Proposta di legge n. 42/8^

PROVVEDIMENTO GENERALE RECANTE NORME DI TIPO ORDINAMENTALE E FINANZIARIO (COLLEGATO ALLA MANOVRA DI FINANZA REGIONALE PER L’ANNO 2006 ART. 3, COMMA 4 DELLA LEGGE REGIONALE N. 8/2002)

 RELAZIONE

1. PREMESSA


Le decisioni assunte dal Governo nazionale in materia di finanza regionale,  già previste nella Finanziaria 2005 e confermate o rafforzate dalla Finanziaria per l’anno 2006, non possono che condizionare in maniera estremamente negativa  le attività di programmazione finanziaria delle Regioni. Queste ultime si trovano, infatti, sempre più in difficoltà sia per effetto del taglio dei trasferimenti, sia per una serie di misure di contenimento della spesa che vanno da quelle previste dal Patto di Stabilità a tutta una serie di disposizioni che tendono a trasferire in periferia i problemi di bilancio che attanagliano il Governo nazionale medesimo.

Si ha a che fare, cioè, con un quadro normativo e finanziario che condiziona le politiche  di bilancio della Regione, in quanto caratterizzato da notevoli elementi di criticità, fra i quali vanno ricordati:

1.1    L’attuazione del federalismo fiscale

Nonostante alcuni passi in avanti, soprattutto sul piano normativo, il sistema di finanziamento delle Regioni a statuto ordinario continua ad essere condizionato da forti incertezze sulla funzionalità dei meccanismi di finanziamento e sui tempi di trasformazione in entrate proprie dei trasferimenti ancora previsti nel bilancio dello Stato.

Il dibattito è ancora fortemente incentrato sul modello di federalismo da adottare in quanto, con la riforma del titolo V della Costituzione, si è reso necessario un riesame dell’intero impianto normativo, soprattutto per quello che riguarda il ruolo e le finalità della perequazione e la scelta delle fonti di entrata delle realtà territoriali su cui costruire il nuovo sistema di finanziamento

Come già specificato nelle relazioni relative agli anni precedenti, il D.Lgs. 56/2000 ha rappresentato il primo importante passo verso l’attuazione di una forma compiuta di federalismo fiscale. A seguito delle modifiche apportate all’articolo 119 della Costituzione, la legge finanziaria per il 2003 ha previsto l’istituzione di un’Alta Commissione di studio con il compito di definire i nuovi principi generali del coordinamento delle finanza pubblica e del sistema tributario.  Allo stesso tempo, per evitare ogni forma di sperequazione fra i territori in assenza di princìpi condivisi, la stessa norma ha previsto l’inefficacia dei provvedimenti recanti aumenti delle addizionali all’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle maggiorazioni dell’aliquota dell’imposta regionale sulle attività produttive, adottati successivamente al 30 settembre 2002. La sospensione degli aumenti delle addizionali regionali IRPEF e delle maggiorazioni dell’aliquota IRAP è stata confermata dalla legge finanziaria 2005 fino al 2007. Tuttavia, il comma 173 della legge n.311/2004  prevede, in via straordinaria, che le Regioni possano deliberare aumenti al fine di ripianare i disavanzi del settore sanitario. Al di là di questa possibilità, l’inibizione della facoltà di manovra sulle aliquote assegnate alle Regioni incide negativamente sui gettiti di propria competenza e sulla capacità di finanziamento autonomo, producendo anche una diminuzione della responsabilità delle amministrazioni pubbliche sul versante della spesa. In questa situazione, le autonomie non possono né aumentare il gettito né utilizzare la leva fiscale per ridistribuire il carico tributario secondo le esigenze di particolari settori d’intervento.

La Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, in occasione della seduta di Reggio Calabria del luglio 2005, ha ribadito l’esigenza di dare attuazione, già a partire dall’anno 2006, all’articolo 119 della Costituzione ex Titolo V, in modo da consentire la completa copertura finanziaria delle funzioni attribuite dallo Stato alle Regioni.

Il meccanismo di finanziamento previsto dal decreto legislativo 56/2000  ha finora rappresentato il punto di riferimento per la definizione del quadro finanziario regionale. Il 2002 è stato il primo anno di attuazione del passaggio al federalismo fiscale approvato con lo stesso decreto legislativo che per quell’ anno prevedeva che una prima riduzione della spesa storica nella misura del 5% ed una ripartizione delle stesse secondo il nuovo meccanismo perequativo. Un passaggio importante su cui si misurava la possibilità di governare questo delicato percorso verso il nuovo sistema di finanziamento. Ma com’è noto, il percorso di attuazione ha trovato molti ostacoli. Il Governo,  senza intesa con le Regioni, ha  autonomamente adottato il DPCM per l’anno 2002 il 14 maggio 2004, provvedimento poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 agosto 2004.

Il provvedimento è stato oggetto di impugnazione dinanzi al TAR e alla Corte Costituzionale da parte di tre regioni Calabria, Puglia e Campania che lo hanno ritenuto, tra l’altro, lesivo dell’articolo 7 dello stesso decreto 56 che prevede che le risorse devono in ogni caso garantire l’integrale finanziamento del Fabbisogno Sanitario regionale determinato dalla Delibera CIPE ed in contrasto con il sistema di perequazione solidale previsto dal novellato articolo 119 della Costituzione.

Nel marzo del 2004 è stato presentato uno schema di decreto, trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni per il conseguimento dell’intesa, di applicazione del decreto legislativo 56 al 2003.

Secondo tale schema – come previsto per il secondo anno di applicazione del federalismo fiscale - il 10% dell’IVA, in sostituzione dei trasferimenti aboliti, viene ripartita secondo il nuovo sistema, mentre il restante 90% è ancora distribuito secondo la spesa storica.

Gli effetti redistributivi che ne sono conseguiti erano di un certo rilievo e comportavano una perdita secca per tutte le Regioni di quote consistenti di “trasferimenti” e, in particolare, per la Calabria una perdita di un importo di circa 200 Milioni di Euro in quattro anni (19 per il 2002 , 40 per il 2003,62 per il 2004, 80 per il 2005), livello che non consente neanche la copertura del FSR determinato dalla Delibera Cipe.

Allo stato attuale siamo in una situazione di totale stallo: gli effetti del decreto legislativo sono stati congelati fino al 30/04/2005 termine poi prorogato, con la legge di conversione del c.d. decreto legge sulla competitività, al 30/09/2005. Poiché il blocco del 56 comporta grossi problemi sulle dinamiche dei flussi di trasferimento delle risorse dallo Stato alle Regioni ed, in particolar modo, di quelle relative al finanziamento della sanità le cui erogazioni scontano ritardi ormai diventati non più sostenibili per le Regioni, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome si è riunita, nello scorso luglio, in seduta straordinaria a Santa Trada per trovare una soluzione. In quella sede è stata ribadita l’esigenza di dare attuazione, già a partire dall’anno 2006, all’articolo 119 della Costituzione ex Titolo V, in modo da consentire la completa copertura finanziaria delle nuove funzioni attribuite. Inoltre, le Regioni si sono accordate su un più graduale passaggio al nuovo meccanismo perequativo, attraverso un percorso di aggiustamento lento, ma continuo, di riduzione del peso della spesa storica, secondo la misura dell’1,5% annuo a partire dal 2003, per consentire una ripartizione delle risorse coerente con le esigenze di finanziamento del fabbisogno sanitario regionale che eviti gravi e strutturali squilibri finanziari insostenibili per i bilanci regionali.


1.2  La situazione finanziaria del Sistema sanitario della Regione Calabria

L’obbligo di riportare in equilibrio le gestioni finanziarie nell’ipotesi di travalicamenti rispetto al livello di fabbisogno sanitario determinato - pena la perdita della maggiorazione di finanziamento - ha generato una maggiore attenzione da parte della Regione relativamente al contenimento della spesa sanitaria; è altrettanto vero, però, che il meccanismo di finanziamento del SSR, unito al divieto costituzionale per le Regioni di contrarre mutui per dare copertura alla quote di disavanzo “post 2000” rimaste a loro carico, ha creato una situazione di liquidità deficitaria che rischia di compromettere in maniera grave l’equilibrio finanziario della Regione, già abbastanza precario.

