VII^ LEGISLATURA
RESOCONTO SOMMARIO
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63.
SEDUTA DI LUNEDÌ 10 MARZO 2003
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUIGI FEDELE
E DEL VICEPRESIDENTE DOMENICO RIZZA
INDICE
Linee
guida legge urbanistica regionale-Dibattito
BONACCORSI Paolo, assessore
all’Urbanistica,
GUAGLIARDI Damiano (Rif
.Com.)
MORRONE Giuseppe (Un.
Dem. Cal.)
TOMMASI Diego (Verdi
l’ Ulivo),
GUAGLIARDI Damiano (Rif.
Com.)
GUAGLIARDI Damiano (Rif
.Com.)
TOMMASI Diego (Verdi
l’ Ulivo),
TOMMASI Diego (Verdi
l’ Ulivo)
GUAGLIARDI Damiano (Rif.
Com.)
TOMMASI Diego Antonio
(Verdi – l’Ulivo)
ZAVETTIERI Saverio, assessore
P.I. e cultura
BORRELLO Antonio, Segretario
Legge il verbale della seduta precedente che è approvato senza osservazioni.
Legge le comunicazioni, indi, costatata la mancanza del numero legale, sospende la seduta.
Chiede l’inserimento all’ ordine del giorno della legge sulle minoranze linguistiche
Esprime parere contrario alla proposta di inserimento del consigliere Galati, per il rispetto delle regole stabilite in conferenza dei capigruppo.
Rileva che il provvedimento è stato sospeso, non licenziato, dalla commissione perché non ha copertura finanziaria.
Ribadisce la decisione assunta in conferenza dei capigruppo di non apportare modifiche all’ ordine del giorno della seduta, se non per circostanze eccezionali.
Evidenzia che, in Commissione, è stata licenziata anche la legge sulla famiglia e, quindi, bisognerebbe inserire all’ordine del giorno anche questa.
Osserva che il problema della assenza di copertura finanziaria è stato risolto facendo riferimento alla approvazione del bilancio 2003.
Chiede che non vengano fatte distinzioni di merito, essendoci tanti altri provvedimenti all’ ordine del giorno della seconda Commissione, e si impegna, da suo Presidente, all’esame dei suddetti punti nella prossima seduta.
Ritira la proposta.
Evidenziato che la legge urbanistica ha ricevuto giudizi molto positivi, avendo raccolto il meglio delle innovazioni normative in campo urbanistico-territoriale, denunzia i ritardi clamorosi nella sua attuazione a causa delle inadempienze della Giunta regionale, che non ha ancora emanato, ad un anno dalla entrata in vigore gli atti previsti dagli articoli 1, 8, 9, 17, 37, 38, 45, 48, 53, 55 67, sottolineando che soprattutto la mancanza delle linee guida rende impossibile agli enti locali il governo dei propri territori. La Giunta regionale, prosegue, piuttosto che impegnarsi sul vero oggetto della pianificazione che è il territorio nella sua complessità, esercita un controllo politico dei comuni, che sta a testimoniare, a suo dire, la vicenda della variante generale al piano regolatore di Rende, approvata dalla Commissione urbanistica regionale, presieduta dall’assessore Bonaccorsi e dallo stesso emendata in sede di Giunta., per cui quest’ultimo dovrebbe valutare l’opportunità di dimettersi.
Concludendo, chiede si passi, alla fine della discussione, alla votazione dell’ordine del giorno con il quale si impegna la Giunta all’immediata attuazione della legge urbanistica e alla emanazione delle linee guida, nonché alla revoca della deliberazione in merito alla variante del piano regolatore di Rende
Rimarcando che l’attività della Giunta in materia di pianificazione e gestione del territorio è sempre stata improntata al rispetto della volontà del Consiglio, identifica nel carattere devolutorio della legge urbanistica la causa dei ritardi. Si è attesa, infatti, l’entrata in vigore della legge generale di devoluzione, la legge 34, per evitare che le due normative fossero in contrasto e per consentire che le linee guida – già predisposte – siano del tutto coerenti appunto con la legge 34.
