VII^ LEGISLATURA

COMMISSIONE PER L’AUTORIFORMA

RESOCONTO INTEGRALE

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SEDUTA DI LUNEDÌ 1 MARZO 2004

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PAOLO NACCARATO

 

 

INDICE

 

Statuto della Regione Calabria – Esame degli articoli osservati dalla Corte Costituzionale  2

PRESIDENTE  2, 4, 6, 8, 9, 12, 13

Damiano GUAGLIARDI 6

Domenico CREA   4

Domenico RIZZA   12

Gianfranco LEONE  8

Giuseppe BOVA   3

Michelangelo TRIPODI 9

Roberto OCCHIUTO   12

 

Presidenza del Presidente Paolo Naccarato

La seduta inizia alle 12,35

Statuto della Regione Calabria – Esame degli articoli osservati dalla Corte Costituzionale

PRESIDENTE

Comunico che il consigliere Fava ha chiesto congedo per la giornata di oggi.

Puntualmente – e ringrazio molto tutti i presentatori degli emendamenti, se non altro per la correttezza dimostrata nei confronti di tutti i colleghi e della Commissione – il 27 alle ore 14,00 sono stati proposti – come eravamo rimasti d’intesa – una serie di emendamenti che voi trovate nel raffronto che gli uffici hanno pazientemente presentato e che vi sottopongono nella versione che trovate comparata. C’è il testo approvato il 31 luglio, gli emendamenti Guagliardi, Tommasi, Torchia, a cui si è aggiunta anche la firma del collega Borrello – e quindi vi prego di prendere nota che sono diventati Guagliardi, Tommasi, Torchia, Borrello – poi gli emendamenti Rizza, Leone, Sarra e poi gli emendamenti che ha proposto il collega Michelangelo Tripodi, molti, però meno della volta scorsa!

Nel frattempo che ci raggiungono altri colleghi, vi volevo dare conto perché – come ho fatto già nelle altre sedute – sto seguendo direttamente e personalmente ciò che accade alla Commissione affari costituzionali del Senato, la cui ultima riunione è stata il 25 febbraio. Sono già all’esame degli emendamenti anche della proposta di legge che riguarda quella proposta dalla Regione Calabria e, rispetto ad un’ipotesi di rinviare a dopo la discussione generale sul nuovo ordinamento della Repubblica che è in atto attualmente in Aula al Senato, vi è stata invece la riconfermata volontà da parte della Commissione di proseguire nell’esame e con il richiamo fatto sia dal Governo che dai rappresentanti dei gruppi a rivolgere un’attenzione del tutto particolare alla sentenza della Corte costituzionale numero 2 del 2004, richiamando anche l’attenzione della Commissione, sul fatto che l’ulteriore accelerazione dell’esame e possibilmente dell’approvazione di questi disegni di legge costituzionale che vanno a modificare gli articoli 121 e 126 della Costituzione si possa concludere nel più breve tempo possibile, perché questo – cito testualmente – favorirebbe la dizione più tempestiva degli Statuti regionali.

Insomma, la discussione è proseguita, mi sembra, con uno spirito molto positivo, di grande rispetto nei confronti delle nostre proposte, delle nostre idee e in particolare sottolineo in conclusione due passaggi che vi voglio leggere testualmente: il senatore Vizzini ritiene che, “pur essendo obiettivamente collegate con la riforma dell’ordinamento della Repubblica attualmente in discussione in Assemblea, le modifiche agli articoli 121 e 126 della Costituzione rappresenterebbero per le Regioni un punto di riferimento ai fini dell’approvazione dei rispettivi Statuti entro la corrente legislatura regionale. Condizionare l’esito dei disegni di legge in titolo al destino della riforma costituzionale di quei disegni di legge numero 2544 e connessi, rischierebbe di pregiudicare il consenso che si potrebbe determinare sulle modifiche alla forma di governo delle Regioni, a causa delle contrapposizioni che accompagnano la revisione della parte seconda della Costituzione.

La rapida approvazione delle modifiche degli articoli 121 e 126 della Costituzione, con l’obiettivo di sottrarre almeno l’ipotesi della morte ed impedimento permanente del Presidente della Regione all’automatico scioglimento del Consiglio regionale, rileva tanto più se si provvederà alla contestualità dell’elezione del Senato federale e dei Consigli regionali e quindi auspica il più rapido…”.

A questo corrisponde una dichiarazione del senatore Bassanini, il quale osserva che “il disegno di legge numero 2556” – cioè il nostro, tanto per intenderci – “conferma l’autonomia delle Regioni nella scelta della forma di governo da prevedere nei rispettivi Statuti” e sottolinea che si verificano nuovi casi in cui la rigidità delle norme previste dall’articolo 126 della Costituzione ostacola la vita istituzionale delle Regioni e, a suo giudizio è, allora opportuno favorire la conclusione dell’esame e l’approvazione dei disegni di legge in titolo, evitando il collegamento con la discussione di legge numero 2544 e connessi, cioè il disegno di legge sul nuovo ordinamento costituzionale che, a suo avviso, ostacolerebbe la definizione degli Statuti entro la corrente legislatura regionale.

Comunque sono al lavoro.

Vi debbo, peraltro, comunicare che il professor Caravita deve essere qui in arrivo a minuti perché l’aereo da Roma ha fatto un ritardo di un’ora e mezza e poi l’aeroporto di Reggio è chiuso, quindi è arrivato a Lamezia.