L’Accordo dell’8 Agosto del 2001 ha cercato di risolvere il problema del “sottofinanziamento” in sanità, all’origine di larga parte dei recenti deficit annuali, incrementando il finanziamento per l’anno 2001 di circa 71.000 Meuro (138.000 miliardi) e fissando il finanziamento per gli anni 2002-2004 al 5,88% del PIL e con obiettivo del 6% in un arco ragionevole di tempo. Tali previsioni si sono dimostrate sin da subito insufficienti in quanto la spesa sanitaria cresce ad un ritmo molto più veloce tant’è che, anche negli altri Paesi europei, si attesta ormai ad un livello non inferiore al 7% del PIL.

In base a tali previsioni alla Regione Calabria sono state destinate per l’anno 2001 ulteriori risorse pari a circa 127 Meuro e, conseguentemente,  il fabbisogno 2002 è stato determinato in 2.327 Meuro, quello 2003 in 2.453 Meuro, quello 2004 in 2511 Meuro e quello 2005 in 2.683 Meuro. Sul versante delle erogazioni per cassa, l’Accordo ha previsto, altresì, che esse sarebbero state pari al Fabbisogno 2001 ante Accordo (2.076 Meuro) aumentate sulla base delle previsioni della Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (3,45%, 3,5%, 2,9% rispettivamente per il 2002, 2003 e 2004) mentre la quota eccedente l’importo così determinato,  sarebbe stato erogata solo previo superamento della verifica del Tavolo di monitoraggio, appositamente istituito con il compito di verificare il rispetto di alcuni obblighi e parametri puntualmente stabiliti nella legge 405/2001, che ha recepito i contenuti dell’Accordo.

A tale riguardo, va chiarito che la Regione, sfruttando la deroga concessa dalla citata legge n. 405/2001 ha coperto il disavanzo 2000 stipulando due mutui per un importo totale di Euro 258 Meuro, di cui 155 Meuro con decorrenza 1° gennaio 2003 e 103 Meuro con decorrenza 1° gennaio 2004. Il primo di questi mutui ha avuto effetti diretti sul bilancio 2003 sul quale la rata, capitale+interessi, ha inciso in misura pari a Euro 16,94 Meuro. E’ evidente come tale scelta sia stata molto penalizzante per la finanza regionale in quanto ha ristretto ulteriormente la capacità di indebitamento, che è risultata ulteriormente ridotta nel 2004 per effetto della decorrenza posticipata del secondo mutuo di 103 Meuro che  grava sul bilancio per ulteriori 11,25 Meuro circa. Se è vero infatti che tali mutui sono stati contratti in deroga alle limitazioni previste dalle norme vigenti (tetto massimo del 25% e natura della spesa finanziabile) è anche vero che, in linea generale, tali limitazioni rappresentano l’argine a difesa di squilibri rinvenienti dall'irrigidimento dei bilanci per effetto degli oneri per il servizio del debito. Il superamento dell'indicato vincolo, al di là delle particolari norme in deroga, rappresenterebbe un segnale di allarme preoccupante soprattutto in questa fase in cui le entrate tributarie libere della Regione stentano ad aumentare.

Sulla base di tali considerazioni la situazione finanziaria del Sistema sanitario è la seguente: 

Si ricorda, inoltre, che alla copertura dei disavanzi  del sistema sanitario sono vincolate le maggiori entrate tributarie derivanti dall’aumento, previsto dalla L.R. 31/2002, dell’Addizionale regionale Irpef, circa 48 Meuro. Peraltro, anche tali risorse,  non sono state mai erogate dallo Stato ed anzi una parte cospicua di esse sono state anticipate con fondi regionali per far fronte a situazioni particolari di deficit di cassa delle ASL.

A tale proposito, è da sottolineare come sia ancora da definire la copertura finanziaria totale dei disavanzi di gestione degli anni 2001 e 2002 che ammontano rispettivamente a  175 e 101 Meuro, a fronte di entrate certe disponibili annue pari a  58 Meuro annui derivanti dalla manovra fiscale, oltre ai risparmi derivanti dalle stringenti disposizioni adottate che dovrebbero essere ormai quantificabili con esattezza o, almeno, con buona approssimazione.

Dalla lettura dei dati sopra illustrati, è facilmente intuibile come al sistema sanitario regionale siano venute a mancare nel corso degli ultimi anni somme consistenti che, se si tiene conto anche dei disavanzi non coperti, ammontano a circa 1.200,00 Meuro. Tale deficit finanziario ha generato notevoli tensioni sul fronte della liquidità del sistema e, a causa dei conseguenti ed inevitabili ritardi nei pagamenti dei fornitori, elevati oneri aggiuntivi per  interessi (che sarebbe interessante quantificare anche ai fini di un eventuale richiesta al Governo da parte delle Regioni di farsi carico, anche parzialmente di tale maggiore costo): si evidenzia che, sulla base delle disposizioni del Dlgs 231/2002, gli interessi vengono applicati in misura pari al 9,5-10% (7%+tasso europeo in ragione d’anno per ritardi a 30 gg. dalla scadenza, salvo diversi accordi).

La situazione sopra illustrata è sicuramente destinata a deteriorarsi nel corso del 2006 per una serie di fattori che incidono in maniera negativa sulle finanze del sistema sanitario, fra le quali vanno evidenziate:

- la diminuzione del Fabbisogno sanitario 2006 previsto dalla Finanziaria rispetto alle disposizione della legge n. 311/2004, che aveva stabilito un incremento del 2% rispetto alla quota 2005;

- la dinamica delle retribuzioni del settore collegata ai rinnovi contrattuali del personale non dirigente e del personale dirigente, stimati in oltre 200 milioni di euro di arretrati e di 40 a regime. Peraltro, l’obbligo di accantonare tali somme nei bilanci regionali previsto dalla Finanziaria 2006, oltre ad rendere ancor più grave la situazione apre molti dubbi in ordine alla volontà da parte del Governo di garantire la copertura dei suddetti oneri in tempi brevi;

- il progressivo deterioramento del saldo di mobilità del sistema, che dal 2002 al 2004 ha comportato una perdita finanziaria complessiva di oltre 570  milioni di euro (-190 nel 2004);

Per il 2005, a conferma del rilievo strutturale dello squilibrio sanitario, le stime del quadro tendenziale  evidenziano un disavanzo economico atteso di circa 30 milioni di euro a cui farebbe da contraltare un fabbisogno finanziario sicuramente più alto.

Ulteriore fonte di particolare preoccupazione è destinata a diventare la gestione della liquidità regionale in conseguenza dei pesanti disavanzi economici e dei fabbisogni originati dalle aziende sanitarie.

Sino ad oggi la prassi di mantenere al di fuori del perimetro contabile Regione i saldi delle aziende sanitarie ha reso impermeabile la gestione della liquidità regionale ai risultati economici aziendali, facendo in modo che il maggior fabbisogno finanziario venisse a tradursi in incremento del debito commerciale verso i fornitori del sistema ed in un progressivo allungamento dei tempi medi di pagamento.

La crescita esponenziale attesa del fabbisogno, conseguente ai disavanzi economici cumulati e le ingenti risorse che devono pervenire dallo Stato lasciano presagire la necessità di abbandono di tale impostazione contabile con necessità di predisporre interventi di alleggerimento a carico della liquidità del bilancio regionale.

Infatti, tra le mancate erogazioni di cassa da parte dello Stato a saldo del finanziamento 2003 e i saldi negativi economici del 2004 e 2005, il fabbisogno finanziario non coperto del sistema sanitario alla fine del 2005 è destinato a raggiungere i 1.200 milioni di euro gravando interamente sulle dimensioni del debito commerciale delle aziende sanitarie.