Esprimendo perplessità sulle spiegazioni dei ritardi forniti dall’assessore Bonaccorsi e sostenuto che non vi è alcun contrasto tra la legge urbanistica e la legge 34, rileva che il dato politico evidente è la volontà della Giunta di non spogliarsi di competenze per mantenere una sorta di forza contrattuale ed esercitare quel controllo politico, cui ha fatto riferimento il consigliere Morrone, che sta dando luogo a provvedimenti “repressivi” indirizzati quasi esclusivamente ad amministrazioni locali che si riconoscono nel centro sinistra. Concludendo, sottolinea che l’assessore Bonaccorsi e la Giunta sono tenuti al rispetto della legge urbanistica; se nutrono perplessità circa la sua qualità, propongano nella sedi legittime (il Consiglio, la Commissione competente) le modifiche che ritengono necessarie; altrimenti o propongano l’abrogazione o l’assessore si dimetta.
Evidenziato che il percorso per l’approvazione della legge urbanistica è stato lungo, complesso, ma ha portato all’approvazione, peraltro quasi unanime, di una normativa, cui lo stesso assessore Bonaccorsi ha dato un qualificato contributo, sollecitamente ed efficacemente applicabile, non condivide le affermazioni dell’assessore all’urbanistica sottolineando che non può essere accettata la tesi del non fare per fare meglio rispetto ad una normativa, quella urbanistica, precisa, dettagliata, ben organizzata, come peraltro fin qui, a partire dallo stesso assessore, dichiarato.
Le responsabilità della mancata applicazione ed attuazione sono dunque ben chiare e rischiano di far diventare uno strumento tecnico normativo di grande qualità solo una operazione propagandistica.
Giudicata, quindi, quest’ultima evenienza particolarmente grave, chiede che l’assessore in sede di replica chiarisca in maniera più approfondita gli intendimenti della Giunta.
Ricordato di aver espresso, in sede di discussione della legge urbanistica, che non ha votato, molte riserve che trovano eco nel dibattito che si sta sviluppando dichiara esistere su questa vicenda, come su molte altre, una precisa responsabilità politica della Giunta regionale che con la propria azione, caratterizzata da ritardi ed inefficienze, dimostra ancora una volta la propria incapacità di rappresentare una valida guida per il governo della Calabria e rileva la mancanza di interventi, anche da parte dei consiglieri appartenenti alla coalizione che sostengono la Giunta, a difesa di un modo di procedere che definisce indifendibile.
Stigmatizzando quanto dalla Giunta portato avanti in merito alla vicenda del Piano regolatore del comune di Rende, afferma che la Calabria lungi dal migliorare le proprie condizioni, come il rispetto del mandato elettorale avrebbe imposto, sta scivolando verso uno stato dal quale sarà pressoché impossibile risollevarla in quanto la regione non sarà in grado di sopportare oltre i danni gravissimi che la Giunta in carica sta provocando e conclude invitando l’intero Consiglio regionale a riflettere.
Dichiarato
che gli interventi dei consiglieri Morrone, Bova e Borrello hanno già
compiutamente evidenziato le preoccupazioni che tutto il centrosinistra nutre
in merito alla mancata applicazione della legge urbanistica, afferma esistere
non tanto una differenziazione fra maggioranza ed opposizione in Consiglio
quanto fra Giunta e Consiglio e sottolinea che compito
dei consiglieri regionali è quello di essere portatori nella regione di novità
legislative capaci di incidere ed innovare il tessuto calabrese. Evidenzia
l’esistenza all’interno delle dichiarazioni dell’assessore Bonaccorsi di una serie di contraddizioni e rammaricandosi del fatto
che queste non si registrino più tanto nelle azioni politiche quanto nei
comportamenti personali, ricorda, a tale riguardo, che l’assessore Bonaccorsi
ha espresso grandi apprezzamenti sul piano regolatore di Comune di Rende, per
poi emendarlo in Giunta dopo averlo approvato in sede di Commissione
urbanistica, cedendo così a forti condizionamenti di natura politica. Conclude stigmatizzando il fatto che le pressioni politiche
su tale questione hanno prevalso sulle considerazioni di natura tecnica e
dichiarando che lo spirito che deve animare la discussione deve essere quelle
di ristabilire il principio di democrazia.