Prego, onorevole Bova.

Giuseppe BOVA

Intervengo subito, colleghi, ringraziando il Presidente della Commissione dell'informazione che ci ha dato, solo che credo – e su questo punto avanzerò una proposta precisa – che noi, per quanto possibile, dovremmo avere un’informazione più puntuale, perché non so per quando sia riconvocata questa Commissione, se hanno previsto tempi di licenziamento della proposta in Commissione, eccetera. Ritengo che, per una serie di ragioni, anche alla luce della sentenza 2 del 2004 – quella che ci riguarda – prima di procedere oltre nell’esame dell’ordine del giorno, sarebbe opportuno che una delegazione della nostra CommissioneUfficio di Presidenza allargato, con una metodologia tale da essere adeguatamente rappresentativa – chiedesse un incontro all’Ufficio di Presidenza della Commissione al Senato e così via per capire meglio, per quanto possibile, orientamenti e tempi dell’operazione – e questa la potremmo ottenere rapidamente, ritengo, con un lavoro non solo burocratico – perché quella che fin oggi è stata un’informazione sua, puntuale, ma obiettivamente non sufficiente, potrebbe costituire per la Commissione un elemento per capire come procedere. Infatti, una cosa è – lo dico al di là delle opinioni di ciascuno – in linea di principio, l’atteggiamento di chi pensa che, comunque vada, un orientamento lo si può affermare, un’altra – richiamando tutti a quello che abbiamo fatto – è il lavoro in una Commissione che, dopo averci ragionato a lungo, aveva licenziato il tipo di proposta sulla forma di governo che tutti noi conosciamo bene.

Ora, quando ragiono con i colleghi, c’è un passaggio in cui si dice obtorto collo, eccetera, eccetera, lo dico per onestà. In questo senso, anche se a me non sfugge la differenza rispetto a poco meno di un anno fa, perché un anno fa avevamo lavorato e licenziato sulla base di una piena autonomia regionale – questa era la nostra interpretazione.

Le considerazioni di ora, anche l’ultima che lei ci ha letto riferita al senatore Bassanini, non c’è dubbio che ci convincono, perché altrimenti il testo rinovellato sarebbe incostituzionale – perché è rinovellato, cioè modificato alla luce di una sentenza che comunque fa regola. Capire i tempi e i termini di questa questione per rispetto reciproco che ci dobbiamo, per il rispetto alle istituzioni, perché anche i cittadini, sia quelli che erano d’accordo sia quelli che non lo erano, possono avere un atteggiamento, a meno che non abbiano prevenzione di rispetto, verso quello che comunque andremo a decidere. Un passaggio di questo tipo non lo giudico pletorico, anche perché non sto proponendo un rinvio sine die, sto proponendo un percorso che nello spazio di qualche giorno ci porti a Roma al Senato, ci consenta con una delegazione adeguata, inclusiva, eccetera, di tornare qui avendo contezza sullo stato dell’arte.

Un’operazione di questo tipo, metodologicamente, mi convincerebbe e non credo che la mia proposta venga esaurita da eventuali osservazioni che da qui a poco mi si faranno, perché non le condividerei, le giudico legittime ma non condivisibili, ché potrebbe essere risolta questa mia osservazione dall’inserimento nello Statuto di una norma transitoria che fa riferimento alla nuova previsione e dice che, nel momento in cui cambiano le regole a Roma, automaticamente cambierebbero…

Lo considero un atteggiamento che risponde in parte a quello che noi abbiamo votato alcuni mesi fa, ma non risponde al problema che pongo io, cioè di consentire a questa Commissione di produrre un proprio orientamento – mi auguro il più possibile ampio – alla luce di informazioni di prima mano che noi si ha e che si deve avere – perché lì, oltre l’Ufficio di Presidenza, possiamo sentire i gruppi, eccetera –e, a quel punto, avremo elementi sufficienti per.

Questo lo dico perché questa impostazione, per i tempi che vedo per un incontro di questo tipo, non sono riconducibili ad una seconda osservazione di chi tout court mi dovesse rispondere che su questa linea non approviamo lo Statuto perché, rispetto al primo scenario presentato dalla Presidenza di questa Commissione, siamo bene in tempo per.

Quindi, come elemento in qualche maniera obiettivamente pregiudiziale, pongo questo tipo di questione, con la stessa serenità che fino a questo momento ha contraddistinto chiunque in questa Commissione. Non abbiamo assunto le posizioni e così via, mai con elementi di forzatura soggettiva fino a questo momento, cioè fino a quando c’era una possibilità, abbiamo sempre ragionato.

Infine, un secondo punto per onestà, che non è tra gli emendamenti prodotti… Anzi non lo pongo per ora, altrimenti rischieremmo di confondere questa ben altra valenza rispetto a tutto il resto, a quello che potrei aggiungere su altre questioni.

Pongo formalmente questo elemento come pregiudiziale.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Crea.

Domenico CREA

Volevo dire alcune cose perché sento delle cose in giro che mi danno un po’ fastidio, quindi è meglio che le chiariamo nella Commissione e poi si entrerà nel merito di quello di cui si deve parlare.