E’ presumibile, quindi,  che a partire dalla prima metà del 2006 i vincoli finanziari delle aziende conseguenti allo squilibrio economico tendano a ripercuotersi in maniera pesante sui tempi di pagamento dei fornitori con ritorni negativi nel medio periodo sui costi unitari di acquisto e con l’accentuarsi delle pressioni delle associazioni rappresentative delle diverse categorie nei confronti della Regione.

In tale scenario, eventuali misure rivolte all’aumento dei flussi monetari in favore delle Aziende potrebbero determinare, come si è già avuto modo di rilevare in circostanze simili in altre realtà regionali, tensioni sulle giacenze del bilancio regionale con il prevedibile ricorso a strumenti di anticipazione di tesoreria o di reperimento di liquidità mediante operazioni finanziarie con intermediari bancari.

Al fine di trovare delle soluzioni tampone ai problemi sopra esposti, sono state  avviate operazioni di transazione con alcune categorie di fornitori e sono allo studio operazioni  finanziarie per generare liquidità ed evitare interruzioni dei servizi da parte degli operatori e dei fornitori.

Il quadro sopra delineato potrebbe essere ancor più aggravato qualora i bilanci delle ASL evidenziassero squilibri o partite debitorie diverse da quelle dichiarate. Entro il 2005 si dovrebbero conoscere i risultati dell’indagine conoscitiva avviata per accertare l’esatto l’ammontare dell’indebitamento delle ASL nei confronti dei fornitori del Servizio sanitario regionale al fine di individuare le possibili forme di copertura finanziaria dei disavanzi di gestione degli anni 2001 e 2002, nonché le possibili soluzioni finalizzate alla copertura di eventuali squilibri di cassa che si potrebbero verificare nel 2004 al fine di non incrementare ulteriormente gli oneri sul debito.

Quale ulteriore aggravante rispetto al quadro sopra delineato, va considerato lo squilibrio territoriale che grava pesantemente sul sistema socio-sanitario: la mobilità sanitaria rappresenta infatti un elemento significativo nella determinazione dei disavanzi sanitari delle regioni. E, relativamente a tale dato, la Calabria purtroppo presenta la situazione sicuramente più onerosa dal punto di vista dei conti, evidenziando un saldo negativo pari a circa 200 Meuro annui.


Infine, occorre evidenziare il problema legato alla spesa farmaceutica, che ha rappresentato sempre uno dei punti più critici della spesa sanitaria regionale. Il volume del 2004 si è attestato intorno ai 450 Milioni di euro, in misura di gran lunga superiore al livello del 13% del Fabbisogno regionale totale fissato con l’Accordo dell’8 Agosto del 2001 (con una differenza di oltre 100 milioni).


Il limite del 13% introdotto nel 2002 quale onere a carico del SSN per l’assistenza farmaceutica convenzionata, viene confermato anche per il 2005 ed applicato sia a livello nazionale, sia a livello regionale. Al  fine di assicurare il rispetto di tale disposizione, le Regioni devono adottare, sentite anche le associazioni di categoria interessate, i provvedimenti necessari. Ciò nonostante, considerando l’esigenza di monitorare anche i dati relativi alla spesa farmaceutica extra-ospedaliera, con il D.L. n. 269 del 30 settembre 2003, fermo restando il tetto del 13%, è stato previsto che l’onere a carico del SSN per l’assistenza farmaceutica complessiva, compresa quella relativa al trattamento dei pazienti in regime di ricovero ospedaliero, sia pari al 16% della spesa sanitaria complessiva. Il decreto in oggetto ha inoltre stabilito che, in caso di superamento del tetto di spesa, sia possibile intervenire, oltre che attraverso misure correttive sul prontuario, tramite la possibilità di ridefinire, anche in modo temporaneo, nella misura del 60% dello scostamento, la quota di spettanza al produttore sul prezzo dei medicinali. La quota dovuta al farmacista per i prodotti rimborsati dal SSN è calcolata includendo la quota spettante al produttore che verrà poi riversata ad opera del farmacista al SSN quale maggiorazione dello sconto. Il residuo 40% dello sforamento resta a carico delle regioni e potrà essere ripianato adottando idonee misure di contenimento (D.L. 347/2001). Per il solo anno 2004, l’obbligo del ripiano s’intenderà adempiuto anche qualora la Regione non vi abbia provveduto, purché l’equilibrio complessivo del relativo Sistema Sanitario Regionale venga rispettato. A partire dal 2005, le Regioni che non saranno in grado di contenere la spesa farmaceutica entro il tetto previsto dovranno adottare, nell’esercizio successivo, misure di contenimento pari al 50% del proprio sfondamento.


Con la legge regionale n. 13/2005 è stata approvata l’abolizione del ticket con decorrenza 1 settembre ed inoltre è stata abolita la mono-prescrizione sulle ricette. Se da un lato il provvedimento deve essere considerato quasi necessario in un territorio che sconta grossi problemi economici, non deve essere sottovalutato l’effetto che tale manovra può avere sull’andamento della spesa farmaceutica. Nel mese di settembre 2005 la spesa farmaceutica ha registrato un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; se tale andamento da un lato era sicuramente preventivato e da imputare principalmente all’abolizione della monoprescrizione, dall’altro denota una scarsa attenzione da parte di tutti al contenimento della spesa. Perché questo provvedimento possa essere mantenuto a regime occorre che tutti gli attori diano il massimo contributo: lo sforzo della Regione nell’adozione delle necessarie misure di contenimento può risultare inutile se non è accompagnato da un significativo cambiamento di abitudini da parte di tutti (medici, presìdi e cittadini) che porti ad un utilizzo più consapevole dei farmaci.


1.3 Il Patto di Stabilità Interno

La Finanziaria 2005, proponendosi principalmente di correggere il tendenziale di spesa della Pubblica Amministrazione, ha imposto vincoli stringenti alle Regioni che hanno pesanti conseguenze nell’esercizio delle funzioni loro assegnate dalla Costituzione.

Le disposizioni sul Patto di Stabilità Interno risultano profondamente modificate rispetto alle regole precedentemente vigenti: si è passati, infatti, da una crescita programmata del saldo finanziario ad un’evoluzione controllata della spesa, nonché all’inclusione nel vincolo anche della spesa in conto capitale.

L’applicazione di tale regola generale a livello dei singoli comparti (Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, Unioni di comuni e Comunità isolane) determina l’obiettivo programmatico per l’anno 2005 in termini di contabilità nazionale. In particolare, il limite massimo della spesa per il 2005 viene stabilito in misura non superiore all’ammontare di spesa per il 2003 incrementato del 4,8% ottenendo così un criterio quantitativamente analogo alla crescita del 2% sulla spesa presunta 2004.  Per gli anni 2006 e 2007 si applica la percentuale d’incremento del 2% rispetto all’ammontare complessivo di spesa dell’anno precedente. Al fine della determinazione di tale limite vengono escluse, oltre alle spese che già in passato non erano soggette alle regole del Patto (spesa sanitaria, spesa per il personale, spesa per l’acquisizione di attività finanziarie e spesa per trasferimenti a soggetti facenti parte della Pubblica Amministrazione), le risorse destinate ai minori soggetti a provvedimenti giudiziari e alla gestione delle calamità naturali, nonché le spese in conto capitale derivanti da interventi cofinanziati dall’Unione Europea. La legge n. 88 del 31 maggio 2005  ha integrato le disposizioni previste dalla finanziaria escludendo dal Patto nuove categorie di spesa, in particolare le spese sostenute dagli enti locali in virtù di delega o trasferimento di funzioni da parte delle regioni a decorrere dal 1° gennaio 2004, nei limiti dei trasferimenti attribuiti da queste ultime. Tale ulteriore modifica comporta per le Regioni a statuto ordinario la necessità di definire il proprio obiettivo programmatico per il 2005 sulla base dei risultati dell’esercizio 2003 con l’incremento previsto del 4,8%, al netto dei trasferimenti attribuiti agli enti locali.