Ricordato che l’opposizione ha partecipato attivamente - presentando anche un grande numero di emendamenti - all’approvazione della legge urbanistica garantendo anche la presenza del numero legale, sottolinea che lo stesso assessore aveva definito questa legge, che oggi non rispetta, come una normativa all’avanguardia. Stigmatizzata, quindi, la contraddittorietà del comportamento dell’assessore, che dovrebbe indurlo alle dimissioni, censura l’affermazione seconda la quale i ritardi sono causati dal processo di devoluzione, per cui conclude invitando la Giunta a dare sollecito avvio al decentramento delle funzione ed dare corso, come chiede l’ordine del giorno dei gruppi del centro sinistra, immediatamente all’attuazione della legge urbanistica, l’emanazione delle linee guida e la revoca della deliberazione sul piano regolatore di Rende, atto che sta creando, a suo avviso, un danno non soltanto al territorio ma anche all’immagine della Calabria.
Ricordate le dichiarazioni di soddisfazione del Presidente Fedele, del Presidente della 1^ Commissione Chiarella e dell’assessore Bonaccorsi, per l’approvazione della legge urbanistica, ed evidenziato che la stessa non è mai, di fatto, decollata, sostiene quindi, di intravedere nelle giustificazioni fornite dall’assessore Bonaccorsi l’ennesima volontà dell’esecutivo regionale di continuare a detenere i poteri di gestione, contravvenendo alla legge sul riordino delle funzioni degli Enti locali. Pertanto, se la Giunta regionale ritiene di dover modificare normative vigenti, lo proponga al Consiglio, che non può essere spettatore passivo, ma svolgere, nel rispetto dei diversi ruoli, compiti di proposta e di vigilanza.
Ricordato ai presenti di non aver votato la legge urbanistica perché momentaneamente assente dall’aula per improvvisi impegni legati al suo mandato istituzionale e sottolineato che, benché perplesso circa i contenuti della legge, aveva sempre dato il suo contributo nell’iter di approvazione in Commissione, evidenzia l’eccessivo entusiasmo allora sorto per l’approvazione della legge, avendo l’impressione che gli effetti della legge siano sfuggiti di mano a chi invece avrebbe voluto controllarli e condizionarli. Sottolinea, poi, che, a suo dire, il vero nodo da sciogliere, per capire le difficoltà di decollo della legge, sia da rinvenire nel prevalere della politica sulla tecnica e dopo aver considerato semplici scuse i richiami alle improcedibilità causate dalla L.R. 34/2002 (Riordino delle funzioni degli enti locali), conclude dichiarando che la delibera di Giunta che ha modificato la decisione della Commissione urbanistica regionale (CUR) rappresenti il fallimento stesso della legge urbanistica, l’ennesima riprova della supremazia della politica sui valori tecnici e l’abdicazione dell’assessore Bonaccorsi al suo, fin qui qualificato, ruolo di tecnico.