Non so chi sta tirando fuori delle cose che non sono vere e mi dispiace tanto perché io, quando faccio una scelta, ho il coraggio delle mie azioni e la faccio pubblicamente, come ho sempre fatto nella mia vita: non voglio che qualcuno, qualche poveretto – perché li giudico tali quelli che escono fuori delle cose che sono false… Allora, per non far andare avanti queste cose perché fanno male alla collettività, alla gente che sa che io sono una persona seria e quindi escono fuori da altri, perché è manovrata per qualche fattore che sappiamo tutti, perché ormai in questa Italia ognuno si alza la mattina e dice delle cose che non stanno né in cielo né in terra, quindi questo è il primo punto che volevo dire, perché non ho fatto ancora alcuna scelta politica, sono rimasto fermo dove sono stato eletto dal popolo e fino alla scadenza sarò dove ero. Quindi che nessuno si permetta di dire cose che io non pubblicizzo. Questo è il primo punto che volevo dire.

Sulla questione che ho letto ieri, quello che ha fatto l’amico Pirilli, perché anche lui è come Bossi, ogni tanto gli viene qualche schizofrenia e dice delle cose tanto per dirle, perché mi dispiace dire questo poiché ho letto…

(Interruzioni)

Non personali, lui ogni volta attacca il Consiglio ed io non permetto più che venga attaccato il Consiglio su cose che non riguardano loro, perché se ci sono vere colpe, sono a livello di Giunta, non di Consiglio, quindi non è che ogni giorno con una scusa e con un’altra tirano fuori cose su di noi, quando i veri errori li fanno loro in Giunta.

Poi passo alla questione dello Statuto.

Presidente, non ho firmato – come hanno fatto i colleghi – sulla questione a suffragio universale o meno, perché facendo una riflessione e toccando le cose dal punto di vista pratico, ho notato che tutto ciò che viene fatto a suffragio universale è una condanna sulla povera gente e su coloro che sono espressione popolare, e tra questi il sottoscritto, come penso quasi tutti qui dentro. Siccome non voglio fare lo stesso errore, ché con i miei soli voti il centro-destra ha vinto la volta scorsa, oggi voglio fare una proposta e la lancio al centro-sinistra perché io sono il primo dimissionario in quanto oggi mi dimetterò, se seguono le altre dimissioni, perché non è possibile che si vada avanti in un contesto come questo, andare avanti al suicidio mentre il 50 o il 60 per cento della popolazione sta andando a rotoli perché non si fa una politica giusta sul ceto medio-basso, quindi io penso che noi che siamo i rappresentanti della Calabria dobbiamo aprire gli occhi e non chiuderli e portare avanti solo temi e punti che ce li dicono altri che sono a Roma o in altri centri, perché penso che la Calabria oggi abbia raggiunto un equilibrio tale che può disporre di menti e cervelli all’altezza del compito, che possono svolgere cose che siano utili alla collettività della Calabria. Noi stiamo andando a fare cose che non riguardano noi, perché siamo fuori da questo ambiente, perché siamo fuori da questo mondo, perché ho notato in questi ultimi due anni che siamo entrati in un’ottica tutta sbagliata, perché la gente della Calabria soffre e continua a soffrire perché c’è una politica sbagliata a monte e la politica sbagliata a monte ce la fa fare Roma. Io non sono con Bossi, però su certe cose vedo sotto l’ottica che penso sia quella giusta, cioè quella di dare spazio al ceto medio-basso perché ormai non ha più spazio.

Quindi sono per lo Statuto, per portarlo a termine nel più breve tempo possibile, correggere solamente quelle piccole cose che c’erano da correggere.

Sulla questione a suffragio universale o indiretto, penso si debba fare una riunione di maggioranza e non farla due-tre personaggi e uscire sulla stampa, perché l’ultima cosa che dobbiamo fare è quella di uscire sulla stampa su cose che non si programmano all’interno della maggioranza. Questo che sia chiaro, perché dopo voterò per come penso sia giusto, perché non è possibile che alcune cose vengano fatte con pochi personaggi e non che venga coinvolta tutta la maggioranza.

Allora io dico: vogliamo uscire da questo tunnel? Perché se non usciamo da questo tunnel, ognuno si prepara col vecchio metodo, perché è inutile che ci illudiamo o ci prendiamo in giro, perché già ci stiamo prendendo troppo in giro. Quindi, che qui dentro sia maggioranza che minoranza si stabilisca una linea programmatica seria, dove si portano a termine quelli che sono i punti che possono essere utili alla Calabria e non ad altri territori che non sono quelli della Calabria.

Quindi proporrei in quest’Aula che ogni capogruppo si dichiarasse in modo concreto e serio sulla questione del governo come deve essere fatto, perché non tollero più che ci sia un presidenzialismo a suffragio universale, perché già abbiamo avuto prove e non è che dobbiamo continuare a fare gli stessi errori, perché in questo modo diamo troppa forza ad un personaggio che dopo non dà conto né ai partiti né a coloro che lo eleggono. Quindi chiedo in quest’Aula che ogni capogruppo si pronunci su questo e che poi si discuta in modo concreto, che si porti a termine quello che penso sia la cosa più saggia: uno Statuto serio e degno della Calabria.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Guagliardi.

Damiano GUAGLIARDI

Con questa abbiamo fatto tre riunioni della Commissione: nella prima abbiamo fatto una discussione generale alla luce della sentenza di gennaio e sulla base di una proposta sua, Presidente, si erano visti dei tempi, un po’ contingentati, per il percorso necessario a portarci alle elezioni del prossimo anno col nuovo Statuto; nella seconda riunione abbiamo assunto una decisione molto opportuna, vista la fase di impasse, nessuno che usciva fuori, abbiamo detto diamo il 27 di febbraio come data massima di scadenza per la presentazione degli emendamenti. Questo lo abbiamo fatto perché si aprisse, nella giornata di oggi, una discussione di merito sul quesito che ci ha posto la Corte costituzionale, se scegliere l’elezione diretta o l’elezione indiretta.