Tali disposizioni del Patto di stabilità interno dovrebbero garantire un minore indebitamento dello Stato per gli anni 2005, 2006 e 2007 rispettivamente pari a 1.011, 2.195 e 3.061 milioni di euro, ma rischiano tuttavia di creare effetti recessivi per la contrazione delle spese d’investimento a seguito dell’inserimento di tale tipologia di spesa nella determinazione dell’ammontare massimo di incremento, già limitate dalla norma della precedente finanziaria in materia di indebitamento (Legge 24 dicembre 2003, n. 350 commi da 16 a 21 dell’articolo 3) e dall’inclusione dei trasferimenti statali e comunitari che avendo un andamento molto variabile negli anni rendono difficile il rispetto dei nuovi vincoli e limiti così stabiliti.

Il ddl-Finanziaria 2006 conferma, e addirittura inasprisce, le disposizioni relative al coinvolgimento delle Regioni nel perseguimento degli obiettivi comunitari e di finanza pubblica con l’introduzione di un vincolo gestionale, per il triennio 2006-2008, che direttamente agisce sul versante della spesa corrente regionale, alla cui evoluzione è fissato per il 2006 il tetto del 2004 diminuito del 3,8 e per gli anni 2007 e 2008 non può essere superiore rispetto all’anno precedente rispettivamente dello 0,4% e del 2,5%.


Relativamente alle spese in conto capitale il ddl Finanziaria 2006 prevede che le stesse possono aumentare in misura superiore al 6,9% rispetto all’anno 2004 e, negli anni 2007 e 2008, in misura non superiore al 4% rispetto all’anno precedente.


La novità di assoluto rilievo è rappresentata dalla impossibilità di sottrarre dal totale delle spese in conto capitale derivanti da interventi cofinanziati dall’Unione Europea.


Tali regole comporta l’impossibilità di sfruttare a pieno i margini positivi assicurati da eventuali miglioramenti nell’andamento delle entrate proprie e obbliga la Regione ad intervenire esclusivamente sul versante della spesa, riducendola ove possibile per non incorrere nelle sanzioni che il mancato rispetto dei vincoli comporterebbe. E’ evidente come il Patto di Stabilità incida direttamente sull’autonomia di spesa della Regione per effetto di un vincolo imposto dal livello centrale, malgrado il quadro ordinamentale evolva nel senso di una più accentuata garanzia di autonomia regionale, del resto costituzionalmente codificata con la recente riforma al Titolo V° della Costituzione. Ma d’altronde è opportuno che, prendendo spunto da tale vincolo, la Regione si assuma le necessarie responsabilità in ordine al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica.


La situazione del 2006 desta notevoli preoccupazioni sulla base dei dati dei primi due trimestri che si auspica possano modificarsi nel terzo e quarto trimestre per riuscire a rispettare i noti vincoli. Ciò nonostante, nel corso del 2006, le già limitate possibilità di manovra possono essere incrementate solo ed esclusivamente attraverso economie e riduzioni negli stanziamenti rispetto a quelli previsti nel 2005. E’ opportuno, pertanto, che tutti i dipartimenti intervengano su due diversi fronti: da un lato, riducendo gli stanziamenti rispetto a quelli previsti per il 2005 e abbandonando la logica di tipo incrementale nella costruzione del bilancio e dall’altro attivandosi nell’attività di accertamento o riaccertamento dei residui passivi anche ai sensi di quanto previsto dall’art. 52 della L. 4 febbraio 2002, n. 8 .


2. LA PROPOSTA DI BILANCIO PER L’ANNO 2006

Il Bilancio viene proposto in una stesura provvisoria, senza l’esposizione dei residui attivi e passivi, in attesa di una determinazione più attendibile  degli stessi dopo il blocco degli impegni e dei pagamenti, fissato per il 5 dicembre 2005. Non sono riportati, per lo stesso motivo, i residui di stanziamento, cioè le risorse con vincolo di destinazione non impegnate nel corso dell’esercizio corrente, che saranno poi riprodotte, con apposita nota di variazione, nella competenza dei singoli capitoli di spesa del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2006. Negli stanziamenti di competenza non sono neanche riportate parte delle risorse relative  agli APQ, in fase di definizione e/o sottoscrizione.Tali risorse verranno inserite nella stesura definitiva del bilancio, che verrà sottoposta all’approvazione del Consiglio entro la fine dell’anno.

2.1 Le Entrate


           2.1.1 Aspetti generali

Il nuovo ruolo affidato alle Regioni per effetto del federalismo fiscale impone un atteggiamento più attivo rispetto alle politiche relative alle entrate regionali, tributarie e non.

E’ evidente che le potenzialità delle entrate tributarie sono sensibilmente diverse fra regione e regione e dipendono soprattutto dalla differenze esistente fra i livelli economici  regionali. Si consideri, peraltro, che l’autonomia finanziaria delle Regioni sul versante delle entrate è stata notevolmente limitata da una serie di provvedimenti normativi e di sentenze della Corte Costituzionale in campo tributario che hanno stabilito principi in netto contrasto con l’evoluzione in senso federale dello Stato e delle Amministrazioni locali.

Per questo motivo le operazioni che la Regione Calabria può mettere in atto sono principalmente relative all’incremento delle entrate mediante l’utilizzo degli asset finora non sfruttati.

Tale autonomia, peraltro, era già abbastanza limitata prima di tali interventi e riguardava principalmente tre tributi: l’Addizionale regionale Irpef, l’Imposta regionale sulle Attività produttive e la Tassa di circolazione. 

Le sentenze della Corte Costituzionale - nn. 296 e 297 del dicembre 2003 hanno statuito che,  per quanto riguarda l’IRAP  e la Tassa di circolazione, non si tratta di tributi regionali ma di tributi statali il cui gettito è devoluto alle Regioni e, pertanto, le manovre di iniziativa regionale possono essere deliberate solo nei limiti previsti dalla normativa statale di riferimento.

Peraltro, le manovre sull’addizionale regionale sono state sospese da leggi statali fino al dicembre del 2004, in quanto solo con la Finanziaria 2005 è stato previsto che gli aumenti dell’addizionale possono essere deliberati solo per coprire eventuali disavanzi del Sistema Sanitario regionale. 

Per il 2006, allo stato attuale, non sono previsti interventi sul versante delle entrate tributarie,  anche perché il margine in aumento di manovra tributaria regionale si è esaurito con le disposizioni della Legge Regionale 30/2002 che ha previsto l’aumento dell’addizionale regionale nella misura dello 0,5% per la copertura dei disavanzi della Sanità relativi all’esercizio 2001 e della tassa automobilistica nella misura del 10%. Tali interventi, seppur necessari,  hanno portato la fiscalità regionale ad un livello molto elevato anche rispetto al contesto economico regionale per cui eventuali interventi fiscali per l’anno 2006 sono ipotizzabili solo relativamente all’IRAP.

Tali interventi, peraltro, sono concepibili solo come supporto allo sviluppo attraverso la differenziazione delle aliquote fra le varie categorie di contribuenti e ad invarianza di gettito.  Si ricorda, a tal fine, che le Regioni possono manovrare l’IRAP nella misura dell’1%, in aumento o in diminuzione.

Pertanto, lo sforzo dell’Amministrazione regionale sarà incentrato soprattutto verso una più efficace azione di controllo dell’evasione oltre che ad interventi mirati per l’allargamento della base imponibile. A tale riguardo, per esempio, relativamente alla tassa automobilistica, entro il 31 dicembre saranno inviati gli avvisi di accertamento per gli anni 2000, 2001 e 2002 il cui ammontare è pari circa a 110 milioni di Euro. Infatti, per effetto dall’articolo 37 della legge n.269/2003 la prescrizione dell’annualità 2000 è stata prorogata al 31 dicembre 2005.

Le potenzialità delle entrate tributarie regionali sono decisamente più alte rispetto agli attuali livelli soprattutto per ciò che riguarda alcuni tipologie di tributi propri (es. concessioni del demanio marittimo, tassa sulle concessioni regionali).