Affermato che la legge urbanistica rappresenta patrimonio di tutti i calabresi oltre che delle istituzioni, considera sconcertante che vi sia, da più parti, quasi il rammarico per aver contribuito con la sua approvazione al ripristino della legalità. Spiegato, quindi, che i suoi precedenti riferimenti alla legge regionale n. 34 non sono stati casuali ma si basano sul principio costituzionale della successione delle leggi nel tempo, replica alle accuse della minoranza, relative alla detenzione abusiva dei poteri di gestione da parte della Giunta regionale, asserendo che meccanismo prezioso e fondamentale della legge urbanistica è il principio di sussidiarietà che consente a tutti i soggetti investiti della pianificazione il diritto – dovere di porre in essere gli atti di propria competenza. Fatto rilevare che le Province potrebbero predisporre, a suo avviso, i meccanismi più opportuni loro attribuiti dalla legge urbanistica, sottolinea che i commissariamenti dei Comuni sono stati effettuati nel rispetto dei termini e delle modalità dettate dalla legge, non per decisione politica, come affermato dal consigliere Borrello, che peraltro si riferiva ad un provvedimento adottato nei confronti di un Comune che aveva rifiutato di trasmettere alla Giunta atti pubblici. Chiarisce, infine, che per quanto concerne il Comune di Rende sono state apportate modifiche al suo strumento urbanistico nel rispetto del Decreto Ministeriale sugli standard urbanistici che riguardano la previsione di parcheggi, viabilità e verde nelle zone in cui è prevista nuova edificazione.
Chiede venga votato per appello nominale l’ordine del giorno presentato dall’ opposizione.
Invita il consigliere segretario a procedere alla chiama.
PILIECI Francesco, segretario
Fa la chiama.
Intervenendo per dichiarazione di voto, replica all’assessore Bonaccorsi sottolineando che dalle sue dichiarazioni si evince che la legge 19/2002 rimarrà inapplicata perché antecedente la legge 34/2002 e definisce ciò un espediente per far sì che entrambe le leggi restino inattuate.
Quindi, esprime il proprio voto favorevole all’ ordine del giorno.
Intervenendo per dichiarazione di voto, considera poco rassicurante la replica dell’ assessore Bonaccorsi e definisce quello che è successo nella seduta odierna l’ennesima beffa nei confronti dei cittadini calabresi. Esprime, quindi, il proprio voto favorevole all’ ordine del giorno.
Comunica l’esito della votazione, presenti e votanti 35, hanno votato sì 15, hanno votato no 20.
Legge un seguito di comunicazioni.
Chiede una breve sospensione della seduta.
Accoglie la richiesta.
Chiede un supplemento di istruttoria sul punto in discussione, per delle considerazioni di ordine tecnico- giuridico che difficilmente per la loro complessità potrebbero essere affrontate in Aula.
Propone, quindi, il rinvio del punto e il trasferimento dello stesso alla Giunta delle elezioni.
Considera troppo generica, e non adeguatamente motivata, la richiesta di rinvio alla Giunta delle elezioni avanzata dal consigliere Leone e si chiede se questo non sia sintomo di una indisponibilità a trattare un argomento che è a disposizione del Consiglio da un anno e mezzo e su cui la Giunta delle elezioni si è già pronunciata due volte.
Definiti i continui rinvii una mancanza di rispetto nei confronti dell’assessore Misiti, invita la maggioranza a prendere una posizione ed a votare per il rinvio del secondo punto all’ ordine del giorno, riservandosi di adeguarsi in votazione a quanto dichiarato dal consigliere Napoli, presidente della Giunta delle elezioni.
Invita il consigliere segretario a procedere alla chiama.
PILIECI Francesco, segretario
Fa la chiama.
Intervenendo per dichiarazione di voto, mette in risalto come il Consiglio, oggi, sia chiamato solo a contestare l’ incompatibilità, a suo dire evidente, all’assessore Misiti che poi avrà il tempo di presentare le sue contro deduzioni. Dichiara, quindi, voto contrario all’ accoglimento della proposta che considera un pretesto per rinviare la trattazione della deliberazione della Giunta delle elezioni.
Rende noto all’Aula che la motivazione per cui ha richiesto un approfondimento in sede di Commissione è dettata dalla complessità tecnico giuridica della decisione da assumere riguardo l’incompatibilità dell’assessore Misiti.
Intervenendo per dichiarazione di voto, invita i colleghi ad un maggiore approfondimento della questione vista la particolare rilevanza dell’ argomento in questione ed esprime voto favorevole.
Intervenendo per dichiarazione di voto, definisce strumentale la richiesta del consigliere Leone ed esorta la maggioranza a tornare, se crede, sulla sua richiesta di rinvio, per votare contro la delibera della Giunta delle elezioni. Esprime voto contrario alla proposta di rinvio.