Accolgo, alla luce della sua informazione e anche delle cose che stiamo vivendo, la proposta che fa l’onorevole Bova di conoscere i tempi dei lavori della Commissione del Senato, in modo che si possa avere chiarezza dei tempi romani, non nostri, che potrebbero condizionarci nell’elaborazione dello Statuto. Quindi per me quello è un passaggio che, se fatto in tempi veloci, anche molto qualificati come delegazione, va benissimo, ma che siano tempi veloci di questo incontro tra una nostra delegazione e una delegazione del Parlamento.

Detto questo, penso che sulla nostra discussione stiano avvenendo condizionamenti esterni che usano un atteggiamento… Io userei una terminologia di una vecchia canzone “chi ha ucciso l’Uomo Ragno? Forse la pubblicità, forse la lotta politica organizzata!”, nel senso che qui c’è qualcuno che tenta di distruggere questo uomo ragno e l’uomo ragno distrugge se stesso.

Perché faccio questo ragionamento? Perché, prima di dire i due aspetti, a me pare che abbiamo una responsabilità di fronte alla Calabria su tutte le cose dette fin qui, e all’ultimo momento riprese anche dall’onorevole Crea, di andare da qui a poco più o forse da qui a un anno esatto all’elezione del rinnovo del Consiglio regionale con un nuovo Statuto e una nuova forma di governo.

Devo dire con franchezza che vedo molto pericolosa la lettera posta a fianco al ragionamento che faceva il giornalista Mollo sullo stato della Commissione, quella dell’onorevole Pirilli, una lettera molto pericolosa, da uomo ragno che vuole distruggere l’uomo ragno…

(Interruzione)

Ci stavo arrivando.

Perché dico questo? Perché la mia impressione è che qui ci siano due opinioni esterne, ma che hanno agganci interni, che è quella di uno che vuole andare a fare le prossime elezioni con lo stesso Statuto e magari con la stessa legge elettorale, convinto che quel posto che non riuscirà mai ad avere attraverso l’elezione proporzionale e il voto dei cittadini, lo possa riconfermare nel listino.

Allora vedo il rozzo attacco ai gruppi come un tentativo di demolizione di questa Commissione, perché se passa istintivamente quello che volevano fare alcuni di noi, la legge di modifica dei monogruppi in questo momento, abbiamo dichiarato la fine di questa Commissione, che necessariamente dovrà ricostituirsi per effetto della nuova organizzazione dei gruppi e quindi andare alle prossime elezioni senza Statuto. Io leggo così l’intervento sulla stampa dell’onorevole Pirilli, al quale non gliene frega niente della moralità della spesa dei monogruppi, perché lui sa come per una convenzione o per un progetto di legge si spendano 30-40 mila Euro di consulenze e attacca i monogruppi su questo fatto, quando tutti sappiamo che immediatamente dopo l’approvazione dello Statuto scatta la legge sui monogruppi.

Allora dobbiamo stare attenti su questo e dobbiamo anche denunciarlo. L’intervento dell’onorevole Pirilli è pericoloso per questa Commissione, la vuole uccidere, vuole impedire che si discuta in questa Commissione ed è contrario, addirittura, all’ipotesi presidenzialista che potrebbe nascere dai lavori di questa Commissione.

Il secondo punto è che qui dentro, nel nome delle voci romane, si vuole perpetuare un presidenzialismo di transizione, lo vedo magari nell’emendamento proposto dall’onorevole Leone. Qui bisogna avere il coraggio di dire se siamo presidenzialisti o non presidenzialisti, perché io che non sono presidenzialista non me la sento di far governare in una fase di transizione per altri cinque anni questa Calabria ad un Presidente, che può essere anche Gesù Cristo, ma è un Presidente monocrate, un uomo unico che dirige le sorti della Calabria e noi i Presidenti monocrati li abbiamo visti come funzionano in tutta Italia, non solo in Calabria.

Quindi questa idea di aspettare quello che succede… Ma noi siamo monchi di intelligenza, non abbiamo capacità di decidere? Vedete che questa incapacità di decisione è il suicidio del Consiglio regionale, ma non perché ci sono dinamiche; noi tutti stiamo dichiarando di essere peones ai servizi dei santi padroni che vengono da Roma e si candidano alla Presidenza. Noi ratificheremo fra di noi, nel momento in cui anche a livello di transizione facciamo una scelta di presidenzialismo, una scelta in cui dichiariamo la nostra incapacità come classe dirigente regionale a candidarci al governo della Regione, perché dobbiamo scegliere sempre uno che ci ispirano le sedi romane o le sedi di altri poteri.