Non è più procrastinabile in tal senso l’avvio di un’azione mirata a valutare il potenziale di entrate tributarie, e quindi l’attuale gap di riscossione della Regione Calabria, per poi prevedere tutte gli interventi necessari per avviare le necessarie attività di accertamento e riscossione dei tributi. A tal fine, il nuovo organigramma della  Giunta regionale ha concentrato in capo al Dipartimento Economia - Settore Tributi le competenze relative al complesso delle entrate regionali. In questo modo, la struttura potrà effettuare il necessario coordinamento delle attività dei Dipartimenti regionali interessati.

Una potenzialità mai sfruttata dalla regione è rappresentata dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare di proprietà, attraverso l’attuazione di azioni volte alla riqualificazione, razionalizzazione e dismissione ma anche mediante forme di gestione più efficienti e più efficaci. Fino ad ora non si è ancora riusciti ad effettuare il censimento dei beni immobili regionali una parte dei quali sono pervenuti alla Regione anche per effetto delle leggi di trasferimento di funzioni e risorse succedutesi nel corso degli anni. Effettuato il censimento, si interverrà mediante dismissione degli asset non strategici,  l’individuazione delle forma di gestione più conveniente del patrimonio immobiliare - che potrà anche prevedere la costituzione di un nuovo soggetto giuridico con specifici compiti, tra gli altri, di “facility management” – che dovrebbero consentire l’ottenimento di significative economie.

Allo stato non è possibile quantificare quanto si può recuperare in termini di entrate da tale attività, stante la grave mancanza di informazioni al riguardo che non consente alcuna previsione attendibile.

E’ opportuno che tale azione venga estesa anche al patrimonio degli Enti strumentali e della Aziende Sanitarie Locali che possono recuperare importanti risorse per la riqualificazione della loro attività.

 2.1.2. Il quadro complessivo delle risorse

La tabella A contiene il riepilogo delle entrate previste per il 2006 distinte per provenienza. 

Come si può facilmente notare le entrate complessive, al netto delle partite di giro, ammontano a 4.535 milioni di euro, in gran parte costituiti da fondi a destinazione vincolata inerenti

La Giunta ha inteso proporre con il bilancio 2006 a legislazione vigente l'impiego delle sole risorse che si ritengono attendibilmente acquisibili e certe, anche per evitare le difficoltà di cassa già registrate nel corso degli anni precedenti per i ritardati accreditamenti ed erogazioni da parte del governo centrale.


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2.1.3. Le entrate tributarie

I tributi propri della regione, comprese l’imposta regionale sulle attività produttive e l’addizionale regionale Irpef, ammontano complessivamente a 848,2 milioni di euro circa (vedi tabella A). Una quota dell’Irap, pari ad euro 128,9 meuro, ed una quota dell’Irpef (0,5%), pari a 46,4 meuro, sono destinate al finanziamento del servizio sanitario regionale, mentre la parte restante dell’Irap, pari a 446,0 meuro, sostituisce le entrate derivanti dall’ex fondo perequativo di cui all’art.3 del decreto legislativo n.549/95. Un’altra parte dell’addizionale Irpef (0,4%), pari a 40,2 meuro, è quasi tutta destinata al finanziamento del Servizio sanitario regionale, in quanto soltanto 9,2 meuro vanno a finanziare la restante spesa storica soppressa ai sensi dell’art.1 del decreto legislativo n.56/2000. La parte restante dell’IRPEF (0,5%), quantificata in 46,4 meuro e derivante dai provvedimenti fiscali in materia di addizionale IRPEF assunti con la legge regionale 7 agosto 2002, n.30, è destinata alla copertura dei disavanzi di gestione in materia di spesa sanitaria. 

Pertanto le entrate tributarie proprie “strettamente regionali”, pari a 138,4 milioni di euro circa (3% delle entrate complessive al netto delle contabilità speciali), continuano a rappresentare una componente molto limitata nell'acquisizione di mezzi finanziari aggiuntivi per provvedere ai bisogni della Regione.

2.1.4. Il meccanismo di   finanziamento della sanità. 

In attesa delle determinazioni definitive che il Governo vorrà assumere sulla quantificazione del fabbisogno finanziario regionale per l’anno 2006, la previsione al momento è identica a quella dell’anno 2005, determinata in euro 2.511 milioni di euro,  allocati all’UPB di spesa 6.1.01.01. (capitolo 4211103  per euro 2.288 milioni di euro da cui vanno detratti gli 11 milioni per Arpacal). La quota complessiva di 2.500 milioni di euro non è comunque pienamente disponibile, in quanto una parte di essa, pari a 223,2 milioni di euro circa (vedi capitolo di nuova istituzione 61010163), potrà essere erogata solo se saranno rispettati – come specificato in precedenza – gli obblighi previsti dal patto di stabilità di cui all’Accordo dell’8 Agosto 2001.

Il finanziamento di tale fabbisogno, come previsto dal decreto legislativo n.56/2000 e successive modifiche ed integrazioni, avviene secondo i seguenti canali:

 Tavola 1.1 – Finanziamento spesa sanitaria regionale di parte corrente

                                                                                                   Valori in euro

Descrizione

Somma

Quota addizionale IRPEF (0,5%)

46.481.121

Quota gettito IRAP (art.13, comma 2, decreto lgs.56/2000)*

128.950.000

Fondo sanitario reg.le di parte corrente finanziato come da D lgs. N 56/2000

2.335.858.860

Totale

2.511.289.981

 *Nota. L’intero gettito Irap, al netto della spesa ex-art.26, comma 1, decreto lgs 446/97 è determinato in 574.950.000,00. Tale importo è decurtato di 446.000.000,00 euro, a titolo di fondo perequativo 2001 di cui all’art.3 d.lgs 549/95. La differenza di 128.950.000 euro è destinata al finanziamento della spesa sanitaria di parte corrente.

2.1.5. Le entrate derivanti da contributi per l’attuazione del POR Calabria

Le entrate inerenti all’attuazione del POR della Calabria per l’anno 2006 ammontano complessivamente a 456 milioni di euro circa, di cui 177 milioni di euro riguardano i fondi assegnati dallo Stato a carico del fondo di rotazione (UPB 4.4.22) e complessivi 264,4 milioni euro sono relativi ai fondi assegnati dall’UE per contributi a carico del FSE (58 Meuro), del FESR (149 Meuro), del FEAOG (59 Meuro), dello SFOP (2,7 Meuro).

2.1.6  Le entrate libere da vincoli

Appare, tuttavia più interessante andare a verificare l’esatto ammontare delle entrate libere da vincoli sulle quali la Giunta ed il Consiglio, possono operare delle scelte di natura discrezionale (vedi tavola 1.2).

L'ammontare complessivo delle risorse disponibili libere da ogni vincolo è pari solo al 15,8% delle risorse complessive ed è definito, al momento, in 719 Meuro, di cui ben 446 milioni di euro (62% del totale delle risorse libere) corrispondono esattamente all’ex fondo perequativo istituito con l’art.3, commi 2 e 4, della legge n.549/95 successivamente soppresso, ed ora sostituito con la corrispondente quota IRAP, ai sensi dell’art.13 del decreto legislativo n.56/2000. Ciò significa che da un lato le risorse manovrabili sono estremamente limitate, e dall’altro che questa pur minima manovrabilità è dovuta essenzialmente a meccanismi di perequazione nazionale. I tributi propri in libera disponibilità ammontano, infatti, a soli 135 milioni di euro (18,7% delle entrate libere) mentre le altre entrate in libera disponibilità sono relative all’accisa sulla benzina (60,8 milioni di euro, pari al 8,4%), alla quota libera dell’IRPEF (9,2 Meuro, 1,2%) e ad entrate diverse (3,2 Meuro, pari al 0,4% di tutte le entrate in libera disponibilità).

Tavola 1.2 – Entrate 2006 in libera disponibilità distinte per voce di provenienza in confronto con gli anni precedenti.   