Comunica l’esito della votazione, presenti e votanti 32, hanno risposto sì 20, hanno risposto no 11, astenuto 1.
Informa l’Assemblea che la mozione a firma Tripodi M. e altri, la mozione a firma Bova e altri e l’ ordine del giorno a firma Guagliardi, tutti in ordine alla guerra in Iraq verranno trattati unitariamente perché attinenti allo stesso argomento.
Rammaricatosi del fatto che il Presidente della Giunta Chiaravalloti e tutti gli Assessori abbiano abbandonato l’Aula nel momento in cui si stava per discutere di un problema riguardante tutta l’umanità, evidenzia come nemmeno la voce del Santo Pontefice stia riuscendo a fermare quello che a suo avviso è un crimine che peserà sul futuro del mondo intero, afflitto, ad esempio, dalla piaga della fame, che potrebbe esser alleggerita spendendo 30 miliardi di dollari, mentre gli Stati Uniti impiegheranno per la guerra circa 500 miliardi di dollari. Conclude, quindi, chiedendo l’approvazione della sua mozione, rimarcando che il comportamento della maggioranza è offensivo perché la sua assenza dal dibattito testimonia la sua estraneità ed il suo disinteresse verso il tema più cruciale del momento, che investe anche il destino della regione.
Anche a suo parere non si può tacere e far finta di nulla sull’assenza in Aula di tanti consiglieri, praticamente quasi tutta la maggioranza, proprio quando si sta per discutere su un problema di portata mondiale come appunto la pace nel mondo. Ricordato, quindi, come centinaia di milioni di persone in tutto il mondo abbiano manifestato contro la guerra, e sottolineato come il Papa stia conducendo con grande forza la battaglia contro la guerra, comunica che il suo gruppo ha presenato un proprio ordine del giorno, che chiede venga approvato.
Rilevato come sia triste il fatto che nemmeno su un problema così importante per l’umanità si riesca a dialogare, tra minoranza e maggioranza, fa rilevare, come al contrario, in tutto il mondo il no alla guerra sia elemento unificante tra popoli, ideologie, appartenenze politiche e religiose diverse, accomunate dal ripudio al ricorso alla forza, peraltro a garanzie di precisi interessi economici. Denunciato, quindi, il ritardo con il quale il Consiglio affronta il tema della guerra, auspica che questo ritardo sia in parte colmato esprimendo con forza il rifiuto della massima assemblea rappresentativa dei calabresi della guerra.
Stigmatizza che contemporaneamente alla seduta si sta svolgendo, nella stessa sede del Consiglio regionale, un’audizione di alcune associazioni venatorie, circostanza per la quale molti consiglieri sono assenti da un dibattito che avrebbe dovuto avere maggiore partecipazione.
Dichiara che le associazioni venatorie avevano chiesto a lui, nella qualità di Presidente dell’assemblea legislativa regionale, un incontro al quale si recherà soltanto dopo la conclusione della seduta.
Preso atto della dichiarazione del Presidente, stigmatizza l’atteggiamento dei consiglieri – tra i quali vi sono alcuni autorevoli esponenti della maggioranza che pure hanno dichiarato sugli organi di stampa di aderire all’appello del Papa di digiunare a favore della pace– che non essendo presenti in Aula sanciscono l’ennesimo atto di delegittimazione del Consiglio regionale.
Auguratosi, poi, che l’ONU bocci la risoluzione presentata dagli Stati Uniti d’America anche grazie al diritto di veto che potrà essere esercitato da alcuni Stati membri, anche se alcuni lo faranno per motivi di potere, giudica negativamente la decisione del Presidente del Consiglio dei Ministri, di mettere a disposizione degli Stati Uniti le basi militari e lo spazio aereo italiani. Dichiarata la propria contrarietà ad una guerra inutile e il suo favore ad un’attività che rafforzi l’ONU e le ispezioni che sta svolgendo, ritiene necessario operare affinché in Iraq, dove indubbiamente esiste un governo dittatoriale, ed in tutte le zone medio-orientali si ripristinino le condizioni per una pace duratura. Conclude ricordando le tante partecipatissime manifestazioni svolte a favore della pace che dovrebbero, a suo avviso, far riflettere seriamente sul fatto che le guerre non hanno mai risolto i problemi, a differenza della prevenzione.