Allora, entrambe le cose vanno decise qui dentro, ma sapete perché? Io che sono un presidenzialista e cerco di essere coerente con quanto dico, siccome non ho molto tempo di fronte a me per la prossima campagna elettorale e per scegliermi il partner, voglio che si decida subito che tipo di governo vogliamo, perché sulla base di quella decisione e vedendo chi lo vuole e chi non lo vuole, io sceglierò per la prossima scadenza il mio alleato, perché se si parla di Presidenza, di presidenzialismo, allora perché devo considerare chiusa tutta la discussione nell’ambito delle due coalizioni e non vado a costruirmi una terza coalizione che, sul piano della cultura, degli interessi della proposta, può essere uguale alle altre due, metodologicamente parlando? Perché sono costretto a scegliere questo o quel candidato? E questo lo dico non tanto all’Assemblea regionale, ma al centro-sinistra: che abbia una posizione chiara, lineare sulla forma di governo di questa Regione Calabria. Una cosa è avere un presidenzialismo scelto ed imposto dal Parlamento, un’altra cosa è se lo scegliamo noi, perché quando lo scelgo io, allora voglio avere l’opportunità di scegliermi il candidato che più mi garantisce, non quello che lavora per la cultura del presidenzialismo.

Ecco, volevo dire questo perché anche questa discussione tenga conto di questa posizione e credo che su questo non ci sarò solo io a pensarla in questo modo, per cui, se passa la teoria del presidenzialismo, è probabile che passi anche un fatto di innovazione nella Calabria, ché, invece di due coalizioni, si possono candidare tre o quattro coalizioni al governo della Regione e che possono lavorare.

Il caso Misiti non è anomalo, ne potrebbero nascere degli altri. O ci siamo dimenticati delle convention che fa l’ex assessore Misiti per costruire un terzo polo in Calabria? E perché non scegliere un terzo polo se sulla stessa questione siamo tutti lì, allo stesso livello?

Ecco, lo dico con estrema franchezza e mi rivolgo soprattutto al centro-sinistra, perché si faccia un ragionamento chiaro, schietto, in modo che io abbia la possibilità in un anno di scegliere con chi andare a fare una coalizione. Parlo negli interessi della mia appartenenza politica e quindi della mia piccola parte, però voglio sapere se devo stare a sinistra con l’amico Pirillo o a destra con l’amico Pino Torchia…

(Interruzioni)

A destra fisicamente, non politicamente!

(Interruzioni)

Quindi credo che noi dobbiamo e possiamo accettare la proposta di Bova, ma oggi dobbiamo avere l’onestà di cogliere anche l’invito di Crea, di dire “contingentiamo i tempi per andare all’immediata approvazione dello Statuto regionale”.

Secondo, a me pare che eravamo rimasti d’accordo che avremmo fatto qualche emendamento al di fuori dei famosi emendamenti contestati. Ho l’impressione che qui ci sia un nuovo Statuto, non l’ho visto tutto, mi pare che la furia degli emendamenti abbia riproposto un nuovo Statuto. Ecco, inviterei al limite a concentrare dove c’è il nesso della questione e sciogliere subito questo nodo che è importante per la nostra regione.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Leone.

Gianfranco LEONE

Presidente, non nascondo che ho qualche difficoltà a causa degli interventi precedenti, ma vediamo se riusciamo a superare le diversità che stanno emergendo con un ragionamento. Devo, comunque, ricordare a me stesso che ci siamo lasciati la volta precedente dopo un giro di interventi in Commissione dove, più o meno, si era delineata quella che poteva essere la soluzione con l’impegno di ognuno noi di proporne una che facesse quadrare il cerchio. Perché? Perché stava a cuore a tutti noi che venisse varato lo Statuto, per cui, avendo i tempi già contingentati, le scadenze erano a breve, onorevole Guagliardi, cercando, anche, di salvare il lavoro della Commissione che ci ha visti, tranne due differenziazioni, votare in Consiglio all’unanimità la nuova Carta costituzionale. E, comunque, c’è questa sentenza della Consulta che ha fissato dei paletti ben precisi. Nello stesso tempo, come consigliere regionale, faccio queste riflessioni ad alta voce perché sono quelle che ci hanno portato a presentare l’emendamento che avete sul tavolo, firmato da me e da Rizza, ed a ragionare nella direzione di fare in modo che tutto il lavoro svolto dalla Commissione, alla luce di questa sentenza della Consulta, non venisse in nessun modo sacrificato facendo emergere due posizioni contrastanti, può succedere, ma io mi auguro che non accada, su quella che sarà la Carta costituzionale che rimane il punto di arrivo, cioè espressione dell’accordo raggiunto dalla Commissione nei vari interventi. Quindi, come si può salvare questa Carta che avevamo scritto? In un unico modo: intanto noi avevamo presentato una legge di riforma della Costituzione, per cui nell’attesa che il Parlamento discuta queste norme, – anche se mi sembra che lo stesse facendo autonomamente senza la nostra sollecitazione legislativa –, nelle more di questa procedura, veniva accettata, con quella che è l’esposizione dell’articolo 33, l’attuale presidenzialismo, fermo restando che noi eravamo pronti, nel momento in cui fosse stata modificata la Costituzione, a salvare tutto il lavoro svolto. Da qui, onorevole Guagliardi, la variazione dell’articolo 33 ha portato, di conseguenza, la variazione di altri articoli collegati, ecco perché sembra un lavoro nuovo, ma non lo è, mi sembra sia stato modificato solamente l’articolo 33 e, in seguito, sono stati resi conformi alla forma presidenzialista gli altri articoli. Quindi, è solo questo quello che appare come un libro, è solamente un articolo che comporta come conseguenza, per rendere omogeneo il tutto, una variazione. Questo, dopo, lo possiamo anche discutere, ma non è questo il punto. Il punto su cui rimango un po’ perplesso – ma qua ci sono i colleghi Bova, i colleghi Ds, il collega Adamo magari dopo ce lo spiegherà meglio – è che mi sembra di capire che il collega Bova vorrebbe un incontro romano per capire come, quando, dove, i tempi, eccetera, il che contrasta un po’ anche con il suo spirito di rendere questo Consiglio scevro da condizionamenti esterni.