Entrate

Valori

iniziali

2006

Valori

iniziali

2005

Valori

iniziali

2004

Valori

iniziali

2003

Differenza 2006-05

%

Avanzo libero da vincoli  

65.000.000

100.000.000

93.000.000

67.000.000

-35,0

Tributi propri

135.190.000

119.761.000

117.320.000

120.550.000

+12,9

IRAP (quota libera)

446.000.000

446.000.000

429.692.140

429.692.140

0,0

IRPEF (quota libera)

9.289.511

9.289.511

9.289.510

9.289.510

0,0

Accisa sulla benzina

60.846.379

60.846.379

82.276.749

82.276.749

0,0

Entrate varie

3.211.800

6.354.800

11.759.800

37.565.928

-49,5

Totale

719.537.690

742.251.690

743.338.199

746.374.327

-3,1%

L'avanzo libero presunto ammonta a 65 milioni di euro, inferiore di 35 milioni di euro a quello esposto inizialmente (prima della chiusura dei conti) nel 2005 e di 28 milioni di euro di quello esposto nel 2004 (+49,2). Tale dato, come già sottolineato in precedenza, è comunque rilevante poiché rappresenta al momento la quota libera di disavanzo necessaria al finanziamento delle spese autonome della Regione già esposte nel bilancio a legislazione vigente, che dovrà essere necessariamente recuperata nella fase di chiusura dei conti grazie alle economie di gestione, anche perché le entrate in libera disponibilità, come si può notare nella tavola 1.2, rimangono sostanzialmente costanti, pur presentando un andamento divergente fra le varie voci che compongono il totale delle entrate libere. E’ facile notare come le possibilità di realizzare una pur minima manovra finanziaria è legata, cosi come si è verificato negli ultimi anni, al volume di “economie” realizzate in chiusura d’esercizio.

2.2.  LE SPESE

2.2.1 La manovra di bilancio

La politica di spesa prevista per l'esercizio 2006 deve, quindi, tenere necessariamente conto dello scenario di finanza pubblica nazionale e regionale sopra delineato e risente, pertanto, della necessità di operare le riduzioni sugli stanziamenti relativi alle spese correnti, nonché ridurre o eliminare una buona parte di spese finanziate negli anni precedenti con l’avanzo di amministrazione. Nonostante i tagli operati, però, l’avanzo libero esposto in via presunta che va a pareggiare le maggiori spese rimane ancora troppo elevato (72 milioni di euro). In altre parole le entrate attuali della Regione non sono sufficienti a coprire le spese necessarie o quelle stabilite dalle leggi regionali vigenti, malgrado si sia operata una riduzione media del 10% della quasi totalità degli stanziamenti e siano stati effettuati, così come specificato in premessa, i tagli previsti dalla finanziaria dello Stato sulle spese di funzionamento

Risulta quindi evidente come le già limitate possibilità di manovra di finanza regionale possano essere incrementate solo ed esclusivamente

Al momento la proposta di bilancio per il 2006, come già detto, provvisoria e priva dei residui attivi, passivi e di stanziamento, prevede:

 2.2.2. La composizione della spesa

Le spese, com’è noto, sono classificate nel bilancio secondo la loro natura in sette tipologie differenti: spese correnti di funzionamento, spese correnti operative, spese in conto capitale, contributi in annualità (limite di impegno), contributi in annualità successive, spese correnti servizio prestiti, spese rimborso prestiti.

Se si osserva la tavola 1.3 si può notare che:

Tavola 1.3 - Spese della Regione nell’anno 2006 distinte per tipologia

Tipo spesa

Descrizione spesa

 

Risorse autonome

2006

 

 

%

 

Risorse autonome 2005

 

 

%

 

Diff.za 2006-2005

 

Totale risorse

2006 

 

 

%

 

Totale risorse 2005

 

 

%

 

Diff.za 2005-2004

1

Correnti F.to

276.772

38,5

267.914

32,4

+4,1

276.772

6,1

267.914

5,3

+0,8

2

Correnti Op

177.789

24,7

209.359

30,2

-5,5

3.001.283

66,2

3.041.840

68,2

-2,0

3

In capitale

174.524

24,3

162.673

20,3

+4,0

1.123.783

24,8

1.092.021

21,6

     3,2

4

Contr. Ann

0

0,0

0

0,0

0,0

0

0

0

0,0

0,0

5

Annual.succ.

39.784

5,5

42.224

   7,1

-1,6

42.403

1,0

45.100

1,4

-0,4

6

Interessi

18.484

2,6

20.912

4,0

-1,4

33.496

0,7

38.613

1,3

-0,6

7

Rimb. Prest.

32.185

4,4

39.173

6,0

-1,6

57.847

1,2

78.946

2,1

-0,9

 

Totale

719.538

100

742.255

100

  

4.535.584

100

4.499.899     

100,00 

 

2.2.3 La spesa per aree di intervento

La spesa complessiva regionale, distinta per area di intervento, al netto delle partite di giro, ammonta a 4.535 Meuro. Sono esclusi, come già precisato, tutti gli stanziamenti iscritti negli esercizi precedenti, non impegnati nel corso del 2005, che attraverso l’avanzo di amministrazione vincolato, verranno riprodotti nella competenza del bilancio 2006 con nota di variazione o con apposito emendamento da presentare in Commissione o direttamente in aula una volta conclusa, da parte della competente struttura della ragioneria generale, la fase di accertamento ed impegno delle risorse previste in bilancio.  

Nella tavola 1.4 è descritta la ripartizione della spesa complessiva fra le diverse aree; come si può notare oltre il 58% della spesa (2.641 milioni di euro circa) continua ad essere comunque finalizzata alla tutela della salute e per garantire i servizi socio-assistenziali, mentre il 15,6% per l’uso e la salvaguardia del territorio e il 12,2% lo sviluppo economico (industria, agricoltura, trasporti, ecc). Gli altri settori di spesa, invece, anche per i motivi evidenziati nei precedenti paragrafi, continuano a rivestire, in termini percentuali, un peso nettamente inferiore o addirittura del tutto marginale.

Tavola 1.4 -  Spese della Regione distinte per area

Descrizione area

Intervento

 

 

Valori assoluti

2006

 

Valori %

 

 

Valori assoluti

2005

 

Valori %

 

 

Valori assoluti

2004

 

Valori %

Servizi generali

295.243

6,5

302.912

6,6

277.132

6,2

Sviluppo economico

553.451

12,2

634.935

13,9

619.876

13,8

Salvaguardia del territorio

708.805

15,6

553.533

12,2

491.824

10,9

Istruzione, formazione  e  Lavoro

146.904

3,2

152.367

3,4

146.636

3,2

Cultura, sport e culto

32.875

0,7

34.682

0,8

26.545

0,5

Servizi alla persona

2.641.520

58,3

2.667.892

58,3

2.654.013

59,1

Difesa civile e sicurezza

1.600

0,1

1.950

0,1

2.343

0,1

Oneri non ripartibili

155.186

3,4

216.163

4,7

281.527

6,2

TOTALE

4.535.584

100,00

4.564.434

100,00

4.499.896

100,00

Se si va ad analizzare, invece, la distribuzione analitica dell'intera quota libera di 719,5 milioni di euro circa (tavola 1.5) che, come già ricordato in precedenza, è la sola soggetta alle scelte discrezionali da parte del Consiglio e della Giunta, in termini di distribuzione tra le diverse aree istituzionali si può notare che la spesa finanziata con mezzi propri è destinata ai servizi generali per 289 milioni circa di euro (40% del totale, ma in crescita rispetto agli anni precedenti); allo sviluppo economico (turismo, industria, pmi, artigianato, commercio, agricoltura, trasporti) per 139 milioni di euro circa (19,4%); al territorio per 125,4 milioni di euro circa (17,4%); all'istruzione, formazione professionale e lavoro per 53,5 milioni di euro circa (7,4%); alle attività culturali, sportive, ricreative e del culto per 8,9 milioni di euro (1,3%); ai servizi alla persona per 80,9 milioni di euro (11,2%); alla difesa civile e sicurezza per 1,6 milioni di euro (0,3%); agli oneri non ripartibili per 20,1 milioni di euro (2,8%).