Dichiarato che la decisione che si assumerà in Consiglio regionale non è certamente risolutiva al fine di evitare una guerra, afferma che è impossibile per chiunque dichiararsi favorevole alla guerra, così come ritiene facile che ci si dichiari favorevole alla pace. Ricordate le recenti dichiarazioni del Pontefice che mettendo in rilievo le peculiarità del messaggio della Chiesa è stato, come mai prima, un egregio divulgatore di un messaggio universale, e le profonde differenze fra chi professa un facile pacifismo e le peculiarità di un cattolico politicamente impegnato, afferma di non condividere le politiche imperialiste degli Stati Uniti, così come non condivideva quelle dell’ex Unione sovietica e come continua a non condividere quelle portate avanti da altri Stati – quali la Corea del Nord e Cuba – che non destinano molte risorse economiche agli armamenti soltanto perché non hanno tale possibilità, senza per questo suscitare le proteste della sinistra italiana.
Dopo essersi dichiarato contrario “al pacifismo a senso unico”, stigmatizza le tante assenze in Aula in quanto anche se le deliberazioni dell’Assemblea legislativa calabrese non riusciranno ad incidere sulle decisioni finali, è pur vero che esse si ascrivono a pieno titolo nel dibattito democratico e nel confronto, nella cui ottica dichiara di condividere il senso dell’intervento del Consigliere Guagliardi e lo spirito della mozione presentata da tanti consiglieri del centrosinistra.
Conclude dichiarando che è dovere di tutti impegnarsi per un mondo diverso, nel quale la pace sia possibile e ricordando la posizione espressa dalla comunità di Sant’Egidio sulla pace, che pur essendo una comunità laica esprime un concetto coincidente con quello del Papa, e rappresenta bene la posizione dei cattolici democratici che in tante parti del mondo hanno subito e subiscono forti persecuzioni religiose, posizione che il Presidente del Consiglio dei Ministri avrebbe fatto bene ad ascoltare con maggiore attenzione, e mettendo in guardia sul rischio che una guerra all’Iraq sia considerata una guerra all’Islam e sulla recrudescenza del terrorismo che tale circostanza potrebbe determinare.
Ritiene possibile che l’ordine del giorno a firma Guagliardi, la mozione a firma Tripodi M. ed altri e la mozione a firma Bova ed altri possano essere unificati in un unico testo.
Propone alcune variazioni ai testi e chiede una breve sospensione in Aula per addivenire ad una soluzione comune.
Sospende la seduta.
Chiede che la mozione a firma Bova, più attuale e completa rispetto a quella a firma Tripodi Michelangelo diventi testo di base.
Sospende momentaneamente la seduta per consentire un ulteriore integrazione del testo.
Illustra la mozione presentata dalla maggioranza relativa all’attacco armato degli Stati Uniti contro l’Iraq.
Pone in votazione la mozione n. 42 a firma Tripodi M., la mozione a firma Bova ed altri, la mozione a firma Guagliardi che sono respinte.
Intervenendo per dichiarazione di voto, esprime rammarico per l’atteggiamento assunto dai colleghi del centro-sinistra, a suo avviso frutto di una chiusura preconcetta, che ha portato la mozione ad essere respinta.
Pone in votazione la mozione a firma Leone, Nucera ed altri.
Dà, quindi, la parola al relatore per l’illustrazione del quarto punto all’ ordine del giorno.
Riferito che il progetto di legge prevede un contributo ai comuni per la costruzione di passerelle che consentano l’accesso in spiaggia alle persone con problemi motori, definisce la legge semplice ma segnale concreto verso l’eliminazione delle barriere architettoniche, ostacolo alla civiltà.