E’ qui che non riesco a capire, siamo liberi di decidere o decidiamo in funzione di un Parlamento che va a determinarsi o si determinerà e non sappiamo come e quando? Vogliamo fare lo Statuto o vogliamo aspettare che ci siano le riforme costituzionali per poi partire?

Allora, per rispondere anche al consigliere Crea che ha chiesto un’espressione univoca dei capigruppo di questa Commissione in merito all’orientamento che ci stiamo dando, vi dico che come Forza Italia siamo orientati a salvare questo Statuto alla luce della sentenza della Consulta, quindi, accettare la forma del presidenzialismo - perché ci hanno detto che in questo momento possiamo accettare solo questa forma -, portare a termine i lavori della Commissione e il varo dello Statuto nel tempo più breve possibile – ma questa è la posizione di Forza Italia, aspetto, poi, le altre posizioni –, e salvare il lavoro fatto in Commissione con questa formulazione dell’articolo 33 sulla forma di governo, fermo restando che, nel momento in cui ci fosse la riforma costituzionale, Forza Italia non vorrà sacrificare una virgola del lavoro fatto, all’unanimità, da questa Commissione.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Tripodi Michelangelo.

Michelangelo TRIPODI

Credo che ci sia da riflettere sulle questioni oggetto della discussione e sull’ultimo intervento del capogruppo di Forza Italia. Quest’ultimo intervento ed anche la presentazione degli emendamenti firmati Rizza, Leone, Sarra o viceversa, comunque da tre consiglieri regionali di cui due capigruppo dei gruppi maggiori del centro-destra (Alleanza nazionale e Forza Italia) e dal Vicepresidente del Consiglio regionale, già di per sé lanciano un segnale politico che ( non è per il merito della proposta presentata, peraltro di apertura a un confronto, al dialogo della Commissione, del Consiglio regionale) in qualche modo sancisce un elemento di rottura. Io così ho letto quella presentazione.

Mi sono permesso di presentare gli emendamenti praticamente alla fine del termine ultimo, venerdì mattina, quando ho verificato che erano stati presentati quegli emendamenti dal centro-destra ed anche da alcuni colleghi del centro-sinistra, perché ritenevo giusto, a quel punto, anche perché era stata presentata in passato una posizione politica specifica su queste questioni, riproporla nel dibattito.

Debbo dire, peraltro, che sorprende anche che, nell’emendamento, manchino alcune firme, manca la firma del capogruppo dell’Udc, anzi prima c’era e poi è stata ritirata, da quello che risulta agli atti della stessa Commissione, quindi, si è creato anche una specie di giallo su questa firma del capogruppo dell’Udc, Nucera, ma la cosa che più sorprende – è una valutazione di questa natura che io faccio – è che siete al massimo della vostra crisi come centro-destra, complessivamente e nella Regione Calabria, eppure, in questo momento, piuttosto che prendere atto che vivete questa condizione, invece di aprire un confronto, di dimostrare disponibilità, di vedere quali percorsi - a un anno dalle prossime elezioni regionali - questo Consiglio regionale in tutte le sue componenti può portare avanti per giungere all’approvazione dello Statuto, decidete, nel momento della massima crisi, di sferrare l’attacco più pesante e di rottura profonda anche di una regola che voi stessi vi siete dati.

Per quanto ci riguarda, noi abbiamo votato contro lo Statuto e se la linea è quella che voi presentate negli emendamenti, riproponiamo il nostro voto contrario, non cambia nulla; certamente cambia per chi vi ha dato fiducia nella fase precedente, chi ha dialogato con voi, chi vi ha dato una sorta di cambiale in bianco. Oggi quella cambiale in bianco, che nel dibattito precedente tanti gruppi, anche del centro-sinistra, vi hanno dato, credo siano costretti a ritirarla, li costringete voi con il vostro atteggiamento, con la vostra scelta, con la vostra prova muscolare che volete in qualche modo imporre al Consiglio regionale, perché mi sembra che ormai questo sia il quadro, non solo sullo Statuto, ma su tutte le questioni, è cambiato il quadro, volete dare l’idea che avete i numeri e, quindi, questa maggioranza con i numeri è in grado di decidere e di fare approvare i provvedimenti.

Questo non risolve la questione vera che parla di crisi politica seria ed, anche questa, è una risposta che dà il segno chiaro e netto della debolezza politica, della mancanza di partecipazione al confronto e della capacità di ascoltare le ragioni degli altri e vedere quali sono le strade che possono essere seguite.

Peraltro, avete sempre sostenuto che il Consiglio regionale – e questo c’era scritto nello Statuto approvato precedentemente – comunque, sia pure tortuosamente, aveva assunto la scelta dell’elezione indiretta, bocciata poi, per altre ragioni, sulla questione del Vicepresidente, ma oggi fate marcia indietro tutta sul punto politico della elezione, della forma di governo, proponete tout court l’elezione diretta, la forma presidenzialista, che conosciamo, con tutte le conseguenze.

Su questa questione penso che discuteremo, approfondiremo, avete anche i numeri e potete anche approvarlo, se riuscirete a mettere insieme tutta la vostra maggioranza su questa posizione.