La quota libera in argomento rappresenterebbe l’ammontare delle risorse su cui teoricamente sarebbe stato possibile operare, da parte della Giunta e del Consiglio, delle scelte di natura discrezionale. In realtà, così come si può notare nell’analisi più dettagliata della spesa riproposta nella Tabella B, se si considera che nei 719 milioni di euro rientrano le spese per il personale e per garantire il funzionamento del Consiglio e della Giunta, i forestali, i trasporti, i servizi socio-assistenziali, il diritto allo studio, le estinzioni di passività, nonché il finanziamento delle leggi regionali in vigore, va da sé che le disponibilità finanziarie per operare delle scelte strategiche, almeno in questa fase, sono comunque abbastanza limitate. 

Si precisa ulteriormente che tali spese sono in parte finanziate con un avanzo libero presunto, pari a 65 milioni di euro, che dovrà trovare conferma in sede di chiusura dei conti per l’esercizio finanziario 2005. In caso contrario, non solo sarà impossibile programmare, per la Giunta e per il Consiglio, nuove spese ma dovrà essere operata una rimodulazione finanziaria di una parte delle spese già esposte nel bilancio a legislazione vigente al fine di garantire il pareggio di bilancio.

Naturalmente si spera che i Dipartimenti competenti si adoperino per tempo a verificare l’esistenza di possibili economie realizzabili a fronte di impegni già assunti negli esercizi precedenti (residui perenti e residui passivi propri) per i quali non sussistono più obbligazioni giuridiche nei confronti di terzi. Di tale aspetto i dirigenti generali sono stati già investiti  con specifiche note del Dipartimento Bilancio e Programmazione finanziaria.

Tavola 1.5. Utilizzazione della quota libera per area e confronto con il 2005 e il 2004

Descrizione area di

Intervento

Valori assoluti

2006

 iniz. 

 

 

 

%

Valori assoluti

2005 iniz. 

 

 

 

%

Valori assoluti

    2004 iniz.

 

Servizi generali

289.447

40,2

297.244

40,0

271.756

Sviluppo economico

139.452

19,4

152.587

20,6

163.685

Salvaguardia del territorio

125.402

17,4

105.407

14,2

118.638

Istruzione, formazione, lavoro

53.563

7,4

65.579

8,8

56.834

Cultura, sport e culto

8.996

1,3

11.178

1,5

10.888

Servizi alla persona

80.891

11,2

92.143

12,4

108.010

Difesa civile e sicurezza

1.600

0,3

1.950

0,3

2.000

Oneri non ripartibili

20.186

2,8

16.163

2,2

11.527

TOTALE

719.537

100,00

742.251

100,00 

743.338


 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2.2.4. Le spese di amministrazione generale.

All'interno di questo comparto assumono un peso rilevante le spese per il personale della Giunta (UPB 1.2.01.01), previste complessivamente in 178,3  milioni di euro, inferiore allo stanziamento iniziale 2005 di 13,1 milioni di euro in valore assoluto e di 6,8 in termini percentuali. Malgrado tale riduzione, operata anche per la normativa prevista nella finanziaria dello Stato di cui si è detto in precedenza, il “peso” della macchina amministrativa regionale che allo stato conta più di 4000 unità di personale in servizio, rende  improcrastinabile  una consistente riduzione degli organici della Regione e degli enti strumentali per adeguare l’organico ai livelli compatibili con la situazione della finanza regionale. Sempre in riferimento alla finanziaria dello Stato per il 2006, sono stati effettuati tagli  anche per le spese della Giunta e per le consulenze (-6,7 milioni di euro), nonché per le spese di funzionamento (-4,5%).

Aumentano sensibilmente (+25%) rispetto all’iniziale 2005 le spese per il funzionamento del Consiglio Regionale (UPB 1.1.01.01), cui sono destinati 70 milioni di euro contro i 56 milioni iniziali dell’anno precedente. Tale dato non è però significativo, se si considera che l’importo assestato e definitivo per l’anno 2005 è proprio di 70 milioni di euro e che, pertanto, in sede di predisposizione del bilancio 2006 si è solo anticipata una manovra da effettuare comunque in sede di assestamento di bilancio.

L'ammontare complessivo delle spese per Amministrazione generale finanziate con risorse autonome è pari complessivamente a 289,4 milioni di euro ed assorbe il 40,2% dei fondi regionali liberi da vincoli di destinazione.

2.2.5  Le spese per favorire lo sviluppo economico.

Le risorse più consistenti volte a favorire lo sviluppo economico della regione sono quelle riguardanti il programma Operativo regionale (POR) della Calabria che ammontano a complessivi 222,3 milioni di euro (Programma 2.1). Più in dettaglio, per quanto riguarda i sistemi locali di sviluppo le risorse disponibili sono circa 186,7 milioni di euro (di cui 48,9 milioni di euro per lo sviluppo dell’imprenditoria locale, 37,7 milioni di euro per lo sviluppo dei sistemi locali di offerta turistica, 94,6 milioni di euro per quanto riguarda l’agricoltura e 5,4 milioni di euro per l’acquicoltura e pesca) mentre quelle destinate all’Asse 6 “Reti e nodi di Servizio” ammontano a 35,6 milioni di euro, di cui 25,7 milioni di euro per la valorizzazione del settore dei “Trasporti” e 9,9 milioni di euro per il settore delle “Telecomunicazioni”.

Per quanto riguarda invece gli ulteriori programmi regionali a favore dei sistemi locali di sviluppo (Programma 2.2), le risorse fra i diversi settori di intervento sono così suddivise:

Complessivamente, quindi, le risorse destinate all’Area 2 ammontano a 553,4 milioni di euro, di cui 139,4 a carico del bilancio regionale.

2.2.6   Le spese per l’uso, la salvaguardia del territorio e l'ambiente.

I finanziamenti di maggior rilevanza, a parte le somme stanziate per gli interventi afferenti al POR Calabria, attengono in particolare:

Per quanto riguarda la politica degli investimenti delineata nel POR 2000-2006 della Calabria, la somma complessiva stanziata per l’Asse 1 “Risorse naturali” ammonta a complessivi 119,6 milioni di euro. Per quanto riguarda la distribuzione fra i diversi sottoassi, 34,6 milioni di euro sono destinati al Settore “Acqua e Suolo” (UPB 3.1.01.01), 41,0 milioni di euro al settore “Ambiente” (UPB 3.1.01.02) e 8,9 milioni di euro nel settore “Energia” (UPB 3.1.01.03). La somma disponibile per gli investimenti inerenti all’Asse 5 ”Città” ammonta a 35,0 milioni di euro. 

Complessivamente, quindi, le risorse destinate all’Area 3 ammontano a 708,8 milioni di euro, di cui 125,4 a carico del bilancio regionale.

2.2.7. Le spese per la scuola, la formazione professionale, la ricerca e l’innovazione, il lavoro.

Il POR della Calabria prevede nell’ambito dell’Asse 3 “Risorse umane” una somma complessiva di 90,6 milioni di euro. Le predette risorse sono destinate per 69,6 milioni di euro alle politiche del lavoro e della formazione professionale (UPB 4.1.01.01); per 15,3 milioni di euro al sistema scolastico (UPB 4.1.01.02); per 5,7 milioni di euro alla ricerca e l’innovazione (UPB 4.1.01.03). In tale contesto sono previsti interventi volti alla risoluzione del problema della disoccupazione, alla qualificazione ed aggiornamento del personale destinato ai servizi per l’impiego, alla realizzazione di un’efficace politica regionale della formazione professionale, alla prevenzione della dispersione scolastica e formativa, alla flessibilità del mercato del lavoro, all’emersione del lavoro irregolare, alla creazione di nuova imprenditorialità, all’adeguamento, qualificazione e potenziamento delle infrastrutture e tecnologie del sistema scolastico, alla ricerca ed innovazione.

