| 06/05/2009 |
Urgente 350 giovani padri di famiglia disperati, legge Regionale n. 28/2008 del Consiglio Regionale della Calabria non applicata dalla Giunta Regionale
Sulla nota inchiesta Why Not si è parlato per molto tempo solo perché esisteva la probabilità del coinvolgimento di nomi noti come politici nazionali e regionali. I giornali e la televisione ci hanno per mesi assillato sulle così dette scottanti novità e relativi coinvolgimenti senza mai prendere in considerazione coloro che realmente risultavano e risultano a tutt’oggi ancora come unica parte lesa di questa vicenda, ossia i lavoratori (circa 350) che per 10 anni sono stati impegnati come dipendenti nei vari uffici regionali con una miseria di stipendio, intorno ai 600 euro mensili, i quali nel corso degli anni hanno maturato una professionalità divenuta in breve tempo indispensabile a detta anche dai vari dirigenti regionali stessi, spesso validi sostituti di figure importanti dell’organico dell’ufficio e sfruttati fino all’estremo svolgendo anche attività lavorative e mansioni non adeguate nè al contratto e nè al proprio livello di appartenenza.
I lavoratori, infatti, essendo in una posizione contrattuale “precaria”, quotidianamente dovevano assecondare le svariate richieste dei superiori, e spesso si trovavano a svolgere le mansioni degli impiegati magari assenti o impegnati altrove e senza avere nemmeno la relativa indennità, in attività come addetto al protocollo o addetto all’inserimento di dati su supporto informatico.
Insomma, anni trascorsi a lavorare sodo con condizioni poco consone al contratto lavorativo.
Eppure la parte lesa, i così detti “ex Why Not” sono sempre stati trattati come un gruppo di raccomandati dai politici di turno e utilizzati in attività lavorative spesso definite inesistenti a detta di tanti. Abbiamo assistito per mesi ad una campagna mediatica che ha solo screditato e discriminato tante persone, padri e madri di famiglie che per anni si sono impegnate a svolgere la propria attività lavorativa con sacrifici e problematiche accettando anche vessazioni e pressioni psicologiche.
A tutto ciò, da considerarsi già abbastanza lesivo, si è aggiunto il colpo finale, quello che ha portato 350 persone alla diserzione mentale fisica e morale, ossia le false illusioni offerte gratuitamente continue e prolungate per molto tempo dalla giunta regionale in persona del presidente Agazio Loiero lo stesso che in tempi di elezioni predicava come primaria necessità la soluzione dei problemi relativi al lavoro, ossia lo slogan utilizzato da quella coalizione politica del centro sinistra, che ancora campeggia in manifesti attaccati per le città, che dice “no alla disoccupazione”.
Ma la mancanza di sostegno non è solo da parte della giunta ma anche da quella classe politica di minoranza che in un primo tempo si avvicina alla problematica in modo evidente lasciando dei segni tangibili nelle varie riunioni di consiglio e che in seguito, invece, inspiegabilmente si limita solo a lasciare timidi comunicati e solleciti tramite mezzo stampa che sembrano affiancare la grave situazione dei lavoratori ma che fanno nello stesso tempo intendere una sorta di indifferenza a tutta la vicenda. Come dire, aggiungere ulteriore insoddisfazione ad una parte di calabresi già martoriati da mille difficoltà.
Da giugno 2008 i lavoratori in questione lasciano il lavoro a seguito di un licenziamento di massa, tra l’altro con una serie di stipendi trascorsi non retribuiti e risultanti arretrati, se pur sorretti dalla presenza di tutte le sigle sindacali che tra incontri, vertenze e manifestazioni varie affiancano instancabilmente i licenziati, e da qui inizia il calvario.
In questo periodo l’unica fonte di sostentamento risulta il sussidio alla disoccupazione offerto dallo stato che comunque dura solo per 8 mesi e che consiste in un assegno mensile non superiore ai 500 euro. I tavoli tecnici tra Regione e sindacati si susseguono per mesi, si fanno proposte di vario genere ma non si trova mai un reale accordo.
Subito gli ex impiegati comprendono sulla propria pelle di essere soli, abbandonati da quelle istituzioni che tutto fanno tranne che tutelarli.
Prima della nascita del caso “Why Not”, la Regione Calabria trova i fondi necessari e decide di indire 3 bandi di gara aperte per trovare una società disposta ad assorbire i lavoratori rimasti disoccupati. Il paradosso è che tutto avviene mentre la stessa “Why Not” risulta come società indagata per irregolarità insieme a illustri nomi politici e concorrente e vincitrice di 2 delle gare indette.