Non c’è dubbio che cambia tutto il terreno del confronto perché, nel momento in cui si ragiona così, si giunge alla conclusione per cui lo Statuto potrebbe essere approvato, secondo questa logica, dalla sola maggioranza. Ma qui davvero cambia tutto il quadro e si introduce un elemento di forte distorsione nel confronto politico: voi avete sempre detto che le regole sono di tutti, ora le regole sono della maggioranza, non sono più di tutti!

Io credo dia un segnale di debolezza questa impostazione che, in qualche modo, fa pendant con la scelta di rilanciare, nei confronti del Consiglio regionale e dei monogruppi, da parte dell’assessore regionale Pirilli una questione istituzionale seria, importante che però quando si afferma che i monogruppi stanno lucrando circa 1 miliardo – perché questa è stata la cifra messa sui giornali - e non si capisce se stanno facendo chissà che cosa al bilancio regionale, francamente, si fanno delle affermazioni pesanti.

Certamente noi potremmo fare, e faremo a questo punto, l’elenco di tutte le spese: quanto spende l’assessore Pirilli? Quanto spende la struttura speciale di Pirilli? Quanto costano alla Regione i suoi consulenti e tutto l’apparato? Perché ce lo deve dire, non può dire che si spendono 444 mila Euro per i monogruppi; facciamo l’elenco di tutte le spese, di tutte le strutture consiliari e di Giunta, perché è giusto che tutti i calabresi sappiano…

(Interruzione)

L’onorevole Bova ha fatto una proposta - adesso se ne dava una lettura, personalmente non credo che proponesse di decidere sullo Statuto sulla base di quello che stabiliscono gli altri, non credo fosse questo il suo obiettivo, di farsi condizionare dall’esterno -, credo che abbia un valore e un senso perché, in qualche modo, ci fa capire che dobbiamo, comunque, tenere conto di un contesto, non che questo significhi che decidiamo sulla base della dettatura che viene da Roma o da un’altra parte, ma un contesto ci serve; se c’è un’attività in corso, non possiamo non tenerne conto. Non c’è dubbio che debba essere così.

E non c’è dubbio che, in questo contesto, lo Statuto regionale, proprio perché abbiamo subìto, c’è stato lo stop della sentenza della Corte costituzionale, non può essere messo a rischio di un’ulteriore rimessa in discussione. Allora, non c’è dubbio che va aperto un ampio confronto e che se è necessario - sia rispetto a questo obiettivo, ma anche rispetto a questo momento particolare - questo tempo di cui parla l’onorevole Bova rispetto all’incontro con i rappresentanti della Commissione parlamentare, questo può servire anche per una vostra riflessione sulle proposte che avreste messo in campo. Ben venga questo tempo, perché può servire politicamente a svelenire, probabilmente, il clima, a determinare un momento anche di riflessione più attenta e più approfondita sulla materia e sul merito e a determinare, in qualche modo, un momento di rasserenamento e di superamento di determinate posizioni, per creare una possibilità ed uno spazio al confronto che, oggi, mi sembra di non vedere e di non individuare.

Allora, se questa proposta può avere anche un effetto benefico in questo contesto, sono perché vada avanti, perché si prenda il tempo necessario per promuovere, si fissi al più presto questo incontro, contemporaneamente mi auguro che il capogruppo di Alleanza nazionale, di Forza Italia e l’onorevole Rizza riflettano sulla proposta messa in campo nei loro emendamenti per tornare ad un ragionamento, sapendo che le regole, se questo principio e questa impostazione valgono, dovrebbero essere largamente condivise. Certo, ci possono essere quelli che votano contro, ma voi avete detto che l’altra volta avete fatto uno Statuto largamente condiviso, e sui numeri era così: tre hanno votato contro e tutti gli altri a favore. Ma la proposta che state mettendo in campo rompe quel vostro schieramento e quella vostra alleanza ampia sulle regole perché spacca quel fronte. E voi lo sapete meglio di me che questa è la conseguenza, è questo l’obiettivo.

Pensate che quella indicazione debba essere cancellata? Pensate che lo Statuto possa essere approvato solo dalla maggioranza? Se questa è la risposta attraverso i contenuti degli emendamenti, non c’è dubbio che siamo molto preoccupati perché, nel momento in cui oggi si dovesse pensare a vedere qual è la soluzione diversa da dare rispetto alla crisi grave che vive la Regione, Pirilli esprime una posizione, non ci dice ovviamente quella che è la situazione della Giunta regionale e tutte le altre questioni di cui non voglio parlare, ma certamente oggi come oggi tutti sanno che la Calabria conosce e vive la stagione peggiore della sua storia, della sua istituzione dal 1970 e non c’è dubbio che, rispetto a questo, non ve la caverete facendo la prova di forza e tentando di approvare uno Statuto blindato sul punto del presidenzialismo; non risolverete i vostri problemi politici, se pensate di farlo in questi termini.

PRESIDENTE

Adesso ha la parola l’onorevole Occhiuto

(Interruzione dell’onorevole Bova)

Onorevole Bova, io non ho nessun problema ad acconsentirle di intervenire, però vorrei completare gli iscritti a parlare, dopodiché sospendiamo per un’ora…

(Interruzione dell’onorevole Bova)

Io non sapevo nulla della conferenza stampa, ma voi sapevate che la riunione iniziava a mezzogiorno.

Prego, onorevole Occhiuto.

