessate al rischio dissesto.Art. 2
(Interventi)1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i soggetti di cui al comma 4 dell'art. 1 provvedono ad effettuare un'attività straordinaria di sorveglianza del territorio attraverso sopralluoghi finalizzati a rilevare le situazioni che possono determinare maggiore pericolo, incombente e potenziale, per le persone e le cose e ad identificare gli interventi di manutenzione più urgenti.
2. Le attività di cui al comma precedente sono effettuate prestando particolare attenzione su:a) le opere e gli insediamenti presenti in alveo e nelle relative pertinenze;
b) gli invasi artificiali, in base ai dati resi disponibili dal servizio dighe;
c) i restringimenti nelle sezioni di deflusso prodotti dagli attraversamenti o da altre opere esistenti;
d) le situazioni d'impedimento al regolare deflusso delle acque, con particolare riferimento all'accumulo di inerti e relative opere di dragaggio, anche lungo lotti diversi;
e) l'apertura di cave ed il prelievo di materiale litoide;
f) le situazioni di dissesto, in atto o potenziale, delle sponde e degli argini;
g) l'efficienza e la funzionalità delle opere idrauliche esistenti, il loro stato di conservazione;
h) qualsiasi altro elemento che possa dar luogo a situazione di allarme.3. I soggetti di cui al comma 4 dell'art. 1 provvedono ad effettuare, inoltre, una ricognizione sullo stato di conservazione delle opere eseguite per la sistemazione dei versanti, indicando le esigenze di carattere manutentorio finalizzate a costruire un diffuso sistema di protezione idrogeologica, con conseguente miglioramento generalizzato delle condizioni di rischio.
Art. 3
(Direttive di Attuazione degli interventi)1. Fatti salvi i parametri stabiliti dalle Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3741 del 18 febbraio 2009 e n. 3862 del 31 marzo 2010, la Giunta Regionale, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente Legge e sentita la Commissione Consiliare competente per materia, approva le Direttive di Attuazione degli interventi di cui ai precedenti Artt. 1 e 2.
Art. 4
(Entrata in vigore)1. La presente Legge trova applicazione con decorrenza immediata dall'atto di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Calabria. E' fatto obbligo a .chiunque spetti, di osservarla e farla osservare come Legge della Regione Calabria.
Art. 5
(Norma finanziaria)1) La presente Legge trova copertura finanziaria, pari a euro seicentomilioni, con l'utilizzo delle risorse di cui:
a) al Programma Attuativo FAS 2007-2013, Obiettivo Specifico 3.2 - Prevenire e mitigare i rischi da frana, esondazione, erosione costiera e rischio sismico per garantire la sicurezza e l'incolumità della popolazione, degli insediamenti e delle infrastrutture e per determinare le necessarie precondizioni per lo sviluppo sostenibile del territorio e per la tutela e valorizzazione delle risorse acqua e suolo.
b) alle risorse liberate del Programma Operativo Regionale POR FESR 2000-2006, Asse I - Risorse Naturali, Misura 1.4 - Sistemi Insediativi.
c) al Programma Operativo Regionale POR FESR 2007-2013, Asse V - Risorse Naturali, Cultuali e Turismo, Misura 1.5.1 - Risorse Naturali e Biodiversità.
d) alle risorse autonome del Bilancio di Previsione della Regione per l'Esercizio Finanziario Annuale 2010 e Pluriennale 2010-2012.