Evidentemente il polverone alzato dalla rumorosa inchiesta “Why Not” che intanto viene presa in esame anche dal punto di vista legale, spinge la Regione, per voce della commissione esaminatrice, ad annullare le 2 gare in cui la società indagata risultava vincitrice.
A questo punto i fondi prima impegnati nei bandi vengono accantonati e per i lavoratori, invece, il livello di disperazione sale vedendosi svanire per via di comunicati l’occasione di riprendere servizio.
Passano dei mesi, tra sit-in manifestazioni, scoraggiamenti e rabbia e finalmente viene trovato un punto d’incontro: la Regione Calabria decide di fare una legge che tuteli tutti i lavoratori che avevano prestato servizio almeno fino al 31 dicembre 2008 presso gli uffici della Regione Calabria, la legge n. 28 dell’ 11 agosto 2008.
Sembrava che la situazione avesse preso una buona strada. Infatti, parallelamente alla legge la Regione fa i suoi conti, trova dei soldi (forse quelli destinati ai bandi di gara?)e decide di creare una serie di progetti volti all’impiego dei lavoratori beneficiari della medesima (progetti comunque importanti da utilizzare in settori carenti della Regione stessa).
In breve si decide di aprire una manifestazione di interesse con tanto di pubblicazione sul BUR Calabria. Ogni lavoratore viene invitato a compilare una domandina e varie autocertificazioni per dimostrare di avere realmente i requisiti richiesti.
L’iter segue il suo normale percorso burocratico con i suoi tempi tecnici fino ad arrivare alla fine del mese di Dicembre 2008, periodo in qui i lavoratori vengono contattati con tanto di telegramma da parte della Regione stessa per svolgere un colloquio pre selettivo collegato alla manifestazione di interesse.
A seguito di questi colloqui tutto precipita in una sorte di buco nero. Non si trovano i soldi per finanziare i progetti, va rivista la forma dei progetti, si svolgono riunioni e incontri senza esito positivo e si arriva anche ad azioni forti ed eclatanti da parte dei lavoratori come presidi e blocchi stradali per sensibilizzare gli organi di competenza. Non si trova soluzione, la Regione non da nessuna risposta alla problematica e i lavoratori stremati e calpestati anche nella dignità cadono nella più totale disperazione. Giunge una notizia che dona un sospiro di sollievo ai 350 disoccupati, ossia l’arrivo in Calabria da parte del governo nazionale, dei fondi economici da utilizzare per i cosi detti ammortizzatori sociali.
L’assessore al lavoro Maiolo, dichiara che alla fine del periodo indennizzato dal sussidio di disoccupazione sarebbe partito automaticamente il nuovo indennizzo degli ammortizzatori sociali, altra fandonia, infatti da aprile finisce la disoccupazione e ad oggi passato circa un mese non viene dato nessun sostentamento economico.
Si cerca in tutti i modi di sensibilizzare le istituzioni, articoli su giornali, partecipazioni a programmi televisivi, fin anche all’invio da parte di un lavoratore di una lettera aperta al Presidente della Repubblica e di una serie di telegrammi denuncia fatti da altri, ma nulla smuove le coscienze di quei politici che sembra vogliano rifiutare di essere definiti esseri umani.
La disperazione ormai è a livelli insostenibili e in alcuni casi sfocia in situazioni che si ripercuotano sui famigliari e sulla salute, infatti, in particolare, un lavoratore è rimasto vittima di ben 2 infarti e altri risultano manifestare disturbi fisici non da poco conto, fino giungere a quel epilogo al quale mai si sarebbe voluto arrivare, un dipendente , purtroppo, si toglie la vita perché in preda allo sconforto , senza lavoro e vittima dell’usura, nella più totale indifferenza dei politici, più interessati, forse, ai preparativi delle prossime elezioni.
I lavoratori si trovano sconfortati ma sempre disposti a lottare per riconquistare ciò che gli spetta di diritto e che li rende dignitosi e saranno pronti a qualsiasi forma di protesta anche estrema fin quando gli organi preposti non daranno soluzione definitiva a questa situazione divenuta paradossale quanto dolorosa.
Ciò fin ora scritto è da intendersi come urlo di disperazione degli “ex lavoratori Why Not”, che verrà inoltrato a tutte quelle persone, organi e istituzioni che siano disposte realmente ad ascoltare chi ha bisogno di aiuto.
I Lavoratori ex Why Not |
| Francesco Macrillò |
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