Apprezzata la proposta di legge in discussione, che lancia un segnale importante verso un turismo che tenga in considerazione le problematiche delle persone con problemi motori, si augura che non cada nel dimenticatoio.
Pone in votazione gli articoli rispettivamente gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11.
Indi pone ai voti la legge nel suo complesso
Comunica all’ Aula che al progetto di legge n. 330/7^ sono stati presentati degli emendamenti a firma del consigliere Pirillo.
Illustra gli emendamenti all’ articolo 1 ed all’ articolo 9 del progetto di legge n. 330/7^ che vanno nella direzione di un maggiore impegno negli aiuti, a favore dei calabresi in Argentina, già previsti dalla legge.
Assunto il parere favorevole del relatore, pone in votazione gli emendamenti
Pone ai voti gli articoli 1 così come emendato, 2, 3, 4, 5, 6, 7,8, 9 così come emendato, 10, 11, 12.
Pone ai voti la legge nel suo complesso.
Ricordato che la delibera di Giunta regionale, relativa alla riproduzione dei Bronzi di Riace, riaprendo una procedura già avviata nel corso della Giunta Nisticò, è balzata all’attenzione non solo dei mass media, ma di tutta l’opinione pubblica suscitando perplessità e indignazione anche nel mondo della cultura e degli intellettuali, sottolinea che la mozione a sua firma chiede la revoca della delibera stessa e, sostanzialmente, l’interruzione di un procedimento che, a suo dire, non tiene nella dovuta considerazione le istanze della società civile e le problematiche relative alla svalutazione degli originali ed il possibile indebolimento del richiamo di natura turistica che gli stessi esercitano. Evidenziata, quindi, la necessità di trovare soluzioni alternative, sorrette dalle nuove tecnologie, che non scadano in semplicistiche operazioni commerciali, finalizzate, a suo avviso, a camuffare i limiti e le deficienze della politica culturale regionale, ma che sviluppino seri progetti da realizzare utilizzando le occasioni offerte dalle risorse messe a disposizione dai Por, ricorda che nella città di Reggio Calabria si sta procedendo alla raccolta di firme per l’indizione di un referendum contro la riproduzione dei Bronzi. Censura, infine, le dichiarazioni offensive rese dal Presidente Chiaravalloti, rivolte a tutti i cittadini di Reggio Calabria contrari all’iniziativa intrapresa dall’esecutivo regionale.
Asserito che intorno alla vicenda si è determinato sconcerto e che l’opinione pubblica è prevalentemente contraria alle disposizioni contenute nella delibera della Giunta regionale, relativa alla riproduzione dei Bronzi, crede che sia giusto sottolineare che decisioni di tale portata non possono essere assunte senza un attivo coinvolgimento delle istituzioni locali, senza il cui apporto si possono determinare disequilibri e limiti agli stessi obiettivi prefissati. Sostenuta la rilevanza sempre maggiore assunta dal principio di sussidiarietà e di tutti gli attori interessati ai processi di valorizzazione, evidenzia che in trenta mesi di governo del centro destra non è mai stato predisposto per la città di Reggio Calabria alcun progetto di valorizzazione del patrimonio storico e artistico né, tanto meno, vi è stato alcun inizio di collaborazione con il Comune, mentre la Giunta regionale limita la propria azione alla riproduzione delle due statue. Ricordato, inoltre, che in città d’arte quali Firenze o Venezia le opere d’arte riprodotte sono state utilizzate per consentire una migliore fruizione da parte dei cittadini e dei turisti, sostiene che la migliore soluzione a cui possa giungersi è la revoca della delibera di Giunta regionale.
Esprime una grande delusione per il dibattito sin’ora tenutosi, presentato, a suo avviso, con toni esasperati ed esagerati.
Comunica all’assessore Zavettieri che il consigliere Sarra ha presentato un ulteriore mozione sull’argomento e suggerisce, dunque, che continui il suo intervento dopo la relazione dell’onorevole Sarra.