Per quanto riguarda gli altri interventi in favore dell’istruzione gli stanziamenti più rilevanti riguardano l’edilizia scolastica, per 3,2 milioni di euro (UPB 4.2.01.01); il diritto allo studio (UPB 4.2.02.01 e UPB 4.2.02.02), per complessivi 20,7 milioni di euro; lo sviluppo del sistema universitario (UPB 4.2.02.03) per 0,77 milioni di euro circa.

Agli interventi in favore di politiche attive per il lavoro (funzione obiettivo 4.3.02) la disponibilità complessiva di risorse ammonta a 26,8 milioni di euro, di cui  22,2 per il fondo regionale inerente alla stabilizzazione degli LSU e LPU (UPB 4.3.02.02 – capitoli 43020209 e 43020213); 0,3 milioni di euro per gli interventi in materia di politiche del lavoro e di servizi per l’impiego in attuazione del decreto legislativo n.469/97 (UPB 4.3.02.03 – capitolo 2233222); 0,4 milioni di euro per interventi relativi allo sviluppo della cooperazione sociale (UPB 4.3.02.04); per 0,13 milioni di euro per favorire l’emersione del lavoro irregolare (UPB 4.3.02.05); 0,13 milioni di euro per il diritto al lavoro dei disabili (UPB 4.3.02.06); 3,6 milioni di euro per gli oneri contributivi degli apprendisti artigiani (UPB 4.3.02.08).

Agli interventi per le pari opportunità (funzione obiettivo 4.3.03) sono destinati 390 mila euro, di cui 130 mila per l’attuazione di interventi a favore dell’imprenditoria femminile (UPB 4.3.03.01 – capitolo 2233110), 130 mila per l’attuazione del “Progetto donna” (capitolo 3132108, UPB 4.3.03.02), 130 mila  per le pari opportunità di cui alla legge regionale n.4/87, da trasferire al Consiglio Regionale (UPB 4.3.03.02 – capitolo 43030201). 

E’ previsto infine per il Programma di iniziativa comunitaria EQUAL (Programma 4.5) un investimento complessivo di 4,3 milioni di euro.

Complessivamente, quindi, le risorse destinate all’Area 4 ammontano a 147 milioni di euro circa, di cui 53,5 a carico del bilancio regionale.

2.2.8  Le spese per le attività culturali, sportive, ricreative e del culto

Il POR della Calabria prevede per il 2006 nell’ambito dell’Asse 2 “Risorse culturali” un intervento pari a 16,9 milioni di euro. Tale somma è destinata alla valorizzazione del patrimonio culturale, archeologico, architettonico e paesaggistico della regione. Per quanto riguarda gli altri interventi relativi all’area in questione finanziati con la quota in libera disponibilità, gli stanziamenti più rilevanti riguardano la tutela e valorizzazione dei beni culturali (UPB 5.2.01.01 – 1,3 milioni di euro), la diffusione della cultura (UPB 5.2.01.02 – 4,7 milioni di euro circa), la promozione dello sport e del tempo libero (UPB 5.2.02.01 – 0,06 milioni di euro), l’impiantistica sportiva (UPB 5.2.02.02 – 0,7 milioni di euro), i centri polivalenti per i giovani (UPB 5.2.02.03 – 0,25 milioni di euro), gli interventi a favore delle opere di culto e di ministero pastorale (UPB 5.2.03.01- 1,9 milioni di euro).

Per l’attuazione dell’Apq “Beni ed attività culturali” sono previsti per l’anno 2006 7,0 milioni di euro (UPB 5.3.01.01).

Complessivamente, quindi, le risorse destinate all’Area 5 ammontano a 32,9 milioni di euro circa, di cui 8,9 a carico del bilancio regionale.

2.2.9 Le spese per garantire i servizi alla persona.

Come già specificato nei paragrafi precedenti, le spese dell’area di cui trattasi ammontano a circa 2.641,5 milioni di euro circa, di cui 2.511 milioni di euro riguardano la quota 2006 del fondo sanitario nazionale di parte corrente, ivi compresa la quota integrativa di 223 milioni di euro circa, la cui erogazione è subordinata al rispetto del già menzionato patto di stabilità (UPB 6.1.01.01 capitoli 4211103 e 61010163). Tale quota, pur rappresentando una percentuale rilevante sull’intera spesa prevista dal bilancio regionale, appare in ogni caso insufficiente rispetto alle reali necessità e richiede, quindi, ancora di più la necessità di una gestione ottimale della spesa sanitaria, onde evitare l’ulteriore crescita dei disavanzi a carico del bilancio regionale, la proliferazione degli atti giudiziali di pignoramento, nonché i provvedimenti restrittivi previsti nel caso del non rispetto del patto di stabilità, già richiamato nei capitoli precedenti. L'azione della Regione Calabria in tale campo, pertanto, deve assicurare, anche una più adeguata "performance" delle strutture sanitarie nel territorio, tale da garantire migliori servizi accompagnati da riduzione dei costi.

Per quanto riguarda gli altri interventi relativi all’area in questione gli stanziamenti più rilevanti riguardano:

 2.2.10 Le spese per la difesa civile e la sicurezza

L’intervento previsto per l’intera area ammonta a complessivi 1,6 milioni di euro, di cui 1,3 milioni di euro per la protezione civile e gli interventi di emergenza (funzione obiettivo 7.1.01); 0,3 milioni di euro per la sicurezza dei cittadini ed in particolare per l’ordinamento della polizia municipale (funzione obiettivo 7.2.01) e 0,4 milioni di euro per la tutela degli interessi individuali e collettivi dei cittadini (funzione obiettivo 7.2.02).

3. IL COLLEGATO ALLA LEGGE FINANZIARIA REGIONALE 2006

Come è noto l'art.3, comma 4, della legge regionale n.8/2002 prevede la possibilità per la Giunta regionale di adottare disegni di legge collegati alla legge finanziaria regionale, recanti modifiche ed integrazioni di tipo ordinamentale e procedurale, che non comportino variazioni di entrata e di spesa alla normativa vigente e contenenti disposizioni non prevedibili nella legge finanziaria stessa.

In tale ottica la Giunta regionale ha presentato al Consiglio regionale un disegno di legge relativo a "Provvedimento generale recante norme di tipo ordinamentale-finanziario" che provvede ad introdurre la base giuridica per dare contenuto sostanziale ad alcuni stanziamenti di spesa di carattere obbligatorio previsti nel bilancio 2006.

Al momento nel disegno di legge è contenuta solo la norma che sposta al 31 dicembre 2006 il termine finale per l’attuazione del piano di stabilizzazione previsto dall’art.8 della legge regionale 30 gennaio 2001, n.4, come modificato da ultimo dall’art.1 della legge regionale 17 agosto 2005, n.13.

 TITOLO I
(Disposizioni di carattere finanziario)

 Articolo 1

            1.  Il termine finale per l'attuazione del piano di stabilizzazione previsto dall'art. 8 della legge regionale 30 gennaio 2001, n. 4, come modificato da ultimo dall'art. 1 della legge regionale 17 agosto 2005, n. 13, è fissato al 31 dicembre 2006.
            2.  Alla copertura degli oneri di cui al precedente comma 1 si provvede con le risorse del Fondo per l'Occupazione di cui all'art. 1 del decreto legislativo 28.2.2000, n. 81 e con le risorse regionali determinate con legge finanziaria regionale, allocate all'UPB 4.3.02.02 (capitoli 2323214 e 43020209) dello stato di previsione della spesa del bilancio 2006.

Articolo 2

            1.  Alla copertura della spesa inerente al Servizio Sanitario Regionale derivante da atti giudiziali di pignoramento relativi all'anno 200 e precedenti si provvede con la quota parte delle entrate derivanti dai provvedimenti tributari assunti in materia di addizionale Irpef - ai sensi dell'art. 1 della legge regionale 7 agosto 2002, n. 30 - disponibili all'UPB 6.1.01.01 (capitolo 61010120) dello stato di previsione della spesa del bilancio per l'anno 2006.

Articolo 3

            1.  La presente legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.