Roberto OCCHIUTO

Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto l’emendamento proposto dai colleghi Rizza, Leone e Sarra e debbo dire di apprezzarne lo spirito, perché è un emendamento scritto con l’obiettivo di arrivare ad una veloce definizione dello Statuto, però secondo me – e questa è la posizione anche del partito che rappresento in Commissione – non definisce una scelta di valore; peraltro mi pare sulla forma di governo che si propone si disegni un percorso quasi transitorio e, per la verità, mi pare che questo sia proprio l’obiettivo di chi ha redatto l’emendamento.

Il collega Leone lo diceva bene prima, “accettiamo il presidenzialismo”, quasi aggiungendo “perché dobbiamo in qualche modo accettarlo per arrivare ad una veloce definizione dello Statuto”, però siccome mi pare sia un emendamento che definisce un sistema transitorio e dipendente anche da quelle che saranno le modifiche costituzionali, credo – ma, ripeto, la mia posizione è quella del partito che rappresento – che forse debba essere accolta anche la proposta di chi ritiene di dover esperire un ultimo passaggio, seppure con tempi rapidissimi, per verificare a che punto è e direttamente il percorso di modifica, per esempio, dell’articolo 126. Infatti se noi facciamo, così come si propone, uno Statuto che dipende da questo percorso di modifica, forse sarebbe utile che prima ci rendessimo conto, per quanto ci è dato di poter fare, dei tempi di modifica di questa parte della Costituzione, perché questo potrebbe essere sostanziale ai fini anche del giudizio della forma di governo che si propone.

Quindi, il mio intervento era semplicemente per esprimere l’apprezzamento mio, ma del mio partito rispetto allo spirito che ha animato i promotori di questo emendamento a firma Rizza, Leone, Sarra, ma volevo chiedere anche ai colleghi della Commissione, ormai ai colleghi della maggioranza in Commissione, se non fosse il caso di valutare la possibilità di poter fare questo tentativo che anche la minoranza ci proponeva, assumendo l’impegno che questo tentativo deve comunque concludersi nell’arco di una decina di giorni, altrimenti non avrebbe senso un rinvio sine die.

PRESIDENTE

La parola all’onorevole Rizza,

Domenico RIZZA

A questo punto molto brevemente perché, caro Presidente, è inutile adesso nasconderci dietro il dito: la lunghissima campagna elettorale che ci aspetta ci ha colto nel pieno di un dibattito sullo Statuto che doveva, al contrario, restar fuori da pressioni di questo tipo.

Faccio due considerazioni: la prima riguarda la proposta dell’onorevole Bova. L’ha già fatta il collega Leone, sottoscrivo pienamente, aggiungo un’altra cosa e con questo rispondo anche al collega Occhiuto: com’è possibile avere certezze da una Commissione affari costituzionali che dibatte in maniera pesante, viva, vivace una materia che non è che è facile da digerire? Onorevole Occhiuto, anche lì hanno bisogno di due letture; se dovessimo aspettare la decisione del Parlamento nazionale, la prima lettura, l’accordo, la prima lettura, la seconda lettura per determinarci, allora diciamo che demandiamo tutto a quello che il Parlamento nazionale stabilirà riguardo agli Statuti regionali.

Perché siamo arrivati a questa cosa? Anche se le dico, con grande sincerità, che la prima reazione rispetto a questa sentenza era quella di fare cosa esattamente contraria, anche contro le convinzioni personali e di partito. Ritorniamo per un attimo alla proposta che avevamo approvato quasi all’unanimità: era un presidenzialismo temperato perché non ci andava e non ci va giù il fatto del simul stabunt, simul cadent. Avevamo cercato con fantasia, eccetera, di individuare un percorso che consentisse questa quadratura. Non è stato possibile. Io ho detto, prima di presentare la proposta, che non sono un presidenzialista pentito.

Allora, rispetto a questo dato, onorevole Occhiuto – lei l’ha già rilevato con grande tempestività – qual è stata la ratio che ci ha indotto a predisporre con l’ausilio tecnico questo emendamento? L’ha già ampiamente rilevato. Siamo convinti che sia l’unica strada percorribile, onorevole Occhiuto, per arrivare a fine mandato con uno Statuto nuovo e una legge elettorale nuova. Qui veramente tertium non datur: o andiamo su questa cosa oppure si va alle elezioni con la vecchia legislazione, col vecchio Statuto e con quant’altro, dicendo urbi et orbi che il Consiglio regionale ha scherzato riflettendo per tre anni abbondantemente sulle riforme statutarie che non riguardano certamente – e non sfuggirà a nessuno – soltanto la forma di governo, ma un complesso di norme e quant’altro. Dobbiamo dire a tutti della nostra impotenza, della nostra incapacità di finire la legislatura con uno Statuto. Certo, noi avremmo preferito quel tipo di soluzione e a quello miriamo anche attraverso quell’inserimento nelle norme transitorie di quel comma.

Adesso, se c’è necessità di far digerire ad altri, di far riflettere, beh, tempi stretti, sì, ma dire “chiediamo alla Commissione un’audizione” che non sappiamo quando ci sarà concessa, “poi vediamo che tempi ci dà la Commissione”, significa, diciamoci pure, andiamo alle elezioni con la vecchia legislazione e non se ne parla più!

PRESIDENTE

La seduta è tolta, la Commissione è riconvocata per mercoledì 10 marzo alle ore 11,00.

La seduta termina alle 13,45