Sottolinea che la mozione a sua firma invita la Giunta regionale a soprassedere ad ogni ulteriore iniziativa attuativa della delibera di Giunta n. 507/2002, per consentire il coinvolgimento degli Enti locali, sostenendo che si possa ottenere una comune intesa, senza peraltro avere la pretesa di voler correggere l’operato dell’esecutivo. Sostiene che si debba comunque partire dal presupposto fondamentale che riguarda la proprietà dei Bronzi di Riace che, rammenta, è dello Stato. Chiede, dunque, la sospensione degli effetti della delibera di Giunta regionale.
Auspicando l’utilizzo dei Bronzi quale veicolo promozionale del territorio, registra una scarsa partecipazione della cittadinanza reggina al dibattito assembleare che denoterebbe, a suo dire, poco interesse verso la problematica. Evidenziata l’utilità delle sollecitazioni della società civile, sottolinea le notevoli iniziative intraprese dall’assessorato in ambito culturale (progetto dei musei on line, scambi interculturali tra le Università calabresi e quelle estere). In merito all’utilizzo dei fondi comunitari afferma che benché sia stato emanato un bando relativo al finanziamento di progetti culturali, nessun progetto è pervenuto dal Comune, dalla Provincia di Reggio Calabria o da privati di questo territorio, evidenziando ulteriormente la necessità di una partecipazione impegnata a livello istituzionale, utile per il raggiungimento di importanti traguardi per la comunità reggina e calabrese tutta. In risposta ai consiglieri della minoranza, sostiene che esiste più di una riproduzione di opere d’arte in bronzo e che non vi debbano essere timori legati a presunte svalutazioni degli originali o a temuta diminuzione del flusso turistico. Ricorda, infine, che il Sindaco di Reggio Calabria ha espresso parere favorevole circa la riproduzione dei Bronzi a condizione che vi sia un’unica copia da utilizzare per le manifestazioni di livello internazionale. Stigmatizza,infine, le mozioni presentate dalla minoranza, ravvisando solo nella mozione a firma Sarra soluzioni di rilancio e promozione della cultura.
Pone in votazione le mozioni unificate n.ri 53 e 54.
Parlando per dichiarazione di voto, afferma che la questione concernente la riproduzione dei Bronzi di Riace riguarda l’intera Calabria, e che si sarebbe aspettato dall’assessore Zavettieri l’illustrazione di un quadro programmatico di investimenti in cui far rientrare tale ipotesi, che qualora si verificherà decreterà la fine delle già poche possibilità turistiche della città di Reggio Calabria.
Sottolineato che per fare conoscere le opere d’arte esistente nei musei sarebbe sufficiente divulgare delle semplici brochure e dichiarato di non comprendere quale possa essere il ritorno economico che si otterrebbe, conclude invitando l’assessore a farsi promotore di una serie di attività tesa a far conoscere anche le altre opere d’arte custodite nei musei calabresi e chiedendo di sapere cosa l’assessorato sta facendo per incrementare i flussi turistici.
Dichiarato di non comprendere in che modo la riproduzione dei Bronzi di Riace possa diventare un volano per il turismo, dichiara il voto favorevole.
PRESIDENTE
Rende noto l’esito della votazione delle mozioni unificate n.ri 53 e 54.
Pone in votazione la mozione n. 55.
Dichiara il proprio voto contrario rilevando che la mozione presentata dal suo gruppo è uno strumento che impegna la Giunta, a differenza di quanto espresso nel testo di quella in votazione che invece rivolge un invito, per lo più a desistere dal perpetuare comportamenti già posti in essere.
Afferma che la mozione in votazione non è atta a fornire risposte ai problemi emersi nel corso del dibattito e dichiara esistere una contraddizione fra il contenuto della mozione e quanto dichiarato dai firmatari della stessa precedentemente sugli organi di stampa.
Pone in votazione la mozione n. 55
Chiede il rinvio dell’ultimo punto all’ordine del giorno.
Pone in votazione la richiesta del consigliere Sarra che viene approvata, indi toglie la seduta.